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iPhone 8, poche richieste spingono giù le quotazioni di Apple

Meno 3% per la Mela in borsa a causa della scarsa domanda per l’ultimo smartphone. L’attesa è tutta per l’iPhone X che arriverà tra meno di un mese Da Cupertino dovevano aspettarsi una conseguenza del genere. Nonostante l’iPhone 8 sposti ancora più in avanti la qualità hardware e software raggiunta dalla generazione precedente, è alquanto ovvio che la stragrande dei consumatori, pronti ad acquistare un nuovo melafonino, stiano attendendo con trepidazione l’iPhone X. Il vero punto di rottura con il passato arriverà a inizio novembre e, almeno si spera, verso la metà del mese nei principali negozi e catene specializzate in giro per il mondo. Fino a quel momento l’iPhone 8 non venderà quanto il predecessore e dunque bisogna mettersi l’animo in pace. Gli analisti, a ragione, avevano paventato tale situazione, scommettendo su un calo del valore azionario in borsa di Apple. Cosa succede E puntualmente le premesse sono divenute realtà. Stando alla Reuters, le azioni di Apple sono calate del 3% vista la flebile domanda, da parte degli utenti, di iPhone 8 e 8 Plus. In particolare, il mercato casalingo, quello degli USA, e il vicino Canada, hanno evidenziato un più basso tasso di aggiornamento verso il nuovo smartphone, nelle modalità tante care oltreoceano, quelle del canone mensile fisso che consente di passare al modello successivo semplicemente dando indietro quello in possesso. Anche qui, ben poche sorprese, con la maggioranza della clientela che, con molta probabilità, effettuerà lo switch all’arrivo dell’iPhone X, a partire dal 3 novembre. Il punto è: la perdita in borsa dovuta ai pochi soddisfacenti risultati di iPhone 8 sarà minore del rialzo che Apple otterrà con le vendite di X? Impossibile dirlo adesso ma gli analisti sono ottimisti. “Il cambio di passo della compagnia è evidente – ha detto Daniel Ives, chief strategy officer della GBH Insight di New York – siamo solo al primo round di un nuovo ciclo di prodotti che seguirà X”. The post iPhone 8, poche richieste spingono giù le quotazioni di Apple appeared first on Data Manager Online.

Claudio Artusi nuovo presidente del CSI-Piemonte

La nomina questa mattina durante la riunione di insediamento del Consiglio di Amministrazione Claudio Artusi è il nuovo Presidente del CSI-Piemonte, nominato all’unanimità, nel corso della riunione di insediamento del nuovo Consiglio di Amministrazione del Consorzio. Laureato in ingegneria presso il Politecnico di Torino, Claudio Artusi ha occupato ruoli di responsabilità nella progettazione e realizzazione di infrastrutture e sistemi complessi. È stato coordinatore di “Expo in città”, progetto del Comune di Milano e della Camera di commercio di Milano per l’Expo 2015 e, in precedenza, Amministratore Delegato di CityLife, società che gestisce il progetto di riqualificazione del quartiere storico della Fiera di Milano. Ha rivestito anche il ruolo di Amministratore Delegato di Fiera Milano S.p.A., dopo un’esperienza come Direttore Generale di Anas S.p.A. «Essere alla guida del CSI-Piemonte – dichiara il Presidente – è un grande onore. Sono trascorsi quarant’anni dalla sua fondazione e l’intuizione avuta in quel tempo è più che mai valida. Oggi infatti la competitività dei territori e delle istituzioni si gioca molto attraverso informatizzazione e digitalizzazione: il Piemonte e Torino hanno a disposizione un asset che può e deve diventare una leva importante di sviluppo. Questo è l’impegno che assume il Consiglio, consapevole che nel CSI è presente un capitale umano in grado di contribuire in modo determinante a vincere questa sfida». Completano il nuovo Consiglio di Amministrazione Fosca Nomis (Regione Piemonte) attualmente Responsabile Advocacy di Save the Children Italia e dal 2011 al 2016 Consigliera comunale a Torino; Marco Ciurcina (Città di Torino) avvocato cassazionista, specializzato in Diritto Commerciale e Internazionale ed esperto di Diritto in materia di informatica e privacy; Emilio Balocco (Città Metropolitana di Torino) avvocato e già capo degli affari legali dell’Istituto Bancario San Paolo di Torino per gli Uffici di Torino, Roma e Londra; Barbara Gagliardi (Università degli Studi di Torino, Politecnico di Torino ed altri Enti) professore associato di Diritto amministrativo presso l’Università degli Studi di Torino. The post Claudio Artusi nuovo presidente del CSI-Piemonte appeared first on Data Manager Online.

Crowdfunding e mecenatismo digitale

Una parte sempre più importante della creatività e dell’innovazione si esprime attraverso le piattaforme di crowdfunding. Tuttavia, la dimensione reale del loro impatto non è ancora del tutto compresa Con una lungimiranza che valse la perennità del suo nome nei secoli successivi, Gaio Cilnio Mecenate fu tra i primi a comprendere che se la politica voleva continuare a mantenere il proprio primato in una società sempre più articolata e complessa era indispensabile una trasformazione sostanziale delle logiche di gestione del consenso e dell’influenza. Poiché, oltre a essere buon amico di Augusto, intendeva anche essere buon consigliere dell’Imperatore, Mecenate animò attorno a sé un circolo di artisti e letterati di cui sostenne la produzione intellettuale, contribuendo a rafforzare l’immagine dell’Impero e l’azione politica di Augusto. Nel corso di venti secoli, le pratiche del mecenatismo sono andate moltiplicandosi, assumendo forme e meccanismi sempre nuovi, attraversando la storia anche nei momenti più oscuri della produzione culturale. NUOVI MECENATI, PICCOLI E GRANDI Venti secoli dopo Mecenate, in un’epoca dove il web è diventato il principale strumento per la creazione e la distribuzione dei contenuti a livello globale, creativi e intellettuali provenienti da ogni parte del mondo si rivolgono alle piattaforme di crowdfunding, come ArtistShare, Indiegogo, Kickstarter, Patreon, esprimendo la propria creatività e condividendo la propria visione del mondo. Dopo oltre dieci anni (ArtistShare fu fondata nel 2003), il cosiddetto reward-based crowdfunding si è rivelato il modello di maggiore successo per dare spazio alla creatività, digitale e non, attraverso un meccanismo di mecenatismo orizzontale interamente veicolato attraverso i canali digitali. Nuove piattaforme continuano a emergere (Patreon risale al 2013), a riprova del fatto che nonostante il mercato sia ormai densamente popolato, di fatto esiste una offerta di creatività che ampiamente oltrepassa anche gli spazi proposti da operatori di grande notorietà come Kickstarter. Da quando è stato fondato nel 2009, Kickstarter ha raccolto “pleadges” per oltre 3 miliardi di dollari da oltre 13 milioni di “mecenati”, piccoli e grandi, per finanziare oltre 130mila progetti creativi, con uno spazio di sperimentazione vastissimo: da semplici giochi da tavolo come Exploding Kittens fino a innovazioni di prodotto come Oculus Rift, passando per operazioni di re-design come Coolest Coolers. Il meccanismo di tali piattaforme si è rivelato talmente efficace che il passo successivo è stato l’adattamento a nuovi obiettivi, come il sostegno e la promozione di nuove forme di imprenditorialità, consentendo la partecipazione al capitale di startup e new business attraverso le piattaforme di equity crowdfunding, portando liquidità in settori da sempre caratterizzati da grandi difficoltà di finanziamento attraverso i canali tradizionali. FINANZIAMENTO DEI PROGETTI CREATIVI Che le piattaforme di crowdfunding esercitino una influenza effettiva sul finanziamento dei progetti creativi è ormai entrato nel senso comune, un fatto che si potrebbe intuire anche senza ulteriori approfondimenti. Invece, non è affatto banale misurare l’estensione dell’influenza esercitata dalle piattaforme sulla promozione di specifiche iniziative creative, soprattutto attraverso il meccanismo della selezione editoriale (“staff picks”). Come è ben noto, quando si propone il finanziamento di un progetto su Kickstarter, occorre stabilire un obiettivo definito per la raccolta di fondi: il progetto viene finanziato con successo quando tale obiettivo è raggiunto (e in alcuni casi superato enormemente), altrimenti il progetto non riceve alcun finanziamento. Alcuni progetti, invero una discreta minoranza, ricevono una particolare attenzione dallo staff editoriale della piattaforma e dunque vengono evidenziati in modo specifico, sia nella “vetrina” della landing page, sia attraverso specifici filtri di selezione, sia nel ranking delle ricerche. Esaminando un campione di circa 170mila progetti estratto dagli oltre 260mila esposti su Kickstarter dall’aprile 2009 al maggio 2017, è possibile farsi un’idea piuttosto accurata di quanto la selezione editoriale eserciti una influenza sempre più essenziale, e di quanto il supporto promozionale delle piattaforme possa risultare determinante nel decidere il successo di un progetto. #crowdfunding Le regole del nuovo #mecenatismo Giancarlo Vercellino @IDCItalyClick To Tweet SELEZIONE DEI PROGETTI I fondi raccolti per singolo progetto si attestano su una mediana generale di circa 1000 dollari, includendo sia i progetti che hanno raggiunto il proprio obiettivo, e dunque sono stati finanziati, sia i progetti che hanno mancato tale obiettivo, e non hanno quindi ottenuto nessun finanziamento. Nel campione esaminato, soltanto il 13 per cento dei progetti è stato oggetto di una specifica attenzione da parte dello staff di Kickstarter: si tratta di circa 20mila progetti su circa 170mila. La stessa statistica cambia radicalmente di ordine di grandezza quando si osserva rispetto al filtro della selezione editoriale: la mediana dei fondi raccolti dagli staff picks sale a 10mila dollari, mentre scende a circa 600 dollari se il progetto non è stato messo in evidenza. Stessa dinamica, con effetti ancora più marcati, se si osservano i dati al 25esimo e al 75esimo percentile, dove la mediana dei progetti selezionati ha un valore rispettivamente di 5 e 10 volte superiore rispetto alla statistica generale, mentre nei progetti che non sono stati oggetto di selezione editoriale il valore mediano dei fondi raccolti tendenzialmente si dimezza. Il 25esimo percentile dei progetti selezionati dallo staff della piattaforma raccoglie fondi come il 75esimo percentile di tutti i progetti: lo staff picks equivale a un balzo di circa una cinquantina di percentili rispetto alla frequenza generale. L’INDIRIZZAMENTO DEI FONDI Come è facile immaginare, la selezione editoriale ha un impatto significativo anche sulla probabilità di raggiungere gli obiettivi di raccolta fondi e quindi di finanziamento effettivo di un progetto. Il rapporto (“odd for”) tra progetti finanziati con successo e progetti che non hanno raggiunto l’obiettivo minimo di raccolta fondi è di circa 0,8. Nei progetti che sono stati scelti dallo staff, l’odd è di 4,7, quasi sei volte maggiore rispetto al dato generale del campione. Inutile osservare che la probabilità di essere finanziati con successo cala drasticamente in tutti gli altri casi di iniziative che vengono, a ragione o torto, ignorate dallo staff della piattaforma (in questi casi l’odd si riduce a 0,6). L’odd dei progetti è caratterizzato da una grande variabilità, risultando estremamente sensibile sia alla categoria del progetto sia alla nazionalità del team. La scelta editoriale esercita la massima

La lezione di Equifax

Il problema – vox clamans in deserto, non mi stancherò mai di dirlo – è di cultura. Non solo in Italia. In quello purtroppo siamo una volta tanto in cima alla classifica, ma la cronaca ci fa intendere che in molti insidiano il nostro primato di insicurezza Dalle nostre parti, non se ne è nemmeno parlato. Quei pochi che lo hanno fatto non hanno trovato il seguito che la notizia avrebbe meritato. Come Leonardo DiCaprio e Kate Winslet nella scena simbolo del film Titanic, chi si dovrebbe occupare di sicurezza ha continuato a godersi la navigazione, accarezzato dal vento a prua. Gli altri, con le differenti rispettive responsabilità, non hanno smesso di ballare. è la drammatica storia di Equifax, colossale agenzia statunitense di controllo dei crediti la cui privacy è affondata a seguito di un micidiale data breach. La violazione dei sistemi e la sottrazione dei dati ad altissima criticità non hanno danneggiato soltanto lo scafo dell’immaginario bastimento di Equifax, ma hanno fatto affogare la riservatezza di tutte quelle persone le cui informazioni personali erano custodite nei non blindatissimi archivi elettronici presi di mira. Poca roba. Cosa sarà mai la privacy di 143 milioni di persone che hanno saputo che i loro dati sensibili sono nella libera disponibilità di chissà quale malintenzionato? Che importanza può avere se il misfatto risale a maggio scorso, se gli addetti alla security e all’audit di Equifax se ne sono accorti solo il 29 luglio, se i poveri disgraziati – vere vittime dell’increscioso episodio – elencati nei database violati hanno avuto notizia unicamente il 7 settembre? L’insensibilità a certi problemi è, quindi, distribuita capillarmente anche oltre oceano, ma una simile circostanza non può certo essere fattore di consolazione. Dovrebbe invece essere lo stimolo a riflettere su quel che è successo, sta accadendo e soprattutto potrebbe verificarsi in futuro. Immaginando una scena del crimine, e magari costruendo anche un plastico come tanto piace a Bruno Vespa e a tutti quelli che hanno nostalgia delle costruzioni con i mattoncini del Lego, possiamo prendere atto di quello che è capitato e scoprire che il disastro non è imputabile alla forza inaudita di chissà quale pirata tecnologico dalle inesauribili energie. In termini pratici, uno dei più imponenti saccheggi telematici è stato reso possibile dalla insipienza di chi avrebbe dovuto tutelare adeguatamente un patrimonio informativo così delicato. Da una parte è stato possibile appurare – per stessa ammissione di Equifax – che la falla nella robusta carena digitale non è stata dell’imponenza di un catastrofico iceberg, ma semplicemente dovuta a una banale vulnerabilità nel contesto Apache Struts. Come sempre è mancato un aggiornamento delle applicazioni, vuoi per pigrizia, vuoi per disattenzione o incompetenza, vuoi per risparmiare sugli eventuali costi di update e upgrade. D’altronde, lo si sa, gli unici a leggere i bollettini – con cui le aziende che producono software informano i clienti di possibili problemi e di corrispondenti soluzioni – sono i banditi particolarmente interessati a sapere (senza fatica) quali siano i buchi entro i quali andarsi a intrufolare. #Equifax Violata la #privacy di 143 M di persone. Quale lezione da imparare? @Umberto_RapettoClick To Tweet Ricordo quando, poco più di vent’anni fa, all’Autorità per l’Informatica pianificammo una newsletter e una pagina web per allertare le Pubbliche Amministrazioni su nuovi rischi e pericoli incombenti, analogamente a quel che faceva il National Infrastructure Protection Center americano. L’esperimento fu deludente perché gli unici visitatori degli avvisi online provenivano dal sottosuolo della Rete e quindi si decise di soprassedere. Non si è preparati ad affrontare nemmeno le insidie e le minacce di più basso profilo. E proprio il caso in esame è addirittura emblematico. Una indagine forense non ufficiale avrebbe portato ad appurare una situazione che ha dell’incredibile: più di un centinaio di utenti argentini abilitati all’accesso ai sistemi informatici di Equifax avrebbe utilizzato la straordinaria e tradizionale combinazione “admin/admin” come identificativo e password. Qualcuno se la sente di aggiungere altro? The post La lezione di Equifax appeared first on Data Manager Online.

Bambini, meglio al nido o a casa? Uno studio spiega pro e contro

Più intelligenti i bimbi che restano a casa, ma più soggetti a obesità Da uno studio del Dipartimento di Scienze economiche dell’Università di Bologna arriva la risposta a una delle tante domande che prima o poi assillano ogni mamma che pensi al futuro dei propri figli: meglio mandarli il nido o farli restare a casa? Un quiz per testare l’intelligenza La ricerca non fornisce una risposta definitiva, ma è molto utile in quanto illustra i pro e i contro di entrambe le scelte. Tirando le somme, i bimbi fino a 2 anni che restano a casa sono più intelligenti di quelli che vanno al nido ma rischiano maggiormente di diventare obesi. Questo quadro emerge da uno studio condotto su 7.000 bimbi di Bologna, alcuni dei quali vanno abitualmente al nido, mentre altri restano a casa. Gli esperti hanno sottoposto i bimbi ad alcuni quiz per misurare il loro quoziente intellettivo, valutare la loro massa corporea e personalità. Ne è risultato che i bambini che non andavano al nido avevano un Q.I. più elevato, ma anche un maggiore rischio obesità. Andare al nido quindi comporterebbe degli svantaggi sul piano intellettivo, ma dei rischi per la salute in termini di sovrappeso o addirittura obesità. A casa coccolati dai nonni Giulio Zanella, uno degli autori dello studio, specifica che le classifiche vengono fatte includendo fattori socio-economici come la presenza di disabilità, assenza di un genitore, status lavorativo del padre e della madre, reddito e ricchezza familiare. Tenendo conto anche dell’incidenza di questi fattori, i risultati evidenziano come i bambini che hanno frequentato il nido fra 0 e 2 anni siano stati meno soggetti a rischio di obesità. Il motivo è facilmente intuibile: i bimbi che rimangono a casa sono portati a mangiare in modo più disordinato e meno regolare di quelli che frequentano il nido, dove vengono somministrati pasti correttamente bilanciati e ad orari ben precisi. A casa invece, soprattutto se i piccoli restano a casa con i nonni, vengono spesso gratificati con merendine o cibi calorici, che contribuiscono ad aumentare il rischio di obesità. D’altra parte i bimbi che rimangono a casa  fino a 2 anni, crescono in un ambiente dove si sentono più sicuri e stimolati, accrescendo quindi maggiormente le proprie capacità cognitive. Cosa scegliere quindi per i propri figli? La soluzione ottimale, suggeriscono gli esperti, sarebbe quella di mandare i propri figli al nido ma aumentare il numero degli educatori o creare micro-asili per favorire un maggior contatto tra adulti e bambini. The post Bambini, meglio al nido o a casa? Uno studio spiega pro e contro appeared first on Data Manager Online.

Consoft Sistemi continua a investire nell’area Documentale e annuncia la partnership con Able Tech

Consoft Sistemi continua a investire nell’area Documentale e annuncia la partnership con Able Tech Consoft Sistemi ha rafforzato la propria offerta nell’ambito della Digital Innovation attraverso la recente partnership con Able Tech per la rivendita e la distribuzione della soluzione ARXivar sul mercato MEA. “Il prodotto ARXivar – ha spiegato Katia Manfrin, Business Unit Manager di Consoft Sistemi – ci permetterà di ottenere un ulteriore punto di ingresso per i Clienti che considerano importante una gestione controllata e strutturata dei processi che operano in azienda, così come dei processi sia in ingresso che in uscita della medesima”. ARXivar è un prodotto che nel tempo è stato classicamente definito come “gestione documentale” ma che ha costruito la sua forza non tanto nella dematerializzazione dei documenti quanto nei processi che li vedono coinvolti. In quest’ultimo anno in particolare, Able Tech si è concentrata nella revisione architetturale e di usabilità del prodotto dando luce alla sua ultima versione, ARXivar Next, che è in grado di fornire all’end-user un approccio totally web-based e con una User Interface fortemente configurabile in modo tale che l’utente abbia a disposizione solo ciò di cui ha effettivamente bisogno. “Questa partnership – ha sottolineato Stefano Nalesso, Direttore Commerciale di Able Tech –  riveste per noi molta importanza per via dell’eccellente presenza sul territorio di Consoft Sistemi, sommata alla loro consolidata esperienza nel mondo del Content Management e anche alla riconosciuta capacità di System Integrator che rivestono da tempo.” The post Consoft Sistemi continua a investire nell’area Documentale e annuncia la partnership con Able Tech appeared first on Data Manager Online.

Seeweb: l’innovazione nel mondo IT tra startup e cloud

Sono tanti i temi da affrontare quando si parla di open innovation. Il provider segue un percorso ben preciso con cui porta idee dirompenti nella cultura aziendale. Creando un mix di successo Non si porta a casa un riconoscimento come il Premio Innovazione Smau 2017 se alla base del lavoro non ci sono meriti evidenti. Seeweb, premiata all’edizione annuale della tappa di Padova, ha fatto proprio il concetto di open innovation non solo come trend temporaneo, con cui riempire pagine di giornali e campagne di marketing, ma in quanto strategia concreta di approccio al mercato, capace di dare voce a quelle idee che spesso si scontrano con la rigidità del business nostrano. È Antonio Baldassarra, CEO di Seeweb, a spiegarci cosa intende la compagnia per innovazione aperta: «Nelle aziende organizzate e, come nel nostro caso, chiamate a fornire servizi di qualità e regolati da precise e rigide prescrizioni (come la ISO2700) è difficile creare l’ambiente migliore per ottenere sviluppo. Questi due concetti richiedono contesti informali, ampia libertà di manovra, spazio all’estro e alla creatività. A fronte di queste difficoltà ci sono molti giovani talentuosi capaci di produrre innovazione vera, fuori dagli schemi. Da qui l’idea: unire i due mondi senza integrarli, fornendo gli strumenti economici e operativi per cambiare i modelli senza essere legati al peso dei dettami aziendali». Potere alle startup Un grande aiuto, in tal senso, può arrivare dalle startup, nelle quali Seeweb non vede solo una fonte di ispirazione da includere nei classici processi di una compagnia ma quale mezzo per incentivare l’evoluzione interna. «Da un tale brodo di cultura nascono spunti interessanti e  maturano talenti di alto livello che sapranno dare il loro apporto in ogni scenario. Il tasso di successo delle startup è basso per definizione anche se vi è molto valore intrinseco in quelle esperienze che non riescono a scalare verso la meta ma che sono comunque basate su progetti validi in ottica IT. Su questo aspetto stiamo lavorando cercando di individuare, nel mondo delle startup, le proposte che possono raggiungere un buon risultato insieme a noi». Tutti sulla nuvola Se c’è un secondo abilitatore di innovazione, questo è da ricercare nel cloud. Più di una volta la nuvola ha dimostrato di poter accelerare la produttività in maniera dirompente, senza frenare l’andamento dei settori meno interessati. Come ci spiega Baldassarra: «Il cloud computing è agile per definizione e questo si traduce in una enorme compressione dei tempi tra l’approvazione di un determinato progetto IT e la sua entrata in funzione; da questo punto di vista non c’è storia rispetto all’approccio tradizionale. Inoltre, il fatto di porsi come un servizio pay per use, consente di evitare grandi investimenti iniziali e riservare il budget, soprattutto nella fase iniziale del progetto, evitando di puntare su infrastrutture che non forniscono un valore realmente visibile al cliente». Ma c’è, all’interno dell’offerta cloud, uno snodo centrale che sta diventando sempre più presente nel contesto odierno. Il riferimento è alla possibilità di andare oltre le proposte predeterminate di accesso alla nuvola, che non considerano cioè concetti quali flessibilità e versatilità, determinanti in un panorama rapidamente in evoluzione e in continuo divenire. «L’elasticità è la prima dote del cloud, quella che consente di raggiungere le massime prestazioni al minimo costo. Riuscire a sfruttare tale proprietà nel migliore dei modi a seconda del business nel quale si opera, permette di raggiungere risultati di eccellenza con uno sforzo ridotto. L’offering cloud deve adattarsi alle esigenze del cliente in un’ottica sartoriale e non mercificata globalmente. Il supporto presales lavora proprio con un simile obiettivo». Cosa c’è nel futuro di Seeweb? «Continuare ad ampliare e migliorare l’offerta di servizi sulla nuvola anche attraverso l’apporto di risorse esterne che come noi condividono un approccio di open innovation. Stiamo lavorando molto nella messa a punto di progetti wholesale, diretti a operatori attivi anch’essi in ambito cloud, in special modo con modalità PaaS e SaaS, che riteniamo le più pronte a integrare in senso verticale le nostre tecnologie verso il cliente finale». The post Seeweb: l’innovazione nel mondo IT tra startup e cloud appeared first on Data Manager Online.

Riflettori puntati su NEURO-RETAIL, la prima tecnologia in grado di misurare il piacere dello shopping, in anteprima a Smau Milano 2017

Neuroset presenta, in anteprima a Smau Milano 2017, il primo sistema integrato per misurare l’esperienza dello shopping: Neuro-Retail. Neuroset è una startup innovativa lucana nel campo delle neuroscienze applicate che si occupa di sviluppare algoritmi di bio-immagine e di valutazione dei parametri fisiologici, a fini di ricerca e in ambito Neuro-marketing. Dopo il successo dei laboratori interattivi organizzati con TIM Space su “Neuromarketing Coach” e la partecipazione a progetti internazionali in cordata con Università ed Enti di Ricerca Europei, Neuroset approda a Smau Milano 2017 nell’ambito dell’iniziativa co-finanziata dal P.O. FESR Basilicata 2014-2020, promossa da Regione Basilicata e con il coinvolgimento di Sviluppo Basilicata spa. Neuroset presenterà in anteprima la sua nuova gamma di neuro-dispositivi capaci di monitorare il comportamento d’acquisto e le risposte non razionali dello shopper. Tra le novità Neuro-Retail, la tecnologia capace di misurare l’esperienza dello shopping attraverso sensori indossabili e bio-camere ambientali. Grazie ad algoritmi di analisi proprietari, Neuro-Retail combina 8 indici fisiologici della persona (variazioni del segnale cerebrale, pupillometria, variazioni del ritmo cardiaco, ecc.) con i dati di analisi ambientale (movimento del corpo, accelerazione, tempo di sosta, ecc.) consentendo così di conoscere in tempo reale il comportamento e l’interazione dello shopper con l’ambiente del negozio. Il sistema è rivolto alla grande distribuzione e alle aziende, per testare l’impatto delle variabili ambientali come suoni, luci, spazi, ecc. sulla motivazione all’acquisto. “Abbiamo pensato di presentare a Smau alcuni dei nostri neuro-strumenti, facendoli indossare direttamente ai visitatori” spiega Lucia Carriero, fondatrice di Neuroset. “Sarà inoltre possibile immergersi nell’esperienza simulata dello shopping e apprendere come usare gli occhialini eyetracker e altri sensori biometrici per farsi un’idea più chiara delle loro potenzialità di applicazione” aggiunge Francesco De Fina, co-fondatore della startup lucana. I visitatori interessati a saperne di più sui prodotti ed i servizi Neuroset, potranno incontrare i Dr. Carriero e De Fina, co-fondatori Neuroset, presso lo stand H41, nel Padiglione 4. The post Riflettori puntati su NEURO-RETAIL, la prima tecnologia in grado di misurare il piacere dello shopping, in anteprima a Smau Milano 2017 appeared first on Data Manager Online.

Nuova Audi A7 Sportback: il volto sportivo Audi nella categoria superiore

La coupé quattro porte coniuga design evoluto e tecnologia. Sistema di comando completamente digitale, un ampio collegamento in rete e tecnologia mild-hybrid La A7 Sportback si presenta nel nuovo linguaggio stilistico Audi, con un design che traduce in realtà il concept annunciato dai prototipi prologue. Con il suo carattere deciso, la coupé quattro porte fissa nuovi punti di riferimento nella categoria superiore. La vettura è una Gran Turismo di nuova concezione, caratterizzata da un profilo dinamico, una vasta digitalizzazione, piacere di guida sportivo e utilizzo variabile dello spazio. Dinamismo nella sua forma più bella: il design degli esterni Il design degli esterni della A7 Sportback è espressione di un nuovo linguaggio stilistico, annunciato da Audi con il prototipo prologue e introdotto nella produzione di serie con nuova Audi A8. Con grandi superfici, bordi pronunciati e linee vigorosamente tese, la A7 comunica dinamismo e spirito sportivo da qualunque prospettiva la si osservi. Sulla zona frontale, la griglia single frame più larga e posizionata più in basso rispetto ad Audi A8, i proiettori sottili, le prese d’aria dal disegno vigoroso e una zona anteriore bassa manifestano fin dal primo sguardo il DNA sportivo della Gran Turismo. I proiettori sono fornibili in tre versioni; con il livello di allestimento intermedio e quello superiore l’illuminazione caratteristica si ispira al tema della digitalizzazione: separati da sottili spazi interstiziali, nei proiettori sono posti uno accanto l’altro 12 segmenti luminosi che si richiamano visivamente al principio 0 e 1 del linguaggio digitale. Come versione top di gamma sono disponibili proiettori a LED Matrix HD con luce laser Audi. La Audi A7 Sportback si presenta come una scultura atletica, caratterizzata da un lungo cofano motore, passo lungo e sbalzi ridotti. I profili pronunciati valorizzano i grandi cerchi, con diametro fino a 21 pollici, segnalando al contempo la profonda identità genetica quattro di Audi, che determina le proporzioni del corpo della vettura. La silhouette è definita dalla linea del tetto che discende tesa e dinamica verso la zona posteriore. Quattro numeri descrivono l’identità sportiva della grande coupé: passo 2.926 mm, lunghezza 4.969 mm, larghezza 1.908 mm, ma altezza di soli 1.422 mm. Come sul modello precedente, la zona posteriore si presenta obliqua come la poppa di uno yacht. Il lungo cofano bagagli termina con una pronunciata aletta frangivento arcuata e integra uno spoiler, che fuoriesce a comando elettrico al raggiungimento dei 120 km/h. Una sottile banda luci (peculiarità del design dei modelli top di gamma Audi) collega l’uno all’altro i gruppi ottici posteriori, la cui luce di posizione è costituita da 13 segmenti verticali. Allo sbloccaggio e alla chiusura delle portiere, nei gruppi ottici posteriori e nei proiettori si accendono coreografie illuminotecniche che esprimono tutto il dinamismo della grande coupé già a vettura ferma. In ampie zone, il moderno design degli esterni della nuova Audi A7 Sportback si presenta privo di cromature. Per quanto concerne i colori carrozzeria, sono disponibili 15 tonalità, otto delle quali nuove. Il pacchetto S line exterior, fornibile a richiesta, accentua ulteriormente il look sportivo. Le variazioni concernono la griglia radiatore e le prese d’aria anteriori, le longarine sottoporta e i diffusori sulla zona anteriore e quella posteriore, che vengono racchiusi da una cornice in nero lucido dalla conformazione molto pronunciata.   Il design di una show car diventa di serie: gli interni Negli interni il design e la tecnologia si fondono senza soluzione di continuità. L’abitacolo della nuova Audi A7 Sportback entusiasma per la sua atmosfera da lounge futuristica. Il linguaggio delle forme essenziale e pulito si basa sul sapiente equilibrio di tensione e freschezza. Le linee orizzontali e la plancia sottile realizzano una sensazione di ariosa abitabilità. La consolle centrale rivolta verso il conducente sottolinea il carattere sportivo della Gran Turismo. Il concept degli interni si ispira a quattro valori essenziali: progresso, sportività, utilizzo intuitivo ed esclusività. Tutti i colori, i materiali di rivestimento e gli inserti sono al servizio della nuova estetica – dalla versione di accesso fino al design selection, al pacchetto sportivo S line e alla pregiatissima pelle Valcona. Il pacchetto illuminazione diffusa, fornibile a richiesta, enfatizza i profili degli interni, valorizzando gli spazi con sottile eleganza. Il display superiore, diagonale 10,1 pollici (per allestimenti con sistema di navigazione MMI plus) è rivolto verso il conducente. Integrato nel cruscotto, quando è spento è quasi invisibile grazie al suo look Black Panel. Il display è incorniciato da un listello in alluminio grigio grafite. Il corpo che lo sorregge appare come una scultura geometrica. La superficie utente del display compare non appena l’auto viene aperta. Conformemente al design degli interni, il suo look è minimalista e concentrato – tutti i contenuti delle visualizzazioni possono essere letti con immediatezza. Massima comodità d’azionamento: il sistema di comando MMI touch response e il comando vocale online La nuova Audi A7 prosegue coerentemente la strategia di digitalizzazione di A8. L’architettura dell’abitacolo si fonde con il nuovo concept di azionamento MMI touch response di Audi. Il sistema fa a meno sia della manopola a pressione/rotazione sia dei tasti e regolatori convenzionali del modello precedente, sostituendoli con due grandi display touch ad alta risoluzione. Sul display superiore il conducente può comandare il sistema di infotainment. Il display inferiore da 8,6 pollici, posizionato sulla consolle del tunnel centrale dal taglio asimmetrico, offre accesso alla climatizzazione, alle funzioni comfort e consente l’immissione di testo. Durante l’impiego il polso può comodamente riposare sull’ampia leva del cambio automatico. A richiesta Audi offre un head-up display, che proietta le principali informazioni sul parabrezza. Insieme al sistema di navigazione MMI plus, la vettura riceve in dote l’Audi virtual cockpit con display da 12,3 pollici. Il concept d’azionamento dell’MMI touch response con feedback tattile e acustico consente un impiego semplice e intuitivo simile a quello di uno smartphone: quando il dito attiva una funzione, l’utilizzatore ascolta e percepisce a livello tattile un clic di conferma. Attraverso un menu dalla struttura semplice e logica, il sistema offre accesso alle diverse funzioni della vettura e può essere personalizzato mediante tasti dei preferiti, configurabili e spostabili. Il comando