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Talend, novità e successi

Nuovo responsabile in Italia per la società attiva nelle soluzioni per gestire i data lake, che presenta la release più recente di Talend Data Fabric dotata anche di una piattaforma per la governance dei dati Puntuale, in base al calendario da sempre stabilito da Talend, arriva in autunno la recente release della piattaforma di integrazione dati Talend Data Fabric. «Le novità di questa versione sono tante, ma quella più importante è che Talend è sempre più protagonista del mercato dei big data», esordisce Antongiulio Donà, Vice President Sales Italia di Talend, nel commentare con Data Manager l’andamento della società all’indomani della sua nomina alla guida della filiale nel nostro Paese. Il settore del data management, in cui opera Talend, è sempre più che mai centrale nelle strategie delle aziende, in questo scenario di digital transformation: non stupisce quindi che la società, fondata nel 2005 e quotata al Nasdaq nel 2016, abbia raggiunto proprio quest’anno la soglia dei 100 milioni di dollari di fatturato. Rete di partnership Oggi Talend conta più di 800 persone nel proprio organico, e anche in Italia sta riscuotendo molti successi: «il mercato è cresciuto molto, ma soprattutto noi ci siamo posizionati molto bene nell’ambito dei big data, dove i clienti sono soprattutto le prime 100-150 aziende italiane, che seguiamo anche con i nostri partner di implementazione, tra cui vi sono società di rilievo quali Data Reply o Isiway, oltre a quelli derivanti da accordi internazionali come Accenture o Capgemini, mentre proseguiamo nello sviluppo di una rete di partnership dedicata più specificamente all’universo delle Piccole e Medie Imprese», sottolinea Donà. Fattori di successo Tra i fattori del successo, il nuovo numero uno di Talend Italia cita «la nostra capacità di stare sul mercato grazie a una piattaforma che permette di gestire tutti i tipi di dati, e che soprattutto fa dell’open source una caratteristica fondamentale, con tutti i lati positivi che questo comporta, a cominciare dall’assenza di lock-in verso il vendor». Ma non solo: «Anche il nostro modello di licensing, basato sull’utente sviluppatore, è innovativo, in quanto permette di superare il problema della predicibilità dell’offerta che si verifica spesso in questo ambito, dove è difficile sapere quanto costerà effettivamente la piattaforma», prosegue Donà, sottolineando anche che «la nostra soluzione è realmente multitenant in quanto gira nativamente su tutte le piattaforme cloud, e non impone di installare software specifico per i diversi cloud». Preparare i dati Tornando alle nuove caratteristiche della release Fall 17 di Talend Data Fabric, spicca in particolare la «struttura di data preparation e di data stewardship che consente agli utenti di business presenti in azienda, che oggi sono sicuramente più evoluti rispetto al passato, di pulire e integrare i dati necessari alle loro analisi, senza dover ‘scomodare’ l’IT e soprattutto senza modificarli», spiega Donà, facendo notare che oggi «buona parte del tempo viene spesa nel preparare i dati presenti nei data lake: è per questo che Talend mette a disposizione più di 900 connettori che permettono a tutti di attivare, verificare e pulire i dati sui quali lavorare al meglio». Più in dettaglio, la nuova funzione, denominata Talend Data Preparation, è dotata di un’interfaccia molto lineare e di facile utilizzo che permette infatti di essere gestita direttamente dalle funzioni di business, supportata dall’IT. Si tratta di un’applicazione cloud di tipo IPaaS, Integration Platform as a Service, per la data preparation, operativa in pochi secondi senza alcuna attività di installazione, aggiornamento o manutenzione. Nelle parole dell’azienda, la soluzione «accelera il time-to-insight migliorando l’accesso alle informazioni in tre ambiti diversi: tempo necessario per accedere alle informazioni, tempo dedicato alla preparation e scambio con l’IT sulla gestione dei dati». The post Talend, novità e successi appeared first on Data Manager Online.

Su Facebook Workplace arrivano anche le chat

Il social per professionisti ora ha un client per Microsoft e Apple e raggiunge quota 30 mila utenti a livello globale Sempre più social, sempre più collaborativo. Il lavoro, in tanti settori, non può più fare a meno del web 2.0. Non parliamo dei 5 minuti passati a controllare la propria bacheca ma di soluzioni nate proprio per mimare le piattaforme più famose ma in ottica produttiva. In un contesto del genere, Slack l’ha fatta da padrone per diverso tempo. Da un anno però Facebook ha reso disponibile per tutti Workplace, il suo precedente At Work usato in versione di prova da qualche compagnia prima della sperimentazione globale. A 12 mesi di distanza, la compagnia statunitense ha rivelato un paio di numeri circa l’adozione, oltre ad annunciare interessanti novità già introdotte nella release Beta. Numeri e aggiornamenti Prima di tutto, Facebook Workplace conta oggi 30 mila organizzazioni che usano il servizio, esattamente il doppio rispetto a sei mesi fa. Queste possono sfruttare i piani scalabili che prevedono un costo per utente che scende all’aumentare dei collaboratori inseriti. Se finora l’accesso era possibile tramite app, ora esiste anche un client ad-hoc per Windows e uno per macOS, che semplifica così la fruizione del sito anche da dietro una scrivania. Una bella novità è l’arrivo delle chat, già ampiamente anticipato e ora realtà per le connessioni online, mentre presto dovrebbe essere il turno delle video-chat, così da disturbare quanto possibile anche Skype. Zuckerberg sta spingendo molto sulla sua creatura per il business per un motivo fondamentale: dei 30 mila clienti solo una piccola parte è pagante visto che Facebook offre un utilizzo gratuito a scuole, no-profit e community specifiche. Vada per l’incremento del buzz circa il progetto ma è evidente che l’obiettivo sia portare a casa più revenue possibili. Basti pensare che proprio Slack, concorrente diretto, conta oltre 4 milioni di iscritti, una fetta che prende quasi la totalità della torta dei social for enterprise. The post Su Facebook Workplace arrivano anche le chat appeared first on Data Manager Online.

HPE introduce nuove piattaforme e servizi per l’Intelligenza Artificiale

Le nuove proposte permettono a data scientist, sviluppatori e dipartimenti IT di effettuare il deployment di modelli di deep learning con rapidità e semplicità Hewlett Packard Enterprise ha annunciato nuove piattaforme e nuovi servizi su misura per aiutare le aziende a semplificare l’adozione dell’intelligenza artificiale, partendo da un’importante area dell’AI (Artificial Intelligence) conosciuta come deep learning. Ispirato dal cervello umano, il deep learning viene tipicamente implementato per attività complesse quali il riconoscimento di immagini e volti, la classificazione di immagini e il riconoscimento vocale. Per poter sfruttare al meglio il deep learning, le aziende hanno bisogno di un’infrastruttura di calcolo ad alte prestazioni in grado di creare e addestrare modelli di apprendimento capaci di gestire grandi volumi di dati per riconoscere i pattern presenti nell’audio, nelle immagini, nei video, nei testi e nei dati provenienti da sensori. Molte aziende non dispongono di tutti gli elementi necessari a implementare il deep learning, incluse competenze e risorse, sofisticate infrastrutture hardware e software su misura e capacità di integrazione necessarie ad assimilare i vari componenti hardware e software per poter scalare i sistemi AI. Per aiutare i clienti a superare questi ostacoli e concretizzare le potenzialità dell’AI, HPE ha annunciato le seguenti proposte: HPE Rapid Software Development for AI: HPE ha introdotto una soluzione hardware e software integrata appositamente realizzata per le applicazioni di High Performance Computing e deep learning. Basata sul sistema HPE Apollo 6500 in collaborazione con Bright Computing per consentire il rapido sviluppo di applicazioni di deep learning, questa soluzione comprende framework software preconfigurati per il deep learning, librerie, aggiornamenti software automatici e gestione dei cluster ottimizzata per il deep learning. La soluzione supporta le GPU NVIDIA Tesla V100. HPE Deep Learning Cookbook: creato dal team AI Research di Hewlett Packard Labs, Deep Learning Cookbook è un set di strumenti che guidano il cliente nella scelta del miglior ambiente hardware e software per le diverse attività di deep learning. Questi tool aiutano le aziende a stimare le performance delle varie piattaforme hardware, caratterizzare i più diffusi framework dedicati al deep learning e scegliere gli stack hardware e software ideali per le proprie esigenze individuali. Deep Learning Cookbook può essere inoltre utilizzato per convalidare le performance e ottimizzare la configurazione degli stack hardware e software già acquistati. Una casistica di utilizzo presente nel Cookbook riguarda gli HPE Image Classification Reference Design. Questi reference design forniscono ai clienti configurazioni infrastrutturali ottimizzate per l’addestramento di modelli di classificazione delle immagini per vari fini, come la verifica delle targhe automobilistiche o la classificazione dei tessuti biologici. Questi design sono collaudati per garantirne le performance ed eliminare eventuali incertezze aiutando i data scientist e l’IT a essere più efficienti ed economicamente efficaci. HPE AI Innovation Center: ideati per progetti di ricerca a più lungo termine, questi centri per l’innovazione agiranno da piattaforma per la collaborazione sulla ricerca tra università, aziende operanti all’avanguardia nella ricerca sulla AI e ricercatori HPE. I centri, situati a Houston, Palo Alto e Grenoble, offriranno ai ricercatori di atenei e imprese l’accesso a infrastrutture e strumenti necessari per proseguire le iniziative di ricerca. HPE Center of Excellence (CoE) potenziati: studiati per assistere dipartimenti IT e data scientist che intendono accelerare le proprie applicazioni di deep learning e ricavare un ROI migliore dai deployment di deep learning nel breve termine, gli HPE CoE offrono a clienti selezionati l’accesso alle ultimissime tecnologie e competenze,  comprese le più recenti GPU NVIDIA sui sistemi HPE. I CoE si trovano attualmente a Houston, Palo Alto, Tokyo, Bangalore e Grenoble. “Oggi viviamo in un mondo dove generiamo enormi quantità di dati, e il deep learning può aiutarci a ricavarne intelligence”, ha dichiarato Pankaj Goyal, vice president, Artificial Intelligence Business di Hewlett Packard Enterprise. “Tuttavia un’unica soluzione valida per tutti non può funzionare: ogni azienda ha le proprie esigenze specifiche che richiedono un approccio particolare per avviare, scalare e ottimizzare l’infrastruttura in funzione del deep learning. In HPE intendiamo rendere concreta l’AI per i nostri clienti, ovunque essi siano, grazie al nostro portafoglio infrastrutturale, alle competenze AI, alla ricerca avanzata e all’ecosistema dei partner”. Nell’ambito della propria mission finalizzata ad aiutare a concretizzare l’AI per i propri clienti, HPE propone servizi per il consumo flessibile dell’infrastruttura HPE in modo da evitare l’overprovisioning, aumentare i risparmi finanziari e scalare verso l’alto o verso il basso, secondo necessità, così da soddisfare i requisiti dei deployment di deep learning. “L’intelligenza artificiale ha la capacità di trasformare l’analisi dei dati scientifici ricavandone previsioni e sorprendenti connessioni”, ha commentato Paul Padley, docente di fisica e astronomia presso la Rice University. “Oggi la rivoluzione dell’AI può avere un profondo impatto per rimodellare innovazione, scienza, educazione e società nel loro complesso. L’accesso agli AI Innovation Center di HPE ci aiuterà a proseguire il lavoro di ricerca nel nostro percorso di progresso accademico utilizzando gli strumenti e le soluzioni che HPE ci mette a disposizione”. L’AI sta diventando mainstream nel settore consumer grazie ad applicazioni come interfacce vocali, assistenti personali e il tagging delle immagini. Tuttavia, le implicazioni dell’AI vanno al di là delle più diffuse casistiche di utilizzo consumer per entrare in campi come l’analisi per il sequenziamento genomico, le ricerche sul clima, la medicina, le vetture a guida autonoma e la robotica. Innovazioni e progressi tecnologici in queste aree sono stati, e continuano a essere, possibili grazie al deep learning. “I passi avanti compiuti nell’AI basata sul deep learning trasformeranno la scienza, il commercio e la qualità della nostra vita automatizzando le attività che non richiedono l’applicazione di pensiero più complesso come quello umano”, ha commentato Steve Conway, senior vice president di Hyperion Research. “L’infrastruttura e le soluzioni software di HPE sono progettate per essere easy-to-use e capaci di favorire l’adozione dell’AI nelle aziende e in altre organizzazioni nel prossimo futuro”. The post HPE introduce nuove piattaforme e servizi per l’Intelligenza Artificiale appeared first on Data Manager Online.

Farmaci agli over 65: 1 su 4 si potrebbe evitare

Un eccesso di farmaci negli anziani è inutile e pericoloso per la salute A lanciare l’allarme per gli over 65 sono i medici internisti, che spiegano come i pazienti anziani tendono ad assumere più farmaci al giorno, una media di almeno 5 compresse per diverse patologie, fino a da arrivare a oltre 7 pillole al giorno dopo un ricovero. Un eccesso che ha spesso come conseguenza un altro ricovero e un ulteriore aumento di farmaci, in un circolo vizioso molto pericoloso per la salute. In Italia sono circa 150mila gli over 75 a rischio per politrattamenti e sovradosaggio di farmaci. Troppi farmaci inutili A rivelare questo quadro preoccupante è una ricerca svolta dalla Società scientifica con l’Istituto Mario Negri e il Policlinico di Milano su 5mila pazienti ricoverati:  più del 60% esce dall’ospedale con ulteriori farmaci da prendere senza reale necessità, spesso rischiando pericolose interazioni. Del resto non è strano che gli anziani debbano assumere a vita alcune cure per tenere sotto controllo alcune patologie, ma  un eccesso di farmaci, sopratutto se inutili, può causare effetti collaterali anche significativi, che possono portare a un nuovo ricovero. Il progetto De-prescribing Per sensibilizzare su questo argomento è stato sviluppato progetto De-prescribing dalla Società di medicina interna, che insieme all’Istituto “Mario Negri” di Milano coinvolge 300 medici con l’obiettivo di conoscere gli effetti negativi dell’eccesso dei farmaci negli anziani. L’idea è quella di ridurre le prescrizioni mediche di farmaci per gli over 65, mirando a ottimizzare le cure, senza l’utilizzo di medicinali inutili e arrivare a un taglio dei ricoveri e un risparmio di 5 miliardi. Per raggiungere questo scopo ci si affida a un software intelligente chiamato INTERcheck, capace di stimare le probabilità che un farmaco causi effetti collaterali al paziente. A ciò si aggiunge l’incentivo a utilizzare un diario dove annotare gli effetti collaterali, in modo da unire realmente medico e paziente. The post Farmaci agli over 65: 1 su 4 si potrebbe evitare appeared first on Data Manager Online.

Exclusive Group annuncia risultati finanziari oltre le aspettative

Con una crescita del fatturato di più del 19% nel primo semestre 2017 Exclusive Group, Value-Added Services and Technologies (VAST), annuncia risultati record per il primo semestre, con un fatturato di 731m€ – pari ad un incremento di oltre il 19% rispetto al primo semestre del 2016. Il fatturato del gruppo continua a crescere ad un tasso superiore del mercato; Exclusive Group aumenta cosi, anche la sua quota nei confronti dei principali vendor di riferimento. Il modello di business è replicato a livello globale, con profitti continui ed in linea con le aspettative. Nota importante: le cifre non comprendono il fatturato derivante dall’acquisizione di Fine Tec negli USA avvenuta in Q2. “La nostra rapida espansione continua con l’inserimento di nuovi brand tecnologici emergenti, con crescita a tre cifre, ma anche grazie ad eccellenti performance con i nostri partner-vendor più consolidati,” ha detto Olivier Breittmayer, CEO di Exclusive Group. “Tutti beneficiano del nostro originale modello di business, dai nostri servizi professionali e tecnici completi, dall’esecuzione sia a livello globale che locale e dalla nostra comprovata competenza nel modello di go-to-market. Questo ci differenzia, non solo in termini di approccio ma anche di risultati.” In evidenza: ● In EMEA, il fatturato è stato particolarmente significativo in aree ampie e consolidate come nel Sud Europa (Italia, Spagna e Portogallo) con un incremento del 36%. Importanti risultati anche in UK e Francia, con una crescita annuale di fatturato rispettivamente del 28% e 30%. ● Importanti performance vengono anche dall’APAC, con l’area Asiatica che ha registrato una crescita annuale del 22%, mentre l’area del Pacifico è cresciuta del 29%. ● BigTec, il Datacenter Transformation VAD, continua a crescere in modo esponenziale in linea con l’ulteriore espansione geografica e maggior diffusione di vendor disruptive. BigTec contribuisce al fatturato annuale del Gruppo con oltre 100m€; raddoppiando il dato di un anno fa. “Il business al giorno d’oggi, è sempre più composto da progetti internazionali, che fanno leva sulle nostre capacità di logistica globale e project management, trasferendo il nostro valore aggiunto ai global SI, Service Provider e Vendor Partner, conferma ulteriore del successo della nostra strategia VAST,” ha detto Barrie Desmond, COO di Exclusive Group. “Questo è stato ulteriormente rafforzato a seguito dell’integrazione riuscita con successo, della nostra operazione in USA, che sta generando significanti opportunità contribuendo ad una crescita di lunga durata e senza precedenti.” The post Exclusive Group annuncia risultati finanziari oltre le aspettative appeared first on Data Manager Online.

Surface presto disponibili anche su Microsoft Store

A breve sarà possibile acquistare i laptop 2 in 1 Surface e altri prodotti hardware anche su Microsoft Store Qualche tempo fa Microsoft ha cambiato il nome del suo store di app per Windows 10 da Windows Store a Microsoft Store. L’obiettivo dell’azienda di Redmond era quello di uniformare l’esperienza di acquisto online e quella presso i negozi fisici portando i dispositivi hardware sulla piattaforma digitale. La novità era stata sostanzialmente ufficializzata a settembre con la distribuzione agli sviluppatori della Release Preview dell’aggiornamento Fall Creators Update di Windows 10. Fino ad oggi però i prodotti hardware non avevano ancora fatto la loro comparsa. WalkingCat ha scoperto che non manca molto al giorno in cui potremo comprare i Surface direttamente da Microsoft Store. Inserendo l’Url “ms-windows-store://navigatetopage/?PageName=ShopSurface” sul browser Edge comparirà infatti la versione del negozio di app con una sezione dedicata all’hardware. La cosa interessante è che la novità non riguarderà solo gli Stati Uniti ma anche altri Paesi, Italia compresa. Nella pagina possiamo vedere i Surface Book 2 ma non si fa riferimento ai nuovi Surface Pro e relativi accessori. Bisogna comunque ricordare che si tratta di una versione preliminare della piattaforma mentre per quella definitiva dovremo attendere ancora un po’. L’anno prossimo è inoltre possibile che dal negozio di app sarà possibile acquistare il misterioso Andromeda, il dispositivo con schermo pieghevole erede di Courier. The post Surface presto disponibili anche su Microsoft Store appeared first on Data Manager Online.

L’Intelligenza Artificiale può rendere smart il settore manifatturiero?

L’intelligenza artificiale (AI), insieme a robotica e Internet of Things (IoT), rivoluzionerà la produzione di ogni cosa al mondo: da automobili, navi e aerei ad abbigliamento, prodotti chimici e computer. I più innovativi tra i produttori stanno già utilizzando l’AI come parte dell’Industry 4.0 per la manutenzione predittiva e il controllo automatizzato della qualità. Questo è solo l’inizio di un viaggio smart destinato a cambiare per sempre il lavoro di fabbrica. Le rivoluzioni industriali precedenti ci hanno portato industrializzazione, produzione di massa e digitalizzazione. La prossima, secondo il professor Klaus Schwab, fondatore e presidente esecutivo del World Economic Forum, “cambierà fondamentalmente il nostro modo di vivere, lavorare e relazionarci” e sarà fondata su un mondo di dispositivi connessi e tecnologie intelligenti. L’AI giocherà un ruolo centrale in questa epoca cognitiva. Prepararsi al cambiamento La strada dell’AI per rivoluzionare la gestione delle operazioni produttive, tuttavia, non è senza sfide. Prima bisognerà affrontare gestione del cambiamento, maturità delle analytics e competenze, secondo Simon F Jacobson, VP per le ricerche presso Gartner. Jacobson sostiene che collegare il pensiero umano all’analisi meccanica nelle operazioni produttive richiederà ai leader della supply chain di sviluppare contemporaneamente nuova scienza dei dati e nuove capacità di comunicazione. Il settore manifatturiero deve prepararsi a fabbriche completamente collegate in rete in cui l’intero processo produttivo – dalla progettazione alla supply chain, dalla produzione al controllo qualità fino alla distribuzione – è integrato in una soluzione AI che possa fornire informazioni su cui agire in tempo reale, 24/7. Il manifatturiero è da sempre aperto all’adozione di nuove tecnologie come la robotica e la gara a primeggiare in ambito AI è già cominciata. La società di ricerche di mercato IDC prevede che la spesa globale per sistemi cognitivi e AI raggiungerà 12,5 miliardi di dollari quest’anno, con un incremento del 59,3% rispetto al 2016. I ricavi dovrebbero raggiungere i 46 miliardi di dollari entro il 2020. Il manifatturiero è stato evidenziato come uno dei settori di forte crescita in questo periodo. Alcuni governi hanno riconosciuto prontamente l’importanza della produzione intelligente per il futuro della loro economia. Tra questi la Cina, con il suo programma Made in China 2025, progettato per rendere il paese una potenza produttiva. Tra gli altri, c’è l’iniziativa dell’Unione Europea “Factories of the Future”, sviluppata per adattare la produzione a un’economia definita come “intelligente, verde e inclusiva”. Automazione intelligente L’AI e l’automazione avanzata forniranno un “livello di precisione e produttività superiore alle capacità umane”, secondo il World Economic Forum, anche in ambienti che normalmente sarebbero pericolosi per i lavoratori. Oltre a essere in grado di svolgere compiti complessi, l’automazione avanzata guidata dall’intelligenza sarà in grado di risolvere i problemi in tempo reale. I robot di nuova generazione incorporano il riconoscimento di voce e immagini, aumentando la loro capacità di interagire con gli esseri umani. I robot collaborativi o ‘cobots’ stanno cominciando a fare la loro comparsa, lavorando a fianco degli esseri umani in un ambiente di lavoro condiviso, svolgendo compiti monotoni o pericolosi e consentendo alle persone di concentrarsi su altri aspetti fondamentali del loro ruolo. L’azienda di soluzioni per l’apertura delle porte Assa Abloy, per esempio, ha installato cobot Active8Robots Sawyer per eseguire il carico di linea, la manutenzione delle macchine e l’imballaggio a fianco del suo staff. L’azienda ritiene che i cobot abbiano migliorato produttività, qualità, salute e sicurezza. Un’altra capacità dinamica dell’AI e dell’automazione avanzata è l’apprendimento automatico. Questo dà ai sistemi la possibilità di imparare dall’esperienza, ovvero di migliorare costantemente. L’apprendimento automatico rende la produzione più rapida, flessibile e scalabile offrendo una visione predittiva per gestire tutto, dall’efficacia dell’impianto alla scelta dei fornitori migliori alla stima dei prezzi rispetto alla domanda. Lavorare insieme Un elemento chiave per la crescita economica è la capacità dell’AI di gestire l’efficienza del capitale, tra cui la gestione dei requisiti di manodopera e della programmazione dei macchinari per ridurre i tempi e conseguire risparmi sui costi. I robot, tuttavia, non stanno per sostituirci. Piuttosto, i robot collaboreranno più da vicino con noi, permettendoci di concentrarci su compiti in cui sono necessarie specifiche competenze umane, come la comprensione del contesto o l’innovazione. È sorprendente scoprire, ad esempio, che nelle fabbriche le scarpe devono ancora essere allacciate a mano. Mercedes Benz è un passo avanti. Di recente ha rimosso alcuni dei suoi grandi robot dalla linea di produzione e li ha sostituiti con cobot. Con questa mossa l’azienda ha aumentato la sua forza lavoro umana per concentrarsi in particolare sulla personalizzazione di auto di lusso. Perché? La spiegazione è che insegnare un nuovo lavoro a degli esseri umani è molto più veloce di dover ri-programmare enormi soluzioni di robotica, rendendo il team di collaborazione cobot/umani molto più flessibile e agile. Il futuro della produzione Fino a pochi anni fa il manifatturiero era in crisi. L’aumento di efficienza offerto dall’AI promette un futuro molto più luminoso per il settore produttivo globale. L’integrazione dell’intelligenza della macchina con quella umana in molti casi genererà posti di lavoro più interessanti e meno banali nella linea di prodotto. Come ha recentemente scritto Satya Nadella, amministratore delegato di Microsoft: “La bellezza del lavoro in tandem tra uomini e macchine si perde nella discussione sul fatto che l’AI ​​sia una cosa positiva o negativa.” Il manifatturiero, a quanto sembra, ha già preso nota. A cura di Christoph Müller-Dott, Managing Director Central Southern and Eastern Europe, Orange Business Services The post L’Intelligenza Artificiale può rendere smart il settore manifatturiero? appeared first on Data Manager Online.