Videointervista a Claudia Castagnoli, Aeroporto G. Marconi Bologna

WeChangeIT Forum 2017: videointervista a Claudia Castagnoli, Controllo di Processo, Qualità & Facilitation, Direzione Strategia, Pianificazione e Investor Relations, Aeroporto G. Marconi Bologna Visita il sito ufficiale del WeChangeIT Forum, i relatori, gli argomenti, aggiornamenti sulla edizione 2018 e la possibilità di Pre-Registrazione http://www.wechangeit.it/ The post Videointervista a Claudia Castagnoli, Aeroporto G. Marconi Bologna appeared first on Data Manager Online.
Videointervista a Fabio Rizzotto, IDC

WeChangeIT Forum 2017: videointervista a Fabio Rizzotto, Senior Research and Consulting Director, IDC Italia Visita il sito ufficiale del WeChangeIT Forum, i relatori, gli argomenti, aggiornamenti sulla edizione 2018 e la possibilità di Pre-Registrazione http://www.wechangeit.it/ The post Videointervista a Fabio Rizzotto, IDC appeared first on Data Manager Online.
Videointervista a Sergio Scornavacca, Indra

WeChangeIT Forum 2017: videointervista a Sergio Scornavacca, Direttore Industrial & Consumer Market, Indra in Italia Visita il sito ufficiale del WeChangeIT Forum, i relatori, gli argomenti, aggiornamenti sulla edizione 2018 e la possibilità di Pre-Registrazione http://www.wechangeit.it/ The post Videointervista a Sergio Scornavacca, Indra appeared first on Data Manager Online.
Videointervista a Gabriele Obino, Pegasystems Italia

WeChangeIT Forum 2017: videointervista a Gabriele Obino, Country Manager, Pegasystems Italia Visita il sito ufficiale del WeChangeIT Forum, i relatori, gli argomenti, aggiornamenti sulla edizione 2018 e la possibilità di Pre-Registrazione http://www.wechangeit.it/ The post Videointervista a Gabriele Obino, Pegasystems Italia appeared first on Data Manager Online.
Apple rimuove 1 mln di app cinesi e finisce in tribunale
Apple ha rimosso 1 milione di app cinesi ritenute illecite e i loro sviluppatori l’hanno portata davanti all’antitrust Il primo desiderio di Apple è che il suo App Store sia un luogo sicuro e non transige quando si parla di rispettare le linee guida imposte agli sviluppatori. La Mela periodicamente effettua una pulizia del suo negozio online ma ultimamente ha aumentato il livello di sorveglianza minacciando la rimozione di qualsiasi app non ritenuta lecita. Stando a quanto riporta il Financial Times, Apple ha provveduto ad eliminare ben 1 milioni di app realizzate da sviluppatori cinesi e la cosa ovviamente non è piaciuta a quest’ultimi. Circa 50 developer di Pechino hanno intentato almeno due cause contro Apple presso l’antitrust locale. La Mela è stata accusata di aver rimosso le app arbitrariamente e seguendo una logica che andrebbe a colpire specificatamente gli sviluppatori cinesi. La società Aso 100 ha confermato in un report che Apple ha effettivamente rimosso 1 milioni di app provenienti dal Paese del dragone. I contenuti realizzati negli Stati Uniti e cancellati sarebbero invece 800mila. La ricerca, afferma Aso 100, è stata realizzata in collaborazione proprio con la Mela, che come suo costume non ha voluto commentare la notizia. Bisogna ricordare che la Cina è per l’azienda di Cupertino il primo mercato in termini di ricavi quando si parla di App Store. Ciò significa che la scelta di eliminare così tanti contenuti non deve essere stata una scelta indolore per la società guidata da Tim Cook, che settimana prossima presenterà finalmente il tanto atteso iPhone 8 (iPhone X o Edition). La Mela è dimostrata invece molto più accondiscendente quando è stato il Governo cinese a chiedere la rimozione delle app. Apple si prepara infatti ad eliminare ogni software VPN, utilizzati per aggirare la censura di stato, dal suo store asiatico. The post Apple rimuove 1 mln di app cinesi e finisce in tribunale appeared first on Data Manager Online.
Videointervista a Matteo Giovanditti, Altea Federation

WeChangeIT Forum 2017: videointervista a Matteo Giovanditti, CEO di ALTERNA, società di Altea Federation Visita il sito ufficiale del WeChangeIT Forum, i relatori, gli argomenti, aggiornamenti sulla edizione 2018 e la possibilità di Pre-Registrazione http://www.wechangeit.it/ The post Videointervista a Matteo Giovanditti, Altea Federation appeared first on Data Manager Online.
Videointervista a Bernardo Centrone, Orange Business Services

WeChangeIT Forum 2017: videointervista a Bernardo Centrone, Managing Director Southern & Central Europe, Orange Business Services The post Videointervista a Bernardo Centrone, Orange Business Services appeared first on Data Manager Online.
Forcepoint protegge il National Theatre di Londra in compliance con il GDPR
Forcepoint Cloud Security agevola processi, persone e disponibilità tecnologica per combattere i ransomware e offre supporto alla conformità del GDPR Il leader globale di cybersecurity Forcepoint è lieto di annunciare che il famosissimo National Theatre di Londra ha implementato Forcepoint Web Security Cloud e vanta dunque oggi una soluzione completa e gestita centralmente per una sicurezza efficace, ovunque si trovino utenti e dati. Con il duplice ruolo di centro educativo e di teatro con oltre 30 produzioni e 3.000 spettacoli all’anno, la strategia IT del National Theatre si concentra sulla protezione degli utenti finali così come nel soddisfare le richieste della normativa GDPR. Il National Theatre aveva la necessità di una soluzione in grado di fornire una visibilità immediata degli incident sui dati e offrire warning avanzati in caso di rischio di compromissione dei dati, sia per cause malevole, sia accidentali. Le soluzioni Web Security Cloud di Forcepoint hanno aiutato il team IT a comprendere meglio il comportamento e le motivazioni degli utenti al fine di proteggere i dati critici, garantendo nel contempo ai dipendenti di poter lavorare senza interruzioni. “Il GDPR ha un impatto sull’intero portafoglio di sicurezza, quindi è fondamentale che l’azienda si trovi in una buona posizione quando sarà operativo l’anno prossimo”, ha dichiarato George Tunnicliffe, capo delle operazioni IT del National Theatre. “Con Forcepoint come piattaforma di protezione cloud, saremo in grado di completare la nostra strategia, che prende in considerazione il comportamento dei dipendenti, così come la tecnologia che protegge i nostri utenti finali, il nostro reparto IT, le nostre attività di business e i dati”. Per le organizzazioni di tutta Europa, il GDPR pone ancora di più l’accento sulla salvaguardia dei dati sensibili. La squadra di Tunnicliffe ha gestito con successo l’organizzazione di persone, processi e tecnologie pertinenti al fine di affrontare questo nuovo requisito legale e normativo in modo continuativo. Utilizzando la soluzione cloud di Forcepoint, il National Theatre è pronto per il GDPR e ha una soluzione facile da gestire in grado di comprendere gli intenti dell’utente e supportare un’efficace strategia di sicurezza IT. Il National Theatre ha sostituito i suoi prodotti legacy con Forcepoint Web Security Cloud per l’identificazione delle minacce più nascoste e l’analisi comportamentale dell’utente. Allineando la tecnologia di sicurezza e la governance per elaborare i processi ed educare gli utenti, il team di IT Operations offre il proprio supporto per formare e modificare i comportamenti a rischio dei dipendenti attraverso una continua, ma non intrusiva, supervisione tecnica. “Molti dei nostri clienti come il National Theatre sono oggi di fronte a sfide di sicurezza che non possono essere risolte esclusivamente con la tecnologia. Per le organizzazioni, gli individui, sia gli utenti finali che i dipendenti, costituiscono una sfida e un’occasione di gestire in maniera adeguata i loro dati e i dati aziendali critici e di proprietà intellettuale”, ha dichiarato Neil Thacker, deputy chief information security officer di Forcepoint. “Capire le relazioni tra il comportamento e le motivazioni dei dipendenti e l’interazione con i dati sta diventando un requisito strategico per un piano di sicurezza che possa essere attuale ed efficace”. The post Forcepoint protegge il National Theatre di Londra in compliance con il GDPR appeared first on Data Manager Online.
WhatsApp Business: ecco la strategia di Zuckerberg
Se l’app consumer sarà sempre gratuita, la piattaforma con cui le aziende possono restare in contatto con i clienti potrebbe richiedere il pagamento di un canone a supporto del servizio Prima o poi si sarebbe arrivati a una situazione del genere. Zuckerberg, seppur abbia avuto tanta fortuna negli anni del lancio di Facebook, oggi è un imprenditore che sa come muoversi all’interno della digital economy. L’acquisizione di WhatsApp non è frutto di un’eccessiva filantropia 2.0, così come la promessa di non far pagare gli utenti finali sottende strategie diverse, che prevedono una monetizzazione parallela dall’utilizzo del client. A fare le spese della gratuità di WhatsApp potrebbero essere le aziende e i profili certificati, che intendono sfruttare la messaggistica per restare in contatto con clienti e consumatori. Ciò è reso possibile da WhatsApp Business, piattaforma che sta all’app che ha soppiantato gli sms un po’ come Mention sta a Facebook: non cambia nulla per gli utilizzatori tradizionali mentre i verificati hanno l’opportunità di usare strumenti aggiuntivi per raggiungere il loro pubblico. Come funziona Al momento WhatsApp Business è un’applicazione gratuita che l’enterprise selezionato sta testando per capire come comunicare in maniera più versatile con i propri clienti. Il programma pilota, in numero chiuso, è attivo da un po’ ed è focalizzato sia sulle PMI che i grandi gruppi internazionali. Come detto, finora nessuno sta pagando un euro per l’uso del software ma Matt Idema, COO di WhatsApp, ha lasciato intendere che presto i contatti con una spunta verde (ovvero certificati) potrebbero sostenere un certo costo per lo sviluppo della piattaforma. “Vogliamo costruire un ponte affidabile tra persone e business, così da rendere più semplici e veloci le comunicazioni. Per farlo dovremo chiedere l’aiuto delle compagnie partecipanti, tramite un pagamento periodico”. Cosa voglia dire non è chiaro: si tratta di un canone fisso o variabile a seconda degli utenti raggiunti? Con tutta probabilità si parlerà di strumento a pagamento non prima di una fase di beta testing più ampia, che potrebbe concludersi entro la fine dell’anno. The post WhatsApp Business: ecco la strategia di Zuckerberg appeared first on Data Manager Online.
Xiaomi arriva in Europa con Google
Si chiama Mi A1 lo smartphone della compagnia cinese che per la prima volta adotta Android in versione stock. Debutto in India ma arriverà anche in Europa Per anni ci siamo chiesti come mai un brand così famoso in Oriente come Xiaomi non fosse ancora approdato in Europa. Questione di feeling con la madrepatria, certamente, ma anche la volontà di andarci cauti in un mercato in fase di rimodulazione, almeno sotto le tre posizioni leader (Samsung, Apple, Huawei). Un caos analitico che rappresenta forse il momento migliore per far conoscere il marchio anche dalle nostre parti. Ecco allora la mossa: Xiaomi si appresta a sbarcare in Europa con il Mi A1, primo smartphone a debuttare con una versione stock di Android Nougat. Come sappiamo, finora i telefonini di Xiaomi hanno ospitato MIU, una distribuzione personalizzata, che fa a meno di alcuni servizi di Google non disponibili in Cina, come Gmail, YouTube, Maps. Passo storico Ovviamente un limite del genere non può esservi nei mercati occidentali, dove Google rappresenta la base di molta dell’esperienza degli utenti del robottino verde. Per questo MIU è stata sostituita da Android nudo e crudo, lo stesso che si trova a bordo dei dispositivi Pixel e di quelli che furono i Nexus. Ciò è reso possibile dall’ingresso di Xiaomi nel programma Android One, che permette alle aziende aderenti di costruire device potenziati da un’esperienza nativa, con l’opportunità di ricevere gli aggiornamenti periodici immediatamente dopo il rilascio, senza dover attendere i passaggi dei singoli costruttori e operatori (come accade per Samsung, LG, la stessa Huawei). Nella pratica il Mi A1 non è altro che un Mi 5X adattato per il pubblico internazionale, tanto che conserva lo stesso hardware: processore Snapdragon 625, 4GB di RAM, 64GB di storage e una doppia fotocamera con sensori da 12 megapixel. Il primo paese a riceverlo fuori dalla Cina sarà l’India, dove Mi A1 si comprerà a poco meno di 200 euro. Entro la fine dell’anno giungerà anche in Europa ma non in Italia, almeno non in una fase iniziale. Ma non sarà un problema: se era già possibile sfruttare i rivenditori quando Xiaomi era presente solo dall’altra parte del mondo figuriamoci adesso, con una disponibilità poco oltre il confine. The post Xiaomi arriva in Europa con Google appeared first on Data Manager Online.