Ransomware: l’AI domina la scena del Q2 2025
Secondo l’analisi di Check Point Research nel secondo trimestre del 2025, il ransomware ha subito una profonda trasformazione: si riducono i riscatti, si potenziano i cartelli Check Point Research, nell’ultimo Ransomware Threat Intelligence Report, analizza come l’ecosistema del ransomware si stia rapidamente trasformando. Il cambiamento registrato nel corso del secondo trimestre del 2025 è causa di malware generato dall’intelligenza artificiale, di un crollo della fiducia nella decrittografia, dalla presenza di cartelli “affiliate-powered”, e una frammentazione del panorama delle minacce, complicandone il rilevamento. Il ransomware basato sull’intelligenza artificiale non è più solo teoria Nel corso del 2025, i gruppi di ransomware stanno rendendo operativa l’intelligenza artificiale. All’inizio di quest’anno, Check Point Research ha rilevato campagne che utilizzavano l’intelligenza artificiale generativa per contenuti di phishing, offuscamento del codice e impersonificazione delle vittime. L’intelligenza artificiale sta agendo come un moltiplicatore di forza per i criminali informatici, rimuovendo le barriere all’ingresso e riducendo la dipendenza da sviluppatori altamente qualificati. Le negoziazioni sono supportate dall’intelligenza artificiale e da servizi innovativi Il gruppo di ransomware noto come Global Group (chiamato anche El Dorado o Blacklock) promuove il “supporto alla negoziazione basato sull’intelligenza artificiale” come parte della sua offerta Ransomware-as-a-Service (RaaS). Questo probabilmente aiuta gli aggressori a perfezionare le loro tattiche di negoziazione per ottenere riscatti più elevati. Gli esperti ritengono che questi strumenti di intelligenza artificiale includano: Bot in grado di personalizzare le comunicazioni relative al riscatto in base alle risposte delle vittime Messaggi generati dall’intelligenza artificiale progettati per essere più persuasivi o minacciosi Una profilazione psicologica per esercitare una pressione strategica sui decisori Nel secondo trimestre, Qilin è emerso anche come attore dominante nell’implementazione di nuovi strumenti e servizi di estorsione progettati per intensificare la pressione sulle vittime e massimizzare i pagamenti. Questi includono l’offerta di assistenza legale per esaminare i dati rubati, valutare potenziali violazioni normative nella giurisdizione della vittima e preparare la documentazione da presentare alle autorità competenti, quali agenzie fiscali, forze dell’ordine. Queste tattiche avanzate alzano l’asticella per i difensori, che devono adottare capacità di rilevamento e risposta altrettanto intelligenti. Il ransomware diventa un brand Il business del ransomware si sta professionalizzando e decentralizzando. Il gruppo DragonForce ha aperto la strada a un cambiamento e si definisce un “modello di cartello del ransomware”. A differenza delle tradizionali operazioni di Ransomware-as-a-Service (RaaS), in cui gli affiliati seguono un manuale centrale, DragonForce consente agli affiliati di operare in modo semi-indipendente, essenzialmente gestendo le proprie campagne, scegliendo i propri obiettivi e personalizzando le tattiche di estorsione. Elementi chiave del modello di cartello: Strumenti white label: gli affiliati hanno accesso agli avanzati strumenti di creazione di ransomware, all’infrastruttura dei siti di divulgazione e ai meccanismi di crittografia di DragonForce. Licenze di marchio: gli attacchi portano il nome DragonForce, conferendo loro immediata notorietà e valore di paura, anche se gli operatori principali non sono direttamente coinvolti. Indipendenza operativa: questa configurazione distribuisce il rischio aumentando al contempo la portata, rendendo più difficili gli abbattimenti e più oscura l’attribuzione. Ciò che distingue DragonForce è anche la sua enfasi strategica sul marchio e sulla visibilità, in particolare attraverso la sua partnership di recente costituzione con Ramp, il più grande forum underground dedicato al ransomware. Il ransomware riflette ora pratiche tecnologiche legittime, adottando quello che sembra un approccio in stile franchising. Per la prima volta, secondo Coveware, il valore dei riscatti del ransomware è diminuito del 25-27%. Alla base del calo si trovano alcuni fattori: Maggiore resilienza: sempre più organizzazioni stanno investendo in backup, segmentazione e risposta agli incidenti, il che dà loro la sicurezza necessaria per rifiutare le richieste di riscatto Sfiducia nei confronti degli aggressori: le vittime dubitano sempre più che il pagamento porterà a chiavi di decrittazione funzionanti o alla cancellazione dei dati Pressione politica: governi come quelli degli Stati Uniti e dell’Australia stanno proponendo o applicando divieti di pagamento dei riscatti, ridefinendo il calcolo del rischio Tuttavia, il ransomware non scomparirà presto. Al contrario, gli attaccanti modificano costantemente i loro metodi: Vari tipi di tripla estorsione: le minacce ora vanno oltre la crittografia e includono il furto di dati e attacchi diretti a clienti, dipendenti o partner Aste di dati: i dati rubati vengono venduti su siti di leak o aste sul dark web, monetizzando le violazioni anche senza il pagamento da parte delle vittime Attacchi alla reputazione: alcuni gruppi lanciano attacchi DDoS o contattano i media e le autorità di regolamentazione per esercitare pressioni pubbliche sulle vittime affinché paghino Il gioco sta passando dalla crittografia a scopo di riscatto all’estorsione con ogni mezzo necessario. Frammentazione dopo il crollo: la nuova normalità del ransomware Il dominio del ransomware non è più concentrato in pochi nomi. Stiamo assistendo a una frammentazione dell’ecosistema, e questa è una sfida importante per i difensori. Solo nel secondo trimestre del 2025: LockBit, un tempo il gruppo RaaS più prolifico, ha subito ulteriori battute d’arresto operative e ha perso affiliati RansomHub, un altro gruppo di alto livello, avrebbe chiuso i battenti. Cactus e altri gruppi di medio livello sono scomparsi o si sono frammentati in rami più piccoli Ma invece di un calo dell’attività dei ransomware, stiamo assistendo a un aumento di attori nuovi o rinominati, molti dei quali riutilizzano codici e strumenti trapelati, che li implementano con maggiore discrezione, e quindi: L’attribuzione è più difficile: con i confini sfumati tra i gruppi e il malware riciclato, i difensori non possono fare affidamento sui tradizionali IOC o TTP. Il rilevamento è ritardato: i gruppi più piccoli volano sotto il radar, spesso emergendo solo dopo aver compiuto con successo le violazioni. La risposta è più lenta: le forze dell’ordine e i team IR aziendali devono ora fare i conti con decine di minacce a basso segnale piuttosto che con pochi grandi attori. In altre parole, l’ecosistema del ransomware non si sta riducendo, ma si sta frammentando. Per stare al passo con il ransomware nel 2025 non bastano le patch e la difesa perimetrale. Check Point consiglia di: Adottare un’architettura di sicurezza connessa che integri la protezione degli endpoint, della rete e delle identità, in particolare negli ambienti ibridi e multi-cloud. Implementare soluzioni anti-phishing su larga scala, tra
Le minacce AI assillano le aziende europee
La nuova ricerca di Palo Alto Networks mette in luce le principali sfide cyber per le aziende europee nel 2025. Le minacce AI preoccupano il 66% degli intervistati L’Intelligenza Artificiale (AI) è ormai molto diffusa all’interno delle aziende, ma non solo. Gli attacchi informatici in circolazione diventano sempre più efferati e precisi proprio perché gli strumenti di AI vengono sfruttati anche dai cybercriminali. Palo Alto Networks, specialista globale nella cybersecurity, ha pubblicato una nuova ricerca che mostra come due terzi (66%) delle aziende europee considerino le minacce basate su AI come il più grande rischio cyber nel 2025. Per quanto riguarda la difesa da queste minacce, oltre la metà degli intervistati (55%) ha indicato complessità tecnologica e mancanza di interoperabilità come le sfide più significative per la definizione di una postura di sicurezza avanzata, evidenziando ancora una volta l’urgente necessità di semplificare i sistemi di sicurezza in modo da poter affrontare attacchi in costante evoluzione. A livello di settore, i servizi finanziari (compresi quelli assicurativi) e quelli professionali (compresi quelli scientifici e tecnici) si sono distinti come quelli messi maggiormente a rischio dall’attuale panorama delle minacce. In entrambi i settori, più della metà (58%) degli intervistati ha segnalato la complessità tecnologica e la scarsa interoperabilità come una delle principali sfide da affrontare. Anche le minacce basate su AI rappresentano una fonte di preoccupazione, citate come problematiche dal 79% degli intervistati del settore finanziario e dal 73% di quelli professionali. Minacce AI e non solo. Cosa preoccupa le aziende europee? Condotta da Vitreous World per Palo Alto Networks, l’indagine raccoglie i contributi di dirigenti e professionisti senior della sicurezza in Europa, analizzando il loro atteggiamento rispetto alla frammentazione tecnologica in aree come interoperabilità e consolidamento degli strumenti, nonché all’AI e alle sfide derivanti dall’implementazione di posture di sicurezza avanzate. Tra i principali settori presi in esame vi sono IT e comunicazioni, servizi professionali, scientifici e tecnici, manufatturiero, servizi finanziari e assicurativi, nonché commercio all’ingrosso, al dettaglio e riparazione di autoveicoli. Dopo complessità tecnologica e mancanza di interoperabilità, il secondo principale ostacolo allo sviluppo di un solido framework di sicurezza è la gestione di un numero eccessivo di fornitori e strumenti di protezione, citato da oltre un terzo (35%) degli intervistati. Ulteriori risultati significativi della ricerca: Nonostante la consapevolezza della crescente importanza delle minacce AI, permane una diffusa fiducia nelle difese attuali, con il 94% degli intervistati che dichiara di fidarsi della sicurezza delle applicazioni AI utilizzate nelle proprie attività. Tra i settori analizzati, quello manifatturiero è quello che ha indicato la maggiore fiducia (98%). In risposta alle minacce AI, le aziende europee la stanno incorporando sempre più nelle loro strategie di sicurezza, con oltre 8 intervistati su 10 (83%) fiduciosi di utilizzare la tecnologia al massimo del suo potenziale. Il settore del commercio all’ingrosso, al dettaglio e riparazione di autoveicoli si è rivelato quello più fiducioso (88%) in questa categoria. La frammentazione tecnologica continua a essere un ostacolo alla realizzazione di posture di cybersecurity efficaci in Europa: il 50% di tutti gli intervistati concorda sul fatto che soluzioni frammentate limitino rispettivamente la loro capacità di affrontare le minacce e trasformare la loro sicurezza. In questo caso, il settore più pesantemente colpito (61%) è quello dei servizi professionali. Le conseguenze della frammentazione tecnologica sono diventate ancora più estese da un punto di vista operativo, con conseguenti inefficienze dei costi per le organizzazioni europee, tra cui l’aumento delle spese di formazione (45%) e di approvvigionamento (44%). Gli intervistati nel settore dei servizi professionali hanno segnalato più frequentemente (55%) l’incremento dei costi di formazione. La frammentazione ha anche un impatto personale sulle risorse umane, soprattutto attraverso l’aumento dei carichi di lavoro per gli operatori della sicurezza (47%) e dei livelli di turnover del personale (39%). I servizi finanziari stanno vivendo il maggiore impatto dell’incremento dei carichi di lavoro (57%), mentre quello professionali registrano i più alti livelli di turnover del personale (45%). Alla luce delle significative inefficienze dei costi e della scarsa interoperabilità derivanti dalla frammentazione, la semplificazione e l’integrazione degli stack tecnologici sono una priorità per il 90% delle organizzazioni europee per quest’anno, con i settori del commercio e dei servizi finanziari che dimostrano la maggiore urgenza (97%). Sebbene il 90% delle organizzazioni europee si dichiari aperto a un approccio alla sicurezza basato su piattaforma, solo il 40% ha consolidato – completamente o in maggior parte – le proprie soluzioni di cybersecurity su piattaforme di sicurezza. Nonostante tutti gli intervistati del commercio all’ingrosso, al dettaglio e della riparazione di autoveicoli (100%) abbiano segnalato un’apertura alla platformization, solo il 42% ha completamente o per lo più consolidato le proprie soluzioni. Ciò rivela una grande discrepanza tra le intenzioni e le azioni verso la protezione cyber. Il percorso da seguire è chiaro: le aziende devono unificare le proprie difese e sfruttare l’AI all’interno delle proprie posture di sicurezza per proteggersi dalle minacce AI. Dichiarazioni “È evidente che l’emergere di minacce basate su AI abbia condotto a un significativo aumento delle preoccupazioni per le organizzazioni europee; tuttavia, in molte stanno lottando per definire strategie di sicurezza efficaci ed efficienti per combattere questo rischio crescente”, afferma Thierry Karsenti, Vice-President EMEA & LATAM Systems Engineering di Palo Alto Networks. “Alla luce di ciò, stiamo assistendo a una forte transizione verso la platformization, che sta consentendo alle aziende non solo di rimuovere la complessità non necessaria, ma anche stabilire difese più forti rispetto a minacce in rapida evoluzione”. Fonte: BitMat
Facebook: scoperta nuova campagna malware per furto credenziali
Lo StealC v2 scovato da Kaspersky si diffonde attraverso messaggi inviati su Facebook. Scopri i dettagli nell’articolo Nonostante la crescente sensibilizzazione, i social media continuano a essere terreno fertile per minacce informatiche mirate al furto di credenziali. L’ultimo caso, risalente alla fine di agosto 2025, è stato individuato dal Global Research and Analysis Team (GReAT) di Kaspersky: una nuova campagna malevola che sfrutta uno stealer, un tipo di malware progettato per sottrarre password e altre credenziali dagli account. Lo StealC v2, una variante aggiornata del malware infostealer, si diffonde attraverso messaggi inviati su Facebook. Finora sono stati registrati oltre 400 attacchi, con utenti colpiti in diversi Paesi, tra cui Turchia, India e Indonesia. Tutto parte da un messaggio su Facebook Come parte di questo attacco, gli utenti ricevono messaggi su Facebook che probabilmente contengono un link camuffato da notifica relativa al blocco del proprio account. Esempio di messaggio phishing camuffato da notifica di blocco dell’account Selezionando il link si apre una finta pagina di supporto di Facebook che informa l’utente che il suo account è stato bloccato a causa di attività sospette. Per “ripristinare l’accesso”, viene richiesto di cliccare sul pulsante “Appeal”, che avvia il download di uno script dannoso progettato per installare StealC v2, un pericoloso malware distribuito secondo il modello Malware-as-a-Service, sul dispositivo della vittima. Il malware è in grado di rubare password, cookie, screenshot e dati dei portafogli di criptovalute. Un messaggio di phishing contenente un link che, se cliccato, scarica l’info-stealer. StealC v2, individuato per la prima volta nel 2025, rappresenta un’evoluzione significativa rispetto alla versione originale, potenziandone le capacità e aumentando i rischi sia per gli utenti privati che per le aziende. La prima versione di StealC, comparsa nel 2023 all’interno di un forum del dark web, è rapidamente diventata uno strumento molto diffuso tra i cybercriminali, grazie alla sua facilità d’uso, alle sue funzionalità avanzate e alla facile reperibilità. I consigli di Kaspersky Per proteggersi dagli attacchi di phishing come quelle in circolazione su Facebook, Kaspersky consiglia ad aziende e utenti privati di: Fare attenzione a e-mail e siti web che sembrano autentici.I cybercriminali possono replicare in modo convincente grafiche e loghi ufficiali, ma spesso gli hyperlink contengono errori di battitura o reindirizzano a pagine sospette. Diffidare dai messaggi che creano urgenza o minacciano conseguenze. Le campagne di phishing spesso cercano di spaventare le vittime per spingerle ad agire in fretta, ad esempio chiedendo un cambio immediato della password o l’invio di dati personali. Verificare sempre la provenienza di messaggi, telefonate o link non richiesti, anche se sembrano legittimi. Non condividere mai codici di autenticazione a due fattori (2FA). Utilizzare soluzioni di sicurezza affidabili capaci di bloccare efficacemente i tentativi di phishing. Dichiarazioni “I cybercriminali fanno spesso leva sulla paura degli utenti di perdere i propri account e sulla pressione generata dal senso di urgenza. Questo tipo di paure può spingere le persone ad agire con poca cautela, aumentando il rischio di infezioni da malware come StealC v2. È fondamentale prestare attenzione e verificare sempre l’autenticità dei messaggi prima di cliccare su qualsiasi link”, ha commentato Marc Rivero, Lead Security Researcher del Global Research and Analysis Team di Kaspersky. Fonte: BitMat
Business Transformation e security: governance nelle organizzazioni decentralizzate
Nel mondo digitale odierno, la Business Transformation è parte integrante dello sviluppo aziendale. Tuttavia, seppur considerata una necessità per la crescita e la competitività, questa trasformazione cela un rovescio della medaglia: trasforma radicalmente il contesto della cyber sicurezza creando sfide complesse La responsabilità dell’acquisizione e dell’implementazione di tecnologie – in particolare di applicazioni aziendali specializzate come sistemi HR (per la gestione dei dati dei dipendenti), strumenti per la contabilità (come le soluzioni di firma elettronica dei documenti), piattaforme per la gestione della logistica o strumenti per il reparto di ricerca e sviluppo – si sposta gradualmente dalle funzioni IT centralizzate ai singoli dipendenti o alle unità aziendali: un numero crescente di addetti è autorizzato sempre più spesso ad adattare, sviluppare o acquisire tecnologie e applicazioni specifiche per il proprio dipartimento in autonomia. Ciò comporta che il volume e la complessità delle decisioni in materia di rischio cyber prese nei singoli reparti superino ormai quelle dei gruppi IT e di cybersicurezza centrali. Questa decentralizzazione delle competenze si somma alla progressiva dissoluzione dei confini del perimetro aziendale, dovuto all’introduzione di metodologie di lavoro agili, al crescente utilizzo di servizi cloud, alla digitalizzazione della supply chain e alla crescente interconnessione di dispositivi IoT, tutte componenti capitali di Business Transformation. Business Trasformation e escalation dei rischi informatici Questi profondi cambiamenti nel mondo aziendale richiedono un adattamento sostanziale della gestione della cybersicurezza, poiché, in questo scenario, l’approccio convenzionale alla sicurezza basato su linee di difesa statiche e perimetrali, è palesemente insufficiente per proteggere in modo completo gli asset digitali. I CISO si trovano quindi ad affrontare un’escalation esponenziale di rischi informatici: per i responsabili della sicurezza informatica sta diventando sempre più impossibile identificare ed esaminare ogni singolo rischio aziendale o dipartimentale. Anche solo questa perdita di controllo e visibilità è foriera di rischi non tollerabili. Per contrastare questo sviluppo inauspicabile occorrono contromisure strategiche. Il ritorno a una centralizzazione della governance del rischio offre un approccio molto più informato e scalabile, basato su un insieme di linee guida centralizzato ma flessibile, che supporti in modo ottimale il processo decisionale locale. A tale fine, dovrebbero essere istituiti comitati dedicati o team completi di governance, rischio e compliance il cui compito è definire policy e processi che consentano ai rispettivi risk owner nei dipartimenti specializzati di prendere decisioni fondate su criteri comuni. I fattori di cui tener conto nel fenomeno della Business Trasformation In questo contesto di trasformazione aziendale, è possibile identificare diversi fattori chiave per rafforzare la postura di sicurezza dell’organizzazione, che tengono conto di nuovi aspetti di governance. Questi fattori guidano i leader della cybersecurity nel difficile compito di elaborare un volume crescente di progetti e garantire sia tempi di consegna più rapidi sia una maggiore flessibilità e personalizzazione, superando al contempo i vincoli imposti da risorse limitate. Un primo fattore chiave è una valutazione olistica del rischio, con responsabilità decentralizzata. Le aziende dovrebbero aggiornare continuamente i propri profili di rischio e verificare tutti i nuovi processi aziendali e le tecnologie per individuare potenziali vulnerabilità. In questo processo, la responsabilità per la valutazione e la decisione sui rischi dovrebbe essere maggiormente delegata ai team locali che impiegano o sviluppano attivamente tecnologie o applicazioni specifiche, supportati da direttive centrali. L’efficienza si ottiene anche tramite l’automazione e l’orchestrazione. Gli strumenti di automazione possono essere utilizzati per razionalizzare i processi di sicurezza e per una più rapida rilevazione delle minacce. Ciò allevia il carico sulle risorse limitate del team di sicurezza centrale e consente una reazione più rapida ai rischi che emergono ai margini dell’azienda. Insieme a una rigorosa gestione degli accessi e alla segmentazione della rete secondo il principio Zero-Trust, un tale approccio consente ai team decentralizzati di implementare soluzioni innovative senza compromettere la sicurezza complessiva. La formazione e sensibilizzazione del personale svolgono un ruolo significativo come abilitatori essenziali del processo decisionale decentralizzato. La formazione continua è necessaria per accrescere la consapevolezza delle cyberminacce e trasformare i dipendenti in una forte prima linea di difesa, un aspetto particolarmente rilevante se l’intento è consentire ai dipendenti coinvolti in acquisizioni tecnologiche decentralizzate di prendere decisioni informate. Ciononostante, un monitoraggio e una risposta continui con una supervisione centralizzata sono essenziali per rispondere in modo efficace e rapido agli incidenti di sicurezza. La governance centrale deve poter attingere a una visione aggregata del panorama delle minacce, anche qualora i team locali intraprendano prime azioni di risposta. Infine, la definizione delle priorità e l’integrazione della governance sono cruciali. In un contesto di risorse limitate, i responsabili della cybersicurezza devono sviluppare strategie di prioritizzazione efficaci per garantire l’attuazione dei progetti entro un anno. Tattiche intelligenti per l’integrazione della governance nella pianificazione dei progetti sono essenziali per assicurare che l’introduzione decentralizzata di nuove tecnologie non generi un’esposizione incontrollabile ai rischi, ma sia piuttosto guidata da una governance flessibile, ma comunque rigorosa. In sintesi, la Business Transformation è un processo continuo che racchiude sia opportunità che rischi. Per un futuro digitale di successo, le aziende devono concepire la cybersicurezza non come un compito IT isolato, bensì come parte integrante della propria strategia aziendale, supportata da una governance centralizzata e intelligente, accompagnata da un’esecuzione decentralizzata. Solo così potranno affrontare le sfide della nuova era digitale e far evolvere in sicurezza la propria capacità di innovazione. Fonte: BitMat
Violazioni AI: quando l’adozione supera la sicurezza
L’intelligenza artificiale è ormai parte integrante delle strategie aziendali, ma il suo impatto sulla sicurezza informatica è ancora sottovalutato. Secondo il Cost of a Data Breach Report 2025 di IBM, il 13% delle aziende ha subito violazioni legate a modelli o applicazioni AI. E in Italia, solo il 31% delle imprese ha politiche strutturate per gestirla. Da 360Consulenza, vogliamo aiutare le aziende a colmare questo divario, promuovendo una governance dell’AI solida e consapevole. AI sotto attacco: i numeri parlano chiaro Il 97% delle aziende colpite da violazioni AI non disponeva di controlli di accesso specifici. Il 60% ha subito compromissioni dei dati, il 31% interruzioni operative. Il 16% delle violazioni ha coinvolto attacchi AI-driven, come phishing evoluto e deepfake. Questi dati mostrano che l’AI non è solo uno strumento di innovazione, ma anche un nuovo vettore di rischio. Il pericolo della shadow AI La shadow AI — l’uso non autorizzato di strumenti basati su intelligenza artificiale — è una minaccia crescente: Impatto Dato Organizzazioni colpite 1 su 5 Aumento medio dei costi +670.000 $ Dati compromessi 65% PII, 40% proprietà intellettuale Solo il 37% delle aziende ha policy per rilevare o gestire la shadow AI. È urgente intervenire. 🇮🇹 Focus Italia: tra phishing e complessità Le principali cause di violazione in Italia: Phishing (17%) – Costo medio: 4,09 milioni € Denial of Service (13%) – Costo medio: 3,03 milioni € Minacce interne (13%) – Costo medio: 4,24 milioni € Fattori aggravanti: Catena di fornitori: +179.964 € Sistemi di sicurezza complessi: +162.267 € Shadow AI: +161.541 € Fattori mitiganti: Crittografia: –249.000 € Quantum Security: –217.000 € Software di protezione dati: –207.000 € AI e automazione: vantaggi concreti Le aziende che adottano AI e automazione nella sicurezza ottengono risultati tangibili: Metriche Senza AI Con AI estensiva Tempo medio per identificare (MTTI) 155 giorni 109 giorni Tempo medio per contenere 60 giorni 40 giorni Risparmio medio sui costi +1,9 milioni $ — Governance AI: la nuova priorità Il 63% delle aziende violate non ha una policy di governance AI. E tra quelle che ce l’hanno, solo il 34% esegue audit regolari. Questo è un rischio strategico. Da 360Consulenza, consigliamo alle PMI di: Implementare controlli di accesso specifici per l’AI Monitorare e rilevare l’uso non autorizzato (shadow AI) Validare i dati di addestramento Eseguire audit regolari Investire in tecnologie di governance e protezione AI Violazioni e impatto economico Il costo medio globale di una violazione è sceso a 4,44 milioni $, ma negli USA ha raggiunto i 10,22 milioni $. Il settore sanitario resta il più colpito, con una media di 7,42 milioni $ per violazione. In Italia, quasi la metà delle aziende ha aumentato i prezzi di beni o servizi dopo una violazione, e un terzo ha registrato aumenti superiori al 15%. Conclusione: l’AI va governata, non solo adottata L’intelligenza artificiale è una risorsa potente, ma senza una governance adeguata può diventare un rischio sistemico. Le PMI italiane devono agire ora per proteggere i propri dati, la propria reputazione e la continuità operativa. Da 360Consulenza, siamo pronti ad accompagnarti nella definizione di policy, audit e soluzioni di sicurezza AI su misura. Contattaci per una consulenza dedicata e scopri come trasformare l’AI in un vantaggio competitivo sicuro. Fonte: BitMat
Ransomware nel 2025: l’intelligenza artificiale cambia le regole del gioco
Nel secondo trimestre del 2025, il ransomware ha subito una trasformazione radicale. Secondo il Ransomware Threat Intelligence Report di Check Point Research, l’intelligenza artificiale è diventata protagonista, rivoluzionando le tattiche degli attaccanti e complicando la vita ai difensori. Da 360Consulenza, vogliamo aiutare le imprese italiane a comprendere questa nuova minaccia e a prepararsi con strategie concrete. L’AI al servizio del cybercrimine Non è più fantascienza: i gruppi ransomware utilizzano l’intelligenza artificiale per: Generare contenuti di phishing più credibili Offuscare il codice malevolo Impersonare vittime e interlocutori aziendali Alcuni gruppi, come Global Group (alias El Dorado o Blacklock), offrono persino “supporto alla negoziazione basato su AI” nei loro pacchetti Ransomware-as-a-Service. Questo include: Bot che personalizzano le richieste di riscatto Messaggi persuasivi generati da AI Profilazione psicologica per aumentare la pressione sui decisori aziendali Estorsione 2.0: tra legal tech e branding criminale Il gruppo Qilin ha introdotto servizi di estorsione avanzati, tra cui: Assistenza legale per analizzare i dati rubati Valutazione delle violazioni normative Preparazione di documenti da inviare alle autorità Nel frattempo, DragonForce ha inaugurato un modello “cartello del ransomware” in stile franchising: Elemento Descrizione White label Strumenti e infrastruttura condivisi tra affiliati Licenza di marchio Gli attacchi portano il nome DragonForce Operatività autonoma Ogni affiliato gestisce la propria campagna Questa decentralizzazione rende più difficile l’attribuzione e il contenimento degli attacchi. Riscatti in calo, minacce in evoluzione Per la prima volta, il valore medio dei riscatti è diminuito del 25–27%. Le cause principali: Investimenti in backup e segmentazione Sfiducia verso gli aggressori Pressioni politiche e normative (es. divieti di pagamento) Ma il ransomware non sta scomparendo. Sta cambiando forma: Tripla estorsione: crittografia, furto dati e attacchi a clienti/partner Aste di dati: vendita su dark web anche senza pagamento Attacchi reputazionali: DDoS e coinvolgimento dei media Frammentazione e nuove sfide Il panorama ransomware si è frammentato: Gruppi storici come LockBit e RansomHub hanno perso terreno Nuovi attori emergono, spesso riutilizzando codici trapelati Le minacce sono più silenziose, difficili da rilevare e attribuire Questo richiede un cambio di paradigma nella difesa. Come proteggersi: consigli per le PMI 360Consulenza consiglia un approccio integrato e proattivo: Architettura di sicurezza connessa Protezione coordinata di endpoint, rete e identità, soprattutto in ambienti multi-cloud. Difesa anti-phishing avanzata Sensibilizzazione degli utenti, analisi comportamentale e rilevamento delle esche generate da AI. Threat hunting e tecniche di inganno Individuare movimenti laterali e attività sospette prima che si concretizzino. Conclusione: resilienza come strategia Il ransomware del 2025 è più intelligente, frammentato e aggressivo. Le PMI non possono più affidarsi solo a soluzioni tradizionali. Serve una cultura della sicurezza, investimenti mirati e una visione strategica. Da 360Consulenza, siamo pronti ad affiancarti con soluzioni personalizzate per proteggere la tua azienda. Contattaci per una valutazione gratuita della tua postura di sicurezza e scopri come possiamo aiutarti a costruire un ecosistema digitale resiliente. Fonte: BitMat
Sicurezza della casella postale: perché le PMI devono puntare sulla prevenzione
Nel mondo digitale di oggi, la casella email aziendale è molto più di uno strumento di comunicazione: è un punto nevralgico per la collaborazione, la gestione dei dati e le relazioni con clienti e partner. Proprio per questo, è anche uno degli obiettivi preferiti dai cybercriminali. Da 360Consulenza, supportiamo le imprese nell’affrontare le sfide della cybersecurity con un approccio concreto e su misura. Ecco perché vogliamo condividere con voi l’importanza di una strategia “prevention-first” per proteggere le email aziendali. Le minacce che colpiscono la posta elettronica Secondo il Data Breach Investigations Report 2024 di Verizon, il phishing è stato coinvolto nel 15% delle violazioni di sicurezza, con danni medi superiori ai 4 milioni di dollari per incidente. Le PMI, spesso con risorse limitate, sono particolarmente vulnerabili. Le principali minacce includono: Phishing e social engineering: email ingannevoli che imitano comunicazioni ufficiali per rubare dati o fondi. Furto di credenziali: pagine di login false che catturano username e password. Ransomware: allegati o link dannosi che bloccano i file aziendali e richiedono un riscatto. Come proteggere la casella postale: consigli pratici 360Consulenza propone un approccio multilivello che unisce tecnologia, formazione e cultura aziendale. Ecco i pilastri fondamentali: Filtri spam e autenticazione Utilizzo di filtri avanzati basati su machine learning. Adozione di protocolli come SPF, DKIM e DMARC per verificare la legittimità dei messaggi. Formazione continua Sessioni periodiche per aiutare i dipendenti a riconoscere tentativi di phishing. Simulazioni pratiche per migliorare la reazione agli attacchi. Password e MFA Policy per password complesse e aggiornamenti regolari. Autenticazione a più fattori per aggiungere un ulteriore livello di sicurezza. Audit e monitoraggio Verifiche regolari dei sistemi di sicurezza email. Monitoraggio del traffico di rete per individuare comportamenti sospetti. Difesa contro minacce zero-day Soluzioni cloud con protezione avanzata basata su AI. Rilevamento comportamentale per intercettare attacchi sconosciuti. Il ruolo centrale delle persone La tecnologia è fondamentale, ma il fattore umano resta cruciale. Una cultura aziendale orientata alla sicurezza, promossa dalla leadership, può fare la differenza. È importante: Definire policy chiare sull’uso delle email. Favorire un ambiente in cui i dipendenti possano segnalare minacce senza timore. Prevenzione come investimento strategico Nel panorama attuale, la prevenzione non è più un’opzione: è una necessità. I costi di una singola email compromessa possono essere devastanti. Investire in sicurezza significa proteggere non solo i dati, ma anche la reputazione e la continuità operativa dell’azienda. Da 360Consulenza, affianchiamo le PMI italiane con soluzioni personalizzate per rafforzare la sicurezza digitale. Contattaci per scoprire come possiamo aiutarti a proteggere la tua casella postale e costruire un ecosistema aziendale più resiliente. Fonte: BitMat
IA e sostenibilità: sfide e opportunità di investimento
Proofpoint lancia un nuovo allarme: campagne malevole sfruttano Microsoft OAuth per accedere agli account Microsoft 365 tramite phishing MFA. La diffusione dell’IA sta rivoluzionando l’economia globale, ma impone nuove sfide energetiche e infrastrutturali. Scoprile nell’articolo In questo articolo, il team Equity e il team ESG di Algebris Investments analizzano le implicazioni dell’esplosione dell’Intelligenza Artificiale (IA), con particolare attenzione alle sfide energetiche e infrastrutturali che le organizzazioni devono affrontare. A seguire, vengono esplorate le opportunità di investimento lungo tutta la catena del valore legata all’AI. Buona lettura! L’intelligenza artificiale tra rivoluzione e sostenibilità: sfide e opportunità di investimento L’IA apre scenari di crescita senza precedenti, ma il suo impatto energetico impone sfide infrastrutturali, ambientali e strategiche. L’aumento accelerato della domanda di potenza di calcolo, trainata soprattutto dai carichi di lavoro legati all’intelligenza artificiale, sta rendendo i data center una delle maggiori fonti di consumo a livello globale. Secondo le proiezioni, entro il 2035 i data center avranno bisogno di oltre 360 gigawatt di nuova capacità di generazione elettrica. Un settore in fermento dove efficienza, innovazione e consolidamento guideranno la selezione dei vincitori. L’esplosione dell’IA sta trasformando l’economia globale e ridefinendo interi comparti industriali. I modelli generativi, come GPT, sono entrati rapidamente nell’uso quotidiano di milioni di utenti, ma l’infrastruttura fisica necessaria a sostenere l’IA è vorace di energia. Secondo recenti ricerche, una sola query AI può consumare fino a dieci volte l’energia di una ricerca tradizionale sui motori di ricerca. Già oggi i data center assorbono circa il 2% della domanda globale di elettricità, e si stima che questa percentuale possa raddoppiare entro il 2030. Di questo consumo, circa il 20% è riferibile ai carichi computazionali richiesti dall’intelligenza artificiale. Il lato oscuro della crescita: sfide energetiche e infrastrutturali Il primo nodo critico è la carenza di infrastrutture elettriche: trasformatori, linee di trasmissione e reti di distribuzione non sono pronte a reggere i nuovi carichi richiesti. Per dare un’idea, produrre un solo gigawatt (GW) di energia richiede circa 2 milioni di pannelli solari, ed entro il 2035 serviranno almeno 350 GW per soddisfare la domanda dei soli data center. A ciò si aggiunge il problema della localizzazione fisica: i data center sono strutture ingombranti che richiedono spazio, connessione e accesso diretto a reti elettriche robuste. Alcune città europee – come Dublino e Amsterdam – hanno già posto limiti all’installazione di nuovi centri nei pressi delle aree urbane, per non sovraccaricare le reti locali. Cresce pertanto la necessità di installare i data center in zone più remote, con costi aggiuntivi per l’interconnessione. Infine, il raffreddamento delle GPU (Graphic Processing Unit) è un altro tema strategico. Le nuove generazioni di chip consumano grandi quantità di energia e generano calore che, se non gestito, può compromettere le prestazioni e la durata dei sistemi. Il tradizionale raffreddamento ad aria non basta più. La transizione verso il liquid cooling, una tecnologia molto più efficiente ma anche complessa, è già in atto, aprendo interessanti opportunità per le aziende del settore. Opportunità di investimento lungo tutta la catena del valore Il boom dell’IA apre prospettive d’investimento lungo tutta la filiera: dai produttori di energia rinnovabile agli sviluppatori di semiconduttori, dalle società che costruiscono reti di trasmissione a quelle specializzate in tecnologie di raffreddamento. Le cosiddette “Magnifiche Sette” sono già coinvolte in progetti per 84 GW di potenza installata. In Asia, sei colossi tech prevedono investimenti per oltre 50 miliardi di dollari nel solo comparto infrastrutturale. Parallelamente, si moltiplicano i progetti per migliorare l’efficienza energetica dei data center: l’adozione di digital twin per simulare i consumi e anticipare i picchi, il miglioramento delle reti e il recupero del calore – come nel caso del data center Meta a Odense, in Danimarca, in cui anziché sprecare il calore che deriva dal consumo di energia delle GPU all’interno del data center, lo si incanala per riscaldare metà della città – sono oggi leve strategiche per contenere costi e impatti ambientali. Questa corsa globale agli investimenti richiederà tuttavia massicce spese in ricerca e sviluppo, non solo per aumentare le performance, ma anche per garantire la sostenibilità dei modelli di business. Le aziende che sapranno trasformare questi investimenti in ritorni tangibili saranno quelle che attireranno capitali nel medio-lungo periodo. Consolidamento in arrivo Il settore è destinato anche a un forte consolidamento. Le barriere d’ingresso sono elevate e l’innovazione richiede visione strategica e capacità finanziaria. Le realtà più piccole oggi stanno già cercando alleanze o uscite industriali, e non è esclusa una nuova ondata di M&A che coinvolga anche gli operatori più grandi, per sfruttare le opportunità che si presenteranno nei prossimi 5-10 anni. Conclusioni In questo scenario, il capitale si muoverà verso le soluzioni in grado di superare i vincoli materiali. Il valore si concentrerà laddove sarà possibile abilitare una crescita sostenibile: dalla generazione di energia a basse emissioni alle tecnologie che migliorano efficienza e scalabilità. Saranno le infrastrutture – reti, impianti, sistemi di raffreddamento, componentistica hardware – a fare la differenza nella corsa all’hyperscale. Investire in soluzioni che rendono possibile questa espansione significa non solo intercettare ritorni potenzialmente interessanti, ma anche garantirsi un ruolo stabile in un mondo sempre più dipendente dalla potenza di calcolo. L’integrazione tra crescita digitale e asset reali non è una possibilità futura: è la condizione necessaria per affrontare il prossimo capitolo della trasformazione tecnologica. Fonte: BitMat
Microsoft OAuth: Proofpoint scopre campagne di impersonificazione
Proofpoint lancia un nuovo allarme: campagne malevole sfruttano Microsoft OAuth per accedere agli account Microsoft 365 tramite phishing MFA. Proofpoint ha identificato un cluster di attività che utilizza la creazione e i reindirizzamenti di applicazioni Microsoft OAuth che conducono a URL malevoli, consentendo il phishing delle credenziali. Le false applicazioni Microsoft 365 impersonificano varie aziende, tra cui RingCentral, SharePoint, Adobe e DocuSign. Proofpoint ha osservato questa attività per la prima volta all’inizio del 2025 ed è tuttora in corso. “Le campagne si pongono l’obiettivo di utilizzare le applicazioni Microsoft OAuth come esca per realizzare altre attività, principalmente ottenere l’accesso agli account Microsoft 365 tramite phishing MFA,” spiegano i ricercatori Proofpoint. “Le campagne di phishing sfruttano kit specifici “attacker-in-the-middle” (AiTM) per l’autenticazione multi-fattore, prevalentemente Tycoon”. Microsoft OAuth tra le app Microdoft coinvolte nelle campagne di impersonificazione Tale attività potrebbe essere utilizzata per la raccolta di informazioni, movimento laterale, installazione di malware successivi o condurre ulteriori campagne di phishing da account compromessi. I ricercatori hanno osservato questa tecnica in campagne e-mail con l’impersonificazione di oltre 50 applicazioni e diversi kit di phishing che utilizzano questa catena di attacco, inclusi Tycoon e ODx. Nelle campagne osservate simili a quelle che riguardano Microsoft OAuth, i messaggi vengono spesso inviati da account e-mail compromessi e includono oggetti relativi a richieste di preventivi o accordi contrattuali commerciali e generalmente includono migliaia di messaggi, colpendo centinaia di clienti. Tuttavia, mentre la maggior parte delle campagne sfrutta applicazioni e servizi aziendali, alcune delle app possono cambiare in base al mittente compromesso e al target verticale del settore. Si prevede un aggiornamento da parte di Microsoft Proofpoint ha segnalato a Microsoft le app coinvolte. È importante notare che, già a giugno 2025, Microsoft ha annunciato l’aggiornamento delle impostazioni predefinite in Microsoft 365, bloccando i protocolli di autenticazione legacy e richiedendo il consenso dell’amministratore per l’accesso di app di terze parti, con modifiche iniziate a metà luglio e che si completeranno entro agosto. Si prevede che questo aggiornamento avrà un impatto positivo sul panorama generale e ostacolerà gli attori delle minacce che utilizzano questa tecnica. Fonte: BitMat
Quantum Computing: strategie di difesa contro gli attacchi del futuro
Gli esperti di Capgemini raccomandano di agire preventivamente contro le minacce legate al quantum computing per garantirsi continuità operativa, conformità normativa e fiducia nel lungo periodo l nuovo report pubblicato dal Capgemini Research Institute, “Future Encrypted: Why Post-Quantum Cryptography Tops the New Cybersecurity Agenda”, mette in evidenza come i rapidi progressi nel quantum computing stiano minacciando l’efficacia degli attuali algoritmi di crittografia. Gli attacchi del tipo “harvest-now, decrypt-later” insieme a normative più severe e a un contesto tecnologico in continua evoluzione, stanno portando la sicurezza quantistica in cima all’agenda delle priorità informatiche. Tuttavia, nonostante una maggiore consapevolezza, molte aziende continuano a sottovalutare i rischi legati al quantum computing, rischiando in futuro potenziali violazioni dei dati e sanzioni normative. Quantum Compunting e sicurezza: cosa ne pensano le organizzazioni? Secondo il report, circa due terzi (65%) delle organizzazioni sono preoccupate per l’aumento degli attacchi “harvest-now, decrypt-later”. Un early adopter su sei stima che il “Q-day” possa arrivare entro cinque anni, mentre circa sei su dieci ritengono che possa verificarsi entro dieci anni. Sebbene gli attuali computer quantistici non siano ancora in grado di violare gli algoritmi di crittografia più diffusi, settori ad alto rischio come la difesa e il settore bancario stanno guidando l’adozione di soluzioni “quantum-safe”. Al contrario, settori orientati al consumatore, come i beni di largo consumo e il retail, mostrano una minore urgenza. La migrazione verso la crittografia post-quantistica è la soluzione preferita La maggior parte delle aziende intervistate (70%) sta adottando algoritmi di crittografia post-quantistica (PQC) per proteggere i propri sistemi dalle minacce emergenti del quantum computing. La PQC è considerata la soluzione più adatta per affrontare i rischi di sicurezza quantistica nel breve termine, grazie al suo approccio completo alla protezione dei dati. Quasi la metà degli early adopter sta già esplorando, valutando o testando soluzioni PQC. Per il 70% delle aziende, la spinta normativa rappresenta un fattore chiave nella decisione di adottare queste tecnologie. Tuttavia, mentre alcuni stanno facendo progressi verso la sicurezza quantistica, il 30% delle aziende continua a ignorare la minaccia e ha difficoltà nel destinare budget e risorse umane sufficienti alla transizione crittografica. Dichiarazioni “Prepararsi ad affrontare l’era quantistica non significa prevedere una data, ma saper gestire un rischio irreversibile. Ogni asset crittografato oggi potrebbe trasformarsi in una vulnerabilità domani, se non si adottano tempestivamente soluzioni di protezione post-quantum computing. Agire per tempo garantisce continuità operativa, conformità normativa e fiducia nel lungo periodo”, ha dichiarato Ernesto De Ruggiero, Managing Director di Cloud Infrastructure Services di Capgemini in Italia. “La sicurezza quantistica non è una spesa discrezionale, ma un investimento strategico, capace di trasformare un rischio imminente in un vantaggio competitivo. Le organizzazioni che ne comprendono tempestivamente il valore saranno le più protette dagli attacchi informatici del futuro”. Fonte: BitMat