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CX Unlocked 2025: L’AI conquista e cambia le abitudini dei consumatori

Secondo i dati dell’osservatorio di indigo.ai, cresce l’uso da parte dei consumatori degli assistenti virtuali: 1 italiano su 3 li interroga prima di un acquisto e più di 7 aziende su 10 li hanno già implementati o prevedono di farlo entro l’anno L’Intelligenza Artificiale è sempre più protagonista della quotidianità degli italiani, tanto che oltre la metà dei consumatori (53%) la utilizza ormai regolarmente e ben il 68% ne riconosce l’impatto positivo nella vita di tutti i giorni. Come supporto allo studio e alle attività lavorative (45%) o come ispirazione per il tempo libero (39%) e i viaggi (26%), ma non solo: 1 italiano su 3 si rivolge all’AI anche per ricevere assistenza prima di un acquisto.   Le preferenze e le abitudini dei consumatori E’ quanto emerge dalla seconda edizione di Customer Experience Unlocked, l’osservatorio a cura di indigo.ai, leader italiano per gli assistenti virtuali basati su Agenti AI di ultima generazione che aiuta le aziende a evolvere la propria Customer Experience grazie all’Intelligenza Artificiale conversazionale. La ricerca, condotta in collaborazione con Dynata, approfondisce per il secondo anno consecutivo le preferenze e le abitudini dei consumatori, nonché le strategie che le aziende stanno mettendo in campo per affrontare le sfide presenti e future in termini di servizio clienti. “In uno scenario dove l’Intelligenza Artificiale è sempre più pervasiva, gli italiani si aspettano una Customer Experience che rifletta l’evoluzione delle loro abitudini. Questo può rappresentare una sfida per molte aziende, che devono saper guardare proprio all’AI come a un alleato strategico che le aiuti a rispondere in modo efficace ai desiderata degli utenti e a restare competitive”, dichiara Gianluca Maruzzella, Co-founder e CEO di indigo.ai. “La seconda edizione del nostro report mostra un’accelerazione dei trend osservati nel 2024, con una spinta ancora più decisa nell’adozione dell’AI conversazionale, le cui potenzialità, se messe a frutto appieno, possono contribuire a offrire un customer service sempre più empatico, personalizzato ed efficiente”.   Via chat o vocali, il servizio clienti passa per gli assistenti virtuali In un contesto sempre più digital-first, lo studio evidenzia una crescita esponenziale nell’utilizzo degli assistenti virtuali lungo l’intero customer journey: ben 1 italiano su 3 (33%) li interroga prima di un acquisto, quasi il doppio rispetto al 2024 (18%), mentre nel post-vendita il loro utilizzo sale al 49%, rispetto al 36,5% dell’anno precedente. Pur segnalando una crescente propensione all’uso dell’AI conversazionale, tuttavia, i dati delineano un quadro che presenta ancora margini di miglioramento. Se nel corso degli ultimi 12 mesi la maggioranza degli italiani (84%) – con Millennials (52%) e Gen Z (49%) tra i più entusiasti – ha utilizzato assistenti virtuali tramite chat per interfacciarsi con le aziende, tra loro si registra però un 40% che avrebbe preferito evitarli. Tra i limiti percepiti, si riportano l’incapacità di comprendere appieno le richieste (68%) o di fornire risposte accurate (61%), oltre a interazioni impersonali (46%). Inoltre, benché meno diffusi di quelli via chat, iniziano a prendere piede nelle abitudini dei consumatori anche gli assistenti virtuali vocali.Il 70% degli utenti lì ha già impiegati nel corso dell’ultimo anno, ma il 35% di loro avrebbe preferito non farlo per ragioni analoghe a quelle già riscontrate, cui si aggiunge la macchinosità del processo per arrivare alle risposte (46%), tipico di assistenti vocali di vecchia generazione che non si basano sull’AI generativa.   Stili di vita sempre più digitali trovano anche riscontro da parte delle aziende Ben il 93%, infatti, ritiene che utilizzare soluzioni basate sull’AI generativa per gestire la Customer Experience sarà fondamentale per rimanere competitive sul mercato, arrivando a favorire l’upselling secondo l’85% dei professionisti intervistati. Guardando nello specifico agli assistenti virtuali, il 32% dei brand (+5% rispetto al 2024) li ha già implementati per dialogare con i clienti tramite chat, mentre una buona parte (39%) ha intenzione di farlo nei prossimi 12 mesi. I vantaggi per chi ha già adottato queste soluzioni sono importanti e includono il miglioramento dei tempi di risposta (67%), l’ottimizzazione dei processi (52%) e del lavoro del team (42%) – aspetti che si traducono in ultima analisi in una migliore customer satisfaction (31%). In linea con le preferenze dei consumatori, cresce anche l’interesse verso l’adozione di assistenti virtuali vocali, seppur ancora in fase di consolidamento rispetto alle soluzioni testuali. Solo il 21% delle aziende italiane ha già implementato un assistente vocale, ma ben il 44% prevede di farlo entro l’anno e un ulteriore 27% ne manifesta l’intenzione, benché senza una roadmap definita. D’altro canto, alcune realtà mostrano ancora un certo scetticismo, scegliendo di non implementare tali tecnologie non solo per una lacuna organizzativa (ad esempio, il 31% di chi esclude l’adozione lamenta la mancanza di risorse adeguate a supervisionare i nuovi processi), ma anche perché ritengono che gli assistenti virtuali non garantiscano risposte empatiche, come farebbe una persona (54%). “È interessante notare che, nel 2024, solo il 36% dei brand era preoccupato da questo aspetto. Pare dunque farsi strada una nuova consapevolezza da parte delle aziende che, con l’evoluzione della tecnologia, vedono raffinarsi sempre più anche le esigenze dei consumatori in termini di qualità dell’interazione, sottolineando la necessità di affiancare all’AI un’esperienza realmente umana”, commenta Maruzzella.   Per fidelizzare i consumatori di oggi servono omnicanalità, efficienza ed empatia I consumatori dello Stivale sanno bene cosa vogliono e si aspettano un servizio clienti all’altezza, che non tradisca valori consolidati nel tempo e fornisca livelli adeguati di efficienza e chiarezza. Anche nel 2025, le priorità degli utenti si confermano, in primis, cortesia e disponibilità (47%) – apprezzate soprattutto dai Millennials (50%), accanto a rapidità nel risolvere i problemi urgenti (47%), facilità nel trovare i contatti (43%), tempi di attesa limitati (40%) e precisione nelle risposte (40%). Analogamente, gli italiani non sono disposti a scendere a compromessi e possono arrivare a interrompere l’acquisto se il servizio clienti non fornisce risposte veloci (65%), se non è raggiungibile 24/7 (48%), oppure a fronte di risposte non esaustive (86%) e di mancata coerenza tra i vari canali (82%). Proprio l’omnicanalità rappresenta una delle maggiori sfide in termini di Customer Experience, oggi sempre più ibrida, fluida e distribuita. Oltre che tramite gli assistenti

Attacchi informatici: l’Italia di fronte alla sfida dell’AI

L’esperta di Advens Italia, Cristina Mariano, commenta la preoccupante tendenza italiana e globale che vede intrecciarsi AI e attacchi informatici L’aumento degli attacchi informatici in Italia riflette una preoccupante tendenza globale, che si lega a un’altra evoluzione di rilievo, la crescente adozione dell’intelligenza artificiale. Questa rappresenta un’opportunità significativa per i cybercriminali, in quanto consente di accelerare e automatizzare le attività malevole, rendendo il malware più adattabile e difficile da rilevare. Nel 2024, l’uso dell’intelligenza artificiale per sviluppare malware in grado di modificare il proprio comportamento in tempo reale al fine di eludere i sistemi di sicurezza tradizionali è diventato una realtà concreta, come dimostrato anche da report dell’FBI. Parallelamente, l’AI viene impiegata per automatizzare l’esecuzione degli attacchi, riducendo i tempi di reazione e aumentando l’efficacia delle operazioni criminali. Non a caso, sempre più spesso le aziende si trovano ad affrontare attacchi guidati dall’AI, con un trend destinato con ogni probabilità a crescere ulteriormente in futuro. Anche nel contesto italiano, il 2024 ha segnato una svolta nell’evoluzione delle minacce informatiche, con l’intelligenza artificiale sempre più utilizzata per sviluppare malware in grado di modificare dinamicamente il proprio comportamento e aggirare i sistemi di difesa tradizionali. Il Rapporto Clusit 2025 evidenzia un incremento del 131% degli attacchi malware rispetto all’anno precedente, mentre l’Osservatorio Cybersecurity & Data Protection del Politecnico di Milano rileva che l’84% delle grandi organizzazioni italiane percepisce l’impiego malevolo dell’IA come un rischio prioritario, in particolare per la sua capacità di rendere le campagne di social engineering sempre più convincenti e difficili da intercettare. Questo scenario in evoluzione sottolinea ulteriormente come la cybersecurity debba essere considerata una priorità strategica fondamentale per tutte le organizzazioni, indipendentemente dalle loro dimensioni o dal settore di appartenenza. Tra le misure essenziali per garantire una protezione efficace rientrano sicuramente la nomina di un Chief Information Security Officer e l’assegnazione di un budget dedicato. Tuttavia, sono ancora molte le aziende che non hanno ancora intrapreso queste azioni. Al punto che, per favorirne l’adozione, è cresciuta la pressione normativa, in particolare con l’implementazione della direttiva NIS 2, che impone un’urgente sensibilizzazione dei dirigenti aziendali sulla cybersecurity e la necessità di investire in misure di protezione adeguate. Si tratta di un momento importante della lotta cyber, perché spingerà molte organizzazioni a intraprendere i primi passi di un percorso che si è fatto ormai obbligato e che prevede l’integrazione della sicurezza nei processi non solo come meccanismo di difesa oggi, ma per guardare con maggiore fiducia le evoluzioni future di un business sempre più digitale. Fonte: bitmat.it

Cybersecurity: 52% delle aziende italiane prevede aumento investimenti

Deloitte: Entro i prossimi 2 anni aumenteranno investimenti nella cybersecurity: mentre il 94% delle organizzazioni italiane ritiene che l’AI contribuirà a rispondere alle minacce, 6 imprese su 10 potenziano la propria struttura di cybersecurity La cybersecurity sta diventando sempre più una leva strategica per la competitività e la creazione di valore, in particolare nel mondo delle imprese, con più della metà (52%) delle aziende italiane che prevede un aumento degli investimenti entro i prossimi due anni e una sempre maggiore integrazione del tema cyber nelle discussioni del Board aziendale, che nel 69% dei casi viene affrontato su base almeno mensile (26% almeno settimanale). Queste alcune delle principali evidenze che emergono dalla “Global Future of Cyber Survey 2025”, la quarta edizione della ricerca condotta da Deloitte a livello globale, che ha raccolto le opinioni di oltre 1.200 executive e C-level in ambito cyber, tra cui 54 top manager italiani appartenenti a grandi imprese attive in diversi settori. “In un contesto di mercato sempre più digitalizzato – commenta Matthew Holt, Cyber Leader di Deloitte Central Mediterranean – le imprese italiane devono operare in uno scenario di cybersecurity in continua evoluzione, contraddistinto da sfide complesse ma anche da nuove opportunità per incrementare ulteriormente il valore di business. Oggi la cybersecurity è riconosciuta non solo come un elemento di difesa delle infrastrutture digitali, ma anche in qualità di fattore abilitante per la digital transformation e la competitività delle imprese sul mercato: la protezione dei dati critici, degli asset e del know-how aziendale, insieme all’integrità della fiducia e della reputazione agli occhi dei clienti, sono infatti elementi determinanti per una crescita consolidata nel lungo periodo”.   La Cybersecurity: da necessità a vantaggio competitivo strategico Dalla survey emerge come la cybersecurity non venga più percepita esclusivamente come un sistema di difesa, ma come un fattore strategico determinante per la competitività delle imprese. In particolare, in quasi 7 aziende italiane su 10, il tema cyber viene discusso a livello di Board almeno una volta al mese, e in oltre il 26% dei casi la discussione avviene su base settimanale. Un dato che conferma una gestione del rischio cyber sempre più strutturata e proattiva e che sarà ulteriormente accentuato con l’introduzione delle responsabilità in capo ai membri del Organi di amministrazione e direttiva, come regolamentato dalla nuova direttiva NIS2. A rafforzare questa evidenza, il 70% dei rispondenti italiani si dichiara molto fiducioso nella preparazione del proprio Board nel trattare questioni legate alla cybersecurity. Questi risultati confermano che, per molte imprese, l’attenzione del top management è ormai orientata a integrare il tema cyber nella strategia complessiva, a tutela non solo della sicurezza, ma della sostenibilità e della reputazione aziendale. Tra le barriere all’implementazione della strategia cyber, gli intervistati segnalano la difficoltà ad assumere e mantenere i talenti e il personale specializzato e di armonizzare le esigenze di cybersecurity con quelle relative all’agilità e alla capacità di innovazione dell’impresa. “Un aspetto cruciale emerso dal report Deloitte – aggiunge Holt – è l’integrazione della cybersecurity nelle agende e discussioni strategiche dei consigli di amministrazione, confermato dal fatto che le imprese stanno incrementando proattivamente i propri investimenti in questo ambito. E ciò non soltanto per un tema di conformità normativa, ma soprattutto per prevenire danni reputazionali e costi significativi, presidiando al tempo stesso la capacità di creare un valore distintivo. La cybersecurity è diventata pertanto un elemento chiave per il successo aziendale. E il suo stretto legame con la trasformazione digitale – se adeguatamente valorizzato – può incrementare sensibilmente la capacità di innovazione e resilienza delle aziende stesse.”   La sinergia tra Cybersecurity e Cloud per potenziare la competitività aziendale Nel contesto della trasformazione digitale, la cybersecurity rappresenta un fattore abilitante fondamentale per la gestione degli ecosistemi cloud. Le aziende italiane riconoscono che soluzioni di sicurezza avanzate contribuiscono a ridurre la complessità del cloud, favorendo l’adozione di nuove tecnologie e garantendo una risposta tempestiva ad attacchi sempre più sofisticati. In particolare, le strategie più adottate includono l’impiego di tecnologie di monitoraggio degli ecosistemi cloud su diversi componenti e soluzioni (57%), l’attivazione di controlli sull’identità e la gestione degli accessi (44%) e l’implementazione di procedure e policy di sicurezza integrate (41%). Queste azioni permettono alle organizzazioni di rafforzare la governance, automatizzare i processi di sicurezza e condividere informazioni sulle minacce, assicurando così un ambiente cloud resiliente e competitivo.   Cybersecurity e Intelligenza Artificiale: le sfide  L’adozione crescente di tecnologie di Intelligenza Artificiale, in particolare la Generative AI e i Large Language Models (LLM), sta trasformando il panorama della cybersecurity, introducendo rischi inediti ma anche opportunità significative. Secondo quanto emerso dalla ricerca di Deloitte, tra i rischi più impattanti generati da GenAI identificati dalle imprese intervistate spiccano una governance inadeguata delle iniziative GenAI (50%), la necessità di sviluppare controlli efficaci sulle interazioni tra umani e sistemi GenAI (44%), e il possibile inquinamento degli output a causa della manipolazione delle banche dati usate per l’addestramento degli algoritmi (43%). Inoltre, tra le principali potenzialità dell’AI a supporto della cybersecurity, oltre 9 aziende su 10 citano la possibilità di rispondere più velocemente alle minacce informatiche (94%) e di monitorare continuamente l’integrità dell’infrastruttura digitale (92%). L’analisi di serie storiche e dati in tempo reale per comprendere pattern complessi e individuare attacchi inediti è indicata dall’89% delle organizzazioni.   Il ruolo crescente del CISO Per circa il 40% delle aziende intervistate è significativamente aumentato il coinvolgimento del Chief Information Security Officer (CISO), che il ruolo di emergere come una sorta di coordinatore in ambito cyber tra le diverse aree di business. Secondo il report di Deloitte, è lecito attendersi che, in prospettiva futura, il CISO non si limiterà a gestire i piani di cybersecurity dell’impresa, ma fornirà anche una guida e un orientamento strategico ai vertici aziendali. Fonte: bitmat.it

GenAI e Customer Experience: oltre il clamore, verso un impatto reale

Nel dibattito sull’interrelazione tra GenAI e Customer Experience, si alternano promesse di automazione totale e timori di perdita di posti di lavoro: vero o falso? Ce ne parla l’esperto di Konecta Nel dibattito pubblico sull’intelligenza artificiale, si alternano promesse di automazione totale e timori di perdita massiccia di posti di lavoro. Tuttavia, sta emergendo una realtà più concreta. Konecta, leader globale nella customer experience, ha pubblicato oggi un white paper che intende sfidare questa narrazione attraverso esempi reali di implementazione dell’AI generativa nel servizio clienti (GenAI e Customer Experience). Realizzato in collaborazione con BCG, il documento smonta cinque miti diffusi sulla GenAI, basandosi su risultati concreti. Il messaggio è chiaro: la GenAI non è né una bacchetta magica né una soluzione pronta all’uso. Richiede un’infrastruttura solida, una forte cultura del dato e una revisione profonda dei processi aziendali. Un white paper, intitolato “GenAI e Customer Experience: Cutting through the noise – Early lessons from deploying GenAI to transform customer experience” offre indicazioni preziose per le aziende alle prese con l’integrazione della GenAI. Konecta sta già applicando questa roadmap attraverso il suo piano strategico Katalyst 2028, basandosi su casi d’uso concreti dei clienti. Vediamo qui di seguito quali sono i miti sulla GenAI e come reggono alla prova dei fatti. Mito n.1: La GenAI serve solo a ridurre i costi I benefici iniziali della GenAI (fino al 30% di aumento della produttività e 16% di riduzione dei tempi di gestione) confermano il suo valore operativo, ma il suo impatto va ben oltre. Migliora la qualità della comunicazione, supporta il coaching in tempo reale e aumenta l’engagement con clienti e vendite. Esempio: un’assicurazione europea ha registrato un aumento del 40% del tasso di conversione in sole sei settimane, grazie a una soluzione combinata di AI, formazione e supervisione umana. Che cosa osserviamo: nei contact center Konecta dove sono stati implementati strumenti di AI, gli operatori umani non solo lavorano più velocemente, ma anche in modo più intelligente. Fanno domande migliori, riformulano in modo più chiaro e colgono segnali più sottili. È in questi cambiamenti comportamentali, supportati da strumenti ben progettati e formazione mirata, che si crea il vero valore.   Mito n.2: La GenAI riduce la soddisfazione dei dipendenti GenAI e Customer Experience: contrariamente al timore diffuso, l’AI generativa integrata correttamente migliora l’esperienza dei dipendenti. Nei primi rollout, oltre il 70% degli operatori si è dichiarato entusiasta di utilizzare questi strumenti, principalmente per il tempo risparmiato e la possibilità di concentrarsi su interazioni ad alto valore. Che cosa facciamo: Konecta sta formando oltre 4.000 dipendenti in tutto il mondo all’uso dell’AI, con un forte focus su upskilling e sviluppo di carriera. Il 95% degli operatori intervistati ha trovato utili gli strumenti di trascrizione, e l’82% ha apprezzato la formazione personalizzata guidata dall’AI. Lungi dal sostituirli, la GenAI dà nuovo significato al loro lavoro.   Mito n.3: La GenAI e customer experience non coinvolgente È opinione diffusa che i clienti non gradiscano le interfacce automatizzate. Il white paper chiarisce che non è l’AI in sé a essere rifiutata, ma un servizio scadente. Se ben utilizzata — con integrazione contestuale e possibilità di escalation a un operatore umano — la GenAI può portare la soddisfazione del cliente ai livelli, se non superiori, di quelli del supporto tradizionale. Che cosa misuriamo: l’introduzione di strumenti GenAI in alcuni casi d’uso ha aumentato i punteggi di soddisfazione dal 81% all’85% in appena due mesi.   Mito n.4: Il successo della GenAI dipende tutto dall’algoritmo In realtà, il 70% del successo della GenAI dipende da processi, team e integrazione aziendale. L’AI non è solo un software plug-in: richiede un ecosistema tecnico completo — infrastruttura cloud, governance dei dati e un cambiamento profondo nei modelli operativi. Secondo il rapporto AI Radar 2025 di BCG, infatti solo il 10% degli sforzi profusi in una trasformazione tecnologica di successo è legato agli algoritmi stessi. Il 20% riguarda i dati e l’infrastruttura. La risposta di Konecta: il piano Katalyst 2028 prevede una doppia trasformazione, sia tecnologica che organizzativa. Le nostre partnership con Google Cloud, AWS e Uniphore riflettono questa visione. Stiamo strutturando i flussi di dati, potenziando le capacità analitiche e soprattutto investendo nell’adozione sul campo da parte di operatori e manager.   Mito n.5: La GenAI sostituirà gli operatori umani Il white paper smentisce chiaramente l’idea di perdite massive di posti di lavoro. I casi di maggior successo dimostrano un’interazione complementare tra umani e AI: gli strumenti automatizzati gestiscono i compiti ripetitivi, mentre le persone restano essenziali per situazioni complesse, emotive e strategiche. Secondo BCG, solo il 7% dei dirigenti si aspetta attualmente una riduzione del personale legata alla GenAI. La professione non scompare, dunque, ma si evolve verso maggiore ibridazione, maggiore competenza, e anche maggiore ascolto. La nostra visione: Konecta prevede di aumentare la propria forza lavoro a livello globale entro il 2028, assumendo profili ibridi — tecnologici ma anche empatici — in netto contrasto con gli scenari catastrofici previsti da alcuni osservatori. I nostri agenti riceveranno formazione specifica all’utilizzo degli strumenti digitali, in modo da sostenerli nel passaggio da BPO al digitale.   Gestire la trasformazione tra GenAI e Customer Experience La domanda non è più se la GenAI trasformerà il settore — lo sta già facendo. La vera domanda è come. Il white paper che abbiamo appena pubblicato, insieme all’implementazione del piano Katalyst 2028, dimostra che questa trasformazione può essere positiva, se gestita con responsabilità. Per costruire un futuro tecnologico al servizio del legame sociale e del progresso umano, sarà necessario riconoscere i limiti dell’AI – in particolare la sua assenza di discernimento morale, di esperienza vissuta e di interpretazione sensibile, indispensabili per le relazioni umane in ambito professionale e più in generale nella società. L’AI generativa non è qualcosa che si implementa dall’oggi al domani. Richiede basi solide, riorganizzazione umana e coinvolgimento degli operatori. Solo a queste condizioni può diventare un motore di performance sostenibile. Konecta sta già gestendo oltre 100 progetti GenAI. Il nostro ruolo è guidare questa trasformazione con responsabilità, mettendo le persone al centro. Fonte: bitmat.it

Campagna malware via PEC: sfrutta calendario lavorativo e festività nazionali

È stata identificata una nuova campagna di cyber attacchi in Italia finalizzata alla diffusione di malware infostealer che utilizza MintsLoader, un loader basato su PowerShell Secondo i dati riportati dal Cert-AGID, è stata scoperta una nuova campagna malware in cui gli aggressori sfruttano caselle di posta PEC compromesse e inviano e-mail contenenti file JavaScript offuscati, sfruttando un algoritmo di generazione dei domini (DGA) per attivare domini malevoli durante l’orario di lavoro. La campagna evidenzia l’adattamento dei criminali informatici al calendario lavorativo italiano, prendendo di mira in particolare gli utenti dopo le festività nazionali e i fine settimana. “Questa nuova campagna malware mette in luce ancora una volta la capacità da parte dei criminali informatici di adattarsi in maniera sempre più precisa e veritiera alle dinamiche e interazioni reali delle organizzazioni e degli utenti. In questo caso, la campagna evidenzia come gli attori malevoli sappiano ben adattarsi ai calendari lavorativi italiani o del Paese preso di mira. L’intelligenza artificiale, inoltre, sta riducendo il margine di errore di questo tipo di email”, afferma David Gubiani, Regional Director SE EMEA & Israel di Check Point Software. “Nel ricevere email come un sollecito di pagamento di una fattura, seppur via PEC, oppure multe e messaggi che sembrano provenienti dalla pubblica amministrazione, è importante non agire d’impulso e verificare sempre l’autenticità della fonte, senza cliccare su link sospetti”. Si tratta della nona ondata di malware MintsLoader registrata dall’inizio del 2025. La distribuzione temporale di questa campagna malware dimostra come gli attaccanti siano in grado di sfruttare le abitudini lavorative italiane, adattando gli attacchi per massimizzare l’efficacia quando gli utenti sono più propensi o hanno bisogno di consultare la email legate al lavoro dopo periodi di pausa come weekend o festività. Check Point Software, tra i fornitori leader di piattaforme di cyber security, consiglia inoltre una serie di semplici metodi di prevenzione per evitare di cadere vittima di questi attacchi, come leggere attentamente il testo dell’email, in questo caso quello via PEC, verificare che il logo e tutto il contesto dell’email siano pertinenti e corretti, oltre a controllare con attenzione l’URL prima di cliccare su qualsiasi link. Fonte: bitmat.it

Che cosa pensano gli italiani della Tecnologia?

Per 3 italiani su 4 il settore della Tecnologia è cruciale nella loro vita e nelle sorti globali e si sta muovendo nella giusta direzione per un futuro sostenibile, anche se reclamano maggior impegno verso consumatori, prodotti e servizi Che cosa motiva gli italiani, oggigiorno, nel loro rapporto con la Tecnologia? Quali sono le priorità identificate dai consumatori? A queste domande ha cercato di rispondere una recente ricerca dal titolo “Post-Invasion” 2024/2025, realizzata da Omnicom PR Group. Questa società di consulenza strategica in comunicazione con oltre 6.300 addetti nel mondo, ha analizzato la reputazione del Settore della Tecnologia nell’ambito di un’ampia ricerca su 8 settori chiave per l’economia italiana attraverso la lente di oltre 2000 consumatori.  Presentiamo di seguito alcune delle principali evidenze che emergono dalla ricerca “Post-Invasion”. Gli italiani e la Teconologia, quali prospettive? La Tecnologia e i brand di questo settore sono al centro dell’interesse e delle discussioni degli italiani, che riconoscono ai protagonisti di questa industry – prima tra tutte le 8 analizzate – una valutazione positiva sulle scelte intraprese nella direzione di un futuro sostenibile. Un giudizio sicuramente lusinghiero, anche alla luce del fatto che una percentuale elevata di intervistati (76%) ritiene che le decisioni delle aziende Tech abbiano un impatto importante sulla vita in Italia e nel Mondo. In un contesto sostanzialmente positivo, permangono aree in cui ai brand vengono richiesti maggior impegno e attenzione, in particolare quella del ‘Benefici per i Consumatori’ che presenta il parametro in assoluto più negativo tra aspettative ed esperienze, sia in termini di Cura del cliente che di Offerta di prodotti e servizi a maggiore valore aggiunto. Rispetto ai temi ESG, le priorità su cui gli italiani si aspettano che le aziende adottino la massima trasparenza riguardano l’impatto che hanno su di loro prodotti e servizi, le modalità di gestione e contrasto dell’inquinamento prodotto e le ricadute sulle comunità locali in cui i player del settore operano. “La Tecnologia ha il potere di cambiare il mondo e lo sta facendo, rendendolo in qualche maniera migliore, più sostenibile”, commenta Eros Bianchi, Vice President & Head of Technology, Omnicom PR Group Italy. Questo pensano gli italiani secondo la ricerca, sicuramente aiutati nel formulare questo giudizio da una comunicazione efficace sulle grandi innovazioni, la pervasività dell’Intelligenza Artificiale e i notevoli successi – anche finanziari – conseguiti dai brand più noti. Tuttavia, la survey sembra indicare che, se il settore ha imboccato la giusta direzione a livello macro, è nel micro – cioè nel rapporto quotidiano con gli utenti – che permangono le sfide più impegnative. In particolare, le grandi emergenze reputazionali riguardano una discrepanza tra quanto promesso e quanto mantenuto in termini di attenzione per le esigenze dei consumatori e nella percezione di valore aggiunto di prodotti e servizi. E proprio la comunicazione può dare un significativo contributo a ridurre questo gap, affiancando alla già soddisfacente trattazione di argomenti “alti” un maggiore focus sulla trasparenza e sull’approfondimento, così da favorire l’ascolto e il dialogo tra brand e clienti, consumatori e stakeholder. In sintesi, gli italiani vorrebbero essere al contempo parte attiva e beneficiari di questi straordinari cambiamenti che la tecnologia sta portando al mondo.”   Le priorità Questi aspetti emergono con forza nelle risposte date riguardo alla rilevanza degli impegni in ambito ESG delle aziende Tech, tra cui gli italiani identificano come prioritario nuovamente il Rispetto di consumatori e clienti, inteso come completezza e trasparenza (70,7%) nel fornire informazioni e una reportistica dettagliata che si focalizzi in primis sull’attenzione all’utente, dall’impatto dei prodotti  fino a una maggiore apertura nel comunicare eventuali furti di dati personali o indisponibilità temporanea di infrastrutture e servizi: una centralità percepita che non può che aumentare alla luce dei recenti cyberattacchi a istituzioni e imprese e dalle conseguenze che la crescente adozione dell’IA potrà portare anche in questo ambito. Rimane, poi, fondamentale il tema ambientale (Lotta all’inquinamento 69,4%), con le voci relative alle emissioni di CO2, alla gestione delle acque e in generale all’impronta ambientale che riscuotono l’interesse di molti e su cui viene richiesta una rendicontazione puntuale. Infine, agli italiani interessa comprendere se e quanto le aziende tech e le loro filiere impattino positivamente sulle comunità in cui operano, sia con benefici materiali che immateriali (68,7%). Anche in questi ambiti un’efficace comunicazione può garantire quella fiducia reciproca che rappresenta il miglior argine a fenomeni quali insicurezza nell’affidare i propri dati a terzi, preconcetti verso le nuove tecnologie e sindrome NIMBY. Dalle indagini neuro metriche, che misurano il non-dichiarato degli italiani, realizzate su stimoli e contenuti provenienti da aziende leader del Tech, emerge un importante engagement emotivo (che comprende i parametri di Piacevolezza e Intensità emotiva) verso il settore. Un dato che sottolinea, ancora una volta, quanto i brand della Tecnologia siano oggi percepiti come autorevoli candidati a guidare una transizione verso un mondo più equo e sostenibile.   Punti chiave dell’indagine, in breve Tra le 8 industry analizzate, il Tech si classifica al primo posto rispetto alla valutazione sulla bontà del percorso intrapreso  Per oltre il 76% degli italiani il settore Tech ha un impatto importante sulla vita in Italia e nel Mondo Tra le principali esigenze insoddisfatte rientrano Cura del cliente e Offerta di prodotti e servizi a maggior valore (cioè basati su parametri come certificazioni di terze parti, sostenibilità e trasparenza) Ai brand del settore si riconosce una comunicazione frequente ed esaustiva su aspetti istituzionali e finanziari  Tra i fattori ESG gli italiani collocano al primo posto per importanza l’impegno nel Rispetto di clienti e consumatori, seguito da Lotta all’inquinamento e impatto sulle comunità locali Fonte: bitmat.it

Cybersecurity 2025: Le PMI tra consapevolezza e vulnerabilità

Nel 2025, la sicurezza informatica resta una sfida cruciale per le piccole e medie imprese (PMI). Secondo il report CrowdStrike, il 93% delle PMI è consapevole dei rischi informatici e l’83% ha già adottato un piano di cybersecurity, ma i limiti di investimento in strumenti avanzati continuano a lasciarle esposte. I dati evidenziano un divario tra conoscenza del problema e capacità di protezione: ✅ Solo il 36% investe in nuove tecnologie di sicurezza ✅ Appena l’11% ha adottato soluzioni basate su intelligenza artificiale ✅ Le microimprese (meno di 50 dipendenti) sono le più vulnerabili, con meno della metà dotata di un piano di protezione In questo scenario, diventa fondamentale per le PMI affidarsi a soluzioni scalabili, facili da implementare e che non richiedano competenze avanzate per garantire protezione efficace. Come Beeprod aiuta la cybersecurity delle PMI A fronte delle sfide evidenziate nel report, il software Beeprod, sviluppato da 360 Consulenza, si propone come un alleato strategico per le PMI. Grazie alla sua gestione intelligente dei processi aziendali, Beeprod aiuta a ridurre i rischi legati agli attacchi informatici, permettendo alle aziende di: 🔹 Implementare protocolli di sicurezza per la protezione dei dati 🔹 Avere visibilità immediata su attività e flussi sensibili 🔹 Automatizzare procedure per ridurre gli errori umani, spesso punto debole della cybersecurity Un software come Beeprod consente alle PMI di migliorare la sicurezza senza aumentare la complessità, rispondendo alla necessità di soluzioni efficaci e accessibili. PMI e intelligenza artificiale: un’opportunità di crescita L’adozione della cybersecurity basata sull’intelligenza artificiale rappresenta una svolta decisiva per le PMI: automatizzare la protezione significa ridurre costi operativi e rafforzare la difesa contro minacce avanzate, come il ransomware, che ha colpito il 29% delle piccole imprese nell’ultimo anno. Investire in strumenti innovativi come Beeprod è la chiave per trasformare la consapevolezza della sicurezza informatica in azioni concrete, offrendo alle PMI la protezione di cui hanno bisogno senza sacrificare operatività e crescita. Fonte: bitmat.it

Cambiamento climatico: il digitale che gli italiani non usano

Secondo la ricerca « Sustainable Environment » gli italiani sono preoccupati per l’ambiente, ma 5 su 6 non sfruttano la tecnologia disponibile. Come migliorare? Si avvicina la Giornata Mondiale dell’Ambiente del 5 giugno, e l’Osservatorio della Fondazione per la Sostenibilità Digitale è intenta a presentare i risultati della ricerca “Sustainable Environment 2025”. Tale Osservatorio è la prima Fondazione di ricerca riconosciuta in Italia dedicata ad approfondire i temi della sostenibilità digitale nei suoi impatti ambientali, economici e sociali. La ricerca di quest’anno ha analizzato e messo a confronto le percezioni e i comportamenti di 4 generazioni di italiani – Generazione Z (18-28 anni), Millennial (29-44 anni), Generazione X (45-60 anni) e Baby Boomer (61-75 anni) – sul ruolo della tecnologia come strumento di sostenibilità in relazione alla conservazione dell’ambiente e al contrasto al cambiamento climatico. “I risultati della ricerca mostrano come il nostro Paese sia ancora poco preparato ad affrontare la grande sfida ambientale che ci riguarda tutti.” – ha affermato Stefano Epifani, Presidente della Fondazione per la Sostenibilità Digitale. “Questo scenario è preoccupante e sottolinea l’urgenza, da parte delle Istituzioni, di supportare i cittadini attraverso un’adeguata formazione e la messa a disposizione degli strumenti tecnologici e culturali necessari. Purtroppo, finora le Istituzioni stanno dimostrando carenza sia di impegno concreto sia di una visione strategica efficace.”   Sustainable Environment 2025: dati complessivi   Cambiamento climatico: quale consapevolezza? La ricerca mette in evidenza come non sia affatto scontato che l’ambientalismo e la lotta al cambiamento climatico siano appannaggio dei più giovani. Anzi, i dati raccolti mettono in evidenza come la percezione della gravità della crisi ambientale superi le barriere generazionali: quasi un italiano su quattro (circa il 27%) continua a pensare che il cambiamento climatico, per quanto grave, non richieda un intervento urgente e immediato. Un dato significativo, ma ancora più preoccupante se consideriamo che, contrariamente alle aspettative, questa percentuale non migliora tra i giovani. i Millennials (31%) guidano una visione attendista, convinti che ci sia ancora tempo per affrontare il problema. tra i giovanissimi della Generazione Z la situazione non è migliore. Il 27%, esattamente in linea con la media delle altre generazioni, ritiene ancora possibile agire con calma. i Baby Boomers mostrano una sensibilità lievemente maggiore al cambiamento climatico, con il 77% che dichiara il problema non più procrastinabile.   Rapporto con la tecnologia: gli ambientalisti i più spaventati, ma non tra i più giovani Coloro i quali hanno visioni ambientaliste più radicate tendono ad essere più diffidenti e spaventati nei confronti della tecnologia. Esiste però una marcata differenza se si analizza il dato da una prospettiva generazionale: nelle generazioni più giovani (Generazione Z e Millennials) chi esprime maggiore vicinanza a posizioni ambientaliste tende anche ad essere più digitalizzato. Al contrario, nelle generazioni più mature (Generazione X e Baby Boomers), l’ambientalismo spesso si accompagna ad una forte diffidenza verso le soluzioni digitali.   App ambientali: quanto le usiamo davvero? Le tecnologie digitali possono aiutare a vivere in modo più sostenibile e rispettoso del pianeta, soprattutto nella gestione dei rifiuti e nel monitoraggio della qualità dell’ambiente. Ma quanto sono davvero conosciute e usate queste app? I dati raccontano un’Italia ancora poco digitale su questo fronte, anche se con qualche segnale positivo tra i più giovani. App per l’assistenza nella raccolta differenziata (ad esempio con indicazioni su come differenziare): solo il 17% degli italiani usa app per la raccolta differenziata (6% regolarmente, 11% saltuariamente), mentre l’83% non le utilizza. L’adozione cresce tra le generazioni più giovani: la Gen Z è la più attiva (25%), seguita da Gen X (18%), Baby Boomer (12%) e Millennial (9%). Tra i Boomer, il 59% non conosce queste app, ma quando le scopre, circa la metà inizia a usarle almeno saltuariamente. Il vero ostacolo, quindi, non è la mancanza di interesse, ma la scarsa informazione e le competenze digitali insufficienti. App per la prenotazione del ritiro di rifiuti ingombranti: queste app non sono ancora molto diffuse. Il 79% degli italiani, infatti, non le utilizza, e solo il 7% lo fa regolarmente. I giovani della Gen Z sono i più attivi nell’uso saltuario (19%), ma usano queste app in modo continuativo solo nel 5% dei casi, una percentuale molto bassa, superata solo dai Baby Boomer. Le persone tra i 40 e i 50 anni mostrano un approccio più pratico: l’8% le usa con costanza, soprattutto quando il servizio è utile e immediato (come il ritiro gratuito a domicilio), dimostrando una maggiore tolleranza verso i diversi passaggi burocratici. App per prenotare l’accesso all’isola ecologica: non è utilizzata dall’86% degli italiani, mentre a servirsene regolarmente è solo il 5% dei nostri connazionali. La conoscenza di queste app è particolarmente bassa tra gli over 60, con il 54% dei Baby Boomer che dichiara di non conoscerle, rispetto al 37% dei Millennials, al 38% della Gen X e al 30% della Gen Z. Tra i più giovani, l’interesse è maggiore: il 17% le usa occasionalmente, ma solo il 7% le utilizza come routine quotidiana. Tra i Baby Boomer, invece, solo il 2% ne fa un uso abituale, il valore più basso tra tutte le generazioni considerate, mentre Gen Z e Millennials si attestano al 5% e la Gen X al 7%. App che controllano la qualità dell’acqua: sono utilizzate regolarmente solo dal 2% della popolazione e raramente dell’8% degli intervistati. I Baby Boomer sono i meno informati, con il 63% che non conosce queste app, seguiti dalla Gen X (48%), Millennials (41%) e Gen Z (37%). Tra i giovani sotto i 28 anni, il 75% sa che esistono, ma solo il 4% le usa regolarmente. Tra gli over 60, il 63% non le conosce e solo l’1% le utilizza con continuità. Inoltre, il 14% dei più giovani conosce l’app ma non la può usare perché non è disponibile nella propria zona, segnalando una carenza di soluzioni locali e una comunicazione frammentata. App che controllano la qualità dell’aria: sono utilizzate regolarmente solo dal 3% della popolazione e raramente dell’9% degli intervistati. Tra i Baby Boomer, il 59% non le conosce, il doppio rispetto al 30% della Gen Z. Quando la preoccupazione per l’ambiente è più alta, aumenta l’uso occasionale delle app (15% Gen Z, 10% Millennials), ma l’uso quotidiano resta basso (6% Gen Z, 3% Millennials). Tra gli over 60, il 59% non

BadSuccessor: la minaccia invisibile che sta rivoluzionando il phishing

Nel panorama della sicurezza informatica, le minacce evolvono rapidamente, e i cybercriminali affinano costantemente le loro tecniche per aggirare i sistemi di difesa. La recente scoperta di BadSuccessor, rivelata da Akamai, evidenzia una nuova strategia di attacco che rende il phishing ancora più insidioso e difficile da rilevare. Cos’è BadSuccessor e perché è pericoloso? BadSuccessor è un attributo utilizzato dalle botnet per simulare il comportamento umano durante la navigazione online. Questo permette ai bot di superare sistemi di rilevamento avanzati, accedere a portali protetti e persino bypassare CAPTCHA, rendendo gli attacchi di credential stuffing e phishing estremamente efficaci. Le aziende sono particolarmente vulnerabili a questa minaccia, poiché gli attacchi possono compromettere credenziali sensibili e danneggiare la reputazione aziendale. La capacità di BadSuccessor di imitare utenti legittimi rende difficile distinguere il traffico malevolo da quello autentico, aumentando il rischio di violazioni su larga scala. BeeProd: la soluzione per una sicurezza proattiva Per contrastare minacce sofisticate come BadSuccessor, le aziende devono adottare un approccio proattivo alla sicurezza informatica. BeeProd, il software MES 5.0 sviluppato per la gestione e la protezione dei processi aziendali, offre strumenti avanzati per monitorare e difendere le infrastrutture digitali3. Grazie alle sue funzionalità di analisi comportamentale in tempo reale, BeeProd è in grado di identificare attività sospette e bloccare tentativi di accesso non autorizzati. Il software utilizza tecnologie di gestione dei privilegi per garantire che solo utenti autorizzati possano accedere ai dati sensibili, riducendo il rischio di attacchi informatici. Inoltre, BeeProd integra strumenti di monitoraggio continuo, che permettono di rilevare anomalie nel traffico di rete e prevenire abusi prima che possano causare danni significativi. Questo approccio basato sull’intelligenza artificiale consente alle aziende di proteggere le proprie risorse digitali e mantenere un elevato livello di sicurezza operativa. Conclusione BadSuccessor rappresenta una nuova sfida per la sicurezza informatica, ma con strumenti innovativi come BeeProd, le aziende possono difendersi in modo efficace. Investire in soluzioni avanzate di protezione è fondamentale per garantire la sicurezza dei dati e la continuità operativa in un mondo digitale sempre più complesso. Scopri di più su come BeeProd può proteggere la tua azienda visitando il nostro sito BeeProd.   Fonte: bitmat.it

Estorsioni e ransomware, ecco i trend del primo trimestre 2025

Sicurezza informatica: la crescente minaccia del ransomware e soluzioni avanzate per proteggere le aziende Il ransomware continua a evolversi, colpendo aziende di ogni settore con tattiche sempre più sofisticate. Secondo le analisi condotte tra gennaio e marzo 2025, le tecniche di estorsione sono diventate più aggressive, con attaccanti che utilizzano strategie psicologiche e strumenti capaci di eludere le difese informatiche. Il problema è globale: sebbene la maggior parte delle organizzazioni colpite abbia sede negli Stati Uniti, l’impatto si estende a livello internazionale, coinvolgendo infrastrutture critiche in tutto il mondo. Beeprod e 360Consulenza: le soluzioni giuste per proteggere la tua azienda Per affrontare queste minacce, la tecnologia gioca un ruolo essenziale. Beeprod offre strumenti innovativi per la protezione dei dati e l’analisi delle minacce, consentendo alle aziende di prevenire attacchi informatici prima che causino danni. Grazie alle soluzioni avanzate proposte da 360Consulenza, le imprese possono implementare strategie efficaci di cybersecurity, riducendo i rischi e migliorando la resilienza digitale. Investire nella sicurezza digitale è una necessità La protezione dei sistemi informatici e dei dati aziendali non è più solo una scelta, ma un obbligo per chi vuole mantenere la propria operatività e reputazione. Con il supporto di Beeprod e 360Consulenza, le aziende possono adottare una strategia proattiva per contrastare il ransomware e garantire un futuro digitale sicuro. Per scoprire come rendere la tua impresa più sicura, visita Beeprod e 360Consulenza.   Fonte: bitmat.it