Logistica e resilienza digitale: con 360 Consulenza e BeeProd, il futuro è adesso
In un contesto economico sempre più instabile, caratterizzato da continue interruzioni e pressioni geopolitiche, il mondo della supply chain sta vivendo una trasformazione radicale. Le aziende sono chiamate ad abbandonare modelli logistici reattivi per adottare strategie proattive guidate dai dati. E proprio qui entrano in gioco 360 Consulenza e BeeProd: il tuo ecosistema digitale per la logistica intelligente. 📈 Dall’inefficienza all’automazione intelligente Molte aziende gestiscono ancora la logistica con email, fogli di calcolo e processi manuali. Ma con 360 Consulenza, questo è già il passato. Cosa facciamo? 🧠 Automatizziamo i flussi di trasporto e magazzino 🔄 Integriamo ERP, TMS e sistemi di gestione 💡 Aiutiamo a consolidare i carichi e ridurre sprechi ⚙️ Preveniamo errori e doppi pagamenti con automazioni su misura E tutto questo con il supporto continuo dei nostri esperti. Più tempo libero per il tuo team, meno stress e maggiore scalabilità. 🔎 Più visibilità, decisioni migliori Con BeeProd, la visibilità non è più un miraggio. È una certezza. BeeProd ti offre: 📦 Monitoraggio in tempo reale di spedizioni e ordini 🔔 Notifiche automatiche per eccezioni, ritardi o criticità 📊 Dashboard intelligenti per prendere decisioni rapide e informate Grazie alla nostra piattaforma, trasformi i dati in azioni concrete e rispondi proattivamente alle aspettative del mercato. 💪 Costruire resilienza e orchestrazione Nel mondo moderno, la resilienza è l’unica chiave per il successo. Con l’approccio di 360 Consulenza, la tua logistica diventa flessibile, adattiva e sostenibile. Aiutiamo le aziende a: 🛣️ Ottimizzare rotte e ridurre le emissioni 📦 Configurare carichi intelligenti e container efficienti 🤝 Coordinare partner e risorse su piattaforme digitali connesse BeeProd, con le sue funzionalità avanzate e la connessione a sensori IoT, è lo strumento perfetto per l’orchestrazione logistica: persone, dati e sistemi finalmente dialogano in modo sincronizzato. 🎯 Con 360 Consulenza e BeeProd, trasformi la complessità in competitività. Non reagire alle emergenze: anticipale. Fonte: BitMat
Sicurezza informatica 2025: le sfide aumentano, ma con 360 Consulenza sei sempre un passo avanti
Il Report Cybersecurity Assessment 2025 di Bitdefender ha fotografato lo stato attuale della sicurezza informatica globale, rivelando preoccupazioni crescenti legate alla riduzione della superficie di attacco e all’evoluzione delle minacce basate sull’intelligenza artificiale. La situazione è complessa, ma noi di 360 Consulenza siamo qui per semplificarla. 🚀 Sempre aggiornati, sempre pronti In un panorama in continua evoluzione, è fondamentale avere al proprio fianco partner esperti, aggiornati e proattivi. Il nostro team di specialisti segue ogni cambiamento tecnologico e normativo, anticipa le tendenze e protegge le aziende con strategie di sicurezza su misura. ✅ Riduzione della superficie di attacco con audit mirati ✅ Protezione avanzata contro minacce AI-based ✅ Formazione continua dei team interni ✅ Supporto per la compliance normativa Siamo presenti, reattivi e proattivi: la cybersecurity è una sfida che affrontiamo ogni giorno con passione e metodo. 🐝 BeeProd: la tua arma digitale contro il caos La complessità delle soluzioni di sicurezza è un problema crescente, ma BeeProd lo risolve con efficienza e semplicità. Il nostro software BeeProd ti aiuta a gestire la sicurezza aziendale in modo intuitivo e centralizzato, semplificando il monitoraggio, la reportistica e la conformità. Cosa fa BeeProd? 📊 Organizza e visualizza lo stato della sicurezza aziendale in tempo reale 📎 Gestisce documentazione e audit in modo fluido 🔔 Ti avvisa di vulnerabilità e scadenze normative Con BeeProd hai tutto sotto controllo, sempre. 🛡️ Non lasciarti sorprendere dai nuovi rischi informatici. Con 360 Consulenza e BeeProd, la tua azienda è preparata, protetta e all’avanguardia. Fonte: BitMat
Campagna di account takeover sfrutta popolare tool di pentesting
Proofpoint ha scoperto una campagna di account takeover che sfrutta un popolare tool di pentesting Gli specialisti di Proofpoint hanno individuato una campagna di account takeover (ATO), definita UNK_SneakyStrike, che utilizza il framework di pentesting TeamFiltration per colpire gli account degli utenti di Entra ID. Da dicembre 2024, questa attività ha interessato oltre 80.000 account in centinaia di aziende, con numerosi takeover riusciti. La tattica utilizzata dalla campagna di account takeover Gli attaccanti delle campagne di account takeover sfruttano l’API di Microsoft Teams e i server AWS per tentare l’enumerazione degli utenti e il password spraying, accedendo a risorse come Teams, OneDrive e Outlook. TeamFiltration, uno strumento di pentesting rilasciato pubblicamente nel 2021, automatizza tattiche di ATO come enumerazione degli account takeover, password spraying, esfiltrazione dei dati e persistenza tramite OneDrive. Proofpoint ha identificato questa attività tramite un user agent distintivo, tentativi di accesso da dispositivi incompatibili e l’utilizzo di specifici ID di applicazioni client, che consentono di ottenere “family refresh token” da Azure Active Directory. La campagna UNK_SneakyStrike è iniziata a dicembre 2024 e ha registrato un picco a gennaio 2025, prendendo tipicamente di mira tutti gli utenti in tenant di piccole dimensioni o un sottoinsieme in quelli più grandi. L’infrastruttura AWS utilizzata dagli attaccanti ruota tra diverse regioni geografiche, con le principali fonti di traffico provenienti da Stati Uniti (42%), Irlanda (11%) e Gran Bretagna (8%). “Sebbene strumenti come TeamFiltration siano progettati per assistere i professionisti della sicurezza nel testare e migliorare le soluzioni di difesa, possono essere facilmente trasformati in armi dagli attori delle minacce per compromettere gli account, esfiltrare dati sensibili e stabilire punti d’appoggio persistenti”, spiegano i ricercatori di Proofpoint. “Con ogni probabilità i cybercriminali adotteranno sempre più simili strumenti e piattaforme di intrusione avanzati, allontanandosi da quelli meno efficaci.” Fonte: BitMat
Legge su IA: troppo potere al Governo
Il Governo ha emanato la Legge sull’AI e questa appare un’occasione persa per la tutela dei diritti: mancano i contrappesi democratici “Il via libera senza alcuna modifica sostanziale al disegno di legge su IA (AC.2316) – approvato oggi in seconda lettura alla Camera, e destinato a una terza votazione in Senato – costituisce un’occasione mancata per tutelare adeguatamente i diritti fondamentali”, denuncia la Rete per i Diritti Umani Digitali, coalizione di organizzazioni della società civile formata da The Good Lobby, Amnesty International Italia, Hermes Center, Period Think Tank, Privacy Network e Strali. Dopo un primo passaggio deludente al Senato, anche la seconda votazione alla Camera ha confermato la volontà della maggioranza parlamentare di preferire un’azione del Governo libera da ogni vincolo ad un sistema di tutele e garanzie individuali. Magra consolazione è che le opposizioni, anche grazie all’incessante lavoro della Rete, siano riuscite a portare nel dibattito parlamentare temi cruciali per i diritti, poiché tutti gli emendamenti garantisti sono stati respinti. Tra le occasioni perse la Rete sottolinea, in particolare, la proposta per un’autorità indipendente per l’IA, che è stata respinta a favore di un controllo diretto dell’esecutivo, che sarà effettuato per mezzo di agenzie governative indicate dal Governo stesso (AGID e ACN). Un esempio della contraddittorietà di questa scelta l’abbiamo avuto con la partecipazione di Bruno Frattasi, direttore generale dell’Agenzia per la Cybersicurezza, ad un evento elettorale di Fratelli d’Italia nel 2024. “Ci opponiamo a qualsiasi affiliazione politica delle autorità preposte alla governance dell’intelligenza artificiale nella Legge su IA, tecnologia che offre enormi opportunità di sviluppo economico e sociale, ma altrettanti rischi per la libertà e i diritti delle persone. Rischi che, in mancanza di un’autorità indipendente, hanno maggiori probabilità di diventare realtà”, dichiara Laura Ferrari, responsabile relazioni istituzionali della Rete per i Diritti Umani Digitali. Ma non è solo la proposta importante a essere stata bocciata Con la Legge su IA, è stata respinta la proposta che avrebbe assegnato al Garante per la protezione dei dati personali il compito di tutelare chi ritiene di aver subito una violazione dei propri diritti umani (come il diritto alla salute, alla non discriminazione, alla libertà di opinione ed espressione) a causa di un sistema di intelligenza artificiale. La proposta del Partito Democratico, illustrata dall’On. Di Sanzo, mirava a garantire il cosiddetto “diritto alla spiegazione”, uno dei meccanismi di tutela previsti dall’AI Act, che consente alle persone di ottenere chiarimenti su come è stata presa una decisione automatizzata. Non è andata meglio all’emendamento e alla mozione dell’On. Iaria (5 stelle) che proponeva di introdurre un divieto totale alla sorveglianza biometrica in tempo reale. Sebbene l’AI Act in teoria vieti questa pratica, le ampie eccezioni previste ne svuotano l’efficacia. L’approvazione di questo emendamento avrebbe costituito un passo avanti, anche se parziale, nel proteggere i diritti individuali da una potenziale sorveglianza di massa. La Rete per i Diritti Umani Digitali, infatti, chiede il divieto anche per la sorveglianza biometrica a posteriori, classificata dall’AI Act come sistema ad alto rischio, soggetta al rispetto di alcuni obblighi, non sufficienti però a garantire la tutela dei diritti fondamentali. In questo contesto si inserisce la legge che ha convertito il DL Sicurezza, che introduce l’uso delle body cam da parte delle forze di polizia senza prevedere disposizioni relative alle modalità di conservazione dei dati e alle finalità d’uso. In assenza di queste tutele, e di codici identificativi univoci per gli agenti in servizio, ogni persona ripresa potrà essere analizzata, identificata e schedata, anche a distanza di tempo, se ritenuta “rilevante” per un’indagine. Questo approccio espone ogni persona al rischio di sorveglianza generalizzata, con gravi conseguenze per la libertà di espressione, manifestazione e partecipazione alla vita pubblica. La Rete disapprova il respingimento degli emendamenti volti a introdurre obblighi di trasparenza sull’utilizzo di sistemi di riconoscimento biometrico, come la pubblicazione trimestrale dei dati sull’uso del sistema SARI in uso alle forze dell’ordine e una relazione annuale del Garante con informazioni sugli errori di riconoscimento, le tipologie di reati e i contesti di utilizzo. “La legge su IA approvata oggi alla Camera conferisce un potere eccessivo al Governo, senza adeguati contrappesi democratici, lasciando scoperta la protezione dei diritti”, denuncia Laura Ferrari, della Rete per i Diritti Umani Digitali. Fonte: BitMat
L’AI consente alle PMI di raddoppiare la crescita fatturato entro il 2030
Il Governo ha emanato la Legge sull’AI e questa appare un’occasione persa per la tutela dei diritti: mancano i contrappesi democratici “Il via libera senza alcuna modifica sostanziale al disegno di legge su IA (AC.2316) – approvato oggi in seconda lettura alla Camera, e destinato a una terza votazione in Senato – costituisce un’occasione mancata per tutelare adeguatamente i diritti fondamentali”, denuncia la Rete per i Diritti Umani Digitali, coalizione di organizzazioni della società civile formata da The Good Lobby, Amnesty International Italia, Hermes Center, Period Think Tank, Privacy Network e Strali. Dopo un primo passaggio deludente al Senato, anche la seconda votazione alla Camera ha confermato la volontà della maggioranza parlamentare di preferire un’azione del Governo libera da ogni vincolo ad un sistema di tutele e garanzie individuali. Magra consolazione è che le opposizioni, anche grazie all’incessante lavoro della Rete, siano riuscite a portare nel dibattito parlamentare temi cruciali per i diritti, poiché tutti gli emendamenti garantisti sono stati respinti. Tra le occasioni perse la Rete sottolinea, in particolare, la proposta per un’autorità indipendente per l’IA, che è stata respinta a favore di un controllo diretto dell’esecutivo, che sarà effettuato per mezzo di agenzie governative indicate dal Governo stesso (AGID e ACN). Un esempio della contraddittorietà di questa scelta l’abbiamo avuto con la partecipazione di Bruno Frattasi, direttore generale dell’Agenzia per la Cybersicurezza, ad un evento elettorale di Fratelli d’Italia nel 2024. “Ci opponiamo a qualsiasi affiliazione politica delle autorità preposte alla governance dell’intelligenza artificiale nella Legge su IA, tecnologia che offre enormi opportunità di sviluppo economico e sociale, ma altrettanti rischi per la libertà e i diritti delle persone. Rischi che, in mancanza di un’autorità indipendente, hanno maggiori probabilità di diventare realtà”, dichiara Laura Ferrari, responsabile relazioni istituzionali della Rete per i Diritti Umani Digitali. Ma non è solo la proposta importante a essere stata bocciata Con la Legge su IA, è stata respinta la proposta che avrebbe assegnato al Garante per la protezione dei dati personali il compito di tutelare chi ritiene di aver subito una violazione dei propri diritti umani (come il diritto alla salute, alla non discriminazione, alla libertà di opinione ed espressione) a causa di un sistema di intelligenza artificiale. La proposta del Partito Democratico, illustrata dall’On. Di Sanzo, mirava a garantire il cosiddetto “diritto alla spiegazione”, uno dei meccanismi di tutela previsti dall’AI Act, che consente alle persone di ottenere chiarimenti su come è stata presa una decisione automatizzata. Non è andata meglio all’emendamento e alla mozione dell’On. Iaria (5 stelle) che proponeva di introdurre un divieto totale alla sorveglianza biometrica in tempo reale. Sebbene l’AI Act in teoria vieti questa pratica, le ampie eccezioni previste ne svuotano l’efficacia. L’approvazione di questo emendamento avrebbe costituito un passo avanti, anche se parziale, nel proteggere i diritti individuali da una potenziale sorveglianza di massa. La Rete per i Diritti Umani Digitali, infatti, chiede il divieto anche per la sorveglianza biometrica a posteriori, classificata dall’AI Act come sistema ad alto rischio, soggetta al rispetto di alcuni obblighi, non sufficienti però a garantire la tutela dei diritti fondamentali. In questo contesto si inserisce la legge che ha convertito il DL Sicurezza, che introduce l’uso delle body cam da parte delle forze di polizia senza prevedere disposizioni relative alle modalità di conservazione dei dati e alle finalità d’uso. In assenza di queste tutele, e di codici identificativi univoci per gli agenti in servizio, ogni persona ripresa potrà essere analizzata, identificata e schedata, anche a distanza di tempo, se ritenuta “rilevante” per un’indagine. Questo approccio espone ogni persona al rischio di sorveglianza generalizzata, con gravi conseguenze per la libertà di espressione, manifestazione e partecipazione alla vita pubblica. La Rete disapprova il respingimento degli emendamenti volti a introdurre obblighi di trasparenza sull’utilizzo di sistemi di riconoscimento biometrico, come la pubblicazione trimestrale dei dati sull’uso del sistema SARI in uso alle forze dell’ordine e una relazione annuale del Garante con informazioni sugli errori di riconoscimento, le tipologie di reati e i contesti di utilizzo. “La legge su IA approvata oggi alla Camera conferisce un potere eccessivo al Governo, senza adeguati contrappesi democratici, lasciando scoperta la protezione dei diritti”, denuncia Laura Ferrari, della Rete per i Diritti Umani Digitali. Fonte: BitMat
La maggior parte delle e-mail spam è generata dall’AI, non da umani
I risultati della ricerca targata Columbia University e University of Chicago basata sui dati di Barracuda Networks mette in luce l’origine delle e-mail spam Columbia University e University of Chicago, basandosi sui dati di rilevamento delle minacce di Barracuda Networks, principale fornitore di soluzioni di cybersecurity che offre protezione completa dalle minacce complesse per aziende di ogni dimensione, rivela che i truffatori via e-mail utilizzano strumenti di intelligenza artificiale per creare e lanciare campagne di spam di massa piuttosto che attacchi mirati avanzati. I risultati mostrano che il 51% dei messaggi di spam è generato dall’AI, rispetto al 14% degli attacchi di compromissione dell’e-mail aziendale (le cosiddette truffe BEC), benché l’uso dell’intelligenza artificiale sia in aumento in entrambi i casi. I ricercatori hanno analizzato un ampio set di dati Barracuda contenente e-mail non richieste e malevole che coprono il periodo compreso tra febbraio 2022 e aprile 2025. I risultati Ad aprile 2025, il 51% delle e-mail di spam risultava generato dall’intelligenza artificiale anziché da un essere umano. Ad aprile 2025, il 14% degli attacchi BEC risultava generato dall’intelligenza artificiale. Si è verificato un aumento costante dei contenuti generati dall’intelligenza artificiale, sia nello spam sia nelle truffe BEC, dopo il lancio di ChatGPT nel novembre 2022. Le e-mail generate dall’AI sono in genere più formali, utilizzano un linguaggio più sofisticato e presentano meno errori grammaticali rispetto a quelle scritte dall’uomo. Apparentemente gli aggressori utilizzano l’intelligenza artificiale per testare diverse scelte linguistiche e verificare quali sono più efficaci per eludere le difese e spingere un maggior numero di vittime a cliccare sui link. Gli aggressori sembrano servirsi dell’intelligenza artificiale principalmente per perfezionare il contenuto delle e-mail piuttosto che per modificare le tattiche offensive. “Determinare se o come l’AI sia stata utilizzata nei cyberattacchi è una sfida difficile poiché noi abbiamo visibilità solo sull’attacco, ma non sappiamo come è stato generato”, dichiara Asaf Cidon, professore associato di ingegneria elettrica e informatica alla Columbia University. “La nostra analisi suggerisce che ad aprile 2025 la maggior parte delle e-mail di spam non fosse scritta da esseri umani, bensì dall’intelligenza artificiale. Per gli attacchi più sofisticati, come le truffe mirate alla compromissione dell’e-mail aziendale che richiedono una più attenta elaborazione del contenuto in base al contesto della vittima, la maggior parte delle e-mail è ancora generata dall’uomo, ma il volume generato dall’AI è in costante e consistente aumento”. L’approccio utilizzato dai ricercatori per rilevare l’utilizzo dell’AI si è basato sull’ipotesi che le e-mail inviate prima del lancio pubblico di ChatGPT nel novembre 2022 fossero create con ogni probabilità da esseri umani. Questo ha permesso di avere un modello di riferimento e di addestrare i rilevatori per identificare automaticamente se un’e-mail dannosa o non richiesta è stata generata utilizzando l’AI. Per Barracuda, per difendersi dall’evoluzione delle minacce via e-mail è fondamentale implementare una protezione avanzata, multilivello e potenziata dall’intelligenza artificiale, insieme alla formazione per sensibilizzare i dipendenti sulla cybersicurezza, in modo che conoscano le ultime tattiche di attacco e le minacce da tenere d’occhio. Fonte: bitmat.it
Incidenti cyber in azienda per asset non gestiti correttamente
L’ultima ricerca rivela che solo il 40% delle organizzazioni utilizza un approccio proattivo nella gestione del rischio sulla superficie d’attacco, mentre il 29% interviene solo dopo incidenti Si moltiplicano i cyber incidenti: il 58% delle aziende italiane ha subito un incidente cyber a causa di un asset sconosciuto o non gestito correttamente. Il dato emerge da “AI is accelerating Cyber Risk Exposure”. La diffusione dell’intelligenza artificiale generativa ha determinato la proliferazione di asset o risorse sconosciuti e non gestiti, come i dispositivi IoT utilizzati negli uffici e nelle abitazioni dei dipendenti. Questo scenario ha introdotto ulteriori complessità, tuttavia, come evidenzia la recente ricerca di Trend Micro, nonostante una crescente consapevolezza dei rischi, molte aziende non hanno ancora adottato strumenti adeguati per affrontare le nuove sfide della moderna superficie d’attacco. I dati principali sui cyber incidenti L’87% degli intervistati riconosce che la gestione della superficie d’attacco è strettamente legata al business risk della propria organizzazione, e la mancata gestione del rischio relativo agli asset esposti può generare impatti negativi significativi. Oltre ai rischi immediati per la sicurezza, eventuali incidenti possono compromettere aree strategiche come: Continuità operativa (34%) Competitività sul mercato (34%) Produttività dei dipendenti (32%) Fiducia dei clienti e reputazione del brand (29%) Relazioni con i fornitori (25%) Performance finanziarie (21%) Tuttavia, nonostante questa consapevolezza diffusa, solo il 40% delle organizzazioni adotta strumenti specifici per una gestione proattiva della superficie d’attacco, mentre il 29% continua a intervenire soltanto a seguito di un incidente. Dal punto di vista degli investimenti, la situazione è altrettanto critica: in media, solo il 25% del budget dedicato alla cybersecurity viene destinato alla gestione del rischio della superficie d’attacco, il 75% dei responsabili IT ritiene che le attuali risorse siano sufficienti ad affrontare le sfide. “Già nel 2022, molte organizzazioni temevano che la propria superficie d’attacco informatico stesse sfuggendo al controllo. Oggi, questa sfida è ancora più urgente: nonostante una maggior consapevolezza dei rischi per il business, sono ancora poche le aziende che adottano misure di sicurezza proattive e continue per mitigare le criticità. La gestione dell’esposizione al rischio informatico dovrebbe rappresentare una priorità assoluta per ogni organizzazione”. Fonte: bitmat.it
FakeUpdate malware più presente in Italia e nel mondo in maggio 2025
In Italia FakeUpdate si conferma la principale minaccia con un impatto dell’8,62%, facendo finalmente registrare una decrescita, mentre cresce il gruppo ransomware SafePay, e l’Istruzione si conferma essere il settore più colpito per maggio 2025. SafePay, un gruppo di ransomware relativamente nuovo e in rapida crescita, ha superato altre minacce divenendo il più diffuso nella lista dei principali gruppi di ransomware che utilizzano una strategia a doppia estorsione, mentre FakeUpdate continua a essere il malware più diffuso, con un impatto sulle organizzazioni di tutto il mondo. Il settore dell’istruzione rimane quello più preso di mira, riflettendo le vulnerabilità persistenti in tutte le istituzioni. A maggio, Europol, l’FBI, Microsoft e altri partner hanno lanciato un’importante operazione contro Lumma, piattaforma di malware-as-a-service di primo piano, portando al sequestro di migliaia di domini e interrompendone in modo significativo l’attività. Tuttavia, i server principali di Lumma con sede in Russia sarebbero rimasti operativi e gli sviluppatori hanno rapidamente ripristinato la sua infrastruttura. L’operazione ne ha comunque causato un danno alla reputazione, creando sfiducia tra i suoi utenti. Sebbene l’interruzione tecnica sia stata significativa, i dati relativi a Lumma continuano a circolare, sollevando preoccupazioni circa l’impatto a lungo termine dell’operazione. In Italia Anche il mese di maggio vede FakeUpdate come la minaccia più presente, con un impatto inferiore rispetto a quanto rilevato in aprile (-20,1%). Al secondo posto si conferma Androxgh0st, con un impatto anch’esso in riduzione rispetto al mese precedente (-10%), e al terzo sale Formbook continua a rimanere fuori dal podio condivide il quinto posto con Raspberry Robin. FakeUpdate, maggiore minaccia Nello specifico, la minaccia più importante risulta essere ancora FakeUpdate (downloader JavaScript in grado di scrivere i payload su disco prima di lanciarli, che ha portato a ulteriori attacchi tramite numerose altre minacce informatiche, tra cui GootLoader, Dridex, NetSupport, DoppelPaymer e AZORult), con un impatto dell’8,62%, (-2,17 rispetto a marzo, ovvero -20,1%, ma sempre superiore all’impatto rilevato a livello globale che scende a 5,41%). La seconda minaccia nel nostro Paese risulta essere il malware Androxgh0st (botnet che colpisce le piattaforme Windows, Mac e Linux e ruba informazioni sensibili) con un impatto del 3,58% in riduzione rispetto al valore di aprile (-0,4, ovvero -10%) ma sempre superiore al dato globale che è del 2,6%). Al terzo posto nel mese di aprile torna a farsi notare AsyncRat (trojan che colpisce la piattaforma Windows). Questo malware invia informazioni di sistema sul sistema preso di mira a un server remoto. Riceve comandi dal server per scaricare ed eseguire plugin, uccidere processi, disinstallarsi/aggiornarsi e catturare schermate del sistema infetto, con un impatto del 2,17%, (-0,27 rispetto al dato di aprile, che corrisponde ad una riduzione di -12,4%). Anche in questo caso il dato di impatto nel nostro Paese è superiore a quello globale, che è di 1,7%. “I dati del Global Threat Index di maggio sottolineano la crescente sofisticazione delle tattiche dei criminali informatici”, afferma Lotem Finkelstein, Director of Threat Intelligence di Check Point Software. “Con l’ascesa di gruppi come SafePay e la minaccia persistente di FakeUpdate, le organizzazioni devono adottare misure di sicurezza proattive e multilivello. Dal momento che le minacce informatiche diventano sempre più avanzate, è fondamentale stare al passo con gli attacchi in evoluzione grazie a informazioni sulle minacce in tempo reale e difese robuste”. Famiglie di malware più diffuse *Le frecce si riferiscono alla variazione di posizione rispetto al mese precedente. ↔ Fakeupdate (alias SocGholish) è un malware downloader scoperto inizialmente nel 2018. Si diffonde tramite download drive-by su siti web compromessi o malevoli, invitando gli utenti a installare un falso aggiornamento del browser. Fakeupdates è associato al gruppo di hacker russo Evil Corp e viene utilizzato per distribuire vari payload secondari dopo l’infezione iniziale. ↔ Remcos, un trojan per l’accesso remoto (RAT), rimane uno dei principali ceppi di malware, spesso utilizzato nelle campagne di phishing. La sua capacità di aggirare i meccanismi di sicurezza, come il controllo dell’account utente (UAC), lo rende uno strumento versatile per i criminali informatici. ↑ Androxgh0st malware basato su Python che colpisce le applicazioni Laravel, è salito di livello. Esegue la scansione dei file .env esposti, spesso contenenti informazioni sensibili come le credenziali di accesso, che vengono poi esfiltrate. Una volta ottenuto l’accesso, è possibile distribuire ulteriore malware e sfruttare le risorse del cloud. I gruppi di ransomware maggiormente rilevati Il ransomware continua a dominare il panorama della criminalità informatica. Nel mese di maggio, SafePay cresce e si afferma come minaccia principale, con una nuova generazione di operatori che prendono di mira sia le grandi che le piccole aziende. Le tattiche utilizzate da questi gruppi stanno diventando sempre più sofisticate e la concorrenza tra loro si sta intensificando. SafePay è un gruppo di ransomware osservato per la prima volta nel novembre 2024, con indicatori che suggeriscono una possibile affiliazione russa. Il gruppo opera con un modello a doppia estorsione: crittografa i file delle vittime mentre sottrae dati sensibili per aumentare la pressione per il pagamento. Nonostante non operi come Ransomware-as-a-Service (RaaS), SafePay ha registrato un numero insolitamente elevato di vittime. La sua struttura centralizzata e guidata internamente porta a tattiche, tecniche e procedure (TTP) coerenti e a un targeting mirato. Qilin, noto anche come Agenda, è un’operazione criminale di ransomware-as-a-service crittografa ed esfiltra i dati dalle organizzazioni compromesse, chiedendo poi un riscatto. Questa variante di ransomware è stata rilevata per la prima volta nel luglio 2022 ed è sviluppata in Golang. Agenda è nota per prendere di mira le grandi imprese e le organizzazioni di alto valore, con particolare attenzione ai settori della sanità e dell’istruzione. Qilin si infiltra tipicamente nei dispositivi delle vittime tramite e-mail di phishing contenenti link dannosi per stabilire l’accesso alle loro reti ed esfiltrare informazioni sensibili. Una volta entrato, Qilin di solito si muove lateralmente attraverso l’infrastruttura della vittima, alla ricerca di dati critici da criptare. Play Ransomware, noto anche come PlayCrypt, è un ransomware apparso per la prima volta nel giugno 2022. Questo ransomware prende di mira un ampio spettro di aziende e infrastrutture critiche in Nord America, Sud America ed Europa, colpendo circa 300 entità nei primi 15 mesi di attività. Play Ransomware ottiene tipicamente l’accesso alle reti attraverso account validi compromessi o sfruttando vulnerabilità non corrette, come quelle presenti nelle VPN SSL Fortinet. Una volta all’interno, impiega tecniche
Cybersicurezza: Come la PA può affrontare la sfida della resilienza?
Secondo il Clusit, gli attacchi alla PA hanno registrato un incremento significativo nel 2024, passando da 560 a 1.430 (+155%). Questo conferma la crescente esposizione della PA alle cyberminacce e a rischi rilevanti Il Clusit, nel suo recente Rapporto sul panorama delle minacce in Italia nel 2024, segnala una crescita preoccupante degli attacchi condotti ai danni della pubblica amministrazione (PA). Le cause identificate includono la crescente instabilità geopolitica, l’incremento delle attività di hacktivisti, oltre all’espansione del perimetro d’attacco con la crescente disponibilità di servizi digitali per cittadini, imprese e PA. S’impone pertanto l’urgenza di intensificare gli sforzi in termini di sensibilizzazione e supporto, poiché budget costantemente limitati rendono difficile implementare misure di protezione efficaci, soprattutto nelle amministrazioni cittadine. Stato dell’arte: la cybersicurezza negli enti locali e PA è ancora fragile Siano esse di piccole o grandi dimensioni, le amministrazioni comunali si trovano sempre più esposte a cyberminacce in costante evoluzione. Questa vulnerabilità deriva da diversi fattori strutturali. In primo luogo, i loro budget dedicati alla cybersicurezza rimangono spesso limitati, il che frena l’acquisizione di attrezzature performanti e l’implementazione di soluzioni adeguate. Parallelamente, la mancanza di personale qualificato, associata a una sensibilizzazione ancora insufficiente degli addetti, aggrava la situazione creando un ambiente propizio agli errori umani, spesso sfruttati dagli attaccanti. Infine, l’uso frequente di dispositivi personali per compiti professionali, combinato con parchi informatici eterogenei o tecnologicamente obsoleti, complica la messa in sicurezza dei sistemi. Queste fragilità rendono gli enti locali bersagli privilegiati per attacchi opportunistici, o divengono vittime collaterali nell’ambito di cyberattacchi su più ampia scala. Il valore dei dati che essi lavorano, in particolare quelli di natura finanziaria o anagrafica, li rende una risorsa particolarmente attraente per i cybercriminali. Ad esempio, un documento ufficiale come una carta d’identità rilasciata da un comune può essere rivenduto tra 2 e 5 euro, mentre una cartella clinica può raggiungere un valore tra i 50 e i 250 euro. Le conseguenze dei cyberattacchi su queste organizzazioni sono molteplici e profonde. Esse colpiscono in primo luogo la sicurezza dei sistemi, compromettendo così l’integrità dei dati e la protezione dei cittadini. Le interruzioni di servizi essenziali, quali la gestione dei rifiuti, l’accesso all’acqua o l’amministrazione scolastica, paralizzano il funzionamento quotidiano dei territori. A ciò si aggiunge un danno all’immagine pubblica dell’amministrazione comunale, a fronte dell’enfatizzazione mediatica degli incidenti informatici. Infine, le perdite finanziarie, che provengano dal riscatto richiesto, dai costi di ripristino o da eventuali sanzioni, aggravano un bilancio già precario. Le sfide della trasformazione digitale: opportunità e rischi La trasformazione digitale offre un’opportunità significativa per modernizzare i servizi pubblici e ottimizzare la gestione delle risorse. Grazie a tecnologie avanzate, le amministrazioni comunali possono migliorare la qualità dei propri servizi, semplificare l’interazione con i cittadini e aumentare l’efficienza operativa. La dematerializzazione delle pratiche amministrative, o l’intelligenza artificiale applicata alla gestione energetica, illustrano il potenziale di questa transizione a livello locale. Tuttavia, questa evoluzione è accompagnata da sfide importanti. L’interconnessione crescente delle infrastrutture, indispensabile in un contesto di smart city, aumenta i rischi di cyberattacchi, ampliando la superficie d’attacco. Le reti connesse, pur rafforzando l’efficienza dei sistemi urbani, possono diventare bersagli per attacchi mirati o generici. Inoltre, la manutenzione a distanza espone maggiormente i sistemi alle intrusioni, mentre la presenza di infrastrutture digitali nello spazio pubblico le rende vulnerabili a danni fisici. La molteplicità degli attori coinvolti – fornitori, prestatori di servizi e partner tecnologici – rende più complessa la messa in sicurezza e il coordinamento degli ecosistemi digitali. Infine, la transizione digitale incontra diversi ostacoli. I budget spesso limitati delle amministrazioni comunali riducono l’accesso a tecnologie avanzate e soluzioni sicure. Inoltre, la mancanza di expertise interna può rallentare la gestione e l’integrazione degli strumenti digitali, rendendo i progetti dipendenti da fornitori esterni a volte difficili da inquadrare. Verso enti locali resilienti e intelligenti: i pilastri di una transizione sicura Una stretta collaborazione nella PA tra enti, operatori di rete e produttori di software è indispensabile per affrontare la cybersicurezza nella sua interezza. Questa sinergia ripartisce le responsabilità, mutualizza le competenze e favorisce un approccio coordinato di fronte alle minacce. Diversificando le parti interessate, essa rafforza la resilienza collettiva e limita eventuali single point of failure. Per una protezione efficace, è essenziale adottare una strategia di sicurezza globale fin dall’inizio della transizione digitale. Ciò implica adattare le misure di protezione alle specificità di ogni sistema informativo, tenendo conto delle particolarità organizzative e dei rischi associati a ogni componente delle infrastrutture digitali. Il rispetto delle raccomandazioni del legislatore costituisce una leva chiave. Le evoluzioni normative, come la direttiva NIS2 o il GDPR, impongono standard più severi, in particolare per enti critici. La loro applicazione non solo riduce le vulnerabilità, ma rafforza anche la fiducia dei cittadini e dei partner nell’amministrazione cittadina. Infine, integrare la cybersicurezza fin dalla pianificazione dei progetti di digitalizzazione o smart city è basilare per coniugare innovazione e protezione. L’installazione di sensori e apparecchiature connesse sul territorio permette di mettere in atto una rete mesh, capace di rilevare e reagire rapidamente agli incidenti. L’adozione di soluzioni avanzate, come l’Extended Detection and Response (XDR), ottimizza la protezione delle infrastrutture migliorando al contempo l’efficacia operativa. Questi approcci proattivi consentono alla pubblica amministrazione sempre più digitalizzata di conciliare sviluppo tecnologico e gestione dei rischi. La transizione digitale della PA e degli enti locali rappresenta un’opportunità significativa per modernizzare i servizi pubblici, ma non può realizzarsi senza un approccio solido in materia di cybersicurezza. Integrando la sicurezza fin dalla concezione dei progetti, rafforzando le competenze interne e affidandosi a partner specializzati, essi possono proteggere i propri sistemi essenziali, sfruttando pienamente i benefici dell’innovazione. L’equilibrio tra modernizzazione e resilienza è indispensabile per rispondere alle aspettative dei cittadini, assicurare la continuità dei servizi e preservare la fiducia. Fonte: bitmat.it
Attacchi su smartphone dall’inizio 2025 in grande aumento
Secondo il report di Kaspersky “IT Threat Evolution in Q1 2025: Mobile Statistics”, nel primo trimestre del 2025 gli attacchi agli smartphone Android sono aumentati significativamente Secondo i dati raccolti dagli esperti di Kaspersky, il numero di campioni di malware rilevati in questo inizio d’anno ha raggiunto i 180.000 (+27% rispetto al Q4 2024). Le minacce sono state bloccate sui dispositivi di oltre 12 milioni di utenti di smartphone, registrando un aumento del 36% rispetto al quarto trimestre del 2024. La crescita del numero di utenti colpiti prosegue dunque una tendenza iniziata nel terzo trimestre del 2024. Numeri di utenti con smartphone Android colpiti nei periodi di riferimento Questa crescita è attribuibile a diversi fattori. Negli ultimi mesi, il trojan bancario Mamont è risultato particolarmente attivo, mascherato da software legittimo per sottrarre credenziali bancarie, messaggi di testo e dati personali. Anche altre applicazioni per la truffa del denaro falso, sono rimaste attive. Un’altra minaccia rilevante è rappresentata dalla backdoor Triada, individuata su falsi smartphone di brand popolari. Questo malware è stato probabilmente installato dagli aggressori dopo che gli smartphone hanno lasciato la fabbrica e prima che raggiungessero il mercato. Triada può modificare gli indirizzi dei portafogli di criptovalute durante i trasferimenti, sostituire i link nei browser, inviare SMS anonimi e intercettare le risposte. Inoltre, è in grado di rubare le credenziali di accesso alle app di messaggistica e ai social media. Regioni specifiche All’inizio dell’anno è stato individuato un nuovo trojan bancario attivo principalmente in Turchia che si presenta sotto forma di un’app apparentemente legittima che permette la visione gratuita di film e serie TV. Una volta installata, l’app sfrutta i permessi DeviceAdmin per introdursi nel sistema, ottenendo l’accesso alle funzioni di accessibilità. In questo modo riesce a controllare il dispositivo e a sottrarre informazioni sensibili, facilitando l’accesso degli attaccanti al sistema. Inoltre, in Turchia si è registrata una forte presenza di altri trojan bancari come Coper, dotato di funzionalità RAT che permettono agli aggressori di controllare da remoto i dispositivi infetti e rubare denaro, oltre a BrowBot, un malware che intercetta e sottrae i messaggi di testo. Sono stati inoltre rilevati i trojan bancari Hqwar e Agent.sm, anch’essi attivi nel Paese. In India, gli utenti sono stati colpiti dal trojan bancario RewardSteal, che ha sottratto dati finanziari fingendosi un’app per la distribuzione di denaro. Anche il trojan UdangaSteal, precedentemente diffuso in Indonesia, è comparso in India, insieme a SmForw.ko, un malware in grado di inoltrare i messaggi di testo ricevuti a un altro numero controllato dagli attaccanti. “Gli utenti tendono a credere, erroneamente, che i loro smartphone siano più sicuri dei PC. In realtà, le minacce informatiche rivolte ai dispositivi mobili come i sofisticati trojan che abbiamo rilevato negli ultimi mesi, sono sempre più attive. Poiché oggi la maggior parte delle transazioni finanziarie avviene tramite applicazioni di mobile banking, attraverso le quali gli utenti gestiscono l’intero patrimonio personale, gli smartphone rappresentano un bersaglio prioritario per i cybercriminali. La percezione sbagliata di una sicurezza ‘di default’ nasce dalla fiducia nei confronti degli app store ufficiali e nelle restrizioni imposte dai sistemi operativi. Tuttavia, le tecniche di social engineering e le moderne minacce, inclusi i trojan preinstallati, riescono facilmente ad aggirare queste protezioni. Per difendersi da questi rischi in costante crescita, è fondamentale adottare soluzioni di sicurezza mobile efficaci e investire nella formazione digitale degli utenti”, ha commentato Anton Kivva, Malware Analyst Team Lead di Kaspersky. Per proteggersi dalle minacce mobili Kaspersky consiglia di: Scaricare le app solo dagli app store ufficiali per smartphone, come Apple App Store e Google Play, anche se non sempre il download di app dagli store ufficiali è privo di rischi. Kaspersky ha recentemente scoperto SparkCat, il primo malware in grado di sottrarre screenshot per aggirare la sicurezza dell’App Store. Il malware è stato individuato anche su Google Play, con un totale di 20 app infette su entrambe le piattaforme, a dimostrazione del fatto che questi store non sono infallibili al 100%. Verificare sempre le recensioni delle app, utilizzando solo link provenienti da siti web ufficiali e installare un software di sicurezza affidabile, che sia in grado di rilevare e bloccare le attività malevole nel caso in cui un’app si riveli fraudolenta. Controllare le autorizzazioni delle applicazioni utilizzate e valutare attentamente prima di autorizzare un’applicazione, soprattutto quando si tratta di autorizzazioni ad alto rischio come i servizi di accessibilità. Aggiornare il sistema operativo e le applicazioni importanti non appena disponibili. Molti problemi di sicurezza possono essere risolti installando versioni aggiornate del software. Fonte: bitmat.it