YouTube TV approda su televisori smart
Servizio in abbonamento negli Usa lancia app per schermo grande
La casa stregata di Sophos mette in guardia dai pericoli dell’IoT
Dolcetto o scherzetto? L’esperimento “Haunted House” di Sophos svela i rischi dell’IoT domestico e spiega come difendersi dagli attacchi Vi siete mai chiesti se la vostra casa fosse stregata? Può sembrare una battuta dettata dalla vicinanza di Halloween ma il rischio che qualche intruso possa entrare nelle abitazioni non è poi così remoto se si considera la costante diffusione di dispositivi intelligenti e della tecnologia IoT all’interno delle case, che diventano più intelligenti, ma anche più vulnerabili. Proprio in occasione di Halloween, Sophos presenta il “Progetto Haunted House” sviluppato in collaborazione con lo specialista di automazione industriale Koramis. I risultati finali di questa ricerca verranno pubblicati a novembre, ma i dati parziali finora rilevati indicano più di 70.000 tentativi di accesso da 24.089 IPS individuali alla casa virtuale messa a punto da Sophos. Si può quindi trarre una prima conclusione: le nostre abitazioni non sono “infestate” solo ad Halloween, ma possono essere vulnerabili ad attacchi da parte degli hacker in qualunque momento, a causa di device IoT gestiti con scarsa attenzione e consapevolezza. Per avvalorare ulteriormente questi numeri, il progetto ha incluso la scansione dei dispositivi smart home attraverso motori di ricerca come Shodan o Censys. Una scansione, iniziata ad ottobre, che ha evidenziato più di 68.000 interfacce open-web da componenti smart-home ben conosciuti usati soprattutto da privati, come per esempio: finestre wireless, rivelatori di fumo, sistemi di apertura e chiusura di porte automatica, sistemi di videosorveglianza. Tutti questi dispositivi sono facilmente accessibili via Internet. La visualizzazione attraverso la “mappa degli attacchi” evidenzia come in Italia la tecnologia IoT sia concentrata nelle città e centri urbani di medie-grandi dimensioni come per esempio Milano e Trento, mentre è meno presente nelle aree rurali. “Anche nel nostro paese, la tecnologia è entrata nelle case rendendole sempre più intelligenti: il mercato della smart home in Italia ha infatti superato a fine 2016 i 180 milioni di euro (+23% rispetto al 2015). Questo trend è altresì confermato dal fatto che il 10,2% dei consumatori italiani afferma di avere intenzione di acquistare oggetti intelligenti e connessi nei prossimi 2 anni, mentre il 42% si dichiara disposto a investire tra i 1.000 e i 5.000 euro per rendere la propria casa più sicura, smart e confortevole grazie alla tecnologia. La previsione di una diffusione sempre più rapida dei device IoT per uso domestico deve essere accompagnata da un’adeguata cultura della sicurezza, poiché ogni novità tecnologica comporta sfide per chi opera nel mercato dell’IT Security e per gli utenti stessi. L’IoT, proprio come i device mobili o il cloud, amplia la superficie di attacco a disposizione dei cybercriminali e richiedere dunque soluzioni di sicurezza adeguate, altrimenti gli “scherzetti” di Halloween potrebbero tramutarsi in veri…incubi.” Commenta Marco D’Elia, Country Manager Sophos Italia. Per evitare che la propria Smart Home diventi ostaggio degli hacker, Sophos ha stilato un breve vademecum: Non condividere la propria rete domestica privata con estranei Non connettere dispositivi IoT alla rete domestica a meno che non sia strettamente necessario: per esempio, se si usa la TV solo per vedere canali attraverso l’antenna o la rete via cavo, non è il caso di connetterla al WLAN. Creare una rete dedicata solo ai dispositivi IoT: diversi router Wi-Fi sono in grado di creare numerose partizioni di rete (segmentazione); una buona idea è quella di creare una rete dedicata ai dispositivi IoT così da non connetterli alla rete principale. Creare diverse reti isolate su differenti WLAN: una soluzione ancora più efficace è la creazione di reti isolate per diverse aree di interesse: home office, elettronica d’intrattenimento, tecniche di sicurezza e costruzione per rete “guest”, ognuna con un differente WLAN. Un firewall può permettere ad ogni componente IoT solo la comunicazione necessaria senza consentire infiltrazioni che potrebbero sfociare in infezioni da un dispositivo IoT ad un altro. Si può installare gratuitamente Sophos XG Firewall Home Edition per PC. Usufruire di una tecnologia VPN: non è prudente usare porte non sicure per consentire l’accesso remoto ai dispositivi IoT al router. Per ovviare a questa criticità basta dotarsi di una VPN sullo smartphone o sul Mac/PC. Aggiornare i software: installare gli ultimi aggiornamenti sui diversi dispositivi va ormai considerato un obbligo. Strumenti gratuiti come Sophos Home o Sophos Mobile Security sono disponibili sul sito di Sophos. Mettere in sicurezza con i firmware più recenti: non è necessario aggiornare frequentemente solo i PC, laptop o smartphone, ma anche tutti i dispositivi IoT al fine di mantenerne la sicurezza. A volte questi aggiornamenti richiedono tempo, ma per la salvaguardare la sicurezza e la privacy ne vale la pena. Google è una risorsa: Per conoscere le debolezze di un dispositivo, a volte, basta solo fare una veloce ricerca su Google. In questo modo viene fornita una veloce overview sul prodotto e si può scoprire se è stato soggetto ad attacchi hacker. The post La casa stregata di Sophos mette in guardia dai pericoli dell’IoT appeared first on Data Manager Online.
Würth-Hevolus ritirano il Premio Innovazione Smau 2017
Würth Italia e Hevolus si sono aggiudicati il Premio Innovazione SMAU 2017 con il progetto Wüdesto. In linea con lo spirito del premio, finalizzato a valorizzare le imprese che nell’era della trasformazione digitale sono capaci di tracciare nuove rotte, la partnership Würth Italia-Hevolus si distingue come eccellenza innovativa nel mercato dell’arredo “sartoriale”. Il premio ricevuto conferma come la collaborazione con l’azienda start up Hevolus sia risultata essere per Würth la giusta risposta per far fronte all’esigenza di un’azienda multinazionale di adattarsi alle veloci mutazioni del mercato e capacità di innovazione che esso richiede. Il progetto Wüdesto rivoluziona infatti il rapporto tra cliente finale da una parte e mondo dell’artigianato, del mobile, architetti e designer dall’altra (principale mercato di riferimento di Würth). In un contesto in cui le grandi catene dell’arredamento si propongono sul mercato in maniera forte e competitiva, talvolta compromettendo il ruolo ed il lavoro dell’artigiano del legno, del mobile su misura, dell’arredamento non di serie, Wüdesto si propone come soluzione per dare valore aggiunto e far vivere la progettazione e l’acquisto del mobile come una vera esperienza emozionale. Nelle sale He-Cinebox, una volta scelti i mobili e impostate le misure, gli artigiani/architetti preparano un ambiente virtuale 3D a grandezza naturale, dove attraverso un visore di realtà virtuale è possibile proiettare il progetto direttamente a casa del cliente. Ecco quindi che al progetto su carta, che richiede un forte sforzo di immaginazione, va a sostituirsi un’immagine concreta, attraverso la quale il cliente può finalmente rendersi conto di quale sarà il risultato finale del progetto. Con il portale WOE è poi possibile indentificare velocemente tutta la ferramenta e le dotazioni tecnologiche necessarie alla realizzazione del progetto. Con HeasyJIT si configurano finiture e dettagli di tutti i semilavorati previsti. Ed infine con i videoprodotti animati, installare e montare le componenti di progetto diventa un’operazione facile e veloce a supporto delle squadre di montatori. Grazie a Wüdesto si dice addio a cataloghi cartacei, addio ad allestimenti espositivi che diventano subito obsoleti, addio a complicate istruzioni di montaggio. “La mappatura e il ridisegno critico dell’esperienza d’acquisto del cliente ci ha permesso di coniugare in modo strategico attori del processo, bisogni latenti e strumenti tecnologici per la risoluzione delle criticità rilevate sul mercato – spiega Antonella La Notte, CEO di Hevolus. E questo è fondamentale, perché non c’è innovazione se la tecnologia rimane fine a sé stessa e non è collegata a reali esigenze della società”. Il mondo del digitale va quindi a fondersi perfettamente al mondo dell’artigianato, cosa che fino a pochi anni fa si credeva impensabile ed improponibile, andando a creare qualcosa di nuovo, di innovativo. Dalla realtà virtuale, alla realtà olografica fino all’intelligenza artificiale, le tecnologie e servizi proposti da Würth e Hevolus trasformano l’esperienza di acquisto del cliente finale rendendola immersiva, coinvolgente ed emozionante. Il premio Innovazione è stato ritirato da Nicola Piazza, amministratore delegato di Würth Italia, e da Antonella La Notte, CEO di Hevolus, che così hanno commentato: “Siamo orgogliosi dell’importante riconoscimento che ci è stato assegnato da SMAU. Il premio testimonia il nostro impegno nell’innovazione: Wüdesto è infatti un progetto capace di coniugare tecnologia e bisogni del mercato introducendo una nuova customer experience” afferma Nicola Piazza. “Per noi è un onore essere al fianco di Würth nelle sfide di Corporate Innovation – conclude Antonella La Notte. Il premio SMAU è il segno tangibile del percorso di crescita e sviluppo intrapreso”. The post Würth-Hevolus ritirano il Premio Innovazione Smau 2017 appeared first on Data Manager Online.
Cloud ScaleOut Filer: il nuovo modo di gestire e archiviare i tuoi file con Seeweb
Seeweb lancia una nuova offerta di storage di file: Cloud ScaleOut Filer. Grazie alla scalabilità veloce e senza limiti, le aziende potranno utilizzarlo in diversi modi Il Cloud Provider italiano Seeweb alla storica offerta di server dedicati, hosting e Cloud, oggi affianca una soluzione innovativa che si colloca nell’ambito dei servizi a tecnologia Cloud e vede diverse possibilità di utilizzo nell’ambito delle aziende. Cloud ScaleOut Filer è un NAS su Cloud (un Network Attached Storage virtuale) che consente di memorizzare e condividere file in grandi quantità, senza alcun limite di scalabilità. Il nuovo prodotto è stato progettato interamente dal team Seeweb per rispondere all’esigenza di tante aziendeclienti di avere un file server su cui archiviare senza limiti grandi volumi di dati. Necessità sempre più impellente nell’era dei Big Data. La flessibilità di Cloud ScaleOut Filer consente di aggiungere e rimuovere file in modo che le applicazioni possano disporre di tutta la capacità di storage possibile e all’occorrenza. Seeweb Cloud ScaleOut Filer è dotato di grande scalabilità e permette di ridimensionare in modo automatico la capacità di storage del file system in uso. Questo permette di avere sempre a disposizione sempre la capacità di storage necessaria riducendo tutte le operazioni di amministrazione e di gestione. Cloud ScaleOut Filer può essere utilizzato in particolare per: • archiviazione di grossi volumi di file, come ad esempio mailbox; • storage di dati delle applicazioni aziendali come ad esempio archiviazione di documenti; • repository di backup, come spazio di archiviazione delle più comuni tecnologie di backup oggi presenti sul mercato; • in abbinamento a tutti i servizi cloud Seeweb (Cloud Server, Easy Cloud Server), a Foundation Server, a servizi di Colocation. Il servizio è in grado di gestire anche grandi carichi di lavoro: la scalabilità di throughput e IOPS viene adeguata in base al volume di crescita del file system con latenze sempre basse e le massime prestazioni. Il Cloud ScaleOut Filer offre inoltre elevati livelli di sicurezza. In particolare, sia nel caso di CIFS che di NFS, i criteri di sicurezza possono essere adeguati alle proprie esigenze come ad esempio quando ci sia necessità di definire un pool di indirizzi IP autorizzati o credenziali di specifici utenti. Perché optare per un Cloud ScaleOut Filer al posto di un normale server con molto spazio disco per gestire i propri file? Il motivo è nel fatto che questo servizio è uno strumento ottimizzato per fare large scale volume di dati senza dover ricorrere a provisioning di risorse del server. The post Cloud ScaleOut Filer: il nuovo modo di gestire e archiviare i tuoi file con Seeweb appeared first on Data Manager Online.
Altea UP prima azienda in Italia ad aver conseguito la certificazione Concur Implementation Partner (CIP)
La società del gruppo Altea Federation ha ottenuto il riconoscimento da parte di Concur una SAP Company per la distribuzione della soluzione cloud che consente la gestione delle note spese e delle spese di trasferta in modo più agile. Un’operazione condotta insieme ad Altea People Altea UP, Gold Partner e System Integrator SAP, è la prima società italiana che ha ottenuto il riconoscimento per l’implementazione di Concur, società leader nel campo della gestione spese e trasferte e che ora è stata pienamente integrata con l’offerta SAP (l’acquisizione di Concur da parte di SAP è avvenuta nel 2014). E in questa operazione Altea UP è affiancata da Altea People, la società che si occupa di soluzioni per le Risorse Umane all’interno di Altea Federation. “Si tratta di un importante traguardo, che ci permette di ampliare la nostra proposta di soluzioni innovative e ci fornisce certamente un vantaggio competitivo sul mercato italiano”, commenta Miguel Rondon, CEO di Altea People. “È un esempio concreto di come il nostro modello olonico, cioè di un sistema di imprese nato per collaborare tra loro, consente di raggiungere traguardi sempre molto importanti. Insieme abbiamo affrontato un percorso che ci ha portato all’ottenimento delle tre certificazioni per tutte le partnership Concur: Referral, CSP Customer Success Partner (acompagna al cliente nella Governance del percorso di implementazione da parte di Concur) e, infine, quella più importante il CIP (Certified Implementation Partner)”. Ma cosa è Concur? E’ la soluzione cloud leader mondiale per la gestione della nota spese e delle trasferte, che consente di tenere sotto controllo tutti i costi collegati. “Con l’implementazione di Concur nel sistema gestionale aziendale le imprese potranno da un lato semplificare l’attività di gestione del flusso di cassa legato alle trasferte e dall’altro, e questo è senz’altro l’aspetto principale, raggiungere livelli di produttività più elevati”, spiega Rondon. Le soluzioni Travel&Expense di Concur, infatti, si integrano con i sistemi ERP, HR e di gestione contabile già presenti in azienda e offrono, grazie a una piattaforma aperta, il collegamento anche alle app aziendali. Concur è leader nel mercato Usa del Business travel con una quota di mercato che sfiora il 70% e rappresenta circa 40 milioni di utilizzatori, per una spesa complessiva di 76 miliardi di dollari. The post Altea UP prima azienda in Italia ad aver conseguito la certificazione Concur Implementation Partner (CIP) appeared first on Data Manager Online.
Acronis Backup 12.5 aiuta le aziende a consolidare il backup e ottimizzare i costi di protezione dei dati
Le elevate prestazioni della gamma Acronis Backup 12.5 sono supportate da un’alta richiesta di mercato e un ampio riconoscimento nel settore Acronis ha registrato oggi una crescita YoY del 25% grazie all’innovativa gamma di prodotti Acronis Backup 12.5, mentre un numero crescente di imprese si affida alla soluzione Advanced Edition per ottimizzare i costi ottenendo così il livello necessario di protezione, controllo e flessibilità dei dati negli ambienti IT ibridi. Acronis Backup 12.5 è l’unica soluzione di backup sicura al mondo in grado di offrire una protezione completa di tutti i carichi di lavoro in oltre 20 ambienti diversi, tra cui Amazon AWS, Microsoft Azure, VMware, Microsoft, Red Hat, Citrix, Oracle e nei sistemi operativi mobili. Offre gestione dei dati semplice, protezione dati basata su blockchain e una protezione attiva contro i ransomware garantendo la sicurezza dei dati contro le manomissioni e gli attacchi informatici. Questa tecnologia affidabile ha protetto gli utenti dagli attacchi ransomware Wannacry, NotPetya e Bad Rabbit di quest’anno. Acronis Backup 12.5 Advanced Edition è indispensabile nelle situazioni in cui la velocità di ripristino ha un’importanza critica per l’azienda. Offre il ripristino bare-metal automatico e remoto, la deduplicazione, l’ottimizzazione WAN, la gestione backup off-host nonché i ruoli utente e le deleghe. “Le aziende iniziano rendersi conto che il tradizionale approccio di backup disgiunto non è sufficiente. Ora cercano una soluzione semplice nell’uso che possa proteggere tutti i dati e allo stesso tempo ridurre i costi di gestione. Questo è esattamente ciò che offre Acronis Backup 12.5, e i nostri partner e clienti ne sono molto soddisfatti”, ha affermato John Zanni, Presidente di Acronis. Secondo un recente sondaggio, il 90% delle aziende sceglie Acronis Backup 12.5 per la sua affidabilità e l’80% per la facilità d’uso. I risultati sono coerenti con il recente sondaggio Backup Service Survey condotto da IT Central Station, in cui il 70% degli intervistati ha scelto UI semplici e dirette, mentre il 91% ha selezionato il ripristino affidabile come caratteristiche più importanti in un software di backup. Acronis Backup 12.5 ha inoltre ricevuto numerosi award i riconoscimenti da leader e analisti del settore. In una recente Market Note, il gruppo di ricerca globale del settore industriale IDC ha dichiarato che Acronis Backup 12.5 rappresenta “il cambiamento per il futuro dei fornitori”. E “intende contribuire per il consolidamento della gestione e protezione dei dati indipendentemente dalla collocazione fisica o dal modello di sviluppo applicativo”, inoltre “annuncia un vero cambiamento per le tecnologie di backup e protezione dei dati, rivolgendosi a un ambiente IT aziendale moderno ed eterogeneo”. “Acronis Backup 12.5 ci trasmette fiducia poiché sappiamo che tutti i nostri dati sono protetti”, afferma Joel Stuart, amministratore di rete presso Johnson Electric, dopo il passaggio di quest’anno ad Acronis da un prodotto della concorrenza. La soluzione che aiuta le aziende nella conformità GDPR Secondo IDC, il mercato della protezione dei dati e dei software di ripristino (il più grande segmento di mercato dei software di archiviazione) crescerà con un tasso di crescita annuale composto (CAGR) del 5,5% in Europa entro il 2021, raggiungendo quota $2,30 miliardi in valuta costante. Il gruppo di ricerca prevede inoltre che la metà delle spese del mercato nel 2017 e 2018 sarà innescata dalle aziende che aggiornano i propri strumenti di protezione dati per renderli conformi al GDPR che entrerà in vigore nel maggio 2018. Acronis Backup 12.5, in particolare l’Advanced Edition grazie alle sue capacità avanzate di reporting e gestione dei dati, aiuta le aziende ad assicurare la conformità GDPR. Con Backup 12.5, Acronis detiene il potenziale per far fronte alle sfide in materia di backup, ripristino e protezione dei dati con cui le imprese europee dovranno fare i conti in termini di GDPR, scenari delle minacce variabili e infrastrutture ibride e multicloud”, ha reso noto IDC Market Note. “IDC ritiene che Acronis sia nella posizione giusta per soddisfare le esigenze delle aziende moderne nel settore backup, protezione, sicurezza e il ripristino dei dati all’interno di ambienti dotati di infrastrutture multiple. Gli sforzi di progettazione per migliorare La facilità d’uso e implementare tecnologie all’avanguardia come il blockchain rendono Acronis un fornitore affidabile e dotato di un sensibile vantaggio competitivo nel lungo termine”, conclude l’IDC Market Note. The post Acronis Backup 12.5 aiuta le aziende a consolidare il backup e ottimizzare i costi di protezione dei dati appeared first on Data Manager Online.
Bloccati nel mondo 1,2 mld di malware
Agenzia europea sicurezza reti, il 2,3% in Italia
I malware di mining all’attacco di Google Play

“Recitiamo Santo Rosario Free” & Co.: le app che coniano criptomoneta all’insaputa degli utenti Android I laboratori Trend Micro comunicano di aver scoperto delle app maligne per il mining di criptomoneta all’interno di Google Play. Queste app utilizzavano un JavaScript dinamico e del codice nativo per cercare di non essere rilevate. Le minacce sono state battezzate ANDROIDOS_JSMINER e ANDROIDOS_CPUMINER. ANDROIDOS_JSMINER contiene il JavaScript Coinhive, utilizzato per operazioni di mining in background ed è stato rilevato, ad esempio, all’interno di un’app che offriva sconti di vario tipo, ma anche in un’app per recitare il Rosario. Una volta avviate, le app caricano il codice JavaScript Coinhive e cominciano a minare criptomoneta, all’insaputa dell’utente. ANDROIDOS_CPUMINER invece, aggiunge librerie per il mining ad app legittime, che sono poi rimpacchettate e distribuite. Gli effetti di queste app maligne sui dispositivi degli utenti determinano una maggiore usura del dispositivo, la riduzione della durata della batteria e prestazioni comparativamente più lente. Queste app dimostrano che le minacce per il mining invisibile di criptomoneta cominciano a farsi strada anche sui dispositivi mobile. Gli utenti devono tenere traccia di ogni possibile variazione in negativo delle performance del proprio dispositivo, questo può aiutare a capire se si è stati colpiti da un’app per il mining di criptomoneta. The post I malware di mining all’attacco di Google Play appeared first on Data Manager Online.
Facebook ci spia attraverso il microfono? L’azienda nega
Facebook si difende dall’accusa di utilizzare il microfono di smartphone e PC per ascoltare le conversazioni degli utenti a scopo di marketing La pubblicità è la prima fonte di reddito per Facebook. Di fatto il social network è la realtà più importante sotto il profilo del marketing, seconda forse solamente a Google. Per targettizzare gli utenti, la multinazionale di Menlo Park utilizza vari strumenti che gli consentono di proporre contenuti il più possibile personalizzati e adatti ai loro interessi. A volte però l’azienda di Menlo Park non fa le cose con il massimo della trasparenza come nel caso della sperimentazione sulla reazione dei suoi iscritti ai post di carattere negativo. Negli anni si è molto parlato della possibilità che Facebook ci spii attraverso il microfono di smartphone e PC e oggi queste accuse sono tornate alla ribalta. E’ stato il giornalista statunitense PJ Vogt di Reply Hall a rilanciare l’indiscrezione con un tweet: “Credete che Facebook utilizzi il vostro microfono a scopo di marketing?”. Si diceva che questa non è la prima volta che il social network finisce nel vortice delle critiche per questo motivo e in passato lo stesso co-fondatore della piattaforma, Mark Zuckerberg, non ha aiutato a fugare ogni dubbio. Negli anni ci sono state diverse prove che il microfono possa essere davvero la chiave attraverso cui Facebook spia le nostre conversazioni. La scorsa estate una coppia americana ha pubblicato su YouTube un video piuttosto inquietante. Nel filmato viene spiegato come i due abbiano provato a parlare di argomenti che di solito evitano, nello specifico di gatti, a poca distanza dal proprio iPhone. Dopo poche ore sull’app di Facebook sono apparsi annunci e contenuti consigliati relativi proprio ai gatti. La coppia ha riprovato l’esperimento con altri temi di conversazione ottenendo lo stesso risultato. Diversi esperti comunque concordano che si tratti di un semplice fenomeno di suggestione più che di uno stratagemma di Facebook. L’azienda questa volta ha quindi voluto rispondere ufficialmente alle accuse tramite il vicepresidente della divisione Pubblicità, Rob Goldman. “Io mi occupo delle strategie di marketing e posso dire che non abbiamo mai fatto uso, né mai faremo, del microfono degli utenti per diffondere banner individuali”, ha scritto il manager su Twitter. The post Facebook ci spia attraverso il microfono? L’azienda nega appeared first on Data Manager Online.
Con l’androide Robutt, il sedile della nuova Ford Fiesta è più resistente che mai
Ford è, oggi, in grado di sapere con certezza che il comfort dei sedili di nuova Fiesta durerà per sempre, grazie all’utilizzo di Robutt, l’androide creato per simulare i movimenti dei diversi passeggeri seduti nell’automobile Come fa Ford a sapere se i sedili della nuova Fiesta resisteranno per tutta la vita dell’automobile? Oggi, può saperlo con certezza, grazie ai test condotti con l’utilizzo di Robutt, l’androide creato per simulare i movimenti dei diversi passeggeri seduti nell’auto. Durante i test di sviluppo, gli ingegneri Ford utilizzano i glutei meccanici di Robutt, abbinati a un metodo di mappatura della pressione, per monitorare con un modello perch pattern, il comfort e la resistenza all’usura dei materiali. In questo video è possibile vedere Robutt all’opera “Fin dal primo momento in cui saliamo a bordo di un’automobile, è il sedile a trasmetterci, immediatamente, l’impressione relativa al comfort e alla qualità”, ha dichiarato Svenja Froehlich, Durability Engineer, presso la sede europea di Ford a Colonia, in Germania. “In precedenza utilizzavamo dei cilindri pneumatici chesi muovevano, semplicemente, dall’alto al basso. Grazie a Robutt, ora siamo in grado di ricreare con precisione, le reali movenze delle persone”. Robutt, che ha come parametri di riferimento la corporatura di un uomo di media statura, durante i test di collaudo, si è seduto ben 25.000 volte sui sedili della nuova Fiesta, l’equivalente di dieci anni di guida in sole tre settimane. L’androide sarà, presto, utilizzato anche per i collaudi degli altri modelli europei di Ford. The post Con l’androide Robutt, il sedile della nuova Ford Fiesta è più resistente che mai appeared first on Data Manager Online.