360 Consulenza
Assistenza

Quando la connettività Internet limita o impedisce la fruizione delle UC

Da 3CX un monito: ancora oggi troppo spesso l’uso di profili internet inadeguati inficia la fruibilità di soluzioni UC di nuova generazione. A fronte di un mercato poco trasparente risulta essenziale appurare se la linea internet in uso è grado di supportare la telefonia VoIP ancor prima di pensare all’adozione di un centralino Porsi domande in merito a quali requisiti una linea dati dovrebbe presentare per avvalersi del VoIP in modo ottimale passa fin troppo spesso in secondo piano presso l’utenza aziendale, spesso portata a pensare che tutte le linee XDSL o Fibra siano uguali. Ci si concentra subito sulla scelta della piattaforma per le Unified Communications e si sottovalutano sia le infrastrutture di rete aziendali sia la linea dati con cui il centralino dovrà necessariamente lavorare. Né il miglior Centralino IP né il miglior operatore di servizi VoIP possono funzionare in modo soddisfacente qualora la connettività dati e la catena di routing non siano opportunamente dimensionate / pianificate. Neanche il miglior sistemista sul mercato sarà in grado di risolvere i problemi di un centralino VoIP malfunzionante a causa di una mediocre connettività dati. Banda minima garantita (BMG): una variabile da considerare Il mercato della connettività dati in Italia non è certo il più trasparente, solo in rarissimi casi viene comunicato con immediatezza l’indice delle performance di rete minime sempre garantite, indipendentemente dallo stato di congestione della centrale dati, dalla distanza dalla stessa e dalla qualità delle periferiche in uso.  Eppure questo dato è essenziale: il traffico voce su linea dati è caratterizzato da una comunicazione bidirezionale (dowload/upload) che permette ai due interlocutori di comunicare tra loro ed ascoltare contemporaneamente la voce altrui. Per identificare la banda dati necessaria per una corretta fruizione della telefonia VoIP, bisogna considerare il numero di chiamate SIP eseguite simultaneamente sul centralino IP ed il relativo volume dati. Tale valore andrà confrontato con la banda minima garantita (BMG) in upload, unico criterio in base a cui scegliere il fornitore dei servizi Internet: un profilo business in grado di supportare correttamente il traffico VoIP deve sempre dichiarare esplicitamente il valore di BMG. Nel caso tale dato non fosse esplicito, il profilo scelto non il più adatto per un’applicazione VoIP. Imposizione del router: ostacolo immotivato Benché la direttiva UE 2008/63 e il successivo regolamento UE 2015/2120 stabiliscano in maniera inequivocabile che “gli utenti finali hanno il diritto di accedere a informazioni e contenuti e di diffonderli, nonché di utilizzare e fornire applicazioni e servizi, e utilizzare apparecchiature terminali di loro scelta, indipendentemente dalla sede dell’utente finale o del fornitore o dalla localizzazione, dall’origine o dalla destinazione delle informazioni, dei contenuti, delle applicazioni o del servizio, tramite il servizio di accesso a Internet”, molti provider Italiani impongono alle imprese l’adozione del proprio router. Tale obbligo incide in maniera sostanziale sulla capacità della linea di veicolare correttamente il traffico voce acquistato presso operatori VoIP SIP terzi. In alcuni casi la connettività VoIP potrebbe essere resa instabile, nel peggiore dei casi la connettività VoIP potrebbe addirittura essere completamente inibita. L’imposizione del router, oggetto di un’aspra discussione, risulta tuttavia paradossale se si considera che sovente gli stessi provider forniscono connettività “naked” (senza obbligo di router) a profili commerciali di taglio elevato. Traffico voce su IP consegnato in modalità analogica: una prassi anacronistica Gli operatori spesso utilizzano nei propri router un algoritmo (SIP ALG o SIP Helper) che altera la sintassi del protocollo SIP, al fine di erogare all’utente le linee VoIP che ha sottoscritto nella tradizionale modalità analogica o ISDN. Se da un lato questo algoritmo può essere utile all’operatore per fornire le proprie linee, dall’altro impedisce spesso l’utilizzo di fornitori terzi di linee SIP “native” (trunk “Open VoIP” basato su IP o su registrazione). Un sistema di consegna analogico obbligato, appare una scelta anacronistica nel 2017, quando ormai il 95% del trasporto della voce sulla rete nazionale viene effettuato nativamente “over IP”. La decisione di consegnare il traffico voce in modalità analogica obbliga peraltro gli utenti di un centralino IP all’utilizzo di inutili apparati gateway di conversione del segnale (PSTN) e risulta in contrasto con la migrazione al “Cloud VoIP” ormai in atto. Proprio per questo motivo, prima di scegliere tra l’una o l’altra soluzione VoIP / UC, l’utente dovrebbe valutare se il fornitore di servizi Internet sia in grado di veicolare le linee VoIP SIP anche in modalità SIP trunk nativa. Ciò al fine di poter utilizzare le linee in piena mobilità anche nel momento in cui l’azienda decida di passare ad una soluzione Cloud PBX, come quella offerta da 3CX Phone System. The post Quando la connettività Internet limita o impedisce la fruizione delle UC appeared first on Data Manager Online.

Alibaba investe 13 mld per superare Google sull’AI

Alibaba annuncia investimenti per 13 miliardi di euro in centri di ricerca e professionisti nel campo dell’intelligenza artificiale La Cina vuole diventare la prima potenza tecnologica al mondo e Alibaba l’aiuterà a raggiungere il suo obiettivo. Il colosso asiatico dell’e-commerce non ha solo sfidato apertamente Amazon nel mercato digitale ma oggi lancia il guanto di sfida a Google in uno dei settori più avveniristici, quello dell’intelligenza artificiale. L’azienda fondata da Jack Ma investirà 13 miliardi di euro in 3 anni per progetti legati a questa tecnologia. E’ probabile che le ricerche nel campo dell’intelligenza artificiale serviranno ad Alibaba per migliorare i suoi sistemi di guida autonoma esattamente come ha fatto Google, che nel frattempo sta cercando di adottare un approccio “little data” al machine learning. Alibaba ha annunciato la futura costruzione di 7 laboratori specializzati in Cina, Russia, Israele, Singapore e persino negli Stati Uniti con la collaborazione di grandi atenei come l’Università di Berkeley, in California. L’azienda inoltre assumerà 100 ricercatori per lo sviluppo dell’intelligenza artificiale, Internet of Things, calcolo quantistico e machine learning. Alibaba ha inoltre fondato una propria accademia delle scienze chiamata Damo Academy. “Mentre molti istituti di ricerca risolvono i problemi per i profitti, Damo li risolverà con profitto”, ha affermato Jack Ma. Questa istituzione collaborerà con la più prestigiose università nel mondo (MIT, Princeton e Università di Pechino tra le altre) e come ha sottolineato il CTO di Alibaba, Jeff Zhang, “sarà all’avanguardia per sviluppare le tecnologie di nuova generazione capaci di stimolare la nostra crescita e dei nostri partner”. Il sito di e-commerce, che costruirà un enorme megastore nei pressi della sua sede, ha grandi mire espansionistiche al di fuori della Cina e punta 2 miliardi di clienti entro i prossimi 20 anni. Ora che l’azienda domina il mercato nel sud-est asiatico sta cercando di espandersi in altri campi come il mobile payment. Alibaba ha cercato anche di acquisire la statunitense MoneyGram ma l’operazione è attualmente in fase di stallo per i timori della Casa Bianca legate ad hacking e spionaggio industriale. The post Alibaba investe 13 mld per superare Google sull’AI appeared first on Data Manager Online.

Indra inizia i test del veicolo autonomo a Madrid, all’interno del progetto AUTOCITS

Altri test pilota si stanno svolgendo a Parigi e Lisbona, all’interno del progetto europeo guidato da Indra che ha l’obiettivo di contribuire all’adeguamento dei regolamenti, dei centri di controllo del traffico e delle infrastrutture alla guida autonoma Indra, una delle principali società globali di consulenza e tecnologia, ha iniziato il deployment del progetto pilota di innovazione AUTOCITS, che testerà la guida autonoma nell’area metropolitana della capitale spagnola, nonché a Lisbona e Parigi, le tre città più grandi del cosiddetto “Corridoio Atlantico”, formato dalle strade considerate prioritarie per lo sviluppo delle infrastrutture di trasporto europee. L’obiettivo del progetto è quello di contribuire all’adeguamento delle normative, dei centri di controllo del traffico e delle infrastrutture alla guida autonoma, con l’obiettivo di migliorare l’interoperabilità dei veicoli autonomi, migliorare la corretta circolazione su tutti i tipi di strade dei paesi europei e assicurare la coesistenza sicura con il resto dei veicoli. A questo fine saranno sviluppati servizi di trasporto intelligenti basati su sistemi di cooperazione (C-ITS) che consentono la comunicazione e lo scambio sicuro di dati tra veicoli, utenti e infrastrutture, utilizzando lo standard europeo di comunicazioni ITS-G5. Per il pilota di Madrid sono stati sviluppati tre servizi C-ITS che estendono la “visione” del veicolo autonomo e faciliterà la presa decisionale attraverso avvisi come, ad esempio, notifiche su lavori stradali, situazioni di traffico intenso e condizioni meteorologiche avverse. Questi servizi C-ITS sono stati integrati nella soluzione Horus di gestione del traffico e delle gallerie (prodotto proprietario di Indra) per la quale è stato creato un nuovo modulo che consente sia di gestire l’invio di informazioni al veicolo autonomo o connesso, sia di approvare tutti i dati generati da questo tipo di veicolo, elaborandoli in real time e offrendo informazioni di valore per la presa decisionale dei gestori dei veicoli connessi e dei conducenti di veicoli convenzionali. La piattaforma Horus, installata sul Cloud, raccoglie informazioni sulle anomalie tramite il canale di informazione della Direzione Generale di Traffico (DGT) utilizzando il protocollo DATEX2, uno standard europeo per lo scambio di informazioni tra i centri di controllo del traffico. Nello scenario del pilota (il HOV lane dell’autostrada A-6 di Madrid, che collega il raccordo M30 di Madrid) si stanno installando le prime unità stradali RSU (Road Side Units), con varie tecnologie di comunicazioni ITS-G5 e comunicazioni mobile. Queste attrezzature invieranno informazioni ai veicoli autonomi e connessi quando saranno in circolazione presso la corsia reversibile ad alta occupazione dell’A-6. Oltre a questo deployment iniziale, sono stati realizzati i primi test con un veicolo autonomo in un circuito chiuso presso l’impianto di Indra a San Fernando de Henares (Madrid) per verificare la corretta erogazione e ricezione delle informazioni. Sia le prove in questo ambiente, sia quelle realizzate sul Bus-HOV lane sono state effettuate secondo le norme della DGT, che mette a disposizione di società e centri di ricerca, una normativa aperta per la realizzazione di test, in quanto non condizionata dalla Convenzione di Vienna. Scambio di servizi tra progetti pilota Sia il pilota di Madrid che quelli di Lisbona e Parigi sono pionieri nel “Corridoio Atlantico” e tra i primi in Europa che utilizzeranno test di veicoli autonomi, con diversi fornitori, su strade urbane e suburbane sia chiuse che aperte al traffico convenzionale, e su collegamenti con autostrade. È previsto che i servizi e i sistemi testati in una città si scambino con quelli delle altre due città per valutare la corretta interoperabilità e funzionamento. Il pilota di Lisbona sarà realizzato nell’autostrada A-9, nella tratta tra l’A16 e l’EN6. I servizi C-ITS che saranno installati invieranno al veicolo autonomo alert sul traffico intenso, notifiche sulla presenza di veicoli lenti o parcheggiati e avvisi sulle condizioni meteorologiche avverse. Per la comunicazione con i veicoli saranno installate sei unità stradali RSU (Road Side Units) e saranno utilizzati almeno due veicoli autonomi, dell’IPN (Instituto Pedro Nunes) e dell’Università Politecnica di Madrid (UPM), e un veicolo allestito con gli strumenti atti a eseguire le prove di validazione dei servizi e delle infrastrutture. Inoltre, al fine di eseguire i test nell’area più urbana saranno utilizzati altri due veicoli a bassa velocità che serviranno come shuttle nell’IPN, consentendo il trasporto dei passeggeri in una tratta di circa 500 metri. A Parigi, oltre agli avvisi sulle situazioni pericolose, saranno notificate situazioni di traffico intenso per contribuire alla loro gestione, informando sulla velocità e le corsie consigliate, alternative, ecc. utilizzando la comunicazione dal centro di controllo dei veicoli autonomi. I test saranno realizzate nell’autostrada A-13 nella periferia della città. Ecosistema di collaborazione Oltre a Indra, partecipano ad AUTOCITS: la Direzione Generale di Traffico spagnola (DGT), l’Università Politecnica di Madrid (UPM), L’”Autoridad Nacional de Segurança Rodoviária” (ANSR), l’Università di Coimbra (IC), l’Istituto Pedro Nunes (IPN) e gli “Inventeurs du Monde Numérique” (INRIA). Il progetto ha un budget di 2,6 milioni di euro e finanziamento del programma europeo CEF (Connecting Europe Facility). Inoltre AUTOCITS sta collaborando con altre iniziative di R&S in questo ambito a livello europeo, ad esempio, la piattaforma C-Roads e il progetto C-Roads Spain, nonché con altre organizzazioni interessate a progetti di  veicolo connesso e autonomo. A tal fine sono in corso una serie di sessioni aperte per conivolgere tutte le organizzazioni interessate in grado di contribuire al progetto con la loro visione sul veicolo autonomo e sui lavori svolti. L’ultimo workshop si è tenuto il 10 ottobre a Lisbona. Il presidente dell’ANSR, Jorge Jacob, ha chiuso la giornata, alla quale hanno partecipato società e istituzioni come BRISA, ITS Portogallo, l’IMT e Indra. Alle sessioni tenute in precedenza a Madrid e Parigi hanno partecipato organizzazioni come DGT, SACYR, Ferrovial, OHL, Mapfre, la Piattaforma Tecnologica Stradale (PTC), la Fondazione PONS, COMSIGNIA, YOGOKO, Vedecom, AutoKAB e VICI. The post Indra inizia i test del veicolo autonomo a Madrid, all’interno del progetto AUTOCITS appeared first on Data Manager Online.

Il prossimo Apple Watch si allaccerà da solo

Un recente brevetto mostra un paio di modalità con cui lo smartwatch della Mela potrà adattarsi automaticamente ad ogni polso Avete presente le scarpe che si allacciano da sole in Ritorno al Futuro? Beh, il concetto è più o meno simile. Un recente brevetto sottoposto da Apple all’ufficio specifico degli Stati Uniti mostra in che modo il suo Watch potrà adattare automaticamente il cinturino al polso di chi lo indossa. Nel documento si parla di metodo di aggiustamento dinamico per dispositivi indossabili ma chiaramente il riferimento è al Watch, anche se potrebbe essere valido per qualunque altro oggetto dotato di uno strap. Il funzionamento, anche questo inteso ma non esplicato, non è così semplice e arriverebbe a raggiungere lo scopo almeno in due maniere diverse, entrambe in modalità automatica o su richiesta dell’utente. Come funziona Il primo modo per allacciare da sé il cinturino prevedrebbe un piccolo sistema meccanico poso intorno alla cornice del Watch. Tramite un comando indipendente, oppure un’impostazione di watchOS, i dentini posti nello chassis comincerebbero a ritrarre il polsino, fino a farlo combaciare perfettamente con la larghezza di chi lo indossa. Un altro metodo potrebbe invece consistere nell’utilizzo di un materiale memory per il laccetto, così da conservare sempre la stessa forma per ognuno e di riprenderla al momento dell’attacco tra le estremità. Apple ha previsto vari sistemi per realizzare il cinturino auto-allacciante ma non è detto che lo vedremo concretamente. Come sappiamo, molti dei brevetti sottoposti dalle compagnie hi-tech finiscono presto al macero perché troppo difficili o costosi da realizzare. Pensiamo agli occhialini VR o AR che si attende escano prima o poi dai lab di Cupertino o alla Apple Car, di fatto un progetto solo sulla carta. The post Il prossimo Apple Watch si allaccerà da solo appeared first on Data Manager Online.

Amazon lancia il nuovo Kindle Oasis

Il nuovo Kindle Oasis offre lo schermo Paperwhite più ampio e con la più elevata risoluzione di sempre, dotato della stessa precisione e qualità tipografica di un libro su carta stampata e senza riflessi, anche alla luce diretta del sole Amazon annuncia il Kindle più innovativo di sempre: il nuovo Kindle Oasis, dotato del display Paperwhite più ampio e con più alta risoluzione e di un design ergonomico sottile e leggero che permette di leggere comodamente per ore. Il nuovo Kindle Oasis è, inoltre, il primo Kindle resistente all’acqua (IPX8): permette di leggere in molti più luoghi, al mare o in piscina. Il nuovo Kindle Oasis è dotato di una batteria che dura settimane, e la sua capacità di ricarica rapida permette di passare da zero alla carica completa in meno di due ore. Il nuovo Kindle Oasis è disponibile in pre-ordine da oggi all’indirizzo www.amazon.it/kindleoasis a partire da 249,99 €; le spedizioni inizieranno a partire dal 31 ottobre. “Dieci anni fa abbiamo introdotto il nostro primo Kindle con l’obiettivo di consegnare qualunque libro sia mai stato scritto nel giro di non più di 60 secondi” afferma Dave Limp, Senior Vice President, Amazon Devices and Services. “Grazie ad uno schermo più grande da 7 pollici, con una risoluzione di 300 ppi e un design resistente all’acqua, il nuovo Kindle Oasis è il nostro Kindle più innovativo di sempre. Il suo design sottile, leggero e resistente all’acqua permette ad ogni lettore di poter restare immerso nel mondo del proprio autore preferito in molti più luoghi”. Progettato per la comodità e la personalizzazione Grazie all’ampio schermo da 7 pollici e con una risoluzione da 300 ppi, il nuovo Kindle Oasis mostra il 30% di parole in più per pagina, consentendo così di voltare pagina meno frequentemente e più rapidamente. Lo schermo è dotato della stessa precisione e qualità tipografica di un libro su carta stampata grazie alla luce diffusa in modo uniforme su tutta la superficie  e all’assenza di riflessi, anche alla luce diretta del sole. Il design ergonomico sposta il centro di gravità sul palmo della mano, facendo sì che il dispositivo poggi su di essa come farebbe il dorso di un libro, indipendentemente da quale mano si utilizza per leggere. È possibile voltare pagina senza alcuno sforzo sia toccando lo schermo touch sia premendo gli appositi pulsanti e l’orientamento della pagina ruoterà automaticamente sullo schermo a seconda che si impugni il dispositivo con la mano sinistra o con la mano destra. La forma esclusiva di Kindle Oasis è caratterizzata da uno spessore che diminuisce dall’impugnatura fino ai 3,4 mm dello schermo ultra sottile. La sua struttura unisce il rivestimento in vetro più robusto fra i Kindle ad un nuovo dorso in alluminio. Il nuovo Kindle Oasis è leggero, sottile e resistente e, seppur dotato di uno schermo più grande, il nuovo dispositivo pesa solo 194 grammi, 10 grammi in meno del bestseller di Amazon, il Kindle Paperwhite. Il primo Kindle resistente all’acqua Il nuovo Kindle Oasis è stato classificato IPX8 e può resistere a un’immersione in acqua dolce fino a due metri di profondità, per un massimo di 60 minuti. È realizzato affinchè i clienti non debbano preoccuparsi degli spruzzi d’acqua in spiaggia o che il dispositivo cada in una vasca da bagno o in piscina. Maggiore spazio di archiviazione per più contenuti Il nuovo Kindle Oasis è disponibile in due versioni, con due diverse opzioni di archiviazione: 8 GB, il doppio rispetto al primo Kindle Oasis, in grado di contenere migliaia di titoli, e 32 GB, che consente di archiviare contenuti ancora più ricchi in file di grandi dimensioni. Comfort personalizzato per leggere il proprio libro con il proprio stile Il nuovo Kindle Oasis permette di personalizzare ancora di più le impostazioni di lettura, consentendo di godersi il proprio libro come si preferisce: nuove dimensioni per i caratteri e livelli di grassetto disponibili: caratteri disponibili in ancora più dimensioni rispetto al passato e cinque livelli di grassetto tra cui scegliere per qualsiasi tipo di carattere. Insieme al nuovo display da 7 pollici si possono così personalizzare i propri libri per godere di un’esperienza di lettura che non affatica la vista; nuove opzioni di accessibilità: oltre al carattere OpenDyslexic è stata inserita una funzione che inverte il bianco e il nero sullo schermo per i lettori sensibili alla luce. La nuova opzione di visualizzazione ingrandita consente di aumentare la dimensione di elementi come il testo nella schermata iniziale, la libreria e le icone dei libri, per rendere il nuovo Kindle Oasis più facile da leggere; regolazione dell’intensità della luce: i sensori di luce incorporati regolano automaticamente l’illuminazione dello schermo ovunque ci si trovi, sia in una stanza poco illuminata, sia all’esterno sotto il sole, e l’illuminazione può essere regolata anche in base alle preferenze personali; allineamento a sinistra: ora è possibile leggere i testi con allineamento a sinistra. Le nuove dimensioni per i caratteri, l’impostazione dei livelli del grassetto e l’allineamento a sinistra saranno opzioni fornite gratuitamente attraverso aggiornamenti over-the-air a partire da oggi anche su Kindle Paperwhite (generazione 6, lanciato nel 2013) e sui dispositivi Kindle più recenti. Tutte le caratteristiche di Kindle che i lettori amano Gli e-reader Kindle sono progettati per la lettura e per permettere ai lettori di perdersi nella storia narrata nel libro. A differenza di tablet e smartphone, un Kindle non produce riflessi, anche alla luce diretta del sole, né distrae il lettore con i social media, le email, i messaggi, le notifiche e altro ancora. Il nuovo Kindle Oasis include tutte le caratteristiche che hanno reso i dispositivi della famiglia Kindle i migliori per la lettura, portando l’esperienza un passo oltre quella che si può vivere con un libro stampato. Whispersync: salva e sincronizza l’ultima pagina letta, i segnalibri e le annotazioni su tutti i tuoi dispositivi e le tue applicazioni di lettura Kindle, per ricominciare dal punto in cui la lettura è stata interrotta. Archiviazione nel Cloud senza pensieri: tutti i libri Kindle sono salvati nel Cloud non dovrai mai preoccuparti di poterli perdere. È sempre possibile scaricare di

La risposta di Sophos alle minacce ransomware

Un roadshow in otto tappe dedicato a Partner attuali e futuri svela le ultime novità nella lotta alle minacce informatiche più avanzate Sophos presenta “Sophos Partner Day Roadshow 2017”, l’evento in otto tappe che prenderà il via da Ancona il 12 ottobre e toccherà Genova (24 ottobre), Bari (26 ottobre), Pescara (9 novembre), Catania (15 novembre), Palermo (16 novembre), Perugia (23 novembre) e Cagliari (29 novembre). Questa serie di appuntamenti nasce con l’obiettivo di illustrare ai Partner, attuali e futuri, i rischi derivanti da un attacco ransomware e quali misure adottare per proteggersi al meglio, supportando così i clienti nella lotta ad una delle minacce più aggressive degli ultimi anni.  Le minacce di tipo ransomware, come ad esempio WannaCry, evolvono rapidamente diventando sempre più invasive e capillari e provocando serie ripercussioni finanziarie sull’attività di business dell’Azienda, non solo per l’ammontare dei riscatti richiesti per ottenere la chiave necessaria a decriptare i dati, ma soprattutto per i tempi di fermo dovuti alle operazione di recovery. Sophos è da tempo in prima linea in questa lotta, investendo costantemente in soluzioni tecnologiche all’avanguardia volte a garantire un livello di sicurezza sempre più elevato. Le 8 tappe del roadshow saranno dunque l’occasione per approfondire la conoscenza del portafoglio di soluzioni Sophos: Sophos Intercept X, i nuovi UTM, il next generation endpoint, Sophos Enterprise Mobility Management, la crittografia sempre più semplice e immediata e l’offerta cloud e WI-FI sempre più completa. The post La risposta di Sophos alle minacce ransomware appeared first on Data Manager Online.

Qlik: il potere degli smart data tra cloud e AI

Fa tappa in Italia l’edizione 2017 del roadshow che disegna il futuro della data analytics sempre più aumentata, intelligente e “ibrida” Da qualche anno Qlik, leader nel settore della visual analytics, tiene il suo roadshow globale, focalizzato sul mondo del dato come vettore di evoluzione in tanti settori produttivi. L’edizione 2017 guarda al futuro ancora più delle precedenti, visto che si concentra sugli sviluppi dell’Intelligenza Artificiale applicata all’analisi e alla gestione delle informazioni. A dare il benvenuto è stata Rosagrazia Bombini, VP & Managing Director Italy & Iberia di Qlik: “Viviamo in tempi in cui si crede che il futuro possa essere delegato, almeno per certi campi, totalmente alle macchine. In verità l’AI non può prendere il posto di una persona, non ovunque almeno. Gli algoritmi processano e ragionano seguendo il loro modo di essere, anche il machine learning si basa su evoluzioni che rientrano all’interno di un tracciato predefinito. La vera innovazione necessita della creatività e dell’intuizione, che non appartengono di certo ai robot. Per questo intendiamo il concetto di AI come augmented intelligence: vuol dire integrare, in maniera funzionale tutti gli strumenti di analisi che abbiamo oggi, per consentire ad hardware e software di lavorare meglio ma comunque controllati da un ultimo miglio umano”. L’idea insomma è che i robot, nella loro accezione più ampia del termine, affianchino l’uomo senza prendere il sopravvento. Del resto questa è la paura di qualche scienziato critico della tecnologia portata alla sua estrema applicazione, un panorama che ha il potenziale di uscire dagli schemi se non controllato. Il vantaggio del cloud analitico A entrare più nel dettaglio dell’operatività di Qlik è Francesco del Vecchio, Senior Director Presales EMEA di Qlik: “Ciò che guida Qlik è la possibilità di aiutare le persone curiose a esplorare i dati in loro possesso per creare nuove occasioni e opportunità professionali. Tutto gira intorno al concetto di individuo, dati e idee. Si tratta di un mix che porta a ottenere più insight, a riconoscere nuovi bisogni e a semplificare l’adozione di innovazione. Negli anni ci siamo posti come pionieri della cosiddetta data discovery per un motivo. Solo una piattaforma intuitiva e avanzata può evidenziare elementi in grado di dare maggior valore all’ambiente circostante, dove sono le sorgenti dell’accumulo di dati. La sfida è avvicinare il software alla mente umana, uno strumento che non restituisca solo un dato freddo ma già collegato ad altri contenuti di senso”. @ingdave spiega i vantaggi degli analytics in tante aree di business @Qlik_ITA #VisualizeYourWorld pic.twitter.com/h93lNkpzTm — Data Manager Online (@datamanager_it) 12 ottobre 2017 I visual insight Parlando di soluzioni, la novità è la versione più recente di Qlik Sense, centrata sul cloud. “Se nel mondo IT il tema del cloud è centrale, in quello della BI diventa essenziale – ci dice del Vecchio – la maggior parte dei clienti, ancora oggi, chiede di spostare velocemente i dati sulla nuvola, pensando che l’intero processo di migrazione rappresenti solo un vantaggio tecnico, un liberarsi dello spazio fisico dello storage e poco più. Serve far capire cosa voglia dire, veramente, sfruttare le risorse di un hybrid cloud anche in termini di capacità computazionali. Con un’architettura ibrida possiamo avere una conoscenza di base sulla localizzazione delle componenti in locale che non rappresentano però la totalità dei servizi a disposizione. Alla nuvola si possono aggiungere cicli di processo più ampi, così da accedere a quell’insieme di piattaforme che in Qlik definiamo come microservizi, composti cioè da un’intelligenza che sa quando c’è bisogno di aumentare o contrarre le performance, ottimizzando così costi e consumi”. Il futuro del dato C’è ancora tanto da lavorare ambito di smart business intelligence e Qlik lo sa: “Abbiamo in cantiere un cambio di rotta, che porterà l’azienda verso il cliente e non viceversa. Gli analisti dicono che nei prossimi anni molte compagnie si affideranno a circa dieci datasource esterni, quindi dobbiamo uscire dai nostri uffici per fornire un servizio di prossimità. Lo faremo raggiungendo l’utente dove sono le sue sorgenti di informazione, occupandoci di aggregarle e destrutturarle, di fatto eliminando la necessità di un data warehouse, che seppur prometta di porsi come contenitore che conserva tutto ciò che serve alla compagnia, spesso non soddisfa tale punto, proprio per l’evoluzione digitale in atto”. The post Qlik: il potere degli smart data tra cloud e AI appeared first on Data Manager Online.