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Scoperto ransomware che utilizza BitLocker per criptare dati

Kaspersky ha rilevato attacchi ransomware che utilizzano BitLocker di Microsoft per crittografare i file aziendali Secondo i dati emersi dal Global Emergency Response team di Kaspersky, i cyber criminali stanno utilizzando VBScript, un linguaggio di programmazione per automatizzare le attività sui computer Windows, per creare uno script dannoso con funzionalità non segnalate in precedenza al fine di massimizzare i danni dell’attacco. La novità è che lo script controlla la versione corrente di Windows installata sul sistema e abilita di conseguenza le funzionalità di BitLocker. In questo modo, si presume che lo script sia in grado di infettare sistemi nuovi e legacy fino a Windows Server 2008. La tattica nell’utilizzo di BitLocker di Microsoft contro i file aziendali Se la versione del sistema operativo è adatta all’attacco, lo script modifica le impostazioni di avvio e tenta di crittografare l’intera unità utilizzando BitLocker. Crea una nuova partizione di avvio, configurando una sezione separata sull’unità del computer contenente i file per l’avvio del sistema operativo. Questa azione ha lo scopo di bloccare la vittima in una fase successiva. Gli aggressori hanno anche eliminato le protezioni utilizzate per la sicurezza della chiave di crittografia di BitLocker, in modo che la vittima non possa recuperarle. Lo script dannoso invia quindi le informazioni sul sistema e la chiave di crittografia generata sul computer compromesso al server controllato dall’attore della minaccia. In seguito, copre le sue tracce eliminando i registri e i vari file che servono come indizi e aiutano a indagare su un attacco. Nella fase finale, il malware forza lo spegnimento del sistema, un’operazione facilitata dalla creazione e dalla reinstallazione dei file in una partizione di avvio separata. La vittima visualizza la schermata di BitLocker con il messaggio: “Non ci sono più opzioni di recupero BitLocker sul PC”. Il messaggio che appare sullo schermo della vittima dopo l’arresto forzato del sistema Kaspersky ha chiamato lo script “ShrinkLocker”, poiché questo nome evidenzia la procedura critica di ridimensionamento della partizione, essenziale per l’aggressore al fine di garantire il corretto avvio del sistema con i file crittografati. “L’aspetto particolarmente preoccupante di questo caso è che BitLocker, originariamente progettato per mitigare i rischi di furto o esposizione dei dati, è stato riutilizzato dai cybercriminali per scopi malevoli. È paradossale che una misura di sicurezza sia stata usata in questo modo. Per le aziende che utilizzano BitLocker, è fondamentale disporre di password forti e di conservare in modo sicuro le chiavi di ripristino. Anche i backup regolari, archiviati offline e verificati, sono una garanzia essenziale”, ha dichiarato Cristian Souza, Incident Response Specialist del Kaspersky Global Emergency Response Team. Gli esperti di Kaspersky consigliano le seguenti misure di mitigazione Per evitare che gli aggressori sfruttino la funzionalità descritta nel report: Utilizzare un software di sicurezza affidabile e correttamente configurato per rilevare le minacce che tentano di sfruttare BitLocker. Implementare il servizio Managed Detection and Response (MDR) per individuare in modo proattivo le minacce. Limitare i privilegi degli utenti per impedire l’abilitazione non autorizzata delle funzioni di crittografia o la modifica delle chiavi di registro. Attivare la registrazione e il monitoraggio del traffico di rete, rilevando le richieste GET e POST, poiché i sistemi infetti possono trasmettere password o chiavi a domini di aggressori. Monitorare gli eventi di esecuzione di VBScript e PowerShell, salvando gli script e i comandi registrati in un repository esterno per conservare l’attività nonostante la cancellazione locale. Fonte: bitmat.it

Le applicazioni rivolte al pubblico nascondono dei pericoli

Nel suo ultimo Incident Response report, Kaspersky ha rilevato che le applicazioni rivolte al pubblico sono il vettore di attacco più utilizzato dai criminali informatici Oggi le applicazioni rivolte al pubblico svolgono un ruolo fondamentale nel consentire alle aziende di interagire con clienti, partner e stakeholder. Queste app, che vanno dai siti Web alle API e ai servizi Web, fungono da vetrine digitali delle organizzazioni, fornendo servizi e informazioni essenziali agli utenti di tutto il mondo. Tuttavia, nel suo ultimo report, Kaspersky ha rilevato che le applicazioni rivolte al pubblico rimangono il vettore di attacco più utilizzato dai criminali informatici per infiltrarsi nel sistema di una vittima. Alla luce di questi risultati, gli esperti di cybersicurezza hanno sviluppato alcune linee guida per aiutare le aziende che utilizzano queste applicazioni a rimanere cyber-resilienti. Secondo l’ultimo Kaspersky Incident Response report del 2023 La compromissione delle applicazioni rivolte al pubblico continua a essere il metodo più comune di attacco informatico e un terzo di queste applicazioni è stato attaccato da vulnerabilità note. È inoltre rilevante il fatto che oltre la metà di queste vulnerabilità sono state scoperte nel 2021 e nel 2022 e questo vettore iniziale è stato individuato nel 42,37% dei casi. Kaspersky, a seguito di questi dati preoccupanti, presenta i risultati relativi ai rischi di cybersicurezza delle applicazioni rivolte al pubblico, di cui le organizzazioni devono essere consapevoli. Conoscere le applicazioni rivolte al pubblico Le applicazioni public-facing sono app o servizi software accessibili agli utenti esterni tramite Internet. A differenza delle applicazioni internal-facing, che sono tipicamente utilizzate dai dipendenti all’interno della rete di aziendale, le applicazioni rivolte al pubblico sono progettate per essere accessibili a chiunque abbia una connessione a Internet. Queste applicazioni hanno diversi utilizzi, tra cui piattaforme di e-commerce, portali per i clienti, reti di social media e sistemi bancari online. I pericoli della cybersecurity Dato il loro ruolo critico nelle operazioni aziendali digitali, le applicazioni rivolte al pubblico sono spesso prese di mira dai criminali informatici a causa della loro presenza su Internet. Ecco alcuni dei pericoli per la sicurezza informatica associati alle app rivolte al pubblico: Violazione dei dati: le applicazioni rivolte al pubblico spesso memorizzano informazioni sensibili come i dati dei clienti, i dettagli dei pagamenti e la proprietà intellettuale. Un attacco informatico a queste applicazioni può portare a violazioni dei dati, con conseguente esposizione di informazioni riservate e perdite finanziarie. Infezioni da malware: i criminali informatici possono iniettare malware nelle applicazioni rivolte al pubblico per compromettere i dispositivi degli utenti o rubare informazioni sensibili. I codici malevoli nascosti nelle pagine web possono infettare i dispositivi degli utenti quando vi accedono, causando l’accesso non autorizzato ai dati o frodi finanziarie. Attacchi di phishing: le app rivolte al pubblico sono bersagli privilegiati per gli attacchi di phishing, in cui i criminali informatici tentano di ingannare gli utenti per indurli a rivelare informazioni sensibili come credenziali di accesso o dettagli finanziari. Gli attacchi di phishing condotti tramite e-mail, siti web falsi o link ai social media possono sfruttare le vulnerabilità delle applicazioni rivolte al pubblico per ingannare gli utenti ignari. Attacchi DDoS: i criminali informatici possono lanciare attacchi DDoS contro le applicazioni rivolte al pubblico per renderle non disponibili e impedire il servizio agli utenti legittimi. Inondando di traffico i server dell’applicazione, gli attacchi DDoS possono sovraccaricare l’infrastruttura, causando tempi di inattività e perdite finanziarie per le organizzazioni. Iniezione SQL e cross-site scripting (XSS): vulnerabilità come SQL injection e cross-site scripting possono essere sfruttate dai criminali informatici per manipolare o rubare dati da applicazioni rivolte al pubblico. Questi attacchi prendono di mira il codice sottostante delle applicazioni web, consentendo agli aggressori di eseguire comandi arbitrari o di iniettare script dannosi nelle pagine web. Comprendendo i rischi di cybersecurity associati alle app rivolte al pubblico e implementando misure di sicurezza proattive, le organizzazioni possono migliorare la propria resilienza contro le minacce informatiche e salvaguardare i propri beni digitali e la propria reputazione nel mondo interconnesso di oggi. “Poiché le organizzazioni si affidano sempre più spesso ad applicazioni rivolte al pubblico per promuovere il coinvolgimento digitale, i rischi di cybersecurity associati a queste piattaforme non sono mai stati così elevati. Incidenti come violazioni di dati e infezioni da malware possono avere conseguenze devastanti per le aziende e i loro clienti. Kaspersky è consapevole dell’importanza di risposte rapide ed efficaci agli incidenti informatici e offre servizi specializzati di Incident Response per aiutare le aziende a rilevare, rispondere e risolvere le minacce informatiche. Grazie a questo supporto, le aziende possono rafforzare la loro posizione di sicurezza informatica e proteggere i loro asset digitali con fiducia”, ha commentato Konstantin Sapronov, Head of Global Emergency Response Team di Kaspersky. Fonte: bitmat.it

Come proteggersi dalle truffe online nello spazio economico Europeo?

Revolut chiede alle istituzioni italiane e all’UE di contribuire a proteggere i consumatori poiché i social media, e in particolare le piattaforme Meta, rimangono un “focolaio” per le truffe Un invito e un’esortazione rivolta da Revoult alle istituzioni italiane e all’Unione Europea – dove Revolut opera come banca autorizzata con oltre 30 milioni di clienti: E’ urgente adottare un nuovo approccio nella lotta al crescente problema delle frodi online, poiché i dati mostrano che il 77% di tutti i casi di truffa segnalati a Revolut nel SEE nella seconda metà del 2023 è iniziato sulle piattaforme di social media. L’invito all’azione arriva in quanto i dati di Revolut del 2023 mostrano che le piattaforme Meta (Facebook, Instagram, Whatsapp, Messenger) hanno rappresentato il 61% dei casi e il 40% degli importi totali rubati. Revolut ha inoltre scoperto che le tipologie più comuni di frode che hanno colpito i clienti sono state le truffe sugli acquisti e sugli investimenti, che rappresentano rispettivamente il 70% e il 12% dei casi segnalati. Nel 2023, la Commissione Europea ha presentato nuove proposte legislative che includono il Regolamento sui servizi di pagamento (PSR), volto a introdurre misure con cui le banche possano combattere le truffe legate all’impersonificazione dei dipendenti bancari. Gli Stati membri dell’UE stanno ora cercando di finalizzare la loro posizione su come dovrebbero essere le norme a livello UE per la prevenzione e l’individuazione delle frodi, agendo come co-legislatori insieme alla Commissione Europea e al Parlamento Europeo. Revolut chiede quindi alle istituzioni locali e dell’UE di fare di più per contribuire a contrastare le frodi alla fonte, ovvero principalmente le piattaforme di social media, piuttosto che concentrarsi solo sulle truffe di furto d’identità dei dipendenti bancari. I dati di Revolut mostrano infatti che le truffe di furto d’identità hanno rappresentato solo il 4% di tutti i casi di frode autorizzati nel 2023. Woody Malouf, Head of Financial Crime di Revolut, afferma: “Sosteniamo con forza la proposta della Commissione Europea di migliorare le misure di prevenzione delle frodi implementate dalle banche. Revolut dispone già di una protezione strutturata per i suoi milioni di clienti e i nostri sofisticati controlli di prevenzione delle frodi analizzano oltre mezzo miliardo di transazioni ogni mese, avvisando i nostri clienti quando riteniamo che le loro transazioni siano una truffa. Tuttavia, le banche non possono rappresentare l’unica linea di difesa contro le frodi APP (Authorised Push Payment). I nostri dati mostrano che c’è ancora molto da fare: le piattaforme di social media, e in primis Meta, rimangono un focolaio per le truffe. Se vogliamo affrontare in modo globale le frodi e le truffe, dobbiamo intervenire lungo tutta la catena.  Chiediamo quindi all’UE e agli Stati membri di aiutare le BigTech a individuare e rimuovere attivamente i contenuti fraudolenti alla fonte con gli strumenti e i meccanismi giusti”. Conoscere l’avversario: due tipi di truffe prevalenti sui social media Nel SEE, Revolut ha scoperto che i due tipi di truffe prevalenti sui social media nel 2023 sono state: Truffe sugli investimenti, in cui alle vittime vengono promesse opportunità di “arricchirsi rapidamente” a patto di “investire” grandi quantità di denaro. Nonostante rappresentino solo il 12% dei casi, le truffe sugli investimenti rappresentano il 61% del denaro perso. Truffe sugli acquisti in cui le persone vengono indotte con l’inganno ad acquistare articoli che non esistono o non sono quelli pubblicizzati. Questa tipologia di truffe rappresenta il 18% del denaro perso e, anche se non è la più impattante in termini di importi sottratti, è la tipologia di truffa più diffusa. La maggior parte dei casi proviene da marketplace con controlli limitati. In Italia Revolut rivela una realtà simile rispetto ad altri paesi europei. Nella seconda metà del 2023 il 79% delle truffe proveniva da piattaforme di social media. Le piattaforme Meta rappresentano il 59% delle truffe e il 27% del denaro totale perso. “Le istituzioni italiane hanno ora la possibilità – insieme ad altre in tutta Europa – di suggerire misure legislative che impongano alle BigTech di combattere le frodi a livello UE. Ci auguriamo che obblighi chiari e giusti incentivi finanziari per le BigTech riducano i livelli di frode APP nell’UE”, conclude Malouf.  Fonte: bitmat.it

I costi dei servizi cloud sono in aumento

Il continuo aumento dei costi dei servizi cloud sta portando a una trasformazione significativa del panorama tecnologico enterprise. Se le soluzioni SaaS hanno avuto un’impennata di popolarità durante la pandemia grazie alla loro flessibilità e convenienza, la crescita costante dei loro prezzi sta spingendo le aziende a rivalutare l’uso dei servizi cloud in ottica sia di sostenibilità economica che di effettiva risposta alle proprie esigenze. Con un aumento previsto del 20% della spesa degli utenti finali SaaS a livello mondiale per quest’anno, Gartner prevede che il 60% dei responsabili delle infrastrutture e delle operazioni si troverà ad affrontare un eccesso di costi nella spesa per i servizi di cloud pubblico, con un impatto negativo sui loro bilanci. L’adozione diffusa dei servizi di cloud registrata negli ultimi anni non ha fatto che aggravare la pressione finanziaria sui bilanci aziendali. Si tratta di una tendenza generale che coinvolge i principali attori del settore della produttività SaaS: Google Workspace, ha iniziato ad aumentare i prezzi dei piani di abbonamento del 20%, mentre Microsoft 365 si è mossa già nel 2023 con un aumento del 9% delle applicazioni per ufficio. Oltre agli aumenti dei costi, il settore sta affrontando anche la “shrinkflation SaaS”, ovvero la scelta dei fornitori di non cambiare i prezzi di listino, ma di offrire funzionalità ridotte alle stesse tariffe. Di conseguenza, le organizzazioni possono trovare la loro strategia SaaS inadeguata, ed alcune realtà hanno ammesso uno scarso ritorno sugli investimenti nel cloud. Tuttavia, il passaggio da una suite di produttività SaaS a un’altra può comportare un costo importante, nonché il rischio di interruzioni operative. Infine, il rischio di vendor lock-in complica ulteriormente le cose, in quanto le aziende si legano ai piani esistenti, e questo rende ancora più difficile cambiare fornitore. Per questi motivi, molte aziende stanno valutando la possibilità di implementare soluzioni di cloud privato on-premise come opzioni più stabili e convenienti nel lungo periodo. Gli strumenti di produttività SaaS possono offrire convenienza per alcuni aspetti, ma non sempre sono la scelta ottimale per gestire i carichi di lavoro aziendali critici a causa del controllo limitato che offrono sul server. Al contrario, le soluzioni di produttività in cloud privato come Synology Office Suite offrono uno spazio di lavoro unico e integrato per aiutare le aziende a mantenere, se non incrementare, la loro produttività. Una suite di produttività completa on-premise con strumenti essenziali disponibili con un unico acquisto può offrire il completo controllo dei dati e degli strumenti di comunicazione e collaborazione, tra cui archiviazione cloud, sistemi di posta elettronica, gestione dei contatti, messaggistica istantanea, presa di appunti e applicazioni di collaborazione in tempo reale. In questo modo, le aziende possono mantenere il controllo totale su dati e applicazioni, beneficiando di una soluzione efficiente dal punto di vista dei costi ed evitando le possibili interruzioni associate alla migrazione dei servizi a causa di cambiamenti del piano di abbonamento. Dando importanza alla proprietà e alla sicurezza dei dati senza costi di abbonamento ricorrenti, le aziende possono salvaguardare i propri dati e mantenere i propri livelli di produttività, indipendentemente delle fluttuazioni del mercato. Fonte: bitmat.it

Il Buy Now Pay Later continua a crescere in Italia

Uno studio Kantar/FLOA rivela : i Buy Now Pay Later è una forma di pagamento sempre più usata: la utilizzano 6 italiani su 10 (+13% rispetto al 2022) Anche lo scorso anno il Buy Now Pay Later (BNPL) si è confermato una delle opzioni di pagamento più apprezzate in Europa e in Italia. Da nuovo trend in grado di offrire vantaggi, sia per l’utente finale, sia per l’esercente, il modello si presenta ora sul mercato italiano come una solida opzione di pagamento, con un numero di utenti in rapida crescita. È quanto emerge dalla terza edizione dello studio condotto da Kantar per FLOA, società al 100% del gruppo BNP Paribas con oltre 20 anni di esperienza nel settore dei pagamenti e del credito, per analizzare le abitudini e i costumi dei consumatori nel 2023 in relazione all’adozione del Buy Now Pay Later. Il trend italiano: un numero crescente di utenti utilizza il Buy Now Pay Later A livello europeo, il 68% degli intervistati dichiara di adottare il BNPL e il 44% di utilizzarlo almeno qualche volta. Valori stabili rispetto al 2022 in cui si registrava un 43% per l’uso saltuario. Seppur la quota di utenti sia ancora leggermente inferiore alla media europea, in Italia il BNPL continua a crescere. Oggi la soluzione è ampiamente adottata dal 57% del campione, mentre il 35% lo ha scelto almeno qualche volta come forma di pagamento. Rispetto al 2022, l’Italia registra una rapida crescita (+13%). Insieme all’Olanda, il nostro Paese è l’unico a mostrare questo trend. I dati dimostrano come il modello BNPL sia ormai consolidato nelle abitudini d’acquisto degli italiani, soprattutto dagli Under 40, che tendono a utilizzarlo con maggiore frequenza. Quasi la metà (41%) degli utenti effettua più di 8 acquisti all’anno con il BNPL, dato in aumento del +11% rispetto all’ultima rilevazione (in Europa la media è del 40%). In generale, tutti i settori sono interessati, ma le prime 3 categorie sono: elettrodomestici, tecnologia e viaggi. Relativamente alla modalità di pagamento scelta, la percentuale di italiani che preferiscono lo split payment è di poco superiore a quella relativa al pagamento dilazionato, rispettivamente il 28% e il 25% del campione intervistato. Tuttavia, la quota di utenti che scelgono lo split payment sta crescendo due volte più velocemente (+22% vs 2022) rispetto al pagamento dilazionato (+9%). Un dato che conferma la popolarità della soluzione e come, in un contesto di inflazione, il consumatore è alla ricerca di una maggiore flessibilità. BNPL, fondamentale nella customer experience e stimolo per un consumo responsabile Per i negozianti il pagamento rappresenta una componente chiave nel rapporto con il cliente: secondo la ricerca Kantar, per un italiano su tre (31%) i metodi di pagamento accettati sono un fattore differenziante quando si sceglie un rivenditore, sia online sia in-store. Per quanto riguarda il BNPL, il 72% degli intervistati dichiara di essere disposto a cambiare negozio se questa opzione non è offerta dall’esercente: un dato ben oltre la media europea del 54%, che conferma la centralità che questo metodo di pagamento ha conquistato nelle abitudini di acquisto degli italiani. Il BNPL si dimostra anche elemento importante nell’incentivare un consumo più responsabile: per più della metà degli utenti in Italia questa forma di pagamento consente di acquistare prodotti di maggiore qualità (58%). Tendenza che vale anche per il mercato del second hand, dove la possibilità di utilizzare il BNPL incoraggerebbe il 44% del campione italiano a preferire i prodotti di seconda mano rispetto a quelli nuovi e quasi un quarto degli intervistati dichiara di averlo già usato per questa tipologia di acquisti (27%). “Il Buy Now Pay later sta trasformando le nostre abitudini di acquisto e si conferma un’opzione di pagamento irrinunciabile sia in Italia, dove presenta ancora ampio margine di crescita, sia in Europa, dove il numero di utenti sembra essersi stabilizzato” – ha commentato Andrea Boschi, Country Manager di FLOA per l’Italia. “Come forma di Embedded Finance, consente alle entità alle aziende di qualsiasi settore di offrire servizi finanziari digitali ed è una soluzione win-win che aiuta ad aumentare la fidelizzazione dei clienti e l’inclusione finanziaria. Le potenzialità del BNPL, infine, si stanno estendendo dall’e-commerce anche ai punti vendita fisici”. Fonte: bitmat.it

Packaging circolare e il ruolo del consumatore “responsabile”

La sostenibilità e le scelte di economia circolare si configurano come una delle questioni più urgenti e impattanti del XXI secolo. Il concetto di sviluppo sostenibile, definito nel Rapporto Our Common Future del 1987, indica la necessità di soddisfare i bisogni dell’attuale generazione senza tuttavia compromettere la capacità delle nazioni future. La politica, e in particolare gli organismi internazionali, hanno promosso diverse iniziative in questa direzione. A tal proposito, l’Agenda 2030 fa propria una visione multidimensionale della sostenibilità che si articola in tre pilastri (ambientale, economico e sociale) i quali, a loro volta, sono declinati in 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile con i relativi target. La centralità del ruolo del consumatore viene sancita dal target 12.8, che pone la necessità di “accertarsi che tutte le persone, in ogni parte del mondo, abbiano le informazioni rilevanti e la giusta consapevolezza dello sviluppo sostenibile e di uno stile di vita in armonia con la natura”. L’idea di fondo è che se le persone fossero adeguatamente informate sull’impatto che le proprie scelte di consumo possono avere sugli obiettivi di sviluppo sostenibile, cambierebbero le proprie abitudini, investendo maggiori sforzi nella promozione della sostenibilità e quindi condizionando la stessa strategia delle aziende produttrici. In questo scenario il packaging svolge un ruolo cruciale, poiché può influenzare diversi aspetti ambientali e sociali lungo l’intera catena di approvvigionamento e distribuzione dei prodotti acquistati. Stando agli ultimi dati Eurostat del 2021, l’UE ha generato 188,7 kg di rifiuti di imballaggio per abitante, 10,8 kg in più per persona rispetto al 2020, l’aumento maggiore in 10 anni, e quasi 32 kg in più rispetto al 2011. Dati destinati ad aumentare, a causa dell’aumento di acquisti online, consegne a domicilio e consumo di prodotti da asporto. In totale, l’UE ha generato 84 milioni di tonnellate di rifiuti di imballaggio, di cui il 40,3% in carta e cartone, il 19% in plastica, 18,5% in vetro, 17,1% in legno e il 4,9% in metallo. Nel 2021, ogni cittadino ha generato in media 35,9 kg di rifiuti di imballaggio in plastica, con una media di riciclo pari a 14,2 kg. Tra il 2011 e il 2021, la quantità pro capite di rifiuti di imballaggio in plastica generata è aumentata del 26,7% (+7,6 kg/pro capite) e la quantità riciclata di rifiuti di imballaggio in plastica ha segnato un incremento nello stesso periodo pari al 38,1% (+3,9 kg/pro capite). Tra i Paesi più virtuosi nel riciclo dei rifiuti di imballaggio in plastica, troviamo Slovenia (50,0%), Belgio (49,2%) e Paesi Bassi (48,9%) con un tasso quasi vicino al 50%, al contrario si collocano nel fanalino di coda: Malta (20,5%), Francia (23,1%) e Svezia (23,8%). Qwarzo si pone al centro di questa sfida, promuovendo pratiche sostenibili lungo l’intera catena del valore e ridefinendo gli standard di un settore sempre più orientato alla responsabilità ambientale. Il ruolo del consumatore responsabile per un’economia circolare Secondo il nuovo PwC Consumer Insights Survey, a fronte di una situazione finanziaria complessa che spesso guida le scelte d’acquisto verso i beni prettamente essenziali, i consumatori dichiarano di essere in ogni caso disposti a pagare un prezzo più elevato per l’acquisto di prodotti eco-friendly. In particolare, il 78% dei consumatori è disposto a pagare una cifra maggiore per un prodotto realizzato/reperito localmente, fatto con materiale riciclato, sostenibile o eco-compatibile (77%) o da un’azienda nota per le proprie pratiche di sostenibilità (75%). Sul fronte nazionale, Confindustria ha di recente presentato uno stato dell’arte della sostenibilità con l’obiettivo di produrre un’analisi quantitativa del sentiment dei consumatori sui temi della sostenibilità. Lo studio rileva come la sostenibilità ambientale e sociale sia rilevante per l’80% degli intervistati. Inoltre, la consapevolezza di coloro che hanno figli è ancora più elevata nei confronti delle scelte sostenibili che devono essere effettuate lungo tutta la filiera. Secondo i dati forniti dall’Osservatorio Packaging del Largo Consumo di Nomisma, presentati il 17 gennaio 2024, il 40% degli italiani prevede di incrementare gli acquisti di prodotti alimentari e bevande dotati di packaging sostenibile nei prossimi 12 mesi. Questa percentuale aumenta notevolmente tra le famiglie con bambini e persone della generazione Z, il segmento demografico più sensibile alle questioni legate alla sostenibilità ambientale. Il ruolo del green packaging sta diventando sempre più determinante nelle decisioni di acquisto alimentare degli italiani. Nel corso degli ultimi 12 mesi, il 54% dei cittadini italiani ha optato per marche diverse da quelle acquistate normalmente a favore di un imballaggio più sostenibile; inoltre, il 18% ha cessato di acquistare un prodotto a causa della sua confezione ritenuta non ecologica. L’analisi evidenzia che il cambiamento climatico, riconosciuto come uno dei problemi globali più gravi da oltre il 60% degli italiani, ha un impatto significativo sulle scelte dei consumatori. La sostenibilità, unita all’attenzione per l’ambiente, rappresenta un fattore chiave per il 32% dei cittadini nelle loro decisioni di comportamento e acquisto, mentre il 59% dichiara di tenerne comunque conto. Questo cambiamento di priorità si manifesta in un maggiore impegno verso scelte di consumo più sostenibili, con un trend in netta crescita rispetto a cinque anni fa. In particolare, l’82% delle famiglie presta maggiore attenzione ai consumi   energetici e idrici, il 66% all’acquisto di prodotti alimentari e bevande e il 42% alla mobilità e agli spostamenti. Nella scelta del packaging, le caratteristiche più ricercate sono l’assenza di imballaggi in eccesso (59%), l’utilizzo di confezioni completamente riciclabili (58%), la produzione con ridotte emissioni di CO2 (46%), l’utilizzo di materiali riciclati (45%) o biodegradabili (44%). Si nota anche un forte interesse per gli imballaggi privi di plastica e quelli riutilizzabili. In questo contesto, Qwarzo emerge come pioniere nell’innovazione del settore, offrendo una risposta concreta alle sfide ambientali del nostro tempo e alle esigenze che il consumatore richiede. Quasi l’80% degli italiani ritiene di vitale importanza avere informazioni sul ciclo di vita delle confezioni, inclusa la loro seconda vita post-riciclo. Questo interesse sottolinea la necessità per le aziende di adottare strategie di marketing che enfatizzino la sostenibilità dei propri imballaggi. La trasparenza riguardo alle pratiche di sostenibilità e al ciclo di vita dei prodotti diventa un elemento chiave nella costruzione

Gli utenti italiani vorrebbero poter utilizzare un modem di propria scelta

VTKE (Associazione fabbricanti di terminali di telecomunicazioni) ha condotto, attraverso l’istituto di ricerca Kantar, un sondaggio anche in Italia sulla libera scelta dei dispositivi di connettività Il sondaggio effettuato da VTKE conferma prima di tutto la rapida crescita nel settore della fibra ottica: ben oltre la metà (59,1%) dei partecipanti al sondaggio utilizza una connessione in fibra, mentre solo un quinto (21,8%) utilizza ancora una connessione DSL. E’ importante inoltre notare come il sondaggio confermi il successo e l’importanza della libera scelta degli apparecchi terminali tra gli utenti italiani: quasi 9 persone su 10 (88,8%) considerano importante questa libertà di scelta. È evidente che il concetto di Modem Libero è ben consolidato nel mercato italiano. Gli utenti con una connessione in fibra svettano quando si parla di questo argomento: quasi il 95% degli intervistati considera importante la libera scelta degli apparecchi terminali. La libera scelta secondo le normative italiane Ricordiamo che in Italia dal 2018, con la Delibera 348/18/CONS, è possibile la libera scelta per gli apparati a valle della presa a muro per le linee in rame e misto-rame. Per le connessioni in fibra FTTH PON, tuttavia, l’AGCOM, nel luglio 2019, ha concesso una deroga per i modem gratuiti ai principali provider. Una deroga che, dal punto di vista tecnologico, non ha più motivo di esistere, soprattutto ora che le connessioni in fibra rappresentano la tipologia più diffusa sul mercato e sono ben consolidate e standardizzate. La grande importanza della libera scelta degli apparecchi terminali per gli utenti con una connessione in fibra mostra ancora una volta come l’esenzione delle connessioni in fibra dalla possibilità di utilizzare apparecchi terminali scelti e posseduti direttamente dall’utente finale debba essere ritirata. A favore della libera scelta Modem Deutsche Telekom, una delle più grandi compagnie di telecomunicazioni europee, ha rilasciato una dichiarazione nei giorni scorsi a sostegno della libertà di scelta degli utenti finali, soprattutto per le connessioni in fibra: considera la libera scelta degli apparecchi terminali per le connessioni in fibra come la “migliore soluzione” e non vuole “privare i suoi clienti di tale libertà”. Inoltre, il Modem Libero porterebbe benefici non solo agli utenti ma anche ai fornitori di servizi: oltre a una maggiore concorrenza e una più ampia gamma di offerte sul mercato, se l’ONT fosse considerato proprietà dell’utente, tutti i processi relativi a cambiamenti di linea o di provider sarebbero semplificati. Di tale avviso sono anche numerose aziende di telecomunicazioni italiane. In particolare, l’Associazione Italiana Internet Provider, che rappresenta oltre sessanta operatori distribuiti sul territorio nazionale, ha anche recentemente ribadito che non sussistono reali giustificazioni tecnologiche per continuare a limitare l’applicazione del modem libero sulle reti in fibra ottica, e che il superamento di tale limitazione andrebbe a favore non solo dei diritti degli utenti, ma anche del pluralismo e dell’efficienza del mercato. Fonte: bitmat.it

Un incidente informatico su tre è causato da ransomware

Il 2023 passerà alla storia per i numerosissimi attacchi ransomware che hanno rappresentato un incidente informatico su tre. La ricerca di Kaspersky, condotta tra il 2022 e il 2023, evidenzia pertanto una preoccupante escalation dei gruppi ransomware mirati. I dati indicano un aumento globale di questi gruppi pari al 30% rispetto al 2022, insieme a un incremento del 71% delle vittime riconosciute dei loro attacchi. Quali sono le vittime? A differenza degli attacchi random, questi gruppi prendono di mira agenzie governative, organizzazioni di rilievo e individui specifici all’interno delle aziende. Dal momento che i cyber criminali continuano a mettere a punto attacchi sempre più sofisticati ed estesi, la minaccia alla sicurezza informatica diventa sempre più incombente. E quali i ransomware più diffusi? Nel 2023, Lockbit 3.0 è stato il ransomware più diffuso, grazie a una fuga di notizie sul builder nel 2022 che ha consentito di generare varianti personalizzate che hanno colpito le organizzazioni di tutto il mondo. BlackCat/ALPHV si è classificato al secondo posto fino al dicembre 2023, quando un’azione congiunta dell’FBI e di altre agenzie ha interrotto le sue operazioni. Tuttavia, BlackCat si è rapidamente ripreso, sottolineando la resilienza dei gruppi di ransomware. Al terzo posto della classifica c’è Cl0p, che ha violato il sistema di trasferimento gestito di file MOVEIt, con un impatto su oltre 2,5 mila organizzazioni fino a dicembre 2023, secondo quanto riportato dalla società di sicurezza neozelandese Emsisoft. Nel report State of Ransomware 2023, Kaspersky ha identificato anche diverse famiglie di ransomware degne di nota, tra cui BlackHunt, Rhysida, Akira, Mallox e 3AM. Inoltre, con l’evoluzione del panorama dei ransomware, stanno emergendo gruppi più piccoli ed elusivi, che rappresentano una nuova sfida per le forze dell’ordine. Secondo la ricerca, la diffusione delle piattaforme Ransomware-as-a-Service (RaaS) ha ulteriormente complicato il panorama della cybersecurity, sottolineando la necessità di adottare misure proattive. Uno su tre Il team di Incident Response di Kaspersky ha rilevato che gli attacchi ransomware hanno rappresentato un incidente di cybersecurity su tre nel 2023. Dalla ricerca è emerso che gli attacchi tramite contractor e service provider sono vettori importanti, che facilitano le aggressioni su larga scala con un’efficienza allarmante. Nel complesso, i gruppi ransomware hanno dimostrato una conoscenza sofisticata delle vulnerabilità della rete, utilizzando una varietà di strumenti e tecniche per raggiungere i loro obiettivi. Hanno utilizzato strumenti di sicurezza ben noti e sfruttato vulnerabilità pubbliche e comandi nativi di Windows per infiltrarsi tra le loro vittime, evidenziando la necessità di solide misure di cybersecurity per difendersi dagli attacchi ransomware e dai domain takeover. “Con la diffusione del ransomware-as-a-service e l’aumento di attacchi sempre più sofisticati da parte dei criminali informatici, la minaccia alla cybersecurity diventa sempre più grave. I ransomware si confermano essere una minaccia molto grave, in grado di infiltrarsi in settori critici e di colpire anche le piccole imprese. Per combattere questa minaccia pervasiva, è indispensabile che individui e organizzazioni rafforzino le proprie difese con solide misure di cybersecurity. L’implementazione di soluzioni come Kaspersky Endpoint Security e l’adozione di funzionalità di Managed Detection and Response (MDR) sono fondamentali per proteggersi dall’evoluzione delle minacce ransomware”, ha commentato Dmitry Galov, Head of Research Center GReAT di Kaspersky. Best practice per proteggere le proprie attività Il 12 maggio, in occasione dell’Anti-ransomware Day, Kaspersky consiglia alle aziende di adottare queste best practice per proteggere le proprie attività dagli attacchi ransomware: Mantenere sempre aggiornato il software su tutti i dispositivi per evitare che gli aggressori sfruttino le vulnerabilità e si introducano all’interno della rete. Focalizzare la strategia di difesa sul rilevamento dei movimenti laterali e dell’esfiltrazione dei dati su Internet. Prestare particolare attenzione al traffico in uscita per rilevare le connessioni dei criminali informatici alla rete. Impostare backup offline, che gli aggressori non possono manomettere, assicurarsi di potervi accedere rapidamente in caso di necessità o di emergenza. Attivare la protezione contro i ransomware per tutti gli endpoint. Kaspersky Anti-Ransomware Tool for Business è uno strumento gratuito che protegge computer e server da ransomware e altri tipi di malware, previene gli exploit ed è compatibile con le soluzioni di sicurezza già installate. Installare soluzioni anti-APT e EDR, che consentano di individuare e rilevare le minacce in modo avanzato, indagare e porre rimedio tempestivamente agli incidenti. Fornire al team SOC l’accesso alle informazioni più recenti sulle minacce e aggiornarlo regolarmente con una formazione professionale. Tutto questo è disponibile all’interno del framework Kaspersky Expert Security. Fornire al proprio team SOC l’accesso alle informazioni più recenti sulle minacce (TI). Kaspersky Threat Intelligence Portal è un unico punto di accesso per le informazioni sulle minacce, che fornisce dati sui cyberattacchi e approfondimenti raccolti dal nostro team da oltre 20 anni. Per aiutare le aziende a mettere in atto difese efficaci, Kaspersky ha annunciato l’accesso gratuito a informazioni indipendenti, continuamente aggiornate e a livello globale, su cyberattacchi e minacce in corso. È possibile richiedere l’accesso compilando il form a questo link. Fonte: bitmat.it

Agricoltura: contro il cambiamento climatico la risposta delle tecnologie sensoristiche

La risposta al cambiamento climatico e alla sovrappopolazione non è cercare nuovi terreni ma ottimizzare quelli esistenti Oggi, il 70% del consumo mondiale di acqua dolce dipende dall’agricoltura, ma le risorse idriche del Pianeta si stanno riducendo a causa del cambiamento climatico. Tra i problemi principali vi sono siccità, infestazioni e parassiti, che insieme hanno portato a una perdita annua di colture pari al fabbisogno di cibo per 3 milioni di persone. Quel che stiamo facendo oggi è disboscare per ricavare nuovi terreni: una soluzione solo temporanea, pena un ulteriore e irreversibile intaccamento della biodiversità del Pianeta. In questo contesto è importante attrezzarsi per tempo: le gelate tardive in Alto Adige di fine aprile sono solo l’ultimo evento climatico avverso alle colture. Ecco perché diventa imperativo sfruttare in maniera più intelligente le risorse, prevenire le infestazioni e gestire al meglio le situazioni avverse. Ma come? Affidandosi alle nuove frontiere delle tecnologie sensoristiche. Matteo Beccatelli, chimico e ricercatore, ci parla delle nuove tecnologie sensoristiche Per produrre un chilo di carne bovina sono necessari circa 15.000 litri di acqua e per la coltivazione di una tonnellata di riso servono circa 1.500 metri cubi di acqua. Bastano questi numeri per rendersi conto di quanta acqua dolce consumiamo solo per sfamarci. Secondo la FAO (l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura), il 70% del consumo idrico mondiale dell’uomo è destinato all’agricoltura. Questo utilizzo intensivo inizia però a essere problematico, in quanto le risorse idriche si stanno riducendo a causa del cambiamento climatico e della conseguente siccità. Sempre secondo la FAO, infatti, l’agricoltura è uno dei settori più vulnerabili al cambiamento climatico: si pensi alle catastrofi naturali che colpiscono duramente il settore agricolo nei Paesi in via di sviluppo, con danni stimati a 108 miliardi di dollari all’anno. Di questi, il 34% è causato proprio dalla siccità, con un impatto economico di 36,7 miliardi di dollari all’anno; mentre il 9% è dovuto a infestazioni e parassiti, con un costo di 9 miliardi di dollari all’anno. Queste situazioni di siccità e infestazioni hanno portato alla perdita di 2.967 miliardi di chilocalorie all’anno, pari al fabbisogno annuo di 3 milioni di persone. Viene naturale chiedersi come faremo a sfamare una popolazione mondiale che invece continua a crescere e che nel 2050 arriverà a 10 miliardi di persone. Quel che stiamo facendo, ad oggi, è aumentare la quantità di suolo destinato all’agricoltura: ogni anno 10 milioni di ettari di terre vergini vengono convertite all’attività agricole. Tuttavia questa non può essere la soluzione al problema, perché in questo modo si va a intaccare la biodiversità e l’equilibrio degli ecosistemi globali: di questo passo, entro il 2050, sarà necessaria un’ulteriore area di dimensioni paragonabili a quella del Brasile per soddisfare la crescente richiesta di cibo! Tecnologie per ottimizzare l’agricoltura: sì, ma quali? I dati sopra indicati sottolineano l’importanza di sviluppare strategie di resilienza e sostenibilità per l’agricoltura, al fine di garantire la sicurezza alimentare e mitigare gli impatti negativi sulle risorse naturali e sull’ambiente. È necessario, insomma, sfruttare in maniera più intelligente le risorse, evitando lo spreco e aumentando le rese. Lo si è sempre fatto con la chimica ma oggi il game changer è la tecnologia digitale e, in particolare, quella sensoristica. Da un lato, le nuove tecnologie hanno già portato il settore dell’agrifood a profonde trasformazioni – anche in Italia. Secondo il 7° censimento generale dell’agricoltura italiana, nel 2020, il 15,8% delle aziende agricole attive nel nostro Paese utilizzava il computer o altre attrezzature informatiche e digitali: una quota 4 volte superiore al dato del 2010 quando la percentuale si fermava al 3,8%. Ad essere informatizzate era il 78,2% delle grandi aziende e il 44,7% delle medie, l’8,8% delle piccole. Parallelamente il fatturato delle aziende che offrono soluzioni 4.0 per l’agricoltura nel 2023 aveva raggiunto la cifra di 2,5 miliardi di euro, con un aumento del 20% rispetto all’anno precedente. E il trend è in crescita: a livello globale, McKinsey calcola che il mercato oggi abbia un valore di 21,5 miliardi di euro e possa segnare un aumento dell’8% annuo fino al 2026. Benissimo, ma di quali tecnologie stiamo parlando? Oggi quelle che davvero possono contribuire a una reale spinta verso l’ottimizzazione dell’agricoltura sono, da un lato, l’Internet of Things (IoT) e l’intelligenza artificiale (AI) – perché permettono di raccogliere informazioni e dati aggiornati sulle colture, di sincronizzare la produzione e la vendita, di rendere più efficiente la gestione della supply chain – e dall’altro la tecnologia sensoristica. Quest’ultima, se combinata con i sistemi di AI, permette di monitorare costantemente e in tempo reale i parametri vitali delle colture al fine di identificare eventuali situazioni di stress e correre ai ripari prima che si verifichino danni irreversibili causati da infestazioni e parassiti, o ancora di monitorare quanta acqua serve a una coltura al fine di evitare gli sprechi. Si parte dalle tecnologie sensoristiche indirette come i sensori meteorologici, di suolo, di irraggiamento e di temperatura, immagini satellitari, droni… tutte tecnologie in grado di raccogliere dati ambientali che servono a capire ad esempio dal suolo o dall’umidità dell’aria se una data coltura sta bene oppure no e quindi di agire di conseguenza, misurando e ottimizzando l’utilizzo di pesticidi e acqua a seconda della situazione. Ne sono un buon esempio X-FARM, Finapp ed Elaisian. I grandi progressi delle tecnologie in risposta al cambiamento climatico Negli ultimi tempi la tecnologia sensoristica ha fatto grandi passi e oggi è persino possibile fare un’analisi diretta dello stato di salute di una pianta: vale a dire, misurarne direttamente i parametri vitali attraverso la linfa. Ci sono tecnologie che possono misurare la quantità di linfa che fluisce in tempo reale nel fusto, ossia la velocità della linfa (o flusso), ma in modo costoso ed invasivo utilizzando elettrodi di metallo. Ci sono già alcune società che applicano queste tecnologie in modo efficiente, ne sono un ottimo esempio l’australiana Hydroterra e l’americana Dynamax. Anche i tecnici di Plantvoice hanno studiato e applicato una tecnologia direttamente integrata all’interno della pianta – con l’ausilio di istituzioni come l’Università di Parma, l’Università

PuntoFisco: nuova ondata di false comunicazioni

Circolano di nuovo false comunicazioni e-mail dell’Agenzia delle Entrate per la sottrazione delle credenziali di accesso al sistema PuntoFisco Continuano a circolare false comunicazioni e-mail dell’Agenzia delle Entrate mirate alla sottrazione delle credenziali di accesso al sistema PuntoFisco, con qualche variante rispetto alla segnalazione del 26 marzo . Un esempio di e-mail: L’utente riceve una e-mail, proveniente da un indirizzo e-mail chiaramente non istituzionale, una comunicazione riportante l’oggetto “Sospensione Punto Fisco”, nella quale viene informato che per evitare il blocco temporaneo dell’account dovrebbe scaricare un PDF e poi accedere con le credenziali da un secondo link che dovrebbe indirizzare alla schermata di login di PuntoFisco, ma in realtà indirizza l’utente ad una pagina web contraffatta con i loghi dell’Agenzia. Qui una schermata del portale contraffatto: Pertanto, raccomandiamo agli operatori PuntoFisco di prestare la massima attenzione e, qualora ricevessero e-mail analoghe all’esempio sopra riportato, di non cliccare sui link in esse presenti, di non scaricare, aprire e compilare eventuali allegati, di non fornire credenziali d’accesso, dati personali in occasione di eventuali telefonate legate a questo tipo di fenomeni e di non ricontattare assolutamente il mittente di eventuali comunicazioni. Gli investimenti in sicurezza sono sempre più core per ogni tipo di azienda di ogni settore, dalle più piccole alle più grandi. E ricordiamo che investire in sicurezza non significa solo scegliere la più corretta tecnologia ed integrarla nell’infrastruttura esistente ma significa anche affidarsi a partner di fiducia per farsi carico della cybersecurity con un approccio globale che preveda anche la formazione del personale, molto spesso vittima inconsapevole che apre le porte ai criminali informatici. Ovviamente l’Agenzia delle Entrate disconosce questa tipologia di comunicazioni, rispetto alle quali si dichiara totalmente estranea. Ricordiamo che l’Agenzia non manda mail di questo tipo né chiede mai di comunicare informazioni riservate come le proprie credenziali. In caso di dubbi sulla veridicità di una comunicazione ricevuta dall’Agenzia, è sempre preferibile verificare preliminarmente consultando la pagina “Focus sul phishing”, rivolgersi ai contatti reperibili sul portale istituzionale dell’Agenzia o direttamente all’Ufficio territorialmente competente. Fonte: bitmat.it