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Talend nomina Antongiulio Donà come Vice President Sales Italia

Con una lunga e consolidata esperienza nelle vendite, Donà è stato scelto per guidare l’adozione della Data Agility Talend affida il ruolo di vice president delle vendite in Italia ad Antongiulio Donà con la responsabilità dei clienti e dell’ecosistema dei partner sul mercato italiano. Donà riporta a François Mero, senior vice president delle vendite a livello EMEA. La decisione di Talend di assumere Donà per accelerare l’adozione delle proprie soluzioni, sottolinea il forte focus dell’azienda nei confronti del mercato italiano. “Le aziende stanno attuando la trasformazione digitale, ma devono essere consapevoli che per avere successo su mercati sempre più competitivi, è fondamentale sviluppare strategie di business basate sui dati”, ha dichiarato François Mero, senior vice president delle vendite, EMEA. “Riteniamo che la vasta esperienza di leadership nel settore delle vendite di Donà sia un grande valore aggiunto per Talend per guidare l’adozione delle nostre soluzioni in un momento in cui le tecnologie cloud e big data sono in una fase di crescita molto significativa”. Antongiulio Donà porta in Talend oltre 25 anni di esperienza nel settore delle vendite e management maturata presso aziende IT leader di settore: dall’ambito hardware come Unisys, Olivetti, Northern Telecom, Sun Micro, EMC, a quello dei servizi come Sixtel (Northern Telecom), Systeam e Cap Gemini e in ambito software per BEA, Iona, Vignette, Datamirror e IBM. Donà ha conseguito una laurea in Matematica con specializzatione in Intelligenza Artificiale presso l’Università La Sapienza di Roma. Donà ha gestito team di vendita di soluzioni per svariate tecnologie e applicazioni come EAI, Data Integration, Cloud, Business Intelligence. La sua esperienza si è consolidata su una vasta gamma di mercati, dal settore pubblico alle grandi imprese. “Per il mio nuovo ruolo di responsabile del mercato italiano per Talend”, ha dichiarato Antongiulio Donà, “sono entusiasta di essere stato chiamato a far parte di questa azienda che è leader riconosciuta sul mercato delle soluzioni cloud e big data. Il mio obiettivo è quello di dare impulso al livello di crescita di Talend qui in Italia, come miglior partner per aiutare le aziende a diventare data driven”. The post Talend nomina Antongiulio Donà come Vice President Sales Italia appeared first on Data Manager Online.

I Pixel 2 potrebbero avere una scocca interattiva

All’interno del codice dell’app “Ricerca Google” ci sono indizi sulla scocca interattiva di Pixel 2 e Pixel XL 2 Google presenterà i suoi Pixel 2 e Pixel 2 XL il 4 ottobre, quindi con un giorno in anticipo rispetto alle previsioni. In attesa dell’evento ad essi dedicato continuano a circolare nuovi rumors riguardanti gli smartphone prodotti rispettivamente da HTC ed LG. L’ultima indiscrezione riguarda la possibilità che la scocca del modello più piccolo possa essere interattiva tramite pressione e secondo 9to5Google la conferma arriverebbe dall’ultimo aggiornamento dell’app Ricerca Google attualmente in fase beta. Nel codice della versione 7.12 dell’app si fa riferimento a una funzione chiamata “Active Edge” che molto probabilmente consentirà di interagire con lo smartphone premendo sui bordi dello stesso. La stessa caratteristica è ad esempio presente su HTC U11 e per questo molti concordano sul fatto che verrà integrata proprio nel modello di Pixel 2 realizzato dall’azienda taiwanese, che in futuro potrebbe entrare a far parte della famiglia di Mountain View. L’analisi del codice ha permesso anche di scoprire altre novità come la modalità Routine, che permette di avviare più azioni attraverso un comando singolo, e una nuova barra di ricerca di Google. Si parla anche dell’implementazione di voci e hotword per Google Assistant oltre all’aggiornamento del catalogo di suoni per Google Home. The post I Pixel 2 potrebbero avere una scocca interattiva appeared first on Data Manager Online.

Frank Merenda speaker d’eccezione del corso Wildix per specialisti UC

Il carismatico “guru” del marketing tra i relatori di UNICOMM, il corso organizzato da Wildix e rivolto ai system integrator al servizio delle aziende. Dal 12 al 14 ottobre a Bologna Dopo il successo della prima edizione del corso UNICOMM tenutosi lo scorso aprile, Wildix, multinazionale italiana specializzata in soluzioni di Unified Communications e prodotti VoIP, ripropone per ottobre il secondo appuntamento dedicato ai system integrator che vogliono aumentare il business delle aziende per le quali operano. UNICOMM si terrà a Bentivoglio (Bologna) dal 12 al 14 ottobre presso lo Zanhotel – per ulteriori dettagli e iscrizione: https://www.ucspecialist.it  -, è aperto a tutti i system integrator, e può essere considerato a tutti gli effetti come il primo corso in Italia per diventare specialisti nella vendita e nel funzionamento delle Unified Communications (rivolto anche a chi non è partner Wildix). L’evento di aprile ha visto la partecipazione di 197 system integrator, mentre per questa sessione il numero massimo di iscritti è fissato a 250. Speaker e guest star di questa seconda edizione sarà Frank Merenda, divulgatore di successo in ambito vendite e marketing che, partendo dalla sua esperienza pratica sul campo come imprenditore in differenti settori, è divenuto noto al grande pubblico per avere introdotto in Italia il concetto di “vendita professionale” attraverso una serie di pubblicazioni e corsi che tiene con regolarità. Inoltre Frank con la sua attività di formazione specializzata sulle strategie di acquisizione clienti e vendita ha creato Metodo Merenda, un percorso di formazione che si compone di Venditore Vincente, il primo sistema professionale per aumentare le vendite e Marketing Merenda, dove condivide con gli studenti i migliori e più innovativi sistemi per l’acquisizione di nuovi clienti, anche partendo da poca o nessuna esperienza. L’appuntamento è così introdotto da Dimitri Osler, CTO di Wildix, con enfasi sul ritorno per le aziende in termini economici: “Le UC&C non funzionano quando non generano guadagni per le aziende che le comprano. Quando un’azienda fa l’enorme sforzo (economico e organizzativo) di sostituire il sistema di comunicazione, pretende di veder tornare il proprio investimento, e pure con gli interessi. Se un’azienda fa lo sforzo di introdurre le Unified Communications, questa è da considerarsi una scelta strategica e deve produrre più business, più produttività, più sicurezza”. Sul palco insieme a Dimitri, ci saranno Stefano Osler (CEO Wildix), Cristiano Bellumat (Direttore commerciale Wildix), un analista di Gartner e, come anticipato, Frank Merenda. Quest’ultimo ha studiato con i più grandi marketer negli Stati Uniti e ha trasferito alle aziende italiane le tecniche più efficaci del marketing “a risposta diretta”. In pochi anni ha saputo creare un seguito di migliaia di persone ispirate dai suoi metodi e dalle sue strategie. “Frank Merenda – specifica Dimitri Osler – svelerà come un system integrator deve fare marketing. E sarà a disposizione degli iscritti per ogni tipo di informazione o curiosità da soddisfare. Lato nostro, vorremmo comunicare lo spirito e la visione con le quali abbiamo progettato il corso. E siamo pronti a svelare i segreti tecnici, commerciali e di marketing per vendere le UC&C. Il tutto finalizzato all’incremento del business del cliente finale”. Per informazioni e iscrizioni: https://www.ucspecialist.it The post Frank Merenda speaker d’eccezione del corso Wildix per specialisti UC appeared first on Data Manager Online.

Veeam, accelerare sul cloud

Al WMworld 2017, il fornitore di soluzioni di backup e di availability conferma l’espansione sempre più decisa anche nell’ambito delle infrastrutture cloud Barcellona – Oltre 250mila clienti e quasi 14 milioni di macchine virtuali protette. Non si può certo dire che Veeam, il fornitore di soluzioni di backup e soprattutto di availability, che ha fatto della disponibilità “always on” del data center la propria bandiera, non abbia conquistato in poco più di dieci anni di vita un posto al sole nel panorama IT mondiale. Sancito anche da Gartner, che per il secondo anno consecutivo ha posizionato Veeam tra i leader nel quadrante magico relativo al Data center backup e al Recovery software. A questo riguardo, Peter McKay, che da poco più di un anno è entrato in azienda in qualità di Presidente e CEO, e che Data Manager ha incontrato a Barcellona, ha sottolineato che “si tratta del nostro maggiore avanzamento sia nella vision sia nell’abilità di esecuzione, nel percorso che ci vede leader nelle soluzioni di availability per le aziende con ambienti multi-cloud e di cloud ibrido, che ci vedrà ancora in posizione preminente in un futuro sempre più incentrato sul cloud anche con il rilascio della nuova Veeam Availability Suite v10 prevista all’inizio del prossimo anno”. Il business mediterraneo A Barcellona, dove Veeam aveva uno stand tra i maggiori, e soprattutto strategicamente posizionato al centro dell’area espositiva, il cloud si è riaffermato come il nuovo ambito di crescita della società, come non ha mancato di sottolineare in una conversazione con Data Manager anche Albert Zammar, Vice President della Regione EMEA South di Veeam, che comprende, oltre all’Italia, anche i due paesi iberici e altre nazioni mediterranee, tra le quali Turchia e Israele. “Nella mia area sto riscontrando da tempo un ottimo livello di crescita del business, con particolare riguardo per Spagna e Turchia, oltre ovviamente all’Italia che vede incrementi nell’ordine delle due cifre”, ha evidenziato Zammar, spiegando che “tra i fattori di crescita c’è sicuramente l’arrivo in maniera impetuosa della digital transformation e soprattutto la pervasiva adozione delle infrastrutture cloud, tanto che proprio nell’ambito del cloud i numeri relativi vedono sostanzialmente un raddoppio anno su anno”. Indipendenza dalle infrastrutture In ambito cloud, secondo Zammar, “il nostro successo nasce dall’essere indipendenti dalle infrastrutture e dal tipo di hypervisor, che ci permette di spostare i carichi di lavoro attraverso qualsiasi tipo di cloud, anche ibrido, con una flessibilità che non prevede obblighi di scegliere tecnologie particolari o servizi costosi, a differenza di certi sistemi legacy che obbligano ad acquistare tecnologie che oltre al costo hanno anche un impatto sulle prestazioni degli applicativi”. Se questi rappresentano i fattori esterni della crescita di Veeam, vi sono anche quelli interni: “grazie all’inserimento di molte nuove figura professionali, adesso disponiamo di un team a regime, che ci permette di essere sempre più incisivi sul mercato, dove abbiamo conquistato nuove fasce di clienti, come quella delle large enterprise e delle medie aziende, pur continuando ad avere un business molto interessante anche nell’ambito SMB, che è guidato dal Canale che rimane molto fidelizzato anche a livello di mindshare”, ha concluso Albert Zammar. The post Veeam, accelerare sul cloud appeared first on Data Manager Online.

La digitalizzazione delle centrali elettriche riduce del 5% le emissioni di CO2 mondiali

Dal nuovo report condotto dal Digital Transformation Institute di Capgemini si evince che l’aumento degli investimenti da parte degli enti proprietari di centrali elettriche apporterà ingenti guadagni in termini di efficienza produttiva, riducendo allo stesso tempo i costi operativi e le emissioni di CO2 Capgemini ha annunciato i risultati dello studio “The Digital Utility Plant: Unlocking value from the digitization of production”, condotto su 200 manager a livello dirigenziale o senior delle società impegnate nel settore delle utility a livello globale. Dalla ricerca si deduce che le aziende del settore stanno investendo per apportare ingenti miglioramenti dal punto di vista digitale agli impianti alimentati a carbone o a gas in modo da incrementare l’efficienza produttiva e ridurre i costi di produzione. Negli ultimi cinque anni, le aziende hanno investito in media 330 milioni di dollari per digitalizzare le proprie centrali elettriche. Entro il 2025, con il proseguire del trend di investimento, un impianto su due (19%) diventerà una “centrale digitale”, con un calo dei costi di circa il 27%, contribuendo a ridurre del 4,7% le emissioni globali di carbonio derivanti dalla produzione di energia. Ridurre i costi di produzione dell’energia Il report, al quale hanno partecipato i dirigenti di aziende del settore delle utility di Cina, Francia, Germania, India, Italia, Svezia, Regno Unito e Stati Uniti, ha evidenziato che l’aumento dell’efficienza produttiva ottenuto grazie alla digitalizzazione permetterà alle società di ridurre i costi legati alla produzione di energia. Dallo studio è emerso che le centrali elettriche che utilizzano la tecnologia digitale registreranno una riduzione dei costi di produzione pari al 27%, mentre ogni singolo stabilimento risparmierà in media 21 milioni di dollari l’anno. Man mano che il prezzo delle energie rinnovabili diminuisce, le compagnie dotate di centrali alimentate a carbone o a gas potranno utilizzare questo risparmio per rimanere competitive. Con la domanda mondiale di energia che cresce di anno in anno e visti gli ambiziosi obiettivi in termini di riduzione delle emissioni mondiali di carbonio, gli investimenti in ambito digitale permetteranno agli impianti tradizionali di continuare a contribuire all’incremento dell’utilizzo delle fonti di energia rinnovabile. Produzione di energia più eco-friendly La ricerca offre una prospettiva ottimistica sui benefici ambientali del processo di digitalizzazione delle centrali elettriche. Le aziende del comparto delle utility stimano che gli investimenti nel digitale permetteranno loro di incrementare la quantità di energia prodotta dai combustibili fossili con un conseguente calo delle emissioni di carbonio. Entro il 2025, gli impianti digitalizzati produrranno ogni anno 625 milioni di tonnellate di emissioni di carbonio in meno, equivalenti a un calo del 4,7% delle emissioni globali derivanti dalle centrali elettriche, 28,6 milioni di alberi in più o 133 milioni di auto in meno in tutto il mondo. Maggiori guadagni grazie al digitale Nonostante gli ingenti guadagni potenziali che potrebbero scaturire dall’implementazione di centrali digitalizzate, solo l’8% delle società del settore è preparato dal punto di vista digitale e si stima che, nell’arco di cinque anni, solamente il 19% degli impianti dovrebbe diventare digitale. Se aumentasse il numero di aziende che dà la priorità agli investimenti digitali si potrebbero avere anche maggiori benefici per l’intero settore e per il clima. Ad ogni modo, il report mette in luce la necessità di raggiungere la maturità digitale necessaria per pianificare e gestire i progetti delle centrali elettriche digitali. Un’azienda poco esperta nell’area digitale ottiene tipicamente il 33% di produttività in meno rispetto a quanto ottiene grazie alla digitalizzazione una società esperta nel digitale. «È chiaro che il digitale sta già trasformando la produzione di energia, permettendo alle società del comparto di essere competitive e di ridurre significativamente le proprie emissioni di carbonio», ha affermato Laura Muratore, Vice President, Head of Manufacturing, Retail and Distribution di Capgemini Italia. «Ad ogni modo, il settore può ancora fare dei passi avanti. Il numero di aziende che non ha ancora digitalizzato i propri impianti è molto elevato, ma se queste investissero in competenze e in tecnologie digitali si potrebbe raggiungere una maggiore riduzione delle emissioni di carbonio. Le imprese che decidono di intraprendere il cammino della digitalizzazione nella produzione di energia otterranno un maggiore vantaggio competitivo, un calo dei costi di produzione e un incremento della brand reputation». Metodologia del “The Digital Utility Plant: Unlocking value from the digitization of production” La ricerca svolta dal Digital Transformation Institute di Capgemini offre un quadro generale dell’impatto degli investimenti ad opera delle società del comparto delle utility per digitalizzare gli impianti. Sono stati intervistati 200 manager a livello dirigenziale o senior di società che hanno archiviato il 2015 con ricavi superiori al miliardo di dollari. Il sondaggio è stato svolto tra febbraio e marzo 2017 e ha coinvolto otto paesi: Cina, Francia, Germania, India, Italia, Svezia, Regno Unito e Stati Uniti. The post La digitalizzazione delle centrali elettriche riduce del 5% le emissioni di CO2 mondiali appeared first on Data Manager Online.

IBM Linux-only fornisce un livello avanzato di sicurezza per applicazioni di nuova generazione

Maggiore sicurezza per container open source, senza nessuna modifica del software IBM ha presentato IBM LinuxONE Emperor II, la nuova generazione della famiglia di sistemi enterprise con sistema operativo Linux, che fornisce nuove funzioni mirate ad aiutare le organizzazioni a gestire, in modo rapido e sicuro, l’imprevedibilità dei dati e l’aumento delle transazioni. IBM Secure Service Container, una delle principali funzioni di LinuxONE, è caratterizzata da una tecnologia LinuxONE esclusiva che rappresenta un significativo passo avanti nel campo della data privacy e delle funzioni di sicurezza. Lo scorso anno sono stati persi o rubati oltre quattro miliardi di data record, con un aumento del 556% rispetto al 2015. Degli oltre nove miliardi di registrazioni violate negli ultimi cinque anni, solo il 4% era stato crittografato – o cifrato in modo sicuro — mentre la maggior parte dei dati risultava esposta e vulnerabile nei confronti degli aggressori. Con IBM Secure Service Container, per la prima volta i dati possono essere protetti da minacce esterne e da minacce interne: sia nei confronti di utenti con credenziali di livello elevato, che di hacker in grado di ottenere le credenziali utente. Inoltre gli sviluppatori di software non hanno bisogno di creare dipendenze proprietarie nel loro codice per poter sfruttare queste funzioni di sicurezza avanzate. Aiutiamo i clienti a trasformare il loro business e il loro mondo Dalla sua presentazione nel 2015, la tecnologia LinuxONE è alla base dell’offerta Blockchain di IBM, ha contribuito a trasformare l’industria dei diamanti con Everledger, e aiuta ad eliminare la plastica dagli oceani di tutto il mondo con The Plastic Bank. Collaborando con IBM e il provider di servizi/integratore di sistemi Cognition Foundry, The Plastic Bank sta mettendo in luce il valore dei residui di plastica, interrompendone il flusso verso l’oceano e deviandolo verso imprese che possano riutilizzarli per nuovi prodotti. “Come service provider, LinuxONE ci permette di predisporre una completa infrastruttura IT in grado di supportare milioni di utenti in un batter d’occhio per clienti come The Plastic Bank,” afferma Ron Argent, CEO di Cognition Foundry. “LinuxONE fornisce anche un eccezionale livello di sicurezza che noi offriamo ai clienti. Con ambienti completamente separati per i diversi utenti che svolgono le loro attività sul server, non esiste il rischio che qualcuno attacchi i dati sensibili – a differenza dei prodotti commodity, dove ci si potrebbe trovare a condividere lo spazio di archiviazione con un malware.” “Per noi è stato indispensabile trovare una soluzione ideale fin dall’inizio, che non solo rispondesse ai requisiti attuali, ma che potesse rimanere in uso anche nei prossimi vent’anni. Non possiamo permetterci di crescere un po’, per poi fermarci e ricostruire il nostro ambiente tecnologico se puntiamo a mantenere il passo con un numero di utenti in continua crescita,” afferma Shaun Frankson, Co-Founder e Chief Strategist di The Plastic Bank. “LinuxONE ci fornisce la capacità di scalare per rispondere ai requisiti senza rallentamenti o perdita di slancio.” La più avanzata piattaforma enterprise Linux per i dati “LinuxONE è una piattaforma estremamente sofisticata con livello di sicurezza unico, funzioni di riservatezza per i dati e compliance normativa, il tutto combinato con un design ottimizzato per data serving ed elaborazione di transazioni del massimo livello,” sostiene Ross Mauri, General Manager di IBM LinuxONE. “Con questo annuncio aumentiamo il nostro interesse e l’investimento per innovazioni che forniscono un valore unico per i nostri clienti.” Il nuovo LinuxONE Emperor II è la piattaforma Linux enterprise più avanzata al mondo, che dispone del microprocessore più rapido del settore e un’architettura di I/O assolutamente unica, in grado di supportare fino a 640 core dedicati all’elaborazione di I/O. Il design del sistema a condivisione totale, con scalabilità verticale permette a LinuxONE Emperor II di: Supportare un’istanza MongoDB Enterprise di 17 TB in un singolo sistema con latenza di lettura/scrittura fino a 10x migliore rispetto ad un’implementazione x86 – offrendo alle applicazioni un accesso più sicuro e più rapido ai dati e, allo stesso tempo, maggiore scalabilità con complessità ridotta. Fornire una funzionalità continua e integrata di garbage collection, permettendo alle applicazioni Java di funzionare contemporaneamente, con elaborazione delle transazioni continua e performance migliori fino a 2.6x rispetto alle alternative x86, che interrompono invece l’elaborazione dei workload per eseguire la garbage collection. Fornire un’infrastruttura certificata per Docker EE con gestione integrata e scalabilità testata fino a due milioni  di container – che permette agli sviluppatori di realizzare applicazioni ad elevate performance e di abbracciare un’architettura di micro-servizi senza limiti di latenza o scalabilità. “Considerando l’importanza dei dati per ogni impresa, MongoDB è ideato per funzionare ovunque, per aiutare le organizzazioni a gestire la scalabilità e la varietà odierna dei dati,” afferma Dev Ittycheria, Presidente e CEO di MongoDB. “Siamo lieti di supportare MongoDB Enterprise Server su LinuxONE per imprese che desiderano eseguire applicazioni business critical su una piattaforma altamente performante, disponibile e sicura.” “Quando le organizzazioni si ingrandiscono in voluminose infrastrutture operative basate su container, sistemi affidabili e altamente sicuri continuano ad essere ovunque il sostegno per le imprese,” sostiene Loris Degioanni, CEO e fondatore di Sysdig. “Ancor più importante è che IBM sta costruendo un robusto ecosistema intorno a LinuxONE Emperor II. Attraverso la collaborazione IBM-Sysdig, i clienti IBM possono ottenere funzioni di monitoraggio container e risoluzione dei problemi pronte all’uso. Possiamo assicurare a queste imprese che, spostando in produzione la loro nuova infrastruttura applicativa basata su container, otterranno una soluzione scalabile, sicura e facile da monitorare.” “La piattaforma LinuxOne rappresenta uno degli ambienti informatici più scalabili al mondo. La combinazione tra frequenza di CPU, numero di core e velocità dei dispositivi di I/O di LinuxOne è senza pari e si adatta perfettamente alla natura scale-up di ScyllaDB,” sostiene Dor Laor, CEO e Co-founderdi ScyllaDB. “Abbiamo rilevato performance due volte superiori rispetto a un corrispondente sistema x86. Insieme alle funzioni di sicurezza e all’ambiente open, offre decisioni facili da prendere per i clienti.” The post IBM Linux-only fornisce un livello avanzato di sicurezza per applicazioni di nuova generazione appeared first on Data Manager Online.

Lenovo, l’iperconvergenza è integrata

L’evento VMworld 2017 segna il debutto di nuove appliance iperconvergenti che puntano anche a semplificare la gestione degli ambienti VMware Barcellona – Passerella d’eccezione per i nuovi ThinkAgile VX di Lenovo, che si sono mostrati al pubblico delle 10.000 persone intervenute a metà settembre all’edizione europea della user conference di WMware a Barcellona. Una platea scelta non a caso, visto che la nuova serie VX è alimentata da VMware vSAN, per realizzare un’infrastruttura iperconvergente preconfigurata che si aggiunge al portafoglio ThinkAgile di sistemi integrati e appliance di Lenovo, progettati per i data center di tipo software defined. Dei nuovi annunci, Data Manager ha parlato a Barcellona con Wilfredo Sotolongo, Vice President, Enterprise Systems Sales Emea di Lenovo, che ha espresso la soddisfazione della società per la nuova serie ThinkAgile, basasta sui server ThinkSystem che “rappresentano il primo lancio di soluzione interamente realizzata da Lenovo, con uno sviluppo iniziato circa tre anni fa: si tratta di una piattaforma dalla quale ci attendiamo molto, anche perché costituisce l’ossatura fondamentale di un’offerta unificata e coerente rivolta al mondo software defined, dove siamo i veri protagonisti della sfida e dove intendiamo essere disruptive”. La sfida del software defined In effetti, quello del software defined è un terreno che per Lenovo presenta forti potenzialità, anche perché “noi non abbiamo uno stack software da proteggere, e l’assenza di elementi legacy ci permette la massima flessibilità, che offriamo interamente al mercato”, prosegue Sotolongo. La serie VX rappresenta “un ulteriore tassello verso la realizzazione di un full stack nell’iperconvergenza, che prevede già un’appliance anche con Nutanix e che si completerà a fine novembre”, evidenzia Sotolongo, spiegando che la serie VX è costituita da appliance che vengono integrate in fabbrica da Lenovo e configurate presso il cliente, e che soprattutto sono “supportate da noi per qualsiasi aspetto, senza che il cliente debba rivolgersi ai diversi fornitori, grazie al supporto unificato ThinkAgile Advantage, che è compreso già senza costi aggiuntivi”. La serie VX in dettaglio Realizzata su piattaforma Lenovo ThinkSystem e alimentato dai processori della famiglia Intel Xeon Scalable, la serie VX è una soluzione iperconvergente pre-configurata che riduce la complessità del data center aggregando server, storage e virtualizzazione in un unico pool di risorse in comune. La serie VX è stata progettata per essere scalabile, in modo che si possa iniziare anche con pochi nodi, a partire da tre, per incrementare la capacità di storage e prestazioni senza interrompere le operazioni quotidiane. La serie VX è dotata dell’ultima versione di VMware vSAN, che include fino a sette volte più spazio di archiviazione con funzionalità di deduplicazione e compressione, oltre a nuove funzionalità come l’auto crittografia nativa, che elimina la necessità di unità separate auto criptate che aumentano il costo totale di possesso. The post Lenovo, l’iperconvergenza è integrata appeared first on Data Manager Online.

Huawei scherza sul Face ID di iPhone X

Huawei ironizza sulle capacità del Face ID di iPhone X per elogiare quelle del sistema di riconoscimento facciale di Mate 10 Apple ha stupito tutti con il suo iPhone X tanto che alcuni hanno già provveduto a copiarlo. A dire il vero lo smartphone top di gamma della Mela ha suscitato anche un nutrito numero di polemiche. L’aspetto più criticato è stato proprio il Face ID, tecnologia per il riconoscimento facciale che fondamentalmente rappresenta la maggiore innovazione portata da iPhone X. Prima si è fatta ironia sul piccolo problema tecnico avvenuto durante la presentazione ufficiale a Cupertino poi è arrivata la critica da parte di alcuni esponenti del mondo arabo. Questi accusano il Face ID di discriminare le donne islamiche che portano il velo tradizionale. Anche Huawei ha voluto dire la sua sul riconoscimento facciale di Apple con un breve video condiviso sulla sua pagina ufficiale di Facebook. Nel filmato si vede un pagliaccio che cerca invano di far riconoscere il suo volto con uno smartphone del tutto simile ad iPhone X. Nonostante i numerosi tentativi, il dispositivo non permette l’autenticazione. Nella descrizione del video troviamo la frase “il riconoscimento facciale non è cosa per tutti” seguito dall’hashtag #theRealAIPhone e la data del 16 ottobre 2017. Huawei, che a luglio dovrebbe essere diventato il secondo produttore mondiale di smartphone, si riferisce alla data di presentazione e alle capacità di Mate 10. Il nuovo top di gamma dell’azienda cinese sarà presentato proprio il prossimo mese e sarà disponibile in 3 versioni esattamente come iPhone. Il modello Pro dovrebbe essere il diretto concorrente di iPhone X. Mate 10 presenterà anch’esso un design borderless e un sistema di riconoscimento facciale che secondo Huawei sarà superiore a quello di Apple grazie a un’intelligenza artificiale avanzata supportata dal nuovo processore Kirin 970. E’ inoltre probabile che Mate 10 debutterà con un assistente vocale proprietario. The post Huawei scherza sul Face ID di iPhone X appeared first on Data Manager Online.

Iot, a che punto siamo

Numeri dell’Internet of Things in crescita, e i dispositivi B2B conquistano una quota maggiore di mercato: è quanto emerge dal nuovo report di Verizon L’Internet of Things (“IoT”), nel 2017, si trova al centro della digital transformation, tant’è che il 73% dei manager studia, o applica già, i sistemi IoT. Produzione, trasporti e utility sono i settori in cui si concentrano i maggiori investimenti, mentre assicurazioni e mercato consumer sono quelli in cui la spesa sta crescendo più velocemente. Con 8 miliardi e 400 mila oggetti connessi in uso nel 2017, il 31% in più rispetto al 2016, oltre a tecnologie di rete, tagli dei costi e pressioni legislative che spingono all’uso di queste soluzioni, i responsabili aziendali non solo sono molto attenti, ma sono sempre più coinvolti in questi temi, secondo un nuovo report lanciato proprio oggi da Verizon. Si intitola “Lo stato dell’arte: il mercato Internet of Things 2017”, e comprende alcuni insight di uno studio commissionato da Verizon, una ricerca eseguita da un ente esterno, e altri nuovi dati. Chi li utilizza per primo si assicura un vantaggio L’IoT, dal punto di vista economico, è sempre più in corsa, e il settore B2B sarà il primo a sfruttarne i vantaggi, generando, infatti, il 70% del valore potenziale derivante dall’utilizzo dell’IoT.  E, se da un lato le aziende di tutti i settori continuano a sviluppare e prototipare casi d’uso per garantire una visibilità in tempo reale dei dati riguardo gli asset, le attrezzature, la gestione dell’energia e la sicurezza pubblica – cioè per qualsiasi contesto, dall’edilizia che sfrutta i droni per i sopralluoghi, agli enti governativi che incentivano collettività “smart” – i dubbi sull’IoT però persistono. E, come sottolinea appunto il report di Verizon, quando si parla più nello specifico di queste tecnologie, più del 50% dei responsabili delle aziende individua quattro criticità principali: Standard Sicurezza Interoperabilità Costi Queste incertezze, insieme alle preoccupazioni legate alla scalabilità e alla semplicità, frenano le aziende da un utilizzo estensivo dell’IoT, infatti, molte di queste tecnologie rimangono poi relegate alle fasi pilota o proof-of-concept.  I primi ad adottare queste soluzioni sembrano concentrati soprattutto sull’applicazione di casi d’uso semplici, come monitorare dati o inviare alert, e iniziano a cogliere tutto il potenziale dell’IoT in termini di crescita ed efficienza per i diversi settori. Confini sempre più labili Il report evidenzia le nuove tecnologie di rete applicate nei diversi settori – come la prima rete nazionale CAT-M1 lanciata nel 2017 proprio da Verizon, e, inoltre, l’abbattimento dei costi dei piani di connettività legato a questa novità; il cambiamento del comportamento dei consumatori come riflesso della sharing economy, e i criteri normativi che si rivolgono ai settori  sanità, alimentare e aerospaziale. Questi sono solo alcuni dei fattori che sostengono la diffusione dell’IoT e la crescita di quest’anno, l’ecosistema, infatti, movimenterà investimenti nell’ordine di 2 trilioni di dollari US nel 2017. Il report, inoltre, spiega ciò che le aziende dovrebbero considerare riguardo lo sviluppo dell’IoT, e affronta molte delle preoccupazioni espresse dai responsabili intervistati. Ecco alcuni esempi: Semplicità e integrazione: le piattaforme IoT, come Verizon’s ThingSpace, saranno sempre più affidabili, e snelliranno la quantità di applicazioni necessarie, quindi gli sviluppatori avranno più facilmente accesso a nuovi strumenti e risorse per i casi d’uso sull’IoT. Inoltre, questo mercato continuerà a rafforzarsi. Costi: la nuova tecnologia e i nuovi chipset CAT-M1 taglieranno i costi della connettività e amplieranno le possibilità di utilizzo da parte di aziende di tutte le dimensioni. Sicurezza: raccogliere, analizzare e integrare i dati in sicurezza continuerà a rappresentare una priorità, grazie a soluzioni come Security Credentialing di Verizon, (basata sugli standard GSMA) e ai servizi Software-Defined Perimeter, che contribuiscono a proteggere piattaforma, rete e dispositivi. L’IoT nella quotidianità Alcuni casi studio trattati nel report includono: Tecnologia Track and Trace, fruibile proprio attraverso l’IoT, che è a fianco delle aziende farmaceutiche, come Aegerion Pharmaceuticals, a combattere la contraffazione e a rispettare i criteri della normativa U.S. Drug Supply Chain Security Act (DSCSA). I droni, che contribuiscono alle attività dei settori utilities e edilizia, come nel caso di Hensel Phelps, per realizzare sopralluoghi e ristrutturazioni senza mobilitare il personale. Gli aerei senza pilota stanno rivoluzionando il settore assicurativo, basti pensare che il 70% delle aziende attive nei rami proprietà e sinistri della classifica Fortune 500 si affida ai droni per ispezioni e altre attività legate alle richieste di risarcimento. Collettività smart. Informazioni sul traffico davvero utili, parcheggi efficienti,  rendere più unita una collettività e colmare il gap digitale, questi sono servizi reali in città avanzate come Boston, Sacramento e Kansas City. Enti governativi e aziende private che partecipano alla sharing economy. Columbus Yellow Cab si avvale delle soluzioni Verizon Share per semplificare e automatizzare la prenotazione dei taxi e i pagamenti della propria flotta e degli autisti in tutto l’Ohio. I taxisti Yellow Cab, infatti, detti anche Driver Partners, si appoggiano proprio a Share Solution di Verizon per localizzare e proporre i taxi più facilmente, creando così un concetto di servizio on-demand e self-service per accedere ai veicoli. I fornitori di elettricità che introducono tecnologie cloud per reti e lettori smart, per consentire la lettura e le notifiche di blackout e ripristino attraverso il sistema connesso 4G LTE, con insight specifici e dati per la pianificazione futura. “Lo scorso anno, le aziende più innovative nei settori sanità, edilizia, enti governativi, agtech e molti altri non solo hanno creato prototipi, ma, in molti casi, hanno applicato la tecnologia IoT per incrementare la propria efficienza, monitorare e gestire asset, al fine di aumentare anche il fatturato. Nel 2017 i progressi tecnologici e normativi, insieme al cambiamento del comportamento dei consumatori e all’abbassamento dei costi, hanno avvicinato l’IoT alle aziende, e questa è solo la punta dell’iceberg, se parliamo dei budget che questo mercato può muovere,” afferma Mark Bartolomeo, VP of IoT Connected Solutions di Verizon. The post Iot, a che punto siamo appeared first on Data Manager Online.

VMware, l’ora del multicloud

La decima edizione europea di VMworld sfonda il muro degli 11.000 partecipanti e vede numerosi annunci legati alle piattaforme cloud, senza dimenticare la virtualizzazione anche di rete e la sicurezza Barcellona – Puntuale come ogni fine estate, va in scena nella capitale catalana l’edizione europea della user conference di VMware, che giunge a ridosso dell’edizione mondiale di Las Vegas. Ma se gli annunci in passerella a Barcellona rappresentano in sostanza l’onda lunga di quelli visti in Nevada, la loro declinazione europea non è secondaria. A cominciare dalle parole usate dal CEO Pat Gelsinger, che sottolinea a più riprese l’importanza del Vecchio Continente nelle strategie di VMware oltre che il suo ruolo guida su temi rilevanti come la sicurezza. “Non solo in vista della prossima entrata in vigore del GDPR, il regolamento europeo sulla privacy dei dati, ma anche per molti altri aspetti, penso che l’Europa continuerà a dettare le policy sulla data protection”, ha infatti spiegato Gelsinger incontrando la stampa presente a Barcellona. “Dal cloud all’edge” Nei keynote, il Ceo ha invece illustrato le tappe che hanno portato alla vision attuale di VMware, che è quella di essere sempre più un’azienda che fornisce piattaforme e non più solo prodotti di infrastruttura: dal data center virtualizzato al cloud, passando per una rete sempre più definita dal software e in un contesto sicuro. “Dal cloud all’edge”, ha sottolineato Gelsinger, proprio per tenere conto dei mutamenti indotti dall’Internet of Things in cui mondo fisico e digitale sfumano i propri confini, ma anche “realize what’s possible”, a significare che la tecnologia IT è sempre più l’elemento che abilita il business, puntando sulle tre priorità di oggi che sono mobility, security e cloud. Che per VMware comportano, come si è visto negli annunci di Barcellona, la continua modernizzazione del data center, l’integrazione del cloud pubblico, la crescita del workspace mobile, la trasformazione del networking e il focus sulla sicurezza, anche per realizzare la vision “any device, any application, any cloud”. Dove il cloud è sempre più ibrido, in una coesistenza tra cloud multipli e mondo on premise. Nuovi accordi Mark Lohmeyer, Vice President, Products, Cloud Platform Business Unit di VMware Sulla rilevanza del cloud per la VMware di oggi, Data Manager ha discusso a Barcellona con Mark Lohmeyer, Vice President, Products, Cloud Platform Business Unit di VMware. “Nell’era dei cloud multipli, privato, pubblico e ibrido, è necessario avere la flessibilità di scegliere, e l’IT ha la responsabilità di essere coerente: il nostro ruolo, come VMware, è quello di assicurare tutto questo”, ha sottolineato Lohmeyer, citando come esempio l’offerta HCX Technologies, che nasce da un accordo con IBM, che garantisce la trasportabilità nelle transizioni da un cloud all’altro, come le migrazioni dall’on premise verso ambienti cloud esterni, che siano di IBM, di OVH o di altri fornitori. In altre parole, si tratta di agevolare le aziende nell’utilizzo dei servizi cloud di fornitori diversi in ottica multi cloud, con un’offerta estesa di soluzioni dal privato al pubblico all’ibrido, per eseguire, gestire e connettere qualsiasi applicazione sul cloud in maniera semplificata. Va proprio in questa direzione l’intensificazione delle partnership con i principali cloud provider, come quella con Amazon Web Services, che “attualmente è attiva nell’area Ovest degli Stati Uniti e si estenderà progressivamente: nella prima metà del 2018 prevediamo di arrivare all’Europa, inizialmente nel Regno Unito, per poi coprire l’intero Vecchio Continente alla fine del prossimo anno”, ha confermato Lohmeyer. Lo scopo, ha proseguito il manager è quello di “unire il meglio dei due mondi, privato e pubblico, con un’infrastruttura basata su vSphere per il computing, VSan per lo storage e Nsx per il networking, combinata in maniera del tutto seamless con i servizi AWS, mantenendone gli stessi modelli di utilizzo on demand, con un prodotto che entra a far parte del nostro listino e viene commercializzato da noi”. Nascono i provider Cloud Verified Sempre in tema cloud, a Barcellona ha debuttato anche il nuovo marchio VMware Cloud Verified, volto a identificare i provider che hanno investito in maniera significativa nelle tecnologie cloud di VMware e offrono servizi e supporto su un’infrastruttura comune. Tra i primi a potersi fregiare della nuova denominazione vi sono CenturyLink, Fujitsu, IBM Cloud, OVH e Rackspace, a indicare che questi provider adottano le tecnologie VMware più complete e avanzate, garantendo elevati livelli di interoperabilità tra cloud e vantaggi per la propria attività. Si tratta di una prima rosa di nomi che è destinata a crescere, traendo dal vasto universo dei VMware Cloud Provider, costituito oggi da oltre 4.000 partner in più di 110 Paesi. The post VMware, l’ora del multicloud appeared first on Data Manager Online.