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Kaspersky Lab e Marsh insieme per la gestione del rischio nel settore industriale

Kaspersky Lab e Marsh – leader mondiale nell’intermediazione assicurativa e nella gestione del rischio – hanno firmato un memorandum d’intesa per la copertura assicurativa delle aziende nel settore industriale. Il primo passo di questa partnership prevede una collaborazione per quel che riguarda gli auditing di sicurezza informatica, per grandi aziende del settore industriale, che includono analisi iniziale e servizi di indagine post incidente per l’adeguamento dei premi assicurativi in seguito ad incidenti di sicurezza informatica. Inizialmente l’accordo si concentrerà su aziende russe, ma Kaspersky Lab e Marsh stanno pianificando di estendere ulteriormente la collaborazione. L’accordo è stato firmato alla quinta conferenza internazionale dell’”Industrial Cybersecurity: The Guard of Technological Progress” organizzata da Kaspersky Lab. Nell’ambito della gestione dei rischi per le aziende del settore industriale, l’assicurazione per il rischio informatico è un trend nuovo e in continua crescita a livello globale. Per soddisfare questa richiesta, Marsh offre alle grandi aziende e alle società del settore pubblico in Russia, soluzioni assicurative e uno strumento specifico in grado di calcolare le potenziali perdite. Firmando il memorandum di intesa con MARSH, Kaspersky Lab si impegna a collaborare con il broker assicurativo e a partecipare alle indagini iniziali di analisi per la sicurezza delle enterprise e alla realizzazione di audit completi di sicurezza informatica. Il memorandum inoltre mira a coinvolgere gli esperti di Kaspersky Lab nelle indagini e nell’analisi di incidenti informatici al fine di adeguare le richieste di risarcimento assicurativo. Secondo il Kaspersky Lab ICS report, nell’ultimo anno, le conseguenze delle violazioni alla sicurezza informatica delle aziende del settore industriale sono costate in media $497.0001. Sono inclusi i danni ai prodotti, la perdita di informazioni commerciali, varie violazioni al processo produttivo e, in alcuni casi, anche una temporanea interruzione della produzione. L’eventualità di danni finanziari e operativi ha reso l’assicurazione per incidenti informatici un argomento importante di discussione per le organizzazioni industriali di tutti i Paesi. “Marsh si occupa, per clienti di tutto il mondo, di effettuare la corretta valutazione dei rischi per la sicurezza informatica delle aziende del settore industriale. La collaborazione con Kaspersky Lab ci consente di migliorare la preparazione dei nostri clienti rispetto agli incidenti informatici e ottenere il supporto professionale di esperti mondiali leader nella sicurezza informatica”, ha dichiarato Armen Gyulumian, Vice President di MARSH Russia. “L’analisi completa dei rischi consente alle aziende di prendere decisioni di gestione in modo rapido ed efficiente. Negli ultimi 20 anni abbiamo protetto i nostri clienti da minacce e sofisticati incidenti informatici, e siamo quindi in grado di valutare adeguatamente le minacce alla sicurezza delle infrastrutture critiche. La nostra esperienza aiuterà i broker assicurativi di Marsh a valutare con precisione i rischi per le aziende pubbliche e industriali e per le imprese – e ottenere un’analisi più dettagliata degli incidenti di sicurezza”, ha commentato Andrei Suvorov, Director of business development, security of critical infrastructure, di Kaspersky Lab. The post Kaspersky Lab e Marsh insieme per la gestione del rischio nel settore industriale appeared first on Data Manager Online.

Acronis introduce i servizi dedicati alla gestione dati su cloud ibrido in una piattaforma innovativa comune

Acronis Data Cloud supporta i service provider nella riduzione delle perdite e nell’incremento del ricavo medio per utente Acronis ha annunciato il lancio di Acronis Data Cloud — una piattaforma unificata dedicata a tutti i servizi correnti e futuri basati sul cloud, introdotta nel mercato da Acronis per i provider di servizi. Con l’integrazione di Acronis Data Cloud, i provider di servizi beneficeranno dell’accesso immediato a tutte le soluzioni disponibili senza la difficoltà di dover integrare separatamente ciascun servizio: Acronis Backup Cloud — la soluzione Baas (backup-as-a-service) numero uno al mondo per i service provider. Acronis Backup Cloud supporta oltre 20 sorgenti dati, è in grado di bloccare i ransomware grazie ad Acronis Active Protection, consente di eseguire backup in qualsiasi postazione ed eseguire recovery, inoltre è in grado di certificare i dati con Acronis Notary, basato su blockchain. La popolarità di questo servizio ha innescato un aumento delle vendite YoY pari al 100% e un incremento YoY del 400% nella quantità di dati protetti archiviati su Acronis Cloud (settembre 2017). Acronis Disaster Recovery Cloud (Partner Preview) — una soluzione preconfigurata self-service, creata su Acronis Backup Cloud, che consente ai service provider di ripristinare istantaneamente i propri sistemi IT critici, oltre ad applicazioni e dati utilizzando l’infrastruttura cloud di Acronis. Acronis Files Cloud — la soluzione di sincronizzazione e condivisione dei file aziendali che semplifica la gestione dei dati condivisi, soddisfando al contempo i più severi requisiti di sicurezza di un business moderno. Rimuove i rischi correlati all’utilizzo dei servizi pubblici di sincronizzazione e condivisione dei file, permettendo ai service provider di controllare la location di archiviazione dei dati. Soddisfa la richiesta delle compagnie di oggi per un servizio sicuro di accesso, sincronizzazione e condivisione dei file: un risultato confermato da un incremento delle vendite del 200% anno su anno. Soluzione semplice per attirare clienti e incrementare il ricavo medio per utente (ARPU) Acronis Data Cloud introduce una gestione condivisa e un’integrazione facile nei maggiori sistemi di automazione aziendale come Odin Automation, Hostbill, ConnectWise Automate, Autotask e WHMCS. Il reporting di utilizzo unificato, l’engine per policy condiviso e l’API comune consentono ai service provider di poter offrire più prodotti senza modificare i processi esistenti. La disponibilità di servizi multipli all’interno della stessa piattaforma consente ai partner di monetizzare le relazioni con i clienti, semplificando e incrementando le vendite, il cross-selling e i raggruppamenti. Acronis Data Cloud offre un contributo ai service provider per incrementare l’ARPU e ridurre le perdite. Acronis Data Cloud può inoltre essere brandizzato con logo e colori aziendali, consolidando ulteriormente la posizione del service provider sul mercato. Acronis Data Cloud è una soluzione di grande valore. Non è solo di facile implementazione, bensì non richiede investimenti iniziali e può essere operato con zero CAPEX, in base a una licenza trasparente pay-as-you-go. Qualunque sia il modello di business, Acronis Data Cloud è la soluzione ideale. Supporta qualsiasi packaging d’offerta, ogni tipologia di implementazione, incluso on-premise, cloud o ibrida e la quasi totalità dei modelli di prezzo. “Dopo aver implementato Acronis Backup Cloud un anno fa, l’implementazione del software ha ridotto i nostri costi di assistenza attraverso un consolidamento significativo di più prodotti in uno. La piattaforma avanzata fornisce ancora più funzionalità e controllo sui dati dei clienti grazie alle soluzioni di disaster recovery e sincronizzazione/condivisione dei file. Acronis non è solo un importante operatore cloud, bensì anche un importante business partner”, ha affermato JD Helms, Presidente, CloudJumper. Acronis Storage Basato sull’architettura cloud ibrida di Acronis, Acronis Data Cloud è inoltre integrato da vicino con Acronis Storage: ciò fornisce ai service provider la libertà di scegliere dove memorizzare i dati protetti. Installando Acronis Storage nella propria infrastruttura, introdurranno la funzionalità di Acronis Cloud nello stesso datacenter, con una capacità di archiviazione sicura e più vicina ai clienti. Acronis Storage offre l’accesso universale su protocolli multipli iSCSI, S3, Acronis Backup Gateway, NFS, con SMB/CIFS e VTL presto disponibili nel 2018. La tecnologia Acronis CloudRAID offre una scalabilità continua per la ridondanza, Acronis Notary basato su blockchain consente la certificazione e la convalida dei dati. Grazie alle nuove funzionalità ora disponibili per i service provider ogni trimestre, Acronis assicura di poter soddisfare ogni esigenza del cliente, anche in costante evoluzione. “Acronis è una cloud company focalizzata al 100% sui propri partner. Tutto ciò che facciamo nello spazio del cloud, lo facciamo con i nostri partner. Le soluzioni di Acronis aiutano i service provider a monetizzare le proprie relazioni con i clienti offrendo loro tutti i servizi di protezione dati richiesti,” afferma John Zanni, Presidente di Acronis. The post Acronis introduce i servizi dedicati alla gestione dati su cloud ibrido in una piattaforma innovativa comune appeared first on Data Manager Online.

DATA4 nomina Davide Suppia Country Manager e Vice President Sales per l’Italia

Un solido background professionale e una profonda conoscenza del mercato italiano alla base della scelta di DATA4 di promuovere il manager Davide Suppia con l’obiettivo di accelerare il processo di crescita dell’azienda in Italia DATA4, specialista europeo nel data hosting ultrasicuro e iperconnesso, ha annunciato la nomina di Davide Suppia, già Business Development Manager dell’azienda, a Country Manager e Vice President Sales per il territorio italiano. Nel ruolo di Country Manager Suppia si occuperà di implementare le strategie di business in linea con le linee guida definite centralmente da DATA4. Inoltre, gestirà le iniziative e i programmi del Gruppo coordinando i team locali, interfacciandosi direttamente con i clienti. Nella funzione di Vice President Sales, il manager avrà la responsabilità di sviluppare l’azione commerciale sul territorio per accrescere i risultati economici e le quote di mercato di DATA4 in Italia. Prima di approdare al Gruppo francese, Davide Suppia ha svolto il ruolo di Sales Director in Supernap Italia valorizzando un’esperienza di 28 anni maturata nel settore delle telecomunicazioni. In precedenza, infatti, il manager ha curato la strategia di sviluppo del business e la vendita di servizi di rete all’interno della divisione “Network Services” di Colt Italia con focus anche sul sistema delle alleanze e sui canali distributivi. Davide Suppia ha assunto, inoltre, il ruolo di City Director di Torino con la responsabilità del nodo Telco e del data center del capoluogo piemontese. Prima dell’esperienza in Colt Italia, il manager ha lavorato in Albacom (oggi BT Italia) occupandosi della start-up della filiale italiana. Entrato in Ericsson come Key Account Manager nel 1991 ha promosso nuove tecnologie multimediali e servizi per i clienti strategici dell’azienda. Davide Suppia ha iniziato la sua carriera nel 1988 in Philips Italia con responsabilità nelle vendite e nella gestione di grandi clienti nel settore industriale, bancario e in ambito Ricerca e Sviluppo per l’area Nord-Ovest del Paese. “Davide ha contribuito significativamente al crescente successo di DATA4 in Italia”, ha commentato Adam Levine, Chief Commercial Officer di DATA4. “Ha svolto un ruolo chiave nello sviluppo del portfolio clienti così come nel posizionamento del Campus di Milano come HUB di connettività in Italia. Siamo orgogliosi di promuovere Davide nel ruolo di country manager e vice president sales con l’obiettivo di consolidare la leadership di DATA4 nel mercato italiano. Infine, grazie alla sua esperienza nel settore IT, telecom e data center, Davide è il profilo ideale per sostenere la crescita di DATA4 in Italia focalizzandosi sulla gestione dei partner IT e delle aziende clienti”. “Il gruppo DATA4 ha investito significativamente nello sviluppo di data center “allo stato dell’arte”, progettati per favorire la transizione verso la nuova era digitale in Italia, non solo attraverso una colocation certificata e resiliente, ma anche grazie a servizi innovativi come DIGITAL HUB. Il mio contributo si focalizzerà nel valorizzare la piattaforma d’offerta di DATA4 come supporto alle imprese italiane in questa direzione”, ha dichiarato Davide Suppia. The post DATA4 nomina Davide Suppia Country Manager e Vice President Sales per l’Italia appeared first on Data Manager Online.

Oculus Go, un visore VR autonomo da 199 dollari

Oculus Go offre un sistema di lenti migliorato e maggiore comodità senza la necessità di associarlo a un PC o smartphone Facebook conferma la sua volontà di portare la realtà virtuale a 1 miliardo di persone. Durante la conferenza Oculus Connect 4, il CEO di Facebook Mark Zuckerberg ha presentato Oculus Go, un visore VR che come prezzo si inserisce tra Oculus Rift e Gear VR di Samsung. L’aspetto interessante è che il dispositivo funziona senza essere accoppiato a un smartphone o PC come i suoi colleghi. Oculus Go offre un maggiore comfort grazie a una mascherina in schiuma e cinghie regolabili. A bordo monta un processore Qualcomm Snapdragon 821 e lenti “di nuova generazione” che assicurano lo stesso campo visivo e nitidezza di quelle di Oculus Rift. Gli schermi LCD “fast switch” con risoluzione WGHD (2.560 x 1.440 pixel) non solo hanno un fattore di riempimento dei pixel superiore all’OLED ma riducono anche la visione di spazi neri tra i punti campione (screen-door effect). Oculus Go integra l’audio spaziale e quindi non necessita di cuffie, anche se sarà possibile collegarle comunque tramite il classico jack. Il visore inoltre sarà accompagnato da un controller molto simile a Gear VR di Samsung, che continua lo sviluppo di un sensore per le impronte inserito sotto il display. Oculus Go sarà disponibile a 199 dollari e le prime consegne agli sviluppatori partiranno a novembre. Zuckerberg ha inoltre annunciato che il bundle Oculus Rift – Oculus Touch sarà ancora disponibile in promozione a 449 euro per un breve periodo e l’arrivo di un pacchetto per le aziende da 900 dollari che comprende visore, controller, 3 sensori ambientali, telecomando e un set di 3 cinghie. The post Oculus Go, un visore VR autonomo da 199 dollari appeared first on Data Manager Online.

Register.it porta la sicurezza digitale a Smau 2017

L’azienda è presente alla 3 giorni milanese dedicata all’innovazione di impresa con soluzioni, dibattiti e workshop in ambito sicurezza, protezione e cloud per supportare aziende e PMI verso una digitalizzazione consapevole dei rischi e delle soluzioni per competere Register.it, leader italiano nell’identità digitale, annuncia la sua presenza a SMAU Milano 2017 – una tappa fondamentale del roadshow nazionale che da anni è punto di riferimento per tutti professionisti italiani che desiderano innovare e crescere. Durante l’evento, che si terrà dal 24 al 26 ottobre in FieramilanoCity, Register.it ha una presenza a 360°con un proprio stand al Padiglione 4, F02, per introdurre sul mercato le nuove soluzioni in cloud sviluppate in collaborazione con Plesk e Symantec, leader internazionali nella gestione e sicurezza di server e siti web, pensate per Sviluppatori WordPress, Web Agency e Responsabili IT. Attraverso diversi workshop tematici e la voce dei suoi esperti all’interno di importanti conferenze sul palco dell’Arena Smau ICT, Register.it concretizzerà sempre di più l’obiettivo di accompagnare le aziende verso una digitalizzazione concreta e consapevole. A un anno dalla partecipazione di Register.it a SMAU Milano, l’azienda rinnova la scelta per questa cornice di business e di innovazione unica nel suo genere in Italia, attraverso una presenza significativa all’edizione 2017. La decisione di portare know-how e soluzioni in fiera si inserisce infatti nel contesto di un anno importante in cui Register.it ha investito su due asset strategici: tecnologia ed education. L’impegno del 2017, che si è tradotto in soluzioni e servizi innovativi e al passo con le nuove legislazioni e regole del web, insieme alla volontà di informare per agevolare l’ingresso al digitale, trova con SMAU la sua massima espressione. Dalla necessità di proteggere i dati durante la navigazione sul web anche a seguito della sempre più stringente policy di Google sui siti sprovvisti di protocollo HTTPS, all’adeguamento obbligatorio entro Maggio 2018 al codice europeo sulla protezione dei dati (GDPR), fino ad argomenti di business rilevanti come la messa in sicurezza dei server aziendali e la gestione semplificata dei siti web via Plesk: tutti temi che aiuteranno i professionisti in visita in fiera a comprendere meglio opportunità e rischi del digitale e a semplificare al contempo i processi decisionali verso l’adozione di soluzioni e servizi come quelli messi a disposizione da Register.it grazie al confronto con esperti, alla trasparenza e chiarezza su regolamenti e discipline in materia di privacy e dati e alla facilità di implementazione di un’infrastruttura evoluta. In questa direzione Register.it interverrà sia con un ricco calendario di appuntamenti nell’Arena Smau ICT, alcuni andati sold out in poche ore, che presso il proprio stand. Di seguito una sintesi della presenza: 25 ottobre ore 15.30 – Arena Smau ICT 1 “GOOGLE E HTTPS: IL WEB CAMBIA FACCIA” – Lorenzo Nutini, Cloud Services Product Manager Register.it, parlerà di quali soluzioni adottare tra le diverse tipologie di certificati SSL in base alle specifiche esigenze di business per ovviare alla problematica di sicurezza in cui gli utenti incapperanno con l’ultima versione rilasciata da Google Chrome che segnalerà come non sicuri i siti web sprovvisti di protocollo HTTPS e certificato SSL. 26 ottobre ore 12.30 – Arena Smau ICT 1 “Come rendere più semplice adeguarsi al nuovo Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati: I codici di condotta e l’esperienza del CISPE” – Lorenzo Chiriatti, Direttore Affari legali e societari Gruppo DADA, Chairman Code of Conduct task force del CISPE, spiegherà cosa sono i codici di condotta e come funzionano attraverso un case study dedicato al Codice di condotta del CISPE per i fornitori di servizi di infrastruttura Cloud con l’obiettivo di aiutare le aziende a capire come adeguarsi al nuovo codice europeo sulla protezione dei dati (GDPR). Grazie ai codici di condotta, nati per calare la disciplina nelle specificità delle singole industry, le aziende possono infatti avere uno strumento per semplificare l’adeguamento con una disciplina privacy più vicina alle proprie esigenze. 25/26 ottobre ore 10.00 e 14.00 – stand Register.it “SSL: come sceglierli in base alle esigenze di business” Massimiliano Scalabrino Cloud Services Marketing Specialist Register.it 25/26 ottobre ore 11.00 e 15.00 – stand Register.it “WORPRESS TOOLKIT: la gestione semplificata via Plesk” Roberto Gasparini, Yann Melikoff, Cloud Services Product specialist Register.it 25/26 ottobre ore 12.00 e 16.00 – stand Register.it “SICUREZZA: linea guida per la messa in sicurezza di un server web” Cristiano Casella, Cloud Services Solution Architect Register.it Per seguire gli interventi è sufficiente iscriversi sul sito di SMAU nella sezione dedicata al programma The post Register.it porta la sicurezza digitale a Smau 2017 appeared first on Data Manager Online.

Perché Cortana entrerà dentro Skype

L’assistente virtuale potrà suggerire operazioni e attività durante le chat private e di gruppo; un vantaggio ma anche un pericolo per la privacy Il test è cominciato negli Stati Uniti e per un numero limitato di persone con una versione di Skype per iOS e Android. Qui Cortana, assistente virtuale sviluppato da Microsoft, potrà entrare liberamente nelle conversazioni private e quelle di gruppo per semplificare alcune operazioni e far risparmiare tempo agli utenti. In che modo? Creando ad esempio eventi in calendario in autonomia quando capisce che all’interno della finestra si sta fissando un incontro, oppure fornire risposte di default a mo’ di scorciatoia: si, no, ok, a dopo, e così via. Ma non solo: l’idea è quella di dare all’AI il controllo profondo della propria vita in mobilità, tanto che sullo smartphone Cortana dovrebbe anche essere in grado di ricordare un evento in agenda o un semplice reminder, scaturito proprio dalle chat a cui ha preso parte. La solita bilancia Si tratta di un’integrazione sicuramente interessante che, con il tempo, porterà molte persone a risparmiare secondi preziosi in alcune operazioni ripetitive e noiose. Il punto è sempre quello: quanto siamo dispositivi a concedere della nostra privacy alla tecnologia per ottenere qualche beneficio? Microsoft non è ancora intervenuta sul tema ma probabilmente lo farà affermando come i dati e le conversazioni spiate da Cortana non sono accessibili ai suoi tecnici e tanto meno alle agenzie esterne. Più o meno quello che è stato detto anni fa, dopo lo scoppio del Datagate. La questione non è banale ma rischia di diventarlo con un abbassamento della soglia di attenzione. Già l’Internet delle Cose ha innalzato incredibilmente la mole di dati prodotti all’interno dell’ambiente domestico, teoricamente alla stregua di hacker e criminali informatici. La notizia di Cortana, che si sente il diritto di entrare nelle finestre di chat quando vuole, pone più di un dubbio circa l’effettivo grado di libertà e controllo delle informazioni di cui godono oggi gli utenti digitali. The post Perché Cortana entrerà dentro Skype appeared first on Data Manager Online.

L’attività DDoS nel 2017 analizzata da Arbor Networks

Arbor Networks ha analizzato la quantità di attacchi DDoS nel mondo nel corso del 2017 (fino al 30 settembre): nel corso dei 272 giorni di analisi ci sono stati 6,1 milioni di attacchi DDoS, che equivalgono rispettivamente a 22.426 attacchi al giorno, 934 attacchi all’ora e 15 attacchi al minuto. Arbor ha – inoltre – condiviso un’interessante infografica legata agli attacchi informatici registrati in Italia nel corso del mese di Settembre, attraverso i dati messi a disposizione da Atlas (Active Threat Level Analysis System), il progetto collaborativo sviluppato dall’azienda insieme a 400 service provider clienti che hanno accettato di condividere anonimamente dati anonimi di traffico. Tra i dati più significativi: Nel solo mese di Settembre ci sono stati 7.900 attacchi informatici in Italia, con una media di circa 263 attacchi al giorno. Il 31% di questi è stato sferrato direttamente dall’Italia, stessa percentuale dagli Stati Uniti, il 19% dalla Francia e stesso dato anche dal Regno Unito. Il più grande attacco, registrato a fine mese, è stato di 28.7 Gbps A pochi giorni dal primo anniversario del grande attacco contro il provider Dyn, sembra che le acque si siano calmate sul fronte degli attacchi DDoS. Del resto, quest’anno non abbiamo assistito a gravi interruzioni della rete di portata intercontinentale con ripercussioni sui più diffusi servizi e le più popolari applicazioni online. Questa è una buona notizia, ma ce n’è anche una cattiva: l’assenza di attacchi non è dovuta a un’assenza di tentativi. Gli attacchi DDoS sono ormai divenuti alla portata di tutti grazie ai servizi low-cost (booter/stresser) che permettono di lanciare attacchi al costo di un caffè. Esistono inoltre centinaia di strumenti che permettono a qualunque malintenzionato che disponga di una connessione Internet di sferrare un attacco. Questi strumenti hanno rivoluzionato il panorama delle minacce informatiche e hanno anche modificato nettamente le tipologie di aziende che rappresentano i potenziali bersagli degli aggressori informatici. In passato, gli attacchi DDoS si concentravano su determinati settori, tra cui soprattutto quello finanziario, sui siti di gaming e sull’e-commerce. Oggi invece qualsiasi attività, per qualsiasi ragione e qualsiasi offesa o affiliazione reale o percepita, può diventare un bersaglio da colpire. A fronte di attacchi sempre più frequenti, estesi e complessi, la scelta delle misure di protezione da adottare contro le minacce DDoS è più importante che mai. I grandi attacchi DDoS non accennano a fermarsi Mentre la frequenza degli attacchi può essere ricondotta al fiorente mercato di servizi e strumenti DDoS, la crescente grandezza degli attacchi è favorita dalle tecniche di reflection/amplification e dalla comparsa delle botnet IoT. Queste tecniche incrementano la quantità di traffico a disposizione degli aggressori. Un esempio sono i resolver DNS utilizzati spesso dagli aggressori per effettuare lo spoofing degli indirizzi IP delle vittime. L’invio di una query DNS ai resolver aperti determina infatti la trasmissione al server della vittima di una risposta anche 50 volte più grande della query originale. I dispositivi IoT integrati sono estremamente vulnerabili e generalmente vengono lasciati sempre accesi; inoltre le reti in cui risiedono offrono connessioni ad alta velocità che consentono un volume di traffico relativamente elevato per gli attacchi DDoS su ogni dispositivo compromesso. Di fronte a uno scenario di questo tipo, è facile capire perché le imponenti dimensioni degli attacchi DDoS rappresentino ormai un tema di scottante attualità. I principali bersagli degli attacchi DDoS Ulteriori informazioni sul dinamico panorama delle minacce DDoS, inclusa una sezione speciale sulle botnet IoT, sono contenute nel dodicesimo rapporto annuale di Arbor: Worldwide Infrastructure Security Report. The post L’attività DDoS nel 2017 analizzata da Arbor Networks appeared first on Data Manager Online.

Ponte San Pietro, dai telai al data center di Aruba. L’AD Cecconi: «Questa è la nostra nuova casa»

Con il Global Cloud Data Center, Aruba lancia la sfida del polo tecnologico più grande d’Italia per lo sviluppo delle imprese innovative Ponte San Pietro sugli scudi. Ovvero, Milano PSP. Perché la dimensione locale si estende oltre i confini naturali di un territorio alla ricerca di nuovi paradigmi di sviluppo e la dimensione globale cerca radici. Dai telai del cotonificio Legler ai data center di Aruba Spa. Storia di una riconversione – che non è più una ferita aperta – e storia del recupero di una vocazione industriale che trasforma il capoluogo dell’Isola bergamasca in nuova capitale digitale. Una storia che – come ci ha raccontato Stefano Cecconi, amministratore delegato di Aruba – nasce dalla passione per il luogo, il lavoro e le persone. «È stato amore a prima vista». Lo stesso «amore» che quasi 150 anni prima aveva convinto la seconda generazione di industriali della famiglia Legler a spostarsi dal piccolo cantone glaronese verso sud. Lo stesso «amore» che fu ricompensato dalla ricca dote di risorse idriche, forza motrice e alta densità di manodopera, che si sarebbero presto trasformati in vantaggio competitivo per la nascente industria tessile. Oggi, al silenzio dei telai che fecero la fortuna della Legler, la seconda generazione della famiglia Cecconi, azionista di riferimento di Aruba, ha spiegato le ragioni della scelta di rilevare l’area: «Abbiamo valutato la posizione geografica, le risorse naturali, la cultura del lavoro, il capitale umano che rendono davvero strategico questo sito». Con il terzo data center in Italia, l’azienda vuole ampliare l’offerta e supportare la crescita del business lato cloud: «In questo modo, vogliamo rispondere sia alle esigenze dei nostri clienti enterprise, che ci chiedevano una struttura nel nord Italia in grado di dare spazio al loro sviluppo futuro, sia alla nostra esigenza di crescita in ambito cloud che ha assunto dimensioni molto importanti» – ha detto Stefano Cecconi. «Abbiamo concepito il Global Cloud Data Center con l’obiettivo di non avere limiti di spazio e di risorse. E nel farlo, abbiamo puntato sull’ecosostenibilità del progetto, pensando all’ambiente ma anche ai consumi, elevando gli standard di affidabilità e sicurezza in modo da eccedere i massimi livelli di certificazione in ambito data center». La nuova casa di Aruba Con lo spostamento della sede legale da Arezzo a Ponte San Pietro (Bg), trenta chilometri da Milano, la nuova casa di Aruba è sulla riva sinistra del fiume Brembo. L’impianto si aggiunge ai due che già si trovano ad Arezzo e all’altro in Repubblica Ceca. Aruba inoltre conta altri quattro punti di erogazione di servizi in Francia, Germania, Inghilterra e in Polonia, quest’ultimo in fase di avvio. La parte riqualificata del Campus di Ponte San Pietro corrisponde a 40mila metri quadrati sui complessivi 200mila (di cui 84mila di capannoni) L’obiettivo è di completare la riqualificazione dell’area in un arco di tempo che va dai cinque ai dieci anni. Un obiettivo legato a “filo doppio” alle richieste dei clienti che richiedono sempre più l’outsourcing completo dell’infrastruttura IT per rendere più agile la gestione del business – ci spiega l’AD di Aruba, che non nasconde la soddisfazione anche per i primi risultati ottenuti. Infatti, con la pre-apertura del data center avvenuta a giugno, ad oggi circa il 60 per cento della struttura è stato occupato o prenotato. Intel e VMware sono i partner tecnologici del Data Center. Connettività, capacità di elaborazione, virtualizzazione dei server e infrastruttura cloud. Aruba gestisce oltre 2 milioni di domini, quasi sette milioni e mezzo di caselle email, cinque milioni di PEC attive, oltre 31mila server, un milione e 250mila siti attivi in hosting per un totale di oltre 4,7 milioni di clienti. Nell’offering di Aruba ci sono anche i servizi di cloud pubblico e privato, housing e colocation, servizi dedicati, firma digitale e fatturazione elettronica. «La sede di Ponte San Pietro è quella che meglio di altre rispondeva ai bisogni di espansione dei nostri clienti, peraltro localizzando il data center in un punto strategico del Nord Italia» – ha confermato Stefano Sordi, CMO di Aruba. Collaborazione, innovazione e sviluppo, la scommessa di Aruba Alla cerimonia inaugurale con il taglio del nastro hanno partecipato Susanna Santini, presidente di Aruba insieme a Stefano Cecconi, AD di Aruba, Luca Del Gobbo, assessore della Regione Lombardia all’Università, Ricerca ed Open Innovation, Claudia Terzi, assessore regionale all’ambiente, Matteo Rossi, presidente della Provincia di Bergamo, Giorgio Gori, Sindaco di Bergamo e Matteo Macoli, vicesindaco di Ponte San Pietro. Regione Lombardia con la legge 29/2016 ha messo in campo azioni concrete per costruire una rete di collaborazione tra istituzioni pubbliche, università e imprese, con partico​lare attenzione all’uso concreto e condiviso degli open data. Su accessibilità, open data e big data nella PA, si gioca una partita importante per restituire in forma di valore a cittadini e imprese un patrimonio di informazioni – come ci ha spiegato Luca Del Gobbo. Regione Lombardia attualmente dispone di un miliardo di dati. La legge valorizza, in modo sussidiario, un patrimonio che genera più di sette miliardi all’anno di investimenti pubblici e privati in Ricerca e Innovazione. Nella sola Lombardia, sono nate 1.369 startup, pari a un quinto del to​tale nazionale, e sono stati registrati, nell’ultimo decen​nio, 191.000 brevetti. «Un patrimonio unico di umanità e conoscenza». #ArubaDataCenter Stefano Cecconi AD La nuova casa di @Arubait è Ponte San PietroClick To Tweet Per Giorgio Gori, siamo davanti all’inizio di qualcosa di nuovo, «una nuova epoca dove i dati sono il petrolio della nuova economica della conoscenza, ma dove per vincere però bisogna puntare sull’innovazione e le competenze». Una sfida formativa e occupazionale, che – si augura il primo cittadino di Bergamo – vedrà protagonisti i giovani talenti degli istituti tecnici e delle università del territorio. Quando arrivarono i Legler a Ponte San Pietro e cominciarono i lavori per la costruzione della diga nel 1876, impresa necessaria per avere forza motrice, il collegamento ferroviario con Milano era già attivo da 14 anni, a dimostrazione che gli investimenti sono guidati dalle infrastrutture e non il contrario. Oggi – invece – mentre Aruba investe nella stessa area,