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Annunci di lavoro: attenzione alle frodi!

Proofpoint ha scoperto una nuova campagna di phishing che sfrutta falsi annunci di lavoro per distribuire strumenti RMM o RAS, con l’obiettivo di rubare dati sensibili o installare malware sui dispositivi delle vittime Sei alla ricerca di una nuova occupazione? Fai attenzione agli annunci di lavoro, potrebbero nascondere delle insidie! I ricercatori di Proofpoint hanno identificato una campagna di frodi in crescita che prende di mira le persone in cerca di lavoro. I cybercriminali stanno sfruttando finte opportunità di impiego per distribuire strumenti di monitoraggio e gestione remota (Remote Monitoring and Management – RMM) che possono portare a furto di dati, frodi finanziarie o all’installazione di malware, inclusi ransomware. I falsi annunci di lavoro scoperti da Proofpoint Proofpoint ha rilevato molteplici campagne di email fraudolente che si presentano come inviti a colloqui di lavoro. Queste email, che spesso imitano comunicazioni da piattaforme come Zoom o Microsoft Teams, non conducono a un vero colloquio, ma all’installazione di software RMM legittimi come SimpleHelp, ScreenConnect o Atera. Sebbene questi strumenti siano usati dalle aziende per la gestione IT, se abusati, possono funzionare come trojan di accesso remoto, consentendo agli attaccanti di prendere il controllo dei sistemi delle vittime. “L’uso di software RMM come payload iniziale è diventato estremamente popolare tra gli attori delle minacce,” spiegano i ricercatori di Proofpoint. “Invece di consegnare direttamente RAT o infostealer, utilizzano RMM perché possono confondersi con il traffico legittimo, rendendo più difficile il rilevamento. Una volta installati, possono rubare denaro, informazioni o installare ulteriore malware.” Le recenti campagne mostrano un’elevata sofisticazione, con email che possono provenire da account compromessi o impersonificare aziende reali, con nomi di mittenti che richiamano reclutatori o dipendenti. I contenuti dei messaggi si riferiscono a reali annunci di lavoro, alcuni dei quali sono stati effettivamente pubblicati dalle organizzazioni impersonificate o compromesse. In un caso, Proofpoint ha trovato prove di un account LinkedIn hackerato che aveva pubblicato una descrizione di lavoro fraudolenta, includendo un indirizzo Gmail che si fingeva l’individuo compromesso. Gli attori delle minacce ottengono le liste dei bersagli in vari modi: creando falsi annunci di lavoro per raccogliere email, compromettendo caselle di posta o account social di reclutatori e responsabili delle assunzioni, o utilizzando liste di indirizzi precedentemente rubate. Questa attività si inserisce in un più ampio schema di campagne email che distribuiscono strumenti RMM o RAS (Remote Access Software), osservate in precedenza anche in contesti in cui si fingono enti pubblici, istituzioni finanziarie o invitano a eventi. I consigli di Proofpoint Consigli per chi è in cerca di lavoro: Controllare attentamente il mittente: prestare estrema attenzione a nomi e domini dei mittenti delle email, poiché potrebbero essere falsificati. Diffidare di file eseguibili: se si riceve un file eseguibile o un URL che porta a uno di essi, è molto probabile che si tratti di una truffa. Le aziende legittime raramente chiedono di installare software per un colloquio iniziale. Verificare l’autenticità: in caso di dubbi, contattare direttamente l’azienda o il reclutatore tramite canali ufficiali (sito web aziendale, pagina LinkedIn) per verificare la realtà degli annunci di lavoro o degli inviti. Non cliccare su link sospetti: evitare di aprire link o scaricare allegati da email non richieste o sospette. Proofpoint invita tutti i candidati a rimanere vigili e a segnalare ogni attività sospetta. La consapevolezza è la prima linea di difesa contro queste minacce in evoluzione. Fonte: BitMat

Ransomware epidemia globale: in Italia minacce cresciute del 27%

Secondo il nuovo studio di Semperis la perdita di dati e il danno d’immagine sono i danni maggiori causati da un attacco ransomware Sebbene la consapevolezza globale sulle minacce informatiche sia in crescita, non è il momento di abbassare la guardia. Gli attacchi informatici alle aziende non accennano a diminuire, al contrario. I cybercriminali affinano le loro tecniche e spesso riescono ad eludere i sistemi di sicurezza più sofisticati. Tra le minacce cyber più diffuse e con maggiore tasso di successo c’è il ransomware. Semperis, azienda specializzata nella sicurezza dell’identità basata sull’intelligenza artificiale e nella resilienza informatica, ha pubblicato i risultati di uno studio globale sul ransomware, condotto in collaborazione con la società di ricerca internazionale Censuswide, su circa 1.500 organizzazioni e 8 settori industriali in Nord America, Europa, Regno Unito e Asia-Pacifico, con l’obiettivo di comprendere la loro esperienza con il ransomware negli ultimi 12 mesi. Il ransomware a livello globale Lo studio dimostra che i criminali informatici sono implacabili e che il ransomware continua a essere un’epidemia globale. Il 78% degli intervistati è stato preso di mira da ransomware negli ultimi 12 mesi. Tra le aziende che hanno subito attacchi con successo, il 73% ha subito attacchi più volte, il 31% tre o più volte. Nel 40% degli attacchi, i cybercriminali hanno minacciato di fare del male fisicamente ai dirigenti delle organizzazioni che si sono rifiutate di pagare il riscatto. Le aziende statunitensi hanno ricevuto minacce fisiche nel 46% dei casi, mentre il 44% delle aziende tedesche ha subito forme simili di intimidazione. In Italia il dato è del 27%. Il 2025 Ransomware Risk Report: Essential Guidance for Building Operational Resilience Against Cyberattacks ha rilevato che il 47% delle aziende attaccate in USA, Regno Unito, Francia, Germania, Spagna, Italia, Singapore, Canada, Australia e Nuova Zelanda ha dichiarato che gli hacker hanno minacciato di presentare denunce normative contro di loro se non avessero segnalato l’incidente. Negli Stati Uniti, il tasso è salito al 58% rispetto al report 2024 di Semperis, con un aumento del 23%, mentre a Singapore la minaccia di estorsione ha raggiunto il 66%, con un’impennata del 40%, il dato più alto tra tutti i paesi. In Italia il dato è, come per le minacce fisiche, del 27%. Confrontando i risultati con lo studio dell’anno precedente, Semperis ha rilevato una lieve diminuzione nel numero di aziende che pagano i riscatti. Tuttavia, il 69% delle aziende vittime di ransomware ha comunque pagato un riscatto (il 41% in Italia). Purtroppo, il 38% ha pagato più di una volta e l’11% ha pagato tre o più volte. Negli Stati Uniti, il 47% delle aziende ha pagato più volte, mentre a Singapore il dato è salito al 50%. In Italia, i dati sono migliori: solo l’8% ha pagato due volte (non risultano richieste di tre o più volte). L’ex Direttore Nazionale per la cybersicurezza degli Stati Uniti e attuale consulente strategico di Semperis, Chris Inglis, avverte che non è il momento di abbassare la guardia: “Il vero rimpianto non è sapere cosa avresti dovuto fare, ma non aver fatto ciò che sapevi fosse necessario e che avevi i mezzi per fare.” Risultati per l’Italia L’82% delle organizzazioni intervistate in Italia con oltre 500 dipendenti ha subito attacchi ransomware negli ultimi 12 mesi (solo per l’11% hanno causato l’interruzione dell’operatività). Per oltre il 56% il punto di ingresso è stata l’infrastruttura di identità. Per ancora il 12% il piano di disaster recovery dell’organizzazione non include procedure specifiche per il ripristino dei sistemi di identità e l’8% non ha sistemi di backup. Tra le organizzazioni che hanno pagato il riscatto, il 50% ha pagato per un valore compreso tra $500,001–$750,000. Per le organizzazioni che sono state prese di mira da un attacco ransomware negli ultimi 12 mesi e l’attacco ha avuto successo con interruzione delle attività, il tempo medio per tornare all’operatività si è aggirato da più di 1 giorno a meno di 1 settimana. Tra i danni maggiori causati dal ransomware, gli intervistati hanno indicato la perdita di dati (45%) e il danno d’immagine (45%). Tra le sfide più grandi per la resilienza operativa e la continuità aziendale nei prossimi 12 mesi vi sono le minacce alla cybersecurity (45%), direttive e regolamentazioni in materia di cybersecurity (35%) e i limiti di budget (31%). Tra le maggiori sfide per la sicurezza informatica aziendale nei prossimi 12 mesi vi sono: aumento della frequenza o della sofisticazione degli attacchi (42%), minacce geopolitiche (30%), vulnerabilità legacy o debito tecnico (20%). La Piaga del Ransomware Gli attacchi ransomware continuano a essere altamente coordinati, lanciati in momenti strategici e profondamente radicati nei sistemi prima dell’esecuzione. Questo consente a più attaccanti di accedere a diversi sistemi operativi per compiere attacchi multipli. Le organizzazioni devono essere in costante allerta, pronte a fronteggiare non uno, ma molteplici attacchi. I risultati indicano che gli attacchi ransomware sono frequenti: il 50% degli intervistati a livello globale li identifica come la principale minaccia alla resilienza aziendale. La sfida più grande in ambito cybersecurity è rappresentata dalla sofisticazione degli attacchi (37%), seguita dagli attacchi all’infrastruttura identitaria delle organizzazioni (32%), in particolare ad Active Directory. Quasi il 20% delle aziende che hanno pagato un riscatto ha ricevuto chiavi di decrittazione corrotte o ha subito la pubblicazione dei dati rubati nonostante le promesse contrarie degli hacker. “Pagare un riscatto non dovrebbe mai essere la scelta predefinita. Anche se in alcuni casi può sembrare inevitabile, dobbiamo riconoscere che si tratta solo di un acconto sul prossimo attacco. Ogni dollaro dato ai gruppi di ransomware alimenta la loro economia criminale, incentivandoli a colpire di nuovo. L’unico modo reale per interrompere questa piaga è investire nella resilienza, creando l’opzione concreta di non pagare”, ha dichiarato Mickey Bresman, CEO di Semperis. Cosa possono fare le organizzazioni per rafforzare la resilienza contro il ransomware? Valutare la sicurezza dei partner e dei fornitori della catena di approvvigionamento, spesso l’anello più debole. Quando questi soggetti hanno accesso a sistemi e dati sensibili, il rischio aumenta. Prepararsi a tattiche in evoluzione nello sviluppo e nella distribuzione del ransomware. Pianificare regolarmente esercitazioni simulate (tabletop exercises) per migliorare la risposta agli attacchi. L’ex Direttrice della Cybersecurity and Infrastructure Agency (CISA), Jen Easterly, ritiene che vi siano segnali incoraggianti che indicano che i difensori stanno vincendo sempre più battaglie nella lotta al ransomware contro le imprese

Successo per il Webinar “Innovazione, Start-Up e Proprietà Intellettuale” – Un momento di confronto e ispirazione

Martedì 29 luglio 2025 si è tenuto il webinar “Innovazione, Start-Up e Proprietà Intellettuale”, organizzato da 360 Consulenza in collaborazione con Intellecto e trasmesso in diretta su LinkedIn. Un evento che ha visto la partecipazione attiva di imprenditori, professionisti e startupper, accomunati dal desiderio di approfondire tematiche cruciali per lo sviluppo e la protezione dell’innovazione. 💬 Un confronto concreto e ricco di spunti L’interazione tra relatori e partecipanti ha reso l’appuntamento un vero e proprio laboratorio di idee. Sono emerse best practice, casi reali e strategie operative, offrendo a tutti i presenti strumenti utili per affrontare le sfide dell’innovazione in modo strutturato e consapevole. 📢 Le testimonianze Numerose le impressioni positive raccolte a margine dell’evento. I partecipanti hanno apprezzato l’approccio pratico, l’accessibilità dei contenuti e la disponibilità dei relatori. Un’occasione preziosa per fare networking, confrontarsi e ricevere stimoli concreti. 🌐 360 Consulenza: al fianco delle imprese Questo webinar rappresenta un ulteriore tassello nel percorso di 360 Consulenza nel promuovere la cultura dell’innovazione e accompagnare le aziende verso una crescita sostenibile e strategica.

Ransomware: anatomia di una minaccia in evoluzione

Il ransomware è diventato una delle minacce più diffuse e pervasive nel contesto della cybersecurity moderna. Non è più una questione di “se”, ma di “quando”. Il ransomware è diventato una delle minacce più diffuse e pervasive nel contesto della cybersecurity moderna. Un tipo di malware progettato per bloccare l’accesso ai file o ai sistemi – attraverso crittografia o blocco del dispositivo – e chiedere un riscatto in cambio della chiave di sblocco. Ma negli ultimi anni la posta in gioco è aumentata: al semplice sequestro dei dati si aggiungono oggi tecniche di doppia e tripla estorsione, in cui le informazioni vengono sottratte, minacciate di pubblicazione e, in alcuni casi, usate per colpire terze parti. Un’evoluzione che testimonia quanto questo fenomeno non sia statico, ma guidato da logiche criminali sempre più complesse. Secondo stime recenti, il numero di attacchi ransomware è cresciuto di oltre il 149% in un solo anno, coinvolgendo non solo grandi aziende o infrastrutture critiche, ma anche piccoli studi professionali, scuole, ospedali e utenti privati. A essere colpito è chiunque utilizzi un dispositivo connesso. E se la finalità economica rimane centrale, i danni collaterali possono includere perdita definitiva di dati, interruzione operativa, violazioni di dati sensibili e furto d’identità. Le vie d’ingresso sono molteplici. Il vettore più comune resta l’email di phishing, spesso camuffata da comunicazione legittima, con allegati o link malevoli. Ma esistono anche modalità più silenziose: exploit di vulnerabilità non patchate, download da siti compromessi, banner pubblicitari infetti, dispositivi USB, fino a tecniche più sofisticate che prevedono accessi remoti tramite credenziali rubate. Il malware può restare dormiente per giorni o settimane, in attesa del momento ideale per criptare il sistema. Esistono diverse categorie di ransomware, ognuna con modalità d’azione differenti. I crypto ransomware sono i più comuni: criptano file e cartelle, spesso utilizzando algoritmi robusti (AES, RSA), e impediscono qualsiasi accesso ai contenuti. I locker ransomware, invece, bloccano l’intero sistema operativo, rendendo inutilizzabile il dispositivo. Esistono poi forme più leggere, come gli scareware, che simulano la presenza di virus o minacce e spingono l’utente a installare software fraudolento o a pagare per “rimuovere” un problema inesistente. Seppure meno distruttivi, questi ultimi possono comunque generare danni economici e psicologici rilevanti. L’efficacia di un attacco ransomware si basa in larga parte su una debole cyber hygiene. Sistemi non aggiornati, software obsoleti, scarsa attenzione agli allegati email, mancanza di segmentazione di rete e privilegi amministrativi distribuiti in modo non controllato rappresentano il terreno fertile per la diffusione. Il caso WannaCry del 2017, che ha sfruttato una vulnerabilità di Windows non corretta in tempo, è l’esempio perfetto di quanto il fattore tempo – tra la scoperta di una falla e l’implementazione della patch – sia cruciale. La risposta alla minaccia ransomware non può affidarsi più a soluzioni uniche. Gli antivirus tradizionali, basati su firme, faticano a rilevare minacce nuove o mutanti. Per questo le strategie di difesa più efficaci oggi si basano su un approccio multilivello, che prevede prevenzione, rilevamento e capacità di recupero. Sistemi di analisi comportamentale, motori di intelligenza artificiale per individuare attività anomale, firewall intelligenti, segmentazione della rete, autenticazione a più fattori: sono tutte componenti che concorrono a innalzare il livello di resilienza. In questo contesto, il backup rappresenta un pilastro fondamentale, ma non può essere considerato una soluzione autonoma. Disporre di copie dei propri file, salvate in più versioni e protette, consente in molti casi di evitare il pagamento del riscatto e ripristinare l’operatività. Tuttavia, da solo non previene l’infezione né impedisce la diffusione all’interno della rete. Per essere realmente efficace, il backup deve essere parte di una strategia integrata, progettata in anticipo, testata regolarmente e isolata rispetto al sistema attivo per resistere ai tentativi di cifratura. La capacità di ripristino rapido e sicuro – più che la semplice esistenza di copie – è ciò che fa davvero la differenza in scenari ad alta criticità. Serve inoltre una visibilità continua sull’ambiente IT. Le soluzioni più avanzate integrano rilevamento in tempo reale, risposta automatizzata e rollback selettivo, con notifiche immediate in caso di comportamenti anomali. La rapidità con cui il ransomware si evolve supera spesso la capacità di risposta delle difese tradizionali. In questo scenario, resilienza è la parola chiave. Nessuna tecnologia può garantire l’inviolabilità assoluta, ma combinare prevenzione attiva, visibilità continua e capacità di recupero permette di contenere l’impatto e ripartire. Il ransomware non scomparirà domani, ma è possibile affrontarlo con strumenti adeguati, consapevolezza e preparazione. Fonte: BitMat

BeeProd® sarà al MECSPE Bari 2025!

[vc_row type=”in_container” full_screen_row_position=”middle” column_margin=”default” column_direction=”default” column_direction_tablet=”default” column_direction_phone=”default” scene_position=”center” text_color=”dark” text_align=”left” row_border_radius=”none” row_border_radius_applies=”bg” overlay_strength=”0.3″ gradient_direction=”left_to_right” shape_divider_position=”bottom” bg_image_animation=”none”][vc_column column_padding=”no-extra-padding” column_padding_tablet=”inherit” column_padding_phone=”inherit” column_padding_position=”all” column_element_spacing=”default” background_color_opacity=”1″ background_hover_color_opacity=”1″ column_shadow=”none” column_border_radius=”none” column_link_target=”_self” gradient_direction=”left_to_right” overlay_strength=”0.3″ width=”1/1″ tablet_width_inherit=”default” tablet_text_alignment=”default” phone_text_alignment=”default” bg_image_animation=”none” border_type=”simple” column_border_width=”none” column_border_style=”solid”][vc_column_text] Siamo lieti di invitarvi al MECSPE Bari 2025! Dal 27 al 29 novembre, BeeProd sarà presente alla Fiera del Levante per partecipare alla nuova edizione del MECSPE, il salone internazionale dell’industria manifatturiera. [/vc_column_text][/vc_column][/vc_row][vc_row type=”in_container” full_screen_row_position=”middle” column_margin=”default” column_direction=”default” column_direction_tablet=”default” column_direction_phone=”default” scene_position=”center” text_color=”dark” text_align=”left” row_border_radius=”none” row_border_radius_applies=”bg” overlay_strength=”0.3″ gradient_direction=”left_to_right” shape_divider_position=”bottom” bg_image_animation=”none”][vc_column column_padding=”no-extra-padding” column_padding_tablet=”inherit” column_padding_phone=”inherit” column_padding_position=”all” column_element_spacing=”default” background_color_opacity=”1″ background_hover_color_opacity=”1″ column_shadow=”none” column_border_radius=”none” column_link_target=”_self” gradient_direction=”left_to_right” overlay_strength=”0.3″ width=”1/1″ tablet_width_inherit=”default” tablet_text_alignment=”default” phone_text_alignment=”default” bg_image_animation=”none” border_type=”simple” column_border_width=”none” column_border_style=”solid”][/vc_column][/vc_row]

Form trappole per i dipendenti: è allarme phishing!

2 dipendenti su 10 inseriscono le credenziali nei form trappola di phishing. Qui il report Yarix che analizza il fenomeno Due dipendenti su dieci, pari al 20% del personale di un’azienda, finiscono per inserire inconsapevolmente le proprie credenziali nei moduli ingannevoli contenuti nelle email di phishing, messaggi che simulano comunicazioni ufficiali – come quelle di una banca, di un fornitore o di un collega – e che inducono l’utente a cliccare su un link e compilare un modulo con username e password. Il numero è in aumento rispetto al dato del 13,4% registrato per il 2023. Lo attesta l’Y-Report 2025, il report annuale di Yarix, centro di competenza per la cybersecurity di Var Group, secondo il quale cresce l’esposizione delle aziende italiane agli attacchi informatici. In aggiunta al phishing, si sta diffondendo sempre più anche un’altra modalità di furto di dati: le informazioni sensibili vengono carpite con un apposito software malevolo denominato Infostealer, letteralmente un “ladro di informazioni”: solo nel corso del 2024, il team YCTI (Yarix Cyber Threat Intelligence) ha identificato oltre 8,1 milioni di sistemi compromessi differenti (pc, telefoni aziendali, tablet…) e più di 920 milioni di credenziali compromesse da questo tipo di software (+376.7% rispetto al 2023). Tra le credenziali compromesse identificate, oltre 170 mila avrebbero permesso di accedere a portali aziendali critici gestiti da diversi fornitori di tecnologia, come reti private virtuali (VPN), spesso utilizzate dai dipendenti a lavoro da remoto e Firewall, “barriere” di sicurezza che filtrano la comunicazione tra l’interno e l’esterno dell’organizzazione. Questa particolare tipologia di software malevolo viene diffuso principalmente attraverso campagne di phishing e software piratati, attraverso un modus operandi comunemente utilizzato dalle gang ransomware. Una volta infettato il dispositivo, l’Infostealer raccoglie dati sensibili e li trasmette al cybercriminale: da credenziali salvate sul browser a carte di credito, fino a cookies e wallets. Questi, specialmente se associati a servizi critici e ancora validi, permettono agli attaccanti di accedere ai sistemi aziendali. Secondo i dati raccolti da Yarix, l’Italia nel 2024 è stato il quinto Paese in Europa per dispositivi infetti (60.000, +57.9% rispetto al 2023), preceduta da Spagna (120 mila), Germania (73 mila), Polonia (71 mila) e Francia (66 mila), e seguita da Romania (54 mila), Regno Unito (44 mila), Portogallo (34 mila) e Ungheria (29 mila). Nel corso del 2024, i team di sicurezza del centro di competenza Yarix hanno inoltre gestito e analizzato diversi incidenti BEC (Business Email Compromise), ovvero email apparentemente legittime, inviate da indirizzi compromessi o contraffatti, che simulano comunicazioni ufficiali per indurre l’utente ad aprire allegati o cliccare link dannosi. Tra gli incidenti analizzati, il 42% degli attacchi si è concentrato nel primo trimestre del 2024, facilitati dalla diffusione di nuovi Phishing-as-a-Service, “kit” pronti all’uso che consentono anche a chi ha competenze informatiche minime di accedere a strumenti di phishing avanzati. Tale strumento ha permesso ai cybercriminali di aggirare i sistemi di autenticazione a più fattori e ottenere l’accesso diretto alla casella di posta elettronica delle vittime. In questi casi, il punto di ingresso dell’attacco è stato principalmente una e-mail di phishing contenente un link o un allegato malevolo, inviata a un destinatario legittimo. Una volta compromesso, l’account è stato a propria volta sfruttato per condurre ulteriori attacchi all’interno dell’organizzazione o verso contatti esterni. Tra i settori più colpiti tramite BEC compaiono il Manufacturing (23,72%) e il Food (8,33%). “Il phishing non è più un rischio riservato alle grandi aziende: oggi anche le PMI italiane sono nel mirino di attacchi sempre più sofisticati e automatizzati. La diffusione di strumenti come gli Infostealer e i kit di Phishing-as-a-Service abbassa la soglia tecnica per i cybercriminali che, anche senza conoscenze approfondite di hacking, hanno la possibilità di lanciare campagne di phishing su larga scala. L’Italia è tra i Paesi europei più colpiti, ed è dunque fondamentale che anche le imprese di piccole e medie dimensioni investano in formazione, prevenzione e monitoraggio continuo”, ha dichiarato Mirko Gatto, Head of Cybersecurity di Var Group. Fonte: BitMat

Il deepfake è la tecnica di attacco standard per i cybercriminali

Gli esperti avvertono: “le aziende devono essere preparate per la nuova era dei deepfake, il rischio è rimanere inesorabilmente indietro” Gli strumenti di intelligenza artificiale generativa sono sempre più potenti, convenienti e accessibili e i cybercriminali li utilizzano ormai in ogni tipologia di attacco, dalle frodi aziendali alle estorsioni e furti di identità. Lo rivela “Deepfake it ’til You Make It: A Comprehensive View of the New AI Criminal Toolset”, l’ultima ricerca Trend Micro, specialista globale della cybersecurity. Lo studio illustra la portata e la maturità che hanno raggiunto i deepfake in ambito cybercriminale. Questa minaccia, dopo l’iniziale momento di hype, è diventata una tattica comune per gli attaccanti, che sono riusciti a mettere in dubbio la fiducia nel mondo digitale, esponendo le aziende a nuovi rischi e accelerando i modelli di business criminali. I cyercriminali hanno a disposizione piattaforme per creare deepfake pronti all’uso Lo studio rivela che i cybercriminali non hanno bisogno di competenze tecniche per lanciare un attacco, ma utilizzano piattaforme che generano video, audio e immagini pronti all’uso. Questi strumenti sono pensati appositamente per creare deepfake realistici in grado di ingannare aziende e organizzazioni: sono economici, facili da utilizzare e incredibilmente capaci di oltrepassare i sistemi per la verifica delle identità e i controlli di sicurezza. La ricerca sottolinea come l’ecosistema cybercriminale sia in continua crescita e gli attaccanti, grazie a queste piattaforme, siano in grado di eseguire truffe convincenti: La truffa del CEO è sempre più difficile da individuare, poiché i malintenzionati utilizzano finti audio o video per impersonare i responsabili aziendali durante meeting in tempo reale I processi di selezione del personale vengono compromessi da falsi candidati che utilizzano l’AI per superare i colloqui, con l’obiettivo di ottenere accesso ai sistemi aziendali Le organizzazioni nel settore dei servizi finanziari registrano una crescita di deepfake che provano a oltrepassare la verifica KYC (Know Your Customer), al fine di riciclare denaro attraverso credenziali falsificate e in modalità anonima Gli attaccanti si organizzano, le aziende devono essere pronte Nell’underground cybercriminale si possono trovare tutorial, toolkit e servizi che aiutano a semplificare queste operazioni, ad esempio manuali che illustrano come aggirare le procedure di onboarding passo dopo passo, o strumenti plug-and-play per lo scambio e la modifica di volti. La barriera all’ingresso dovuta alle competenze tecniche è ormai molto bassa. Le truffe alimentate dai deepfake sono sempre più frequenti e complesse, le aziende hanno il dovere di organizzarsi proattivamente per ridurre al minimo l’esposizione al rischio e proteggere persone e processi. Una corretta strategia aziendale include percorsi formativi sui rischi di social engineering, la revisione dei processi di autenticazione e soluzioni per il rilevamento di media sintetici. Il parere dell’esperto “L’utilizzo dell’intelligenza artificiale nella creazione di asset media non è più un rischio futuro, ma una minaccia reale alle imprese. Abbiamo rilevato molti casi di manager impersonati da malintenzionati, processi di selezione del personale compromessi e difese in ambito finanziario aggirate con sorprendente facilità. Questa ricerca vuole anche essere un avvertimento: le aziende devono essere preparate per la nuova era dei deepfake, il rischio è rimanere inesorabilmente indietro. Viviamo in un mondo dove non tutto ciò che vediamo può essere vero e la fiducia digitale deve essere ricostruita dalle fondamenta”, afferma Salvatore Marcis, Country Manager di Trend Micro Italia. Fonte: BitMat

Da Check Point le minacce cyber più diffuse di giugno 2025

Check Point Software Technologies condivide i risultati del suo ultimo Global Threat Index. Scopriamo le minacce più diffuse e i settori più colpiti nel mese di giugno 2025 Check Point Software Technologies, specialista nelle soluzioni di sicurezza informatica, ha pubblicato il suo Global Threat Index relativo al mese di giugno 2025, evidenziando un’impennata di minacce nuove e in evoluzione. Check Point Research ha scoperto che AsyncRAT, un Trojan ad accesso remoto (RAT), salito questo mese nella top 3 delle principali minacce malware, ha sfruttato i link di invito a Discord (piattaforma adibita al gioco online), per distribuire payload malevoli. Nel frattempo, FakeUpdates rimane il malware più diffuso, continuando a colpire le organizzazioni di tutto il mondo. Inoltre, il gruppo ransomware Qilin rimane un attore significativo nella scena della criminalità informatica, con attacchi mirati alle grandi imprese, in particolare nei settori della sanità e dell’istruzione. Poiché i criminali informatici diventano sempre più sofisticati, le organizzazioni devono essere in grado di affrontare le minacce in evoluzione con soluzioni di sicurezza a più livelli. Il Global Threat Index di giugno 2025 sottolinea la necessità di misure proattive per salvaguardarsi dagli attacchi più avanzati dell’anno. Le minacce informatiche più diffuse in Italia a giugno 2025 In Italia, continua il dominio di FakeUpdate come minaccia più presente, con un impatto per il secondo mese consecutivo inferiore rispetto a quanto rilevato al mese precedente (-16,01%). Al secondo posto si conferma Androxgh0st, con un impatto in crescita rispetto a maggio (+14,81%). Anche il terzo posto risulta uguale al mese scorso: AsyncRat cresce del +2,3%. Nello specifico, la minaccia più importante di giugno 2025 risulta essere ancora FakeUpdates (downloader JavaScript in grado di scrivere i payload su disco prima di lanciarli), che ha portato a ulteriori attacchi tramite numerose altre minacce informatiche, tra cui GootLoader, Dridex, NetSupport, DoppelPaymer e AZORult, con un impatto del 7,24%, (-1,38 rispetto a maggio, ovvero -16,01%, ma sempre superiore all’impatto rilevato a livello globale che scende a 4,22%). La seconda minaccia nel nostro Paese risulta essere il malware Androxgh0st (botnet che colpisce le piattaforme Windows, Mac e Linux e ruba informazioni sensibili) con un impatto del 4,11% in crescita rispetto al valore di maggio (+0,53, ovvero +14,81%), anch’esso superiore al dato globale che è del 3,46%. Al terzo posto nel mese di giugno si conferma AsyncRat (trojan che colpisce la piattaforma Windows). Questo malware invia informazioni di sistema sul sistema preso di mira a un server remoto. Riceve comandi dal server per scaricare ed eseguire plugin, uccidere processi, disinstallarsi/aggiornarsi e catturare schermate del sistema infetto, con un impatto del 2,22%, (+0,5 rispetto al dato di maggio, che corrisponde ad un incremento di +2,3%), dato leggermente inferiore all’impatto globale, che è di 2,26%. Il Global Threat Index di giugno 2025 in sintesi AsyncRAT continua a mantenere una posizione elevata nella classifica delle minacce a giugno 2025, sfruttando piattaforme affidabili come Discord per l’invio di payload e l’esfiltrazione di dati. Permette agli aggressori di accedere e controllare da remoto i sistemi infetti. FakeUpdates, sempre il malware più diffuso a livello globale, è associato al gruppo di hacker Evil Corp e si diffonde tramite download drive-by. Dopo l’infezione fornisce vari payload secondari. Qilin, gruppo di ransomware-as-a-service, continua a prendere di mira settori di alto valore, tra cui quello sanitario e dell’istruzione, utilizzando e-mail di phishing per infiltrarsi nelle reti e criptare i dati sensibili. Famiglie di malware più diffuse FakeUpdates rimane il malware più diffuso anche a giugno 2025, che colpisce il 4% delle organizzazioni in tutto il mondo. Questo malware downloader viene utilizzato per installare falsi aggiornamenti, consentendo agli aggressori di distribuire payload secondari sui sistemi compromessi. Androxgh0st, un malware basato su Python, esegue la scansione dei file .env esposti per rubare credenziali sensibili dalle applicazioni in esecuzione sul framework PHP Laravel. Utilizza una botnet per lo sfruttamento del cloud e il mining di criptovalute. AsyncRAT, un Trojan ad accesso remoto (RAT), nel mese di giugno 2025 è cresciuto rapidamente in importanza. Viene utilizzato per il furto di dati e la compromissione del sistema, consentendo agli aggressori di eseguire comandi come il download di plugin, la terminazione di processi e la cattura di schermate. I gruppi di ransomware maggiormente rilevati Qilin (noto anche come Agenda) rimane il primo gruppo di ransomware, responsabile del 17% degli attacchi nel giugno 2025. Questo gruppo di ransomware-as-a-service è specializzato nel colpire le grandi imprese, in particolare nei settori della sanità e dell’istruzione. SafePay continua a essere una delle principali minacce ransomware, utilizzando un modello a doppia estorsione per criptare i file delle vittime e rubare al contempo i dati sensibili. Questo gruppo di ransomware è stato attivo sia contro le grandi organizzazioni che contro le piccole imprese. Akira ransomware che sfrutta le vulnerabilità degli endpoint VPN e cripta i dati con un’estensione “.akira”. Si rivolge principalmente alle aziende con misure di sicurezza deboli o obsolete. Principali malware per dispositivi mobili Anubis è il malware mobile più diffuso, noto per la sua capacità di bypassare l’autenticazione a più fattori (MFA) e di rubare le credenziali bancarie. Viene spesso distribuito attraverso applicazioni dannose disponibili su Google Play Store. AhMyth, un Trojan ad accesso remoto (RAT) per Android, è camuffato da app legittima e garantisce agli aggressori l’accesso per esfiltrare le credenziali bancarie, i codici MFA ed eseguire il keylogging e la cattura delle schermate. Necro è un downloader malevolo che può eseguire comandi dannosi sui dispositivi Android, tra cui il download di malware e annunci pubblicitari e l’instradamento del traffico Internet attraverso i dispositivi compromessi, trasformandoli in parte di una botnet. I settori più attaccati a livello globale a giugno 2025 Il settore dell’istruzione rimane il più bersagliato a livello globale, anche nel mese di giugno 2025, con le istituzioni scolastiche vulnerabili agli attacchi a causa della loro ampia base di utenti e dell’infrastruttura critica. Le organizzazioni governative continuano a essere i principali obiettivi a causa dei loro dati sensibili e delle loro responsabilità nel settore pubblico. Il settore delle telecomunicazioni deve affrontare minacce costanti, con i criminali informatici che prendono di mira la sua vasta quantità di dati sensibili e l’infrastruttura di comunicazione. Conclusioni Il Global Threat Index di giugno 2025 evidenzia l’aumento delle campagne di malware in più fasi e la crescente sofisticazione di gruppi di ransomware come Qilin. Mentre FakeUpdates continua a essere il malware più diffuso, altre minacce come AsyncRAT e il ransomware Qilin richiedono un’attenzione urgente. Le organizzazioni dei settori dell’istruzione, della pubblica amministrazione e delle telecomunicazioni rimangono le più vulnerabili. È chiaro che, con l’evoluzione delle tattiche dei criminali informatici, le organizzazioni devono adottare

Aziende, pronte ad abbracciare i vantaggi di AI e ML?

Nuovo studio Eaton: meno di un’azienda su quattro (23%) ritiene la tecnologia legacy un ostacolo alla digitalizzazione. Nei settori coinvolti, il 29% del campione cita AI e ML a scopo predittivo tra le tecnologie utilizzate Secondo uno studio commissionato da Eaton, azienda leader a livello globale nella gestione dell’energia, le organizzazioni sono sempre più disposte ad abbandonare le tecnologie tradizionali per cogliere i vantaggi associati all’implementazione di Intelligenza Artificiale e Machine Learning (AI e ML). In particolare, quasi la metà delle aziende (47%) ritiene di trovarsi già in fase di esecuzione della propria strategia di digital trasformation. Il sondaggio, realizzato da S&P Global Market Intelligence per conto di Eaton, ha raccolto, in otto nazioni tra Nord America, Europa e Medio Oriente, il contributo di 1.381 leader aziendali attivamente coinvolti nei processi di trasformazione digitale dell’organizzazione per cui lavorano, operante nei settori dei data center, delle utility, della gestione di edifici o dell’industria manufatturiera. I risultati dello studio, che ha coinvolto direttamente anche l’Italia, sono illustrati nella seconda edizione dell’Eaton Brightlayer® Research Report, intitolato Adoption, execution and expansion in the wake of AI, ed evidenziano come le strategie di digitalizzazione vengano sviluppate sempre più rapidamente in questi settori. In particolare, meno di un’azienda su quattro (23%) ha dichiarato che la tecnologia legacy rappresenta un ostacolo alla digitalizzazione – nel 2022, alla stessa domanda, ben un interpellato su tre (33%) ne risultava convinto. Le nuove applicazioni di AI e ML, che portano con sé un enorme potenziale di trasformazione per le aziende, sono probabilmente all’origine del netto cambiamento di opinioni (+10%), registrato in un periodo inferiore a 24 mesi.   Tra i principali driver del cambiamento… Tra i driver del cambiamento si evidenziano la necessità di ottimizzare processi e operation (51%) e di ridurre i rischi migliorando conformità normativa, sicurezza e protezione dei dati (49%). Tuttavia, sono proprio la privacy e la sicurezza dei dati (40%) a destare ancora le maggiori preoccupazioni tra gli intervistati. Alessio Nava, MD & Country Sales Leader Italy di Eaton, ha dichiarato: “Questa ricerca dimostra quanto sia urgente, per le aziende, implementare tecnologie digitali che consentano di sfruttare i vantaggi di AI e ML. Il settore dei data center sarà chiaramente determinante in questo cambiamento, poiché anche i segmenti utility, edifici commerciali e industria manifatturiera, solo per citare alcuni esempi, dipenderanno dai data center per sostenere i propri percorsi di adozione dell’AI. La digitalizzazione supporterà queste industry anche nell’attuazione delle strategie di decarbonizzazione volte a conformarsi alle richieste normative, molte delle quali introdotte a sostegno dell’obiettivo Net Zero al 2050 fissato dalle Nazioni Unite”.   Tecnologie basate su AI: quali sono impiegate e come Tra le tecnologie attualmente utilizzate o in piano, il 29% dei rispondenti indica AI e ML a scopo predittivo: questa percentuale sale al 43% nel settore manifatturiero, dove l’apprendimento automatico viene impiegato per automatizzare le linee di assemblaggio e migliorare i programmi di manutenzione. L’AI generativa è invece utilizzata o messa a piano dal 26% degli intervistati, senza sostanziali differenze nei quattro settori analizzati. La Gen AI è utile di per sé, ma ha il potenziale per divenire un ancor più efficace motore di cambiamento quando abbinata all’AI/ML, poiché consente di creare agenti virtuali in grado di agire da soli con intelligenza e autonomia. Infine, la computer vision è pianificata o implementata dal 21% degli intervistati, anche in questo caso in modo molto simile tra i vari settori. Nel manifatturiero, trova forse però uno sbocco più immediato, aiutando in particolare nelle operazioni di smistamento o di controllo qualità.   Focus sui settori analizzati I data center stanno scalando le proprie potenzialità per soddisfare la domanda in continua crescita – in particolare, si stanno concentrando sull’aggiornamento delle strutture (42,3%), sull’espansione della capacità (38,6%) e sul miglioramento dell’impiego delle performance delle risorse IT (32,8%). Le utility risultano sotto pressione. Da un lato, il 55% dei rispondenti di questo settore indica le infrastrutture obsolete come il problema principale, dall’altro ci si aspetta che i requisiti di capacità della rete aumentino in modo significativo nei prossimi 10 anni: il 40% delle organizzazioni prevede fino al 49% di requisiti extra. In ambito manufacturing, gli intervistati ritengono che l’intelligenza artificiale possa facilitare la decarbonizzazione e il raggiungimento degli obiettivi ESG (66%), oltre a migliorare il monitoraggio e l’ottimizzazione del consumo energetico (55%) e a potenziare le applicazioni di digital twin (68%) e di manutenzione predittiva (64%). I gestori di edifici si stanno invece concentrando sulla trasformazione digitale per raggiungere gli obiettivi di sostenibilità (46%), con la maggior parte dei grandi proprietari di edifici (54%) che prevede, entro il prossimo anno, di installare nuovi sistemi di gestione al fine di ottimizzare il consumo energetico. Molti, infine, vedono l’intelligenza artificiale come uno strumento che, in futuro, potrà aiutare a prevedere l’utilizzo stesso degli spazi (66%). Fonte: BitMat

Logistica e resilienza digitale: con 360 Consulenza e BeeProd, il futuro è adesso

Come evolvono le spese delle aziende italiane nel primo semestre del 2025, secondo il nuovo Spend Index di Soldo Alle prese con inflazione, pressioni fiscali e incertezza macroeconomica, le imprese e aziende italiane sembrano aver fatto una scelta chiara: non si taglia, si cambia approccio. Piuttosto che frenare la spesa, si investe in modo più selettivo, mirato e strategico. A dirlo è l’ultimo Spend Index di Soldo, la soluzione per la gestione proattiva delle spese pensata per liberare il potenziale delle aziende più dinamiche, che ha analizzato i flussi di spesa di oltre 25.000 aziende tra Italia ed Europa, rilevando una trasformazione profonda e consapevole nella cultura della spesa.   L’AI entra nelle fondamenta operative delle imprese Se c’è un dato che colpisce, è quello relativo all’Intelligenza Artificiale. Nel primo semestre del 2025, le grandi aziende italiane (oltre 100 dipendenti) hanno più che raddoppiato gli investimenti in AI (+130%). Ma ciò che conta è come stanno investendo: si va oltre la fase di test. Le imprese integrano stabilmente strumenti di AI nei flussi di lavoro, puntando su assistenti virtuali, produttività, traduzione, generazione di contenuti e automazione. In dettaglio, non solo il numero di imprese che utilizzano ChatGPT è aumentato del 52% nel 2025, ma le grandi aziende stanno spendendo il 229% in più su ChatGPT nella prima metà del 2025 rispetto al 2024. Parallelamente, la spesa per plugin e assistenti AI è aumentata del 148%, spinta soprattutto da strumenti che migliorano la produttività. Ancora, gli strumenti per la generazione di immagini e video sono aumentati del 70%, i generatori di presentazioni del 67% e quelli per trascrizione e traduzione del 21%.   Più efficienza, più controllo, meno sprechi La stessa logica si ritrova anche nelle altre voci di spesa: +37% la spesa in software, con un forte orientamento a piattaforme scalabili e tool verticali. +41% quella in servizi professionali, spinta anche da nuove esigenze di compliance e flessibilità operativa. +32% la spesa operativa totale, ma con un approccio sempre più distribuito e governato, grazie a strumenti che permettono di assegnare budget precisi, controllare i flussi in tempo reale e garantire trasparenza.   Mobilità e spese di viaggio Nonostante i costi crescenti, le trasferte aziendali sono in netta crescita: +12% la spesa complessiva in ambito T&E, con picchi del +49% nelle spese per i veicoli, +30% per noleggio auto e + 22% nelle spese per i viaggi in aziende sopra i 50 dipendenti. A spingere questi investimenti non è solo il ritorno agli incontri in presenza, ma anche l’obbligo di tracciabilità digitale delle spese di trasferta previsto dalla Legge di Bilancio 2025.   Spese ricorrenti Una nota interessante riguarda le spese ricorrenti. Nelle grandi imprese italiane sono calate del 30%, ma non per una stretta improvvisa: si tratta di una scelta consapevole, una forma di ottimizzazione dei costi. Molte aziende stanno adottando policy di spesa più rigorose: ad esempio, l’uso di carte virtuali per singoli abbonamenti, da sospendere in un click se inutilizzate. Le PMI, invece, hanno mantenuto la spesa ricorrente sostanzialmente stabile (+3%). “I dati dello Spend Index indicano un cambiamento significativo: in un contesto economico complesso, le aziende italiane non rispondono più con tagli indiscriminati, ma adottano un approccio selettivo e intenzionale. Crescono gli investimenti in soluzioni che promuovono efficienza e resilienza aziendale, a partire dall’integrazione dell’intelligenza artificiale nei processi operativi. Anche la mobilità aziendale accelera, sostenuta dall’obbligo di tracciabilità introdotto dalla Legge di Bilancio. In questo scenario, disporre di strumenti che garantiscono visibilità, controllo e governance in tempo reale diventa un fattore essenziale per prendere decisioni più efficaci”, ha concluso Gianluca Salpietro, Head of Sales di Soldo Italia. Fonte: BitMat