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Video: Industry 4.0 l’intervento di Marco Barra Caracciolo a #WeChangeIT Forum

La prima tavola rotonda dell’evento annuale di Data Manager, #WechangeIT Forum: “Industry 4.0 per tornare a produrre in Italia e riavviare il sistema operativo del Paese”. In questo video l’intervento di Marco Barra Caracciolo, CIO Group Italy – Enel  #WeChangeIT Forum #Industry40 #video : l’intervento di Marco Barra Caracciolo, EnelClick To Tweet Visita il sito ufficiale del WeChangeIT Forum, i relatori, gli argomenti, aggiornamenti sulla edizione 2018 e la possibilità di Pre-Registrazione http://www.wechangeit.it/ The post Video: Industry 4.0 l’intervento di Marco Barra Caracciolo a #WeChangeIT Forum appeared first on Data Manager Online.

Video: Industry 4.0 l’intervento di Flavio Bernocchi a #WeChangeIT Forum

La prima tavola rotonda dell’evento annuale di Data Manager, #WechangeIT Forum: “Industry 4.0 per tornare a produrre in Italia e riavviare il sistema operativo del Paese”. In questo video l’intervento di Flavio Bernocchi, Chief Information & Communication Technology – Comau #WeChangeIT Forum #Industry40 #video : l’intervento di Flavio Bernocchi, ComauClick To Tweet Visita il sito ufficiale del WeChangeIT Forum, i relatori, gli argomenti, aggiornamenti sulla edizione 2018 e la possibilità di Pre-Registrazione http://www.wechangeit.it/ The post Video: Industry 4.0 l’intervento di Flavio Bernocchi a #WeChangeIT Forum appeared first on Data Manager Online.

Hacker contro Equifax: 44% degli americani colpiti

La multinazionale ha ammesso l’enorme breach con cui sono stati sottratti i dati sensibili di circa 143 milioni di cittadini, quasi la metà dell’intera popolazione residente negli USA Equifax è un’agenzia di gestione del credito sui cui server sono presenti milioni di informazioni su cittadini statunitensi e stranieri. La scorsa settimana la compagnia ha ammesso di esser stata vittima di una serie di intrusioni, tra maggio e luglio di quest’anno, che hanno permesso agli hacker di accedere ai dettagli di circa 143 milioni di americani, in pratica il 44% di tutti i residenti sul suolo USA. Tra i dati sottratti ci sarebbero le generalità, i numeri delle tessere sanitarie, date di nascita, indirizzi di abitazione e persino i seriali delle patenti di guida, utili per effettuare corpose operazioni di social engineering o semplicemente di ricatto nei confronti dei malcapitati. Minaccia globale Nel concreto questo potrebbe essere l’hack dell’anno, almeno in termini di utenza esposta alla violazione. Il problema è che Equifax serve consumatori anche oltreoceano, in Europa, e dunque è probabile che all’interno delle liste trafugate vi siano persone anche residenti altrove. Anzi, i ricercatori sembrano aver già riscontrato clienti nel Regno Unito e in Canada, seppur in numero limitato. Richard Smith, CEO della compagnia ha detto: “Si tratta di un evento che ci danneggia come società e che ci colpisce al cuore di ciò che facciamo e del business che trattiamo. Mi scuso con i consumatori per la frustrazione creata. Vogliamo distinguerci come soggetto che sa come gestire e proteggere i dati sensibili di chi si affida ai nostri servizi ed è per questo che stiamo conducendo un’attenta analisi sulle operazioni di sicurezza interne”. Equifax ha aperto un sito web su cui chiunque può controllare se le proprie informazioni rientrano tra quelle sottratte dagli hacker. Però attenzione all’inghippo: come si legge nel disclaimer del sito, ricercando i propri dati sul portale si perde il diritto a citare eventualmente Equifax per danni. The post Hacker contro Equifax: 44% degli americani colpiti appeared first on Data Manager Online.

Gay o etero, un algoritmo lo rivela dal volto

Uno studio ha sviluppato un algoritmo in grado di stabilire l’orientamento sessuale di una persona a partire dal viso E’ possibile capire solo dal volto di una persona se è etero o omosessuale? Al di là della sua dubbia utilità, sembra che uno studio della prestigiosa Università di Stanford e pubblicato sul Journal of Personality Social Psychology ci sia riuscito, sviluppando un algoritmo ad hoc per questo scopo. La ricerca è stata condotta su 130.741 foto di 36.630 uomini e 170.360 immagini di 38.593 donne, fornite da un popolare sito di incontri americano. Le foto sono state quindi selezionate, considerando solo quelle in cui i volti dei soggetti risultavano visibili in modo chiaro e netto, portando quindi a isolarne 5.326 relative a 14.776 persone (gay,etero,uomini e donne). Mascelle e nasi a confronto Tramite un software chiamato VGG.Face, l’intelligenza artificiale ha quindi analizzato le caratteristiche dei volti di ogni individuo, mettendole in relazione con i rispettivi orientamenti sessuali. Michal Kosinksi e Yilun Wang, autori della ricerca, spiegano che uomini e donne omosessuali disporrebbero caratteristiche di genere atipiche, espressioni, strutture morfologiche e atteggiamenti che si sintetizzerebbero nella valutazione che i gay apparirebbero più femminili e viceversa. In particolare si potrebbero individuare caratteristiche ricorrenti, anche queste discutibili, secondo le quali i gay avrebbero la mascella più affusolata e sottile, nasi più lunghi e fronti più ampie degli eterosessuali mentre le lesbiche presenterebbero mascelle più massicce e fronti più piccole comparate alle donne eterosessuali. Risultati sorprendenti, ma discutibili I risultati hanno evidenziato che l’algoritmo è riuscito ad individuare i gay con il 91% di precisione e le lesbiche con l’83%, un margine di esattezza decisamente sorprendente. Gli autori spiegano che a giocare un ruolo determinante nella possibilità di individuare l’orientamento sessuale a partire dal volto sono gli ormoni cui i feti sono esposti durante il loro sviluppo, che svolgono un ruolo importante nella costruzione delle strutture facciali e possono arrivare a determinare la sessualità di una persona. Tuttavia gli stessi autori ammettono che questo studio ha delle limitazioni, in quanto risultati così precisi si ottengono solo quando vengono messe a confronto le immagini di due uomini, uno dei quali omosessuale. Se vengono presi in considerazione casi più realistici l’algoritmo si è dimostrato meno efficace. La ricerca, il cui stesso scopo non sembra particolarmente sensato, è destinato a far discutere anche in quanto riapre il tema del legame tra fisicità e personalità, oltre che quello dei rischi legati alla riservatezza personale o alla discriminazione. The post Gay o etero, un algoritmo lo rivela dal volto appeared first on Data Manager Online.

Datalogic, 45 anni di innovazione

Una nuova organizzazione focalizzata sui diversi mercati verticali per la società attiva nell’ambito dei codici a barre e nell’acquisizione automatica dei dati, che consolida ulteriormente la sua leadership mondiale È un altro dei campioni italiani che spesso il mondo ci invidia. Con sede nell’area bolognese e 45 anni di storia, Datalogic è specializzata nella progettazione e produzione di lettori di codici a barre, mobile computer, sensori per la rilevazione, misurazione e sicurezza, sistemi di visione e marcatura laser e mantiene da tempo posizioni di leadership a livello mondiale nei mercati dell’acquisizione automatica dei dati e dell’automazione dei processi. Lo fa con numeri in crescita che parlano di circa 2.700 dipendenti e un fatturato totale 2016 nell’ordine dei 575 milioni di euro, il 9 per cento del quale realizzato in Italia, a testimonianza di una presenza davvero globale che copre tutte le aree del mondo, con il 52 per cento dei ricavi in Europa, il 29 per cento in Nord America, il 12 per cento in Asia e il restante 7 per cento nelle rimanenti aree geografiche mondiali. Le soluzioni dell’azienda trovano impiego in numerose aree quali la grande distribuzione, per esempio con i lettori di codice a barre, anche portatili, che permettono di velocizzare la spesa, oppure nell’ambito della raccolta dati per gli inventari di magazzino. Ma anche per le società di logistica e trasporti, che possono utilizzare i lettori portatili per tracciare le consegne dei colli, oppure nell’ambito sanitario, per avere un controllo sempre puntuale e accurato della somministrazione dei medicinali ai pazienti. Intuizioni vincenti Per conoscere più da vicino la storia di Datalogic, Data Manager ha intervistato Romano Volta, presidente della società da lui fondata nel 1972, proprio muovendo dalla constatazione che nei primi anni Settanta c’era ancora scarsa automazione nella lavorazione degli imballaggi, già allora uno dei settori più fiorenti nell’area bolognese, non a caso tuttora identificata anche come “packaging valley”. «Cominciammo con l’applicazione dei primi controlli elettronici e ottici proprio nel processo di produzione delle scatole per imballaggio di tutti i tipi di prodotti» – ricorda l’Ing. Volta. Da lì, il passaggio al codice a barre, il famoso “bar code”, inventato nel 1948 da due studenti di ingegneria sulle spiagge della Florida, e brevettato nel 1952 dalla IBM. «Nei vent’anni di durata del brevetto, non furono trovati utilizzi industriali, finché il 26 giugno 1974, al supermercato Marsh di Troy, in Ohio, la cassiera Sharon Buchanan scansionò per la prima volta il codice a barre presente su un pacchetto di gomme da masticare Wringley, gusto Juicy Fruit». Quel “beep” fu il primo di un sistema di raccolta automatica dei dati ideato nella canonica di una parrocchia dall’Ing. Volta, oggi tuttora alla guida del Gruppo leader mondiale del settore. L’intuizione di Romano Volta fu quella di sviluppare un lettore manuale in grado di leggere i codici a barre, combinando elettronica, meccanica, ottica e informatica. «Quel pacchetto di gomme è oggi esposto al Museo Smithsonian di Washington. Da allora, ogni anno, vengono effettuate nel mondo decine di miliardi di transazioni attraverso la lettura di codici a barre» – prosegue Volta, spiegando che si tratta di un mezzo che consente di «raccogliere i dati in maniera rapida e affidabile, operando  in tempo reale in fabbrica, nei magazzini o nei negozi, solo per fare alcuni esempi». Il successo dei lettori di codice a barre è dovuto anche al suo essere «praticamente a costo zero, in quanto basta solo stamparlo direttamente sul packaging» – fa notare Volta. #Datalogic Romano Volta Pres. @DatalogicGroup Consolidare la leadership sui mercati verticaliClick To Tweet Ricerca e innovazione Oggi, Datalogic deriva i due terzi circa del proprio fatturato dall’area dei codici a barre, dove è l’azienda leader globale. In tutto il mondo, le principali insegne commerciali utilizzano i prodotti dell’azienda, così come i più importanti aeroporti, corrieri postali e di spedizione, oltre alle principali aziende manifatturiere e ospedaliere. Ma, «nonostante la presenza mondiale e la quotazione in Borsa, avvenuta nel 2001 a Milano presso il segmento STAR, abbiamo sempre cercato di mantenere una dimensione familiare, soprattutto a livello di flessibilità proposta ai nostri clienti» – sottolinea Volta, evidenziando anche l’attenzione sempre prestata sull’innovazione: «Abbiamo al nostro attivo circa 1.200 brevetti, con una media di 35 nuovi brevetti che si aggiungono ogni anno, grazie anche al 10 per cento di fatturato che destiniamo ogni anno alla Ricerca & Sviluppo, cui sono dedicati quasi 500 nostri ingegneri ed esperti, dislocati in dieci centri di ricerca in tutto il mondo». Ottime prospettive Investimenti che paiono ben indirizzati, visto che l’outlook nel settore dei codici a barre si preannuncia più che positivo. «L’evoluzione in atto mostra buone prospettive» – conferma Romano Volta, spiegando che «continuano a farsi strada sempre nuove esigenze di tracciabilità sia in relazione al fatto che oggi per legge è ancora più necessario raccogliere una grande quantità di dati durante tutte le fasi di gestione dei prodotti, come storia, provenienza, date di produzione e così via, sia per verificare la qualità dei prodotti stessi». Focus sui mercati È anche in relazione a questi nuovi scenari di mercato che dall’inizio di quest’anno Datalogic si è data una nuova struttura organizzativa, «frutto della strategia volta a passare all’essere organizzati per tipologia di clienti e non più per categoria di prodotto» – spiega a Data Manager Valentina Volta, CEO del Gruppo. Naturalmente, questo non significa diminuire l’attenzione sui prodotti di punta, bensì «capitalizzare il nostro vantaggio competitivo derivante anche dalla conoscenza approfondita dei mercati di riferimento, proprio per essere ancora più in grado di servirli al meglio» – prosegue Valentina Volta. La rinnovata focalizzazione di Datalogic si concentra dunque su quattro aree di mercato di riferimento: Retail, ovvero la Grande Distribuzione Organizzata, food e non food, e che attualmente “pesa” per il 50 per cento circa del fatturato; Manufacturing, ovvero il mondo del packaging, dell’automotive e dell’elettronica, che vale il 30 per cento del fatturato; Logistica e Trasporti, in cui sono inclusi aeroporti e corrieri, con il 15 per cento circa dei ricavi; e Sanità, la cui quota è del 5

Cloudera, il successo è data driven

Prosegue la spinta innovativa della società californiana nelle piattaforme open source per l’analisi dei dati, anche con l’aiuto del machine learning e dell’intelligenza artificiale Forte degli ottimi riscontri registrati con la quotazione presso la Borsa di New York, Cloudera prosegue speditamente la sua marcia nel settore dell’analisi dei big data. Con risultati di tutto rilievo: se la ex-startup era diventata un unicorno già tre anni fa, nel 2014, oggi ha un valore nell’ordine dei 4 miliardi di dollari, e se sempre tre anni fa Cloudera aveva 400 dipendenti a livello mondiale, oggi questi sono 1600, mentre il fatturato cresce anno su anno a doppia cifra, grazie anche a un parco clienti formato per l’80 per cento da aziende che fatturano più di un miliardo di dollari all’anno. Nuove applicazioni Incontrando Data Manager a metà giugno a Milano, sia Romain Picard, regional vice president, sia Michele Guglielmo, regional sales director per l’area mediterranea, cioè la sotto-regione dell’area Sud Europa che va dal Portogallo alla Turchia, hanno tenuto a sottolineare che la quotazione al NYSE non cambia il focus dell’azienda, che rimane quello di proporre una piattaforma open source basata su Apache Hadoop, di livello enterprise e fruibile sia on premise sia in cloud, nella quale si combinano big data analytics, anche di tipo predittivo, sicurezza e affidabilità. La proposta della società, denominata Cloudera Enterprise, permette di analizzare tutti i tipi di dati, anche quelli non strutturati, e sta evolvendo verso le nuove applicazioni del machine learning e dell’intelligenza artificiale, con lo scopo di rendere le aziende sempre più “data-driven”, cioè in grado di trarre il massimo valore dal proprio capitale di dati: non solo per ottimizzare i costi, ma soprattutto per esplorare nuove opportunità di business. Essere “data driven” Anche perché il settore di elezione di Cloudera, quello dell’analisi dei big data, è in netto sviluppo: come sottolineato da Romain Picard, nel 2020, cioè nell’arco di tre anni da oggi, «si avranno 30 miliardi di dispositivi interconnessi, che determineranno una quantità di dati superiore di 440 volte a quella attuale, e un’azienda in grado di capitalizzare appieno sul valore di questi dati potrebbe arrivare a fatturare anche il 40 per cento in più». La chiave è trasformare il proprio business prestando ancora maggiore attenzione ai dati con analisi non solo sul passato o sul presente, ma anche in ottica predittiva, per essere sempre più “data driven”. In questo quadro, «per le aziende diventa sempre più importante ripensare il modo in cui viene concepito il rapporto con i clienti, per comprendere meglio come si comportano e agiscono, oltre a quali sono i loro desideri e cosa vogliono in concreto» – prosegue Picard, spiegando che Cloudera sta operando a fianco di numerose società, per esempio nell’ambito manufacturing, a riesaminare le modalità con cui realizzano i propri prodotti, modificandole in base alle aspettative dei clienti, ricostruite grazie ai dati di utilizzo raccolti direttamente dai dispositivi stessi, costantemente connessi al cloud. .@ClouderaITA Crescono gli investimenti in Italia e si amplia l’ecosistema dei partnerClick To Tweet Settore pubblico in primo piano Queste nuove modalità di relazione possono riguardare gli oggetti come automobili o frigoriferi, ma possono anche entrare nel quadro più ampio delle smart city, dato che «da tempo si nota una spinta molto forte verso i big data anche nell’ambito della pubblica amministrazione, con istanze che investono anche le strutture dell’intelligence e della sicurezza, che sono temi molto sentiti attualmente» – fa notare Picard. Come è dimostrato dalla gara per il Sistema pubblico di connettività, il famoso SPC, il cui lotto 3 per la gestione degli open data, aggiudicato al raggruppamento temporaneo di imprese formato da Almaviva, Almawave, Indra e PricewaterhouseCoopers, prevede proprio l’utilizzo della piattaforma per i big data di Cloudera. Investimenti in Italia Sul business in Italia dettaglia invece Michele Guglielmo, che è in Cloudera dall’inizio del 2016: «In poco più di un anno, siamo passati da essere tre persone, me compreso, a 12, con un investimento impegnativo in tutti i sensi perché non è proprio scontato trovare i profili adeguati, soprattutto per un’azienda demanding come Cloudera». L’investimento ha riguardato anche il canale, che vede al momento la presenza in Italia di una decina di partner selezionati, senza contare le alleanze internazionali con i grandi system integrator, attraverso la designazione di due figure apposite, con un channel manager che si occuperà in prima persona della declinazione del nuovo Partner Program lanciato lo scorso 22 maggio a Londra. «L’idea è quella di riconcentrarci sui grandi clienti: come a livello corporate Cloudera va sulle prime ottomila aziende a livello mondiale, così in Italia ne abbiamo selezionate 40 in totale, assegnandole a due account manager, sulle quali intendiamo generare interesse e rapporti di partnership, e avere una leadership “from the front” con i partner che si uniscono a noi nei progetti che riusciamo a generare» – prosegue Guglielmo. L’ecosistema dei partner I partner svolgono un ruolo cruciale nella strategia di go-to-market, in quanto Cloudera non si occupa direttamente dello sviluppo delle applicazioni sulla sua piattaforma, riservando questo compito all’ecosistema dei partner, di cui fanno parte i grandi system integrator come Accenture, Capgemini e Data Reply, solo per citarne alcuni, e che oggi conta più di 2.600 membri ed è in costante crescita. Un’espansione dovuta anche al fatto che l’ecosistema si sta allargando sempre più anche ai cloud provider e ai managed service provider, in quanto la piattaforma opera indifferentemente on premise e nel cloud. E proprio per favorire lo sviluppo nel cloud, la società ha lanciato a fine maggio Cloudera Altus, un’offerta PaaS realizzata per semplificare l’esecuzione di applicazioni di elaborazione dati su larga scala nel cloud pubblico, in quanto permette di gestire cluster e carichi di lavoro ampi. «Non si tratta di un semplice IT management, ma di uno strumento pensato anche per coordinare e orchestrare il lavoro dei data scientist» – sottolinea Guglielmo, rivelando che Altus ha già «riscosso un notevole interesse sul mercato, anche in virtù del fatto che non è rivolta solo all’IT aziendale e soprattutto perché previene il vendor lock-in,

Obbligo Pos: i costi “nascosti” per i negozianti

Dopo due anni di attesa, dall’inizio di settembre è entrata in vigore l’obbligatorietà per i negozianti di avere il “Pos”, con relative sanzioni a carico di quelli che non si sono adeguati alla norma, nei 24 mesi che erano stati concessi come tolleranza. Una garanzia, quella del pagamento elettronico, che i negozianti sono quindi costretti a fornire ai propri clienti, ma che implica un costo, che in questi due anni è lievitato. Le ultime analisi, effettuate da Qualeconviene.it, parlano di un aumento dei costi che raggiunge percentuali in doppia cifra, circa il 19%, con un costo totale annuo che in alcuni casi tocca la cifra di 6.300 euro, con un aumento del 40% rispetto ai costi del 2015. L’Italia, rispetto agli USA, ma anche rispetti ai Paesi Nordeuropei, è rimasta indietro riguardo ai pagamenti “elettronici”, e quindi il “gap” si fa ancora sentire, ed uno dei motivi resta quello della disponibilità dei “Pos” nonostante i due anni di dilazione dell’obbligo. Il costo di installazione del “Pos” per i negozianti non è molto chiaro, in quanto ai costi previsti per l’installazione del dispositivo e per il suo utilizzo, se ne aggiungono altri, che non rendono chiaro il costo effettivo. Si parla di canone mensile, di costi fissi, di commissioni bancarie, e in alcuni casi anche di “una tantum”. Una situazione che in molti casi scoraggia i negozianti dall’installazione del “Pos”, rendendo così difficili i pagamenti elettronici e creando disagi tra la clientela, che spesso si traducono anche in un danno per il commerciante, con il cliente che sceglie altri esercizi dotati di Pos. Le offerte che i commercianti si trovano davanti, al momento della scelta di installare il dispositivo, sono molteplici e nella scelta della tariffa è bene innanzitutto partire dalla quantificazione del flusso di pagamenti elettronici previsti. Altra scelta importante è quella che riguarda la tipologia del “Pos”, che può essere sia del tipo “fisso”, che viene collegato ad una linea Adsl, oppure “mobile”, la cui gestione avviene tramite il collegamento con uno smartphone. Le spese iniziano con l’acquisto del terminale, una spesa che avviene solo una volta; per il Pos tradizionale il costo medio è di 77 euro, mentre nel caso di un Pos mobile si spendono circa 62 euro. Un costo che rispetto a quello del 2015 risulta più basso, circa il 14%, ma purtroppo è l’unico dei casi in cui accade. Il secondo costo da considerare è il canone mensile richiesto per usufruire del servizio, ed in questo caso il raffronto con il 2015 porta ad un aumento del 10,7%, che si riscontra soprattutto per i Pos mobili, che oggi costano 13,7 euro mentre per il Pos su linea fissa si spendono 24,1 euro. Il costo maggiore per i negozianti proviene però dalla percentuale che l’istituto bancario trattiene per ogni transazione eseguita. Il costo in questo caso è direttamente legato al tipo di carta del cliente. Effettuando le transazioni con una carta di credito, la trattenuta media a carico del negoziante sarà del 2,5%, mediata tra il 2,44% dei Pos mobili, ed il 2,77% dei Pos fissi. Quando la transazione si effettuata con il Bancomat la percentuale è più bassa, con l’1,88% con il Pos fisso, ed l’1,95% per il Pos mobile. Andado a calcolare l’aumento rispetto al 2015, si nota che le commissioni hanno fatto un balzo in avanti pari al 19,5% in caso di transazione con carta di credito e del 18,5% per i pagamenti bancomat. L’analisi effettuata da Qualeconviene.it, mostra anche tre casi di simulazione che vedono interessate tre delle categorie che maggiormente sono interessate dai pagamenti elettronici, il negoziante, il libero professionista e il proprietario di un ristorante. I primi sono quelli che hanno subito l’aumento maggiore; per loro l’incremento del costo tra il 2015 ed il 2017 è compreso tra il 12,4% ed il 40,4%. In generale il maggiore aumento è per le transazioni con carta di credito, mentre quelle con bancomat risultano più convenienti. In generale la situazione più conveniente è quella dei pagamenti con Bancomat, effettuati tramite Pos mobile, ma certamente sono tante le variabili che determinano il costo e quindi ogni commerciante ha una situazione diversa, collegata alla tipologia della clientela e dei pagamenti. Quel che è certo, secondo l’analisi, è l’aumento diffuso dei costi, forse il più grande “nemico” della maggiore diffusione del pagamento The post Obbligo Pos: i costi “nascosti” per i negozianti appeared first on Data Manager Online.

SEAT, vendite in crescita di oltre il 17% ad agosto

Consegne SEAT: oltre 315.000 unità nei primi otto mesi dell’anno. Regno Unito, Messico, Austria, Svizzera, Turchia e Israele ottengono risultati di vendita record La crescita delle vendite SEAT non ha subito rallentamenti durante il periodo estivo. In agosto, mese in cui, storicamente, si registrano i minori volumi di vendita annuali a causa del periodo di vacanza in molti Paesi, la SEAT ha consegnato 29.700 auto, il +17,3% rispetto ad agosto 2016 (25.300). Con questa crescita, le vendite della SEAT da gennaio ad agosto hanno segnato una crescita del 13,7%, raggiungendo un totale di 315.100 auto (rispetto alle 277.100 del 2016), 38.000 unità in più rispetto allo stesso periodo del 2016. Wayne Griffiths, vicepresidente SEAT per Vendite e Marketing, sottolinea che “agosto è stato un mese positivo, all’insegna del prosieguo del consolidamento della crescita accumulata nel corso dell’anno e del nostro posizionamento come uno dei Marchi a più rapida crescita in Europa”.  Griffiths ha aggiunto che “la prossima settimana inizieremo le vendite della Arona, il nostro secondo SUV, e siamo convinti che questo modello seguirà lo stesso trend positivo della Ateca. Sempre più Clienti scelgono un SUV e la Arona, come la Ateca, ha le carte in regola per diventare uno dei prodotti di riferimento del suo segmento”. Da gennaio ad agosto la Spagna, mercato leader per la SEAT, ha registrato il maggior numero di consegne, con 66.900 auto (+20,4%). La Germania segna una crescita a doppia cifra con 8.600 unità consegnate ad agosto, e risultati da gennaio ad agosto cresciuti dell’11,9%, con 65.100 unità. Il Regno Unito, che è tra i mercati in cui la SEAT, ad agosto, ha registrato uno dei più alti risultati di sempre, si posiziona terzo, con una crescita superiore al 20% (35.800 auto, +21,3%). Messico (17.200 auto, + 4.5%), Turchia (14.800, +5.0%), Austria (12.300, +17.8%), Svizzera (6.800, +41.0%) e Israele (6.800, +6.7%) hanno segnato risultati di vendita record fino ad agosto. In Italia, con un totale di 11.835 auto immatricolate da gennaio ad agosto (fonte UNRAE), la SEAT ha registrato una crescita di quasi il 15% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, a fronte di una crescita del Mercato del 9%. Nel mese di agosto, per inciso, il Marchio spagnolo ha segnato una crescita del +25,7% rispetto allo stesso mese del 2016. L’offensiva di prodotto approda a Francoforte La prossima settimana la SEAT presenzierà al Salone di Francoforte presentando in anteprima mondiale la Arona, l’ultimo dei modelli parte della più grande offensiva di prodotto di sempre, che segue i passi di Ateca, Leon e Ibiza, lanciate negli ultimi 18 mesi. Inoltre, proprio a Francoforte la SEAT presenterà l’esclusiva Leon CUPRA R, un’edizione limitata del modello più potente del Marchio, prodotta in sole 799 unità e in vendita alla fine di quest’anno. Infine, sullo stand sarà presente la nuova Ibiza 1.0 TGI, la versione a metano dell’iconico modello SEAT. La Ibiza TGI è il terzo modello SEAT a metano, insieme a Leon e Mii. Nel 2018 sarà poi la volta della Arona TGI, che si unirà alla gamma di modelli SEAT a metano. The post SEAT, vendite in crescita di oltre il 17% ad agosto appeared first on Data Manager Online.

Immobili per l’impresa: quali attività?

L’Ufficio Studi Tecnocasa, sulla base delle le richieste presenti a giugno 2017 nella Banca Dati interna al Gruppo, ha condotto un’analisi su capannoni, negozi e uffici per individuare quali sono le tipologie di attività che vi si insediano. CAPANNONI Sui capannoni, negli ultimi tempi, si registra un aumento delle richieste di acquisto: i prezzi, ormai a livelli decisamente contenuti (dal primo semestre del 2008 i valori sono diminuiti di oltre il 30%) spingono all’acquisto gli imprenditori che hanno capitale a disposizione, una discreta solidità patrimoniale, che sono ben radicati nel territorio e che, allo stesso tempo, hanno sicuri piani di sviluppo. In molti casi si tratta di aziende che lavorano per il mercato estero. Dalle nostre analisi risulta che tra coloro che cercano capannoni in acquisto, il 22,3% sono imprese di tipo artigianale, a seguire con il 18% gli investitori mentre il 13% è rappresentato da aziende di produzione. Sul versante delle locazioni, dove si concentra la maggioranza delle richieste (72%), la fa da padrone la ricerca da parte di artigiani, seguiti al secondo posto da chi è interessato a spazi per erogare servizi per automobili, in particolare per aprire autofficine. Segue poi la logistica dominata da operatori italiani e con un 10,8% di richieste gli imprenditori del settore del fitness per aprire palestre. NEGOZI Il settore commerciale evidenzia una maggioranza di richieste di immobili in locazione. La percentuale di chi acquista è pari al 15,1% e di questi, poco più della metà, sono acquisti ad uso investimento. Tra le richieste di locazione invece il 21,9% riguarda immobili per avviare attività di ristorazione e somministrazione, a seguire con il 12,9% chi vuole aprire un negozio di abbigliamento. Il 12,1% avvierebbe un negozio di alimentari, il 10,6% un’ attività di servizi. Chi intende aprire un ristorante o una pizzeria cerca soluzioni dotati di canna fumaria, sempre più difficili da trovare sul mercato e predilige le zone di passaggio pedonale, elemento fondamentale anche per chi vuole lanciarsi nella vendita di abbigliamento. Occorre però dire che chi è in grado di crearsi una vetrina virtuale sugli strumenti social, può permettersi una vetrina reale anche in vie non di passaggio: questa tendenza è in atto negli ultimi anni soprattutto fra gli imprenditori più giovani. Interessante sottolineare che chi svolge erogazione di servizi vede prevalere soprattutto gli studi professionali e gli studi medici che oramai, sempre più spesso, invece di cercare l’ufficio tradizionale preferiscono essere presenti “in strada”, optando anche per vie non di passaggio, decisamente meno costose. UFFICI Anche il segmento degli uffici registra prevalentemente richieste di locazione (80,4%). In genere sono studi professionali alla ricerca di sedi di rappresentanza e che prediligono ancora le zone centrali. Quando possono si associano per abbattere i costi. Le grandi aziende nazionali e multinazionali invece preferiscono i centri direzionali, soprattutto quelli di nuova generazione possibilmente insediati in zone ben collegate e ben servite da mezzi di trasporto. Infatti in grandi città come Milano e Roma sono diversi gli interventi di nuova costruzione sul direzionale che stanno attirando l’interesse di importanti realtà nazionali e non ( a Milano ci sono Porta Nuova, City Llife, Symbiosis mentre a Roma spicca la nuova sede di Bnl alla Stazione Tiburtina chiamata “Orizzonte Europa”). The post Immobili per l’impresa: quali attività? appeared first on Data Manager Online.

L’iPhone 8 costerà troppo? Colpa di Samsung

La manodopera per il prossimo telefonino è pressoché simile all’attuale ma un elemento tra tutti ne ha innalzato l’etichetta: lo schermo OLED fornito dall’acerrima rivale Mancano pochi giorni alla presentazione dei nuovi iPhone. Se i modelli 7S e 7S Plus non dovrebbero destare sorprese dal punto di vista di design e hardware, la vera rivoluzione sarà 8, il primo melafonino con uno schermo OLED. I vantaggi nell’utilizzo di un pannello del genere sono tanti. Tra questi il consumo ridotto di energia (rispetto a un LCD) e la visibilità ancora ottimale in condizioni di luce differenti. Eppure la più grande innovazione per Apple si è rivelata un problema non da poco per i consumatori. Vari report indicano come prezzo più probabile per la base di partenza dell’iPhone 8 da 32GB almeno 1.100 dollari, che da noi diventerebbero almeno 999 euro. Tanti, visto che si tratta dell’etichetta più alta per un telefonino di ingresso marchiato Cupertino. Perché così tanto Dopo tutti questi anni di ricavi e mai seri momenti di difficoltà Apple aveva bisogno di portare ancora più in là il limite minimo necessario all’acquisto di un suo smartphone? In realtà pare che la colpa di un simile prezzo sia solo in parte di Apple. Come detto, il problema principale è la dotazione dei pannelli OLED, spediti alla Mela da Samsung, nella veste della divisione che si occupa di display. Stando a un report di KGI Securities, il vetro in questione ha un costo più del doppio di quanto richiesto dalla coreana per gli schermi LCD, circa 130 dollari invece dei precedenti 55 a pezzo. Per questo è probabile che dopo la prima ondata di dispositivi, la compagnia di Cupertino decida di affidarsi a un altro fornitore, più economico, per velocizzare la produzione di iPhone 8 e abbassarne sensibilmente il prezzo. The post L’iPhone 8 costerà troppo? Colpa di Samsung appeared first on Data Manager Online.