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Strategia Multicloud: preferita dal 98% delle aziende

Adottare una strategia multicloud vuol dire garantirsi l’agilità del business o l’accesso alle tecnologie più avanzate e avere più controllo sui costi. I vantaggi del cloud sono ormai riconosciuti da tutti, ma quella che uno studio condotto dalla società di ricerca 451 Research – che fa parte di S&P (Standard&Poor) Global Market Intelligence – per conto di Oracle Cloud Infrastructure racconta, è una nuova realtà: il multicloud. Con un campione di 1.500 persone intervistate che operano presso grandi aziende (superiori a 1000 dipendenti negli USA, a 500 nelle altre aree geografiche), lo studio ha indagato l’utilizzo del cloud rilevando che quasi ogni percorso di adozione cloud sta ora diventando una strategia “multicloud”. Più flessibilità e scalabilità con la strategia multicloud Negli ultimi anni, il cloud è diventato quasi sinonimo di IT in quanto le aziende cercano maggiore controllo e flessibilità nella tecnologia che utilizzano per gestire le proprie attività. Sebbene queste tendenze siano già in atto da tempo, oltre il 90% degli intervistati concorda sul fatto che anche la pandemia abbia aumentato l’interesse e spinto a investire di più nelle tecnologie cloud. Quando le aziende si sono trovate ad affrontare nuove sfide – come l’aumento dell’attività in remote/smart working e la collaborazione con nuovi partner commerciali e fornitori – hanno adottato una strategia multicloud per ottenere la flessibilità e la scalabilità necessarie per gestire la nuova realtà. “L’approccio ‘one stop shop’ non vale più, quando si parla di cloud. Al contrario, il multicloud è ormai una realtà negli ambienti tecnologici di fascia enterprise, perchè le grandi aziende cercano il mix corretto di soluzioni e funzionalità necessarie per operare in modo efficiente”, ha affermato Melanie Posey, research director, Cloud & Managed Services Transformation di 451 Research. “Il multicloud è quindi destinato a rimanere e le imprese scelgono questo modello per i vantaggi che offre per far fronte a una serie di necessità aziendali e operative diverse, come garantirsi l’agilità del business o l’accesso alle tecnologie più avanzate “. I principali risultati dello studio Quasi tutti i “cloud journey” sono multicloud Il 98% delle grandi aziende utilizza già o pianifica di utilizzare almeno due fornitori di infrastrutture cloud (IaaS), e il 31% ne utilizza 4 o anche di più. Il 96% utilizza già o pianifica di utilizzare almeno due fornitori di applicazioni cloud (SaaS, Software-as-a-Service) e il 45% dichiara di utilizzare applicazioni cloud di cinque o più fornitori. Questa strategia multicloud permette ai dipartimenti IT di soddisfare le esigenze tecnologiche specifiche di diversi comparti aziendali. Sovranità dei dati e ottimizzazione dei costi sono alla base dell’adozione di una strategia multicloud I due principali fattori trainanti per le strategie multicloud delle aziende sono la sovranità dei dati (41%) e l’ottimizzazione dei costi (40%). Altri elementi chiave sono: business agility e innovazione (30%), richiesta di servizi cloud e applicazioni avanzate (25%) ma anche preoccupazioni legate al rischio di “lock-in” con un singolo fornitore cloud (25%). La strategia multicloud fornisce alle aziende maggior controllo su dove e come vengono archiviati e utilizzati i loro dati, con al contempo la possibilità di controllare i costi delle attività cloud, perchè possono scegliere i servizi da utilizzare con i diversi fornitori. Le grandi aziende pianificano proattivamente strategie multicloud per il futuro La ridondanza dei dati (54%) è l’ambito di utilizzo che crescerà maggiormente, seguito dalla mobilità dei dati (49%) e dall’ottimizzazione dei costi nei cloud pubblici (42%). I dipartimenti IT prevedono inoltre di utilizzare strategie multicloud per ridurre i rischi per l’ambiente IT (40%) e per l’espansione a livello geografico o la fornitura di servizi su scala modiale (38%). I dipartimenti IT che pianificano strategie multicloud dimostrano di considerare il multicloud come un modo per prepararsi in anticipo sulle esigenze tecnologiche future, anziché come tattica per reagire alle crisi. Fonte:Bitmat

Social media e dopamina: lo scrolling infinito

Passport-Photo.Online ha intervistato 1.029 persone per scoprire in che modo i social media li influenzano, se i benefici superano gli aspetti negativi, e molto altro. Immagina se potessimo portare una persona dagli anni ’50 a fare un giro in metropolitana. La sua reazione sarebbe nientemeno che spaventata. Orde di gente che non stacca gli occhi da quelle che sembrano piccolissime tv, con volti annoiati o qualche sorriso qua e là. In meglio o in peggio, i social media hanno cambiato la nostra vita. Siamo passati dalla posta ordinaria alla possibilità di parlare con chiunque, ovunque, e in qualsiasi momento. Ma, benefici superano gli aspetti negativi? Per scoprirlo, Passport-Photo.Online ha intervistato più di 1.000 persone per capire come sono influenzati dai social network, se il loro utilizzo abbia abbassato la soglia dell’attenzione, se li rende invidiosi delle vite altrui e molto altro. Risultati chiave Il 31% degli intervistati rinuncerebbe ai social media solo per un anno se ricevesse tra i 5.001€ e +10.000€ circa. Il 54% dei lavoratori lavora presso l’azienda scoperta mentre controllava LinkedIn a lavoro. Per l’84% degli utenti, i social creano dipendenza. Il 70% delle persone crede che i social network abbiano ridotto la loro soglia di attenzione. Il 78% crede che i social network li abbiamo resi invidiosi delle vite altrui. Il 94% dei lavoratori crede che usare i social a lavoro li aiuti a ricaricarsi, li faccia sentire più produttivi. L’83% dei lavoratori trova che i social siano utili per creare reti e scoprire nuove opportunità lavorative. Il 37% dei lavoratori ha passato più ore sui social da quando lavora in smart working. I social media nel 2022 Per cominciare, gli esperti di Passport-Photo.com volevano capire cosa pensassero le persone dei social network. Quali sono stati i risultati? Nonostante ci siano tanti benefici, alcuni di noi hanno cominciato a chiedersi cosa comporta il loro utilizzo. Questo è nato soprattutto dopo che Netflix ha lanciato “The Social Dilemma”, un documentario che cerca di indagare quelli che sono i problemi nascosti del consumo dei media, suscitando un certo malessere generale. Quindi, ecco qual è l’atteggiamento generale nei confronti dei social: Positivo: 49% Molto positivo: 31% Indifferente: 15% Negativo: 3% Molto negativo: 2% Da come si nota, la maggior parte degli utenti (80%) ha ancora un atteggiamento positivo nei confronti dei social media. È stato poi chiesto loro quali fossero i siti o le app che più utilizzano. Ecco una lista dei 7 social media più usati: Instagram: 70% WhatsApp: 67% YouTube: 66% Facebook: 65% Twitter: 52% Snapchat: 33% TikTok: 31% Quindi, Instagram si aggiudica la prima posizione tra i social network più utilizzati, essendo usato dal 70% degli intervistati. Seguito da WhatsApp (67%) e YouTube (66%). In seguito, è stato chiesto il punto di vista degli intervistati a proposito dell’uso che ne fanno, che è in media di 2 ore e 3 minuti, secondo Statista. Trascorrono troppo, troppo poco o il giusto tempo sui social? Il giusto: 39% Troppo: 34% Troppo poco: 27% Social media: solo pro? A questo punto dello studio si volevano scoprire i benefici dei social media. Sebbene spesso siano visti come il luogo in cui avviene una competizione spietata per ottenere il numero maggiore di like o mostrare il proprio stile di vita, i social hanno portato anche qualcosa di buono. Quindi, è stato chiesto agli intervistati, “A cosa ti aiutano maggiormente i social media?” Ecco i risultati: Stare più in contatto con famiglia e amici: 40% Diffondere notizie su eventi importanti: 39% Avere modo di mandare messaggi a più persone per volta: 37% Costruire relazioni: 36% Informarsi e imparare: 34% Trovare uno spazio dove dar sfogo alla propria libertà di espressione e creatività: 30% In più, è stato chiesto agli intervistati se i social network li avessero mai aiutati a risollevare il morale, il 68% ha risposto positivamente. Questo ha senso soprattutto se si pensa che stiamo vivendo un periodo difficile, caratterizzato dall’inflazione alta e da quello che ne consegue, dalla guerra in Ucraina, o da tutto quello che ha a che fare con il COVID-19. “Il brutto e il cattivo” dei social media Dopo aver esplorato “il buono”, è tempo di esaminare “il brutto e il cattivo” dei social media. Per cominciare, si voleva capire se le persone trovassero i social strumenti che creano dipendenza. Per l’84% la risposta è stata affermativa. Questo forse perché i social media sono noti perché attraverso dei trucchetti riescono a mettere in moto degli effetti psicologici a loro favore, facendo sì che gli utenti restino online il maggior tempo possibile, secondo Natasha Schüll, la scrittrice di Addiction by Design. Ma non finisce qui. Un altro 70% degli intervistati crede che i social media abbiano ridotto la loro soglia di attenzione. Anche studi esterni lo hanno dimostrato. Microsoft ha scoperto che dal 2000, la soglia di attenzione dell’utente medio è passata da 12 a 8 secondi. Questo significa che ora abbiamo una soglia di attenzione più bassa di quella di un pesciolino rosso, che può concentrarsi su un oggetto o su un compito per nove secondi. Per continuare, è stato chiesto agli intervistati, “Sei d’accordo o no con la seguente affermazione: i social media mi rendono invidioso delle vite altrui” Ecco i risultati: D’accordo: 50% Indifferente: 20% Estremamente d’accordo: 18% In disaccordo: 8% Estremamente in disaccordo: 4% Alla fine è stato chiesto agli intervistati quanti soldi sarebbero disposti ad accettare per rinunciare ai social media per SOLO un anno. A seguire i risultati: 501€ – 1.000€: 22% 001€ – 10.000€: 18% 001€ – 3.000€: 17% 001€ – 5.000€: 16% 0 – 500€: 14% 001€ o più: 13% Se la maggior parte ha votato per “501€ – 1.000€”, il 31% rinuncerebbe per un anno se ricevesse tra i 5.001€ o +10.000€. Questi risultati dimostrano quanto i social media possano creare dipendenza. I social media uccidono la produttività al lavoro? Fin qui tutto bene. Ora che abbiamo scoperto il buono, il brutto e il cattivo dei social media, ci concentriamo su come influenzano l’ambito lavorativo (affari e lavoratori).

È il 2023 l’anno dell’Intelligenza Artificiale: siamo pronti?

In questo articolo di Cristina Calzecchi Onesti riflette sulla diffusione dell’Intelligenza Artificiale e quanto questa, nel 2023, continuerà a progredire. Non c’è dubbio che nel 2023 l’Intelligenza Artificiale (IA) entrerà maggiormente nelle nostre vite e nei cicli produttivi delle aziende, le quali già in larga parte ricorrono a questa tecnologia innovativa per ottimizzare i processi e ridurre i costi. Stesso discorso vale per l’utente, mediamente ancora scarsamente “alfabetizzato” nel nostro Paese, mentre in Cina i bambini ci giocano fin dall’asilo. Più trasparenza e spiegazioni chiare sono necessarie a creare fiducia, un uso più consapevole e costruire connessioni. Per questo anche le nostre Istituzioni desiderano avere un maggiore controllo sulla nuova tecnologia. L’IA sta conquistando i mercati di tutto il mondo, ma solo l’Unione Europea ha sentito per prima la necessità di creare un codice etico. Nel 2023 l’esame delle mitigazioni dei rischi contenuti anche in questa innovazione, così come in tutte le altre della storia scientifica, continueranno e presto sarà possibile avere i primi regolamenti. Alcuni esempi di rischi? Il riconoscimento facciale utilizzato per il controllo della popolazione o anche solo per multare un guidatore che passa con il semaforo rosso, come avviene già in Cina, da noi si scontra palesemente con il diritto alla privacy. Anche una IA preposta al controllo qualità, ad esempio del cibo, se tarata con malizia, potrebbe immettere sul mercato prodotti non perfettamente in linea con gli standard autorizzati e facilmente riconoscibili a occhio nudo. Utilizziamo l’IA senza accorgercene Resta il fatto che il processo di innovazione è in atto e spesso noi già ci rapportiamo con l’intelligenza artificiale senza necessariamente esserne pienamente coscienti. Un esempio efficace è il feed delle piattaforme dei social media, come Instagram o Facebook, sovraccaricato da immagini create dall’Intelligenza Artificiale. Oggi è possibile caricare molte foto di sé stessi con le quali l’IA può creare avatar del proprio viso. Questa funzionalità ha attirato anche persone che non avevano mai sentito parlare di Intelligenza Artificiale, a dimostrazione di come l’IA stia diventando mainstream e sia utilizzata più massivamente dal pubblico, come ci ha spiegato Petra Bárány, esperta di social media per la start up Asc27 specializzata in IA. “Secondo le previsioni”, prosegue Petra Barany, “nel 2023 sempre più aziende utilizzeranno i chatbot basati sull’AI, non solo per chiedere aiuto o informazioni sui prodotti, ma anche per la gestione dei reclami dei clienti. I 5 milioni di utenti che immediatamente si sono iscritti alla chatbot di OpenAI (ChatGpt), che risponde a tutte le domande ed è in grado di elaborare testi con un linguaggio estremamente plausibile e in tempo reale, ne è ulteriore esempio, così come il successo della piattaforma Dell-2, che suggerisce realizzazione grafiche per qualsiasi tema si inserisca nella stringa della search. Non perché, ma come usare l’IA Il punto, dunque, è che il progresso non si può e non si deve arrestare e che l’Intelligenza Artificiale, è già a nostra disposizione. Ma noi siamo pronti a questa rivoluzione culturale? Siamo consapevoli di tutte le sue peculiarità, positive e negative? Siamo disposti a rinunciare all’empatia dei rapporti umani nel presentare una richiesta di mutuo o un reclamo? Sappiamo quanti software, in cambio di servizi sempre più avanzati, acquisiscono nostri dati attraverso i quali veniamo schedulati e profilati per gli scopi più vari? Il metaverso colmerà le distanze fisiche L’Intelligenza Artificiale ci porta, poi, al metaverso, ancora non nella fase mainstream, ma in viaggio verso di noi. Durante le restrizioni dovute al COVID-19 le persone hanno sperimentato quanto non fosse necessario essere fisicamente presenti a una riunione per essere produttive, sebbene la maggior parte delle aziende e delle università abbiano notato anche effetti collaterali negativi del lavoro da remoto per l’assenza di interazione tra le persone. Siamo creature sociali e abbiamo bisogno di interagire gli uni con gli altri per creare legami. Il legame si è rivelato molto importante, tant’è che secondo molti studi, lavorare è più piacevole e produttivo se si va d’accordo con i colleghi. Tuttavia, a causa della globalizzazione, le aziende spesso hanno dipendenti distanti tra loro ed è costoso organizzare le trasferte di lavoro. Ecco allora che arriva il metaverso come soluzione, perché le parti possano sperimentare la vicinanza di altri esseri umani anche quando fisicamente distanti. Nel metaverso del 2023 saranno presenti umani digitali interamente costruiti dalla tecnologia AI, in grado di interagire come normali esseri umani.  Anche per quanto riguarda la formazione i dipendenti non avranno più bisogno di viaggiare, ma potranno completarla comodamente da casa. di Cristina Calzecchi Onesti, Ufficio Stampa Asc27 Fonte:bitmat

Le previsioni sulla sicurezza informatica per il 2023

Deepfake sempre più usati negli attacchi, verso la quinta generazione di ransomware e attacchi trasferibili tra dispositivi smart: le nuove minacce per il 2023 Nel 2022 il ransomware ha continuato a regnare sovrano ed è diventato una delle minacce più comuni e pericolose per le organizzazioni sanitarie e le supply chain del software.  La guerra all’Ucraina ha alimentato la preoccupazione per le minacce zero-day che hanno colpito le organizzazioni di tutto il mondo, la cyber gang Conti, con legami con la Russia, è  riuscita a interrompere le operazioni finanziarie in tutta la Costa Rica e il gruppo di hacker Lapsus $ continua a confermarsi un formidabile attore di minacce. In un simile scenario, qual è il futuro per la sicurezza informatica nel 2023? Greg Day, VP & EMEA Field CISO di Cybereason ha stilato le previsioni sulla sicurezza informatica per il 2023.  I deepfake svolgeranno un ruolo più importante negli attacchi misti. Negli ultimi anni, abbiamo visto aumentare il successo di attacchi misti che combinano, per esempio, tattiche di ingegneria sociale con collegamenti malevoli. Con gli utenti che diventano più consapevoli dell’ingegneria sociale, possiamo aspettarci che gli attaccanti più sofisticati si rivolgano sempre più ai deepfake per indurre gli utenti a fare clic su collegamenti malevoli, scaricare file infetti e simili. Non passerà molto tempo prima che i deepfake diventino un altro elemento comune e centrale degli attacchi misti utilizzati nella kill chain del crimine informatico. Emerge la quinta generazione di ransomware. Un recente report di Cybereason ha rilevato che il 73% delle organizzazioni ha subito almeno un attacco ransomware nel 2022, rispetto a solo il 55% nel 2021. Mentre si va verso la saturazione del ransomware, gli avversari esploreranno nuovi metodi per ottenere denaro dalle stesse vittime. Quella che vedremo sarà la quinta generazione del ransomware. Gli attacchi informatici saranno trasferibili tra dispositivi intelligenti. Il tipico attacco informatico si sposta dall’hacker al dispositivo, ma il 2023 potrebbe vedere il primo attacco informatico che si sposta passando tra dispositivi intelligenti. Con il ritmo accelerato dell’innovazione, un attacco a una smart car potrebbe passare sul veicolo accanto a te. Il ransomware colpirà i controlli di accesso del cloud storage. Il cloud storage può offrire alle organizzazioni un vantaggio significativo in termini di protezione dei dati, insieme a opzioni di ripristino più flessibili. Ma man mano che il ransomware si sposta dall’endpoint agli spazi in cloud, crea nuovi rischi per le organizzazioni, in particolare per quelle realtà che hanno accelerato l’adozione del cloud durante la pandemia e hanno perso di vista dove risiedono i dati sensibili e chi vi ha accesso. Ciò crea una gestione delle credenziali più debole, lasciando spazio all’infiltrazione del ransomware. Aumenta il rischio di un attacco significativo alle infrastrutture critiche nazionali. Cresce il potenziale per un attacco informatico sostanziale, molto probabilmente in un’area come lo spazio energetico. Questo rischio è più presente in EMEA, ma è certamente in cima ai pensieri degli esperti di sicurezza informatica e difesa nazionale a livello globale. Il burnout avrà un impatto sulla resilienza informatica. In un settore che sta ancora affrontando una massiccia carenza di competenze, non dovremmo sorprenderci se il burnout influirà sulla capacità dei team di sicurezza di mantenere la copertura ventiquattr’ore su ventiquattro, necessaria per rispondere a una crisi in modo tempestivo. I responsabili della sicurezza dovranno sviluppare nuove strategie per le minacce alla supply chain. Le valutazioni standard di due diligence e sicurezza che i CSO hanno eseguito sulle terze parti non sono più adeguate . Regolamenti come la direttiva NIS 2.0 dell’UE e i fornitori di assicurazioni informatiche stanno costringendo le aziende a condurre valutazioni più frequenti e dinamiche del rischio della loro catena di approvvigionamento e a controllare meglio l’accesso che terze parti hanno alle loro reti. Aumento degli attacchi alle credenziali cloud, a meno che… Molte nuove applicazioni SaaS non si integrano con le soluzioni Single Sign-On (SSO) esistenti nelle organizzazioni. Di conseguenza, gli avversari si concentreranno sempre più sulla ricerca di questi punti di accesso più deboli (nuove applicazioni SaaS) per ottenere l’accesso ai dati aziendali e personali, a meno che i dipartimenti IT e di sicurezza non riescano a riportare l’Identity and Access Management (IAM) sotto controllo. Fonte:bitmat

La Data Collaboration è uno strumento prezioso per le aziende. Ecco perchè

Le imprese sono pronte a investire in tecnologie che semplificano l’uso della data collaboration, per migliorare il profitto e contribuire a risolvere le più grandi sfide dell’umanità. Lenovoha presentato i risultati del report “Data for Humanity“, che mostra quanto sia fondamentale un approccio collaborativo ai dati per migliorare la stabilità e la sicurezza a livello globale.Questo gruppo di aziende, denominate Data Leader, registrano già benefici a livello finanziario da questo approccio, oltre tre quarti (78%) hanno evidenziato un incremento del fatturato negli ultimi 12 mesi, rispetto alla metà (50%) di quelle aziende che non hanno pieno controllo dei propri dati.Il report prevede che le aziende nei prossimi 12 mesi investiranno una media di 3 milioni di dollari in tecnologie e iniziative di data collaboration con l’aspettativa di aumentare i propri ricavi del 50%. Ma nonostante il profitto sia indubbiamente importante di questi tempi, emerge quanto sia altrettanto importante per i leader aziendali l’interesse sociale nell’uso collaborativo dei dati. L’utilizzo innovativo dei dati per il benessere della società Dallo studio risulta chiaro che i dati sono da considerare come una soluzione per aiutare le aziende ad affrontare le sfide del pianeta migliorando al contempo la stabilità finanziaria, con un quarto (26%) degli intervistati che dichiara di voler fare di più con i propri dati per il beneficio dell’umanità. I risultati indicano che la crisi energetica è considerato il principale pericolo da affrontare nei prossimi tre anni, con quasi tre quarti degli executive (71%) che dichiarano di aspettarsi un impatto da moderato a grave sul business. Tra le situazioni di rischio seguono il riscaldamento globale (59%), la scarsa assistenza sanitaria (53%) e la disparità di reddito (52%). Tuttavia, solo i due quinti (40%) degli intervistati hanno dichiarato che la loro azienda sta adottando misure nei prossimi tre anni per affrontare la crisi energetica, ancora meno per il riscaldamento globale (33%), la sanità (22%) e la parità di reddito (18%). La Data Collaboration come vantaggio per l’innovazione Con il miglioramento progressivo dei dataset e delle capacità di analisi, i senior executive ritengono che un approccio alla data collaboration sarà fondamentale per migliorare la stabilità globale e la sicurezza. Sebbene oltre un quinto (23%) non sappia come utilizzare i dati in un modo che abbiano un impatto sul pianeta, molti ritengono che la collaborazione possa portare vantaggi all’umanità, all’innovazione e al business. Le aziende stanno già adottando con partner e organizzazioni esterne iniziative di data collaboration per aiutare a migliorare l’istruzione (46%) e il commercio (46%), rafforzare le democrazie e i diritti umani (44%), sostenere iniziative ambientali (43%) e favorire l’innovazione (43%). Coloro che non hanno partecipato alle data partnership e agli ecosistemi citano i costi come ostacolo maggiore, seguito dalle preoccupazioni relative alla sicurezza, al rischio, e alla conformità . I Data Leader La ricerca di Lenovo identifica un gruppo elitario chiamato Data Leader e Data Follower. Nei prossimi tre anni, è più probabile che i Data Leader rispetto ai Data Follower agiscano contro la crisi energetica , la scarsa assistenza sanitaria , scarsa istruzione  e il riscaldamento globale. I Data Leader hanno una maggiore percezione sull’importanza dei dati per risolvere queste sfide e l’efficacia dell’utilizzo dei dati nello sviluppo di iniziative ambientali, sociali e di governance. Al contrario, solo una minoranza (41%) dei Data Follower afferma di essere attivo in quest’ambito. I Data Leader sono maggiormente portati a utilizzare i propri dati per un mix di iniziative commerciali e sociali, piuttosto che  per scopo di lucro. Ciò suggerisce che man mano che le organizzazioni diventano più avanzate nell’utilizzo dei propri dati, è più probabile che li utilizzino per il bene comune. Fonte:Bitmat

Verso il 2023 e oltre! Da Mirakl 5 tendenze per eCommerce e retail

Mirakl presenta le previsioni che impatteranno i settori eCommerce e retail nel 2023, un anno che vedrà maggiore flessibilità, ampliamento dell’offerta e nuovi modi di monetizzare. I retailer moderni hanno mai affrontato più caos e imprevedibilità di quanto non succeda attualmente? All’inizio del 2022, le aziende attendevano con impazienza un anno di stabilità, un ritorno alla normalità dopo due anni di pandemia. Mentre il 2022 volge al termine e ci si rivolge al 2023, quelle stesse aziende si trovano su un terreno instabile, caratterizzato da riduzione del potere d’acquisto dei consumatori, instabilità globale, blocchi continui alla supply chain, e forse anche una recessione. Il panorama economico, il mondo retail ed eCommerce sono molto diversi rispetto a 12 mesi fa. In uno scenario in cui queste condizioni continuano a evolversi, i retailer cercano modi nuovi ed efficaci per servire i propri clienti. Mirakl, avanzata piattaforma SaaS di marketplace enterprise, analizza le cinque previsioni per l’eCommerce e il retail che impatteranno il settore nel 2023 (e oltre): Priorità e flessibilità, agilità e resilienza per i retailer. Uno degli aspetti che ha segnato il retail nel 2022 è stata la lotta ai superstore per gestire l’inventario invenduto. Poiché gli indicatori economici continuano ad evolvere, i retailer troveranno ancora più difficile prevedere i comportamenti di spesa anche dei loro clienti più affidabili. Dovremmo aspettarci di vedere i retailer concentrarsi sulla flessibilità, con l’obiettivo di rispondere alla domanda dei consumatori ed evadere rapidamente gli ordini senza assumersi le spese e il rischio di un magazzino pieno di merci potenzialmente non gradite. Nell’eCommerce, i retailer che hanno già fatto leva su modelli di piattaforma come drop ship e marketplace enterprise potranno raggiungere la flessibilità necessaria più facilmente per avere successo. Questi strumenti consentono ai rivenditori di condividere la responsabilità e la logistica del trasporto di una gamma prodotti più amplia, invitando i venditori di terze parti a evadere gli ordini senza dover mantenere un inventario fisico. I retailer con un approccio drop ship o marketplace consolidati saranno più resilienti agli improvvisi picchi di domanda che si verificheranno nel 2023, poiché potranno fare affidamento sugli articoli dei seller partner quando i loro prodotti di proprietà saranno esauriti. Gli acquirenti riducono le spese, ma non smettono di spendere. Non è una novità. Per i baby boomer e i millennial, l’incombente recessione rappresenta la terza o quarta grande crisi economica della loro vita (basti pensare alla Grande Recessione e la bolla delle dot-com). In questo scenario, non ci si aspetta che i consumatori accumulino i loro soldi e smettano di spendere del tutto. Invece, nel 2023, i consumatori sposteranno la loro spesa verso il basso. Che si tratti di TJ Maxx invece di Talbot, New Balance invece di Nike, o preferire prodotti usati rispetto ai nuovi, i consumatori cercheranno sempre opportunità per continuare a fare acquisti pur mantenendo un budget più conservativo. Per i retailer, l’obiettivo è prepararsi a questi cambiamenti dei consumatori, assicurando che i clienti fedeli abbiano opzioni più convenienti senza dover acquistare altrove. I brand famosi si estenderanno in aree inaspettate. Per i marchi è più facile ottenere più acquisti dai clienti esistenti piuttosto che ottenere nuovi clienti. Anche se i consumatori di tutto il mondo cercano di limitare le spese, i retailer cercheranno di attrarre i clienti migliori per aumentarne la spesa. Dal prossimo anno i brand inizieranno a pensare oltre al prodotto per offrire esperienze ai propri clienti. Dopo aver trascorso quasi due anni al chiuso, i consumatori si stanno concentrando sull’ottenere il massimo dalle loro relazioni e dal mondo che li circonda. Dovremmo aspettarci che questa attenzione alle esperienze, dai concerti agli eventi sportivi, dalle vacanze ai corsi di cucina, continui negli anni a venire. Nel 2023, i retailer dovranno prepararsi a questo cambiamento trovando nuovi modi per interagire con “l’experience economy”. Retail media: una nuova frontiera per i brand. L’arrivo dei retail media nel 2022, ha portato a nuove strategie di business da parte di brand e advertiser. Alcuni dei retailer più famosi al mondo hanno subito riconosciuto il potenziale di una nuova fonte di entrate, mentre gli inserzionisti hanno visto l’opportunità di raggiungere un pubblico di grande valore che viene “pre-targetizzato”, avendo già trascorso del tempo a navigare sul sito di un retailer. Se nel 2022 i marchi hanno iniziato a interessarsi al retail media, il 2023 sarà l’anno della sua ascesa. In una situazione di calo delle possibilità economiche dei consumatori, nessun brand rinuncerà all’opportunità di monetizzare facilmente i propri canali online. L’imprevedibilità continuerà a regnare. È un cliché, ma nel 2023 sarà indiscutibile: i retailer devono aspettarsi l’imprevedibile. I conflitti globali non mostrano segni di cedimento e l’economia continuerà a oscillare violentemente. In questo contesto, prima i rivenditori saranno in grado di accettare questo stato di imprevedibilità, meglio staranno nei mesi e negli anni a venire. Fonte:Bitmat

Giosef Perricci membro de Rotary Club International

È un grande piacere comunicarvi che il nostro C.E.O. il Dott. Giosef Perricci è diventato un membro de Rotary Club International. Il Rotary è una rete globale di 1,4 milioni di uomini e donne intraprendenti, amici, conoscenti, professionisti e imprenditori che credono in un mondo dove tutti i popoli, insieme, promuovono cambiamenti positivi e duraturi nelle comunità vicine, in quelle lontane, in ognuno di noi. La risoluzione di problemi reali richiede vero impegno e visione. Da oltre 110 anni, i soci del Rotary sono pronti ad agire facendo leva sulla loro passione, energia e intelligenza per realizzare progetti sostenibili. Dall’alfabetizzazione all’edificazione della pace, dall’acqua alla salute, siamo continuamente impegnati, fino alla fine, a migliorare il mondo in cui viviamo. I soci del Rotary operano condividendo la responsabilità di passare all’azione per risolvere i problemi più pressanti del mondo : Promuovere la pace Combattere le malattie Fornire acqua e strutture igienico-sanitarie Proteggere madri e bambini Sostenere l’istruzione Sviluppare le economie locali Tutelare l’ambiente   La Mission Fornire service al prossimo, promuovere l’integrità e la comprensione internazionale, la buona volontà e la pace attraverso la community di imprenditori, professionisti e leader della comunità. La visione Crediamo in un mondo dove tutti i popoli, insieme, promuovono cambiamenti positivi e duraturi nelle comunità vicine, in quelle lontane, in ognuno di noi. Ottiche diverse: la nostra interdisciplinarità ci aiuta ad affrontare i problemi in modo innovativo. Diverso modo di pensare: applicando la nostra leadership e le nostre competenze alle questioni sociali, troviamo soluzioni efficaci. Senso di responsabilità: il nostro entusiasmo e perseveranza sono alla base dei cambiamenti positivi e duraturi. Fare la differenza a livello locale e globale: i nostri soci hanno una presenza locale e internazionale. Diversità, equità e inclusione Come rete globale che si sforza di creare un mondo in cui le persone si uniscono e agiscono per creare cambiamenti duraturi, il Rotary International valorizza la diversità e celebra i contributi di persone di ogni estrazione sociale, indipendentemente da età, etnia, razza, colore, capacità, religione, stato socio-economico, cultura, genere, orientamento sessuale e identità di genere.

L’effetto trasformativo di Intelligenza Artificiale e Machine Learning

Giulio Mariani di Experian spiega come Intelligenza Artificiale e Machine Learning possono trasformare il modo di operare delle aziende e migliorare le loro prestazioni. L’uso dell’intelligenza artificiale (AI) e dell’apprendimento automatico(Machine Learning ML) sta rivoluzionando il mondo dell’analisi avanzata per i fornitori di servizi finanziari e di telecomunicazioni. Queste sofisticate tecnologie possono essere utilizzate per molteplici scopi, a vantaggio sia delle aziende che dei clienti. Gli advanced analytics aiutano le aziende a migliorare le loro operation aumentando l’automazione, riducendo gli errori umani e, soprattutto, migliorando la capacità di analizzare e interpretare grandi quantità di dati. Una ricerca pubblicata nel 2022 Business and Consumer Insight Report di Experian ha rilevato che il 57% delle aziende italiane ritiene che Intelligenza Artificiale e Machine Learning stiano già trasformando radicalmente il loro modo di fare business. Il miglioramento delle prestazioni aziendali si traduce nella capacità di ottimizzare drasticamente l’accuratezza dei modelli e offrire un’esperienza cliente più conveniente e personalizzata che è di fondamentale importanza in un mondo sempre più digitale. Le sfide dell’analisi avanzata Disporre di competenze, conoscenze e infrastrutture per sfruttare i vantaggi dell’advanced analytics può rappresentare però un problema per molte aziende. L’aumento della complessità IT necessaria per gestire Intelligenza Artificiale e Machine Learning è la sfida principale dal 51% delle aziende nell’ultimo rapporto di Experian. La spiegabilità è un’altra questione che deve essere affrontata. Man mano che le aziende accelerano l’adozione dell’advanced analytics, devono assicurarsi che i risultati prodotti da Intelligenza Artificiale e Machine Learning possano essere compresi da coloro che esercitano la supervisione normativa e che questi ultimi siano poi in grado di spiegare ai clienti il motivo per cui è stato realizzato un determinato progetto. È interessante notare che quasi un terzo delle aziende ha dichiarato che la spiegabilità di modelli ML complessi rappresenta una sfida importante. Data la complessità dei processi alla base delle analisi avanzate, garantire la trasparenza e la spiegabilità di IA e ML non è un compito facile, ma se fatto bene può migliorare notevolmente l’accuratezza delle valutazioni di credito e rischio. La terza sfida fondamentale che le aziende devono affrontare è l’integrazione. Se da un lato Intelligenza Artificiale e Machine Learning possono aiutare le aziende a trovare nuove soluzioni ai problemi, dall’altro la loro integrazione nei sistemi preesistenti sta causando problemi perché richiede una potenza di calcolo scalabile e un’infrastruttura sufficiente per consentirlo. Le soluzioni Come possono i fornitori di servizi finanziari e di telecomunicazioni superare le sfide dell’Intelligenza Artificiale e del Machine Learning per massimizzarne i vantaggi? I tre consigli che seguono sono un buon punto di partenza per le aziende che vogliono sfruttare la potenza dell’analisi avanzata. L’aggiornamento dei team sulle molteplici sfaccettature dell’analisi avanzata è fondamentale. Formando i propri team in materia di Intelligenza Artificiale e Machine Learning, le aziende possono massimizzare l’uso degli advanced analytics per migliorare le prestazioni operative. Al momento, il gap di competenze informatiche è uno dei principali ostacoli a un’adozione più ampia ed efficace di queste tecnologie all’avanguardia. La formazione dei lavoratori in materia di Intelligenza Artificiale e Machine Learning è un investimento a lungo termine, poiché l’advanced analytics si sta evolvendo. In secondo luogo, le aziende devono decidere con intelligenza dove indirizzare gli investimenti. Come già accennato, la potenza di calcolo scalabile contribuisce notevolmente al funzionamento efficace del ML e deve essere considerata prioritaria. Il rapporto di Experian rivela che i fornitori di servizi finanziari e di telecomunicazioni riconoscono l’importanza di questo fattore: il 77% delle aziende che ha già investito in applicazioni software basate sul cloud ha dichiarato che l’accesso a una maggiore potenza di calcolo è stato uno dei motivi principali per cui ha deciso di effettuare tali investimenti. Infine, il modo più semplice per le aziende di compiere passi concreti verso una migliore implementazione dell’advanced analytics è siglare partnership con organizzazioni in grado di fornire competenze in materia di Intelligenza Artificiale e Machine Learning, sia per quanto riguarda la tecnologia che i requisiti normativi, integrando e supportando i team di analisi esistenti. La promessa di un nuovo mondo di opportunità Superare le sfide dell’advanced analytics richiederà pazienza e impegno da parte dei fornitori di servizi finanziari e di telecomunicazioni. Tuttavia, sfruttando le opportunità offerte da Intelligenza Artificiale e Machine Learning, possono trasformare il modo in cui operano e migliorare significativamente le loro prestazioni. L’analisi avanzata consente infatti alle aziende di trasformare grandi volumi di dati in informazioni utili. Questo, le aiuterà a ridurre il time to market per il test e l’implementazione di nuovi modelli di previsione e rischio di credito. Le aziende che riusciranno a sfruttare appieno la potenza dell’analisi avanzata si troveranno nella posizione migliore per raccoglierne i frutti. di Giulio Mariani, EMEA New Technologies Manager, Experian Fonte:Bitmat

Web marketing e imprese: vantaggi e trend

In questo articolo scopriamo quali sono i trend e i vantaggi del web marketing Gli strumenti dell’online marketing offrono numerosi vantaggi per i business online (ma anche per quelli fisici). Vediamo nel dettaglio quali sono questi benefici e delineiamo alcuni trend di settore. I vantaggi del web marketing per le aziende Il web marketing è un modo molto efficiente ed efficace per raggiungere i propri clienti target e promuovere la propria attività. Che questa sia un’attività online o fisica, l’online marketing può aiutare ad aumentare le vendite, la consapevolezza del marchio e la fedeltà dei clienti. Alcuni dei principali vantaggi del web marketing sono: Aumento dell’esposizione: con una campagna di marketing online ben eseguita, si può aumentare drasticamente l’esposizione della propria attività a potenziali clienti in tutto il mondo. Costi “ridotti”: il marketing online è spesso molto più conveniente rispetto ai metodi di marketing tradizionali, come la pubblicità in TV e alla radio. Maggiore flessibilità: il marketing online consente di rivolgersi a specifici gruppi demografici e aree geografiche con grande precisione. Inoltre, è possibile modificare i messaggi e le tattiche di marketing in modo rapido e veloce, in risposta al feedback dei clienti o alle mutate condizioni di mercato. Aumento del ROI: con un’attenta pianificazione ed esecuzione, il web marketing può fornire un ritorno sull’investimento (ROI) molto elevato. Maggiore “comodità”: i clienti possono informarsi sulla vostra attività e acquistare i vostri prodotti o servizi 24 ore su 24, 7 giorni su 7, da qualsiasi parte del mondo. Maggiore fedeltà dei clienti: quando i clienti acquistano da voi online, sviluppano una forte affinità con il vostro marchio e hanno maggiori probabilità di diventare clienti fedeli in futuro. I trend dell’online marketing Il panorama del marketing online è in continua evoluzione, per cui è importante tenersi al passo con le ultime tendenze se si vuole che la propria attività sia all’avanguardia rispetto alla concorrenza. Alcune delle più importanti tendenze attuali del marketing online includono: Social media marketing: i social media sono uno dei modi più efficaci per raggiungere e coinvolgere i clienti target. Per avere successo con il social media marketing, è necessario creare contenuti coinvolgenti in sintonia con il pubblico di riferimento. Mobile marketing: con un numero crescente di persone che utilizzano smartphone e altri dispositivi mobili per accedere a Internet, è più importante che mai assicurarsi che il proprio sito web e i messaggi di marketing siano ottimizzati per i dispositivi mobili. Video marketing: il video sta diventando un mezzo sempre più popolare per il marketing online, in quanto può essere molto efficace per coinvolgere i clienti e trasmettere il proprio messaggio in modo chiaro e conciso. Con l’aumento della popolarità dei video, è importante assicurarsi che siano di alta qualità e rilevanti per il pubblico di riferimento. Email marketing: l’email è ancora una delle forme più efficaci di comunicazione online, quindi è importante assicurarsi di utilizzare l’email marketing in modo efficace per raggiungere e coinvolgere i clienti. Ottimizzazione per i motori di ricerca (SEO): dato che sempre più persone si rivolgono a Internet per ottenere informazioni su prodotti o servizi che stanno considerando di acquistare, è più importante che mai assicurarsi che il proprio sito web sia ottimizzato per i motori di ricerca, in modo da posizionarsi più in alto nelle pagine dei risultati di ricerca. Ciò comporta l’ottimizzazione dei contenuti, dei titoli e delle parole chiave del sito, nonché la creazione di link da altri siti web di alta qualità. Per approfondire, vedi anche: il marketing nel metaverso. Importanza della formazione marketing per gli imprenditori La formazione sul marketing è una componente importante di qualsiasi piano aziendale. È fondamentale che gli imprenditori comprendano i fondamenti del marketing per creare piani e campagne di marketing efficaci, in grado di favorire la fidelizzazione dei clienti e le vendite. La comprensione delle basi del web marketing può anche aiutare gli imprenditori a massimizzare il loro ROI rivolgendosi al pubblico giusto, utilizzando tattiche efficaci dal punto di vista dei costi e creando campagne di marketing convincenti. Per approfondire il discorso, vedere anche questo riferimento verticale sulla formazione di web marketing per imprenditori.   Fonte:Bitmat

È il cloud computing la tecnologia abilitante della digitalizzazione

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Per 2 aziende su 3 il cloud computing favorisce la trasformazione digitale mentre le PA sono ancora scettiche e faticano a comprenderne il ruolo strategico. Il mercato del Cloud Computing continua a crescere a ritmi serrati ma l’approccio delle aziende a questa nuova frontiera che supporta e abilita le strategie IT e risponde alle esigenze di resilienza, flessibilità e innovazione non è omogeneo e riflette le caratteristiche – sia tecnologiche che di business – delle imprese. È quanto emerge dall’indagine “La propensione verso il Cloud Computing delle organizzazioni italiane di medio-grandi e grandi dimensioni” voluta da Deda Cloud – il Managed Cloud & Security Services Provider che fa capo a Dedagroup – con il supporto di VMware e realizzata da Netconsulting cube. Lo studio, che ha coinvolto 70 realtà pubbliche e private rappresentative dei settori dell’industria (37,1%), dei servizi – compresi finanza e retail – (21,4%), del mondo degli operatori IT (18,6%) e della Pubblica Amministrazione Locale (22,9%), nasce per comprendere quale sia – ad oggi e nel breve periodo – la propensione delle organizzazioni medio-grandi e grandi a investire in servizi Cloud, individuando al tempo stesso quali siano i principali approcci adottati nel processo di Cloud Transformation. I risultati della ricerca classificano le realtà coinvolte in quattro cluster comportamentali. Nel primo rientrano le “scettiche”: guardano al Cloud con timidezza (Cloud shyness), non gli riconoscono un valore particolarmente strategico e hanno identificato poche aree di utilizzo. In genere, si tratta di realtà con infrastrutture di proprietà, relazioni consolidate con outsourcer, mancanza di competenze interne e caratterizzate da un board e da una cultura tradizionalmente poco propensi al Cloud Computing. A queste seguono le “pragmatiche”, che indirizzano il Cloud per opportunità (Cloud by opportunity) e sono generalmente in grado di gestire migrazione ed implementazione con efficacia. Si tratta di organizzazioni che hanno buone competenze al loro interno e possono contare su fornitori di fiducia, ma non appaiono particolarmente sensibili alle tematiche di flessibilità, scalabilità o resilienza che tradizionalmente supportano la migrazione al Cloud. Ci sono poi le “teoriche” che ben hanno compreso il valore del Cloud per la loro realtà, ma che non appaiono in grado di indirizzarne gli aspetti più operativi. Il Cloud è un obiettivo strategico (Cloud as a goal) ma si scontra con difficoltà relative agli aspetti di sicurezza, architetturali e di migrazione, e a possibili situazioni di lock-in tecnologico. Infine, le “avanzate” riconoscono il ruolo chiave del Cloud e, a differenza delle “teoriche”, riescono a indirizzarlo combinando in modo efficace approccio strategico e operativo, pur in presenza di aree di miglioramento. “Il Cloud Computing è una componente strategica imprescindibile della Digital Transformation e per questo occupa una posizione di assoluto rilievo nella scacchiera tecnologica di aziende ed enti”, ha sottolineato Claudio Abad, CEO di Deda Cloud. “Tuttavia, come messo in evidenza anche dalla nostra indagine, la propensione e l’approccio verso il Cloud sono ancora eterogenei e questo rischia di rallentare il processo di profonda trasformazione attualmente in corso, accelerato anche dal PNRR che proprio nel Cloud Computing individua lo strumento con cui concretizzare al meglio la sfida in atto. Il nostro compito, in questo momento, deve essere quello di far comprendere al mondo dell’industria, dei servizi e della Pubblica Amministrazione che il Cloud rappresenta non solo una soluzione sicura ma soprattutto un elemento abilitante e necessario per portare a termine il processo di digitalizzazione, cogliendo tutte le opportunità che questa porta con sé. Dobbiamo accompagnare aziende ed enti in un percorso virtuoso che possa rafforzare la loro competitività, ridisegnando modelli e processi”. Il Cloud è infatti garanzia di velocità, scalabilità e flessibilità, ed è proprio questo che ne fa l’elemento centrale da cui passa la messa a terra del PNRR, con le sue sei missioni strettamente concatenate alla digitalizzazione. In questo senso, il Cloud Computing va oltre il suo ruolo puramente tecnologico e si fa scopo: si fa fonte di certezza per il processo di trasformazione digitale. Ma quali sono le ragioni che spingono le aziende ad adottare il Cloud? Ben il 67,1% lo utilizza – ad oggi e in previsione – per abilitare la propria Digital Transformation e quindi riconosce la sua importanza cruciale ai fini dello sviluppo aziendale. Il 20% mostra un interesse “meno caldo”, ovvero ne vede l’importanza ma considera questa tecnologia a livello di altre. Una quota assolutamente minoritaria (4,3%) utilizza invece il Cloud Computing con un approccio profondamente tattico e per nulla legato alla trasformazione digitale, mentre l’8,6% delle realtà intervistate – sei organizzazioni equamente distribuite tra Industria, Servizi e PAL – non utilizza il Cloud ed è quindi out of target. Analizzando la propensione per settore, gli enti della Pubblica Amministrazione Locale mostrano un atteggiamento meno aperto. Solo il 50% delle organizzazioni intervistate (dato inferiore alla media complessiva del campione, che è pari al 67,1%) ne comprende pienamente il ruolo strategico e il 37,5% gli enti (contro il 20% complessivo) ritiene che il suo valore sia pari a quello di altre tecnologie. Il 12,5% delle organizzazioni, infine, non utilizza i servizi Cloud. Al contrario – e non stupisce dato il core business fortemente tecnologico – gli operatori IT sono i principali “estimatori” del Cloud Computing e, nell’85% dei casi, riconoscono nel suo utilizzo un fattore chiave per il processo di trasformazione digitale delle aziende, per l’evoluzione dei business model e della loro offerta. Anche l’approccio operativo di migrazione varia considerevolmente e, in certi casi, può essere il risultato dell’integrazione di diverse metodologie. L’80,9% delle realtà che ritengono il Cloud strategico segue il modello Step by Step, secondo cui l’utilizzo di servizi Cloud infrastrutturali o applicativi è soggetto ai risultati di una valutazione che viene fatta gradualmente. Questo approccio si può sposare anche con altri modelli, come quello Cloud First (51,1% delle risposte), per cui, quando le componenti applicative o infrastrutturali possono essere gestite in Cloud, questa opzione è sempre preferibile all’on premise. L’approccio Journey to Cloud è invece – con il 10,6% delle risposte – il meno ricorrente, perché sicuramente più impegnativo. Quest’ultimo prevede infatti non solo che tutte le nuove applicazioni vengano gestite in Cloud e che quelle legacy vengano sostituite o modernizzate ma anche