HP lancia nuove stampanti di grande formato per la creazione di mappe GIS
Le stampanti HP DesignJet T1700 con HP Secure Boot e Whitelisting sono ideali per gli ambienti aziendali e la Pubblica Amministrazione HP Inc. ha presentato le stampanti HP DesignJet T1700, soluzioni da 44 pollici di nuova generazione che consentono ai gruppi di lavoro CAD e GIS (Geographic Information System) di produrre mappe e documenti altamente accurati con potenti capacità di elaborazione e maggiori livelli di sicurezza. Le nuove funzionalità rendono HP DesignJet T1700 una tra le stampanti di grande formato per i gruppi di lavoro più sicure attualmente disponibili, con funzionalità progettate per aiutare le aziende a stampare i documenti realizzati con applicazioni CAD e GIS proteggendo al tempo stesso le stampanti e i dati da accessi non autorizzati o pericolosi, in settori come la costruzione di infrastrutture, la pianificazione urbanistica o i servizi pubblici, quali petrolio, acqua, gas ed elettricità. “La sicurezza oggi è una delle principali preoccupazioni per le aziende, perché i dispositivi connessi e gli spazi aperti negli uffici sono sempre più diffusi. Allo stesso tempo, le violazioni dei dati stanno aumentando a un ritmo allarmante. Nella prima metà del 2017, il Breach Level Index ha superato il 160%”, ha dichiarato Guayente Sanmartin, General Manager and Global Head della divisione Large Format Design Printing di HP Inc. “Le stampanti della serie HP DesignJet T1700 includono tecnologie di sicurezza esclusive e avanzate, progettate per proteggere le stampanti di rete aziendali, i documenti e i dati”. Le nuove stampanti presentano caratteristiche di sicurezza quali un nuovo disco rigido con crittografia automatica nella stampante, che risulta leggibile solo dalla stampante stessa, anche se viene rimosso dal dispositivo. Per un livello superiore di sicurezza, HP Secure Boot garantisce la protezione del BIOS, mentre Whitelisting consente di installare ed eseguire nel dispositivo unicamente firmware approvato. Un potente processore per la massima facilità di stampa Le dimensioni dei file GIS sono in continuo aumento, così come la loro complessità e i dati che contengono. Per elaborare senza problemi queste informazioni e migliorare l’esperienza di stampa per i professionisti, la stampante HP DesignJet T1700 offre una nuova e potente architettura di elaborazione che utilizza un disco rigido da 500 GB. La possibilità, per la prima volta su un prodotto di questa tipologia, di incorporare Adobe PDF Print Engine consente di gestire in modo più efficiente file molto pesanti e di conseguenza, di liberati praticamente in modo immediato i PC per continuare a lavorare. HP DesignJet T1700 offre anche una migliore qualità del colore e un livello superiore di precisione per mappe e rendering più accurati, consentendo ai gruppi di lavoro GIS di prendere decisioni migliori. Una nuova serie di sei inchiostri HP Bright Office Ink con profili di colori ottimizzati e una testina di stampa ad alta densità producono immagini di alta qualità con colori vividi e più precisi, compresi i grigi e i toni tenui. Inoltre, il software di stampa HP Click può essere utilizzato da tutti i membri del team per stampare con facilità set di progetti e documenti PDF. The post HP lancia nuove stampanti di grande formato per la creazione di mappe GIS appeared first on Data Manager Online.
Twitter dichiara guerra al fake porn
Dopo PornHub anche Twitter ha annunciato che verranno bloccati tutti gli account che condividono filmati di fake porn Nell’era delle fake news anche la pornografia si adegua al nuovo trend. Negli ultimi è infatti esploso il fenomeno del fake porn, ovvero filmati di natura erotica in cui i volti dei veri protagonisti vengono modificati sovrapponendo quelli delle celebrità. Grazie al machine learning e all’intelligenza artificiale è possibile realizzare video taroccati molto verosimili. Tra coloro che sono diventate loro malgrado vittime del fake porn troviamo l’attrice israeliana Gal Gadot, che ha interpretato Wonder Woman, ma anche Scarlett Johansson e la cantante Taylor Swift. Twitter insieme ad altre aziende del web ha deciso di correre ai ripari come ha fatto in passato con il revenge porn. Il social network ha annunciato che gli account di quegli utenti che condividono questo tipo di contenuti verranno bloccati. Con le nuove direttive, ha spiegato a Motherboard un portavoce di Twitter, “sospendiamo ogni account che per primo ha pubblicato foto e video intimi prodotti o distribuiti senza il consenso del soggetto” e lo stesso avverrà per chi posta video associati al fake porn. L’azienda di San Francisco, che dopo essere stata accusata di visionare i messaggi privati degli utenti ha anche perso il suo responsabile per i progetti legati alla realtà aumentata, è solo l’ultima grande realtà del web a essersi posta il problema dei video pornografici modificati dall’AI. Ieri Reddit ha chiuso il forum “deepfakes” in cui venivano scambiati questi contenuti e il celebre portale a luci rosse PornHub ha provveduto a cancellare ogni presenza di fake porn sulla sua piattaforma. The post Twitter dichiara guerra al fake porn appeared first on Data Manager Online.
Il futuro della mobilità si racconta al FordHub di New York
City of Tomorrow, rappresenta l’impegno di Ford come provider di servizi, che, affiancandosi al proprio ruolo di costruttore d’automobili, si rivolge allo sviluppo di soluzioni innovative ai problemi legati alla mobilità delle realtà urbane, di oggi e del prossimo futuro Oltre allo sviluppo di nuovi veicoli, Ford collabora con le più importanti città del mondo, immaginando gli scenari di mobilità del futuro. Questa riflessione è racchiusa nella vision City of Tomorrow, che rappresenta l’impegno di Ford come provider di servizi, che, affiancandosi al proprio ruolo di costruttore d’automobili, si rivolge allo sviluppo di soluzioni innovative ai problemi legati alla mobilità delle realtà urbane, di oggi e del prossimo futuro. “L’attuale sistema della mobilità, nella maggior parte delle metropoli, è giunto a un livello tale di complessità da compromettere la qualità della vita di chi vive e si muove in città. Trenta anni fa, trascorrevamo circa 18 ore in media all’anno nel traffico. Oggi, sono diventate 38”, ha commentato Jim Hackett, President and CEO Ford Motor Company. “È evidente come sia necessario agire cambiando le realtà urbane per migliorare e rendere più efficiente la mobilità di persone e merci”. Ford sta, a esempio, immaginando un mondo in cui le strade siano riconfigurabili in maniera fluida, in funzione delle esigenze dei pendolari e dei flussi di traffico. Bike e droni saranno in grado di fornire soluzioni all’avanguardia per il trasporto di persone e merci. Attraverso la partecipazione al Consumer Electronics Show di Las Vegas (CES), Ford ha potuto condividere le diverse iniziative in tal senso, come la partnership con Autonomic. La collaborazione è nata per creare il Transportation Mobility Cloud, una piattaforma open dedicata ai servizi di mobilità per supportare il trasporto urbano. L’Ovale Blu ha, inoltre, annunciato l’importante collaborazione con Qualcomm per testare il sistema C-V2X, in grado di abilitare la connessione tra i veicoli, permettendo loro di scambiare informazioni con le infrastrutture e con gli altri utenti della strada come ciclisti e pedoni. “La verità è che i veicoli a guida autonoma hanno davvero la possibilità di cambiare il modo in cui le città si muovono, e il tema interessa tutti, non solo le persone in cerca di un passaggio. Quando uniamo il potenziale e la portata dei veicoli a guida autonoma con l’approccio umano, il risultato sono comunità più connesse all’interno delle grandi realtà urbane e una relazione più intensa tra aziende e clienti. Lavorando insieme, possiamo creare un futuro in cui si possa soddisfare ogni tipo di esigenza di trasporto delle nostre comunità”, ha commentato Jim Farley, Ford Executive Vice President and President Global Markets. Restituire gli spazi urbani ai cittadini Guardando oltre, Ford immagina le città del domani con concentrazioni significative di veicoli autonomi, la maggior parte dei quali saranno alimentati elettricamente. “Le nostre strade rappresentano i luoghi dove si svolge la vita delle persone, si lavora, ci si muove e ci si connette; sono parti dominanti dello spazio pubblico, generatori di economie urbane e di attività sociali, e dovrebbero essere a disposizione dei cittadini, non delle automobili”, ha raccontato Marcy Klevorn, Ford Executive Vice President and President Mobility. “Possiamo ricreare questo tipo di spazio, liberare le nostre strade e rivalutare i valori che vogliamo che riflettano, rivedendo il modo in cui i nostri sistemi di trasporto funzionano a tutti i livelli, e, concentrandoci sulla qualità della vita delle persone che vogliamo migliorare rispetto alla tecnologia che abbiamo costruito. Insieme, possiamo riprenderci le nostre strade”. Il trasporto di massa migliorerà per le metropoli più grandi, grazie all’introduzione di tecnologie innovative, come il trasporto pubblico ad alta velocità. Ulteriori innovazioni potrebbero includere: I droni, che avranno un ruolo di rilievo su diversi fronti: a esempio, potrebbero essere rapidamente implementati per rilevare e mappare le zone più colpite dopo terremoti, tsunami o altre calamità naturali I sistemi operativi avanzati di gestione della mobilità urbana, che potranno integrare perfettamente i dati provenienti da tutti gli elementi dell’ecosistema, inclusi i veicoli, le biciclette, i droni e i mezzi di trasporto di massa, così come anche i lampioni, i parchimetri e le infrastrutture di ricarica Le tecnologie avanzate, che saranno implementate su larga scala per la gestione più fluida del traffico, connessa ai veicoli autonomi, eliminando gli ingorghi, riducendo le emissioni e minimizzando gli incidenti stradali, fino ad annullarli Lo spazio stradale, che sarà riconvertito in spazi verdi e parchi, consentendo una migliore qualità della vita per le comunità cittadine Un esempio di cambiamento della dimensione urbana – Ford Smart Benches “Nella vision di Ford sulle città del futuro, esse divengono la dimensione ideale per la felicità delle persone, un luogo dove possano sentirsi sicure e connesse. Anche per questo motivo stiamo ripensando le strade, affinché possano essere utilizzate per le diverse attività: passeggiare, andare in bicicletta, guidare un’automobile, restare connessi con gli altri utenti e, ovviamente, usufruire dei servizi che supportano il nostro business” ha commentato Sarah-Jayne Williams, Director of Smart Mobility, Ford of Europe. Ford e la startup Strawberry Energy, stanno sviluppando panchine del futuro fornite di caricabatterie gratuiti a energia solare e di rete Wi-Fi. La collaborazione prevede, inizialmente, l’installazione di 20 Ford Smart Benches che consentiranno agli utenti, non solo di utilizzare il proprio dispositivo per pianificare viaggi, scegliere arredi, stando comodamente seduti all’aperto, ma anche di monitorare l’inquinamento acustico, il livello di anidride carbonica nell’aria e di umidità e la temperatura. Le informazioni, disponibili gratuitamente per gli utenti dei Ford Smart Benches, potranno essere determinanti anche per le scelte future delle amministrazioni locali in tema di sostenibilità. L’accesso alla rete Wi-Fi e la ricarica, sia wireless sia tramite porte USB, sarà gratuita e disponibile, non solo per smartphone, ma anche per tablet, fotocamere e computer portatili. Coloro che utilizzeranno le nuove panchine urbane, avranno, inoltre, la possibilità di effettuare donazioni a favore di organizzazioni di beneficenza. Il presente che guarda al domani – FordPass “Con FordPass iniziamo un nuovo viaggio che parte dall’auto e che indirizza l’Ovale Blu verso i territori dei servizi di mobilità” ha dichiarato Fabrizio Faltoni, Presidente e AD Ford Italia. “Iniziando da
Dedagroup alla ricerca di 24 giovani da formare nella Digital Economy
Da marzo per sei mesi i ragazzi saranno impegnati in attività didattiche, laboratori e training on the job su digital economy, project management, sales e soft skills. Le candidature sono da inviare tramite form sul sito di Dedagroup Dedagroup inaugura il prossimo 12 marzo l’edizione 2018 di Dedagroup Digital Academy, programma rivolto a 24 giovani che mira a formare le nuove professioni digitali del futuro attraverso un percorso didattico, teorico e pratico, con finalità di reclutamento e inserimento in azienda. Il programma annuale – suddiviso in due edizioni di 6 mesi, una in partenza a marzo ed una in ottobre, con 12 partecipanti ciascuna – è rivolto a giovani laureati e neo-laureati sia in discipline tecnico scientifiche sia umanistiche, di età non superiore ai 28 anni e con un buon livello di conoscenza della lingua inglese. Si tratta di un percorso di formazione full time e di training on the job che, tramite incontri con docenti esterni e testimonianze interne, preparerà i partecipanti ad affrontare con competenza e visione le esigenze più avanzate del mercato. “Crediamo molto in questa iniziativa, che ha l’obiettivo di offrire l’esperienza unica della scuola d’impresa, creando un collegamento tangibile fra realtà aziendale e giovani aspiranti. Uno spazio aperto, nel quale approfondire le competenze richieste dalle nuove professioni legate al mondo della digital economy, in continua evoluzione, e il loro contributo alle strategie aziendali. L’Academy vuole essere un luogo di confronto e crescita professionale e personale, nel quale mettersi alla prova e colmare il divario tra le abilità acquisite nel percorso universitario e le competenze richieste delle aziende del nostro settore, attraverso un percorso completo, forte dell’esperienza e del know-how del Gruppo. Siamo una realtà in costante crescita e prevediamo quindi con continuità momenti di selezione, per questo siamo convinti che l’Academy possa fornire un contributo importante nel costruire il futuro di Dedagroup.” commenta Valentina Gilli, HR Director Dedagroup. L’Academy sarà suddivisa in attività d’aula della durata di 15 giorni, che si terranno presso la sede Dedagroup di Trento, e in attività applicata all’interno delle diverse Business Unit del Gruppo, con modalità di training on the job, per permettere di sperimentare la realtà lavorativa interagendo con i colleghi nel loro quotidiano. La formazione in aula sarà strutturata in 4 moduli, organizzati in lezioni teoriche e laboratori di pratica, che permetteranno ai partecipanti di affrontare tematiche legate alla digital economy, al valore d’impresa (economics & performance), al project management (gestione progetti, vendita a valore, metodologie agili) e all’ambito del people value (comunicazione in azienda, team work e problem solving). Un ruolo importante nel percorso di training sarà svolto dai Dedagroup People, che saranno coinvolti sia durante le sessioni teoriche sia in qualità di coach, promuovendo il trasferimento di know-how, la diffusione di valori, cultura ed esperienze. Ogni partecipante sarà infatti seguito, per tutta la durata del corso, da un tutor dedicato. Infine, la novità di questa edizione è l’opportunità offerta ai partecipanti di accedere ai percorsi di sviluppo interno già a disposizione dei collaboratori Dedagroup. Si tratta di FIT Talk, faccia a faccia informali e interattivi con i grandi nomi della trasformazione digitale per parlare di futuro, idee e prospettive, e TECH Talk, webinar che promuovono la condivisione interna e la diffusione di tecnologie innovative. Fra i personaggi che hanno partecipato/parteciperanno ai FIT Talk vanno menzionati Carlo Purassanta, già CEO Microsoft Italy, Pietro Scott Jovane, CEO ePrice, l’Onorevole Stefano Quintarelli, Maria Chiara Carrozza, già Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, e molti altri. The post Dedagroup alla ricerca di 24 giovani da formare nella Digital Economy appeared first on Data Manager Online.
Engineering apre il 2018 cercando 500 figure da inserire in tutte le sedi del Gruppo
Engineering, leader italiano nella Digital Transformation, con oltre 35 anni di storia, circa 10.000 dipendenti e un andamento caratterizzato da un costante trend di significativa crescita e di espansione internazionale, apre il 2018 all’insegna del continuo sviluppo e cerca 500 persone da inserire in organico. Le figure ricercate sono 200 con esperienza e 300 neolaureati e neodiplomati in discipline tecnico-scientifiche da avviare verso interessanti prospettive di carriera. Le persone saranno inserite in tutte le linee di business del Gruppo, per ampliare le competenze nei filoni strategici e d’innovazione, quali Cloud, Cyber Security, Artificial Intelligence, Big Data & Analytics, Robotic Process Automation. I contratti proposti sono: a tempo indeterminato, di apprendistato o stage. Tra i ruoli da ricoprire figurano in particolare: Data Analyst, Data Scientist, Cloud Architect, Robotic Process Automation Specialist, Cyber Security Consultant, Digital Transformation Specialist, Solution Architect, Project & Program Manager, Presales Specialist, Account Manager e Sales Manager. Le posizioni aperte sono per tutte le sedi italiane del Gruppo, in particolare: Milano, Roma, Padova, Bologna, Torino, Firenze, Napoli. Alcune ricerche interessano anche le sedi estere: in Belgio, Spagna, Germania, Repubblica di Serbia, Brasile, Argentina e USA. Gli interessati possono inviare la propria candidatura e il CV nella sezione del sito dedicata. The post Engineering apre il 2018 cercando 500 figure da inserire in tutte le sedi del Gruppo appeared first on Data Manager Online.
Amy O’Connor nominata Chief Data e Information Officer di Cloudera
L’esperta di big data coordina il team dedicato alle innovazioni tecnologiche con l’obiettivo di porre nuovi standard per le imprese data-driven Cloudera annuncia la nomina di Amy O’Connor a capo del team di senior management di Cloudera come Chief Data e Information Officer (CDIO). In particolare O’Connor guiderà il neonato team per la realizzazione di nuove tecnologie e definizione di nuovi standard per le imprese con una mentalità “data-first”: i focus del team, in dettaglio, riguardano la customer digital experience, i sistemi aziendali interni, data science e analisi dei dati, IT operations e sicurezza delle informazioni. “In qualità di CDIO Amy rappresenta un fattore chiave dell’innovazione nel supporto all’ambiente IT di Cloudera: è una risorsa per tutti i team di progettazione, di supporto, di vendite e marketing, ma anche per la soddisfazione dei clienti”, ha dichiarato Tom Reilly, CEO di Cloudera. “Attendiamo con impazienza i numerosi contributi che Amy trasferirà in azienda in questo nuovo ruolo, una guida per le iniziative rivolte a raggiungere una gestione ottimale di clienti, partner e dipendenti, grazie agli strumenti a disposizione – dati, analisi e servizi basati su cloud -”. Amy O’Connor entra in Cloudera nel 2013 e da allora è leader del team di esperti del settore e consulenti per creare valore aziendale. Questo team, in particolare, consiglia e supporta le organizzazioni nell’introduzione delle soluzioni Cloudera e nell’adozione di una capacità di consegna data-driven ripetibile a livello aziendale. O’Connor è stata, infatti, anche responsabile del supporto ai clienti Cloudera nell’identificare e affrontare le sfide di processo e organizzative che influiscono sull’adozione delle soluzioni basate sui dati. Proveniente da Nokia, dove ha costruito e guidato il team globale dedicato ad analisi e dati (tra i primi clienti di Cloudera), O’Connor ha diretto i team di marketing e ingegneria di Sun Microsystems in qualità di vicepresidente del marketing dei servizi e responsabile della strategia software e storage. “Sono entusiasta – ha dichiarato Amy O’Connor – di trasferire le iniziative data-driven a un livello di maturità maggiore all’interno di Cloudera, dove gestiamo l’attività grazie a Cloudera Enterprise Data Hub insieme a una combinazione di altri servizi basati sul cloud. Non vedo l’ora di continuare a condividere le best practice data-driven con i clienti e a supportarli nell’aumentare la maturità nell’utilizzo dei dati e dei prodotti e servizi di Cloudera per gestire le proprie attività”. The post Amy O’Connor nominata Chief Data e Information Officer di Cloudera appeared first on Data Manager Online.
HTC U12 potrebbe essere il primo smartphone 5G al mondo
Una fugace apparizione a Taiwan dove, complice un test di velocità, il telefonino ha mostrato il supporto al prossimo standard di rete pronto non prima del 2019 Il suo nome in codice è Imagine, ed è quello che potrebbe nascondere sotto la scocca, l’immaginazione. Si, perché possiamo solo immaginare quale beneficio porterà connettersi a una rete 5G in mobilità, scaricando file come mai prima d’ora e beneficiando di streaming audiovisivi in altissima qualità. Il dispositivo in questione è l’HTC U12 e il suo legame con il 5G è più di un’indiscrezione. Apparso durante un evento per pochi intimi a Taiwan, l’unica foto che ritrae il telefonino mostra una schermata della conosciutissima app Speedtest, che serve a capire la velocità di un network a cui si è agganciati. Il software è tra i più affidabili in circolazione, visto che poggia sulla struttura di Ookla, scelta da alcuni vendor, come Fastweb, per misurare le metriche di connettività in modalità cablata, wireless e mobile. Ebbene, il fantomatico HTC U12 mostra un rate in download impressionante: 809,58 Mbps, impossibile con le reti attuali, più probabile grazie al protocollo in via di definizione. Cosa c’è di vero Difficile dire se quello in foto sia davvero l’U12 o un prototipo costruito per mostrare le potenzialità del 5G, sta di fatto che la compagnia taiwanese ha bisogno di riprendere vigore in un mercato nel quale non è più protagonista da tempo, e farlo con il primo smartphone al mondo capace di supportare il nuovo standard sarebbe un bel vantaggio. Del resto, l’accoppiata hardware necessaria è già in circolazione: processore Snapdragon 845 e modem di rete X20, ai quali affiancare altre specifiche tecniche al top, come un display senza bordi 18:9, Ram in abbondanza e reparto grafico di un certo livello; tutte caratteristiche di cui il cellulare dovrebbe essere dotato. Probabilmente HTC presenterà U12 dopo il Mobile World Congress di Barcellona, anche perché al momento l’azienda non ha comunicato conferenze durante le giornate iberiche. Resterà da capire poi quando il terminale arriverà effettivamente nei negozi, considerando che il 5G, anche a Taiwan, non si paleserà prima dell’inizio del 2019. The post HTC U12 potrebbe essere il primo smartphone 5G al mondo appeared first on Data Manager Online.
Olimpiadi Invernali 2018: i pericoli secondo FireEye

A cura di Daniele Nicita, Consulting Systems Engineer I grandi eventi sportivi come le Olimpiadi creano tipicamente un aumento delle spese da parte dei consumatori, il che offre ai criminali informatici maggiori opportunità per perseguire diversi tipi di attività dannose. Con l’inizio imminente delle Olimpiadi Invernali del 2018 – che si terranno dal 9 al 25 febbraio 2018 a Pyeongchang in Corea del Sud – ci aspettiamo che questi eventi genereranno qualche attività di minaccia informatica. Essi potranno essere rivolti sia ad organizzazioni specifiche coinvolte nella sponsorizzazione, promozione e partecipazione ai giochi, sia usufruendo dell’attenzione che questo evento genera nella comunità, diffondendo un contenuto di richiamo con all’interno un malware. Sulla base anche di quanto accaduto durante le Olimpiadi precedenti, queste minacce comprenderanno probabilmente gruppi di spionaggio informatico, attivisti e cyber criminali. Basandoci sulle minacce emergenti, il paese ospitante e le tendenze storiche, è probabile che le Olimpiadi Invernali del 2018 siano fortemente minacciate da gruppi di cyber spionaggio Nation-State e da gruppi di attivisti nazionalisti, provenienti in particolare da Paesi in conflitto con il Paese ospitante o in conflitto con il Comitato Olimpico Internazionale (CIO). Pensiamo che i Giochi Olimpici del 2018 vedranno un incremento delle attività di minaccia da parte dei cyber criminali all’interno e all’esterno della regione, anche se è improbabile che si arrivi ai livelli raggiunti durante le Olimpiadi Estive del 2016, data la sofisticazione dell’ambiente dei cyber criminali in Brasile. I cyber criminali hanno maggiori opportunità di rubare e monetizzare credenziali di pagamento o altre informazioni sensibili. Gli attori possono anche tentare di compromettere gli esercenti, che forniscono servizi per l’evento, per rubare le credenziali di pagamento in un punto centralizzato, utilizzando malware POS o altri strumenti. Gli attori potrebbero utilizzare spam che tratti delle Olimpiadi per distribuire malware e indirizzare le vittime ai siti di phishing per infettare i computer delle vittime con malware. Tali malware potrebbero raccogliere le credenziali finanziarie, nomi utenti e password per gli account delle vittime, e altre informazioni di identificazione personale (PII). Ad esempio, basandoci sull’intelligenza ricavata dalle tecnologie di rilevazione di FireEye, abbiamo già osservato l’utilizzo di esche a tema Olimpiadi 2018, anche se non sono ancora state identificate tutte le componenti legate a queste campagne. I viaggiatori, indipendentemente dai Giochi Olimpici, dovrebbero sempre rimanere vigili quando sono in viaggio. Il rischio di furto varia a seconda del Paese. Le possibilità di ottenere informazioni digitali rubate tramite malware o a causa dell’utilizzo della carta di credito in luoghi compromessi è aumentata, poiché siamo diventati sempre più dipendenti da come comunichiamo e svolgiamo affari e transazioni. I viaggiatori dovrebbero anche considerare quali attrezzature portano con sè, a quali hotspot si collegano tramite wifi e assicurarsi sempre che qualsiasi dispositivo sia aggiornato prima di viaggiare e che durante il viaggio non debba mai essere lasciato incustodito. Se durante il viaggio non è previsto l’utilizzo di apparecchiature come laptop o smartphone, sarebbe meglio considerare la possibilità di non portarli proprio e lasciarli a casa. Seguire questi semplici e pochi consigli consentirà una maggiore sicurezza e tranquillità per tutti. The post Olimpiadi Invernali 2018: i pericoli secondo FireEye appeared first on Data Manager Online.
HP, i nuovi notebook strizzano l’occhio al premium
A cominciare dal design, con i notebook EliteBook 800 G5 e le workstation portatili ZBook 14u e 15u, HP porta le caratteristiche premium della linea EliteBook 1000 anche nel segmento commercial mainstream Girandola di annunci per i notebook EliteBook 800 e le workstation portatili delle serie Zbook di casa HP. Nelle parole della società, si tratta della “gamma di PC più sicuri e gestibili al mondo”, e in effetti le caratteristiche paiono essere di tutto rispetto, pur scontando la consueta enfasi tipicamente yankee, che ha spinto Mike Nash, Vice President Customer experience and portfolio strategy di HP e soprattutto Chief Tecnologist dei PC, a dichiarare nella web conference di presentazione che “gli annunci di oggi fanno seguito a un 2017 che ci hanno visto fare il maggior numero di lanci di prodotti premium in assoluto, per esempio con l’Elitebook X360 che è il convertibile business più sottile e leggero al mondo, oppure con l’Elitebook 1040 che è il notebook business ultraslim da 14 pollici più potente al mondo”. In ogni caso, si tratta di primati che nell’arco del 2017 hanno consentito ad HP una crescita del 22,9 per cento nei ricavi da prodotti premium, come ha voluto sottolineare Mike Nash, specificando che “sulla scorta di questi risultati, iniziamo il 2018 portando nel segmento mainstream dell’area commercial tutta la forza della nostra innovazione di tipo premium, anche per venire incontro alle crescenti esigenze del mondo dei lavoratori di oggi, che non è più disposto ad accontentarsi, come è emerso anche dalle nostre ricerche”. “Design, sicurezza e collaboration” In effetti, l’indagine citata da Mike Nash mostra un quadro molto particolare di quella molti indicano come la “modern workforce”, cioè il mondo dei lavoratori professionali: quasi due su tre, per l’esattezza il 62 per cento, lavorano in più di una location, e una quota analoga, il 65 per cento, si trova a collaborare più volte al giorno, mentre un numero più elevato, superiore all’80 per cento, svolge attività di lavoro anche durante il tempo libero. Rivolgersi in maniera adeguata a questo nuovo profilo di clienti comporta, secondo Mike Nash, “spingere su un’innovazione che faccia leva su tre pilastri di base: design, che tenga conto delle modalità in cui si vive e si lavora, sicurezza, che significa poter lavorare ovunque, e infine collaboration, per essere sempre connessi e creare in ogni momento”. Certamente questo non significa che “abbiamo messo in secondo piano le esigenze dei responsabili IT in azienda, ma che cerchiamo di tenere conto anche delle nuove istanze espresse dalla modern workforce”, ha voluto sottolineare Mike Nash. I Millennial come target Il risultato di questa combinazione di indicazioni è la gamma di prodotti presentata oggi da HP. Sinteticamente, la serie 800 G5 degli EliteBook rappresenta una valida alternativa alla serie 1000, quella dichiaratamente premium, della quale riprende molte caratteristiche di classe enterprise, come le prestazioni e le funzionalità di sicurezza e di collaborazione. In maniera analoga, le due nuove workstation portatili ZBook 14u e 15u portano le caratteristiche vincenti delle ZBook su una scala più compatta ma sempre molto performante. Il focus dei nuovi annunci è in sostanza quello di portare l’esperienza premium nei PC mainstream, anche perché “oltre il 60 per cento del venduto commercial appartiene all’ambito mainstream”, ha rivelato Mike Nash, spiegando che “la generazione dei Millennial rappresenta oggi la maggioranza dei lavoratori mainstream, e il segmento premium non è uno standard nei posti di lavoro di oggi, mentre, per contro, il design costituisce un elemento discriminante per i Millennial”. Primati su tutta la linea Ecco quindi che gli EliteBook 800 diventano oggi, con la release G5, i primi della gamma HP a montare i processori Intel Core vPro di ottava generazione, dispongono della scheda grafica AMD Raden RX450, e vantano primati come una batteria che può durare fino a 14 ore oppure la ricarica rapida che in solo mezz’ora permette di avere il 50 per cento di capacità. La gamma, articolata nei tre modelli 830, 840 e 850 rispettivamente da 13,3, 14 e 15,6 pollici, sfoggia il design premium della serie 1000, caratterizzata da linee tese e dallo chassis in alluminio anodizzato. Tra le altre novità, il display che si regola automaticamente in base all’illuminazione dell’ambiente e la presenza di un microfono secondario verso l’esterno, per ridurre il rumore, un po’ in stile smartphone, verrebbe da osservare. Infine, le workstation mobili ZBook 14u e 15u, basate sull’ottava generazione di processori Intel Core Quad Core con tecnologia vPro e sulle schede grafiche AMD Radeon, vantano primati come l’esser le prime workstation mobili al mondo ad avere il display a prova di privacy e la certificazione per le applicazioni CAD e di progettazione professionale da parte di più di 25 Independent Software Vendor. Entrambe le linee di prodotti sono già disponibili. The post HP, i nuovi notebook strizzano l’occhio al premium appeared first on Data Manager Online.
Evoluzione shock, i primi inglesi avevano la pelle scura e gli occhi azzurri
Possibile rivoluzione del concetto di razza dall’analisi sul Dna di un esemplare di homo sapiens Fino ad oggi gli evoluzionisti avevano abbracciato l’ipotesi che i nostri antenati avessero perso la colorazione scura dopo successivi adattamenti circa 45 mila anni fa. Tuttavia, quanto emerge dalle analisi sul Dna di alcuni fossili di quello che dovrebbe essere un esemplare di Homo Sapiensrisalente a circa 9 mila anni fa, potrebbe portare a rivoluzionare conclusioni sul concetto di razza. L’uomo di Cheddar e lo sviluppo della carnagione chiara I fossili analizzati provengono dalla grotta di Gough, nella Gola di Cheddar, nella Contea di Somerset, e sono quelli del nostro antenato noto come Uomo di Cheddar, portati alla luce nel 1903. Gli scienziati evoluzionisti hanno riformulato l’ipotesi in base alla quale la carnagione chiara si sia sviluppata solo successivamente con l’adozione da parte dei nostri antenati di un economia stanziale prevalentemente di tipo agricolo. Il Dottor Tom Booth, ricercatore presso il Museo di Storia Naturale di Londra, spiega come questo scoperta ci fa capire che la popolazione vissuta alle nostre latitudini non aveva probabilmente le stesse caratteristiche fisiche di quella attuale. L’ipotesi è che al momento della morte l’Uomo di Cheddar avesse circa 20 anni e fosse alto circa 166 centimetri. Inoltre il nostro antenato viveva soprattuto di caccia e dei frutti che crescevano spontaneamente dalla terra. Solo il 10% di Dna condiviso Si stima che gli anglosassoni abbiano ereditato solo il 10% circa del patrimonio genetico dell’Uomo di Cheddar, in quanto poi sarebbero stati soppiantati da altre popolazioni provenienti dal Continente europeo, che ai tempi doveva esser collegato alla Gran Bretagna da un’area denominata Doggerland. Questa popolazione dedita all’agricoltura avrebbe assorbito al loro interno gli autoctoni. Al momento però si tratta solo di ipotesi, ancora da confermare. The post Evoluzione shock, i primi inglesi avevano la pelle scura e gli occhi azzurri appeared first on Data Manager Online.