Galaxy S9 permetterà di registrare video a 1.000 FPS
Samsung sta lavorando a una nuova DRAM per potenziare il sensore fotografico integrato in Galaxy S9 La potenza della fotocamera è uno degli aspetti che per gli utenti più determinano la scelta di uno smartphone. Samsung ha seguito il nuovo trend del doppio sensore principale con Galaxy S8 ma non si accontenta di omologarsi alla concorrenza. L’azienda coreana ha già avviato lo sviluppo del suo prossimo top di gamma e secondo quanto affermano alcuni media coreani potrebbe integrarvi una fotocamera in grado di registrare video in slow motion a 1.000 FPS mantenendo comunque una qualità HD. Galaxy S9 dovrebbe quindi offrire un sensore superiore a quello del suo predecessore grazie all’utilizzo di una DRAM di nuova concezione. Il risultato dovrebbe essere simile a quello ottenuto da Sony con la tecnologia Motion Eye presente su Xperia XZ Premium. Questo sensore permette infatti di registrare video in slow motion a 960 FPS ad alta risoluzione ed è stato talmente ben accolto dal pubblico da spingere l’azienda giapponese a inserirlo anche su Xperia XZ1 e XZ1 Compact. Stando agli ultimi rumors, Samsung potrebbe anticipare il lancio di Galaxy S9 per rispondere ad iPhone X di Apple, il cui sistema di riconoscimento facciale Face ID è stato utilizzato da Huawei come scusa per promuovere il suo Mate 10. Lo smartphone potrebbe quindi arrivare nei negozi già a gennaio. The post Galaxy S9 permetterà di registrare video a 1.000 FPS appeared first on Data Manager Online.
Software AG lancia Cumulocity IoT

Portfolio interamente scalabile e abilitato al cloud per rispondere al mercato dell’Internet of Things (IoT), in forte crescita Software AG continua a guidare l’innovazione nel settore Internet of Things con il lancio di Cumulocity IoT, un ampio portfolio di tecnologie volto all’abilitazione dei servizi su piattaforma IoT e in cloud. Cumulocity IoT risponde alle richieste del mercato odierno di soluzioni IoT semplici, veloci e scalabili in grado di offrire supporto ad aziende di ogni dimensione, indipendentemente dal grado di sofisticatezza delle loro esigenze IoT. Una recente indagine di mercato ha evidenziato che sebbene il 90 percento circa dei dirigenti intervistati è convinto che l’Industrial Internet of Things (IIoT) sia un elemento critico per il successo della propria azienda, solo il 16 percento di essi abbia già predisposto una completa roadmap IIoT. Il nuovo portfolio Cumulocity IoT colma questa lacuna offrendo soluzioni IoT self-service che permettono alle aziende di sviluppare le proprie applicazioni e soluzioni IoT. Il supporto di clienti, partner e fornitori attraverso modelli aziendali digitali innovativi e collaborativi oltre che attraverso prodotti e servizi “intelligenti” costituisce la forza trainante che si cela dietro la strategia di portfolio di Software AG. Il portfolio Cumulocity IoT funziona sia in cloud sia on premise – consentendo al cliente una libertà e una possibilità di scelta totale nella progettazione, nella creazione, nell’implementazione e nell’aggiornamento della piattaforma IoT, delle sue soluzioni e dei suoi servizi. Esso include una gamma di soluzioni preconfezionate come il Condition Monitoring, la manutenzione predittiva, il Track&Trace, così come la gestione semplice e rapida di dispositivi e sensori, favorendo così il connubio tra il mondo dell’IT e quello della tecnologia operativa (Operational Technology). Questa libertà di scelta accelera l’innovazione e l’adozione dell’IoT, rispettando i ritmi imposti dal cliente, attraverso la semplificazione e la maggiore efficienza dei processi produttivi aziendali – grazie alla totale interazione con il cliente e alla maggiore fidelizzazione -, lo sviluppo di modelli di business digitali e l’offerta di quei prodotti e servizi intelligenti che vengono richiesti dai mercati digitali odierni. Cumulocity IoT unisce le potenzialità della Digital Business Platform di Software AG e il portfolio originale dei prodotti di Cumulocity in un portfolio IoT completo. Il portfolio Cumulocity IoT si avvale pienamente delle funzionalità leader di mercato di Software AG in ambito d’integrazione, processi aziendali, analisi avanzate e machine learning, basate sul suo ampio patrimonio in termini di leadership delle piattaforme middleware aziendali. Questa piattaforma soddisfa le esigenze di due diversi target nel mercato IoT: Le aziende che utilizzano l’IoT per migliorare i propri prodotti e servizi I fornitori di servizi IoT che mirano a creare e commercializzare piattaforme IoT Wolfram Jost, Chief Technology Officer di Software AG afferma: “Cumulocity IoT è un portfolio unico in quanto fornisce alle aziende la capacità di avviare molto velocemente progetti IoT limitati basati sul cloud e, con l’aumentare della loro sofisticatezza, di costruire piattaforme e servizi IoT in grado di crescere senza sforzi con questi. Le aziende possono sviluppare e implementare servizi IoT in una condizione di equilibrio ottimale tra rischi e ambizioni, secondo il proprio ritmo, a propria discrezione. Cumulocity IoT viene già utilizzato da aziende tecnologiche leader nel proprio mercato di riferimento come Deutsche Telekom, Gardner Denver, Octo Telematics, NTT Communication, Reliance Group, e molte altre. Questo ci consente di partire già in vantaggio nel perseguire la nostra ambizione di divenire il fornitore tecnologico leader in campo IoT”. Jost continua: “Recentemente abbiamo annunciato una joint venture nel settore IoT che pone l’accento sul nostro impegno in questo mercato in continua espansione. La joint venture chiamata ADAMOS è un’importante alleanza collaborativa in campo IoT con le aziende leader del settore manifatturiero Dürr, Zeiss, DMG Mori e ASM. L’obiettivo di tale alleanza IoT è di definire degli standard globali per il settore manifatturiero utilizzando Cumulocity IoT di Software AG come base tecnologica. I partner di ADAMOS e i loro clienti potranno fare leva su una piattaforma IoT completa e sui servizi connessi a costi minimi rispetto allo sviluppo di soluzioni proprie e in un periodo tempo sensibilmente inferiore”. The post Software AG lancia Cumulocity IoT appeared first on Data Manager Online.
InfoCamere sceglie VMware per migliorare il servizio di Virtual Desktop
Infrastrutture iperconvergenti in InfoCamere per un servizio VDI più performante InfoCamere potenzia il servizio di Virtual Desktop scegliendo tramite una gara un’architettura iperconvergente targata VMware e Fujitsu. Dopo due giorni di implementazione bastano due settimane per completare la migrazione di 600 utenti dall’ambiente precedente. Le persone si ritrovano quasi senza accorgersene in un ambiente molto più performante che offre prestazioni assolutamente paragonabili a quelle di un PC fisico. Unificando il mondo del computing e quello dei dati, la nuova architettura semplifica notevolmente il lavoro del personale IT che può gestire il servizio da un’unica console centrale. Customer Profile Al servizio del sistema camerale InfoCamere è il braccio tecnologico delle Camere di Commercio italiane, è la struttura che gestisce il patrimonio informativo e dei servizi del sistema camerale e che supporta le Camere nella loro missione di curare gli interessi generali delle imprese, promuovendone la competitività. Collega tra loro le Camere di Commercio, mettendole in rete con gli attori del sistema produttivo italiano: imprese, cittadini, Pubblica Amministrazione, Associazioni di Categoria, Ordini professionali, Operatori dell’informazione economica. L’attività di InfoCamere spazia dalla gestione del patrimonio informativo delle Camere, all’informatizzazione e semplificazione dei servizi, allo sviluppo di servizi informatici per le attività di back office, alla conservazione di documenti. Case Study Body Copy Le sfide Raffaele Di Gennaro è un veterano dei sistemi informativi di InfoCamere. Dirige un team di circa venti persone nel quadro della “Direzione Tecnologie e Impianti” e ha assistito all’evoluzione dei servizi IT in quest’azienda lungo un arco temporale di quasi trent’anni. Uno degli aspetti più rilevanti del cambiamento che ha vissuto è l’introduzione nel datacenter di InfoCamere delle tecnologie di virtualizzazione, introdotte sin dal 2008 per quanto concerne la componente server. Oggi è responsabile della gestione dei servizi infrastrutturali di InfoCamere. In particolare il suo team gestisce un servizio di Virtual Desktop erogato a circa 600 utenti operativi nelle sedi di Padova, Roma, Milano e Bari. Il servizio è attivo dal 2012 su piattaforma VMware Horizon Enterprise e gli utenti hanno imparato ad apprezzare il vantaggio di operare su una stazione di lavoro configurata e ottimizzata per la loro attività e le applicazioni che utilizzano, ovunque si trovino e senza la necessità di usare un PC tradizionale. “Negli ultimi anni abbiamo assistito a un aumento della richiesta del servizio VDI, e abbiamo potuto verificare che queste architetture richiedono infrastrutture hardware e software a supporto molto efficienti e performanti, sia dal punto di vista elaborativo sia delle risorse di storage messe in campo”, spiega Di Gennaro. “Inoltre, al crescere del numero di utenti e dell’intensità delle risorse, registriamo una crescita più che proporzionale dei costi di gestione dell’infrastruttura”. Per migliorare la qualità e le prestazioni del servizio erogato occorreva potenziare l’infrastruttura di storage a supporto, una soluzione evolutiva “classica” che prospettava costi di acquisizione elevati e un aumento ulteriore del carico di lavoro per il team IT. Bisognava agire presto, altrimenti le prestazioni del servizio VDI avrebbero potuto rivelarsi non più all’altezza dei requisiti. La soluzione è dentro di te Alla ricerca di una soluzione per ottimizzare le risorse disponibili all’interno del datacenter di InfoCamere, il team di Di Gennaro intravede un’opportunità nella direzione della virtualizzazione delle risorse di storage. “All’interno della licenza VMware vSphere che avevamo già in casa, il componente vSAN permette di estendere la virtualizzazione allo storage, creando un’infrastruttura iperconvergente al servizio del VDI”, spiega Di Gennaro. In questo modo occorreva sì acquisire nuovo hardware, ma il software vSAN poteva valorizzarne al meglio le risorse elaborative e di storage a beneficio del servizio VDI, nel quadro di un’architettura iperconvergente. A valle della scelta per questa configurazione ispirata alla visione di un datacenter software-defined, InfoCamere indice una gara per la scelta del Partner in vista della fornitura dei sistemi e l’offerta di Fujitsu si impone su quella di altri player, sia in termini di requisiti tecnici sia dal punto di vista economico. Il 2016 volge al termine e il progetto entra nel vivo della parte implementativa. “L’implementazione dell’infrastruttura basata sulle tecnologie VMware e Fujitsu è stata veramente un’operazione molto rapida, grazie a una serie di componenti di automazione che hanno semplificato moltissimo la fase di startup”, ricorda Di Gennaro. “Sono bastati due giorni e la piattaforma era up and running nel nostro ambiente, perfettamente integrata, controllata e funzionante”. L’attività di migrazione che ne è seguita si è risolta in un paio di settimane per circa 600 desktop virtuali, con un impatto minimo sugli utenti. “Il rilascio di un’infrastruttura di questo tipo, abitualmente richiede molto tempo, il coinvolgimento di molte persone e diverse funzioni aziendali”, spiega Di Gennaro. “In questo caso il rilascio della tecnologia iperconvergente ci ha consentito di contenere tempi e risorse da investire per la fase di startup”. Benefici “L’infrastruttura che abbiamo costruito con VMware ci offre la possibilità di fornire il servizio VDI a un’utenza particolarmente esigente con un impatto molto limitato e un incremento assolutamente percepibile nelle performance”, commenta Di Gennaro. “I nostri utenti sono abituati bene, ma i tempi di risposta della piattaforma sono decisamente migliorati e sono oggi del tutto paragonabili a quelli di un PC fisico”. Al netto miglioramento delle prestazioni si accompagna la semplificazione degli aspetti di gestione dell’infrastruttura e la riduzione dei consumi e dell’occupazione di spazio. “Abbiamo concentrato otto sistemi nuovi in meno della metà dello spazio occupato in precedenza da undici macchine”, precisa Di Gennaro. “Concentrando lo storage e la capacità elaborativa all’interno di un’unica piattaforma anche le competenze delle persone che devono gestire questi sistemi sono più integrate, così come il presidio, che si esercita da un’unica console di controllo”. Oggi il servizio VDI in InfoCamere può essere gestito da un’unica persona. Ne sa qualcosa Simone Tormen, lo specialista tecnico che ha seguito l’implementazione più da vicino, in collaborazione con i tecnici VMware e Fujitsu. “La semplificazione della gestione della piattaforma è il cambiamento più rilevante”, commenta Tormen. “Abbiamo sostituito un’organizzazione tradizionale, che prevedeva sistemisti e storage administrator, con un’organizzazione più snella in cui è sufficiente una sola persona, perché le attività di gestione sono
Alberto Dosi nominato responsabile dei Servizi di Fujitsu Italia
Fujitsu ha annunciato la nomina di Alberto Dosi a capo dei Managed Infrastructure Services, con la responsabilità del business dei Servizi in Italia. Dosi, 54 anni, laureato in Ingegneria Elettronica presso il Politecnico di Milano, avrà il compito di coordinare tutte le attività volte all’incremento delle quote di mercato relative alle soluzioni e ai servizi gestiti. Il manager entrerà a far parte del Management Leadership Team Italiano guidato da Bruno Sirletti, Presidente e Amministratore Delegato di Fujitsu Italia. “Siamo lieti di dare il benvenuto ad Alberto Dosi in qualità di responsabile del business dei Servizi in Italia”, ha commentato Bruno Sirletti. “In uno scenario in cui le aziende stanno lavorando per intraprendere iniziative sempre più concrete di digitalizzazione, uno dei nostri obiettivi principali è quello di incrementare le quote di mercato in ambito soluzioni e servizi gestiti. Siamo sicuri che le competenze in ambito Delivery e gli oltre 25 anni di esperienza nel settore della tecnologia facciano di Alberto la persona giusta per posizionarci in modo sempre più distintivo sul mercato italiano”. Prima di approdare in Fujitsu, Alberto Dosi ha ricoperto in HP – a partire dal 2006 – ruoli di crescente responsabilità nell’area dei servizi per clienti telco e media. In precedenza, Dosi ha lavorato in aziende come Omnitel Pronto Italia (ora Vodafone Italia) e H3G Italia. The post Alberto Dosi nominato responsabile dei Servizi di Fujitsu Italia appeared first on Data Manager Online.
Hacker su CCleaner, cosa è successo
Il famoso software di pulizia per PC è stato bucato dagli hacker che hanno diffuso malware a migliaia di utenti. Il commento di Cisco Talos Il rovescio della medaglia. Quale incubo maggiore può cogliere un programma realizzato per pulire il PC da file e contenuti obsoleti? Quello di trasformarsi in un contenitore di malware, da spargere in giro per la rete. Questo è successo a CCleaner, famoso software di Avast usato da migliaia di persone per ottimizzare il proprio sistema. Negli ultimi giorni i ricercatori di Cisco Talos hanno avviato i loro soliti controlli sugli exploit più recenti, accorgendosi di un comportamento malevolo originato proprio da CCleaner. A quel punto è scattato l’allarme: a seguito dell’installazione su sistemi operativi a 32-bit, la versione 5.33 permette l’esecuzione di un file maligno, conosciuto come Floxif e in grado di raccogliere informazioni sul computer infetto tra cui, il nome, l’indirizzo MAC delle interfacce di rete principali e anche scaricare nuovi virus da installare e avviare in automatico. Cosa fare Il problema è che gli sviluppatori originali di CCleaner, i ragazzi di Piriform, non si sono accorti del fattaccio, continuando a rendere disponibile tale versione del software. Come sono riusciti gli hacker a infiltrarsi nei binari del programma? Stando alle prime ricerche, probabilmente grazie a un terzo soggetto che avrebbe, di proposito, inserito il malware tra il codice dell’utility, senza dover compromettere alcun server. L’unica cosa da fare ora è scaricare le nuove versioni delle due piattaforme in cui è stato riconosciuto Floxif: CCleaner 5.33.6162 e CCleaner Cloud 1.07.3191, sostituite dai pacchetti più recenti di Avast. Come specificato da Cisco Talos: “Gli attacchi alla supply chain sono un modo molto efficace per distribuire software dannosi proprio perché gli utenti hanno massima fiducia nella sicurezza di queste applicazioni ben note e ampiamente utilizzate”. The post Hacker su CCleaner, cosa è successo appeared first on Data Manager Online.
Le aziende più innovative del mondo scelgono il CAD Creo di PTC
Le aziende scelgono la suite CAD Creo per migliorare la progettazione e lo sviluppo dei prodotti PTC annuncia che alcune delle aziende più innovative del mondo hanno scelto Creo, la suite di software CAD (Computer-Aided Design) leader di settore. Ecco alcune delle aziende che hanno recentemente scelto Creo per migliorare le proprie capacità e la propria efficienza nella progettazione dei prodotti e nel processo di sviluppo: Bertrandt Group, da oltre 40 anni fornitore di servizi di ingegneria specializzato nello sviluppo di soluzioni personalizzate per le aziende del settore automotive e dell’aviazione in Europa, Cina e Stati Uniti HARMAN, leader nella progettazione e nella realizzazione di soluzioni e prodotti connessi dedicati a case automobilistiche, consumatori finali e aziende a livello internazionale. Nella sua produzione spiccano sistemi connessi per audio, prodotti audio e video, soluzioni per l’automazione aziendale e servizi connessi HEIDENHAIN, produttore di spicco di strumenti di precisione per il controllo e la misurazione, la cui tecnologia è utilizzata in motori ad alta precisione, impianti di lavorazione e di controllo del movimento RATP Group, quinto maggior operatore mondiale nel settore del trasporto pubblico che progetta, gestisce e fornisce manutenzione a reti ferroviarie, tramviarie, di metropolitane e autobus in tutta la regione dell’Île-de-France e in tutto il mondo attraverso numerose consociate. Lanciata sul mercato quasi 30 anni fa, Creo è una famiglia integrata di software per la progettazione utilizzata da migliaia di produttori di fama mondiale. Dal concept iniziale, fino alla produzione, alla simulazione e all’analisi, Creo fornisce ai progettisti un ampio set di strumenti tra i quali la realtà aumentata (AR) e la capacità di sfruttare al meglio tutto il potenziale dell’IoT in un unico ambiente, consentendo agli utenti di realizzare prodotti migliori, in maniera più efficiente contenendo i costi. Ogni applicazione Creo condivide la medesima interfaccia utente e gli utilizzatori possono trasferire i dati da un’applicazione a un’altra con la massima fluidità. “Dai cuori artificiali fino ai motori per i sistemi a razzo, Creo consente alle aziende di trasformare il modo in cui progettano, sviluppano e immettono sul mercato i prodotti più innovativi della nostra epoca”, afferma Brian Thompson, SVP e General Manager CAD di PTC. “La flessibilità, la scalabilità e la compatibilità delle soluzioni Creo, insieme all’integrazione di nuove tecnologie come l’AR e l’IoT, permettono alle aziende di migliorare il proprio vantaggio sulla concorrenza, accelerando il processo di produzione nel suo complesso per dar vita a prodotti con prestazioni, usabilità ed estetica mai viste prima”. The post Le aziende più innovative del mondo scelgono il CAD Creo di PTC appeared first on Data Manager Online.
Intelligenza Artificiale per tutti: come le aziende possono beneficiare dei vantaggi del Machine Learning
A cura di Werner Vogels, Amazon Web Services Spesso si riesce a determinare solo a posteriori il momento in cui una tecnologia arriva al punto di svolta. Nel caso dell’intelligenza artificiale (AI) e del machine learning (ML), invece, è diverso. Il machine learning è quella parte dell’intelligenza artificiale che descrive le regole e riconosce i pattern da grandi quantità di dati, in modo da prevedere i dati futuri. Entrambe le idee sono virtualmente onnipresenti e in cima alle classifiche dei termini più alla moda. Personalmente penso (e questo è chiaramente legato alla crescita di AI e ML) che non ci sia mai stato un momento migliore di oggi per sviluppare applicazioni smart e usarle. Per quale ragione? Perché stanno accadendo tre cose. Primo: gli utenti di tutto il mondo stanno registrando dati in modo digitale, sia nel mondo fisico tramite sensori o GPS, sia online attraverso dati clickstream. Il risultato è quindi la disponibilità di una massa critica di dati. Secondo: c’è abbastanza capacità di computing disponibile sul cloud per le aziende, indipendentemente dalla loro dimensione, per utilizzare applicazioni intelligenti. Terzo: c’è una “rivoluzione algoritmica”, cioè è ora possibile allenare miliardi e miliardi di algoritmi simultaneamente, rendendo l’intero processo di machine learning molto più veloce. Questo ha reso possibile una ricerca maggiore, che ha quindi consentito di raggiungere la “massa critica” nella conoscenza necessaria per iniziare una crescita esponenziale nello sviluppo di nuovi algoritmi e architetture. Se è vero che abbiamo compiuto una strada relativamente lunga con l’AI, si tratta di un processo che ha avuto luogo in sordina. Dopotutto, negli ultimi 50 anni, intelligenza artificiale e machine learning sono stati accessibili solo a un gruppo ristretto di ricercatori e scienziati. Questo oggi sta cambiando, grazie a una quantità di servizi, framework e tool di AI e ML disponibili per qualsiasi tipo di azienda, incluse quelle che non hanno team di ricerca dedicati in questo ambito. I management consultant di McKinsey si aspettano che il mercato globale per servizi, software e hardware basati su AI cresceranno ogni anno del 15-25%, per raggiungere un volume di circa 130 miliardi di dollari entro il 2025. Numerose startup stanno usando algoritmi di AI per qualsiasi cosa immaginabile: per cercare tumori all’interno di immagini mediche, per aiutare le persone a imparare le lingue straniere o per automatizzare la gestione dei reclami delle compagnie assicurative. Allo stesso tempo, si stanno creando categorie completamente nuove di applicazioni laddove una conversazione naturale tra uomo e macchina è sotto i riflettori. Il progresso attraverso il machine learning Tutto il parlare che si fa su AI e ML è davvero giustificato? Si, perché AI e ML offrono alle aziende e alla società possibilità affascinanti. Con l’aiuto della digitalizzazione e dei computer ad alte prestazioni, siamo in grado di replicare l’intelligenza umana in alcune aree (come la visione artificiale), e addirittura superarla. Stiamo creando diversi algoritmi per una ampia gamma di aree di applicazione e stiamo trasformando queste singole parti in servizi, così che il ML sia disponibile per tutti. Inserito nelle applicazioni e nei modelli di business, il machine learning può rendere la nostra vita più piacevole o sicura. Prendiamo per esempio la guida autonoma: il 90% degli incidenti stradali negli Stati Uniti possono essere ricondotti all’errore umano. Si presume quindi che, se le auto saranno guidate in modo autonomo, il numero di incidenti sul lungo termine diminuirà. Nel campo dell’aviazione, ad esempio, questo accade già da molto tempo. I pioneri del MIT (Massachusetts Institute of Technology) Erik Brynjolfsson e Andrew McAfee prevedono che l’effetto macroeconomico della cosiddetta “seconda era delle macchine” sarà paragonabile a quello scatenato dal motore a vapore quando ha sostituito la forza lavoro umana (“prima era delle macchine”). Molti sono a disagio all’idea che esista un’intelligenza artificiale accanto a quella umana, il che è comprensibile. È necessario quindi parlare – insieme agli sviluppi tecnologici – di come l’intelligenza umana e artificiale possano coesistere in futuro, degli aspetti etici e morali che questo implica, di come sia possibile garantire un buon controllo sull’AI e di quali parametri legali sono necessari per gestire tutto. Rispondere a queste domande sarà tanto importante quanto lo sforzo di risolvere le sfide tecnologiche, e nessun dogma o ideologia potrà essere d’aiuto. Al contrario, quello che serve è un obiettivo, un dibattito ad ampio spettro che prenda in considerazione il benessere della società tutta. Machine Learning in Amazon Negli ultimi 20 anni, migliaia di software engineer di Amazon hanno lavorato sul Machine Learning: osiamo perciò dire di essere l’azienda che si è applicata più a lungo su AI e ML a supporto del business. Sappiamo infatti che le tecnologie innovative decollano sempre quando cadono le barriere per i partecipanti del mercato. È quanto sta accadendo in questo momento con AI e ML. In passato, chiunque volesse utilizzare l’intelligenza artificiale per se stesso doveva iniziare da zero, sviluppando algoritmi e alimentandoli con enormi quantità di dati (anche se aveva bisogno di un’applicazione per un contesto ristretto). Questo si riferisce alla cosiddetta intelligenza artificiale “debole”: molte delle interfacce utente con cui tutti abbiamo confidenza oggi (come funzioni di raccomandazione, somiglianza o autofill per la ricerca predittiva), sono tutte guidate dal machine learning. Al contempo, si possono prevedere i livelli di inventory o i lead time per i vendor, individuare i problemi dei clienti e capire automaticamente come risolverli, scoprire merci contraffatte e risolvere commenti offensivi, proteggendo quindi i nostri utenti dalle frodi. Ma questo è solo la punta dell’iceberg. In Amazon, ci basiamo su miliardi di informazioni degli ordini storici, il che ci consente di creare ulteriori modelli basati su AI/ML per diversi tipi di funzionalità. Per esempio, le interfacce di programmazione che gli sviluppatori possono utilizzare per analizzare le immagini, trasformare il testo in linguaggio realistico o creare chatbot. In sostanza, chiunque voglia definire modelli, allenarli e poi scalare può trovare qualcosa. Le librerie preconfigurate e i framework di deep learning sono ampiamente disponibili, il che consente a chiunque di iniziare molto velocemente. Aziende come Netflix, Nvidia o Pinterest utilizzano le nostre capacità di
Zerodium tenta gli hacker di Tor
Chiunque troverà una zero-day a bordo del browser amico della privacy potrà portarsi a casa 1 milione di dollari Quanto vale la privacy dei navigatori della rete? Almeno 1 milione di dollari per Zerodium. La piattaforma di sicurezza ha lanciato un contest per invitare tutti gli smanettoni a cercare zero-day a bordo del famoso programma, con l’opportunità di portarsi a casa l’ingente somma. Tor ha il suo bug bounty, avviato nel 2015, ma altri negli anni si sono susseguiti per tentare di violare la crittografia del browser che promette di mantenere l’anonimato durante la visita di siti web dal proprio computer. Nel 2014 ad esempio, il governo russo aveva offerto l’equivalente di 73 mila euro a chiunque fosse in grado di craccare la rete di Tor. Quei soldi sono ancora lì. Come funziona Il bug bounty di Zerodium viaggia su procedure simili: basta scovare e dimostrare che la zero-day di Tor sia funzionante e teoricamente critica per guadagnare il premio in palio, pari a 1 milione di dollari, tra i più alti del panorama hi-tech. “Con il nostro progetto alziamo l’asticella dei bug bounty – scrivono dal team di Zerodium – serve sviluppare un exploit funzionante che sfrutti una zero-day senza passare per uno JavaScritp. In quel caso pagheremo un premio più basso”. Stando ai fautori, il contest è stato lanciato per aiutare i governi a combattere il crimine online, rendendo internet un luogo più sicuro e controllato ma non asfissiante nei confronti della privacy degli utenti: “Sappiamo che ad usare Tor sono attivisti e persone che vivono in luoghi dove la libertà di parola e opinione non è presente. Purtroppo, al fianco di questi, vi sono tanti che usano il browser per condurre le loro operazioni illegali, come il traffico di armi e di droga, oltre che pedofilia”. Scovare una falla permetterebbe alle forze di polizia di velocizzare le indagini e monitorare meglio alcune attività, anche se mantenere la bilancia perfettamente equilibrata è sempre più difficile. The post Zerodium tenta gli hacker di Tor appeared first on Data Manager Online.
Perché la NSA spiava i download di Kazaa
La piattaforma negli anni 2000 era tra le più usate per scaricare musica e film. Il nuovo report di Snowden Edward Snowden si è rifatto vivo. Da recenti rivelazioni, parte dell’enorme database in suo possesso, pare che intorno al 2000 la National Security Agency fosse particolarmente interessata a spiare i download degli utenti di tutto il mondo tramite Kazaa, il famoso servizio di file-sharing. Cosa ci trovassero di interessante i federali in tutto ciò non è dato saperlo ma è probabile che l’agenzia monitorasse l’eventuale traffico per certi tipi di documenti, considerati di valenza per la sicurezza nazionale. In realtà, come dimostra lo stesso Snowden, più di 15 anni fa la NSA era attenta a tutti i principali software p2p, non solo Kazaa ma anche eDonkey e LimeWire, oltre al nascente BitTorrent. Cosa cercavano L’obiettivo dell’agenzia non era solo individuare gli utenti che violavano le leggi sul copyright. Come dimostrano i file diffusi dal sito di Gleen Greenwald The Intercept, lo scopo andava oltre il semplice contenuto. Craccando la crittografia, non forte come oggi, delle piattaforme citate, gli agenti riuscivano a rubare il database dei singoli servizi, così da avere accesso alle informazioni dei navigatori, tra cui email, nomi utilizzati online, localizzazione, paese di provenienza, ricerche effettuate e download completati. “Con un’adozione più estesa – si legge sul documento – questi strumenti di spionaggio permettevano di ottenere dati strutturati da incrociare con altri archivi, per avere un quadro più completo dei target e gruppi di riferimento. Sebbene Kazaa non esista più dal 2012, il network di eDonkey funziona ancora, ben lontano dalla popolarità di qualche anno fa, ma ancora basato sulla stessa crittografia vulnerabile del 2004. The post Perché la NSA spiava i download di Kazaa appeared first on Data Manager Online.
Bing di Microsoft si impegna contro le fake news
Microsoft ha implementato gli strumenti per identificare le fake news sul motore di ricerca Bing Il problema delle bufale e della cattiva informazione riguarda tutto il web ed è esploso ufficialmente durante le passate presidenziali americane. Da quel momento varie aziende che operano su Internet hanno introdotto strumenti più efficaci per identificare le fake news e fermarne così la proliferazione. Microsoft, che ha brevettato uno smartwatch modulare, ha oggi fatto la stessa cosa sul motore di ricerca Bing introducendo un sorta di fact check. Da oggi le anteprime degli articoli verificati e realizzati da testate autorevoli sarà accompagnato da un badge chiamato “ClaimReview” per segnalare che si tratta di corretta informazione. L’analisi dei contenuti verrà effettuata da un apposito team che potrà contare sulla collaborazione dei servizi Snope e PolitiFact. Le verifiche terranno inoltre conto della reputazione del sito. Microsoft si impegna quindi a sostenere la lotta alle fake news insieme a Google, Facebook e molte altre aziende. Il social network ha ad esempio negato la pubblicità ai siti che diffondono bufale mentre Google ha appositamente rivisto il suo algoritmo per il posizionamento. Anche Snapchat ha scelto di prendere provvedimenti contro le fake news e lo stesso si prepara a fare Twitter con nuovi e più efficaci strumenti. The post Bing di Microsoft si impegna contro le fake news appeared first on Data Manager Online.