360 Consulenza
Assistenza

SAP nominata la software company più sostenibile al mondo

Il prestigioso riconoscimento del Dow Jones Sustainability Indices premia gli sforzi dell’azienda sui temi economici, ambientali e sociali con un punteggio globale del 77% SAP è stata nominata la software company più sostenibile al mondo secondo il Dow Jones Sustainability Indices (DJSI), l’indice di riferimento per gli investitori di tutto il mondo che integrano aspetti di sostenibilità nel proprio portafoglio. SAP ottiene questo riconoscimento per l’undicesimo anno consecutivo, raggiungendo un punteggio totale del 77% – il migliore nel settore software, in tutte e tre le aree di sostenibilità prese in considerazione: Economica: SAP, 71%; la media del settore è del 39% Ambientale: SAP, 87%; la media del settore è del 29% Sociale: SAP, 80%; la media del settore è del 29% Per nove dei 21 criteri chiave che contribuiscono a determinare il ranking, SAP ha raggiunto punteggi eccezionali. Tra i criteri nei quali SAP ha sfiorato il 100% vi sono corporate citizenship e filantropia (97%), reporting ambientale e sociale (96% in entrambe le categorie) e strategia climatica (95%). Nelle pratiche di lavoro, SAP ha ricevuto il punteggio massimo del 100% (la media del settore è del 46%): un risultato che riflette in primo luogo l’impegno di SAP per la trasparenza e per la diversità di genere. Nel 2016 SAP è anche stata premiata con la certificazione Economic Dividends for Gender Equality (EDGE); nel 2017 ha raggiunto l’obiettivo di avere il 25% delle posizioni manageriali occupate da donne. Il 97% ottenuto per le iniziative di corporate citizenship e filantropia (dove la media del settore è 28%) premia la capacità di SAP di toccare più di 3,24 milioni di persone e l’impegno a generare quasi 339.000 ore di volontariato grazie ai propri programmi di corporate social responsibility nel 2016. L’azienda ha ottenuto un punteggio del 96% nelle categorie reporting ambientale e reporting sociale, contro una media di settore del 23% e del 25%, rispettivamente. In questi ambiti, SAP emerge in virtù del proprio report integrato annuale e degli aggiornamenti trimestrali, entrambi liberamente consultabili, e della propria dashboard interna sulla sostenibilità, in grado di scomporre ed esaminare i dati sociali e ambientali fino al livello dei singoli team. Il punteggio del 95% per la strategia climatica riconosce l’ambizioso obiettivo di SAP di diventare neutrale sul piano delle emissioni di carbonio entro il 2025. I programmi dell’azienda su questo fronte hanno già contribuito a ridurre le emissioni a 3,6 tonnellate per dipendente a metà del 2017, contro le 5,0 tonnellate calcolate a metà 2016. L’impegno di SAP Italia Anche SAP Italia gioca un ruolo fondamentale per il raggiungimento di questi risultati, grazie per esempio alle importanti iniziative volte a rendere più sostenibili gli spostamenti dei dipendenti. Tra le azioni messe in atto ci sono la promozione di servizi di car sharing e car pooling, ma anche l’installazione di postazioni di ricarica per veicoli elettrici nei parcheggi della sede centrale di Vimercate e a breve anche presso gli uffici di Roma. SAP Italia ha inoltre sviluppato strumenti per limitare la necessità di trasferte e spostamenti, abbattendo ulteriormente le emissioni e contribuendo a migliorare la work-life balance dei propri dipendenti. Si tratta di sistemi di video conferencing e tool integrati di collaborazione virtuale, ma non solo: grazie al Virtual Lab realizzato nella sede di Vimercate, i responsabili delle aree di prevendita e vendite di SAP possono interagire virtualmente anche con i clienti, presentando le proprie demo senza doversi spostare fisicamente. “L’assunto fondamentale che guida il lavoro di SAP è che è possibile, anzi è necessario, agire nel presente per poter affrontare in modo ottimale il futuro. Questo significa anche avere una forte consapevolezza sui temi ambientali e sociali, ed essere pronti ad agire per ottenere risultati concreti su questi fronti”, commenta Mauro Giovenzana, Head of Real Estate and Facilities Iberia, Italy and MENA, a margine del Salone della CSR e dell’innovazione sociale di Milano. “SAP Italia ha avviato azioni concrete in questo senso, delle quali già vediamo i primi risultati: le emissioni per km del parco macchine aziendale sono in costante discesa, con una riduzione di circa 4 grammi di CO2 per km su base annuale, e il numero di spostamenti si riduce costantemente grazie ai programmi di car sharing e car pooling e agli strumenti di collaborazione virtuale. Inoltre, ci impegniamo a utilizzare solo energia verde per tutti i nostri uffici e data center, lavoriamo per migliorare costantemente i nostri sistemi di raccolta differenziata dei rifiuti e sviluppiamo soluzioni e servizi per aiutare anche i nostri clienti ad agire in modo più sostenibile”. The post SAP nominata la software company più sostenibile al mondo appeared first on Data Manager Online.

Lenovo, 25 anni di innovazione coi ThinkPad

Serio ma non serioso. E soprattutto concreto e performante. Il ThinkPad, che ha dato vita a un’iconica gamma di portatili, ritenuta da sempre tra le migliori in assoluto nel mondo Windows, compie 25 anni. Vissuti sempre alla grande Aveva solo un anno quando ha fatto il suo primo viaggio nello spazio. E da allora non si è più fermato. Perché da quel 2 dicembre 1993, quando un ThinkPad 700C salì a bordo dello shuttle Endeavour, sono stati moltissimi i modelli di ThinkPad impiegati in missioni spaziali, anche di lungo periodo, come quelle della Stazione Spaziale Internazionale e della stazione russa Mir. Presentato ufficialmente a Manhattan il 5 ottobre 1992, quando era ancora targato IBM, visto che come noto entrerà a far parte della grande famiglia Lenovo nel 2005, il ThinkPad compie dunque i suoi primi 25 anni, forte di numerosi traguardi. Sia di vendite, con i primi 10 milioni di esemplari venduti raggiunti nel 2000 e i 100 milioni superati nel 2014, sia tecnologici: oltre a essere il primo notebook in assoluto con un display TFT a colori, nel 1992, il ThinkPad è anche stato il primo portatile ad avere a bordo il CD-ROM, nel 1994, il DVD-ROM, nel 1997, e il lettore di impronte digitali, nel 2004. Si tratta di primizie tecnologiche che continuano tuttora e che soprattutto hanno contribuito a rafforzare negli anni il posizionamento della gamma ThinkPad come la più desiderata e apprezzata dagli utenti professionali e aziendali. «Il ThinkPad ha contribuito a rivoluzionare il modo di lavorare. Business, istruzione, sanità, supply chain e finanza sono solo alcuni dei segmenti che sono stati trasformati dal mobile computing negli ultimi venticinque anni», ha sottolineato Emanuele Baldi, country general manager e amministratore delegato di Lenovo in Italia. «Ma anche i prossimi venticinque anni saranno per le nuove generazioni un’opportunità per scoprire il ThinkPad e le sue caratteristiche leggendarie. Finché i clienti avranno esigenze particolari e difficili da risolvere, ci sarà sempre un ThinkPad a farlo». Storia esemplare Ma è forse il caso di ripercorrere brevemente la storia dei ThinkPad, che fin dall’inizio ha visto nei laboratori di Yamato, in Giappone, la culla principale del loro sviluppo, a cominciare dal modello PS/2 L40 SX che fu il primo vero notebook di IBM. Tale modello, forse anche a causa del nome cervellotico tipico di quegli anni o dell’altrettanto tipico colore grigio declinato in pochissime sfumature (oggi si chiamerebbe “greige”), non ebbe un grande successo. Ma la strada era segnata, e con il talento del designer Richard Sapper, scomparso a fine 2015, e di Arimasa Naitoh a capo del team di sviluppo, nacque il ThinkPad 700C, dichiaratamente ispirato al bento, il tipico contenitore del pranzo take away made in Japan, e rigorosamente di colore nero, in netta rottura col famigerato greige. Il nero non verrà più abbandonato, anche se negli ultimi anni si è aggiunta la variante argento. Altra caratteristica iconica è il TrackPoint, un bottoncino di colore rosso vivo posizionato al centro della tastiera, che funge da strumento di puntamento in aggiunta al trackpad. Potenza e leggerezza Fin dall’inizio, il ThinkPad 700C andò letteralmente a ruba, aprendo la strada a un consenso universale che non accenna a diminuire, alimentato anche da un ampliamento di gamma che ha visto avvicendarsi anche modelli piccoli, con display da 12 pollici a fianco del classico taglio business da 14, e da workstation portatili caratterizzate da eccezionali performance. Nel 2006, a un anno dall’acquisizione della divisione PC da IBM, nasce il ThinkPad X41, il primo realizzato interamente in casa Lenovo: l’idea è quella di mantenere sempre un saggio equilibrio tra le due caratteristiche più apprezzate negli anni, come la forma classica, caratterizzata anche dalla livrea nera e dal TrackPoint rosso, e la massima funzionalità, a cui contribuisce anche la tastiera ergonomica e di alta precisione, tuttora il punto di riferimento nel mercato business. Ma la rivoluzione più recente è quella del 2012 con il primo ThinkPad X1 Carbon, un ultrabook business sottile e leggero grazie allo chassis in fibra di carbonio. Arrivato quest’anno alla sua quinta generazione, il ThinkPad X1 Carbon è oggi quasi quattro volte più sottile e due chili più leggero del 700C, ma soprattutto è oltre cento volte più veloce in termini di pura potenza di calcolo rispetto al processore da 25 Mhz del 700C. E come non dimenticare gli altri due ThinkPad X1 della stessa famiglia, il ThinkPad X1 Tablet e il ThinkPad X1 Yoga? Quest’ultimo rappresenta al meglio l’essenza della gamma ThinkPad e l’innovazione di Lenovo: non a caso, è uno “Yoga”, linea creata nel 2012 per il mondo consumer per evocare la flessibilità data dallo schermo che ruota a 360 gradi, per dare la possibilità di usare il notebook in 4 pratiche modalità. E per mantenere il successo nei prossimi 25 anni. The post Lenovo, 25 anni di innovazione coi ThinkPad appeared first on Data Manager Online.

Goolge presenta i Pixel 2 e tante altre novità

Google ha presentato i Pixel 2 (la versione XL arriverà anche in Italia) insieme a nuovi prodotti della gamma Home, cuffie wireless e la seconda generazione dei visori VR Per Google è arrivato il momento di lanciare la sfida ad Apple e Samsung e ai rispettivi iPhone X e Galaxy S8. Big G ha svelato ieri i suoi nuovi smartphone Pixel 2 sottolineando il fatto che sono progettati mettendo l’intelligenza artificiale al centro del progetto. “Stiamo passando dall’era del mobile a quella delle AI. – ha spiegato Sundar Pichai, CEO dell’azienda di Mountain View – E siamo fiduciosi perché in questo cambiamento siamo in prima linea”. Per la prima volta gli smartphone di Google usciranno dai confini statunitensi e arriverano anche in Italia entro i primi giorni di novembre, anche se solamente nella versione XL. Pixel 2 è stato prodotto da HTC e offre un display OLED da 5 pollici con risoluzione QHD, 4 GB di RAM, processore Qualcomm Snapdragon 835, 64 o 128 GB di spazio d’archiviazione a disposizione dell’utente. La fotocamera da 12 pixel al contrario della concorrenza è dotata di un singolo sensore ma offre la tecnologia Dual Pixel che “può raddoppiare ogni pixel come se la camera fosse doppia” e Google Lens unito a uno stabilizzatore d’immagini professionale. Pixel 2 XL è stato realizzato da LG e si differenzia dal modello base per un display da 6 pollici. La versione da 64 GB sarà l’unica disponibile in Italia. Entrambi i dispositivi ovviamente integreranno Google Assistant e utilizzeranno Android 8.0 Oreo come sistema operativo. Il primo costerà 649 dollari mentre il secondo 849 dollari. Agli smartphone potranno essere associate le nuove cuffie wireless Pixel Buds da 149 dollari con assistente vocale in grado di comprendere 40 lingue. Google ha anche rinnovato la linea Home con i modelli Mini e Maxi. Il primo si differenzia dalla versione attuale solo per le dimensioni ridotte mentre il secondo è pensato per chi vuole un sistema audio avanzato e offre quindi un altoparlante più ampio con una potenza 20 volte superiore insieme a un abbonamento a YouTube Red. Home Mini arriverà in 7 Paesi al di fuori degli USA (Italia esclusa) e costerà 49 dollari. Home Maxi invece debutterà negli Stati Uniti a dicembre a 399 dollari e poi arriverà in altri Paesi l’anno prossimo. Le novità non finisco però qui. Con la nuova videocamera smart Google Clips (249 dollari) arriva anche una nuova versione del visore Daydream più leggero e meno ingombrante. Infine è arrivato Pixelbook, un Chromebook 2-in-1 che integra uno schermo tattile da 12,3 pollici QHD, processori Intel i5 e i7, 16 GB di RAM e hard disk SSD da 256 GB. Il display è ripiegabile e quindi come i Surface di Microsoft si può passare dal formato laptop a quello tablet. Il sistema operativo è ChormeOS con compatibilità con lo store di Google Play. Il prezzo di partenza è di 999 dollari. The post Goolge presenta i Pixel 2 e tante altre novità appeared first on Data Manager Online.

Vodafone lancia la nuova strategia di posizionamento del brand

Il Gruppo Vodafone ha annunciato oggi la nuova strategia di posizionamento, presentando un nuovo claim ed un nuovo logo. Si tratta del primo rinnovamento del brand Vodafone, uno dei più conosciuti al mondo, da quando, nel 2009, fu lanciato lo slogan “Power to you”. La nuova strategia di comunicazione, che sarà declinata in tutti i 36 Paesi in cui Vodafone è presente, sottolinea la fiducia di Vodafone nelle nuove tecnologie e servizi digitali, che avranno un ruolo sempre più significativo nel trasformare la società e migliorare la qualità della vita delle persone nei prossimi anni. Il nuovo posizionamento di Vodafone si concentra sul tema del futuro, espresso dal claim “The future is exciting. Ready?”. La prima parte del claim sarà tradotto nelle lingue locali dei Paesi del Gruppo, mentre la seconda parte – ‘Ready?’ – rimarrà in inglese. In italiano sarà: “Il futuro è straordinario. Ready?”. La nuova identità visiva darà maggiore risalto all’iconico “speech mark” di Vodafone (la “virgoletta”) creato nel 1998. In tutti i materiali di comunicazione lo “speech mark” sarà centrale nella grafica e apparirà in modalità bidimensionale anziché 3D come il logo attuale. La strategia di posizionamento del brand è stata sviluppata dopo un periodo di approfondite ricerche e sperimentazioni, che tengono conto dei pareri quantitativi e qualitativi di oltre 30mila persone in 17 Paesi. Dal 6 ottobre il Gruppo Vodafone avvierà la più grande campagna pubblicitaria a livello globale dei suoi 33 anni di storia. Lo spot TV – un filmato di 60 secondi che racconta come l’interazione umana rimanga una costante mentre le tecnologie evolvono nel tempo – è stato prodotto dall’agenzia ‘Ridley Scott Associates’. Motivi per guardare al futuro con ottimismo Vodafone ha commissionato un sondaggio a YouGov su circa 13mila persone in 14 Paesi, tra cui l’Italia, per valutare come le persone percepiscono il futuro. Tra i principali risultati: Indipendentemente dall’età, gli intervistati ritengono che l’innovazione tecnologica avrà un impatto molto positivo sul futuro nei prossimi 20 anni; i giovani tra i 18 e i 24 anni, sono i più ottimisti riguardo al futuro, con il 62% convinto che gli standard di vita tra 20 anni saranno migliori rispetto ad oggi; complessivamente, gli intervistati di tutte le fasce di età ritengono che da qui a 20 anni i propri standard di vita, e quelli dei loro figli, saranno migliori rispetto ad oggi. Vodafone si è anche rivolta a Futerra per identificare 10 dei principali trend emergenti che potrebbero trasformare le abitazioni e la vita lavorativa delle persone. Per farlo, ha coinvolto cinque affermati ‘futurologi’, uno per continente, che tra le principali innovazioni tecnologiche hanno individuato: componenti stampati in 3D per la costruzione di alloggi, con componenti stampati in 4D in grado di evolversi nel tempo assieme alle esigenze abitative delle famiglie; un aumento di cinque volte della capacità globale di produzione di energia pulita grazie all’installazione di pannelli solari non più solo sui tetti degli edifici, ma anche su finestre, pareti e persino sulle autostrade; operazioni mediche personalizzate grazie alla bio-stampa 3D di organi e arti; nuovi sistemi di trasporto pubblico, con treni ultraveloci che collegheranno le città sfiorando i mille chilometri all’ora; progetti di raccolta idrica su larga scala, come sistemi di raccolta dell’acqua piovana, reintegro delle acque freatiche e dissalazione, in grado di trasformare la vita di 1,2 miliardi di persone che vivono in aree colpite da penuria idrica; e crescita dell’uso dei sensori connessi in agricoltura, con conseguente aumento della produzione alimentare, e sviluppo di nuove fonti proteiche che sostituiranno sempre più la carne. Così Serpil Timuray, Chief Commercial Operations and Strategy Officer del Gruppo Vodafone: ‘Crediamo ci siano molte valide ragioni per essere ottimisti riguardo al futuro, partendo dalle grandi innovazioni emergenti nella scienza e nella tecnologia, che già iniziano ad avere un profondo e positivo impatto sulla società. Vodafone può contate su una lunga storia nella diffusione di nuove tecnologie a milioni di persone in tutto il mondo, migliorando la qualità della vita e trasformando i luoghi di lavoro. Il nostro nuovo posizionamento vuole incarnare la missione di Vodafone, ovvero quella di aiutare i nostri clienti e le comunità ad accogliere e beneficiare delle straordinarie innovazioni che plasmeranno il mondo.’ Il marchio Vodafone Uno dei marchi di telecomunicazioni più riconosciuti al mondo, con un valore attribuito di 22 miliardi di dollari (Brand Finance, 2017) Il logo originale Vodafone è stato creato nel 1985. La figura di Pegaso è stata aggiunta al logo in 1993. L’identità visiva della “virgoletta” Vodafone è stata creata nel 1998. Dal 2001 il logo incorpora una SIM card. La prima versione tridimensionale scheumorfica dell’identità visiva della “virgoletta” risale al 2005. Nel 2009 “Power to you” è diventato lo slogan di Vodafone. Per sviluppare la sua nuova strategia di posizionamento del marchio, Vodafone ha lavorato con le agenzie MEC, Santo, Brand Union e Kantar, del gruppo WPP. The post Vodafone lancia la nuova strategia di posizionamento del brand appeared first on Data Manager Online.

Yahoo: 3 miliardi di utenti colpiti dal breach del 2013

La compagnia ha diffuso i numeri degli account violati con le attività di hacking di quattro anni fa, rivedendo al rialzo le cifre rivelate in precedenza Più di quanto previsto. Yahoo ha diffuso i numeri degli utenti colpiti dal breach delle sue piattaforme nel 2013, esattamente quattro anni fa. La cifra resa ufficiale in precedenza era di 1 miliardo di account mentre pare che siano almeno 3 miliardi le persone realmente interessate. A rivelare è un documento inviato dalla multinazionale alla U.S. Securities and Exchange Commission (SEC), in cui si legge come ognuno degli iscritti ad almeno uno dei servizi dell’americana sia stato, almeno in teoria, possibile vittima degli hacker. L’evidenza di una tale vastità è emersa durante il processo di fusione con AOL, per creare la nuova compagnia Oath, dopo la finalizzazione dell’acquisizione da parte di Verizon all’inizio dell’anno. Azione difensiva Appena dopo il nuovo annuncio, Yahoo si è difesa spiegando come i suoi tecnici abbiano preso “tutte le precauzioni” per proteggere gli account. Tali azioni comprendono l’aver contattato gli utenti coinvolti dal breach invitandoli a cambiare password e a impostare nuove domande e risposte di sicurezza. Una misura dovuta ma alquanto tardiva visto che si parla di una violazione avvenuta un bel po’ di tempo fa, utile agli hacker per compiere le loro malefatte con i dati delle persone colpite. Ancora peggio, i 2 miliardi di navigatori extra hanno saputo solo adesso della necessità di rafforzare le chiavi di accesso ai servizi della compagnia, probabilmente subendo un danno maggiore rispetto al miliardo precedente. Di certo la più preoccupata per le recenti rivelazioni è Verizon, che nonostante abbia ricevuto un ingente sconto sul prezzo iniziale di acquisizione, si è portata a casa una multinazionale da riprendere sia dal punto di vista economico che nell’immagine. The post Yahoo: 3 miliardi di utenti colpiti dal breach del 2013 appeared first on Data Manager Online.

Bancomat: gli attacchi sono sempre più network-based

Trend Micro e l’Europol presentano l’ultimo report sui malware per ATM Anche quest’anno, Trend Micro, leader globale nella sicurezza per il cloud e il Centro Europeo per il Cybercrime di Europol (EC3), presentano un nuovo studio per fare il punto sullo stato dell’arte dei malware per ATM (Automated Teller Machine). La ricerca, dal titolo “Cashing in on ATM Malware” prende in considerazione gli attacchi malware sia fisici che network-based ed esamina i dettagli di come vengono create queste minacce. Il numero di ATM nel mondo è in continua crescita e dovrebbe raggiungere i 4 milioni nel 2021. I malware per ATM non sono da meno e oltre a essere in continuo aumento sono anche evoluti. Un tempo queste minacce avevano infatti bisogno di un accesso fisico per colpire, ma ora possono infettare con successo una macchina grazie a un attacco network-based, sfruttando la rete della banca. Questo genere di attacchi non solo mette a rischio le informazioni personali e i dati critici, oltre a grandi quantità di denaro, ma espone le banche a violazioni degli standard PCI. L’obiettivo di Trend Micro ed Europol è fornire i giusti strumenti alle aziende del settore finanziario per proteggersi da questa pericolosa tipologia di malware. Mitigare i rischi  che derivano dagli ATM è possibile, questi sono alcuni suggerimenti: Mantenere il sistema operativo, i software e le configurazioni di security aggiornate Applicare patch tempestive alle infrastrutture di reti aziendali e ATM Utilizzare una tecnologia di whitelisting per proteggere l’ambiente Introdurre meccanismi di intrusion prevention e breach detection per identificare comportamenti malevoli dei sistemi e proteggere gli ATM durante le operazioni Assicurare il monitoraggio in tempo reale degli eventi di sicurezza rilevanti, relativi sia agli hardware che ai software Distribuire e utilizzare attivamente soluzioni anti-malware sui notebook dei tecnici e i dispositivi USB Formare i tecnici nel maneggiare con cura i dispositivi media USB che possono essere rimossi Oltre al report pubblico, è disponibile una versione per le Forze dell’Ordine, le istituzioni finanziarie e le aziende di security. Questo report privato fornisce ulteriori dettagli per rafforzare gli ATM e i sistemi di rete e prevenire attacchi futuri contro le istituzioni finanziarie. The post Bancomat: gli attacchi sono sempre più network-based appeared first on Data Manager Online.

CA Technologies: al via la quinta edizione di “Deploy your talents”

Il Liceo Plinio Seniore sarà il primo istituto di Roma ad aderire alla campagna di quest’anno, promuovendo presso i propri studenti una maggiore consapevolezza nella scelta del futuro professionale CA Technologies annuncia l’avvio della quinta edizione del progetto “Deploy your talents”– Stepping up the STEM (Science, Technology, Engineering & Mathematics) agenda for Europe”, promosso in collaborazione con la Fondazione Sodalitas, e parte del programma europeo di Responsabilità Sociale d’Impresa di CA Technologies Create Tomorrow. Il programma si pone l’obiettivo di sensibilizzare gli studenti circa il valore della formazione nelle materie tecnico-scientifiche, per aiutarli a fare chiarezza sulle loro scelte future, stimolando parallelamente il coinvolgimento delle ragazze in ambiti nei quali sono tradizionalmente meno presenti, come quello tecnologico. Gli insegnanti, da parte loro, attraverso Deploy your Talents possono acquisire informazioni aggiornate e abilità nuove con cui arricchire l’insegnamento delle discipline STEM. “Vogliamo promuovere maggiori attività di informazione, sia da parte delle scuole che delle aziende, per consentire ai giovani di guardare a nuovi orizzonti e avere un’ampia visibilità sugli sbocchi professionali che la tecnologia può offrire loro”, commenta Michele Lamartina, Amministratore Delegato di CA Technologies. “Attrarre talenti con competenze in ambito STEM è vitale per le aziende che vogliono poter competere in un’economia sempre più digitale, ma oggi esiste ancora un forte divario tra domanda e offerta”. In Italia, l’ultima edizione della campagna “Deploy our talents” (anno scolastico 2016/2017) ha raggiunto oltre 400 studenti, attraverso un programma di formazione, tutoraggio e project work che si è sviluppato sia nelle aule scolastiche che ospitando gli studenti sia in azienda. CA Technologies ha collaborato con 12 imprese e 12 istituti scolastici superiori fino a maggio 2017 in un percorso di incontri dove i volontari delle aziende hanno condiviso esperienze professionali e consigli utili con gli studenti. Quest’anno per la prima volta il progetto viene esteso sul territorio coinvolgendo una scuola romana, il liceo Plinio Seniore, dove il progetto prenderà il via a partire da questo mese. Le attività presso gli istituti di Milano inizieranno invece nel mese di gennaio, come nelle edizioni precedenti. “Sono lieta di avviare, per la prima volta a Roma, questa ‘attività di “alternava scuola lavoro” in due sezioni delle terze superiori, insieme a CA Technologies  in collaborazione con la fondazione Sodalitas”, ritenendo fondamentale sensibilizzare gli studenti e in particolar modo le studentesse sull’importanza della formazione tecnico-scientifica e per dar loro una maggiore consapevolezza in previsione della loro scelta futura di prosecuzione degli studi”, commenta la prof.ssa Maria Teresa Martelletti, Dirigente Scolastico del Liceo Scientifico Plinio Seniore. Il tema è particolarmente attuale per il nostro Paese, i dati recentemente diffusi dall’Ocse confermano che il numero di adulti laureati in Italia è fermo al 18%, una delle percentuali più basse in Europa, e che solo il 25% di essi è in ambito STEM. Inoltre, una recente ricerca condotta da NetConsulting cube per CA Technologies e Fondazione Sodalitas per promuovere il dibattito sul valore della formazione STEM e sul ruolo delle donne nell’innovazione ha evidenziato come, su un campione di 60 aziende, gli addetti che ricoprono ruoli tecnico scientifici siano il 30% e, di questi, solo il 13% sia rappresentato da donne. “L’impegno delle aziende leader per orientare gli studenti verso le professioni tecnico-scientifiche è fondamentale in termini sia di occupazione che di pari opportunità: sono ancora troppe le opportunità di lavoro che rimangono scoperte perché le competenze sono inadeguate, ed è ancora troppo forte lo stereotipo di genere”, commenta Carlo Antonio Pescetti, Consigliere Delegato della Fondazione Sodalitas. “Per questo Fondazione Sodalitas ha scelto di attuare in Italia la campagna europea “Deploy your talent”: in questo senso, la partnership con CA è significativa per contribuire a diffondere la cultura STEM nella scuola italiana”. Per CA Technologies, “Deploy your talents” rappresenta uno dei tasselli del programma di responsabilità sociale d’impresa “Create Tomorrow” realizzato per contribuire a ridurre l’attuale mancanza di competenze nelle materie STEM attraverso la partnership con ONG e istituzioni scolastiche. The post CA Technologies: al via la quinta edizione di “Deploy your talents” appeared first on Data Manager Online.

Open Innovation, le novità dal lab di G2

G2 Startups – una delle realtà più significative nel panorama dell’innovazione tecnologica e della digital transformation – apre un innovation lab per creare uno spazio di community e sviluppare il suo ecosistema fatto di partnership, collaborazione, idee innovative e progetti d’avanguardia. I nuovi uffici si trovano in via Legnone a Milano e sono all’interno di uno stabile che porta le firme prestigiose di Giò Ponti e Luciano Baldessari. Lo scorso 4 ottobre G2 ha aperto le porte del nuovo spazio a imprenditori, startup e innovatori per parlare di open innovation e trasformazione digitale. L’evento è stato anche un’occasione per approfondire il punto di vista dell’azienda sui temi hot della new economy e sulla percezione del mercato. “Vogliamo che la nuova sede diventi il luogo d’incontro della nostra community fatta di persone, idee e progettualità”, ha spiegato Roberta Gilardi, CEO di G2. “Ci occupiamo soprattutto di tecnologie smart, e vogliamo lavorare con soggetti imprenditoriali selezionati, in modo da tenere un alto livello qualitativo nei progetti”. I mercati di riferimento di G2 sono il mondo dell’impresa e l’open innovation da una parte, le startup dall’altra. L’obiettivo è di supportare le imprese (dalle piccole alle grandi dimensioni) a trovare il modello di business più adatto alle loro caratteristiche ed esigenze, perché “la tecnologia è uno strumento che abilita le funzionalità, ma senza un piano preciso e sostenibile il business non può decollare”. Per quanto riguarda il mondo delle startup (e scaleup), G2 sta già valutando alcuni progetti validi sia per il mercato domestico che per quello internazionale, nell’ambito dell’energia pulita ma non solo. “I temi della smart mobility & transportation sono molto attraenti per le aziende. Tutto il settore della smart city lo è, ma ancora una volta bisogna lavorare sulla trasformazione anche culturale, non solo tecnologica, della società”, sottolinea Gilardi. Le città intelligenti, per realizzarsi, devono anche essere vissute da cittadini “smart”, e questo comporta una sfida per costruire un tipo di società che sappia davvero trarre vantaggi della rivoluzione digitale. Nei prossimi mesi sono previste una serie di attività da svolgersi nei nuovi uffici di G2, da workshop a incontri con esperti, mentre prosegue la ricerca di partner istituzionali e associazioni di imprenditori per far crescere il network. Prosegue anche l’attività di Acceleratio, che vede due unità attive in centro e sud Italia per creare sinergie. “Il mondo dell’industria e della manifattura 4.0 è un riferimento importante nel mercato nazionale, insieme ai piani del Governo Italiano per stimolare la digitalizzazione delle imprese. Il difficile è però costruire un sistema in cui le idee innovative siano supportate da un modello di business vincente”. Nei prossimi mesi ci sarà una call per le startup per iniziare a popolare gli spazi dei nuovi uffici, poi partirà la fase di selezione. “Un altro aspetto importante è che nell’era della digitalizzazione, noi crediamo comunque nel contatto umano, sia in ufficio che per fare networking. Nella nuova sede abbiamo voluto far convivere l’innovazione con la tradizione, lo sguardo al futuro con l’importanza delle nostre radici. Questo connubio tra vintage e hi-tech ci affascina molto”. I nuovi spazi si articolano in due lab dedicati al lavoro con professionisti e startup, una sala riunioni con biblioteca, una sala per i meeting e il training e spazi in comune per un po’ di relax nelle pause di lavoro. “Tra queste mura c’è una parte importante del patrimonio di libri della mia famiglia – ha concluso Gilardi – e l’idea di poter lavorare con tante aziende innovative per costruire insieme un nuovo mercato e una nuova società ci rende davvero orgogliosi”. The post Open Innovation, le novità dal lab di G2 appeared first on Data Manager Online.