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Perché il Kirin 970 cambierà il mercato degli smartphone

Annunciato ufficialmente all’IFA di Berlino, il processore debutterà a bordo del Mate 10 in arrivo a metà ottobre C’è chi lavora all’assistente vocale partendo dal software e chi, come Huawei, ha deciso di dedicare a quest’ultimo un processore tutto nuovo. Stiamo parlando del Kirin 970, il cervello costruito dalla cinese che andrà ad abitare gli smartphone di prossima generazione, a partire dal Mate 10, dispositivo dedicato al business. Durante l’evento di presentazione tenuto all’IFA di Berlino, la multinazionale che in Europa (e soprattutto in Italia) continua a guadagnare punti avvicinandosi ai dati di vendita di Apple e Samsung, ha spiegato come intende sfruttare il Kirin, non solo a bordo della flotta imminente di telefonini e tablet. Nella pratica, il 970 è un SoC che contiene un cosiddetto NPU, Neural Processing Unit, cioè un’area completamente dedicata alla gestione di attività avanzate tramite intelligenza artificiale. Il futuro è già qui Come piattaforma mobile, poggia su una CPU classica da 8 core e una GPU da 12 core, che Huawei afferma essere del 25% più performante e del 50% più efficiente di un Cortex-A73 quad-core. Allo stand, l’entourage italiano ci ha detto che Kirin 970 è capace di analizzare circa 2.000 immagini al minuto, per qualunque tipo di scopo, un passo in avanti concreto verso macchine più vicine al modo di pensare dell’uomo con una dose di predittività ad oggi impossibile su oggetti consumer del genere. Il primo utilizzo che pone Kirin 970 sopra la concorrenza riguarda appunto la presenza di un’assistente virtuale che debutterà ufficialmente sul Mate 10 lanciato a metà ottobre. Ma non solo: in quanto sistema hardware estremamente piccolo e versatile (nasce da una costruzione a 10 nanometri), le destinazioni del SoC sono diverse e potenzialmente senza limiti: dai device mobili all’IoT, passando per computer e terminali professionali, dove l’NPU permetterà di sviluppare soluzioni sia per l’utente finale che l’azienda, salvaguardando la privacy e le informazioni personali, senza rinunciare alla condivisione delle esperienze. Insomma un vero salto in avanti, in grado di portare gli smartphone in una nuova era. The post Perché il Kirin 970 cambierà il mercato degli smartphone appeared first on Data Manager Online.

Dieta gluten free, più danni che benefici se non si è celiaci

Solo un adulto su sei è davvero intollerante Non è la prima volta che la ricerca scientifica punta il dito contro la tendenza sempre più diffusa di adottare una dieta gluten free pur non essendo affetti da celiachia, malattia che si può diagnosticare con un semplice esame del sangue. Questa volta ad occuparmi di questo tema è uno studio coordinato dai professori Marjorie Walker e Michael Porter, docenti presso la Scuola di patologia anatomica dell’ateneo australiano, che ha reclutato un gruppo di volontari che sostenevano di essere intolleranti al glutine, sostanza presente in prodotti comuni come pasta, pizza e pane. I partecipanti lamentavano sintomi vari, dai disturbi gastrointestinali a quelli neurologici, ama anche problemi reumatologici e dermatologici. Dolori addominali e gonfiore di stomaco, nausea, mal di testa, riniti allergiche e depressione sono alcuni dei disturbi segnalati. Una dieta 17 volte più costosa L’esperimento ha portato Walker e colleghi a concludere che solo una piccola parte dei partecipanti presentava davvero problemi legati all’intolleranza al glutine, che va comunque distinta dalla celiachia vera e propria. E’ emerso anche che solo un adulto su sei che dice di essere intollerante manifesterebbe davvero i sintomi della condizione. Lo studio mette in luce come questo regime dietetico, oltre ad essere 17 volte più costoso, comporta dei rischi reali per chi ne abusa: si va dal rischio di carenze vitaminiche all’aumento del rischio di sviluppare patologie cardiovascolari come ipertensione, ictus e infarto. Una dieta senza glutine alzerebbe anche il colesterolo e favorirebbe l’obesità, in quanto questo regime alimentare è molto ricchi di carboidrati. Inoltre questa alimentazione potrebbe risultare dannosa soprattutto ai bambini, causando pericolose carenze alimentari e un aumento dell’apporto di grassi e calorie, peggiorando le condizioni generali di salute. The post Dieta gluten free, più danni che benefici se non si è celiaci appeared first on Data Manager Online.

HPE presenta la prima infrastruttura componibile per Private Cloud VMware

HPE Synergy insieme a VMware Cloud Foundation renderà disponibile il single-click deployment dei workload per sistemi cloud tradizionali e privati consentendo di riallocare dinamicamente l’infrastruttura in pochi minuti In occasione di VMworld, Hewlett Packard Enterprise (HPE) ha annunciato la prima infrastruttura componibile del settore per VMware Cloud Foundation, basata su HPE Synergy. Questa soluzione permetterà di semplificare la trasformazione delle infrastrutture IT verso modelli ibridi, rendendo operativi IaaS e private cloud in pochi minuti, riducendo i costi delle virtual machine (VM) rispetto a sistemi public cloud e ai server tradizionali. Oggi l’IT è messo a dura prova, dovendo rispondere a richieste delle linee di business e degli sviluppatori a velocità cloud, ottimizzando al tempo stesso il proprio mix IT, includendo on-premises, hosted e public cloud, riducendo al tempo stesso CapEx e OpEx. La combinazione di HPE Synergy e VMware Cloud Foundation permetterà ai clienti di: Operare su singola piattaforma potendo utilizzare server bare metal tradizionali, ambienti SAN-based virtualizzati e nuovi workload SAN-based – HPE Synergy è l’unica piattaforma disponibile oggi in grado di garantire una singola infrastruttura IT in grado di comporre dinamicamente il giusto mix di cloud virtuale, tradizionale e VMware Cloud Foundation, migliorando la business agility e l’utilizzo delle risorse. Diventare un service provider interno di IaaS e private cloud – Utilizzando HPE Synergy Image Streamer, l’IT può rendere disponibili in pochi minuti e con pochi click software e infrastrutture VMware Cloud Foundation, rispondendo più velocemente alle linee di business e velocizzando le iniziative di DevOps. Al contrario, le soluzioni dei competitor disponibili oggi richiedono diversi tool e molti passaggi. Performance a velocità cloud – HPE Synergy offre la piattaforma per ambienti VMware più veloce del settore, avendo recentemente stabilito il record VMmark 2.x Performance Benchmark, con una performance del 41% più veloce rispetto al precedente miglior risultato ottenuto. Ridurre CapEx e OpEx incrementando al tempo stesso la produttività – HPE Synergy è la prima piattaforma del settore basata su un’infrastruttura componibile, in grado di garantire costi di virtualizzazione inferiori del 29% rispetto a un’infrastruttura tradizionale e fino al 50% rispetto a un cloud pubblico, migliorando inoltre la produttività degli amministratori IT e triplicando il numero di device da loro gestiti. “Nel mondo digitale competitivo di oggi, le aziende hanno bisogno di tecnologie che agevolino l’introduzione e l’utilizzo immediato di nuovi servizi”, ha commentato Ric Lewis, senior vice president e general manager, Software-Defined and Cloud Group, HPE. “HPE Synergy insieme a VMware Cloud Foundation forniranno un’esperienza di private cloud rendendo l’IT un vero e proprio service provider interno in grado di assicurare rapide risposte alle richieste di business in modalità DevOps single-click.” HPE Synergy, insieme a VMware Cloud Foundation, estende la gamma delle offerte congiunte HPE e VMware, comprendendo vSphere e vRealize. Queste soluzioni si basano sull’integrazione con HPE OneView, il software di automazione per le infrastrutture di HPE, permettendo agli amministratori IT di scoprire, gestire e ottimizzare i loro ambienti di virtualizzazione. “Grazie a Cloud Foundation, HPE Synergy è in grado di fornire una potente soluzione per consolidare workload tradizionali, cloud nativi e privati verso una piattaforma infrastrutturale integrata, semplice da installare e gestire”, ha dichiarato John Gilmartin, vice president e general manager, Integrated Systems Business Unit, VMware. “I clienti potranno beneficiare di una base infrastrutturale programmabile e altamente dinamica, eliminando i sovraccarichi operativi delle tradizionali implementazioni grazie a nuove capacità integrate di automazione del ciclo operativo. Siamo entusiasti del valore che HPE Synergy, insieme a Cloud Foundation, porterà ai nostri rispettivi clienti.” HPE Synergy, insieme a VMware Cloud Foundation, può usufruire dell’HPE Flexible Capacity, un servizio di infrastrutture che offre un modello di consumo on demand e pay-as-you-go. HPE Flexible Capacity offre ai clienti la possibilità di estendere e ridimensionare le capacità secondo necessità, e richiede ai clienti il pagamento del reale utilizzo, fornendo in cambio la velocità del cloud e l’efficienza dell’on-premise, al costo – o anche meno – dei cloud pubblici. Veloce installazione di private cloud VMware tramite l’infrastruttura iperconvergente HPE Oltre all’HPE Synergy e a VMware Cloud Foundation, HPE ha annunciato Private Cloud Express con VMware vRealize, una soluzione preinstallata che comprende VMware vRealize su SimpliVity 380. Private Cloud Express è ideale per gli uffici distaccati e grazie alla disponibilità dei migliori data service permette una semplificazione della gestione e una riduzione dei costi, oltre a fornire servizi di assessment per determinare il migliore processo per la migrazione delle applicazioni. Per ulteriori informazioni visitate il blog HPE Converged Data Center Infrastructure. The post HPE presenta la prima infrastruttura componibile per Private Cloud VMware appeared first on Data Manager Online.

Apple Pay Cash prepara il debutto in Europa

Su iPhone 8 sarà possibile scambiarsi denaro tramite iMessage grazie al nuovo servizio Apple Pay Cash Apple durante la presentazione di iOS 11 alla WWDC 2017 ha presentato un nuovo servizio chiamato Apple Pay Cash che consente agli utenti di scambiarsi denaro tramite SMS. Oggi la Mela ha depositato il marchio presso l’EUIPO, l’ufficio brevetti dell’Unione Europea, e questo è un segnale evidente che la funzione è vicina al debutto. Apple Pay Cash dovrebbe quindi arrivare ufficialmente insieme ad iPhone 8, che potrebbe anche chiamarsi iPhone X o Edition per commemorare i 10 anni dello smartphone di Cupertino. Apple Pay Cash è un sistema pensato per i giovani che non dispongono di una carta di credito e in sostanza integra le più importanti funzioni di Apple Pay all’interno di iMessage. Gli utenti potranno scambiarsi denaro tramite la chat dopo aver autorizzato il trasferimento autenticandosi via Touch ID o il sensore per il riconoscimento facciale che dovrebbe essere integrato in iPhone 8. Il credito verrà depositato all’interno di Wallet o inviato direttamente al proprio conto in banca. Per abilitare il servizio sarà inoltre necessario fornire i propri dati e inviare la scansione della carta d’identità. Al momento non ci sono informazioni riguardo la data di rilascio di Apple Pay Cash ma certamente gli Stati Uniti saranno i primi a sperimentarlo. La diffusione capillare di Apple Pay nel mondo, che a poco a poco ha visto crescere anche in Italia i suoi partner per il sistema di credito, lascia comunque intendere che dopo gli USA arriverà a breve anche in Europa. Maggiori informazioni saranno quasi sicuramente svelate il 12 settembre, giorno in cui debutterà ufficialmente iPhone 8 e sapremo se davvero si potrà attivare Siri cliccando sul tasto di accensione. The post Apple Pay Cash prepara il debutto in Europa appeared first on Data Manager Online.

Oracle presenta la nuova generazione di applicazioni cloud

Con le innovazioni introdotte nella nuova versione, Oracle Cloud Applications si conferma la suite di applicazioni cloud più ampia, dettagliata e in rapida espansione disponibile sul mercato Crescere più velocemente, differenziarsi dalla concorrenza, servire al meglio i clienti: tutto questo è possibile grazie alle nuove funzionalità e alle innovazioni che Oracle ha introdotto nella sua offerta Oracle Cloud Applications. Con Oracle Cloud Applications Release 13, Oracle rende ancora più amplia la suite di applicazioni cloud più estesa, dettagliata e in rapida espansione disponibile sul mercato. Le innovazioni presentate oggi migliorano l’esperienza degli utenti e offrono loro strumenti di lavoro più potenti, quale che sia la loro area di appartenenza: customer experience, finance, risorse umane, supply chain. “Il nostro obiettivo è aiutare aziende di ogni dimensione a trasformare le loro funzioni di business più importanti, per sostenere la crescita e la competitività” commenta Steve Mieranda, executive vice president of application development di Oracle. “Con la più recente versione di Oracle Cloud Applications, introduciamo nell’offerta centinaia di novità. In particolare, abbiamo migliorato in modo significativo la nostra suite per la gestione della supply chain, con applicazioni che aiuteranno a creare supply chain intelligenti, connesse e centrate sul cliente. Inoltre, presentiamo una nuova soluzione che arricchisce l’esperienza che le aziende possono offrire ai loro clienti eliminando le barriere fra le funzioni di vendita e il servizio al cliente. Nella nuova versione abbiamo anche migliorato l’esperienza utente complessiva e apportato cambiamenti recependo le indicazioni e i suggerimenti espressi dai nostri clienti soprattutto nelle aree risorse umane e finance”. Oracle Cloud Applications è una suite di applicazioni completa e pienamente integrata che permette di ottenere più agilità e ridurre i costi. Questa versione introduce nuove funzionalità e miglioramenti nell’offerta di Oracle Supply Chain Management (SCM) Cloud, Oracle Customer Experience (CX) Cloud Suite, Oracle Enterprise Resource Planning (ERP) Cloud e Oracle Human Capital Management (HCM) Cloud. Inoltre, Oracle ha migliorato l’esperienza utente complessiva per chi utilizza le Oracle Cloud Applications, così da aiutare i clienti a personalizzarla e ottenere ancora più produttività, visibilità e collaborazione. Oracle SCM Cloud Oracle SCM Cloud offre la visibilità end-to-end, le informazioni e le funzionalità che servono alle aziende per creare una supply chain intelligente. Oracle SCM Cloud Release 13 amplia la più completa suite SCM in cloud introducendo oltre 200 importanti funzionalità e sei nuovi prodotti dedicati a Sales and Operation Planning, Demand Management, Supply Planning, Collaboration, Quality Management e Manteinance. Queste innovazioni aiutano le aziende a trasformare i loro modelli operativi, per rispondere rapidamente alle nuove esigenze di business, passando dai tradizionali sistemi per gestire la supply chain a una soluzione che permette di gestirla in modo connesso, completo, agile e orientato al cliente. Oracle CX Cloud Suite Oracle CX Cloud Suite permette di adottare un approccio più intelligente alla gestione della customer experience e alle iniziative di business transformation, mettendo a disposizione una piattaforma di business affidabile che connette i dati dei clienti, le loro esperienze, i risultati. Oracle CX Cloud Suite Release 13 introduce innovazioni in Oracle Sales Cloud – quali ad esempio funzionalità mobile e di visualizzazione dati più evolute – e un insieme di nuovi strumenti che migliorano la produttività degli addetti alle vendite. Inoltre, Oracle ha ampliato Oracle CX Cloud Suite presentando Oracle Engagement Cloud: una nuova soluzione che connette vendite e servizi in modo da consentire alle aziende di migliorare la soddisfazione dei clienti e la loro fedeltà, creando anche maggiori opportunità di up-selling. Oracle ERP Cloud Oracle ERP Cloud è la piattaforma finance leader del mercato: la più completa, moderna e sicura, resa disponibile tramite Oracle Cloud. Oracle ERP Cloud aiuta le aziende ad accelerare l’innovazione e la trasformazione del business, ottenendo maggiore agilità, contenendo i costi e riducendo la complessità IT. Oracle ERP Cloud Release 13 poggia sul cloud pubblico più esteso e integrato disponibile sul mercato. Il dettaglio funzionale e l’ampiezza delle applicazioni per gli ambiti Financials, Procurement e Project Portfolio Management (PPM) favorisce la rapidità di innovazione, con funzionalità di livello più approfondito dedicate, ad esempio, al Dynamic Discounting e al Multi-Funding. A tutto questo si aggiunge la disponibilità di soluzioni verticali dedicate al settore dell’Education, ai servizi finanziari e al manifatturiero, inoltre, l’offerta è stata localizzata per nuovi paesi come l’India e il Brasile. Oggi aziende di ogni dimensione, settore e area geografica possono cogliere rapidamente e facilmente tutti i vantaggi della nuova versione. Oracle HCM Cloud Oracle HCM Cloud mette a disposizione tecnologie moderne dedicate alle risorse umane che permettono di collaborare, gestire in modo ottimale i talenti, ottenere informazioni complete e approfondite sulla propria forza lavoro, aumentare l’efficienza operativa e fare in modo che chiunque possa connettersi alle applicazioni facilmente e con qualsiasi strumento. Oracle HCM Cloud 13 dimostra quanto Oracle si impegni per il successo dei suoi clienti, perché l’80% delle innovazioni è stata introdotta sulla base delle esigenze espresse da loro. La Release 13 migliora questa soluzione completa dedicata a tutti i processi di gestione delle risorse umane, introducendo più ampie opportunità di personalizzazione della customer experience, del branding e un nuovo supporto Tier 1 per la localizzazione. Inoltre, sono state migliorate delle funzionalità utili alle esigenze di clienti che hanno una forza lavoro organizzata in strutture sindacali, quali il settore commerciale e quello sanitario, con modelli di lavoro flessibile. The post Oracle presenta la nuova generazione di applicazioni cloud appeared first on Data Manager Online.

Le 4 caratteristiche che identificano un Digital Leader

Uno studio SAP rivela quali sono le quattro caratteristiche fondamentali di un’azienda leader nella digital transformation Mentre l’84% delle aziende globali afferma che la trasformazione digitale è fondamentale per la propria sopravvivenza nei prossimi cinque anni, solo il 3% ha portato a compimento iniziative di trasformazione che coinvolgono l’intera organizzazione aziendale. Lo afferma un nuovo studio di SAP realizzato con Oxford Economics. I risultati evidenziano un potenziale rischio per le aziende che sono in ritardo nella digital transformation: quelle che hanno avviato importanti processi di trasformazione digitale hanno riportato quote di mercato significativamente maggiori (85% contro il 41%) e una maggiore redditività (80% contro il 53%). Le aziende identificate dallo studio come leader prevedono di ottenere circa il 23% in più di crescita dei ricavi nei prossimi due anni rispetto al resto delle organizzazioni prese in considerazione. La ricerca ha rivelato inoltre che la trasformazione digitale viene indicata come uno dei tre fattori più importanti per la crescita futura del fatturato, indipendentemente dal settori e dalla dimensione dell’azienda. SAP Digital Transformation Executive Study: 4 Ways Leaders Set Themselves Apart è lo studio più completo nel suo genere. Sulla base dei dati ricavati dalle interviste che hanno coinvolto oltre 3.000 executive di alto livello in 17 paesi e regioni, lo studio illustra le sfide, le opportunità, il valore e le tecnologie chiave che guidano la trasformazione digitale. I risultati identificano anche le 100 aziende più avanzate, denominate Digital Leader – ovvero le migliori a connettere persone, cose e business. Cosa caratterizza un Digital Leader I leader digitali hanno quattro tratti fondamentali: Interpretano la trasformazione digitale come una trasformazione del modello di business, non come un progetto tecnologico: il 96% dei Leader afferma che la trasformazione digitale è un obiettivo fondamentale del core business, rispetto al 61% di tutti gli altri. La trasformazione si estende a tutta l’azienda, anche alle modalità di interazione con clienti, fornitori e partner. Danno priorità al talento: il 71% dei Leader afferma che le iniziative di digital transformation rendono più facile attrarre e trattenere il talento, contro il 54% del totale campione. I Digital Leader investono anche di più per riqualificare il proprio personale rispetto alle altre aziende. Adottano una nuova infrastruttura digitale: il 72% dei Leader afferma che un’architettura IT bimodale – che include cioè un mix di infrastrutture front-end e back-end, in grado di operare a più velocità per soddisfare le diverse esigenze di business – è importante per la trasformazione digitale, rispetto al 30% per tutti gli altri. Investono in tecnologie innovative: il 50% dei Leader sta già lavorando con l’Intelligenza Artificiale e il Machine Learning, rispetto al 7% del campione. Inoltre sta investendo maggiormente in Big Data e Analytics (94% contro il 60%) e Internet of Things (76% contro il 52%). “La digital transformation non è più una scelta, è un fattore essenziale per generare reddito, profitti e crescita”, ha detto Vivek Bapat, senior vice president, Global Head of Marketing Strategy and Thought Leadership di SAP. “I responsabili aziendali devono non più solo comprendere che la posta in gioco è alta, ma mettere in pratica iniziative complete, end to end, che coinvolgano l’intera azienda. Questo richiede tecnologie altamente innovative, investimenti in competenze digitali e aggiornamento del personale. I prossimi due anni saranno un punto di flessione importante: emergeranno i vincitori della sfida digitale, mentre gli altri resteranno indietro”. The post Le 4 caratteristiche che identificano un Digital Leader appeared first on Data Manager Online.

Android Oreo slitta per colpa del Bluetooth

Il big update sarebbe dovuto arrivare a breve ma ritarderà per consentire agli sviluppatori di Google di risolvere alcuni bug audio Una delle più grandi qualità di Android 8 “Oreo” è che può gestire senza alcun problema i dispositivi con chip Bluetooth 5. Questo vuol dire connettere allo smartphone o al tablet più di un’uscita audio per passare dal suono delle cuffie a quello dello speaker domestico oppure dell’auto, semplicemente scegliendo la cassa preferita tra quelle disponibili e già collegate. Purtroppo, il big update del sistema operativo sta riscontrando più di un problema con il particolare supporto, tanto da richiedere un intervento di ottimizzazione da parte degli sviluppatori e un probabile ritardo nel rollout dell’aggiornamento a livello globale. Cosa succede In particolare, chi ha installato la beta finale di Oreo pare sia incappato nell’impossibilità di accoppiare il Bluetooth con quello dell’automobile e comunque in grossi problemi di compatibilità. Gli stessi che vivono gli utenti con certi tipi di auricolari e cuffie senza fili, necessari su smartphone, come il Pixel 2, sprovvisti del jack audio classico. Per il momento non c’è granché da fare se non segnalare le difficoltà a Google, che ha aperto una sezione all’interno del forum di aiuto dei Nexus (i primi con i Pixel a ricevere Android 8). Bisognerà dunque pazientare ancora per la finalizzazione dell’OS da parte della compagnia e le successive personalizzazioni degli OEM. Queste, come sappiamo, prendono sempre un bel po’ di tempo. Plausibile quindi che a bordo dei top di gamma (LG, Samsung, Huawei, OnePlus) Oreo non arriverà prima della fine dell’anno. The post Android Oreo slitta per colpa del Bluetooth appeared first on Data Manager Online.

Trend Micro supporta VMware Cloud on AWS

La soluzione Trend Micro Deep Security consente di avere un unico prodotto di sicurezza ottimizzato per il cloud ibrido Trend Micro annuncia che Trend Micro Deep Security è disponibile per i clienti VMware Cloud on AWS. VMware Cloud on AWS porta il Software-Defined Data Center (SDDC) di VMware nel cloud AWS consentendo ai clienti di eseguire applicazioni in ambienti di cloud privato e pubblico. Trend Micro Deep Security rende possibile una sicurezza e una visibilità continua per tutti i carichi di lavoro all’interno del Software-Defined Data Center (SDDC), sia on-premise che nel nuovo VMware Cloud on AWS. Le organizzazioni che intraprendono progetti di cloud transformation devono affrontare una serie di sfide operative e normative. Trend Micro abilita il consolidamento degli strumenti di sicurezza e una compliance continua, attraverso un singolo prodotto di sicurezza che assicura la protezione dei carichi di lavoro nel cloud, inclusi gli ambienti fisici, virtuali, cloud e i container. Sfruttando tecniche multiple di sicurezza e una profonda integrazione con VMware e AWS, i carichi di lavoro possono essere automaticamente messi in sicurezza. Questo include la scansione delle vulnerabilità e l’applicazione di policy per contrastare attacchi come WannaCry ed Erebus, ad esempio. Attraverso un approccio che mette in sicurezza tutti gli ambienti in maniera consistente, i costi operativi possono essere ridotti e allo stesso tempo si può beneficiare dei vantaggi economici del cloud. “Trend Micro ha una lunga storia di innovazione insieme a VMware e AWS e questo ci rende perfetti per proteggere i data center e i carichi di lavoro delle aziende” Ha affermato Steve Quane, executive vice president of network defense and hybrid cloud security for Trend Micro. “Cerchiamo di offrire sempre una protezione esemplare per gli ambienti virtualizzati e cloud, ormai indispensabili per i clienti. Proteggiamo milioni di macchine virtuali e abbiamo messo in sicurezza oltre 2,5 miliardi di ore di lavoro nel cloud, per questo possiamo affermare di avere un’esperienza e una capacità senza pari nell’aiutare i nostri clienti nel momento in cui approfittano della nuova offerta VMware Cloud on AWS”. “Soluzioni come Trend Micro Deep Security permettono ai responsabili IT di ridurre i costi, aumentare l’efficienza e creare una consistenza operativa negli ambienti cloud. Siamo molto contenti di poter lavorare con partner come Trend Micro, per migliorare le capacità native di VMware Cloud on AWS e dare ai nostri clienti la possibilità di scegliere delle soluzioni che portano ancora più valore al business”. Ha affermato Mark Lohmeyer, vice president, products, Cloud Platforms Business Unit, VMware. The post Trend Micro supporta VMware Cloud on AWS appeared first on Data Manager Online.

Tumore al pancreas, arriva la diagnosi con un selfie

L’app è in grado di capire da un autoscatto se si è a rischio di sviluppare il tumore A diagnosticare il rischio di tumore al pancreas ci pensa lo smartphone: la University of Washington ha infatti messo a punto un’app in grado di analizzare tramite “selfie” il soggetto per monitorare le probabilità di sviluppo del cancro. L’occhio è il primo campanello d’allarme Il sistema valuta la colorazione della parte bianca dell’occhio, poiché l’ittero, che conferisce una colorazione giallastra anche degli occhi, è uno dei primi sintomi del tumore del pancreas. Presentato a Ubicomp 2017, un congresso dedicato alla computazione ubiqua, il software sarebbe infatti in grado di rilevare l’aumento dei livelli di bilirubina nella sclera, la parte bianca dell’occhio. Si tratta di una sostanza prodotta a seguito del metabolismo dell’emoglobina e dei globuli rossi, la cui presenza elevata nel sangue determina l’ittero. Verso nuovi programmi di screening L’idea dei ricercatori è quella di usare l’app per evidenziare segni dell’ittero quando i livelli di bilirubina leggermente sopra le media, prima che siano visibili a occhio nudo. Questo consentirebbe di attuare nuovi programmi di screening per i soggetti a rischio: “La speranza è che se le persone eseguono questo semplice test una volta al mese si potrebbe rilevare la malattia abbastanza presto per poterle sottoporre a un trattamento che potrebbe salvar loro la vita”, spiega Alex Mariakakis, l’autore principale della ricerca. Lo studio clinico iniziale si è basato sull’analisi di 70 persone in cui si sono correttamente identificate nel 90% dei casi situazioni a rischio. The post Tumore al pancreas, arriva la diagnosi con un selfie appeared first on Data Manager Online.

Forcepoint rinforza la leadership europea

Kevin Isaac entra nel team come vice presidente delle vendite per l’Europa, il Medio Oriente e l’Africa Il leader globale di cybersecurity Forcepoint, ha annunciato di voler rafforzare ulteriormente le operazioni globali per soddisfare le crescenti richieste di soluzioni per la sicurezza che pongono l’individuo al centro dei processi azienda, nominando Kevin Isaac come vice presidente delle vendite. Isaac e’ basato nell’ufficio britannico di Reading e riporta a Sean Foster, chief revenue officer. Isaac condurrà la strategia di crescita per le attività aziendali in tutta l’EMEA e avra’ il compito di affiancare i clienti nello sviluppo delle proprie strategie di security, con il supporto dell’intero portafoglio di tecnologia Forcepoint, inclusa la nuova soluzione CASB, la prevenzione dalle perdite di dati, la protezione dalle minacce insider, la sicurezza web, la sicurezza della posta elettronica e i next generation firewall. La nomina nasce dall’impegno dell’azienda di fornire soluzioni di sicurezza insightful che aiutano i clienti a comprendere i tempi e le modalita’ di interazione delle persone all’interno dell’organizzazione con i flussi di dati aziendali critici e di proprietà intellettuale – ovunque possano risiedere. Questo approccio innovativo, che vede l’individuo al centro dei processi, aiuta le imprese e gli enti a concentrare le risorse sulle attività che presentano il maggior rischio per i propri obiettivi di business o per la propria missione. “Nel nuovo mondo digitale e mobile in cui non esiste più un perimetro, la rilevazione e la protezione dei dati con prodotti che che si concentrano solo su un aspetto specifico non è piu’ sufficiente. Il mercato si sta muovendo verso soluzioni informatiche che adattano la protezione in base al contesto del comportamento degli utenti e servono di leader in grado di vedere chiaramente e di presentare i vantaggi di tale approccio,  per aiutare i clienti e i partner ad implementare questo cambiamento di paradigma “, ha affermato Foster. “Kevin e il suo team contribuiranno a coordinare l’impegno di fornire ai clienti sistemi sempre piu’ evoluti, in grado di semplificare l’attività e promuovere la produttività, bloccando ogni attivita’ malevola di cyber informatica”. The post Forcepoint rinforza la leadership europea appeared first on Data Manager Online.