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Steve Jobs, il ricordo a sei anni dalla morte

Oggi ricorre l’anniversario della morte di Steve Jobs, l’uomo che ha cambiato per sempre il mondo della tecnologia Sono già passati 6 anni da quando Steve Jobs, co-fondatore di Apple e guru dell’innovazione, ci ha lasciato. L’uomo che è ormai entrato nel mito è stato ricordato durante l’evento per la presentazione di iPhone X nell’auditorium che porta il suo nome. Fu lui stesso a presentare il progetto del nuovo Apple Park all’amministrazione di Cupertino 4 mesi prima di morire. Per comprendere la portata del fenomeno Jobs, basta sapere che un numero del Newsweek del 24 ottobre 1988 con la sua firma è stato messo all’asta e potrebbe superare facilmente la cifra di 10mila dollari. Sulla copertina della rivista c’è un giovanissimo Steve Jobs con il titolo “Mr. Chips”. La firma è accompagnata dalla frase “I love manufactoring”. Apple è nata il primo aprile 1976 con la collaborazione dell’amico Steve Wozniak, che qualche tempo fa ha confessato che il suo collega in realtà non capiva molto di tecnologia. Dopo l’esplosione sul mercato del marchio Machintosh, Jobs è stato allontanato dalla sua azienda e ha fondato la NeXT Computer. Con il suo ritorno nel 2007 arriva il primo iPhone e 3 anni dopo iPad. Dopo una lunga malattia l’uomo che ha ispirato milioni di persone si spegne il 5 ottobre 2011. Anni dopo, l’attuale CEO di Apple Tim Cook ha confessato di aver tentato di offrire all’amico una parte del suo fegato per salvarlo ma lui declinò gentilmente l’offerta. Oggi lo spirito originario che ha caratterizzato Apple nell’era di Steve Jobs sembra aver abbandonato l’azienda ma con iPhone X in molti hanno pensato di aver visto uno sprazzo del suo genio. The post Steve Jobs, il ricordo a sei anni dalla morte appeared first on Data Manager Online.

Moleskine rafforza la sua presenza digitale globale con la Suite Oracle Customer Experience Cloud

Un nuovo sito per unificare le esperienze online dei suoi clienti, in tutto il mondo Moleskine ha scelto Oracle Commerce Cloud – parte della Suite Oracle Customer Experience (CX) Cloud, per le sue esigenze digitali in 35 paesi, 10 lingue, 15 diverse monete locali. Oracle CX Cloud Suite permette a Moleskine di creare per i suoi clienti esperienze sempre più coerenti e supporta l’azienda nella realizzazione di campagne online integrate in tutto il mondo. “Abbiamo avviato la nostra trasformazione con Oracle per offrire ai nostri clienti la migliore esperienza possibile e unificarla. I comportamenti cambiano molto rapidamente, noi siamo un marchio premium e uno dei nostri obiettivi più importanti è offrire un’esperienza cliente coinvolgente e fluida. Naturalmente abbiamo valutato diverse piattaforme, ma alla fine abbiamo scelto Oracle –  anche perché ci dava l’opportunità di accedere a una suite di soluzioni cloud che ci permetteranno di ottimizzare il percorso di trasformazione digitale della customer experience” ha dichiarato Arrigo Berni, Presidente del board di Moleskine srl. Moleskine ha una gamma di oltre 750 prodotti, disponibili in più di 90 paesi con 23.000 punti di vendita: dai quaderni “di carta” ai quaderni digitali più evoluti, dalle borse agli accessori da viaggio, dai libri alle custodie per i nostri device digitali e molto altro. Con la suite Oracle CX Cloud, Moleskine potrà trasformare il suo e-commerce, abbandonando l’approccio locale e indipendente a favore di un sito web globale e unificato. “Il nostro percorso di crescita sostenibile si fonda sul continuo impegno per offrire concept, esperienze e prodotti innovativi ai clienti, che ci sono fedeli. Vedendo i nostri ricavi netti dall’e-commerce aumentare, abbiamo colto l’opportunità di dotarci di piattaforme operative migliori e di scala globale, che ci permettano di realizzare piani marketing più integrati a sostegno dei nostri lanci di prodotto” ha aggiunto Gaia Franceschini, Head of Digital di Mokeskine srl. Moleskine ha attivato il suo primo sito usando Oracle Commerce Cloud per Hong Kong nel maggio 2017. Oracle ha collaborato con Eurostep, l’Ecommerce e Digital Provider, che ha implementato il sito in otto settimane ed ha poi proseguito rapidamente, realizzando quanto necessario per oltre 35 paesi, con siti in 10 lingue e supporto per transazioni in 15 diverse monete locali, in appena sette mesi. Con Oracle Commerce Cloud Moleskine avrà a disposizione una vetrina personalizzabile e configurabile, che permetterà ai suoi team in tutto il mondo di lavorare con moderni strumenti di business, proponendo contenuti localizzati e supportando l’utilizzo della moneta locale. Oltre a Oracle Commerce Cloud, Moleskine si servirà anche di Oracle Marketing Cloud per realizzare customer journey omni-canale. Oracle CX Cloud Suite ha fornito alle divisioni e-commerce, digital, marketing e vendite di Moleskine una piattaforma globale per proporre nuovi prodotti, sostenere la brand identity ed essere sempre sulla stessa lunghezza d’onda della sua fedele community. “Oggi il settore retail è molto dinamico e i brand devono poter offrire esperienze fluide, personalizzate e immediate su tutti i device e in tutti i touch point” ha commentato Rondy NG, Senior Vice President Applications Development di Oracle. “Moleskine ha costruito un brand incredibilmente forte e siamo felici di poterli aiutare a sfruttare questo successo per accelerare la loro capacità di innovazione e la trasformazione del loro business su scala globale”. Oracle CX Cloud Suite Oracle CX Cloud Suite fa parte di Oracle Applications Cloud.  La suite permette alle aziende di gestire in modo più intelligente la customer experience e le iniziative di business transformation. Sulla base di una piattaforma di business affidabile, che connette dati, esperienze e risultati, Oracle CX Cloud Suite aiuta i clienti a ridurre la complessità IT, a realizzare esperienze cliente innovative e ottenere risultati di business tangibili e prevedibili. Oracle CX Cloud Suite include le applicazioni Oracle Marketing Cloud, Oracle Sales Cloud, Oracle CPQ Cloud, Oracle Commerce Cloud, Oracle Service Cloud e Oracle Social Cloud. The post Moleskine rafforza la sua presenza digitale globale con la Suite Oracle Customer Experience Cloud appeared first on Data Manager Online.

GDPR: una sfida per il business, non solo per i dati

A cura di Rashmi Knowles, Field CTO EMEA, e Giovanni Napoli, Enterprise EMEA security Architect Team Lead, di RSA Security L’Italia parte favorita nell’applicazione del GDPR perché possiede una normativa nazionale particolarmente stringente e concettualmente vicina all’impianto del nuovo regolamento europeo. Nonostante questo, IDC afferma che il 78% delle aziende del nostro Paese non è ancora pronto a soddisfarne pienamente tutti i requisiti. A pochi mesi dall’entrata in vigore del GDPR sussiste, infatti, ancora una forte necessità da parte delle aziende di comprenderne la complessità in termini di sfide e opportunità che esso sottende. In questi mesi, al centro del dibattito, sono anche i criteri di certificazione locali allineati al GDPR, la cui definizione nel nostro Paese è ancora oggetto di discussione. Il regolamento, infatti, affida al legislatore nazionale il compito di integrare il quadro normativo di riferimento, definendo i “requisiti aggiuntivi” a livello locale e le relative responsabilità. Se sul fronte legislativo e aziendale sono ancora molti i passi da compiere, dal punto di vista dei consumatori l’entrata in vigore del GDPR comporterà senza dubbio grandi benefici: sia in termini di trasparenza che di maggiore controllo su come vengono processati i dati, in modo da ridurre i furti di identità e prevenire le violazioni e i danni conseguenti. Una maggiore responsabilità Con la nuova normativa, è stata ampliata la definizione di “dati personali”. Ora può includere anche gli indirizzi di rete IP, o i dati genetici, che potrebbero in quale modo essere facilmente utilizzati per identificare un individuo, anche se non nominato direttamente. I consumatori beneficeranno, inoltre, di un diritto alla privacy più esteso, continuando ad avere il diritto di richiedere una copia di tutti i dati personali che un’azienda detiene, ma anche di chiedere che i dati siano corretti o riservati, o definitivamente eliminati. In caso si subisca una violazione dei dati personali, l’azienda che li detiene dovrà, nella maggior parte dei casi, dare comunicazione all’autorità di controllo entro 72 ore, fornendo informazioni dettagliate, tra cui il numero di record compromessi, le probabili conseguenze per gli individui e le misure di “remediation” che ha adottato. Non sarà un’impresa da poco! Inoltre, a differenza dei tradizionali audit annuali, il regolamento richiede una compliance continua. Non si tratta più di una semplice casella da barrare una tantum ma sarà necessario rimanere in guardia tutto l’anno. Se un’azienda fallisce il rispetto della compliance GDPR – perché non ha messo in atto i controlli adeguati, ha perso dei dati o non li ha messi a disposizione dei clienti entro un termine ragionevole – può incorrere in sanzioni che ammontano fino al 4% del fatturato globale. Un elemento di riflessione in più per qualsiasi realtà aziendale. Il GDPR: un alleato e non un nemico Rispettare la compliance al GDPR sarà, difatti, nel lungo periodo, uno tra gli indicatori di salute e di solidità del business di un’azienda. Essere in grado di dimostrare il proprio impegno rispetto alla trasparenza e l’attenzione alla salvaguardia dei dati dei clienti e della loro privacy non rappresenteranno solo azioni lodevoli e di dedizione, ma avranno conseguenze redditizie per l’azienda stessa. Queste azioni, infatti, aiuteranno le aziende a incrementare la fedeltà dei clienti, a ridurre il rischio di perderne e a differenziarsi rispetto ai concorrenti. Al contrario, eventuali fallimenti dal punto di vista della tutela e protezione dei dati personali possono implicare un impatto negativo sulla reputazione, sul valore delle quotazioni in borsa e sui ricavi. Come mitigare il rischio Tuttavia, non esiste ‘la soluzione per il GDPR’, nessuna risposta miracolosa a tutte le sue implicazioni e nessuno strumento di risoluzione rapida; indipendentemente da cosa i vendor di sicurezza possano promettere, è certo che il processo sarà complesso e la compliance non potrà essere garantita a priori. Sussistono però alcuni passi che le aziende possono intraprendere per contribuire a mitigare il rischio: Condurre un approfondito risk assessment/gap analysis in ambito compliance GDPR: individuare quali sono i dati personali e/o sensibili più importanti, dove e come vengono memorizzati e quali sono le maggiori aree di rischio Sviluppare controlli e processi adeguati: gestire i dati personali e sensibili durante tutto il ciclo di vita, dal momento in cui vengono raccolti, attraverso l’autorizzazione e il consenso della persona interessata, fino all’elaborazione e la conferma dell’avvenuta cancellazione Implementare strumenti di detection e di risposta in caso di incidenti di sicurezza: avere la capacità di identificare dove e come è avvenuta una violazione, quali dati sono stati coinvolti e come è possibile mitigare ragionevolmente la minaccia – in modo veloce Avere un piano di risposta in caso di privacy breach: un piano operativo che identifichi i principali stakeholder, definisca chiaramente i ruoli e le responsabilità del team di risposta dell’incidente ed elabori una strategia di comunicazione mettendo quanto accaduto in relazione al contesto aziendale: non operare per silos aziendali. Solo in questo modo è possibile creare una soluzione olistica di supporto alla compliance GDPR che aiuti ad eliminare i gap e contestualizzare eventuali incidenti rispetto al rischio di business È importante ricordare sempre la finalità per la quale il GDPR è progettato: proteggere i diritti delle persone alla privacy. Da questo punto di vista, gli stessi legislatori europei sono consapevoli che, nonostante si siano intraprese tutte le azioni corrette, il rischio di rimanere vittima di una breach è ancora elevato. Per questo, dal punto di vista delle aziende, è fondamentale poter dimostrare di avere fatto tutto il possibile, considerati attentamente tutti requisiti del GDPR e avendo adottato le misure necessarie per essere compliant. The post GDPR: una sfida per il business, non solo per i dati appeared first on Data Manager Online.

DeepMind studia la robotica etica

L’azienda di Alphabet, specializzata nel campo dell’AI, crea una divisione che studierà l’impatto della tecnologia sulla vita delle persone Più di una volta abbiamo scritto della paura di esperti di scienza e robotica circa la futura sottomissione del genere umano alle macchine. Tra tutti Elon Musk e Stephen Hawking, che hanno invitato le aziende a pensare a metodi concreti con cui spegnere i robot quando c’è possibilità che diventino incontrollabili. Più o meno l’idea che è alla base di un nuovo progetto di DeepMind, nome molto conosciuto in ambiente hi-tech, soprattutto per aver lavorato con la Darpa e le sue creature a quattro zampe fatte di silicio e bulloni. La compagnia ha avviato una nuova unità interna che si occuperà di analizzare in che modo le tecnologie basate sull’Intelligenza Artificiale potranno impattare sulla vita reale delle persone. La divisione ethics and society sarà un occhio attento sulle implicazioni dei sistemi AI sia sotto forma di robot al servizio di utenti privati e organizzazioni pubbliche che di piattaforme che coinvolgeranno la quotidianità delle persone in tutto il mondo. Futuro da prevedere Come hanno spiegato da DeepMind: “L’unità ha uno scopo duplice, aiutare gli esperti di tecnologia a mettere in pratica linee guida etiche e la società ad anticipare l’impatto dell’Intelligenza Artificiale così che venga indirizzata al bene comune”. Fondata nel 2010, DeepMind è stata acquisita da Google per 500 milioni di dollari quattro anni più tardi, per entrare poi a far parte del conglomerato di Alphabet. Si tratta certamente di uno dei nomi più attivi nel campo dello sviluppo avanzato di dispositivi intelligenti da portare nella vita moderna, non solo dal punto di vista militare, focus principale dell’azienda, ma anche civile. “La storia ci insegna che le innovazioni tecnologiche in sé stesse non garantiscono un progresso automatico – proseguono da DeepMnd – l’arrivo della AI in tal senso comporta un certo stravolgimento delle metriche classiche, richiedendo di pensare concretamente alle conseguenze, in termini etici, di tale integrazione”. The post DeepMind studia la robotica etica appeared first on Data Manager Online.

B&B Italia è sempre all’avanguardia anche grazie al processo Versalis offline di Lectra

Spinta da una passione per l’innovazione industriale che unisce creatività del design e qualità dei prodotti, l’azienda d’arredamento italiana ha scelto Versalis offline per aumentare la produttività, ridurre il consumo di materiale e migliorare la qualità dei prodotti Un’azienda all’avanguardia Ricerca, innovazione e qualità sono i valori fondanti di B&B Italia. Quando Piero Ambrogio Busnelli fondò l’azienda nel 1966, intendeva andare oltre i tradizionali metodi di produzione d’arredamento imbottito. Aveva in mente un’azienda in grado di unire un approccio industriale orientato alla tecnologia con l’attenzione per il design e la sperimentazione. Attualmente, B&B Italia distribuisce i suoi prodotti in 80 paesi, tramite sette negozi di proprietà, 45 negozi monobrand e una rete di 800 punti vendita specializzati. La sua dedizione all’uso della tecnologia, messa al servizio della creatività del design e della qualità dei prodotti, è la forza motrice che sta dietro ai 50 anni di successo dell’azienda e alla sua capacità di realizzare prodotti esclusivi — sia per il settore residenziale sia per il contract —, di anticipare le tendenze e di interpretare la cultura contemporanea. Una via migliore La spinta all’innovazione coinvolge anche i processi produttivi dell’azienda. Il desiderio di B&B Italia di trovare il modo migliore per realizzare prodotti moderni e di alta qualità è il motivo del suo rapporto con Lectra. Le due aziende collaborano dal 1987. B&B Italia desiderava rinnovare non solo il sistema di taglio pelle, ma anche il processo di produzione, in modo da aumentare la produttività complessiva, migliorare l’efficienza e standardizzare la qualità. Tuttavia, questi cambiamenti dovevano fondersi con quegli elementi del processo che l’azienda intendeva conservare. “Un team di Lectra, composto da persone di grande esperienza, ci ha aiutato ad analizzare ogni fase del processo, dalla selezione allo scarico delle pelli e a identificare le attività senza valore aggiunto. Il team si è calato nella nostra realtà per capire le nostre esigenze e proporre una soluzione conforme alla missione di B&B Italia, che consiste nel fornire ai clienti prodotti di qualità impeccabile”, spiega Marco Piantoni, Direttore Industriale. Vantaggi del processo offline A seguito di questa analisi, Lectra ha proposto la soluzione Versalis offline. Nel processo offline, gli operatori eseguono il piazzamento, la gestione delle pelli e le attività di taglio in parallelo, su postazioni di lavoro separate. Ogni fase è ottimizzata per ottenere i migliori risultati in termini di flusso, efficienza e qualità. “La separazione della fase di identificazione dei difetti dalla fase di taglio ci ha permesso di scegliere con attenzione le pelli conformi ai nostri standard di qualità, senza incidere sui tempi di taglio. Di conseguenza, abbiamo ottenuto significativi guadagni in produttività e qualità”, aggiunge Marco Piantoni. L’introduzione di Versalis offline ha segnato un netto distacco rispetto al processo precedente di B&B Italia. Per non sconvolgere le attività produttive, gli esperti di Lectra hanno aiutato l’azienda a completare tutti i preparativi necessari per l’arrivo delle nuove soluzioni. L’installazione della stazione di digitalizzazione è stata accompagnata da una serie di attività di formazione degli operatori, assegnazione di zone di qualità delle pelli, raccolta di dati e condivisione di best practice. All’arrivo del sistema Versalis, la sola cosa che restava da fare era avviarlo e iniziare a lavorare. Preservare il DNA del brand Con il nuovo processo offline, B&B Italia ha ottenuto la flessibilità per introdurre modifiche al processo durante il taglio e ridurre i tempi di consegna, oltre a disporre di una fonte di dati affidabile per misurare le prestazioni. “Grazie al processo offline, in soli cinque mesi abbiamo aumentato la produttività del 30% e ridotto il consumo di materiale del 3%”, spiega Marco. I vantaggi sono anche qualitativi. “Il processo offline risponde perfettamente alla missione di B&B Italia, che consiste nel fornire ai clienti prodotti di qualità impeccabile”. Possiamo digitalizzare le pelli subito dopo averle ricevute, registrare le letture e dare un immediato riscontro sulla qualità delle pelli al fornitore”, sottolinea Marco. Queste informazioni vengono utilizzate anche per migliorare il processo di piazzamento. Anziché piazzare i pezzi una pelle dopo l’altra, il software prova diverse combinazioni di pelli per trovare la “combinazione vincente”. “Lectra e B&B Italia condividono lo stesso impegno per l’innovazione, sia nei prodotti sia nei processi. Consideriamo Lectra un partner fondamentale, che ci aiuta a capire e migliorare i processi di taglio”, afferma Marco. “Ancora una volta siamo i primi in Italia a utilizzare tecnologie all’avanguardia per migliorare la qualità dei prodotti”, conclude Giorgio Busnelli, CEO. The post B&B Italia è sempre all’avanguardia anche grazie al processo Versalis offline di Lectra appeared first on Data Manager Online.

HPE fa controllare ArcSight alla Russia

Hewlett Packard Enterprise ha accettato la richiesta del governo di analizzare il kernel del software usato dal Pentagono prima di venderlo a Mosca Vuoi fare affari IT con il governo di Mosca? Liberissimo ma prima di tutto bisogna controllare che nei software proposti non vi siano vulnerabilità a fini di spionaggio. Questo, in sintesi, è quanto risposto da Echelon a HPE, prima di consentire la vendita di ArcSight agli uffici russi. Le operazioni di analisi condotte dall’organizzazione legata al Federal Service for Technical and Export Control, sarebbero avvenute lo scorso anno su una versione della suite utilizzata dal Pentagono. La notizia è venuta fuori solo di recente per motivi non molto chiari ma probabilmente legati alla volontà di capire meglio le mosse di Putin sul piano digitale nei confronti di Washington, dopo che Trump ha vietato alle amministrazioni e agenzie pubbliche del paese di utilizzare qualsivoglia programma sviluppato dai Kaspersky Lab, più di una volta accostati alle attività del Cremlino. Cosa è successo Alla fine delle indagini, pare che Echelon non abbia riscontrato alcuna anomalia in ArcSight, come spifferato da un IT di Hewlett Packard Enterprise ai media: “Il codice sorgente dei nostri prodotti non è in nessun modo compromesso. Vogliamo che i clienti siano sempre consci di ogni tipo di implementazione che potrebbe cambiare le modalità di utilizzo dei programmi”. Anche se l’agenzia non ha avuto il permesso di portare fuori dagli uffici del Pentagono (o forse di HPE, anche questo punto è da chiarire) ogni tipo di documentazione circa il codice sorgente, c’è chi pone più di un dubbio sulla bontà dell’operazione. I più preoccupati pensano infatti che Mosca abbia voluto intercettare qualche vulnerabilità a bordo di ArcSight per poterla sfruttare nelle attività di monitoraggio da casa nei confronti degli USA. Anche gli impiegati al lavoro sul software oggetto dell’analisi credono che ci sia qualcosa di strano dietro l’ispezione: “La vera vulnerabilità è stata questa – spiegano – aver permesso a un avversario di spiare a fondo nei meandri di un sistema di difesa, per scovare eventuali falle ed exploit”. HPE non ha commentato l’accaduto, se non tramite l’affermazione di volersi dimostrare trasparenti sotto ogni punto di vista. Forse anche troppo. The post HPE fa controllare ArcSight alla Russia appeared first on Data Manager Online.

La lenta ascesa di Oreo: dopo un mese è ancora sotto l’1%

I soliti problemi di frammentazione di Android mettono in crisi l’aggiornamento al più recente sistema operativo per smartphone e tablet. iOS 11 è già oltre il 25% Android Oreo 8.0 è tra noi da circa un mese. In questi 30 giorni il major update di Google ha coinvolto solo lo 0,2% di tutti i terminali con il robottino verde attivi al mondo. Si tratta di un numero importante in termini quantitativi ma molto piccolo se messo a confronto con l’intera torta delle release ancora in giro. Stando alle informazioni diffuse dal portale per gli sviluppatori di Big G, Oreo sta attraversando una storia di installazione molto simile a quella dei predecessori. Il trend è lo stesso: prima di diventare realmente mainstream, ogni aggiornamento vive almeno un anno in purgatorio per poi superare la soglia della doppia cifra di adozione a livello globale. Di certo il team di Mountain View non contribuisce a ridurre la frammentazione, anzi, lavora continuamente per rilasciare nuovi pacchetti e migliorare l’esperienza di utilizzo, creando però ancora più divario all’interno della stessa generazione. I Pixel 2 e Pixel 2 XL lanciati oggi, ad esempio, montano già Oreo 8.1, un gradino oltre il tanto atteso 8.0 I numeri Le statistiche più recenti parlano dunque di un Oreo 8.0 allo 0,2%, in ultima posizione dopo Gingerbread e Ice Cream Sandwich, allo 0,6%. Il sistema più diffuso è ancora Marshmallow, sul 32% degli Android in circolazione, che precede Lollipop 5.1 (ancora popolare sugli smartphone entry-level) e Nougat 7.0, che pian piano si fa largo tra le generazioni più vecchie. Per capire quanto l’eterogeneità dell’OS finisca con il rendere confusionario il panorama Android si può azzardare un paragone: la politica di aggiornamento cadenzata e trasparente di Apple ha permesso a iOS 11, pubblicato il 26 settembre, di raggiungere oltre il 25% degli iPhone e iPad attivi globalmente, praticamente un quarto di quelli venduti negli anni. In questo modo la Mela può gestire meglio il rilascio di patch e feature, assicurandosi un controllo diretto sulle singole versioni. The post La lenta ascesa di Oreo: dopo un mese è ancora sotto l’1% appeared first on Data Manager Online.

L’Ue deferisce l’Irlanda e Lussemburgo per gli aiuti di stato ad Apple e Amazon

La Commissione Ue ha deferito l’Irlanda per non aver recuperato 13 miliardi di euro di tasse evase da Apple mentre chiede al Lussemburgo di imporre ad Amazon la restituzione di 250 milioni L’Unione Europea ha deciso di usare il pugno di ferro contro le multinazionali del web statunitense, accusate di aver usufruito per anni di una tassazione favorevole nei nuovi paradisi fiscali del Vecchio Continente. Bruxelles ha prima imposto una multa record da oltre 2 miliardi di euro a Google e ora attacca Irlanda e Lussemburgo, due Paesi in cui molte società della Silicon Valley hanno posto la propria sede fiscale. La Commissione Ue ha deferito l’Irlanda alla Corte di Giustizia per non aver recuperato 1 miliardi di euro di aiuti di Stato illegali da Apple. La richiesta formale è stata fatta ad agosto 2016 ma ad oggi “l’Irlanda non ha recuperato nulla”, come sottolinea la commissaria per la Concorrenza, Margrethe Vestager. La Commissione inoltre ha sottolineato che Dublino ha fatto ricorso contro il provvedimento alla Corte di Giustizia ma questo non la esentava dal recuperare l’enorme cifra da Apple. Il Governo irlandese afferma in una nota che il deferimento è stato un “passo totalmente non necessario” in quanto sebbene non abbia “mai accettato l’analisi della Commissione, si è sempre impegnato ad assicurare il recupero, destinandogli risorse significative”. Anche il Lussemburgo è finito nel mirino dell’Ue per gli aiuti di Stato illeciti ma in questo caso sono stati assegnati ad Amazon. La Commissione afferma che l’accordo fiscale stretto tra l’azienda e il Granducato nel 2003 e rinnovato nel 2011 ha permesso al colosso dell’e-commerce di sottrarre alla tassazione circa tre quarti dei suoi profitti in Europa. Il Lussemburgo avrebbe dovuto recuperare 250 milioni di euro ma la cifra non è stata ancora incassata. “Non si possono dare alle multinazionali benefici fiscali che altri non hanno”, ha detto la Vestager. “Riteniamo che Amazon non abbia ricevuto alcun trattamento speciale dal Lussemburgo e di aver pagato le tasse in piena conformità con la legislazione fiscale lussemburghese e internazionale. – afferma l’azienda di Jeff Bezos – Studieremo la decisione della Commissione e valuteremo le nostre opzioni legali, tra cui il ricorso in appello. I nostri 50.000 dipendenti in tutta Europa rimangono focalizzati a offrire il miglior servizio ai nostri clienti e alle centinaia di migliaia di piccole imprese che lavorano con noi”. “Dato che Amazon è stata tassata in accordo con le regole fiscali applicabili in quel momento, il Lussemburgo ritiene che la società non abbia ricevuto aiuti di stato incompatibili”, afferma il ministro delle Finanze del Granducato, Pierre Gramegna. Il Governo afferma che “farà uso della dovuta diligenza per analizzare la decisione” ma sottolinea che ha “pienamente cooperato” ccon la Commissione durante l’indagine e si è “fortemente impegnato per la trasparenza fiscale e la lotta contro l’elusione”. Nel frattempo Bruxelles sta valutando l’ipotesi di trasformare in realtà la tanto temuta web tax per i colossi come Facebook, eBay e Google. The post L’Ue deferisce l’Irlanda e Lussemburgo per gli aiuti di stato ad Apple e Amazon appeared first on Data Manager Online.

Data Dollar: una moneta che si basa sul valore dei dati personali diventa un nuovo metodo di pagamento

Kaspersky Lab ha creato un pop-up shop in cui i dati personali o meglio, i Data Dollar, sono l’unica moneta utilizzabile. L’obiettivo è dimostrare che i dati hanno un valore economico che può essere utilizzato per gli acquisti nei negozi del futuro Il Data Dollar Store è stato creato e allestito da Kaspersky Lab in Old Street a Londra, nel cuore della capitale della tecnologia. I clienti si sono messi in coda molto presto per aggiudicarsi le stampe esclusive del noto street artist Ben Eine, ma sono rimasti molto sorpresi di fronte al modo con cui avrebbero dovuto pagare le opere d’arte, veniva in effetti chiesto a loro di rinunciare alle proprie fotografie personali o ai video e utilizzarli come metodo di pagamento per gli acquisti. Dopo la sorpresa iniziale hanno però acconsentito favorendo l’aumento della valuta Data Dollar. Il Data Dollar Store, è stato ideato per far crescere negli utenti la consapevolezza del valore effettivo dei dati personali e attirare altri player di mercato ad unirsi a questa attività utilizzando il simbolo del Data Dollar. Per l’occasione è stato realizzato un video. Tenuto conto che la quantità di dati personali continua a crescere in modo esponenziale, possiamo dire che le persone, in modo del tutto inconsapevole, portano con sè ogni giorno una vera e propria miniera d’oro fatta di monete preziose che non subiscono l’influenza dei tassi di cambio o della posizione geografica. Secondo Kaspersky Lab, la mancanza di consapevolezza rispetto al valore effettivo dei propri dati personali è un ostacolo enorme che impedisce alle persone di comprendere quanto sia necessario proteggere i propri dati. La speranza è che attraverso i Data Dollar questa consapevolezza possa aumentare e rendere quindi più sicura l’esperienza online di tutti. “Per noi il Data Dollar è principalmente un mezzo per sensibilizzare gli utenti sul valore dei dati”, afferma Morten Lehn, General Manager Italy di Kaspersky Lab. “Quindi, se un sito web offre dei servizi gratuitamente, ma chiede in cambio i dati personali dei clienti per monetizzare il proprio servizio, dovrebbe utilizzare il simbolo del Data Dollar per dimostrare che si sta verificando una forma di scambio”, continua Lehn. Kaspersky Lab ha dimostrato che fare acquisti in un pop-up store temporaneo di Londra utilizzando i dati come valuta può funzionare. Il negozio che è stato aperto per due giorni ha attirato diversi clienti che volevano aggiudicarsi ad ogni costo le stampe esclusive e le opere d’arte di Ben Eine, il noto street artist. I clienti erano convinti che avrebbero fatto una normalissima esperienza di shopping e che quindi dopo aver osservato i prodotti e scelto quelli da acquistare sarebbero andati alla cassa  per pagarli con del denaro. Quello che è accaduto invece è che al momento del pagamento ai clienti è stato chiesto di pagare in Data Dollars, la nuova valuta creata da Kaspersky Lab e che consiste nei dati personali dei clienti contenuti all’interno del loro smartphone: immagini, video o testi. Morten Lehn ha aggiunto: “È facile dimenticarsi della quantità enorme di dati che condividiamo quotidianamente. La sensazione di perdita che si prova quando i dati personali vengono sottratti contro la nostra volontà, diventa molto più realistica quando qualcuno prende il nostro smartphone e davanti ai nostri occhi, scorre tutti i nostri dati decidendo quali prendere. L’effetto di questa esperienza di acquisto, che abbiamo potuto esplorare grazie al Data Dollar Store, è stata per noi molto interessante.  Secondo un sondaggio globale, anche se il 29% delle persone in tutto il mondo è stato vittima di un attacco informatico, il 39% non protegge i propri dispositivi dagli attacchi. Le persone dovrebbero dare ai propri dati lo stesso valore che danno al denaro. Visto che i dati personali hanno valore e possono essere utilizzati come mezzo di scambio o per fare acquisti è importante proteggerli facendo di tutto per evitare che vengano rubati o persi”. The post Data Dollar: una moneta che si basa sul valore dei dati personali diventa un nuovo metodo di pagamento appeared first on Data Manager Online.

Edge di Microsoft potrebbe debuttare su iOS e Android

Microsoft starebbe pensando di portare il browser Edge su iOS e Android ma ci vorrà ancora molto tempo Microsoft con Windows 10 si è posto l’obiettivo di creare un’esperienza unica su PC e mobile. L’arrivo dell’aggiornamento Fall Creators Update il 17 ottobre offrirà anche una migliore integrazione anche con piattaforme rivali come iOS e Android ma c’è un aspetto importante che mancherà. Il browser Edge non potrà essere utilizzato su iPhone e gli smartphone che sfruttano il sistema operativo di Google. Pare però che Microsoft si stia impegnando per cambiare le cose. Stando a quanto riporta il sito FrAndroid, l’azienda di Redmond ha messo i suoi sviluppatori al lavoro su una versione di Edge per iOS e Android in modo da consentire agli utenti di trasferire facilmente il proprio lavoro dal PC allo smartphone. Microsoft ha sempre negato questa possibilità ma pare che sia tornata sui propri passi per facilitare la diffusione di Edge, i cui avversari sono molto più avanti di lui in termini di utenza. Chi scaricherà il browser sul suo smartphone potrà trasferire cronologia e segnalibri dal PC e potrà anche contare su una maggiore integrazione con Bing. Per vedere questa novità bisognerà però attendere ancora un po’ di tempo in quanto ci sono alcuni problemi da risolvere. Edge su iOS ad oggi non potrà sfruttare il suo motore per alcune restrizioni imposte da Apple, che ha rilasciato su Github il codice del suo sistema operativo per mobile e desktop. The post Edge di Microsoft potrebbe debuttare su iOS e Android appeared first on Data Manager Online.