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Npo Sistemi e l’infrastruttura digitale per L’Eco della Stampa

L’Eco della Stampa sta seguendo un percorso di innovazione della propria infrastruttura digitale. Un’esigenza che ha portato fin da subito risultati positivi in ottica di velocità e ridondanza dei sistemi Npo Sistemi ha da poco terminato di realizzare per L’Eco della Stampa un network completamente ridondato attraverso tecnologie HPE. L’esigenza iniziale de L’Eco della Stampa era quella di poter proteggere e mettere in sicurezza i dati, consolidando i diversi sistemi di storage in un’unica soluzione innovativa, garantendo repliche fra i siti, snapshot, Disaster Recovery ad alte prestazioni. Inoltre necessitava di compatibilità fra i vecchi e i nuovi dati con una migrazione veloce, online e indolore. Grazie a NPO Sistemi il network della infrastruttura de L’Eco della Stampa è divenuto oggi molto veloce e completamente ridondato con tecnologia IRF, dal momento che i server, le macchine virtuali, i database sui sistemi HPE 3PAR sono più veloci e soprattutto sicuri. Il percorso di innovazione dell’infrastruttura digitale tramite il supporto di Npo Sistemi è partito dall’esigenza nata da diversi motivi organizzativi ma con un unico obiettivo: proteggere e mettere in sicurezza i dati, sempre più asset strategico per l’azienda, che negli ultimi decenni raccoglie informazioni non solo dal business tradizionale legato alle testate cartacee ma anche da Tv, web, radio e social media. “L’esigenza di innescare un processo di trasformazione digitale – ha illustrato Gianfranco Cersosimo, responsabile dei sistemi de L’Eco della Stampa, – è scaturito nel 2016 dalla necessità di consolidare i diversi sistemi di storage in un’unica soluzione innovativa, con sistemi che garantissero repliche fra siti diversi, snapshot, Disaster Recovery ad alte prestazioni, con tecnologia Flash.  Una necessità che coinvolgeva non solo la parte di archiviazione dei dati ma anche la migrazione degli stessi, optando per una scelta che ne garantisse la compatibilità fra vecchi e nuovi, una migrazione veloce, online, ma soprattutto indolore”. Data la complessità dei sistemi e la necessità di conoscere a fondo l’infrastruttura esistente, prima di innescare qualsiasi nuovo processo (L’Eco della Stampa attualmente usa più di 500 server fisici e altrettanto virtuali) è stato adottato un sistema di monitoraggio enterprise dei sistemi, per valutare ogni singola reale necessità infrastrutturale nel processo di migrazione e di innovazione. Le esigenze legate al business e alla crescita di nuove minacce informatiche nell’ultimo trimestre del 2016 hanno spinto per accelerare ulteriormente i tempi di realizzazione del progetto. “Definita la roadmap – ha proseguito Cersosimo – si è implementata la nuova tecnologia, riuscendo a renderla operativa in tempi record grazie a Npo Sistemi. Tutti i server di produzione, nonostante l’elevata eterogeneità dei sistemi de L’Eco della Stampa (operativi su Windows, Linux, Netware, OpenVMS), sono stati migrati al nuovo HPE 3PAR partendo da un sistema tradizionale HP EVA.” Questo è il dettaglio delle tecnologie adottate: – quattro Switch di HPE Datacenter Networking hanno sostituito i core Switch de L’Eco della Stampa, operando in modalità IRF e collegando a 20 Gigabit i due data center, centrale e secondario, per il Disaster Recovery. – quattro sistemi HPE 3PAR StoreServ sono stati implementati e messi in replica fra loro, tra il sito primario e quello di Disaster Recovery, arricchiti di tecnologie Flash per gestionale e database e di soluzioni di thin provisioning, attivando tutti i meccanismi di replica e protezione del dato anche a livello applicativo con le suite di Recovery Management. – HPE StoreOnce per il backup, la conservazione e il ripristino dei dati. “A processo concluso – ha evidenziato Cersosimo – il risultato finale è stato appagante: il network della infrastruttura oggi è molto veloce e completamente ridondato con tecnologia IRF, dal momento che i server, le macchine virtuali, i database sui sistemi HPE 3PAR sono nettamente più veloci e soprattutto al sicuro, in grado di immunizzare e isolare un attacco ransomware. Anche l’attuale collegamento fra le due sedi con due bretelle in fibra bilanciate da 10 Giga ci fanno raggiungere i 20 Giga di velocità complessiva”. Il processo di trasformazione digitale non si fermerà qui, dal momento che l’infrastruttura HPE 3PAR, unita agli Switch di HPE Datacenter Networking, ha aperto uno scenario molto più ampio di quanto progettato inizialmente, spingendo l’azienda a implementare tutte le nuove caratteristiche dei due prodotti alla ricerca di una business continuity ottimale. A breve seguiranno, infatti, l’implementazione di un secondo sistema StoreOnce con deduplica dei dati archiviati e il progetto di rinnovo delle macchine del sistema gestionale su sistemi HP Integrity. “Potrei elencare i mille vantaggi di avere un intero network ridondato con tecnologie HPE”, ha concluso Cersosimo, riflettendo già sui progetti futuri indirizzati al perfezionamento costante dei servizi dell’azienda. Il processo di digital transformation de L’Eco della Stampa non si ferma qui. The post Npo Sistemi e l’infrastruttura digitale per L’Eco della Stampa appeared first on Data Manager Online.

GFT: ricavi consolidati in crescita del 5 percento nel primo semestre 2017

I ricavi consolidati aumentano del 5 percento e raggiungono, nel primo semestre del 2017, i 217,77 milioni di euro GFT Technologies SE (GFT) ha annunciato i risultati finanziari per il primo semestre e il secondo trimestre del 2017. I ricavi consolidati totali dei primi sei mesi sono il 5 percento al di sopra dei ricavi dello stesso periodo dell’anno precedente. Si è registrata un’ulteriore crescita dinamica nel business delle soluzioni digitali nella divisione Continental Europe, fortemente aumentata del 15 percento nei primi sei mesi. I ricavi della divisione Americas & UK, sono diminuiti del 5 percento anno su anno a causa di una riduzione dei costi di due clienti principali del settore investment banking. Gli utili consolidati (EBITDA) sono gravati da voci speciali di ristrutturazione e da fluttuazioni valutarie, con un calo del 15 percento anno su anno. GFT conferma la sua previsione per l’anno finanziario 2017, rettificata il 10 Luglio 2017, e prevede un leggero incremento dei ricavi anno su anno a 425 milioni di euro. Ricavi in crescita nel primo semestre del 2017 Nel primo semestre del 2017, i ricavi consolidati sono aumentati del 5 percento a 217,77 milioni di euro (H1/2016: 208,03 milioni di euro). Rettificata dal contributo dei ricavi della società IT brasiliana acquisita nell’Aprile 2016 (5,22 milioni di euro; H1/2016: 1,22 milioni di euro), GFT ha ottenuto una crescita organica del 3 percento nei primi sei mesi. La divisione Continental Europe prosegue la sua crescita dinamica con le soluzioni digitali per le banche retail e aumenta i ricavi del 15 percento attestandosi a 111,55 milioni di euro nel primo semestre del 2017 (H1/2016: 96,71 milioni di euro). I ricavi generati con i clienti in Spagna sono stati particolarmente incoraggianti, in crescita del 21 percento e hanno raggiunto i 44,94 milioni di euro nei primi sei mesi del 2017 (H1/2016: 37,11 milioni di euro). La quota dei ricavi consolidati generati dalla Spagna è aumentata del 21 percento, raffrontata al 18 percento dell’anno precedente. I ricavi in Germania sono aumentati del 6 percento a 26,21 milioni di euro (H1/2016: 24,73 milioni di euro). Nella divisione Americas & UK, le misure di riduzione dei costi introdotte da due importanti clienti del settore investment banking a metà del secondo trimestre, hanno portato a una contrazione nei ricavi. Nonostante il forte aumento nei ricavi derivante da tutti gli altri clienti, la riduzione non è stata completamente compensata. Di conseguenza, questo segmento registra una riduzione nei ricavi del 5 percento anno su anno a 105,77 milioni di euro (H1/2016: 110,84 milioni di euro). Inoltre, sono stati introdotti cambiamenti nelle strutture commerciali di GFT nel Regno Unito e Nord America con l’obiettivo di indirizzare, anche in questi paesi, le banche universali con le soluzioni di digitalizzazione. “Il nostro team in Canada ha già messo a segno il suo primo successo. Abbiamo conquistato una grande banca nazionale quale nuovo cliente per un programma strategico di digitalizzazione”, ha affermato Marika Lulay, CEO di GFT. Andamento degli utili nel primo semestre del 2017 Nei primi sei mesi del 2017 gli utili prima degli interessi, tasse, svalutazioni e ammortamenti (EBITDA) di 18,34 milioni di euro erano del 15 percento al di sotto del dato dell’anno precedente (H1/2016: 21,54 milioni di euro). A causa della svalutazione della sterlina britannica e del real brasiliano, gli utili sono stati gravati dalle perdite valutarie per 2,16 milioni di euro (H1/2016: -2,43 milioni di euro). Le misure di ristrutturazione e le spese per il personale per il pagamento di obbligazioni basate sulle performance e legate alle acquisizioni societarie, hanno avuto un impatto negativo complessivo sull’EBITDA di 1,90 milioni di euro. Rettificato per queste voci speciali, l’EBITDA ammontava a 20,24 milioni di euro nel primo semestre del 2017 ed era quindi il 6 percento o 1,30 milioni di euro, al di sotto del corrispondente dato dell’anno precedente. L’utile ante imposte (EBT) del Gruppo GFT è diminuito nei primi sei mesi del 35 percento attestandosi a 9,52 milioni di euro (H1/2016: 14,60 milioni di euro). Questo dato include gli oneri derivanti dall’ammortamento dell’avviamento di 2,00 milioni di euro. L’organico cresce del 5 percento Raffrontato con lo stesso periodo dello scorso anno, il numero delle risorse occupate dal Gruppo GFT è aumentato del 5 percento raggiungendo 4.739 dipendenti full-time-equivalent al 30 Giugno 2017 (30 Giugno 2016: 4.493). La divisione Americas & UK contava 1.222 dipendenti full-time-equivalent al 30 Giugno 2017 (30 Giugno 2016: 1.213). Paragonato al 31 Dicembre 2016 (1.333), l’organico di questo segmento è diminuito dell’8 percento. Questo è dovuto alle misure di ristrutturazione adottate nel Regno Unito e negli Stati Uniti, che hanno avuto anche un impatto sui due connessi centri di sviluppo in Polonia e Brasile. L’organico della divisione Continental Europe è aumentato anno su anno del 7 percento a 3.398 nei primi sei mesi (30 Giugno 2016: 3.174). Raffrontato con il dato della fine del 2016, l’organico di questo segmento è rimasto praticamente costante (31 Dicembre 2016: 3.428). Dinamiche dei ricavi e degli utili nel secondo trimestre del 2017 I ricavi consolidati di 106,67 milioni di euro nel secondo trimestre 2017 sono del 4 percento al di sotto dell’anno precedente (Q2/2016: 110,64 milioni di euro). Grazie alla considerevole domanda di progetti per la digitalizzazione dei processi di business, i ricavi della divisione Continental Europe sono aumentati del 10 percento a 55,47 milioni di euro (Q2/2016: 50,66 milioni di euro). Con 50,91 milioni di euro, l’andamento dei ricavi nella divisione Americas & UK è stato dominato, nel secondo trimestre, dalle misure di riduzione costi di due importanti clienti e quindi il 15 percento al di sotto del dato dell’anno precedente (Q2/2016: 59,66 milioni di euro). L’EBITDA consolidato del secondo trimestre si è attestato a 8,42 milioni di euro, quindi il 26 percento al di sotto del dato dell’anno precedente (Q2/2016: 11,39 milioni di euro). A 2,89 milioni di euro, l’utile ante imposte (EBT) era il 62 percento al di sotto dello stesso periodo dello scorso anno (Q2/2016: 7,56 milioni di euro). Dati integrativi principali Al 30 Giugno 2017, le disponibilità liquide, i mezzi equivalenti e i

Meraviglia Galaxy Note8 ma vincere non è così scontato

Il nuovo dispositivo per i professionisti eredita design e qualità del Galaxy S8 ma con il plus del pennino. Come si comporterà sul mercato? A quasi un anno di distanza Samsung prova a rialzare la testa. Dopo il fallimento dell’operazione Galaxy Note7, con un danno di immagine quasi superiore a quello economico dovuto agli oltre 2 miliardi di modelli ritirati dal mercato, tocca al successore tentare di riportare in auge il marchio coreano. Sia chiaro, già i consumatori hanno dimostrato di apprezzare lo sforzo fatto con il Galaxy S8 ma è il Note8 che, per forza di cose, rappresenta il banco di prova più importante per un certo tipo di utenza. Parliamo di quella professionale, amante del pennino e delle funzionalità avanzate della serie Note, rimasti decisamente delusi dal fattaccio della costruzione difettosa del phablet uscito a settembre del 2016, che ha causato decine di rigonfiamenti e rischi di esplosioni dalla parte della batteria. Per la cronaca, il Galaxy Note7 è pure tornato in vendita nella veste della Fan Edition, a un prezzo ribassato e dedicato ai mercati emergenti. Note8: nato per eccellere Dal punto di vista della costruzione estetica c’è ben poco da eccepire: il Note8 prosegue sulla linea lanciata dal Galaxy S8 in quanto a Infinity Display e tasto home integrato sotto il vetro. Dallo smartphone della massa ha ereditato però anche un punto a sfavore, almeno per molti, cioè il posizionamento del sensore di impronte al fianco della fotocamera sul retro, decisamente poco raggiungibile anche a causa delle dimensioni dello schermo, superiori a quelle dell’S8+. L’hardware è di primissimo livello: processore Snapdragon 835 o Exynos 8895 nei mercati europei, 6GB di RAM, 64GB di archiviazione e, per la prima volta, una doppia fotocamera da 12 megapixel, giusto per accontentare anche gli amanti dello scatto di qualità. Risalita difficile C’è la solita S Pen, questa volta ancora più simile a una biro, leggera e precisa, capace di non far rimpiangere per nulla lo strumento analogico in qualsiasi occasione. Come si comporterà sul mercato? Difficile dirlo visto che la commercializzazione comincerà solo tra qualche giorno ma non possiamo certo aspettarci i numeri dello scorso anno. Il motivo? Non uno ma almeno tre: al di là di ogni buon proposito, Samsung ha perso sicuramente qualche cliente, passato alla concorrenza o fermo ancora a un modello precedente della serie Note. Il secondo punto è che tra qualche giorno Apple presenterà l’iPhone 8, che dovrebbe somigliare parecchio all’ultimo nato della coreana magari con qualche chicca in più, come la fotocamera 3D per la ricostruzione degli ambienti. E a ottobre uscirà pure il Mate 10 di Huawei, altro peso massimo nel settore phablet. Poi il prezzo: mai nella sua storia Samsung aveva messo in vendita un device alla bellezza di 999 euro; è vero, la Mela è vicina a cifre simili ma l’emulazione non sempre paga, soprattutto quando si parla di portafoglio. E se presto l’etichetta del Note scenderà, restiamo comunque su livelli assurdi per oggetti che tra un anno saranno già superati. Insomma i presupposti per un rilancio ci sono tutti ma questa volta il traguardo sembra più lontano del solito. The post Meraviglia Galaxy Note8 ma vincere non è così scontato appeared first on Data Manager Online.

Jaguar mette l’intelligenza artificiale nel volante

Jaguar Land Rover ha presentato Sayer, un volante intelligente dotato di assistente vocale personale Entro poco tempo le vetture senza conducente diverranno la normalità sulle strade di tutto il mondo. Si stima che nel 2030 il 15% dei veicoli venduti sarà una self driving car. Jaguar Land Rover, così come la quasi totalità delle grande aziende del settore automotive, sta lavorando per realizzare la propria versione di autonomous car e ha presentato Sayer, il primo volante per auto con intelligenza artificiale integrata. Il dispositivo prende il nome da Malcom Sayer, storico designer dell’azienda britannica. Sayer è dotato di un evoluto assistente personale in grado di eseguire molteplici compiti trasmessi tramite comandi vocali. Il volante potrà ad esempio impostare in automatico la sveglia o segnalare l’adesione del proprietario del mezzo all’on-demand service club, permettendogli così di condividere l’auto in un’ottica di ride sharing. Sayer inoltre è connesso al cloud in modo da abbinarsi a qualsiasi vettura. Il dispositivo realizzato da Jaguar non è però ancora pronto per essere lanciato sul mercato e verrà integrato nella concept car Future-Type. Questo particolare modello di self driving car, che rappresenta il futuro della mobilità secondo la casa automobilistica inglese, sarà presentato al Tech Fest che si terrà a Londra il 7-10 settembre. Oltre a Jaguar anche altre aziende guardano alle self driving car come la soluzione ideale nel campo della guida condivisa. Microsoft ha stretto una partnership con Baidu per lo sviluppo di sistemi per le vetture autonome mentre Google ha lanciato in via sperimentale un proprio servizio di ride sharing con alcune Fiat Chrysler Pacifica appositamente modificate. The post Jaguar mette l’intelligenza artificiale nel volante appeared first on Data Manager Online.

Roberto Loiola nuovo CEO di Sirti

Sirti annuncia la nomina di Roberto Loiola come Chief Executive Officer della società. Sirti è l’azienda italiana leader nella progettazione, costruzione e manutenzione di reti, nonché in altri servizi e soluzioni per il settore IT, telecomunicazioni, energia e trasporti. Con più di 4.000 dipendenti in Italia e all’estero, Sirti ha una posizione competitiva unica per soddisfare le esigenze dei propri clienti, nell’attuale scenario di rapida e profonda trasformazione tecnologica. Roberto Loiola – nato nel 1965, laureato in Ingegneria Elettronica all’Università di Padova, sposato con tre figli – ha un’ampia e solida esperienza manageriale di più di 25 anni nelle telecomunicazioni e nell’ICT, l’ultima delle quali come amministratore delegato di Nokia in Italia e Global Senior VP. Nella sua carriera ha anche lavorato per Telecom Italia e Alcatel-Lucent. Al termine della prima fase della trasformazione di Sirti, Roberto Loiola è stato nominato per condurre il gruppo nella prossima fase strategica, con l’obiettivo di migliorare sia la propria posizione di mercato che la propria capacità di delivery, alla base per il successo finanziario e la creazione di valore sostenibile nel tempo. John Davison, amministratore delegato di Pillarstone e presidente di Sirti, ha dichiarato: “Roberto Loiola è un leader altamente qualificato nel settore delle Telecomunicazioni, con una profonda conoscenza delle esigenze dei clienti avendo negli anni conseguito importanti risultati in Italia e nel mondo. Siamo felici che abbia deciso di entrare in Sirti come CEO”. “Siamo grati a Roberto Pisa, che ha lavorato con McKinsey nel processo di due diligence pre-acquisizione gestito da Pillarstone e che ha svolto un ruolo fondamentale nel passaggio per stabilizzare con noi la società dopo la nostra acquisizione. Negli ultimi 12 mesi ha avviato il percorso di rilancio del business  e continuerà a sostenere la società, Roberto Loiola e la sua squadra nella prossima fase del nostro lavoro in qualità di direttore non esecutivo”. Roberto Loiola, Amministratore Delegato di Sirti, ha dichiarato: “Sono molto orgoglioso di essere stato chiamato a condurre la squadra di Sirti in un periodo di radicali cambiamenti nel settore, durante il quale intendo guidare la trasformazione dell’azienda. Il nostro obiettivo, comune con Pillarstone, è di creare valore strategico tangibile per i nostri clienti, tutti i nostri stakeholder e per i dipendenti.” The post Roberto Loiola nuovo CEO di Sirti appeared first on Data Manager Online.

Blackout estivi e l’impatto sui data center: i consigli di Eaton

Il caldo torrido che caratterizza questa stagione dell’anno rappresenta una potenziale minaccia per il business a causa dei frequenti cali di tensione e dei blackout, con conseguenti interruzioni dell’operatività dei sistemi IT che si possono tradurre in danni ai clienti e alla reputazione dell’azienda. Secondo una recente indagine condotta da Eaton tra manager IT e di data center di tutta Europa, più di un quarto (27%) dei data center ha subito un blackout prolungato negli ultimi tre mesi, a conferma che la gestione dell’energia è una questione di importanza critica per tutto il mercato. Per supportare le aziende nello sviluppo di una strategia di gestione energetica del data center, Eaton ha delineato i fattori chiave che vanno considerati per prevenire e gestire al meglio le interruzioni nell’erogazione dell’energia. Dal momento che i processi business critical dipendono dall’IT, il data center deve garantire resilienza affinché non ci siano interruzioni del business I manager coinvolti nell’indagine di Eaton concordano nel riconoscere che i processi di business più critici dipendano dall’IT (82%) e che la salute del data center impatti direttamente la qualità dei servizi IT (74%). Tuttavia, due terzi dei rispondenti si sono detti insicuri della gestione energetica in essere nel data center. Affinché non si verifichino incidenti e blackout che mettano a rischio il business è necessario che per prime le aziende riconoscano l’importanza strategica della gestione energetica e di una pianificazione puntuale in questo ambito. Definizione un processo chiaro di disaster recovery In una situazione di blackout dove le persone sono sotto pressione per ripristinare il prima possibile lo stato di servizio abituale avere un piano chiaro di azioni e priorità è fondamentale per evitare l’ulteriore prolungamento dell’assenza di energia. Il ripristino di un data center deve infatti avvenire in maniera graduale e metodica per non causare ulteriori danni e malfunzionamenti, come ad esempio sovraccarichi di energia e dei circuiti. È importante comprendere correttamente le dipendenze tra le diverse parti del sistema energetico e il carico IT e disporre del livello adeguato di resilienza dell’hardware, del software e dei processi. Aggiornamento dell’infrastruttura Un’efficace strategia di power management deve essere affiancata da un aggiornamento dell’infrastruttura, affinché questa sia realmente in grado di rispondere alle aspettative in termini di efficienza, affidabilità e flessibilità. Dall’indagine condotta da Eaton emerge tuttavia che quasi la metà del campione di manager IT e data center presi in esame ritiene che l’infrastruttura IT della propria azienda vada migliorata, numero che si avvicina a due terzi quando si parla specificatamente di strutture che riguardano energia e raffreddamento. Anche la gestione dell’energia sta diventando progressivamente un’attività definita dal software. In questo contesto, il software stesso può ricoprire un ruolo chiave per colmare il divario tra IT e gestione energetica, presentando le opzioni con le modalità di dashboard familiari a un pubblico IT, semplificando così la comprensione e l’automazione dell’infrastruttura di gestione dell’energia. Inoltre, è fondamentale che tutti i design associati alla distribuzione dell’energia e gli strumenti software di resilienza associati siano compatibili con l’offerta dei maggiori vendor di virtualizzazione per garantire il proofing dell’infrastruttura. Il caso di British Airways Un esempio concreto della minaccia che i blackout rappresentano per le aziende di qualsiasi dimensione è il guasto elettrico che a inizio giugno ha mandato in tilt il sistema informatico che gestisce gli scali di British Airways e che per una giornata ha costretto la compagnia a cancellare tutti i voli agli aeroporti di Gatwick e Heathrow. Questo non solo ha causato forti disagi a migliaia di passeggeri in attesa di partire da Londra, ma si è tradotto in risarcimenti stimati per oltre 170 milioni di euro a carico della compagnia. “L’intero mercato data center deve imparare da quanto accaduto a British Airways e attuare le giuste misure che garantiscano che una gestione dell’energia efficace sia un «must have» e non un «nice to have»” – commenta Stefano Cevenini, Product Manager Power Quality e IT Channel & Data Center Segment Marketing Manager di Eaton Italia. “Eaton è da sempre a fianco delle aziende per realizzare data center affidabili e fornire soluzioni in grado di aiutare organizzazioni di qualsiasi dimensione a gestire l’energia del data center come un asset strategico in grado di generare benefici reali per l’azienda”. The post Blackout estivi e l’impatto sui data center: i consigli di Eaton appeared first on Data Manager Online.

OVH lancia il servizio di Public Cloud in Polonia

OVH ha lanciato un servizio di Public Cloud nel datacenter di Varsavia, in Polonia Il servizio viene erogato dal datacenter di proprietà dell’azienda, aperto alla fine del 2016 con l’obiettivo di rispondere alle necessità di risorse cloud da parte di aziende. Il datacenter di Varsavia ospita attualmente progetti di clienti di tutto il mondo, offrendo loro un più efficace accesso ai mercati dell’Europa centrale e orientale. Il Public Cloud OVH va ad arricchire la gamma di prodotti disponibili nell datacenter: una serie di server dedicati e SSD VPS. Tutti i servizi OVH sono protetti da sistemi di sicurezza fisica e logica, inclusa la potente soluione anti-DDoS dell’azienda. Secondo IDC, il valore del mercato Public Cloud in Polonia supererà i 200 milioni di dollari nel corso del 2017. Nel corso dei prossimi due anni, il mercato nazionale del Public Cloud crescerà 5 volte più velocemente rispetto ai servizi IT tradizionali, e il tasso medio di investimento  sul prodotto in Polonia supererà il 18%. Il Public Cloud OVH è un servizio in grado di supportare oltre 150.000 istanze e 120 petabyte di spazio fisico, completamente basato su soluzioni OpenStack, sulle quali viene costruite l’offerta IaaS. Questo nuovo investimento conferma il ruolo di OVH di leader tra i Public Cloud provider in Europa. Nell’ambito di un’ulteriore sviluppo dell’offerta di servizi, in collaborazione con OpenStack, l’azienda ha in programma di lanciare nuove offerte Public Cloud presso altri datacenter OVH, tra cui Germania e Regno Unito. The post OVH lancia il servizio di Public Cloud in Polonia appeared first on Data Manager Online.

Equinix presenta l’Indice di Interconnessione Globale

L’Indice di Interconnessione Globale (Global Interconnection Index) identifica l’Interconnessione come un elemento essenziale dell’economia digitale globale Secondo l’Indice di Interconnessione Globale (Global Interconnection Index), un nuovo studio di mercato pubblicato da Equinix che ha analizzato il profilo di adozione di migliaia di provider e partecipanti all’ecosistema di data center di colocation carrier-neutral globali, si prevede che la capacità di scambio di dati privati tra aziende potrebbe superare quella dell’internet pubblico, crescendo ad un tasso di quasi il doppio e di quasi sei volte, in termini di volume del traffico IP globale entro il 2020. Poiché i modelli di business diventano sempre più digitali, distribuiti e dipendenti dal coinvolgimento in tempo reale di molti più utenti, partner e provider di servizi, l’Indice è un nuovo e potente strumento di ricerca. Esso evidenzia come le aziende stiano convertendo la trasformazione digitale in azioni concrete, creando nuovi modi di connettersi con i propri clienti, partner e supply chain. L’Indice fornirà una base annuale per monitorare, misurare e prevedere la crescita della larghezza di banda dell’Interconnessione, definendo una misura della capacità di trasferire traffico attraverso un’Interconnessione privata diretta con un insieme diversificato di controparti e provider in punti di interscambio distribuiti. “Alcune delle più grandi tendenze tecnologiche del nostro tempo, tra cui quella mobile, i social, il cloud e l’esplosione dei dati, stanno causando un cambiamento simile a quello della Rivoluzione Industriale”, ha dichiarato Sara Baack, Chief Marketing Officer for Equinix, Inc. “In questa nuova realtà, il paradigma è quello dello ‘scale-or-fail’ e le aziende stanno avendo successo riuscendo ad adottare l’Interconnessione, ovvero posizionando la propria infrastruttura IT in prossimità di un ecosistema di aziende che si riuniscono per collegare fisicamente le proprie reti a quelle dei loro clienti e partner. L’Interconnessione aiuta ad alimentare la trasformazione digitale sostenendo il consumo multicloud su larga scala, migliorando la latenza e le prestazioni della rete, consentendo un maggiore controllo operativo e riducendo i rischi legati alla sicurezza.” Secondo l’Indice, con un tasso di crescita annuale composto (CAGR) del 45% la larghezza di banda dell’Interconnessione raggiungerà quota 5.000 Tbps entro il 2020, schiacciando il traffico globale IP sia in termini di crescita (24%) che di volume (855 Tbps)1. Inoltre, si prevede che crescerà più rapidamente del Multiprotocol Label Switching (MPLS), il modello legacy della connettività aziendale, per un fattore di 10 volte (da 45% a 4%)2. Le principali tendenze macroeconomiche, tecnologiche e normative che incidono sulla crescita dell’Interconnessione includono: Utilizzo della tecnologia digitale, che impone la necessità di supportare interazioni in tempo reale che richiedono più larghezza di banda di Interconnessione. Secondo Accenture, si prevede che l’utilizzo di tecnologie digitali potrà generare 1,36 trilioni di dollari di produzione economica aggiuntiva nelle 10 maggiori economie del mondo entro il 20203. Urbanizzazione, che sta trasformando la demografia globale e creando esigenze di prossimità per i servizi digitali concentrati in tutte le aree metropolitane a livello mondiale. Si prevede che più di due miliardi di persone migreranno nelle principali città entro il 2035, creando ben 50 importanti hub metropolitani urbani4 che richiedono un denso tessuto di Interconnessione. Rischi legati alla cybersecurity, che espande il consumo di Interconnessione, dato che le aziende si spostano sempre più verso lo scambio di traffico di dati privati per bypassare l’internet pubblico e mitigare le minacce digitali. Entro il 2020, il 60% delle imprese digitali subirà gravi interruzioni di servizio5 a causa delle violazioni che si diffondono su piattaforme fisiche e digitali. Il commercio globale dei servizi forniti digitalmente, che porta ad una nuova era di processi dinamici di business e richiesta di Interconnessione. I flussi di lavoro digitali globali richiedono una rete globale metropolitana Interconnessa per soddisfare la domanda. Secondo McKinsey6, il commercio dei servizi forniti digitalmente ora comprende il 50% totale delle esportazioni di servizi a livello mondiale, con un aumento previsto di 9 volte entro il 2020. Elementi principali L’Indice fornisce una visione significativa delle differenze regionali, ovvero come l’Interconnessione stia accelerando in diverse regioni del mondo. Mentre per gli Stati Uniti è prevista la più grande quantità di banda di Interconnessione, è infatti la regione più matura, le altre regioni stanno offrendo più rapidamente la larghezza di banda dell’Interconnessione per poter competere con i livelli di implementazioni previsti negli Stati Uniti. La seguente tabella indica le proiezioni di tutte e quattro le regioni: Interconnection Installed Bandwidth Capacity (Tbps)   2016 2017 2018 2019 2020 CAGR Region             US  472   654   913   1,275   1,795  40% EU  335   473   681   987   1,451  44% AP  246   355   519   759   1,120  46% LATAM  92   154   249   395   626  62% Total Region  1,144   1,636   2,363   3,417   4,991  45%   L’Indice prevede anche la larghezza di banda dell’Interconnessione a seconda del caso d’uso sia per le imprese che per i provider di servizi. Il maggior caso d’uso è associato ai modelli tradizionali di distribuzione IT, in cui le aziende si connettono ai provider di rete come percorso intermediario per raggiungere partner commerciali e clienti. Tuttavia, il caso d’uso in più rapida crescita è quello delle imprese che si connettono direttamente a una gamma di fornitori di servizi cloud e IT, confermando il passaggio dell’infrastruttura IT da data center centralizzati di proprietà aziendale ad ambienti multicloud dislocati e fisicamente decentrati. Nella tabella seguente sono elencate le proiezioni per i casi di utilizzo delle aziende e dei service provider: Interconnection Installed Bandwidth Capacity (Tbps)   2016 2017 2018 2019 2020 CAGR Enterprise Use Cases             Interconnecting to Network Providers  372   571   880   1,341   1,986  52% Interconnecting to Cloud & IT Providers  12   31   80   209   547  160% Interconnecting to Supply Chain Partners  5   9   17   29   45  73%               Service Provider Use Cases             Interconnecting to Network Providers  537   703   913   1,167   1,459  28% Interconnecting to Cloud & IT Providers  30   50   85   145   248  70% La centricità della tecnologia digitale sta modificando lo svolgimento dell’attività in tutte le industry, costringendo le aziende a inventare nuovi modelli

Xiaomi Mi Mix 2 sfida iPhone 8 con il suo design estremo

Xiaomi Mi Mix 2 sarà svelato lo stesso giorno di iPhone 8 e punta su bordi ridotti praticamente a zero Xiaomi non nasconde le sue ambizioni e punta al primo posto nel settore smartphone. L’azienda cinese punta forte sul suo Xiaomi Mi Mix 2 grazie a un design blazeless portato all’estremo. Lo stesso CEO Lei Jun ha confermato che i bordi saranno ancora più sottili dell’Infinity Display di Samsung e ha diffuso sui social una foto di quella che dovrebbe essere la confezione che racchiuderà lo smartphone. Le ultime informazioni riguardanti Xiaomi Mi Mix 2 parlano di un classico formato 16:9 con risoluzione QHD (2.960 x 1.440 pixel). Il display dovrebbe avere un’ampiezza di 6,2 pollici e come rivelano alcune foto leak, la cui veridicità è ancora tutta da dimostrare, avrà bordi finissimi. Xiaomi Mi Mix 2 dovrebbe inoltre presentare un processore Qualcom Snapdragon 835 e sarà disponibile in due formati rispettivamente con 6 GB di RAM e 128 GB di memoria interna o 8 GB di RAM e 256 GB di storage disponibile per l’utente. Xiaomi, che ha stretto un’allenza con Nokia nel campo della condivisione dei brevetti, ha inoltre lavorato su uno dei punti deboli dei suoi prodotti ovvero la fotocamera. Si parla infatti di un sensore RGB con 20 Megapixel di risoluzione. La batteria potrebbe essere invece da addirittura 4.000 mAh. Xiaomi Mi Mix dovrebbe essere lanciato a breve in concomitanza con iPhone 8 ma avrà un prezzo decisamente inferiore rispetto allo smartphone di Cupertino, che sta lavorando per produrre da sé anche i display OLED. Il prezzo dovrebbe partire dai 500 euro della versione base per arrivare a 650 euro per la configurazione con 256 GB di memoria. Come sempre Xiaomi Mi Mix 2 potrà essere acquistato solo online o presso alcuni rivenditori selezionati. The post Xiaomi Mi Mix 2 sfida iPhone 8 con il suo design estremo appeared first on Data Manager Online.

Chirurgia plastica, i rischi di scegliere sui social a chi affidarsi

Su Instagram abbondano medici e chirurghi estetici improvvisati, che praticano senza qualifiche Uno studio americano realizzato dalla Northwestern Medicine e pubblicato sulla rivista scientifica Aesthetic Surgery Journal ha analizzato la provenienza dei post pubblicati sul tema chirurgia plastica su Instagram, rivelando una realtà inquietante: solo il 17.8% dei post è riconducibile a professionisti certificati, per il resto si tratta di medici senza preparazioni specifiche, ma anche parrucchieri e dentisti. La colpa non è dei social ma dell’ingenuità degli utenti “Anche in Italia, come negli Stati Uniti, molti parlano sui social di medicina e chirurgia estetica e la praticano pur non avendone le qualifiche, mettendo a rischio la salute dei pazienti e screditando la professione” commenta il Past President della Federazione Italiana Medici Estetici (FIME), Raffaele Rauso. Non è un caso che un’indagine abbia rilevato che il 16% torna poi sotto i ferri per cercare di rimediare agli interventi mal riusciti.  In realtà all’origine del problema non è la diffusione sui social di falsi professionisti ma la mancata volontà da parte di chi si affida a queste persone di accertarsi che abbiano una preparazione adeguata: “I social sono un modo conveniente, pratico e veloce per conoscere il modo in cui lavorano i chirurghi e le procedure che eseguono – afferma Rauso-. La maggioranza dei pazienti prima di entrare in studio, ha già acquisito informazioni sui siti e social: l’importante è cercare le notizie giuste, controllando titoli e qualifiche, senza fidarsi di qualche bella immagine. Quello che sembra troppo bello per essere vero, molto spesso non lo è”. Parrucchieri e dentisti si spacciano per chirurghi “Mi capita spesso di dover porre rimedio ai danni causati da qualche medico non qualificato: in Italia per praticare la medicina e la chirurgia estetica l’unico requisito richiesto è la laurea in Medicina e Chirurgia, senza nessuna specializzazione – dice ancora il dottor Rauso -. Molti medici si dedicano così all’estetica per arrotondare gli introiti, senza averne le competenze, causando danni ai pazienti. Recentemente, per esempio, ho trattato tre pazienti che si erano rivolti a un medico conosciuto su Facebook che prometteva risultati meravigliosi e che in realtà ha iniettato un filler per i glutei sul viso: si sono rivolti a me per risolvere la situazione, che è parecchio compromessa”. Come capire se ci si affida a un vero professionista? Un altro problema è quello di individuare dei criteri per capire se si è di fronte a un professionista o meno: “Per ogni medico bisogna controllare sul portale della FNOMCeO, la Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e Odontoiatri, dove sono riportati i titoli che i medici hanno conseguito – spiega il past president Fime -. In questo modo il paziente può verificare la presenza di specializzazione o di altre qualifiche, senza farsi trarre in inganno da diciture ambigue o non riconosciute”. E’ importante anche porre alcune domande che aiutano a confermare che la fiducia nel medico è ben riposta: “Spesso i pazienti non fanno domande ai medici in quanto temono che questo possa essere scambiato per una mancanza di fiducia, ma è giusto accertarsi che il professionista a cui ci si rivolge sia quello giusto. È bene chiedere specifiche su preparazione in chirurgia e medicina estetica, numero di procedure già eseguite e strutture utilizzate per gli interventi. Inoltre bisogna informarsi bene sull’operazione che si va ad affrontare: i risultati che realisticamente si potranno raggiungere, tempi di recupero, rischi, eventuali complicazioni e la loro gestione. Chiedete pure senza timore: se è un professionista serio non avrà alcun problema a rispondere” conclude Rauso. The post Chirurgia plastica, i rischi di scegliere sui social a chi affidarsi appeared first on Data Manager Online.