Il valore dell’e-commerce cresce del 21% rispetto al 2020

In un momento in cui il valore dell’e-commerce registra una forte crescita Kooomo individua i 5 errori da evitare per aumentare le vendite. Il valore dell’e-commerce continua a crescere, ed oggi raggiunge i 39,7 miliardi di dollari, il 21% in più rispetto al 2020. Un trend iniziato già almeno 5 anni fa, che lo scorso anno aveva registrato una forte accelerazione sotto la spinta dei vari lockdown, e che continua ancora oggi a dare i suoi frutti nelle vendite online. La maggior parte degli acquisti riguarda prodotti, cresciuti del 77%, a discapito dei servizi. Oggi essere presente in rete con un proprio negozio online, o su una delle principali piattaforme di vendita, sembra essere indispensabile per vendere, ma se è vero che sul web i clienti possono arrivare da ogni parte del mondo, anche la concorrenza diventa globale. Inoltre, venendo meno l’interazione umana con il venditore, spesso può accadere che l’utente riempia il suo carrello, ma lo abbandoni prima di arrivare alla cassa, o che faccia un giro nel nostro negozio online, per poi andar via a mani vuote. Secondo un’indagine svolta da Statista a seguito della crescita del valore dell’e-commerce, tra i consumatori statunitensi, circa 1 utente su 3 (30%) abbandona l’acquisto per ragioni legate al metodo di pagamento e al dover reinserire tutti i dati della carta di credito, il 36% dichiara che i tempi di attesa per ricevere il pacco sono troppo lunghi. Più della metà (63%) concorda sul fatto che i costi di spedizione siano troppo alti. “Vendere online può essere più complesso di quel che pensiamo, poiché i nostri e-commerce devono rispettare determinati parametri per offrire elevati standard di sicurezza ed una user experience di alto livello. In questo momento di crescita del valore dell’e-commerce, il primo grande errore da evitare è proprio quello di non essere conformi alle normative sulla GDPR”, mette in guardia Jennifer Puzzo, Head of Client Services di Kooomo, la piattaforma che aiuta le aziende a vendere di più e a internazionalizzare le vendite online. “Per essere performante, un sito deve necessariamente installare specifici protocolli ed avere alla sua base uno studio delle keyword principali, sulla base del quale poi costruire tutta l’architettura. Questa è una condizione essenziale per aggiudicarsi un buon posizionamento sui motori di ricerca. Altro aspetto che determina il successo nelle vendite è la possibilità di pagare in modo semplice, rapido e, soprattutto sicuro, con l’assoluta certezza della tutela dei nostri dati. Infine, anche la piattaforma utilizzata gioca un ruolo importante: deve sapersi adattare alle nostre esigenze, e non il contrario. Dobbiamo scegliere uno strumento che sia scalabile e che accompagni la crescita e l’internazionalizzazione dell’azienda”. In un periodo di crescita del valore dell’e-commerce come quello che stiamo vivendo, Kooomo ha individuato i 5 errori principali che possono compromettere le performance di un sito di vendita online, spiegando anche come evitarli: Conformità alle normative sulla GDPR Per evitare di incorrere in sanzioni, che possono essere anche elevate, e garantire una navigazione sicura tutti i siti devono installare due protocolli di sicurezza essenziali: l’Https, per proteggere l’integrità e la riservatezza dei dati scambiati tra i computer e i siti, e il protocollo SSL, per evitare che terze parti entrino in possesso di informazioni sensibili. È determinante che tutti i siti siano in possesso di cookiebot che consentano all’utente di: Avere informazioni chiare e specifiche sui tipi di dati e sulla finalità dei cookie; Consultare la documentazione completa di tutti i consensi forniti; Rifiutare i cookie superflui e utilizzare comunque il sito; Revocare il consenso in qualsiasi momento. USP e User experience Sin dal primo momento in cui l’utente arriva sul sito, è importante, per cavalcare l’onda della grande crescita del valore dell’e-commerce, comunicare in maniera chiara ed immediata al cliente-target perché i prodotti o i servizi offerti sono la migliore soluzione ai suoi bisogni, anche quelli che non sa ancora di avere. L’obiettivo è la piena soddisfazione del cliente, prima durante e dopo l’acquisto. Il sito dovrà essere user-friendly, quindi facile da usare, e permettere di raggiungere l’obiettivo in pochi click, ed in linea con le esigenze dell’utente. Piattaforma scalabile Il panorama digitale offre varie piattaforme, strumenti fondamentali per incrementare il valore dell’e-commerce. La scelta migliore è affidarsi ad un provider in grado di sostenere l’intero progetto, che possa accompagnare la crescita dell’azienda sia in termini di volumi di prodotto e vendite, sia in termini di integrazioni con terze parti e con differenti canali di vendita (marketplaces, in-store, B2B, drop-shipping e-commerce). Keyword research e Ottimizzazioni SEO Un errore da evitare è la mancanza di uno studio di keyword research alla base della struttura dell’albero di navigazione e dell’ottimizzazione dei contenuti delle diverse sezioni del sito. È fondamentale ottimizzare i contenuti di menu, homepage, pagine categoria e scheda prodotto sulla base delle principali parole chiave che gli utenti usano per trovare cercare online quella categoria di prodotti. Ad esempio, per il fashion, è determinante approfondire le descrizioni su materiali, colori, stile, taglia, collezione, vestibilità, genere. Flessibilità nei pagamenti e nei servizi user-centric L’accelerazione e la conseguente crescita del valore dell’e-commerce, hanno aperto la strada a nuove forme di pagamento digitale e di consegna dei prodotti. L’errore da evitare è non offrire opzioni diversificate per nazione e abitudini d’acquisto del cliente, che si aspetta di trovare di default la possibilità di pagare tramite paypal, wallet digitali, rateizzazioni o contante digitale. La stessa flessibilità deve essere garantita anche nelle modalità di consegna e reso dei prodotti: a casa, in negozio, al piano o in appositi punti di ritiro delocalizzati. Fonte: bitmat.it
Industria tecnologica in Europa: verso i 100 miliardi di dollari investiti

I livelli di investimento “early-stage” dell’industria tecnologica in Europa per la prima volta sono pari a quelli degli Stati Uniti. L’Italia sale al 10° posto. In un sono anno l’industria tecnologica in Europa si appresta a raggiungere i 100 miliardi di dollari investiti consolidando il suo ruolo come potenza tecnologica globale: ecco cosa emerge dal report annuale del venture capital Atomico sullo Stato della tecnologia in Europa, edizione 2021. Con livelli di investimento “early-stage” per la prima volta pari a quelli degli Stati Uniti, e con un numero di nuovi unicorni in aumento, l’industria tecnologica in Europa sta crescendo più velocemente di quanto non facesse prima della pandemia, aumentando il proprio valore di 1 trilione di dollari soltanto nei primi 8 mesi del 2021. Il rapporto, una profonda analisi annuale dei dati dell’industria tecnologica in Europa che comprende 45 paesi, è pubblicato in collaborazione con Slush, community di startup, con il supporto di Orrick, studio legale di tecnologia, di Silicon Valley Bank e della società di gestione degli investimenti Baillie Gifford. “L’Europa sta vivendo una rivoluzione tecnologica con profondi effetti sulle economie, sulla società e sull’ambiente, guidata da due tendenze irreversibili: una, che non è relativa soltanto all’Europa, è la marcia inarrestabile della tecnologia. L’altra è quella che noi chiamiamo il volano tecnologico europeo – un insieme di fondamenta incredibilmente forti che includono una profonda pipeline di talenti, team fondatori eccezionalmente forti e un pool sano di investitori a tutti i livelli – che fa emergere gli unicorni e crea valore con frequenza e grandezza sempre maggiori“, ha detto Tom Wehmeier, Partner di Atomico e coautore del rapporto. “Queste due tendenze aiutano l’industria tecnologica in Europa a prosperare, anche nel caso in cui le macro condizioni dovessero cambiare“. “Il mercato, inoltre, sta diventando più liquido, con la convergenza di diversi tipi di investitori e crescente appetito da parte dei mercati pubblici“, ha aggiunto Sarah Guemouri, Senior Associate di Atomico e coautrice del rapporto. “Anche in uno scenario conservativo, ci aspettiamo, come minimo, che l’industria tecnologica in Europa raddoppierà nel prossimo decennio e aumenterà di valore per trilioni di dollari“. Il rapporto delinea 5 tendenze chiave: L’Europa si consolida come attore tecnologico globale. Dopo anni di costruzione dell’ecosistema, l’industria tecnologica in Europa è sulla buona strada per superare il traguardo dei 100 miliardi di dollari di capitale investito in un solo anno, quasi 3 volte il livello raggiunto nel 2020. Il numero totale di aziende tecnologiche che hanno scalato fino a 1 miliardo di dollari in Europa è salito da 223 dell’anno scorso a 321 di quest’anno. I grandi round (oltre i 250 milioni di dollari) sono ora la norma in Europa, essendo cresciuti di 10 volte rispetto allo scorso anno, rappresentano ora il 40% del capitale totale investito nella regione. L’Europa ha la sua pipeline di startup “early stage” più forte di sempre, con il 33% di tutto il capitale investito a livello globale in round fino a 5 milioni di dollari. Questo rende l’Europa la seconda regione a livello globale quando si tratta di investimenti, con un totale di 3,8 miliardi di dollari contro i 4,1 degli USA. Guardando al numero di unicorni per abitante, Cambridge emerge come la capitale europea degli unicorni. I risultati stanno superando le proiezioni sia nel mercato azionario che in quello privato Negli ultimi 12 mesi, l’industria tecnologica in Europa ha visto aumentare di oltre 750 miliardi di dollari il valore del mercato tecnologico azionario e attualmente si trova sopra i 2 Trilioni di dollari. L’Italia ha toccato i 26,6 miliardi, l’anno scorso era a quota 14,5 miliardi di dollari, e quest’anno entra nei i primi 10 paesi per capitalizzazione del mercato tecnologico. Le IPO blockbuster (oltre i 10 miliardi di dollari) stanno diventando la norma. La più grande IPO del 2021 è quella della società rumena UiPath, che debutta a circa 35.6 miliardi di dollari dopo il giorno di apertura. Altre quotazioni pubbliche su larga scala sono state Auto1, Wise e Deliveroo, che hanno tutte avuto scambi sopra i 10 miliardi di dollari nel loro primo giorno. 15 aziende tecnologiche europee sono state quotate tramite SPAC nel 2021 per un Enterprise Value di 62 miliardi di euro. 14 delle 15 aziende sono ora quotate nelle borse americane. 13 delle 15 erano sostenute da VC. Queste aziende coprono aree tecnologiche chiave, come il quantum computing, la mobilità elettrica, la componentistica per l’elettronica, il fintech e la salute digitale. Di queste aziende 9 su 15 provengono dal Regno Unito – e tutte si sono quotate in borsa negli Stati Uniti. Il valore aggregato delle uscite delle aziende dell’industria tecnologica in Europa tramite M&A e quotazioni pubbliche è già ben oltre 180 miliardi di dollari e ha superato i livelli del 2020: questo è il dato più alto degli ultimi cinque anni. Il 2021 è stato un anno record finora per il deal making, con un totale di 47 uscite sostenute da Private Equity da oltre 1 miliardo di dollari, quasi il quadruplo rispetto all’intero 2020. Ci sono attualmente 26 aziende tech europee con lo status di decacorno (valore oltre i 10 miliardi di dollari) rispetto alle 12 del 2020. Adyen è ora sulla buona strada per essere la prima azienda tecnologica europea fondata dopo il 2000 a raggiungere i 100 miliardi di dollari, con una valutazione che raggiunge un massimo 2021 YTD di 99 miliardi di dollari al novembre 2021. Le startup “Planet Positive” guadagnano terreno Negli ultimi cinque anni sono stati investiti oltre 31 miliardi di dollari in aziende tecnologiche “purpose-driven” all’interno dell’industria tecnologica in Europa, che rappresentano il 15% di tutti i finanziamenti e con un aumento anno su anno del 57%. Le aziende “purpose-driven” indicano quelle realtà che costruiscono un futuro sostenibile per tutti affrontando uno o più SDGs. Investimenti Planet Positive – definizione di aziende che lavorano per fare un uso sostenibile delle risorse del pianeta – hanno ottenuto l’11% dei finanziamenti totali nel 2021, con le startup tecnologiche Clean Energy e Climate che hanno fatto la parte del leone nei finanziamenti, con il 24% ciascuna di tutto il capitale investito in aziende tecnologiche “purpose-driven” nel 2017-2021 (ad oggi). Guardando ai primi dieci paesi per numero di nuovi fondi, circa la metà dei nuovi fondi VC raccolti nel 2021 hanno una politica ESG sul loro sito web. L’accesso ai finanziamenti e ai talenti sono sfide chiave per i
Campagne natalizie: come far emergere il proprio e-commerce

Il CEO di Across Sergio Brizzo propone alcuni consigli sulle campagne natalizie con l’obiettivo di aumentare la visibilità del proprio e-commerce. Chiunque faccia un investimento in marketing si aspetta un ritorno in termini di profitto generato ed attraverso le campagne natalizie sudiate ad hoc si possono ottenere indici di performance molto vicini a quelli del Black Friday, con un aumento di richieste di circa il 30% rispetto al resto dell’anno. È quanto riporta l’osservatorio di Across – Digital Solution Company che offre al cliente soluzioni complete e personalizzate di marketing e sales – che afferma come specifici settori quali il food, l’elettronica e quello degli articoli da regalo kids possano beneficiare di risultati particolarmente performanti in questo periodo dell’anno. Dicembre, infatti, rappresenta un mese di picco per gli acquisti online ma anche per le richieste di aziende che hanno a che fare con l’indotto natalizio e che attivano campagne pubblicitarie con l’obiettivo di aumentare la propria visibilità. Sebbene il mondo dei servizi subisca un calo, dall’8 dicembre si apre un periodo molto favorevole per gli e-commerce, motivo per cui, se si parte per tempo, è possibile aumentare significativamente le vendite, estendendole anche a oltre Natale con i saldi di fine anno e puntando su delle buone campagne natalizie. Customer care, database building e processo di fidelizzazione sono gli obiettivi richiesti maggiormente dagli e-commerce che vogliono strutturare un progetto di campagne natalizie fatte di advertising dedicato e performante. Quali sono, dunque, i suggerimenti per attivare una campagna marketing che riesca non solo ad accrescere le visite sul proprio e-commerce ma che miri a concretizzare un acquisto? Scegliere i canali giusti. Si tratta di un consiglio sempre valido ma in un periodo come dicembre, in cui è essenziale sgomitare tra i tanti e-shop che vogliono ottenere visibilità, è particolarmente importante presidiare i canali corretti. Indispensabile per le campagne natalizie, ad esempio, è il ricorso a Google Ads, in quanto posizionarsi in cima alle pagine di Google per intercettare tutte le ricerche che riguardano i propri prodotti messi in vendita è quanto mai auspicabile. Le campagne Google Shopping create in vista del Natale – infatti – vantano un alto tasso di conversione e, inoltre, mettendo in risalto fin da subito il prezzo dei prodotti, permettono di evitare molti click inutili, che finirebbero per sprecare parte dell’investimento pubblicitario online.Per le campagne natalizie, poi, sarà utile privilegiare l’email marketing, proponendo ai clienti le proprie offerte o dei coupon associati con almeno due settimane di anticipo rispetto al periodo natalizio. Spesso, durante l’anno, capita che gli iscritti a un database non leggano alcune email, ma il periodo natalizio ha un andamento a sé stante anche per quanto riguarda l’email marketing. Gli utenti sanno bene che durante le feste potrebbero ricevere sconti e offerte dedicate tramite posta elettronica, per cui tendono a essere più ricettivi. Infine, per una strategia di successo sono ovviamente importantissimi i social media. In questo caso specifico soprattutto il “tap shopping”, ossia l’acquisto di prodotti direttamente tramite post o annunci sponsorizzati, senza accedere all’e-commerce di riferimento. Si tratta, quindi, di un canale aggiuntivo per far concludere in tempi rapidi una transazione. Integrare i chatbot per la customer care. Una delle chiavi per raggiungere un posizionamento migliore rispetto ai propri competitor è inserire un chatbot all’interno della propria strategia e-commerce, in questo modo – infatti – aumenta l’ingaggio con gli utenti e diminuisce proporzionalmente il rischio di abbandono dei carrelli. I chatbot diventano in questo periodo di acquisti un valido supporto per non perdere nemmeno un lead e migliorare le vendite, poiché possono aiutare gli utenti a trovare il regalo ideale. Ad esempio, possono scremare le informazioni a seconda dei budget a disposizione, dei gusti di una persona, dell’età e molto altro. È utile prevedere nelle campagne natalizie, dei suggerimenti di oggetti simili a quelli ricercati durante la navigazione e invitare a compiere un’azione sul sito per ottenere dei vantaggi. Rappresentano un modo eccellente per assicurarsi che il customer journey proceda senza intoppi.Il chatbot rappresenta un assistente virtuale sempre al fianco degli utenti h24, sarà dunque utile attivarlo in orari non lavorativi, in assenza di operatori disponibili o ancora impostandolo in base alle domande più frequenti poste dai clienti. Mai come a Natale è fondamentale che le aziende puntino ad avere un servizio di customer care impeccabile. Il Natale è un periodo dell’anno nel quale la componente emotiva ha un ruolo fondamentale: il cliente, quindi, non deve mai sentirsi abbandonato. Per questo motivo, è sicuramente utile integrare nelle campagne natalizie e nella propria strategia e-commerce anche un’attività di Contact Center, strumento pilastro di una buona assistenza clienti, perché è immediato e stabilisce un rapporto diretto e umano tra cliente e venditore. Il Customer Care è l’insieme di tutti i servizi forniti al cliente prima, durante e dopo l’acquisto di un prodotto. L’assistenza è riferita a qualsiasi esigenza del cliente, dalla richiesta di informazioni a quella di chiarimenti ma anche ai reclami. Formare il personale a rispondere e gestire le chiamate in modo professionale è un processo costoso, sia in termini economici che di tempo ma impiegare in outsourcing questa risorsa dimostra sin da subito la sua efficacia. Guardare oltre le vendite natalizie. Le campagne natalizie e le strategie di advertising pensate per essere di supporto alla vendita nel periodo natalizio devono essere in grado di guardare oltre, diventando – più in generale – strategie di fidelizzazione della customer base. In questo modo, il Natale rappresenterà soltanto un trampolino di lancio per mettere in luce i propri punti di forza ed offrire all’utenza un servizio all’altezza in ogni periodo dell’anno, partendo ad esempio dal periodo dei saldi invernali. Una strategia solida dà i suoi frutti ben oltre il Natale, portando all’acquisizione di clienti nel lungo periodo.In un mercato sempre più competitivo, la customer experience è ciò che fa davvero la differenza. Per questo è essenziale rimanere sempre al passo con i trend attuali, gestendo i giusti canali online e usufruendo del prezioso supporto di chatbot e contact center, considerati ormai i nuovi standard di mercato.
I processi di cyber security contano più della tecnologia

Per difendersi dai rischi le aziende devono individuare processi di cyber security personalizzati per tornare operativi in tempi brevi. Gli attacchi hacker che colpiscono le aziende crescono con una percentuale a due cifre al punto di posizionare il nostro Paese al secondo posto in Europa. Solo nel 2020 le aziende colpite da un Ransomware sono state del 31%, di queste, il 34% si è vista crittografare i propri dati perdendone la disponibilità, spessissimo avendoli ancora al loro posto, e di queste ultime il 14% ha pagato il riscatto, sperando di riaverne la disponibilità (The State of ransomware 2021). ATON IT, che pone particolare attenzione alla Business Continuity per garantire il ripristino dei dati in caso di perdita con soluzioni customizzate, pone l’accento sulla necessità di acquisire nuova consapevolezza sui reali livelli di rischio affidandosi ad esperti del settore e adottare dei processi di cyber security personalizzati in base alle esigenze aziendali. “Intervenire in modo strutturato sulle aree aziendali”, spiega Alessandro Valenza, Innovation Manager di ATON IT, “individuando quali processi di cyber security attuare per tornare operativi in tempi brevi diventa fondamentale per la continuità aziendale a tutela del business dell’azienda stessa”. In tema di Backup dei dati e dei sistemi, ATON IT presenta una soluzione completa basata su tecnologia Acronis che permette di gestire in modalità Cloud o Private Cloud l’intero servizio di Backup e di Disaster Recovery as a Service, pianificando e stratificando i processi di Backup direzionandoli sia localmente che su spazi Cloud direttamente gestiti dal Vendor o dal cliente. Sfruttando la tecnologia di Imaging e di Instant Restore di Acronis è possibile ripristinare l’operatività di un sistema attaccato verificando e garantendo compliant con le policy aziendali, un RPO minimo di 15’ e un failover rapido e automatico dell’ambiente di produzione. “La tecnologia, da sola, non basta”, afferma Alessandro Valenza. “Ciò che conta è il pensiero alla base della soluzione tecnologica e il processo di produzione, supporto e commercializzazione. La selezione del partner tecnologico è alla base dei processi di cyber security aziendali, per garantire ai clienti le migliori soluzioni in termini di servizi e professionalità”. L’esternalizzazione dei processi di Cyber Security verso realtà che fanno di questo il proprio core business è la risposta più efficace a una crescita coordinata e collaborativa tra domanda e offerta nell’industria italiana moderna. Fonte: bitmat.it
GreenVulcano: le aziende italiane sono più digitalizzate

Secondo l’analisi di Green Vulcano si può affermare che l’Italia è supertecnologia con con aziende digitalizzate e 24 milioni di SPID attive. Un’analisi aggiornata ad ottobre 2021 si GreenVulcano Technologies, player B2B nei settori Smart mobility, Smart Infrastructures e Industry 4.0, ora impegnata a 360 gradi nello sviluppo e integrazione di soluzioni finalizzate all’adeguamento digitale delle imprese italiane, la dotazione di nuove tecnologie in tutto il territorio nazionale è in crescita. La Valle d’Aosta si trova al primo posto con il record di 535 euro di spesa pro-capite annua. Sul podio seguono Trento (76,1 euro) e Bolzano (65,2 euro). Ad oggi, inoltre, sono state erogate in Italia oltre 24 milioni di identità SPID. Il nostro Paese si colloca così in una posizione relativamente alta nell’offerta di tutti i servizi pubblici digitali (egovernment). “Eppure in quanto all’utilizzo delle tecnologie digitali da parte delle imprese, l’Italia occupa la ventitreesima posizione in Europa”, osservano gli analisti di GreenVulcano Technologies facendo riferimento al “digital scoreboard” della Commissione Europea, secondo cui in fatto di digitalizzazione delle imprese il nostro Paese rimane tra i fanalini di coda in Europa, collocandosi in una posizione migliore solo di Slovacchia, Lettonia, Romania, Polonia, Ungheria e Bulgaria. “È vero è che la maggior parte delle nostre PMI ancora non si avvale in senso ampio di tecnologie digitali: appena un 17% di esse utilizza servizi cloud e solo un 12% sono pronte all’analisi dei big data”, osserva Gaetano Rossi, Vicepresidente e Direttore Generale di GreenVulcano Technologies. Il PNRR, il 27% del quale è destinato proprio alla transizione digitale, potrà fare vincere all’Italia le sfide del “new-normal”, con il 70% della popolazione dotata di identità digitale ed il 100% delle famiglie con connessione a banda ultra larga tra gli obiettivi al 2026 della strategia nazionale “Italia Digitale”. “La tecnologia made in Italy ed il genio italiano possono certamente giocare un ruolo fondamentale in questo nuovo contesto in cui si generano istantaneamente miliardi di informazioni”, puntualizza Claudio Ortenzi, Senior Analyst di GreenVulcano Technologies. L’impatto maggiore sarà ancora una volta nella mobilità, con un’ulteriore crescita della sharing mobility. Ma anche nelle tecnologie cognitive, intelligenza artificiale e machine e deep learning, che aumenteranno la capacità delle macchine intelligenti di agire in modo autonomo. GreenVulcano Technologies alla «disruptive innovation» per accompagnare le imprese verso nuovi modelli di business. Con i suoi oltre 100 dipendenti ed un’esperienza consolidata in 20 anni di attività, GreenVulcano Technologies è oggi uno dei laboratori di ricerca e sperimentazione più attivi del «made in Italy hi-tech». Le tecnologie digitali che stanno trasformando le aziende sono diverse: di processo, infrastrutturali, applicative, hardware, software e via dicendo. Come comprenderle in profondità? Come cambia il mondo del lavoro all’interno di questa nuova rivoluzione industriale? “La vera innovazione, quella che incide pesantemente in termini di competitività sui mercati globali, è data da un modello caratterizzato da un’identità ibrida, capace cioè di includere il know-how legato all’innovazione degli impianti e dei processi a quello dell’industrial analytics, finalizzato alla migliore performance produttiva”, rispondono gli esperti di GreenVulcano Technologies. Alla luce di uno scenario così fertile di opportunità ed innovazioni digitali presenti nei diversi settori all’interno del contesto industriale, GreenVulcano Technologies si propone come un partner in grado di offrire soluzioni mirate per permettere alle imprese di presidiare la transizione digitale, forte della sua esperienza in integrazione di sistemi, gestione di piattaforme Intelligent Internet of Things (IIoT) di ultima generazione e gestione di big data, attraverso i quali – grazie anche a tecniche di artificial intelligence – può accompagnare aziende di ogni dimensione nel mondo della transizione digitale. Fonte: bitmat.it
Il lavoro flessibile oggi è più importante dello stipendio

Una ricerca Jabra evidenzia la sfiducia verso il lavoro flessibile da parte dei leader. I dipendenti invece lo apprezzano per l’autonomia. Il lavoro flessibile ha superato lo stipendio come principale beneficio percepito dai dipendenti (59%), evidenziando che la flessibilità e l’autonomia nella giornata lavorativa sono oggi parametri più importanti della rendita finanziaria per la maggior parte dei lavoratori. Questo secondo il Jabra Hybrid Ways of Working 2021 Global Report, condotto su oltre 5.000 professionisti-dipendenti in cinque paesi del mondo. Il report ha anche messo in luce che i tre quarti degli intervistati (73%) credono che in futuro avere uno spazio per l’ufficio sarà considerato un benefit per i dipendenti, piuttosto che una condizione obbligatoria per lavorare. I leader hanno un falso senso di fiducia verso il lavoro flessibile Le ragioni dominanti per cui le persone vogliono tornare in ufficio sono la connettività garantita e gli strumenti a disposizione per svolgere il proprio lavoro. I dipendenti sono più propensi a richiedere più giorni di presenza in ufficio – 3 o più a settimana – soprattutto se la loro azienda non ha messo in atto le corrette pratiche per la transizione al lavoro da remoto durante la pandemia, con il 17% che vuole essere in ufficio a tempo pieno, rispetto al 14% di coloro che hanno avuto una buona esperienza con il passaggio al remote working. Tre dipendenti su quattro sono preoccupati per il lavoro flessibile, in gran parte a causa delle scarse pratiche di comunicazione sul tema, e solo il 20% pensa che la l’azienda sia molto preparata per l’operatività da remoto. Più della metà (52%) ha anche ammesso che preferirebbe lavorare da casa ma teme che la sua carriera ne possa risentire a lungo termine. C’è anche un chiaro divario tra la chi rappresenta il livello più elevato di responsabilità manageriale e gli altri dipendenti quando si tratta di preparazione al lavoro ibrido. I lavoratori “normali” sono per l’11% più propensi – rispetto ai manager – ad affermare che le loro aziende non erano per nulla preparate per il lavoro flessibile. Solo il 53% dei dipendenti pensa che la l’azienda sia pronta per il lavoro ibrido, rispetto al 74% dei manager di più alto profilo. Superare gli ostacoli Per creare un modello di lavoro ibrido di successo, i leader aziendali devono allontanarsi dalle politiche formali, che mancano dell’elemento umano. Invece, dovrebbero concentrarsi sulla creazione di ambienti ad alta fiducia, elementi chiave per il lavoro flessibile, che stabiliscono principi e linee guida chiare, ma che allo stesso tempo danno autonomia ai dipendenti. Per esempio, la maggior parte dei dipendenti vuole che i manager permettano ai membri del team di stabilire il proprio orario (65%), invece di mantenerne uno di lavoro standard dalle 9 alle 17 (35%). Una percentuale simile preferirebbe che il management permettesse ai membri del team di venire in ufficio quando necessario, e di lavorare da casa quando ne hanno bisogno (61%), piuttosto che avere giorni predeterminati “in ufficio” e “a casa” ogni settimana (39%). La tecnologia è fondamentale per la “guerra dei talenti” Andando oltre un modello di lavoro ibrido, dove i dipendenti hanno la scelta tra lavorare da casa o in ufficio, il 75% vuole essere in grado di essere attivo da qualsiasi luogo in futuro. Di conseguenza, la giusta tecnologia è più importante di uffici in posizioni privilegiate quando si tratta di attrarre e trattenere i talenti. Più di otto dipendenti su dieci (84%) concordano con l’assunto che “la tecnologia può aiutare tutti i dipendenti ad avere uguale accesso alle opportunità sul lavoro“, e la stessa percentuale preferirebbe lavorare per un’azienda che investe in tecnologia per collegare meglio le risorse professionali in un futuro ibrido (80%). La tecnologia di collaborazione che caratterizza il lavoro flessibile ha bisogno di adattarsi, per permettere alle persone di trasformare qualsiasi spazio in un ambiente professionale; la tecnologia precedente progettata per il “lavoro a distanza” non è più adatta allo scopo. Holger Reisinger, SVP di Jabra, ha dichiarato: “Il mondo del lavoro sta attraversando un cambiamento significativo, e oggi siamo in un momento cruciale. Le imprese sono state inizialmente spinte ad abbracciare il lavoro da remoto con poco o nessun tempo per prepararsi, ma oggi possiamo dire che la pandemia avrà un impatto permanente sulle strutture professionali. Mentre le società cercano di fare evolvere il lavoro flessibile, la ricerca Jabra mostra che continuando a investire nella giusta tecnologia e dando ai dipendenti un’autonomia sulla giornata lavorativa, le stesse potranno offrire una migliore esperienza lavorativa. Le aziende che avranno successo saranno quelle che non si limiteranno ad ascoltare ciò che i dipendenti vogliono, cercando invece di capire a fondo le loro motivazioni e anticiparne i bisogni”. Cinque aspetti che le imprese di oggi dovrebbero considerare con il lavoro flessibile: Piuttosto che imporre il ritorno in ufficio, le imprese dovrebbero considerare la possibilità di far lavorare da qualsiasi luogo i dipendenti, fornendo loro la tecnologia per raggiungere quest’obiettivo. Con il 75% dei lavoratori che desidera il lavoro flessibile più dello stipendio, potrebbe essere saggio ripensare le strutture dei benefit per rimanere competitivi e continuare ad attrarre i migliori talenti. La leadership aziendale dovrebbe considerare i tipi di compiti e le ragioni per cui vuole che i dipendenti siano in ufficio. Dovrebbero, a quel punto, assicurarsi che l’ambiente sia adattato per soddisfare queste esigenze. Le aziende che investono nei format giusti per riunire le persone, e nella tecnologia per tenerle connesse da qualsiasi luogo, ne trarranno più vantaggio di quelle che investono principalmente nelle risorse fisiche tradizionali. I leader dovrebbero dare l’esempio per mostrare le migliori pratiche di lavoro ibrido. Devono dimostrare ai team che qualunque sia il modo in cui scelgono di lavorare, questo non li svantaggerà. Fonte: bitmat.it
SACE Education: la crescita delle imprese passa dalla formazione

Con il suo nuovo Hub Formativo, SACE sostiene le imprese italiane nel loro percorso di internazionalizzazione e di crescita. Le logiche del fare impresa si sono evolute a causa della digitalizzazione e le imprese guardano al futuro progettando soluzioni innovative per affrontare le sfide del nuovo contesto globale. La formazione è una delle principali leve sulle quali puntare per crescere e generare vantaggio competitivo. SACE da oltre 40 anni è specializzata nel sostegno delle imprese italiane, in particolare le PMI, che vogliono crescere in Italia e nel mercato globale. Attraverso la sinergia di competenze integrate e servizi assicurativi e finanziari, SACE offre un modello operativo unico nel panorama italiano, votato allo sviluppo economico del Paese. Recentemente SACE ha ampliato e rafforzato la sua mission a supporto delle imprese italiane con , l’Hub formativo che offre ad aziende, professionisti e giovani talenti un sostegno innovativo e gratuito per ripensare le proprie strategie di gestione del rischio, implementando approcci e modelli più rigorosi di analisi e conoscenza dei mercati e favorendo una maggiore cultura interna aziendale in materia di sostenibilità e digitalizzazione. Formazione in primo piano con SACE Education L’offerta formativa di SACE Education si sviluppa su tre direttrici volte a soddisfare le differenti esigenze di imprese e giovani professionisti: non solo webinar a tema export e internazionalizzazione, ma anche approfondimenti su digital, sostenibilità e corsi accademici. EDUCATION TO EXPORT: percorsi digitali e incontri sul territorio dedicati a export e internazionalizzazione SACE ACADEMY: la formazione accademica certificata, erogata in collaborazione con Università e enti formativi INFRASTRUCTURE, GREEN & DIGITAL: approfondimenti per favorire la digitalizzazione e la transizione ecologica del sistema economico italiano e per sostenere l’infrastruttura del nostro paese Women in Export: il primo business network italiano a tema export dedicato all’imprenditoria femminile valorizza le iniziative formative in tema di empowerment femminile, riconoscendo il talento e creando occasioni di crescita per le donne che si occupano di export e internazionalizzazione nel nostro Paese. Con Women in Export, prima business community al femminile in ambito export, SACE intende investire sul capitale intellettuale femminile, ideando uno spazio di discussione e di progettualità volto a sviluppare la dotazione manageriale femminile delle imprese italiane mediante il rafforzamento delle competenze tecnico-manageriali. Le sessioni formative sono erogate in formato phygital e tra le varie attività sono previsti: seminari formativi, dialoghi tematici, programmi di mentoring, webinar e incontri sul territorio. Al via il 2 dicembre il ciclo di webinar targato Women in Export, con una serie di tappe dedicate a: Donne titolari di PMI italiane Consulenti d’impresa Funzionarie PA Donne rappresentanti del mondo associazionistico Fonte : bitmat.it
Contenuti digitali: più obblighi per i fornitori e tutele per i consumatori

Nuovi obblighi per i professionisti che forniscono contenuti digitali e più tutele per i consumatori: l’Italia si adegua alle direttive europee. Garantire ai consumatori un migliore accesso a contenuti e servizi digitalie facilitarne la fornitura può contribuire a promuovere l’economia digitale dell’Unione Europea, stimolando la crescita globale. Si basa su questo presupposto la direttiva UE 2019/770 che il Consiglio dei Ministri ha recepito nella seduta del 28 ottobre scorso. Il provvedimento introduce nuove disposizioni nel codice del consumo al fine di adeguare la normativa italiana alla direttiva UE, che disciplina alcuni aspetti dei contratti di fornitura B2C. Si parla, nello specifico, della conformità del bene al contratto, dei rimedi in caso di difetto di conformità o di mancata fornitura e della eventuale modifica del contenuto o del servizio digitale. Il professionista ha l’obbligo di informare il consumatore sugli aggiornamenti disponibili e necessari al fine di mantenere la conformità del bene o dell’attività offerta anche dal punto di vista della sicurezza. L’obbligo vale per il periodo di tempo durante il quale il contenuto o servizio digitale viene fornito secondo quanto previsto dal contratto, tuttavia se il consumatore non installerà gli aggiornamenti forniti in questo lasso di tempo la responsabilità non ricade sul professionista, purché abbia fornito le informazioni necessarie. Per quanto riguarda eventuali difetti di conformità, il professionista è responsabile solamente entro due anni a decorrere dal momento della fornitura e l’onere della prova ricade su quest’ultimo anche nel caso di difetti denunciati dal consumatore, il quale è comunque tenuto a collaborare per verificare se la causa del difetto di conformità dipende dal suo ambiente digitale. Fonte: pmi.it
SPID: utenti raddoppiati nel 2021. Siamo a 26,1 milioni di iscritti

Un maggiorenne su due possiede SPID, l’87% dei giovani under25, il 14% degli over75; Lombardia e Lazio le regioni più virtuose. 431 milioni di accessi nel 2021. Ma solo il 15% degli utenti web lo usa spesso Nel 2021 sono più che raddoppiate le identità SPID rilasciate alla popolazione, raggiungendo un totale di 26,1 milioni di utenze attive a fine ottobre (erano 12,2 milioni a ottobre 2020), con oltre 431 milioni di accessi nel corso dell’anno (il triplo rispetto a un anno fa). Un maggiorenne su due possiede un’identità SPID, il 43% degli italiani. Un boom trainato dai recenti interventi normativi che hanno favorito lo switch-off della PA, dagli sforzi di Identity Provider (IdP) e Service Provider (SP), da iniziative come il Cashback e dalla necessità di accedere al Green Pass, che sarà ulteriormente spinto dalla possibilità di scaricare gratuitamente 14 certificati dall’Anagrafe. Ma la corsa alle identità digitali non riguarda solo SPID: il 99% degli utenti Internet italiani ha almeno un profilo identificativo per l’accesso online e il 97% possiede almeno un’identità certificata (fra credenziali di home banking, SPID e carta d’identità elettronica 3.0 – la cosiddetta CIE). I sistemi di identità digitale più diffusi sono il social ID (posseduto dal 91%) e l’home banking (87%), 24,7 milioni di italiani sono in possesso della CIE. Nonostante la crescente diffusione, le identità digitali appaiono ancora sottoutilizzate: solo il 5% degli utenti usa la CIE più volte alla settimana e solo il 15% SPID, contro il 41% che usa l’home banking con la stessa frequenza. Una delle principali ragioni è un portafoglio di servizi accessibili ancora limitato, con le PA che hanno appena concluso lo switch off delle credenziali proprietarie imposto dal DL Semplificazioni e le imprese private ancora più indietro: a fronte di 9.081 enti pubblici che hanno integrato SPID e 1.790 che hanno adottato CIE, sono solo 59 le aziende nel circuito SPID e 3 in CIE. Sono i risultati della ricerca dell’Osservatorio Digital Identity della School of Management del Politecnico di Milano*, presentata oggi durante il convegno “Digital Identity: don’t stop it now”. “La pandemia continua a spingere la diffusione dei sistemi di identità digitale, rendendoli sempre più centrali nella vita dei cittadini – afferma Giorgia Dragoni, Direttore dell’Osservatorio Digital Identity -. Ma c’è il rischio concreto che questa corsa si esaurisca con il graduale ritorno alla normalità e per questa ragione è necessario uno sforzo comune per valorizzare al massimo le potenzialità dell’identità digitale, che deve essere vista non più come una scelta obbligata per accedere a servizi basilari durante l’emergenza ma come un volano per accelerare la trasformazione digitale del paese”. “Le identità digitali in Italia mostrano ancora enormi potenzialità inespresse – spiega Valeria Portale, Direttore dell’Osservatorio Digital Identity -. L’assenza di una pluralità di servizi a cui accedere tramite questi sistemi rischia di frenare lo slancio degli ultimi mesi. I servizi pubblici, da soli, non possono trainare la crescita necessaria per raggiungere nel 2026 il 70% della popolazione in possesso di identità digitale certificata, come previsto dal PNRR. Come dimostrano i dati del contesto europeo, i sistemi con una diffusione ampia e un utilizzo strutturale nella quotidianità degli utenti sono caratterizzati da un ecosistema ricco di servizi, che ampliano le potenzialità di queste chiavi di accesso, ne incrementano il valore e ne sostengono la diffusione”. “Non possiamo aspettarci che la crescita dell’identità digitale in Italia continui con lo stesso ritmo sostenuto degli ultimi mesi senza trovare nuovi meccanismi di sviluppo – afferma Luca Gastaldi, Direttore dell’Osservatorio Digital Identity -. Per uscire dal mondo pubblico e diventare il passe-partout per ogni interazione digitale, serve una sistematica strategia di coinvolgimento e una chiara proposta di valore per il mondo privato. Fondamentale sarà costruire un’alternativa di identità digitale trasversale più conveniente rispetto ai sistemi proprietari, integrare ai dati basici degli utenti ulteriori attributi che ne facilitino il riconoscimento nell’accesso ai servizi in diversi ambiti, disegnare un’esperienza d’uso inclusiva per tutte le fasce di utenti e lavorare all’interoperabilità con altri sistemi internazionali”. Lo scenario internazionale – Nel 2021 è cresciuta la diffusione di molti sistemi di identità digitale in Europa. Alcuni di essi erano già diffusi prima della pandemia e nell’ultimo anno hanno raggiunto quasi tutta la popolazione, come in Olanda, dove DigiD è utilizzato dal 95% dei cittadini, in Svezia, dove BankID è stato attivato dall’83% degli svedesi, e in Norvegia, dove BankID copre il 79% dei norvegesi. Anche i sistemi di riconoscimento che a inizio 2020 apparivano ancora in fase di sviluppo hanno segnato una crescita notevole. Il sistema belga Itsme®, ad esempio, ha quasi raddoppiato la sua penetrazione, passando dal 22% al 46% della popolazione coperta, così come il sistema francese FranceConnect, che è passato dal 28% al 45% di francesi registrati. L’Italia si colloca al sesto posto fra i paesi analizzati, con il 43% di cittadini utenti SPID contro il 22% di un anno fa. I numeri di SPID – SPID ha registrato la crescita maggiore tra i sistemi attivi nel panorama italiano e ormai un maggiorenne su due ne è in possesso, con percentuali di diffusione diverse a seconda della fascia anagrafica e dell’area di residenza. Oltre l’87% dei giovani tra i 18 e i 24 anni è un utente SPID, ma lo è solo il 34% dei 65-74enni e appena il 14% degli over 75. Il Nord Ovest è l’area con la maggior percentuale di utenti rispetto alla popolazione, il 55%, seguito dal Centro con il 54%, dal Sud e Isole con il 45% e dal Nord Est con il 44%. Le regioni più virtuose sono Lombardia e Lazio, dove il 60% dei cittadini è registrato, mentre in Molise, Sardegna e Calabria a stento si raggiunge il 41% di utenti. Le donne sembrano leggermente più propense ad attivare SPID e rappresentano il 51% del totale degli utenti del sistema. Insieme al numero di identità digitali attivate, cresce anche l’effettivo uso di SPID. Nel primo semestre dell’anno l’incremento è stato pari al +10% mese su mese, +5% nel terzo trimestre, con il picco di 58,8 milioni di accessi in un solo mese
Aumentare le vendite nel periodo natalizio: 6 consigli da PayPlug

PayPlug condivide alcuni suggerimenti per aumentare le vendite e il carrello medio dei visitatori in previsione del periodo natalizio. La concorrenza online è notevolmente aumentata in Italia, basti pensare che tra il 2019 e il 2020 il numero di imprese iscritte al registro dell’e-commerce è incrementato del 50%, rendendo sempre più difficile per le imprese distinguersi, acquisire nuovi clienti e aumentare le vendite. A questo proposito, PayPlug, la soluzione di pagamenti online per le piccole e medie imprese, suggerisce alcune tecniche per aumentare il carrello medio dei visitatori e massimizzare il fatturato in occasione del periodo natalizio. Cross-selling e Up-selling. L’ampia proposta di prodotti disponibili sui canali e-commerce porta inevitabilmente i proprietari dei siti ad affinare sempre di più le strategie mirate alla conversione. Per fare ciò, tra le tecniche più diffuse ed efficaci sia in ambito B2B che B2C emergono il Cross-selling e l’Up-selling, che hanno come fine comune quello di portare gli utenti ad acquistare servizi o prodotti aggiuntivi e, quindi, di aumentare le vendite. Il Cross-selling, in particolare, consiste nel suggerire all’utente prodotti complementari a quello che sta visionando, facendo attenzione che quelli proposti siano di reale interesse per il visitatore. L’Up-selling, invece, si basa sul proporre al cliente prodotti simili a quello per cui quest’ultimo ha mostrato interesse, ma con importi superiori, portandolo a scoprire i prodotti appartenenti a quella categoria ma dotati di caratteristiche superiori o più accessoriati. Social Commerce. Uno degli aspetti fondamentali da considerare per aumentare le vendite e consolidare la relazione tra cliente e brand è la User Experience, tanto che l’86% dei clienti è disposto a pagare di più per un’esperienza migliore. Proprio per questo motivo, è bene fornire all’utente un’esperienza online personalizzata, come ad esempio consigli differenziati in base alla navigazione o agli acquisti precedenti. Anche coupon e sconti rientrano tra le principali strategie di marketing utilizzate dai retailer per incentivare gli utenti all’acquisto. Tali strumenti, inoltre, consentono ai brand di individuare gli utenti che ne usufruiscono, in modo da nutrire il proprio database contatti a cui destinare newsletter, scontistiche dedicate, attività di remarketing o contenuti personalizzati, utili alla fidelizzazione. Infine, incoraggiare i clienti a condividere online la propria esperienza di shopping o i prodotti scelti – promuovendo questo tipo di attività e ricompensandoli con dei reward – aiuterà ad aumentare la visibilità dello store e la fiducia di nuovi clienti verso quest’ultimo. Pagamento rateale. L’opzione del pagamento rateale costituisce un vero e proprio vantaggio competitivo per le imprese e-commerce, dal momento che viene apprezzata da 4 italiani su 10. Si tratta dunque di un’ottima leva per aumentare il tasso di conversione e il carrello medio, soprattutto se quest’ultimo è superiore a 100 euro. È bene distinguere, tuttavia, due tipologie di pagamento rateale: quello garantito, che permette all’esercente di incassare la totalità dell’importo fin dal primo pagamento proteggendolo dal rischio di frode e insoluto, e quello non garantito, il quale prevede l’addebito della carta di credito ad ogni scadenza e la sospensione delle rate nel caso in cui il conto corrente del cliente non abbia un saldo sufficiente a coprirle tutte. Spedizioni. Con l’avvento dell’emergenza sanitaria, i consumatori hanno ulteriormente favorito l’e-commerce come canale di vendita. Dal 2019 al 2020, infatti, il fatturato del mercato italiano delle spedizioni è cresciuto del 33%. Per questo motivo, una buona politica di consegna gioca un ruolo fondamentale nel contribuire ad aumentare le vendite e il carrello medio. Le spese di spedizione, in particolare, influiscono molto sulla finalizzazione dell’acquisto: il 36% dei consumatori afferma che la ragione dell’abbandono del carrello è causata dalla presenza di spese di spedizione. Una delle strategie più utili a questo proposito è quella di offrire la spedizione gratis raggiunto un determinato importo, così che il cliente sia spinto ad aumentare gli articoli per risparmiare sul costo delle spedizioni. Anche le tempistiche di spedizione sono un aspetto cruciale. Offrire servizi aggiuntivi di consegna garantita, ad esempio, come Next day, Same day e Saturday Delivery, contribuisce ad aumentare il numero di prodotti ordinati, poiché il servizio viene percepito come preciso e regolare, con una consegna certa al momento stabilito. Riprova sociale. Un recente sondaggio della London Research sul settore finanziario ha messo in evidenza che l’86% dei consumatori considera il passaparola tra amici e familiari e le recensioni online le due fonti di informazioni più attendibili per decidere cosa e dove acquistare. Mettere in mostra le recensioni dei propri prodotti o servizi nei punti chiave del percorso d’acquisto dei siti e-commerce può quindi aiutare il proprio business a crescere, rassicurando gli utenti e incoraggiandoli ad acquistare. Marketing Automation. Abbandonare prodotti nel carrello digitale è un evento piuttosto diffuso nella customer journey, tanto che, secondo una ricerca condotta da Google, sette consumatori su dieci non completano l’acquisto su un dispositivo mobile. I motivi sono da ricercare nelle scelte a livello UX e nelle azioni strategico commerciali. Tra i principali errori, in particolare, rientrano la progettazione del layout, il numero elevato di banner e pop-up, le descrizioni non sempre esaustive dei prodotti, la tattica di costi nascosti, la presenza di costi extra e la mancanza di una strategia mirata al recupero dell’abbandono del carrello. In quest’ottica, l’e-mail marketing rappresenta un potente alleato da mettere in campo partendo da una serie di best practice. Grazie al flusso di e-mail automatizzate per recuperare un carrello abbandonato, infatti, è possibile recuperare conversioni, aumentare le vendite e allo stesso tempo approfittare dell’opportunità di aumentare l’importo del carrello, suggerendo altri prodotti oltre a quelli che erano già stati inseriti. Per aiutare gli esercenti ad adeguarsi alle emergenti richieste del mercato, ad affrontare e ad aumentare le vendite di fine anno, PayPlug ha stilato un White Paper – in cui vengono approfondite strategie e soluzioni tecnologiche utilizzate con successo da diversi brand – insieme ad altri cinque esperti del settore: Hostinato, che supporta le aziende nello sviluppo e nella gestione di business online; Worldz, software che integra le funzioni dei social network all’interno degli e-commerce; Sendabox, società che fornisce un servizio di comparazione e soluzioni logistiche per privati e aziende; Trustpilot, piattaforma gratuita che ospita recensioni di aziende in tutto il mondo; Magnews, soluzione modulare per la gestione della comunicazione integrata e dei processi di business. Fonte: bitmat.it