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Il malware Qbot colpisce e-mail aziendali con PDF dannosi

Scopriamo come si comporta il malware Qbot e come diminuire le possibilità di essere colpiti All’inizio di questo mese, Kaspersky ha scoperto un aumento di attacchi del malware Qbot indirizzato agli utenti aziendali e diffuso attraverso una campagna di e-mail dannose. Gli attaccanti utilizzano tecniche avanzate di social engineering: intercettano la corrispondenza di lavoro e inoltrano allegati PDF dannosi agli stessi thread di posta elettronica, metodo insolito per questo malware. Dal 4 aprile, più di 5.000 e-mail contenenti allegati PDF sono state ricevute in vari Paesi e la campagna continua. I ricercatori di Kaspersky hanno condotto un’analisi tecnica dello schema. Qbot è un noto Trojan bancario che funziona come parte di una rete botnet. È in grado di rubare dati come password e corrispondenza di lavoro. Inoltre, consente agli attori delle minacce di controllare un sistema infetto e di installare ransomware o altri trojan su vari dispositivi in rete. I cybercriminali utilizzano numerosi schemi di distribuzione, tra cui l’invio di e-mail con allegati PDF dannosi, non comunemente osservati in questa campagna. Dall’inizio di aprile, Kaspersky ha osservato un picco di attività dovuta a una campagna di e-mail di spam che utilizza questo particolare schema con allegati PDF. L’ondata è iniziata la sera del 4 aprile e da allora gli esperti hanno scoperto oltre 5.000 e-mail di spam con file PDF che diffondono questo malware in inglese, tedesco, italiano e francese. Il banker viene distribuito attraverso la corrispondenza di lavoro di una potenziale vittima, rubata dai criminali informatici che inoltrano un’e-mail a tutti i destinatari del thread esistente e chiedono di aprire l’allegato PDF dannoso in circostanze plausibili. Ad esempio, gli attaccanti potrebbero chiedere di condividere tutta la corrispondenza relativa all’allegato o di calcolare l’importo del contratto in base ai costi stimati nell’allegato. “Raccomandiamo alle aziende di prestare sempre attenzione perché il malware Qbot è molto dannoso, anche se la sua funzionalità di base non è cambiata negli ultimi due anni. Gli autori migliorano costantemente le loro tecniche, aggiungendo nuovi elementi convincenti di ingegneria sociale. Questo aumenta la probabilità che un dipendente sia vittima dello stratagemma. Per essere sempre al sicuro, è importante controllare attentamente i vari segnali di allarme, come l’ortografia dell’indirizzo e-mail del mittente, allegati strani, errori grammaticali e altro ancora. Inoltre, le soluzioni di cybersecurity specializzate possono aiutare a garantire la sicurezza delle e-mail aziendali”, ha dichiarato Darya Ivanova, Malware Analyst di Kaspersky. Il contenuto del file PDF è un’immagine che simula una notifica di Microsoft Office 365 o Microsoft Azure. Se l’utente fa clic su “Open”, l’archivio dannoso viene scaricato sul suo computer da un server remoto (sito Web compromesso). Per proteggere l’organizzazione delle minacce correlate, gli esperti di Kaspersky consigliano di: Controllare l’indirizzo del mittente. La maggior parte dello spam proviene da indirizzi e-mail che non hanno senso o appaiono incomprensibili. Selezionando il nome del mittente, che può essere scritto in modo strano, si può vedere l’indirizzo e-mail completo. Se non siete sicuri che un indirizzo e-mail sia legittimo o meno, è possibile inserirlo in un motore di ricerca per verificarlo. Diffidare dei messaggi che creano un senso di urgenza, tecnica spesso utilizzata dagli spammer. Ad esempio, l’oggetto può contenere parole come “urgente” o “è necessaria un’azione immediata” per spingervi ad agire. Fornire al personale una formazione di base sulla cybersecurity. Implementare una soluzione di protezione per endpoint e server di posta con funzionalità anti-phishing che riduce le possibilità di infezione attraverso il phishing. Installare una soluzione di sicurezza affidabile che filtra automaticamente i messaggi di spam. Fonte:bitmat

eCommerce: prevista una crescita del 17% nel 2023

Lo studio annuale sullo stato dell’arte dell’eCommerce di Casaleggio Associati mostra una crescita di fatturato nel comparto. Anche quest’anno Casaleggio Associati (CA) ha analizzato i dati relativi all’eCommerce nel 2022 che registrano una crescita del fatturato del 19% per un totale di 75,9 miliardi di euro. “Il 2022 è stato l’anno del reality check per gli esercenti e i produttori che hanno dovuto ritornare a giocare secondo le regole di mercato senza il boost, e in alcuni casi l’ostacolo, del lockdown”, spiega il presidente di CA Davide Casaleggio. “La vera novità è stata l’inflazione che l’eCommerce italiano in tutta la sua vita non aveva ancora conosciuto. Da una parte ha influito sugli acquisti a causa dei prezzi maggiorati, dell’incertezza dovuta alla crisi energetica, alla guerra in corso e ai costi impennati dei trasporti dall’Asia”. Gli operatori hanno approfittato di queste dinamiche per riorganizzare la produzione e rendere meno strutturali gli sconti e prevedono anche per il 2023 una crescita a due cifre, in media del 17,26%. La crescita viaggerà su canali differenziati perché da una parte gli operatori che possono ancora finanziare la crescita in perdita sono sempre meno visto l’aumento dei tassi della BCE, dall’altra la crescita finanziariamente sostenibile spesso non è sufficiente a stare al passo con gli operatori esteri che entrano in Italia. Gli investimenti delle aziende eCommerce Le aziende eCommerce italiane nel breve termine prevedono di investire soprattutto in marketing e promozione (54%). Al secondo posto si posizionano, come l’anno precedente, gli investimenti tesi a migliorare le prestazioni, l’usabilità e la user-experience del sito web (50%), mentre al terzo posto ci sono gli investimenti volti a migliorare l’infrastruttura tecnologica (per il 41%). Tra le attività di marketing, quelle SEM (Search Engine Marketing) continuano a raccogliere la maggior parte degli investimenti (24%). Al secondo posto con il 14% troviamo le attività SEO (Search Engine Optimization). Al terzo posto i Social Media con il 14%. E proprio per quanto riguarda i social, risulta essere Instagram (48%) la piattaforma più efficace per le attività di vendita online, in grado di superare Facebook (37%). Al terzo posto cresce Whatsapp Business (31%). Tra i trend in atto spiccano l’evoluzione dei sistemi di pagamento, come testimoniato da Stripe e le nuove forme di Conversational Commerce, come raccontato da Charles. I manager degli eCommerce italiani ritengono che ci sarà un impatto significativo sulla vendita online dovuto all’Intelligenza Artificiale e la maggioranza sostiene che avverrà entro tre anni. Dopo l’hype su ChatGPT si inizia a pensare e progettare l’applicazione alla vendita online. La capacità di comprendere in modo evoluto la richiesta e le esigenze della persona e immaginare una risposta coerente e personalizzata per il singolo apre una nuova dimensione dell’acquisto online. Fonte:Bitmat  

PMI e cybersecurity: settori differenti, approcci differenti

L’ultima edizione del Report di ESET studia il livello di fiducia che le PMI di diversi settori hanno verso le loro competenze di cybersecurity interne. Vi proponiamo un’analisi di Fabio Buccigrossi, Country Manager di ESET Italia dal titolo “ESET Digital Security Sentiment Report 2022” sull’approccio alla cybersecurity adottato dalle PMI dei vari settori di appartenenza, evidenziandone i fattori di rischio. La fiducia delle PMI verso le competenze di cybersecurity interne Mentre i rilevamenti delle minacce continuano ad aumentare, il crescente divario di competenze in materia di cybersecurity lascia le aziende esposte. Si tratta di un problema particolarmente sentito dalle PMI, costrette a ridurre le spese a causa dell’attuale clima economico. Per questo motivo, abbiamo recentemente intervistato oltre 700 PMI di diversi settori per verificare la loro capacità di rilevare e affrontare le più recenti minacce informatiche. Le differenze sono nette. Mentre alcuni settori hanno una grande fiducia nelle proprie competenze interne in materia di cybersecurity, altri preferiscono esternalizzarne la gestione affidandola a un esperto per assicurarsi una protezione idonea. Analisi per settore Servizi aziendali e professionali I dati suggeriscono che oltre un quarto (26%) delle PMI operanti nel settore dei business e professional services ha scarsa o nessuna fiducia nelle competenze interne in materia di cybersecurity. Poco meno di un terzo (31%) ritiene insufficiente la comprensione delle minacce più recenti da parte dei propri team. Inoltre, un terzo (33%) afferma di avere difficoltà a determinare la causa principale di un attacco informatico. Quasi 4 PMI su 10 (38%) nella categoria dei servizi aziendali e professionali gestiscono la propria sicurezza internamente, un numero leggermente superiore alla PMI media (34%). Poco più della metà (54%) preferisce invece esternalizzarla. Tuttavia, un ulteriore 8% si sta muovendo per affidare all’esterno entro i prossimi 12 mesi la gestione della propria cybersecurity. Solo il 24% delle PMI operanti nel settore preferisce mantenere la gestione della sicurezza in-house, il dato più basso di tutti i comparti presi in esame. Poco più di un quarto (26%) sceglie di affidarsi a un unico fornitore di sicurezza e il 40% a più provider. PMI dei Servizi finanziari Quasi 3 PMI su 10 (29%) operanti nel settore dei servizi finanziari non hanno fiducia nelle competenze interne in materia di sicurezza informatica. Un numero ancora maggiore (36%) non ritiene sufficiente la comprensione delle minacce da parte dei propri dipendenti. Tuttavia, solo il 26% delle PMI del settore si ritiene non idoneo a determinare la causa di un attacco informatico, meno della media delle PMI (29%). Solo il 28% delle PMI del comparto gestisce la propria sicurezza internamente, il dato più basso di tutti i settori analizzati. Quasi due terzi (65%) la esternalizzano, molto più della media delle imprese analizzate (59%). Poco più di un quarto (26%) preferisce mantenere la gestione della sicurezza in-house. Lo stesso numero preferisce demandare a un unico provider, mentre il 39% preferisce affidare la propria sicurezza a più fornitori. Industria manifatturiera e industriale Un terzo (33%) delle PMI del settore manifatturiero e industriale ha scarsa o nessuna fiducia nelle competenze interne in materia di cybersecurity, molto più della media delle PMI (25%). Quattro su 10 (40%) ritengono insufficiente la comprensione delle minacce alla sicurezza da parte dei propri dipendenti, più di qualsiasi altro settore. Tuttavia, solo il 29% teme di avere difficoltà a determinare la causa di un attacco informatico. Solo 3 PMI su 10 (30%) gestiscono la sicurezza internamente. Più del doppio (63%) preferisce invece esternalizzarla, il secondo dato più alto tra tutti i settori. Un terzo (33%) delle piccole e medie imprese del settore preferisce mantenere la gestione della sicurezza informatica all’interno dell’azienda, la percentuale più alta di tutti i settori. Solo il 24% sceglie di affidarsi a un unico fornitore, mentre il 35% si rivolge a più provider. Retail, vendita all’ingrosso e GDO Quattro PMI su cinque (80%) operanti nel settore del commercio al dettaglio, all’ingrosso e della GDO hanno una fiducia discreta o elevata nelle competenze interne in materia di cybersecurity, la più alta di tutti i settori. Anche le aspettative rispetto alle competenze del team IT sono di gran lunga superiori a quelle riscontrate nel settore manifatturiero (67%). Tre quarti (74%) delle PMI hanno una fiducia moderata o elevata nella comprensione delle minacce alla sicurezza da parte dei propri dipendenti, rispetto ad appena il 64% delle PMI dei servizi finanziari. Allo stesso modo, il 79% delle PMI del settore confida nella propria capacità di determinare la causa di un attacco. Oltre 4 PMI su 10 (41%) gestiscono internamente la propria cybersecurity, la percentuale più alta di qualsiasi altro settore. Per questo motivo, solo il 53% esternalizza attualmente la propria sicurezza. Tuttavia, il 6% intende farlo nel prossimo anno. Circa 3 piccole e medie imprese su 10 (31%) operanti nel settore mostrano una preferenza per la gestione interna della sicurezza. Lo stesso numero preferisce affidarsi a un unico fornitore, mentre un altro 28% si rivolge a più provider. Tecnologia e telecomunicazioni Un quarto (25%) delle PMI operanti nel settore IT e TLC non ritiene sufficienti le competenze interne in materia di sicurezza informatica, anche se il 78% ha una fiducia discreta o alta nella comprensione delle minacce alla sicurezza da parte dei propri dipendenti. Più di tre quarti (77%) confidano nella loro capacità di determinare la causa principale in caso di attacco. Forse non sorprende che un numero maggiore di PMI del settore (37%) gestisca la propria sicurezza informatica in-house rispetto alla media delle PMI (34%). Tuttavia, sono più numerose quelle che esternalizzano la propria sicurezza rispetto alle aziende del settore retail (58% contro 53%). Tre PMI su 10 (31%) preferiscono mantenere la gestione della sicurezza all’interno dell’azienda. Il 23% sceglie invece di affidarsi a un unico fornitore e il 36% a più provider. Le PMI hanno un falso senso di sicurezza? Le PMI che adottano un approccio di cybersecurity management in-house possono cadere nell’errore di sovrastimare il proprio livello di protezione. Quando si opta per una strategia di questo tipo, si raccomanda di effettuare regolari controlli di sicurezza da parte di terzi

Intelligenza artificiale: solo il 6,2% delle imprese italiane la utilizza

Solo il 6,2% delle imprese italiane utilizza sistemi di Intelligenza artificiale, contro una media Ue dell’8%. La percentuale di piccole imprese si attesta al 5,3%, contro il 24,3% delle grandi imprese. Nel 2022 oltre il 68,3% delle imprese pugliesi, in crescita dal 56,7% del 2021, e il 65,2% delle imprese lucane, in forte crescita dal 47,8% del 2021, ha raggiunto almeno un livello base di digitalizzazione (su media nazionale di 71,1%, ed europea di 68,8%). Seconda tappa a Bari, con Confindustria Puglia, Confindustria Basilicata e Confindustria Bari Bat per il ciclo di incontri “Intelligenza artificiale e PMI: esperienze da un futuro presente”, organizzato da Piccola Industria Confindustria e Anitec-Assinform, in collaborazione con la rete dei Digital Innovation Hub, con la partnership di Audi e la media partnership de L’Imprenditore. Si tratta di un roadshow che in due anni toccherà tutte le regioni italiane, con l’obiettivo di sensibilizzare e informare le piccole imprese associate a Confindustria sulle opportunità offerte dall’intelligenza artificiale. Sono le stesse imprese a raccontare le proprie esperienze e strategie di impiego dell’IA in azienda, grazie alla presentazione di casi concreti e al confronto diretto con i partecipanti. L’intelligenza artificiale, di cui si discute da oltre 70 anni, è oggi al centro del dibattito politico-economico. Big data, elevate capacità computazionali e algoritmi più performanti ne permettono un impiego diffuso, capace di incidere nella vita quotidiana di imprese e individui in maniera ancora più profonda rispetto alle innovazioni precedenti. Tuttavia, nonostante le sue potenzialità, l’IA rimane ancora scarsamente utilizzata dalle imprese italiane, in particolare quelle di minori dimensioni: secondo dati ISTAT del 2021, solo il 6,2% delle imprese con almeno 10 dipendenti ha dichiarato di utilizzare sistemi di Intelligenza artificiale, contro una media dell’8% nell’Unione europea; in particolare, la percentuale di piccole imprese si attesta al 5,3%, contro il 24,3% delle grandi imprese. Il Mezzogiorno invece si dimostra in linea con l’UE27: 7,6% contro il 7,9%. Rimane invece inferiore la percentuale di imprese che organizzano corsi di formazione per sviluppare o aggiornare le competenze ICT dei propri addetti (2020): 12% circa nel Mezzogiorno rispetto a una media del 15,5% in Italia (GRAFICO 1). Secondo Anitec-Assinform, l’Associazione che in Confindustria raggruppa le aziende ICT, in Italia il mercato dell’Intelligenza artificiale ha raggiunto nel 2022 un volume di circa 422 milioni di euro (+21,9%) e, tra il 2022 e il 2025, è previsto che l’AI raggiunga i 700 mln nel 2025 con un tasso di crescita medio annuo del 22% (cfr. Rapporto Anitec-Assinform “Il Digitale in Italia 2022” v.2, GRAFICO 2). L’Intelligenza artificiale, insieme ad altri abilitatori del mercato (Digital Enabler) come ad esempio Cybersecurity, Big Data e Cloud, sarà un elemento di traino straordinario per lo sviluppo del mercato digitale italiano. Nonostante le prospettive positive, in Italia il mercato dell’IA resta meno sviluppato rispetto agli altri Paesi più industrializzati: per questo è fondamentale avere una visione strategica che consenta di accelerare e potenziare gli investimenti delle imprese, rafforzare le competenze digitali dalla scuola al mondo del lavoro e acquisire maggiore consapevolezza e conoscenza delle potenzialità dell’IA. Per quanto riguarda i dati regionali, nel 2021 il mercato digitale in Puglia ha registrato un valore di 3.183 milioni di euro con una crescita del 4,7% rispetto al 2020 (fonte: Rapporto Anitec-Assinform “Il Digitale in Puglia 2022”) e in Basilicata 385 milioni di euro, con un +3,5% rispetto al 2020 (Fonte Rapporto Anitec-Assinform “Il Digitale in Italia 2022”, GRAFICO 3). Più in generale, nel 2022 oltre il 68,3% delle imprese pugliesi e il 65,2 delle imprese lucane aveva raggiunto almeno un livello base di digitalizzazione (su una media nazionale di 71,1%, ed europea di 68,8%, dati ISTAT ed Eurostat), in crescita rispettivamente dal 56,7% del 2021 per le pugliesi, e dal 47,8% del 2021 per le lucane (GRAFICO 4). In sintesi, i dati confermano l’importanza crescente del digitale e dell’IA per le imprese della Puglia e della Basilicata, che stanno sempre più investendo in queste tecnologie per migliorare la propria competitività e creare nuove opportunità di sviluppo. “Il percorso che stiamo compiendo non è solo un percorso di diffusione dell’intelligenza artificiale, ma di ascolto delle piccole imprese che la vorrebbero applicare – ha sottolineatoPaolo Errico, Vice Presidente Piccola Industria Confindustria per Innovazione e Transizione Digitale. “Raccogliamo i casi di successo e ancor di più le difficoltà che incontrano, perché la trasformazione digitale è prima di tutto una strategia fatta di piccoli passi nel presente”. “Le Pmi, che rappresentano il 99% delle imprese italiane, costituiscono l’ossatura del sistema produttivo e la loro crescita nel digitale vuole dire impulso e innovazione diffusa in tutto il sistema – afferma Maria Rita Fiasco, Vice Presidente Anitec-Assinform con deleghe a skills per la crescita d’impresa e politiche di genere–. Il momento attuale e le opportunità del PNRR devono essere sfruttati anche per stimolare gli investimenti delle PMI, spingere l’innovazione, recuperare punti di produttività, rafforzare le filiere industriali al fine di consolidare la leadership industriale italiana nel mondo. L’intelligenza artificiale è un alleato prezioso per le imprese di tutte le dimensioni: è una tecnologia dall’enorme potenziale che valorizza e utilizza la conoscenza e i dati di cui le aziende dispongono per rendere più efficienti e sicuri i processi produttivi e stimolare lo sviluppo di prodotti evoluti. Con questa iniziativa e con le tante che abbiamo in cantiere, vogliamo far in modo che le PMI possano toccare con mano i vantaggi e le opportunità che derivano dall’utilizzo dell’IA, grazie alla viva voce di colleghi imprenditori e manager che hanno già avviato progetti di digitalizzazione evoluta. Dobbiamo stimolare la curiosità delle aziende, favorire la cultura dell’innovazione condividendo che l’IA non è una soluzione per il futuro, ma una concreta opportunità del presente”. Secondo Teresa Caradonna, Vice Presidente Piccola Industria Confindustria per ESG e Valore Sostenibile e Presidente Piccola Industria Confindustria Puglia “la digitalizzazione ha anche uno stretto legame con la sostenibilità. Gli obiettivi che ci prefiggiamo in termini di efficientamento energetico, riduzione degli sprechi e impatto ambientale delle produzioni possono ricevere un contributo molto rilevante da tecnologie digitali come l’intelligenza artificiale. Oggi abbiamo una grande occasione: lavorare in sinergia per vincere sia la sfida digitale che quella green”. “L’esperienza, i dati e gli studi presentati oggi

Cyberminacce: il 93% delle aziende fatica a fronteggiarle

Attività di monitoraggio e audit esterne aiuterebbero a identificare prima le cyberminacce. Molte aziende però rimangono alla fase reattiva. Giocare d’anticipo contro le cyberminacce è la soluzione per garantire un elevato grado di sicurezza alla propria azienda. Ma per molte imprese questa operazione risulta essere molto complicata. Sophos, player globale nell’innovazione e nell’erogazione della cybersicurezza as-a-service, ha pubblicato la nuova ricerca “The State of Cybersecurity 2023: The Business Impact of Adversaries on Defenders” dalla quale è emerso che il 93% delle aziende a livello globale incontri difficoltà nell’esecuzione di alcune attività essenziali per la propria sicurezza come ad esempio il threat hunting. Perché le aziende non riescono ad individuare in tempo le cyberminacce Tra i problemi evidenziati spicca la difficoltà nel comprendere le modalità con cui avvengono gli attacchi: il 75% degli intervistati ha infatti affermato di far fatica a identificare la causa primaria di un incidente e ciò lascia le aziende esposte ad attacchi multipli e/o ripetuti da parte degli stessi o di altri cybercriminali, in particolar modo considerando come il 71% del campione abbia segnalato difficoltà anche nella attività di ripristino dei propri sistemi. Un altro dato preoccupante è quello che vede il 71% degli intervistati in difficoltà nel comprendere quali segnali/allerta sia necessario approfondire e quali siano le priorità nel lavoro di investigazione. “Solamente un quinto degli intervistati ritiene che le vulnerabilità e i servizi remoti siano uno dei principali rischi per la cybersicurezza nel 2023, eppure la cruda realtà è che queste stesse aziende sono regolarmente attaccate dai cosiddetti Active Adversary. Questa concatenazione di problematiche operative mostra come tali aziende non riescano a vedere il quadro completo e agiscano sulla base di informazioni potenzialmente errate. Non c’è nulla di peggio che agire in base a false certezze. Attività di monitoraggio e audit esterne, come quelle offerte da Sophos, aiutano a eliminare i punti ciechi: con il suo approccio, Sophos è in grado di osservare un’azienda nello stesso modo in cui lo farebbe l’autore dell’attacco”, ha dichiarato John Shier, field CTO, commercial di Sophos. Alcuni altri dati emersi dalla ricerca il 52% delle aziende interpellate ha affermato che le cyberminacce sono oggi troppo evolute per poterle affrontare autonomamente; il 64% vorrebbe che il proprio team IT dedicasse più tempo alle questioni strategiche e meno a cercare di porre rimedio ai danni causati dagli attacchi; il 55% ha sottolineato come il tempo trascorso affrontando le cyberminacce abbia avuto un impatto negativo sul lavoro del team IT in altri progetti; anche se il 94% dichiara di collaborare con specialisti esterni per scalare le proprie operazioni, la maggioranza rimane comunque coinvolta nella gestione delle minacce rinunciando a un approccio completamente in outsourcing. “Le cyberminacce di oggi richiedono una risposta tempestiva e coordinata. Sfortunatamente troppe aziende sono ancora bloccate in una modalità reattiva. Ciò non ha solo un impatto sulle priorità di business fondamentali, ma presenta anche un rilevante costo umano dal momento che oltre metà degli intervistati ha affermato di non dormire la notte per le preoccupazioni associate ai cyberattacchi. Eliminare le congetture e applicare i controlli difensivi sulla base di un’intelligence pratica permetterà ai team IT di pensare al business anziché tentare di domare il perenne incendio degli attacchi attivi”, ha concluso John Shier. Fonte:bitmat

Internet of Things: mercato da 8 miliardi di euro nel 2022, +13%

Cresce in particolare il fatturato delle soluzioni IoT per l’agricoltura (540 milioni, +32%), la fabbrica (780 milioni, +22%) e l’edificio (1,3 miliardi, +19%) Nel 2022 il mercato italiano dell’Internet of Things continua la sua corsa: +13% rispetto al 2021, raggiungendo 8,3 miliardi di euro, nonostante i problemi legati alla carenza di semiconduttori e di materie prime, oltre all’instabilità economica e politica della guerra in Ucraina. Mercato IoT Tra i diversi ambiti IoT, la fetta più grande del mercato è rappresentata dalla Smart Car, con un fatturato da 1,4 miliardi di euro, pari al 17% del totale. Al secondo posto, le applicazioni IoT nel mondo utility (Smart Metering e Smart Asset Management) con 1,37 miliardi di euro, in crescita ma ormai prossime alla saturazione: nel 2022 sono stati installati altri 1,1 milioni di contatori gas connessi in utenze domestiche (84% del parco complessivo) e 1,7 milioni di smart meter elettrici di seconda generazione (64% del totale). Seguono poi Smart Building (1,3 miliardi), Smart City (830 milioni), Smart Factory (780 milioni), Smart Home (770 milioni), Smart Logistics (715 milioni) e Smart Agriculture (540 milioni). Gli ambiti che stanno crescendo di più all’interno del mercato IoT, però, in particolare sono Smart Agriculture (+32%), Smart Factory (+22%) e Smart Building (+19%). Gli oggetti connessi attivi in Italia sono 124 milioni, poco più di 2,1 per abitante. A fine 2022 si contano 39 milioni di connessioni IoT cellulari (+5% rispetto al 2021) e 85 milioni di connessioni abilitate da altre tecnologie di comunicazione (+15%). Tra queste, una spinta significativa arriva dalle reti LPWA (Low Power Wide Area) che vedono una crescita del 20% in un anno, passando da 2 a 2,4 milioni di connessioni. Anche quest’anno, la spinta maggiore sul mercato viene data proprio delle applicazioni che utilizzano tecnologie di comunicazione non cellulari, 4,5 miliardi di euro, +15%. Crescita più contenuta, pari al +11%, per le applicazioni che sfruttano la connettività cellulare, il cui valore di mercato arriva toccare quota 3,8 miliardi di euro. Sono alcuni dei risultati della ricerca dell’Osservatorio Internet of Things della School of Management del Politecnico di Milano, presentata durante il convegno “Internet of Things: tra continuità e innovazione”. “Prosegue la crescita del mercato dell’Internet of Things, sia in termini di valore che di maturità dell’offerta – afferma Giulio Salvadori, Direttore dell’Osservatorio IoT -. Cresce la consapevolezza di aziende, pubbliche amministrazioni e consumatori, sempre più interessati a gestire da remoto asset e dispositivi smart, attivando servizi e funzionalità avanzate, mentre si accende la competizione con nuovi player globali. Nel contempo, aumentano le aspettative per il futuro, anche grazie ai grandi investimenti previsti dal PNRR e ai frequenti rincari dell’energia, che spingono aziende e consumatori a porre maggiore attenzione ai consumi, sfruttando anche le tecnologie smart”. “La carenza di semiconduttori e materie prime, insieme all’instabilità economica e politica con la guerra in Ucraina hanno parzialmente frenato lo sviluppo – osserva Angela Tumino, Direttrice dell’Osservatorio IoT –, ma il mercato dell’Internet of Things continua a crescere in modo tangibile. Avviene soprattutto in ambito Smart Agriculture, dove le aziende hanno potuto beneficiare degli incentivi 4.0 per l’acquisto di sistemi di monitoraggio e macchine connesse, e nei settori dello Smart Building e della Smart Factory, dove a far da traino sono le applicazioni dedicate al risparmio energetico e alla sicurezza, agevolate dagli incentivi, Superbonus ed Ecobonus, e dal Piano Transizione 4.0”. L’Industrial IoT L’Osservatorio ha condotto un’indagine su 153 grandi imprese e 301 PMI italiane in ambito Industrial IoT, da cui emerge che la quota di piccole e medie imprese a conoscenza di soluzioni I-IoT sale all’87% facendo registrare un incremento del +41% rispetto al 2021, mentre le grandi imprese sono il 98%. Il 77% delle grandi aziende e il 58% delle PMI ha deciso di avviare almeno un progetto. Per entrambe le tipologie di imprese, però, la mancanza di competenze risulta ancora il fattore principale che limita l’avvio dei progetti (44% grandi aziende e 38% PMI). “In generale, rispetto a quanto rilevato nel 2021 – evidenzia Giovanni Miragliotta, Responsabile scientifico dell’Osservatorio Internet of Things -, si assiste a una riduzione del gap tra grandi imprese e PMI in termini di conoscenza (-39%) e diffusione dei progetti (-23%) di Industrial IoT. Questa ritrovata energia da parte delle PMI è stata fortemente trainata dal Piano Transizione 4.0: il dimezzamento dei crediti di imposta a partire dal 2023 potrebbe portare a un rallentamento di questa dinamica”. Guardando ai dati raccolti da dispositivi e macchinari connessi, il 48% delle grandi aziende e il 70% delle PMI utilizza poco o per nulla i dati o addirittura non lo sa. Tra le barriere che ostacolano le imprese nell’analisi e valorizzazione dei dati, la mancanza di competenze e di figure specifiche per la loro valorizzazione (indicata dal 50% dei rispondenti di grandi aziende e dal 30% di PMI) Le tecnologie Prosegue l’evoluzione tecnologica dell’Internet of Things, con lo sviluppo del 5G e la diffusione delle reti LPWA. Avanzano le piattaforme hardware IoT low-power, con il lancio sul mercato di nuovi System-on-Chip da parte dei maggiori produttori di semiconduttori, e si assiste al rilascio di nuovi processori ed edge computer ad alte prestazioni per le applicazioni più esigenti – quali ad esempio quelle di video processing – compatibili con cloud di elaborazione dedicati. “Prosegue il processo di standardizzazione delle specifiche del 5G ad opera del 3GPP, con importanti milestone per i prossimi rilasci, mentre cresce il numero delle reti a livello globale e le tecnologie disponibili sul suolo nazionale – spiega Antonio Capone, Responsabile scientifico dell’Osservatorio Internet of Things -. Parallelamente, LoRa Alliance amplia il programma di certificazione, abilitando nativamente soluzioni IPv6 e introducendo la specifica “relay”, che consente di estendere la copertura a supporto di applicazioni in ambito metering e industrial”. Sul fronte dell’interoperabilità, qualcosa si sta muovendo, in alcuni ambiti in misura maggiore rispetto ad altri. È il caso ad esempio della Smart Home, dove nel corso del 2022 la Connectivity Standard Alliance (CSA) ha concluso la stesura delle specifiche di Matter, il nuovo protocollo per l’interoperabilità della Smart Home, seppur in ritardo sulla timeline definita nel 2020. PNRR e Internet of

Recensioni false addio con la Blockchain e l’Intelligenza Artificiale

eShoppingAdvisor ha sviluppato un sistema integrato che utilizza le tecnologie emergenti per contrastare il fenomeno delle recensioni false e verificare l’identità dei recensori e dei loro feedback. Il fenomeno delle recensioni false è molto pericoloso e non deve essere sottovalutato. In gergo si chiama “boosting” e rischia non solo di dopare, e quindi falsare, il mercato dell’eCommerce ma anche di violare i termini di servizio delle piattaforme e compromettere l’affidabilità dell’intero ecosistema, a danno tanto dei consumatori quanto della reputazione dei venditori onesti. Un recente studio della Harvard Business School ha evidenziato come le recensioni siano realmente in grado di influenzare un acquisto online, con una crescita negli affari grazie ai feedback positivi stimata tra il 5 e il 9% e, di riflesso, un calo analogo in presenza di una web reputation negativa. Il sistema di eShoppingAdvisor contro le recensioni false Per combattere questa piaga, eShoppingAdvisor ha sviluppato un sistema integrato di controllo, monitoraggio e azioni per stanare le recensioni false e garantire la migliore esperienza utente possibile, sia per chi vende che per chi acquista. Lo sta facendo investendo, in particolar modo, su tecnologie emergenti in grado di verificare non solo l’affidabilità delle recensioni ma anche dei recensori e della piattaforma di eCommerce su cui avviene la vendita. Recensioni false: la verifica dell’identità Ma come agisce esattamente il team di eShoppingAdvisor dedicato alla lotta alle recensioni false?  Il primo parametro di validazione di una recensione si basa sulla verifica dell’effettiva conoscenza del prodotto da parte del recensore attraverso, ad esempio, il caricamento di una fattura, una ricevuta o una prova d’ordine. Ma è anche possibile verificare l’identità digitale dei recensori stessi attraverso l’analisi di vari fattori, tra cui lo studio dell’utilizzo che l’utente fa di un indirizzo mail specifico e la conferma che una mail utilizzata dall’utente sia effettivamente legata a una persona reale. In che modo? Tramite, ad esempio, il riconoscimento facciale, la verifica dell’indirizzo IP dell’utente, la sua attività online, le sue interazioni sociali e le sue informazioni personali. E, in aggiunta, la verifica della mail associata all’account social dell’utente o il confronto tra la foto profilo e l’immagine di un documento d’identità valido Intelligenza Artificiale: il fiore all’occhiello del team Il fiore all’occhiello del team di controllo di eSA è rappresentato dall’AI (intelligenza artificiale), che sarà in grado di arrivare a generare dei pilot partendo dall’esperienza decennale del team editor eShoppingAdvisor, impegnato ogni giorno nell’attività di validazione delle recensioni. Sulla base di questo bagaglio di nozioni e parametri, tra cui lo studio della semantica e dei pattern tipici delle fake, l’AI individuerà ed eliminerà in tempo reale le recensioni ritenute false con un margine di errore del 5%. Combattere le recensioni false tramite la blockchain L’altra tecnologia all’avanguardia al servizio della lotta alle fake review è la blockchain, la stessa che memorizza le transazioni delle criptovalute. Con lo stesso principio, i dati delle recensioni possono essere registrati come transazioni sulla blockchain. In questo modo sarà impossibile modificarle o manipolarle in seguito grazie alla tecnologia di crittografia, migliorando la trasparenza e la fiducia sull’eCommerce. Analisi del comportamento utente Esistono poi una serie di tecniche di analisi del comportamento utente per identificare eventuali schemi di comportamento fraudolento. Un esempio? Se un utente scrive molte recensioni in un breve lasso di tempo, tutte positive o tutte negative, quello potrebbe essere un segnale d’allarme. La “carriera utenti” e come utilizzarla A tal proposito, uno degli strumenti su cui sta investendo eShoppingAdvisor contro le recensioni false è la cosiddetta “carriera utenti” sul modello TripAdvisor. Si tratta di un sistema in grado di fornire un’indicazione precisa sulla credibilità dei recensori, aiutando la community a identificare le recensioni più affidabili e a prendere, di conseguenza, decisioni d’acquisto informate. Questo metodo rappresenta anche un incentivo a scrivere recensioni di qualità e a contribuire in modo costruttivo alla comunità del sito. Il rating tech Un altro parametro che aggiunge oggettività al rating di valutazione degli eCommerce è il “rating tech”: un rating di analisi costruito attorno a ben 14 parametri tecnologici in grado di orientare l’utente al momento dell’acquisto. Tra i parametri presi in considerazione, la presenza di un certificato SSL valido, l’assenza di codice malevolo o pericoloso, la provenienza del sito da Paesi non a rischio, un’estensione del dominio comune e affidabile e molti altri ancora. Il rating ecofin Un principio analogo regola il rating ecofin, ossia un rating sullo stato di salute dell’azienda titolare dell’eCommerce, che, una volta entrato a pieno regime, aiuterà a riconoscere nel tempo le piattaforme più efficaci e affidabili nell’arco dell’intera esperienza utente. In conclusione, affidarsi alla piattaforma eShoppingAdvisor e al suo team di contrasto delle recensioni false significa risolvere alla base il problema delle recensioni scritte in malafede, in un senso o nell’altro, a tutela del consumatore, del venditore e anche delle piattaforme di eCommerce. Fonte:Bitmat

BeeProd™ alla MECSPE di Bologna 2023

[vc_row type=”in_container” full_screen_row_position=”middle” column_margin=”default” column_direction=”default” column_direction_tablet=”default” column_direction_phone=”default” scene_position=”center” text_color=”dark” text_align=”left” row_border_radius=”none” row_border_radius_applies=”bg” overlay_strength=”0.3″ gradient_direction=”left_to_right” shape_divider_position=”bottom” bg_image_animation=”none”][vc_column column_padding=”no-extra-padding” column_padding_tablet=”inherit” column_padding_phone=”inherit” column_padding_position=”all” column_element_spacing=”default” background_color_opacity=”1″ background_hover_color_opacity=”1″ column_shadow=”none” column_border_radius=”none” column_link_target=”_self” gradient_direction=”left_to_right” overlay_strength=”0.3″ width=”1/1″ tablet_width_inherit=”default” tablet_text_alignment=”default” phone_text_alignment=”default” bg_image_animation=”none” border_type=”simple” column_border_width=”none” column_border_style=”solid”][vc_column_text]Dal 29 al 31 Marzo 2023, durante la fiera MECSPE di Bologna, abbiamo presentato BeeProd™ il nostro software MES (Manufacturing Execution System) custom per la gestione delle aziende di produzione.[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row][vc_row type=”in_container” full_screen_row_position=”middle” column_margin=”default” equal_height=”yes” content_placement=”middle” column_direction=”default” column_direction_tablet=”default” column_direction_phone=”default” scene_position=”center” text_color=”dark” text_align=”left” row_border_radius=”none” row_border_radius_applies=”bg” overlay_strength=”0.3″ gradient_direction=”left_to_right” shape_divider_position=”bottom” bg_image_animation=”none” shape_type=””][vc_column column_padding=”no-extra-padding” column_padding_tablet=”inherit” column_padding_phone=”inherit” column_padding_position=”all” column_element_spacing=”default” background_color_opacity=”1″ background_hover_color_opacity=”1″ column_shadow=”none” column_border_radius=”none” column_link_target=”_self” gradient_direction=”left_to_right” overlay_strength=”0.3″ width=”2/3″ tablet_width_inherit=”default” tablet_text_alignment=”default” phone_text_alignment=”default” bg_image_animation=”none” border_type=”simple” column_border_width=”none” column_border_style=”solid”][vc_column_text]L’evento è stato una grande opportunità per conoscere le nuove tecnologie, incontrare i fornitori e approfondire le conoscenze sui temi più attuali del settore. Abbiamo avuto modo di confrontarci con i colleghi del settore per scambiare idee, esperienze e pareri. Infine sono stati tanti i visitatori interessati a BeeProd™ che si sono fermati al nostro stand per avere maggiori informazioni, visualizzare la nostra demo, ricevere i nostri gadget e sgranocchiare qualche tarallino pugliese.[/vc_column_text][/vc_column][vc_column column_padding=”no-extra-padding” column_padding_tablet=”inherit” column_padding_phone=”inherit” column_padding_position=”all” column_element_spacing=”default” background_color_opacity=”1″ background_hover_color_opacity=”1″ column_shadow=”none” column_border_radius=”none” column_link_target=”_self” gradient_direction=”left_to_right” overlay_strength=”0.3″ width=”1/3″ tablet_width_inherit=”default” tablet_text_alignment=”default” phone_text_alignment=”default” bg_image_animation=”none” border_type=”simple” column_border_width=”none” column_border_style=”solid”][image_with_animation image_url=”28573″ animation=”Fade In” hover_animation=”zoom” alignment=”” img_link_large=”yes” border_radius=”none” box_shadow=”none” image_loading=”default” max_width=”100%” max_width_mobile=”default”][/vc_column][/vc_row][vc_row type=”in_container” full_screen_row_position=”middle” column_margin=”default” equal_height=”yes” content_placement=”middle” column_direction=”default” column_direction_tablet=”default” column_direction_phone=”default” scene_position=”center” text_color=”dark” text_align=”left” row_border_radius=”none” row_border_radius_applies=”bg” overlay_strength=”0.3″ gradient_direction=”left_to_right” shape_divider_position=”bottom” bg_image_animation=”none” shape_type=””][vc_column column_padding=”no-extra-padding” column_padding_tablet=”inherit” column_padding_phone=”inherit” column_padding_position=”all” column_element_spacing=”default” background_color_opacity=”1″ background_hover_color_opacity=”1″ column_shadow=”none” column_border_radius=”none” column_link_target=”_self” gradient_direction=”left_to_right” overlay_strength=”0.3″ width=”1/3″ tablet_width_inherit=”default” tablet_text_alignment=”default” phone_text_alignment=”default” bg_image_animation=”none” border_type=”simple” column_border_width=”none” column_border_style=”solid”][image_with_animation image_url=”28572″ animation=”Fade In” hover_animation=”zoom” alignment=”” img_link_large=”yes” border_radius=”none” box_shadow=”none” image_loading=”default” max_width=”100%” max_width_mobile=”default”][/vc_column][vc_column column_padding=”no-extra-padding” column_padding_tablet=”inherit” column_padding_phone=”inherit” column_padding_position=”all” column_element_spacing=”default” background_color_opacity=”1″ background_hover_color_opacity=”1″ column_shadow=”none” column_border_radius=”none” column_link_target=”_self” gradient_direction=”left_to_right” overlay_strength=”0.3″ width=”2/3″ tablet_width_inherit=”default” tablet_text_alignment=”default” phone_text_alignment=”default” bg_image_animation=”none” border_type=”simple” column_border_width=”none” column_border_style=”solid”][vc_column_text] BeeProd™ è un software di gestione della produzione che aiuta le aziende a monitorare e controllare le loro attività manifatturiere. Questo sistema permette di ottimizzare le performance della produzione, riducendo i tempi di fermo macchina e garantendo la qualità del prodotto finale. Il software BeeProd™ offre diverse funzionalità che vanno dal monitoraggio delle attività di produzione alla gestione degli ordini di lavoro e alla gestione delle risorse aziendali. Inoltre, il sistema è dotato di strumenti di analisi avanzati che permettono di identificare eventuali inefficienze nella produzione e di prendere provvedimenti tempestivi per correggerle. [/vc_column_text][/vc_column][/vc_row][vc_row type=”in_container” full_screen_row_position=”middle” column_margin=”default” equal_height=”yes” content_placement=”middle” column_direction=”default” column_direction_tablet=”default” column_direction_phone=”default” scene_position=”center” text_color=”dark” text_align=”left” row_border_radius=”none” row_border_radius_applies=”bg” overlay_strength=”0.3″ gradient_direction=”left_to_right” shape_divider_position=”bottom” bg_image_animation=”none” shape_type=””][vc_column column_padding=”no-extra-padding” column_padding_tablet=”inherit” column_padding_phone=”inherit” column_padding_position=”all” column_element_spacing=”default” background_color_opacity=”1″ background_hover_color_opacity=”1″ column_shadow=”none” column_border_radius=”none” column_link_target=”_self” gradient_direction=”left_to_right” overlay_strength=”0.3″ width=”2/3″ tablet_width_inherit=”default” tablet_text_alignment=”default” phone_text_alignment=”default” bg_image_animation=”none” border_type=”simple” column_border_width=”none” column_border_style=”solid”][vc_column_text]Il sistema BeeProd™ è anche in grado di gestire i dati di produzione in tempo reale, consentendo agli operatori di visualizzare le informazioni sulle attività di produzione in tempo reale. Ciò permette di effettuare interventi tempestivi e di ridurre i tempi di fermo macchina. Inoltre, il software consente di registrare le informazioni sulle attività di produzione in modo accurato, consentendo di effettuare analisi post-produzione e di identificare eventuali inefficienze.[/vc_column_text][vc_column_text] Uno dei vantaggi più importanti di BeeProd™ è la sua capacità di integrarsi con altri sistemi aziendali come il software ERP (Enterprise Resource Planning), il software CAD (Computer-Aided Design) e tutti i macchinari 4.0 scambiando dati in maniera bidirezionale. Questo permette di automatizzare i processi di produzione e di eliminare le attività manuali che spesso rallentano la produzione.   [/vc_column_text][/vc_column][vc_column column_padding=”no-extra-padding” column_padding_tablet=”inherit” column_padding_phone=”inherit” column_padding_position=”all” column_element_spacing=”default” background_color_opacity=”1″ background_hover_color_opacity=”1″ column_shadow=”none” column_border_radius=”none” column_link_target=”_self” gradient_direction=”left_to_right” overlay_strength=”0.3″ width=”1/3″ tablet_width_inherit=”default” tablet_text_alignment=”default” phone_text_alignment=”default” bg_image_animation=”none” border_type=”simple” column_border_width=”none” column_border_style=”solid”][image_with_animation image_url=”28571″ animation=”Fade In” hover_animation=”zoom” alignment=”center” img_link_large=”yes” border_radius=”none” box_shadow=”none” image_loading=”default” max_width=”100%” max_width_mobile=”default”][/vc_column][/vc_row][vc_row type=”in_container” full_screen_row_position=”middle” column_margin=”default” equal_height=”yes” content_placement=”middle” column_direction=”default” column_direction_tablet=”default” column_direction_phone=”default” scene_position=”center” text_color=”dark” text_align=”left” row_border_radius=”none” row_border_radius_applies=”bg” overlay_strength=”0.3″ gradient_direction=”left_to_right” shape_divider_position=”bottom” bg_image_animation=”none” shape_type=””][vc_column column_padding=”no-extra-padding” column_padding_tablet=”inherit” column_padding_phone=”inherit” column_padding_position=”all” column_element_spacing=”default” background_color_opacity=”1″ background_hover_color_opacity=”1″ column_shadow=”none” column_border_radius=”none” column_link_target=”_self” gradient_direction=”left_to_right” overlay_strength=”0.3″ width=”1/3″ tablet_width_inherit=”default” tablet_text_alignment=”default” phone_text_alignment=”default” bg_image_animation=”none” border_type=”simple” column_border_width=”none” column_border_style=”solid”][image_with_animation image_url=”28574″ animation=”Fade In” hover_animation=”zoom” alignment=”” img_link_large=”yes” border_radius=”none” box_shadow=”none” image_loading=”default” max_width=”100%” max_width_mobile=”default”][/vc_column][vc_column column_padding=”no-extra-padding” column_padding_tablet=”inherit” column_padding_phone=”inherit” column_padding_position=”all” column_element_spacing=”default” background_color_opacity=”1″ background_hover_color_opacity=”1″ column_shadow=”none” column_border_radius=”none” column_link_target=”_self” gradient_direction=”left_to_right” overlay_strength=”0.3″ width=”2/3″ tablet_width_inherit=”default” tablet_text_alignment=”default” phone_text_alignment=”default” bg_image_animation=”none” border_type=”simple” column_border_width=”none” column_border_style=”solid”][vc_column_text]BeeProd™ è un sistema altamente personalizzabile che può essere adattato alle esigenze specifiche di ogni azienda. E’ possibile personalizzare le schermate del software per adattarle alle specifiche esigenze dell’operatore o dell’azienda adattandosi ad ogni settore merceologico BeeProd™ [/vc_column_text][/vc_column][/vc_row]

Ricerche online: chi vince tra motori di ricerca e social media?

Gli utenti si avvalgono di vari strumenti per le ricerche di informazioni online. Sempre più apprezzati sono i contenuti video. Che sia tramite testo, video o foto, gli utenti usano il web per cercare informazioni di vario tipo. Ma su cosa fanno più affidamento? Sui social o sui motori di ricerca? Capterra, piattaforma per la ricerca e comparazione di software B2B, nel suo ultimo studio ha analizzato proprio i metodi di ricerca di informazioni online nell’era dei social network. A questo scopo sono state intervistate 1015 persone dai 18 anni in su che effettuano ricerche di informazioni e contenuti online almeno qualche volta al mese. Ricerche online: elementi chiave dell’indagine Dall’indagine è emerso che il 54% dei rispondenti effettua ricerche online solo attraverso motori di ricerca come Google, Yahoo o Bing; il 5% effettua ricerche solo tramite i social media come YouTube, Facebook o Instagram; infine, il 41% cerca sia attraverso i motori di ricerca sia attraverso i social. Il 22% dei rispondenti che utilizzano sia i motori di ricerca che i social per effettuare ricerche online afferma di aver cambiato preferenze e di aver iniziato a cercare più sui social negli ultimi due anni. Nonostante questo, i motori di ricerca sono ancora i più utilizzati, infatti tra coloro che cercano i contenuti in entrambi i modi, il 49% afferma di utilizzare più i motori di ricerca, il 46% entrambi e il 5% utilizza di più i social media. I risultati formato testo sono i preferiti, scelti dall’87% dei consumatori, di seguito i risultati in formato video (7%) e formato immagine (5%). Tra coloro che ricercano contenuti online sia tramite social media che motore di ricerca, il 44% ritiene che i risultati sui motori di ricerca siano più rilevanti; il 36% li ritiene più affidabili e il 34% lo fa per abitudine. I social più usati per le ricerche online Youtube è il social media più usato, utilizzato dal 77% delle persone che cercano i contenuti sia tramite social media che motori di ricerca; a seguire c’è Facebook selezionato dal 74%, Instagram dal 65% e TikTok utilizzato dal 33%. Il 44% delle persone che utilizzano almeno una piattaforma social video afferma di utilizzarla dalle 2 alle 5 volte al giorno per cercare contenuti online; il 31% dichiara di cercare questo tipo di contenuti più di 5 volte al giorno mentre il 12% dichiara di farlo una sola volta al giorno. Contenuti video più cercati Dallo studio emerge che i contenuti video più cercati dai rispondenti sono: Contenuti su come fare, cercati dal 63% degli utilizzatori di social video platform. Contenuti di divertimento o intrattenimento, guardati dal 59%. Reviews, guardate dal 48%. Dimostrazioni di prodotti, dal 46%. Notizie, guardate dal 45%. Infine, il 43% delle persone che cercano contenuti video ritiene che il vantaggio principale di utilizzare piattaforme social video per effettuare ricerche online sia il coinvolgimento che crea il video, il 26% ritiene che sia più facile trovare risultati in questo modo mentre il 16% ritiene di trovare contenuti di migliore qualità. Il 48% delle persone che cercano contenuti video afferma inoltre che consultare contenuti video migliori notevolmente la comprensione e/o la conservazione delle informazioni. Fonte:bitmat

Strategie data-driven: solo il 15% delle aziende le adottano

La ricerca individua tre aree di utilizzo dei dati per l’adozione efficace di strategia di data management e per ottenere migliori risultati di business. L’utilizzo efficace dei dati è un attributo chiave delle aziende leader a livello mondiale in quanto consente di ottenere più velocemente informazioni accurate e di accelerare l’innovazione. Tuttavia, una ricerca commissionata da Lenovo ha rilevato che, di fatto, solo una minoranza (15%) delle aziende soddisfa attualmente i criteri per essere definite “Data Leader” per implementare strategie data-driven efficaci. Il report ‘Data for Humanity’, attraverso interviste a executive di aziende con un fatturato pari o superiore a 500 milioni di dollari presenti in cinque paesi diversi, ha analizzato come le più grandi imprese globali valorizzino i dati e quali siano le opportunità di utilizzarli per raggiungere i propri obiettivi e ottenere benefici in un contesto di mercato estremamente competitivo. I Data Leader sono un gruppo d’élite di aziende che hanno messo in atto strategie di successo basate su tre pilastri fondamentali (Data Pillar) – Data Management, Data Analytics e Data Security – che consentono un utilizzo più efficace dei dati in tutte le funzioni aziendali. Queste imprese incentrate sui dati hanno conseguentemente riscontrato numerosi di vantaggi e negli ultimi 12 mesi hanno aumentato con successo i ricavi (78%) e migliorato la soddisfazione dei clienti (70%). I Data Leader hanno anche molte meno probabilità di subire gli effetti di una scarsa produttività dei dipendenti (13%) e di una riduzione del tasso di innovazione (10%).  I tre Data Pillar Nonostante solo una minoranza rientri nella categoria dei Data Leader, Data Management, Data Analytics e Data Security occupano un posto di rilievo nei piani futuri di tutte le aziende. I leader aziendali dichiarano che nei prossimi cinque anni investiranno soprattutto in: strumenti di sicurezza informatica (59%) strumenti di intelligenza artificiale (AI) (58%) strumenti di analisi dei dati (57%) archiviazione dei dati (55%) Altri aspetti considerati fondamentali per la valorizzazione dei dati sono la maggiore automazione nella gestione e/o nell’analisi (89%) e il miglioramento dell’uso di diverse tipologie di dati, come quelli esterni e non strutturati (88%). Le aziende coinvolte nella ricerca stanno ottenendo buone performance in alcune aree specifiche. La maggior parte dei dirigenti intervistati ritiene che la propria soluzione per i dati sia scalabile (58%), altamente automatizzata (57%) e semplice da usare per i dipendenti (55%). Molti ritengono inoltre che gli strumenti e le tecnologie attualmente disponibili migliorino la visibilità, contribuendo a fornire una visione unica di tutti i dati dell’azienda (54%) e riuscendo ad archiviarne la maggior parte nel cloud (52%). Tuttavia, solo la metà (52%) dei manager è soddisfatta della propria piattaforma dati esistente e circa un quarto (23%) ritiene di essere in ritardo rispetto alla concorrenza in questo ambito. La sicurezza e le competenze sono entrambe citate come aree chiave che frenano le aziende, oltre alle difficoltà di comunicazione interna e di integrazione dei dati. Oltre la metà (56%) ha difficoltà ad accedere ai propri dati da qualsiasi luogo, un fattore sempre più importante nell’era del lavoro ibrido. “I tre data pillar giocano un ruolo di primo piano nei futuri investimenti IT, ed è solo questione di tempo prima di vedere un numero sempre maggiore di aziende diventare Data Leader attraverso l’utilizzo di nuovi strumenti e soluzioni”, commenta Giovanni Di Filippo, EMEA President, Lenovo Infrastructure Solutions Group. “Ogni azienda si trova in una fase diversa del proprio “viaggio nei dati”: alcune hanno appena iniziato, mentre altre si trovano in una fase più avanzata del percorso. La nostra ricerca suggerisce che lo stesso vale per la gestione dei dati e gli analytics: le aziende hanno gettato le basi archiviando la maggior parte dei propri dati nel cloud e implementando soluzioni che offrono scalabilità, semplicità e visibilità. Ma c’è spazio per andare molto oltre, soprattutto quando si tratta di rendere i dati più accessibili e di renderli più fruibili per informare o prendere decisioni di business. Per raggiungere questo obiettivo, le aziende hanno bisogno del supporto dei provider di tecnologia, mentre i partner devono collaborare per realizzare le soluzioni più efficaci”.  Focus sulla Data Security La quasi totalità (91%) degli executive coinvolti nel sondaggio afferma che il miglioramento delle soluzioni di cybersecurity sarà importante o essenziale per consentire alla propria azienda di sbloccare il valore dei dati. Tuttavia, se la maggioranza (57%) ha la certezza che i propri dati siano protetti, una percentuale significativa (43%) non si sente sicura. Inoltre, quando si tratta di condividere i dati con partner e organizzazioni esterne per scopi quali il sostegno a iniziative ambientali e sanitarie, il miglioramento dell’istruzione o l’incoraggiamento dell’innovazione, la sicurezza risulta essere un fattore chiave che frena le aziende. I problemi di sicurezza sono citati come il principale ostacolo alla condivisione dei dati (89%), prima dei sistemi legacy e dell’arretratezza tecnologica (88%), dei costi (87%) e delle preoccupazioni relative alla competitività (86%). Molti (84%) ritengono che la mancanza di dati utilizzabili sia un ostacolo. Quasi un terzo (31%) ammette di aver subito rischi informatici come conseguenza della mancata evoluzione della propria capacità di gestire e analizzare i dati. “La Data Security è considerata dai leader l’area che richiede la maggiore attenzione, il che non sorprende visto che le minacce informatiche continuano ad evolversi e il panorama diventa sempre più complesso”, commenta Marco Pozzoni, Director EMEA Storage Sales, Lenovo. “Le strategie per la sicurezza richiedono un’applicazione continua, non frammentaria. A fronte di un incremento esponenziale della quantità di dati in possesso delle aziende, anche a causa della crescente adozione di AI e analytics, le capacità di sicurezza devono espandersi di pari passo. Con una maggiore enfasi sulle soluzioni di sicurezza piuttosto che sui prodotti, unita alla difficoltà di reperire personale con competenze adeguate in materia di sicurezza, le imprese cercano soluzioni unificate e autonome per poter salvaguardare i propri dati. Fondamentalmente, senza la sicurezza, né il Data Management né gli Analytics saranno in grado di esprimere il proprio pieno potenziale. I tre data pillar dipendono l’uno dall’altro e questo va tenuto in considerazione perché le aziende se ne servano in modo efficace”. Cultura dei dati: Il quarto pilastro invisibile Le aziende intendono sicuramente valorizzare maggiormente i propri dati