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Cloud4Wi chiude un round di investimento serie B di 11.5 milioni dollari con Opus Capital e United Ventures

La società utilizzerà i finanziamenti per potenziare Volare, la propria piattaforma AI-driven di location analytics e marketing che permette alle aziende di conoscere ed ingaggiare i consumatori Cloud4Wi, leader nel settore delle piattaforme di location analytics e marketing, annuncia la chiusura di un round di investimento serie B di 11.5 milioni di dollari, portando il capitale investito nella società ad un totale di 15.5 milioni di dollari. Il round è stato sottoscritto da Opus Capital e United Ventures, già investitore del precedente round. Gill Cogan, general partner di Opus Capital, entra così nel Consiglio di Amministrazione di Cloud4Wi. Grazie a questo nuovo round, Cloud4Wi investirà nello sviluppo del prodotto, rafforzerà gli sforzi in sales e marketing, svilupperà ulteriormente la rete globale dei propri partner e migliorerà le competenze nel machine learning. “Le aziende sono alla ricerca di nuovi modi per conoscere ed ingaggiare i propri consumatori al fine di aumentare i propri ricavi. La soluzione Volare valorizza gli investimenti fatti nelle reti Wi-Fi fornendo risultati immediati”, dice Andrea Calcagno, CEO e Co-Founder di Cloud4Wi. “Questa nuova iniezione di capitale ci permetterà di accelerare la nostra espansione e di continuare a migliorare le tecniche di intelligenza artificiale che sono alla base della nostra soluzione”. Volare è stata scelta da aziende leader, quali Adecco, Bulgari, Burger King, Clarks, Gruppo FS Italiane, Liverpool, Moscow City Government, Olive Garden, e VTB24. In particolare, il Gruppo Prada utilizza Volare in circa 500 negozi dislocati in tutto il mondo. Grazie alla piattaforma, il Gruppo Prada può costruire un profilo cliente più completo e personalizzare l’esperienza in negozio integrando la componente digitale con quella umana. “Cloud4Wi aiuta a risolvere uno dei principali problemi che i brand devono affrontare oggi, ossia allineare l’esperienza offline con quella online”, dice Gill Cogan, general partner di Opus Capital. “Con la piattaforma Volare, il portafoglio clienti esistente e la chiara visione strategica, Cloud4Wi ben si posiziona come leader in questo mercato in sviluppo. Siamo entusiasti di continuare a supportare il team affinché possa crescere e aprire nuovi orizzonti al mondo dei top brand”. Cloud4Wi è stata recentemente identificata come vendor rappresentativo nel primo report di Gartner “Market Guide for Indoor Location Application Platforms”. The post Cloud4Wi chiude un round di investimento serie B di 11.5 milioni dollari con Opus Capital e United Ventures appeared first on Data Manager Online.

Il Nokia 3310 3G è realtà

HMD Global ha lanciato la versione ottimizzata del suo telefonino retro che ora può essere usato anche negli Stati Uniti e in tanti altri paesi Dopo il clamore suscitato dal lancio al Mobile World Congress di Barcellona, il Nokia 3310 ha fatto sorgere un dubbio a tutti: perché HMD ha prodotto un cellulare con la sola connessione 2G? Non si tratta di contenimento di costi e nemmeno dell’aver pensato a un oggetto finalizzato esclusivamente ai mercati emergenti. L’assenza del più veloce, sebbene oramai sorpassato, 3G avrebbe permesso al Nokia di essere accettato ovunque, soprattutto a un prezzo oramai impossibile nel mercato mobile, inferiore ai 60 euro. Ecco allora la risposta: dopo un primo momento, la controllante finnico-cinese ha aggiunto l’antennina al 3310, ampliandone le possibilità di adozione. E l’hardware non è l’unica novità del Nokia 3310 3G. Esperienza rinnovata Stando alle dichiarazioni di HMD Global, il cellulare adotta una nuova interfaccia, che consente una maggiore personalizzazione. Visti i limiti del device, ciò si traduce semplicemente nel poter cambiare colore alle icone, a differenza del modello originale. Sotto la scocca le specifiche restano le stesse: display da 2.4 pollici QVGA, fotocamera da 2 megapixel, slot per microSD, porta microUSB e autonomia in chiamata di 6 ore e mezza, 27 giorni in stand-by. Juho Sarvikas, chief product officer di HMD Global ha detto: “Il rilancio del Nokia 3310 è stato un fenomeno universale. In un mondo dominato dagli smartphone ha prevalso il mix di nostalgia e di essenzialità. Quello che mancava era il supporto alla radio 3G, che i nostri fan ci avevano chiesto. Li abbiamo ascoltati ed ecco qui il prodotto aggiornato”. Il Nokia 3310 arriverà in azzurro, giallo, rosso e carbone a 10 euro in più del precedente. The post Il Nokia 3310 3G è realtà appeared first on Data Manager Online.

HTC U11 Plus sarà presentato entro Natale

HTC U11 Plus offrirà le stesse caratteristiche tecniche del top di gamma già in commercio ma avrà un display borderless Sono arrivate nuove conferme che HTC U11 Plus non solo effettivamente esiste ma verrà lanciato entro pochissimo. Il nuovo top di gamma dell’azienda taiwanese, che nonostante la cessione di una parte della sua divisione dedicata a Google non smetterà di produrre telefoni, ha ricevuto l’approvazione da parte dell’autorità cinese CCC ed è entrato nel database della Bluetooth SIG. Il dispositivo offrirà le stesse caratteristiche tecniche del modello attuale con la sua scocca interattiva ma si differenzierà per un display borderless omologandosi così agli smartphone di fascia alta della concorrenza. HTC U11 Plus si caratterizzerà per un processore Qualcomm Snapdragon 835, 6 GB di RAM, 64 o 128 GB di spazio di archiviazione espandibile con MicroSD, fotocamera principale e posteriore rispettivamente da 12 e 8 Megapixel. Il punto di forza di HTC U11 Plus sarà però il display borderless QHD da 5,99 pollici e con risoluzione da 2.560 x 1.440 pixel. Il sistema operativo sarà Android 8.0 Oreo e probabilmente sarà personalizzato con l’ultimo aggiornamento UI Sense Home. Nessuna notizia invece per quanto riguarda la compatibilità con il visore per la realtà virtuale Link. Il dispositivo dovrebbe essere presentato il prossimo 11 novembre e arriverà poco tempo dopo HTC U11 Lite che utilizzerà Android One come sistema operativo. The post HTC U11 Plus sarà presentato entro Natale appeared first on Data Manager Online.

Google sostiene l’editoria con nuovi strumenti

Google si impegna con gli editori per aiutarli nell’aumentare il numero di abbonamenti Il mondo dell’editoria ha ormai compreso che l’informazione passa innanzitutto dal web e che la pubblicità da sola non basta a sostenere il modello economico di questo settore. Fortunatamente per il mondo delle news, Google ha deciso di tendergli la mano realizzando nuovi strumenti che consentiranno alle testate di aumentare il numero di abbonati. “Le persone usano Google per cercare contenuti di qualità e il nostro lavoro è aiutarli a trovarli”, afferma Richard Gingras, direttore della sezione news e social di Big G. Il colosso di Mountain View comunque già da tempo ha allestito diverse iniziative per sostenere il giornalismo per mettere fine a qualche scaramuccia sulla suddivisione dei ricavi pubblicitari. Google, che è tornato a essere il motore di ricerca predefinito per Siri, ha pensato a due soluzioni per le testate che vorranno aderire al suo progetto. Il primo strumento permette ai giornali a pagamento di presentare una prova gratuita molto simile al paywall. Gli editori potranno scegliere in autonomia quanti articoli rendere visibili a costo zero prima di richiedere l’abbonamento. Google poi offre la possibilità di usufruire di nuovi sistemi di profilazione per individuare il lettore ideale. Big G mette a disposizione il suo sistema di pagamento per facilitare l’operazione di abbonamento e l’accesso completo ai dati degli utenti. Inoltre, all’interno di Google Search e News verranno messi in evidenza gli articoli della testata a cui l’utente è abbonato. Questa operazione da parte di Google non è ovviamente beneficenza. L’azienda di Mountain View, così come molte realtà del web, è stata accusata di favorire la diffusione di notizie false e bufale. Il sostegno all’editoria permetterà di migliorare l’accesso a un’informazione verificata e autorevole. Anche Facebook, ad esempio, ha introdotto nuovi strumenti per il giornalismo allo stesso scopo. The post Google sostiene l’editoria con nuovi strumenti appeared first on Data Manager Online.

Techly Professional espande la linea armadi rack super ECO

I requisiti indispensabili per poter gestire più dispositivi all’interno di un armadio Rack sono la solidità della struttura, la praticità nell’installazione dei dispositivi e la sicurezza per poter custodire tutte le apparecchiature sotto chiave: Techly Professional è riuscita a fondere queste 3 caratteristiche dando forma alla nuova linea di super eco armadi rack Techly Professional, marchio raccomandato da esperti del settore elettronico ed informatico, grazie alla ricerca continua di soluzioni funzionali ed innovative made in Italy, propone i nuovi super eco armadi rack 19″. Progettati in virtù delle soluzioni più innovative e dei sistemi tecnologici più all’avanguardia si adattano perfettamente a quelle installazioni, quali abitazioni e uffici, dove è necessario il contenimento del sistema di cablaggio all’interno di un rack dalle dimensioni ridotte. Il telaio saldato in acciaio laminato a freddo, la struttura solida e robusta e la capacità di carico fino a 50 kg sono solo alcune delle principali caratteristiche di questa serie di armadi per il networking dove la qualità e la sicurezza sono essenziali. Caratterizzati da un design funzionale e pratico non trascurano la semplicità nell’installazione: la porta frontale in vetro temprato con serratura a chiave è facilmente removibile e reversibile vantando un angolo di apertura superiore a 180°. Le coppie di montanti anteriori e posteriori 19” per rispondere ad ogni necessità, sono regolabili fino a due posizioni, i fianchi laterali sono asportabili per semplificare l’installazione e agevolare la regolare manutenzione degli apparati, inoltre, per garantire maggiore sicurezza sono dotati anche di serratura a chiave. Oltre al classico fissaggio a muro, se fosse necessario, Techly Professional ha provvisto i super eco Rack anche di 4 fori per montare i piedini di livellamento assicurando un’ulteriore stabilità nell’installazione a pavimento, sui mobili e in qualsiasi altra superficie disponibile. Favorire il ricircolo dell’aria all’interno delle strutture è estremamente semplice e sicuro grazie alla predisposizione per due ventole che eviteranno il surriscaldamento dei dispositivi contenuti e la continua ventilazione. Non verranno a crearsi neppure fastidiosi grovigli ed intrecci grazie ai profili pre-tranciati che sia sulla base che sul tetto favoriranno facilmente l’inserimento e l’uscita di tutti i cavi. Questa linea di super eco armadi rack a sezione singola, permette di contenere sino a 9 unità. Disponibili in due colorazioni, nero o bianco, e in due dimensioni (310x540x600 mm AxLxP) o (450x540x450 mm AxLxP), rappresentano la scelta ideale per soddisfare tutte le richieste del mercato. Forniti già assemblati e pronti all’uso, con relativo kit di montaggio, gli armadi super eco rack di Techly Professional custodiscono in maniera ordinata e raccolta tutti i dispositivi garantendone una gestione pratica, sempre protetta e agevole anche in fase di sostituzione e aggiornamento. The post Techly Professional espande la linea armadi rack super ECO appeared first on Data Manager Online.

Intel sviluppa Loihi, il chip che pensa come l’uomo

Il produttore ha mostrato il suo processore neuromorfico che mima il cervello umano: è fatto di 130mila neuroni in silicio e 130 milioni di sinapsi Si avvicinano sempre più i giorni in cui i computer penseranno esattamente come l’uomo. Quando quel tempo arriverà, probabilmente l’efficacia computistica delle macchine lascerà spazio anche a qualche difetto, proprio della natura umana, ma almeno saremo circondati da oggetti senzienti in grado di bilanciare razionalità ed emozioni. Intel ha deciso di farla corta e presentare il primo chip neuromorfico capace di mimare il nostro cervello per imparare ad adattarsi alla realtà che ci circonda e scegliere la soluzione migliore in varie situazioni. Il chip si chiama Loihi, dal nome di un vulcano sottomarino a sud del complesso di isole delle Hawaii, ed è composto da 130mila neuroni connessi con 130 milioni di sinapsi o meglio, a ricostruzioni in silicio che danno vita a collegamenti simili alle sinapsi presenti nel cervello dell’uomo. Come funziona “Le reti neurali umane sono quelle che permettono di attivare comportamenti intelligenti di cooperazione e adeguamento, quando attivano connessioni in regioni multiple del cervello – ha spiegato Intel – per questo abbiamo sviluppato Loihi, il primo chip neuromorfico che può crescere da solo, mimando le modalità con cui l’uomo impara a comportarsi nel mondo, operando in conseguenza ai feedback che riceve dall’esterno”. La rivoluzione rispetto al passato è che Loihi, una volta gettato nella mischia, non ha biosngo di ricevere alcuna istruzione, diventa più intelligente con il passare del tempo grazie a un’efficienza di calcolo 1.000 volte maggiore di quella vista sinora nei chip più avanzati. Loihi nasce da una costruzione a 14 nanometri e andrà in produzione entro la fine dell’anno. Lungi dall’essere solo un prototipo, la finalità è potenziare i primi esperimenti di università e istituti partner a partire dal 2018. The post Intel sviluppa Loihi, il chip che pensa come l’uomo appeared first on Data Manager Online.

Suse, se l’infrastruttura è open source

Susecon, la user conference mondiale del camaleonte verde, consacra la decisa svolta dell’azienda verso le infrastrutture cloud e di tipo software defined, con numerosi annunci sempre nel segno dell’open source Praga – La capitale boema ha fatto da sfondo alla sesta edizione della user conference di Suse, che riunisce da ogni parte del mondo gli utenti del camaleonte verde. Un Susecon molto ricco, quello di quest’anno, non fosse altro perché veniva festeggiato anche il venticinquesimo compleanno di Suse. Un traguardo di rilievo, al quale la società si è presentata nella sua nuova veste di campione delle infrastrutture cloud e quelle di tipo software defined, sempre però nel solco dell’open source, con un occhio di riguardo verso le distribuzioni Linux, ambito nel quale ha costruito fama e successo. I numeri del resto parlano da soli: il 2017 è stato l’anno fiscale più performante in assoluto, con un fatturato superiore ai 400 milioni di dollari e una crescita superiore al 18 per cento. Ambizioni concrete “È stato davvero un anno di notevoli risultati, considerando anche che la nostra crescita è stata omogenea in tutte le aree del mondo, dall’Europa all’Asia-Pacifico, passando per le Americhe, ma soprattutto è stata tutta organica”, ha sottolineato in una conversazione con Data Manager Nils Brauckmann, CEO di Suse, riferendosi all’acquisizione, divenuta operativa nello scorso marzo, degli asset relativi all’IaaS OpenStack e alla PaaS Cloud Foundry da HPE, sui quali la società sta puntando molto per realizzare le proprie ambizioni in ambito cloud. E gli annunci di Praga hanno mostrato quanto tali ambizioni siano concrete, posizionando Suse in un ruolo molto più ampio di quello del pioniere delle distribuzioni Linux: sicuramente di successo e con importanti partnership tecnologiche e di mercato, ma forse un po’ di nicchia, alla luce della trasformazione digitale in atto. “Continueremo a evolverci sempre più verso un’azienda che offre un ampio set di soluzioni infrastrutturali nell’ambito cloud: vogliamo sempre più essere fornitori di infrastrutture di tipo software defined proprio per rendere le aziende più agili e reattive”, ha ribadito Nils Brauckmann, sottolineando che “nell’anno fiscale appena concluso, abbiamo chiuso più deal superiori a un milione di dollari che nel passato: un ulteriore indicatore che anche i grandi clienti credono in noi per le loro infrastrutture critiche per il business”. Parola d’ordine: “open open source” La reputazione costruita sulle infrastrutture Linux di tipo enterprise, grazie anche a partnership storiche come quella con IBM per i mainframe, viene oggi estesa in altri ambiti, grazie anche al fatto che Suse fa parte di Micro Focus, uno tra i maggiori player nell’ambito del software, soprattutto a seguito dell’acquisizione della parte software di HPE, che ne fa un gruppo con 40mila clienti in tutto il mondo e più di 4,5 miliardi di dollari di fatturato. “Facciamo parte di un gruppo molto grande ma rimaniamo un business indipendente con il nostro brand e il nostro team di sviluppo: io continuo a essere il Ceo di Suse, di cui rappresento il business nel board di Micro Focus”, ha voluto sottolineare Brauckmann, spiegando però che “far parte di un grande gruppo ci consente di essere più competitivi, in quanto godiamo dei benefici della scala più ampia per proseguire con tranquillità il nostro percorso futuro, che rimane sempre nell’ambito dell’open source, come facciamo da 25 anni, per essere sempre in grado di offrire una scelta ai nostri clienti”. Gli annunci visti a Praga non hanno deluso, visto che erano declinati in tutti i principali ambiti del mondo open source, anzi “open open source”, come ama dire Suse stessa: Linux, OpenStack, Ceph e così via. Rinnovo per il software defined storage Riguardo agli annunci, è da menzionare in primo luogo Suse Enterprise Storage 5, che ribadisce il concetto di software defined storage ma con maggiore facilità di gestione, più prestazioni e funzionalità estese, comprendenti anche il backup disco su disco ideale per gli ambiti enterprise. Basato sulla release Luminous di Ceph, Enterprise Storage 5 ha nel mirino le esigenze di compliance, di backup e di archiviazione, così come lo storage su ampia scala, come quello della videosorveglianza, dello streaming di video o la progettazione assistita da computer. Tra le applicazioni di backup e archiviazione, vi sono Veritas NetBackup, Commvault e Micro Focus Data Protector, unitamente alle soluzioni di compliance quali iTernity. Un’applicazione interessante di software defined storage è quella illustrata a Praga dai protagonisti: si tratta dell’Ospedale Universitario di Essen, in Germania, che gestisce circa 250mila pazienti all’anno e che ha adottato Suse Enterprise Storage su hardware standard Thomas-Krenn, con un risparmio valutato nell’ordine del 70-80 per cento rispetto alle soluzioni storage midrange tradizionali. Migliorare la gestione delle app A Praga, con la CaaS Platform 2, Suse ha anche introdotto una nuova versione della sua soluzione Container as a Service, una piattaforma di classe enterprise basata su tecnologia Kubernetes di gestione dei container, che consente ai professionisti IT e ai consulenti di DevOps di implementare, gestire e scalare le applicazioni e i servizi basati su container. Sempre sul versante dell’application delivery, è stata annunciata la Cloud Application Platform, basata sulle tecnologie Cloud Foundry e Kubernetes, che sarà disponibile nel corso dell’ultimo trimestre di quest’anno e ha lo scopo di affinare la gestione del ciclo di vita delle applicazioni tradizionali e di quelle nuove di tipo “cloud native”. Partnership rafforzate con Sap e Huawei Da sottolineare inoltre anche l’annuncio del rafforzamento della collaborazione con Sap: sia Suse OpenStack Cloud sia Suse Enterprise Storage diventano infatti elementi chiave della Sap Cloud Platform, alla quale apportano servizi di infrastruttura per applicazioni enterprise che consentono alle aziende di raccogliere, gestire, analizzare e sfruttare informazioni. Infine, un altro piatto forte di Susecon è stato l’annuncio dell’ampliamento della partnership tra Huawei e Suse, volta a realizzare un server mission critical in grado di supportare i moduli di memoria hot swap, in modo da ridurre i tempi di manutenzione non pianificati e mantenendo i sistemi in esecuzione. Il nuovo server congiunto rafforza l’offerta di soluzioni mission critical di entrambe le società, e utilizzerà i server KunLun di Huawei con Suse

Diabete, mangiare i carboidrati a fine pasto è l’ideale

Un piatto di pasta a fine pasto aiuta ad evitare il picco glicemico Da uno studio della Weill Cornell university di New York arriva un’interessante teoria che potrebbe aiutare chi soffre di diabete di tipo 2: i ricercatori hanno infatti scoperto che il segreto per evitare il picco glicemico a fine pasto sarebbe consumare carboidrati, come un semplice piatto di pasta. Invertire quindi il tradizionale ordine dei pasti che di solito inizia con i carboidrati sarebbe un toccasana per i malati di diabete, secondo uno studio pubblicato sulla rivista BMJ Diabetes Research and Care. Glicemia quasi dimezzata La comprensione del meccanismo che permette di ridurre e controllare il picco glicemico nei pazienti con diabete di tipo 2 è avvenuta grazie a una ricerca su 16 volontari a cui è stato chiesto di consumare un pasto composto da pane, pollo, insalata e succo d’arancia. Questi cibi sono stati assunti in tre volte distinte, ma in ordine diverso, per poter valutare gli effetti delle varie combinazioni. I risultati mostrano che assumere i carboidrati per ultimi dimezza quasi il valore di glicemia rispetto a chi assume i carboidrati per primi, o all’inizio. Con i carboidrati alla fine, la glicemia risulta del 40% più bassa rispetto a quando tutti gli alimenti vengono consumati insieme. «Noi tutti sappiamo che mangiare meno carboidrati serve a controllare i livelli di zuccheri nel sangue – scrivono gli autori dello studio – ma può essere difficile qualche volta seguire questo suggerimento. Mangiarli per ultimi può essere una buona strategia». Un recente studio ha spiegato il meccanismo alla base dell’assorbimento del glucosio, che può variare notevolmente da persona a persona. Fibre e proteine ideali a inizio pasto In realtà già studi precedenti avevano evidenziato come assumere carboidrati alla fine del pasto fosse più salutare, soprattuto se all’inizio si assumono alimenti ricchi di fibre come i vegetali. «Si sa già, anche da studi precedenti, che se all’inizio del pasto ci sono alimenti ricchi di fibre, come la verdura, queste hanno un effetto sia di migliorare il senso di sazietà, sia rallentare l’assorbimento del glucosio – spiega al Giornale di Sicilia il prof. Gabriele Riccardi, docente di endocrinologia all’Università Federico II di Napoli e membro della Società Italiana di Diabetologia (Sid) – Anche le proteine hanno un effetto in questo senso, se mezz’ora prima di sedersi a tavola si fa un piccolo spuntino a base di alimenti proteici, basta una manciata di noccioline, questi aiutano a stimolare la secrezione insulinica per cui quando arrivano i carboidrati l’organismo è già predisposto a metabolizzarli. E’ importante che i pazienti seguano una dieta corretta», conclude Riccardi. Sembra che anche formaggi e latticini possano influenzare il metabolismo del glucosio e la sensibilità all’insulina, rivestendo un ruolo fondamentale nello sviluppo del diabete di tipo 2. The post Diabete, mangiare i carboidrati a fine pasto è l’ideale appeared first on Data Manager Online.

Emozioni anziché emissioni. Il futuro di Audi nel motorsport è elettrico

Il campione di Formula E Lucas di Grassi a bordo della Audi e-tron FE04. Moderno design e una nuova catena cinematica a marcia singola Audi ha presentato la prima vettura da competizione esclusivamente elettrica del Gruppo. La Audi e-tron FE04 esprime sul circuito da gara la metamorfosi in atto, che vedrà la Casa di Ingolstadt trasformarsi da tradizionale marchio automobilistico a provider di soluzioni di mobilità per il futuro. «Dopo quasi 40 anni di successi negli sport motoristici ai massimi livelli, oggi siamo la prima Casa automobilistica tedesca a correre nel campionato di Formula E, con l’obiettivo di mettere alla prova e ottimizzare nuove tecnologie per la produzione di serie», afferma Peter Mertens, Membro del Consiglio di Amministrazione con Responsabilità dello Sviluppo tecnico di AUDI AG. «Dopo quattro, TFSI, TDI, propulsione ibrida e molte altre innovazioni, la nostra prima monoposto annuncia la nostra strategia nel campo della mobilità elettrica, che verrà avviata una serie nel 2018 con la Audi e-tron.» Già in occasione dell’IAA Audi aveva annunciato l’obiettivo di offrire entro il 2025 più di 20 modelli elettrici nella propria gamma di prodotti, tra i quali  vetture ibride plug-in e modelli esclusivamente elettrici a batteria. Nella Formula E i team e i costruttori possono sviluppare la catena cinematica, costituita da motore, cambio, elementi dell’assetto e relativi software. Il cuore della Audi e-tron FE04 è rappresentato dalla combinazione di motore e cambio. Il lavoro degli ingegneri si è concentrato sull’obiettivo di rendere sempre più efficiente l’unità motore-cambio, ottimizzandone il rendimento. Sul fronte della trasmissione, per la stagione 2017/2018 il team Audi Sport ABT Schaeffler punta su un cambio ad altissima efficienza a un solo rapporto. «Insieme al nostro partner tecnologico Schaeffler abbiamo sviluppato la catena cinematica completamente ex novo», afferma il responsabile sportivo Audi Dieter Gass. «Lo si riconosce già al primo sguardo, osservando il nuovo alloggiamento in carbonio. Grazie alle novità tecnologiche messe a punto, anche il sound si presenta rinnovato.» Un nuovo e moderno design, caratterizzato dai colori base bianco, verde metallizzato e nero, differenzia anche visivamente la Audi e-tron FE04 dalla monoposto con la quale Lucas di Grassi ha conseguito a luglio il titolo di campione in Formula E. Per la prima volta nella sua carriera, il trentatreenne pilota brasiliano si accinge a partecipare alla nuova stagione per difendere il titolo di campione con il numero di partenza «1». Il compagno di squadra di Lucas di Grassi è il giovane pilota bavarese Daniel Abt (24 anni), che ha firmato un contratto come pilota ufficiale Audi. Daniel Abt parteciperà alle gare con il numero «66», a bordo di una vettura dotata di contrassegni rossi supplementari per consentire agli spettatori di distinguere le auto dei due piloti Audi. In Formula E Lucas di Grassi e Daniel Abt sono stati fin dal primo giorno un duo vincente, capace di conquistare nelle 33 gare finora disputate 24 podi, sei vittorie e quattro pole position. Entrambi partecipano alla stagione di Formula E per la quarta volta. Il nuovo responsabile sportivo, nonché volto del team Audi Sport ABT Schaeffler in Formula E, è Allan McNish. Lo scozzese ha già coadiuvato e supportato il team sui circuiti da gara per tutta la terza stagione. Adesso l’ex pilota di Formula 1, per molti anni pilota di scuderia Audi nonché tre volte vincitore della 24 Ore di Le Mans, guida e rappresenta ufficialmente la squadra. La Audi e-tron FE04 debutterà nel mondo delle competizioni motoristiche il 2 dicembre 2017, nella gara che inaugura la stagione di Formula E a Hong Kong. Nei prossimi giorni sarà già possibile osservare su circuito la nuova auto da gara: venerdì e sabato prossimi Audi presenterà la FE04, con Daniel Abt al volante, nell’ambito degli E-Mobility Play Days sul circuito austriaco Red Bull Ring. Successivamente, da lunedì a giovedì, nella città spagnola di Valencia saranno al volante entrambi i piloti Audi in occasione degli unici test drive ufficiali della Formula E prima dell’inizio della nuova stagione. The post Emozioni anziché emissioni. Il futuro di Audi nel motorsport è elettrico appeared first on Data Manager Online.

La prossima Golf è già realtà… virtuale

Il Virtual Engineering Lab ha realizzato una concept car virtuale. Lo Sviluppo Tecnico della marca Volkswagen utilizza la tecnologia digitale del futuro per la prossima Golf Fabbrica Volkswagen, Dipartimento di Sviluppo Tecnico, Padiglione 70: una Golf si avvicina. Il padiglione non ha finestre ma la Golf si muove in una città assolata. Niente di tutto ciò è reale, però, neanche la Golf. Questo modello, infatti, debutterà su strada solo tra qualche anno. Ciononostante, Frank Ostermann e Mathias Möhring siedono già a bordo dell’auto. Ostermann inserisce una destinazione nel navigatore, mentre Möhring regola l’aria condizionata. Questa Golf virtuale e il paesaggio che la circonda sono frutto di un innovativo lavoro di squadra. L’IT Virtual Engineering Lab del Gruppo Volkswagen e il Dipartimento di Sviluppo Tecnico della marca Volkswagen avevano un obiettivo comune: rivoluzionare lo sviluppo dei nuovi modelli. Ce l’hanno fatta: la prossima Golf è già in fase di sviluppo virtuale. Ostermann e Möhring indossano occhiali per la realtà virtuale connessi a numerosi computer. Möhring suggerisce di controllare i flussi della ventilazione alla massima potenza. Al tocco di un bottone, linee di flusso trasparenti circondano entrambi. Frank Ostermann è a capo del Virtual Engineering Lab di Wolfsburg, uno dei sei centri di ricerca coordinati dal Dipartimento IT del Gruppo Volkswagen. Nei laboratori, esperti d’informatica, scienziati e specialisti software della Volkswagen lavorano con istituti di ricerca e partner tecnologici al futuro digitale dell’Azienda. “Nel Virtual Engineering Lab, trasformiamo la realtà virtuale in strumenti pratici per i nostri colleghi dello Sviluppo”, dice Ostermann. La concept car virtuale è proprio uno di questi: il programma trasferisce la progettazione e i dati di simulazione dei prototipi Volkswagen in un motore grafico di quelli utilizzati nei videogiochi. La Volkswagen sta utilizzando le concept car virtuali per lo sviluppo dei modelli di serie, come la prossima generazione della Golf. Möhring guida la digitalizzazione della progettazione del prodotto nel Dipartimento di Sviluppo Tecnico della Volkswagen e spiega: “Abbiamo ancora varie idee in serbo, di cui vi potrò parlare solo più avanti”. Applicazioni di VR (Virtual Reality) come la concept car virtuale permettono di ottimizzare i costi di sviluppo, perché consentono di ridurre il numero di prototipi fisici che richiedono un costoso processo di realizzazione. Ciò rappresenta un significativo miglioramento dell’efficienza per la marca Volkswagen, vista la sua ampia offerta di modelli. La concept car virtuale fa anche risparmiare tempo. Poiché tutti i componenti sono progettati virtualmente, i loro dati possono essere facilmente trasferiti al programma. Il risultato è un modello virtuale ma perfettamente funzionante di una futura auto, su cui tutti i membri dello Sviluppo possono lavorare in contemporanea. “Questo ci permette di confrontarci su dettagli specifici già nella fase iniziale del processo; cosa che non è possibile con i prototipi fisici e che rappresenta, quindi, un grande passo avanti”, spiega Möhring. Ostermann e il suo team al Virtual Engineering Lab stanno già lavorando al prossimo obiettivo. Per sviluppare un veicolo virtuale totalmente funzionante che permetta un’esperienza completa, hanno lanciato un progetto di ricerca alla Stanford University della California. In futuro, sarà possibile sentire al tatto la concept car virtuale, grazie a un sistema di punti sensibili alla pressione che simula tutte le forme e i bordi degli interni di un’auto. Questo permetterà agli utilizzatori di percepire le superfici e i comandi che tuttavia non esistono nel mondo reale. “Percepire al tatto il veicolo virtuale ci porterà in una dimensione completamente nuova”, dice Ostermann. The post La prossima Golf è già realtà… virtuale appeared first on Data Manager Online.