Indra sviluppa il primo simulatore al mondo per l’elicottero H145
Grazie al suo realismo e qualità della simulazione, il simulatore ha ottenuto recentemente la più alta certificazione riconosciuta per questi sistemi, contribuendo in tal modo ad aumentare la sicurezza dell’equipaggio Indra ha sviluppato in collaborazione con Airbus Helicopters, il primo simulatore di volo (FFS) del mercato per l’elicottero H145, che ha ottenuto il livello più elevato di certificazione —Certification Standars-Flight Simulation Training Devices (H) livello D— per il suo realismo e qualità formativa. Questo significa che un’ora di volo sul simulatore equivale a un’ora di volo reale. Inoltre, questo sistema di training è diventato il primo a ricevere la certificazione di livello D dall’Autorità di Aviazione Civile tedesca (LBA), seguendo gli standard stabiliti dall’European Aviation Safety Agency (EASA). Il simulatore è installato presso l’Airbus Helicopter pilot training academy a Donauwörth, in Germania, vicino all’impianto dove l’azienda leader nel settore aereo produce l’H145. Questa certificazione garantisce che l’aeromobile replichi accuratamente il comportamento dell’elicottero reale, fornendo la migliore formazione e migliorando la sicurezza del pilota e della piattaforma. Questo consente ai piloti di eseguire il corso di adattamento necessario per pilotare il nuovo modello di aereo all’interno del simulatore, senza dover eseguire ulteriori esercitazioni nell’elicottero reale. Tale caratteristica, chiamata Zero Flight Time, è garantita soltanto dai simulatori di livello D. Gli scenari che il simulatore ricrea facilitano la formazione finalizzata a tutti i tipi di missioni, dalle operazioni di ricerca e salvataggio in mare fino agli atterraggi su piattaforme petrolifere e sulle navi, sia di notte che di giorno e in qualsiasi condizione meteo. Il pilota ottiene in questo modo la migliore preparazione, accelerando il suo training e riducendo i costi ad esso associati. L’H145 è uno degli aeromobili multifunzionali più venduti in tutto il mondo per coprire missioni di gestione delle emergenze, di servizi medici e di trasporto di passeggeri. L’ampia penetrazione sul mercato dell’elicottero rappresenta un’opportunità di business per Indra come fornitore dei sistemi di formazione. Oltre al simulatore H145, Indra ha installato presso il centro di Donauwörth un simulatore di volo per l’elicottero EC135. Inoltre, ha fornito i propri sistemi ai centri di formazione di Airbus in Paesi quali gli Stati Uniti, Francia, Scozia, Cina, Giappone, Malaysia e Brasile. Oltre al H145 e l’EC135, Indra ha sviluppato simulatori per altri elicotteri Airbus, come l’H175, H225 e l’AS350. La certificazione dell’H145 come sistema di livello D rafforza il portfolio di simulatori per elicotteri di Indra, un ambito in cui la società si è posizionata tra le prime aziende del settore in tutto il mondo. Indra ha consegnato più di 200 simulatori di diversi tipi a circa cinquanta clienti in 40 Paesi. The post Indra sviluppa il primo simulatore al mondo per l’elicottero H145 appeared first on Data Manager Online.
Bill Gates ha in tasca uno smartphone Android
Bill Gates, fondatore e uomo immagine di Microsoft, ha ammesso di possedere uno smartphone Android e di non aver considerato quelli di Apple Gli iPhone sono ormai onnipresenti ma in realtà è Android il sistema operativo mobile più diffuso al mondo con un’utenza che supera l’80%. Tra i clienti che utilizzano il software di Google ce n’è uno insospettabile vista la sua storia. Bill Gates, co-fondatore ed ex CEO di Microsoft, ha confermato in una intervista a Fox News che nelle sue tasche si nasconde uno smartphone Android. Per quanto riguarda i PC invece nessun dubbio, tutti suoi computer sono Windows. Gates, che pochi giorni fa ha chiesto ufficialmente scusa per la “scomodità” del comando “Ctrl-Alt-Canc”, ha svelato di essere recentemente passato da un dispositivo con Windows Phone Mobile a uno Android senza però rivelarne i nomi. Il miliardario e filantropo ha però sottolineato che il suo nuovo smartphone è dotato di molti dei servizi sviluppati da Microsoft. Dalle sue parole si può quindi dedurre che si tratti di un Samsung Galaxy S8 Microsoft Edition con app preinstallate come Outlook, Office e OneDrive. Quel che è certo è che Gates non ha una predilezione per iPhone nonostante in molte occasioni abbia espresso il suo parere positivo nei confronti dei prodotti Apple. Alla precisa domanda dell’intervistatore “Nessun iPhone?” ha risposto semplicemente “No iPhone”. D’altronde la moglie Melinda qualche anno fa aveva dichiarato che niente di realizzato a Cupertino sarebbe entrato nella sua casa. La scelta di Bill Gates di non utilizzare uno smartphone Windows lascia intendere la portata del fallimento di Microsoft in ambito mobile. Non è un caso che l’azienda abbia deciso di adottare una nuova strategia modulare con il progetto Andromeda e che il suo smartphone, che in molti hanno già ribattezzato Surface Phone, avrò lo stesso approccio. The post Bill Gates ha in tasca uno smartphone Android appeared first on Data Manager Online.
A cosa servono i cavi sottomarini di Microsoft e Facebook
Oltre 6 mila chilometri di connessione tra Europa e Nord America con l’obiettivo di soddisfare le richieste di cloud con velocità mai raggiunte Una partnership insolita ma vincente. Microsoft e Facebook, in quanto investitori, hanno completato la costruzione di quasi 6.500 chilometri di cavi sottomarini che partono da Bilbao, in Spagna, e raggiungono Virginia Beach, sulla costa orientale degli Stati Uniti. Con quale scopo? Principalmente aumentare le velocità di connessione tra Europa e USA, in particolar modo nell’accesso ai servizi cloud offerti dalle due multinazionali. Grazie al collegamento, si potrà viaggiare in rete a 160 terabit al secondo, così da soddisfare le richieste sempre maggiori di upload, conservazione e download di dati presenti sulla nuvola. Ne gioveranno dunque software come Office 365 e Facebook Workplace ma anche le piattaforme future, in ottica consumer ed enterprise. Sapore di Spagna La costruzione della linea transatlantica è stata resa possibile dalla collaborazione di Telxius, sussidiaria dell’operatore spagnolo Telefónica, che ha messo a servizio di Marea Project il know-how in quanto a infrastrutture di rete. Nonostante si tratti di un programma focalizzato alle tre compagnie, è evidente che l’avanzamento tecnologico che abilita può far comodo anche ad altri scopi, aprendo scenari di business interessanti. Probabile infatti che nel prossimo futuro altre compagnie chiedano di poter sfruttare la qualità dei 160 terabit (velocità massima non garantita) per consentire ai propri clienti di accedere a servizi avanzati, in modo particolare sul cloud. A quel punto Microsoft e Facebook, come del resto fanno già oggi, potranno rientrare delle cifre spese con l’affitto o la vendita di banda terrestre. E un riscontro positivo si avrà anche in altre zone del mondo, come l’Asia e l’Africa, già collegate alla base cablata appena aggiornata. The post A cosa servono i cavi sottomarini di Microsoft e Facebook appeared first on Data Manager Online.
Samsung Electronics sale al sesto posto nella classifica Best Global Brands 2017 di Interbrand
Samsung Electronics si posiziona al sesto posto nella speciale classifica “Best Global Brands 2017” di Interbrand, con un valore di marca di 56,2 miliardi di dollari – scalando una posizione e registrando un +9% rispetto allo scorso anno. Dal 2012 al 2017, Samsung si è sempre classificata tra i primi 10 marchi nella classifica di Interbrand, segnando una crescita continua del valore del brand. Il successo di quest’anno è particolarmente significativo considerando le importanti sfide che Samsung ha affrontato e superato durante l’ultimo anno. Ad esempio, Interbrand, nella sua valutazione, ha sottolineato tra i vari fattori l’esemplare e rapido recupero dell’azienda in relazione alla crisi legata al Galaxy Note 7 dello scorso anno, e il successo ottenuto dal lancio dei recenti prodotti top di gamma di Samsung, senza dimenticare le incredibili performance finanziarie della società. In particolare, la divisione mobile di Samsung ha confermato ulteriormente la propria leadership nel mercato a seguito del successo ottenuto dal lancio del Galaxy S8. Anche la divisione dedicata alle memorie ha fatto registrare performance notevoli, con utili record che hanno contribuito all’aumento del valore del marchio. La business unit dedicata agli elettrodomestici di Samsung ha introdotto sul mercato una nuova gamma di prodotti innovativi e vincitori di alcuni premi, progettati sulla base di una conoscenza profonda delle esigenze dei consumatori, come ad esempio il frigorifero Family Hub e la lavatrice AddWash. La divisione visual display di Samsung si è spinta in territori prima inesplorati nel mercato delle TV grazie ai nuovi TV QLED, e ha presentato The Frame, un nuova TV di design per la casa. “Il nostro impegno dedicato al miglioramento continuo della vita della persone ha chiaramente contribuito all’aumento del valore del nostro marchio”, ha dichiarato YH Lee, CMO di Samsung Electronics. “La classifica di quest’anno è per noi assolutamente positiva, e fa risaltare gli sforzi fatti dalla nostra azienda per riconquistare la fiducia dei consumatori in tutto il mondo”. La nuova classifica Best Global Brands di Interbrand sarà presentata il prossimo 27 settembre al World Trade Center di New York. La crescita progressiva di Samsung nel valore del brand Anno 2012 2013 2014 2015 2016 2017 Valore del brand (USD; in milioni) 32,893 39,610 45,462 45,297 51,808 56,249 Posizione in classifica 9 8 7 7 7 6 The post Samsung Electronics sale al sesto posto nella classifica Best Global Brands 2017 di Interbrand appeared first on Data Manager Online.
Vivere più a lungo? Basta dormire almeno 8 ore per notte
Nel suo libro “Why we sleep” Matthew Walker ci spiega i vantaggi del dormire bene Non serve chissà quale elisir per aumentare le aspettative di vita: sarebbe sufficiente dormire almeno 8 ore per notte. Un’affermazione che non suona certo come una novità, dato che è stato ampiamente dimostrato come una scarsa qualità del sonno possa causare danni al cervello e mettere a rischio di sviluppare malattie cardiovascolari. D’altra parte, dormire bene giova alle attività cerebrali, rinforzando la memoria e migliorando le capacità di apprendimento. Un fenomeno da non sottovalutare Ma quante ore bisogna dormire per stare bene? Se la qualità del sonno è di fondamentale importanza per la salute, sulla quantità di ore che sarebbe opportuno dormire la ricerca ritratta e sostiene che oltre le 8 ore di sonno aumenta i rischio di ictus. Dunque dormire 8 ore sarebbe l’ideale e a sostenerlo è anche Matthew Walker, il direttore del Center for Human Sleep all’università di Berkeley in California, che nel suo ultimo libro “Why we sleep” mette in guardia sui rischi legati alla privazione del sonno. L’insonnia è un problema che affligge la società moderna più di quanto si possa immaginare, basti pensare che solo a Milano a causa dei ritmi frenetici e dello stress da lavoro si consumano oltre 6.100 sonniferi al giorno nel tentativo di dormire sonni tranquilli. Sono 9 milioni gli italiani che soffrono di insonnia cronica, una condizione che porta il cervello ad uno stato paragonabile a quello dell’ebbrezza. Lo stesso Matthew ha dichiarato: “Perché la vita d’oggi ci spinge a dormire sempre meno, senza tenere sufficientemente conto degli effetti pericolosi del fenomeno”. Ecco perché il professore ritiene che il sonno sia strettamente correlato alle aspettative di vita, per cui meno si dorme meno si vive e il sonno perso non sarebbe recuperabile nel tempo. Che cosa ci tiene svegli? Sarebbero numerosissime le patologie legate alla privazione del sonno, ricorda Walker: “Ogni aspetto della nostra vita biologica viene intaccato e condizionato dal riposo notturno. E purtroppo nessuno fa abbastanza per cambiare le cose”. L’unico modo per sottrarsi agli effetti nefasti della scarsa qualità del sonno sarebbe dormire almeno 8 ore per notte, una soglia sotto la quale non si dovrebbe mai scendere. A minare il sonno delle persone non sono solo le preoccupazioni legate al lavoro, ma l’insieme degli impegni quotidiani, la vita sociale, i figli da crescere, nonché l’utilizzo dei social network che aggraverebbe il quadro complessivo della situazione. Se il libro di Walker in realtà non mette in luce niente di nuovo, aiuta però a evidenziare un problema che sta assumendo proporzioni enormi, tanto che si potrebbe parlare di una sorta di “epidemia” di insonnia, sempre più diffusa negli ultimi tempi. The post Vivere più a lungo? Basta dormire almeno 8 ore per notte appeared first on Data Manager Online.
La Cina ha nuovamente bloccato WhatsApp
A causa della censura, gli utenti cinesi non possono più scambiarsi messaggi di testo via WhatsApp oltre a video e altri contenuti La Cina rafforza il controllo sulla privacy dei suoi stessi cittadini e questa volta è WhatsApp a finire nel mirino dei censori. L’app di messaggistica ha avuto diversi problemi nel Paese nell’ultimo mese e oggi è diventata sostanzialmente inutilizzabile. Nadim Kobeissi di Symbolic Software, società di ricerca francese che controlla anche la censura digitale portata avanti da Pechino, conferma che gli utenti non solo non possono scambiarsi foto, video e documenti ma anche semplici conversazioni. Il blocco arriva dopo la stretta sulle Reti VPN e in vista del 19° Congresso Nazionale del Partito Cinese. Secondo Symbolic Software è possibile che le difficoltà di WhatsApp siano legate a un aggiornamento della Grande Muraglia di Fuoco, ovvero potente e capillare sistema di controllo di Internet messo in piedi dal governo cinese. Il firewall di Stato sembra ora in grado di bloccare il protocollo NoiseSocket che l’app di messaggistica utilizza per l’invio e la ricezione dei testi insieme a quello HTTPS/TLS per lo scambio di foto e video. La chiusura della chat più utilizzata al mondo, che proprio questa settimana ha rifiutato la richiesta del governo britannico di realizzare una backdoor, è un bel problema per il suo proprietario Facebook. Il social network è stato bandito dal Paese dal 2009 e senza WhatsApp può solo contare su Colorful Balloons, un’app lanciata il mese scorso ma di cui non risulta essere ufficialmente lo sviluppatore. Della situazione potrebbe facilmente approfittarne WeChat, l’app locale che al contrario della sua rivale statunitense fornisce al governo cinese tutte le informazioni che desidera. The post La Cina ha nuovamente bloccato WhatsApp appeared first on Data Manager Online.
iPhone 8 si riprende la corona come miglior camerafonino
Per gli esperti di DxO Apple ha messo sul mercato lo smartphone dalla qualità fotografica più elevata dopo anni di predominio Android Sin dalla sua nascita, dieci anni fa, l’iPhone aveva sconvolto il mondo della produzione digitale mobile. Con una fotocamera qualitativamente migliore di qualsiasi altra, quello della Mela era un prodotto rivoluzionario per la facilità con cui permetteva alle persone di catturare immagini in pochi secondi e perfettamente riproducibili su carta. Con il tempo la concorrenza ha imparato a imitare Cupertino, superandola in più di un’occasione. Non parliamo solo di Android ma anche, e soprattutto, di dispositivi come i Lumia, in grado di portare a bordo di un cellulare le ottiche Carl Zeiss, tanto amate a inizio 2000 e ancora in grado di fare la differenza. Insomma, dopo l’avvio della nuova era degli smartphone, Apple aveva rallentato la sua evoluzione, fino all’arrivo di iPhone 8. Di nuovo regina A confermare l’ottima fattura del sensore del nuovo melafonino è DxO, l’organizzazione che fornisce le metriche per gli standard della fotografia mobile. Uno dei test interni, DxOMark, è usato per classificare le ottiche più performanti in considerazione di vari fattori. Ebbene, l’analisi più recente ha attribuito a iPhone 8 un punteggio globale di 92, che nel caso dell’iPhone 8 Plus diventa 94. Si tratta di un gradino sopra a quelli che sinora erano i primi due della classe: Google Pixel e HTC U11, entrambi a quota 90. Si tratta di un passo in avanti notevole per Apple, che era riuscita a raggiungere solo un risultato di 88 con l’iPhone 7 Plus lo scorso anno. E non è finita: considerando che a novembre sarà in vendita l’iPhone X, con stabilizzatore ottico dell’immagine e un’apertura più ampia del teleobiettivo, la bandierina potrà salire ancora, divenendo molto difficile da raggiungere da parte dei diretti concorrenti. The post iPhone 8 si riprende la corona come miglior camerafonino appeared first on Data Manager Online.
Aruba, 200mila motivi per essere ottimisti
Aprirà a breve il Global Cloud Data Center in provincia di Bergamo, un polo che è la naturale conseguenza di un’espansione senza limiti Aruba si prepara all’evento di apertura del data center campus più grande d’Italia a Ponte San Pietro, in provincia di Bergamo. 200mila metri quadri di superficie di cui 90mila dedicati a un imponente campus d’eccellenza. Il Global Cloud Data Center aprirà i battenti il 5 ottobre e segna una svolta importante per la compagnia nostrana, oramai un colosso dei servizi IT a tutto tondo. Ne abbiamo parlato con Stefano Sordi, CMO di Aruba, che oltre a spiegarci il perché dell’enorme centro ci ha delineato gli sviluppi futuri soprattutto a fronte di grossi cambiamenti nel panorama europeo del digitale. Partiamo dall’inizio: perché il Global Cloud Data Center? «Per un’esigenza fondamentale: molti dei nostri clienti, i più grandi, hanno espresso negli anni la volontà di accrescere il loro business mantenendo l’offerta qualitativa di Aruba. Quando si parla di servizi digitali bisogna considerare la base su cui poggia un’infrastruttura che, con il tempo, ha bisogno di ampliarsi. La sede di Ponte San Pietro è quella che meglio di altre rispondeva ai bisogni di espansione dei nostri clienti, peraltro localizzando il data center in un punto strategico del Nord Italia». In che senso? «È pur vero che gli utenti che serviamo sono dislocati ovunque sul territorio ma la maggior parte dei big si trova tra il Centro e il Nord, per cui ci sembrava utile costruire in un punto facilmente raggiungibile la nuova architettura, così che potesse essere visitata senza grossi problemi». Più spazio per i server vuol dire anche l’arrivo di nuovi servizi più avanzati? «L’idea è quella di posizionare sempre di più Aruba come leader nel mercato delle soluzioni enterprise. Siamo nati come web company, provider di servizi online, sia hosting che cloud e ICT security ma guardiamo oltre. Oggi riusciamo a gestire le richieste dei grandi clienti costruendo un’offerta dedicata e personalizzata. Quando in Italia, ma anche all’estero, c’è un azienda che non può più soddisfare autonomamente le proprie esigenze di gestione dell’infrastruttura IT, sa che in Aruba può trovare un partner ideale in grado di offrire oltre ai servizi di infrastrutturali classici come ad esempio la colocation personalizzata, anche soluzioni che vanno dalla data center extension al disaster recovery». Perché un nuovo data center Il nuovo, immenso, spazio a disposizione in quel di Bergamo è il completamento di un percorso avviato da Aruba qualche anno fa, quando si è avvertita l’esigenza di creare una struttura solida e strategica. «La necessità di un centro più ampio e localizzato in un punto cardine non è banale – prosegue Sordi – perché in questo modo possiamo risolvere meglio, con maggior efficienza, le esigenze dei nostri clienti, realizzando architetture ibride, tra le più richieste, senza limiti di prestazioni, spazio e servizi assicurando così il successo a progetti di tutte le taglie anche a quelli di grande scala. I clienti che finora hanno vissuto una “segmentazione” dell’infrastruttura, perché si affidavano a provider diversi per tipologie di contenuti e servizi, ora possono tenere le loro informazioni tutte in un unico posto fisico, che li aiuterà a crescere, senza preoccupazioni di spazio e risorse, per i prossimi 20 o 30 anni». Energia pulita Oltre al vasto territorio, il Global Cloud Data Center porta con sé una qualità non da poco: l’utilizzo di energia pulita. Ciò è reso possibile dall’acquisto di una centrale idroelettrica nei pressi del campus, che andrà a sommarsi agli impianti di accumulo fotovoltaico già presenti sui tetti della farm. Così si avrà un impatto ambientale minore di quanto previsto, grazie allo sfruttamento di energia pulita e rinnovabile. Italia polo IT Secondo Stefano Sordi, l’Italia diventerà sempre più un polo di interesse per il settore IT e dunque puntare su un data center così ampio nel nostro Paese porterà i suoi vantaggi. «Con l’affermazione della Brexit e dell’entrata in vigore del GDPR (dal 25 maggio 2018), i dati dei cittadini europei prodotti, gestiti e manipolati dalle aziende dovranno restare all’interno dell’Unione Europea. L’uscita di Londra dai paesi della cerchia ha causato un rapido fuggi-fuggi verso destinazioni che soddisfano i requisiti del Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati. Si è creato un triangolo interessante che vede Parigi, Francoforte e Milano come nuovi baricentri dell’informatica continentale. Questo è il momento migliore per puntare su una nuova economia che dall’Italia guarda all’Europa». Successo della PEC Aruba non dimentica le sue origini soprattutto quando nel mezzo c’è un elemento, come la PEC, che è in grado di trasformare usi e costumi dell’italiano medio. «Si tratta di una bella realtà sia per Aruba che per tutta la penisola – conclude Sordi – circa il 40% degli oltre 5 milioni di utenti che oggi serviamo è di natura privata. Molti di questi hanno aperto una casella di posta certificata e ciò vuol dire che il messaggio veicolato dalla PEC, quello di uno strumento utile a velocizzare alcune operazioni, è giunto a destinazione perché ritenuto valido. La visione della nostra azienda è proprio questa: semplificare la vita delle persone, che si tratti di individui o imprese, sia per operazioni quotidiane che per attività che guardano al futuro, al cuore digitale del business». The post Aruba, 200mila motivi per essere ottimisti appeared first on Data Manager Online.
Gruppo Sintesi: come la digitalizzazione cambia il retail
Per rispondere alla nuova domanda bisogna migliorare l’offerta attraverso una serie di strumenti tecnologici in grado di accelerare il business Il Gruppo Sintesi, fondato a Torino nel 1983, è una realtà italiana atipica che nel corso degli anni ha ottenuto la fiducia di grandi clienti e gruppi internazionali nei settori in cui opera: fashion & luxury, grande distribuzione organizzata e specializzata, logistica ed hospitality. La nostra missione? Supportare lo sviluppo tecnologico dei clienti implementando soluzioni ed applicazioni concrete per efficientare il business. Insomma, in un settore informatico che spesso sa solo promuovere futuristiche invenzioni non ancora comprovate contrapponiamo una sana dose di pragmatismo ed una esperienza ormai trentennale. Focalizzandoci su un ambito dinamico come il retail, è fondamentale analizzare gli impatti della digitalizzazione sui comportamenti e sulle abitudini di acquisto dei consumatori. L’esperienza liquida ha permesso di riavvicinare il cliente al tradizionale punto vendita, erroneamente dato per spacciato con l’affermarsi del commercio elettronico. Qual è stato il motore di tale rilancio? Tante idee, un’infrastruttura solida e una comune volontà di preservare i cospicui investimenti fatti nello sviluppo delle catene commerciali. «Negli ultimi anni abbiamo abilitato importanti innovazioni nel campo della moda, ad esempio utilizzando l’infrastruttura Wi-Fi per permettere al marketing di interagire in modo mirato con il singolo cliente – ci spiega Paolo Pelloni, Marketing Manager di Gruppo Sintesi. Il progetto che ci sta dando le maggiori soddisfazioni consiste nell’installazione di circa 15mila schermi nei negozi di un global retailer italiano, utilizzati per veicolare in tempo reale lo stessa comunicazione audio-video in tutti gli store nel mondo. Da remoto supervisioniamo la distribuzione dei palinsesti in modalità cloud e garantiamo la business continuity indipendentemente dalla geografia territoriale. Il nostro unico obiettivo è aiutare i nostri clienti ad abbracciare il processo di digitalizzazione facendo la governance dell’intero ciclo – progettuale, implementativo e manutentivo – per portare a termine la soddisfazione di un bisogno, gestendo tutta la filiera che entra in gioco». Tech e multicanalità Un altro trend che caratterizza il nuovo corso del retail è il riconoscimento facciale, soprattutto se applicato al settore del fashion. Abbiamo progettato un’applicazione che – utilizzando le videocamere già presenti nei negozi – calcola il rapporto tra visitatori e scontrino medio e fornisce dati di profilazione (sesso, presunta provenienza ed età) sottraendo automaticamente il passaggio continuo dei dipendenti, che in molti casi crea statistiche errate rispetto alla realtà. In sintesi, il retail deve rispondere a nuove sfide che mettono in discussione il punto di vendita come spazio necessario per concludere il processo di acquisto e lo trasformano sempre più in un tempio della marca: un luogo esperienzale dove il cliente vuole vivere l’emozione legata al brand e soprattutto cerca la conferma di ciò che viene comunicato sui siti di e-commerce e dalle campagne di advertising tradizionali e digitali. Il rapporto tra domanda e offerta non è più esclusivo ma inclusivo, necessita di un cambio di passo radicale. «Il punto di partenza è capire quale sia lo scopo di un certo business – continua Pelloni – scegliendo insieme la strada più fattibile da seguire, unendo tecnologie e infrastrutture nella migliore combinazione possibile». Nuovi orizzonti La digitalizzazione è un flusso che interessa sia ambienti interni che il mondo esterno. Secondo l’esperienza di Gruppo Sintesi, l’innovazione sta già trasformando gli arredi urbani, dove si vanno affermando totem interconnessi, centri di ricarica per computer e smartphone, stazioni di collegamento wireless, etc… «Se ci si preoccupa di soddisfare le esigenze digitali allora vuol dire che i bisogni primari stanno davvero cambiando – conclude Pelloni – e su quelli bisogna puntare per restituire un servizio che sia efficiente, utile al consumatore e al passo con i tempi». The post Gruppo Sintesi: come la digitalizzazione cambia il retail appeared first on Data Manager Online.
Incontro AUSED sul fenomeno Blockchain

Nell’ambito dei “First Thursday”, giovedì prossimo l’AUSED proporrà l’incontro “Blockchain: oltre le cripto-valute, verso una internet dei valori” Tutti i primi giovedì del mese AUSED propone un tema di confronto tra CIO, sistema dell’offerta e mondo della ricerca. I “First Thursday” sono incontri informali, senza microfoni, fotografi o scalette predefinite, per condividere esperienze e idee gustando insieme un buon aperitivo nella cornice dello Spazio Copernico. Il tema del prossimo incontro, previsto per giovedì 5 ottobre, a partire dalle ore 17.00, porta come titolo Il fenomeno Blockchain: oltre le cripto-valute, verso una internet dei valori. Per questo settimo “First Thursday” AUSED ha riservato la Sala Teatro del Centro Copernico di via Copernico 38 a Milano (zona Centrale/Sondrio) in modo da poter accogliere un maggior numero di partecipanti. Questa l’agenda: 17:00 registrazione 17:30 apertura lavori 19:00 Q&A e conclusioni 19:15 Cocktail & Networking Tre gli interventi previsti moderati da Mauro Bellini – Direttore Responsabile di Blockchain4Innovation: > Inquadramento del fenomeno – Giacomo Zucco – BlockchainLab > L’esperienza del consulente – Andrea Gaschi – Partner4Innivation P4I e dello sviluppatore – Lorenzo Zanotto > Esperienze nell’ambito di gestione di asset con la Blockchain, Smart Contracts, gestione di documentazione e formazione – Giuliano Pierucci, CEO, B2Lab Le iscrizioni sono aperte! Chi volesse maggiori informazioni su questo evento o volesse iscriversi, può farlo direttamente dal link del , oppure contattando la segreteria AUSED scrivendo ad aused@aused.org The post Incontro AUSED sul fenomeno Blockchain appeared first on Data Manager Online.