Violazioni AI: quando l’adozione supera la sicurezza
L’intelligenza artificiale è ormai parte integrante delle strategie aziendali, ma il suo impatto sulla sicurezza informatica è ancora sottovalutato. Secondo il Cost of a Data Breach Report 2025 di IBM, il 13% delle aziende ha subito violazioni legate a modelli o applicazioni AI. E in Italia, solo il 31% delle imprese ha politiche strutturate per gestirla. Da 360Consulenza, vogliamo aiutare le aziende a colmare questo divario, promuovendo una governance dell’AI solida e consapevole. AI sotto attacco: i numeri parlano chiaro Il 97% delle aziende colpite da violazioni AI non disponeva di controlli di accesso specifici. Il 60% ha subito compromissioni dei dati, il 31% interruzioni operative. Il 16% delle violazioni ha coinvolto attacchi AI-driven, come phishing evoluto e deepfake. Questi dati mostrano che l’AI non è solo uno strumento di innovazione, ma anche un nuovo vettore di rischio. Il pericolo della shadow AI La shadow AI — l’uso non autorizzato di strumenti basati su intelligenza artificiale — è una minaccia crescente: Impatto Dato Organizzazioni colpite 1 su 5 Aumento medio dei costi +670.000 $ Dati compromessi 65% PII, 40% proprietà intellettuale Solo il 37% delle aziende ha policy per rilevare o gestire la shadow AI. È urgente intervenire. 🇮🇹 Focus Italia: tra phishing e complessità Le principali cause di violazione in Italia: Phishing (17%) – Costo medio: 4,09 milioni € Denial of Service (13%) – Costo medio: 3,03 milioni € Minacce interne (13%) – Costo medio: 4,24 milioni € Fattori aggravanti: Catena di fornitori: +179.964 € Sistemi di sicurezza complessi: +162.267 € Shadow AI: +161.541 € Fattori mitiganti: Crittografia: –249.000 € Quantum Security: –217.000 € Software di protezione dati: –207.000 € AI e automazione: vantaggi concreti Le aziende che adottano AI e automazione nella sicurezza ottengono risultati tangibili: Metriche Senza AI Con AI estensiva Tempo medio per identificare (MTTI) 155 giorni 109 giorni Tempo medio per contenere 60 giorni 40 giorni Risparmio medio sui costi +1,9 milioni $ — Governance AI: la nuova priorità Il 63% delle aziende violate non ha una policy di governance AI. E tra quelle che ce l’hanno, solo il 34% esegue audit regolari. Questo è un rischio strategico. Da 360Consulenza, consigliamo alle PMI di: Implementare controlli di accesso specifici per l’AI Monitorare e rilevare l’uso non autorizzato (shadow AI) Validare i dati di addestramento Eseguire audit regolari Investire in tecnologie di governance e protezione AI Violazioni e impatto economico Il costo medio globale di una violazione è sceso a 4,44 milioni $, ma negli USA ha raggiunto i 10,22 milioni $. Il settore sanitario resta il più colpito, con una media di 7,42 milioni $ per violazione. In Italia, quasi la metà delle aziende ha aumentato i prezzi di beni o servizi dopo una violazione, e un terzo ha registrato aumenti superiori al 15%. Conclusione: l’AI va governata, non solo adottata L’intelligenza artificiale è una risorsa potente, ma senza una governance adeguata può diventare un rischio sistemico. Le PMI italiane devono agire ora per proteggere i propri dati, la propria reputazione e la continuità operativa. Da 360Consulenza, siamo pronti ad accompagnarti nella definizione di policy, audit e soluzioni di sicurezza AI su misura. Contattaci per una consulenza dedicata e scopri come trasformare l’AI in un vantaggio competitivo sicuro. Fonte: BitMat
Ransomware nel 2025: l’intelligenza artificiale cambia le regole del gioco
Nel secondo trimestre del 2025, il ransomware ha subito una trasformazione radicale. Secondo il Ransomware Threat Intelligence Report di Check Point Research, l’intelligenza artificiale è diventata protagonista, rivoluzionando le tattiche degli attaccanti e complicando la vita ai difensori. Da 360Consulenza, vogliamo aiutare le imprese italiane a comprendere questa nuova minaccia e a prepararsi con strategie concrete. L’AI al servizio del cybercrimine Non è più fantascienza: i gruppi ransomware utilizzano l’intelligenza artificiale per: Generare contenuti di phishing più credibili Offuscare il codice malevolo Impersonare vittime e interlocutori aziendali Alcuni gruppi, come Global Group (alias El Dorado o Blacklock), offrono persino “supporto alla negoziazione basato su AI” nei loro pacchetti Ransomware-as-a-Service. Questo include: Bot che personalizzano le richieste di riscatto Messaggi persuasivi generati da AI Profilazione psicologica per aumentare la pressione sui decisori aziendali Estorsione 2.0: tra legal tech e branding criminale Il gruppo Qilin ha introdotto servizi di estorsione avanzati, tra cui: Assistenza legale per analizzare i dati rubati Valutazione delle violazioni normative Preparazione di documenti da inviare alle autorità Nel frattempo, DragonForce ha inaugurato un modello “cartello del ransomware” in stile franchising: Elemento Descrizione White label Strumenti e infrastruttura condivisi tra affiliati Licenza di marchio Gli attacchi portano il nome DragonForce Operatività autonoma Ogni affiliato gestisce la propria campagna Questa decentralizzazione rende più difficile l’attribuzione e il contenimento degli attacchi. Riscatti in calo, minacce in evoluzione Per la prima volta, il valore medio dei riscatti è diminuito del 25–27%. Le cause principali: Investimenti in backup e segmentazione Sfiducia verso gli aggressori Pressioni politiche e normative (es. divieti di pagamento) Ma il ransomware non sta scomparendo. Sta cambiando forma: Tripla estorsione: crittografia, furto dati e attacchi a clienti/partner Aste di dati: vendita su dark web anche senza pagamento Attacchi reputazionali: DDoS e coinvolgimento dei media Frammentazione e nuove sfide Il panorama ransomware si è frammentato: Gruppi storici come LockBit e RansomHub hanno perso terreno Nuovi attori emergono, spesso riutilizzando codici trapelati Le minacce sono più silenziose, difficili da rilevare e attribuire Questo richiede un cambio di paradigma nella difesa. Come proteggersi: consigli per le PMI 360Consulenza consiglia un approccio integrato e proattivo: Architettura di sicurezza connessa Protezione coordinata di endpoint, rete e identità, soprattutto in ambienti multi-cloud. Difesa anti-phishing avanzata Sensibilizzazione degli utenti, analisi comportamentale e rilevamento delle esche generate da AI. Threat hunting e tecniche di inganno Individuare movimenti laterali e attività sospette prima che si concretizzino. Conclusione: resilienza come strategia Il ransomware del 2025 è più intelligente, frammentato e aggressivo. Le PMI non possono più affidarsi solo a soluzioni tradizionali. Serve una cultura della sicurezza, investimenti mirati e una visione strategica. Da 360Consulenza, siamo pronti ad affiancarti con soluzioni personalizzate per proteggere la tua azienda. Contattaci per una valutazione gratuita della tua postura di sicurezza e scopri come possiamo aiutarti a costruire un ecosistema digitale resiliente. Fonte: BitMat
Sicurezza della casella postale: perché le PMI devono puntare sulla prevenzione
Nel mondo digitale di oggi, la casella email aziendale è molto più di uno strumento di comunicazione: è un punto nevralgico per la collaborazione, la gestione dei dati e le relazioni con clienti e partner. Proprio per questo, è anche uno degli obiettivi preferiti dai cybercriminali. Da 360Consulenza, supportiamo le imprese nell’affrontare le sfide della cybersecurity con un approccio concreto e su misura. Ecco perché vogliamo condividere con voi l’importanza di una strategia “prevention-first” per proteggere le email aziendali. Le minacce che colpiscono la posta elettronica Secondo il Data Breach Investigations Report 2024 di Verizon, il phishing è stato coinvolto nel 15% delle violazioni di sicurezza, con danni medi superiori ai 4 milioni di dollari per incidente. Le PMI, spesso con risorse limitate, sono particolarmente vulnerabili. Le principali minacce includono: Phishing e social engineering: email ingannevoli che imitano comunicazioni ufficiali per rubare dati o fondi. Furto di credenziali: pagine di login false che catturano username e password. Ransomware: allegati o link dannosi che bloccano i file aziendali e richiedono un riscatto. Come proteggere la casella postale: consigli pratici 360Consulenza propone un approccio multilivello che unisce tecnologia, formazione e cultura aziendale. Ecco i pilastri fondamentali: Filtri spam e autenticazione Utilizzo di filtri avanzati basati su machine learning. Adozione di protocolli come SPF, DKIM e DMARC per verificare la legittimità dei messaggi. Formazione continua Sessioni periodiche per aiutare i dipendenti a riconoscere tentativi di phishing. Simulazioni pratiche per migliorare la reazione agli attacchi. Password e MFA Policy per password complesse e aggiornamenti regolari. Autenticazione a più fattori per aggiungere un ulteriore livello di sicurezza. Audit e monitoraggio Verifiche regolari dei sistemi di sicurezza email. Monitoraggio del traffico di rete per individuare comportamenti sospetti. Difesa contro minacce zero-day Soluzioni cloud con protezione avanzata basata su AI. Rilevamento comportamentale per intercettare attacchi sconosciuti. Il ruolo centrale delle persone La tecnologia è fondamentale, ma il fattore umano resta cruciale. Una cultura aziendale orientata alla sicurezza, promossa dalla leadership, può fare la differenza. È importante: Definire policy chiare sull’uso delle email. Favorire un ambiente in cui i dipendenti possano segnalare minacce senza timore. Prevenzione come investimento strategico Nel panorama attuale, la prevenzione non è più un’opzione: è una necessità. I costi di una singola email compromessa possono essere devastanti. Investire in sicurezza significa proteggere non solo i dati, ma anche la reputazione e la continuità operativa dell’azienda. Da 360Consulenza, affianchiamo le PMI italiane con soluzioni personalizzate per rafforzare la sicurezza digitale. Contattaci per scoprire come possiamo aiutarti a proteggere la tua casella postale e costruire un ecosistema aziendale più resiliente. Fonte: BitMat
IA e sostenibilità: sfide e opportunità di investimento
Proofpoint lancia un nuovo allarme: campagne malevole sfruttano Microsoft OAuth per accedere agli account Microsoft 365 tramite phishing MFA. La diffusione dell’IA sta rivoluzionando l’economia globale, ma impone nuove sfide energetiche e infrastrutturali. Scoprile nell’articolo In questo articolo, il team Equity e il team ESG di Algebris Investments analizzano le implicazioni dell’esplosione dell’Intelligenza Artificiale (IA), con particolare attenzione alle sfide energetiche e infrastrutturali che le organizzazioni devono affrontare. A seguire, vengono esplorate le opportunità di investimento lungo tutta la catena del valore legata all’AI. Buona lettura! L’intelligenza artificiale tra rivoluzione e sostenibilità: sfide e opportunità di investimento L’IA apre scenari di crescita senza precedenti, ma il suo impatto energetico impone sfide infrastrutturali, ambientali e strategiche. L’aumento accelerato della domanda di potenza di calcolo, trainata soprattutto dai carichi di lavoro legati all’intelligenza artificiale, sta rendendo i data center una delle maggiori fonti di consumo a livello globale. Secondo le proiezioni, entro il 2035 i data center avranno bisogno di oltre 360 gigawatt di nuova capacità di generazione elettrica. Un settore in fermento dove efficienza, innovazione e consolidamento guideranno la selezione dei vincitori. L’esplosione dell’IA sta trasformando l’economia globale e ridefinendo interi comparti industriali. I modelli generativi, come GPT, sono entrati rapidamente nell’uso quotidiano di milioni di utenti, ma l’infrastruttura fisica necessaria a sostenere l’IA è vorace di energia. Secondo recenti ricerche, una sola query AI può consumare fino a dieci volte l’energia di una ricerca tradizionale sui motori di ricerca. Già oggi i data center assorbono circa il 2% della domanda globale di elettricità, e si stima che questa percentuale possa raddoppiare entro il 2030. Di questo consumo, circa il 20% è riferibile ai carichi computazionali richiesti dall’intelligenza artificiale. Il lato oscuro della crescita: sfide energetiche e infrastrutturali Il primo nodo critico è la carenza di infrastrutture elettriche: trasformatori, linee di trasmissione e reti di distribuzione non sono pronte a reggere i nuovi carichi richiesti. Per dare un’idea, produrre un solo gigawatt (GW) di energia richiede circa 2 milioni di pannelli solari, ed entro il 2035 serviranno almeno 350 GW per soddisfare la domanda dei soli data center. A ciò si aggiunge il problema della localizzazione fisica: i data center sono strutture ingombranti che richiedono spazio, connessione e accesso diretto a reti elettriche robuste. Alcune città europee – come Dublino e Amsterdam – hanno già posto limiti all’installazione di nuovi centri nei pressi delle aree urbane, per non sovraccaricare le reti locali. Cresce pertanto la necessità di installare i data center in zone più remote, con costi aggiuntivi per l’interconnessione. Infine, il raffreddamento delle GPU (Graphic Processing Unit) è un altro tema strategico. Le nuove generazioni di chip consumano grandi quantità di energia e generano calore che, se non gestito, può compromettere le prestazioni e la durata dei sistemi. Il tradizionale raffreddamento ad aria non basta più. La transizione verso il liquid cooling, una tecnologia molto più efficiente ma anche complessa, è già in atto, aprendo interessanti opportunità per le aziende del settore. Opportunità di investimento lungo tutta la catena del valore Il boom dell’IA apre prospettive d’investimento lungo tutta la filiera: dai produttori di energia rinnovabile agli sviluppatori di semiconduttori, dalle società che costruiscono reti di trasmissione a quelle specializzate in tecnologie di raffreddamento. Le cosiddette “Magnifiche Sette” sono già coinvolte in progetti per 84 GW di potenza installata. In Asia, sei colossi tech prevedono investimenti per oltre 50 miliardi di dollari nel solo comparto infrastrutturale. Parallelamente, si moltiplicano i progetti per migliorare l’efficienza energetica dei data center: l’adozione di digital twin per simulare i consumi e anticipare i picchi, il miglioramento delle reti e il recupero del calore – come nel caso del data center Meta a Odense, in Danimarca, in cui anziché sprecare il calore che deriva dal consumo di energia delle GPU all’interno del data center, lo si incanala per riscaldare metà della città – sono oggi leve strategiche per contenere costi e impatti ambientali. Questa corsa globale agli investimenti richiederà tuttavia massicce spese in ricerca e sviluppo, non solo per aumentare le performance, ma anche per garantire la sostenibilità dei modelli di business. Le aziende che sapranno trasformare questi investimenti in ritorni tangibili saranno quelle che attireranno capitali nel medio-lungo periodo. Consolidamento in arrivo Il settore è destinato anche a un forte consolidamento. Le barriere d’ingresso sono elevate e l’innovazione richiede visione strategica e capacità finanziaria. Le realtà più piccole oggi stanno già cercando alleanze o uscite industriali, e non è esclusa una nuova ondata di M&A che coinvolga anche gli operatori più grandi, per sfruttare le opportunità che si presenteranno nei prossimi 5-10 anni. Conclusioni In questo scenario, il capitale si muoverà verso le soluzioni in grado di superare i vincoli materiali. Il valore si concentrerà laddove sarà possibile abilitare una crescita sostenibile: dalla generazione di energia a basse emissioni alle tecnologie che migliorano efficienza e scalabilità. Saranno le infrastrutture – reti, impianti, sistemi di raffreddamento, componentistica hardware – a fare la differenza nella corsa all’hyperscale. Investire in soluzioni che rendono possibile questa espansione significa non solo intercettare ritorni potenzialmente interessanti, ma anche garantirsi un ruolo stabile in un mondo sempre più dipendente dalla potenza di calcolo. L’integrazione tra crescita digitale e asset reali non è una possibilità futura: è la condizione necessaria per affrontare il prossimo capitolo della trasformazione tecnologica. Fonte: BitMat
Microsoft OAuth: Proofpoint scopre campagne di impersonificazione
Proofpoint lancia un nuovo allarme: campagne malevole sfruttano Microsoft OAuth per accedere agli account Microsoft 365 tramite phishing MFA. Proofpoint ha identificato un cluster di attività che utilizza la creazione e i reindirizzamenti di applicazioni Microsoft OAuth che conducono a URL malevoli, consentendo il phishing delle credenziali. Le false applicazioni Microsoft 365 impersonificano varie aziende, tra cui RingCentral, SharePoint, Adobe e DocuSign. Proofpoint ha osservato questa attività per la prima volta all’inizio del 2025 ed è tuttora in corso. “Le campagne si pongono l’obiettivo di utilizzare le applicazioni Microsoft OAuth come esca per realizzare altre attività, principalmente ottenere l’accesso agli account Microsoft 365 tramite phishing MFA,” spiegano i ricercatori Proofpoint. “Le campagne di phishing sfruttano kit specifici “attacker-in-the-middle” (AiTM) per l’autenticazione multi-fattore, prevalentemente Tycoon”. Microsoft OAuth tra le app Microdoft coinvolte nelle campagne di impersonificazione Tale attività potrebbe essere utilizzata per la raccolta di informazioni, movimento laterale, installazione di malware successivi o condurre ulteriori campagne di phishing da account compromessi. I ricercatori hanno osservato questa tecnica in campagne e-mail con l’impersonificazione di oltre 50 applicazioni e diversi kit di phishing che utilizzano questa catena di attacco, inclusi Tycoon e ODx. Nelle campagne osservate simili a quelle che riguardano Microsoft OAuth, i messaggi vengono spesso inviati da account e-mail compromessi e includono oggetti relativi a richieste di preventivi o accordi contrattuali commerciali e generalmente includono migliaia di messaggi, colpendo centinaia di clienti. Tuttavia, mentre la maggior parte delle campagne sfrutta applicazioni e servizi aziendali, alcune delle app possono cambiare in base al mittente compromesso e al target verticale del settore. Si prevede un aggiornamento da parte di Microsoft Proofpoint ha segnalato a Microsoft le app coinvolte. È importante notare che, già a giugno 2025, Microsoft ha annunciato l’aggiornamento delle impostazioni predefinite in Microsoft 365, bloccando i protocolli di autenticazione legacy e richiedendo il consenso dell’amministratore per l’accesso di app di terze parti, con modifiche iniziate a metà luglio e che si completeranno entro agosto. Si prevede che questo aggiornamento avrà un impatto positivo sul panorama generale e ostacolerà gli attori delle minacce che utilizzano questa tecnica. Fonte: BitMat
Quantum Computing: strategie di difesa contro gli attacchi del futuro
Gli esperti di Capgemini raccomandano di agire preventivamente contro le minacce legate al quantum computing per garantirsi continuità operativa, conformità normativa e fiducia nel lungo periodo l nuovo report pubblicato dal Capgemini Research Institute, “Future Encrypted: Why Post-Quantum Cryptography Tops the New Cybersecurity Agenda”, mette in evidenza come i rapidi progressi nel quantum computing stiano minacciando l’efficacia degli attuali algoritmi di crittografia. Gli attacchi del tipo “harvest-now, decrypt-later” insieme a normative più severe e a un contesto tecnologico in continua evoluzione, stanno portando la sicurezza quantistica in cima all’agenda delle priorità informatiche. Tuttavia, nonostante una maggiore consapevolezza, molte aziende continuano a sottovalutare i rischi legati al quantum computing, rischiando in futuro potenziali violazioni dei dati e sanzioni normative. Quantum Compunting e sicurezza: cosa ne pensano le organizzazioni? Secondo il report, circa due terzi (65%) delle organizzazioni sono preoccupate per l’aumento degli attacchi “harvest-now, decrypt-later”. Un early adopter su sei stima che il “Q-day” possa arrivare entro cinque anni, mentre circa sei su dieci ritengono che possa verificarsi entro dieci anni. Sebbene gli attuali computer quantistici non siano ancora in grado di violare gli algoritmi di crittografia più diffusi, settori ad alto rischio come la difesa e il settore bancario stanno guidando l’adozione di soluzioni “quantum-safe”. Al contrario, settori orientati al consumatore, come i beni di largo consumo e il retail, mostrano una minore urgenza. La migrazione verso la crittografia post-quantistica è la soluzione preferita La maggior parte delle aziende intervistate (70%) sta adottando algoritmi di crittografia post-quantistica (PQC) per proteggere i propri sistemi dalle minacce emergenti del quantum computing. La PQC è considerata la soluzione più adatta per affrontare i rischi di sicurezza quantistica nel breve termine, grazie al suo approccio completo alla protezione dei dati. Quasi la metà degli early adopter sta già esplorando, valutando o testando soluzioni PQC. Per il 70% delle aziende, la spinta normativa rappresenta un fattore chiave nella decisione di adottare queste tecnologie. Tuttavia, mentre alcuni stanno facendo progressi verso la sicurezza quantistica, il 30% delle aziende continua a ignorare la minaccia e ha difficoltà nel destinare budget e risorse umane sufficienti alla transizione crittografica. Dichiarazioni “Prepararsi ad affrontare l’era quantistica non significa prevedere una data, ma saper gestire un rischio irreversibile. Ogni asset crittografato oggi potrebbe trasformarsi in una vulnerabilità domani, se non si adottano tempestivamente soluzioni di protezione post-quantum computing. Agire per tempo garantisce continuità operativa, conformità normativa e fiducia nel lungo periodo”, ha dichiarato Ernesto De Ruggiero, Managing Director di Cloud Infrastructure Services di Capgemini in Italia. “La sicurezza quantistica non è una spesa discrezionale, ma un investimento strategico, capace di trasformare un rischio imminente in un vantaggio competitivo. Le organizzazioni che ne comprendono tempestivamente il valore saranno le più protette dagli attacchi informatici del futuro”. Fonte: BitMat
Customer care: la figura dell’operatore si evolve con l’Agentic AI
Alessandra Peterlin di Spitch Italia spiega come l’avvento dell’Agentic AI stia trasformando il customer care e ridefinendo il ruolo degli operatori Nell’articolo che riportiamo di seguito, Alessandra Peterlin, Director Sales & Consultancy di Spitch Italia, mostra come l’Agentic AI ha spinto l’operatore del customer care a evolversi da mera figura esecutiva a vero e proprio consulente strategico all’interno dell’organizzazione. Buona lettura! Da supporto a strategia: l’agente del customer care come protagonista del cambiamento Con l’avvento dell’intelligenza artificiale, e ancora di più con l’Intelligenza Artificiale agentica (Agentic AI), i customer care stanno vivendo una profonda trasformazione, abbandonando il ruolo tradizionale di supporto, per diventare cuori pulsanti della strategia relazionale e dell’innovazione aziendale, capaci di generare valore, rafforzare la relazione con il cliente e dare un impulso concreto alla crescita del business aziendale. In un contesto in cui i clienti sono sempre più consapevoli, la customer experience assume un ruolo centrale. La capacità di creare relazioni autentiche e personalizzate rappresenta oggi il vero elemento distintivo per un’azienda e ne accelera il vantaggio competitivo. L’operatore dei customer care, in passato, era incaricato di gestire le chiamate, fornendo informazioni di base e risolvendo problematiche più complesse, spesso con il supporto di script predefiniti. Le performance venivano valutate soprattutto in base a criteri quantitativi: volume di chiamate gestite, tempi di risposta ed efficacia nella risoluzione. Oggi, questo modello tradizionale mostra i suoi limiti, in un mercato che richiede sempre più personalizzazione, efficacia ed empatia, elementi chiave per generare vero valore per il cliente. La risposta è l’utilizzo Agentic AI, l’evoluzione dell’intelligenza artificiale pensata per agire in modo autonomo, proattivo e contestuale, capace di prendere decisioni in tempo reale, dialogare con altri sistemi, anticipare i bisogni del cliente e collaborare con l’essere umano. Oggi, infatti, il ruolo dell’agente nei customer care sta vivendo una trasformazione profonda e radicale, evolvendosi da mera figura esecutiva a vero e proprio consulente strategico all’interno dell’organizzazione. Questo cambiamento è reso possibile dall’integrazione sempre più sofisticata di tecnologie di automazione, e in particolare dall’adozione Agentic AI. L’Agentic AI non si limita a eseguire compiti ripetitivi o semplici, ma agisce come un vero e proprio supporto intelligente che può gestire autonomamente una vasta gamma di richieste dei clienti, dalle più semplici alle più complesse. La collaborazione tra l’Agentic AI e l’agente umano è costante e integrata, con l’agente che conserva sempre il ruolo essenziale di supervisione e di intervento nelle situazioni che richiedono empatia e capacità di giudizio critico. Questa trasformazione genera benefici tangibili. Combinare l’expertise umana con l’IA agentica permette di garantire un’esperienza cliente più fluida, con un impatto diretto sulla soddisfazione dei clienti e sulla loro fidelizzazione. Inoltre, in questo nuovo scenario, l’agente umano può generare valore concreto individuando nuove opportunità commerciali e promuovendo attività di upselling e cross-selling fino a diventare un vero e proprio consulente strategico per la crescita del business. Parallelamente, l’introduzione di strumenti omnicanale integrati con soluzioni avanzate di analytics consente agli agenti di accedere a una visione completa e sempre aggiornata del cliente, comprendendone abitudini, comportamenti e bisogni. Questo permette di costruire un profilo cliente evoluto, fondato sull’esperienza maturata nelle interazioni con il brand, e di adottare un approccio sempre più personalizzato e proattivo. Questa evoluzione ha reso indispensabile lo sviluppo di nuove competenze e un investimento mirato nelle risorse umane, segnando un vero punto di svolta nel ruolo degli operatori. Oggi, lavorare in un customer care richiede abilità che vanno ben oltre la semplice gestione delle chiamate: è necessario saper interpretare dati e insight per offrire un servizio realmente su misura, instaurare relazioni di fiducia con i clienti e affrontare efficacemente anche le situazioni più complesse. Infine – ma non da ultimo – il nuovo agente, sempre più “consulente”, deve integrare anche competenze commerciali, così da proporre soluzioni coerenti con la strategia aziendale e contribuire attivamente al posizionamento del brand sul mercato. In questo contesto, assume sempre più rilevanza anche il benessere e la soddisfazione dell’agente stesso. Un agente motivato, formato e valorizzato è più coinvolto e quindi più capace di instaurare una relazione autentica con il cliente. Questo non solo arricchisce l’esperienza del cliente, ma contribuisce anche a valorizzare e nobilitare la professione stessa, che da mansione un tempo considerata “non qualificata” si sta trasformando in un ruolo altamente specializzato e di grande valore. L’agente diventa un vero e proprio Brand Ambassador. Ripensare il customer care non è più un’opzione, ma un’opportunità strategica per distinguersi e creare vantaggio competitivo in un mercato in continua evoluzione. Investire nell’adozione di tecnologie avanzate e nella formazione degli operatori consente di ripensare il “touch point” non più come una funzione di gestione della richiesta del cliente, ma come un motore strategico capace di generare valore e differenziazione. Un asset che non si misura solo in termini di efficienza o performance, ma anche nella capacità di valorizzare le persone. Formazione continua, strumento di supporto basati su IA e percorsi di crescita professionale contribuiscono in modo decisivo a migliorare la soddisfazione degli operatori, stimolando l’ambizione, rafforzando il senso di appartenenza e l’immagine dell’azienda sul mercato. Fonte: BitMat
L’Intelligenza Artificiale conquista tutti e non se ne può più fare a meno
Dall’assistenza sanitaria alla moda, dalla spiritualità alla cucina, l’Intelligenza Artificiale è ovunque, anche in contesti inaspettati L’ultima infografica di Unicusano sull’intelligenza artificiale (AI) offre uno sguardo originale sull’evoluzione delle tecnologie AI tra il 2017 e il 2025, mettendo in luce settori sorprendenti in cui l’automazione ha già superato i confini tradizionali. Tanto da segnare oltre 3.300 applicazioni AI attive nei settori più disparati I numeri dell’intelligenza artificiale Il mercato dell’Intelligenza Artificiale vale oggi più di 500 miliardi di dollari con una crescita annua del 20%. A “spingere” sono soprattutto le imprese: ben otto aziende su dieci hanno deciso di investire in AI (nel 2017 era solo il 20%) sfruttando gli oltre 3.300 applicativi in commercio che, grazie proprio all’intelligenza artificiale, consentono di migliorare le performance in più di 50 settori fra cui moda, salute, lutto, religione e ristorazione. Tali dati, raccolti e diffusi dall’Unicusano nella sua ultima infografica, trovano ragion d’essere nell’utente finale affamato di intelligenza artificiale: secondo l’Unicusano, infatti, l’80% dei cybernauti ci interagisce ogni giorno mentre più di un miliardo di persone nel mondo la utilizza quotidianamente, spesso senza una piena consapevolezza. Per l’Unicusano l’intelligenza artificiale ha superato la soglia dell’invisibilità, diventando parte integrante della nostra quotidianità. Se da un lato siamo ormai abituati a interagire con chatbot, assistenti virtuali e algoritmi di raccomandazione, dall’altro esistono contesti meno noti in cui l’AI sta rivoluzionando pratiche millenarie, ruoli umani e persino riti sacri. Per questo, volendo andare oltre le statistiche economiche e tecnologiche, è interessante osservare dove e come l’intelligenza artificiale agisce in modo inatteso. Tra moda, cucina, lutto e spiritualità, le applicazioni più insolite dell’intelligenza artificiale sollevano interrogativi importanti e spunti di riflessione interdisciplinari a cui l’Unicusano con il suo studio vuole dare voce. L’Intelligenza Artificiale sulle passerelle e nei guardaroba Nel settore moda, il 35% dei brand utilizza già l’intelligenza artificiale per la creazione di collezioni e per il design di capi generativi. Software di machine learning analizzano trend, tessuti e silhouette per produrre in autonomia outfit innovativi. Alcune sfilate sperimentali hanno visto modelli virtuali indossare abiti progettati interamente da algoritmi. Non si tratta solo di creatività, ma anche di sostenibilità: le previsioni AI aiutano a ridurre gli sprechi, ottimizzando la produzione. Nel 2025 il valore di mercato dell’AI nel settore moda è stimato a 3,14 miliardi di dollari, segnando un +40 rispetto all’anno precedente. Un dato che è anche frutto della scelta strategica, sempre più condivisa, di ricorrere all’AI per creare collezioni: ne è convinto non solo il 35% degli atelier, ma anche il 50% degli stilisti. Tanto che, secondo l’Unicusano, ogni giorno 200 capi d’abbigliamento vengono generati proprio dall’intelligenza artificiale. Salute mentale e benessere: quando a rispondere è un algoritmo La diffusione dei chatbot terapeutici è cresciuta del 42% in un solo anno, rendendo l’intelligenza artificiale uno strumento sempre più presente nei percorsi di supporto psicologico. App e coach virtuali offrono assistenza 24/7, basandosi su elaborazione del linguaggio naturale e analisi emotiva. In contesti dove lo stigma o l’accessibilità limitano la possibilità di rivolgersi a uno psicologo, questi strumenti rappresentano una prima risposta, pur con importanti limiti etici. L’infografica di Unicusano evidenzia come il mercato dei chatbot per la salute mentale e la terapia è passata da 1,49 miliardi di dollari nel 2024 a 2,01 miliardi nel 2025 con una crescita del +35,2%. In cinque anni il suo valore supererà i 5 miliardi di dollari segnando una crescita media annua del 24%. Il 31% degli Under 35, secondo i dati raccolti da Unicusano, ha parlato almeno una volta con un assistente terapeutico AI mentre il 59% dei giovani ricorre all’intelligenza artificiale per gestire ansia e stress. Così non deve stupire se in Italia, per esempio, un terapeuta su tre integra l’IA nei protocolli (Ipsico). Perciò, secondo le previsioni dell’ateneo telematico, entro il 2030 il 70% delle diagnosi sarà AI-assisted. Tra vita e morte: l’intelligenza artificiale nell’elaborazione del lutto Dal 2020 al 2024 l’uso di chatbot e ologrammi funebri è passato dallo 0,5% al 10% nei funerali. Oggi, in alcuni Paesi, è possibile “interagire” con un defunto attraverso una replica generata da AI della sua voce e dei suoi gesti. Questo solleva delicate questioni legate all’identità, alla memoria e al consenso post-mortem. Non mancano di certo le curiosità: se in Giappone una startup ha lanciato un “pacchetto lutto” dove si riceve una chiamata settimanale da un parente defunto, in Corea del Sud un’azienda ricorre all’intelligenza artificiale e alla realtà virtuale per ricostruire l’immagine dei defunti consentendo così un “ultimo incontro” ai parenti. Ma non solo, perché oggi le AI vengono utilizzare per scrivere discorsi funebri, scegliere la musica e inviare messaggi programmati post mortem. Esiste poi un software, “Rememory”, in grado di simulare voce e movenze dei defunti. Spiritualità e fede nell’era digitale Anche la religione è toccata dall’innovazione. Dal 2017 a oggi, oltre 20 località nel mondo (soprattutto in Asia) hanno introdotto robot-preti e liturgie supportate da AI. Figure come Mindar o BlessU-2 guidano cerimonie, offrono riflessioni spirituali e rispondono a domande esistenziali, sfumando il confine tra umano e artificiale. Secondo la ricerca di Unicusano, il 48% degli utenti è favorevole a pratiche spirituali AI-guidate tanto che, per esempio, il 28% dei giovani credenti ha usato un’intelligenza artificiale per ricevere consigli spirituali. Dalla spiaggia alla cucina, passando per l’hotel Nel 2025, sono almeno 15 le spiagge italiane dotate di bagnini AI (nel 2023 erano appena cinque): robot in grado di rilevare incidenti in mare in meno di 3 secondi e di monitorare onde, meduse e vento, riducendo del 25% gli episodi non rilevati. L’intelligenza artificiale in questo contesto è così preziosa che, secondo l’infografica Unicusano, nel 2025 oltre il 20% dei salvataggi in mare è stato gestito da AI o droni autonomi senza un intervento umano diretto. In ambito ristorazione, l’adozione di AI è raddoppiata dal 2020 al 2024: prenotazioni, ordini e gestione del servizio sono spesso interamente automatizzati, con il primo ristorante completamente AI-driven aperto nel 2024. In Italia una cucina su cinque è AI-based. Anche nel settore alberghiero l’impatto è evidente: il 76% dei brand pianifica investimenti in intelligenza artificiale e il 50% l’ha già implementata per ottimizzare check-in, pulizie e customer experience. Serve consapevolezza, non solo competenza tecnica Nonostante l’adozione crescente, solo
NIS2: la scadenza è vicina. Ultimi giorni per mettersi in regola
Entro il 31 luglio, le entità incluse nell’elenco dei soggetti essenziali o importanti, devono adeguarsi agli obblighi di comunicazione NIS2. Sanzioni sino al 0,1% del fatturato Mentre continuano gli attacchi informatici in Italia – ultimo quello alla Biennale di Venezia – si avvicina la scadenza del 31 luglio, data limite per l’adempimento degli obblighi di comunicazione all’ACN previsti dalla normativa NIS2 (Network and Information Security) per tutte quelle realtà che si sono registrate sulla piattaforma digitale di ACN, Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale, e che “hanno ricevuto dalla stessa, entro la metà del mese di aprile, formale conferma via PEC del loro inserimento nella lista dei cosiddetti soggetti ‘essenziali’ o ‘importanti’ (20mila organizzazioni individuate e 5mila essenziali)”, specifica l’avv. Nadia Martini, partner dello studio internazionale multidisciplinare Rödl & Partner, “cosa che comporta l’effettiva applicabilità degli obblighi discendenti dalla NIS2 e con sanzioni che in caso di mancati adempimenti possono arrivare fino allo 0,1% del fatturato annuo aziendale per i soggetti essenziali, o per i soggetti importanti, fino allo 0,07% del fatturato annuo”. Gli obiettivi della NIS2 In Italia, secondo il recente rapporto Clusit, Associazione italiana per la cybersicurezza, avviene il 10% dei cyber attacchi globali, i dati evidenziano anche come l’82% delle aziende italiane abbia subito almeno un incidente di sicurezza dovuto all’uso dell’intelligenza artificiale (dati Cybersecurity Readiness Index 2025 Cisco), mentre il 56% delle PMI italiane risulta poco consapevole o totalmente impreparato, con una quota del 44% che riconosce il rischio cyber ma senza intervenire in maniera efficace (rapporto Cyber Index PMI). La NIS2, si inserisce proprio in questo panorama, con l’obiettivo di rafforzare la cybersecurity nell’Unione Europea (recepita col Decreto Legislativo n. 138/2024), elevando il livello di sicurezza informatica, riducendo le vulnerabilità e aumentando la resilienza delle infrastrutture critiche, sia pubbliche che private e si applica alle organizzazioni di medie e grandi dimensioni che operano in 18 settori considerati essenziali per il funzionamento della società e dell’economia per oltre 80 tipologie di soggetti (come energia, trasporti, sanità, spazio, digitale, cloud, data center, produzione e tanti altri ancora). Fonte: BitMat
Truffe RFQ: ecco come riconoscerle
Proofpoint spiega le caratteristiche chiave delle truffe RFQ, frodi online che sfruttano richieste di preventivo per colpire le aziende I ricercatori di Proofpoint hanno pubblicato un report nel quale approfondiscono una diffusa campagna di truffe RFQ (Request For Quote – richiesta di preventivo), che prevede l’utilizzo di tradizionali opzioni di finanziamento (a 15, 30, 45 giorni) per rubare beni elettronici e di alto valore. Il finanziamento a 15-90 giorni è il termine di pagamento più comune utilizzato dalle aziende. Nelle truffe RFQ, l’attore contatta un’azienda per chiedere preventivi per vari prodotti o servizi, per sfruttarli in seguito per creare esche molto convincenti per inviare malware, link di phishing e persino ulteriori frodi di compromissione della posta elettronica (BEC) e ingegneria sociale. Possono anche essere usati come scusa per aprire una linea di credito a 15/30/45 giorni con un’azienda, al fine di ricevere in consegna beni di alto valore, basandosi sulla promessa di pagare il saldo dovuto nel periodo di tempo assegnato. Il livello di sofisticazione varia tra gli attori delle minacce, ma il modello delle truffe RFQ rimane lo stesso: utilizzano una rete di servizi di spedizione, magazzini autonomi e singoli money mule per mettere in atto i loro crimini. Per comprendere meglio come funzionano le truffe RFQ, i ricercatori di Proofpoint hanno identificato numerosi cluster di attività che conducono frodi RFQ e si sono impegnati direttamente con loro, fingendosi fornitori con dipartimenti finanziari permissivi per ottenere una migliore comprensione della catena di attacco post-interazione. Come individuare le truffe RFQ Con le truffe RFQ che continuano a proliferare, ci sono caratteristiche chiave che le organizzazioni dovrebbero considerare: Diffidare delle richieste di finanziamento con un forte senso di urgenza. Controllare sempre l’indirizzo di consegna. Se si tratta di un servizio di spedizione o di un indirizzo residenziale, procedere con prudenza e trovare metodi alternativi per convalidare identità e autenticità della persona con cui si sta comunicando. Verificare sempre indirizzo email, nome e dominio dell’azienda di riferimento. Chiamarla direttamente a utilizzando il numero di telefono elencato sul sito legittimo può aiutare a verificarne l’autenticità. Diffidare degli account di posta gratuiti che si presentano come un rappresentante di un’azienda o istituzione consolidata. Questo dovrebbe far scattare immediatamente dei campanelli d’allarme. Fonte: BitMat