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E-commerce in Italia a +27%. Uso dell’intelligenza artificiale in crescita

I dati relativi alle vendite online dell’e-commerce in Italia nel 2023 registrano una crescita del fatturato del 27,14% per un totale di 80,5 miliardi di euro e la AI promette nuove rivoluzioni. Giunta alla 18° edizione, la ricerca di Casaleggio Associati ha analizzato i dati relativi all’e-commerce nel 2023 che registrano una crescita del fatturato del 27,14% per un totale di 80,5 miliardi di euro. La differenza è stata tuttavia forte tra i settori. A registrare una maggiore crescita è il comparto dei Marketplace (+55%) seguito dai Viaggi e Turismo (+42%), e da Animali (+37%). Ci sono tuttavia dei mercati che hanno subito l’impatto della crisi economica come il settore dell’Elettronica che ha visto una flessione del -3,5% e di Gioielli e Orologi che ha perso in termini di pezzi venduti (-4%) guadagnando tuttavia in termini di fatturato (+2%) solo grazie all’aumento dei prezzi. A differenza dell’anno precedente, quando l’inflazione ha contribuito per metà della crescita, l’aumento dei prezzi medio sul settore Ecommerce nel 2023 è stato del 6,16% lasciando una cospicua crescita a volumi di 20,98%. Il 2024 sarà l’anno del AI-Commerce: “L’E-commerce del futuro forse non richiederà più ai clienti di cercare tra i prodotti dei vari siti, ma solo di descrivere le proprie esigenze al proprio agente AI personale che si occuperà del resto. Una nuova rivoluzione per il commercio elettronico.”, spiega il presidente di CA Davide Casaleggio. Due terzi degli esercenti (67%) dichiara che l’AI avrà un impatto significativo sul commercio elettronico entro la fine dell’anno, un terzo dice che la trasformazione è già in corso. Le prime innovazioni portate dall’intelligenza Artificiale sono oggi di efficienza dei processi aziendali come la creazione e gestione del content e delle immagini dei prodotti e l’automazione delle attività di advertising. Le aziende che hanno integrato l’AI nei propri processi l’hanno adottata per la creazione di contenuti e immagini (per il 24% degli intervistati), per l’analisi dati e i forecast (16%), l’automazione di attività advertising (14%) e di altri processi (13%). Per il 13% l’AI viene già utilizzata per la gestione del customer care e per il 10% per la personalizzazione del customer journey (10%). Infine il 9% degli intervistati la utilizza anche per progettazione di nuovi prodotti. Tra le attività di marketing, quelle SEM (Search Engine Marketing) continuano a raccogliere la maggior parte degli investimenti (38%), al secondo posto con il 18% troviamo le attività SEO (Search Engine Optimization), al terzo posto l’Email Marketing con il 12%. Tra i social ritenuti più efficaci per l’e-commerce ancora una volta Instagram risulta il primo con il 38% delle preferenze, seguito da Facebook (29%) e Whatsapp (24%). Da notare come la Top 3 sia costituita da aziende tutte appartenenti al gruppo Meta. L’evento di presentazione del nuovo rapporto presso la Swiss Chamber a Milano con InPost come Main Partner, ha registrato il sold-out con una vasta partecipazione di aziende. Davide Casaleggio e Luca Eleuteri partner di Casaleggio Associati hanno introdotto i principali risultati della nuova ricerca e moderato i talk con manager ed esperti del mondo E-commerce: Layla Pavone (Board Innovazione Tecnologica e Trasformazione Digitale Comune di Milano) ha fatto il punto sull’innovazione digitale in Lombardia e il ruolo di Milano, Leonardo Berlingieri (Head of Commercial di InPost) ha descritto i trend in atto nella logistica e della consegna Out of Home che potrà arrivare a rappresentare un terzo del totale, Sylvain Querné (Digital & Marketing Director di Mediaworld) ha indicato l’importanza e il ruolo della rete dei negozi per essere in grado di costruire servizi differenziati attraverso l’ecommerce Omnichannel, Lukáš Havlásek (Chief Ecommerce & Innovations Officer di Notino) ha descritto l’Italia vista dall’estero e l’importanza di un approccio strutturato alla fidelizzazione dei clienti per i brand Ecommerce, Marco Trada (Ecommerce Director di Leroy Merlin),  ha descritto il passaggio dalla vendita di un prodotto alla vendita della soluzione e l’importanza dell’esperienza seamless e post-vendita, Salvatore Autovino (CEO di Connecteed) ha parlato dell’importanza del ruolo dei marketplace e dell’integrazione tecnologica, Barbara Panzeri (Head of Marketing di ConTe.it) ha approfondito il rapporto e l’equilibrio tra brand e pricing come due facce della stessa medaglia, Sara Barni (Head of Ecommerce di Family Nation) ha ribadito l’importanza della sostenibilità per l’ecommerce e di come sia possibile svilupparla anche attraverso iniziative benefiche, Marco Tiso (Online Managing Director di Sisal) ha mostrato come sia possibile già oggi vedere l’impatto rilevante dell’intelligenza artificiale applicata alle imprese e infine Daniele Manca (Vicedirettore del Corriere della Sera) e Davide Casaleggio hanno fatto il punto sul cambiamento in atto nell’e-commerce, le prospettive dell’intelligenza artificiale e la necessità di gestione della proprietà dei dati delle aziende. Fonte: bitmat.it

Migliore connettività, migliori ricavi

Il 47% delle organizzazioni italiane sta adottando soluzioni di connettività cellulare per sfruttare tecnologie come l’IoT e l’IA “State of Connectivity in Europe”, è l’ultimo rapporto pubblicato da Cradlepoint, leader mondiale nelle soluzioni di connettività wireless edge 5G e LTE gestite dal cloud. Tale rapporto annuale ha coinvolto decision maker in ambito tecnologico di Regno Unito, Francia, Paesi Bassi, Germania e Italia. Secondo lo studio, la quasi totalità (98%) delle imprese italiane prevede un aumento dei ricavi qualora migliorasse la propria infrastruttura di connettività, con una previsione di crescita media del 18% e con oltre un quinto delle aziende (22%) che stima un incremento fino al 29%. Il risultato è perfettamente allineato alla media europea, caratterizzata da una previsione di crescita media del fatturato delle aziende del 19%, come risultato del miglioramento della connettività. Secondo l’indagine condotta da Censuswide, il 65% delle aziende europee (il 66% delle italiane) ritiene che una parte significativa di questa crescita dei ricavi derivi da miglioramenti in termini di sostenibilità. Tuttavia, affinché ciò si realizzi, il 64% (il 68% in Italia) ritiene che sia necessario dotarsi di strutture e soluzioni più smart per aumentare la sostenibilità operativa. Per questo motivo, il 42% delle organizzazioni europee (il 47% delle italiane) sta dando priorità all’aggiornamento dell’infrastruttura di rete con la connettività cellulare, al fine di sfruttare tecnologie come l’IoT e l’IA, per supportare i propri obiettivi di sostenibilità e rendere le proprie aziende più resilienti ed efficienti. Le aziende devono mettere in sicurezza la loro superficie di attacco, sempre più estesa L’adozione di nuove tecnologie, come i sensori IoT, sta esponendo le aziende a maggiori rischi, poiché molti team IT stanno perdendo il controllo su ciò che è connesso alle loro reti. Ad esempio, il 77% delle aziende europee (l’81% delle italiane) non ha contezza del numero di dispositivi IoT attualmente collegati alle loro reti e di quanti potrebbero essere aggiunti in futuro. Considerando che quasi la metà delle aziende (45% in Europa, 43% in Italia) ha subito un attacco alla sicurezza della rete negli ultimi dodici mesi, di cui circa un quarto (il 26% in Europa, il 25% in Italia) è stato causato da un dispositivo IoT compromesso, emerge chiaramente che le organizzazioni hanno spesso delle vulnerabilità nella propria infrastruttura di rete che possono essere sfruttate dai criminali. Le imprese italiane riconoscono la centralità del 5G nel potenziare la loro competitività Immergendosi in una prospettiva locale, i risultati della ricerca mettono in luce un chiaro consenso sulla centralità della connettività 5G nel potenziare la competitività delle imprese italiane, con il 95% degli intervistati che ne identifica l’importanza. Questo scenario è supportato dal riconoscimento del 60% delle aziende sul ruolo del 5G nella promozione della sostenibilità ambientale attraverso miglioramenti nell’efficienza energetica e nel monitoraggio dei consumi. Inoltre, il 57% vede il 5G come un elemento chiave per l’avanzamento dell’industria 4.0 e delle fabbriche intelligenti, mentre il 49% lo identifica come cruciale per l’evoluzione delle infrastrutture e dei trasporti. Tuttavia, nonostante queste prospettive positive, emergono ancora sfide significative: più dell’88% degli intervistati ha riportato problemi di connettività nell’ultimo anno, e oltre il 78% ha sperimentato aumenti dei costi operativi e altre inefficienze correlate alla connettività. Questi dati sottolineano l’urgenza di interventi per migliorare l’infrastruttura digitale del Paese. In risposta a ciò, l’Italia si impegna attivamente nel potenziamento della connettività fissa e mobile, come dimostra l’introduzione della nuova Strategia Nazionale per la Banda Ultra-Larga, programmata per il periodo 2023-2026 con un investimento totale di 2,8 miliardi di euro; un’iniziativa che riflette il riconoscimento da parte delle istituzioni dell’importanza strategica della connettività 5G per la competitività economica e lo sviluppo sostenibile del Paese. Nel commentare i risultati dello studio, Lorenzo Ruggiero, Area Director Southern Europe di Cradlepoint Part of Ericsson, ha dichiarato: “I vantaggi delle reti cellulari sono sempre più riconosciuti e apprezzati dalle aziende italiane. Collaborando con i giusti partner, in grado di fornire expertise e competenze, le aziende possono cogliere a pieno l’immenso potenziale delle reti cellulari per il mondo del business. Scegliendo soluzioni di connettività wireless sicure, rapide e facili da installare, le organizzazioni possono implementare in tutta sicurezza la nuova tecnologia, sfruttandone a pieno i vantaggi. Il 5G è un fattore chiave per la crescita economica dell’Italia e dell’Europa.” Fonte: bitmat.it

Robot e reception virtuali: la rete 5G privata crea super spazio di coworking iperconnesso

In Arabia Saudita come altrove, grazie alla rete 5G, stanno nascendo le costruzioni del futuro: sempre più connesse, intelligenti e sostenibili In Arabia Saudita si sta accelerando la costruzione del sedicente “faro del cambiamento” NEOM e The Line – la “megalopoli” utopica, connessa, intelligente e sostenibile. Il futuro dell’Arabia Saudita è così in grande fermento e i nuovi progetti promettono un ambiente pulito e iperconnesso in coworking che incorpora AI, IoT e trasporti automatizzati in uno spazio di lavoro e di vita ripensato. Pur dividendo le opinioni, non c’è dubbio che le ambiziose novità portino il concetto di edificio intelligente in un nuovo ambito. Altrove, i visionari del settore immobiliare, gli architetti e i progettisti stanno dando vita alle loro ambizioni di smart building in modi più immediati. Sono innovativi e ambiziosi: modellano i loro progetti per massimizzare l’efficienza energetica, per adattarsi ai cambiamenti di comportamento e per connettersi a infrastrutture digitali sicure. Juniper Research prevede che entro il 2026 150 milioni di edifici adotteranno tecnologie per gli edifici intelligenti, con una crescita che dovrebbe aumentare del 150% tra il 2022 e il 2026. Gli edifici intelligenti stanno cambiando il modo in cui ci connettiamo e lo spazio di coworking è all’avanguardia Gli spazi per uffici iperconnessi ed efficienti dal punto di vista energetico sono molto richiesti: gli spazi di coworking continuano a crescere in popolarità, poiché la nuova ondata di lavoratori a distanza cerca di emulare l’esperienza collaborativa digitale e sociale che otterrebbe da uno spazio di lavoro tradizionale. Secondo le previsioni, il settore registrerà una crescita annua del 17% fino al 2028 e si stima che avrà un valore di 24 miliardi di dollari entro il 2030, rispetto ai 6,9 miliardi del 2021. Quest’anno si prevede che ci saranno 41.000 spazi di co-working a livello globale. La domanda di spazi di co-working segue la traiettoria del lavoro ibrido, che continua a crescere in popolarità e praticità sia tra i datori di lavoro che tra i dipendenti: secondo un recente studio di CIPD, l’83% delle aziende del Regno Unito adotta attualmente pratiche di lavoro ibride. Anche se ci sono variazioni regionali, il fenomeno è simile in tutto il mondo. Uno studio internazionale ha rilevato che la Francia è in cima alla classifica dei Paesi che adottano il lavoro ibrido, scelto dal 76%, seguita dal Canada. Negli Stati Uniti, si stima che il 40% dei dipendenti”remote capable” – quelli il cui ruolo non è legato a una sede specifica – lavori da remoto un giorno alla settimana. Un numero crescente di “nomadi digitali” sta anche aumentando la popolarità degli spazi di co- working. Si stima che 35 milioni di lavoratori uniscano il loro amore per i viaggi alla possibilità di rimanere connessi e lavorare da qualsiasi luogo. La necessità di spazi di lavoro sociali e i vantaggi del coworking Se da un lato i dipendenti amano la flessibilità e l’economicità del lavoro ibrido, dall’altro possono sentirsi isolati senza una strategia formale di lavoro da remoto. Gli esseri umani hanno bisogno di contatti sociali, ma i lavoratori a distanza possono sentirsi disconnessi, disimpegnati e soli. Lo spazio di co-working offre opportunità di networking, collaborazione, concentrazione e aumento della produttività, promuovendo al contempo un forte senso di comunità. Gli spazi di coworking presentano altri due vantaggi fondamentali che sono alla base della crescita del settore: l’accesso alle più recenti tecnologie digitali di rete, collaborazione e connettività – senza la necessità di investire direttamente e l’esperienza di un’infrastruttura più pulita, verde e sostenibile. Questi due fattori sono alla base di un’entusiasmante ondata di spazi di co-working che utilizzano la connettività mobile 5G per offrire un’esperienza di lavoro innovativa e coinvolgente. Più dati richiedono più larghezza di banda Enormi quantità di dati devono essere generate, condivise e archiviate affinché un edificio possa offrire un’esperienza IoT automatizzata e connessa all’avanguardia. Questo comporta un’enorme richiesta di reti informatiche, che non potrà che aumentare man mano che ci affideremo a tecnologie e applicazioni digitali sempre più richiedenti dati, come l’intelligenza artificiale. Il viaggio verso il “Net Zero” Man mano che le organizzazioni accelerano il loro percorso verso il net zero diventerà ancora più importante raccogliere e analizzare dati significativi in tempo reale su una serie di fattori, dalle emissioni all’utilizzo dell’acqua, richiedendo una maggiore larghezza di banda e una bassa latenza per misurare e comunicare i risultati in tempo reale. Ottimizzazione del 5G per un’esperienza di co-working sicura, connessa e sostenibile La rete privata 5G soddisfa questi requisiti con una solida sicurezza, elevate prestazioni, maggiore portata e massima efficienza, supportando applicazioni avanzate come la realtà aumentata e virtuale (AR/VR), con videoconferenze in Ultra HD. È destinata a rappresentare un elemento di differenziazione molto forte all’interno dello spazio di coworking. L’azienda immobiliare di co-working Icade, insieme a Colt e a un consorzio di partner, è un’organizzazione che ha già sperimentato con successo una rete privata standalone 5G end-to-end a La Defense, a Parigi, nell’ambito della sua visione sulle funzionalità degli edifici intelligenti. La sperimentazione, prima nel suo genere, è stata un banco di prova per portare la connettività digitale 5G sicura e ultra-affidabile a bassa latenza all’ufficio di Parigi: bassa latenza significa che le applicazioni e i dati girano più velocemente e senza intoppi, per una migliore esperienza dell’utente. Colt è a capo del consorzio ed è responsabile della connettività WAN, compresi i servizi di temporizzazione 5G e di piattaforma Edge per l’implementazione di reti Open RAN (Radio Access Network) e di reti virtuali 5G Standalone Core. L’Open RAN è un tipo di architettura di rete che consente a diversi fornitori di interconnettersi e fornire i propri componenti, servizi e competenze specifiche; si tratta di una rete aperta, flessibile e multivendor. La sicurezza è una componente intrinseca del 5G privato ed è fondamentale per la sperimentazione. La crittografia e l’autenticazione basata su SIM nelle reti cellulari private consentono misure di sicurezza fisica che eliminano efficacemente gli attacchi basati sulle credenziali. Inoltre, l’architettura si basa sulla tecnologia Private Edge Computing, sia presso la sede del cliente che nell’infrastruttura centrale di Colt. Tutte le applicazioni e

Boom attacchi informatici “0-days”: 6 su 10 bloccano aziende più a lungo

Il Cybersecurity Annual Report 2024 di Yoroi registra una continua crescita di attacchi “0-days” che sfruttano vulnerabilità del software, che non danno tempo certo per risolvere il problema Secondo il Cybersecurity Annual Report 2024 appare evidente la crescita di di attacchi “0-days” che sfruttano vulnerabilità o errori di progettazione del software, che non lasciano tempo per risolvere il problema causato. Inoltre la ricerca ha mostrato che anche la PEC è sotto attacco e il conflitto russo-ucraino ha riacceso l’attivismo informatico degli hacker. La maggioranza degli attacchi informatici andati a buon fine nel 2023 è riconducibile ad attacchi 0-days Questo tipo di attacchi sfruttano una fragilità tale in un software, per cui non esiste ancora una difesa nota e un tempo certo per la risoluzione del problema. A rilevare l’incremento di questo fenomeno preoccupante è, come detto, il “Cybersecurity Annual Report 2024” di Yoroi (Gruppo Tinexta), unico membro italiano della Cyber Threat Alliance (CTA), organizzazione internazionale di cyber security. “Questo dato – commenta Fabrizio Vacca, Chief Operating Officer di Tinexta Cyber – suggerisce che i criminali informatici puntano sull’efficacia dell’elemento sorpresa e sull’uso di nuovi strumenti per superare le difese e portare a termine con successo le loro operazioni dannose. Il fenomeno preoccupante e in aumento degli attacchi “0-days” richiede un’attenzione e un impegno continuo nell’adozione di strategie di difesa all’avanguardia e tempestive. Nel 2024 ci aspettiamo un aumento degli attacchi informatici mirati a software, hardware e servizi utilizzati dalle aziende per proteggersi. Gli attacchi arriveranno anche dagli hacker meno esperti con la crescita del Ransomware-as-a-service (RaaS), un modello di business con cui le bande esperte vendono il proprio codice ransomware ad altri hacker che lo utilizzano, alimentando sempre di più il mercato del crimine informatico. Di conseguenza le aziende aumenteranno gli investimenti in tecnologie e soluzioni per proteggersi da tali attacchi 0-days, in accordo con la direttiva europea NIS2, volta a rafforzare il livello generale di cybersicurezza nell’UE. L’Intelligenza Artificiale, poi – conclude Fabrizio Vacca – giocherà un ruolo fondamentale per automatizzare la risposta agli incidenti informatici e per migliorare la capacità di identificare e prevenire le minacce. Il nostro motto “Defence belongs to humans” colloca sempre la difesa informatica al centro delle responsabilità umane, utilizzando anche l’AI come arma di difesa per tutelare le nostre istituzioni, imprese e i cittadini”. Le tattiche malevole, comprese attacchi 0-days Il 21% dei malware individuati presenta un intervallo di rilevamento tra zero e quindici giorni, sottolineando l’importanza cruciale di adottare approcci di difesa anticipatoria. Le principali minacce alla sicurezza informatica sono gli attacchi di tipo Infostealer (26%) che operano come “ladri digitali” rubando informazioni come nome utente, password e altri dati personali; seguiti dai Trojan (20%) virus nascosti che, una volta installati su un computer, permettono agli hacker di prendere il controllo del sistema e di accedere ai dati dell’utente senza che questi se ne accorga. Il mezzo di diffusione dei malware preferito dai cyber criminali è quello delle e-mail, e i formati dei file allegati giocano un ruolo cruciale nel raggiungere le vittime. Il Rapporto di Yoroi rivela che il formato più utilizzato è il PDF, costituendo il 23% degli allegati infettati. Gli aggressori lo sfruttano per indurre gli utenti ad aprire il malware attraverso link presenti nei documenti PDF, richiedendo una loro partecipazione attiva. Seguono i file compressi, soprattutto ZIP (22%), che essendo cifrati con password vengono riconosciuti come sicuri ed eludono i controlli di sicurezza. Gli oggetti dell’e-mail infette o ingannevoli più comuni includono i termini “rimessa c/assegni e fatture” (21%), “ricevute e solleciti di pagamento” (14%), e “ordini e transazioni” (5%). Tutte le comunicazioni hanno un carattere economico e di urgenza finalizzato a ingannare gli utenti e diffondere malware. Anche le PEC sono sotto attacco Yoroi ha rilevato un aumento di attacchi informatici tramite Posta Elettronica Certificata (PEC), un canale di comunicazione vitale per enti pubblici, aziende e cittadini, che garantisce una validità legale equiparabile a quella di una raccomandata con ricevuta di ritorno. Nonostante i suoi protocolli di sicurezza, la PEC è vulnerabile agli attacchi informatici. Dal monitoraggio di Yoroi su oltre 50 milioni di e-mail PEC nel 2023 è stato rilevato che gli attaccanti, attraverso il phishing, cercano di ottenere informazioni sensibili fingendosi entità affidabili: questi attacchi utilizzano e-mail PEC ingannevoli e pagine web graficamente simili a quelle legittime, rappresentando una minaccia significativa per la sicurezza informatica degli utenti che sono così portati a rivelare dati critici o a interagire con link dannosi. La guerra è anche cyber L’hacktivismo, cioè l’attivismo informatico degli hacker, con il Covid è emerso come una forza dinamica e globale, alimenatata dall’impiego di strumenti e tecniche per promuovere cause sociali o politiche, sia a sostegno che in opposizione di autorità e istituzioni. Yoroi sta monitorando il fenomeno da 4 anni rilevando che il conflitto Russo-Ucraino ha dato un’accelerazione, mettendo in luce la centralità delle telecomunicazioni e il potenziale impatto delle azioni hacktiviste sulla sicurezza informatica e geopolitica globale. Yoroi ha rilevato i gruppi di hacktivisti nati per sostenere attivamente le politiche della Russia e dei suoi alleati: ad esempio, Killnet, Noname057(16), From Russia With Love, Anonymous Sudan e Turk Hack Team. Le “Five Families” Un altro fenomeno di interesse globale è la formazione delle “Five Families”, un’inedita alleanza di gruppi anarchici nel panorama hacker contemporaneo che comprende evidentemente anche il tipo di attacchi citati 0-days. Questo nuovo raggruppamento, composto da BlackForums, Threatsec, GhostSec, Stormous e Sieged, si propone di promuovere l’unità e la collaborazione all’interno della comunità underground di Internet. La loro missione è quella di facilitare la crescita e lo sviluppo delle operazioni hacker, ponendo particolare enfasi sulla condivisione di conoscenze e risorse. Fonte: bitmat.it

Truffe web: come funziona il phishing e quando è reato

Il phishing è un tipo di frode informatica perpetrato in Rete, che trae la propria denominazione dal verbo inglese “to fish” (pescare), in cui chi lancia l’esca è il phisher (il truffatore) e chi “abbocca” è l’ignaro utente. Reato informatico tra i più subdoli, fa leva sugli aspetti sociali del Web per truffare gli utenti sfruttando una falsa identità: ecco dunque una guida alla rilevanza giuridica della truffa phishing, per potersi difendere con tutti gli strumenti più idonei. Come funzionano le frodi phishing La dinamica del phishing è cosa nota: il criminale di turno con l’ausilio di social engineering e altri espedienti informatici, invia una email al cliente di una banca o più in generale di una società, fingendosi quest’ultima e invitando il destinatario – con le ragioni più varie e fantasiose – a cliccare su un certo link presente nel messaggio.   Indirizzo che in realtà corrisponde a un sito web solo in apparenza identico a quello dell’istituto di credito, ma che in realtà è solo un’abile ricostruzione operata dal phisher per indurre la vittima a digitare i codici di autenticazione (username e password) del proprio conto on line o i dati della carta di credito. Dalla metà degli anni 90, periodo in cui ufficialmente ha esordito il phishing, ad oggi, la frode si è notevolmente affinata e diffusa, non limitandosi necessariamente al perseguimento di un lucro pecuniario e investendo tecniche e forme sempre più varie e sofisticate; si parla infatti di phishing tramite email, sms etc., varianti che fanno più vittime di ieri grazie anche all’inflazionamento del fenomeno e alla diffusione di kit software “all inclusive” che permettono ai malviventi più inesperti di cimentarsi in tentativi abbastanza credibili di truffa. Aspetti legali delle frodi phishing   Truffa conti correnti, ABF: spetta il risarcimento bancario11 Marzo 2024 Per quel che concerne gli aspetti giuridici, il nostro ordinamento non disciplina espressamente il phishing: è chiaro, tuttavia, che nelle caratteristiche e nella dinamica del fenomeno siano tracciabili e distinguibili alcune note fattispecie.   Procedere ad un tentativo di elencazione esaustiva di tali figure giuridiche può apparire di primo acchito comunque arduo, questo perchè l’evoluzione tecnologica e la condotta criminale di un phisher comportano aspetti (civili e penali) da sceverare con la dovuta analisi. Innanzitutto l’acquisizione abusiva e il trattamento illecito di credenziali di autenticazione, di nome e cognome dell’intestatario del conto o del suo numero di carta di credito (a seconda della dinamica del caso di phishing) evidenziano la responsabilità extracontrattuale del phisher nei confronti della vittima, integrando il disposto di cui all’art.15 del d.lgs. 196 del 2003 c.d. Codice in materia di protezione dei dati personali, secondo cui «Chiunque cagiona danno ad altri per effetto del trattamento di dati personali è tenuto al risarcimento ai sensi dell’articolo 2050 del codice civile». Le violazioni privacy Responsabilità accentuata dalle molteplici violazioni del Codice della Privacy poste in essere dal criminale di turno; a titolo esemplificativo si pensi a quella di cui all’art.23 (per il mancato consenso della vittima al fine di trattarne i dati bancari) e di cui all’art.122 che al co.1 sancisce il divieto di usare una rete di comunicazione elettronica «per accedere a informazioni archiviate nell’apparecchio terminale di un abbonato o di un utente, per archiviare informazioni o per monitorare le operazioni dell’utente», o anche, qualora il phisher agisse al fine di “rivendere” i nostri dati a bande criminali internazionali, alla violazione degli artt. 42 e 43 del Codice della Privacy (che regolamentano il trasferimento di dati personali all’estero). Punto di riferimento, seppur concernente l’ambito penale, resta tuttavia l’art.167 del Codice, che configura il reato di trattamento illecito di dati personali e che punisce, se dal fatto deriva nocumento e salvo che il fatto costituisca più grave reato, «[…] chiunque, al fine di trarne per sè o per altri profitto o di recare ad altri un danno, procede al trattamento di dati personali in violazione di quanto disposto dagli articoli […]» , con la reclusione da sei a diciotto mesi o, se il fatto consiste nella comunicazione o diffusione, con la reclusione da sei a ventiquattro mesi. Reato che il phisher commetterebbe con l’acquisizione ingannevole e la successiva gestione dei dati della vittima. Le ipotesi di reato Anche l’art. 615 quater del codice penale (rubricato “Detenzione e diffusione abusiva di codici di accesso a sistemi informatici o telematici“), prevede un’ipotesi delittuosa per certi versi simile a quella appena vista, disponendo al riguardo che «chiunque, al fine di procurare a sé o ad altri un profitto o di arrecare ad altri un danno, abusivamente si procura, riproduce, diffonde, comunica o consegna codici, parole chiave o altri mezzi idonei all’accesso ad un sistema informatico o telematico, protetto da misure di sicurezza, o comunque fornisce indicazioni o istruzioni idonee al predetto scopo, è punito con la reclusione sino ad un anno e con la multa sino a euro 5.164». La sostituzione di persona Restando alla fase “iniziale” (quella della “cattura” dei dati digitati dalla vittima) della frode informatica di che trattasi, va anche detto che il criminale di turno con l’invio dell’email truffaldina fa un uso indebito del nome e/o del logo dell’istituto di credito o della società-esca, in alcuni casi non limitandosi alle email ma arrivando a contattare telefonicamente la vittima, fingendosi un certo impiegato di banca, in violazione dell’art. 494 c.p. (rubricato “Sostituzione di persona“, a tal fine si veda anche l’art.7 del c.c. sulla “Tutela del diritto al nome“) e, per gli istituti di credito coinvolti, della normativa in materia di marchi e brevetti di cui al Decreto legislativo 10 febbraio 2005, n.30 (Codice della proprieta’ industriale). Le responsabilità Si parla, normalmente, di responsabilità limitatamente al phisher e di parti lese, nonché legittimati attivi, gli istituti di credito e i clienti vittime del raggiro, ma non è esclusa la possibilità che a rispondere del danno ingiusto procurato al cliente sia anche lo stesso istituto, laddove non abbia adottato le misure di sicurezza di cui agli artt. 31 e ss. del D.Lgs 196 del 2003; si ricorda a tal proposito che la mancata adozione delle misure di cui all’art.33 costituisce per il Codice della Privacy illecito penale (ex art.169). A tal fine è

Ritratto dei consumatori italiani nei confronti del resto d’Europa

Report Ipsos – BigCommerce – Stripe: Il mercato e-commerce italiano è tra i più maturi. Analizziamo il profilo dei consumatori in Italia nei confronti del resto d’Europa Tre protagonisti dell’e-commerce internazionale, BigCommerce, Stripe ed Ipsos hanno pubblicato un nuovo report che indaga tra le preferenze e le aspettative dei consumatori italiani a confronto con quelle degli altri paesi europei. Ne emerge un quadro che tratteggia il mercato e-commerce italiano come più maturo di quanto si creda e i consumatori nostrani particolarmente avvezzi all’omnicanalità. Tra i dati più interessanti: Frequenza degli acquisti online: L’Italia vanta una solida cultura dello shopping online, con il 32% degli intervistati che dichiara di effettuare acquisti digitali una volta alla settimana. Regno Unito, Germania e Spagna sono in testa per frequenza di acquisti online, ma l’Italia si assicura una rilevante quarta posizione, con il 13% dei consumatori che fa acquisti online ogni giorno o più volte alla settimana. Categorie di prodotti più popolari: Gli intervistati italiani dimostrano un forte interesse per i prodotti del comparto salute e bellezza (43%). Seguono gli articoli di abbigliamento e moda (41%), arte, libri e media (34%), elettronica e tecnologia (31%) e food (26%). Percorsi all’acquisto: Mentre il 66% dei consumatori continua ad acquistare direttamente dai negozi online, un significativo 64% in Italia sceglie di acquistare attraverso marketplace come Amazon ed eBay, con un ulteriore 10% che opta per acquisti diretti attraverso i social media. Metodi di pagamento: Le carte di credito/debito restano le opzioni di pagamento preferite in Italia (63%). Seguono a ruota i portafogli digitali (44%) e i sistemi di pagamento come Bancomat Pay e Satispay (18%). Ancora, il Buy Now, Pay Later (BNPL) sta guadagnando terreno (13%) mentre faticano a trovare spazio le criptovalute (3%). Engagement e conversioni: In tutti i Paesi coinvolti dall’indagine, una media del 15% di intervistati ha abbandonato il carrello virtuale negli ultimi tre mesi a causa dell’obbligo di creare un account (in Italia questo dato si attesta al 12%). Aree di interesse futuro: In Italia, gli intervistati esprimono il desiderio di ricevere informazioni e consigli più pertinenti sui prodotti (39%), di vedere un miglioramento delle funzionalità dei motori di ricerca (29%), di ottenere raccomandazioni personalizzate (20%), di avere più informazioni in ambito sostenibilità (19%) e di vedere adottate più esperienze di realtà aumentata (15%).   Qual è l’identikit dei consumatori digitali italiani nel 2024? Dipingere il ritratto dei consumatori italiani è necessario per offrire loro la migliore customer experience. Con questo obiettivo, BigCommerce, piattaforma di composable ecommerce Open SaaS leader per marchi B2C e B2B in rapida crescita e affermati, insieme ai suoi partner Stripe e Ipsos ha pubblicato “Ecommerce at Hand”, un report che analizza l’intricato panorama dell’e-commerce in Europa. Grazie ai dati raccolti attraverso 9.588 intervistati in Italia, Regno Unito, Svezia, Danimarca, Norvegia, Paesi Bassi, Germania, Spagna e Francia, il report fa luce sull’evoluzione delle preferenze e dei comportamenti degli acquirenti online. L’indagine fornisce una panoramica sulle abitudini dei consumatori, offrendo spunti preziosi per le aziende che navigano nel mercato digitale. Risultati chiave del report: le tendenze dei consumatori italiani Frequenza degli acquisti online: L’Italia vanta una solida cultura dello shopping online, con il 32% degli intervistati che dichiara di effettuare acquisti digitali una volta alla settimana, dimostrando costanza quando si parla di e-commerce. Rispetto al resto d’Europa, l’Italia si distingue come un mercato particolarmente maturo. Regno Unito, Germania e Spagna sono in testa per frequenza di acquisti online, ma l’Italia si assicura una rilevante quarta posizione, con il 13% dei consumatori che fanno acquisti online ogni giorno o più volte alla settimana.   Categorie di prodotti più popolari: Gli intervistati italiani dimostrano un forte interesse per i prodotti del comparto salute e bellezza, con il 43% di preferenze per questa categoria. Seguono gli articoli di abbigliamento e moda che catturano l’interesse del 41% dei consumatori italiani, evidenziando la loro importanza nel panorama della vendita online. Mentre tra i consumatori italiani il primato è proprio per i prodotti Health & Beauty, nel resto d’Europa è il fashion a regnare sovrano. Questa categoria detiene il primo posto nelle preferenze di acquisto online nei vari Paesi coinvolti dall’indagine, riflettendo la propensione di tutto il continente per l’acquisto online di abbigliamento e accessori. Oltre ai prodotti di salute e bellezza e all’abbigliamento, i consumatori italiani dimostrano interesse anche per altre categorie di prodotti. Tra queste, arte, libri e media (34%), elettronica e tecnologia (31%), food (26%) e articoli per animali domestici (25%).   Percorsi all’acquisto: Una maggioranza significativa dei consumatori italiani, pari al 69% degli intervistati, mostra una forte propensione all’acquisto di prodotti online, rispetto al solo 21% che opta per gli acquisti in negozio. Questo dato indica una diffusa adozione dei canali di acquisto digitali, sottolineando la comodità e l’accessibilità offerte dalle piattaforme e-commerce. Inoltre, è fondamentale notare che la vendita omnichannel rappresenta ormai un’abitudine d’acquisto irrinunciabile tra i consumatori. Mentre il 66% dei consumatori continua ad acquistare direttamente dai negozi online, un significativo 64% in Italia sceglie di acquistare attraverso marketplace come Amazon ed eBay, con un ulteriore 10% che opta per acquisti diretti attraverso i social media. Questa diversificazione dei canali di acquisto evidenzia la necessità per le aziende non solo di stabilire una forte presenza online, ma anche di integrarsi perfettamente su più piattaforme per soddisfare le preferenze in evoluzione dei consumatori italiani.   Metodi di pagamento: Quando si parla di metodi di pagamento in Italia, le carte di credito/debito restano le più richieste, con il 63% degli acquirenti online che le ritiene le opzioni di pagamento preferite. I portafogli digitali seguono a ruota, con il 44% di preferenze, mentre il 18% degli intervistati utilizza sistemi di pagamento come Bancomat Pay e Satispay. Ancora, le opzioni Buy Now, Pay Later (BNPL) stanno guadagnando terreno, con il 13% degli intervistati che sceglie questo metodo di pagamento flessibile. Le criptovalute, invece, rimangono meno popolari, rappresentando solo il 3% delle transazioni in Italia. L’impatto delle opzioni di pagamento sulla conversione e sulla fidelizzazione è significativo, con una media del 13% degli intervistati in Italia che ha abbandonato il carrello virtuale negli ultimi tre mesi a causa di problemi legati alle

Coltivare il futuro dell’agricoltura con il Wi-Fi 6

Specializzato nella produzione di bacche, Hortifrut si è avventurato per la prima volta in un territorio inesplorato: l’implementazione di Wi-Fi 6 per ridefinire il panorama dell’agricoltura connessa. Ha collaborato in questo con Cambium Networks e Codipro, distributore e system integrator specializzato in networking. Questo viaggio innovativo mira ad inaugurare l’era dell’agricoltura 4.0, con il chiaro obiettivo di creare una solida rete Wi-Fi 6 che non solo copra la vasta azienda agricola, ma che monitorizzi e connetta vari sistemi IoT e reti di sensori, cruciali per la gestione agricola. Sfide affrontate per implementare li Wi-Fi 6 Nell’implementazione della tecnologia Wi-Fi 6 in tutta la sua vasta area agricola, Hortifrut ha dovuto affrontare diverse sfide: in primo luogo, garantire una copertura Wi-Fi costante e affidabile ovunque si è rivelato un ostacolo significativo, che ha richiesto una pianificazione meticolosa e un posizionamento strategico degli access point per evitare la degradazione del segnale su lunghe distanze. Inoltre, il progetto richiedeva l’integrazione e il monitoraggio senza soluzione di continuità di diversi sistemi IoT e reti di sensori, presentando complessità nella gestione e nel coordinamento efficace di più flussi di dati. L’adozione del Wi-Fi 6 mirava a risolvere le problematiche relative all’efficienza e alle prestazioni, puntando a velocità più elevate, a migliori prestazioni dei dispositivi e a una maggiore efficienza energetica per ottimizzare le operazioni agricole. Grazie a soluzioni innovative e partnership strategiche, Hortifrut ha affrontato con successo queste sfide, aprendo la strada a un futuro più connesso ed efficiente in agricoltura. Risultati promettenti per un’agricoltura connessa L’implementazione del Wi-Fi 6 presso Hortifrut ha dato risultati notevoli. Dodici punti di emissione del segnale posizionati strategicamente e collegati a un access point Cambium Networks ePMP3000 hanno svolto un ruolo fondamentale nel garantire una connettività costante e affidabile in tutta l’azienda agricola. Questa installazione non solo ha permesso una connettività senza precedenti, ma ha anche esemplificato la tecnologia all’avanguardia utilizzata nel progetto. Sfruttando moduli subscriber Force 300-13L e un AP esterno XV2-2T, dotato di antenne ad alta efficienza, la rete ha fornito velocità eccezionali e una copertura ottimale. Il progetto costituisce una vera pietra miliare, pionieristica nell’uso del Wi-Fi 6 in agricoltura, segnando un cambiamento epocale negli standard di prestazione e di efficienza energetica del settore. La collaborazione tra Hortifrut, Codipro e Cambium Networks non solo ha affrontato le sfide immediate, ma ha posto le basi per un futuro più connesso ed efficiente in agricoltura. Sulla base di questo successo, Hortifrut prevede ulteriori progressi nella connettività agricola. I piani includono l’espansione della copertura WiFi 6, l’integrazione di un maggior numero di sistemi IoT e l’esplorazione di tecnologie emergenti per migliorare la gestione complessiva dell’azienda agricola. I Prodotti utilizzati Dodici moduli subscriber Force 300-13L AP esterno XV2-2T con antenne ad alta efficienza Access Point ePMP3000 Tecnologia WiFi 6 per una maggiore velocità ed efficienza “L’ultimo progetto di Hortifrut rafforza la nostra collaborazione, portando la connettività Wi-Fi 6 in un ambiente complesso, segnando una pietra miliare nell’agricoltura connessa.” dichiara José Luis Benítez, Manager, Codipro “La perfetta combinazione tra le apparecchiature punto-multipunto di Cambium e la potenza dei nostri access point Wi-Fi 6 per esterni offre la massima copertura ed efficienza, stabilendo nuovi standard nell’agricoltura connessa.” Conclude Maurice Dini, Direttore Vendite IBERIARegionale, Cambium Networks

Come difendersi dal phishing nell’era dello smart working?

L’aumento della presenza e della sofisticazione del phishing è una delle numerose sfide emerse dopo la pandemia, con un numero elevatissimo di lavoratori da remoto divenuti il bersaglio ideale per gli hacker. Il phishing consiste nell’ingannare gli utenti e indurli a cliccare su qualcosa che non dovrebbero aprire, usando un’esca che, a prima vista, potrebbe sembrare autentica. Stress, ansia e continue sfide del lavoro rendono il phishing una minaccia quanto mai concreta per chi si è trovato ad operare da casa. In realtà, il phishing non è una novità e non è un problema è iniziato con la pandemia, ma una sfida che l’IT sta affrontando da anni. Tuttavia, aziende di ogni dimensione continuano a essere vittime di phishing per vari motivi, ed è per questo che la situazione deve cambiare: esistono processi, controlli e tecnologie proattivi che possono contribuire a ridurre il rischio. Con il loro avvento e utilizzo intensivo, Artificial Intelligence e Machine Learning sono diventati strumenti efficaci anche per gli attaccanti, consentendo loro, ad esempio, di studiare i comportamenti e le abitudini di un determinato utente, analizzando e comparando i dati di cui vengono in possesso: come scrive, quale tono utilizza, come si comporta sui social. Informazioni che serviranno poi per imitare questa persona in maniera estremamente realistica, e sfruttarla, ad esempio, per inviare un messaggio email ai suoi contatti talmente credibile e contestualizzato da non destare sospetti nei destinatari e indurli ad aprire link o scaricare file, per fare breccia con successo nei sistemi aziendali. Perché la sicurezza web tradizionale non è efficace contro il phishing moderno I controlli di sicurezza aziendali che un tempo erano in qualche modo efficaci contro il phishing non sono più efficaci dal punto di vista della protezione delle e-mail o della sicurezza web. Alcune nostre ricerche hanno dimostrato che fino al 90% dei kit di phishing ora includono tecniche di evasione integrate che rendono inefficace la sicurezza web tradizionale. Questi kit forniscono effettivamente il phishing come servizio agli attaccanti, con la capacità di eludere il rilevamento. La sicurezza web tradizionale si basa da tempo sull’uso di database di URL per identificare e bloccare l’accesso a siti web dannosi, compresi quelli di phishing. Il modo in cui funzionano questi database pericolosi si basa sull’utilizzo di web crawler da parte dei fornitori per scansionare i siti e poi aggiungere quelli di phishing. I creatori dii kit di phishing ne sono consapevoli e sanno come eludere il web crawler, in modo che i loro indirizzi dannosi non compaiono mai nel database. Spesso, gli attacchi di phishing moderni non comportano nemmeno l’uso di malware, che potrebbe attivare le tecnologie di rilevamento comunemente utilizzate. Sono furtivi e impiegano diverse tecniche di offuscamento per eludere le tradizionali analisi di sicurezza web. Perché è difficile bloccare il phishing: gli attacchi assumono molte forme Come gli attacchi di phishing riescono a evitare i controlli di sicurezza dei tradizionali database di web filtering? Ecco alcuni esempi: Nascondere il contenuto dannoso attraverso l’occultamento I web crawler di sicurezza non analizzano il traffico web in diretta, vengono invece inviati ad analizzare una pagina web da ambienti IP noti per essere utilizzati dai fornitori di sicurezza. I kit di phishing sono progettati per mascherare il loro intento malevolo, inviando contenuti all’apparenza benigni, sempre più credibili e difficili da riconoscere come illegittimi, o una pagina vuota in risposta alla scansione. In questo modo il database degli URL è in grado di classificare la pagina di phishing come non pericolosa, superando i controlli di sicurezza e quando l’obiettivo accederà a questa pagina, verrà rivelato il suo vero contenuto. Attacchi multistep e CAPTCHA Gli attacchi di phishing si nascondono sempre più spesso dietro a passaggi benigni, in modo che una prima scansione di sicurezza dell’URL li lasci passare. Ad esempio, una pagina pericolosa può essere collocata dietro un CAPTCHA. Si tratta di un’operazione particolarmente subdola, in quanto i CAPTCHA sono specificamente progettati per impedire ai bot automatizzati (tra cui i web crawler) di accedere al contenuto che si trova dietro di essi. Quando un web crawler scansiona la pagina, vede solo il CAPTCHA, che di per sé è innocuo, e classifica la pagina di phishing dietro di essa come legittimo. Link di breve durata e monouso I cyber criminali creano volumi elevati di URL di phishing nuovi e mai visti prima, attività oggi più economica e facile che mai. Una singola pagina di phishing può essere utilizzata per poche ore o addirittura pochi minuti, per poi essere eliminata, passando a un nuovo URL, affinché non venga rintracciata e bloccata. I link monouso sono anche usati negli attacchi mirati, per compiere un’unica singola missione. Attacchi all’interno di siti web compromessi Gli attaccanti sanno che i siti web legittimi vengono classificati come benigni nei database degli URL, senza essere necessariamente ricontrollati. Se riescono a compromettere un sito web legittimo, possono creare pagine di phishing al suo interno, particolarmente efficaci per ingannare più facilmente gli utenti che credono di interagire con un sito noto. Web filtering tradizionale, protezione via posta elettronica e autenticazione a più fattori da soli non sono sufficienti Nella corsa alla protezione dagli attacchi di phishing, alcune aziende hanno implementato autenticazione via email e a più fattori. Ma non tutto il phishing avviene tramite posta elettronica. Un attacco che proviene da un sito pericoloso visitato dall’utente non subirà alcun impatto dal sistema di autenticazione via email. Inoltre, i link di phishing sono spesso inseriti all’interno di documenti ospitati in suite di collaborazione SaaS, come annunci pubblicitari sulle pagine web e, sempre più spesso, negli SMS, eludendo completamente qualsiasi controllo basato su email. Come ridurre il rischio in azienda? Ci sono alcuni componenti efficaci in grado di ridurre questo rischio: Uno stack di sicurezza contro il phishing che vada oltre l’email Riconoscere che il phishing non sia solo un problema di email è fondamentale. È importante disporre di uno stack di sicurezza in grado di affrontare questa tecnica avanzata e gli attacchi invasivi. Un sistema basato su database di URL e web crawler tradizionale non è più

L’e-commerce corre più veloce della recessione globale

Gli acquisti e-commerce degli italiani valgono 54,2 miliardi di euro e sono aumentati del 13% rispetto al 2022 Nonostante la recente crisi economica abbia amplificato le disparità finanziarie, l’industria dell’e-commerce è in costante espansione: offre ai consumatori un’ampia gamma di prodotti, opportunità di risparmio e un coinvolgente processo di acquisto. Oggi l’adozione dell’e-commerce non è quindi più una scelta, ma una vera e propria necessità organizzativa per le imprese che aspirano a mantenersi competitive in un mercato in costante evoluzione. Secondo alcune proiezioni di Adyen, si assisterà al passaggio da una quota di vendita online del 16% nel 2021 al 22% nel 2025. In questo orizzonte, BIP – multinazionale di consulenza, attraverso il proprio Centro di Eccellenza Customer Platforms – ha creato “Smart Outsourcing Platform”, un nuovo modello organizzativo che permette di realizzare una serie di servizi innovativi per consentire alle aziende di adottare un e-commerce proprietario, canale di vendita strategico nel settore Retail per superare la recessione globale. Il panorama del commercio al dettaglio mostra tendenze differenziate nei vari settori Nel corso del 2023, secondo l’Osservatorio eCommerce B2c del Politecnico di Milano, gli acquisti e- commerce degli italiani valgono 54,2 miliardi di euro e sono aumentati del 13% rispetto al 2022. Secondo il Retail Report 2023 di Adyen, i consumatori mostrano una preferenza per gli acquisti in negozio, nel settore alimentare (76%) e dell’arredamento (64%) mentre si osserva un maggiore propensione per gli acquisti online nei segmenti dei prodotti tecnologici (54%) e dei viaggi e dell’intrattenimento (72%). Questo sottolinea l’importanza cruciale per le aziende di mantenere una presenza competitiva sul fronte digitale al fine di conservare la propria quota di mercato. Infine, si nota un equilibrio tra acquisti online e in negozio nei settori dell’abbigliamento (53%) e dei prodotti di bellezza (47%) dove i consumatori preferiscono acquistare direttamente nei punti vendita. L’implementazione nelle aziende di un sistema di e-commerce L’implementazione di un sistema e-commerce aziendale comporta una notevole complessità: richiede il mantenimento dell’intera filiera, l’integrazione di competenze e tecnologie diverse e un considerevole investimento finanziario, il cui rendimento può risultare sfidante da valutare. Di fronte a questa complessità, molte aziende optano per l’esternalizzazione dell’e- commerce. Tale scelta, tuttavia, potrebbe non essere la più vantaggiosa; al contrario, investire in un sistema di e-commerce proprietario potrebbe rappresentare la decisione strategica più efficace per ottenere risultati significativi e duraturi. Premiato da Salesforce per il secondo anno consecutivo come il miglior “New Logo Partner” dell’anno, il Centro di Eccellenza di BIP Customer Platforms offre supporto alle aziende nazionali e internazionali attraverso la profonda conoscenza dei processi commerciali, delle capabilities più all’avanguardia del settore, in ogni industria, supportando le imprese nell’innovazione dando slancio al loro business nel settore dell’e-commerce. “A causa della recessione mondiale e della complessità crescente di tenere il passo con le nuove tecnologie è sempre più difficile crescere e marginare con l’e-commerce – afferma Daniele Imbonati, Senior Partner del Centro di Eccellenza Customer Platforms di BIP. – È per questo che oggi BIP annuncia la Smart Outsourcing Platform che finalmente consente alle aziende di portare al proprio interno le tecnologie più innovative, messe a disposizione dalle piattaforme leader di mercato, potendo ricorrere, quando necessario, a competenze e risorse esterne, in outsourcing, senza compromettere l’integrità dei dati e di tutti i processi aziendali”. Fonte: bitmat.it

Identità digitale unica con l’App CieID

La App CieID abilita la Carta d’Identità Elettronica all’utilizzo dei servizi online della Pubblica Amministrazione al posto dello SPID: come funziona. La Carta d’Identità Elettronica (CIE) ad oggi rilasciata a oltre 43 milioni di italiani, permette di accedere in maniera semplice e sicura ai servizi della PA tramite l’App CieID. Per promuovere l’utilizzo della CIE 3.0, il Governo ha avviato una campagna di comunicazione con l’obiettivo di sfruttare l’applicazione come un ponte verso l’identità digitale unica, rendendosi nel tempo autonomi anche dal sistema SPID, che al momento è previsto fino al 2026. CIE al posto di SPID Grazie alla App CieID è già possibile accedere ai servizi della PA, ancora meglio con usandola con uno smartphone dotato di tecnologia NFC (quindi, basta avvicinare la CIE al telefono). L’applicazione mobile si colloca infatti nel più vasto quadro dello sviluppo dell’IT Wallet, il nuovo Sistema di portafoglio digitale italiano.   Garantendo l’accertamento dell’identità del possessore, la carta permette di autenticarsi tramite tre livelli di sicurezza: Livello 1: accesso mediante credenziali (username e password); Livello 2: accesso mediante credenziali di livello 1 di un secondo fattore di autenticazione che certifichi il possesso di un dispositivo (codice temporaneo OTP oppure QR code); Livello 3: accesso mediante l’utilizzo di lettore o uno smartphone dotato di tecnologia NFC. Ad oggi, l’app CieID è stata già scaricata 16 milioni di volte e sono attivi 4,8 milioni di smartphone e tablet. Per utilizzare l’app bisogna ovviamente ottenere prima una Carta di Identità Elettronica (CIE), il cui rilascio va richiesto al Comune di residenza o domicilio. Come usare l’APP CieID Attivando le credenziali CIE (di livello 1 e 2) sul portale ufficiale, basta aprire l’applicazione e certificare il proprio dispositivo.   Per autorizzare i propri accessi basterà poi inquadrare dalla App il QR code nella pagina di richiesta di accesso, inserendo il codice app CieID creato in fase di certificazione del dispositivo. Se si ha anche l’attivazione del riconoscimento biometrico sul proprio smartphone, l’accesso avviene direttamente senza codice app CieID. Con l’App CieID è anche possibile recuperare il puk, associando un indirizzo di posta elettronica o un numero di cellulare. Fonte: pmi.it