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Venture Capital: investimenti da miliardi di dollari nel 2021

I dati presentati da Accenture e da AIFI dimostrano come le aziende che investono nel Corporate Venture Capital crescono costantemente. Le aziende italiane che investono in innovazione registrano un impatto positivo su crescita e fatturato. É quanto emerso dallo studio presentato da Accenture insieme ad AIFI in occasione dell’evento dedicato al “Corporate Venture Capital – Un ponte tra aziende e innovazione”. Il dibattito tra i partecipanti ha evidenziato come il CVC si configuri ormai come una leva chiave dell’Open Innovation. La ricerca presentata da Accenture comprende sondaggi e casi studio condotti su diversi dirigenti di aziende attive nel Corporate Venture Capital (CVC). Su scala internazionale, in aggiunta ai benefici registrati sul fatturato delle imprese, è emersa una forte crescita degli investimenti. Solo nell’ultimo anno, infatti, sono stati investiti complessivamente nel CVC 169,3 miliardi di dollari, più del doppio del record annuale di 70,1 miliardi registrato nel 2020 (Dealroom.co, CBInsights). Sulla base delle interviste effettuate sono stati definiti cinque fattori abilitanti, che si possono definire come dei pilastri chiave necessari a una gestione di successo nel Corporate Venture Capital: Definire la strategia e gli obiettivi, che in un CVC possono essere di natura strategica e/o finanziaria. Scelta accurata della governance, del personale e degli investimenti. Definire i metodi e i processi. Generare valore per le startup del proprio portafoglio. Remunerare e motivare i dirigenti e i team del CVC allo scopo di garantire una corretta struttura di incentivazione. I dati presentati da AIFI sulla base delle evidenze emerse dal VeM – Venture capital monitor, osservatorio promosso insieme alla LIUC Business School, mostrano come le corporate nel mercato italiano del Venture Capital stiano progressivamente assumendo un ruolo rilevante con una crescente presenza all’interno del panorama italiano del finanziamento dell’innovazione. In particolare, tale ruolo si caratterizza sia come lead investor sia come co-investitori in operazioni in sindacato, nella maggior parte dei casi con gestori di Venture Capital regolamentati. Questa attività di investimento diretta, unitamente a quella indiretta – come investitori in fondi – potrà contribuire a determinare un importante salto di qualità per il mercato nel suo complesso. Sandro Bacan, Accenture Innovation Lead, commenta: “A livello globale, il ricorso al Corporate Venturing è una prassi consolidata con volumi di investimento che sono più che raddoppiati tra il 2020 e il 2021. Oggi il concetto di innovazione riguarda anche la governance delle organizzazioni, non può più essere circoscritto all’interno, ma deve aprirsi all’esterno facendo leva su architetture aperte. Un investimento di corporate venture capital di successo è quello che trova continuità nel tempo, generando un valore aggiunto e un reciproco scambio di competenze ed esperienze tra le società controllanti e le nuove imprese. È un percorso che facciamo anche in Accenture, accompagnando le imprese con cui collaboriamo in un percorso di “Continuous reinvention” per rispondere in tempi rapidi al sempre più mutevole contesto di mercato”. Anna Gervasoni, direttore generale AIFI, dichiara: “La crescita del mercato del venture capital vede un contributo importante del cvc. Da sottolineare che spesso corporate venture capital e fondi coinvestono; questo vuol dire che le interazioni all’interno dell’ecosistema dell’innovazione sono importantissime”. FONTE: BitMat.it

LA TRANSIZIONE DIGITALE 4.0 14 GIUGNO

Cara Cliente e Caro Cliente, Abbiamo il piacere di invitarti al Webinar sulla Transizione Digitale che si svolgerà su piattaforma GMeet il giorno 14 Giugno 2022 alle 18,30. Tale Webinar, organizzato dal Gruppo di Lavoro Industria e Energia di Federmanager Puglia e da 360 Consulenza, affronta il tema della Transizione Digitale 4.0 con un focus particolare sulle aziende manifatturiere. La scaletta degli interventi prevede, oltre gli aspetti generali di carattere normativo e gli strumenti a disposizione delle imprese, un interessante caso di studio riguardante un’azienda manifatturiera, attraverso il quale sarà possibile ripercorrere tutte le tappe del processo di trasformazione digitale, a partire dalla situazione ante trasformazione fino alla consuntivazione dei risultati ottenuti dopo la trasformazione. Relazioneranno il Dott. Giosef Perricci (Innovation Manager e CEO di 360 Consulenza S.r.l.s) e Donato Mastronardi (System integrator e Software architect di 360 Consulenza S.r.l.s) Data l’attualità e la rilevanza del tema di grande impatto per l’attuazione del PNRR, siamo certi non vorrai far mancare il tuo interesse e partecipazione.     In alternativa al link cliccabile, già presente in locandina, per partecipare alla riunione video, fai clic su questo link: https://meet.google.com/dba-yhga-mhq altrimenti, entra in Meet e inserisci il seguente codice: dba-yhga-mhq

Marketing 2022: realtà aumentata e virtuale sono le protagoniste

Ci sono molte tendenze di marketing ma realtà aumentata (AR) e realtà virtuale (VR) dovrebbero ricevere un’attenzione speciale nel 2022 La digitalizzazione ha avuto uno sviluppo estremo, anche a causa della pandemia e delle relative chiusure, e ha fatto davvero grandi salti. Sempre più nuove tecnologie e modi aprono possibilità di tipo digitale per rivolgersi a clienti e utenti. Questo si nota anche nel marketing e il 2022 prende una connotazione più futuristica con la realtà aumentata (AR) e la realtà virtuale (VR). Tendenza marketing per AR e VR Negli ultimi anni, sempre più aziende hanno fatto i primi sforzi per utilizzare efficacemente la realtà virtuale e la realtà aumentata nel marketing, a volte con più e a volte meno successo. Se si guarda più da vicino alle misure di VR che sono state implementate, è facile vedere che sono tutte simili in un aspetto: il messaggio marketing, nel 2022, deve essere trasmesso attraverso la VR. Tuttavia, ci sono alcuni criteri che possono essere utilizzati per distinguerli e classificarli. Sono proprio queste caratteristiche distintive che sono l’oggetto di quanto segue. La caratteristica più importante è l’ambiente di comunicazione, perché a seconda di questo, ci sono diverse sfide, processi di pianificazione e, naturalmente, obiettivi. Realtà virtuale come misura di supporto alle vendite La VR nel punto vendita (POS) può essere integrata direttamente nelle conversazioni con i clienti, per esempio per illustrare i prodotti, descrivere le proprietà o presentare le singole varianti di prodotto. L’obiettivo del trasferimento di informazioni è la vendita, ed è per questo che questa tecnica è molto adatta alla fase avanzata del processo di vendita. È particolarmente efficace per i segmenti ad alto prezzo, come l’ingegneria meccanica, la costruzione di impianti o la pianificazione di fabbriche. Il visore VR i4 VIRTUAL REVIEW di CAD Schroer ad esempio, offre a progettisti, disegnatori e ingegneri la possibilità di visualizzare e camminare attraverso modelli CAD di qualsiasi tipo in realtà virtuale. Le applicazioni VR sono anche molto interessanti per il marketing e le vendite del 2022. Che si tratti di visitare un cliente, di una fiera o di un evento, l’impianto o la macchina sono sempre disponibile nella sua dimensione originale. Realtà virtuale allo stand espositivo La realtà virtuale (VR) è particolarmente interessante quando lo spazio è limitato, come spesso avviene nelle fiere. Lo stand fieristico può essere virtualmente ampliato e reso più interessante per i visitatori. In questo modo, la gamma di servizi può essere particolarmente enfatizzata e l’atteggiamento positivo dei potenziali clienti verso il prodotto viene aumentato. La comunicazione basata su fatti ed emozioni può essere combinata molto facilmente con l’aiuto della VR. Cosa offre per il marketing realtà aumentata? Come descritto sopra, la VR riguarda l’immersione in mondi virtuali. La realtà aumentata o AR integra l’ambiente reale con informazioni ed elementi digitali. Al giorno d’oggi, questo viene fatto di solito utilizzando uno smartphone o un tablet. Il software AR aggiunge contenuti digitali all’immagine live fornita dalla telecamera. I moderni dispositivi mobili non hanno bisogno di alcun software speciale, un’app AR. Tendenze marketing per il 2022: AR e VR La tendenza è chiara. Sempre di più, le nuove tecnologie come AR e VR stanno influenzando il marketing del 2022. Lo sviluppo di AR e VR è progredito rapidamente negli ultimi anni. E con tutte le innovazioni arrivano nuove esperienze. Queste tecnologie offrono un’ampia base per rendere le campagne pubblicitarie efficaci e ricche di esperienze, che dovrebbero poi riflettersi nelle vendite. E se le soluzioni standard corrispondenti non dovessero bastare, si possono senza dubbio sviluppare e realizzare soluzioni AR o VR interamente personalizzate. FONTE:BITMAT.IT

Reti aziendali: i dipendenti desiderano una connessione WiFi migliore

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Una recente ricerca Doxa commissionata da Juniper Networks rivela che il 75% dei dipendenti italiani non è soddisfatto delle reti WiFi aziendali. Una ricerca commissionata da Juniper Networks, azienda specializzata nelle reti sicure basate su AI, e condotta da Doxa, ha valutato l’esperienza degli utenti con la connessione Wi-Fi e tramite cavo di rete. Per condurre quest’indagine, Doxa ha intervistato oltre 1200 dipendenti di aziende italiane di grandi dimensioni operanti in diversi settori. Le domande, poste a un campione eterogeneo in termini di segmenti e settori di mercato, hanno esplorato qual è il livello di soddisfazione dei dipendenti rispetto alle reti aziendali, come avviene preferibilmente la connessione in azienda (se tramite collegamento wireless o cavo di rete), quali sono le criticità e le problematiche più ricorrenti e come vengono gestite. Il dato che emerge su tutti è che i dipendenti italiani sarebbero più produttivi e soddisfatti se nelle aziende fosse adottata una strategia di rete basata sull’intelligenza artificiale che mette l’esperienza utente al centro, per collegamenti sia tramite Wi-Fi sia tramite cavo di rete. “La ricerca evidenzia quanto siano fondamentali la connettività e le prestazioni delle reti aziendali per la moderna forza lavoro”, commenta Mario Manfredoni, country manager Italia di Juniper Networks. “In Juniper puntiamo a offrire esperienze legate alla rete che trasformano il modo in cui le persone si connettono, lavorano e vivono. Il nostro obiettivo è semplificare la gestione della rete e ridurre i problemi di accesso e performance in modo da rendere l’esperienza degli utenti quanto più fluida possibile. Grazie all’AI e al machine learning di MIST AI, le operazioni di rete sono semplificate, è possibile ottenere informazioni più dettagliate dalla rete stessa e alcune attività chiave vengono automatizzate. I problemi sono risolti in modo proattivo prima ancora che possano essere percepiti dagli utenti e, nel mentre, vengono resi disponibili ai team IT insight sul comportamento di utenti, dispositivi e applicazioni. In un certo senso, è come avere un assistente virtuale con una profonda conoscenza dell’ambiente di rete in grado di fornire analisi in tempo reale ed eseguire o suggerire le necessarie azioni di mitigazione”. Il cavo vince sul Wi-Fi, ma l’esperienza degli utenti può essere migliorata su entrambi i fronti Per connettersi alle reti aziendali, 1 collegamento su 3 avviene in Wi-Fi (35%), ma il cavo di rete non perde terreno e anzi resta ancora piuttosto radicato per la maggior parte delle connessioni in azienda (65%). Quando si parla di soddisfazione rispetto alle reti aziendali, solo 1 utente su 4 (25%) si dichiara pienamente soddisfatto delle performance del Wi-Fi. Questo dato sale di 10 punti percentuali se la connessione avviene tramite il cavo di rete (35%). L’aspetto che soddisfa maggiormente gli utenti è legato all’affidabilità della connessione – sia per chi si collega in Wi-fi (30%) sia per chi predilige il cavo (41%). Dopo l’affidabilità, il fattore di soddisfazione più importante è la velocità di connessione (28% in Wi-Fi; 35% via cavo). Tra i settori più soddisfatti della propria connessione tramite Wi-Fi rientrano l’attività manifatturiera, l’industria, l’edilizia e l’artigianato (42%), le attività finanziarie (35%) e le aziende operanti nel campo di servizi per l’informazione e la comunicazione (33%). E se il collegamento Wi-Fi non funziona? Solo 1 su 3 segnala all’IT L’analisi sui singoli applicativi mostra una frequenza di problemi più alta per chi si collega in Wi-Fi: il 51% degli intervistati ha riscontrato problemi di accesso (38%) o di performance della rete (22%) negli ultimi 6 mesi. In generale, in caso di problemi di accesso alle reti aziendali solo 1 utente su 3 di chi si collega in Wi-Fi segnala al dipartimento IT. La quota delle segnalazioni al servizio IT scende ulteriormente in caso di rallentamenti o di problemi di performance (1 utente su 5). Chi non inoltra alcuna segnalazione, cerca di risolvere il problema in autonomia: aspetta e riprova, prova a riavviare pc o smartphone o cambia tipo di collegamento (ad esempio, usando l’hotspot Wi-Fi del proprio smartphone). Quando si coinvolge il servizio IT (che nel 72% dei casi analizzati è interno all’azienda), la soluzione al problema segnalato arriva in media anche dopo 4 ore (che diventano 6 in caso di accesso tramite cavo di rete). 8 volte su 10 la risoluzione del problema segnalato richiede un contatto con l’utente per ulteriori chiarimenti o per effettuare dei test. “Secondo i risultati emersi dall’indagine, la domanda di una sempre maggiore accessibilità, affidabilità ed efficienza della rete aziendale è destinata ad aumentare”, dichiara Andrea Manusardi, Research Manager di Doxa. “Per massimizzare il successo, le aziende dovranno selezionare con attenzione partner tecnologici che mettono in campo l’innovazione necessaria per rendere le reti aziendali sempre più automatizzate, intelligenti e capaci di offrire agli utenti la migliore esperienza possibile”. FONTE: BitMat.it

Sendcloud svela preferenze e abitudini dei consumatori online

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Convenienza e personalizzazione delle consegne sono i fattori chiave per gli utenti svelati dalla ricerca condotta da Sendcloud, piattaforma di spedizioni per l’eCommerce. Dalla loro diffusione in Italia, e soprattutto durante la pandemia, i marketplace – ovvero quei tipi di e-commerce che aggregano prodotti e servizi da venditori di terze parti – sono rapidamente diventati parte della nostra quotidianità ed un punto di riferimento importante per lo shopping online nel nostro Paese. Il motivo è semplice: la comodità e la convenienza sembrano essere gli aspetti centrali per i consumatori, che sempre più si rivolgono a queste piattaforme per il risparmio e la vasta scelta che offrono. Sendcloud, la piattaforma di spedizioni e-commerce, ha condotto una ricerca su un campione di 1000 Italiani provenienti da tutto lo Stivale per individuarne le preferenze e le abitudini in fatto di shopping online e capire quanto la spedizione giochi un ruolo importante nel processo. L’indagine di Sendcloud ha così individuato tre tendenze nello scenario marketplace in Italia: Ascesa dei marketplace. Il primo aspetto che emerge in maniera preponderante dall’indagine riguarda la vastità del fenomeno marketplace nel nostro Paese: il 92% dei consumatori italiani intervistati afferma di fare acquisti regolarmente su queste piattaforme e ben il 22% dichiara di ordinare da essi una o più volte alla settimana. Non è tutto: la tendenza è ancora in crescita entro la fine dell’anno, con il 46% degli intervistati che pianifica di acquistare maggiormente sui marketplace nei prossimi mesi. Da notare inoltre come 1 italiano su 2 (51%) esprima una netta preferenza per lo shopping su queste piattaforme rispetto a quello sui tradizionali negozi online. Convenienza al primo posto. Amazon viene prevedibilmente identificato come strumento preferito dall’80% dei consumatori e la ragione è presto spiegata: la comodità (per l’85% degli intervistati) è la ragione principale per cui gli italiani scelgono di acquistare sui marketplace, senza dimenticare poi i prezzi competitivi (76%) e la vasta gamma di prodotti rintracciabili su queste piattaforme (60%). Per quanto riguarda il prezzo medio dei prodotti acquistati, secondo Sendcloud la convenienza risulta ancora una volta un aspetto determinante: 1 su 2 spende in media tra gli 11 e i 50 euro per i suoi acquisti, e raramente viene superata la soglia dei 100 euro. I marketplace vengono quindi utilizzati principalmente per avere accesso a un’ampia rete di offerte e promozioni adatte all’esigenza di ogni portafoglio. Consegne sempre più personalizzate. Poiché la comodità risulta essere un fattore centrale per l’esperienza di acquisto, la consegna diventa un differenziale importante offerto da queste piattaforme. Basti pensare che 2 consumatori su 3 (70% del campione) non ordinerebbero senza poter scegliere l’opzione di consegna desiderata. Gli italiani amano infatti decidere tra una vasta gamma di soluzioni: ben il 43% non ordinerebbe dai marketplace senza un’opzione di consegna rapida e un impressionante 45% ritiene la spedizione gratuita un fattore imprescindibile prima di effettuare la propria spesa. Questa necessità viene soddisfatta dagli abbonamenti di spedizione, sottoscritti dal 46% degli italiani, che garantiscono flessibilità e personalizzazione ai consumatori sempre più esigenti del post-pandemia. “L’enorme popolarità dei marketplace riflette la capacità di queste piattaforme di soddisfare a pieno le aspettative dei consumatori, e se c’è un dato che emerge in modo rilevante dal nostro studio è che la consegna diventa un aspetto fondamentale in questo processo”, ha dichiarato Rob van den Heuvel, CEO di Sendcloud. “I consumatori sono sempre più esigenti in fatto di spedizioni e rispondere a questo bisogno offrendo consegne rapide e flessibili è diventata la nuova norma. Nonostante i grandi marketplace come Amazon e Zalando siano riusciti a migliorare l’esperienza di consegna per i consumatori, i retroscena del processo di spedizione celano spesso molte insidie: tanti venditori faticano a soddisfare le aspettative e opzioni di consegna imposte rigorosamente dai marketplace. Se queste piattaforme vogliono davvero rendere la consegna un punto di valore differenziante, è essenziale che semplifichino la complessità logistica e che consentano ai venditori di spedire rapidamente e senza preoccupazioni”. Fonte: BitMat.it

Il cloud ibrido è la soluzione ideale per la gestione dei dati

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Secondo  451 Research, il 96% delle imprese sta attivamente perseguendo una strategia IT ibrida. Le aziende moderne necessitano di cicli di innovazione accelerati costosi e difficili da rispettare con piattaforme di dati legacy. Di conseguenza, le tecnologie cloud e i rispettivi service provider hanno sviluppato soluzioni ad hoc per affrontare queste sfide. La premessa del cloud ibrido – due architetture di dati fuse insieme – offre alle aziende la possibilità di sfruttare queste soluzioni e di indirizzare i criteri decisionali, caso per caso. Ma come è arrivato il cloud ibrido a dominare il settore dei dati? 1960 – Il concetto di cloud computing è nato quando il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti ha stabilito l’Advanced Research Projects Agency Network (ARPANET), una versione arcaica dell’internet che oggi conosciamo in cui, per la prima volta, i computer (mainframe) hanno interagito tra loro e gli utenti hanno potuto condividere simultaneamente la stessa risorsa informatica. 1970 – Sono nate le macchine virtuali, grazie alle quali diversi ambienti (virtuali) con i propri sistemi operativi potevano girare su uno stesso computer fisico. 1980 – I sistemi operativi di rete permettono ai computer di comunicare tra loro e lo storage dei dati cresce: un disco rigido da 5MB era considerato illimitato nel 1983 (se paragonato a un nastro magnetico con capacità di memoria di 10kB degli anni ’60). La quantità di dati aumentava e furono sviluppati i primi data warehouse. 1990 – Nel 1991, viene lanciato il World Wide Web (WWW) e l’informatica distribuita nella forma del modello client-server inizia a prendere forma. Nuove connessioni di rete private virtuali permettevano agli utenti di condividere l’accesso alla stessa infrastruttura fisica. “Big Data” diviene un tema di conversazione e viene coniato il termine “Cloud”. Entro la fine del decennio, le aziende iniziano a offrire applicazioni aziendali sul web e arriva il Software-as-a-Service. 2000 – Non si parla ancora di cloud ibrido, ma i giganti tecnologici iniziano a lavorare sullo sviluppo di servizi basati sul cloud, come lo storage e il calcolo, e a offrirli ai clienti. In quel periodo, l’architettura includeva tipicamente due livelli, dove i fornitori cloud ospitavano il backend e i clienti inviavano le loro richieste tramite applicazioni web. Quando le aziende hanno iniziato ad abbracciare la trasformazione digitale, sono stati raccolti e archiviati quantità sempre più elevate di dati ed è stato sviluppato il framework Hadoop per memorizzarli ed elaborarli, con l’obiettivo iniziale di indicizzare il world wide web. Oltre a SaaS, anche Platform-as-a-Service (PaaS) e Infrastructure-as-a-Service (IaaS) diventano prodotti commerciali. E nel 2008, nasce Cloudera. 2010 – Con la crescita delle offerte di cloud, aumenta anche la domanda di agilità, velocità ed efficienza dei costi. Diventa evidente che non tutto può essere ospitato in un cloud pubblico per diverse ragioni, tra cui la sicurezza. Quindi i cloud privati, o i data center on-premise, diventano la scelta più indicata per i dati sensibili. Nel 2019, Cloudera lancia l’enterprise data cloud, Cloudera Data Platform (CDP), che fornisce all’IT aziendale la possibilità di offrire analytics-as-a-service in qualsiasi ambiente cloud, mettendo a disposizione ricche funzionalità di sicurezza e lineage dei dati che minimizzano i rischi. Essendo un modello per sua natura vendor-agnostic, un cloud ibrido fornisce soluzioni adatte allo scopo invece che offerte puntuali che risolvono un problema specifico alla volta. Lo stato attuale e le prospettive future Oggi, l’adozione del cloud ibrido continua a crescere. Tra i molti benefici di questo tipo di architettura, ci sono tre vantaggi principali: Economico: consente un approccio orientato al valore per determinare se ha più senso dal punto di vista economico affittare (cloud pubblico) o acquistare (cloud privato) per un particolare caso d’uso. Operativo: I nuovi progetti si confrontano con l’ignoto. Il lancio di un cloud pubblico offre la flessibilità e il tempo per valutare i requisiti effettivi dell’infrastruttura prima che vengano fatti investimenti di capitale nel cloud privato. Funzionale: permette di liberare tutte le capacità delle applicazioni on-premise accedendo al cloud pubblico per sfruttare l’infrastruttura on-demand in caso di carichi di lavoro ad alta intensità di elaborazione. Poiché la tecnologia più recente – edge computing, machine learning, e IoT – continuano a evolversi insieme al cloud computing, gli analisti si aspettano che l’adozione del cloud ibrido acceleri. Secondo Mordor Intelligence, il mercato del cloud ibrido è stato valutato in 52,16 miliardi di dollari nel 2020 e dovrebbe raggiungere i 145 miliardi di dollari entro il 2026. FONTE: BitMat.it

Migliorare l’offerta commerciale: 5 passi da seguire

Il metodo UNGUESS aiuta le imprese a migliorare l’offerta commerciale partendo dall’identificazione dei bisogni dei consumatori.  Le persone comprano esperienze. La capacità di comprendere i bisogni dei consumatori è un passo fondamentale per migliorare l’offerta commerciale e per far diventare le vendite una logica conseguenza delle azioni, in ogni strategia di marketing. Molte imprese, però, soprattutto nei settori più tradizionali, spesso non hanno ancora chiaro che lo scenario di acquisto sta cambiando: il desiderio dell’utente non è più solo quello di comprare un oggetto particolare, ma vivere un’emozione o un’esperienza destinata a diventare unica, grazie all’acquisto di quel prodotto.Ci si sta spostando sempre di più verso un processo di acquisto e di utilizzo di prodotti e servizi in cui le caratteristiche tecniche, le qualità funzionali e il prezzo competitivo non sono più gli unici elementi determinanti nella scelta finale. Come soddisfare, quindi, i reali bisogni dei consumatori per creare un prodotto che coinvolga il consumatore creando un’esperienza di utilizzo unica e che intercetti le sue reali esigenze? “Per migliorare l’offerta commerciale c’è bisogno di saper ascoltare in modo nuovo e più efficace i bisogni dei propri clienti, utenti, consumatori, e per farlo servono strumenti innovativi, capaci di portare feedback e risposte nei processi decisionali delle aziende, quando serve, in modo rapido ed efficace”, spiega Antonio Lorenzon, Chief Marketing Officer di UNGUESS. Mettere il consumatore al centro, come fosse il protagonista di tutto il processo di sviluppo di un prodotto o servizio, sia esso digitale o fisico, è il metodo sviluppato da UNGUESS, scale-up innovativa che utlizza il crowd, o in altre parole, comunità digitali fatte di persone reali provenienti da tutto il mondo, per intercettare i reali bisogni e desideri di utenti e consumatori che, molto spesso, non sono intercettati correttamente o sono addirittura invisibili all’occhio delle aziende. Secondo una ricerca di Capgemini, infatti, il 75% delle aziende crede di avere una strategia che mette l’utente al centro che consenta di migliorare l’offerta commerciale, ma solo il 30% dei consumatori è d’accordo. Ad esempio, uno degli indici che determina la maggiore insoddisfazione dell’utente quando si affida ad uno store online si rivela al momento dell’acquisto, quando il prodotto viene inserito nel carrello e l’utente è ad un passo dal completare l’operazione. Ci sono diversi fattori che spingono le persone ad abbandonare il loro carrello, che magari hanno riempito dopo diversi minuti di ricerca, ma, molto spesso, questi fattori sono prevedibili ed evitabili: ad esempio, l’usabilità del sito a causa di fastidiosi bug, ovvero malfunzionamenti di sistema invisibili all’occhio dell’utente (e soprattutto delle aziende) portano molte persone ad uscire dal sito e, molto spesso, a valutare negativamente la propria esperienza. Questi errori, in realtà, possono essere risolti in modo rapido ed efficace, svolgendo dei test puntuali, meglio ancora se prima del rilascio del sito: si tratta di test funzionali e di usabilità da parte dell’utente che, grazie al valore della sua esperienza, è in grado di abbattere il tasso di abbandono del carrello e migliorare il processo di acquisto portando dei feedback immediati e concreti all’azienda, dalla prima ricerca del prodotto al checkout. L’esperienza di Antonio Lorenzon, oggi Chief Marketing Officer di UNGUESS, insegna proprio che, senza un ascolto efficace dei propri consumatori, sia l’innovazione che le campagne commerciali hanno un tasso di fallimento molto più alto, che può arrivare anche al 50% in base alla tipologia di prodotto o servizio offerto.  Come è possibile, quindi, coinvolgere utenti e consumatori e metterli al centro del processo di sviluppo e miglioramento di un prodotto? Come è possibile migliorare l’offerta commerciale? Antonio Lorenzon individua 5 passaggi chiave: Avere strumenti puntuali di ascolto efficace: la digitalizzazione ha permesso di sviluppare strumenti nuovi, più rapidi ed efficienti nell’ascolto e l’analisi dei feedback. UNGUESS, grazie alla piattaforma digitale e alla metodologia creata sull’utente, riesce ad ottimizzare l’utilizzo del crowd offrendo ai clienti strumenti puntuali, rapidi ed efficaci per identificare bisogni e feedback dei loro utenti e consumatori finali e, di conseguenza, migliorare l’offerta commerciale. Integrabilità e flessibilità: indipendentemente dal fatto che si tratti di prodotti o servizi, fisici o digitali, affinché i feedback e le risposte di utenti e consumatori possano essere utilizzati in modo rapido ed efficace, c’è bisogno che gli strumenti di test e di ascolto siano flessibili in base ai bisogni delle aziende ed integrabili con i diversi sistemi aziendali. La forza dell’effetto “fresh-eyes”: molto spesso coloro che guidano un progetto sono così dentro al processo che danno per scontati molti passaggi o addirittura non notano alcuni errori, bug o barriere all’uso. L’effetto “fresh-eyes”, sguardo non condizionato in italiano, aiuta a rendere l’esperienza d’uso finale il più vicina al consumatore possibile. Prima si ascolta, meglio è: sempre più aziende, per cercare di migliorare l’offerta commerciale, attivano strumenti di test, ricerca ed ascolto di utenti e consumatori già durante l’ideazione o lo sviluppo dei prodotti e servizi, invece di aspettare la fine dell’intero processo prima di raccogliere feedback. Questo perché ascoltando e testando a monte si entra in una prospettiva di co-creazione tra azienda e consumatori finali. Immersività e interazione: per avere feedback qualitativi e risposte reali è fondamentale far vivere all’utente o al consumatore finale l’esperienza reale. “Avere un modo efficace e veloce di ricevere feedback e risposte in tempo reale da clienti e consumatori sulla qualità percepita del mio prodotto o sulla funzionalità del proprio servizio può portare grandi vantaggi, a partire dal modo in cui prendere molte delle decisioni legate allo sviluppo del prodotto o servizio stesso. Ascoltare l’audience permette di muoverci avendo ancora più chiara la direzione in cui vogliamo andare, grazie a una serie di bisogni e desideri che il target ha in pancia ma che, se inascoltati, fanno fatica ad emergere. Ecco perché utilizzare strumenti digitali di ascolto puntuale permette alle aziende migliorare l’offerta commerciale, di innovare e offrire soluzione in modo corretto e vicino all’utente finale”, conclude Antonio Lorenzon.

La Realtà Aumentata nell’eCommerce sta plasmando il futuro delle vendite al dettaglio

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Mostrare i prodotti in AR è il futuro delle vendite online per questo oggi assistiamo ad un incremento esponenziale della richiesta di servizi per la realizzazione di modelli 3D per articoli eCommerce. Nel 2021, tecnologie che una volta sembravano solo fantascienza oggi sono diventate reali e accessibili a chiunque. Una delle novità più rivoluzionarie nel settore della vendita al dettaglio è la realtà aumentata che aiuta i clienti a visualizzare e personalizzare i prodotti in 3D durante gli acquisti.Generare traffico ed engagement nelle vendite online sta diventando sempre più complesso e la realtà aumentata può aiutare i rivenditori a interagire con gli utenti, aumentare la soddisfazione cliente e ridurre i resi. Yakkyofy ha lanciato oggi un nuovo servizio che offrirà ai suoi clienti, file 3D per la visualizzazione in Realtà Aumentata, facilmente utilizzabili su tutte le principali piattaforme di shopping. Grazie ad database di oltre 12.000.000 prodotti, Yakkyofy è in grado di offrire facilmente modelli 3D per qualsiasi tipo di articolo in pochi giorni a tutti gli imprenditori che acquistano prodotti con loro. Questo servizio giunge in un momento in cui, secondo Statista, il mercato della realtà aumentata è arrivato a valere oltre 30,7 miliardi di dollari e dove nel 2021 sono già stati venduti oltre 400.000 occhiali grazie all’AR. I rivenditori online stanno lentamente adottando l’AR, ma oggi solo l’1% di loro utilizza attivamente questa tecnologia. Infatti, in un rapporto di Mobile Marketer, il 52% dei rivenditori ha affermato di non essere pronto ad utilizzare l’AR o altre tecnologie simili. L’AR può aiutare i clienti a capire meglio come un prodotto appare, a valutarne i dettagli da tutte le angolazioni permettendogli, in questo modo, di capire esattamente cosa stiano acquistando e rendendo più facile soddisfare le loro aspettative. Le statistiche mostrano che l’AR aumenta la fiducia degli acquirenti, tanto che il 71% dei consumatori afferma che acquisterebbe più spesso se potesse utilizzare l’AR e il 61% di loro dichiara di preferire gli store che offrono esperienze AR. Secondo uno studio condotto da UPS, il 27% dei consumatori restituisce i prodotti senza una ragione precisa, di conseguenza permettergli di “vedere da vicino la merce prima di acquistarla” anche se virtualmente, può fornire loro maggiori informazioni per decidere se effettuare o meno l’acquisto e, di conseguenza, ridurre la percentuale di resi. “In base ai nostri studi”, afferma Giovanni Conforti, Ceo e Founder di Yakkyofy, “l’utilizzo della Realtà Aumentata nello shopping online può incrementare il tasso di conversione fino al +40%, aiutare a fidelizzare i clienti e a ridurre la percentuale di resi”. “Per la maggior parte dei proprietari di eCommerce”, continua Conforti, ” realizzare modellazioni 3D, rendering in AR, la fotogrammetria necessarie per permettere la visualizzazione in AR del loro inventario può essere un’impresa molto difficoltosa. Trovare il partner giusto è importante per affrontare questa transizione tecnologica e Yakkyofy può aiutare gli imprenditori a creare modelli in 3D per tutti i prodotti acquistati attraverso la nostra piattaforma”.

Cyber Security in azienda: i 4 consigli di Kingston

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Stefania Prando di Kingston Technology per spiega come sviluppare una strategia di Cyber Security in azienda adeguata. Le organizzazioni, oggi più che mai, per garantire sicurezza e continuità nel business, si trovano a dover affrontare una serie di sfide che stanno modificando profondamente le strutture, gli obiettivi e i comportamenti delle aziende stesse. Senza dubbio, la recente pandemia da Covid-19 e la conseguente emergenza sanitaria hanno modificato in maniera indelebile la nostra condotta come individui e come aziende, introducendo innovativi sistemi di lavoro ibrido ormai integrati all’interno della società. In questo contesto rientra però un’ulteriore sfida, le cui minacce, anche in questo caso, possono essere affrontate e risolte solamente attraverso un cambiamento del comportamento e un impegno a lungo termine da parte delle aziende. Si tratta della Cyber Security in azienda, che secondo l’Allianz Risk Barometer, il rapporto annuale di Allianz, rappresenta la principale preoccupazione per le imprese. Bisogna considerare che i crimini informatici su scala globale causano un danno economico pari a 1 trilione di dollari, dato cresciuto del 50% negli ultimi due anni. E la situazione sta peggiorando: i recenti attacchi alle catene di approvvigionamento, come l’attacco Hafnium sui server Microsoft Exchange e gli hack Solarwind, hanno avuto un impatto su decine di migliaia di organizzazioni, con una crescita nel numero e in termini di gravità degli attacchi ransomware. Kingston Technology, player specializzato nella produzione di memorie e di soluzioni tecnologiche, pensa che la sicurezza informatica sia un problema che coinvolge tutti, e che richieda un impegno costante da parte di tutte le organizzazioni. Per sostenere le organizzazioni in questo difficile percorso, abbiamo individuato quattro consigli per attuare un’adeguata strategia di Cyber Security in azienda: Responsabilità condivisa. La sicurezza informatica non è un qualcosa che si può semplicemente delegare al reparto tecnico: si tratta di una responsabilità che deve essere condivisa dalla totalità dei membri e a tutti i livelli dell’organizzazione. Impegno e formazione continua. L’impegno costante nel settore della Cyber Security in azienda richiede anche investimenti in competenze professionali. Anche nelle aziende più piccole è necessario mantenere il personale con le competenze adeguate e fortunatamente, alcuni produttori forniscono supporto a quest’ultime che sono prive delle necessarie competenze professionali. Crittografia (e non solo). Benché soluzioni come strumenti antivirus e metodologie come Zero Trust rappresentino un buon inizio, devono essere supportate da altre misure, come rilevamento, backup, crittografia e tanto altro. E sebbene le comunicazioni crittografate siano importanti, anche la crittografia dei dati memorizzati all’interno dei server, sui dispositivi di storage e anche su SSD e drive USB crittografati, è molto importante. Pensare sul lungo periodo. Un impegno sostenuto e costante verso la Cyber Security in azienda non è un’operazione a breve termine, deve trattarsi di un impegno permanente. Dopotutto, scenari e situazioni sono in costante mutamento e ogni giorno vengono scoperte nuove vulnerabilità e minacce. I criminali informatici sfruttano qualunque opportunità a loro disposizione e le conseguenze derivanti da potenziali errori possono essere notevoli. Questi quattro passaggi fondamentali renderebbero molto più preparate le aziende nell’affrontare le sfide imposte dalla tutela della sicurezza informatica. Inoltre, per proteggere la tua azienda è necessario mantenere aggiornato il software e non utilizzare un hardware obsoleto, oltre a mantenere i dati al sicuro e avere sempre un piano di backup. Non è necessario seguire sempre le ultime innovazioni tecnologiche all’avanguardia, ma è importante implementare i migliori strumenti per proteggere la tua azienda ora e in futuro. Tutti questi elementi per la Cyber Security in azienda portano ad avere un piano strutturato per affrontare le violazioni, poiché con il panorama delle minacce alla sicurezza informatica in continua espansione può essere difficile difendersi dagli attacchi dannosi. Mai come oggi siamo stati così dipendenti dalla tecnologia o così interconnessi, e quindi esposti e vulnerabili. L’impegno costante è la chiave del successo e le aziende che non sono ancora orientate verso un approccio sostenuto e costante verso tale problema è opportuno che cambino. Un crescente numero di organizzazioni che hanno sottovalutato questa minaccia, si sono poi trovate a doverne pagare le conseguenze. Fonte: bitmat.it

Marketing digitale: si vende di più ma si usano poco i dati

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Secondo l’indagine di Mapp sullo stato del marketing digitale del 2022 cresce l’eCommerce ma non si identificano i clienti online. Mapp, piattaforma di marketing cloud basata sui customer insight, ha provato a identificare con un sondaggio le priorità dei marketer e le tendenze in ambito di marketing digitale per l’anno in corso, come era già stato fatto nel 2021. Circa 700 aziende leader nei settori retail, finance, media e telecomunicazioni, hanno preso parte al sondaggio condotto nel gennaio 2022 in Italia, Germania e Regno Unito. Il 2021 si è rivelato un altro anno difficile per tutti i siti di eCommerce; a causa dei lunghi e ripetuti lockdown causati dal Covid19, le abitudini dei consumatori sono infatti radicalmente cambiate. I risultati che seguono sono stati forniti dai marketer italiani. Identificare i clienti online è la grande sfida e l’obiettivo dei prossimi mesi Dallo studio che indaga lo stato del marketing digitale in Italia si evince che, tre quarti delle aziende intervistate in possesso di una piattaforma eCommerce ha registrato un aumento delle vendite nel 2021, e che il 25% dei business ha assistito a una crescita maggiore di quanto previsto. Tuttavia i brand faticano ancora a identificare i visitatori del proprio sito web: solamente il 30% delle aziende con un eCommerce è infatti in grado di identificare circa il 21% dei propri visitatori. Il 45% ne riesce a identificare meno del 10%. I contenuti di marketing digitale dinamici per personalizzare l’esperienza online sono sempre di più una priorità  I brand sono già in grado di fornire un’esperienza personalizzata sul loro sito e sempre più aziende lo stanno pianificando per il 2022. In particolare, i contenuti dinamici sono una priorità per molti marketer: l’80% delle aziende con eCommerce li sta attualmente utilizzando nelle proprie comunicazioni multicanale. Tra gli intervistati, tre quarti dichiara di avere intenzione di utilizzare altri contenuti dinamici nel 2022: le raccomandazioni di prodotto sono in cima alla lista dei desideri. Molte aziende non hanno ancora pianificato una strategia di marketing digitale per affrontare un mondo senza cookie In un futuro senza cookie, i dati di prima parte e la relazione con il cliente ricopriranno un ruolo ancora più cruciale. Poche aziende si sono già preparate per questo scenario: solo il 21% degli intervistati infatti afferma di avere già implementato una strategia alternativa.  Da quando Apple ha annunciato le ultime modifiche a iOS 15 che bloccano il tracciamento delle email, solo il 16% dei marketer ha già ridefinito i propri KPI. Le app stanno diventando sempre più importanti  Sono sempre di più le imprese che decidono di seguire il trend e dotarsi di un’app aziendale: hanno capito l’efficacia di una strategia volta a coinvolgere la loro audience e l’importanza dell’essere presenti sui dispositivi mobili dei loro utenti in qualsiasi momento ed ovunque serva. Nel panorama del marketing digitale italiano, il 45% delle aziende possiede un’app ma solo il 10% di queste offre gli stessi servizi che mette a disposizione sul sito web. La mancanza di risorse nel marketing digitale Il 55% dei marketer che hanno partecipato alla survey ha affermato che la mancanza di risorse umane specializzate nel marketing digitale è l’ostacolo principale alla crescita dell’azienda. Questo risultato è in linea con la ricerca condotta da Mapp e Forrester Consulting nel 2021, che aveva mostrato come il 57% degli intervistati considerasse la mancanza di talenti qualificati la principale sfida a una customer experience di qualità. Inoltre, due terzi dei brand vorrebbe avere a disposizione advanced analytics e customer insight sulle proprie piattaforme di marketing. Uno sguardo alla Germania e al Regno Unito  Nel 2021 il mercato digitale è cresciuto anche in Germania e nel Regno Unito: il 73% delle aziende tedesche e il 78% di quelle britanniche hanno registrato un incremento delle vendite online. Entrambe le regioni hanno attribuito questi risultati all’implementazione di una migliore strategia di marketing digitale, in particolare un terzo delle aziende inglesi e il 30% di quelle tedesche. L’analisi del sito web rappresenta una sfida non solo per l’Italia: solo il 30% delle aziende britanniche e il 20% di quelle tedesche sono infatti in grado di identificare più del 21% dei visitatori del proprio sito. Le aziende tedesche e inglesi si sono rivelate più pronte rispetto all’Italia ad affrontare un mondo senza cookie: infatti il 27% in Germania e il 28% nel Regno Unito hanno già pianificato e implementato una strategia alternativa. Maurizio Alberti, VP Global Sales di Mapp, ha così commentato i risultati dell’indagine: “In futuro le aziende avranno bisogno di capire sempre di più i loro clienti e, per raggiungere questo obiettivo, il ruolo dei dati di prima parte è cruciale per poter offrire un’esperienza rilevante e iper-personalizzata. Finora solo poche aziende hanno sfruttato la conoscenza dei propri clienti per fornire offerte mirate in tempo reale ma c’è un ampio margine di miglioramento come emerge da questo sondaggio”. Fonte: bitmat.it