E-commerce: “Buy Now Pay Later”, catalizzatore di esperienze d’acquisto innovative
Scalapay illustra con un report i principali trend che stanno ridisegnando l’e-commerce. Mancini: “I pagamenti sono l’elemento chiave per migliorare l’esperienza d’acquisto” L’aumento del costo della vita influenza le abitudini di spesa, rendendo i consumatori più selettivi e attenti al valore offerto dai brand. Contemporaneamente, l’industria dell’e-commerce si sta adattando, combinando l’innovazione tecnologica con un approccio centrato sul cliente per affrontare i cambiamenti economici. In tal modo l’e-commerce registra una crescita costante, con il 78% degli utenti europei di Internet che acquista online. È essenziale per gli operatori del settore ridefinire le strategie per affrontare l’inflazione, i trend di spesa e le nuove tecnologie, mantenendo sempre al centro l’attenzione verso la persona come elemento fondante del proprio modello di business. Presentiamo alcune delle conclusioni emerse dall’analisi condotta da Scalapay sui cinque principali trend dell’e-commerce nel 2024: 1) E-commerce e iper-personalizzazione Il 65% dei clienti si attende un adattamento alle proprie esigenze e preferenze da parte delle aziende, mentre il 69% mostra una preferenza per i brand che integrano la personalizzazione nelle loro interazioni. I dati non mentono: i leader nella personalizzazione hanno significativamente più probabilità di superare gli obiettivi di fatturato rispetto ai brand con una capacità di personalizzazione limitata. L’utilizzo dell’intelligenza artificiale e dei dati per automatizzare l’invio del messaggio più pertinente, al destinatario giusto e nel momento opportuno, si prospetta come una strategia vincente. Per questo oggi è fondamentale aumentare gli investimenti in tecnologie, strumenti e partnership strategiche che possano favorire la creazione di esperienze personalizzate capaci di autentico coinvolgimento dei clienti. 2) Intelligenza artificiale e dati I consumatori manifestano una crescente sensibilità nei confronti del ruolo dell’intelligenza artificiale, dimostrando un marcato interesse per le sue capacità. Nel 2024, comprendere appieno il funzionamento dell’IA e sfruttarne la potenza per favorire la crescita aziendale dovrebbe costituire una priorità imprescindibile. Tuttavia, l’efficacia dell’IA è strettamente legata a una strategia di gestione dati ben strutturata. 3) Mobile and Social e-Commerce Nel 2024, il panorama degli e-commerce si presenta come un campo dominato dall’adozione del social commerce. Questa fusione dei regni dello shopping e dell’intrattenimento ha dimostrato di essere un elemento chiave per il successo delle piattaforme online, in particolare grazie alla capacità di sfruttare i contenuti video e di garantire un’esperienza di acquisto ottimizzata per i dispositivi mobili. La dimensione di mercato del social commerce è stata stimata in 2,2 trilioni di dollari nel 2023, e le previsioni indicano un’impennata globale a oltre 3 trilioni di dollari entro il 2027. Per le aziende online che non hanno ancora ottimizzato appieno le proprie piattaforme mobili e le integrazioni con i canali social, il momento di agire è adesso. 4) Soluzioni di pagamento avanzate Secondo la Harvard Business Review, il settore dei pagamenti digitali è destinato a registrare una crescita superiore al 20% annuo fino al 2030, raggiungendo oltre 360 miliardi di dollari. La diffusione di metodi di pagamento innovativi è diventata uno standard, sia per gli e-commerce che per i retailer tradizionali, poiché offrono ai clienti la libertà di scegliere come e quando effettuare i pagamenti in modo fluido e conveniente. L’adozione di soluzioni di pagamento avanzate, come il “Buy Now, Pay Later” (BNPL), continuerà a crescere rapidamente nel 2024, diventando una prassi comune attesa dai consumatori. Questa tendenza rappresenta un’opportunità per le imprese di ampliare le opzioni di pagamento per i propri clienti e migliorare l’esperienza complessiva di acquisto online. 5) Customer experience In base a un sondaggio condotto da YouGov, il 45% degli intervistati a livello globale ha espresso il proprio disappunto riguardo alle proprie esperienze di acquisto, definendole monotone e poco entusiasmanti. Parallelamente, il 38% dei leader innovativi nel settore commerciale concorda sul fatto che una customer experience eccellente possa influire in modo significativo sulle vendite e diventi fondamentale nella costruzione di un legame con il brand. I clienti desiderano sentirsi amati e ispirati dai brand: per le aziende dell’e-commerce, questo sentimento rappresenta un’opportunità per trasformare l’esperienza del cliente e la creatività in elementi distintivi rispetto alla concorrenza, bilanciando tecnologia e tocco umano. Simone Mancini, CEO di Scalapay, ha commentato: “La nostra analisi conferma l’importanza di adattarsi ai cambiamenti in atto nel comportamento dei consumatori. È essenziale che i brand comprendano e rispondano alle esigenze e alle preoccupazioni attuali dei clienti, offrendo esperienze di acquisto personalizzate e innovative. In questo contesto, i pagamenti rappresentano l’elemento chiave per migliorare l’esperienza d’acquisto online. La soluzione BNPL offerta da Scalapay, infatti, non si limita a essere un semplice metodo di pagamento. Piuttosto funge da catalizzatore per ottimizzare l’intero percorso d’acquisto, trasformandolo in un’esperienza piacevole e semplice. Nell’attuale panorama dell’e-commerce, non basta più dotarsi di una piattaforma funzionale: è fondamentale creare un ambiente vivace in cui i clienti possano realizzare i loro acquisti ideali. È proprio questa la filosofia che ci ha permesso di costruire in breve tempo una community con oltre 5 milioni di utenti”.ù Fonte: bitmat.it
Italiani incauti online: troppo spazio ai cookie di tracciamento
I dati Eurostat sulla gestione dei cookie web e della privacy online tra gli internauti mostrano poca cautela da parte di quelli italiani. La tutela della privacy non è al primo posto tra le priorità degli italiani che navigano su Internet. A rivelarlo è una recente indagine Eurostat, che ha monitorato le abitudini degli utenti online. Vediamo cosa ne è emerso. I dati Eurostat sulla gestione dei cookie web e della privacy online tra gli internauti mostrano poca cautela da parte di quelli italiani. La tutela della privacy non è al primo posto tra le priorità degli italiani che navigano su Internet. A rivelarlo è una recente indagine Eurostat, che ha monitorato le abitudini degli utenti online. Vediamo cosa ne è emerso. Gestione cookies poco usata Lo studio Eurostat si concentra sulla corretta gestione delle impostazioni web che permettono la limitazione dei cookie di tracciamento. Si tratta ad esempio delle popup che appaiono ogni volta che arriviamo su una pagina Internet invitandoci ad accettare o rifiutare, ma non solo: dale impostazioni di ogni browser si possono stabilire delle regole generali o specifiche per alcuni siti volte a gestire queste forme di raccolta dei dati della propria navigazione. Seppur a volte macchinosa e spesso noiosa, questa procedura (da alcuni obbligatoria per i siti web) consente all’utente di non essere profilato a scopo marketing. In soldoni: accettando i cookie si accetta la pubblicità, soprattutto quella targettizzata. Secondo i dati Eurostat ammonta al 36% la percentuale degli internauti di età compresa tra 16 e 74 anni che hanno modificato le impostazioni del browser per impedire o limitare l’uso dei cookie. In Italia scende fino al 27%. A mostrare attenzione verso la privacy online sono gli utenti finlandesi (66%), seguiti da Paesi Bassi (56%), Lussemburgo (47 %), Danimarca (46%) e Germania (45%). A fare peggio dell’Italia sono Romania e Bulgaria (12%), Cipro (20%) e Slovenia (26%). Software anti-tracciamento semi-sconosciuti Prendendo in considerazione l’utilizzo di software che limitano la possibilità di tracciare le proprie attività su Internet, invece, la media europea si attesta al 21% e anche in questo caso la percentuale italiana è decisamente inferiore. Solo il 12% degli italiani ricorre ai software anti-tracciamento, esattamente come accade in Romania e Lettonia (13%). In Belgio, invece, quasi la metà degli utenti Internet (49%) mostra una maggiore predisposizione alla prevenzione online, che caratterizza anche Malta (38%), Paesi Bassi e Croazia (32%) ma anche Estonia (31%). Fonte: pmi.it
TA544 prende di mira le aziende italiane
Proofpoint ha rilevato una campagna malware che sfrutta l’Agenzia delle Entrate per prendere di mira le aziende italiane. La violazione dell’email aziendale (BEC, Business Email Compromise), il ransomware e le minacce contro la supply chain continuano a esporre le aziende a violazioni, nonostante le loro soluzioni di sicurezza di cui dispongono. I criminali informatici si sono evoluti e ora combinano differenti tattiche in una catena di attacco integrata per compromettere i loro obiettivi umani. Le soluzioni tradizionali che combattono le minacce utilizzando strumenti isolati non sono sufficienti a contrastare questi attacchi. Il Threat Research Team di Proofpoint ha identificato una campagna malware rivolta contro le aziende italiane, sfruttando il nome dell’Agenzia delle Entrate. Lanciata ieri, 14 febbraio, è stata attribuita al gruppo TA544, con l’obiettivo di far scaricare il malware Danabot tramite un URL malevolo. Se aperto da un IP italiano, l’URL reindirizza al download di un file JavaScript che, se eseguito, scarica una DLL, eseguendola con l’esportazione personalizzata “enter” per lanciare DanaBot. DanaBot è un malware utilizzato per la raccolta di informazioni DanaBot è un malware modulare che può essere utilizzato per la raccolta di informazioni, il monitoraggio remoto e per stabilire persistenza all’interno dell’azienda presa di mira. Non viene osservato spesso nelle campagne email, quindi il suo utilizzo da parte di TA544 – per la prima volta in assoluto – è degno di nota. DanaBot era stato utilizzato da un altro gruppo, TA578, in una campagna email che portava al malware Latrodectus a dicembre 2023, mentre in precedenza, l’ultimo rilevamento risaliva al luglio 2022. Due campagne recenti che utilizzano questo malware potrebbero significare che lo vedremo di più nei dati delle minacce via email, tuttavia potrebbe essere solo una svolta temporanea prima di tornare ad altri payload. Campagne del gruppo TA544 TA544 è un attore di minacce che distribuisce malware bancario e altri payload in diverse aree geografiche, tra cui Italia e Giappone, identificato da Proofpoint già nel 2017. Solitamente, questo gruppo modifica i propri payload, personalizzandoli in base alla regione da colpire – ad esempio, nel 2021, tutte le campagne TA544 basate su Ursnif hanno preso di mira in particolare organizzazioni italiane, mentre i payload Dridex associati a questo stesso attore non hanno avuto un target geografico specifico. Ursnif è un trojan che può essere utilizzato per sottrarre dati dai siti, come le password memorizzate, con l’aiuto di web injection, proxy e connessioni VNC, e per scaricare aggiornamenti, moduli o altri malware. Nonostante venga sfruttato da più cybercriminali, l’attività di TA544 rivolta all’Italia lo differenzia dagli altri. Tra gennaio e agosto 2021, il numero di campagne Ursnif che hanno avuto impatto sulle organizzazioni italiane ha superato il numero totale di campagne Ursnif rivolte al paese in tutto il 2020. Fonte: bitmat.it
I Codici QR malware indirizzano gli utenti verso reti Wi-Fi malevole
Cerchiamo di capire cosa sono queste reti Wi-Fi malevole, come i codici QR possono collegarci a esse e cosa possiamo fare per proteggerci “I codici QR possono essere la porta d’accesso al terreno di gioco di un predatore cibernetico”, avverte Steffan Black, un esperto di primo piano nella prevenzione delle minacce presso ZenShield. Anche se i codici QR possono sembrare innocui quadrati bianchi e neri, il loro potenziale per arrecare danni è enorme. Cerchiamo di capire cosa sono queste reti Wi-Fi malevole, come i codici QR possono collegarti a esse e cosa puoi fare per proteggerti. I Pericoli Nascosti SecurityInfowatch ritiene che i codici QR possano codificare il nome di una rete Wi-Fi (SSID), il tipo di crittografia e la password. Dopo la scansione, gli utenti ricevono un banner di notifica che li invita a connettersi alla rete. Queste sono note come reti Wi-Fi malevole, rappresentano una minaccia significativa per la sicurezza digitale. Mascherate da reti legittime, attirano dispositivi ignari a connettersi, concedendo agli hacker un accesso immediato ai dati sensibili. Una volta intrappolati, qualsiasi attività online su queste reti diventa pericolosa. I codici QR malevoli possono indirizzare le persone a siti web che le inducono a connettersi a reti Wi-Fi malevole o a scaricare software pericoloso sui loro dispositivi. Come afferma Portnox, ciò comporta una gamma di rischi per la sicurezza, tra cui: Intercezione dei dati: Gli hacker possono visualizzare le tue informazioni private inviate sulla rete, come nomi utente, password e numeri di carta di credito, mettendo a rischio i tuoi dati personali. Diffusione di malware: Diffondono software dannoso ai dispositivi connessi, rendendo la rete più vulnerabile a violazioni della sicurezza. Furto di credenziali: Gli utenti potrebbero involontariamente rivelare i loro dati di accesso, permettendo agli attaccanti di raccogliere importanti informazioni personali. Allerta: Riconoscere le reti Wi-Fi Malevole Per proteggerti da potenziali minacce, è importante riconoscere le reti Wi-Fi malevole. Ecco una lista semplice, suggerita da Black: Controlla il nome della rete: Le reti illegittime spesso hanno nomi simili a quelli di hotspot autentici per ingannare gli utenti. Notare qualsiasi differenza può far suonare un campanello d’allarme. Valuta la potenza del segnale: Una potenza del segnale costantemente piena, indipendentemente dalla tua posizione, potrebbe essere un segnale di una rete Wi-Fi malevola. Considera l’autenticità: Una rete Wi-Fi gratuita in un luogo inaspettato dovrebbe essere trattata con sospetto. Anche se i codici QR offrono una comodità senza paragoni, rappresentano anche un rischio significativo per la sicurezza se utilizzati senza discernimento. Come sottolinea saggiamente Black, “La comodità non dovrebbe mai compromettere la sicurezza.” Essendo prudente e adottando misure di sicurezza, puoi proteggere le tue informazioni personali da potenziali minacce. Fonte: bitmat.it
Boom commercio ibrido: il 43% degli acquisti online in interazione con il negozio fisico
In Italia, le vendite online che coinvolgono l’interazione del cliente con un negozio fisico ammontano a 19 miliardi di euro Dopo gli ultimi anni di sconvolgimenti crisi e mutamenti, il settore della vendita al dettaglio tira un sospiro di cauto ottimismo all’alba del 2024. I consumatori si aspettano che i brand soddisfino le proprie esigenze indipendentemente da dove, quando o come fanno acquisti, e si aspettano esperienze perfettamente integrate su più punti di contatto (online e offline). In questo contesto, Packlink, la piattaforma leader di soluzioni logistiche, ha lanciato un nuovo report intitolato “The Ecommerce Delivery Benchmark Report 2024”, che analizza il cambio dei consumi e dei canali utilizzati dai consumatori. Nonostante il boom dell’e-commerce ed il consolidamento dello shopping online, ciò non ha significato la fine dello shopping nei negozi tradizionali, ma piuttosto che entrambi si completano a vicenda per adattarsi alle preferenze dei consumatori. Anzi: le vendite online che coinvolgono l’interazione del cliente con un negozio fisico ammontano a 19 miliardi di euro, corrispondente ad una percentuale del 43%. Il 37% degli italiani cerca prodotti online ma effettua l’acquisto in negozio ed il 28% degli italiani compra quasi prevalentemente in negozio e solo ogni tanto online, percentuale più alta in Europa. Questi risultati rafforzano l’importanza del commercio omnicanale, che soddisfa meglio le aspettative e le esigenze dei consumatori. Ciò comporta, ad esempio, scoprire prodotti online e acquistarli in negozio, oppure ordinare online ma restituirli in negozio. Il 76% degli italiani combina acquisti in entrambi i canali, il che colloca il nostro Paese come la seconda percentuale più alta in Europa assieme alla Spagna, dietro solo al Regno Unito. I settori in cui ci sono maggiori acquisti online e offline Quali sono le categorie in cui gli italiani comprano di più online? Sono l’elettronica (54%) e i giocattoli (50%). Al contrario, per casa, fai da te e giardinaggio preferiscono acquistare in negozio (rispettivamente 60% e 62%). La ricerca online di informazioni sul prodotto è una parte sempre più importante nel processo di acquisto dei consumatori odierni, i quali si affidano principalmente ai motori di ricerca (58,1%) o ai marketplace (49,5%). Questo è vero per tutte le categorie di prodotti, in particolare per l’elettronica (69%), l’abbigliamento (65%), e i giocattoli (61%). L’evoluzione del retail: dall’omnichannel al commercio unificato La continua ascesa dell’intelligenza artificiale generativa insieme ad altre tecnologie emergenti hanno alzato l’asticella delle aspettative dei consumatori, ponendo le basi per la transizione del settore verso il modello del “commercio unificato”, che va oltre la semplice integrazione dei canali online e offline. Si tratta di un approccio integrato che fornisce un’esperienza cliente fluida su tutti i canali e punti di contatto, “unificando” tutti i processi di vendita al dettaglio in un’unica piattaforma. Questo approccio consente percorsi cliente iper-personalizzati in ogni fase. Tre percorsi cliente su quattro includono punti di contatto sia digitali che fisici. Che si tratti di scoprire prodotti online, effettuare acquisti in negozio o ordinare online e optare per una consegna fuori casa, la fusione tra online e offline è evidente. “Nonostante la continua crescita dell’e-commerce, lo shopping tradizionale rimane molto rilevante. I consumatori, infatti, vogliono essere in grado di scegliere quali opzioni soddisfano meglio le loro esigenze in un dato momento. Online e offline sono sempre più intrecciati nel panorama attuale del retail. Pertanto, è fondamentale che i rivenditori offrano un’offerta diversificata di acquisto, consegna e opzioni di reso che favoriscono il commercio omnicanale” afferma Noelia Lázaro, Direttore Marketing di Packlink. Fonte: bitmat.it
Piano transizione 5.0: i nuovi incentivi per le imprese italiane
Per il “Piano Transizione 5.0” il governo ha stanziato tredici miliardi di euro per il 2024 e 2025 L’annuncio del Piano Transizione 5.0 è arrivato lo scorso 11 gennaio dal Ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, in presenza della Commissione Sviluppo economico della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome. Le misure, che potenzieranno l’impianto del Piano Industria 4.0, saranno pubblicate con decreto-legge atteso per la fine di gennaio, che ne definirà i dettagli e le modalità di fruizione, rendendo lo strumento pienamente operativo. Alcune anticipazioni: allo stanziamento già previsto al tempo dell’ultima finanziaria dal governo Draghi per il piano Transizione 4.0, si sono aggiunte ulteriori risorse pari a 6,3 miliardi provenienti dal programma europeo RePower EU; vi sarà un aumento del tetto massimo di spesa per gli investimenti agevolabili: dagli attuali 20 a 50 milioni di euro, così da rendere più efficace l’azione di attrazione di investimenti stranieri nel nostro Paese; le imprese che, a seguito dell’investimento, certificheranno un risparmio energetico del 3% a livello aziendale o del 5% per il processo produttivo interessato, potranno sommare l’attuale credito d’imposta 4.0 con le agevolazioni disposte dal piano transizione 5.0, raggiungendo un’aliquota massima del 40%; le agevolazioni del Piano 5.0 non verranno parametrate sulla base del valore dell’investimento effettuato ma in base al livello di efficienza energetica e abbassamento dei consumi raggiunti dall’impresa a seguito dell’investimento; il Piano interesserà investimenti sostenuti dalle imprese a partire dal 1 gennaio 2024 (le misure potrebbero quindi essere retroattive); parte delle risorse del piano sarà destinata alla formazione, riconoscendo l’importanza di rafforzare parallelamente le competenze del capitale umano delle imprese che si trovano ad affrontare un tale cambio di paradigma. Le imprese potranno richiedere contributi a sostegno della formazione in misura pari al 10% del valore dell’investimento. Quali sono gli obiettivi del Piano Transizione 5.0 e chi potrà beneficiarne? Il Piano Transizione 5.0 segna secondo il Governo una svolta epocale, che avrà l’obiettivo di spostare il focus dagli investimenti per l’efficientamento tecnologico e digitale delle imprese, all’efficienza energetica e la sostenibilità ambientale del sistema produttivo italiano. L’attenzione verso il rispetto delle persone e del pianeta diventa quindi sempre più cruciale, con un’aspettativa di rapido adeguamento ai principi ESG (Environmental, Social, and Governance) da parte del tessuto imprenditoriale, sollecitata a livello europeo e auspicabile per il futuro delle nuove generazioni. Potranno beneficiare dell’agevolazione tutte le imprese residenti nel territorio dello Stato, a prescindere dalla forma giuridica, dal settore merceologico, dalla dimensione aziendale e dal regime fiscale adottato. FONTE: fondamentis.it
Cybersecurity: un esperto su due fa errori sul lavoro per mancanza di conoscenze
Secondo Kaspersky, negli ultimi due anni le organizzazioni hanno subito almeno un incidente informatico a causa della mancanza di personale qualificato L’errore umano ha provocato quasi due terzi di tutti gli incidenti informatici degli ultimi due anni e secondo un nuovo studio globale commissionato da Kaspersky oltre il 50% dei professionisti della cybersicurezza ammette di aver commesso errori all’inizio della propria carriera a causa della mancanza di conoscenze teoriche o pratiche. La percentuale di intervistati che riconosce di aver commesso questi errori sale a quasi il 60% tra i professionisti con un’esperienza nel settore compresa tra due e cinque anni. In base allo studio di Kaspersky, negli ultimi due anni le organizzazioni hanno subito almeno un incidente informatico a causa della mancanza di personale qualificato in materia di cyber sicurezza. Sebbene la ricerca di personale di cybersecurity più qualificato possa essere una delle soluzioni per affrontare il problema, le aziende di tutto il mondo stanno affrontando una grave carenza di professionisti della sicurezza informatica (InfoSec). Secondo le stime attuali, la carenza di forza lavoro nel settore informatico ammonta a quasi 4 milioni. Gli errori più frequenti Il gap generale di mancanza di competenze in materia di cybersecurity è accompagnato dal fatto che molti neoassunti nel settore devono fare i conti con le lacune di conoscenza pratiche e teoriche, con conseguenti difficoltà iniziali e errori nel loro lavoro. Il mancato aggiornamento dei software (43%), l’utilizzo di password deboli o intuibili (42%) e la mancata esecuzione di backup in modo tempestivo (40%) sono alcuni degli errori più comuni commessi dai professionisti InfoSec in tutto il mondo all’inizio della loro carriera. In APAC e Nord America, anche l’uso di misure di sicurezza obsolete è stato un errore comune commesso dagli esperti di cybersecurity a inizio carriera. I professionisti della cybersecurity riconoscono, inoltre, di non aver avuto le competenze e l’esperienza pratica necessarie quando sono entrati nel settore, alcuni sottolineano ulteriori difficoltà nell’avviare la propria carriera. Nonostante il settore della cybersicurezza segnali continuamente una carenza di forza lavoro, il 34% degli intervistati dichiara di aver sostenuto tre o più colloqui prima di essere selezionato per un ruolo InfoSec. “Non è un segreto che i programmi di formazione professionale spesso faticano a tenere il passo con gli sviluppi del settore e questo è particolarmente vero per il settore della cybersecurity”, ha commentato Marina Alekseeva, Chief Human Resources Officer di Kaspersky. “Il fatto che molti dipendenti sul mercato possano avere competenze pratiche limitate o lacune nelle loro conoscenze sottolinea l’importanza di un processo onboarding completo con un focus sulla formazione tra colleghi e significa che le aziende devono prestare maggiore attenzione all’aggiornamento dei propri dipendenti. Per Kaspersky, i dipendenti sono il bene più prezioso, quindi abbiamo investito costantemente nella formazione del personale aziendale, migliorando le competenze dei dipendenti e promuovendo una cultura di apprendimento e sviluppo continuo. Abbiamo anche contribuito a colmare il divario esistente tra i talenti della cybersecurity, fornendo corsi di formazione individuali e aziendali leader del settore per i professionisti dell’IT”. Le sfide iniziali che gli esperti di cybersecurity devono affrontare quando entrano nel settore possono spiegare i motivi per cui quasi la metà dei professionisti InfoSec (46%) dichiara di aver impiegato più di un anno per sentirsi a proprio agio nei primi ruoli ricoperti. Mentre il 31% degli intervistati è riuscito a prendere padronanza del proprio lavoro entro uno o due anni, meno del 10% ha dichiarato che il processo ha richiesto da due a tre anni (9%) e più di tre (6%). Per affrontare il gap di mancanza di conoscenze Per colmare il deficit e garantire una più semplice integrazione della forza lavoro dedicata alla cybersecurity nel workflow, Kaspersky raccomanda una serie di misure sia preventive che reattive: A livello didattico, i programmi di formazione dovrebbero essere aggiornati e diventare più flessibili grazie alla collaborazione con gli attori della cybersecurity e integrando le più recenti conoscenze del settore. Kaspersky ha un programma speciale per consentire alle università di integrare le competenze in materia di cybersicurezza: Kaspersky Accademy Alliance che offre l’accesso a conoscenze di livello mondiale sulle minacce informatiche, a lezioni e sessioni di formazione, nonché alle più recenti tecnologie. Chi ha intenzione di entrare nel settore della cybersecurity può acquisire esperienza nella preparazione di scenari reali di cybersecurity completando uno stage in un dipartimento di sicurezza informatica o di ricerca e sviluppo. Seguite le notizie sulla pagina LinkedIn di Kaspersky per essere i primi a scoprire le opportunità di stage e gli aggiornamenti sulla nostra competizione globale per studenti Secur’IT Cup. Le aziende possono investire in programmi di aggiornamento per il proprio personale, aiutandolo ad acquisire nuove conoscenze e competenze e a rimanere competitivo. Kaspersky fornisce un’ampia gamma di conoscenza sulla sicurezza informatica per i professionisti IT, offrendo sia formazione professionale individuale che formazione aziendale. Fonte: bitmat.it
Minacce digitali: impennata del 222% degli attacchi e-mail
Il resoconto di Acronis illustra i dati raccolti da luglio a dicembre 2023, dai quali emerge l’aumentato utilizzo dei sistemi di GenAI per la creazione dei malware e l’organizzazione degli attacchi Incessante aumento degli attacchi informatici: PMI e MSP nel mirino: Acronis ha diffuso i risultati relativi al secondo semestre 2023 del suo report sulle minacce digitali, un documento di riferimento per il settore. Il report fornisce un’analisi approfondita e un’opinione autorevole sui problemi di sicurezza e sulle minacce digitali prevalenti a livello globale. Partendo dai dati raccolti da oltre un milione di endpoint singoli dislocati in 15 paesi, i risultati affermano che il phishing potenziato dall’intelligenza artificiale ha colpito oltre il 90% delle organizzazioni, contribuendo in modo netto all’incremento del 222% degli attacchi sferrati via e-mail rispetto alla seconda metà del 2022. Carenza di soluzioni di sicurezza adeguate La tendenza alla diminuzione delle varianti e del numero di nuovi gruppi di ransomware è confermata, ma le famiglie più diffuse di questo vettore di attacco continuano a causare perdite di dati e denaro alle aziende di tutto il mondo. Il rapporto fa luce sulla carenza di soluzioni di sicurezza capaci di intercettare lo sfruttamento delle vulnerabilità zero-day e sottolinea anche come i ritardi nell’applicare le patch ai software vulnerabili consentano agli hacker di appropriarsi dei diritti amministrativi dei domini, di disinstallare gli strumenti di sicurezza e di infiltrarsi nei sistemi e acquisire dati sensibili. Le tecnologie di rilevamento comportamentale e di prevenzione degli exploit possono evitare la maggior parte di questi attacchi e minacce, rivelandosi perciò indispensabili per realizzare misure di difesa all’avanguardia, insieme a un backup dei dati adeguato che rispetti la regola del 3-2-1. “La tendenza in atto a livello globale è preoccupante: i criminali continuano a sfruttare ChatGPT e sistemi di AI generativa simili per creare codice dannoso e sferrare attacchi più efficaci e automatizzati”, sottolinea Candid Wüest, Vicepresidente di Acronis Product Management. “Mai come ora, è prioritario che le aziende utilizzino soluzioni di Cyber Protection complete per garantire la propria continuità operativa”. Obiettivo prioritario di Acronis è la protezione dei propri Partner, MSP e MSSP, veri alleati delle aziende che cercano un’infrastruttura IT efficiente e una solida Cyber Security. Tuttavia, offrendo servizi centralizzati a numerose aziende di ogni dimensione, la scalabilità che li rende una risorsa preziosa si traduce anche in un potenziale singolo punto di attacco dal quale i criminali possono accedere a più organizzazioni. Programmi di formazione e certificazione di MSP Academy Il report anticipa un’intensificazione degli attacchi con tattiche avanzate, come quelli alla supply chain, quelli basati su AI e le incursioni sponsorizzate da Stati nazione. Gli MSP devono prepararsi a far fronte a minacce specifiche per le loro attività, tra cui la strategia di “island hopping”, in cui gli aggressori sfruttano l’infrastruttura di un MSP per attaccare i clienti, e lo stuffing delle credenziali, con cui viene sfruttato l’ampio accesso ai sistemi di cui dispone un MSP. Per rispondere a queste minacce, Acronis offre i programmi di formazione e certificazione di MSP Academy, destinati a chi è interessato a migliorare le proprie competenze e conoscenze in materia di Cyber Security. Nell’ultimo trimestre del 2023, i paesi più colpiti dagli attacchi malware – ogni malware circola in media per 2,1 giorni prima di scomparire – sono stati Singapore, Spagna e Brasile. Nello stesso periodo, Acronis ha bloccato quasi 28 milioni di URL sugli endpoint, un calo del 36% rispetto al quarto trimestre del 2022. Nello stesso trimestre sono stati resi pubblici 1.353 casi di ransomware; LockBit, Play, ALPHV e Toufan sono i gruppi che hanno maggiormente contribuito. Tendenze relative alle minacce da luglio a dicembre 2023 Il ransomware si conferma come una delle principali minacce per le medie e grandi imprese; colpisce settori strategici come la pubblica amministrazione e la sanità. I furti di dati sono la seconda minaccia più diffusa e la causa della maggior parte delle violazioni di dati. È inoltre in aumento l’impiego di sistemi di intelligenza artificiale generativa, tra cui ChatGPT, per avviare attacchi informatici e creare contenuti dannosi. I cyber criminali si avvalgono di strumenti avanzati basati sull’AI, che diventa così una minaccia. WormGPT, FraudGPT, DarkBERT, DarkBART e ChaosGPT sono alcuni tra gli strumenti di AI più utilizzati dagli hacker. I gruppi specializzati in ransomware più attivi nel 2023 includono LockBit, Cl0P, BlackCat/ALPHV, Play e 8Base. Il provider italiano di servizi cloud Westpole, specializzato in servizi digitali per la pubblica amministrazione, ha ad esempio subito un importante attacco informatico che ha colpito un suo cliente, PA Digitale, mettendo in crisi servizi per 1.300 amministrazioni pubbliche, tra cui 540 comuni. L’attacco, attribuito al ransomware LockBit 3.0, ha portato a operazioni manuali in diversi in diversi comuni, con ripercussioni sui pagamenti degli stipendi. Mentre l’agenzia italiana per la sicurezza informatica ha recuperato i dati di oltre 700 enti, il ripristino delle restanti 1.000 amministrazioni pubbliche rimane in difficoltà, sollevando preoccupazioni circa la capacità di Westpole di recuperare completamente i dati e di adempiere agli obblighi nei confronti delle pubbliche amministrazioni colpite. Non cessano gli attacchi agli MSP, come la recente violazione di alto profilo che ha interessato numerose agenzie governative degli Stati Uniti. Le vulnerabilità degli account di posta elettronica nel cloud di Microsoft hanno causato la violazione di 60.000 e-mail appartenenti a 10 account del Dipartimento di Stato USA. “L’edizione di fine anno del Report Acronis sulle minacce digitali 2023 evidenzia la minaccia continua che grava sulle aziende di ogni dimensione a livello globale”, dichiara Michael Suby, Research VP di IDC. “Purtroppo, i criminali continuano a trarre profitto da queste attività e sfruttano tecniche potenziate dall’AI per generare modelli di phishing sempre più convincenti; verosimilmente, questa piaga continuerà ad affliggere le aziende”. Fonte: bitmat.it
Le caratteristiche dell’acquirente digitale B2B nel 2024
Gli esperti di Liferay tracciano il ritratto dell’acquirente digitale B2B di quest’anno: fa ordini con maggiore frequenza, preferisce visitare il sito web del produttore, ricerca maggiore personalizzazione Le interazioni di vendita B2B nei canali digitali, tra fornitori e acquirenti, hanno registrato nel 2023 prospettive di crescita. Secondo Gartner, nel corso del 2024 questo trend aumenterà e arriverà a coprire l’80% delle interazioni entro il 2025. Inoltre, anche la frequenza sembra essere un fattore chiave da tenere in considerazione: secondo Forrester Research, circa il 50% degli acquirenti B2B realizzerà quotidianamente l’acquisto di un bene o un servizio digitale per la propria organizzazione e fino al 32% effettuerà un acquisto commerciale più volte al giorno. Gli esperti di Liferay, fornitore di una piattaforma di Digital Experience (DXP) basata su cloud, sottolineano che, nell’attuale contesto caratterizzato da un mercato sempre più veloce e competitivo, i fornitori avranno più che mai bisogno di connettersi con i nuovi profili degli acquirenti digitali B2B; dovranno rispondere alle loro richieste realizzando esperienze di acquisto più complete e soddisfacenti. In questo scenario, gli esperti di Liferay hanno delineato alcuni dei profili di acquirenti B2B rilevati con più frequenza, basandosi sull’esperienza di acquisto su piattaforme sviluppate con tecnologia Liferay. Le caratteristiche emergenti dell’acquirente digitale B2B stanno diventando tendenze e si prevede che si rafforzeranno nel corso del 2024. L’acquirente B2B è in cerca di fiducia Sono molti i canali digitali disponibili (sito web del produttore, sito del distributore, marketplace, ecc.), ma la maggior parte degli studi indica che la percentuale più alta di acquirenti B2B ritiene che i produttori siano i soggetti che dispongono delle migliori informazioni sui loro prodotti. Ciò significa che gli acquirenti preferiscono andare direttamente sui siti web dei produttori per effettuare i loro acquisti. “Dobbiamo essere consapevoli che i produttori sono considerati la fonte affidabile e il principale riferimento di informazioni per l’acquirente B2B. La migliore raccomandazione per il 2024 è quella di assicurarsi di avere un portale B2B efficiente, moderno, completo e funzionale che risponda alle esigenze di informazione degli acquirenti e si affermi come il principale canale di vendita”, sottolinea Diego Iodice, Account Executive di Liferay Italy. L’acquirente B2B ricerca una maggiore personalizzazione Gli acquirenti digitali B2B sono anche utenti digitali e quindi cercheranno e saranno attratti da esperienze di acquisto simili a quelle che sperimentano come consumatori. Per molti esperti, il 2024 sarà l’anno dell’iperpersonalizzazione, in cui i brand lavoreranno di più sulla raccolta e l’elaborazione dei dati attraverso piattaforme di esperienza digitale per rimanere un passo avanti rispetto alle preferenze del proprio pubblico. Ciò è pienamente applicabile anche al mercato B2B e la segmentazione dell’audience (tipologie di acquirenti, comportamenti, preferenze, ecc.) sarà uno strumento fondamentale per raggiungere un livello di engagement più elevato. L’acquirente B2B richiede agilità L’aumento della frequenza e della periodicità con cui vengono effettuati gli acquisti B2B è un elemento fondamentale per comprendere l’evoluzione e la crescita di questo mercato. Gli studi confermano che un’ampia percentuale di acquirenti B2B (circa la metà) effettua i propri ordini almeno una volta al giorno. Anche se è vero che 7 su 10 lo fanno una volta alla settimana, il trend indica un accorciamento dei tempi dato dal crescente dinamismo del mercato e dal bisogno di immediatezza dei consumatori. Gli esperti sottolineano che essere in grado di dimensionare adeguatamente il canale di vendita e raccogliere ordini quotidianamente sarà ancora più necessario nel 2024: un canale di vendita digitale agile sarà essenziale poiché la forza commerciale umana non può rispondere allo stesso modo alla domanda. “Il mercato B2B manterrà un tasso di crescita significativo nei prossimi mesi, quindi è fondamentale che i fornitori facciano affidamento su esperienze digitali più soddisfacenti che consentano loro di fare la differenza” conclude Diego Iodice. “L’agilità, il livello di personalizzazione e la qualità delle informazioni saranno elementi fondamentali per soddisfare le nuove esigenze degli acquirenti B2B e aumentare la loro fidelizzazione per tutto il 2024.” Fonte: bitmat.it
Il pericolo arriva ancora via telefono
La stagione dello shopping, da poco conclusa, ha portato ancora una volta in primo piano il tema dello smishing, con decine di falsi messaggi di “mancata consegna” pensati per rubare denaro, dati e identità. C’è però una buona notizia. Secondo i dati di Proofpoint la crescita dello smishing è rallentata in molte aree negli ultimi 18 mesi, diventando più un elemento consolidato del panorama, che una minaccia emergente. Tuttavia, il rischio resta significativo e, in molti casi, gli attacchi stanno diventando sempre più mirati e pericolosi, soprattutto mediante telefono cellulare. Nuovi attacchi conversazionali Nel 2023 abbiamo assistito a una rapida crescita degli attacchi conversazionali condotti su dispositivi mobili. Queste tattiche prevedono l’invio di più messaggi da parte dei cybercriminali, che imitano modelli di autentico coinvolgimento per creare fiducia. In questo periodo, abbiamo assistito a un aumento del volume degli attacchi conversazionali del 318% a livello globale, del 328% negli Stati Uniti e del 663% nel Regno Unito. Pig butchering, la truffa legata alle criptovalute, è forse l’esempio più noto di minaccia conversazionale. Ma non è certo l’unica. In alcune parti del mondo, l’impersonificazione è diventata un trend significativo. In questo caso, l’attaccante finge di essere una persona conosciuta dalla vittima, come un familiare, un amico o un collega di lavoro, per aumentare la probabilità che la vittima si fidi del messaggio e venga attirata in una conversazione. Nel Regno Unito, ma anche in molti altri paesi, una delle tattiche di impersonificazione più comuni vede il potenziale truffatore fingere di essere un ragazzo o una ragazza che ha perso o rotto il telefono. Si tratta di un classico esempio di ingegneria sociale, che sfrutta l’ansia dei genitori per aggirare la consueta cautela. Il passo successivo nell’abuso conversazionale consiste tipicamente nel convincere la vittima ad accedere a WhatsApp o a un altro servizio di messaggistica prima di richiedere un trasferimento di denaro. In questo caso, è probabile che la somma sia piccola, ma abbiamo visto richiedere e ricevere importi significativi attraverso una serie di esche conversazionali. Anche in Nuova Zelanda sono stati segnalati messaggi simili. Negli Stati Uniti è più probabile che l’impersonificazione sia quella di un amico o un conoscente di lavoro, che sostiene di aver perso un contatto o chiede di incontrarsi. I metodi che hanno successo in un paese vengono spesso applicati in altri, con poche variazioni, quindi potrebbe non passare molto tempo prima che “Hey Mum” del Regno Unito diventi “Hey Mom” degli Stati Uniti. Inoltre, poiché licenziamenti e incertezza economica rimangono una realtà per molti, anche le truffe di assunzione sono passate dall’email al cellulare. Dopo un primo approccio via SMS, gli attaccanti cercheranno di continuare il coinvolgimento su un altro servizio di messaggistica. Le vittime possono essere prese di mira per frodi con pagamento anticipato, subire il furto di dati personali o essere reclutate per il riciclaggio di denaro per gruppi criminali. È opportuno restare vigili e segnalare i messaggi pericolosi Poiché le truffe diventano sempre più numerose e mirate, il costo di diventare una vittima di un attacco può essere significativo. Il rallentamento della crescita potrebbe sembrare una buona notizia, ma in realtà gli attacchi di smishing sono semplicemente diventati onnipresenti, crescendo in sofisticazione e astuzia, con il rischio per utenti ed ecosistema mobile rimane grave. I telefoni sono ancora al centro della vita personale, professionale e finanziaria di tutti. Se dovesse accadere di imbattersi nello smishing, spam o altri contenuti sospetti, è opportuno assicurarsi di utilizzare le funzioni di segnalazione offerte dai sistemi Android e iOS. “L’abuso di conversazioni tramite SMS e social media è particolarmente preoccupante perché gli attori delle minacce spendono tempo e sforzi (spesso settimane) per stabilire un rapporto di fiducia con le loro vittime mirate, avviando quella che inizia come una conversazione via messaggio innocua, progettata per ingannarle, aggirando così le difese tecniche e umane. Esistono molte varianti di questi attacchi e gli utenti di telefonia mobile dovrebbero essere molto scettici nei confronti di qualsiasi messaggio proveniente da mittenti sconosciuti, soprattutto se si considera che gli strumenti di intelligenza artificiale stanno consentendo agli attori delle minacce di rendere i loro attacchi più realistici che mai”. Fonte: bitmat.it