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Se il commesso può essere un chatbot

SAP Hybris, fondata nel 1997 e acquisita nel 2013 dal colosso tedesco dell’ERP, lavora da sempre per la trasformazione del retail. Dalle prime esperienze di e-commerce, l’azienda è orientata a forme sempre più evolute di multicanalità Oggi, la software house tedesca ostenta un nome tra i più blasonati unito al marchio originario. Ma nel 1997 – anno in cui eBay si chiamava ancora AuctionWeb e Amazon vendeva solo libri e non faceva paura neppure alle cartolibrerie di paese – era difficile immaginare che l’intuizione dei fondatori di SAP Hybris (all’inizio semplicemente Hybris) potesse avere un impatto duraturo su uno dei mestieri più antichi e rispettati come quello del mercante. A Carsten Thoma, Moritz Zimmermann e altri tre compagni di università di Monaco di Baviera, l’e-commerce appariva come una autentica frontiera del futuro e il software per la gestione dei negozi online doveva di conseguenza essere una miniera d’oro per chi avesse saputo anticipare e cavalcare il fenomeno. Una scommessa abbondantemente vinta, racconta Ivano Fossati. «Sono entrato in Hybris nel 2010 per occuparmi di sviluppo dei mercati internazionali» – afferma l’attuale direttore per lo sviluppo del business presso l’EMEA Center of Excellence Customer Engagement & Commerce di SAP Hybris. «In azienda, eravamo 150. Nel 2013, al momento dell’acquisizione da parte di SAP, eravamo già un migliaio». Per SAP, prosegue Fossati, Hybris rappresenta non solo la chance di presidiare un mercato di soluzioni in fortissima espansione. Può soprattutto diventare un motore di rifocalizzazione sul front-end delle imprese e in generale sulle attività di customer engagement, dopo quarant’anni di predominio sulla gestione degli aspetti amministrativi e di back-end. Eppure, pur operando oggi come costola di SAP inserita in una nuova linea di offerta rivolta alle esigenze dell’attuale “infocommerce”, Hybris mantiene intatta la sua cultura originaria. Thoma e Zimmermann, i due fondatori, continuano a occuparsi dell’evoluzione della loro piattaforma e dei suoi indirizzi strategici, osserva Fossati. L’evoluzione del marketing analitico L’ampliamento rispetto al focus originario sull’e-commerce è evidente, spiega ancora Fossati, in conformità a una visione delle attività commerciali che tende a collegare in una unica catena end-to-end gli aspetti che vanno dal marketing e la prevendita alla vendita attraverso una molteplicità di canali, fino ad abbracciare i servizi di postvendita, l’analisi dei dati e la gestione dei pagamenti, anch’essa caratterizzata da una vera e propria esplosione di strumenti digitali, nonché da complessi risvolti normativi e di sicurezza. «SAP Hybris – afferma Fossati – è diventata così un’offerta di riferimento per chi si occupa di commercio multicanale in maniera sempre più integrata, anche se la forte modularità della piattaforma consente ai clienti di utilizzare anche singolarmente ciascuno dei cinque pilastri che la caratterizzano». Forse, la parte che ha ricevuto più attenzione da parte degli sviluppatori, è proprio quella che riguarda il marketing e gli analytics. «Il nostro punto di forza è l’immediatezza della capacità analitica e predittiva che i clienti richiedono. Siamo entrati nella cosiddetta “now economy”, l’economia dell’impulso, e il contesto dello shopping non riguarda più solo i canali online ma anche la digitalizzazione dei punti vendita fisici, la possibilità di trasformarli in un uno dei possibili canali di offerta e di utilizzarli come volano per i canali online». Un altro fronte di trasformazione, sostiene Fossati, investe lo stesso concetto di vendita, l’acquisto sta evolvendo verso forme di sottoscrizioni che cambiano profondamente anche i tradizionali concetti di fidelizzazione del cliente e, di conseguenza, gli strumenti preposti al governo di una relazione che diventa più intima – nel senso delle informazioni condivise – e continuata nel tempo. #vision Benvenuti nella #NowEconomy @SAPHybrisClick To Tweet Omnicanalità e modularità Su un piano più strettamente tecnologico, sottolinea ancora Fossati, il nocciolo della piattaforma SAP Hybris si basa proprio sulla omnicanalità. «L’obiettivo è abbattere i silos verticali in cui normalmente finiscono le applicazioni che gestiscono più canali in modo separato. Oggi, i retailer utilizzano soluzioni per i loro siti di e-commerce, altre per i loro punti vendita, altre ancora per il forecasting. Il che non rende particolarmente felici gli acquirenti che sono ormai abituati a iniziare le loro esperienze su un canale per concluderla su un canale diverso». L’integrazione, evidentemente, diventa possibile anche grazie all’esperienza che SAP ha accumulato nel controllo dei processi che risiedono a monte, nei database e nelle procedure che alimentano la multicanalità. La domanda di soluzioni integrate aumenta vertiginosamente in tutto il mondo, e l’Italia, malgrado alcuni ostacoli di natura infrastrutturale e culturale da scontare, è una delle geometrie in maggiore fermento. «Il made in Italy resta uno dei brand globali più forti e anche le imprese più piccole si stanno attrezzando» – riferisce Fossati. «C’è per esempio un grande interesse nei confronti di software per il mobile commerce, un’area dove Hybris si è molto impegnata». Malgrado la fama di “big” riservato alle imprese di grandi dimensioni, SAP Hybris sta lavorando molto con il mondo della piccola e media impresa, soprattutto attraverso i consorzi e associazioni di categoria. Un altro fattore che aiuta è la modularità. SAP Hybris mette a disposizione una piattaforma che è anche tool di sviluppo di app e personalizzazioni, che alla fine confluiscono in un marketplace, Yaas.io, che oltre a rappresentare un punto di incontro ideale tra i partner di sviluppo e consulenza da un lato e i clienti dall’altro, esemplifica il forte trend tecnologico basato sul concetto dei microservizi. Nel portafoglio clienti lo specialista tedesco annovera un gran numero di grandi e piccoli retailer, anche se secondo Fossati le nuove modalità dell’infocommerce si estendono ormai ad ambiti che vanno ben al di là dell’industria dei beni di consumo per entrare nei mondi del B2B e in quelli dei servizi per la pubblica amministrazione e la smart city. A questa platea sempre più vasta, gli Hybris Lab situati a Monaco e rappresentati in tutto il mondo da un team di evangelizzatori, fungono da incubatore di innovazioni, idee, nuove proposte, operando a stretto contatto con analisti, esperti e con gli stessi clienti. In gioco, non c’è solamente l’evoluzione e la “digitalizzazione” del punto vendita fisico, ma anche le tecnologie a

Twitter diventa leggero per i Paesi emergenti

Twitter lancia nelle Filippine la sua app Lite che consuma meno dati rispetto alla classica versione del social network Nonostante gli sforzi dei governi di tutto il mondo e delle grandi aziende del web l’accesso a Internet non è uguale per tutti. In molti Paesi le connessioni sono troppo lente o discontinue per permettere un’esperienza d’uso soddisfacente. Facebook, Google e Skype hanno quindi pensato di realizzare versioni più leggere delle loro piattaforme in modo da consentire anche agli utenti che risiedono nei Paesi emergenti di utilizzare i loro servizi. Oggi, come ha confermato la stessa azienda a TechCrunch, anche Twitter ha lanciato nelle Filippine una sua versione Lite per smartphone e tablet Android. In realtà il social network aveva già reso disponibile in primavera un servizio meno pesante sulla soglia dati degli utenti ma Twitter Lite è una soluzione ancora più efficace da questo punto di vista. L’app non solo riduce il consumo di banda ma permette ad esempio di selezionare solo le immagini e video che vale la pena scaricare o visualizzare. Il social network sta tentando numerose strade per uscire da una crisi da cui sembra impossibile uscire. Una soluzione potrebbe essere proprio quella di spingere sull’estero. Twitter, che nel frattempo continua la sua guerra senza quartiere al terrorismo, contava a giugno 2016 appena 68 milioni di utenti negli Stati Uniti ma ben 260 milioni nel resto del mondo. Il sito di microblogging potrebbe addirittura abbandonare definitivamente i canonici 140 caratteri pur di tornare ad attirare l’attenzione di utenti e soprattutto inserzionisti. The post Twitter diventa leggero per i Paesi emergenti appeared first on Data Manager Online.

Mobile, cloud e big data. Come cambiano gli ERP?

Digital transformation, quarta rivoluzione industriale e nuovi paradigmi. App, cloud e integrazione in primo piano. Ma il classico sistema di Enterprise Resource Planning assume sempre più importanza come fornitore di dati per le applicazioni di analytics e riesce a destreggiarsi con successo anche nei nuovi scenari Come cambiano i sistemi ERP nell’era della digital transformation? Quello che una volta veniva designato come il “gestionale” rimane pur sempre una spina dorsale per molte aziende. Ma non c’è dubbio che tra app, cloud, mobile e big data, cioè alcuni degli elementi di spicco che connotano la trasformazione digitale, il “classico” Enterprise Resource Planning (ERP) si trovi a vivere nuove stagioni. E a modificare di conseguenza i propri connotati, in ossequio all’immutabile assioma dell’IT che per la sua stessa natura è in trasformazione continua. In sostanza, anche in questo ambito, se vogliamo un po’ tradizionale dell’IT, le novità non mancano, come Data Manager ha avuto modo di verificare intERPellando, oltre agli analisti, alcune tra le principali aziende che operano nel settore dei gestionali. I CAMBIAMENTI IN ATTO Giancarlo Vercellino, research and consulting manager di IDC Italia, inquadra il cambiamento in atto, alla luce della trasformazione digitale, spiegando che «pur non essendoci un riferimento immediato e diretto tra applicazioni consolidate come gli ERP e processi molto meno strutturati legati alla trasformazione digitale, di fatto molto spesso nei dati si osserva un certo grado di correlazione». Per esempio, «se nel 2016, il 31,5 per cento delle imprese con oltre 50 addetti in Italia dava indicazione per un incremento degli investimenti nell’area delle applicazioni gestionali, la stessa percentuale saliva al 36,4 per cento nel sottogruppo che dichiarava di portare avanti progetti di trasformazione digitale» – prosegue Vercellino. Ma è in atto «in molti casi un effetto “halo”, per cui le iniziative di trasformazione digitale fanno emergere nel management delle imprese un mindset che porta a guardare in modo del tutto nuovo anche le applicazioni business più tradizionali» – nota ancora Vercellino. NUOVI PARADIGMI Al cambiamento degli ERP, non è estraneo l’emergere dei nuovi paradigmi, come le app, il successo del cloud e la fruizione via mobile, anche se «più che di cambiamento della percezione dei sistemi ERP, forse sarebbe più opportuno parlare di cambiamento della percezione del lavoro, e in modo particolare del lavoro dei colletti bianchi più a contatto con i sistemi informativi aziendali», non manca di sottolineare Vercellino, evidenziando che la società è cambiata molto negli ultimi 15 anni: «In parte, per la maturazione contemporanea di tante tecnologie diverse, ma soprattutto perché sono cambiate le relazioni industriali a livello nazionale e internazionale. Per effetto del web, il concetto stesso di azienda sta diventando sempre più fluido, visto che non si guarda più a un’azienda come a uno spazio fisico dai confini fissi e convenzionali. Quando negli anni Novanta, gli accademici parlavano dell’impresa-rete e dell’impresa “olonica”, cioè una organizzazione virtuale priva di strutture immediatamente riconducibili alle categorie tradizionali, all’epoca sembravano concetti piuttosto astratti, mentre oggi sappiamo bene quanto siano reali e tangibili, e ogni giorno ne vediamo fiorire tanti esempi sia in startup dal successo più o meno credibile, sia in tanti colossi dalle quotazioni miliardarie in Borsa». #ERP Giancarlo Vercellino Cambiamenti in atto e nuovi paradgmi @IDCItalyClick To Tweet CARATTERISTICHE VINCENTI In questo nuovo scenario, secondo l’analista di IDC, i principali elementi vincenti sul mercato degli ERP sono molto articolati: «Se si guarda a quali siano le caratteristiche più importanti che determinano la scelta di una soluzione ERP, in Italia le imprese, soprattutto quelle piccole e medie e gli studi professionali, indicano in primo luogo le caratteristiche tecniche della soluzione, nel 23 per cento dei casi, oppure la qualità dei servizi di supporto, per il 19 per cento, ed è solo una piccola parte, pari al 3 per cento circa del mercato, a cercare uno specifico grado di innovazione della soluzione». È in sostanza un riflesso di quanto visto poco sopra: «Non è nelle soluzioni ERP che si cerca l’innovazione, ma è piuttosto l’innovazione che cerca molto spesso determinate soluzioni. Per esempio, incrociando il dato presentato sopra con le priorità delle imprese – distinguendo le imprese che hanno priorità legate a efficienza e costi da quelle che hanno obiettivi più tipicamente innovativi legati allo sviluppo di nuovi prodotti o l’ingresso in nuovi mercati – si osserva una differenza importante nel valore attribuibile alle funzionalità tecniche, che da un dato medio del 23 per cento salgono fino a raggiungere il 27 per cento dei rispondenti nel sottogruppo di chi è mosso da priorità che si potrebbero definire di sostanziale innovazione». Da queste considerazioni, discende l’unico suggerimento che IDC potrebbe dare agli operatori per avere successo sul mercato italiano: «Rivolgersi ad aziende che hanno esigenze complesse e spingono oltre i limiti tecnici delle soluzioni, costringendo a guardare in modo del tutto nuovo quella che è l’architettura di una soluzione, come l’ERP, che potrebbe sembrare ormai perfettamente consolidata. Questo è l’unico modo per posizionarsi stabilmente nell’alveo delle trasformazioni imprevedibili di questi anni». #ERP Alberto Carrai C’è bisogno di qualcosa in più @ARXivarClick To Tweet QUALCOSA IN PIÙ È Alberto Carrai, chief sales officer di ARXivar International e direttore marketing di ARXivar Italia, a notare come «big data, realtà aumentata, cloud, intelligenza artificiale (AI) e machine learning, cioè tutte le nuove tecnologie, stanno modificando rapidamente abitudini e modelli di business. In questo contesto altamente complesso e in continua evoluzione, le aziende necessitano di strumenti evoluti per adattare processi e organizzazione in tempi rapidi. In questo senso, se è vero che l’ERP è ancora il sistema centrale in azienda, è altrettanto vero che è fonte di profondo scontento: non supporta decisioni rapide, non offre funzioni collaborative, è troppo complesso per poterlo personalizzare e integrare con altri applicativi e non garantisce l’integrazione di tutti i dati gestiti». Ecco perché c’è bisogno di qualcosa in più: «ARXivar NEXT, la nuova release di ARXivar, è la piattaforma che si integra perfettamente ai più diffusi sistemi ERP e mette assieme tutte le più moderne funzionalità di Enterprise Information Management: gestione di dati

ADICO: internazionalizzare l’impresa come, quando e perchè

ADICO promuove l’incontro di mercoledì 27 Settembre presso l’Unione Confcommercio di Milano ADICO, l’associazione italiana per la Direzione Commerciale, Vendite e Marketing, con SIGMA CONSULTING, società specializzata nelle Ricerche di Mercato, e la collaborazione di Aice, l’Associazione italiana per il Commercio Estero presentano una interessante ricerca sulla internazionalizzazione delle imprese italiane. Con l’introduzione di Michele Cimino, presidente ADICO e di Claudio Rotti, presidente Aice, Davide Rossi di Sigma Consulting presenterà i risultati dell’indagine “Internazionalizzazione delle imprese italiane”. “Ne esce uno spaccato estremamente articolato – afferma Davide Rossi – e, tra conferme e smentite di alcuni luoghi comuni, si intravede una profonda differenza di percezione tra coloro che hanno già vissuto l’esperienza dei mercati esteri e di chi ancora non l’ha fatto.” Nell’introdurre quindi la tavola rotonda, e le testimonianze di aziende che hanno avuto successo nell’internazionalizzazione nei rispettivi settori, Michele Cimino dichiara “la considerazione importante che emerge riguarda la necessità di progettare la scelta di come e dove andare a cercare nuovi mercati non con metodi empirici ma pianificando il tipo di risorse interne ed esterne, le azioni di supporto, l’organizzazione di vendita e i partner necessari a vincere la sfida”. L’incontro, che si terrà nella sala Colucci nel Palazzo dell’Unione Confcommercio di Corso Venezia  47 a Milano alle ore 17, è gratuito. Ai partecipanti è richiesta la previa prenotazione e la registrazione alle ore 16.30. Maggiori informazioni e modalità di partecipazione sono disponibili su www.adico.it e presso la Segreteria ADICO, allo 02.6704080. A tutti i partecipanti verrà distribuita in omaggio l’indagine sull’internazionalizzazione delle imprese e la Guida Aice/Confocommercio per rendere più agevole l’esportazione dei propri prodotti e servizi. The post ADICO: internazionalizzare l’impresa come, quando e perchè appeared first on Data Manager Online.

Il mercato delle polizze cresce all’insegna dell’InsurTech

Ad oggi l’universo assicurativo ha dimostrato di essere uno dei più lenti nell’utilizzo delle nuove tecnologie digitali, ma il vento sta cambiando. InsurTech e digitalizzazione stanno spingendo le compagnie assicuratrici a stringere alleanze fra loro e con le start up Saranno le nuove tecnologie a garantire all’industria assicurativa un futuro prospero e decisamente innovativo. Parlare di crescita è corretto soprattutto se declinata ad un’autentica rivoluzione, tradotta nel linguaggio comune grazie ad un termine specifico: InsurTech. Il mercato delle polizze assicurative considera con estrema attenzione l’utilizzo delle tecnologie di ultima generazione, linfa vitale per crescere ed innovarsi ma soprattutto per proporre tutta una serie di nuovi prodotti, in grado di rispondere perfettamente alle esigenze dei consumatori. Lo sviluppo dell’InsurTech assicura inoltre nuovi servizi come le notifiche istantanee di reclamo, ma è anche in grado di migliorare il rapporto qualità/prezzo e dare la giusta spinta al percorso di integrazione fra il mondo social e quello finanziario. Osservando i numeri, contenuti in un recente studio redatto dal  CeTif-Cattolica di Milano, è facile intuire che l’80% delle compagnie assicuratrici nei prossimi anni investirà ampie risorse  sulla customer experience, per avere un’idea sempre più precisa di quelli che sono i bisogni del cliente. E quale miglior approccio se non quello legato all’utilizzo della digital transformation per cambiare davvero. La  customer experience è, non a torto, una delle tematiche più interessanti dell’universo dell’InsurTech. Il mondo delle relazioni con il cliente verrà gestito in maniera diversa ma soprattutto personalizzata grazie alle soluzioni digitali. Le nuove tecnologie permettono infatti alle compagnie assicuratrici di raccogliere ed aggiornare costantemente le informazioni che riguardano l’utenza. Se, sino ad oggi, il mondo assicurativo ha dimostrato di essere uno dei più lenti nell’utilizzo delle nuove tecnologie digitali, il vento sta cambiando. Poter fruire di una realtà digitale di ultima generazione infatti non si limita alla sola predisposizione ed utilizzo di un sito internet, o alla presenza sui canali social, si va ben oltre e questo i big del mercato assicurativo lo hanno compreso muovendosi verso un approccio 4.0. Il desiderio di rinnovamento è figlio della forte concorrenza che caratterizza il settore, della pressione sui prezzi e dell’utilizzo di nuovi supporti da parte dell’utente, a partire dal computer per arrivare soprattutto ad un uso massiccio dello smartphone, autentico sinonimo di cambiamento comportamentale del consumatore. Le compagnie assicuratrici e i comparatori di polizze stanno rinnovando i prodotti tradizionali, servendosi delle nuove tecnologie fra cui spiccano Internet of Things, blockchain e Big Data. La digitalizzazione coinvolgerà soprattutto rami assicurativi quali quello  dell’automotive, della casa e dell’healthcare, promettendo già ora di sviluppare tutta una serie di soluzioni ad uso e consumo della ‘casa intelligente’. Ma l’interesse è alto anche per la cybersecurity e l’assistenza sanitaria da remoto. Un elemento chiave come quello delle nuove tecnologie consentirà di scardinare un sistema ormai obsoleto. A farsi strada all’interno delle compagnie sono modelli di business alternativi e lo sviluppo di sistemi ad architettura aperta, che permetteranno alle compagnie di stringere partnership con professionisti che non appartengono, per tradizione, al settore assicurativo, ma risulteranno estremamente utili per regalare all’universo insurance  autentico valore aggiunto ed efficienza. Insurtech e digitalizzazione stanno spingendo le compagnie assicuratrici a stringere alleanze fra loro e con le start up. Giovani imprese e nuove idee sono la risorsa più interessante per dare impulso al mercato  assicurativo e tracciare i contorni d’un cambiamento concreto. Le start up sono nel mirino delle compagnie assicuratrici, che hanno capito quanto può essere utile considerare i nuovi trend in fatto di abitudini e consumo dei clienti digitali. L’utilizzo delle nuove tecnologie consentirà alle assicurazioni di realizzare prodotti su misura, a sostegno di un mercato che nei prossimi anni vedrà crescere del 34% le piattaforme InsurTech con ricavi decisamente interessanti per il settore. Numeri alla mano si passerà dai 175 miliardi di dollari del 2016 ad una previsione per il 2021 che considera un totale di 235 miliardi, come stima in uno studio Juniper Research. Anche se in ritardo e con estrema lentezza il settore delle assicurazioni si sta preparando ad un futuro tecnologicamente avanzato, scegliendo aree di investimento quali  Intelligenza Artificiale, robo-advisor e blockchain. Se oggi sono ancora le compagnie tradizionali a  dare sicurezza alla clientela, a fare la differenza e a trainare il settore verso una realtà 4.0 saranno le nuove generazioni, i cosiddetti Millennials, ma anche i consumatori che vantano una buona esperienza nel settore delle tecnologie. Due segmenti che si considerano pronti a valutare transazioni assicurative evolute e prodotti innovativi, futuro del comparto assicurativo. The post Il mercato delle polizze cresce all’insegna dell’InsurTech appeared first on Data Manager Online.

SAP, l’ERP ora va sul cloud

Business byDesign è l’offerta che SAP ha realizzato da tempo per portare in SaaS anche il gestionale ERP. Dopo i successi internazionali, da quest’anno la suite è proposta anche in Italia tramite Partner “Negli ultimi tempi, anche in Italia le aziende hanno compreso che l’ERP sul cloud, in modalità SaaS, può dare molte soddisfazioni, come era già successo prima per il CRM e poi per i sistemi per la gestione del capitale umano”, spiega Adriano Ceccherini, General Business Sales Director di SAP Italia. Ecco quindi che l’offerta SAP Business ByDesign, già presente sul mercato mondiale da dieci anni, si è affacciata da quest’anno anche in Italia. Che sta già mostrando di apprezzare questa soluzione ERP integrata, caratterizzata dall’essere molto completa in quanto supporta, tra l’altro, le attività di contabilità finanziaria, risorse umane, vendite, gestione fornitori, servizio clienti e gestione della supply chain. “Basata su HANA, la suite non è solo transattiva, in quanto comprende capacità di analisi e di insight sui dati, in modo da consentire agli operativi in azienda di avere un polso aggiornato della situazione e prendere decisioni informate”, prosegue Ceccherini, spiegando che “la soluzione è pensata in primis per le Piccole e Medie Imprese, ma non si rivolge unicamente a questa tipologia: dato che si tratta di una pura soluzione cloud, può scalare anche molto verso l’alto”. Non a caso, fanno sapere in SAP, tra gli oltre 4.000 clienti che hanno già scelto Business ByDesign in tutto il mondo, il maggiore è un ente australiano che da solo ha 18.000 utenti, che contribuiscono a far sì che la società vanti attualmente 100.000 utenti attivi su Business ByDesign nella singola giornata. Spazio all’innovazione I vantaggi del resto non mancano, come in primo luogo un  approccio di tipo “pret-a-porter”, contrapposto al vecchio metodo sartoriale delle troppe personalizzazioni che finivano per penalizzare i tempi di implementazione, che “porta ad avere un time-to-benefit molto rapido, misurabile nell’ordine delle settimane e non dei mesi”, precisa Ceccherini, sottolineando il fatto che “il mercato si evolve a una velocità tale che le aziende sono sempre più chiamate a innovare, mentre oggi il 70 per cento circa delle risorse IT sono destinate a gestire l’esistente, mentre solo il 30 per cento restante è destinato a progetti innovativi”. È proprio per ribaltare questa situazione che SAP propone l’ERP in SaaS, che evolve in maniera automatica, visto che si aggancia alla tradizione della Casa che emette quattro release di aggiornamento all’anno, beneficiandone i clienti senza che debbano pagare per l’update. “La suite è studiata per accompagnare le aziende nel futuro senza preoccupazioni di sorta, visto che scegliendola ci si aggancia a un trend di innovazione tecnologica garantito da SAP”, sintetizza Adriano Ceccherini. Vantaggi per i Partner È invece Laura Pegorini, Channel Head di SAP Italia, a sottolineare che la soluzione viene proposta “unicamente tramite il Canale dei Partner, che si stanno avvicinando sempre più al cloud, con una crescita che negli ultimi due anni si è fatta impetuosa, anche in ragione di alcuni vantaggi specifici, come la minore necessità di effettuare investimenti infrastrutturali impegnativi, la maggiore fidelizzazione nell’ingaggio dei clienti e le interessanti opportunità soprattutto nell’ambito dei servizi, dove noi come SAP non proponiamo alcun servizio in concorrenza, ma anzi lavoriamo in sinergia coi partner per avere sempre più servizi innovativi sviluppati in collaborazione”. Attualmente, “a livello mondiale abbiamo circa 500 partner sul SaaS, 300 dei quali sono operativi, mentre in Italia oggi ve ne sono circa una dozzina già attivi, ma si tratta di un numero in decisa crescita”, ha proseguito Laura Pegorini. Clienti eterogenei E in crescita è anche il numero delle aziende che stanno adottando anche in Italia Business ByDesign: le prime tre, che hanno raccontato le loro esperienze a Milano in un incontro a metà settembre, appartengono a settori di attività molto eterogenei. Si va infatti da AWRail, startup ferroviaria che capitalizza sull’esperienza del vulcanico Giuseppe Arena e che è assistita dal partner Aubay, a DPV Group, che opera nel Retail e nella GDO per implementare le strategie dei brand, che utilizza il partner Derga, e infine a Pininfarina, glorioso nome del Made in Italy che di certo non ha bisogno di presentazioni, in partnership con Altea UP. The post SAP, l’ERP ora va sul cloud appeared first on Data Manager Online.

Dopo il successo del Partner Meeting estivo VoipVoice presenta i VoIP Days 2017

Porte aperte al VoIP: prosegue il tour italiano nel segno dell’innovazione Il Giro del VoIP in 8 tappe è stato un successo, e allora perché non replicarlo? L’avventura continua! Dopo i numeri da record della prima edizione del Partner Meeting Tour promosso da VoipVoice (quasi 300 iscritti e oltre 200 partecipanti dal Nord al Sud Italia) l’azienda toscana leader nel campo delle telecomunicazioni VoIP torna con un calendario denso di appuntamenti e altre 4 tappe tutte da scoprire. Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Piemonte e Toscana: altro giro, altri eventi dedicati alla formazione, al networking e all’evoluzione del digitale per far conoscere alle aziende di tutte le regioni che operano nel settore, le grandi potenzialità del VoIP e i vantaggi offerti dalle soluzioni di VoipVoice. “Torniamo con la stessa formula ma con un nome diverso. A differenza dei Partner Meeting- anticipa Simone Terreni, Managing Director VoipVoice-  i VoIP Days saranno aperti ai partner, agli installatori telefonici e tutti gli interessati desiderosi di portare il VoIP all’interno della propria azienda. I numeri hanno dimostrato che l’interesse c’è insieme alla voglia di innovare.  Abbiamo mosso 250 persone, l’obiettivo è coinvolgere altre 100 aziende. Siamo riusciti come provider a portare tanti protagonisti del settore sulla scena del VoIP e vogliamo replicare. Stiamo parlando di una tecnologia già matura, adesso è il momento di sfruttarla appieno”. Portare il VoIP nelle aziende degli italiani: una tecnologia funzionale, innovativa e consolidata che oggi, nell’era di internet, ha bisogno di essere spinta e diffusa ancora di più. Ancora 4 momenti strategici di confronto e di scambio che si concluderanno con la premiazione dei Best Partners 2017. Ogni giornata si terrà in location esclusive e si chiuderà o con la visita di luoghi storici, o con momenti conviviali. Da non perdere il workshop formativo sulle Tecniche di Vendita per il VoIP.   CALENDARIO EVENTI E LINK ISCRIZIONE: 26 settembre Friuli Venezia Giulia > Azienda Agricola Castelvecchio Sagrado (GO) 28 settembre Lombardia > Kilometro Rosso Bergamo (BG) 3 ottobre Piemonte > Best Western Plus Hotel Genova Torino (TO) 10 ottobre Toscana > Villa Vignozzi Vinci (FI) I VoIP Days sono gratuiti e si terranno dalle 9,30 alle 17,30. Buon VoIP a tutti! The post Dopo il successo del Partner Meeting estivo VoipVoice presenta i VoIP Days 2017 appeared first on Data Manager Online.

Ford usa la realtà aumentata per progettare le sue auto

Grazie agli HoloLens di Microsoft, gli ingegneri del colosso dell’automotive provano nuove idee e innovazioni in digitale prima di creare i prototipi Uno dei grandi problemi dell’industria automobilistica, che ne ha segnato il lento ciclo di innovazione, è il costo dei materiali. Fino a qualche tempo fa, ingegneri e tecnici avevano ridotte capacità di testing su nuove idee e concept ipotizzati, perché troppo onerosi da realizzare, soprattutto se non integrati nel modello finale. Già la tecnologia aveva permesso di risparmiare qualcosa sui prototipi, grazie all’uso massiccio della stampa 3D, ma adesso le cose vanno anche oltre. Tramite l’utilizzo degli HoloLens di Microsoft, Ford sfrutta la realtà aumentata, o meglio mixata, per provare la fattibilità di certe innovazioni sui propri veicoli, soprattutto in termini di design. “Con gli occhialini possiamo viaggiare direttamente nelle riproduzioni virtuali per decidere se una via è percorribile o meno” – ha spiegato Michael Smith, design manager di Ford. Virtuale ma reale Oltre all’aspetto esteriore, i tecnici di Ford usano gli HoloLens anche per valutare assetti e valori fisici, concreti, attraverso un software che riesce ad analizzare la fattibilità dei carichi, scovando rapidamente le inefficienze. Tutto ciò senza dover sborsare un euro in fase di progettazione ma vivendo tutto il processo di briefing sul piano digitale. L’importanza non è solo quella di accelerare sull’adozione di nuove tecnologie e dinamiche dentro e fuori il veicolo ma anche di incentivare la collaborazione tra i team: “Gli HoloLens permettono a gruppi distanti di scambiarsi idee e opinioni, condividendo esperienze e progetti in maniera globale – ha detto Elizabeth Baron, Ford virtual reality e advanced visualization technical specialist- mischiare modelli virtuali e reali è molto interessante, perché aiuta i nostri designer e ingegneri a esprimere davvero le diverse concezioni di futuro, mostrando ciò che potrà diventare l’automotive nei prossimi anni”. The post Ford usa la realtà aumentata per progettare le sue auto appeared first on Data Manager Online.

InfoCert, la digitalizzazione per crescere

Forte dei suoi primi dieci anni di traguardi, il leader italiano nei servizi di digitalizzazione e dematerializzazione, nonché primaria Certification Authority a livello europeo, prosegue la sua crescita come “qualified trust service provider” che innova a tutto tondo e a supporto della trasformazione digitale Nel tumultuoso mondo dell’IT, dieci anni sono un traguardo di tutto rispetto. Soprattutto se lo si supera di slancio e con prospettive più che rosee per gli anni a venire. Gli obiettivi raggiunti da InfoCert, società del gruppo Tecnoinvestimenti, sono un ottimo esempio di come una solida strategia, un chiaro focus e un’esecuzione attenta, possono essere premianti, anche in un contesto economico e competitivo che non fa sconti a nessuno. Per comprendere meglio le ragioni di questi successi, Data Manager ha incontrato i vertici di InfoCert a metà luglio a Milano, negli avveniristici uffici della società situati nella zona sud della città, in un’area ex-industriale dove oggi hanno sede numerosi campioni della nuova economia della conoscenza. Arrivati al giro di boa di questo 2017, può essere utile scoprire l’essenza di InfoCert, iniziando con l’amministratore delegato Danilo Cattaneo, per ripercorrere le principali tappe dello sviluppo della società. CRESCITA SEMPRE A DUE CIFRE Nata come spin-off di InfoCamere, ovvero la società “in house” del sistema delle Camere di Commercio italiane, InfoCert ha sedi a Roma, Milano e Padova, e si è da tempo imposta nel mercato della dematerializzazione e della digitalizzazione, con tassi di crescita sempre a doppia cifra, fino a raggiungere un fatturato 2016 superiore ai 50 milioni di euro, attestandosi per l’esattezza a 52. «Oggi, il nostro organico è di 230 persone – esordisce Cattaneo – mentre nel 2010 era di 130 unità, con un fatturato di 20 milioni di euro, la metà circa del quale era derivante dal mercato “captive”. Ma già l’anno successivo, nel 2011, il fatturato è salito a quota 30 milioni di euro, con una crescita del 46 per cento e una percentuale del “captive” scesa al 33 per cento perché era aumentato il fatturato sul resto del mercato. Con la riduzione significativa dei servizi sul mercato captive, avvenuta nel 2012, i nostri ricavi si sono attestati sui 25 milioni nello stesso anno, per poi raddoppiarsi nell’arco dei successivi quattro con una crescita organica costante basata sull’innovazione». Danilo Cattaneo AD @InfoCert_it Non solo strumenti e #compliance ma innovare i #processiClick To Tweet IL GRUPPO TECNOINVESTIMENTI A Pier Andrea Chevallard, amministratore delegato di Tecnoinvestimenti, Data Manager ha chiesto quali sono il ruolo e il valore di InfoCert all’interno del Gruppo, che è tra gli operatori di primo piano in Italia nelle tre aree di business Digital Trust, Credit Information & Management e Sales & Marketing Solutions. «Il Gruppo è relativamente giovane, visto che siamo nati nel 2009, e si è posto fin da subito l’obiettivo di acquisire il controllo di società attive nell’ambito dell’economia digitale e della conoscenza, con un percorso importante che sta vedendo l’aggiunta di tante aziende messe al servizio del Sistema Italia, con un occhio di riguardo anche verso le PMI» – spiega Chevallard. InfoCert, che fa parte della business unit Digital Trust, è stata la prima a far parte del Gruppo, che dal 2016 è quotata nel segmento STAR della Borsa di Milano, dopo due anni nei quali ha fatto parte dell’AIM, anche in ragione dei risultati di tutto rilievo conseguiti dal gruppo Tecnoinvestimenti: i dati 2016 parlano infatti di un fatturato vicinissimo ai 150 milioni di euro, con un EBITDA che ha sfiorato i 30 milioni e un risultato netto di poco superiore ai 12 milioni. Il Gruppo poggia su una capitalizzazione in Borsa di oltre 200 milioni di euro e ha oltre 1.000 dipendenti in totale. Sede di Milano – gli uffici avveniristici di InfoCert situati nella zona sud della città LEADERSHIP NON SOLO IN ITALIA Tornando a InfoCert, la società è oggi una delle maggiori Certification Authority a livello europeo per la firma digitale e per i processi di conservazione digitale dei documenti, oltre a essere leader in Italia per la Posta Elettronica Certificata: la società gestisce oltre un milione di transazioni PEC al giorno, che è come dire la metà circa del totale italiano, «con una progressione costante di crescita anche in un mercato stagnante se non in diminuzione» – mette in evidenza Danilo Cattaneo. Da fine 2015, InfoCert è anche gestore accreditato AgID dell’identità digitale di cittadini e imprese, in conformità ai requisiti regolamentari e tecnici dello SPID, il Sistema Pubblico per la gestione dell’Identità Digitale. Le soluzioni InfoCert sono rivolte alla dematerializzazione dei processi documentali di imprese, associazioni, ordini professionali, pubblica amministrazione e professionisti. La gamma prodotti comprende servizi per la gestione di posta elettronica certificata (Legalmail), la certificazione e la sicurezza digitale (LegalCert), la conservazione digitale a norma dei documenti (LegalDoc), l’integrazione dei servizi a norma con le applicazioni del cliente, con infrastruttura in cloud (LegalCloud), il servizio di fatturazione elettronica (Legalinvoice), il cloud storage sicuro (SecureDrive) e le soluzioni ancora più avanzate come GoSign, GeoSign e la Trusted Onboarding Platform, che verranno esaminate in dettaglio più avanti. INNOVAZIONE IN POLE POSITION Ma l’evoluzione di InfoCert non riguarda solo la crescita o la composizione del fatturato, in quanto «se dieci anni fa, vendevamo soprattutto prodotti, oggi offriamo soprattutto progetti di business transformation che fanno evolvere i processi aziendali basati su procedure di firma tradizionali e conseguente trattamento cartaceo dei documenti a processi digitali di valore che si basano sulle soluzioni di firma digitale e posta elettronica certificata» – prosegue Cattaneo. Si tratta di «un aspetto rilevante anche in ottica di trasformazione digitale dell’intero sistema Paese, che vede sia nella PEC sia nella firma digitale due punti irrinunciabili a livello normativo per abilitare il cambiamento» – spiega Cattaneo, sottolineando «l’alto tasso di innovazione che InfoCert ha sempre cercato di innestare nelle proprie soluzioni. Se gli obblighi di legge costituiscono spesso il driver per la trasformazione, bisogna però essere in grado di costruirvi sopra un’innovazione anche nei processi, e questa è in effetti la vera linea guida nella nostra azione sul mercato, con

BayBe, il cuscino hi-tech per neonati prematuri

I nati prematuri saranno assistiti da uno speciale cuscino in softgel che simula il contatto materno All’ospedale S. Bortolo di Vicenza arriva una tecnologia che per la prima volta in Italia consentirà ai bambini di Patologia Neonatale di essere assistiti ricreando il contatto materno: il bebè percepirà il battito cardiaco e il respiro della mamma, provando la sensazione di essere sempre a contatto diretto con lei. Un piccolo miracolo hi-tech quello realizzato da Camilo Anabalon, neonatologo e ricercatore cileno, che ha sviluppato uno speciale cuscino in softgel prodotto da un’azienda vicentina, la Technogel Italia di Pozzoleone. L’idea da un progetto di ricerca Alla base dell’invenzione c’è un progetto di ricerca condotto durante un master dell’equipe medica della patologia Neonatale di Vicenza. Il principale argomento trattato era l’importanza del contatto tra madre e neonato nel mantenere stabili i parametri vitali in caso di nascita prematura. Purtroppo si è osservato che la termoculla – che è fondamentale per mantenere la stabilità della temperatura dei bambini nati prematuri – non consente però al bambino anche per lungo periodo di instaurare un legame fisico tra madre e figlio, che è invece importantissimo: al massimo si arriva ad un’ora al giorno di contatto fisico, allungando così i tempi di ripresa del bebè. Come prolungare il contatto materno? Ci si è posti dunque il problema di come prolungare il contatto materno tenendo però il bambino lontano dai rischi di sviluppare eventuali infezioni. Proprio per rispondere a questa esigenze è nato BabyBe, un cuscino realizzato con uno speciale “Technogel” che avvicinato al ventre della madre riconosce il battito cardiaco e il movimento del torace conseguente al respiro e li converte in segnali che vengono inviati via wireless al cuscino nella culla termica. Grazie al technogel al neonato viene trasferita la sensazione di vicinanza fisica alla madre. Inoltre al piccolo è possibile trasferire anche la musica e la voce della madre attraverso un dispositivo sonoro esterno collegato al materassino. Da qualche anno come aiuto dei piccoli nati prematuri è stata sviluppata anche una mini palestra intelligente, che crea un ambiente arricchito molto stimolante, in grado di migliorare il sistema nervoso e le condizioni dei piccoli. The post BayBe, il cuscino hi-tech per neonati prematuri appeared first on Data Manager Online.