360 Consulenza
Assistenza

Evento SEIconfimpresa

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Evento SEIconfimpresa: 360 Consulenza parteciperà al prossimo appuntamento organizzato da Confimpresa, dedicato al confronto tra imprese, professionisti e realtà territoriali. Per noi questi incontri rappresentano un momento di grande valore. Infatti, sono occasioni concrete per ascoltare le esigenze delle aziende, condividere visione e contribuire al dialogo su temi centrali come sviluppo, investimenti e crescita sostenibile. La partecipazione all’evento rientra nel percorso di presenza attiva sul territorio che 360 Consulenza porta avanti da tempo. Evento SEIconfimpresa: confronto con imprese e professionisti Durante l’incontro saremo presenti per dialogare con imprenditori, professionisti e stakeholder del territorio. L’obiettivo è raccogliere spunti, approfondire scenari attuali e futuri e portare il nostro contributo operativo a supporto delle PMI. In particolare, il confronto diretto con le imprese permette di comprendere meglio bisogni, priorità e nuove opportunità di crescita. Allo stesso tempo, questi momenti aiutano a costruire relazioni solide e durature con il tessuto produttivo locale. Presenza sul territorio e crescita delle imprese Crediamo che il dialogo e la collaborazione siano elementi fondamentali per generare valore reale. Per questo motivo, 360 Consulenza continua a investire in iniziative che favoriscono confronto, innovazione e sviluppo. La nostra presenza all’evento SEIconfimpresa conferma l’impegno nel supportare le aziende non solo attraverso i servizi, ma anche tramite momenti di ascolto, relazione e condivisione. Continuiamo a lavorare al fianco delle imprese per accompagnarle nelle sfide che il mercato pone ogni giorno.

Partner SEIconfimpresa

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Partner SEIconfimpresa: 360 Consulenza annuncia con orgoglio la nuova collaborazione strategica con SEIconfimpresa. Questa partnership rafforza il nostro impegno nel supportare imprese, professionisti e realtà produttive nel loro percorso di crescita. L’accordo nasce dalla volontà condivisa di offrire servizi più completi, strumenti innovativi e un supporto consulenziale ancora più strutturato. Partner SEIconfimpresa: una collaborazione strategica La nuova collaborazione permette di integrare competenze, visione e approccio orientato ai risultati. Grazie a questa sinergia, 360 Consulenza potrà affiancare le aziende con maggiore efficacia. Inoltre, sarà possibile creare nuove occasioni di confronto, sviluppo e valore per il territorio. La partnership con SEIconfimpresa rappresenta quindi un passo importante nel nostro percorso di crescita. Imprese, territorio e nuove opportunità Essere partner SEIconfimpresa significa contribuire alla costruzione di una rete più ampia e solida. L’obiettivo è favorire nuove connessioni tra imprese, professionisti e stakeholder, offrendo soluzioni concrete alle esigenze di un mercato in continua evoluzione. Per questo motivo, 360 Consulenza continuerà a investire in collaborazioni capaci di generare valore reale. Guardiamo al futuro con determinazione, rafforzando il nostro ruolo al fianco delle imprese che ogni giorno scelgono di affidarsi a noi. Attraverso la partnership con SEI Confimpresa, 360 Consulenza potrà contribuire alla creazione di nuove occasioni di confronto, crescita e sviluppo per aziende e professionisti. L’obiettivo è costruire relazioni solide e durature, capaci di generare valore reale per il territorio e per le imprese che ogni giorno affrontano nuove sfide di mercato. Per questo motivo, continueremo a investire in collaborazioni strategiche, innovazione e supporto consulenziale, mettendo a disposizione competenze, strumenti e soluzioni su misura.

BeeProd al MECSPE di Bologna 2026

BeeProd MECSPE Bologna 2026: dal 4 al 6 marzo 2026 saremo a BolognaFiere per partecipare alla nuova edizione di MECSPE, uno dei principali appuntamenti italiani dedicati all’innovazione per l’industria manifatturiera. Durante la fiera, BeeProd presenterà soluzioni digitali pensate per supportare le imprese nella gestione dei processi, nel controllo operativo e nella trasformazione digitale. BeeProd MECSPE Bologna 2026: dove trovarci Quest’anno ci troverai nel Padiglione 21 – Stand C23, uno spazio dedicato alle soluzioni BeeProd per la gestione digitale dei cantieri, la sicurezza operativa e l’ottimizzazione dei processi aziendali. Durante i tre giorni di fiera presenteremo: le ultime evoluzioni della piattaforma BeeProd; i nuovi moduli dedicati alla gestione documentale e alla compliance; casi reali di digitalizzazione applicata ai cantieri e alle aziende del settore; demo live e sessioni di confronto con il nostro team. Innovazione digitale per le imprese MECSPE rappresenta un punto di incontro strategico per imprese, professionisti e innovatori. Per questo motivo, la presenza di BeeProd sarà un’occasione concreta per mostrare come la piattaforma possa supportare la trasformazione digitale delle aziende. L’obiettivo è aiutare le imprese a semplificare i processi, migliorare il controllo delle attività e rendere più efficiente la gestione operativa. Con BeeProd MECSPE Bologna 2026, vogliamo rafforzare il dialogo con aziende e professionisti interessati a soluzioni digitali semplici, integrate e orientate ai risultati. Ti aspettiamo al Padiglione 21 – Stand C23 per scoprire da vicino le funzionalità della piattaforma e confrontarti con il nostro team.

Formazione interna: crescita professionale con Mariano Tria

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Formazione interna con Mariano Tria: un passo avanti nella nostra crescita professionale Formazione interna con Mariano Tria: un momento di crescita, confronto e sviluppo per il team 360 Consulenza. Nel corso delle ultime settimane abbiamo avuto il piacere di ospitare Mariano Tria, professionista riconosciuto nel settore e formatore di grande esperienza. L’incontro è stato dedicato al potenziamento delle competenze operative e strategiche del nostro team. Formazione interna e crescita professionale La sessione ha rappresentato un momento di confronto prezioso. Infatti, il team ha potuto approfondire metodologie, strumenti e best practice utili a migliorare l’efficienza dei processi interni. Inoltre, l’attività formativa ha permesso di riflettere sulla qualità del lavoro quotidiano e sull’importanza di un approccio sempre più consapevole. Grazie al contributo di Mariano Tria, la formazione interna si è rivelata pratica, coinvolgente e immediatamente applicabile alle attività aziendali. Competenze, metodo e miglioramento continuo Questa iniziativa rientra nel percorso di crescita continua di 360 Consulenza. Per questo motivo, investire nelle persone significa rafforzare il valore dell’intera organizzazione. Oggi le aziende hanno bisogno di competenze aggiornate, visione strategica e capacità di adattamento. Allo stesso tempo, è fondamentale creare momenti di confronto che aiutino il team a lavorare in modo più efficace e coordinato. Il valore della formazione per il team La formazione interna conferma l’impegno di 360 Consulenza nel valorizzare le competenze delle persone che ne fanno parte. Ogni percorso di aggiornamento rappresenta un’opportunità per migliorare processi, strumenti e qualità del servizio offerto ai clienti. Ringraziamo Mariano Tria per la disponibilità, la professionalità e il contributo concreto offerto al nostro sviluppo.  

BeeProd® conquista la MECSPE Bari 2025

BeeProd® protagonista al MECSPE Bari 2025. Dal 27 al 29 novembre abbiamo vissuto tre giornate intense e ricche di incontri. Il nostro stand è stato animato da curiosità, entusiasmo e dialoghi costruttivi che hanno reso questa edizione memorabile. Vogliamo ringraziare tutti coloro che ci hanno visitato: clienti, partner e professionisti che hanno condiviso idee e prospettive. Grazie a voi abbiamo raccolto contatti qualificati e rafforzato relazioni importanti. Il successo al MECSPE Bari 2025 ci spinge a guardare avanti con ancora più energia, continuando a sviluppare soluzioni innovative per accompagnare le imprese verso l’Industria 5.0.

AI: cresce l’adozione nelle aziende italiane (+34%)

Nell’ultimo anno sempre più aziende italiane utilizzano l’AI sul posto di lavoro, passando dal 12% nel 2024 al 46% nel 2025 L’intelligenza artificiale (AI) si sta consolidando sempre più come leva strategica per la trasformazione digitale delle imprese italiane, con il 46% degli intervistati che dichiara di utilizzare strumenti di AI sul lavoro, un dato in netto aumento rispetto al 12% registrato lo scorso anno. È quanto emerge dalla seconda edizione studio “EY Italy AI Barometer” realizzato da EY, che ha coinvolto oltre 4900 intervistati provenienti da 9 Paesi europei, di cui 539 professionisti di imprese italiane in diversi settori. Oltre l’80% dei rispondenti valuta in maniera positiva la propria esperienza con l’AI e le imprese stanno supportando l’integrazione delle nuove tecnologie nel proprio business: la maggior parte dei rispondenti, infatti, dichiara di poter utilizzare applicazioni di intelligenza artificiale a lavoro, sia liberamente (40%) sia con restrizioni (27%). L’uso dell’AI in Italia è trainato principalmente da applicazioni che migliorano la produttività individuale, come la scrittura di testi (60%), gli assistenti vocali (47%) e i chatbot (40%). Tuttavia, la sicurezza e la protezione dei dati (53%), la user experience (40%) e i costi (32,5%) restano i principali fattori di attenzione per gli utenti. L’impatto dell’AI all’interno delle aziende Dallo studio emerge come l’adozione dell’AI segua un approccio top-down. Il 59% di coloro che hanno ruoli manageriali, inoltre, ha incrementato l’uso dell’AI rispetto al 39% del resto dei dipendenti. Questo dato conferma un trend già rilevato nel 2024, quando il 69% dei manager dichiarava un impatto diretto dell’AI sul proprio ruolo, contro il 49% dei non-manager. Il top management non solo guida l’adozione, ma dimostra anche una maggiore consapevolezza degli aspetti normativi ed etici: il 74% di questi dichiara di conoscere il framework etico adottato dalla propria organizzazione, contro il 47% dei dipendenti. Infine, la maggior parte dei dipendenti indica che la leadership della propria azienda incoraggia attivamente l’implementazione e l’integrazione delle tecnologie e iniziative legate all’intelligenza artificiale. Il tema della formazione si conferma importante, ma si evidenzia un disallineamento nella percezione degli sforzi formativi: mentre quasi la metà del top management ritiene che i dipendenti abbiano ricevuto un training adeguato, solo il 20% di questi ultimi condivide questa opinione. Questo gap evidenzia la necessità di rafforzare l’implementazione di programmi di formazione più efficaci e inclusivi. Inoltre, la maggior parte dei lavoratori ha già compreso che il successo futuro passerà dalle competenze in ambito AI: il 64%, infatti, sta investendo nella propria formazione sull’argomento, sia privatamente (26%) che professionalmente (22%), entrambi il 16%. In quest’area, l’Italia presenta la quota in percentuale più alta sul campione europeo, seguita da Spagna e Germania. L’esperienza diretta con l’AI si conferma un fattore chiave per una maggiore comprensione e accettazione della tecnologia: tra chi utilizza attivamente l’AI (77%), prevale un atteggiamento positivo e consapevole, mentre tra chi non la utilizza (23%) emergono incertezza e timori, spesso legati a una conoscenza superficiale. Infine, l’AI sta generando benefici tangibili in molteplici ambiti, contribuendo sia alla riduzione dei costi sia all’aumento dei ricavi. I settori che ne traggono il maggiore vantaggio includono l’energia e le risorse e lo sport, dove la totalità degli operatori segnala un impatto positivo. Anche il settore bancario, dei mercati dei capitali e dei servizi finanziari mostra un’adozione significativa, con l’88% che riconosce miglioramenti tangibili. L’industria manifatturiera avanzata (80%) e il settore scientifico (75%) seguono da vicino, confermando come l’AI stia diventando un motore strategico di trasformazione e competitività in contesti sempre più diversificati. Fonte: BitMat

Scuola: migliorano le difese cyber, ma esistono ancora delle lacune

Secondo il nuovo report Sophos, nel settore della scuola crollano i pagamenti dei riscatti ma aumentano stress e burnout del personale IT Sophos, specialista mondiale e innovatore nelle soluzioni di sicurezza avanzate per neutralizzare i cyberattacchi, ha pubblicato la quinta edizione del report annuale Sophos “The State of Ransomware in Education”, uno studio globale condotto su 441 responsabili IT e della cybersicurezza del settore scolastico che dimostra come il settore della scuola stia compiendo progressi misurabili nelle difese contro il ransomware con un minor numero di riscatti pagati, una netta flessione dei costi e tempi di recupero più rapidi. Questi risultati si accompagnano tuttavia a crescenti pressioni sui team IT, i quali segnalano una diffusa situazione di stress, burnout e discontinuità di carriera a seguito degli attacchi: quasi il 40% degli intervistati ammette infatti di avere a che fare con problemi di ansia. Negli ultimi cinque anni il ransomware è diventato una delle principali minacce nel settore della scuola arrivando a sferrare attacchi quotidiani. Gli istituti primari e secondari sono considerati dai cybercriminali come facili obiettivi, dal momento che mancano spesso di budget adeguati e di personale sufficiente pur conservando al proprio interno dati altamente sensibili. Le conseguenze sono pesanti: interruzione dell’attività educativa, esaurimento dei budget e crescenti preoccupazioni per la privacy di studenti e personale. Senza difese più solide, le scuole rischiano non solo di perdere risorse essenziali, ma anche la fiducia delle comunità che servono. Indicatori di successo nei confronti del ransomware Il nuovo studio realizzato da Sophos dimostra come il settore della scuola stia compiendo passi avanti nel reagire e gestire il ransomware costringendo i cybercriminali a rivedere il proprio approccio. I dati tendenziali raccolti da Sophos rivelano un aumento degli attacchi nei quali i malintenzionati cercano di estorcere denaro senza crittografare i dati. Versare il riscatto rimane purtroppo una soluzione per quasi metà delle vittime, anche se le cifre pagate stanno scendendo notevolmente e il 97% di coloro che si sono ritrovati con i propri dati crittografati è riuscito in qualche modo a recuperare le informazioni. Lo studio ha identificato diversi indicatori di successo del settore dell’educazione nei confronti del ransomware: Più attacchi bloccati: quando si tratta di bloccare gli attacchi prima che possano crittografare i file, sia gli istituti inferiori che quelli superiori hanno registrato la miglior percentuale di successo degli ultimi quattro anni (rispettivamente il 67% e il 38% degli attacchi). Occhio ai costi: lo scorso anno le richieste di riscatto sono scese del 73% (una riduzione media di 2,83 milioni di dollari) mentre il pagamento medio è passato da 6 milioni a 800.000 dollari nell’istruzione inferiore e da 4 milioni a 463.000 dollari in quella superiore. Flessione dei costi di ripristino: escludendo il costo dei riscatti versati, il costo medio di ritorno alla normalità operativa è sceso del 77% negli istituti superiori e del 39% in quelli inferiori. Nonostante questo successo, l’istruzione inferiore ha registrato i costi di ripristino più alti tra tutti i diversi settori esaminati. Scuola VS Ransomware: ci sono ancora lacune da colmare Sebbene la scuola abbia compiuto passi avanti nel limitare l’impatto del ransomware, permangono tuttavia importanti lacune. Nello studio Sophos, il 64% delle vittime ha lamentato la mancanza o l’inefficacia delle soluzioni; il 66% ha sottolineato una carenza di personale (in termini di competenze o di capacità) per poter bloccare gli attacchi; e il 67% ha evidenziato la presenza di lacune di sicurezza. Questi rischi sottolineano la necessità che le scuole si concentrino sulla prevenzione mentre i cybercriminali sono impegnati a sviluppare nuove tecniche compresi gli attacchi basati su AI. I risultati dello studio che evidenziano le lacune del settore della scuola ancora da colmare comprendono: Minacce basate sulla AI: il 22% degli attacchi sferrati contro gli istituti di grado inferiore ha avuto origine da attività di phishing. Di fronte a una AI che permette di creare messaggi email sempre più convincenti, falsificare la voce e persino generare deepfake, le scuole rischiano di diventare un ambiente di sperimentazione delle nuove tattiche emergenti. Dati di alto valore: gli istituti di grado superiore, custodi della ricerca nel campo della AI e dei dataset per i modelli LLM, restano un obiettivo ambito: qui le principali carenze sfruttate dai malintenzionati hanno riguardato le vulnerabilità (35%) e le lacune di sicurezza di cui i provider interessati non erano a conoscenza (45%). Costo umano: ogni istituto che ha subìto la cifratura crittografica dei propri dati ha riportato conseguenze sullo staff IT. A seguito degli attacchi, infatti, un dipendente su quattro decide di “staccare” prendendosi dei permessi, il 40% segnala un maggior stress e oltre un terzo vive sensi di colpa per non essere riuscito a prevenire l’attacco. Consolidare i risultati Sulla base del lavoro svolto nel proteggere migliaia di istituti scolastici, gli esperti Sophos raccomandano alcuni accorgimenti per conservare i risultati raggiunti e prepararsi alle nuove evoluzioni delle minacce contro il settore della scuola: Focus sulla prevenzione: il deciso successo registrato dal comparto dell’istruzione inferiore nel fermare gli attacchi ransomware prima della cifratura crittografica dei dati è uno schema da seguire per tutte le realtà del settore pubblico. Occorre abbinare le attività di rilevamento e risposta a una prevenzione capace di bloccare gli attacchi prima che possano compromettere l’organizzazione colpita. Ottenere finanziamenti: occorre esplorare nuove possibilità di ottenere budget destinati al rafforzamento delle protezioni complessive, come per esempio il programma E-Rate previsto dalla Federal Communications Commission statunitense per rafforzare reti e firewall, o le iniziative del National Cyber Security Centre britannico come il servizio gratuito di cyberdifesa per le scuole. Queste risorse aiutano gli istituti a prevenire e a superare gli attacchi. Unificare le strategie: gli istituti dovrebbero adottare approcci coordinati all’interno di tutti i loro ambienti IT in modo da chiudere i gap di visibilità e ridurre i rischi prima che i malintenzionati possano sfruttarli. Alleggerire la pressione sul personale: il ransomware fa pagare un caro prezzo ai team IT. Le scuole possono ridurre la pressione ed estendere le capacità dei loro tecnici collaborando con provider di fiducia specializzati in attività MDR (Managed Detection and Response) e altre competenze attive su base h24. Rafforzare le risposte: anche con una prevenzione più solida, le scuole

Threat Intelligence: giocare d’anticipo contro le minacce informatiche

Con un approccio proattivo basato sulla Threat Intelligence, le aziende possono anticipare le minacce e mitigare i rischi prima che diventino critici I team di cybersecurity si trovano oggi ad affrontare attacchi sempre più sofisticati, basati su intelligenza artificiale, automazione e Advanced Persistent Threat (APT), che rendono insufficienti le tradizionali misure di sicurezza reattive. Per contrastare efficacemente questi pericoli in continua evoluzione, le aziende devono adottare un approccio proattivo, basato sulla threat intelligence (TI). Anticipando le potenziali minacce, rilevando tempestivamente le attività dannose e mitigando i rischi prima che diventino critici, le aziende possono rafforzare le proprie difese e mantenere un buon livello di resilienza in un contesto in rapida evoluzione. Questo passaggio da strategie reattive a strategie proattive è fondamentale per restare al passo con i cybercriminali e proteggere le risorse critiche. Nella recente ricerca condotta da Kaspersky, sono stati intervistati professionisti IT provenienti da diversi settori e regioni per comprendere come le aziende sfruttino le informazioni sulle minacce al fine di rafforzare le proprie difese. Dai risultati emerge che, sebbene l’86% delle aziende si dichiari soddisfatto delle informazioni sulle minacce disponibili, esistono ancora ampi margini di miglioramento, in particolare per quanto riguarda l’integrazione, la rapidità e la pertinenza dei dati. Il ruolo centrale della threat intelligence La threat intelligence non si limita alla raccolta di dati, ma fornisce approfondimenti pratici sulle tattiche, tecniche e procedure (TTP) utilizzate dai cybercriminali. Analizzando il comportamento degli aggressori, i team di sicurezza possono individuare più rapidamente le minacce, ottimizzare le strategie difensive e migliorare la risposta agli incidenti, sia durante che dopo il loro verificarsi. La ricerca evidenzia che quasi la metà delle aziende (42%) si affida a fornitori specializzati in threat intelligence per ottenere informazioni accurate, mentre quasi un terzo (29%) partecipa allo scambio di dati sulle minacce con altre organizzazioni. Il 27% raccoglie dati da fonti pubblicamente accessibili, a conferma della diffusione e dell’importanza riconosciuta delle soluzioni di threat intelligence. L’importanza della TI nella cybersecurity non può essere sottovalutata, in quanto consente alle aziende di adattarsi costantemente all’evoluzione delle minacce, gestire proattivamente i rischi e, soprattutto, anticipare potenziali attacchi prima che si verifichino. Secondo il 31% degli intervistati, le informazioni devono essere aggiornate e tempestive per affrontare le minacce più recenti. Il 33% sottolinea la necessità che la threat intelligence si integri facilmente nei flussi di lavoro quotidiani della sicurezza, mentre un ulteriore 31% evidenzia l’importanza di una migliore analisi, inclusa la prioritizzazione e la rimozione dei dati duplicati, per renderla realmente utile in scenari concreti. Le principali aree di miglioramento Sebbene la maggior parte delle aziende possa già trarre vantaggio dalla threat intelligence, gli esperti segnalano diverse aree in cui ulteriori miglioramenti potrebbero fare la differenza. L’esigenza più urgente, indicata dal 20% degli intervistati, è una maggiore facilità d’integrazione con i processi esistenti, per consentire un utilizzo più fluido e naturale delle informazioni sulle minacce nelle attività quotidiane. Il 14% richiede un’analisi più chiara e accessibile, in modo che i dati possano essere facilmente interpretati e utilizzati dai team di sicurezza. Il 12% ritiene necessaria una comparazione più solida tra le minacce rilevate da sistemi diversi, utile per comprendere meglio il contesto e le relazioni tra i vari attacchi. Un altro aspetto critico è la velocità: il 10% delle aziende desidera ricevere l’intelligence in tempi più rapidi per poter rispondere efficacemente a minacce emergenti. Oltre a integrazione e fruibilità, anche qualità e accuratezza sono ritenute fondamentali. Il 30% degli intervistati indica come prioritaria la disponibilità di informazioni affidabili, pertinenti e precise, in grado di ridurre i falsi positivi e individuare le minacce reali. Inoltre, il 27% chiede una copertura più ampia per garantire che nessuna minaccia critica venga trascurata, evidenziando la necessità di disporre di un maggior numero di fonti di intelligence e di approfondimenti per mantenere una solida sicurezza. Affrontare il panorama odierno delle minacce richiede una threat intelligence affidabile e curata da esperti. Sebbene molte organizzazioni ne riconoscano il valore e siano soddisfatte delle capacità attuali, sono alla ricerca di miglioramenti significativi, soprattutto in termini di integrazione, velocità e rilevanza. Investire in queste aree chiave consente alle aziende di reagire con maggiore rapidità e precisione alle nuove minacce, riducendo il rischio complessivo e rafforzando la propria postura di sicurezza. Fonte: BitMat

Da assistenti a veri agenti: l’AI che lavora al posto tuo

Ecco alcuni esempi pratici di usare chatgp come un agente L’evoluzione dell’AI sta accelerando in modo impressionante. Se fino a pochi mesi fa parlavamo di modelli “agentici” come prospettiva futura, oggi questi sistemi autonomi stanno diventando strumenti di produttività quotidiana. Non si limitano più a rispondere: capiscono obiettivi complessi, pianificano strategie, eseguono task in sequenza. Dalla scrittura autonoma di report alla gestione di interi progetti, fino alla creazione di contenuti formativi completi. 📌 In altre parole: l’AI sta entrando nei tuoi strumenti quotidiani non come “plugin” esterno, ma come strato operativo invisibile. Vediamo insieme le novità più rilevanti per il mondo del business grazie all’ Ing.  Jonni Malacarne 👇   🚀 Novità AI da attivare subito   1. ChatGPT con connettori Gmail/Calendar  Attivi i connettori da Settings → Connectors e in pochi secondi ChatGPT può leggere, riepilogare e organizzare contenuti dalle tue email o dal tuo calendario. 👉 Non si tratta di “giocattoli”, ma di strumenti che puoi usare per risparmiare ore di lavoro ogni settimana. Casi d’uso concreti: Agenda personale: trova slot liberi di almeno 4 ore consecutive per attività di studio, sport o progetti. Gestione newsletter: riepiloga le email promozionali degli ultimi 7 giorni e suggerisci quali mantenere o disiscrivere. Pianificazione viaggi: estrai da Gmail tutte le conferme di prenotazione (voli, hotel, noleggi) e costruisci un itinerario ordinato. 👉 Esempio di Prompt che uso io – Assistente di pianificazione avanzato Agisci come un assistente di pianificazione avanzato. Analizza il mio Google Calendar e individua tutti gli slot liberi di almeno 4 ore consecutive nel periodo che ti indicherò. Criteri da rispettare: Considera solo i giorni lavorativi (lunedì–venerdì). Suddividi la giornata in due blocchi standard: Mattina: 08:00–13:00 Pomeriggio: 14:00–18:00 Uno slot è considerato disponibile se l’intervallo è completamente libero o comunque utilizzabile per ≥4h consecutive. Ignora eventi marcati come trasparenti (non bloccanti). Se lo slot non combacia esattamente con i blocchi standard, ma esiste un intervallo ≥4h consecutive, segnalalo (es. 13:00–17:00). Formato di output richiesto: Una tabella le seguenti colonne: Data Mattina 09–13 (✅/❌) Pomeriggio 14–18 (✅/❌) Note (eventuali dettagli su slot parziali) Una lista finale di giornate completamente libere.   2. NotebookLM – Video Overviews Google permette di trasformare documenti in video animati con voiceover AI. Come funziona: carichi un PDF, un Google Doc o una presentazione → ottieni un video sintetico pronto da condividere. Casi d’uso: onboarding dipendenti, formazione tecnica, briefing clienti. Macro-workflow – Trasforma documenti in video Prendi questo documento [allega PDF/Doc/Slides] e crea un video di 3 minuti con i concetti chiave spiegati con voiceover AI. Target: neoassunto che deve capire le basi in poco tempo. Stile: chiaro, sintetico, didattico. Output: link o file video pronto da condividere.   👉 Al momento il formato è ancora grezzo, ma a mio avviso già utilizzabile internamente per formazione e briefing.   3. Microsoft Copilot 365 – Riassunto automatico documenti Word ora genera riassunti intelligenti fino a 80.000 parole direttamente all’apertura del file. Utilità pratica: contratti legali, report aziendali, documentazione tecnica. Scenario tipico: un project manager apre un documento di 200 pagine e trova subito il “digest” con punti chiave e rischi principali. Attivazione: disponibile in Copilot for Microsoft 365 e Pro.   4. Gemini Advanced – Gems personalizzati Google ha lanciato Gems preconfigurati per funzioni aziendali (marketing, vendite, HR, customer sentiment) con la possibilità di collegare file da Drive. Macro-workflow – Hiring consultant Gem Carica 2 job description precedenti da Drive. Scrivi un nuovo annuncio per la posizione “Data Analyst”. Mantieni lo stesso tono e stile aziendale. Fornisci una versione breve per LinkedIn e una estesa per il sito. Aggiungi anche 3 domande di screening iniziale per i candidati.   🔐 Focus Privacy: La guida pratica per ChatGPT   Il riferimento normativo principale in Europa quando si parla di trattamento dei dati è il GDPR – General Data Protection Regulation. Questo regolamento tutela i dati personali delle persone fisiche, imponendo a chi li gestisce regole chiare su raccolta, utilizzo, conservazione e protezione. Quando parliamo di AI generativa, la domanda è inevitabile: fino a che punto posso condividere informazioni con ChatGPT senza rischiare di violare il GDPR? La risposta dipende da quale versione utilizzi e da quali dati tratti.   ✅ Dove puoi muoverti liberamente con ChatGPT Plus (o Free) Con l’abbonamento ChatGPT Plus o Free (versione consumer) non esiste un Data Processing Agreement (DPA) con OpenAI, quindi l’utilizzo è adatto solo a dati non personali o strettamente individuali. Puoi usarlo in sicurezza per: Dati aziendali pubblici: sede legale, partita IVA, indirizzo PEC – sono già informazioni accessibili a chiunque. Comunicazioni promozionali: newsletter, offerte commerciali, inviti a webinar inviati a liste pubbliche. Agenda personale: appuntamenti privati, pianificazione di viaggi, hobby, note personali. 👉 In questi scenari non stai trattando dati personali di terzi, quindi sei conforme al GDPR anche con un account consumer.   ❌ Dove devi fermarti con ChatGPT Free/Plus Il semaforo diventa rosso quando entrano in gioco dati personali di altre persone o informazioni sensibili. Dati identificativi di terzi: nome e cognome associati a email dirette (mario.rossi@azienda.it) o numeri di cellulare. Contatti da CRM o eventi: liste partecipanti, biglietti da visita raccolti alle fiere, mailing list di clienti. Documenti sensibili: contratti firmati, buste paga, dati sanitari, report interni con informazioni riservate. 👉 In questi casi, usare ChatGPT Free/Plus non è conforme al GDPR, perché mancano le garanzie di trattamento richieste dalla normativa.   ⚠️ Accorgimento pratico: se vuoi sfruttare l’AI per analizzare questi materiali, anonimizza i dati prima di passarli.  Ad esempio: sostituisci nomi e recapiti con placeholder (“Cliente A”, “Dipendente X”), elimina firme o numeri personali.  Così puoi lavorare sul contenuto (clausole, struttura, punti chiave) senza esporre dati sensibili. Fonte: BitMat

Sostenibilità IT? La risposta è nell’osservabilità

Ecco come l’osservabilità possa superare le barriere infrastrutturali e trasformare la sostenibilità digitale in una priorità operativa concreta Oggi la sostenibilità IT è una priorità per le aziende e, in questo, l’osservabilità emerge come uno strumento strategico per affrontare le inefficienze sistemiche e ridurre l’impatto ambientale. Nell’articolo che segue, Alois Reitbauer, Chief Strategist di Dynatrace, spiega come la visibilità operativa consenta alle organizzazioni di identificare sprechi, ottimizzare le risorse e trasformare la sostenibilità da obiettivo astratto a priorità misurabile e concreta. Buona lettura! L’intelligenza artificiale non è la preoccupazione principale per la sostenibilità dell’IT Mentre le organizzazioni perseguono la trasformazione digitale confrontandosi con normative sulla sostenibilità sempre più stringenti, l’IA è sotto esame per il suo elevato utilizzo di risorse e le relative emissioni di gas serra. La necessità di grandi quantità di potenza di calcolo per addestrare e successivamente eseguire modelli di grandi dimensioni non può essere ignorata, ma il dibattito più ampio sulla sostenibilità IT si concentra in modo sproporzionato sull’IA, nonostante altri fattori sistemici nell’IT rappresentino un maggiore impatto ambientale. La verità è che l’ecosistema IT nel suo complesso è ancora costellato di inefficienze. Server inattivi, brevi cicli di vita dell’hardware e una scarsa visibilità sugli sprechi infrastrutturali sono sfide persistenti che ostacolano le iniziative di sostenibilità. L’IA può essere sotto i riflettori come la tecnologia che attira più attenzione, ma anziché essere la principale responsabile, dovrebbe essere il catalizzatore che guida una più ampia rivalutazione dell’efficienza delle risorse IT. L’infrastruttura IT ostacola la sostenibilità L’intelligenza artificiale ha messo in luce inefficienze di lunga data e costi infrastrutturali nascosti, un aspetto che le organizzazioni dovrebbero valutare come un catalizzatore per agire, non come una crisi. A livello globale, la vera opportunità risiede nell’ottimizzazione di ciò che già gestiamo. Uno dei problemi più trascurati nell’efficienza energetica dei data center è la prevalenza di server inattivi o “zombie”, ovvero macchine che rimangono accese svolgendo poco o nessun lavoro utile. Secondo un rapporto del 2024 del Lawrence Berkeley National Laboratory, anche quando sono inattivi, i server convenzionali possono consumare tra il 27% e il 36% della loro potenza massima. Questi server possono sembrare funzionali, ma non forniscono alcun output di elaborazione significativo, rappresentando una fonte significativa e continua di spreco di energia. Identificare e dismettere questi server sottoutilizzati è ora una priorità fondamentale nella gestione sostenibile dei data center. Questo sottoutilizzo comporta un notevole spreco di risorse e contribuisce direttamente alle emissioni di gas serra. Tuttavia, rimane invisibile alla maggior parte delle organizzazioni a causa dei dati isolati e della scarsa consapevolezza operativa. In parole povere, questi server sottoutilizzati equivalgono approssimativamente a un server su due che non necessita di essere prodotto e installato. Significativi vantaggi ambientali e risparmi sui costi possono essere ottenuti riducendo il numero di server in produzione e utilizzando hardware più vecchio ed economico per mantenere i sistemi esistenti. Con la continua crescita dei data center e l’aumento dell’utilizzo, ignorare il problema è semplicemente insostenibile. Un’altra preoccupazione di lunga data è la quantità di emissioni di CO₂ causate dalla produzione e dal sottoutilizzo dell’hardware, piuttosto che dal consumo di energia. Studi dimostrano che le emissioni derivanti dalla produzione e dallo smaltimento dell’hardware IT possono rappresentare oltre la metà delle emissioni totali del ciclo di vita, rendendo l’uso prolungato e il riutilizzo un fattore critico negli sforzi di sostenibilità IT. Il ciclo di vita dell’hardware, dall’estrazione delle materie prime, allo smaltimento, è pieno di inefficienze come sistemi non ottimizzati, aggiornamenti non necessari e metodi di smaltimento impropri. Dare priorità all’uso prolungato, alla migrazione al cloud e a procedure di riciclaggio adeguate è necessario per un approccio più ecologico. La sostenibilità nell’IT non riguarda la perfezione, ma l’ottimizzazione e l’adattabilità. Sistemi in grado di auto adattarsi per ridurre gli sprechi e rispondere dinamicamente alle mutevoli esigenze sono fondamentali per affrontare le inefficienze strutturali che persistono nell’ecosistema tecnologico. Visibilità operativa Se le organizzazioni intendono seriamente dare priorità alla sostenibilità, devono andare oltre i miglioramenti ad hoc e adottare sistemi che forniscano informazioni e controllo in tempo reale. È qui che l’osservabilità diventa cruciale. L’osservabilità fornisce i dati e il contesto di cui le organizzazioni hanno bisogno per prendere decisioni operative informate e di impatto. Con una visione chiara delle prestazioni dell’infrastruttura, i team possono identificare le risorse sottoutilizzate, ridurre gli sprechi energetici e massimizzare l’utilizzo dell’hardware. Il tutto prolungando la durata di vita dei loro sistemi IT. Ad esempio, l’osservabilità può determinare dove l’energia viene consumata inutilmente, consentendo ai team di ridistribuire i carichi di lavoro in modo dinamico ed efficiente. Queste informazioni non solo supportano gli obiettivi di sostenibilità, ma generano anche risparmi sui costi e una migliore resilienza operativa. Facilitando la consapevolezza in tempo reale riguardo a prestazioni, utilizzo e inefficienze, l’osservabilità rende tangibili gli sforzi per la sostenibilità. Trasforma gli obiettivi ambientali in risultati misurabili su cui le organizzazioni possono agire. Un cambiamento a livello di settore I fattori sistemici che ostacolano gli sforzi per la sostenibilità sono un problema che riguarda l’intero settore. Ma una volta che ne hanno visibilità, le organizzazioni sono attrezzate per intraprendere azioni significative. Oppure scelgono consapevolmente di non farlo. E questa scelta comporta non solo costi ambientali, ma anche finanziari e di reputazione. L’impatto ambientale dell’IA è reale, ma il primo passo del settore deve essere un cambiamento di mentalità fondamentale: un cambiamento che dia priorità all’ottimizzazione, all’efficienza e alla capacità di rispondere dinamicamente all’evoluzione dei sistemi. La sostenibilità è in definitiva una sfida di ingegneria dei sistemi e l’osservabilità è lo strumento che consente alle organizzazioni di affrontarla a testa alta. Fornendo informazioni approfondite e fruibili su dove si verificano gli sprechi, l’osservabilità trasforma la sostenibilità da un obiettivo astratto a una priorità operativa concreta, in particolare quando l’entità dei potenziali risparmi sui costi diventa chiara all’azienda. Una volta che le inefficienze sono visibili, le organizzazioni possono agire o ignorarne consapevolmente le conseguenze. Non possiamo correggere ciò che non vediamo. Ma una volta che lo vediamo, ne siamo responsabili. Grazie all’osservabilità, l’IT sostenibile diventa più di un’ambizione: diventa una realtà operativa misurabile.