Il deepfake è la tecnica di attacco standard per i cybercriminali
Gli esperti avvertono: “le aziende devono essere preparate per la nuova era dei deepfake, il rischio è rimanere inesorabilmente indietro” Gli strumenti di intelligenza artificiale generativa sono sempre più potenti, convenienti e accessibili e i cybercriminali li utilizzano ormai in ogni tipologia di attacco, dalle frodi aziendali alle estorsioni e furti di identità. Lo rivela “Deepfake it ’til You Make It: A Comprehensive View of the New AI Criminal Toolset”, l’ultima ricerca Trend Micro, specialista globale della cybersecurity. Lo studio illustra la portata e la maturità che hanno raggiunto i deepfake in ambito cybercriminale. Questa minaccia, dopo l’iniziale momento di hype, è diventata una tattica comune per gli attaccanti, che sono riusciti a mettere in dubbio la fiducia nel mondo digitale, esponendo le aziende a nuovi rischi e accelerando i modelli di business criminali. I cyercriminali hanno a disposizione piattaforme per creare deepfake pronti all’uso Lo studio rivela che i cybercriminali non hanno bisogno di competenze tecniche per lanciare un attacco, ma utilizzano piattaforme che generano video, audio e immagini pronti all’uso. Questi strumenti sono pensati appositamente per creare deepfake realistici in grado di ingannare aziende e organizzazioni: sono economici, facili da utilizzare e incredibilmente capaci di oltrepassare i sistemi per la verifica delle identità e i controlli di sicurezza. La ricerca sottolinea come l’ecosistema cybercriminale sia in continua crescita e gli attaccanti, grazie a queste piattaforme, siano in grado di eseguire truffe convincenti: La truffa del CEO è sempre più difficile da individuare, poiché i malintenzionati utilizzano finti audio o video per impersonare i responsabili aziendali durante meeting in tempo reale I processi di selezione del personale vengono compromessi da falsi candidati che utilizzano l’AI per superare i colloqui, con l’obiettivo di ottenere accesso ai sistemi aziendali Le organizzazioni nel settore dei servizi finanziari registrano una crescita di deepfake che provano a oltrepassare la verifica KYC (Know Your Customer), al fine di riciclare denaro attraverso credenziali falsificate e in modalità anonima Gli attaccanti si organizzano, le aziende devono essere pronte Nell’underground cybercriminale si possono trovare tutorial, toolkit e servizi che aiutano a semplificare queste operazioni, ad esempio manuali che illustrano come aggirare le procedure di onboarding passo dopo passo, o strumenti plug-and-play per lo scambio e la modifica di volti. La barriera all’ingresso dovuta alle competenze tecniche è ormai molto bassa. Le truffe alimentate dai deepfake sono sempre più frequenti e complesse, le aziende hanno il dovere di organizzarsi proattivamente per ridurre al minimo l’esposizione al rischio e proteggere persone e processi. Una corretta strategia aziendale include percorsi formativi sui rischi di social engineering, la revisione dei processi di autenticazione e soluzioni per il rilevamento di media sintetici. Il parere dell’esperto “L’utilizzo dell’intelligenza artificiale nella creazione di asset media non è più un rischio futuro, ma una minaccia reale alle imprese. Abbiamo rilevato molti casi di manager impersonati da malintenzionati, processi di selezione del personale compromessi e difese in ambito finanziario aggirate con sorprendente facilità. Questa ricerca vuole anche essere un avvertimento: le aziende devono essere preparate per la nuova era dei deepfake, il rischio è rimanere inesorabilmente indietro. Viviamo in un mondo dove non tutto ciò che vediamo può essere vero e la fiducia digitale deve essere ricostruita dalle fondamenta”, afferma Salvatore Marcis, Country Manager di Trend Micro Italia. Fonte: BitMat
Da Check Point le minacce cyber più diffuse di giugno 2025
Check Point Software Technologies condivide i risultati del suo ultimo Global Threat Index. Scopriamo le minacce più diffuse e i settori più colpiti nel mese di giugno 2025 Check Point Software Technologies, specialista nelle soluzioni di sicurezza informatica, ha pubblicato il suo Global Threat Index relativo al mese di giugno 2025, evidenziando un’impennata di minacce nuove e in evoluzione. Check Point Research ha scoperto che AsyncRAT, un Trojan ad accesso remoto (RAT), salito questo mese nella top 3 delle principali minacce malware, ha sfruttato i link di invito a Discord (piattaforma adibita al gioco online), per distribuire payload malevoli. Nel frattempo, FakeUpdates rimane il malware più diffuso, continuando a colpire le organizzazioni di tutto il mondo. Inoltre, il gruppo ransomware Qilin rimane un attore significativo nella scena della criminalità informatica, con attacchi mirati alle grandi imprese, in particolare nei settori della sanità e dell’istruzione. Poiché i criminali informatici diventano sempre più sofisticati, le organizzazioni devono essere in grado di affrontare le minacce in evoluzione con soluzioni di sicurezza a più livelli. Il Global Threat Index di giugno 2025 sottolinea la necessità di misure proattive per salvaguardarsi dagli attacchi più avanzati dell’anno. Le minacce informatiche più diffuse in Italia a giugno 2025 In Italia, continua il dominio di FakeUpdate come minaccia più presente, con un impatto per il secondo mese consecutivo inferiore rispetto a quanto rilevato al mese precedente (-16,01%). Al secondo posto si conferma Androxgh0st, con un impatto in crescita rispetto a maggio (+14,81%). Anche il terzo posto risulta uguale al mese scorso: AsyncRat cresce del +2,3%. Nello specifico, la minaccia più importante di giugno 2025 risulta essere ancora FakeUpdates (downloader JavaScript in grado di scrivere i payload su disco prima di lanciarli), che ha portato a ulteriori attacchi tramite numerose altre minacce informatiche, tra cui GootLoader, Dridex, NetSupport, DoppelPaymer e AZORult, con un impatto del 7,24%, (-1,38 rispetto a maggio, ovvero -16,01%, ma sempre superiore all’impatto rilevato a livello globale che scende a 4,22%). La seconda minaccia nel nostro Paese risulta essere il malware Androxgh0st (botnet che colpisce le piattaforme Windows, Mac e Linux e ruba informazioni sensibili) con un impatto del 4,11% in crescita rispetto al valore di maggio (+0,53, ovvero +14,81%), anch’esso superiore al dato globale che è del 3,46%. Al terzo posto nel mese di giugno si conferma AsyncRat (trojan che colpisce la piattaforma Windows). Questo malware invia informazioni di sistema sul sistema preso di mira a un server remoto. Riceve comandi dal server per scaricare ed eseguire plugin, uccidere processi, disinstallarsi/aggiornarsi e catturare schermate del sistema infetto, con un impatto del 2,22%, (+0,5 rispetto al dato di maggio, che corrisponde ad un incremento di +2,3%), dato leggermente inferiore all’impatto globale, che è di 2,26%. Il Global Threat Index di giugno 2025 in sintesi AsyncRAT continua a mantenere una posizione elevata nella classifica delle minacce a giugno 2025, sfruttando piattaforme affidabili come Discord per l’invio di payload e l’esfiltrazione di dati. Permette agli aggressori di accedere e controllare da remoto i sistemi infetti. FakeUpdates, sempre il malware più diffuso a livello globale, è associato al gruppo di hacker Evil Corp e si diffonde tramite download drive-by. Dopo l’infezione fornisce vari payload secondari. Qilin, gruppo di ransomware-as-a-service, continua a prendere di mira settori di alto valore, tra cui quello sanitario e dell’istruzione, utilizzando e-mail di phishing per infiltrarsi nelle reti e criptare i dati sensibili. Famiglie di malware più diffuse FakeUpdates rimane il malware più diffuso anche a giugno 2025, che colpisce il 4% delle organizzazioni in tutto il mondo. Questo malware downloader viene utilizzato per installare falsi aggiornamenti, consentendo agli aggressori di distribuire payload secondari sui sistemi compromessi. Androxgh0st, un malware basato su Python, esegue la scansione dei file .env esposti per rubare credenziali sensibili dalle applicazioni in esecuzione sul framework PHP Laravel. Utilizza una botnet per lo sfruttamento del cloud e il mining di criptovalute. AsyncRAT, un Trojan ad accesso remoto (RAT), nel mese di giugno 2025 è cresciuto rapidamente in importanza. Viene utilizzato per il furto di dati e la compromissione del sistema, consentendo agli aggressori di eseguire comandi come il download di plugin, la terminazione di processi e la cattura di schermate. I gruppi di ransomware maggiormente rilevati Qilin (noto anche come Agenda) rimane il primo gruppo di ransomware, responsabile del 17% degli attacchi nel giugno 2025. Questo gruppo di ransomware-as-a-service è specializzato nel colpire le grandi imprese, in particolare nei settori della sanità e dell’istruzione. SafePay continua a essere una delle principali minacce ransomware, utilizzando un modello a doppia estorsione per criptare i file delle vittime e rubare al contempo i dati sensibili. Questo gruppo di ransomware è stato attivo sia contro le grandi organizzazioni che contro le piccole imprese. Akira ransomware che sfrutta le vulnerabilità degli endpoint VPN e cripta i dati con un’estensione “.akira”. Si rivolge principalmente alle aziende con misure di sicurezza deboli o obsolete. Principali malware per dispositivi mobili Anubis è il malware mobile più diffuso, noto per la sua capacità di bypassare l’autenticazione a più fattori (MFA) e di rubare le credenziali bancarie. Viene spesso distribuito attraverso applicazioni dannose disponibili su Google Play Store. AhMyth, un Trojan ad accesso remoto (RAT) per Android, è camuffato da app legittima e garantisce agli aggressori l’accesso per esfiltrare le credenziali bancarie, i codici MFA ed eseguire il keylogging e la cattura delle schermate. Necro è un downloader malevolo che può eseguire comandi dannosi sui dispositivi Android, tra cui il download di malware e annunci pubblicitari e l’instradamento del traffico Internet attraverso i dispositivi compromessi, trasformandoli in parte di una botnet. I settori più attaccati a livello globale a giugno 2025 Il settore dell’istruzione rimane il più bersagliato a livello globale, anche nel mese di giugno 2025, con le istituzioni scolastiche vulnerabili agli attacchi a causa della loro ampia base di utenti e dell’infrastruttura critica. Le organizzazioni governative continuano a essere i principali obiettivi a causa dei loro dati sensibili e delle loro responsabilità nel settore pubblico. Il settore delle telecomunicazioni deve affrontare minacce costanti, con i criminali informatici che prendono di mira la sua vasta quantità di dati sensibili e l’infrastruttura di comunicazione. Conclusioni Il Global Threat Index di giugno 2025 evidenzia l’aumento delle campagne di malware in più fasi e la crescente sofisticazione di gruppi di ransomware come Qilin. Mentre FakeUpdates continua a essere il malware più diffuso, altre minacce come AsyncRAT e il ransomware Qilin richiedono un’attenzione urgente. Le organizzazioni dei settori dell’istruzione, della pubblica amministrazione e delle telecomunicazioni rimangono le più vulnerabili. È chiaro che, con l’evoluzione delle tattiche dei criminali informatici, le organizzazioni devono adottare
Aziende, pronte ad abbracciare i vantaggi di AI e ML?
Nuovo studio Eaton: meno di un’azienda su quattro (23%) ritiene la tecnologia legacy un ostacolo alla digitalizzazione. Nei settori coinvolti, il 29% del campione cita AI e ML a scopo predittivo tra le tecnologie utilizzate Secondo uno studio commissionato da Eaton, azienda leader a livello globale nella gestione dell’energia, le organizzazioni sono sempre più disposte ad abbandonare le tecnologie tradizionali per cogliere i vantaggi associati all’implementazione di Intelligenza Artificiale e Machine Learning (AI e ML). In particolare, quasi la metà delle aziende (47%) ritiene di trovarsi già in fase di esecuzione della propria strategia di digital trasformation. Il sondaggio, realizzato da S&P Global Market Intelligence per conto di Eaton, ha raccolto, in otto nazioni tra Nord America, Europa e Medio Oriente, il contributo di 1.381 leader aziendali attivamente coinvolti nei processi di trasformazione digitale dell’organizzazione per cui lavorano, operante nei settori dei data center, delle utility, della gestione di edifici o dell’industria manufatturiera. I risultati dello studio, che ha coinvolto direttamente anche l’Italia, sono illustrati nella seconda edizione dell’Eaton Brightlayer® Research Report, intitolato Adoption, execution and expansion in the wake of AI, ed evidenziano come le strategie di digitalizzazione vengano sviluppate sempre più rapidamente in questi settori. In particolare, meno di un’azienda su quattro (23%) ha dichiarato che la tecnologia legacy rappresenta un ostacolo alla digitalizzazione – nel 2022, alla stessa domanda, ben un interpellato su tre (33%) ne risultava convinto. Le nuove applicazioni di AI e ML, che portano con sé un enorme potenziale di trasformazione per le aziende, sono probabilmente all’origine del netto cambiamento di opinioni (+10%), registrato in un periodo inferiore a 24 mesi. Tra i principali driver del cambiamento… Tra i driver del cambiamento si evidenziano la necessità di ottimizzare processi e operation (51%) e di ridurre i rischi migliorando conformità normativa, sicurezza e protezione dei dati (49%). Tuttavia, sono proprio la privacy e la sicurezza dei dati (40%) a destare ancora le maggiori preoccupazioni tra gli intervistati. Alessio Nava, MD & Country Sales Leader Italy di Eaton, ha dichiarato: “Questa ricerca dimostra quanto sia urgente, per le aziende, implementare tecnologie digitali che consentano di sfruttare i vantaggi di AI e ML. Il settore dei data center sarà chiaramente determinante in questo cambiamento, poiché anche i segmenti utility, edifici commerciali e industria manifatturiera, solo per citare alcuni esempi, dipenderanno dai data center per sostenere i propri percorsi di adozione dell’AI. La digitalizzazione supporterà queste industry anche nell’attuazione delle strategie di decarbonizzazione volte a conformarsi alle richieste normative, molte delle quali introdotte a sostegno dell’obiettivo Net Zero al 2050 fissato dalle Nazioni Unite”. Tecnologie basate su AI: quali sono impiegate e come Tra le tecnologie attualmente utilizzate o in piano, il 29% dei rispondenti indica AI e ML a scopo predittivo: questa percentuale sale al 43% nel settore manifatturiero, dove l’apprendimento automatico viene impiegato per automatizzare le linee di assemblaggio e migliorare i programmi di manutenzione. L’AI generativa è invece utilizzata o messa a piano dal 26% degli intervistati, senza sostanziali differenze nei quattro settori analizzati. La Gen AI è utile di per sé, ma ha il potenziale per divenire un ancor più efficace motore di cambiamento quando abbinata all’AI/ML, poiché consente di creare agenti virtuali in grado di agire da soli con intelligenza e autonomia. Infine, la computer vision è pianificata o implementata dal 21% degli intervistati, anche in questo caso in modo molto simile tra i vari settori. Nel manifatturiero, trova forse però uno sbocco più immediato, aiutando in particolare nelle operazioni di smistamento o di controllo qualità. Focus sui settori analizzati I data center stanno scalando le proprie potenzialità per soddisfare la domanda in continua crescita – in particolare, si stanno concentrando sull’aggiornamento delle strutture (42,3%), sull’espansione della capacità (38,6%) e sul miglioramento dell’impiego delle performance delle risorse IT (32,8%). Le utility risultano sotto pressione. Da un lato, il 55% dei rispondenti di questo settore indica le infrastrutture obsolete come il problema principale, dall’altro ci si aspetta che i requisiti di capacità della rete aumentino in modo significativo nei prossimi 10 anni: il 40% delle organizzazioni prevede fino al 49% di requisiti extra. In ambito manufacturing, gli intervistati ritengono che l’intelligenza artificiale possa facilitare la decarbonizzazione e il raggiungimento degli obiettivi ESG (66%), oltre a migliorare il monitoraggio e l’ottimizzazione del consumo energetico (55%) e a potenziare le applicazioni di digital twin (68%) e di manutenzione predittiva (64%). I gestori di edifici si stanno invece concentrando sulla trasformazione digitale per raggiungere gli obiettivi di sostenibilità (46%), con la maggior parte dei grandi proprietari di edifici (54%) che prevede, entro il prossimo anno, di installare nuovi sistemi di gestione al fine di ottimizzare il consumo energetico. Molti, infine, vedono l’intelligenza artificiale come uno strumento che, in futuro, potrà aiutare a prevedere l’utilizzo stesso degli spazi (66%). Fonte: BitMat
Logistica e resilienza digitale: con 360 Consulenza e BeeProd, il futuro è adesso
Come evolvono le spese delle aziende italiane nel primo semestre del 2025, secondo il nuovo Spend Index di Soldo Alle prese con inflazione, pressioni fiscali e incertezza macroeconomica, le imprese e aziende italiane sembrano aver fatto una scelta chiara: non si taglia, si cambia approccio. Piuttosto che frenare la spesa, si investe in modo più selettivo, mirato e strategico. A dirlo è l’ultimo Spend Index di Soldo, la soluzione per la gestione proattiva delle spese pensata per liberare il potenziale delle aziende più dinamiche, che ha analizzato i flussi di spesa di oltre 25.000 aziende tra Italia ed Europa, rilevando una trasformazione profonda e consapevole nella cultura della spesa. L’AI entra nelle fondamenta operative delle imprese Se c’è un dato che colpisce, è quello relativo all’Intelligenza Artificiale. Nel primo semestre del 2025, le grandi aziende italiane (oltre 100 dipendenti) hanno più che raddoppiato gli investimenti in AI (+130%). Ma ciò che conta è come stanno investendo: si va oltre la fase di test. Le imprese integrano stabilmente strumenti di AI nei flussi di lavoro, puntando su assistenti virtuali, produttività, traduzione, generazione di contenuti e automazione. In dettaglio, non solo il numero di imprese che utilizzano ChatGPT è aumentato del 52% nel 2025, ma le grandi aziende stanno spendendo il 229% in più su ChatGPT nella prima metà del 2025 rispetto al 2024. Parallelamente, la spesa per plugin e assistenti AI è aumentata del 148%, spinta soprattutto da strumenti che migliorano la produttività. Ancora, gli strumenti per la generazione di immagini e video sono aumentati del 70%, i generatori di presentazioni del 67% e quelli per trascrizione e traduzione del 21%. Più efficienza, più controllo, meno sprechi La stessa logica si ritrova anche nelle altre voci di spesa: +37% la spesa in software, con un forte orientamento a piattaforme scalabili e tool verticali. +41% quella in servizi professionali, spinta anche da nuove esigenze di compliance e flessibilità operativa. +32% la spesa operativa totale, ma con un approccio sempre più distribuito e governato, grazie a strumenti che permettono di assegnare budget precisi, controllare i flussi in tempo reale e garantire trasparenza. Mobilità e spese di viaggio Nonostante i costi crescenti, le trasferte aziendali sono in netta crescita: +12% la spesa complessiva in ambito T&E, con picchi del +49% nelle spese per i veicoli, +30% per noleggio auto e + 22% nelle spese per i viaggi in aziende sopra i 50 dipendenti. A spingere questi investimenti non è solo il ritorno agli incontri in presenza, ma anche l’obbligo di tracciabilità digitale delle spese di trasferta previsto dalla Legge di Bilancio 2025. Spese ricorrenti Una nota interessante riguarda le spese ricorrenti. Nelle grandi imprese italiane sono calate del 30%, ma non per una stretta improvvisa: si tratta di una scelta consapevole, una forma di ottimizzazione dei costi. Molte aziende stanno adottando policy di spesa più rigorose: ad esempio, l’uso di carte virtuali per singoli abbonamenti, da sospendere in un click se inutilizzate. Le PMI, invece, hanno mantenuto la spesa ricorrente sostanzialmente stabile (+3%). “I dati dello Spend Index indicano un cambiamento significativo: in un contesto economico complesso, le aziende italiane non rispondono più con tagli indiscriminati, ma adottano un approccio selettivo e intenzionale. Crescono gli investimenti in soluzioni che promuovono efficienza e resilienza aziendale, a partire dall’integrazione dell’intelligenza artificiale nei processi operativi. Anche la mobilità aziendale accelera, sostenuta dall’obbligo di tracciabilità introdotto dalla Legge di Bilancio. In questo scenario, disporre di strumenti che garantiscono visibilità, controllo e governance in tempo reale diventa un fattore essenziale per prendere decisioni più efficaci”, ha concluso Gianluca Salpietro, Head of Sales di Soldo Italia. Fonte: BitMat
Logistica e resilienza digitale: con 360 Consulenza e BeeProd, il futuro è adesso
In un contesto economico sempre più instabile, caratterizzato da continue interruzioni e pressioni geopolitiche, il mondo della supply chain sta vivendo una trasformazione radicale. Le aziende sono chiamate ad abbandonare modelli logistici reattivi per adottare strategie proattive guidate dai dati. E proprio qui entrano in gioco 360 Consulenza e BeeProd: il tuo ecosistema digitale per la logistica intelligente. 📈 Dall’inefficienza all’automazione intelligente Molte aziende gestiscono ancora la logistica con email, fogli di calcolo e processi manuali. Ma con 360 Consulenza, questo è già il passato. Cosa facciamo? 🧠 Automatizziamo i flussi di trasporto e magazzino 🔄 Integriamo ERP, TMS e sistemi di gestione 💡 Aiutiamo a consolidare i carichi e ridurre sprechi ⚙️ Preveniamo errori e doppi pagamenti con automazioni su misura E tutto questo con il supporto continuo dei nostri esperti. Più tempo libero per il tuo team, meno stress e maggiore scalabilità. 🔎 Più visibilità, decisioni migliori Con BeeProd, la visibilità non è più un miraggio. È una certezza. BeeProd ti offre: 📦 Monitoraggio in tempo reale di spedizioni e ordini 🔔 Notifiche automatiche per eccezioni, ritardi o criticità 📊 Dashboard intelligenti per prendere decisioni rapide e informate Grazie alla nostra piattaforma, trasformi i dati in azioni concrete e rispondi proattivamente alle aspettative del mercato. 💪 Costruire resilienza e orchestrazione Nel mondo moderno, la resilienza è l’unica chiave per il successo. Con l’approccio di 360 Consulenza, la tua logistica diventa flessibile, adattiva e sostenibile. Aiutiamo le aziende a: 🛣️ Ottimizzare rotte e ridurre le emissioni 📦 Configurare carichi intelligenti e container efficienti 🤝 Coordinare partner e risorse su piattaforme digitali connesse BeeProd, con le sue funzionalità avanzate e la connessione a sensori IoT, è lo strumento perfetto per l’orchestrazione logistica: persone, dati e sistemi finalmente dialogano in modo sincronizzato. 🎯 Con 360 Consulenza e BeeProd, trasformi la complessità in competitività. Non reagire alle emergenze: anticipale. Fonte: BitMat
Sicurezza informatica 2025: le sfide aumentano, ma con 360 Consulenza sei sempre un passo avanti
Il Report Cybersecurity Assessment 2025 di Bitdefender ha fotografato lo stato attuale della sicurezza informatica globale, rivelando preoccupazioni crescenti legate alla riduzione della superficie di attacco e all’evoluzione delle minacce basate sull’intelligenza artificiale. La situazione è complessa, ma noi di 360 Consulenza siamo qui per semplificarla. 🚀 Sempre aggiornati, sempre pronti In un panorama in continua evoluzione, è fondamentale avere al proprio fianco partner esperti, aggiornati e proattivi. Il nostro team di specialisti segue ogni cambiamento tecnologico e normativo, anticipa le tendenze e protegge le aziende con strategie di sicurezza su misura. ✅ Riduzione della superficie di attacco con audit mirati ✅ Protezione avanzata contro minacce AI-based ✅ Formazione continua dei team interni ✅ Supporto per la compliance normativa Siamo presenti, reattivi e proattivi: la cybersecurity è una sfida che affrontiamo ogni giorno con passione e metodo. 🐝 BeeProd: la tua arma digitale contro il caos La complessità delle soluzioni di sicurezza è un problema crescente, ma BeeProd lo risolve con efficienza e semplicità. Il nostro software BeeProd ti aiuta a gestire la sicurezza aziendale in modo intuitivo e centralizzato, semplificando il monitoraggio, la reportistica e la conformità. Cosa fa BeeProd? 📊 Organizza e visualizza lo stato della sicurezza aziendale in tempo reale 📎 Gestisce documentazione e audit in modo fluido 🔔 Ti avvisa di vulnerabilità e scadenze normative Con BeeProd hai tutto sotto controllo, sempre. 🛡️ Non lasciarti sorprendere dai nuovi rischi informatici. Con 360 Consulenza e BeeProd, la tua azienda è preparata, protetta e all’avanguardia. Fonte: BitMat
Campagna di account takeover sfrutta popolare tool di pentesting
Proofpoint ha scoperto una campagna di account takeover che sfrutta un popolare tool di pentesting Gli specialisti di Proofpoint hanno individuato una campagna di account takeover (ATO), definita UNK_SneakyStrike, che utilizza il framework di pentesting TeamFiltration per colpire gli account degli utenti di Entra ID. Da dicembre 2024, questa attività ha interessato oltre 80.000 account in centinaia di aziende, con numerosi takeover riusciti. La tattica utilizzata dalla campagna di account takeover Gli attaccanti delle campagne di account takeover sfruttano l’API di Microsoft Teams e i server AWS per tentare l’enumerazione degli utenti e il password spraying, accedendo a risorse come Teams, OneDrive e Outlook. TeamFiltration, uno strumento di pentesting rilasciato pubblicamente nel 2021, automatizza tattiche di ATO come enumerazione degli account takeover, password spraying, esfiltrazione dei dati e persistenza tramite OneDrive. Proofpoint ha identificato questa attività tramite un user agent distintivo, tentativi di accesso da dispositivi incompatibili e l’utilizzo di specifici ID di applicazioni client, che consentono di ottenere “family refresh token” da Azure Active Directory. La campagna UNK_SneakyStrike è iniziata a dicembre 2024 e ha registrato un picco a gennaio 2025, prendendo tipicamente di mira tutti gli utenti in tenant di piccole dimensioni o un sottoinsieme in quelli più grandi. L’infrastruttura AWS utilizzata dagli attaccanti ruota tra diverse regioni geografiche, con le principali fonti di traffico provenienti da Stati Uniti (42%), Irlanda (11%) e Gran Bretagna (8%). “Sebbene strumenti come TeamFiltration siano progettati per assistere i professionisti della sicurezza nel testare e migliorare le soluzioni di difesa, possono essere facilmente trasformati in armi dagli attori delle minacce per compromettere gli account, esfiltrare dati sensibili e stabilire punti d’appoggio persistenti”, spiegano i ricercatori di Proofpoint. “Con ogni probabilità i cybercriminali adotteranno sempre più simili strumenti e piattaforme di intrusione avanzati, allontanandosi da quelli meno efficaci.” Fonte: BitMat
Legge su IA: troppo potere al Governo
Il Governo ha emanato la Legge sull’AI e questa appare un’occasione persa per la tutela dei diritti: mancano i contrappesi democratici “Il via libera senza alcuna modifica sostanziale al disegno di legge su IA (AC.2316) – approvato oggi in seconda lettura alla Camera, e destinato a una terza votazione in Senato – costituisce un’occasione mancata per tutelare adeguatamente i diritti fondamentali”, denuncia la Rete per i Diritti Umani Digitali, coalizione di organizzazioni della società civile formata da The Good Lobby, Amnesty International Italia, Hermes Center, Period Think Tank, Privacy Network e Strali. Dopo un primo passaggio deludente al Senato, anche la seconda votazione alla Camera ha confermato la volontà della maggioranza parlamentare di preferire un’azione del Governo libera da ogni vincolo ad un sistema di tutele e garanzie individuali. Magra consolazione è che le opposizioni, anche grazie all’incessante lavoro della Rete, siano riuscite a portare nel dibattito parlamentare temi cruciali per i diritti, poiché tutti gli emendamenti garantisti sono stati respinti. Tra le occasioni perse la Rete sottolinea, in particolare, la proposta per un’autorità indipendente per l’IA, che è stata respinta a favore di un controllo diretto dell’esecutivo, che sarà effettuato per mezzo di agenzie governative indicate dal Governo stesso (AGID e ACN). Un esempio della contraddittorietà di questa scelta l’abbiamo avuto con la partecipazione di Bruno Frattasi, direttore generale dell’Agenzia per la Cybersicurezza, ad un evento elettorale di Fratelli d’Italia nel 2024. “Ci opponiamo a qualsiasi affiliazione politica delle autorità preposte alla governance dell’intelligenza artificiale nella Legge su IA, tecnologia che offre enormi opportunità di sviluppo economico e sociale, ma altrettanti rischi per la libertà e i diritti delle persone. Rischi che, in mancanza di un’autorità indipendente, hanno maggiori probabilità di diventare realtà”, dichiara Laura Ferrari, responsabile relazioni istituzionali della Rete per i Diritti Umani Digitali. Ma non è solo la proposta importante a essere stata bocciata Con la Legge su IA, è stata respinta la proposta che avrebbe assegnato al Garante per la protezione dei dati personali il compito di tutelare chi ritiene di aver subito una violazione dei propri diritti umani (come il diritto alla salute, alla non discriminazione, alla libertà di opinione ed espressione) a causa di un sistema di intelligenza artificiale. La proposta del Partito Democratico, illustrata dall’On. Di Sanzo, mirava a garantire il cosiddetto “diritto alla spiegazione”, uno dei meccanismi di tutela previsti dall’AI Act, che consente alle persone di ottenere chiarimenti su come è stata presa una decisione automatizzata. Non è andata meglio all’emendamento e alla mozione dell’On. Iaria (5 stelle) che proponeva di introdurre un divieto totale alla sorveglianza biometrica in tempo reale. Sebbene l’AI Act in teoria vieti questa pratica, le ampie eccezioni previste ne svuotano l’efficacia. L’approvazione di questo emendamento avrebbe costituito un passo avanti, anche se parziale, nel proteggere i diritti individuali da una potenziale sorveglianza di massa. La Rete per i Diritti Umani Digitali, infatti, chiede il divieto anche per la sorveglianza biometrica a posteriori, classificata dall’AI Act come sistema ad alto rischio, soggetta al rispetto di alcuni obblighi, non sufficienti però a garantire la tutela dei diritti fondamentali. In questo contesto si inserisce la legge che ha convertito il DL Sicurezza, che introduce l’uso delle body cam da parte delle forze di polizia senza prevedere disposizioni relative alle modalità di conservazione dei dati e alle finalità d’uso. In assenza di queste tutele, e di codici identificativi univoci per gli agenti in servizio, ogni persona ripresa potrà essere analizzata, identificata e schedata, anche a distanza di tempo, se ritenuta “rilevante” per un’indagine. Questo approccio espone ogni persona al rischio di sorveglianza generalizzata, con gravi conseguenze per la libertà di espressione, manifestazione e partecipazione alla vita pubblica. La Rete disapprova il respingimento degli emendamenti volti a introdurre obblighi di trasparenza sull’utilizzo di sistemi di riconoscimento biometrico, come la pubblicazione trimestrale dei dati sull’uso del sistema SARI in uso alle forze dell’ordine e una relazione annuale del Garante con informazioni sugli errori di riconoscimento, le tipologie di reati e i contesti di utilizzo. “La legge su IA approvata oggi alla Camera conferisce un potere eccessivo al Governo, senza adeguati contrappesi democratici, lasciando scoperta la protezione dei diritti”, denuncia Laura Ferrari, della Rete per i Diritti Umani Digitali. Fonte: BitMat
L’AI consente alle PMI di raddoppiare la crescita fatturato entro il 2030
Il Governo ha emanato la Legge sull’AI e questa appare un’occasione persa per la tutela dei diritti: mancano i contrappesi democratici “Il via libera senza alcuna modifica sostanziale al disegno di legge su IA (AC.2316) – approvato oggi in seconda lettura alla Camera, e destinato a una terza votazione in Senato – costituisce un’occasione mancata per tutelare adeguatamente i diritti fondamentali”, denuncia la Rete per i Diritti Umani Digitali, coalizione di organizzazioni della società civile formata da The Good Lobby, Amnesty International Italia, Hermes Center, Period Think Tank, Privacy Network e Strali. Dopo un primo passaggio deludente al Senato, anche la seconda votazione alla Camera ha confermato la volontà della maggioranza parlamentare di preferire un’azione del Governo libera da ogni vincolo ad un sistema di tutele e garanzie individuali. Magra consolazione è che le opposizioni, anche grazie all’incessante lavoro della Rete, siano riuscite a portare nel dibattito parlamentare temi cruciali per i diritti, poiché tutti gli emendamenti garantisti sono stati respinti. Tra le occasioni perse la Rete sottolinea, in particolare, la proposta per un’autorità indipendente per l’IA, che è stata respinta a favore di un controllo diretto dell’esecutivo, che sarà effettuato per mezzo di agenzie governative indicate dal Governo stesso (AGID e ACN). Un esempio della contraddittorietà di questa scelta l’abbiamo avuto con la partecipazione di Bruno Frattasi, direttore generale dell’Agenzia per la Cybersicurezza, ad un evento elettorale di Fratelli d’Italia nel 2024. “Ci opponiamo a qualsiasi affiliazione politica delle autorità preposte alla governance dell’intelligenza artificiale nella Legge su IA, tecnologia che offre enormi opportunità di sviluppo economico e sociale, ma altrettanti rischi per la libertà e i diritti delle persone. Rischi che, in mancanza di un’autorità indipendente, hanno maggiori probabilità di diventare realtà”, dichiara Laura Ferrari, responsabile relazioni istituzionali della Rete per i Diritti Umani Digitali. Ma non è solo la proposta importante a essere stata bocciata Con la Legge su IA, è stata respinta la proposta che avrebbe assegnato al Garante per la protezione dei dati personali il compito di tutelare chi ritiene di aver subito una violazione dei propri diritti umani (come il diritto alla salute, alla non discriminazione, alla libertà di opinione ed espressione) a causa di un sistema di intelligenza artificiale. La proposta del Partito Democratico, illustrata dall’On. Di Sanzo, mirava a garantire il cosiddetto “diritto alla spiegazione”, uno dei meccanismi di tutela previsti dall’AI Act, che consente alle persone di ottenere chiarimenti su come è stata presa una decisione automatizzata. Non è andata meglio all’emendamento e alla mozione dell’On. Iaria (5 stelle) che proponeva di introdurre un divieto totale alla sorveglianza biometrica in tempo reale. Sebbene l’AI Act in teoria vieti questa pratica, le ampie eccezioni previste ne svuotano l’efficacia. L’approvazione di questo emendamento avrebbe costituito un passo avanti, anche se parziale, nel proteggere i diritti individuali da una potenziale sorveglianza di massa. La Rete per i Diritti Umani Digitali, infatti, chiede il divieto anche per la sorveglianza biometrica a posteriori, classificata dall’AI Act come sistema ad alto rischio, soggetta al rispetto di alcuni obblighi, non sufficienti però a garantire la tutela dei diritti fondamentali. In questo contesto si inserisce la legge che ha convertito il DL Sicurezza, che introduce l’uso delle body cam da parte delle forze di polizia senza prevedere disposizioni relative alle modalità di conservazione dei dati e alle finalità d’uso. In assenza di queste tutele, e di codici identificativi univoci per gli agenti in servizio, ogni persona ripresa potrà essere analizzata, identificata e schedata, anche a distanza di tempo, se ritenuta “rilevante” per un’indagine. Questo approccio espone ogni persona al rischio di sorveglianza generalizzata, con gravi conseguenze per la libertà di espressione, manifestazione e partecipazione alla vita pubblica. La Rete disapprova il respingimento degli emendamenti volti a introdurre obblighi di trasparenza sull’utilizzo di sistemi di riconoscimento biometrico, come la pubblicazione trimestrale dei dati sull’uso del sistema SARI in uso alle forze dell’ordine e una relazione annuale del Garante con informazioni sugli errori di riconoscimento, le tipologie di reati e i contesti di utilizzo. “La legge su IA approvata oggi alla Camera conferisce un potere eccessivo al Governo, senza adeguati contrappesi democratici, lasciando scoperta la protezione dei diritti”, denuncia Laura Ferrari, della Rete per i Diritti Umani Digitali. Fonte: BitMat
La maggior parte delle e-mail spam è generata dall’AI, non da umani
I risultati della ricerca targata Columbia University e University of Chicago basata sui dati di Barracuda Networks mette in luce l’origine delle e-mail spam Columbia University e University of Chicago, basandosi sui dati di rilevamento delle minacce di Barracuda Networks, principale fornitore di soluzioni di cybersecurity che offre protezione completa dalle minacce complesse per aziende di ogni dimensione, rivela che i truffatori via e-mail utilizzano strumenti di intelligenza artificiale per creare e lanciare campagne di spam di massa piuttosto che attacchi mirati avanzati. I risultati mostrano che il 51% dei messaggi di spam è generato dall’AI, rispetto al 14% degli attacchi di compromissione dell’e-mail aziendale (le cosiddette truffe BEC), benché l’uso dell’intelligenza artificiale sia in aumento in entrambi i casi. I ricercatori hanno analizzato un ampio set di dati Barracuda contenente e-mail non richieste e malevole che coprono il periodo compreso tra febbraio 2022 e aprile 2025. I risultati Ad aprile 2025, il 51% delle e-mail di spam risultava generato dall’intelligenza artificiale anziché da un essere umano. Ad aprile 2025, il 14% degli attacchi BEC risultava generato dall’intelligenza artificiale. Si è verificato un aumento costante dei contenuti generati dall’intelligenza artificiale, sia nello spam sia nelle truffe BEC, dopo il lancio di ChatGPT nel novembre 2022. Le e-mail generate dall’AI sono in genere più formali, utilizzano un linguaggio più sofisticato e presentano meno errori grammaticali rispetto a quelle scritte dall’uomo. Apparentemente gli aggressori utilizzano l’intelligenza artificiale per testare diverse scelte linguistiche e verificare quali sono più efficaci per eludere le difese e spingere un maggior numero di vittime a cliccare sui link. Gli aggressori sembrano servirsi dell’intelligenza artificiale principalmente per perfezionare il contenuto delle e-mail piuttosto che per modificare le tattiche offensive. “Determinare se o come l’AI sia stata utilizzata nei cyberattacchi è una sfida difficile poiché noi abbiamo visibilità solo sull’attacco, ma non sappiamo come è stato generato”, dichiara Asaf Cidon, professore associato di ingegneria elettrica e informatica alla Columbia University. “La nostra analisi suggerisce che ad aprile 2025 la maggior parte delle e-mail di spam non fosse scritta da esseri umani, bensì dall’intelligenza artificiale. Per gli attacchi più sofisticati, come le truffe mirate alla compromissione dell’e-mail aziendale che richiedono una più attenta elaborazione del contenuto in base al contesto della vittima, la maggior parte delle e-mail è ancora generata dall’uomo, ma il volume generato dall’AI è in costante e consistente aumento”. L’approccio utilizzato dai ricercatori per rilevare l’utilizzo dell’AI si è basato sull’ipotesi che le e-mail inviate prima del lancio pubblico di ChatGPT nel novembre 2022 fossero create con ogni probabilità da esseri umani. Questo ha permesso di avere un modello di riferimento e di addestrare i rilevatori per identificare automaticamente se un’e-mail dannosa o non richiesta è stata generata utilizzando l’AI. Per Barracuda, per difendersi dall’evoluzione delle minacce via e-mail è fondamentale implementare una protezione avanzata, multilivello e potenziata dall’intelligenza artificiale, insieme alla formazione per sensibilizzare i dipendenti sulla cybersicurezza, in modo che conoscano le ultime tattiche di attacco e le minacce da tenere d’occhio. Fonte: bitmat.it