World Wealth Report 2017: la popolazione degli High Net Worth Individual e i loro patrimoni raggiungono i massimi storici

I wealth manager offrono agli HNWI rendimenti sugli investimenti superiori al benchmark, ma il grado di soddisfazione non riesce a stare al passo a causa della domanda di servizi più olistici e della preoccupazione per le loro fee Capgemini ha pubblicato il World Wealth Report 2017 (WWR) che mette in luce il valore del lavoro delle società di wealth management. Dal report è emerso che, nel 2016, il valore medio degli investimenti degli High Net Worth Individual (HNWI) gestiti dai wealth manager è aumentato del 24,3%. Tale incremento ha un peso maggiore rispetto ai risultati dei fondi indicizzati caratterizzati da costi inferiori e offre ai wealth manager l’opportunità di rafforzare i rapporti con gli HNWI. Tutto ciò accade in un momento in cui la popolazione mondiale di HNWI e il loro patrimonio hanno raggiunto i massimi storici, mentre le BigTech valutano il proprio ingresso sul mercato dei servizi per la gestione patrimoniale. Nel 2016, oltre ad aver registrato rendimenti estremamente significativi, i wealth manager hanno continuato a consolidare i rapporti con i clienti, con un aumento della fiducia da parte degli HNWI nei confronti degli stakeholder del settore, come ad esempio i wealth manager e le autorità normative. Dal report è emerso che nel 2016 il tasso di crescita degli HNWI è sensibilmente salito, con la popolazione HNWI che è aumentata del 7,5% rispetto all’incremento del 4,9% registrato nel 2015. Nello stesso periodo, anche i loro patrimoni sono cresciuti dell’8,2%, contro il 4% del 2015: questi, infatti, sono sulla buona strada per superare i 100.000 miliardi di dollari entro il 2025 (come evidenziato nel WWR 2016), con il Nord America e l’Europa che, nel 2016, hanno raggiunto gli stessi tassi di crescita dell’Asia-Pacifico. La crescita della popolazione HNWI in ognuno di questi tre importanti mercati, ovvero Asia-Pacifico, Nord America e Europa, è salita di circa il 7,5%, mentre i patrimoni hanno riportato un aumento dell’8,2%, con ampi miglioramenti sia in Nord America sia in Europa, mentre nell’Asia-Pacifico c’è stata una leggera flessione. Alcuni mercati, tra cui Russia e Brasile, hanno decisamente migliorato la propria posizione. In particolare, in Russia si è registrato il tasso di crescita più rapido, che è stato pari a circa il 20% sia per la popolazione di HNWI che per i loro patrimoni, a seguito di un modesto calo nel 2015. In Brasile, invece, c’è stato un incremento a doppia cifra sia per la popolazione di HNWI che per i loro patrimoni, a seguito del forte calo del 2015. La rivoluzione delle BigTech è all’orizzonte Si è registrato uno sviluppo positivo a fronte del possibile ingresso delle BigTech sul mercato della gestione patrimoniale. Dal report emerge che più della metà degli HNWI (56,2%) afferma di essere propensa a utilizzare i servizi per la gestione del patrimonio offerti dalle BigTech, da cui si aspetta maggiore efficienza, trasparenza, innovazione ed eccellenti funzionalità online. Se da un lato i colossi mondiali del settore tecnologico non hanno ancora annunciato formalmente il loro ingresso nel comparto del wealth management, dall’altro i gestori patrimoniali sono consapevoli della minaccia concorrenziale, anche se hanno percezioni diverse in merito al potenziale impatto. Se le BigTech dovessero decidere di entrare nel settore del wealth management sarebbero dei competitor eccezionali nel momento in cui dovessero assumere esperti in materia e incrementare le proprie competenze. Ad ogni modo, potrebbero anche fungere da partner per le compagnie di gestione patrimoniale, aiutandole ad aumentare il grado di soddisfazione degli HNWI. Infatti, i loro livelli di soddisfazione riguardanti l’operato delle società di gestione patrimoniale e dei wealth manager di riferimento sono scesi rispettivamente al 58,5% e al 56,3%, probabilmente per effetto del numero limitato di opzioni offerte e per via delle strutture di fee. Solo il 47,8% degli HNWI afferma di essere soddisfatto rispetto all’importo delle commissioni dei servizi di wealth management. Alti rendimenti per grandi opportunità Gli elevati profitti ottenuti dai gestori patrimoniali, che si aggirano in media attorno al 24,3% degli investimenti, offrono diverse opportunità sia per i wealth manager sia per le aziende. Dal report è emerso che le forze trainanti di queste notevoli performance includono l’approccio globale agli investimenti degli HNWI, la predilezione per il credito, il focus sulla crescita di molti HNWI e la solida performance dell’asset class. «Le società che riescono a unire la propria esperienza in fatto di wealth management alle competenze delle BigTech in ambito customer experience, potrebbero farsi strada tramite l’offerta di servizi veramente innovativi», ha affermato Monia Ferrari, Head of Banking di Capgemini Italia. Secondo un’analisi di Net Promoter Scores inserita per la prima volta nel World Wealth Report, le offerte di servizi create in collaborazione con le BigTech, oltre a migliorare il grado di soddisfazione, potrebbero aiutare a rafforzare la fedeltà degli HNWI che appartengono alla fascia più bassa (con asset il cui valore è compreso tra 1 e 5 milioni di dollari). In genere, questi sono meno propensi a consigliare il proprio wealth manager rispetto alla popolazione più abbiente. Visto che questo gruppo rappresenta il 90% degli HNWI a livello mondiale, è fondamentale che i gestori patrimoniali soddisfino meglio le loro esigenze. La collaborazione tra le aziende di wealth management e le Big Tech potrebbe portare a una rivoluzione diffusa all’interno del settore. Ma in futuro potrebbe anche evolvere in una vera e propria concorrenza con le BigTech. Di conseguenza, è indispensabile che i gestori patrimoniali si concentrino sullo sviluppo delle proprie capacità in tecnologie di scala, per riuscire a mantenere un vantaggio competitivo rispetto a qualsiasi iniziativa sul mercato da parte di una BigTech. Metodologia del World Wealth Report 2017 Il World Wealth Report di Capgemini è il principale strumento di benchmarking per identificare gli high net worth individual (HNWI), il loro patrimonio e le condizioni economiche e mondiali che sono alla base del cambiamento del settore del Wealth Management. L’edizione di quest’anno, al suo ventunesimo anniversario, comprende scoperte effettuate tramite una ricerca dettagliata svolta sulle prospettive e sui comportamenti degli HNWI in tutto il mondo. Il sondaggio Global HNW Insights Survey, al quale hanno partecipato 2.500 high net
L’Italia è il secondo paese per numero di bot in Europa
Una nuova ricerca Symantec rivela che il numero di botnet cresce nel 2016 sino alla ragguardevole cifra di 6.7 milioni. In Italia, prevedibile posizionamento per Roma e Milano – rispettivamente prima e seconda per percentuale di bot – seguite da Ivrea, Torino e Cagliari A un anno di distanza da Mirai – il primo grande attacco botnet che ha quasi totalmente bloccato internet – Norton by Symantec, la principale azienda di sicurezza informatica al mondo, rivela quanto sia cresciuto il fenomeno dei botnet a livello globale e quali sono stati i Paesi e le città (mappa dei bot in Europa) ad ospitare inconsapevolmente i maggiori volumi di infezioni da bot. Nel 2016 i bot in rete sono stati 6.7 milioni, complessivamente l’Europa rappresenta quasi un quinto del totale di bot presenti a livello mondiale (18.7%). Per quanto riguarda il nostro Paese, dai dati della ricerca svolta da Norton in tutto il mondo emerge che: l’Italia si classifica al secondo posto in Europa per infezioni da bot, seconda solo al gigante Russia Tocca invece al Vaticano – il paese più piccolo del mondo – il primato della maggiore densità di bot rispetto al numero di infezioni subite dagli utenti della rete Il primo posto in Europa va a Madrid che registra la maggior presenza di bot di tutto il vecchio Continente, con un numero di infezioni superiore al numero totale di interi paesi come l’Olanda. A proposito di bot I bot sono terminali collegati a internet infettati con malware che consente agli hacker di prendere controllo da remoto di più dispositivi alla volta. Combinati, questi dispositivi vanno a formare una potente rete di bot (botnet, appunto) in grado di diffondere malware, generare spam e commettere altri tipi di crimini e frodi informatiche. “Oltre 689 milioni di persone nel mondo – 10.2 milioni in Italia – sono state vittime di crimini in rete lo scorso anno, e i bot e le botnet sono ormai uno strumento chiave dell’intero arsenale dei cyber criminali”, ha commentato Antonio Forzieri, Cyber Security Practice Lead, di Symantec. “Qualsiasi dispositivo collegato alla rete può essere infettato da un bot. Non sono solo i computer che vanno ad arricchire le schiere degli eserciti di robot al servizio dei pirati informatici: nel 2016 abbiamo assistito a una crescita esponenziale nell’utilizzo da parte degli hacker di smartphone e terminali IoT (Internet of Things) per il consolidamento del proprio esercito di bot. Ci sono poi i server che con la loro maggiore capacità di ampiezza di banda offrono il fianco ad attacchi di tipo DDoS, molto più di quanto non facciano i tradizionali PC utilizzati da tutti noi”. È molto probabile che i terminali IoT possano essere responsabili della crescita verso l’alto di infezioni da bot registrata nel 2016. Lo scorso anno, durante il picco di quasi mezzo milione di dispositivi connessi (dalle videocamere IP ai router casalinghi) – verificatosi quando la botnet Mirai si stava rapidamente espandendo – gli attacchi a terminali IoT avvenivano in pratica ogni due minuti. All’insaputa dei proprietari, quasi un terzo (31%) degli attacchi hanno avuto origine da terminali attivi nella sola Europa. È doveroso segnale che il luogo che ospita un bot non equivale al luogo di residenza del suo creatore: un terminale infetto in Europa, ad esempio, potrebbe contribuire a un attacco in Asia ed essere controllato da un criminale informatico da un luogo qualsiasi degli Stati Uniti. L’Europa e le botnet La Santa Sede registra la più alta densità di bot non solo in Europa ma a livello mondiale. La “densità di bot” o “bot per singola connessione” è un raffronto fra il numero di utenti internet e il volume di infezioni da bot e si propone di chiarire quale Paese abbia il maggior tasso di infezioni. Con una popolazione composta da un’utenza della rete significativamente inferiore al normale, crescono le possibilità – all’incirca una su cinque – che gli utenti internet in Vaticano ospitino un terminale zombie utilizzabile dai criminali informatici per lanciare un attacco e diffondere spam. Ecco perché la Santa Sede ha conquistato il primo posto della classifica per “densità di bot” in Europa. Anche il resto d’Italia non è proprio in salute e le infezioni da bot proliferano. Con uno bot europeo ogni dieci ospitato nel Bel Paese, l’Italia si classifica come la seconda residenza preferita dai bot di tutta Europa. La presenza di un bot ogni 28 utenti internet, colloca il nostro Paese al 22° posto in Europa. Roma è la quinta città più popolare fra i bot europei: il 30,1% dei bot italiani originano dalla capitale; il 28% risiede invece a Milano. La Russia ha ospitato il più vasto numero di bot di tutta l’Europa con il 13.6% di terminali infetti individuati nel Paese. Tuttavia, con la popolazione connessa ad internet più vasta d’Europa, la “densità di bot” della Russia è relativamente bassa. Con un bot ogni 41 utenti internet, la Russia si colloca al 31° posto in Europa e al 94° al mondo per “densità di bot”. Questo tasso di infezioni, relativamente basso, potrebbe parzialmente dipendere dall’influenza esercitata dai codici di condotta della comunità hacker russa. “Un russo che infetta un altro russo”, spiega Candid Wueest, Esperto Sicurezza Norton, “è considerato un crimine grave dagli hacker locali. In passato ci sono stati esempi di hacker i cui dati sono stati resi noti alla polizia dalla stessa comunità di hacker, proprio per aver infettato computer russi. Il numero di infezioni da bot non è necessariamente indicativo del luogo di residenza del criminale informatico. I tassi d’infezione sono generalmente più bassi nei paesi in cui gli utenti adottano una corretta igiene informatica e quando si tratta dei propri terminali spesso sono proprio gli hacker i principali “igienisti”, arrivando talvolta a rasentare la paranoia”. Madrid, Istanbul e Mosca hanno registrato un numero di bot superiore al totale di quello di intere Nazioni. Madrid con il 4.64% dell’esercito di info-zombie, Istanbul con il 4.62% e Mosca con il 4.59%, hanno avuto più bot dell’intera Olanda, che pure è l’ottavo paese
Blockchain: DNV GL e Deloitte rivoluzionano l’industria della certificazione
DNV GL ha oggi rilasciato i propri 90.000 certificati utilizzando la blockchain. Questa tecnologia, che fa così il suo ingresso per la prima volta nel settore delle verifiche di terza parte, renderà i certificati unici, tracciabili e non falsificabili. “Per 150 anni, in DNV GL abbiamo lavorato per costruire fiducia, ma nell’era della trasformazione digitale e in un contesto economico volatile, c’è una maggiore necessità di trasparenza”, dichiara Luca Crisciotti, CEO di DNV GL – Business Assurance. Nell’ambito di un crescente impegno per lo sviluppo del concetto di fiducia digitale, DNV GL e Deloitte EMEA Blockchain Lab, per la prima volta su scala globale, hanno sviluppato un’applicazione della tecnologia blockchain per l’industria della certificazione. “Si tratta di una delle prime applicazioni blockchain create al di fuori dell’industria finanziaria e mostra le illimitate possibilità offerte da questa tecnologia. Presto ci saranno concept, prototipi e investimenti emergenti nelle maggiori industry”, afferma Martin Bryn, partner di Deloitte Norvegia. DNV GL collabora con aziende di tutti i settori per certificarne processi, prodotti, strutture e supply chain in base a standard nazionali e internazionali. All’emissione dei certificati, i dati saranno digitalizzati e inviati alla blockchain, con l’assegnazione di un’identità digitale. I certificati, così univocamente identificati e tracciabili, saranno, infine, memorizzati in originale in una rete di computer invece che in un unico sistema centrale. Ciò permetterà di combattere frodi e chiunque, grazie al QR code sul certificato, potrà autonomamente verificare nella blockchain se una società è certificata. “La blockchain sta rivoluzionando il sistema economico e non solo, modificando alla base i concetti di transazione, proprietà e fiducia. Garantisce trasparenza, dando vita ad archivi immutabili e condivisi e per questo inalterabili e immuni da alterazioni fraudolente. Questo è il primo passo verso la costruzione di un nuovo concetto di digital assurance. Il nostro obiettivo è utilizzare la blockchain e le altre tecnologie “disruptive” per fornire nuovi servizi e continuare a creare valore per i nostri clienti”, afferma Renato Grottola, Direttore Generale di Trasformazione Digitale, DNV GL – Business Assurance. The post Blockchain: DNV GL e Deloitte rivoluzionano l’industria della certificazione appeared first on Data Manager Online.
Amazon vs Google, è scontro su Echo Show
Amazon e Google litigano sulla compatibilità di YouTube su Echo Show. L’app non è più disponibile da ieri Amazon e Google sono aziende rivali praticamente da sempre e i rapporti fra loro non sono proprio idilliaci. Ora il motivo del contendere tra le due è Echo Show, il dispositivo domestico sviluppato dal sito di e-commerce che aggiunge all’esperienza di Echo anche la possibilità di interagire con uno schermo. Ieri i possessori dell’altoparlante non hanno potuto accedere a YouTube senza alcun preavviso e la cosa ha ovviamente scatenato aspre critiche nei confronti di Amazon. L’azienda di Jeff Bezos accusa Google di aver bloccato il servizio senza motivo e Big G ha risposto che Echo Show non soddisfa i suoi requisiti per una soddisfacente user experience. Echo Show, che presto potrebbe trovare un nuovo rivale in un dispositivo prodotto da Facebook, permette di visualizzare qualsiasi video caricato su YouTube ma alcune funzioni come la possibilità di iscriversi al canale o accedere ai filmati raccomandati sono disabilitate. “L’implementazione di YouTube su Amazon Echo viola i nostri termini del servizio, in quanto include un’esperienza utente limitata. Siamo stati in trattativa con Amazon per molto tempo, lavorando su un accordo per risolvere la questione”, fanno sapere da Mountain View. Il colosso dell’e-commerce, che la scorsa settimana ha lanciato i nuovi Fire HD, ha rimandato le accuse al mittente affermando che Big G ha deliberatamente scelto di non rendere più disponibile YouTube “senza spiegazioni e senza preavviso”. “Non vi è alcuna ragione che possa spiegare questa decisione, che rappresenta un grosso danno per i nostri clienti”, ha concluso Amazon. The post Amazon vs Google, è scontro su Echo Show appeared first on Data Manager Online.
iOS 11, in una settimana già il 25% di installazioni
A differenza di Android l’omogeneità degli aggiornamenti paga sempre per la Mela che è già oltre le stime di adozione di Nougat iOS 11, il più recente sistema operativo per iPhone e iPad è sul 25% degli iDevice attualmente in circolazione. Questo vuol dire che una persona su quattro ha aggiornato il suo prodotto portandolo all’ultima release disponibile. Da anni questo è un vantaggio nella strategia applicativa della Mela: un solo OS per tutti, con un rato di obsolescenza esistente ma molto lento. E così a una settimana dal rilascio, iOS 11 è avanti persino a Nougat, in giro da un anno ma in grado di potenziare solo il 16% degli Android attivati in tutto il mondo. Il gap è evidente: per una Cupertino che si muove tutta d’un pezzo, c’è una Google che fornisce il proprio software a decine di costruttori, con la conseguenza di non poter controllare e uniformare il panorama esistente. Differenza di forma Basti pensare che in vetta ai sistemi operativi più usati da chi possiede uno smartphone con il robottino verde c’è Marshmallow, lanciato due anni fa e presente sul 32% dei dispositivi, segue Lollipop e poi lo stesso Nougat. Dall’altra parte invece iOS 10 è presente sul 68% di iPhone e iPad, un calo vistoso rispetto al 92% precedente alla distribuzione dell’update. Nonostante ciò, gli utenti hanno già avvertito alcune problematiche nell’utilizzo di iOS 11: ad esempio nella poca comodità del dover comunque disattivare Wi-Fi e Bluetooth dal menu interno delle impostazioni nonostante si clicchi sul toggle nel Centro di Controllo oppure nella difficoltà di inviare, in alcuni casi, email dal client ufficiale con un indirizzo Outlook. Imperfezioni che la Mela dovrebbe risolvere a breve, con il rilascio di iOS 11.0.1. The post iOS 11, in una settimana già il 25% di installazioni appeared first on Data Manager Online.
F-Secure: nuova release della suite per la sicurezza degli endpoint “Protection Service for Business”
Le nuove funzionalità di Protection Service for Business migliorano le capacità di blocco comportamentale per Windows e Mac per offrire alle aziende la protezione di cui hanno bisogno per difendersi dalle minacce moderne F-Secure annuncia una nuova release della sua suite per la sicurezza degli endpoint, Protection Service for Business. La nuova release migliora la premiata tecnologia di protezione degli endpoint di F-Secure offrendo capacità di blocco comportamentale per Windows e Mac per proteggere contro le minacce del mondo reale usate dagli attaccanti. Secondo il “2017 Risk Barometer” di Allianz, le aziende considerano gli incidenti informatici come il terzo più grosso rischio per il loro business. E a buon ragione. I ricercatori di sicurezza rilevano nuove minacce malware ogni giorno, e anche Mac è diventato un bersaglio frequente. Sono stati scoperti più malware per Mac nel primo semestre del 2017 che in tutto il 2016, con gli spyware che pesano per il 60% del nuovo malware, seguiti dai trojan bancari (20%) e dal ransomware (16%). E circa un terzo del nuovo malware è stato scoperto in attacchi mirati contro le aziende. “Le aziende hanno già abbastanza problemi IT senza che si aggiungano le minacce online, quindi dover avere a che fare anche con queste, on top a tutto il resto, rappresenta una nota dolente” ha dichiarato Sean Sullivan, Security Advisor di F -Secure. “Investire troppo nella protezione può intaccare la produttività e sprecare risorse, ma investire meno va bene solo fino a quando non ti ritrovi a dove spiegare a un investitore, a un capo o – persino peggio – ai tuoi clienti, perché sei stato colpito da un’infezione ransomware. Il trucco per far sì che la sicurezza funzioni, sia per le grandi che le piccole aziende, è accertarsi che questa possa scalare per tenere il passo sia con la crescita dell’azienda che con le minacce che questa crescita finisce con l’attrarre”. Protection Service for Business è una soluzione di sicurezza basata su cloud facile da implementare ma completa a tal punto da offrire alle aziende la protezione di cui hanno bisogno. Include la tecnologia di protezione degli endpoint di F-Secure che si è aggiudicata l’award “Best Protection” di AV-TEST per 5 volte in 6 anni: le aziende possono quindi essere certe di avere la migliore protezione per i loro soldi. La nuova versione di Protection Service for Business è la prima soluzione di F-Secure a integrare la tecnologia XFENCE di F-Secure. F-Secure ha rilasciato XFENCE come versione beta per utenti esperti di tecnologia lo scorso Aprile, e ora ha integrato le capacità di XFENCE in Computer Protection for Macs compresa in Protection Service for Business. F-Secure XFENCE evita che processi e applicazioni abbiano accesso ai file, ai dati, e anche a microfoni, tastiere, e webcam senza il permesso dell’utente. Fondamentalmente agisce come un firewall per file evitando, per esempio, che il ransomware crittografi file sui dispositivi infettati. La nuova release include molti altri aggiornamenti, tra cui: La nuova versione del motore di rilevazione su base comportamentale per Windows, DeepGuard di F-Secure, che ora include un uso più estensivo dell’intelligenza artificiale per prendere decisioni su file e processi malevoli senza chiedere nulla agli utenti. Un firewall aggiornato che presenta una migliore compatibilità con applicazioni e appliance di terze parti, così come un set di regole esperte di F-Secure per contrastare le minacce come ransomware auto-propagante e movimento laterale. Una gestione dei profili migliorata per rendere più facile per gli amministratori IT la schedulazione delle scansioni, il profile grouping, il product filtering, e molto altro. Una nuova funzionalità di Device Control che impedisce l’uso di hardware non autorizzato come chiavette USB, hard disk esterni, e webcam. Secondo Jarno Niemelä, Lead Researcher nei Laboratori F-Secure, la capacità di blocco comportamentale è una funzione chiave per contrastare l’uso crescente di tattiche, tecniche e procedure avanzate usate dai cyber criminali. “Il tempo che serve per i comuni criminali informatici per adottare tecnologie all’avanguardia usate da attaccanti supportati dagli Stati o da altri attaccanti avanzati è stato ridotto da anni a mesi, e misure di sicurezza basilari come la scansione delle firme non sono più sufficienti,” ha spiegato Niemelä. “Questa tendenza non sta rallentando. Quindi, bloccare attacchi in base a come si comportano piuttosto che a come appaiono è sicuramente l’unico via per la sicurezza, ed è ciò che la nostra tecnologia permette di fare.” The post F-Secure: nuova release della suite per la sicurezza degli endpoint “Protection Service for Business” appeared first on Data Manager Online.
Yamaha Motor realizza la Digital Enterprise grazie alle soluzioni software di Siemens
Yamaha Motor adotta i software Teamcenter e NX di Siemens per i processi di sviluppo prodotto delle sue moto Yamaha Motor, produttore giapponese di veicoli a motore, ha scelto il PLM (Product Lifecycle Management) di Siemens, per supportare la digitalizzazione. Yamaha utilizzerà Teamcenter di Siemens, il software per la gestione digitale del ciclo di vita più usato al mondo, in tutte le divisioni sviluppo del proprio settore chiave, ovvero il motociclo. Yamaha sta anche adottando come sistema per la progettazione il software NX di Siemens, la soluzione CAD/CAM/CAE integrata. Avvalendosi delle soluzioni NX e Teamcenter, Yamaha rafforzerà ulteriormente il processo di progettazione digitale, favorendo una collaborazione più diretta ed efficace tra gli ingegneri e i progettisti di sviluppo del prodotto. “Migliorare il processo di sviluppo delle nostre moto, che rappresentano il nostro principale prodotto, porterà un significativo vantaggio alla nostra azienda” ha dichiarato Makoto Shimamoto, Senior Executive Officer e Chief General Manager della PF Model Unit di Yamaha Motor. “Utilizzare il software di Siemens ci aiuterà a ottenere miglioramenti a livello qualitativo, a ridurre i tempi di sviluppo e il carico di lavoro, permettendo allo stesso tempo ai nostri designer di dedicarsi maggiormente all’innovazione. Lavorare con Siemens PLM Software aiuterà a raggiungere i nostri obiettivi di business, in termini di efficienza economica e competitività di prodotto.” Yamaha Motor utilizzerà NX e Teamcenter, a livello globale, in tutti i processi di sviluppo del motociclo, con l’obiettivo di creare un processo di sviluppo del prodotto 3D completamente integrato e un efficiente ambiente di gestione integrato per i master data 3D. NX, impiegato per la progettazione digitale e l’analisi tecnica, permetterà ai progettisti di lavorare in maniera più efficiente e collaborativa, riducendo il time to market e velocizzando i cicli d’innovazione. Utilizzando Teamcenter come filo digitale tra i vari processi di sviluppo prodotto, i team di tutto il mondo potranno lavorare con un’unica fonte in grado di raccogliere tutti i dati di prodotto. Grazie poi ad Advantedge, una serie di best practice per l’implementazione del PLM fornite da Siemens, Yamaha Motor sarà in grado di iniziare lo sviluppo su larga scala in tempi estremamente brevi. In futuro Yamaha Motor potrà lavorare su queste basi per creare processi digitali che colleghino la progettazione con la produzione, realizzando così la digitalizzazione dell’intero processo, dalla progettazione alla produzione. “In un contesto di significativo cambiamento come quello che l’industria di produzione sta vivendo negli ultimi anni, crediamo che la digitalizzazione possa rendere possibile per le imprese una continua trasformazione e innovazione” ha dichiarato Kunihiko Horita, Country Manager, Siemens PLM Software Japan. “Forniamo soluzioni lungo tutta la catena di valore, per supportare i nostri clienti nella trasformazione in impresa digitale. Siamo estremamente orgogliosi della decisione di Yamaha Motor di adottare le soluzioni PLM di Siemens per promuovere la strategia di digitalizzazione in tutta l’azienda”. Siemens PLM Software, business unit di Siemens Digital Factory Division, è leader nella fornitura di soluzioni software per la trasformazione digitale dell’industria, offrendo alle aziende manifatturiere nuove opportunità di fare innovazione. Con sede centrale a Plano, in Texas, e oltre 140.000 clienti in tutto il mondo, Siemens PLM Software collabora con aziende di tutte le dimensioni per cambiare il modo in cui danno vita alle loro idee, realizzano i loro prodotti, utilizzano e comprendono i prodotti e le risorse a loro disposizione. The post Yamaha Motor realizza la Digital Enterprise grazie alle soluzioni software di Siemens appeared first on Data Manager Online.
CA Technologies annuncia il supporto di IBM z14 per garantire un sistema ancora più affidabile
L’unione dell’innovazione di CA e IBM offre ai clienti di entrambe le aziende maggiore sicurezza, scalabilità e flessibilità per adattarsi e rispondere più rapidamente alle richieste del business CA Technologies ha annunciato di aver avviato il supporto di IBM z14 sulle principali soluzioni mainframe di CA. Le soluzioni CA sfruttano la nuova piattaforma z14 per ridurre notevolmente l’area di attacco più facilmente soggetta alle violazioni dei dati, dove si verificano degradi prestazionali associati a maggiori esigenze di crittografia. “I clienti IBM sfruttano gli investimenti in mainframe per supportare nuovi carichi di lavoro provenienti da aree quali Big Data, IoT, blockchain, machine learning e servizi cloud”, ha dichiarato Ross Mauri, General Manager di IBM Z. “La nostra partnership con CA offre alle aziende la possibilità di migliorare il proprio business con soluzioni progettate per garantire sicurezza, velocità e fruibilità su IBM z14”. La sicurezza e la privacy dei dati associate ad una crittografia pervasiva Nuove normative che riguardano espressamente la privacy dei dati stanno rapidamente entrando in vigore, tra queste l’accordo UE-USA Privacy Shield e il regolamento generale sulla protezione dei dati (GDPR) dell’Unione Europea. In questo contesto, dall’identificazione e classificazione del dato alla protezione e segnalazione di violazioni, IBM e CA insieme offrono una sicurezza unificata di classe enterprise che consente alle aziende di garantire la compliance nelle infrastrutture mainframe nuove e già presenti. CA Data Content Discovery (CA DCD) supporta e integra la funzionalità di crittografia pervasiva del nuovo mainframe IBM z14 identificando dove sono archiviati i dati sensibili e classificandoli in modo da selezionare meglio chi può accedere ad essi e con quale modalità. I dati vengono spesso condivisi e scambiati con terze parti, per questo motivo CA DCD fornisce anche funzionalità di controllo dei dati sensibili “in-motion”. Blockchain – il nuovo sistema di registrazione delle transazioni Un numero sempre maggiore di clienti, in diversi settori merceologici, adotta la tecnologia blockchain per trasformare la propria azienda attraverso l’uso di nuovi modelli di business. Grazie a caratteristiche di sicurezza uniche, come la crittografia FIPS 140-2 livello 4 applicata all’hardware o i container di sicurezza anti-manomissione, oltre ai suoi requisiti di scalabilità, sempre più spesso il mainframe è la piattaforma scelta dalle aziende per scalare dal proof-of-concept dei database distribuiti alle implementazioni a livello di produzione. “IBM z14 è un sistema affidabile e, combinato con l’approccio standardizzato di CA ai servizi blockchain, offre la semplicità d’uso, la velocità, la sicurezza data-centrica e la scalabilità di livello enterprise”, ha dichiarato Ashok Reddy, General Manager della divisione Mainframe di CA Technologies. “Tutto questo è fondamentale quando si implementa la tecnologia blockchain, che in definitiva rappresenta una “rete Internet di fiducia” (Internet of Trust) composta da una serie di applicazioni che supportano la gestione dell’identità digitale relativamente alle informazioni d’identificazione personale, Big Data e IoT”. CA collabora con clienti del settore finanziario, assicurativo e retail ed è impegnata nel progetto Hyperledger per offrire un time-to-market più rapido e una migliore gestione operativa delle implementazioni blockchain. Machine Learning e Intelligenza Artificiale in tempo reale Oltre il 70% dei dati aziendali risiede su mainframe, per questo motivo IBM z14 è la piattaforma privilegiata per implementare il machine learning e l’artificial intelligence in tempo reale. Grazie ai Predictive Intelligent Automation Services di CA, IBM z14 renderà possibile ai propri clienti utilizzare servizi mission-critical capaci di soddisfare pienamente e superare i requisiti in termini di SLA. CA Mainframe Operational Intelligence è stato citato nell’analisi Cognitive Operations recentemente pubblicata da Forrester. Nel report di Forrester, scritto in collaborazione con Mike Gualtieri, Vice President, Principal Analyst, e rivolto ai responsabili dello sviluppo applicativo e della delivery professionale, si afferma che: “L’AIOps è focalizzata principalmente sull’applicazione degli algoritmi di machine learning per creare applicazioni e infrastrutture in grado di auto-apprendere e, potenzialmente, di auto-ripararsi”. The post CA Technologies annuncia il supporto di IBM z14 per garantire un sistema ancora più affidabile appeared first on Data Manager Online.
L’automazione nell’era della coesione digitale
Self driving network: il futuro delle reti secondo Juniper Networks Juniper Networks ha recentemente articolato la sua visione del futuro: un’era di “coesione digitale” che porterà sostanziali cambiamenti nel modo in cui le persone interagiscono con la tecnologia. Un futuro in cui le applicazioni si connettono e si autoassemblano per offrire megaservizi che faciliteranno la vita di tutti noi. Come emerge da una vasta ricerca di mercato recentemente commissionata da Juniper, sia le aziende sia i consumatori vedono la coesione digitale come qualcosa di inevitabile e con un impatto positivo. I consumatori ritengono che porterà diversi vantaggi, da infrastrutture più avanzate per le comunità locali a servizi di emergenza più pronti, da un uso più efficiente del tempo libero a un costo della vita minore fino a una maggiore efficienza energetica e alla possibilità di compiere scelte più informate. Il 75% di tutti i consumatori intervistati afferma di contare sulle connessioni dei dispositivi mobili per vivere una vita più sicura ed efficiente. Secondo le aziende, la coesione digitale porterà vantaggi quali una maggiore produttività, una maggiore efficienza, nuovi modelli di gestione del personale e servizi innovativi. Con la varietà di dispositivi connessi che ci circondano, dagli smartphone alla miriade di dispositivi IoT che operano come punto di raccolta di dati con cui interfacciarsi e che consumano megazervizi, Juniper è convinta che i fornitori di servizi di telecomunicazione dovranno rivedere il modo di costruire le proprie reti, pena l’incapacità di supportare il cambiamento. Per realizzare tale visione e ripensare il modo in cui le reti supportano l’innovazione, Juniper Networks sta attualmente lavorando su quattro fronti: 1. Automazione La coesione digitale comporta che service provider e imprese rendano disponibili molti servizi istantaneamente per offrire una customer experience di qualità. Non è umanamente possibile farlo manualmente, ma una soluzione esiste: l’automazione. Al crescere delle interconnessioni tra i servizi e della complessità e pervasività delle reti l’unico modo per fare funzionare il tutto è l’automazione. Secondo l’indagine, i principali vantaggi commerciali risultanti dalla coesione digitale risiedono nella maggiore automazione e capacità di controllo per il 60% delle aziende, mentre il 58% cita l’aumento di produttività. La strategia di Juniper per l’automazione consiste nel ridurre la complessità operativa mediante la semplificazione e l’astrazione. La telemetria, per esempio, è uno degli strumenti che permette ai clienti di implementare rapidamente nuovi servizi di rete e migliorare l’utilizzo della capacità e la resilienza della rete. Per aiutare le aziende a realizzare questa strategia, Juniper ha messo a punto un automation framework composto da una suite completa di tool, kit di estensione e interfacce di programmazione. Ma per liberare tutta la potenza della coesione digitale è necessario andare oltre la semplice automazione. Dobbiamo fare in modo che le reti operino in maniera autonoma. Juniper definisce questo stadio come “Self-Driving Network,” in cui le reti sono in grado di scoprirsi, configurarsi e monitorarsi da sole. Le reti devono diventare più adattive e predittive nei confronti dei loro ambienti. Il cammino verso queste reti “zero touch” passa attraverso la telemetria, l’automazione, e il machine learning. Le persone oggi impegnate in attività ripetitive legate alla gestione della rete saranno libere di dedicarsi ad attività strategiche di più alto livello. Mentre molti parlano di intelligenza artificiale”, Juniper preferisce parlare di “intelligenza aumentata”. 2. Prestazioni I clienti hanno ormai chiaro cosa aspettarsi dalle nuove funzionalità di networking avanzate: dall’ottimizzazione delle performance all’orchestrazione trasparente alla riduzione dei costi totali di possesso. Nel mondo della coesione digitale la bassa latenza diventerà un elemento competitivo di differenziazione poiché gli utenti domanderanno e si aspetteranno servizi e risposte istantanee. Un recente studio, ad esempio, dimostra che l’utente medio inizia ad abbandonare un video se la riproduzione inizia dopo più di 2 secondi. Per ogni altro secondo, un ulteriore 6% del pubblico abbandona la pagina. Dopo 10 secondi quasi metà degli utenti se ne è andata. Quel che è peggio è che diminuisce anche la probabilità che ritornino. Per rendere possibili prestazioni ancora superiori anche nel cloud, Juniper Networks ha recentemente annunciato una collaborazione con Netronome, fornitore di soluzioni intelligenti di networking ad alte prestazioni per offrire ai clienti la possibilità di assegnare un maggior numero di workload a un singolo server, potendo così godere di migliori performance con un minor numero di server. 3. Interoperabilità I singoli servizi che non sono mai stati usati in precedenza possono essere richiamati per comunicare con altri servizi per completare l’attività in corso e ciò implica apertura e disaggregazione a tutti i livelli dello stack di rete IP. Pensiamo, per esempio, al settore della sanità, dove la rete è la base di nuovi modelli di assistenza mobile a costi accessibili per le comunità disagiate, o al comparto energetico dove la rete sta favorendo la distribuzione di fonti di energia pulita e rinnovabile unita a modelli di pianificazione dei consumi più intelligenti, basati sull’analisi di grandi quantità di dati. Per agevolare le aziende in questo processo, OpenLab, il centro per l’innovazione di Juniper opera come risorsa globale a disposizione degli innovatori che vogliono costruire applicazioni e soluzioni integrate nella rete. Clienti, partner, università, studenti e startup utilizzano OpenLab per rifinire, sviluppare, testare, dimostrare e validare soluzioni che sfruttano l’intelligenza della rete e le possibilità di automazione. 4. Fiducia L’indagine sulla coesione digitale ha evidenziato come sia i consumatori sia le aziende siano preoccupate per i problemi di sicurezza e di compliance dei megaservizi. L’indagine indica anche che per gli utenti, la sicurezza è un aspetto non negoziabile e, pertanto, un approccio proattivo e meditato alla sicurezza di questi megaservizi è fondamentale. La cyber sicurezza è diventata un tema sempre più complesso e le minacce sono sempre più numerose: alcune organizzazioni hanno scelto di adottare e far convivere prodotti di sicurezza diversa nella speranza di migliorare il proprio grado di protezione. Ma queste soluzioni non integrate non solo lasciano spesso dei buchi ma danno origine a infrastrutture complicate, inefficaci e inefficienti. Recentemente Juniper Networks ha annunciato un aggiornamento della sua piattaforma SDSN che permette di offrire una protezione pervasiva in ambienti multivendor di cloud pubblici e privati.
Facebook: si avvicinano le news a pagamento
Facebook conferma che l’anno prossimo partiranno i test per accedere a pagamento alle notizie con varie modalità Facebook è diventata tra le fonti primarie da cui gli utenti traggono informazioni e notizie. Lo stesso Google è stato superato dai social network per quanto riguarda questa attività. Lo scandalo fake news ha un po’ minato la credibilità della piattaforma agli occhi del mondo e per questo da tempo si parla dell’introduzione delle news a pagamento per garantire un’informazione certa e verificata. Ieri durante un incontro a Milano l’azienda di Menlo Park ha confermato che la sperimentazione di questa funzione partirà entro la fine dell’anno. “Le persone vogliono informazione di qualità e credibile sulla nostra piattaforma”, ha spiegato Alex Hardiman, direttore della sezione news di Facebook ed ex dipendente del New York Times per un decennio. Facebook sta trattando con 10 partner editoriali di grande prestigio in Europa e Stati Uniti per questo progetto. Hardiman ha inoltre confermato che potrebbero essere coinvolte anche realtà italiane. Il social network adotterà il formato Instant Articles e proporrà due modalità di accesso alle notizie. Con il paywall gli utenti potranno leggere un determinato numero di articoli prima di dover sottoscrivere l’abbonamento. La modalità freemium invece consentirà agli editori di decidere cosa proporre gratis e cosa a pagamento. Il flusso di denaro non verrà gestito attraverso Facebook e tutti i ricavi finiranno ai partner, che potranno decidere i prezzi e le modalità per le transazioni. Le news a pagamento consentiranno a Facebook di ottenere un doppio risultato anche senza un importante ritorno economico. Innanzitutto verrà garantita un’informazione corretta ma soprattutto si metteranno a tacere le lamentele degli editori circa i guadagni a loro corrisposti dal social network. Nel frattempo Facebook desidera ampliare i suoi sforzi nella lotta alle bufale anche in Italia ed è alla ricerca di un partner che verifichi le notizie. Gli articoli certificati avranno accanto al titolo il logo della testa e saranno accompagnati da contenuti correlati che offriranno punti di vista diversi per garantire la pluralità dell’informazione. The post Facebook: si avvicinano le news a pagamento appeared first on Data Manager Online.