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Eaton: campagna per sensibilizzare sulla protezione da incendi causati da guasti di natura elettrica

Un nuovo whitepaper analizza i rischi di incendio derivanti da guasti di natura elettrica in impianti residenziali e del terziario in bassa tensione e le modalità per prevenirli in modo efficace Fumo, incendi e fiamme possono causare danni ingenti agli immobili residenziali e comportare rischi significativi in termini di lesioni o decessi. Basti pensare che in Europa, circa 4.000 persone muoiono ogni anno a causa di incendi. Il bilancio è di circa 11 decessi al giorno. Dato che in media oltre il 25% di questi incidenti è causato dall’elettricità, Eaton – la cui mission è la gestione efficiente e sicura dell’energia – ha lanciato un’iniziativa per promuovere una migliore conoscenza in merito a questa problematica. Nell’ambito di questa iniziativa, Eaton ha pubblicato un whitepaper in cui Alfred Mörx – esperto indipendente in materia di sicurezza elettrica in Europa – studia il fenomeno di incendi causati da guasti agli impianti elettrici e con un focus su quelli dovuti alla formazione di archi elettrici. L’autore approfondisce le misure di protezione in grado di ridurre i rischi connessi alla progettazione e alla realizzazione di un impianto, in particolare nel settore degli edifici e del residenziale. Inoltre, sottolinea che nelle corrispondenti norme tecniche internazionali IEC ed europee CENELEC sono state adottate opportune disposizioni riguardanti i sistemi e i dispositivi di protezione da guasti dovuti ad archi elettrici. “Alcune di queste norme relative agli impianti sono già state o sono attualmente in fase di integrazione in alcuni codici di attuazione nazionali e sono state inoltre integrate con ulteriori requisiti nazionali”, spiega Mörx. ” In Germania, ad esempio, l’ultima edizione della norma VDE 0100-420 affronta proprio la tematica dell’uso di sistemi di protezione dei guasti causati da archi elettrici per le apparecchiature ad installazione fissa. A partire da febbraio 2016, i nuovi dispositivi di protezione dai guasti dovuti ad archi elettrici – AFDD – sono da prendere in considerazione nella progettazione di nuovi impianti in alcuni circuiti e in modifiche o ampliamenti ai sistemi elettrici esistenti”. In Italia il documento CENELEC HD 60364-4-42 è stato recepito nel Marzo 2017 dalla nuova variante V3 della norma impianti italiana CEI 64/8. Nella sezione 422 della CEI 64/8 v3 si prescrive, infatti, che debbano essere adottati provvedimenti contro il pericolo di “arco serie” e l’AFDD viene indicato come una delle misure adeguate a tale scopo. L’ambito di prescrizione è in particolare quello dei luoghi a maggior rischio in caso di incendio di cui alla sez. 751 o quelli soggetti a vincolo artistico/monumentale e/o destinati alla custodia di beni insostituibili. Si tratta quindi di un ambito di applicazione in realtà molto vasto nel mondo del Building e che comunque non preclude la possibilità di utilizzare gli AFDD in qualsiasi ambiente, comprese – come suggerisce la stessa EN 62606 – le strutture con posti letto o con difficoltà di evacuazione (quindi anche il residenziale o le strutture di ricezione alberghiera e ospedaliera). Diversi sono gli aspetti connessi alla Protezione di persone e cose da tutti i potenziali guasti e rischi in un impianto elettrico. Gli interruttori magnetotermici sono il mezzo insostituibile per proteggere dalle sovracorrenti, siano essi sovraccarichi che cortocircuiti. Ma a volte la corrente di guasto risulta inferiore alle soglie di intervento: è questo il caso, ad esempio, di linee molto lunghe con impedenza di guasto molto elevate. Gli interruttori differenziali, oltre a essere stati studiati specificatamente per la protezione dai contatti elettrici (sia diretti che indiretti) e dai conseguenti rischi di elettrocuzione, rappresentano anche un’efficace protezione dai rischi d’incendio. Questi però intervengono solo qualora il guasto coinvolga le masse e il conduttore di protezione PE. Nel caso di guasto da arco elettrico non sempre magnetotermici e differenziali risultano efficaci. In particolare nel caso di arco serie, che coinvolge il singolo conduttore. Il fenomeno arco elettrico richiede soluzioni specifiche che oggi la tecnologia è finalmente in grado di offrire. Per questo motivo Eaton ha introdotto un dispositivo di rilevamento dei guasti dovuti ad archi elettrici conforme alla normativa IEC 62606, in grado di intervenire e interrompere gli archi elettrici poco appariscenti ma estremamente pericolosi. Il suo nome tecnico è A.F.D.D. (Arc Fault Detection Device). Eaton è fra i primissimi produttori a livello mondiale in grado di offrirlo. L’apparecchio Eaton è un dispositivo “all-in-one”, l’AFDD+ che ingloba in un unico apparecchio le tre funzioni di protezione necessarie alla salvaguardia di un’utenza terminale: protezione magnetotermica contro le sovracorrenti, differenziale contro i guasti a terra e protezione addizionale ai contatti diretti ed infine appunto la protezione AFDD dagli archi elettrici. Si tratta di una soluzione completa, conveniente, caratterizzata da affidabilità e facilità di installazione, che contribuisce ad aumentare la sicurezza in applicazioni critiche, tra cui camere da letto o spazi di permanenza in luoghi pubblici come asili nido o case di cura, oppure ambienti contenenti o costruiti con materiale ad alto rischio di incendio. The post Eaton: campagna per sensibilizzare sulla protezione da incendi causati da guasti di natura elettrica appeared first on Data Manager Online.

Bofrost sperimenta l’intelligenza artificiale per la spesa innovativa

Dalla partnership tra l’azienda di surgelati e la start-up di Pordenone A Cute Robot nasce un software che trasforma Telegram in un canale di vendita per gestire i gruppi d’acquisto Business Food. Sarà testato in due aziende friulane: A2Bgroup e Talent Garden Pordenone È nata un’intelligenza artificiale per gestire l’acquisto dei prodotti Bofrost. Fa ricerche sui prodotti, risponde alle domande sugli ingredienti, registra gli ordini e dà informazioni su spedizione e consegna. Il tutto con lo smartphone, perché il dialogo fra il cliente e il chatbot avviene attraverso Telegram, la popolare app di messaggistica istantanea. Un chatbot che ha poco più di un anno, ma ha già fatto passi da gigante: progettato durante una hackathon indetta da Bofrost nell’estate 2016, nei mesi seguenti ha preso vita quando i suoi ideatori –tre giovani sostenuti da Bofrost e Talent Garden Pordenone– hanno fondato una start-up, A Cute Robot, per trasformare la loro idea innovativa in realtà. «Bofrost è sempre alla ricerca di canali innovativi per raggiungere la clientela –commenta Gianluca Tesolin, amministratore delegato di Bofrost–. Finanziando una start-up giovane, portiamo in azienda idee fresche e un modo nuovo di pensare. Un’opportunità importante per sviluppare servizi rivolti alla nostra clientela Business Food (cioè dove i dipendenti, per i pasti, si avvalgono dei prodotti e servizi Bofrost) e poi, successivamente, per i clienti privati che vivono nelle aree metropolitane. Per la prima fase di test ci siamo rivolti a due partner friulani: A2Bgroup, di Udine, e Talent Garden Pordenone: due realtà orientate all’innovazione e alla digital transformation, che testeranno questa nuova modalità per la spesa intelligente». Giovanni Abelli, fondatore e Ceo di A2Bgroup, dichiara: «Questo progetto è nelle nostre corde di società di consulenza direzionale che supporta start-up. L’innovazione dei modelli di business grazie al digitale è un tema chiave per noi. Per proporre innovazione bisogna mettersi anche dalla parte del cliente, che la testi direttamente nella vita di tutti i giorni». Marinella dalla Colletta è la manager che amministra il gruppo di acquisto di Talent Garden Pordenone e ricorda l’importanza del percorso sviluppato insieme: «TAG è il partner naturale per questo progetto –ricorda–. Abbiamo progettato con Bofrost l’hackathon che ha dato il via a questa realtà e siamo quindi l’attore più corretto per partecipare alla fase di test. Da noi ci sono tanti talenti del digitale che sapranno dare i giusti feedback e spunti per migliorare. È una rete che funziona». A spiegare come un chatbot può facilitare gli acquisti sono i suoi tre “papà”, i fondatori di A Cute Robot Niccolò Zamborlini, Carlo Nicolò Drigo e Maksim Sinik. «Si tratta di un nuovo canale di vendita che si affianca agli altri adottati da Bofrost –spiegano i tre startupper–. Il suo compito è di facilitare l’accesso ai prodotti e servizi Bofrost da parte di nuovi utenti e di semplificare l’esperienza d’acquisto, portandola in uno strumento d’uso comune come lo smartphone, attraverso una modalità di comunicazione sempre più diffusa, l’instant messaging». Il chatbot (da chat + robot) è un interlocutore virtuale che aiuta a fare acquisti condivisi, aggregando gli ordini di un gruppo di persone (chiamato “cliente sciame”). Il punto di forza di questa intelligenza artificiale è che è ben integrata con il knowledge di base aziendale: conosce i prodotti ed è capace di chattare con i colleghi (nel caso di un azienda) che fanno parte del gruppo d’acquisto rispondendo alle domande, facendo ricerche specifiche (per esempio sui prodotti adatti a chi ha intolleranze alimentari) e dando indicazioni su eventuali promozioni. «Con un linguaggio naturale, come se si parlasse con una persona, si può poi dire al chatbot di aggiungere i prodotti al carrello e verificare quando è programmata la spedizione –continuano i tre fondatori di A Cute Robot–. La logistica viene semplificata riducendo al minimo il numero di consegne. Gli appartenenti al gruppo possono gestire in autonomia il proprio ordine, che verrà aggregato alla spesa dei colleghi creando un unico ordine per azienda e ricevere, così, i pasti da consumare». La fase di sperimentazione sarà fondamentale per “insegnare” al chatbot a interagire con gli esseri umani. Non serve infatti impartire comandi con una sintassi rigida, ma il software impara man mano il linguaggio naturale per dare risposte sempre più pertinenti, capire le esigenze dei clienti e aiutarli a fare la spesa. A testare per prime il chatbot sono due aziende friulane: A2Bgroup, realtà di Udine distribuita su più sedi con 15 collaboratori diretti, e Talent Garden Pordenone, incubatore di startup dove attualmente lavorano 24 persone. The post Bofrost sperimenta l’intelligenza artificiale per la spesa innovativa appeared first on Data Manager Online.

Google imita Apple e pensa a un programma “Made for Google” per i Pixel

Google valuta l’introduzione di una certificazione di qualità per gli accessori associati ai Pixel Apple punta al massimo della qualità nei suoi dispositivi e da due anni a questa parte pretende che facciano la stessa cosa anche i produttori di accessori. Tutto quello che è collegato o interagisce a qualsiasi livello con iPhone, iPod e iPad deve rispettare determinati standard ben chiariti nel programma “Made for iPhone” (MFi). Ora che Google è entrato prepotentemente nel settore degli smartphone pare abbia deciso di seguire la stessa strategia di Apple definendo un preciso livello di qualità per gli accessori di terze parti. La novità dovrebbe essere presentata domani insieme a Pixel 2 e Pixel 2 XL, di cui sono già trapelate diverse informazioni. Il programma “Made for Google” riguarderà un’ampia gamma di dispositivi che vanno dalle custodie alle dock station, batterie, adattatori USB-C e sistemi di ricarica rapida. Imporre una certificazione agli accessori consente agli utenti di avere la certezza che prodotti come batterie e cavi non influiranno negativamente sull’utilizzo dello smartphone o addirittura provochino un guasto. Non è infatti raro che accessori di bassa qualità rovinino o addirittura rendano inutilizzabile il dispositivo. Per quanto riguarda i Pixel 2 si vocifera che il modello più grande possa avere una scocca interattiva e forse anche uno display “always on”. Quel che è certo è che la prossima generazione degli smartphone di Google sarà realizzata con il supporto dei progettisti arrivati da HTC in seguito all’acquisizione della divisione dedicata dell’azienda taiwanese. The post Google imita Apple e pensa a un programma “Made for Google” per i Pixel appeared first on Data Manager Online.

Perché ICANN ha posticipato l’update crittografico dei DNS

Sarebbe dovuto arrivare entro l’11 ottobre ma non sarà così a causa di ritardi nella gestione dei service provider e operatori di rete Nel futuro del web c’è più sicurezza. Il riferimento è sia ai tentativi di hacking che prendono di mira debolezze della rete sia in termini di velocità e qualità nell’accesso a siti e portali certificati. Il tutto grazie a un aggiornamento che ICANN, organizzazione che ha il compito di supervisionare internet, avrebbe dovuto rilasciare l’11 ottobre ma che subirà un ritardo a causa dell’attuale inadeguatezza delle infrastrutture digitali. Nel concreto, è in dirittura d’arrivo una nuova componente per il Domain Name System Security, il classico sistema DNS, che comprende un rinnovato metodo per generare chiavi di sicurezza in coppia, nel merito dell’estensione DNSSEC. L’update ha il compito di rafforzare la cosiddetta zona di root entro cui sono conservati i server che fungono da fondamenta della rete, quelli che, se attaccati, possono mettere in crisi dorsali estese. Cosa succede Il problema è che un rilascio tempestivo del nuovo key-signing key potrebbe causare un blocco di accesso a internet per un utente su quattro in tutto il mondo. Il motivo? “Modificare il KSK vorrebbe dire generare una nuova chiave di crittografia in coppia per i risolutori del DNS. Basandoci sul numero di DNSSEC non supportati, stimiamo in almeno 750 milioni gli individui che sarebbero interessati all’aggiornamento” – dicono da ICANN. Nella pratica, i navigatori in questione non potrebbero più accedere ai siti che hanno subito il cambiamento nei DNS, non per colpa loro. “Per questo abbiamo fatto slittare la data dall’11 ottobre a destinazione incerta, visto che molti Internet Service Provider e operatori di rete non sono pronti per il rollout della key di sicurezza. Procederemo con cautela per non recare rallentamenti di sorta, identificando le azioni migliori con cui rafforzare la stabilità e la sicurezza del sistema di domini”. The post Perché ICANN ha posticipato l’update crittografico dei DNS appeared first on Data Manager Online.

Bassilichi: il mutuo diventa Fast

Bassilichi lancia una nuova gamma di soluzioni in outsourcing che rendono veloce, sicuro ed efficiente il processo di erogazione del finanziamento Bassilichi, uno dei principali operatori nel mercato dei Payments e dei Business Services a livello nazionale, presenta una gamma completa di soluzioni a supporto delle banche per una gestione più efficiente, veloce e sicura del servizio mutui. L’offerta Bassilichi copre tutti i passaggi del processo che porta all’erogazione e alla gestione di un mutuo: dalla fase di istruttoria, fino alla lavorazione delle pratiche e all’assistenza clienti. “La ripresa del mercato immobiliare registrata negli ultimi 2 anni – con un aumento della richiesta di mutui per l’acquisto di beni durevoli pari al 13,3%* nel 2016 rispetto al 2015 – ci ha portato a sviluppare soluzioni specifiche in grado di rendere più efficienti i processi delle banche in questo ambito”, ha commentato Paolo Carletti, Direttore della Business Unit Business Services di Bassilichi SpA.“Come sempre mettiamo a disposizione dei nostri clienti professionalità, qualità e innovazione con un’offerta completa e personalizzabile, in grado di aumentare la loro competitività e velocità di execution”, conclude Carletti. I servizi proposti da Bassilichi, modulabili in base alle specifiche necessità di ogni banca, sono: B.Fast: permette al gestore il recupero di informazioni e la consegna, entro 2 giorni lavorativi, di un report certificato sulla posizione anagrafica e reddituale del cliente che è fondamentale nella fase di istruttoria successiva alla richiesta del mutuo. B.fast riduce, in pratica, i rischi correlati ad eventuali frodi da parte del richiedente e diminuisce i tempi dei controlli documentali, consentendo di dare più rapidamente una risposta al richiedente del mutuo. B.Free: l’adozione di questo modulo del servizio libera i soggetti coinvolti nella richiesta del mutuo dall’impegno di recuperare tutti i documenti cartacei (ad es. visura camerale ultimo bilancio, ultimo modello unico, ecc.) necessari per la stipula del contratto di mutuo, grazie alla sottoscrizione di una delega specifica. Parallelamente B.Free agevola la banca non solo nella velocità di recupero dei documenti, garantito entro 4 settimane, ma anche nell’eliminazione di eventuali frodi che nascono dall’alterazione dei documenti ufficiali relativi alla posizione anagrafica, lavorativa e reddituale del soggetto richiedente. La documentazione cartacea raccolta può essere poi dematerializzata secondo la policy della banca. Raccolta, archiviazione e data quality: con questo servizio Bassilichi offre la possibilità di raccogliere, verificare, dematerializzare e archiviare le pratiche dei mutui stipulati, mettendo in sicurezza la documentazione secondo la policy della banca e assicurandone la completezza formale. Gli operatori Bassilichi chiudono la lavorazione delle pratiche inviandole poi, via flusso ICT, alla piattaforma documentale della banca oppure salvandole sulla piattaforma documentale Bassilichi; in quest’ultimo caso i clienti possono consultare e fare il download dei documenti on demand. Customer care e customer monitoring: il servizio consente di controllare i livelli di soddisfazione dei clienti della banca attraverso un’attività di recall e la raccolta di feedback; parallelamente permette di effettuare anche un monitoraggio del mantenimento dei requisiti di solvibilità degli stessi, segnalando eventuali problematiche, secondo policy definite con la banca, che permettono poi di attivare azioni preventive. The post Bassilichi: il mutuo diventa Fast appeared first on Data Manager Online.

Melanoma, un farmaco contro l’ipertensione potrebbe bloccarlo

Uno studio italiano apre la strada all’utilizzo di una nuova terapia per bloccare il melanoma e altri tumori Nuove speranze per contrastare il melanoma, uno dei tumori più aggressivi e di cui solo in Italia si registrano ogni anno 14 casi ogni 100mila uomini. Uno studio italiano pubblicato da Jama Oncology ha infatti rivelato come l’utilizzo del propanololo, un farmaco molto economico e sicuro che si usa normalmente per l’ipertensione, potrebbe riuscire a bloccare la progressione del melanoma. Melanoma ridotto dell’80% “In pratica ci siamo accorti che avevamo pazienti ‘long survivors’ con melanomi molto aggressivi – spiega Vincenzo De Giorgi del Dipartimento di Scienze Dermatologiche Università degli Studi di Firenze, primo autore dello studio tutto italiano – e abbiamo notato che tutti avevano ipertensione e altre patologie per cui sono indicati i farmaci beta bloccanti. Per avere una conferma abbiamo iniziato ad usare questo farmaco su diversi pazienti una volta scoperto il tumore, e abbiamo visto che la progressione del melanoma si riduce dell’80% senza effetti collaterali”. Come funziona il farmaco La ricerca ha analizzato 53 pazienti, di cui 19 trattati con il propanololo, uno dei principali beta bloccanti. Tre anni dopo il 41% dei pazienti non trattati aveva avuto una progressione della malattia, contro il 16% degli altri. “Ora inizieremo un esperimento in doppio cieco per avere un dato più forte ma questo studio è molto promettente – conferma De Giorgi – al punto che altri gruppi stanno studiando il possibile effetto dei beta bloccanti su diversi tumori”. Esistono due ipotesi sul funzionamento di questo farmaco: ”una è legata allo stress a cui sono sottoposti i pazienti, che provoca il rilascio di adrenalina che favorisce la comparsa dei tumori, e i cui recettori sono bloccati dal propanololo. Inoltre questa classe di farmaci va ad impedire la vascolarizzazione del tumore, una condizione necessaria per la crescita. Il risultato è che il tumore diventa una malattia cronica, per cui si e’ necessario utilizzare il betabloccante per un lungo periodo ma senza gli effetti negativi dei farmaci biologici”.     The post Melanoma, un farmaco contro l’ipertensione potrebbe bloccarlo appeared first on Data Manager Online.

IBM Research e l’UC San Diego promuovono l’intelligenza artificiale in favore di uno stile di vita sano

L’UC San Diego è la prima università della costa occidentale a cooperare con l’IBM Cognitive Horizons Network IBM e l’Università della California a San Diego hanno annunciato un progetto di diversi anni per migliorare la qualità di vita e l’autonomia della popolazione anziana grazie al nuovo Artificial Intelligence for Healthy Living Center (AIHL), che si trova nel campus dell’UC San Diego. L’innovativo centro metterà insieme tutte le conoscenze relative a tecnologia, intelligenza artificiale e scienze biologiche di IBM e dell’UC San Diego per promuovere ricerche e applicazioni in due aree: invecchiamento sano e microbioma umano. Questa collaborazione rientra nel campo di attività dell’IBM Cognitive Horizons Network, un consorzio internazionale di centri universitari di eccellenza che collaborano con IBM per sviluppare le tecnologie necessarie a soddisfare le promesse dell’intelligenza artificiale. Secondo il National Institute on Aging, la salute cognitiva — la capacità di pensare, apprendere e ricordare in modo chiaro — è una componente importante della salute cerebrale. “Si tratta di una collaborazione di grande prestigio per l’UC San Diego, prima università della costa occidentale a partecipare alla IBM Cognitive Horizons Network,” afferma il Rettore Dr. Pradeep K. Khosla. “Il nostro campus, uno dei 15 principali centri universitari di ricerca a livello mondiale, accoglie tutti gli studiosi le cui innovazioni contribuiranno a favorire il benessere cognitivo che farà la differenza nelle nostre vite.” L’iniziativa di ricerca collaborativa utilizzerà l’intelligenza artificiale per analizzare l’enorme quantità di dati in grado di promuovere uno stile di vita più sano. I fondi verranno utilizzati per supportare la ricerca universitaria, le borse di studio per i tirocinanti, incluse opportunità per studenti diplomati e laureati, assistenza amministrativa, attrezzature e possibilità di inserimento in aziende. “Siamo impegnati a collaborare con le menti migliori a livello accademico per ispirare le future generazioni di scienziati, fornendo accesso a innovativi strumenti di intelligenza artificiale e competenza per risolvere problemi reali che hanno particolare impatto sulle vite umane,” afferma il Dr. John Kelly III, vicepresidente senior di IBM, Cognitive Solutions and IBM Research. “Questa nuova collaborazione con l’UC San Diego è l’ultimo esempio di sviluppo della nostra visione di intelligenza artificiale — e siamo entusiasti di poter utilizzare le nostre risorse di ricerca nel campo dell’intelligenza artificiale nella California meridionale coinvolgendo i talenti locali.” Gli obiettivi generali del progetto sono quelli di sviluppare e valutare il contesto cognitivo per un ambiente di vita favorevole che permetta agli anziani di vivere in modo autonomo più a lungo e di godere di una qualità di vita superiore, e di scoprire e comprendere meglio le implicazioni sulla salute del microbioma umano. Nel corso del progetto, il team ha previsto che gli algoritmi di apprendimento automatico per il rilevamento, la comprensione, la realizzazione di modelli, personalizzazione e divulgazione saranno sviluppati prendendo in considerazione progetti centrati sull’essere umano ed eseguendo verifiche negli ambienti del mondo reale. Co-direttori dell’Artificial Intelligence for Healthy Living Center saranno Ruoyi Zhou e Ho-Cheol Kim di IBM Research; Tajana Rosing, membro di facoltà del Computer Science and Engineering Department della Jacobs School of Engineering, e Rob Knight, membro di facoltà del Department of Pediatrics and Computer Science and Engineering e direttore dell’UC San Diego Center for Microbiome Innovation. Il progetto Healthy Aging sarà condotto da Virginia de Sa, professoressa di scienze cognitive, e Laurel Riek, professoressa di scienze informatiche. Il tema del microbioma umano sarà trattato da Rob Knight e Larry Smarr, direttore del California Institute for Telecommunications and Information Technology, e da Sandrine Miller-Montgomery, membro di facoltà della Jacobs School of Engineering e direttore esecutivo del Center for Microbiome Innovation. Nell’ambito della collaborazione IBM-UC San Diego, IBM fornirà il suo contributo all’UC San Diego Center for Microbiome Innovation in qualità di platinum sponsor. Questa iniziativa riunirà insieme ricercatori di prestigio del campus specializzati in scienze informatiche, scienze cognitive, ingegneria, medicina e psichiatria. Un elenco delle facoltà partecipanti è reperibile qui. Nel corso di cinque anni questo progetto si propone, per la prima volta, di studiare in dettaglio l’impatto che la combinazione delle abitudini quotidiane, dell’ambiente, della genetica e del microbioma ha sulla cognizione degli anziani. Il progetto si propone di dare forma a piccole variazioni di invecchiamento ed utilizzerà interventi personalizzati tramite robot che possono contribuire ad aumentare il benessere. L’obiettivo finale è quello di permettere agli anziani di vivere in modo autonomo più a lungo e di migliorare la loro qualità di vita. Grazie ad esperienze formative centrate su aree tematiche, studenti diplomati e laureati, studenti postuniversitari e scienziati a progetto saranno impegnati a raccogliere conoscenze, esperienze e competenze in queste nuove importanti aree di sviluppo IBM. L’esperienza di ricerca pratica in collaborazione con scienziati dell’UC San Diego e di IBM prevede e sarà integrata da lezioni e seminari condivisi, nonché da opportunità di divulgazione per progetti di tirocinanti e facoltà. The post IBM Research e l’UC San Diego promuovono l’intelligenza artificiale in favore di uno stile di vita sano appeared first on Data Manager Online.

Microsoft saluta Groove Music e abbraccia Spotify

Groove Music verrà chiuso il 31 dicembre ma Microsoft favorirà il trasferimento degli utenti verso Spotify Microsoft nel 2015 ha trasformato Xbox Music in un nuovo servizio chiamato Groove Music con l’obiettivo di offrire una nuova esperienza musicale che non includesse solamente i videgiocatori. Purtroppo per l’azienda di Redmond l’operazione non è servita allo scopo e la piattaforma di streaming non ha ottenuto il successo sperato. Microsoft ha quindi deciso di chiudere l’app il 31 dicembre 2017 e di sospendere a breve la vendita degli abbonamenti Groove Music Pass. Coloro che hanno già un account verranno rimborsati se la loro offerta scade nei giorni successivi alla data di chiusura. Gli utenti non devono però disperare perché tutta la loro musica si potrà trasferire su Spotify. Groove Music in realtà non sparirà del tutto e rimarrà nello store digitale ma senza la possibilità di accedere in streaming ai brani e di scaricarli. L’app diventerà quindi un semplice player musicale. Microsoft però garantirà la continuità del servizio cedendo la sua eredità a Spotify, che da questa estate è disponibile su Windows Store. Molto presto gli utenti potranno trasferire le loro playlist preferite sulla piattaforma svedese tramite un’apposita funzione. Addirittura l’azienda di Redmond suggerirà la migrazione dei suoi utenti verso Spotify, il cui valore pare si aggiri su appena i 16 milioni di dollari. Le due aziende starebbero anche collaborando alla nascita di una nuova app per Windows 10 e Xbox One. The post Microsoft saluta Groove Music e abbraccia Spotify appeared first on Data Manager Online.

CA Technologies presenta PSD2 Solution

Una nuova soluzione che accelera l’adozione dell’open banking e agevola l’innovazione dei pagamenti CA Technologies presenta la sua nuova offerta PSD2 Solution (Payment Services Directive 2) creata per aiutare le banche, i PSP (Payment Service Provider) e i TPP (Third Party Provider) a innovare le proprie architetture applicative, accelerare l’adozione dell’open banking e agevolare l’innovazione nei pagamenti digitali, adempiendo agli obblighi previsti dalla direttiva PSD2. La disponibilità di casi d’uso pre-configurati, che fanno leva sull’integrazione delle soluzioni CA di API Management e sicurezza, oltre a fornire indicazioni specifiche per la PSD2, ha lo scopo di aiutare le organizzazioni a semplificare lo sviluppo e offrire agli utenti transazioni moderne, sicure e facilmente fruibili, in linea con la direttiva PSD2. La direttiva PSD2, emanata dall’Unione Europea, prevede l’adozione di un impianto normativo per i pagamenti digitali eseguiti in ambito europeo allo scopo di accrescere l’innovazione e la trasparenza nel mercato europeo dei pagamenti, aumentando, allo stesso tempo, la sicurezza delle transazioni effettuate via Internet e dell’accesso ai conti dei clienti. “La PSD2 rappresenta una rivoluzione nei pagamenti digitali che pone il consumatore al centro della transazione. Si rivolge ai fornitori di servizi finanziari di ogni tipo introducendo modalità innovative, sicure e più fruibili per l’erogazione dei servizi transazionali,” ha dichiarato Antonio Rizzi, Senior Director Practice Services di CA Technologies. “PSD2 Solution di CA abbatte le barriere che rallentano l’innovazione, mettendo a disposizione dei nostri clienti indicazioni chiare sulle procedure e sulle regole specifiche per la PSD2, oltre alla documentazione sulle API e sui casi d’uso, il tutto in un’unica soluzione per aiutare le organizzazioni a prepararsi in vista della scadenza del 2018 fissata dalla direttiva”. PSD2 Solution di CA comprende alcuni casi d’uso che riguardano il coinvolgimento di TTP, coprendo aspetti fondamentali quali l’autorizzazione, da parte dei consumatori, all’accesso ai conti bancari, la Strong Customer Authentication (SCA) e la valutazione contestualizzata dei rischi associati alla validazione degli utenti in tempo reale. L’architettura della PSD2 Solution di CA consente inoltre alle aziende di aggiungere livelli di funzionalità relativi a nuovi casi d’uso, come le funzioni di strong authentication, il performance monitoring e le funzionalità DevOps. La piattaforma è anche estendibile, per consentire alle organizzazioni di soddisfare i prossimi obblighi normativi dell’Open Banking API o delle FAPI (Financial API). CA ha creato anche  una “sandbox” o ambiente demo, dove le organizzazioni possono testare ed esplorare la soluzione PSD2 da sole o con l’aiuto di CA. La nuova offerta PSD2 di CA integra i seguenti prodotti: ·         CA API Management Gateway, che consente la gestione, orchestrazione e protezione delle interazioni fra tutte le parti; ·         CA API Developer Portal, che mette a disposizione degli sviluppatori dei TPP la struttura API, il format, la validazione dell’utilizzo e la documentazione; ·         CA Live API Creator, che supporta l’adozione di un approccio API-based e l’integrazione di sistemi e applicazioni legacy; ·         CA Mobile API Gateway, che offre un unico punto centrale per controllare le policy aziendali che gestiscono e proteggono le informazioni critiche esposte tramite API mobile-friendly; ·         CA Advanced Authentication, che supporta la SCA, le one-time password, il risk score, la risk authentication, il rilevamento di eventuali comportamenti ricorrenti degli utenti, e altro; ·         CA Directory, un repository altamente performante per la gestione dei dati e delle credenziali dei TPP e dei carichi di dati significativi relativi agli utenti, che facilita la conformità con altri regolamenti quali il GDPR. Offre la possibilità di partizionare su più server l’albero delle directory in modo da aiutare l’organizzazione a capire dove siano fisicamente conservati i dati anagrafici dei clienti. The post CA Technologies presenta PSD2 Solution appeared first on Data Manager Online.

Facebook: presto faremo login con la scansione del volto

Il riconoscimento facciale può semplificare e assicurare l’accesso non solo a strutture aziendali ma anche ai social network, sempre più vittima degli hacker Un trend destinato a diventare sempre più popolare. Nonostante Samsung abbia introdotto già da un anno la scansione dell’iride (sul bollente Note7), solo con l’avvento del Face ID su iPhone X la tecnologia potrebbe diventare realmente mainstream. Ne sono convinti tutti e persino un big come Facebook che potrebbe adottare la tecnica a bordo della sua piattaforma. Per farci cosa? Consentire l’autenticazione degli iscritti ovviamente. L’esperimento del riconoscimento facciale sul social network è molto più di un’indiscrezione. Voci vicino all’azienda lo hanno confermato ai media statunitensi, che hanno spiegato come la modalità Face ID verrà provata prima da un numero limitato di persone e poi estesa a tutti. Non è detto poi che sia esclusiva di iPhone X; la stessa Samsung potrebbe spingere verso un’integrazione tramite lettura dell’iride, sebbene il metodo susciti maggiori pregiudizi rispetto alla ricostruzione 3D promessa da Apple. Cosa succede “Stiamo testando nuovi mezzi con cui le persone potranno accedere velocemente su Facebook – sembra abbia spifferato l’azienda a TechCrunch – ciò sarà possibile durante la procedura di recupero password e solo su un dispositivo dove è avvenuto in precedenza il login tradizionale”. In altre parole, il riconoscimento del volto si porrà come opzione su un iPhone X (o altro è da vedere) già utilizzato per navigare sul social network nel momento in cui si richiede il reset delle credenziali di accesso. Si tratta ovviamente di un esperimento ed è dunque auspicabile che la tecnologia torni presto utile per un ingresso automatico nel proprio profilo, anche ad ogni apertura. Il Face ID, almeno nelle presentazioni della Mela, si è dimostrato molto veloce nel rilevare i tratti dell’utente registrato. In un futuro non così remoto i dispositivi mobili potranno realmente aumentare il livello delle misure di sicurezza richieste per autenticarsi su servizi e piattaforme, sfruttando sensori e tecniche già oggi disponibili. The post Facebook: presto faremo login con la scansione del volto appeared first on Data Manager Online.