Il potere nefasto delle chiavette USB
Come le chiavette USB possono infettare le nostre aziende e trasformare le vittime in strumenti delle cybergang Close up of woman hands connecting usb flash drive on a laptop computer Il numero di cyber attacchi che stanno colpendo il mondo intero e soprattutto il nostro Paese è in aumento costante. La conferma arriva anche dai nuovi dati del Clusit 2024 che riportano nel 2023 una crescita del 65% delle intromissioni malevole rispetto all’anno precedente. Oltre la metà degli attacchi, il 56%, ha avuto conseguenze di gravità “critica” o “elevata”, quindi si può affermare che la maggior parte dei tentativi sono andati a buon fine. Allo stesso tempo, tuttavia, la consapevolezza per una maggiore cura della cybersecurity cresce sempre di più all’interno delle aziende italiane, ma non quanto basta per evitare problematiche varie che oggi prendono cammini sempre più impensabili, per esempio quello delle chiavette USB. Qual è il fattore discriminante che definisce l’alto numero di attacchi contro le aziende? Il Data Breach Investigations Report di Verizon 2023 ha evidenziato come il 73% dei cyber attacchi sia colpa del fattore umano, ovvero dell’errore che il singolo dipendente fa inconsciamente, lasciando la “porta aperta” agli attaccanti. Recentemente il team di research di Cynet ha approfondito l’attività del treat actor UNC4990, attivo dal 2020. e protagonista di una modalità di attacco che sfrutta la propria vittima per entrare nel sistema di difesa. “Weaponization” o “armare” in italiano è una fase specifica di un attacco informatico, il suo obiettivo è quello di creare od ottenere un codice malevolo da utilizzare in un attacco. Caricarlo su una chiavetta USB è una delle modalità per passare al livello successivo, quello della “Delivery” o “consegna” del payload (codice malevolo)al bersaglio. Questo è esattamente quello che ha fatto UNC4990, facendo sì che sia la vittima stessa ad istallare il codice che permetta al gruppo l’accesso al sistema informatico. Come funziona l’infezione tramite chiavetta USB Utilizzare delle chiavette USB come vettore per ottenere questo risultato è sempre stato possibile; inoltre ci sono diversi studi che hanno evidenziato come il gadget in sé sia appetibile; cosa che lo rende una modalità efficace di phishing. Raccontarlo e teorizzarlo è una cosa, poterne valutare l’efficacia un’altra. Il primo step è far sì che il dipendente di un’azienda trovi una chiavetta USB. Gli stratagemmi degli attaccanti sono semplici ma efficaci: abbandonano le chiavette appositamente nel parcheggio di un’azienda, sul bancone della reception o di una sala d’attesa, così da indurre il dipendente a pensare che la chiavetta sia stata persa da un collega, innescando così il desiderio di aprirne il contenuto per capire a chi appartenga. Una volta che la vittima entra in possesso della chiavetta USB, l’iniezione avviene a seguito di un doppio-click su un collegamento. Nel caso in esame si eseguono alcuni comandi Powershell per scaricare BrokerLoader da un server remoto, tipicamente servizi commerciali come ARS Technica, GitHub o GitLab per mascherare la connessione. La compromissione è servita con una backdoor attiva sulla macchina della vittima. Chi casca nel tranello? Attraverso una sessione di threat hunting si è cercato di capire quale profilo in genere, una volta trovata la chiavetta, la inserisce nel computer con cui lavora e procede anche con il doppio click. Questo metodo di indagine si basa su una sessione di ricerca attiva di una minaccia attraverso l’algoritmo di uno specifico allarme o avendo a disposizione gli indicatori di compromissione dell’attaccante (quella successione di azioni, comandi, stringhe di memoria e altro che permettono di identificare univocamente una tipologia di attacco). La cosa interessante è che in 85 clienti italiani è stato rintracciato il tentativo di attacco (rilevato e bloccato). Altro fatto interessante, l’80% di questi clienti è pubblica amministrazione mentre il rimanente sono aziende con una forte presenza di personale tecnico sul campo. L’analisi è stata effettuata all’interno di un perimetro di macchine protette, non si può escludere che le stesse persone abbiano utilizzato la chiavetta sui loro dispositivi domestici o l’abbiano passata a terzi. In questo caso il Cryptojacking Malware avrebbe infettato la macchina e le sue risorse utilizzate in cluster con tutte le altre infette per “minare” criptovalute, ossia risolvere la complesse operazioni per creare nuove monete virtuali. In conclusione, l’errore umano è purtroppo inevitabile e gli attaccanti lo sanno meglio di tutti. La formazione per i dipendenti rimane la via più giusta e praticabile, ma anche “non accettare chiavette USB dagli sconosciuti” dovrebbe essere un messaggio piuttosto chiaro. Fonte: bitmat.it
Il QR code può contenere un virus?
I QR code sono spesso utilizzati come veicolo di attacco, in quanto la loro facilità d’uso induce ad ignorare le norme di security. Ecco come comportarsi L’uso del QR code è ormai divenuto quotidiano: dal menu del ristorante al biglietto aereo, dalla ricetta medica alla promozione pubblicitaria. Una diffusione che non è sfuggita ai criminali informatici, che stanno utilizzando proprio i QR code per sferrare attacchi più efficaci. Lo rileva il report trimestrale di Cisco Talos, secondo sono in continuo e significativo aumento gli attacchi phishing che sfruttano proprio la scansione di codici QR. La modalità di attacco, del resto, appare decisamente facile: la mail contiene un QR code che le vittime sono invitate a scansionare, finendo così per scaricare malware sul proprio dispositivo. Un po’ più sofisticato, ma altrettanto efficace l’idea di inviare mail di spear-phishing. Quest’ultime sono caratterizzate da codici QR che puntavano a false pagine di accesso a Microsoft Office 365. La vittima è quindi indotta a digitare le proprie credenziali, che vengono ovviamente sottratte… Perché il QR code è così efficace? Il successo di questo attacco è facilitato dal fatto che le vittime, ovviamente, non possono vedere chiaramente quale sarà la pagina di atterraggio, anche perché spesso la scansione viene effettuata con lo smartphone. Gli stessi smartphone, inoltre, sono spesso dotati di una minore protezione, agevolando così il “lavoro” dei criminali informatici. Ma anche la scansione attraverso l’applicazione sul PC risulta spesso incapace di individuare virus informatici, in quanto i comuni dispositivi di sicurezza sono stati sviluppati per rilevare un tentativo di phishing e per impedire agli utenti di aprire link dannosi. Ma questi strumenti sono poco efficaci su tablet e smartphone, sui quali le protezioni aziendali hanno una minore efficacia. Il tutto senza dimenticare che, come ha rilevato il report “Not (Cyber) Safe for Work 2023”, il 97% degli intervistati accede agli account di lavoro utilizzando dispositivi personali. Uomini vs codici QR malevoli Alla luce di questa situazione, come sottolineano i responsabili di Sikura – la realtà specializzata nell’educazione alla CyberSecurity – la “complicità”, seppure involontaria, di una persona interna all’azienda violata è determinante per il successo di un attacco. Da qui la necessità di formare le proprie persone attraverso corsi che, al di là degli strumenti tecnologici, siano in grado di innalzare la sensibilità del personale nella corrette pratiche di prevenzione e difesa. In particolare, proprio per contrastare gli attacchi tramite QR code, è importante rilevare alcuni indizi di un’attività sospetta: primo tra tutti la presenza di un QR code di qualità bassa o caratterizzata da una sfocatura, seppure parziale. Un dettaglio che, però, è spesso difficile da cogliere, mentre è opportuno visualizzare l’anteprima della pagina di atterraggio prima di cliccare in modo definitivo. Infine rimane sempre valido ricordare che, spesso, le mail con contenuti malevoli vedono la presenza di errori di ortografica, che devono sempre suonare come un campanello d’allarme. Fonte: bitmat.it
Report sull’e-commerce italiano 2024: i dati del mercato
Nonostante l’inflazione, restano stabili i risultati dello shopping online: l’85% degli utenti digitali effettua in media almeno un acquisto online al mese; di questi, il 24%, compra una volta a settimana. Secondo i dati ISTAT nel 2023 i prezzi al consumo hanno registrato una crescita media del +5,7% rispetto al 2022 e, osservando solo il comparto alimentare, si evidenza un’accelerazione della crescita media annua con un +9,8% nel 2023 (contro il +8,8% dell’anno precedente). In un contesto – contraddistinto altresì da crisi energetica e rincaro del gas – che continua a esercitare pressioni sui consumatori e a influenzare le loro abitudini di spesa, idealo ha esaminato le tendenze dell’e-commerce italiano delle persone che utilizzano regolarmente la comparazione prezzi in Italia ed Europa. Da quest’analisi emerge un dato decisamente promettente che conferma la solidità del mercato: l’85% degli utenti digitali infatti effettua in media almeno un acquisto online al mese. Di questi, il 24%, compra una volta a settimana – una tendenza rilevata per il terzo anno consecutivo e che dimostra la costante preferenza dei consumatori e delle consumatrici per l’acquisto online. ADDIO SHOPPING IMPULSIVO, IN RETE GLI ACQUISTI SONO CONSAPEVOLI Oltre a confermare il costante successo di questo nuovo modo di vivere lo shopping, consolidato nel post-pandemia, dai dati di idealo emerge uno spaccato interessante: il 47% dei consumatori ricorre allo shopping online in virtù di uno dei principali vantaggi legati alla comparazione prezzi, ovvero la possibilità di accedere ad informazioni dettagliate sui prodotti, per uno shopping più consapevole e informato. A conferma di ciò, il 39% ricorre alla comparazione prezzi per poter leggere le recensioni di altri utenti, e il 38% per confrontare più prodotti allo stesso tempo. È evidente, quindi, che reperire più informazioni possibili è una priorità per il consumatore, che trova nella comparazione prezzi un tool fondamentale che va incontro alle sue necessità, nel segno di una user experience sempre più personalizzata. Se da un lato gli acquirenti sono riflessivi e attenti, l’interesse verso la qualità va di pari passo con la ricerca del prezzo più in linea con le proprie aspettative. Secondo i dati di idealo, infatti, il 46% del campione intervistato ricorre alla comparazione prezzi in cerca di offerte speciali e sconti, mentre il 37% apprezza particolarmente l’alert che segnala tempestivamente la riduzione del prezzo su un determinato articolo. Il fattore prezzo poi è in grado di influenzare la scelta dello shop: oltre il 67% degli utenti è disponibile ad acquistare da un negozio online meno noto, se vi è la componente del risparmio: uomini più propensi rispetto alle donne a concludere un acquisto più conveniente “sacrificando” la notorietà del sito (68% vs 61%), mentre la fascia di età più attenta a questo dettaglio è quella tra i 16 e i 24 anni (76%). “In un contesto economico e geopolitico incerto, la sensibilità dei consumatori ai prezzi e alla qualità diventa sempre più pronunciata” – ha commentato Dumitru Baltatescu, Country Manager di idealo in Italia. “I dati del nostro nuovo White Paper confermano che le piattaforme di comparazione prezzi sono già diventate un tool essenziale per chi desidera compiere decisioni d’acquisto informate, grazie a schede tecniche dei prodotti, recensioni e test, nell’ottica di ottenere il miglior rapporto qualità-prezzo possibile. L’esperienza utente e l’innovazione tecnologica continueranno a rivestire per idealo un ruolo centrale; in parallelo, ci aspettiamo che la consapevolezza ambientale e le tecnologie emergenti come l’intelligenza artificiale influenzeranno le scelte di consumo, rendendo l’esperienza di acquisto online sempre più coinvolgente, interattiva e personalizzata” – conclude Baltatescu. TECH E MODA, MA SPAZIO ANCHE PER GLI ACQUISTI DI SECONDA MANO In base ai dati di idealo, l’online è il canale preferito per l’acquisto di prodotti tech e abbigliamento. Nel dettaglio, grazie a un recente sondaggio2, l’azienda svela che il 40%, degli utenti lo usa per acquistare prodotti di elettronica, seguono il settore moda e accessori (39%), e quello delle scarpe e sneaker (32%). I dati della piattaforma rivelano che, anche l’acquisto di prodotti della categoria bellezza e profumi passa dall’online per il 31% degli utenti, così come articoli legati a salute e farmacia (24%) e prodotti per animali (22%). Completano la top ten, articoli legati al gaming (21%), al mangiare e bere (19%), arredamento e giardino (18%) e infine sport e outdoor (16%). Il portale ha rivelato inoltre un crescente interesse degli utenti nei confronti del mercato dell’usato. Nel corso del 2023 l’interesse per i prodotti di seconda mano è aumentato del +4% rispetto all’anno precedente e ha riguardato principalmente la categoria elettronica: gli articoli usati più gettonati sono stati cellulari e smartphone, con il 63% di richieste rispetto al totale. Grande successo anche per i notebook usati, le cui intenzioni d’acquisto nel 2023 sono aumentate del +110% rispetto all’anno precedente. TREND GENERAZIONALI – PREFERENZE D’ACQUISTO ONLINE Incrociando i dati demografici con le abitudini di comparazione, idealo ha tracciato le preferenze d’acquisto per età, definendo come si comporta ogni generazione di fronte alle categorie più gettonate online: ad esempio, l’elettronica è la macrocategoria con la più alta preferenza (oltre il 44%) tra gli utenti che hanno 45-55 anni d’età. Moda e accessori, invece, interessano per la maggiore (più del 42%) un pubblico che va dai 25 ai 34 anni, composto quindi principalmente da utenti della gen Z e Millennials. Giocattoli e gaming, poi, attraggono maggiormente i trenta-quarantenni (fascia 35-44), in sintonia con il fatto che questa generazione ha tendenzialmente figli piccoli o si interessa al mondo gaming per coltivare una passione legata all’infanzia. IL CONFRONTO PREZZI, ALLEATO DEL RISPARMIO La ricerca del rapporto qualità-prezzo negli acquisti online passa quindi dalla comparazione, grazie alla possibilità per l’utente di accedere alle soluzioni più vantaggiose. Analizzando il prezzo medio mensile di ogni prodotto presente su idealo, l’azienda ha stimato le fluttuazioni nel corso del tempo, calcolando poi – per le categorie con il maggior numero di intenzioni di acquisto – il risparmio massimo che è stato possibile ottenere nel 2023. In particolare, chi ha acquistato una console di gioco, lo scorso anno, ha potuto sperimentare un risparmio medio superiore al 16%.
Gli attacchi di phishing aumentano del 40% nel 2024
Una ricerca di Kaspersky rivela un aumento del 40% nel 2023 negli attacchi informatici di phishing Il team che da anni lavora nell’anti-phishing di Kaspersky ha sventato che nel 2023 ci sono stati oltre 709 milioni di tentativi di accesso a siti web di phishing e scam, segnando un aumento del 40% rispetto ai dati dell’anno precedente. Le app di messaggistica, le piattaforme di intelligenza artificiale, i servizi di social media e gli scambi di criptovalute sono stati tra i canali sfruttati più frequentemente dagli attori delle minacce per ingannare gli utenti. L’analisi annuale di Kaspersky del panorama delle minacce spam e phishing ha rivelato una tendenza costante per il 2022: un netto aumento degli attacchi di phishing. Nel 2023 il fenomeno ha continuato a crescere con un’impennata di oltre il 40%, raggiungendo 709.590.011 tentativi di accesso a link di phishing. Oltre a un picco significativo nell’attività di phishing osservato a maggio e giugno, il numero di attacchi è aumentato costantemente nel corso dell’anno. Questa tendenza potrebbe essere legata all’inizio delle festività natalizie, durante le quali i criminali informatici diffondono comunemente truffe legate ai viaggi, come biglietti aerei contraffatti, tour e offerte alberghiere vantaggiose. Nuove brecce per i cyber criminali L’adozione diffusa di tecnologie basate su ChatGPT ha offerto ai truffatori nuove strade da sfruttare. Tuttavia, gli aggressori non hanno dimenticato le tattiche tradizionali: le novità, gli eventi e le anteprime di grande richiamo, come Barbie e Wonka, sono sempre stati fonte di ispirazione per phisher e truffatori, che con i loro siti web contraffatti hanno attirato chi era desideroso di accedere all’evento più atteso prima del previsto o a un prezzo scontato. Inoltre, gli esperti di Kaspersky hanno osservato un aumento degli attacchi diffusi attraverso piattaforme di messaggistica. Le soluzioni Kaspersky hanno sventato 62.127 tentativi di reindirizzamento tramite phishing e link truffa su Telegram, con un notevole aumento del 22% di tali minacce rispetto all’anno precedente. Come nell’anno precedente, la maggior parte dei tentativi di reindirizzamento nelle app di messaggistica tramite link di phishing e truffa sono stati bloccati dalle soluzioni Kaspersky sui dispositivi degli utenti in Russia. Il Brasile ha mantenuto il secondo posto, raddoppiando il numero di attacchi di phishing bloccati, seguito da Turchia, India, Germania e Italia, dove è cresciuta anche l’attività di phishing basata su Telegram. “Il phishing resta una minaccia diffusa nel panorama digitale odierno, in continua evoluzione, per ingannare gli utenti meno attenti. La cautela e lo scetticismo sono le difese più efficaci per evitare di cadere nelle trappole di questi schemi malevoli. Siate prudenti, verificate prima di aprire un link e proteggete la vostra identità digitale” ha commentato Olga Svistunova, Security Expert di Kaspersky. Come evitare le truffe di phishing Per proteggersi da queste truffe di phishing, Kaspersky consiglia di: Aprire le e-mail e i link solo se si è sicuri dell’affidabilità del mittente. Se il mittente è attendibile, ma il contenuto del messaggio sembra strano, è importante verificare attraverso un altro mezzo di comunicazione. Controllare l’ortografia dell’URL di un sito web se si sospetta di essere di fronte a una pagina di phishing. In questo caso, l’URL potrebbe contenere errori difficili da individuare a prima vista, come ad esempio un 1 al posto della I o uno 0 al posto della O. Utilizzare una soluzione di sicurezza affidabile quando si naviga in rete. Grazie all’accesso a fonti internazionali di threat intelligence, queste soluzioni sono in grado di individuare e bloccare le campagne di spam e phishing. Fonte : bitmat.it
Ecommerce: quali ragioni spingono all’abbandono del carrello?
Ecco quali sono, secondo Mark Howes di BigCommerce, le 4 ragioni che, nel 2024, spingono all’abbandono del carrello. Come evitarlo? Nel primo trimestre del 2023 in Italia secondo Statista, l’ecommerce via smartphone ha fatto registrare un alto tasso di abbandono del carrello: l’87% delle volte un articolo aggiunto al proprio carrello via smartphone non si è tradotto in un conseguente acquisto. Dati leggermente più incoraggianti per gli utenti desktop, il cui tasso di abbandono del carrello è stato pari al 76%, allineandosi alla media globale. Le ragioni di questo fenomeno sono molteplici, ma le più comuni sono la creazione obbligatoria di un account, le opzioni di pagamento limitate, i costi imprevisti e i lunghi tempi di consegna. Fortunatamente le principali cause di abbandono del carrello sono sotto il controllo del rivenditore che può intervenire per abbattere questo numero. L’abbandono del carrello può essere un ostacolo significativo per i brand, in quanto rappresenta i potenziali clienti che sono arrivati sul sito ma vanno via senza completare il proprio acquisto. Capendo le cause e lavorando sull’esperienza di navigazione, però è possibile rendere i clienti più propensi a completare il loro shopping e ritornare ad acquistare. Di seguito sono riportati quattro problemi e le relative soluzioni per dare agli acquirenti la fiducia necessaria per completare i propri ordini. Costi inaspettati Problema: non c’è niente di più fastidioso per un cliente che rendersi conto che il costo è superiore a quello previsto in partenza. I costi extra sono di gran lunga uno dei principali ostacoli per gli acquirenti, soprattutto quando sono del tutto inaspettati. Di qualunque natura siano – spedizioni, tasse o ulteriori costi di servizio – rappresentano una delle principali cause di abbandono del carrello. Soluzione: Poiché lo shopping online diventa una scelta sempre più comune per gli acquirenti, la trasparenza dovrebbe essere uno standard di riferimento. A nessuno piacciono le sorprese dell’ultimo minuto, soprattutto in fase di check-out. Anche se non tutti possono permettersi il lusso di offrire la spedizione gratuita, i rivenditori dovrebbero sforzarsi di essere il più possibile chiari sui costi. Se le spese di spedizione non sono incluse, è bene renderlo chiaro durante il processo di pagamento o all’interno del proprio e-commerce, in modo che l’acquirente ne sia consapevole in anticipo. Un altro modo per aumentare la visibilità dei costi è aggiungere un calcolatore di spese di spedizione, che consente ai clienti di inserire il proprio codice postale e sapere cosa aspettarsi al momento del checkout. Creazione obbligatoria di un account Problema: Richiedere agli acquirenti di creare un account è un altro motivo comune che causa l’abbandono della fase di check-out. Per la maggior parte dei nuovi acquirenti si tratta di una seccatura che rallenta il processo di pagamento o, peggio ancora, di un deterrente non negoziabile che alla fine porta l’acquirente ad abbandonare del tutto il carrello. Soluzione: Invece di costringere i nuovi acquirenti a creare un account, sarebbe utile consentire loro di effettuare un ordine in modalità ospite. Non solo ciò faciliterà chi acquista per la prima volta, ma lascerà un’impressione positiva rendendo il processo di checkout il più agevole possibile, e forse incoraggerà gli acquirenti a fare nuovamente visita al proprio e-commerce. Opzioni di pagamento limitate Problema: Gli acquirenti si aspettano di avere a disposizione prodotti e servizi che rispondano alle proprie necessità e preferenze, e allo stesso modo danno per assodato di ritrovare l’opzione di pagamento per loro più congeniale al momento del checkout. Non c’è, quindi, da stupirsi se gli acquirenti tendono ad abbandonare il carrello quando non vedono la loro opzione di pagamento preferita o più fidata. Soluzione: Non è un segreto che ognuno abbia le proprie preferenze di pagamento. Per ottimizzare il processo di check-out è essenziale offrire metodi di pagamento differenti. In Italia, ad esempio, l’adozione di carte di debito e di credito e di pagamenti con digital wallet (PayPal, ApplePay) si sta diffondendo rapidamente. Allo stesso modo, il Buy Now, Pay Later (BNPL) sta diventando sempre più diffuso, consentendo al cliente di effettuare un acquisto subito, ma di pagarlo in un secondo momento tramite pagamento rateale. Problemi di sicurezza del sito web Problema: quando si parla dei dati sensibili degli acquirenti, anche il minimo dubbio su un sito è sufficiente per far allontanare un potenziale cliente. La mancanza di trust badge, certificati SSL e altri sigilli di garanzia affini che rafforzino visivamente la fiducia sono fattori comuni che spingono i clienti a essere scettici sulla sicurezza di un negozio o, in alcuni casi, sul modo in cui i rivenditori utilizzeranno i propri dati. Soluzione: Non c’è modo di eliminare al 100% l’ansia di condividere informazioni personali o dati sensibili come il numero della propria carta di credito. Tuttavia, i rivenditori possono creare fiducia in alcuni modi efficaci, ad esempio mostrando che le informazioni inserite sono protette e inserendo i trust budge relativi sul portale. Oltre a questi, esistono altri modi per creare fiducia nei clienti. Per esempio, mostrare le recensioni dei clienti soddisfatti è spesso considerato rassicurante per i nuovi acquirenti. Per infondere fiducia i brand possono inserire recensioni, testimonianze e foto inviate da clienti soddisfatti all’interno del percorso d’acquisto. Infine, offrire una garanzia di rimborso è un ulteriore modo per generare fiducia e mantenere la propria credibilità tra gli acquirenti. Essere trasparenti su costi e commissioni, creare un processo di checkout fluido e offrire il maggior numero possibile di opzioni di pagamento e costruire un rapporto di fiducia con gli acquirenti sono alcune delle best practice per evitare l’abbandono del carrello. In generale, però, la chiave per ridurre questo tasso è eliminare i punti di attrito che impediscono agli acquirenti di effettuare un acquisto facile e veloce. In questo modo, è possibile invertire la tendenza e, forse, recuperare i contatti con coloro che non hanno completato il loro acquisto. Affrontando questi fattori e riducendo al minimo le barriere che impediscono di completare un ordine, i rivenditori online vedranno migliorare i propri tassi di conversione. Fonte: bitmat.it
Il 5G fondamentale per accrescere la profittabilità dei settori industriali
Liu Kang di Huawei al MWC 2024 di Barcellona dichiara che il 5.5G è fondamentale per accrescere la profittabilità dei settori industriali Partecipando al Mobile World Congress di Barcellona 2024, Liu Kang, Presidente di Huawei ICT Marketing & Solution Sales, è intervenuto alla conferenza ‘5G Advanced: Completing the Enterprise Opportunity’ sul tema ‘Embracing 5.5G to Unleash Industry Dividends’. Liu Kang ha illustrato come il 5G sia diventato fondamentale per la digitalizzazione del settore a tal punto da stimare che il passaggio al 5.5G migliorerà ulteriormente le capacità della rete di 10 volte. Ciò spingerà le aziende ad accelerare la trasformazione digitale intelligente e aumentare ulteriormente la profittabilità dei settori industriali. Supportati dalle caratteristiche chiave del 5.5G tra cui downlink da 10 Gbps, uplink da 1 Gbps, rete deterministica, supporto per 100 miliardi di connessioni IoT e intelligenza nativa, gli operatori possono infatti fornire agli utenti aziendali migliori servizi di connettività e una gamma più ampia di servizi ICT integrati. Tali servizi supporteranno efficacemente i principali processi produttivi delle imprese e consentiranno un maggiore livello di connessione in tutti gli scenari e un trasporto dei dati intelligente più affidabile, accelerando così lo sviluppo sociale ed economico. Migliorare i servizi di connettività per le PMI Supportato dal 5.5G, il sistema FWA continuerà a evolversi verso un sistema, sempre di tipo FWA, caratterizzato da una ridotta latenza di 20 ms e un’elevata affidabilità. Gli operatori sostituiranno così le linee a microonde e le linee in rame a bassa velocità con migliori servizi di connettività, estendendo i servizi FWA dagli scenari domestici a quelli aziendali, migliorando la connettività delle PMI e massimizzando il valore della rete. Ampliare la gamma di servizi ICT integrati per accelerare la digitalizzazione Con un upgrade delle proprie funzionalità, il 5.5G offre una velocità garantita di 300 Mbps e una latenza di 20 ms con affidabilità del 99,999%. Inoltre, supportando ulteriori esigenze tipiche del settore, come networking, computing, cloud e IoT, il 5.5G creerà ‘capacità X’ per le industrie, guidando la digitalizzazione e l’automazione di un numero sempre maggiore di scenari applicativi nel futuro. Supportare efficacemente i principali processi produttivi delle imprese per aumentare l’efficienza produttiva Il 5.5G consente velocità di uplink fino a 1 Gbps, latenza fino a 4 ms e affidabilità fino al 99,999%. Queste capacità possono supportare efficacemente i principali processi produttivi delle imprese, migliorando significativamente la loro efficienza. Prendendo come esempio la produzione nelle miniere di carbone, molte di queste sono sotterranee e hanno una fronte di scavo completamente meccanizzata lunga più di 100 metri. Grazie alla capacità di uplink ultra-ampia del 5.5G è possibile implementare oltre 100 telecamere HD per il caricamento di video in tempo reale, mentre la tecnologia AI viene utilizzata per unire video panoramici da fronti minerarie completamente meccanizzate. Questa soluzione intelligente 5.5G consente di avere una vasta e chiara panoramica delle operazioni sotterranee. Di conseguenza, la tecnologia 5.5G può contribuire anche alla tutela della salute e della sicurezza degli operatori del settore. Adattare tutti gli scenari ai requisiti IoT per accelerare lo sviluppo di un mercato con 100 miliardi di connessioni IoT I vantaggi legati al 5.5G possono essere rilevati in termini di larghezza di banda dell’uplink, latenza, posizionamento e tagging passivo, ora in grado di soddisfare i requisiti IoT in tutti gli scenari. Inoltre, la riduzione dei costi di RedCap e dei dispositivi IoT passivi sta promuovendo una più rapida crescita del mercato IoT che presto raggiungerà un totale di 100 miliardi di connessioni IoT. Abilitare la collaborazione ‘veicolo-strada’ per migliorare la sicurezza alla guida e l’efficienza della gestione del traffico Alla fine del 2023 il numero globale di veicoli connessi aveva raggiunto i 350 milioni. I macro-siti 5.5G consentono di offrire una ridotta latenza pari a 20 ms e un’elevata affidabilità del 99%, accelerando così la collaborazione ‘veicolo-strada’ per una maggiore sicurezza alla guida ed efficienza nella gestione del traffico. Questa soluzione è già stata testata in numerose aree di Shanghai e si prevede che migliorerà l’efficienza della gestione del traffico del 30%, riducendo i tempi medi di percorrenza del 20%. In questo contesto, Liu Kang ha anche sottolineato che le partnership industriali saranno determinanti per sbloccare i vantaggi del 5.5G. Pertanto, Huawei si impegna a collaborare con i partner del settore e dell’ecosistema per esplorare la vasta gamma di applicazioni del 5.5G e realizzare una nuova era di interconnessione intelligente delle applicazioni industriali. L’edizione 2024 del Mobile World Congress (MWC) si è svolta a Barcellona dal 26 al 29 febbraio. In questa occasione, Huawei ha presentato la propria gamma di prodotti e soluzioni presso lo stand 1H50 nella Hall 1 di Fira Gran Via. Fonte: bitmat.it
Lo shopping online è più sostenibile
L’impatto ambientale dello shopping online è inferiore del 75% rispetto a quello in negozio Durante il Netcomm Focus Payment & Logistics, evento dedicato alle evoluzioni di due settori chiave della value chain italiana, sono stati analizzati i risultati del report “L’impatto ambientale delle consegne e-commerce”. Dai dati, l’impatto ambientale degli acquisti online risulta nettamente inferiore a quello degli acquisti nei negozi fisici, dove lo spostamento del cliente per raggiungere il punto vendita e il mantenimento del negozio generano oltre il 90% delle emissioni di CO2, contribuendo a una produzione massima di 2,59kg di CO2 per pacco. I canali di acquisto online, che prevedono anche servizi di consegna come Home Delivery e Punti di Ritiro, risultano invece più sostenibili e possono ridurre fino a 10 volte le emissioni rispetto allo shopping offline, nonostante le rilevazioni per entrambi i canali siano determinate da variabili quali densità di consegna, le soste dei mezzi e le modalità con cui il cliente si reca al punto di ritiro o al locker. La ricerca, condotta da Netcomm insieme al Gruppo di ricerca B2c Logistics Center del Politecnico di Milano e sostenuta da FermoPoint, Mdis, MBE, InPost, GelProximity, TYP e Poste Italiane, ha l’obiettivo di indagare l’impatto ambientale delle consegne per l’e-commerce e per gli acquisti tramite il canale fisico. L’analisi confronta la Carbon Footprint nei processi di Home Delivery, Punto di Ritiro e acquisto nel negozio fisico, declinati nei tre settori merceologici dell’editoria, della tecnologia nelle zone urbane di Milano, Ferrara e Viterbo-Rieti. “Anche nell’ambito della logistica, l’eCommerce si conferma un driver per l’evoluzione delle imprese del nostro Paese verso un futuro più sostenibile”, ha commentato Roberto Liscia, Presidente di Netcomm. “Oggi l’eCommerce impatta mediamente del 75% in meno rispetto all’acquisto offline in termini di emissioni di CO2. Dobbiamo, però, prendere in considerazione numerose variabili, come la gestione logistica del trasporto last-mile e le modalità di viaggio del cliente verso il negozio fisico, che impattano ampiamente sulle effettive emissioni. Dalla ricerca presentata oggi emerge inoltre che la consegna tramite i punti di ritiro è il metodo più virtuoso in ottica di sostenibilità, grazie alla capacità di ridurre la Carbon Footprint fino a 10 volte rispetto al canale offline e fino a tre volte rispetto all’Home Delivery per tutti i settori merceologici analizzati. Il punto di ritiro non si limita a favorire l’acquisto tramite il canale online, ma incrementa la possibilità di svolgere acquisti offline in modo virtuoso, ottimizzando gli spostamenti verso il punto di ritiro per acquistare prodotti in loco.” conclude. L’impatto ambientale dello shopping online e offline Come lo dimostrano i risultati della ricerca di Netcomm, l’impatto ambientale di un acquisto attraverso il canale offline è significativamente superiore rispetto a quello tramite e-commerce con modalità di consegna Home Delivery o Punto di Ritiro. Questo vale per tutti i settori analizzati, dall’editoria, al Fashion, fino all’elettronica. Nel mondo dell’editoria, ad esempio, questo risultato emerge anche nel migliore dei casi, dove l’impatto del viaggio del cliente che si reca in un negozio è nullo, dal momento che vi si reca a piedi o senza deviare il proprio tragitto verso una specifica destinazione: a Milano, in questo caso, le emissioni del processo di vendita offline sono circa 5 volte quelle dell’Home Delivery, a Ferrara le emissioni offline si triplicano rispetto all’online, mentre nelle province di Viterbo e Rieti l’impatto dell’offline raddoppia. Nella casistica meno sostenibile per l’ambiente, che vede il cliente recarsi al negozio con un viaggio dedicato in auto, le emissioni per pacco a Milano raggiungono i 2,81 kgCo2e contro i 0,22kgCo2e dell’Home Delivery, mentre a Ferrara crescono fino a 2,87kgCo2e contro 0,36kgCo2e e infine a Viterbo si attestano, a 2,96 kgCo2e contro i 0,64kgCo2e della consegna a casa. Per il settore dell’elettronica, tuttavia, la differenza tra i due canali è leggermente inferiore rispetto a quanto si evidenzia nel settore dell’editoria. Per l’area merceologica del Fashion, infine, i risultati si mantengono coerenti con i precedenti, anche se nel processo dell’Home Delivery si osserva un’incidenza dell’impatto dell’acquisto online più elevata rispetto agli altri settori, dovuta al maggiore tasso di reso (8% per acquisti offline, 30% per l’e- commerce). Nel processo di acquisto offline, il negozio e il viaggio del cliente sono responsabili della maggior parte dell’impatto ambientale: per il settore dell’editoria, ad esempio, a Milano costituiscono rispettivamente l’85% e l’11% del totale (1,24kgCo2e) di emissioni per pacco; a Ferrara il 68% e 26% del totale (1,55kgCo2e) per pacco; a Viterbo il 42% e il 50% del totale (2,51kgCo2e) per pacco. In questo contesto è evidente l’incremento dell’impatto totale passando da un’area urbana densamente popolata a un’area rurale, dovuto alla minore densità di esercizi commerciali e alla necessità di percorrere tratti di strada più lunghi per raggiungere le strutture fisiche. Nella consegna Home Delivery per tutti i settori merceologici, il contributo principale in termini di emissioni è da attribuire al trasporto last-mile, che costituisce più del 50% del totale delle emissioni in tutte le aree urbane esaminate, seguito dal packaging per una percentuale che varia dal 7% al 25% del totale. In questo caso, l’incremento nelle zone rurali è legato alla riduzione della densità di consegna, che impatta inevitabilmente sulle emissioni del trasporto last-mile. Lo confermano i dati delle emissioni dell’Home Delivery nel settore dell’editoria e dell’elettronica, dove la CO2 rilasciata nei comuni di Viterbo e Rieti sono triplicati rispetto a quelli di Milano. Nei settori dell’elettronica e del Fashion, infine, si nota un’incidenza maggiore del processo di reso negli acquisti online in termini di emissioni, dovuta ancora una volta al maggiore tasso di restituzioni che caratterizza questi settori merceologici, che raggiungono rispettivamente il 6% e dell’8%, in netto aumento rispetto al allo 0,5% del settore dell’editoria. Fonte: bitmat.it
I backup come importante elemento di protezione dei dati
Il backup dei dati è diventato molto più critico che mai e spesso rappresenta il livello di protezione più significativo tra le informazioni sensibili e una minaccia interna o esterna. Le violazioni dei dati e le minacce alla sicurezza informatica sono diventate estremamente comuni negli ultimi anni. Per questo motivo, il tema della sicurezza dei dati è oggi al centro dell’attenzione e praticamente ogni singola azienda di successo investe ingenti risorse nei propri sistemi di sicurezza nel tentativo di tenere testa a un settore in rapida evoluzione come quello delle minacce informatiche e degli exploit di vulnerabilità. C’è stato anche un cambiamento piuttosto significativo nel tema della sicurezza dei dati nel suo complesso. Molte delle vecchie minacce alla sicurezza cercavano di eseguire una sorta di azione sui dati dall’esterno del sistema, motivo per cui venivano definite minacce esterne. Tuttavia, l’inevitabile evoluzione dei metodi di violazione dei dati ha portato alla comparsa di una categoria completamente nuova di problemi di sicurezza: le minacce interne. Le minacce interne sono diventate un problema enorme per la maggior parte dei sistemi di sicurezza in tutto il mondo, poiché spesso hanno aggirato il “perimetro di sicurezza” esistente e hanno avuto accesso alle informazioni protette con poco sforzo. La maggior parte delle soluzioni esistenti è diventata improvvisamente inadeguata per gli sforzi di protezione dei dati nel loro complesso. In questo contesto, il backup dei dati è diventato molto più critico che mai e spesso rappresenta il livello di protezione più significativo tra le informazioni sensibili e una minaccia interna o esterna. Negli ultimi anni, inoltre, queste soluzioni hanno dovuto evolversi a un ritmo piuttosto rapido, poiché molti tipi di ransomware possono ora cercare e colpire le copie di backup delle informazioni sensibili, e non solo la copia originale delle informazioni. A parte i problemi di sicurezza, una soluzione di backup dedicata di terze parti può offrire molti altri vantaggi. Tra questi, una protezione garantita dalla maggior parte delle forme di perdita dei dati (cancellazioni accidentali, impersonificazione, disastri naturali, ecc.), una rete di sicurezza per molti tipi di dati importanti (per l’auditing o la conformità), una traccia degli archivi dei dati e anche un significativo aumento della produttività complessiva del personale. Esistono tre tipi di backup principali, utilizzati in genere nella maggior parte dei sistema di backup: completo, incrementale e differenziale. I backup completi sono estremamente semplici e forniscono una copia completa del sistema in un momento specifico. Si tratta di un metodo estremamente lento e che richiede molto spazio di archiviazione, motivo per cui viene spesso utilizzato in combinazione con altri approcci di backup. Anche i backup incrementali sono relativamente comuni, soprattutto se utilizzati in combinazione con i backup completi. L’obiettivo di un backup incrementale è creare una copia delle informazioni modificate dopo l’ultimo backup (indipendentemente dal tipo di backup). L’uso di questo tipo di backup rende leggermente più difficile il ripristino delle informazioni (poiché ogni singolo backup incrementale e un singolo backup completo sono necessari per ricreare le informazioni dell’intero sistema), ma è estremamente veloce e non richiede molto spazio di archiviazione. Il backup differenziale è forse il tipo di backup meno conosciuto dell’elenco, soprattutto a causa del suo funzionamento. Inoltre, per funzionare correttamente, richiede un backup completo e ogni singola istanza di un backup differenziale copia tutti i dati modificati dopo l’ultimo backup completo. Questo approccio in particolare è utile solo in situazioni specifiche, motivo per cui non è così comune come gli altri due. Altri argomenti che devono essere trattati nel contesto del backup dei dati sono gli RTO e gli RPO. Queste due definizioni sono spesso utilizzate in tandem, poiché entrambe rappresentano due parti di un processo specifico che si verifica quando si verifica una violazione dei dati o un incidente. Il Recovery Point Objective rappresenta di solito il tempo medio che intercorre tra le successive operazioni di backup. Un modo alternativo di presentare questo tipo di parametro è la quantità di dati persi quando si verifica un incidente. L’RPO come parametro deve mantenere un delicato equilibrio, poiché periodi più lunghi senza backup significano una maggiore perdita di dati in caso di incidente. Tuttavia, gli RPO brevi sono solitamente associati a costi di archiviazione estremamente elevati, poiché i backup devono essere eseguiti con grande frequenza. Il Recovery Time Objective è un altro valore molto simile all’RPO. L’obiettivo principale dell’RTO è presentare il tempo necessario a un sistema per ripristinare lo stato precedente dopo un incidente. L’idea di un delicato equilibrio passa anche dall’RPO all’RTO, poiché un RTO più lungo significa che l’azienda sarà “offline” per un periodo di tempo più lungo, il che può essere direttamente tradotto in perdite finanziarie ai giorni nostri. In alternativa, ridurre l’RTO richiede notevoli investimenti iniziali in hardware in grado di eseguire il ripristino più rapidamente, e l’hardware in questo settore tende a diventare estremamente costoso dopo un certo punto. Il backup dei dati è un argomento molto importante che negli ultimi anni ha acquisito un’importanza ancora maggiore. Continuerà a evolversi con il passare del tempo e sarebbe una pessima idea non tenersi al passo con le sue tecnologie e i suoi progressi, nel complesso. Questo vale anche per il mercato generale del software di backup dei dati, che è altamente competitivo e presenta molti approcci unici e insoliti alla stessa idea. Fonte: bitmat.it
Gli attacchi ai dispositivi mobile sono aumentati
Kaspersky denuncia un aumento costante del numero di attacchi ai dispositivi mobile, con un incremento del 50% rispetto all’anno precedente Nel 2023, Kaspersky ha osservato un aumento costante del numero di attacchi ai dispositivi mobile, raggiungendo circa 33,8 milioni, con un incremento del 50% rispetto all’anno precedente. L’adware è stata la minaccia più diffusa per i dispositivi mobile, rappresentando il 40,8% di tutte le minacce rilevate. Kaspersky presenta l’analisi annuale sul panorama delle minacce mobile In occasione del Mobile World Congress, Kaspersky presenta l’analisi annuale sul panorama delle minacce mobile, evidenziando la crescente diffusione dei rischi per la sicurezza mobile e lo sviluppo di strumenti e tecnologie dannose. Secondo gli esperti dell’azienda, c’è una notevole tendenza all’aumento degli attacchi rivolti ai dispositivi mobile. Solo nel 2023, il numero è salito a 33.790.599 (223.950 in Italia), con un significativo incremento di quasi il 52%, rispetto ai 22.255.956 attacchi registrati nel 2022. La minaccia più diffusa per i dispositivi mobile è stata l’adware, un tipo di software che visualizza annunci pop-up indesiderati (e talvolta sgradevoli), che ha costituito il 40,8% di tutte le minacce rilevate. Per quanto riguarda i Trojan bancari, il numero di pacchetti di installazione di questo tipo di malware è sceso a 153.682 dopo il forte aumento dello scorso anno, quando la cifra era raddoppiata. Allo stesso tempo, il numero di attacchi che utilizzano i mobile banker è rimasto relativamente stabile. I criminali informatici distribuiscono spesso le minacce mobile attraverso app store sia ufficiali che non. Nel 2023, gli esperti di Kaspersky hanno osservato numerose applicazioni dannose in Google Play. Uno degli aspetti più comuni dell’anno sono state le false app di investimento che si basavano su tattiche di social engineering per ottenere dati personali dagli utenti, soprattutto numeri di telefono e nomi completi, che venivano poi aggiunti ai database utilizzati per le frodi telefoniche. Le mod malevole di Whatsapp e Telegram, progettate per rubare i dati degli utenti, sono un altro vettore di attacco molto diffuso. “L’incremento di attività malware e riskware per Android nel corso del 2023 segna un cambiamento preoccupante dopo un periodo di relativa calma. Raggiungendo, entro la fine dell’anno, livelli che ricordano quelli dell’inizio del 2021, questo aumento sottolinea la significativa minaccia che gli utenti devono affrontare. È un forte avvertimento di quanto sia importante prestare sempre attenzione e di implementare misure di sicurezza per proteggersi dalle minacce informatiche in continua evoluzione”, ha commentato Anton Kivva, Mobile Security Expert di Kaspersky. Per proteggersi da questo tipo di minacce Per proteggersi, Kaspersky consiglia di: Scaricare le applicazioni solo dagli store ufficiali come Apple App Store, Google Play o Amazon Appstore. Le app di questi siti non sono sicure al 100% ma almeno vengono controllate dai responsabili dello store e c’è un sistema di filtraggio: non tutte le app riescono ad accedervi. Controllare le autorizzazioni delle app che si utilizzano e riflettere attentamente prima di autorizzare un’app, soprattutto quando si tratta di autorizzazioni ad alto livello di rischio come i servizi di accessibilità. Ad esempio, l’unica autorizzazione di cui ha bisogno un’app per la torcia è quella per l’accensione (che non comporta nemmeno l’accesso alla fotocamera). Installare una soluzione di sicurezza affidabile che permette di rilevare app e adware dannosi prima che inizino a causare problemi sui dispositivi. È possibile richiedere una protezione, come Kaspersky Premium, direttamente agli operatori di telefonia mobile. Aggiornare sempre il sistema operativo e le applicazioni importanti, molti problemi di sicurezza possono essere risolti installando versioni aggiornate del software. Fonte: bitmat.it
L’ Italia è il quarto Paese più colpito dal ransomware in Europa
I ricercatori di Group-IB hanno rilevato che il numero di attacchi ransomware in Europa nel 2023 è aumentato di circa il 52%. Le industrie manifatturiere, il settore immobiliare e della logistica sono rimasti i principali obiettivi. Il Regno Unito, la Francia e la Germania hanno mantenuto il loro status di Paesi più frequentemente presi di mira dagli affiliati ai Ransomware-as-a-service (RaaS). Al quarto posto c’è l’Italia. Nel corso del 2023, l’Europa è stata colpita da 108 attacchi informatici condotti da vari gruppi di hacker sponsorizzati da governi. Le istituzioni governative e militari figurano quale obiettivo principale, con 48 attacchi ai loro danni. Gli Information Stealer rappresentano un problema significativo, con 250.000 dispositivi infetti (il 23% in più rispetto al 2022) nella regione europea, i cui log sono stati resi disponibili sull’Underground Clouds of Logs (UCL), e altri 647.485 host, i cui log sono stati messi in vendita nel dark web, con un aumento del 28% rispetto all’anno precedente. Allo stesso tempo, il rapporto menziona una diminuzione del 7% nel numero di offerte di vendita di accesso iniziale a reti compromesse nella regione. Inoltre, nel 2023 sono apparse poco più di 1 milione di carte di credito compromesse emesse in Europa nei mercati sommersi dei cybercriminali – un volume identico a quello del 2022. Europa sotto tiro L’anno scorso la regione europea è stata il secondo teatro mondiale di minacce persistenti avanzate (APT). Complessivamente, nel 2023 Group-IB ha attribuito 523 attacchi ad attori sponsorizzati da Stati terzi in tutto il mondo. Gli attacchi alle organizzazioni europee hanno rappresentato il 21% del totale. L’Europa ha subito 108 attacchi informatici condotti da vari gruppi di hacker finanziati da governi. Tra i gruppi che hanno operato in Europa sono da annoverare Lazarus, Mustang Panda, APT41 e Sandman (tutti provenienti dall’Asia orientale), insieme a APT28, BlackEnergy, Gamaredon, Turla e Callisto (tutti provenienti dalla regione della Comunità degli Stati Indipendenti (CSI)). Gli attacchi sono stati complessi e mirati, il che sottolinea la tendenza crescente a utilizzare il cyberspazio per raggiungere obiettivi governativi. Con 31 incidenti censiti, l’Ucraina si posiziona in cima alla lista delle vittime di attacchi che coinvolgono aggressori finanziati da Stati terzi, probabilmente un riflesso dei conflitti in corso nella regione. Gli altri quattro Paesi europei più bersagliati dai gruppi APT sono stati la Polonia (11 attacchi), la Germania, la Francia e l’Italia, con 6 attacchi ciascuno. Gli enti governativi e militari europei sono stati al centro delle attenzioni dei gruppi APT, con 48 attacchi contro di essi. Ciò dimostra che i gruppi sponsorizzati da Stati terzi sono particolarmente interessati alle aree che influenzano la sicurezza nazionale e la politica estera. Cronache del ransomware: crescita doppia nel 2023 Il ransomware, che ha mantenuto il suo formidabile vantaggio sia in termini di scala sia di impatto, ha continuato a rappresentare una minaccia significativa per il mercato europeo. Ancora una volta l’Europa è stata la seconda regione più colpita a livello globale dopo il Nord America, con 1.186 aziende che hanno visto le loro informazioni pubblicate su Data Leak Sites (DLS) del ransomware. Ciò si traduce in un aumento del 52% circa rispetto all’anno precedente, quando le informazioni appartenenti a “solo” 781 aziende europee colpite sono apparse sui DLS. Nel 2023, il settore manifatturiero è risultato il più bersagliato nella regione, cubando per il 16% di tutte le aziende colpite cui dati sono stati pubblicati sui DLS. Il settore immobiliare si è classificato al secondo posto ed è stato coinvolto nell’8% di tutti gli attacchi nella regione europea. La logistica segue al terzo posto con il 5% degli attacchi. Per quanto riguarda i gruppi di ransomware più attivi nella regione, LockBit è in testa con il 26% degli attacchi in Europa, seguito da Play con il 9% e da Black Basta con il 7%. È stato osservato un aumento significativo delle aziende con sede nel Regno Unito colpite da ransomware nel 2023., L’incremento di circa il 73% fino a 245 aziende colpite fa del Regno Unito il Paese più bersagliato in Europa per volume di dati pubblicati sui DLS. La Francia ha registrato un aumento del 45%, le aziende colpite sono 149, mentre in Germania l’aumento osservato è del 12%, con 145 aziende attaccate. L’Italia è al quarto posto con 128 aziende prese di mira dai ransomware (11%). Mercato ribassista: rallenta l’attività dei broker In leggera flessione le organizzazioni che favoriscono la diffusione dei ransomware vendendo accessi iniziali a reti aziendali sul dark web, noti come Initial Access Brokers (IAB). Si sono adattati alle esigenze di altri attori delle minacce nella regione europea. Nel 2023 in Europa sono stati commercializzati 628 accessi a reti aziendali compromesse, con un calo del 7% rispetto al 2022 (674 offerte). I 5 Paesi europei più presi di mira dagli IAB sono stati Regno Unito (111), Francia (83), Spagna (70), Germania (63) e Italia (62). Il settore dei servizi professionali è stato il più colpito nel 2023, con offerte di accesso raddoppiate rispetto al 2022, per un totale di 52 (8% di tutte le offerte riferite alla regione). Seguono il settore manifatturiero con 44 offerte (7%) quello del commercio e dello shopping con 37 offerte (6%) pubblicate dagli IAB. Le offerte di accesso VPN sono diminuite del 50%, mentre quelle di account RDP sono aumentate del 34%. Le offerte di accesso con privilegi utente sono aumentate del 35% nel 2023. Ciò è indice di una maggiore differenziazione dell’accesso da parte delle aziende o di carenti competenze tra gli IAB. L’IAB più attivo nella regione è stato il cybercriminale con nickname mazikeen, un nuovo attore, attivo da gennaio 2023. Il più delle volte, mazikeen ha venduto l’accesso alle reti aziendali tramite account RDP compromessi (98%). Un terzo delle vittime di mazikeen è costituito da aziende con sede in Europa. Quasi tutte le offerte contenevano informazioni su Paese, settore, privilegi di accesso, livello di accesso e sistemi antivirus utilizzati dall’azienda. Sulla base dell’attività di mazikeen, gli esperti di Group-IB sono stati in grado di concludere che il cybercriminale parla russo e si auto-identifica come donna, cosa rara nel mondo della criminalità informatica. Sui forum, mazikeen ha dichiarato di non scansionare le reti aziendali messe in vendita e di non aver raggiunto persistenza in esse. I prezzi del broker sono considerati tra i più bassi, partono da 30 dollari e il prezzo medio è di 180,20 dollari. Fonte: bitmat.it