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Ecco HMD Odyssey, la risposta di Samsung a HTC Vive

Il nuovo visore basato sulla piattaforma Mixed Reality di Microsoft è già in pre-vendita negli USA a 499 dollari È arrivata in sordina la mossa di Samsung nel mondo VR, quello vero. La compagnia coreana ha compiuto un bel passo in avanti nella sua strategia di diffusione di tecnologia virtuale, passando dai pur onestissimi Gear VR ad HMD Odyssey, un dispositivo decisamente più completo. Si tratta di un paio di visori che si appoggiano sulla piattaforma Windows Mixed Reality, la stessa su cui hanno lavorato marchi come Acer, Asus e Lenovo. Esteticamente è molto simile agli HTC Vive, compresi i due anelli/gamepad che servono per interagire con i mondi tridimensionali, solo che qui il prezzo è più concorrenziale del previsto, grazie a un’etichetta di 499 dollari, almeno nella prevendita statunitense che vede le consegne a partire dal 6 novembre. Come sono fatti Il primo visore standalone di Samsung monta un doppio display Amoled ognuno da 3,5 pollici con risoluzione da 1.400 X 1.600 pixel, angolo di visione da 100 gradi e refresh rate di 90 Hz. Ovviamente, come gli altri, va collegato a un computer con Windows 10 e l’aggiornamento ad Autumn Creators. “Samsung è impegnata nel creare un ecosistema completo di piattaforme che portano agli utenti le ultime tecnologie disponibili – ha detto l’azienda – e siamo convinti di poterlo fare con un partner come Microsoft, da sempre attento agli sviluppi della realtà virtuale. Quando abbiamo cominciato a pensare all’HMD avevamo un solo obiettivo in mente, realizzare un accessorio di alto livello, semplice da configurare e che potesse trasportare chiunque nel magico mondo del VR”. Non sappiamo se e quando HMD Odyssey sarà disponibile in Europa ma ci terremo aggiornati in merito. The post Ecco HMD Odyssey, la risposta di Samsung a HTC Vive appeared first on Data Manager Online.

John McAfee ha presentato Sentinel: ecco cos’è

Il fondatore della famosa compagnia di sicurezza ha svelato il box che permette di monitorare, in modalità passiva, il traffico sulla rete, avvisando in caso di hacker In molti pensavano che il prodotto spesso menzionato da John McAfee, in grado di rendere più sicure le comunicazioni aziendali, fosse uno smartphone. Già in passato qualche brand aveva provato a lanciare un dispositivo del genere, come il Blackphone, basato su un passaggio del traffico su reti virtuali private, esterne a quelle delle grandi organizzazioni. E invece no, Sentinel, questo il nome del prodotto, è un oggetto diverso, che mantiene lo scopo prefissato ma in maniera più ampia. Costruito da MGT, si tratta di un box composto da un hardware passivo, da collegare a ogni subnet del proprio network per monitorare tutto il traffico in entrata e in uscita, utilizzando un algoritmo avanzato, che avvisa l’amministratore quando scova qualcosa di strano. Interessante ma costa tanto Lo scopo di Sentinel non è solo quello di impedire che gli hacker portino a termine le loro operazioni, notificando in tempo i reparti IT dell’azienda, ma anche capire se all’interno del network ve ne siano già alcuni che hanno operato, o stanno operando, indisturbati. “Utilizzando le informazioni recuperate dal box – spiegano da MGT – lo staff può prendere le dovute misure per contrastare la minaccia e scoprire dove hanno puntato i criminali. Per la prima volta chiunque può adottare un approccio proattivo piuttosto che reattivo alla cybersecurity”. Sentinel ha un costo importante di 2.500 dollari, tanti ma se l’oggetto riesce davvero a fare ciò che promette allora potrebbe trattarsi di un’ottima soluzione in-house per proteggere la propria struttura, senza dover ricorrere a fornitori esterni, almeno per reti di dimensioni medio-piccole. The post John McAfee ha presentato Sentinel: ecco cos’è appeared first on Data Manager Online.

Microsoft vuole davvero cancellare i Surface?

I dirigenti di Lenovo e Dell sono convinti che i Surface abbiano esaurito il loro corso e che Microsoft presto li cancellerà Microsoft ha innegabilmente cambiato il mercato dei laptop 2-in-1 con la sua linea Surface ma a quanto pare il ritorno economico non è tale da poterne garantire la sopravvivenza, almeno secondo alcuni dei più importanti produttori del settore. Nel corso del Canalys Channels Forum il CFO di Lenovo, Gianfranco Lanci, ha dichiarato che l’azienda di Redmond ottiene ricavi consistenti dal cloud e dalla distribuzione di Windows e Office ma allo stesso tempo perde moltissimo dal lato hardware. Il ritorno economico legato a questi prodotti non sarebbe sufficiente a sostenerne la produzione e quindi i Surface potrebbero sparire anche prima del 2019. Il direttore generale di Dell, Marius Haas, ha espresso considerazioni diverse sullo stato di salute dei tablet convertibili di Microsoft ma è giunto alla stessa conclusione. I Surface hanno ormai raggiunto lo scopo di favorire la diffusione delle soluzioni software di Redmond mostrandone in pieno le potenzialità. Ora che il loro compito si è esaurito, è arrivato per il loro il momento di sparire o comunque di rallentare le nuove uscite. Haas ritiene che la società fondata da Bill Gates, che curiosamente ha nella propria tasca uno smartphone Android, non abbia mai davvero avuto l’intenzione di creare una gamma prodotti particolarmente articolata e ricca. Steve Brazier, CEO di Canalys, ha dichiarato che il numero uno di Microsoft, Satya Nadella, ha già in mente di abbandonare il settore hardware per dedicarsi interamente a quello software in quanto i risultati economici dei Surface sono stati troppo altalenanti negli ultimi anni. Le opinioni dei produttori non hanno ovviamente fatto piacere all’azienda di Redmond, che ha invece sottolineato come i suoi tablet convertibili siano un punto di riferimento per i prodotti legati alla produttività e che quindi continuerà a progettarne di nuovi e più innovativi. The post Microsoft vuole davvero cancellare i Surface? appeared first on Data Manager Online.

BT e INTERPOL insieme per combattere il cybercrime

BT è il primo provider di telecomunicazioni a sottoscrivere un accordo reciproco di scambio dati BT ha annunciato di essere diventato il primo provider telco a siglare un accordo di scambio dati con INTERPOL, nell’ambito delle iniziative volte ad intensificare gli sforzi per combattere la crescente incidenza del cybercrime in tutto il mondo. L’accordo, firmato presso l’INTERPOL Global Complex for Innovation (IGCI) di Singapore, fornisce un framework per lo scambio di informazioni sulle minacce che si concentra sui dati relativi ai trend del crimine informatico, sulle minacce informatiche emergenti e conosciute e sugli attacchi di natura maligna. L’accordo di condivisione reciproca dei dati promuoverà una ancora maggiore cooperazione tra le parti, impegnate nella lotta per proteggere famiglie, consumatori, imprese e governi contro la crescente marea del cybercrime. Gli esperti di threat intelligence di BT condivideranno con IGCI un livello di conoscenza e una visione unica in ambito globale delle minacce in evoluzione, aiutando INTERPOL nei suoi sforzi di identificare e prendere contromisure contro i criminali informatici che operano in tutto il mondo. BT collabora già da tempo con INTERPOL e quest’anno è stata tra le sole sette aziende internazionali con competenze in materia di sicurezza a fornire collaborazione in un’importante operazione contro il cybercrime nel Sud-Est asiatico. Il team di threat intelligence and investigation di BT, con base nel security operations center di Singapore, ha fornito informazioni sulle minacce nella regione, tra cui i dati relativi a gruppi di ‘hacktivist’ locali e siti di phishing. A livello complessivo l’operazione ha portato alla scoperta di quasi 9.000 server ‘command and control’ (C2), che sono tipicamente utilizzati per lanciare gli attacchi DDoS (Distributed Denial of Service) e per diffondere malware, ransomware e spam. A seguito delle indagini sono stati scoperti centinaia di siti web compromessi, inclusi portali governativi. “Le dimensioni e la complessità delle attuali minacce informatiche fanno sì che la cooperazione in tutti i settori sia essenziale se si vuole combattere efficacemente questo fenomeno globale”, ha dichiarato Noboru Nakatani, Executive Director di IGCI. “L’accordo di INTERPOL con BT è un passo importante nei nostri continui sforzi per garantire che le Polizie di tutto il mondo abbiano accesso alle informazioni necessarie per combattere le minacce informatiche in evoluzione”, ha aggiunto Nakatani. Mark Hughes, CEO di BT Security, ha dichiarato: “La condivisione tra le Polizie e il settore privato di informazioni sulle minacce è essenziale nella lotta contro la criminalità informatica, che ha una natura sempre più senza frontiere. La lotta al cybercrime richiede pertanto una risposta collettiva e globale in cui i settori pubblico e privato lavorano a stretto contatto. L’expertise di BT in materia di sicurezza aiuterà INTERPOL ad identificare i criminali informatici e a valutarne le responsabilità, sebbene approfondiamo congiuntamente le sfide che noi e le altre organizzazioni affrontiamo nella lotta agli attacchi informatici “. Un recente report di KPMG sulla cyber security commissionato da BT ha definito le cinque fasi che le aziende attraversano durante il loro percorso verso la leadership nella sicurezza informatica. Il report  conclude che per raggiungere la fase finale – la vera leadership – le imprese devono comprendere che per rafforzare ulteriormente le loro difese devono entrare in contatto con la community più ampia scambiando dati e expertise con i loro peer e con le organizzazioni del settore pubblico. L’accordo di condivisione dei dati tra BT e INTERPOL ne è un esempio pratico, ed entrambe sono focalizzate alla realizzazione di una community di partner in tutto il mondo per mitigare le minacce informatiche. The post BT e INTERPOL insieme per combattere il cybercrime appeared first on Data Manager Online.

Xiaomi ha aperto il suo primo negozio in Europa

Il primo Xiaomi Mi Store europeo ha aperto ad Atene. L’azienda cinese ha allestito uno spazio in cui ammirare i suoi prodotti e comprendere meglio la sua filosofia Apple, Samsung, Google e tutte le grandi società che si occupano di smartphone e dispositivi smart hanno i loro flagship store in cui toccare con mano i nuovi prodotti e sperimentare in prima persona la loro filosofia aziendale. Ora che i produttori cinesi possono competere ad armi pari con i colossi statunitensi e dell’Estremo Oriente è arrivato anche per loro il momento di realizzare store monomarca non solo in patria ma anche in quelle della concorrenza. Huawei ha scelto Milano per aprire il suo primo negozio in Europa mentre Xiaomi il 28 settembre ha inaugurato il suo ad Atene. Si tratta di un profondo cambio di strategia per l’azienda fondata da Lei Jun che ha sempre scelto di fornire i suoi smartphone online o tramite rivenditori selezionati. Xiaomi Mi Store è stato realizzato in collaborazione con InfoQuest Technologies e ovviamente mette in bella mostra i prodotti più celebri dell’azienda cinese come Mi Mix 2. Nel negozio non trovano comunque spazio solamente gli smartphone ma anche altri dispositivi come smartband, power bank, smartwatch e notebook come Mi Notebook Pro. L’allestimento è inoltre curato in ogni dettaglio per trasmettere i valori del produttore cinese a tutti i suoi clienti. Xiaomi, che ha stretto una partnership con Nokia per lo scambio di brevetti, dovrebbe invadere ufficialmente l’Europa nei prossimi mesi sfruttando la collaborazione con Google e a breve aprirà altri flagship store nelle città più importanti del Vecchio Continente. The post Xiaomi ha aperto il suo primo negozio in Europa appeared first on Data Manager Online.

Trattenere i clienti e spingerli a comprare di più grazie al cognitive computing

Secondo uno studio SB Italia, le evoluzioni tecnologiche verso il machine learning e l’intelligenza artificiale migliorano la customer experience o l’efficienza della supply chain. Il customer care diventa centro di profitto e la supply chain un vero centro d’intelligenza Migliorare le relazioni con i clienti e anticiparne le propensioni d’acquisto, velocizzare al massimo i tempi di consegna delle merci, individuare sacche di inefficienza in tempo reale per ridurre i costi. Queste sono alcune fra le esigenze più stringenti per la maggioranza delle aziende, oggi impegnate nei processi di trasformazione digitale, con l’obiettivo di sviluppare il proprio business, ma anche rendere più flessibili e, in ultima analisi, meno costosi i processi-chiave. Secondo lo studio di SB Italia, il cognitive computing può fornire risposte concrete alle più importanti necessità odierne delle aziende. Le tecnologie di cui si compone sono in grado di elaborare enormi quantità di informazioni, imparare in modo autonomo, interagire nel linguaggio dell’uomo e riprodurne i modelli di pensiero. In questo modo, un’impresa commerciale può avvalersi di un sistema cognitivo per standardizzare le modalità di comportamento della clientela, elaborare proposte e offerte personalizzate sulla base dei gusti dei consumatori, simulare l’andamento delle vendite per ottimizzare i flussi di magazzino, fare di un customer care a misura di singolo utente una leva commerciale. Allo stesso modo, un’azienda di produzione può fare manutenzione predittiva sui propri impianti, iniettare intelligenza nella supply chain prevenendo le inefficienze, concretizzare i propri desideri di time-to-market potendo prendere decisioni basate su maggiori elementi di certezza. E questi sono solo alcuni degli esempi di come il cognitive computing, oggi, possa essere la chiave per risolvere problemi di business concreti e comuni alla maggior parte delle realtà impegnate a rimanere e crescere nel proprio mercato di riferimento. Cognitive Computing: uno scenario in rapida evoluzione Di cognitive computing si parla già da qualche tempo e in questo involucro sono racchiusi gli strumenti che consentono di riprodurre a grandi linee il funzionamento del cervello umano. Tramite l’impiego di tecnologie di machine learning e linguaggio naturale, l’obiettivo di questa evoluzione della business intelligence è quello di dare un senso più compiuto alla massa di informazioni che le aziende si trovano a dover trattare e facilitare i processi decisionali. In pratica, si tratta di creare conoscenza a partire da una grande quantità di dati oggi un po’ più facilmente elaborabili grazie alle tecnologie di gestione Big Data. Le aziende, infatti, stanno sempre più aggregando montagne di informazioni interne ed esterne, delle quali l’essere umano non è più in grado di fare un’efficace sintesi. Il cognitive computing si occupa di contestualizzare le informazioni e fornire degli “insight” anche estremamente dettagliati. Per riuscirci, come abbiamo già notato, si fa appello alle tecnologie di machine learning, all’analisi dei grafi e all’ elaborazione del linguaggio naturale. In realtà, gli algoritmi utilizzati non sono di per sé nuovi, ma traggono beneficio dalla crescita esponenziale della potenza di calcolo oggi disponibile. Con l’informatica di tipo cognitivo, si esce dalla tipica modalità binaria del “sì o no”: ciò che viene predetto non è un risultato certo, ma un’indicazione basata su punteggi e correlazioni. Il segmento del cognitive computing e dell’intelligenza artificiale è in fase di forte ascesa. Una recente stima di Idc parla di un incremento degli investimenti pari nel 2017 al 59,3%, per un valore a livello mondiale di 12,5 miliardi di dollari. Fino al 2020, l’analista indica un tasso di incremento medio annuo del 54,4%, che porterà il volume d’affari totale a 46 miliardi di dollari. La stessa Idc prevede che, entro il 2018, il 75% delle aziende, nonché degli sviluppatori software, implementeranno alcune funzioni di cognitive computing in almeno un’applicazione aziendale. E ancora, entro il 2019, il 40% delle iniziative di trasformazione digitale sarà supportato proprio da capacità cognitive. Le prospettive concrete di applicazione: CUSTOMER CARE E SUPPLY CHAIN Uno degli ambiti a potenziale più elevato è quello della gestione e del rafforzamento del rapporto con la clientela. Qui le tecnologie cognitive hanno già trovato applicazione pratica per esempio nel campo del cosiddetto “churn management”, ovvero il tasso di potenziale abbandono di un brand (di solito per passare a un concorrente), che può essere controllato e ridotto, rilevando segnali di debolezza a partire dai dati di un Crm o dalle interazioni con i call center. In effetti, negli attuali ambienti di Business Intelligence e anche in quelli già strutturati per gestire i Big Data, è divenuta consuetudine accumulare ampie quantità di informazioni sui clienti, che però raramente si traducono in una conoscenza in grado di produrre una rapida reazione. Il cognitive computing, ci dice SB Italia, consente di automatizzare alcune di queste azioni, grazie alla capacità di imparare dai dati, elaborarli e restituire indicazioni e raccomandazioni. Ricadute immediatamente percepibili si possono avere, per esempio, nella riduzione del tempo e delle risorse necessarie per risolvere problematiche specifiche dei clienti. In prospettiva, lungo questa via, è possibile convertire le strutture di customer care in veri e propri centri di profitto, facendo leva sull’efficienza del servizio per attivare azioni commerciali anche durante l’interazione. I consumatori, oggi, vogliono risposte rapide alle loro richieste e un’esperienza personalizzata sulle proprie attitudini. Le soluzioni cognitive consentono di individuare rapidamente le preferenze di spesa degli individui, analizzando in modo autonomo dati provenienti, per esempio, dagli andamenti demografici, dallo storico degli acquisti, dalle wish list raccolte online e anche dai social media. Il rapporto con il cliente può divenire così più diretto e coinvolgente, grazie alla possibilità di usare il linguaggio naturale nelle varie fasi di ingaggio, proporre idee ritagliate sui gusti reali e addirittura fornire consigli di spesa. Un altro ambito di concreta applicazione open cognitive computing riguarda l’evoluzione della supply chain. La trasformazione digitale in corso sta già influenzando un settore nel quale un maggior livello di automazione, velocità ed efficienza può creare fin d’ora un significativo vantaggio competitivo. Basti pensare a una grande realtà come Amazon, che ha potuto fornire servizi di consegna anche molto rapida alla propria clientela proprio perché ha automatizzato e reso intelligente il proprio sistema logistico. Ma non occorre

SOLUTIONS 30: solida crescita del fatturato e dei risultati semestrali

Il Consiglio di Sorveglianza di SOLUTIONS 30, leader europeo nelle soluzioni per le nuove tecnologie, presieduto da Jean-Marie Descarpentries, ha esaminato e approvato il bilancio consolidato per l’esercizio 2016, chiuso al 30 giugno e approvato dal comitato esecutivo. Nel primo semestre 2017, SOLUTIONS 30 ha raggiunto un fatturato consolidato di 117,2 milioni di euro, in crescita del + 36% rispetto allo stesso periodo del 2016 con ottimi risultati in tutti i paesi grazie a una crescita di tipo organico (in Francia) oppure di crescita esterna legata all’integrazione di realtà acquisite (Germania, Benelux e Spagna). SOLUTIONS 30 gode di prospettive di crescita del business in tutti i paesi. In particolare in Germania, attualmente il secondo mercato più grande del Gruppo, ma anche nel Benelux, in Italia e in Spagna. Gianbeppi Fortis, presidente del consiglio esecutivo SOLUTIONS 30, ha commentato: “Questi risultati confermano la capacità del Gruppo di gestire simultaneamente una solida espansione in Francia, una forte crescita organica in tutta Europa e l’integrazione delle strutture acquisite, in particolare in Germania. Dal 2015 Solutions 30 ha accelerato il suo progetto di crescita che ha avuto successo grazie a un modello di business che combina efficienza operativa e disciplina finanziaria. Le nostre prestazioni sono anzitutto il risultato degli impegni rispettati in maniera irreprensibile da parte dei nostri team, nonché delle loro competenze e capacità di risposta”. “Continueremo a replicare il nostro modello di business in tutte le regioni dove sono richieste installazioni a livello locale, come in Germania che è diventata il secondo mercato del Gruppo in questo semestre” – ha aggiunto Karim Rachedi, Chief Operating Officer di SOLUTIONS 30 – “Con la sempre maggiore diffusione del digitale, che ha ormai un impatto in tutti i settori di attività, possiamo contare su un buon numero di driver di crescita in tutto il mondo per le nostre attività. SOLUTIONS 30 dispone delle infrastrutture adatte a seguire la crescita di questi mercati e abbiamo ormai consolidato la nostra partecipazione a diverse gare organizzate o attualmente allo studio in diversi paesi tra cui: Francia, Germania, Italia, Benelux e Spagna nei nostri campi di competenza “. Primo contratto per l’installazione dei nuovi contatori elettrici italiani In Italia, SOLUTIONS 30 ha vinto una gara indetta da ENEL per l’installazione di 380.000 nuovi contatori elettrici di nuova generazione. Questo contratto rappresenta il 40% di una importante gara indetta dal gruppo italiano che, attraverso la sua controllata e-distribuzione S.p.A., intende sostituire nei prossimi anni un totale di quasi 32 milioni di contatori. Le installazioni inizieranno nel quarto trimestre 2017. EBIT e EBITDA in aumento L’EBITDA (margine operativo lordo) rettificato si attesta a 10,6 milioni di euro, in crescita del 38%, e, in valore relativo, è il 9,0% del fatturato, in lieve crescita rispetto all’8,9% del primo semestre 2016. E questo nonostante l’incremento di 1,1 punti dei costi operativi diretti legati all’inizio di alcune operazioni in Francia, compensato però dal controllo dei costi strutturali. Dopo aver registrato un ammortamento operativo per 1,5 milioni di euro, legato all’investimento neo software aziendale S30 Net e alle attrezzature utilizzate dai tecnici del Gruppo, l’EBIT rettificato è risultato pari a 9,1 milioni di euro, in crescita del 35%. Il risultato finanziario è stato pari a 0,8 milioni di euro rispetto a 0,4 milioni dello stesso periodo dell’anno precedente. Esso include 0,2 milioni di euro in oneri non ricorrenti legati all’attuazione, all’inizio dell’anno, di finanziamenti strutturati che assicurano la politica di crescita esterna del Gruppo (costituzione di una linea di credito di 35 milioni di euro per un periodo di 6 anni; debito a medio-lungo termine per un importo di 30 milioni di euro per un periodo di 6 anni e un debito a breve termine di 10 milioni di euro, confermato per 5 anni). L’utile netto delle società consolidate è stato pari a 6,2 milioni di euro rispetto a 4,3 milioni di euro del semestre dell’anno precedente e il risultato netto (quota di gruppo) è stato pari a 4,9 milioni di euro, in crescita del 39%. Una solida struttura finanziaria Al 30 giugno 2017 il patrimonio netto di Gruppo era pari a 41,6 milioni di euro rispetto ai 37,5 milioni di euro al 31 dicembre 2016 e il debito finanziario netto è pari a 28,1 milioni di euro contro i 20,6 milioni di euro dello stesso periodo dell’anno precedente. Con un gearing (indebitamento finanziario netto su mezzi propri) del 67% e un tasso di copertura degli oneri finanziari netti da 11,8x EBIT, il gruppo SOLUTIONS 30 ha la flessibilità e la libertà d’azione necessarie per il perseguimento della sua strategia di crescita esterna in tutta Europa. Prospettive di crescita confermate La buona prestazione del primo semestre del Gruppo conferma i suoi obiettivi di crescita a due cifre per l’esercizio finanziario 2017. Il Gruppo rinnova il proprio impegno anche nel secondo semestre per controllare l’aumento dei costi diretti connessi con l’integrazione delle imprese tedesche di recente acquisizione; la messa a punto delle attività di business legate al settore delle utilities in Italia; e gli investimenti in Francia per lanciare internet ad alta velocità e le attività di installazione degli smartmeter Linky. The post SOLUTIONS 30: solida crescita del fatturato e dei risultati semestrali appeared first on Data Manager Online.

Smart Mobility World 2017: “the place to be” per i leader della mobilità sostenibile

Un nuovo round di “pesi massimi” per la manifestazione giunta alla quinta edizione: in posizione di massimo rilievo FCA, poi Enel, Bosch, Bticino con PSA. A Lingotto Fiere il 10 e 11 ottobre prossimi Ha superato le attese sia dal punto di vista quantitativo che, soprattutto, qualitativo l’adesione delle aziende a Smart Mobility World. Significativamente, gran parte delle partecipazioni sono caratterizzate oltre che da una presenza in area espositiva soprattutto da interventi nell’agenda delle conferenze. Tra i più recenti arrivi spiccano FCA, Enel, Bosch e BTicino con PSA. La presenza FCA a SMW 2017 sarà di altissimo profilo, come Main Sponsor Plus, all’insegna di una strategia integrata per la new mobility, basata su mobilità condivisa, connettività e guida autonoma e sostenibilità. L’approccio FCA alla mobilità sostenibile si fonda infatti su tre linee di azione: migliorare l’efficienza dei veicoli alimentati con carburanti tradizionali, e aumentare la quota dei veicoli ad alimentazioni alternative; incoraggiare la diffusione di nuovi modelli di mobilità (sharing mobility); sviluppare le tecnologie di connettività e la guida autonoma per una gestione integrata del traffico. FCA è attiva da tempo su queste direttrici e a Smart Mobility World illustrerà il proprio impegno con una serie di interventi in conferenza. Nel Forum Nazionale sulla Mobilità Elettrica, la mattina del 10 ottobre, interverrà il Cluster Trasporti Italia 2020 – di cui FCA detiene la presidenza – per parlare dell’impegno del mondo dei trasporti nella transizione verso l’elettrico; nella stessa giornata, nell’ambito della sessione sulla City Logistics, Daniele Lucà, Head of Fiat Professional Brand Development, interverrà parlando di come i costruttori stanno affrontando le nuove sfide poste dalla distribuzione delle merci nelle aree urbane; lo stato dell’arte e le evoluzioni delle tecnologie di connettività di FCA saranno invece i protagonisti della presentazione di Francesco Lilli, in CRF Head of Electrical/Electronics Innovation nella sessione Connected Car sempre del 10 pomeriggio; Virgilio Cerutti, Head of Business Development Central Coordination, esporrà nella sessione Sharing Mobility della mattina dell’11 ottobre i programmi FCA nel settore, che in Italia vedono il successo di Enjoy nelle principali città italiane. Infine, sempre nel pomeriggio dell’11, FCA parlerà di gas naturale e biometano con Massimo Ferrera (FCA-CRF Powertrain Research & Technology, Gasoline & Alternative Fuels Advanced Engineering), e di guida autonoma e dell’esperienza FCA e CRF sui progetti europei e nazionali di sperimentazione del veicolo senza conducente con Luisa Andreone (FCA-CRF Innovation, Collaboration & Public Funding). Enel interverrà al Forum nazionale per lo sviluppo della mobilità elettrica, organizzato in collaborazione con Regione Piemonte e CEI-CIVES nel pomeriggio del 10 ottobre con Alberto Piglia, Head e-Mobility, Global e-Solutions, che parlerà di “mobilità elettrica ed infrastrutture”, con riferimento alle soluzioni e alle referenze dell’azienda, leader indiscusso in Italia e player importante a livello internazionale. Da parte sua l’11 ottobre Bosch tratterà delle più rilevanti novità legate alla guida autonoma e alle soluzioni di parcheggio intelligente e connesso nei convegni Automated Driving & Autonomous Vehicles e Connected Parking. Gli interventi di Bosch saranno focalizzati sulla condivisione di soluzioni tecnologiche finalizzate al raggiungimento di una nuova era della mobilità, libera da incidenti, stress ed emissioni. Infine Bticino e PSA presenteranno nel Forum nazionale per lo sviluppo della mobilità elettrica il proprio progetto di servizio integrato di logistica sostenibile per l’ambiente urbano basato sulle colonnine di ricarica Bticino, compatibili con tutte le infrastrutture di distribuzione, e sulla nuovissima linea di furgoni ad emissioni zero della Casa francese, Peugeot Partner Full Electric e Citroën Berlingo Van Full Electric. Smart Mobility World è organizzato da Clickutility Team, GL Events Italia e Innovability ed è patrocinato da Regione Piemonte, Comune di Torino e Camera di Commercio Industria, Agricoltura e Artigianato di Torino, oltre che dalle principali associazioni di settore. L’evento è organizzato nell’ambito di Torino Design of the City, settimana di incontri, esposizioni e workshop dedicati al design. The post Smart Mobility World 2017: “the place to be” per i leader della mobilità sostenibile appeared first on Data Manager Online.