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L’alternativa a Pirate Bay? Google Drive!

Quasi 5 mila richieste di rimozione da parte delle case di produzione di Hollywood e di altri soggetti detentori del copyright. Ecco come gli utenti evitano i controlli di Big G Una volta chiuso Pirate Bay e messe al tappeto le alternative più famose (Torrentz.eu e TorrentHound) i protettori del copyright pensavano di aver chiuso per molto tempo la storia della diffusione non autorizzata di contenuti audiovisivi online. E invece, come dimostrano le quasi 5.000 mila richieste di rimozione a Google da parte delle agenzie di produzione di Hollywood e di altre compagnie e soggetti che detengono il copyright di film e canzoni, la strada da fare è ancora lunga. Questa volta Big G non entra nel merito dei link visualizzati nei risultati di ricerca ma nella gestione di una sua piattaforma: Drive. Cosa succede Si, perché hacker e navigatori hanno imparato a eludere le analisi di Mountain View sfruttando il cloud pubblico della compagnia, per diffondere indirizzi web e interi filmati senza essere oscurati in maniera automatica, lasciando così attive le destinazioni per diverso tempo prima di un intervento. Ma come ci riescono? In modi diversi. Ad esempio creando liste di siti web che puntano a piattaforme video dove i contenuti sono privati, non elencati e dunque difficilmente riconoscibili da parte dei software di controllo automatizzati. Altre volte incollando nei file di testo direttamente il codice embed dei video, anch’esso poco individuabile se non con uno scouting manuale. Il risultato? Le già citate 5 mila richieste di cancellazione dei file condivisi, per lo più diffusi in forum e gruppi Facebook. In confronto alle migliaia di riscontri su Google Drive, su Dropbox esistono meno di 200 casi del genere, così come su OneDrive e Mega, che invece si pensava potesse ereditare la storia p2p del precedente Megaupload. The post L’alternativa a Pirate Bay? Google Drive! appeared first on Data Manager Online.

Huawei supera Apple ed è il secondo produttore al mondo di smartphone

Grazie alle vendite di inizio estate, Huawei potrebbe avere raggiunto il secondo posto nel settore smartphone a discapito di Apple Oggi potrebbe essere avvenuto un cambio di consegne epocale nel mondo smartphone. Huawei non ha mai nascosto di puntare al primo posto del settore ma fino ad oggi non era mai riuscita a raggiungere i numeri di veri e propri colossi come Apple e Samsung, il cui Galaxy Note 8 ha già qualche problema dal lato sicurezza. Ora l’azienda cinese secondo un rapporto pubblicato da Counterpoint avrebbe superato Apple diventando la seconda azienda del settore mobile grazie ai risultati raggiunti tra giugno e luglio di quest’anno. Il report conferma la prima posizione di Samsung e che le vendite di Huawei nel mese di agosto sono state ugualmente importanti. Curiosamente nessuno dei prodotti top di gamma di Huawei appare nella top ten degli smartphone più venduti. Le prime due posizioni sono occupate da iPhone 7 e 7 Plus mentre la terza appartiene a OPPO R11. Galaxy S8 di Samsung si piazza solamente al quinto posto seguito da Redmi Note 4X di Xiaomi, che a breve presenterà il suo Mi Mix 2 dal design estremo senza bordi. Huawei ha inoltre anticipato Apple anche in un altro settore. L’azienda cinese ha svelato un processore con intelligenza artificiale integrata. Anche l’azienda di Cupertino sta lavorando a una tecnologia simile ma evidentemente non è ancora pronta per il mercato. Apple dovrebbe comunque riguadagnare la seconda posizione in classifica grazie al lancio di iPhone 8 (iPhone X o Edition) che avverrà il 12 settembre. The post Huawei supera Apple ed è il secondo produttore al mondo di smartphone appeared first on Data Manager Online.

IBM e SAP presentano una nuova soluzione di industry per i settori del Retail e dei beni di consumo

IBM e SAP SE hanno collaborato per offrire una soluzione innovativa per i settori del retail e dei beni di consumo con l’obiettivo di aumentare la redditività e migliorare l’esperienza del consumatore. La soluzione utilizza dati in tempo reale per migliorare in modo significativo la pianificazione e la gestione dei negozi fisici. Le fonti di dati, derivanti da Metro Pulse di IBM, passano nella piattaforma SAP Cloud per offrire insight immediatamente disponibili. Tutti questi transformative insight fondamentali per un migliore processo decisionale sono alimentati da attività di business e dai segnali del mercato in real-time e da attività digital. Questo è il primo passo per una specifica soluzione di industry derivante dalla partnership di digital transformation delle due aziende, annunciata lo scorso anno. È una delle soluzioni digitali specifiche per industry attualmente in fase di sviluppo. In particolare, questa nasce dall’investimento di IBM su aziende del settore retail e dei beni di consumo per le soluzioni di industry SAP S/4HANA. Le due società intendono inoltre collaborare nell’ambito dei servizi SAP Model Company, una soluzione di riferimento end-to-end pronta all’uso, personalizzabile in modo da soddisfare specifici requisiti di business e di settore al fine di accelerare la redditività. IBM Metro Pulse utilizza i servizi cognitivi di IBM per offrire insight localizzati relativi a condizioni meteorologiche, eventi, traffico e demografia e aiuta ad affrontare le sfide chiave di specifici settori, quali la disponibilità dei prodotti a scaffale e la precisione di previsione della domanda.  Durante i test di questa tecnologia cognitiva in più di 100 negozi in diversi mercati americani, la soluzione ha mostrato un miglioramento della precisione di previsione dei prodotti più difficili da prevedere del 75%. SAP combinerà le varie fonti di dati, incluse le capacità cognitive di IBM, su SAP Cloud Platform, consentendo ai retailer di individuare e intraprendere azioni immediate sulla base di questi nuovi insight al fine di migliorare le prestazioni aziendali. Ad esempio, un responsabile vendite di New York City per una società di bevande può prevedere le vendite durante la maratona di New York in uno dei suoi negozi disposti lungo il percorso. Utilizzando questa nuova soluzione, è possibile includere informazioni sui flussi di traffico nei diversi punti lungo il percorso, nonché l’impatto che le previsioni meteo avranno sulla domanda. Questo consente di prevedere con una precisione di gran lunga maggiore i picchi delle domande a livello di negozio. Sulla base di queste analisi, il responsabile delle vendite può creare attività e suggerire ordini ai rappresentanti di vendita, che a loro volta possono discutere con ogni singolo responsabile del negozio le modalità di attuazione adeguate. “SAP S/4HANA, abbinato ai  servizi cognitivi IBM, offre ai professionisti di prodotti di consumo e al dettaglio specifici insight al fine di ottenere un vantaggio competitivo nei principali mercati”, ha dichiarato Laurence Haziot, IBM Global Managing Director and General Manager Consumer Industries. “Attraverso questa importante collaborazione tra SAP e IBM, i retailer e le aziende di prodotti di consumo possono rispondere con velocità, precisione e fiducia a eventi rilevanti a livello locale. SAP S/4HANA include funzionalità che consentono agli utenti di eseguire processi end-to-end in modi non previsti da altri sistemi”, ha dichiarato Lori Mitchell-Keller, Global General Manager, Consumer Industries at SAP.   The post IBM e SAP presentano una nuova soluzione di industry per i settori del Retail e dei beni di consumo appeared first on Data Manager Online.

Microsoft brevetta un anti Apple Watch modulare

Microsoft ha brevettato uno smartwatch componibile a piacimento per sfidare il dominio di Apple Watch Apple domina la classifica nel settore smartphone e piuttosto rapidamente è riuscita a fare lo stesso anche nel mercato degli smartwatch. Microsoft non ha ancora la forza per poter scalzare la Mela dal suo trono ma ha intenzione di rilanciarsi sul mercato mobile come ha confermato il suo stesso CEO, Satya Nadella. L’azienda di Redmond starebbe infatti lavorando a un telefono dalle caratteristiche davvero innovative ma a quanto pare prepara la sua risposta anche ad Apple Watch, che in futuro potrebbe anche integrare un sistema di monitoraggio del sonno. Microsoft ha depositato il brevetto di uno smartwatch con caratteristiche modulari. Le maglie che compongono il cinturino contengono infatti diversi strumenti e sensori che possono essere eliminati o aggiunti a piacimento. Ad esempio sarebbe possibile integrare un supporto alla batteria, un modulo telefonico o qualunque altra componente hardware si desideri. Per quanto riguarda il sistema operativo le immagini allegate al brevetto lasciano intravedere un design simile alle Live Tiles. Microsoft non si è mai occupata propriamente di smartwatch ma ha già sondato il terreno con il progetto BLOCKS avviato su Kickstarter nel 2015. Anche in questo caso si tratta di un orologio intelligente componibile. L’azienda di Redmond lavora a questo progetto da circa 3 anni e ancora non è chiaro se diventerà o meno un prodotto pronto per il mercato. Ulteriori notizie potrebbero arrivare con le ultime novità legate a Windows 10. The post Microsoft brevetta un anti Apple Watch modulare appeared first on Data Manager Online.

La nuova Polo

La sesta generazione della Polo porta il futuro nella produzione di serie Compatta molto tecnologica. La Polo, con i suoi oltre 14 milioni di esemplari venduti, è una delle auto più grandi tra le piccole. Si presenta ora ai nastri di partenza la sesta generazione, completamente nuova. La prevendita di questa bestseller è già iniziata in alcuni Paesi europei. Sempre di serie: cinque porte e sistema di controllo perimetrale Front Assist con funzione di frenata di emergenza City e riconoscimento dei pedoni, così come il sistema anti collisione multipla. A parità di dotazioni, quindi, questa Polo ottimizzata da ogni punto di vista risulta più conveniente. Concept e contenuti della Polo sesta generazione sono dunque punto di riferimento in fatto di progresso in campo automobilistico e del nuovo status quo raggiunto dalle compatte. Per la configurazione della nuova Polo sono disponibili tre versioni di allestimento: Trendline, Comfortline e Highline. Entro la fine dell’anno si aggiungerà la sportiva Polo GTI2. Tre motori di serie al lancio sul mercato. Per la Polo sesta generazione saranno disponibili nel complesso otto efficienti motori benzina, Diesel e a gas metano. In occasione del lancio sul mercato possono essere ordinati tre motori benzina tre cilindri con livelli di potenza apprezzati in questa categoria: due 1.0 MPI, 65 e 75 CV, e un TSI sovralimentato 1.0 95 CV. Tutti i modelli sono equipaggiati con sistema start/stop e di recupero dell’energia. A partire da 95 CV di potenza è possibile abbinare un cambio a doppia frizione DSG. Altri cinque motori entro la fine dell’anno. Entro fine anno si aggiungeranno gli altri cinque motori: due benzina, due Diesel e uno a gas metano. Sul fronte motorizzazioni a benzina, i propulsori che andranno a completare la gamma saranno un 1.0 TSI 115 CV e il potente 2.0 TSI 200 CV montato sulla Polo GTI. Un’altra novità è rappresentata dal primo motore a gas metano della Polo: il propulsore 1.0 TGI 90 CV. La gamma di motorizzazioni si completerà infine con due efficienti Diesel: gli 1.6 TDI in grado di erogare rispettivamente 80 e 95 CV di potenza. Design espressivo. La Polo di sesta generazione è basata, dal punto di vista costruttivo, sul pianale modulare trasversale MQB. A esso si devono proporzioni notevolmente più dinamiche, con passo lungo, sbalzi della carrozzeria corti e dimensioni principali tipicamente sportive (lunghezza e larghezza maggiori e altezza esterna minore a fronte di più spazio per la testa). Maggiore potenza, grinta, carisma ed espressività sono i tratti distintivi di un design completamente nuovo. Interni all’avanguardia. I designer hanno reso espressivi e futuristici anche gli interni. L’abitacolo è completamente nuovo e figlio dell’era digitale. La Polo è la prima auto della sua categoria disponibile con strumentazione completamente digitale: in Italia, l’Active Info Display di ultima generazione è di serie sull’allestimento Highline. La strumentazione è disposta su un unico asse di visualizzazione e di comando unitamente ai sistemi di infotainment che, a eccezione della versione d’ingresso, dispongono di schermo da 8 pollici con superficie touch in vetro. Apposite interfacce digitali portano a bordo le App e i servizi online degli smartphone, che possono essere caricati sia tramite connettore che senza cavo (in Italia, la ricarica a induzione è di serie dall’allestimento Comfortline). Rispetto al modello precedente, la Polo sesta generazione è stata notevolmente ampliata anche all’interno. Ora l’abitacolo è più spazioso per i cinque occupanti e la capacità del bagagliaio è sensibilmente aumentata (da 280 a 351 litri). Tre allestimenti e quattro pacchetti. La Polo debutta inizialmente nelle tre linee di allestimento Trendline, Comfortline e Highline. In un momento successivo, arriverà la GTI. La versione di accesso Trendline vanta già una dotazione ricca. In Italia, l’equipaggiamento di serie comprende tra gli altri cinque porte, luci diurne a LED con funzione Coming/Leaving home, limitatore di velocità, sistema anti collisione multipla e controllo perimetrale Front Assist con funzione di frenata di emergenza City e riconoscimento dei pedoni, VW Connect e cerchi da 15”. Ampie possibilità di personalizzazione. Ogni dettaglio è personalizzabile grazie a una vasta gamma di nuovi colori (in totale 14 tinte carrozzeria) e cerchi (da 15 a 18 pollici, alcuni verniciati in contrasto cromatico), dash pad in otto diversi colori, due allestimenti interni e undici diversi rivestimenti dei sedili. Il ventaglio delle possibilità di personalizzazione è molto ampio e comprende tetto colorato a contrasto, il tetto panoramico più grande della categoria, fari full LED, gruppi ottici posteriori a LED, allestimento estetico R-Line (in Italia, di serie su Highline) e dotazioni quali il sistema Wireless Charging per smartphone (in Italia, di serie a partire da Comfortline). La nuova Polo vanta inoltre i sistemi di assistenza mutuati direttamente da Golf e Passat. The post La nuova Polo appeared first on Data Manager Online.

Sanzioni e obbligo POS: i costi per gli esercenti

Da settembre scattano le sanzioni per chi non si adegua all’obbligatorietà del POS, in vigore già dal 2015: quanto incidono e come sono cambiati – in questi due anni di tolleranza – i costi a carico dei negozianti per garantire il servizio di pagamento elettronico? Secondo l’ultimo osservatorio di SosTariffe.it le commissioni sono aumentate di oltre il 19% dal 2015 e i costi totali possono toccare i 6.300 euro annui (oltre il 40% in più rispetto al 2015) Sul tema dei pagamenti elettronici l’Italia è sempre un passo indietro rispetto ai Paesi del Nord Europa o agli Stati Uniti e il gap nella diffusione della moneta elettronica è ancora presente. Questo si conferma anche nel campo dei POS (Point of Sale, ovvero il dispositivo che permette al cliente di pagare tramite bancomat o altra carta) che, nonostante l’obbligatorietà scattata nel 2015, dal 2016 sono aumenti del 12% (stima Confesercenti). Uno dei motivi potrebbe essere legato alla mancanza di chiarezza sui costi dei POS, ma soprattutto ai costi per l’installazione e utilizzo del dispositivo, che non è certo gratuito per il commerciante. Tra costi fissi, canoni mensili e una tantum per i terminali, commissioni per carte di credito e bancomat, il mobile payment diventa una vera e propria giungla che può spesso scoraggiare chi vorrebbe fornire un servizio completo al cliente. Tutto questo contribuisce a non avere l’immediata percezione di quanto effettivamente costi il POS per un esercizio: permettere il pagamento elettronico ai propri clienti può diventare una spesa molto importante da non trascurare, soprattutto il primo anno di attività. Quanto costa effettivamente il POS per un’attività e come sono variati questi costi dopo l’introduzione dell’obbligo di attivare il POS? SosTariffe.it ha cercato di capirlo individuando tutti i costi medi sostenuti per offrire il pagamento elettronico ai propri clienti e calcolando quanto incidono in media sul ricavato annuo per tre differenti e diffuse attività economiche. Costi per installare e utilizzare un POS: dal 2015 aumentano fino al 19,5% Appena ci si inoltra nel variegato mondo delle offerte per attivare un POS si capisce subito che perdersi è molto facile. Le proposte sono molto differenziate e dunque la prima cosa da fare è quantificare il flusso di utenza previsto per capire quale tariffa è la più adatta alle proprie esigenze. Una prima importante differenziazione è nella scelta della tipologia di POS: quello fisso (collegato ad una linea fissa ADSL) o quello mobile (gestibile tramite smartphone). Il primo costo analizzato è la spesa una tantum per acquistare il terminale. Secondo lo studio, mediamente per un POS mobile si spendono quasi 61,7 euro, mentre per uno tradizionale circa 77 euro. Rispetto al 2017, in media, per acquistare il dispositivo POS si spende il 13,7% in meno rispetto al 2015, ma si tratta, come vedremo, dell’unico ribasso rilevato in questo studio. A questo costo va aggiunto il canone mensile per il servizio. In media questo costo si aggira intorno ai 24,1 euro per il POS su linea fissa e 13,7 euro per quello mobile. Rispetto al 2015, dunque, i canoni medi per utilizzare il POS sono aumentati del 10,7% e questo incremento riguarda soprattutto i POS mobili. Tale incremento dei costi sui dispositivi senza fili potrebbe essere stato una strategia attuata dagli istituti dopo l’entrata in vigore dell’obbligatorietà del POS nel 2015: dato il probabile incremento di attivazioni e i costi minori dei POS mobili si è scelto di controbilanciare con una minor convenienza delle condizioni economiche. La spesa maggiore per attivare il pagamento elettronico nel proprio esercizio, tuttavia, l’esercente lo sostiene con la percentuale dovuta su ogni transazione elettronica effettuata. In questo caso i costi variano in base alla tipologia di carta scelta dall’acquirente. Se il cliente, infatti, pagherà con carta di credito per ogni transazione il commerciante dovrà versare circa il 2,5% di quanto transato (2,44% con POS mobile e 2,72% con dispositivo fisso). Se invece la carta scelta è un bancomat l’addebito varia da 1,88% per un POS tradizionale a 1,95% con POS mobile. Confrontando i dati tra i due anni si nota come le commissioni addebitate per ogni transazione siano aumentate del 18,5% per gli acquisti con bancomat e del 19,5% per quelli effettuati con altra carta. Quanto costa il POS in un anno agli esercizi commerciali Molti consumatori, particolarmente affezionati alla comodità che offrono i pagamenti elettronici, spesso se lo chiedono: come mai questo negozio non accetta il POS? La risposta è da cercare nei costi che l’esercizio commerciale sostiene per offrire questo servizio. Per capirlo SosTariffe.it ha calcolato la spesa totale effettuando tre simulazioni relative a tre tipologie di esercizi pubblici tra i più diffusi: il libero professionista, il negoziante e il ristoratore. Come si può notare per un POS si può arrivare a spendere oltre 6.298 euro annui. Per tutte le tipologie di esercizio analizzate le carte di credito risultano mediamente le più costose, mentre accettare pagamenti con il bancomat è più conveniente fino al 29% in base all’attività e al POS scelto (convenienza che nel 2015 era del 41%). Per quanto riguarda la variazione dei costi rispetto al 2015, oggi il POS costa dal 6,5% a oltre il 40% in più rispetto al 2015. Gli incrementi maggiori si registrano per chi accetta pagamenti bancomat con POS fisso che vanno dal 33,5% al 40,4% in più. Gli incrementi maggiori si registrano per i negozianti che, rispetto al 2015 pagano l’installazione e il mantenimento del POS dal 12,4% al 40,4% in più. In generale rimane più conveniente installare e accettare pagamenti con il Bancomat da POS mobile (anche se la differenza con il fisso è in alcuni casi irrisoria). Per rimanere aggiornati sulle proposte dei principali istituti di credito è utile seguire le sezioni di SosTariffe.it dedicate ai conti correnti e alle carte di pagamento. The post Sanzioni e obbligo POS: i costi per gli esercenti appeared first on Data Manager Online.

Kaspersky Lab presenta il nuovo Kaspersky Private Security Network

Il nuovo Kaspersky Private Security Network: la massima Threat Intelligence all’interno della rete aziendale Kaspersky Lab presenta il nuovo Kaspersky Private Security Network, una versione “privata” di Kaspersky Security Network che consente alle aziende di incrementare la velocità di rilevazione delle minacce grazie all’accesso in tempo reale ad un’infrastruttura globale di threat intelligence composta da 80 milioni di sensori e di evitare di condividere i dati sensibili al di fuori dalla rete aziendale. Il nuovo Kaspersky Private Security Network offre opzioni di personalizzazione ulteriori per soddisfare le esigenze dei clienti aziendali. La soluzione consente alle aziende di migliorare la propria threat intelligence aggiungendo a Kaspersky Private Security Network elenchi personalizzati di URL e file reputation – provenienti da fonti interne e fornitori indipendenti. Il 57% delle imprese è consapevole che la sicurezza IT aziendale potrebbe essere compromessa in qualsiasi momento, ecco perché è in rapido aumento la richiesta di una security intelligence in tempo reale. La threat intelligence basata su cloud consente di analizzare in modo rapido e preciso i file sospetti (mediante hashsum o certificato) o le URL, salvaguardando le aziende dal rischio di perdere una grande quantità di dati sensibili e compromettere l’intera infrastruttura IT. In particolare, Kaspersky Security Network (KSN), l’infrastruttura cloud di Kaspersky Lab, fornisce alle aziende, in pochi minuti, un responso sui nuovi sample di malware, sulla base dei dati di 80 milioni di sensori in tutto il mondo. Tuttavia, per alcune aziende, l’utilizzo di soluzioni cloud può essere limitato da norme interne e da specifici requisiti di sicurezza della rete. Kaspersky Private Security Network risolve questo problema attraverso un cloud privato che contiene una copia interna del KSN, e che integra tutti i suoi vantaggi all’interno dell’infrastruttura IT aziendale. Le informazioni aggiornate sulle minacce arrivano dal KSN attraverso una sincronizzazione one-way, il che significa che nessun dato viene inviato dalla rete aziendale al cloud. Rileva attività dannose grazie ad una security intelligence personalizzata La scalabilità e la flessibilità sono requisiti fondamentali per le moderne strategie di sicurezza IT aziendali. Scalabile per reti fino a 500.000 nodi, il nuovo Kaspersky Private Security Network privilegia la personalizzazione della threat intelligence. La nuova funzionalità consente alle aziende di aggiungere i dati definiti dal cliente al proprio Kaspersky Private Security Network, inclusa la reputazione di file mediante hashsum (SHA256 o MD5) e la reputazione delle URL. Le interfacce speciali per i feed esterni di threat intelligence consentono ai team di cyber sicurezza di fare l’upload delle informazioni sulla file reputation e le URL direttamente al Kaspersky Private Security Network senza alcuna procedura intermedia. Queste funzionalità forniscono ai dipartimenti di sicurezza IT e ai team SOC potenti strumenti di automazione e consentono loro di accelerare l’analisi delle minacce e i tempi di risposta agli incidenti. Sostenere le proprie difese con funzionalità di gestione avanzate Il nuovo Kaspersky Private Security Network è stato anche potenziato da un punto di vista gestionale e di facilità d’uso. Il protocollo di data diode (unidirectional gateway) per il sistema operativo CentOs supportato recentemente, consente alle aziende che operano senza accesso a Internet di raccogliere threat intelligence in tempo reale attraverso il gateway KPSN senza che neppure un singolo byte di dati lasci il perimetro della rete aziendale. La soluzione presenta inoltre una nuova interfaccia web che rende la gestione della threat intelligence più strutturata e intuitiva. “Essere in grado di arrestare prima possibile la catena di minacce avanzate è fondamentale per le organizzazioni governative e le imprese che operano in settori specifici di mercato. Tuttavia, queste organizzazioni spesso non possono sfruttare pienamente la threat intelligence basata sul cloud a causa di policy di restrizione e di sicurezza. Situazione che diventa ancora più difficile con la crescente pressione dei regolamenti governativi. Per garantire che le politiche di sicurezza informatica siano allineate alle priorità aziendali, abbiamo introdotto una soluzione brevettata che renda la threat intelligence disponibile per tutte le aziende, anche quelle con requisiti rigorosi di conformità. Questa nuova generazione di Kaspersky Private Security Network mantiene i dati aziendali sensibili all’interno della rete, fornendo al contempo l’opportunità di avere un’ intelligence di sicurezza basata su cloud per aiutare le aziende a rimanere al sicuro delle odierne minacce”- commenta Alessio Aceti, Head of Enterprise Business, Kaspersky Lab. The post Kaspersky Lab presenta il nuovo Kaspersky Private Security Network appeared first on Data Manager Online.

Galaxy Note 8: basta una foto per ingannare il riconoscimento facciale

Uno sviluppatore ha mostrato come sbloccare un Galaxy Note 8 di Samsung con una semplice foto Galaxy Note 8 dovrebbe essere il dispositivo che farà dimenticare l’increscioso difetto alla batteria che ha portato al ritiro dal mercato del precedente modello e un conseguente danno economico e di immagine non indifferente per Samsung. Purtroppo per l’azienda coreana, che ha portato in Italia il suo top di gamma dei QLED TV, anche questo phablet ha già mostrato un problema piuttosto grave. Questa volta si tratta di un difetto nel sistema di riconoscimento facciale utilizzato per l’autenticazione. Basterebbe infatti possedere una foto del proprietario del dispositivo per sbloccarlo senza sforzo. Lo sviluppatore Mel Tajon ha mostrato come ingannare i sensori del phablet utilizzando una versione demo di Galaxy Note 8 presente in un centro commerciale. Come si vede nel video in calce all’articolo, è bastato scattarsi una foto pochi minuti prima per accedere al dispositivo. Sebbene si tratti di una versione promozionale di Galaxy Note 8 è comunque evidente che qualcosa non va. Solitamente questi modelli promozionali sono privi del modulo radio e con una versione modificata del sistema operativo finalizzata semplicemente a mostrare foto e video a scopo pubblicitario. Per quanto riguarda qualsiasi altro aspetto tecnico, compreso il riconoscimento facciale, lo smartphone dovrebbe essere identico alla versione commercializzata. Trattandosi di un dispositivo da quasi 1.000 euro si tratta di un difetto non da poco soprattutto alla luce di tutti gli scandali nel campo della sicurezza online emersi negli ultimi mesi. The post Galaxy Note 8: basta una foto per ingannare il riconoscimento facciale appeared first on Data Manager Online.

Il futuro delle App nella Finanza

A cura di Maurizio Desiderio, Country Manager per l’Italia e Malta di F5 Networks Il mondo della finanza è cambiato. I consumatori stanno diventando molto più esigenti e gli istituti finanziari si trovano a dover trasformare i servizi attraverso l’uso di tecnologie avanzate. Con la nascita di numerose start-up che minacciano i player principali con approcci innovativi al mercato, lo scenario sta diventando sempre più complesso da governare. L’unico elemento chiaro a sostegno di questi cambiamenti è l’”applicazione”. Il settore finanziario, infatti, è destinato a essere trasformato dall’evoluzione delle applicazioni, sia dal punto di vista delle metodologie di lavoro per ottenere maggior efficienza, sia sul fronte dei consumatori che vogliono capire e gestire meglio le proprie finanze. F5 Networks ha recentemente realizzato un report dal titolo “The future of App” condotto da Foresight Factory, che svela alcune affascinanti intuizioni sulle principali tendenze che avranno un impatto significativo sulla società nel prossimo decennio. Nel campo finanziario, i risultati evidenziano in particolare, l’utilizzo sempre più esteso della blockchain. L’affermarsi della finanza cognitiva I consumatori sono sempre più interessati a servizi personalizzati e predittivi quando si tratta di finanza. Questo è vero in particolare per i più giovani, basti pensare che in Italia 6 consumatori su 10 appartenenti alla generazione Y si dicono interessati a un servizio in grado di prevedere quale sarà la loro situazione finanziaria futura basandosi su fattori attuali, quali performance professionali e spesa. All’interno di numerose aree dei servizi finanziari, c’è grande attenzione alle app cognitive o più in generale al cognitive computing, in particolare per la loro capacità di gestire le sfide complesse che stanno emergendo nell’economia digitale. Diversi istituiti finanziari stanno valutando come usare l’AI per prevenire le frodi, agendo contro gli attacchi alla sicurezza prima che questi accadano, ma ritengo che l’obiettivo nel medio termine sarà aiutare le persone a prendere decisioni migliori, mentre ci vorranno ancora 10 anni perché l’AI e il machine learning si affermino definitivamente. Jana Eggers, CEO di Nara Logics, azienda tecnologica specializzata in synaptic intelligence, ha dichiarato: “Per me, il passaggio successivo sarà migliorare il modo in cui le persone lavorano… il computer ha una potenza di calcolo enorme che può determinare molte più opzioni e l’uomo può fare un lavoro migliore scegliendo tra queste opzioni. Poco di quello che facciamo è in realtà il calcolo; molto è decisione e ragionamento – e i computer non sono ancora a questo livello”. Blockchain e nuove reti In un’epoca di diffusa incertezza e diffidenza che pervadono la nostra società, la promessa della blockchain di nuove misure ultra-sicure per la sicurezza e l’autenticità, senza un costoso intermediario, è una proposta incredibilmente convincente. Per molti esperti, la blockchain è il più grande disgregatore per l’economia digitale. A oggi, la blockchain è meglio conosciuta come la tecnologia dietro i Bitcoin e finora probabilmente l’utilizzo più diffuso è quello nel settore dei servizi finanziari. Tuttavia, le evoluzioni nella tecnologia sottostante per aumentare la privacy stanno espandendo il range dei casi di uso. Uno dei molti concetti emergenti è quello delle dApp (ossia le applicazioni decentralizzate), con contratti smart, che facilitano lo scambio di denaro, contenuto, proprietà, azioni o qualsiasi cosa abbia un valore, tramite la moneta digitale, consentendo ad esempio ai donatori di finanziare imprese in Kenya. È il caso di 4G Capital, che fornisce accesso immediato al credito per la crescita delle piccole imprese in Africa. La moneta prestata verrebbe convertita e distribuita alle imprese usando il sistema di transizione di 4G Capital. Un altro esempio è costituito da OpenBazaar, che punta a essere una versione decentralizzata di eBay. I venditori scaricano e installano sul proprio computer un programma che li connette direttamente con altre persone cercando di comprare e vendere beni e servizi. I Bitcoin sono usati come moneta per le transizioni tra venditori e compratori. Le dApp soddisfano la crescente domanda da parte dei consumatori di soluzioni peer-to-peer, e la loro diffusione è supportata da una combinazione di sfiducia nelle istituzioni e desiderio di poter ottenere un valore maggiore. Dall’Europa al Sud Africa, quasi un terzo dei consumatori (32%) hanno usato o sarebbero interessati a usare un sito di prestito peer-to-peer, un percentuale che raggiunge il 38% se facciamo riferimento alla generazione Y nel nostro Paese. Questo certamente non vuol dire che approcci più tradizionali alle transazioni, proof of authenticity e cyber security non saranno una caratteristica significativa della digital economy. La blockchain continua ad avere una serie di limitazioni. L’analisi dall’Open Data Institute (ODI) ha evidenziato una serie di potenziali ostacoli, che comprendono, l’interoperabilità, la privacy e la necessità di trovare informazioni all’interno della blockchain. Tuttavia, poiché stanno crescendo la consapevolezza e la comprensione della tecnologia, i consumatori potranno avere un controllo sempre maggiore dei dati e gli istituti finanziari dovranno essere preparati a gestire il potenziale impatto da parte di nuovi attori del mercato e l’evoluzione delle aspettative sui servizi che possono essere offerti. Rispondere ai cambiamenti del mercato È evidente come l’economia digitale comporti una crescente pressione sulle aziende e sugli sviluppatori per continuare a giocare un ruolo di primo piano. Le esigenze dei consumatori cambiano sempre più rapidamente e le preoccupazioni legate alla sicurezza sono incostante aumento. Il rapporto The Future of App indica come stiano emergendo enormi opportunità per quelle aziende che si dimostreranno in grado di fornire le applicazioni con velocità, funzionalità adattive e sicurezza. Le aziende del settore finanziario sono solo all’inizio nello sfruttare i vantaggi delle applicazioni ma sono ancora preoccupate per le conseguenze legate alla sicurezza che questi cambiamenti implicano. Tuttavia, è essenziale che esse continuino a valutare bene l’emergere di nuove tecnologie in questo settore e a sviluppare delle strategie adeguate, coinvolgendo DevOps, IT, security e business team. In futuro, l’accesso a una quantità sempre crescente di dati personali, unito all’abilità di processare e dirigere tali informazioni localmente, creerà nuove opportunità per i consumatori che diventeranno essi stessi “guardiani dei propri dati.” La necessità di ottenere una trasparenza maggiore, combinata con il modello di business basato sulla tecnologia blockchain, porterà sempre più clienti

I robot scateneranno la Terza Guerra Mondiale

Ne è convinto Elon Musk, da sempre scettico sulla possibilità che gli automi possano essere davvero indipendenti e privi di controllo Una società dove i robot sono indipendenti, senzienti e autogestiti non è solo un panorama utopico e per ora poco realizzabile ma anche molto pericoloso. Lo sa bene Elon Musk che con un certo tipo di tecnologia ha a che fare da un bel po’, tra automobili che si guidano quasi da sole e viaggi su Marte. Su Twitter l’eclettico imprenditore si è lasciato andare con un post in cui ha scritto: “Cina, Russia e tanti altri paesi presto saranno all’apice della loro competenza in ingegneria e informatica. Competere su livelli del genere, per la superiorità di ogni AI, potrebbe causare la Terza Guerra Mondiale”. Troppo allarmismo? Forse ma le parole di Musk non sono da sottovalutare. Cosa accade In tempi non sospetti il co-fondatore di PayPal ha lanciato OpenAI, l’iniziativa con cui intende unire le compagnie del settore sotto un unico codice di condotta che guidi lo sviluppo e la gestione di macchine potenziate dall’intelligenza artificiale. Nella sua visione, i governi dovrebbero partecipare direttamente ai processi di adozione di strumenti avanzati, per intervenire quando necessario. Non è un caso se il tweet sia arrivato qualche ora dopo la notizia del lancio, da parte della Corea del Nord, del più potente test nucleare della storia, quello che potrebbe scatenare davvero un conflitto su larga scala. Questa volta la tecnologia è solo una delle componenti del dissenso ma i repentini sviluppi militari potrebbero portare presto a scenari di battaglia in cui saranno i robot a scendere in campo, almeno come prima linea di attacco e difesa. The post I robot scateneranno la Terza Guerra Mondiale appeared first on Data Manager Online.