Share2Grow arriva in Calabria

Il tour di Nethesis sui Nuovi strumenti per la comunicazione aziendale farà tappa a Reggio Calabria e Cosenza Il Roadshow cresce e torna ad abbracciare il Sud Italia. Dopo il successo ottenuto in Sardegna, lo Share2grow di Nethesis sbarca in Calabria con due appuntamenti dedicati a temi di grande attualità per il settore delle telecomunicazioni. Si comincia il 9 novembre dall’èHotel di Reggio Calabria per proseguire il 10 dal Villa Fabiano Palace Hotel a Rende di Cosenza, due giornate informative nel corso delle quali verrà presentata la soluzione completa di Unified Communication per rispondere efficacemente alle esigenze di comunicazione aziendale. Assieme ai partner tecnologici Sangoma, Snom, Plantronics e VoipVoice, Nethesis si racconterà ad un pubblico tutto nuovo. “Squadra che vince non si cambia- dichiara Cristian Manoni, CEO di Nethesis – Con i compagni di viaggio, un team ormai affiatato, abbiamo deciso di intraprendere questa nuova avventura. Siamo stati spinti da una forte richiesta arrivata dai partner sul territorio calabro ed è per questo che abbiamo deciso di estendere il percorso Share2grow anche a questa area. Incontreremo le aziende tecnologiche della Calabria perché crediamo che il mercato locale abbia un potenziale altissimo, intendiamo rafforzare i legami già esistenti e crearne di nuovi”. Un evento pensato per incontrare i partner sul territorio e i loro clienti, oltre che per presentare la suite Nethesis di Unified Communication. Tra le novità di questa edizione, la partecipazione di Simone Terreni, Managing Director di VoipVoice che aprirà la due giorni rivolta alle aziende che operano nel settore ICT. Agenda della giornata: 10.00 Registrazione e Welcome Coffee. 10.30 Nethesis: Benvenuto e introduzione. 10.40 Nethesis: NethVoice, la Smart Communication. 11.10 Snom: First in Voip. 11.30 Sangoma: Il perfetto ecosistema nelle soluzioni Nethesis. 11.50 VoipVoice: Un salto nel VoIP! 12.10 Nethesis: comunicazione, collaborazione e sicurezza informatica. 12.40 Questions & Answers. 13.00 Light Lunch. 14:00 Estrazione premi. L’evento ha la durata di mezza giornata, dalle 10 alle 14,00. In chiusura un light lunch con tutti gli ospiti e l’estrazione di premi messi in palio dagli espositori. La partecipazione è gratuita. Per iscrizioni cliccare qui The post Share2Grow arriva in Calabria appeared first on Data Manager Online.
Dr.Web Antivirus SaaS: Partner Program per l’Italia

Grazie alla collaborazione tra l’azienda russa DoctorWeb e il new generation provider CoreTech, in Ottobre 2017 è nato il primo Partner Program Dr.Web per l’Italia, il programma dedicato all’antivirus SaaS che mette a disposizione di tutti gli operatori IT licenze NFR gratuite, licenze prova di 60 giorni per tutti i clienti che desiderano provare Dr.Web Antivirus e molto altro. Il Programma si pone come un pratico supporto a tutti i Partner che desiderano approfondire le potenzialità offerte dal servizio ed è incentrato sulla nuova piattaforma Cloud AV-Desk con la quale è possibile erogare l’Antivirus SaaS Dr.Web in modo centralizzato, rendendo quindi superflua l’installazione delle vecchie console di gestione sui server dei clienti. L’Antivirus SaaS Dr.Web è stato introdotto sul mercato nel 2007 e, grazie ad una formula di business vincente, ancora oggi l’azienda detiene una leadership indiscussa in Russia. “DoctorWeb sviluppa protezioni antivirus da oltre 25 anni e non utilizza in licenza le tecnologie altrui, a differenza di altri competitor presenti sul mercato. La nostra azienda produce tutto da sé e tutti i diritti sulle tecnologie antivirus Dr.Web appartengono soltanto alla società DoctorWeb. Competenza ed esperienza ci hanno permesso di crescere nel settore e di entrare in un segmento di business che era nuovo sul mercato russo, ovvero quello degli Antivirus As A Service. Attualmente, quasi tutti i provider della Russia erogano l’Antivirus in modalità SaaS ai loro clienti, sia ad utenti privati sia ad aziende. Il servizio conta ormai decine di milioni di utenti.” Afferma Igor Gordeev, Partner Relations Manager di DoctorWeb. Affinchè anche il mercato italiano possa cominciare ad andare in questa direzione, nasce l’idea del Partner Program Dr.Web. Materiali gratuiti a disposizione per la formazione, tra cui moltissimi KB e Webinar; Certificazioni ed esami; Licenze NFR gratuite ad uso rivenditore; Sottoscrizioni gratuite di 60 giorni per tutti gli utilizzatori del servizio; Reseller Locator sui canali CoreTech e DoctorWeb …. E molto altro! “Il panorama italiano, che sino ad ora era completo dal punto di vista degli antivirus, è attualmente in fermento… forse, le ondate di malware che si sono riversate negli ultimi mesi hanno spinto i rivenditori, anche il più piccolo, ad orientarsi verso software per la sicurezza di classe business, semplici da gestire ma ricchi di funzionalità interessanti. Siamo convinti che saranno in molti ad ascoltare la proposta di DoctorWeb e un Programma per i Partner è uno strumento utilissimo per far conoscere tutte le potenzialità offerte dal servizio SaaS.” Claudio Agnesani, Product Specialist Dr.Web di CoreTech. Scopri assieme a CoreTech come diventare Partner DoctorWeb! The post Dr.Web Antivirus SaaS: Partner Program per l’Italia appeared first on Data Manager Online.
Google risponde ai difetti del Pixel 2 XL
La compagnia ha rilasciato un aggiornamento software che dovrebbe risolvere il burn-in dello schermo e ha portato la garanzia globale a due anni Passarci sopra sarebbe stato impossibile, oltre che poco elegante. E così Google, dopo una serie di segnalazioni circa i problemi allo schermo dei Pixel 2 e Pixel 2 XL, è scesa in campo, con una dichiarazione esplicita e netta: “Sin dal lancio abbiamo ricevuto vari report sui difetti al display soprattutto del Pixel 2 XL, che non sarebbe così luminoso come gli altri telefoni e propenso a presentare il cosiddetto burn-in. Per questo abbiamo rilasciato un aggiornamento software e, se non dovesse bastare, un ampliamento a due anni della garanzia a livello globale”. Così Mario Queiroz, VP Product Management di Google Hardware ha scritto sul forum della compagnia, all’interno di una sezione dedicata alla community dei Pixel. Cosa succede Sebbene il burn-in fosse sembrato un problema risolvibile solo tramite un intervento fisico sul terminale, per sostituire probabilmente il pannello, Big G è quasi certa di poter risolvere tutto tramite un update del firmware. Possibile? Difficile dirlo ma tentar non nuoce. L’aver portato a due anni la garanzia del prodotto (di norma un anno del produttore e uno del venditore) comunque vuol dire qualcosa, in pratica un mettere le mani avanti in caso di mancata risoluzione della problematica. Stando alla compagnia, la qualità a bordo dei Pixel 2 e Pixel 2 XL non si discute, anzi qui c’è un salto generazionale maggiore rispetto ad alcuni dispositivi della concorrenza. Le indagini di Google non hanno riscontrato particolari debolezze dell’OLED, che ha dimostrato di rispondere in maniera adeguata agli standard del mercato. E allora, i casi di burn-in da cosa dipendono? Tecnicamente, e Google lo ha scritto qui, da una piccola percentuale di oggetti difettosi, che alla lunga dovrebbero rappresentare solo una piccola percentuale delle unità spedite in tutto il mondo. The post Google risponde ai difetti del Pixel 2 XL appeared first on Data Manager Online.
Ictus, più vittime in Italia: la colpa è della dieta Mediterranea
Ecco perché nel nostro Paese si rischia di più Ogni anno sono 200mila le persone colpite da ictus, soprattutto in Italia. Ma qual è il motivo per cui nel nostro Paese è più elevato il rischio di restare vittima di questa grave condizione? «L’Italia è un Paese ad elevato rischio di ictus sia per la sopravvivenza più elevata rispetto ad altri Paesi (l’ictus colpisce in età più avanzata rispetto alla cardiopatia ischemica), sia per alcune caratteristiche comportamentali», ha spiegato Simona Giampaoli, del dipartimento Malattie cardiovascolari, dismetaboliche e dell’invecchiamento dell’Istituto Superiore di Sanità. Perché la dieta mediterranea aumenta il rischio? A sorprendere è che il principale indiziato è proprio quel regime alimentare che la maggior parte degli studi consigliano come uno dei più salutari: la dieta mediterranea. Questo tipo di alimentazione è «caratterizzata da un elevato consumo di sale, fattore non indifferente nello sviluppo di ipertensione arteriosa, di malattie cardio-cerebrovascolari, di patologie renali, di tumori del tubo digerente, di osteoporosi», continua Gianpaoli sul portale dell’epidemiologia per la sanità pubblica (EpiCentro). Quali sono i sintomi a cui prestare attenzione? Per scongiurare l’ictus non bisogna sottovalutare la fibrillazione atriale, l’infarto, l’ipertrofia ventricolare sinistra e le placche aterosclerotiche. La prevenzione è fondamentale «La ricerca epidemiologica ha dimostrato che più del 50% degli eventi può essere prevenuto e, considerando le dimensioni epidemiologiche di questa patologia, l’impatto socio-economico e le sue conseguenze in termini di mortalità, disabilità e disturbi della capacità cognitiva, diventa fondamentale implementare azioni di prevenzione a livello di popolazione generale, sia sulle persone ad elevato rischio e su coloro che hanno già avuto un evento», continua Gianpaoli su Epicentro. La prevenzione oggi è possibile, qualora sussistano fattori rischio, e consiste in una serie di cure volte a migliorare la qualità della vita. «Per coloro che già hanno avuto un evento cardiovascolare o soffrono di episodi di fibrillazione atriale esistono oggi terapie molto efficaci che permettono di vivere con una buona qualità di vita; tutti questi trattamenti però sono più efficaci e ci permettono di vivere meglio se accompagnati da stili di vita sani. È stato osservato ad esempio che persone che hanno episodi di fibrillazione atriale, durante i mesi estivi registrano meno episodi, così come durante i fine settimana. Un andamento che rispetta l’aumento del movimento: in estate, come durante i fine settimana si tende a svolgere più attività fisica che durante la stagione invernale». Fattori di rischio Altri fattori di rischio da tenere sotto controllo sono età, sesso, pressione arteriosa sistolica, terapia antipertensiva, colesterolemia totale e HDL, abitudine al fumo e diabete: esiste uno strumento che permette di sapere quante persone su 100 con le nostre stesse caratteristiche andranno incontro a un evento coronarico o cerebrovascolare maggiore nei prossimi 10 anni. Per scongiurare l’ictus è fondamentale evitare fumo e alcol, fare attenzione ad un moderato consumo di sale, grassi animali, carni rose, burro, formaggi e uova (ne basta uno al giorno). Un recente studio ha dimostrato che il peperoncino invece aiuterebbe a tenere lontano gli attacchi. Non ultima è importante anche l’attività fisica: «deve impegnare almeno 150 minuti a settimana, e nei bambini almeno 60 minuti al giorno». Un altro recente studio condotto della McMaster university di Hamilton in Canada ha messo in luce come l’ictus si possa prevenire nella maggior parte dei casi, evidenziando 10 fattori di rischio legati a salute e stile di vita. Secondo un’altra ricerca americana molti giovani sotto i 45 anni non prestano attenzione ai primi sintomi dell’ictus e chiedono aiuto solo in casi gravi. Per ovviare a questo problema è stato sviluppato un inibitore specifico in grado di ridurre del 50% i danni neuronali causati da un attacco. The post Ictus, più vittime in Italia: la colpa è della dieta Mediterranea appeared first on Data Manager Online.
Impaginazione automatica VS manuale
Prodotti in mostra attraverso cataloghi e listini: alcune aziende ancora li fanno a mano, sempre di più quelle che invece scelgono l’impaginazione automatica. Tra queste, la software house Cosmobile che automatizza il processo d’impaginazione per la realizzazione di cataloghi e listini. Cosa cambia? Da un processo analogico, pensato per inserire dati uno a uno su spazi che di volta in volta vengono digitati (dove il grafico gestisce l’impaginato in modo classico), si passa a una concezione digitale nella quale il designer crea l’impaginato con pagine mastro e stili definiti e il sistema inserisce in automatico i dati, da sistema gestito da database. Il risultato sarà lo stesso, ma avremo il popolamento dei dati interamente integrato, staccato dalla grafica e gestito da sistemi informativi, con il vantaggio di modificare dati in tempi impensabili per l’impaginazione tradizionale. Dimenticatevi il classico copia-incolla e pensate a un software che permette di generare impaginati da dati gestiti da sistemi informativi digitali. I vantaggi – Abbattimento dei tempi di produzione (-60% tra automatico e manuale); – Gestione dati autonoma rispetto allo sviluppo creativo dell’impaginato; – Tutti i dati in un unico punto: info centralizzate in un solo sistema da cui poi sviluppare la comunicazione digitale aziendale. Categora: cos’è? La piattaforma sviluppata da Cosmobile, si chiama Categora: un software che permette di sviluppare impaginati di cataloghi, listini, catalistini, flyer per la GDO, brochure, ma anche di alimentare sistemi digitali online e App mobile. Il suo plus? Tutti i dati sono in un unico punto. Questo significa che, oltre ad avere in un unico spazio tutto quello che ci serve, una volta modificato, questo può essere pubblicato o replicato nelle varie pubblicazioni che lo comprendono. Categora è un PRM (Product Relationship Management) che collega dati di gestione (listini, codici etc.) con informazioni sulla comunicazione e il marketing. Il prodotto quindi è al centro e vi si possono collegare tutte le info digitali per rappresentarlo: dalle foto alle descrizioni tecniche, da schede di capitolato a filmati d’uso e di presentazione. Con Categora possiamo gestire: Cataloghi prodotti, manuali tecnici, listini, documentazioni, guide, magazine, annuari, etichette, sistemi di stampa a dati variabili, prontuari, brochure, folder, impaginati promozionali etc. Parliamo quindi di un sistema gestionale completo: una volta concordato e gestito il flusso di dati in ingresso verso Categora, questo offre molteplici funzionalità di gestione del singolo prodotto ed è in grado di amministrare autonomamente l’intera base dati. Inoltre permette di modificare informazioni visuali e multimediali che non possono essere trattate direttamente dall’ERP aziendale (foto, manualistica associata, abbinamento accessori, tabelle tecniche etc.). Una volta importato e gestito, il progetto potrà poi essere nativamente pubblicato su più canali. Categora utilizza Adobe InDesign La scelta dello strumento creativo per l’impaginazione di Categora è Adobe inDesign. Il più conosciuto dai graphic designer per attività di prestampa e impaginazione, questo perché la parte creativa, di design e di impostazione, è pensata per grafici che devono gestire gli aspetti creativi del prodotto finito. Lo sviluppo di scripts e di plug-in dedicati alla raccolta e gestione dei dati organizzati da Categora, permette a chi utilizza inDesign, di essere totalmente indipendente nella realizzazione di impaginati molto diversi tra loro. Quando ci sono migliaia di prodotti da impaginare, con una grande mole di dati da gestire, è necessario uno strumento efficace, ma semplice. Questo permette lo sviluppo di impaginati che potrebbero essere combinati ad altre basi dati, per gestire con facilità ed immediatezza anche attività di direct marketing. The post Impaginazione automatica VS manuale appeared first on Data Manager Online.
Google testa le auto autonome sulla neve
Waymo sulle strade del Michigan, è il sesto Stato Usa coinvolto
Microsoft ‘rispolvera’ il Courier
Windows Central, compagnia al lavoro su dispositivo flessibile
Cio, ‘videogiochi sono sport’
Praticanti si allenano come atleti. Possibile futuro olimpico
Puoi urlare quanto vuoi ma nello spazio cyber nessuno ti sentirà
La sicurezza IT nasconde insidie e minacce: ecco i 4 principali “scherzetti” che possiamo aspettarci per il cyber-Halloween. A cura di Paolo Arcagni, System Engineer Manager di F5 Networks La paura di subire un attacco informatico cresce costantemente; ovunque si guardi: dati rubati, minacce nascoste e attacchi terrificanti tengono i responsabili della sicurezza svegli di notte. E la preoccupazione aumenterà ancora se, come dichiara Gartner, la spesa in soluzioni e servizi globali di sicurezza delle informazioni aumenterà del 7% quest’anno, raggiungendo 86,4 miliardi di dollari, per poi passare a 93 miliardi di dollari nel 2018. Possiamo già dire che il 2017 è stato uno degli anni più impegnativi per la cybersecurity e che molte organizzazioni non dispongono ancora dei mezzi appropriati per “esorcizzare i demoni dell’IT”. Non è però il caso di nascondersi sotto la coperta ormai corta della vecchia sicurezza tradizionale, ma bisogna vincere la paura e guardare alla sicurezza da una nuova prospettiva, che significhi anche opportunità di business. Le nubi tossiche Il cloud, quando non viene gestito in modo corretto, può rivelarsi un movimento di forme disordinate. Oggi non esiste più la certezza nel definire il perimetro della rete e i dati più importanti sono nelle applicazioni, accessibili e vulnerabili. Una strategia di architettura cloud efficace aumenta l’agilità aziendale e fornisce la flessibilità necessaria a scalare sulla base delle migrazioni di hardware, software e requisiti on-demand. Tutto questo comporta una forte intelligence sul traffico di rete attraverso soluzioni come i Web Application Firewall (WAF) con ampie funzionalità. Il rischio deve essere mitigato tramite un controllo degli accessi dinamico, centralizzato e adattivo e una cloud-federation per tutte le applicazioni, dovunque esse risiedano. Le policy di sicurezza devono, quindi, seguire le applicazioni per rendere sicura l’autenticazione dell’utente e proteggere da attività fraudolente, indipendentemente dal luogo o dal dispositivo. Le soluzioni DDoS di prossima generazione dovranno essere in grado di proteggere dalle minacce peggiori e dagli attacchi mirati. L’approccio giusto è quindi una soluzione multi-cloud completa che guidi l’innovazione e aggiunga valore per il cliente. La tempesta del GDPR Il regolamento generale sulla protezione dei dati (GDPR) è già un incubo ed è iniziato il conto alla rovescia verso il 25 maggio 2018, data nella quale tutte le organizzazioni che svolgono attività commerciali nello spazio economico europeo o che desiderano comunque avviare attività con clienti dell’UE dovranno essere conformi alla normativa, che prevede, tra l’altro, la notifica entro 72 ore alle autorità preposte di ogni eventuale violazione dei dati e delle sue possibili ripercussioni su dipendenti o clienti. Tale notifica dovrà includere la descrizione della natura della violazione, il numero di set di dati compromessi, le informazioni di contatto del responsabile e tutte le misure messe in atto per migliorare la situazione. Le multe in caso di non adempimento potranno arrivare al 4% dei ricavi globali dell’azienda o 20 milioni di euro. Il punto per le aziende è entrare nell’ottica di una strategia preparatoria basata sul rischio, che comprenda l’implementazione di procedure e controlli sicuri per proteggere le informazioni sensibili. Dovranno seriamente mettersi al timone, perché le tempeste nel mondo della security sono una costante, ma se domate in modo corretto, permettono alle organizzazioni di raggiungere nuovi mercati con la consapevolezza di essere conformi e dimostrare di disporre dei necessari controlli di sicurezza per salvaguardare i dati sensibili. I mostri sotto il letto che ci attaccano di notte Nell’ultimo rapporto Threat Intelligence Report, gli F5 Labs hanno indicato l’Europa come punto di riferimento nevralgico per potenziali thingbot, reti costituite esclusivamente da dispositivi IoT trasformati rapidamente in armi cyber a disposizione dei malintenzionati. Secondo gli F5 Labs, globalmente, dal primo gennaio al 30 giugno, abbiamo assistito a 30,6 milioni di attacchi IoT che hanno sfruttato device che utilizzano Telnet, un protocollo di rete che fornisce un’interfaccia command line per comunicare con un dispositivo. Tutto questo significa un aumento del 280% rispetto al periodo precedente di riferimento (dal primo luglio al 31 dicembre 2016). Mirai e Persirai sono oggi le thingbot più diaboliche. Mirai è diventato famoso per aver preso il controllo di migliaia di dispositivi IoT (soprattutto CCTV, router e DVR) nel settembre 2016. Persirai è un adattamento di Mirai, che condivide il codice e i command and control (C&C) per colpire oltre 1000 modelli diversi di telecamere IP. Secondo il Threat Intelligence Report 600.000 host sono stati infettati a partire dal 30 giugno 2017. Sebbene indubbiamente diffusi, questi attacchi a oggi non hanno preso un andamento esponenziale, indicando che nuove minacce sconosciute sono in arrivo. Le thingbot continueranno a rappresentare un grande rischio fino a quando i produttori IoT saranno costretti a garantire la sicurezza dei propri dispositivi e richiamare i prodotti, sotto la pressione crescente dei consumatori che semplicemente si rifiuteranno di acquistare dispositivi vulnerabili. Nel frattempo, le organizzazioni dovranno proteggersi con una strategia e una soluzione DDoS che garantisca la ridondanza dei servizi critici e implementare soluzioni di sicurezza che proteggano le applicazioni, oltre a educare i dipendenti sui principali rischi, come quelli legati al furto e sfruttamento delle credenziali. Un grido nel buio: dove sono andati tutti? La carenza di esperti capaci di gestire adeguatamente lo scenario delle minacce e i suoi mostri automatici è veramente preoccupante. Cisco stima che nel mondo vi siano un milione di posti di lavoro vacanti in materia di cybersecurity e il deficit crescerà ancora. Il report F5 State of Application Delivery (SoAD) ha recentemente segnalato come il 34% dei clienti intervistati consideri il “gap di competenza” una sfida significativa per la sicurezza. Solo una strategia cloud integrata, quindi, potrà sfruttare il talento esistente e allineare le funzioni chiave dei vari dipartimenti, come i team DevOps e NetOps in modo da dare priorità alle cose corrette all’interno dell’IT. Le sfide anche da questo punto di vista sono ancora molte, F5 ha scoperto che la mancanza di comunicazione tra DevOps e NetOps porta ancora a utilizzare soluzioni cloud con le conseguenti complicazioni date dall’utilizzo di più soluzioni e più provider cloud in contemporanea, complicando ulteriormente il processo di consegna, implementazione, automatizzazione e scalabilità delle applicazioni
Mit Boston, diplomi con sistema Bitcoin
Utilizza Blockchain che tiene traccia dei documenti