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Ransomware: cos’è, come difendersi e cosa fare in caso di attacco

Il ransomware cifra i dati dell’azienda e chiede un riscatto, spesso minacciando di pubblicarli. Come entra, come prevenirlo con backup e MFA, cosa fare nelle prime ore e quali obblighi scattano con GDPR e NIS2.

Il ransomware è un malware che cifra file e sistemi dell’azienda e chiede un riscatto per restituirli. Oggi quasi sempre è una doppia estorsione: prima i criminali copiano i dati, poi li cifrano e minacciano di pubblicarli se il riscatto non viene pagato.

Per una PMI significa fermare produzione, fatturazione e posta per giorni, con costi di ripristino, perdita di clienti e obblighi di notifica. La buona notizia: le misure che riducono davvero il rischio sono note e alla portata di tutti.

Rack di server in una sala dati

In sintesi

Ransomware

Dati cifrati e spesso rubati: il riscatto non garantisce né il ripristino né il silenzio.

Ingresso tipico

Phishing, accessi remoti esposti, software non aggiornato

Danno

Fermo operativo e furto di dati

Difesa n. 1

Backup separati e ripristino provato

Difesa n. 2

MFA e aggiornamenti

Nelle prime ore

Isolare, non spegnere tutto a caso, chiamare esperti

Obblighi

GDPR 72 ore; NIS2 24/72 ore

Come entra il ransomware in azienda

Come prevenire un attacco ransomware

Backup 3-2-1

Tre copie, due supporti diversi, una fuori dalla rete o non modificabile. E prove di ripristino periodiche.

MFA ovunque conti

Posta, accessi remoti, cloud, account amministrativi: una password rubata non deve bastare.

Aggiornamenti

Correzioni di sicurezza applicate in fretta, a partire dai sistemi esposti su Internet.

Protezione endpoint

Un EDR che rileva comportamenti sospetti, non solo file noti.

Privilegi minimi

Account amministrativi separati e solo per chi ne ha bisogno; rete segmentata.

Persone formate

Dipendenti che riconoscono il phishing e sanno a chi segnalarlo subito.

Un backup che non è mai stato ripristinato è solo una speranza. Prova il ripristino di un sistema critico almeno due volte l’anno.

Cosa fare in caso di attacco ransomware

01

Isolare

Scollegare dalla rete i dispositivi colpiti (cavo e Wi-Fi), senza cancellare nulla: servono per l’analisi.

02

Attivare il piano

Avvisare il responsabile IT, la direzione e il fornitore di sicurezza; seguire il piano di risposta agli incidenti.

03

Proteggere i backup

Verificare che le copie siano integre e separate prima di qualsiasi ripristino.

04

Valutare gli obblighi

Data breach GDPR (72 ore al Garante se c’è rischio per le persone); per i soggetti NIS2 pre-notifica al CSIRT Italia entro 24 ore.

05

Ripristinare e imparare

Ripartire da sistemi puliti, cambiare le credenziali, capire da dove è entrato l’attacco e correggere.

Le autorità sconsigliano di pagare il riscatto: non garantisce il ripristino né la cancellazione dei dati rubati e finanzia nuovi attacchi. Per alcune famiglie di ransomware esistono strumenti gratuiti di decifratura sul progetto No More Ransom. La denuncia si presenta alla Polizia Postale.

Continuità operativa: ripartire in ore, non in settimane

La differenza tra un incidente e una crisi la fa la preparazione: sapere quali sistemi ripristinare per primi, in quanto tempo e con quali risorse. È il lavoro del nostro servizio di monitoraggio e continuità operativa, che parte da un security assessment e si integra con i servizi di cybersecurity. Per le aziende soggette alla direttiva NIS2 gestione degli incidenti e continuità sono misure obbligatorie.

Domande frequenti sul ransomware

È un programma malevolo che blocca o cifra i dati dell’azienda e chiede un riscatto per renderli di nuovo accessibili, spesso minacciando anche di pubblicare i dati rubati.

No: non c’è garanzia di riavere i dati né che quelli rubati vengano cancellati, e il pagamento finanzia altri attacchi. La strategia è prevenire e avere backup ripristinabili.

No. Serve un insieme di misure: backup separati, MFA, aggiornamenti, protezione endpoint di tipo EDR, privilegi minimi e formazione del personale.

Se coinvolge dati personali e comporta un rischio per le persone, sì: entro 72 ore. Anche la sola indisponibilità dei dati può essere una violazione da valutare.

Dipende dalla preparazione: con backup integri e un piano provato si riparte in ore o pochi giorni; senza, il fermo può durare settimane.

Cybersecurity

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