SD-WAN: il software “mangia” i managed services
Le soluzioni per gestire le reti aziendali definite dal software nate per le WAN di grandi imprese distribuite arrivano nelle imprese medie con nuovi modelli di provisioning. Cambia l’approccio ai servizi di gestione delle infrastrutture La trasformazione digitale continua a presentare opportunità e sfide senza precedenti anche per le reti aziendali, i professionisti ICT e i player che le gestiscono. La filosofia “Software Defined” che ha iniziato a ridisegnare i datacenter e le reti pubbliche dei grandi operatori ICT già da qualche anno, si sta diffondendo nelle reti aziendali, portando un’ondata di cambiamenti che vanno ben oltre la gestione e la manutenzione dell’infrastruttura. Nell’impresa del futuro, la rete software defined è il tessuto connettivo alla base del sistema informativo, che sarà esteso ad addetti, business community, oggetti, ambienti fisici e virtuali. Per questo motivo, oggi, le tecnologie SDN estese a reti e datacenter, che abilitano la transizione verso ambienti ibridi e diversificati, la progressiva migrazione del traffico da on-net a off-net (dai datacenter verso l’edge), la continuità tra risorse on-premise e off-site, proprietarie e di terze parti, sono al centro dell’attenzione dei CIO e network manager in tutta Europa. L’approccio architettonico, già da qualche anno, consente alle reti aziendali migliore agilità e sicurezza, ma adesso l’attenzione delle imprese è rivolta a un nuovo ostacolo da affrontare: accedere a una valida e più economica alternativa alle più complesse reti MPLS e VPN. LE SOLUZIONI SD-WAN ENTRANO NELLE MEDIE IMPRESE PASSANDO DAL CLOUD – Le soluzioni SD-WAN oggi sul mercato sono basate sui tre principi: Controllo dell’infrastruttura Wide Area Network (WAN) attraverso applicazioni e policy stabilite da un “software controller” che gestisce la WAN con un piano di controllo centralizzato, definendo classi di traffico, flussi, topologia, parametri di sicurezza, qualità del servizio (QoS), utilizzando anche strumenti per l’analisi di visibilità delle applicazioni e della rete in tempo reale. Astrazione fisica dal tipo di collegamento e utilizzo di diversi collegamenti fisici: nelle SD-WAN il traffico è controllato centralmente “mixando” connettività diverse (quali MPLS, Ethernet, banda larga di rete fissa, mobile o WiFi), in base a esigenze aziendali variabili nel tempo. Trasformazione del Customer Premise Equipment (CPE): anche se i router tradizionali possono essere utilizzati in SD-WAN, non sono più così necessari. Alcune soluzioni SD-WAN si basano su apparati più economici che monitorano le prestazioni della WAN e indirizzano i flussi di dati. L’hardware di rete diventerà presto una “x86-based white box” in grado di ospitare router, switch e altre funzioni di rete. Queste caratteristiche sono comuni a tutte le soluzioni SD-WAN offerte sul mercato e, seppur con percorsi di trasformazioni differenziati, sono già entrati nelle più grandi aziende distribuite italiane e, nel prossimo futuro, le più interessanti novità riguarderanno le modalità di implementazione di queste soluzioni nelle medie aziende. Le soluzioni SD-WAN che sinora sono state implementate possono essere classificate in 4 tipologie, partendo da quella più tradizionalista e “on premise” fino a quella più evoluta e cloud-based. WAN INFRASTRUCTURE-BASED SOLUTION – Questa soluzione mantiene gli apparati esistenti già installati, abilitando l’inoltro del traffico attraverso il controllo centralizzato. Questo approccio è stato quello più praticato nella prima fase di distribuzione delle tecnologie SDN nelle grandi imprese distribuite, con ampie basi installate di CPE. Rappresenta una trasformazione graduale, spesso intrapresa da aziende clienti di servizi di gestione più on-site che da remoto. PURE-PLAY SD-WAN – Questa soluzione si basa su un controller centralizzato e su software di analisi in combinazione con la sostituzione delle CPE esistenti con switch o x86-based white box. Questa è la soluzione più attraente per le grandi imprese che devono gestire molti nuovi account di rete e hanno la volontà di ristrutturare la WAN esistente. È molto meno attraente per le aziende che cercano una transizione graduale a SD-WAN, o per aziende più piccole che non avrebbero economie di scala data la limitata estensione della loro WAN di origine. MANAGED SD-WAN – Questa è la soluzione adottata dalla maggior parte delle grandi aziende con WAN in EMEA. Attualmente, diversi Operatori e grandi fornitori di Managed Services stanno sviluppando la loro offerta per la gestione delle SD-WAN, aggregando soluzioni SDN, servizi per la gestione delle WAN legacy, e servizi di connettività, con SLA e garanzie QoS attraverso i collegamenti fisici. Daniela Rao @IDCItaly Le soluzioni #SDWAN entrano nelle #PMI passando dal #cloudClick To Tweet CLOUD-MANAGED SD-WAN – In questa soluzione è il cloud provider a fornire all’azienda utente la funzionalità di controllo e analisi. La base delle CPE è di solito costituita da switch “zero-touch” o apparati virtuali gestiti da cloud dallo stesso provider. Il fornitore del servizio disegna la soluzione, mantiene il coordinamento della gestione della rete e offre al cliente la possibilità di riconfigurare funzioni e servizi, controllare accessi e consumi, analizzare i dati in modalità cloud. Questo modello permette una veloce ed economica implementazione per le medie imprese innovative, che non vogliono appesantire i capex, hanno reti moderatamente estese e non operano in mercati con policy stringenti sulla residenza e conformità dei dati. È quest’ultimo modello di implementazione quello che sta portando il mercato dei Managed Services alla svolta. Lo strato di software che virtualizza e definisce le funzioni della rete fisica è destinato a cambiare l’offerta e la struttura dei Managed Services tradizionali, caratterizzati da una forte componente di personalizzazione del servizio, molte attività on-site (nelle sedi del cliente) e dal rapporto “one-to-one” tra azienda e personale del fornitore. Aumenta l’automazione, la modularità, la standardizzazione e diminuisce la dipendenza dall’intervento umano, dal luogo fisico in cui viene effettuata l’attività e dallo specifico apparato di rete. Il valore aggiunto offerto dai fornitori dei Managed Services sarà quindi sempre più legato alle capacità architetturali/progettuali e sempre meno al tempo uomo del personale che eroga fisicamente il servizio. Anche la struttura dei prezzi dei Managed Services cambierà presto: modularità, pay-as-you-go e self-provisioning ridisegneranno le offerte, rendendole accessibili anche alle medie imprese con LAN/WAN poco estese. Nuovi player, attraverso piattaforme multitenant e offerte cloud, sfideranno ancora operatori e outsourcer, da sempre riferimento dei clienti Enterprise, a sperimentare nuove formule e a
Alcatel-Lucent Enterprise amplia la soluzione “Mobile Campus”: Wi-Fi ad alte prestazioni e accesso LAN
I nuovi access point e switch d’accesso e una capacità di gestione della rete complessivamente migliorata, garantiscono WiFi ad alta velocità e servizi ottimizzati nelle aree ad alta densità di utenti mobile e di dispositivi IoT ALE, che opera sul mercato con il brand Alcatel-Lucent Enterprise, ha presentato una gamma di nuovi prodotti che ampliano le proprie soluzioni “mobile campus”. I nuovi access point, gli switch d’accesso e una migliorata capacità di gestione della rete contribuiscono alla creazione di un’infrastruttura di rete ottimizzata, in grado di rispondere alle esigenze derivanti dalla trasformazione digitale delle aziende, compresa la nuova generazione di servizi per la mobility e l’Internet of Things (IoT). Soluzioni WiFi in primo piano Il cuore della soluzione Alcatel-Lucent Enterprise Mobile Campus è la nuova famiglia di prodotti Alcatel-Lucent OmniAccess Stellar WLAN. L’ access point Stellar utilizza un’architettura controller-less dotata di controllo intelligente distribuito in grado di garantire affidabilità e scalabilità di classe superiore e costi più bassi. Inoltre garantisce una migliore esperienza utente in quanto sfrutta la tecnologia 802.11ac Wave 2 per l’utilizzo indoor e outdoor resiliente e sicuro. L’OmniAccess Stellar include anche la gestione utenti esterni integrata tramite captive portal e la DPI (Deep Packet Inspection) per l’analisi applicativa, funzionalità che possono essere utilizzate per analisi intelligenti e per supportare meglio dispositivi IoT come telecamere di sorveglianza, semafori e altro. OmniAccess Stellar è installabile in due modalità interscambiabili a seconda dell’esigenza: WiFi Express: architettura a cluster basata su un controller virtuale ad intelligenza distribuita e scalabile sino a 64 AP, questo consente una gestione ottimale della radio e un’installazione molto facilitata. È principalmente indicato per le piccole-medie imprese WiFi Enterprise: utilizzato per reti ad elevata scalabilità, opera in architettura controller-less grazie all’utilizzo di OV2500, questa architettura a cluster basata su un controller virtuale ad intelligenza distribuita, oggi, diventa scalabile fino a 512 AP e molti di più a fine anno. OV2500 fornisce inoltre servizi di rete avanzati quali la gestione degli ospiti, degli aspetti legati al BYOD (Bring Your Own Device), del contenimento dell’IoT, del supporto ai dispositivi Bonjour/UpnP e per il supporto di analisi dettagliate sull’utilizzo della rete e delle applicazioni. Switch di accesso impilabili L’ultimo arrivato nella famiglia degli switch di accesso è l’OmniSwitch 6560 con porte d’accesso Multigigabit a 2.5Gbps per abilitare WiFi ad alta velocità e porte PoE per alimentare i dispositivi IoT. Ulteriori porte a 10Gbps in uplink e a 20G per l’impilamento rendono possibile anticipare le aspettative di crescita del traffico di rete. Gestione della rete – Capacità analitiche “smart” L’Alcatel-Lucent OmniVista 2500 Network Management System è la chiave di accesso per le imprese al monitoraggio intelligente e al controllo degli utenti, dei dispositivi e delle applicazioni; una soluzione che mette le aziende in grado di creare una risorsa semplice ed efficace per la gestione unificata della rete e di supportare al meglio le decisioni strategiche. OmniVista non solo gestisce l’infrastruttura WLAN OmniAccess Stellar ma offre anche una creazione e gestione delle policy unificata sia per la rete LAN che WLAN. Inoltre, Omnivista 2500 evita la duplicazione dei compiti, mantiene le policy coerenti all’interno di tutta l’infrastruttura di rete e semplifica le operazioni IT. E ancora, mette a disposizione delle dashboard per l’analisi dei dati delle applicazioni, in grado di fornire tutte le informazioni chiave sull’utilizzo della rete e garantire l’allineamento di investimenti e strategie di business. The post Alcatel-Lucent Enterprise amplia la soluzione “Mobile Campus”: Wi-Fi ad alte prestazioni e accesso LAN appeared first on Data Manager Online.
Bill Gates chiede scusa per “Ctrl-Alt-Canc”: “E’ scomodo”
Bill Gates ammette che “Ctrl-Alt-Canc” è una combinazione di tasti troppo complicata e declina la responsabilità ai progettisti IBM Nell’era d’oro di Windows praticamente chiunque conosceva il significato di “Ctrl-Alt-Canc”. Questa combinazione di tasti era infatti utilizzata per accendere il PC e in caso di problemi per forzarne il riavvio. La funzione è stata scritta alla fine degli Anni 70 e oggi, a quasi 40 anni di distanza, il fondatore di Microsoft Bill Gates ha ammesso che non è stata una scelta particolarmente felice. Durante il Global Business Forum di Bloomberg, a New York, il miliardario che ora si occupa soprattutto di beneficenza ha ammesso: “Se potessi fare una piccola modifica, farei un solo tasto”. Il “Ctrl-Alt-Canc” è stato creato dall’ingegnere di IBM, David Bradley, per facilitare il suo lavoro di sviluppo software. La combinazione sarebbe dovuta rimanere all’interno dell’ambito aziendale ma involontariamente è stata poi diffusa al pubblico. Bill Gates, che qualche tempo fa ha rivelato di non aver mai amato neanche Xbox, ha raccontato che nel 2013 il team che ha progettato il design della tastiera per PC avrebbe potuto realizzare un solo tasto per il riavvio ma le richieste di Microsoft sarebbero rimaste inascoltate. Il “Ctrl-Alt-Canc” è diventata una vera e propria icona dell’informatica ma nel corso degli anni è stata sostituita da sistemi più comodi e funzionali. La combinazione continua comunque ad esiste e permette di accedere al Task Manager di Windows. The post Bill Gates chiede scusa per “Ctrl-Alt-Canc”: “E’ scomodo” appeared first on Data Manager Online.
Super batteri, gli antibiotici stanno per finire
L’Oms lancia l’allarme: solo 8 su 51 molecole sono potenzialmente efficaci Secondo un report rilasciato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, la diffusione dei super batteri e l’aumento della resistenza antimicrobica rappresentano una minaccia sempre più grave per l’umanità. Ad oggi su 51 molecole in sperimentazione, soltanto 8 sono in grado di contrastare quei ceppi batterici che non rispondono ormai più alle terapie esistenti. Sono circa 250.000 le persone all’anno che muoiono di tubercolosi multiresistente, una variante più aggressiva e potente di quella comunemente nota. Mancano trattamenti efficaci L’Italia è molto sensibile a questo problema, dato che va al nostro Paese il primato negativo per l’uso scorretto e l’abuso di antibiotici, che favorisce lo sviluppo di super batteri. Una media del 5% dei pazienti ospedalizzati contrae una infezione durante il periodo di degenza e dal 7% al 9% dei pazienti ricoverati a un dato momento risulta infetto, fenomeno che sta coinvolgendo sempre più anche l’ambito neonatale. Il fatto che soltanto otto molecole siano efficaci contro le infezioni batteriche ad alto rischio è un risultato preoccupante: mancano trattamenti efficaci perfino per Klebsiella e Escherichia Coli, due batteri molto diffusi negli ospedali e nelle case di cura. Nuove iniziative e linee guida L’Oms e l’organizzazione Drugs for Negleted Diseases Initiative (Dndi) hanno lanciato la Global Antibiotic Research and Development Partnership (Gardp), un’iniziativa internazionale allo scopo cercare soluzioni condivise per affrontare i problemi legati alla resistenza agli antibiotici. Il progetto è stato accolto con favore in tutto il mondo: il 4 settembre 2017, sei Paesi (Germania, Lussemburgo, Paesi Bassi, Sudafrica, Svizzera, Regno Unito) e la fondazione Wellcom Trust hanno investito più di 56 milioni nello sviluppo di nuovi farmaci. Accanto a queste iniziative, si stanno ridefinendo le linee guida per l’utilizzo responsabile degli antibiotici uso in ambito sanitario, negli allevamenti e nell’agricoltura. “La resistenza antimicrobica è un’emergenza sanitaria mondiale che potrebbe compromettere seriamente i progressi della medicina moderna”, ha commentato il direttore generale dell’Oms, Tedros Adhanom Ghebreyesus. “Per contrastare le patologie antibiotico – resistenti, inclusa la Tbc, è urgente investire nella ricerca e nello sviluppo di nuovi farmaci. “Se non troveremo una soluzione – continua l’esperto – torneremo al passato, quando le infezioni comuni facevano paura e un piccolo intervento chirurgico poteva costare la vita”. The post Super batteri, gli antibiotici stanno per finire appeared first on Data Manager Online.
Cyber resilienza, dal Castello al Sistema Immunitario
Nello scenario attuale di continui attacchi automatizzati lanciati su scala globale contro sistemi cyber-fisici, occorre aumentare la resilienza delle organizzazioni, abbandonando la metafora del Castello e adottando quella del Sistema Immunitario In un articolo per Data Manager dell’aprile 2015 scrivevamo: «La ragione principale per cui gli attaccanti hanno la meglio non è solo tecnologica, ma risiede principalmente nella crescente asimmetria nell’efficacia dei differenti “modelli di business” di chi attacca e di chi difende: per ogni dollaro investito dagli attaccanti nello sviluppo di nuovo malware, o nella ricombinazione di malware esistente per nuovi scopi, il costo sopportato dai difensori (ancora legati a un modello reattivo, e dunque incapaci di anticipare le mosse degli avversari) è di milioni di dollari. Una situazione letteralmente impensabile fino a poco tempo fa, che mette in discussione tre decenni di progettazione e di gestione dell’ICT, inclusi i più recenti sviluppi in materia di cloud, mobile, social media e Internet of Things. Per adeguarsi a questo nuovo tipo di minaccia (che non è più quella degli “hacker”), occorre che i difensori cambino approccio a loro volta». Alcuni degli attacchi più “interessanti” del 2017 non fanno che confermare questo stato di cose, aggravato dal fatto che sono trascorsi oltre due anni, un’enormità nel dominio digitale, senza che l’approccio dei difensori sia cambiato in modo apprezzabile. L’effetto catastrofico di campagne di ransomware come WannaCry e NotPetya (che peraltro appaiono mirate a distruggere più che a guadagnare denaro) dimostra in modo definitivo che la cyber security è diventata un pre-requisito essenziale non solo per fare business, ma più in generale per rendere possibile il buon funzionamento della nostra civiltà iperconnessa. .@Clusit la #CyberSecurity non è solo un problema #ITClick To Tweet Per approcciare correttamente i nuovi problemi e definire strategie adeguate (partendo dal Board) occorre innanzitutto chiarire l’ambito di applicazione della Cyber Security, che non va confusa con l’ICT Security, e definirne le finalità. La seconda si occupa di proteggere le informazioni e le infrastrutture informatiche tramite le quali generiamo, gestiamo, trasmettiamo e archiviamo i nostri dati. La prima ha un perimetro ben più ampio e si occupa di proteggere tutti quegli asset, materiali e immateriali, spesso non IT, che oggi sono messi a rischio tramite l’applicazione dell’informatica. Per esempio, la vita dei pazienti in condizioni critiche messa in pericolo dal blocco degli ospedali inglesi causato da WannaCry, la reputazione di un’azienda derubata di milioni di record dei suoi clienti, il buon funzionamento dei circuiti di pagamento e delle infrastrutture critiche, la quotazione in Borsa di una banca che avesse i suoi account social compromessi per attaccarne i correntisti-followers. Per sua natura quindi la Cyber Security non è un “problema IT”, ma attraversa in modo assolutamente trasversale i “silos” organizzativi e le funzioni aziendali, riguardandole tutte senza esclusioni. Questa dimensione “esistenziale” e trasversale della Cyber Security si basa sul presupposto, ancora troppo poco discusso, che oggi tutti i sistemi siano diventati cyber-fisici (intreccio indissolubile di digitale, umano e fisico). In questo contesto, la sicurezza non può essere implementata con successo applicando la metafora del Castello (buoni dentro e cattivi fuori), anche perchè nel frattempo il perimetro delle mura è, a tutti gli effetti pratici, evaporato. Bisogna imparare a funzionare anche se costantemente compromessi, a individuare velocemente i patogeni veramente pericolosi e a ignorare quelli innocui, a ottimizzare le risorse scarse dell’organismo-organizzazione per prevenire le minacce più gravi e gestire quelle minori senza subire danni inaccettabili. Una sfida eccezionale che ci impone di ripensare velocemente il nostro approccio alla sicurezza, prima che i cyber-rischi superino i cyber-vantaggi. Andrea Zapparoli Manzoni, membro del Consiglio Direttivo di CLUSIT The post Cyber resilienza, dal Castello al Sistema Immunitario appeared first on Data Manager Online.
Kaspersky Lab entra nel mercato Endpoint Detection and Response con una soluzione disponibile in versione beta
Kaspersky Lab lancia una soluzione EDR completa per aiutare le aziende a instaurare un processo di risposta agli incidenti di nuova generazione La natura persistente delle minacce avanzate obbliga le aziende a rivalutare i loro ecosistemi di sicurezza informatica, focalizzandosi maggiormente sulla tempestiva identificazione degli attacchi e la risposta agli incidenti. In un mondo in cui nessun network è completamente al sicuro, le aziende sono costrette a cercare le prove di intrusione in modo proattivo. Per aiutarle ad andare oltre la protezione reattiva dai malware e automatizzare la caccia alle minacce, Kaspersky Lab lancia una soluzione Endpoint Detection and Response (EDR) completa, che protegge le aziende grazie a una pluripremiata soluzione multilivello di rilevamento e risposta automatica su tutto il network. Nel corso dell’ultimo anno, più di un’azienda su quattro (27%) ha subito attacchi mirati e alcuni malware sono rimasti nell’infrastruttura aziendale per diversi mesi prima di essere scoperti. Gli attacchi riescono a diffondersi nel network senza farsi notare grazie al fatto che i team di sicurezza spesso sono sopraffatti dalla necessità di processare manualmente un enorme numero di avvisi generati dalle moderne soluzioni di sicurezza, rischiando di non rilevare gli indicatori degli incidenti più pericolosi. Anche quando viene rilevato l’avviso, comprendere le minacce avanzate richiede notevoli competenze di analisi – come reverse engineering, analisi dei malware e digital forensic – che non sempre le aziende possiedono. Di conseguenza, un lungo tempo di risposta e la mancata visibilità sugli endpoint hanno un grave impatto sulle organizzazioni e fanno aumentare il costo sostenuto per riprendersi da un attacco mirato che può raggiungere i 977mila dollari. Per risolvere questi problemi, le aziende si avvalgono di soluzioni di sicurezza chiamate EDR per velocizzare l’analisi e la risposta agli incidenti. Per rispondere alle esigenze dei clienti aziendali, Kaspersky Lab ha introdotto Kaspersky Endpoint Detection and Response che include avanzate capacità di incident mitigation, migliore visibilità degli endpoint, compatibilità con le tradizionali soluzioni di sicurezza endpoint e funzionalità investigative a disposizione di team di sicurezza e SOC (Security Operations Center). Le funzionalità di threat hunting di Kaspersky EDR fondono le profonde competenze di threat intelligence dell’azienda, con tecnologie di protezione avanzate e una lunga esperienza di rilevamento delle APT più importanti al mondo. L’offerta di Kaspersky Lab si basa su quattro pilastri e indirizza il suo approccio strategico alla sicurezza EDR: Monitoraggio: la soluzione Kaspersky EDR consente alle aziende di ottenere un’ampia visibilità degli incidenti senza dover raccogliere manualmente i dati; Rilevamento: le avanzate tecnologie di rilevamento di Kaspersky EDR, incluso il Targeted Attack Analyzer basato sul machine learning, aiutano le aziende a valutare le informazioni ricevute dai sensori endpoint e generare rapidamente i verdetti di threat detection; Aggregazione: per definire in modo appropriato la kill chain dell’attacco, Kaspersky EDR aggrega e mostra i principali dati forensi provenienti dagli endpoint, comprese le informazioni su file sconosciuti e i metadati degli endpoint su processi, programmi, servizi, moduli, file, autorun, connessioni di rete e cronologia; Risposta: l’EDR non può essere efficace senza una risposta che permetta alle aziende di pulire i sistemi infettati da remoto, evitando il costoso e fastidioso reimaging manuale del computer. Una delle principali funzionalità di Kaspersky EDR è la prevenzione dei continui attacchi che sfruttano le minacce avanzate: è infatti possibile impedire il lancio di file PE, documenti office e script sospetti e impostare regole per eliminare proattivamente i file sugli endpoint per evitare che una minaccia colpisca nuovamente l’infrastruttura aziendale. “Oggi, la sicurezza informatica è diventata una priorità dei consigli di amministrazione, rappresentando uno dei principali rischi per le aziende. Le organizzazioni tendono ad adottare un approccio reattivo alla sicurezza, che semplifica il lavoro dei cyber criminali. Per cambiare questa condizione, ogni strategia di sicurezza aziendale dovrebbe prevedere una soluzione EDR”, ha commentato Morten Lehn, General Manager Italy di Kaspersky Lab. “Kaspersky Lab applica un approccio completo all’EDR migliorando la visibilità dell’infrastruttura IT di un’azienda e aiutando i team SOC a prendere decisioni informate sulla migliore strategia per mitigare sia i malware meno pericolosi sia le minacce più avanzate”. Kaspersky EDR fa parte del portfolio di sicurezza olistica enterprise, pensato per strategie adattive di sicurezza. Questo portfolio di sicurezza offre alle aziende capacità di prevenzione attraverso una suite di sicurezza endpoint di ultima generazione; rilevamento basato sulla piattaforma Kaspersky Anti Targeted Attack; prediction and response grazie ai servizi di intelligence sulle minacce. Kaspersky EDR sarà disponibile dal 21 settembre all’interno di un nuovo programma pilota. 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Houston, abbiamo un problema. Il nostro conto…
La storica frase sembra pronunciata da un astronauta (correntista di un importante gruppo bancario) che – pur in orbita – ha appena appreso dell’incursione ai forzieri in cui l’istituto di credito conservava i dati personali della clientela e spera di trovare conforto nella base di controllo delle attività spaziali Poco prima di andare in vacanza la nostra attenzione è stata bruscamente richiamata da un episodio di data breach, ovvero una significativa violazione della riservatezza dei dati personali che è stata determinata da un accesso non autorizzato a un corposo database e dalla successiva estrazione di informazioni che non erano destinate alla divulgazione. E’ la tipica fattispecie per la quale il nuovo Regolamento europeo in materia di privacy di imminente entrata in vigore ha previsto due specifiche segnalazioni. Chi subisce una simile fregatura deve segnalarlo all’Autorità di controllo, ovvero al Garante, e deve informare i soggetti cui si riferiscono i dati che hanno costituito il bottino dei mascalzoni virtuali. Anche se l’espressione inglese “data breach” è apparentemente strana e qualcuno inciampa nel pronunciarla, la questione è ben nota nel contesto informatico e qualche volta ha meritato ampi spazi nelle cronache di quotidiani e radiotelegiornali. Alcuni di questi arrembaggi sono addirittura rimasti nella memoria collettiva per la vastità della platea delle persone catapultate in imbarazzanti situazioni in cui tutta la rispettiva quotidiana cautela non ha potuto sortire alcun effetto. Eh già, siamo tutti pronti a ricordare le precauzioni da adottare per non farci rubare la password (figuriamoci poi l’identità digitale…) o a suggerire chissà quale accortezza per non incappare in sconfortanti disavventure, ma poi certi disastri si verificano ugualmente. Possibile? Possibilissimo. Purtroppo. La spiegazione è molto più elementare di quanto non si possa pensare. Il cyber-mariuolo non sta lì ad aspettare il passaggio di qualcuno nei vicoli elettronici, nutrendo la speranza di poterlo scippare come un tempo succedeva con le vecchiette appena uscite dall’ufficio postale dopo aver ritirato la pensione. I moderni banditi non si mettono certo a spiluccare singole parole chiave con estenuanti attese che potrebbero risultare infruttuose. Se si deve sgraffignare un qualsivoglia patrimonio informativo, i malintenzionati sanno perfettamente dove andare a cercare. #databreach #UniCredit Davvero non è successo nulla? @Umberto_RapettoClick To Tweet La bussola dei briganti di oggigiorno punta dritta verso quelle realtà in cui i dati più appetibili si ammucchiano, accatastati magari senza nemmeno preoccuparsi delle più banali cautele tecniche e organizzative che invece avrebbero dovuto essere implementate. L’episodio dei quattrocentomila clienti di Unicredit è a dir poco emblematico. La banca ha annunciato di essere stata vittima di un attacco informatico, invitando i propri interlocutori a mantenere la calma perché la situazione è sotto controllo. Gli hacker non sono arrivati adesso e quindi c’è poco da temere. Le prime dichiarazioni dell’istituto di credito, infatti, evidenziano che le scorribande erano cominciate all’incirca un anno prima. L’intrusione più recente – avvenuta tra giugno e luglio – avrebbe consentito di portar via dati anagrafici e Iban di 400mila clienti che avevano chiesto prestiti personali. Non si sa altro, ma la banca tiene a sottolineare di aver particolarmente a cuore la sicurezza tanto da aver pianificato investimenti miliardari sullo specifico fronte. Meno male. Ma lo stanziamento è anteriore o successivo le prime avvisaglie dell’anno scorso? E soprattutto in cosa si andrà a tradurre? Sarei curioso di sapere cosa potrà mai succedere in quelle organizzazioni (e sono tante) dove la sicurezza informatica è davvero l’ultimo dei pensieri. Mi piacerebbe anche conoscere l’opinione del Garante per la protezione dei dati personali che a proposito della sgradevole evenienza non ha proferito verbo, mentre magari le vittime di questo “incidente” si sarebbero aspettati almeno un segnale di conforto. I più cattivi tra i soggetti involontariamente coinvolti in questo furto di dati avrebbero sperato di veder apparire il Garante armato di intenzioni draconiane, pronto a sanzionare rapidamente chi non ha adottato le dovute misure di sicurezza che sono state rese obbligatorie nel 1997 con la legge 675 e poi ribadite dal decreto legislativo 196/2003. Ma non bisogna essere cattivi e tocca portar pazienza, come suggeriva il pirata Salomone nel Carosello dell’Amarena Fabbri a chi insisteva con il refrain “Lo possiamo torturare?” The post Houston, abbiamo un problema. Il nostro conto… appeared first on Data Manager Online.
Tiscali: primo semestre nella storia aziendale in utile netto positivo
Il Consiglio di Amministrazione di Tiscali S.p.A. riunitosi in data odierna ha approvato tutti i punti all’ordine del giorno e, in particolare, esaminato e approvato la relazione finanziaria al 30 giugno 2017. Risultati del primo semestre 2017: – Risultato netto positivo per euro 24,5 milioni – Si tratta del primo semestre, dalla fondazione aziendale, in cui il risultato netto è positivo. Si conferma così la tendenza che porterà anche al primo utile netto nel bilancio annuale 2017. – Ricavi per euro 103,6 milioni in crescita del 6,9% rispetto al primo semestre 2016, nella parte alta della forchetta dei target 2017 (+5/8%) comunicati al mercato lo scorso luglio: o +1,7% la crescita dei ricavi del segmento “Broadband Fisso” (a euro 68,4 milioni) rispetto al primo semestre 2016, dato che torna positivo per la prima volta dopo oltre un lustro. – EBITDA a euro 14,4 milioni in crescita del 16,3% rispetto al primo semestre 2016, ampiamente al di sopra dei target 2017 (+8/12%) comunicati al mercato lo scorso luglio. – Ulteriore conferma del trend di crescita della clientela sia nella banda Ultralarga (Fibra e Fixed Wireless Access) che nel Mobile, grazie a nuove strategie di Marketing&Sales: o +32 mila clienti (+8% su primo semestre 2016) nel segmento Broadband Fisso. o +56 mila clienti (+37% su primo semestre 2016) nel segmento Mobile. o Circa 58 mila clienti UltraBroadband, di cui circa 36 mila clienti LTE Fixed Wireless (Wireless Fiber To The Home – WFTTH) e circa 22 mila in Fibra (FTTX) – Forte riduzione dei costi del personale (- 4,2 milioni di eurorispetto al primo semestre 2016) per effetto della riduzione del -27% (- 268 unità) dell’headcount rispetto a dicembre 2016. – Deployment delle Base Stations WFTTH LTE in linea con le previsioni: circa 300 Base Stations LTE installate a giugno 2017 all’interno del progetto di migrazione da Wimax a LTE la cui conclusione è prevista entro fine anno. The post Tiscali: primo semestre nella storia aziendale in utile netto positivo appeared first on Data Manager Online.
iOS 11: perché i nuovi menu non funzionano
Il gap con Android sembrava colmato con l’arrivo dei toggle per accendere o spegnere il Wi-Fi e il Bluetooth in maniera veloce. La verità è che non fanno ciò che promettono Tra le magie della realtà aumentata e le nuove potenzialità di Siri, la novità più attesa di iOS 11 era un’altra: il menu con l’accesso rapido alle impostazioni di connettività. Una funzione da anni presente su Android sbarcata su iPhone e iPad per consentire a tutti, in un paio di mosse, di accendere e spegnere il Wi-Fi, il Bluetooth o la rete dati. Tutto troppo bello per essere vero. E infatti il ricercatore di sicurezza di F-Secure Andrea Barisani, ha scoperto che in realtà i due specifici toggle non spengono le rispettive antenne, lasciandole attive e ancora in grado di consumare batteria, sempre necessaria quando si è in giro e si tentano vari modi per risparmiarla. Insomma, se si crede di poter guadagnare qualche percentuale di autonomia disattivando le due icone dovrete ricredervi. Cosa succede Quello che accade nel momento in cui si spengono i menu rapidi citati è un’immediata disconnessione del telefono (o dell’iPad) dagli accessori abbinati, che si tratti di casse, uscite audio, cuffie, autoradio e così via. Apple lo sapeva ma ancora non si era espressa a riguardo, uscendo allo scoperto solo dopo il post su Twitter del ricercatore. La Mela ha confermato la modalità di spegnimento soft accessibile dal Centro di Controllo di iOS 11 per un motivo chiaro: “Sia il Wi-Fi che il Bluetooth continueranno a funzionare per permettere ad attività essenziali di essere disponibili. Tra queste AirDrop, AirPlay, Apple Pencil, l’uso di Apple Watch e dei servizi di localizzazione”. Per spegnere completamente le connessioni non utilizzate bisognerà, come al solito, entrare nelle Impostazioni e cliccare sulle voci relative. Insomma, un decennio per attendere un collegamento rapido che nemmeno fa ciò che promette. Forse in iOS 12… The post iOS 11: perché i nuovi menu non funzionano appeared first on Data Manager Online.
Schneider Electric e Claroty insieme per vincere le sfide della sicurezza e della cybersecurity nelle infrastrutture industriali
La piattaforma di Claroty offre un’estrema visibilità e strumenti per il monitoraggio di rete ICS/OT in tempo reale ai clienti Schneider Electric Claroty, innovatore nel settore della protezione delle reti OT, e Schneider Electric – lo specialista globale nella gestione dell’energia e nell’automazione – hanno annunciato il una partnership mondiale, volta a vincere le sfide di sicurezza e cybersecurity nelle infrastrutture industriali. L’accordo prevede che Claroty proponga la sua soluzione di monitoraggio e rilevazione delle intrusioni in tempo reale per le reti OT/ICS ai clienti di Schneider Electric, per tramite del programma di partnership Collaborative Automation Partner Program (CAPP). La piattaforma di Claroty protegge in modo proattivo i sistemi di controllo industriale e monitora con continuità le reti industriali alla ricerca di minacce informatiche. I proprietari degli asset possono accedere alla piattaforma da remoto in modo sicuro, così da poter attuare policy che controllano l’accesso ai sistemi critici da parte di terzi e dipendenti attivi da remoto , e registrare le sessioni. Il sistema di rilevamento continuo delle minacce crea un inventario dettagliato degli asset connessi alla rete industriale, identifica problemi di configurazione, monitora il traffico tra gli asset e individua anomalie che possano far sospettare la presenza di un’intrusione. Un sistema di allarmi contestuali offre al personale operativo e al personale di sicurezza informazioni che consentono loro di agire efficacemente per investigare sulla situazione, rispondere e mettere in atto azioni di recovery. Questa partnership aggiunge alle offerte cybersecurity end-to-end di Schneider Electric un componente chiave, che consente di proteggere i prodotti connessi e le componenti di edge control incluse nell’architettura EcoStruxure. EcoStruxure è l’architettura di sistema e piattaforma Schneider Electric abilitata dall’IoT, aperta e interoperabile; è ciò che permette all’azienda di realizzare la promessa dell’Innovation at Every Level, offrendo prodotti connessi, soluzioni di edge control, applicazioni, analytics e servizi che nel loro insieme permettono di realizzare sistemi connessi, che integrano le migliori protezioni per la cybersecurity a tutti i livelli. “In Schneider Electric siamo ben consapevoli di quanto sia urgente aiutare i nostri clienti a migliorare i loro programmi di sicurezza fisica e cybersecurity” ha commentato David Doggett, Senior Director Cybersecurity, Industry Business di Schneider Electric. “Uno dei modi in cui lo facciamo è la collaborazione con Claroty per offrire monitoraggio della rete e individuazione delle anomalie in tempo reale”. Schneider Electric e Claroty hanno condotto test rigorosi per validare l’inteoperabilità delle soluzioni. Claroty è un partner chiave per l’offerta di sistemi di monitoraggio sicurezza di rete all’interno del programma di partnership CAPP, che consente a Schneider Electric di offrire soluzioni di business complete integrando nella sua offerta specifica le tecnologie innovative sviluppate dai suoi partner. “Le tecniche per il rilevamento passive delle intrusioni in rete sono essenziali per applicazioni che mettono al primo posto la disponibilità dei sistemi” continua Dogget. “La piattaforma di Claroty può rafforzare le soluzioni che combattono le minacce note che sono riuscite a superare le protezioni perimetrali esistenti. Questa tecnologia può anche allertare immediatamente gli operatori di rete quando individua nuovi vettori di attacco o attacchi sferrati da malintenzionati all’interno dell’azienda, usando strumenti e credenziali esistenti”. Una caratteristica fondamentale della piattaforma Claroty è la sua capacità di esplorare il livello più profondo dei protocolli di rete industriali senza avere impatto negativo sul sistema. Questo permette agli utenti finali di identificare in modo sicuro le anomalie, proteggendo allo stesso tempo le reti industriali più complesse e sensibili. Il software di sicurezza IT tradizionale spesso usa query attive o richiede un’azione sulla rete che può, in ultima analisi, causare interruzioni operative. Pertanto, la piattaforma Claroty usa un approccio di monitoraggio passivo per ispezionare in sicurezza il traffico senza porre questo tipo di rischio. “Ci siamo dati la missione di cambiare la cybersecurity delle reti industriali di controllo, come da tempo era necessario fare, con la massima rapidità” ha dichiarato Amir Zilberstein, Chief Executive Officer, di Claroty. “Riteniamo che questa complessa sfida si affronti meglio in modo robusto e unificato – facendo lavorare i vendor security come Claroty mano nella mano con i migliori produttori di componenti. Essere partner di Schneider Electric ed offrire le nostre soluzioni nel quadro dell’approccio onnicomprensivo alla cybersecurity proprio dell’architettura EcoStruxure ci aiuterà a raggiungere il massimo numero di aziende industriali, producendo il massimo impatto immediato”. 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