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Piano nazionale per la cyber security: un punto da cui partire

A cura di Marco Rottigni, Senior System Engineer, Southern Europe di FireEye In Italia, così come nel resto del mondo, si guarda con sempre maggiore attenzione alla Cyber Security, tema fino a pochi anni troppo poco esplorato da molte organizzazioni. Ora se ne parla spesso: i telegiornali riportano notizie quotidiane di attacchi hacker, la stampa specialistica propone approfondimenti frequenti e persino la chiacchiera da bar della mattina prevede di parlare, tra un caffè e una brioche, della tal azienda che è stata “breachata”. La percezione di questo tema è insomma diventata mainstream, seppur con diversi livelli di competenza e approfondimento. Siamo circondati da dati, in continuo aumento di numero e di qualità; le aziende devono prestare sempre più attenzione a rendere proprio questi dati il più protetti possibile. Il tema ha interessato sempre più le imprese; del resto la parola cyber  ha la sua radice proprio nella parola greca kibernete, che definisce il pilota di una nave. La similitudine funzionale con il ruolo dell’Executive Management aziendale eleva quindi l’importanza della Cyber Security a un tema che DEVE interessare tutti i livelli decisionali ed operativi delle imprese stesse. È con questo obiettivo che anche in Italia è stato pubblicato, sulla Gazzetta Ufficiale del 31 maggio 2017, il piano nazionale per la protezione cibernetica e la sicurezza informatica. Questo nuovo piano, che stabilisce la roadmap per l’adozione da parte dei soggetti pubblici e privati delle misure prioritarie per l’implementazione del Quadro Strategico Nazionale (QSN), segue un’iniziativa simile rilasciata per il periodo 2014-2015, forte dell’esperienza di quell’iniziativa e di quella maturata da paesi tecnologicamente più avanzati. Rappresenta un passo strategico importante soprattutto in chiave programmatica ed evolutiva del sistema Paese, ratificando molte delle moderne Best Practice suggerite da framework internazionali. È anche un passo che sollecita caldamente, alle infrastrutture sia pubbliche che private, l’adozione di strategie di difesa basate su analisi e risposta; il potenziamento di capacità quali Intelligence per l’attribuzione dell’attaccante, comprensione delle tattiche e tecniche di attacco; azioni di cooperazione e condivisione di informazioni, diffusione della cultura di sicurezza. Prevede, inoltre, operazioni di consolidamento degli organi preposti al monitoraggio ed alla difesa da attacchi cyber, al fine di snellire i processi di rilevamento, analisi e risposta in caso di attacco cibernetico. L’accento forte che il QSN pone su temi di organizzazione, di analisi, di potenziamento delle tecnologie per un miglior rilevamento e di aumento della capacità di contrasto definiscono quella resilienza che dovrebbe diventare il vero obiettivo per gestire al meglio la difesa da attaccanti e attacchi nella sfera cyber. FireEye azienda di Intelligence Led Security, da sempre basa la sua offerta su tre ambiti, interdipendenti e imprescindibili: tecnologia, competenza operativa e Intelligence. Gli attacchi cyber sono evoluti recentemente verso tattiche e strategie ideate da attaccanti molto ben strutturati e organizzati. Per quanto sofisticata, nessuna tecnologia può bastare da sola a garantire il rilevamento di segnali di attacco che spesso non utilizzano neppure strumenti di malware; bensì metodologie, compromissione del fattore umano, furto di credenziali e ingegneria sociale. Il contrasto di questo tipo di attaccante deve necessariamente far leva sulla conoscenza della minaccia e della tipologia di attaccante; sulla capacità di gestire le Security Operations in modo snello, rapido e collaborativo; sulla capacità di contenere le infezioni, di utilizzare sistemi di triaging per investigare in modo preciso ed approfondito le evidenze; di isolare l’attaccante, prevenendo così il trafugamento dei dati e delle informazioni obiettivo della missione di attacco. La ratifica di queste esigenze a livello nazionale, l’inserimento di linee guida programmatiche e operative in un documento chiaro, organizzato in un Quadro Strategico da cui deriva un Piano Nazionale a cui segue un Piano di Azione denota lungimiranza e volontà di rendere l’implementazione di queste capacità necessaria ed accessibile; sia per il sistema Stato che per gli attori pubblici e privati in ottica di cooperazione per una difesa comune. The post Piano nazionale per la cyber security: un punto da cui partire appeared first on Data Manager Online.

L’iPhone 8 anticipato all’IFA 2017

Varie conferme in giro per la fiera presso gli stand dei produttori di cover e accessori. Confermato il display full e l’assenza del tasto Home Non ci sono dubbi: l’iPhone 8 è esattamente come blog e testate di settore lo hanno raccontato negli ultimi mesi. La prova, quella più concreta, è arrivata alla recente IFA di Berlino, fiera dell’innovazione hi-tech, a cui erano presenti molti produttori di cover e accessori per i principali marchi. Tra i gadget in mostra, sorprendentemente ve ne erano anche alcuni per il prossimo melafonino, sebbene la presentazione ufficiale sarà solo a metà settembre. Come è possibile? Sappiamo che chi realizza prodotti basilari per dispositivi del genere, come cover e pellicole protettive, riceve in anticipo i disegni di smartphone e tablet da parte dell’azienda, per arrivare nei negozi in concomitanza con l’uscita. È evidente che a pochi giorni dal lancio, i brand di riferimento sappiano già, alla perfezione, forme e dimensioni dell’iPhone 8. Trainati dall’interesse La voglia di scoprire concretamente in che modo Apple ha deciso di rivoluzionare il suo modello di punta ha spinto le varie aziende a incrementare l’interesse intorno al loro marchio, piazzando in bella vista le cover prima del tempo. Mossa giusta o sbagliata? Difficile dirlo, anche se è probabile che la Mela non abbia preso benissimo iniziative del genere. Allora come è fatto l’imminente iPhone 8? Schermo full touch e “infinity”, alla stregua del Galaxy S8, niente tastino Home, probabilmente integrato sotto lo schermo e dimensioni più generose, tali da raggiungere i pollici del Note8 di Samsung. Ci sono davvero pochi dubbi a riguardo se non per i materiali di costruzione, colori ed eventuali declinazioni del telefono, anche se pare che le uniche varianti saranno l’iPhone 7S e l’iPhone 7S Plus, contentini per gli amanti della generazione attuale, quella che appartiene già al passato. The post L’iPhone 8 anticipato all’IFA 2017 appeared first on Data Manager Online.

Windows 10: il Fall Creators Update arriva il 17 ottobre

Microsoft ha confermato la data per l’aggiornamento gratuito incentrato sulle soluzioni di creatività per singoli e aziende. Focus sulla mixed reality Il big update di Windows 10 è quasi pronto. Microsoft ha infatti annunciato la data in cui comincerà il rollout dell’aggiornamento a livello globale: 17 ottobre. Probabilmente servirà qualche giorno perché la notifica raggiunga tutti gli utenti ma ne varrà la pena. Anche se gli sviluppatori stanno ancora lavorando alle implementazioni finali, conosciamo già le principali novità della release. Il punto centrale è la Windows Mixed Reality, una piattaforma che fungerà da centro di controllo per tutti i dispositivi supportati connessi. Tra questi la concorrenza di HTC Vive e Oculus Rift ma soprattutto i visori basati su MR, tra cui i recenti Lenovo Explorer e l’Acer Windows Mixed Reality, per ora in Developer Edition, con tanti altri in arrivo (Dell, HP, Asus). Cosa cambia Terry Myerson, a capo della Windows Experience ha detto dall’IFA di Berlino: “La missione di Microsoft è quella di aiutare ogni persona e azienda a raggiungere gli obiettivi prefissati con semplicità, utilizzando Windows 10. Il Fall Creators Update è la porta verso il futuro, costruita insieme a tutti i nostri partner”. Il nome dell’aggiornamento non è banale. Il richiamo alla Mixed Reality vale sia per i fruitori che per i produttori di contenuti, che potranno beneficiare di un modo più semplice con cui pubblicare i loro giochi e app. A livello funzionale, vedremo un menu dedicato al monitoraggio delle prestazioni della scheda grafica e l’arrivo di una modalità di gioco (vale anche per le scorribande in 3D) potenziata, con maggiore accesso ai parametri. Insomma, il percorso Windows as a Service prosegue e sembra essere il modo migliore per introdurre service pack più frequenti e interessanti. L’idea è di rinnovare il sistema ogni 6 mesi, mantenendo però lo stesso nome, Windows 10 appunto. The post Windows 10: il Fall Creators Update arriva il 17 ottobre appeared first on Data Manager Online.

Perché Google ha creato XXVI?

XXVI è una nuova holding creata da Google che ne racchiude le cosiddette “other bets” Nel 1998 Google era solo un motore di ricerca mentre oggi è l’azienda di maggior valore al mondo davanti al colosso Apple e con interessi che vanno ben oltre il web. Nel 2015 la società di Mountain View ha avviato una profonda riorganizzazione con la nascita di Alphabet, la holding che ne raccoglie e gestisce tutte le attività. Come rivela Bloomberg, il primo di settembre questo processo si è completato con la fondazione di XXVI, una nuova società che racchiude in sé le startup che si sono formate negli ultimi anni e fino ad oggi conosciute come “other bets” (altre scommesse). Il nome rappresenta il 26 in numeri romani, tante quante sono le lettere dell’alfabeto inglese. Dal punto di vista operativo e del controllo azionario per Google non è cambiato nulla. Semplicemente le varie società sussidiare sono state separate legalmente dalla casa madre, che da società per azioni è diventata a responsabilità limitata. Di cosa si occupa quindi XXVI? L’azienda gestisce molti dei progetti più avveniristici di Google a partire dalla guida autonoma e l’intelligenza artificiale. Sotto la sua ala troviamo infatti Waymo, che sta sperimentando un proprio servizio di ride sharing, ma anche i laboratori X Lab dedicati alla ricerca in campi come la robotica, AI, consegne via droni, Project Loon e molto altro ancora. Fanno riferimento a XXVI anche aziende come Verily Life Sciences (prima Google Life Sciences) e Google Fiber. La prima lavora per migliorare la qualità della vita mentre la seconda si occupa della diffusione della fibra ottica negli Stati Uniti. The post Perché Google ha creato XXVI? appeared first on Data Manager Online.

Ricoh THETA V, la nuova fotocamera per immagini a 360 gradi che registra video in 4K con audio spaziale

RICOH COMPANY, LTD e RICOH IMAGING COMPANY annunciano “RICOH THETA V”, la nuova fotocamera a 360° top di gamma della linea THETA, che Ricoh ha progettato grazie all’utilizzo di tecnologie innovative. Tra le caratteristiche principali: “RICOH THETA V” è in grado, ad alta velocità di trasferimento dei dati, di registrare video in qualità 4K con audio spaziale, così da rendere l’esperienza della ripresa sferica sempre più immersiva e coinvolgente Ricoh, che ha come mission quella di supportare le aziende e le persone con tecnologie e servizi che promuovono l’innovazione, ha lanciato nel 2013 RICOH THETA, un primo modello di macchina fotografica per foto sferiche a 360°. Questo prodotto, che crea immagini dall’espressione visiva unica e inaspettata, ha subito conquistato il mercato ed è diventato uno strumento per appassionati di fotografia ma utile anche per coloro che utilizzano le immagini in ambito lavorativo. La fotografia sferica è per sua natura molto lontana dal concetto tradizionale di scatto fotografico che si basa sul principio della composizione dell’immagine, ma consente alle persone di rivivere in futuro le stesse sensazioni e l’atmosfera di quei momenti. Considerando la rapida crescita del mercato della realtà virtuale (VR), la grande diffusione dei siti social che supportano anche fotografie a 360° e la necessità di utilizzare questa tipologia di immagini nel settore lavorativo, riteniamo che la domanda dei dispositivi di acquisizione di foto sferiche potrà godere nell’immediato futuro di un esponenziale incremento. “RICOH THETA V” è una macchina di design, estremamente intuitiva, molto elegante con un corpo compatto, leggero e facile da portare ovunque. È stata progettata per un trasferimento dati ad alta velocità in grado di elaborare comodamente grandi volumi di informazioni, di registrare video sferici in qualità 4K con audio spaziale per una visione suggestiva e coinvolgente. Per assicurare la massima flessibilità di utilizzo, la macchina può collegarsi a un dispositivo mobile utilizzando Bluetooth o LAN Wireless. Questo modello dispone di un sistema operativo estremamente espandibile, che permetterà agli utenti di ricevere miglioramenti futuri delle prestazioni grazie ai costanti aggiornamenti del firmware, così da poter avere un prodotto sempre più performante e di altissima qualità. The post Ricoh THETA V, la nuova fotocamera per immagini a 360 gradi che registra video in 4K con audio spaziale appeared first on Data Manager Online.

Con Tinder Gold puoi sapere a chi piaci

Tinder Gold permette di sapere chi ha dimostrato il proprio interesse senza la necessità di un match oltre ad altre funzioni ma bisogna pagare In questi giorni Tinder, la celebre app di appuntamenti, ha scalato le classifiche dei software a pagamento su App Store arrivando in prima posizione con una velocità incredibile. Questo rapido successo è da imputare al lancio di un nuovo servizio chiamato Gold che consente di sapere a chi piaci senza bisogno di fare match. Il tutto non è gratuito ma sembra comunque abbia riscosso un discreto interesse tra i possessori di smartphone. Tinder Gold snatura l’essenza originale dell’app ma questo non sembra importare a chi sta cercando la propria anima gemella online. La funzione consente non solo di conoscere chi ha messo mi piace al nostro profilo ma permette anche di avere like infiniti, 5 super like al giorno, un boost al mese e niente pubblicità. Inoltre, con Tinder Gold si possono cercare persone al di fuori della propria area geografica, visionare il profilo di chi ha mostrato il proprio interesse senza dover fare match e rimediare ad un frettoloso swipe a sinistra. Il servizio costa 5 euro al mese in aggiunta al pacchetto Plus. Quest’ultimo ha un prezzo di 9,99 euro per gli under 28 e di 19,90 euro per quelli di età superiore. Al momento Tinder Gold è disponibile solo su iOS ma a partire dal prossimo mese arriverà anche per Android. Se volete conoscere altre app per incontri vi rimandiamo alla nostra classifica dei software per trovare l’amore più utilizzati su smartphone e tablet. The post Con Tinder Gold puoi sapere a chi piaci appeared first on Data Manager Online.

Fujitsu in tre Magic Quadrant di Gartner per la sua offerta End-to-End Hybrid IT

Posizionata in tre Magic Quadrant di Gartner relativi ai mercati dei servizi infrastrutturali nei quali sono state valutate le capacità di Fujitsu nell’Hybrid IT Fujitsu è l’unico fornitore di soluzioni di tecnologia ad essere stato incluso da Gartner in ben tre dei suoi Magic Quadrant; dopo aver posizionato Fujitsu come leader nel Magic Quadrant europeo del 2017 sul Data Center Outsourcing (DCO) and Infrastructure Utility Services (IUS), Gartner ha incluso la società giapponese in due nuovi report che riguardano il mercato dell’infrastruttura cloud. Nel Magic Quadrant europeo for Managed Hybrid Cloud Hosting di Gartner per il 2017, si definisce il managed hybrid cloud hosting di Fujitsu come “un’offerta con hosting standardizzato che combina la piattaforma cloud-enabled system infrastructure (CESI) – che comprende un pool di compute, network e storage hardware – con un framework software di infrastruttura cloud che facilita un provisioning self-service e rapido ai dati.” Inoltre, Fujitsu viene citata nel Magic Quadrant worldwide 2017 di Gartner per il Cloud Infrastructure-as-a-Service3, perchè “non solo include le sue stesse risorse Cloud IaaS, ma anche la gestione automatizzata di queste risorse, gli strumenti di gestione as-a-service e i servizi infrastrutturali cloud software”. Conway Kosi, Head of Managed Infrastructure Services EMEIA di Fujitsu, ha dichiarato: “La presenza di Fujitsu in tre Magic Quadrant di Gartner testimonia il nostro costante impegno nel far evolvere gli ambienti Hybrid IT di prossima generazione per migliorare sempre più l’innovazione e l’interoperabilità. Fujitsu vanta approfondite competenze nell’Hybrid IT, oltre che la capacità di orchestrazione nella gestione dei servizi. Questo permette di offrire ai nostri clienti la giusta soluzione per ogni tipo di esigenza – dallo sviluppo di ambienti IT end-to-end di prossima generazione fino all’intero outsourcing delle infrastrutture. Ai nostri clienti possiamo garantire il perfetto equilibrio tra la tecnologia tradizionale e i servizi cloud, indispensabili per guidare la digital transformation”. Fujitsu combina il proprio servizio integrato di Outsourcing Data Center e la propria cloud-based Infrastructure Utility Services con la capacità di gestione del deployment dell’Hybrid Cloud – includendo anche la capacità di orchestrazione di piattaforme cloud di terze parti. Questo è reso possibile dal Fujitsu Cloud Service K5, una piattaforma globale che supporta fast e robust IT, combinando sia IaaS che Platform-as-a-Service (PaaS) in modo da garantire alle aziende una maggiore agilità, efficienza e la capacità di sviluppare velocemente applicazioni native cloud. Fujitsu collabora con i propri clienti per trovare soluzioni che permettano la migrazione al cloud per supportare le specifiche esigenze di ciascun business. Tutto ciò grazie a servizi cloud K5 locali, presenti in tutto il mondo per garantire la massima performance e compliance. The post Fujitsu in tre Magic Quadrant di Gartner per la sua offerta End-to-End Hybrid IT appeared first on Data Manager Online.

Dalla PSD2 all’open banking: sfide e opportunità del nuovo scenario dei pagamenti

A cura di Andrea Scarpa, Founder e Direttore Operation di IKS, azienda del Gruppo Kirey Molte aziende vivono l’avvento della PSD2 come un’ulteriore incombenza, in quanto impone una in alcuni casi una revisione profonda dei processi di governance, controllo e sicurezza. Certo, l’adeguamento richiede un impegno consistente, ma ancor prima di porre nuovi vincoli la normativa ridisegna lo scenario stesso dei pagamenti. Infatti, se prima dell’avvento della PSD2 il mondo dei pagamenti online rappresentava una sorta di “giungla” con la PSD2 emergono nuovi ruoli, responsabilità e relazioni tra gli attori, e anche nuove opportunità e modi di fare business. Entro il 13 gennaio 2018 gli Stati Membri dovranno recepire all’interno dei propri ordinamenti nazionali la direttiva 2015/2366/UE, meglio nota come PSD2. Si tratta di un regolamento complesso, che rappresenta la risposta dell’Unione Europea alla necessità concreta di affrontare una situazione di forte deregulation, sia rispetto ai nuovi contesti di mercato che a un quadro regolamentare europeo estremamente frammentato. Regolamentare i pagamenti digitali significa però anche introdurre sul mercato nuove dinamiche industriali che portino le aziende verso una prospettiva di maggiore internazionalizzazione, dotandole di un nuovo approccio collaborativo in grado di fare nascere nuovi ecosistemi a vantaggio dei clienti. L’evoluzione dei pagamenti digitali Per comprendere la PSD2 è necessario fare un passo indietro e guardare a un mercato caratterizzato da una complessità crescente in termini di player ed evoluzioni digitali, dove il mobile si trova sempre più al centro del business, rendendo ormai imprescindibile la necessità di controllare il livello di rischio del dispositivo. I pagamenti digitali crescono a un ritmo incalzante: nel 2016, secondo i dati dell’Osservatorio Mobile Payment & E-Commerce POLIMI, in Italia l’ammontare dei pagamenti tramite i nuovi canali digitali è stato pari a 30,4 miliardi di euro. È evidente come la maggiore propensione degli utenti all’utilizzo di strumenti tecnologici (come tablet, smartphone e wearable), unita al cambiamento nelle abitudini dei consumatori (migliore user experience) e alla necessità di pensare strategie di marketing mirate per aumentare l’utilizzo degli strumenti elettronici e raccogliere informazioni legate al comportamento dei clienti, pongano nuove sfide alle aziende di tutti i settori, con ripercussioni evidenti anche nel mondo bancario. Aumentando il numero dei pagamenti digitali si affacciano sul mercato un numero crescente di operatori con interesse a sfruttare questo mutamento delle abitudini di pagamento; nuovi attori e nuovi scenari che obbligatoriamente necessitano di essere regolamentati per il grande impatto che hanno, soprattutto in termini di sicurezza. In questo contesto si inserisce l’offerta di IKS, leader nell’analisi, implementazione e gestione dei servizi antifrode in ambito bancario per i sistemi di pagamento online. IKS collabora in Europa con i principali vendor di settore e, forte dell’esperienza maturata, ha consolidato la propria offerta in XTN – lo spin-off aziendale specializzato nelle soluzioni di risk based analysis che sfruttando anche tecnologie di intelligenza artificiale, proteggono da possibili frodi o abusi i sistemi di pagamento su svariate tipologie di canali. Nuovi attori per un nuovo mercato L’avvento di questi nuovi player potrebbe accrescere in modo esponenziale il livello di competizione, modificando il contesto tradizionale del business dei servizi bancari e creando nuovi business model con i quali le banche devono necessariamente confrontarsi. La normativa pone degli standard minimi parificando gli attori tradizionali a quelli emergenti, che ereditano dai primi i medesimi oneri in termini di requisiti di sicurezza e normativi, e si propone allo stesso tempo l’obiettivo di promuovere tra di loro una “deliver cooperation” a vantaggio del mercato e dei consumatori. Qual è la chiave per trasformare un obbligo di legge in un’occasione di crescita del business? La direttiva PSD2 rappresenta una tappa cruciale sulla via verso un mercato aperto dei servizi finanziari, spianando la strada all’adozione di soluzioni di API gateway o management in modo da consentire agli sviluppatori di terze parti di costruire applicazioni e servizi introno alla banca stessa. Anche se la Direttiva non fa riferimento esplicito al mondo delle API, in un contesto che richiede contemporaneamente dinamicità e sicurezza, la necessità di disporre di interfacce di programmazione in grado di gestire una connettività sicura tra i conti dei clienti e i vari fornitori di servizi si fa sempre più evidente. Emerge quindi sempre più il concetto di “open banking”, che dal punto di vista normativo si focalizza sulla possibilità di garantire una maggiore trasparenza e possibilità di scelta per i clienti – aspetto notevolmente sottolineato nella PSD2 – ma che per le banche significa anche l’opportunità di mantenere e sviluppare la loro base clienti, permettendo di inserire svariati servizi sviluppati da terze parti, maggiormente personalizzati sui loro bisogni. L’open banking pone in essere tutta una serie di nuove discipline legate all’impatto e all’esecuzione, e ai nuovi canali di distribuzione da gestire per le banche: si tratta di una trasformazione che vede passare il loro business da una prospettiva “product centric” a una “platform centric” e le vede quindi diventare parte di un ecosistema, continuando a gestire una accanto all’altra due tipologie di business, quello tradizionale e quello “nuovo”, occupandosi in quest’ultimo caso sempre più dello sviluppo e della valorizzazione dell’ecosistema con le terze parti. Certo, nell’evoluzione verso l’open banking le banche dovranno essere attente a minimizzare e controllare attentamente gli aspetti di sicurezza, ma la fase iniziale di disagio viene largamente ricompensata dalle potenzialità commerciali che l’API Economy riserva. Per le banche e i partner che le supportano, come per gli altri attori convolti nel processo di pagamento, sarà possibile cogliere queste opportunità solo comprendendo pienamente quali siano le relazioni che li legano, in modo che le interconnessioni tra la banca e il mondo esterno siano eseguite in modo corretto. Le banche devono quindi conoscere quale tipologia di contenuto viene scambiato dalle API o può essere trasferito tramite API rispetto ad ogni singolo processo di business. In sintesi, a pochi mesi dalla scadenza del recepimento della direttiva, ritengo che le aziende del settore si trovino davanti a due scelte: quella “tattica” che le potrà far aderire alla direttiva PSD2 soddisfando le richieste minime di adeguamento per evitare di incorrere nelle sanzioni o perseguire

Sharp svela i suoi display 8K all’IFA

Sharp ha presentato i suoi monitor e TV con risoluzione 7.680 x 4.320 pixel e inizierà la distribuzione nel 2018 Sharp tenta il rilancio dopo l’acquisizione da parte di Foxconn e le previsioni per il futuro sembrano effettivamente rosee per l’azienda. All’IFA 2017 la società leader nel settore dei display ha presentato la nuova gamma di TV e monitor con risoluzione 8K pari a 7.680 x 4.320 pixel. Questa tecnologia non è una novità nelle fiere del settore ma molto presto diverrà una presenza stabile sul mercato dato che oggi il 4K sta diventando uno standard piuttosto comune. All’evento di Berlino è presente anche Huawei con i suoi nuovi processori Kirin 970 con intelligenza artificiale integrata che migliorano le prestazioni e riducono i consumi di batteria. Sharp ha comunque deciso di muoversi con i piedi di piombo aprendo la commercializzazione dei suoi display 8K per il 2017 solo nell’ambito del mercato business to business. Il modello Aquos LV-70X500E 8K da 70 pollici sarà ad esempio venduto in Europa come monitor e non come schermo televisivo. L’anno prossimo la distribuzione sarà estesa anche all’ambito consumer ma solo in alcune aree selezionate in cui verranno già trasmessi contenuti in 8K. Sharp non intende infatti anticipare i tempi evitando così di lanciare un prodotto che non permette di sfruttare a pieno le sue potenzialità per la mancanza di trasmissioni televisive in altissima qualità. L’azienda giapponese comunque ritiene che entro il 2020 il giro d’affari legato ai display 8k raggiungerà facilmente i 2,3 miliardi di euro. The post Sharp svela i suoi display 8K all’IFA appeared first on Data Manager Online.

Le password complesse sono sorpassate?

“La tua password non soddisfa le linee guida di sicurezza” – questo messaggio non sarà più fonte di irritazione per gli utenti dato che le raccomandazioni in merito alla composizione delle password sono state aggiornate. Le linee guida della NIST, di ormai 14 anni orsono, sono attualmente oggetto di revisione. Questo articolo illustra perché Qualche giorno fa, un funzionario dell’Istituto Nazionale degli Standard e delle Tecnologie (NIST) americano, oggi in pensione, ci ha sorpresi: si è scusato pubblicamente per un documento che scrisse nel 2003. Il documento conteneva raccomandazioni per rendere le password più robuste, raccomandazioni seguite da innumerevoli organizzazioni e piattaforme online. All’atto pratico però gli utenti non possono (e non vogliono) ricordare una password sicura basata su tali parametri, ad esempio “yxc^Vo![“$§oAIS@nrvkeu}ih5tK.-n27fd “. E anche se potessero, password così composte non contribuiscono minimamente alla sicurezza. Se un certo insieme di criteri per la composizione di una password sicura è noto, un computer può infatti scartare interi gruppi di potenziali password. Se si suppone che una password abbia una lunghezza massima di 16 caratteri e che il primo carattere non sia un carattere speciale, si escludono automaticamente un paio di milioni di combinazioni. Se il sistema sa che la password contiene solo un carattere speciale (ove ad esempio spazi o dieresi non sono consentiti), si riduce ulteriormente il numero di possibili combinazioni. Dizionari e “tabelle arcobaleno” semplificano ulteriormente l’attività di un computer. La costante riduzione dei costi necessari per incrementare la potenza di calcolo dei sistemi è un ulteriore motivo a favore di una totale revisione delle regole attuali. L’uomo semplifica Le linee guida implementate nelle aziende per la creazione di nuove password sono motivo di frustrazione per i dipendenti su scala globale. Obbligati a cambiare la password a intervalli regolari, gli utenti devono spesso seguire criteri quali: Lunghezza di almeno 8 caratteri  – Alcune piattaforme definiscono anche la lunghezza massima della password (16 caratteri) o la tipologia di determinati caratteri, ad esempio “il primo carattere non può essere un carattere speciale” Giusto mix di lettere maiuscole e minuscole La password deve contenere almeno un carattere speciale e una cifra; non sono ammessi spazi E’ vietato riutilizzare una password impiegata negli ultimi 12 mesi Se da un lato lo scopo primario del documento era quello di sbarazzarsi di password troppo facili da indovinare sostituendole con password più forti e complesse quindi meno decifrabili, dall’altro gli esseri umani tendono a semplificarsi la vita: “P@$$w0rd” ad esempio è una password lunga 8 caratteri, contiene lettere maiuscole e minuscole, tre caratteri speciali e una cifra, parametri che soddisfano tutte le linee guida di sicurezza. Dopo tre settimane viene chiesto all’utente di cambiare la password. Sempre volendo semplificare le cose, l’utente reitera la password con una variazione minima, “P@$$w0rd2”. Tre settimane dopo sarà “P@$$w0rd3”, e così via. Questa procedura, unitamente alle linee guida di cui sopra, ha dato origine a password che sono davvero difficili da gestire per gli esseri umani, ma facilmente individuabili per un computer. Qual è la novità? Il documento aggiornato propone modifiche che paiono musica per le orecchie di coloro che hanno lottato tutta la vita con password complesse. Si pone l’accento sull’uso di password facilmente memorizzabili. Le stesse dovrebbero comunque avere almeno 8 caratteri e si raccomanda una lunghezza massima di 64 caratteri. Ciò elimina a priori messaggi come “la password non può essere più lunga di X caratteri”. Alcuni caratteri non permessi in passato – come gli spazi – adesso potrebbero essere consentiti. Anche l’obbligo di modificare una password dopo un certo tempo sarebbe, secondo il NIST, una pratica sorpassata. La variazione della password dovrebbe aver luogo solo se sussiste motivo di credere che una password sia stata compromessa o su richiesta dell’utente, qualora l’abbia persa / dimenticata. Oltre a ciò, è consigliata l’autenticazione a più fattori. Sebbene sia una prassi consolidata in molte aziende, non si può ancora dire che sia stata adottata su larga scala. Alcune piattaforme online offrono anche la “verifica in due passaggi” per l’accesso a un account. La verifica consta dell’inserimento di nome utente e password e di un codice monouso generato da un’apposita applicazione. In ogni caso, l’utente necessita di diversi elementi per poter accedere a una risorsa o a un account. Tuttavia l’uso di messaggi testuali (SMS) come mezzo per trasmettere il secondo fattore di autenticazione è sconsigliato a fronte dei dubbi in merito all’effettiva sicurezza di tale strumento.     Cosa significano queste raccomandazioni per utenti e operatori? È importante menzionare che sebbene le pubblicazioni NIST contengono raccomandazioni non vincolanti giuridicamente, queste sono seguite da molti operatori. Fino a quando le nuove linee guida non saranno implementate, gli utenti non noteranno alcuna differenza. Molti provider e amministratori di sistema continueranno a fare affidamento sull’autenticazione classica con nome utente e la password. Ci aspettiamo però che l’autenticazione a più fattori venga utilizzata con maggior frequenza rispetto a oggi – soprattutto da parte dei maggiori operatori. Alcune delle regole ferree attualmente in uso per la composizione di una password potrebbero ammorbidirsi. Lato operatori, le nuove linee guida chiariscono che una corretta protezione dell’account non è compito da demandarsi esclusivamente all’utente, perché se una password viene compromessa tramite phishing, è irrilevante quanto fosse robusta. Anche i provider sono quindi tenuti a fare uno sforzo. Invece di costringere gli utenti a mettere a punto password sempre più complesse dovrebbero tutelare efficacemente gli account aumentando la sicurezza lato server e introducendo metodi di autenticazione alternativi o aggiuntivi. Ricevere la password che abbiamo impostato noi stessi cliccando sul link “password dimenticata” è un chiaro indicatore che il fornitore non protegge le password correttamente. Anche avvalersi di una cifratura debole è errato: l’hardware utilizzato per irrompere nei dati crittografati e decifrare algoritmi di hashing deboli, come quelli impiegati da LinkedIn tempo fa, può produrre miliardi di combinazioni al secondo fino a trovare una corrispondenza. La ricetta per (password) sicure: “Hashing, salatura, allungamento” L’hashing non è uguale alla crittografia, sebbene si ritengano spesso strumenti intercambiabili. La crittografia è sempre reversibile, cioè il testo originale può essere sempre decriptato e recuperato