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Previp Cassa di Assistenza ha scelto Armundia per supportare i processi di gestione polizze

Armundia Group annuncia che la propria soluzione Armundia Health Carver è stata scelta da Previp Cassa di Assistenza per supportare i processi di consulenza e gestione polizze. Iscritta all’Anagrafe dei Fondi Sanitari, dal 1989 Previp promuove e attua forme di trattamento assistenziale integrativo o aggiuntivo del Servizio Sanitario Nazionale: tramite la Cassa le aziende aderenti possono garantire ai propri dipendenti un’ampia gamma di prestazioni assistenziali a tutela della persona, con tutte le agevolazioni fiscali e contributive consentite dalle norme vigenti. Con l’implementazione di Armundia Health Carver, l’innovativo software gestionale pensato da Armundia Group per soddisfare le esigenze delle Casse di Assistenza, Previp può automatizzare tutte le attività ripetitive a basso valore aggiunto, ridurre significativamente i tempi di gestione dei nuovi piani sanitari e garantire ai propri Soci livelli di servizio ancor più elevati. Integrata nativamente con un prodotto di contabilità generale, la piattaforma di Armundia Group si compone di più moduli per supportare l’intero ciclo operativo della Cassa: dalla fase degli accordi con gli intermediari e le compagnie, fino alla gestione degli incassi dei contributi assistenziali annui. Ai moduli principali – per l’iscrizione soci, la costruzione dei piani sanitari, la definizione polizze, la tariffazione e la gestione dei casi assicurativi – Armundia Health Carver affianca una serie di funzionalità aggiuntive, come il sistema di Alert & Monitoring, che consente a un utente, in funzione del proprio profilo, di ricevere le notifiche delle attività da svolgere. Oppure il modulo per la gestione della reportistica aziendale, per misurare e tenere sotto controllo la gestione e gli incassi dei contratti stipulati per conto dei propri Soci. Il tutto in massima semplicità, dal momento che, per accedere alla piattaforma, è sufficiente un semplice browser. “Siamo orgogliosi di poter annoverare Previp tra i nostri clienti – dichiara Gianluca Berghella, Presidente & CEO di Armundia Group – La fiducia che ci è stata accordata da un fondo sanitario così apprezzato sul mercato è l’ennesima conferma della capacità delle nostre soluzioni di supportare al meglio tutto quelle organizzazioni che si pongono come obiettivo primario l’incremento della propria efficienza operativa e l’ulteriore miglioramento dei servizi ai propri clienti o utenti e della loro conseguente soddisfazione. Tutto ciò, attraverso un’implementazione rapida, agevole e non invasiva di queste soluzioni, guidata da un’attività consulenziale frutto delle esperienze e delle competenze acquisite nel settore”. “Ci riteniamo molto soddisfatti di aver scelto Armundia Group quale partner IT, perché la loro competenza nella progettazione, nello sviluppo e nella fornitura di soluzioni software per il settore bancario e assicurativo ci consente di sfruttare le potenzialità di un sistema gestionale perfettamente rispondente alle nostre esigenze di semplificazione ed efficientamento dei processi ‘a basso valore aggiunto’ – spiega Ilenia Dibennardo, Vice Presidente di Previp Cassa di Assistenza – L’automazione di alcuni processi permette la riduzione delle attività esecutive di basso livello, in modo da impiegare il personale dipendente in attività più qualificanti, aumentandone il contributo intellettuale nel ciclo lavorativo aziendale. Inoltre, l’adozione di Armundia Health Carver ci ha permesso di ottenere un accesso semplice e tempestivo alle informazioni presenti in database, con conseguente miglioramento dei livelli di servizio nei confronti dei vari stakeholders”. The post Previp Cassa di Assistenza ha scelto Armundia per supportare i processi di gestione polizze appeared first on Data Manager Online.

Dassault Systèmes presenta SOLIDWORKS 2018

La nuova release della gamma di soluzioni per la progettazione 3D e l’ingegnerizzazione integra il processo completo dalla progettazione alla produzione e offre SOLIDWORKS CAM Dassault Systèmes ha annunciato il lancio di SOLIDWORKS 2018, la nuova versione del portafoglio di applicativi per la progettazione e l’ingegnerizzazione 3D. SOLIDWORKS 2018 offre una soluzione completa integrata per il processo dalla progettazione alla produzione (Design to Manufacturing), che consente ad aziende di tutte le dimensioni di ripensare le modalità con cui realizzano parti e prodotti, portando idee innovative sul mercato nella moderna economia dell’esperienza. Supportato dalla piattaforma 3DEXPERIENCE di Dassault Systèmes, SOLIDWORKS 2018 promuove una strategia aziendale integrata dalla progettazione alla produzione, con soluzioni che semplificano le interazioni fra le varie discipline lungo tutto il flusso di sviluppo di un prodotto. Questo processo unificato sfrutta lo Smart Manufacturing, cioè un flusso di dati integrato e ininterrotto accessibile a tutti i team coinvolti nello sviluppo del prodotto, dove e quando necessario, in qualsiasi formato, senza conversioni e trasferimenti di dati da un sistema a un altro. “Molti progetti prevedono la saldatura di piastre e componenti di lamiera, per le quali la maggior parte degli utenti usa linguette e scanalature per fissare fra loro le parti,” spiega Edson Gebo, titolare di Digital Detail & Design. “La nuova funzionalità di linguetta e scanalatura fa risparmiare molto tempo rispetto alla creazione manuale delle feature. In questo modo i nostri progetti arriveranno più velocemente in officina.” Nei mercati attuali, la concorrenza è agguerrita e la fiducia dei consumatori viene conquistata dalle aziende capaci di offrire esperienze coinvolgenti che vadano oltre il semplice acquisto o utilizzo di un prodotto. Per prosperare, le aziende sono chiamate a innovare tutti gli aspetti della loro attività, ma strutture organizzative, processi e strumenti obsoleti creano una barriera fra la progettazione e la produzione, causando errori che hanno conseguenze negative su collaborazione, tempistiche e budget. Con SOLIDWORKS 2018 i team di lavoro possono collaborare in parallelo per progettare un prodotto o un componente in modo più rapido ed economico, validarne la funzionalità e la fabbricabilità, gestire i dati e i relativi processi, snellire e automatizzare la produzione ed effettuare ispezioni e controlli. Qualsiasi modifica al progetto o alla produzione è semplice e veloce e viene estesa automaticamente a tutti i modelli, i programmi, i disegni e la documentazione collegati, grazie all’integrazione della proprietà intellettuale nel progetto fin dalle fasi iniziali. Una funzionalità chiave di SOLIDWORKS 2018 in questo contesto è SOLIDWORKS CAM, un nuovo applicativo che offre lavorazioni meccaniche basate su regole con acquisizione della conoscenza al fine di automatizzare la programmazione della produzione. Progettisti e ingegneri possono capire meglio come sono realizzati i progetti, prendere decisioni più motivate, realizzare velocemente prototipi e produrre pezzi in casa per controllare meglio qualità, costi e tempi di consegna. L’applicativo consente inoltre ai team di mettere in atto nuove strategie di “produzione su commessa”, progettando parti su misura e programmandone automaticamente la produzione in secondi invece che in ore. “Un’esperienza vincente deve mettere al centro un prodotto ben progettato e un modo efficiente per realizzarlo. SOLIDWORKS 2018 offre più che un semplice approccio smart alla produzione di parti o prodotti: aiuta le aziende a tradurre l’immaginazione in innovazione e a costruire ecosistemi,” afferma Gian Paolo Bassi, CEO, SOLIDWORKS, Dassault Systèmes. “Come nelle release precedenti, molti dei nuovi strumenti e delle migliorie di SOLIDWORKS 2018 rispondono a richieste e contributi della comunità di SOLIDWORKS, mettendo a disposizione dei nostri utenti funzionalità più avanzate con le quali portare più velocemente grandi progetti in produzione, con una qualità superiore e costi inferiori. Nei prossimi mesi lanceremo soluzioni di processo aggiuntive grazie alle quali le aziende della nostra comunità potranno migliorare ulteriormente i loro risultati.” The post Dassault Systèmes presenta SOLIDWORKS 2018 appeared first on Data Manager Online.

Embolia polmonare, giovane si salva grazie al suo Apple Watch

Il device di Apple ha avvisato un reporter americano di un’anomalia nel suo corpo A raccontare la sua storia su Twitter è il reporter americano James Green, che si è salvato in tempo da un’embolia polmonare grazie a una notifica comparsa sul suo Apple Watch. “Non avrei mai pensato che uno stupido computer da polso, comprato due anni fa, mi potesse salvare la vita”, commenta il giovane. Invece, grazie al tempismo perfetto con cui il dispositivo lo ha allertato dell’anomalia nel suo organismo, Green si è potuto salvare. Un’anomalia sospetta “Tenevo sotto controllo le mie pulsazioni da quando avevo avuto una precedente embolia polmonare”, ha spiegato il 28enne al Telegraph. L’app utilizzata da James è HeartWatch, sviluppata per controllare costantemente la frequenza cardiaca di una persona durante il giorno e notificare quando le oscillazioni vanno oltre una determinata soglia. “Ho ricevuto una notifica che mi segnalava una frequenza cardiaca costantemente al di sopra del mio standard a riposo, quando avevo trascorso tutto il tempo seduto alla scrivania”, ha raccontato il reporter, “Insieme ad altri sintomi, è risultato il dato decisivo che mi ha spinto ad agire, ho capito che non si trattava di un attacco di panico, stava succedendo qualcosa”. Un’app che può salvare la vita Una volta allertato dalla notifica, Green è corso in ospedale dove dopo un controllo dei coaguli nel sangue è stato ricoverato e curato. “Il mio medico ha detto che se avessi temporeggiato ancora mi sarebbe stato fatale”, ha raccontato Green, convinto di dovere la sua vita a quell’applicazione, “Mi ha fornito i dati necessari per capire che non si trattava solo di un attacco di panico. Mi ha spinto a cercare di capire quale fosse il problema”. Una storia a lieto fine, che è arrivata fino al creatore di HeartWatch, David Walsh, che nel 2015 l’aveva ideata in seguito alla morte di suo padre a causa di un attacco cardiaco. Walsh ha rivelato che a volte i medici consigliano la sua app ai pazienti per tenere sotto controllo il proprio battito e si è detto commosso dalla storia di James Green. The post Embolia polmonare, giovane si salva grazie al suo Apple Watch appeared first on Data Manager Online.

Cloudera lancia SDX per la gestione dei dati nelle grandi aziende

Le tecnologie per la gestione e la condivisione dei dati sono in continua evoluzione e permettono di sviluppare soluzioni di machine learning e di analisi dei dati in tempi brevi e con una notevole riduzione dei costi Cloudera ha lanciato Cloudera SDX, un software framework modulare che permette alle aziende di vivere un’esperienza dati condivisa, una shared data experience. Grazie a un ambiente di lavoro centralizzato, sicuro, che rispetti i requisiti aziendali e che permetta un’analisi dei dati approfondita, SDX consente a numerose applicazioni di eseguire insiemi di dati condivisi o sovrapposti. SDX, già disponibile per i clienti Cloudera Enterprise, rende le applicazioni dati multifunzione più facili da sviluppare, meno costose da implementare e sempre più sicure. Affrontare sfide aziendali come la cybersecurity, i prodotti e i servizi connessi e la soddisfazione del cliente, richiede la collaborazione di diverse applicazioni complesse. Per esempio, l’Internet of things (IoT) spesso coinvolge l’analisi ad hoc e l’apprendimento automatico su batch e streaming di dati. Le piattaforme Next-best-offer utilizzano il machine learning e l’elaborazione in tempo reale. In molti casi questi cluster di applicazioni multifunzione vengono eseguiti su un’infrastruttura cloud o si basano su dati generati direttamente in cloud. Lo sviluppo e la distribuzione di queste applicazioni complesse è una sfida in cluster multi-tenant on-premise, e risulta particolarmente difficile in ambienti cloud perché il contesto e le policy dei dati non sono le stesse in ambienti transitori. Inoltre, la maggior parte dei servizi cloud sono in realtà applicazioni in esecuzione all’interno di cluster isolati. SDX consente ai clienti di creare, gestire e proteggere queste applicazioni analitiche multifunzione ad alto valore aggiunto e agevola le soluzioni partner certificate Cloudera che si integrano con le funzionalità della piattaforma. Un componente chiave all’interno di Cloudera SDX è un catalogo dati condiviso su cui possono essere stabilite e sfruttate funzioni di sicurezza, governance e gestione sia per le applicazioni analitiche di lunga durata sia per quelle transitorie. Il catalogo condiviso, inoltre, consente anche l’accesso self-service ai dati aziendali, evitando al dipartimento IT di dover effettuare ulteriori controlli. “Le aziende spesso citano la sicurezza, la governance e la complessità tra le ragioni principali per cui non spostano i carichi di lavoro operativi nel cloud”, ha dichiarato Tony Baer, principale analista di Ovum. “Cloudera ha preparato il terreno, costruendo le funzionalità di sicurezza e governance dei dati per agevolare le imprese ad affrontare questo passaggio affinché siano sicure e in grado di sostenere i carichi di lavoro dei big data nell’ambiente di produzione. Cloudera SDX, infatti, si basa sull’IP dell’azienda e offre un’esperienza di dati condivisa tra ambienti cloud e locali”. Ecco le sfide più critiche per le aziende che Cloudera SDX risolve: Data silos – I cluster self-service nel cloud non condividono in modo naturale dati e metadati, quindi i singoli cluster diventano silos de facto. Condividendo dati e metadati persistenti tra le applicazioni on-demand e i cluster transitori, è possibile evitare singoli controlli senza aggiungere costi di duplicazione e archiviazione dei dati. Violazioni di sicurezza – Senza controlli di sicurezza centralizzati, gli amministratori sono costretti ad applicare continuamente policy di sicurezza e di accesso contro molteplici copie di dati all’interno di silos, creando lavoro aggiuntivo e aumentando il rischio di esporre informazioni sensibili. Con Cloudera SDX la sicurezza viene applicata in modo coerente al livello dei dati. Le politiche sono pervasive e non devono necessariamente cambiare o essere applicate di nuovo quando i dati vengono spostati o utilizzati all’interno di una nuova applicazione. Sfide di governance e conformità – Un catalogo condiviso di dati e metadati è indispensabile per affrontare oggi la conformità HIPAA e PCI-DSS e requisiti incombenti come il GDPR. Un catalogo dati condiviso facilita la ricerca e la comprensione rapida del contesto dei dati, consentendo applicazioni self-service e fornendo funzionalità inviolabili di audit e lignaggio. Di seguito le funzionalità, disponibili da ottobre all’interno di Cloudera 5.13, che qualificano maggiormente le capacità di SDX per gli ambienti cloud: Catalogo multi-cluster, un metastore Hive basato su Amazon RDS condiviso o MySQL condiviso per gli utenti Azure, per memorizzare e gestire il contesto circa i dati. Funzionalità multi-cluster di Cloudera Navigator semplificano agli utenti la ricerca dei dati e la gestione dell’accesso, il rispetto dei requisiti e dell’origine dei dati. Autorizzazioni di sicurezza Sentry multi-cluster e soluzioni per fornire controlli di accesso granulari e basati sui ruoli di accesso. L’interfaccia Cloudera Manager è presente su ogni cluster per una più semplice autenticazione dei dati. Backup e disaster recovery da cluster on-premise ad Amazon S3. “SDX rappresenta ‘l’ingrediente segreto’ all’interno di Cloudera Enterprise che consente di accelerare la data science, l’apprendimento automatico e le analisi”, ha dichiarato Mike Olson, fondatore e CSO di Cloudera. “I dati sono la risorsa più preziosa al mondo: sono il carburante delle analisi, potenziano le macchine e sono in grado di risolvere problemi fino a oggi impossibili. Da sempre, infatti, l’attenzione di Cloudera è rivolta al supporto per le aziende nel creare valore a partire dai dati, e Cloudera SDX semplifica questa missione sia per gli utenti IT sia per quelli business”. Le voci dei clienti e dei partner “SDX fornisce una serie impressionante di funzionalità necessarie per implementare e gestire con successo una piattaforma analitica moderna”, ha dichiarato Wei Zheng, vice presidente, Products di Trifacta. “Poiché i nostri clienti utilizzano Trifacta per indirizzare dei dati grezzi in output puliti al fine di eseguire analisi e avviare l’apprendimento automatico, essi generano una grande quantità di metadati incredibilmente preziosi per supportare gli sforzi relativi alla governance di un’organizzazione. Siamo entusiasti, infatti, di come l’integrazione di Trifacta con SDX consentirà ai clienti comuni di gestire i metadati in modo più efficace e di renderli disponibili ai vari stakeholder per rispondere alle loro sfide in ambito sicurezza e governance”. “SDX è un’altra importante innovazione che crea più valore ai clienti comuni fornendo servizi condivisi e semplificando la sicurezza e la governance dei dati aziendali”, ha dichiarato Girish Pancha, CEO di StreamSets, la piattaforma premiata per l’analisi dati sia in lettura che in scrittura dei metadati business e

Il Wi-Fi non è più sicuro, c’è un bug nel WPA2

Nel sistema di criptazione delle reti Wi-Fi è stata trovata una falla che consente di accedere facilmente ad alcuni dati sensibili Oggi è diventato un problema navigare su Internet utilizzando la rete senza fili. Un gruppo di ricercatori ha scoperto una falla piuttosto importante all’interno di WPA2, il sistema utilizzato per cryptare il flusso di dati attraverso le connessioni Wi-Fi. Il bug è stato battezzato “Krack Attacks” (Key Reinstallation Attacks) e ha colpito tutto il mondo. Il problema infatti non risiede in un particolare modello di router ma è presente all’interno della tecnologia wireless in sé. Smartphone, tablet, PC e qualsiasi altro oggetto connesso al Wi-Fi è potenzialmente sotto attacco. “Krack Attacks” non consente ai malintenzionato di scoprire le password delle reti Wi-Fi ma comunque lascia ampia libertà di ottenere altre informazioni sensibili. Al momento i sistemi più colpiti sono le versioni successive di Android 6.0 Marshmallow e alcune release di Linux. Quest’ultimi infatti non richiedono una nuova chiave di decriptazione a ogni connessione. Navigare su portali con protocollo HTTP può risultare un problema mentre con HTTPS alcuni certificati SSL garantiscono un adeguato livello di protezione. Windows e macOS, la cui ultima versione High Sierra ha qualche difficoltà a gestire le password, sono i sistemi operativi meno colpiti dal bug in quanto non tutti i pacchetti di informazioni risultano facilmente hackerabili. Molte aziende hanno già provveduto a rilasciare aggiornamenti di sicurezza e a breve la criticità dovrebbe essere risolta definitivamente. The post Il Wi-Fi non è più sicuro, c’è un bug nel WPA2 appeared first on Data Manager Online.

Fortinet, per i manager IT italiani la cybersecurity non è ancora una priorità assoluta

Migrazione al cloud e normative più stringenti potrebbero invertire la tendenza Digital trasformation e sicurezza Per i manager IT non è ancora arrivato il momento di riconoscere alla sicurezza IT l’importanza che si merita. Si parla tanto di Digital Transformation, di come big data, cloud computing, real time, mobilità, stanno modificando radicalmente gli scenari di business per tantissime organizzazioni. Ma si tralascia di dire che tutto questo si fonda sui dati. Quelli che consentono alle aziende di servire i clienti in modo più efficace, velocizzare l’erogazione di prodotti e servizi, ridurre i costi, ecc. In una parola a migliorare il loro approccio al mercato. La survey Fortinet Se i dati sono il propano che alimenta le strategie aziendali, dovrebbe essere scontato proteggerli con qualsiasi mezzo. Le cose però vanno diversamente. Almeno secondo una ricerca commissionata da Fortinet dal titolo Global Enterprise Security Survey su un campione di 1800 decisori aziendali di realtà medio grandi di sedici paesi, Italia compresa. Dati salienti Dalla survey, giunta alla terza edizione, emerge per esempio che la percezione dei responsabili aziendali che si occupano di questi temi si evolve ancora troppo lentamente: la sicurezza IT interessa poco il board. Eppure una quota importante (l’81 percento) delle imprese italiane (circa un centinaio i rispondenti), ammettono gli intervistati, dichiara di aver patito un attacco negli ultimi due anni (84 percento il dato globale). A colpire sono soprattutto malware, ransomware e social engineering. Più contenuta invece la percentuale di data breach e furto di dati (24 e 29 percento rispettivamente). «Una quota tutto sommato contenuta anche se probabilmente incidono sia il fatto che non è ancora obbligatorio notificare una perdita o la sottrazione, sia che le aziende non sempre sono in grado di individuare tempestivamente una falla, specialmente offuscata da un attacco DDoS o virale» rileva Filippo Monticelli, Regional Manager Italy di Fortinet. Al cuore della ricerca la sconfortante constatazione che per i manager IT di mezzo mondo non è ancora arrivato il momento di riconoscere alla sicurezza IT l’importanza che merita. Il 44 percento dei rispondenti italiani dichiara di non vedere un adeguato livello di attenzione da parte della dirigenza verso i temi della sicurezza, ancora ingessata da una postura prevalentemente reattiva, con l’attacco cyber come principale detonatore di attenzione nei confronti del board. Che in oltre il 30 percento dei casi reagisce con una caccia alle responsabilità individuali, spesso attribuite all’IT. «Un atteggiamento controproducente. Perché sappiamo che le breach spesso scaturiscono da errori commessi da persone di altre funzioni aziendali» commenta Monticelli. Spesa in crescita ma mancanza di prospettiva Secondo l’Osservatorio PoliMi, la spesa in cybersecurity supera il miliardo di euro, con una crescita annuale degli investimenti che si attesta a circa il 5%. Dati sostanzialmente in linea con quelli forniti dalla survey Fortinet dalla quale emerge che il 53 percento dei rispondenti dichiara di aver investito oltre il 10 percento del budget, con il 72 percento dei CISO/CIO a confermare che il budget destinato alla security è aumentato rispetto all’anno precedente. Le voci di spesa che assorbono le maggiori risorse sono l’aggiornamento tecnologico di hardware e software. Secondo la ricerca, le voci di spesa preponderanti rimangono l’aggiornamento dei sistemi di sicurezza esistenti e l’implementazione di processi e policy connessi alla sicurezza. «Una tendenza in linea con l’andamento globale degli investimenti in Italia. A fronte della persistenza di un ritardo di circa di 6-12 mesi nell’adozione di soluzioni innovative rispetto alle nazioni più evolute» osserva Monticelli. Ancora magri invece gli investimenti per attività di formazione e training, anche se a parole la maggior parte dei rispondenti riconosce a queste aree criticità importanti. Persiste dunque un approccio ancora fortemente orientato alla difesa reattiva rispetto ai rischi e non l’introduzione di un piano di investimento con orizzonte pluriennale che abbracci cultura della prevenzione, formazione e awareness. «E’ un fatto che il continuo crescere degli attacchi abbia fatto lievitare gli investimenti in sicurezza. Il 64 percento delle aziende italiane dichiara di aver incrementato il proprio budget di sicurezza. Ma se andiamo a vedere i numeri, la quota destinata alla sicurezza rispetto al budget complessivo rimane desolatamente bassa, con oltre la metà delle imprese rispondenti che stanzia meno del 15 percento per la security» afferma Monticelli. Alcuni fattori tuttavia lavorano a favore di una maggiore attenzione del board verso la sicurezza: l’esperienza diretta di un attacco, l’avvicendarsi di nuove generazioni di manager e soprattutto l’arrivo di nuove e più stringenti normative (GDPR, NIS). La survey conferma altresì che una percentuale molto alta di rispondenti (83 percento) valuta d’impatto le nuove sfide portate dal cloud, anche se meno della metà (48 percento) dei partecipanti dichiara di avere programmato investimenti per la sicurezza in cloud nei prossimi 12 mesi. 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Mal di testa addio, ecco l’anticorpo che cura fino al 70% degli attacchi

Basta un’iniezione di anticorpi monoclonali per sconfiggere l’emicrania Quando il mal di testa diventa cronico, il dolore diventa insopportabile e condiziona profondamente la vita di chi ne soffre. Esistono ben 200 tipi di questo disturbo e per chi non trova sollievo attraverso i farmaci contro gli attacchi di emicrania cronica, disturbo che tende a peggiorare con lo stress o cefalea a grappolo cronica, oggi c’è una nuova speranza: gli anticorpi monoclonali contro CGRP, un peptide coinvolto nei meccanismi legati alla comparsa del mal di testa. Questi anticorpi stanno dando ottimi risultati nelle sperimentazioni cliniche, come spiegano gli esperti in occasione del congresso della Società Italiana di Neurologia (SIN). Un recente italiano rivela che il mal di testa può essere curato con un cerchietto a impulsi, grazie alla neurostimolazione transcutanea. Gli anticorpi in sperimentazione CGRP è il Calcitonin Gene Related Peptide è coinvolto nella trasmissione dei segnali dolorosi durante gli attacchi di emicrania. «I livelli di CGRP aumentano in concomitanza delle crisi e tornano alla normalità quando l’attacco si risolve – spiega Gioacchino Tedeschi, direttore del Centro Cefalee della I Clinica Neurologica dell’Università Vanvitelli di Napoli e coordinatore degli studi in corso su 3 dei 4 anticorpi monoclonali in sperimentazione –. Gli studi di fase I e II hanno dimostrato che anticorpi monoclonali diretti contro il peptide o contro i suoi recettori presenti sul sistema trigeminale bloccano questa via del dolore, impedendo a CGRP di innescare la crisi. Uno di questi anticorpi riduce in media del 70 % la frequenza e l’intensità degli attacchi di emicrania cronica con una sola iniezione sottocute ogni mese». Il più vicino alla sperimentazione clinica è Erenumab, mentre gli altri 2 anticorpi monoclonali in sperimentazione a Napoli sono Eptinezumab, che si somministra per via endovenosa ogni 3 mesi, e Fremanezumab, da assumere ogni mese per via endovenosa o sottocute;  Galcanezumab, ancora in studio, è invece da somministrare una volta al mese per via sottocutanea. Scegliere i pazienti giusti «L’importante sarà scegliere i pazienti giusti a cui prescrivere questi farmaci, quando saranno disponibili in clinica – sottolinea Tedeschi –. Non solo perché saranno inevitabilmente più costosi di quelli attuali, ma anche perché sarà opportuno darli ai casi più seri. Gli studi hanno dimostrato che questi farmaci possono essere utili contro l’emicrania cronica, ovvero quella in cui si hanno oltre 14 attacchi al mese da almeno tre mesi, e per l’emicrania episodica in cui le crisi sono di meno ma il paziente non risponde ai trattamenti standard; nelle sperimentazioni sono stati impiegati nella cefalea a grappolo cronica e in quella episodica resistente ai farmaci, anche in questo caso con buoni risultati. Si tratta di persone che non trovano sollievo con le altre cure, per le quali una riduzione del numero di giorni con mal di testa significa tornare ad avere una qualità della vita accettabile. Nella nostra casistica ci sono perfino pazienti che hanno di fatto risolto il mal di testa liberandosi dalle crisi. A oggi però non è possibile sapere se gli anticorpi monoclonali diventeranno una terapia di prima linea o di fase avanzata, per le cefalee refrattarie ai più comuni trattamenti; in ogni caso rappresentano per i pazienti e per i medici una speranza nella lotta spesso difficile contro il mal di testa». The post Mal di testa addio, ecco l’anticorpo che cura fino al 70% degli attacchi appeared first on Data Manager Online.

Monaco ci ripensa: da Linux torna a Windows

L’esperimento sembra non riuscito alla perfezione, per questo i programmi open source lasceranno il posto alle licenze di Redmond La città di Monaco ha intrapreso tutti i procedimenti necessari per tornare a Windows dopo l’esperimento a favore dell’open source. Gli uffici pubblici e le amministrazioni della tedesca avevano avviato, anni fa, il passaggio a Linux, attraverso una versione personalizzata del sistema operativo del pinguino, conosciuta come LiMux. Il progetto era partito nel lontano 2004, quando anche Steve Ballmer, ex di Microsoft, si era recato in Germania per arginare lo switch al codice aperto. Ma, dopo un’implementazione durata più del previsto, nel 2015 sono apparse le prime avvisaglie della volontà di abbandonare i lidi dell’OS e programmi collegati, come LibreOffice, per riportare le macchine ai più conosciuti lidi dell’offerta americana. Cosa succede Il motivo principale del fallimento pare siano la conseguenza di una PA ancora immatura per accogliere pienamente Linux. “Basandoci su un universo del tutto Linux-centrico – ha spiegato il consiglio comunale – incontriamo parecchie difficoltà e costi aggiuntivi quando si tratta di acquistare e utilizzare software professionale. Sul lungo periodo, ciò vuol dire che un ecosistema non uniforme finisce con il perdere quelle caratteristiche di efficienza che promette in fase di avvio”. Stando alle prime indiscrezioni, il fallimento dell’open source costerebbe a Monaco circa 19 milioni di euro, considerando l’aggiornamento da effettuare per gli uffici ora sprovvisti di Windows. Tuttavia, lo switch potrebbe essere graduale e spalmato nei prossimi anni. In realtà, una decisione finale non è stata ancora presa ma la maggioranza dei consiglieri si è già detta a favore dello storico passaggio, che un certo modo segna una vittoria per il movimento a favore delle piattaforme di produttività a codice chiuso o comunque controllato. The post Monaco ci ripensa: da Linux torna a Windows appeared first on Data Manager Online.