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Arriva in Italia il bike sharing di Gobee.bike: la prima città è Torino

Gobee.bike, operatore di bike sharing a flusso libero senza stazioni, annuncia il lancio delle sue attività in Italia a partire dalla città di Torino, nell’ambito della sua espansione in Europa. Dopo una fase pilota a Hong Kong e il successo dei lanci in Francia (Parigi e Lille) e in Belgio (Bruxelles), da giovedì 2 novembre il servizio di mobilità sostenibile di Gobee.bike sarà disponibile anche per gli abitanti del capoluogo piemontese. Gobee.bike è un operatore di bike sharing a flusso libero, le cui biciclette non necessitano di stazioni di deposito e possono essere utilizzate attraverso un’applicazione per smartphone, sia Android (ie. Samsung, LG etc.) che iOS (iPhone).  Gobee.bike mira a far fronte alle sfide della mobilità nelle grandi città, integrando il fitness nel frenetico stile di vita cittadino, in maniera da ridurre la congestione del traffico e le emissioni di gas inquinanti nell’atmosfera. Co-fondata e diretta da Raphael Cohen, un imprenditore francese residente a Hong Kong, Gobee.bike ha trasformato un’idea semplice (usare la bicicletta nelle aree urbane) in un servizio intelligente in grado di superare gli ostacoli, come la necessità di apposite stazioni per il prelievo e la riconsegna, che finora disincentivavano l’utilizzo delle biciclette da parte dei cittadini come sistema di trasporto urbano. Il servizio di Gobee.bike è stato ideato per adattarsi alla massiccia trasformazione degli spazi urbani nelle smart city moderne, e per offrire agli utenti maggiore semplicità, praticità e libertà negli spostamenti di tutti i giorni. Per quanto riguarda la mobilità, le trasformazioni delle città si basano sullo sviluppo di servizi che tengano conto degli aspetti sociali, ambientali ed economici, oltre a favorire uno stile di vita più salutare. Combinando queste tematiche con l’idea di diffondere la bicicletta in città, Raphael Cohen ha messo a punto la tecnologia e il modello di business di Gobee.bike. In seguito all’ottima accoglienza ricevuta a Hong Kong, ha poi deciso di lanciare il servizio in Europa. Il servizio di Gobee.bike sarà inizialmente disponibile a Torino con alcune centinaia di biciclette, e verrà gradualmente ampliato nelle settimane successive. In contatto con l’amministrazione comunale, il management italiano di Gobee.bike sta mettendo a punto un efficace piano per il lancio delle biciclette verdi nella città piemontese. Le Gobee.bike miglioreranno ulteriormente la rete di trasporti sostenibili torinese grazie al sistema a flusso libero (o “free floating”), basato su una tecnologia rivoluzionaria per la condivisione, con il quale le biciclette possono essere utilizzate in modo molto più flessibile. Un’intuitiva applicazione che sfrutta la tecnologia GPS per la geo-localizzazione delle biciclette assicura infatti un’esperienza di utilizzo notevolmente migliore e più intuitiva rispetto ai tradizionali sistemi di bike sharing. In aggiunta, le Gobee.bike sono state progettate per garantire la massima durabilità del mezzo: le ruote piene ad esempio, prive di camera d’aria, proteggono gli utenti contro eventuali forature. Le biciclette di Gobee.bike saranno presto accessibili anche attraverso l’applicazione Urbi, un aggregatore di servizi di mobilità in condivisione. Gobee.bike intende inoltre lavorare a stretto contatto con le associazioni non-profit di Torino, al fine di promuovere l’uso delle biciclette come mezzo di trasporto sostenibile, e di creare opportunità di lavoro per persone appassionate di ciclismo e meccanica. “Seguiamo molto da vicino l’evoluzione delle città in termini di mobilità, ambiente e qualità della vita. In Italia abbiamo scelto di iniziare da Torino per le straordinarie opportunità che può offrirci il capoluogo piemontese. Abbiamo messo a punto un modello in grado di soddisfare le esigenze di mobilità sostenibile della città, fornendo un servizio tecnologicamente innovativo ai cittadini. Siamo orgogliosi di lanciare ufficialmente Gobee.bike a Torino e di poter contribuire alla trasformazione di questa città”, ha commentato Gabriele Vezzani, Regional Manager di Gobee.bike Italia. Come funziona Gobee.bike? Le biciclette verdi di Gobee.bike sono facilmente riconoscibili. Un’intuitiva applicazione per smartphone consente agli utenti di individuare una bicicletta, sbloccarla usando il codice QR univoco presente su ogni mezzo e utilizzarla per raggiungere la destinazione desiderata. Svincolando il servizio dall’utilizzo di specifiche stazioni di deposito, Gobee.bike non solo assicura agli utenti una maggiore libertà, ma riduce anche significativamente gli investimenti legati all’installazione e manutenzione dei punti di prelievo/riconsegna, che per la città possono ammontare a diversi milioni di euro all’anno. Dopo l’utilizzo, le biciclette possono essere lasciate in qualsiasi luogo pubblico adibito a parcheggio biciclette e bloccate manualmente. Dotate di sensori e di un sistema di allarme integrato, che permette a Gobee.bike di rilevare eventuali usi impropri o l’abbandono in luoghi non adeguati, le bici verdi possono essere sbloccate e utilizzate solo dagli utenti registrati. Attualmente il costo del servizio è di 50 centesimi per 30 minuti. Gli utenti che creano il loro account nelle settimane successive al lancio potranno beneficiare di un deposito cauzionale promozionale, fissato per il periodo iniziale a 15 euro. Non sono necessari contanti per usufruire del servizio. I pagamenti avvengono tramite carte di credito e i principali metodi di pagamento elettronico. Il punto di forza di Gobee.bike sta nella stretta integrazione tra tecnologia e produzione: L’algoritmo è in grado di gestire la flotta di biciclette in modo facile e veloce, in base agli spostamenti delle persone in città. bike produce biciclette che soddisfano gli standard europei di sicurezza, dotate di un sistema integrato di illuminazione e blocco GPS intelligente alimentato a energia solare, oltre che di un sistema di allarme per la prevenzione dei furti. Con questo lancio, Gobee.bike mira a promuovere l’utilizzo di soluzioni di mobilità alternative ed ecocompatibili e a fare della bicicletta il principale mezzo di trasporto nelle aree urbane. La società, in continua espansione, prevede la copertura di circa 10 città europee entro la fine del 2017. Questa espansione è supportata dall’aumento di capitale di 9 milioni di dollari concluso ad agosto. The post Arriva in Italia il bike sharing di Gobee.bike: la prima città è Torino appeared first on Data Manager Online.

Prosegue l’andamento positivo della Volkswagen

Nel terzo trimestre, la Marca registra ulteriori progressi nei ricavi e nell’utile operativo ante oneri straordinari Nel terzo trimestre del 2017, le attività della marca Volkswagen hanno proseguito il loro andamento positivo. Tra gennaio e settembre, i ricavi calcolati secondo la nuova demarcazione tra Gruppo e Marca in vigore dall’inizio dell’anno sono cresciuti dell’8,3% rispetto all’anno precedente a 58,9 miliardi di Euro. Nei primi nove mesi di quest’anno, la Volkswagen ha più che raddoppiato l’utile operativo ante oneri straordinari a 2,5 (1,2) miliardi di Euro. Il risultato tiene conto degli ulteriori accantonamenti per il programma di riacquisto e aggiornamento dei veicoli equipaggiati con 2.0 TDI in Nordamerica, che ammontano circa a quanto già annunciato dal Gruppo e riportato nei conti della Marca per il terzo trimestre. Rettificato da questi oneri straordinari, il margine operativo della Marca è migliorato al 4,3% (1,6%) sui nove mesi. Alla luce di questo sviluppo positivo, la Volkswagen ha leggermente migliorato le sue previsioni per il 2017. Il Consiglio d’Amministrazione della Marca si attende un utile operativo sulle vendite (ante oneri straordinari) moderatamente più alto della forchetta tra il 2,5 e il 3,5% prevista in precedenza. “La marca Volkswagen sta ottenendo progressi consistenti nella sua strategia Transform 2025+. L’offensiva di prodotto sta portando risultati sempre più incoraggianti, i programmi di riorganizzazione dei mercati stanno prendendo piede, la nuova direzione intrapresa dalla Marca sta producendo un miglioramento complessivo. La nostra redditività è cresciuta più rapidamente di quanto ci aspettassimo e siamo sulla strada giusta per raggiungere i nostri obiettivi strategici: rendere la Volkswagen competitiva nella mobilità di domani”, ha detto il Presidente della marca Volkswagen Herbert Diess. Le consegne ai Clienti riflettono l’andamento positivo della marca Volkswagen nei primi nove mesi. Fino alla fine di settembre, 4,49 milioni di veicoli sono stati consegnati nel mondo, un incremento del 2,7% rispetto all’anno precedente. Le consegne hanno accelerato con il progredire dell’anno, facendo registrare una crescita particolarmente forte in Sudamerica (+24,0%). La situazione in Germania, mercato domestico dove il dibattito sul futuro dei motori Diesel ha pesato sulle consegne nel corso dell’anno, sta mostrando anch’essa segni di ripresa. “Quest’anno la Volkswagen ha lanciato un segnale forte con nuovi modelli e il conseguente aumento delle consegne. Siamo tornati alla crescita in tutte le regioni e possiamo quindi guardare al futuro con ottimismo”, ha commentato il Responsabile delle Vendite Jürgen Stackmann. Risultati finanziari ulteriormente migliorati, previsioni dell’utile operativo sulle vendite riviste al rialzo Il successo di mercato ha contribuito significativamente all’andamento positivo ottenuto fino a questo punto dell’anno. Volumi, mix e margini hanno avuto un effetto benefico sull’utile operativo ante oneri straordinari. La tendenza positiva è stata favorita anche dai continui progressi nel contenimento dei costi, dovuti anche all’efficace applicazione del Patto per il Futuro sottoscritto l’anno scorso. Nonostante la notevole offensiva di prodotto, i costi fissi sono stati mantenuti a livello dell’anno precedente. I progressi nella riorganizzazione in Nordamerica e Russia hanno inoltre contribuito al miglioramento dei margini. Per il resto dell’anno, il Consiglio d’Amministrazione della Marca si aspetta che l’andamento positivo dei primi tre trimestri prosegua. Su una base comparabile, resta la previsione di un aumento dei ricavi del 10% circa su base annua. Si attende un utile operativo sulle vendite ante oneri straordinari moderatamente più alto rispetto alla forchetta dal 2,5 al 3,5%. In vista degli investimenti previsti nei prossimi anni, gli obiettivi a medio e lungo termine di un utile operativo pari almeno al 4% entro il 2020 e al 6% entro il 2025 restano invariati. Il Responsabile finanziario Arno Antlitz ha commentato: “Passo dopo passo, nei prossimi anni raggiungeremo un miglioramento duraturo nella nostra redditività. Ci concentreremo nel migliorare ulteriormente la competitività e nel portare avanti la riorganizzazione delle regioni e la più grande offensiva di prodotto nella storia della Marca”. Inoltre, proseguono i preparativi dell’offensiva fatta di innovativi veicoli completamente elettrici che la Volkswagen lancerà dal 2020. The post Prosegue l’andamento positivo della Volkswagen appeared first on Data Manager Online.

Skype per Android supera quota 1 miliardo di download

Sul Play Store è tra le applicazioni di chat più scaricate anche grazie ai recenti aggiornamenti che l’hanno resa più appetibile per i giovani C’era una volta Skype, applicazione usata quasi del tutto da professionisti e colleghi di lavoro. Poi è arrivata la declinazione Business e il via libera per la trasformazione della prima in una vera piattaforma social a 360 gradi. Merito di Microsoft, che ha rivoltato il client svecchiandolo e rendendolo più appetibile soprattutto per i giovani. Con gli aggiornamenti più recenti infatti, Skype ha adottato colori, palette e finestre ben lontane dal mood che ne aveva contraddistinto la prima era. Una rivoluzione che qualcuno, dei più affezionati, non ha accolto così bene, considerandola un compromesso per raggiungere solo più utenti e non un vero passo verso l’innovazione. Cosa succede Eppure Skype in versione Android ha portato a casa un risultato per niente male. La scorsa settimana l’app ha superato 1 miliardo di download su Play Store, diventando una delle poche a potersi fregiare di tale record. Tra le altre ve ne sono molte di Google, come Gmail, Maps, YouTube, naturalmente facilitate al raggiungimento della vetta perché pre-installate praticamente su ogni Android e dunque già considerate scaricate dagli utenti. Il primo software di terze parti ad aver rotto il muro del miliardo sul Play Store è stato invece Facebook nel 2014, seguito da WhatsApp e Messenger, tutti e tre parte dell’immenso mondo digitale gestito da Mark Zuckerberg. A conti fatti, dopo Google e il social network, Microsoft è in terza posizione in quanto ad app più scaricata su Android, a dimostrazione di quanto sia convenuto a Redmond seguire la strada dello sviluppo applicativo standalone, lasciando perdere il fallimentare progetto hardware e software che rispondeva al nome di Windows Phone. The post Skype per Android supera quota 1 miliardo di download appeared first on Data Manager Online.

McAfee non rilascerà più codici sorgente ai governi

Stop alla pratica di condivisione con le agenzie estere per non compromettere la sicurezza dei software e facilitare la vita agli hacker Nel complicato clima internazionale che si respira tra USA e Russia, soprattutto per le questioni che riguardano Washington e Kaspersky, McAfee ha deciso di mettere le mani avanti con il fine di proteggere i propri prodotti. La compagnia americana ha infatti comunicato di non voler più concedere a qualsiasi autorità, nazionale o estera, il privilegio di spulciare tra i codici sorgente di antivirus e altre piattaforme di monitoraggio, per non rischiare di compromettere la sicurezza di clienti e team interni. Più di una volta infatti, la comunità di esperti aveva lanciato un monito contro le pratiche di condivisione attuate dai soggetti attivi nel campo della cybersecurity, che troppo spesso lasciano analizzare i rispettivi software a operatori dei governi di qualsiasi parte del mondo, prima che accettino le soluzioni informatiche a loro offerte. Cosa succede A giugno di quest’anno, la Reuters aveva ottenuto un report approfondito nel quale si evidenziava l’apertura di McAfee nei confronti delle richieste di Mosca circa l’accesso ai codici sorgenti di numerosi programmi, per assicurarsi che fossero privi di backdoor prima di essere installati a bordo dei computer governativi. Ebbene, questo sarebbe stato un ottimo modo per gli hacker al servizio del Cremlino di studiare a fondo i software in questione, per scovare eventuali exploit da sfruttare in operazioni contro stati esteri, anch’essi clienti di McAfee. In realtà, lo stop alla condivisione libertina pare sia avvenuto diversi mesi fa, a seguito di una riorganizzazione che ha reso un’altra volta indipendente la compagnia di sicurezza, dopo l’acquisizione nel 2010 da parte di Intel. La divisione Intel Security infatti si è staccata ad aprile dalla principale, assumendo di nuovo il nome di McAfee. La multinazionale è solo l’ultima ad aver cambiato le proprie policy in materia. A inizio 2016, Symantec aveva intrapreso una strategia di rifiuto dell’ingresso da parte dei governi nei codici delle sue applicazioni, scontrandosi con quella che è spesso una necessità anche nella sola partecipazione a gare di appalto per la fornitura di soluzioni di protezione digitale a uffici ed enti pubblici. The post McAfee non rilascerà più codici sorgente ai governi appeared first on Data Manager Online.

Ecco il primo sguardo all’autostrada sotterranea di Elon Musk

Elon Musk ha pubblicato su Twitter la prima immagine del suo progetto di una rete autostradale interrata per sconfiggere il traffico nelle grandi metropoli Qualche tempo fa il CEO di Tesla, Elon Musk, ha annunciato un nuovo progetto pensato per liberare le città dagli ingorghi stradali. Per questo ha fondato una nuova società chiamata curiosamente Boring Company che ha il compito di costruire una sorta di rete autostradale sotterranea. Oggi Musk ha diffuso su Twitter la prima immagine di uno di questi tunnel scavato a Los Angeles. Il tunnel scorre parallelo all’Interstatale 405 fino all’incrocio con l’autostrada 101 e verrà dotato di montacarichi per permettere alle vetture di accedervi e spostarsi poi ad altissima velocità. A circa ogni miglio saranno poi costruite delle rampe di uscita che consentiranno agli automobilisti di immettersi nuovamente sulla rete stradale classica come mostrato in questo video. Musk ha poi diffuso altre informazioni su Boring Company rispondendo su Instagram agli utenti. Il progetto, ha scritto il patron di Tesla, “funzionerà come una superstrada veloce, dove i carrelli elettrici saranno in grado di trasportare veicoli e le persone viaggeranno in capsule sull’arteria principale con una velocità che raggiunge fino alle 150 miglia orarie, mentre i carrelli utilizzeranno tunnel laterali per uscire”. Picture of The Boring Company LA tunnel taken yesterday pic.twitter.com/TfdVKyXFsJ — Elon Musk (@elonmusk) 28 ottobre 2017 Il tunnel di Los Angeles ha attualmente una lunghezza di 150 metri ma secondo le previsioni di Musk, che si prepara a costruire una fabbrica per vetture elettriche anche in Cina, entro qualche mese arriverà a quasi 4 Km e verrà concluso entro un anno. Boreing Company ha poi ricevuto dallo stato del Maryland il premesso di scavare un tunnel della lunghezza di 10 miglia tra i confini di Baltimora e la Route 175. L’obiettivo è collegare la città con Washington con un tunnel di circa 35 miglia. Questo progetto sembra però legato più al treno iperveloce Hyperloop. The post Ecco il primo sguardo all’autostrada sotterranea di Elon Musk appeared first on Data Manager Online.

Qlik Sense al primo posto nella BI survey di BARC

Qlik Sense al primo posto per soddisfazione del cliente e del prodotto, successo dei progetti e valore per il business nella BI survey 17 di BARC. Grande successo anche nelle categorie BI integrata, soddisfazioni di performance e benefici di business Qlik annuncia che Qlik Sense, l’applicazione per la business intelligence (BI) e l’analisi visiva self-service di nuova generazione, si è classificata al primo posto nelle seguenti categorie della BI Survey 17 condotta da BARC (Business Application Research Center): soddisfazione prodotto e cliente, successo del progetto, valore e vantaggi del business, raccomandazione, BI intregrata e soddisfazione delle prestazioni nel gruppo dei grandi vendor internazionali di BI. Secondo la più grande indagine mondiale condotta tra gli utenti della BI, Qlik Sense è la soluzione leader tra i più grandi fornitori di BI in 16 categorie, tra cui: BI cloud, self-service, supporto ai fornitori, price-to-value, location intelligence, analisi visiva e innovazione. QlikView, invece, si è classificata al primo posto nella categoria di acquisto per tutte le categorie di gruppi di confronto – e per il quarto anno consecutivo – nel grande gruppo internazionale di fornitori di BI. Qlik, giunta ormai al quinto anno di inclusione nel sondaggio ha assicurato una forte partecipazione dei propri clienti. Tra gli intervistati, i clienti Qlik valorizzano l’estrema flessibilità delle funzionalità self-service delle soluzioni Qlik in una vasta gamma di casi di utilizzo di un’unica piattaforma BI che porta a un processo decisionale coerente e basato sui dati. “Qlik Sense si dimostra altamente qualificato nel garantire vantaggi commerciali, soddisfazione del cliente e del prodotto rispetto ai competitor, rendendo il vendor e la propria offerta un vero generatore di business”, ha dichiarato Dr. Carsten Bange, founder e CEO di BARC. “I risultati dimostrano che Qlik Sense ha convinto i clienti offrendo vantaggi commerciali con tempi di implementazione rapidi. La nostra ricerca mostra che i clienti di Qlik Sense danno ottimi risultati nei grandi gruppi di utenti internazionali di BI nelle categorie Innovazione, cloud BI, BI mobile e location intelligence”. Oltre a offrire grandi riconoscimenti tra i grandi venditori internazionali di BI, Qlik Sense è stato riconosciuto anche come leader di 12 categorie nel gruppo di soluzioni self-service focalizzate alla reportistica, tra le quali: performance, soddisfazione delle prestazioni, BI integrata, considerati per l’acquisto e business value. Nel gruppo dei prodotti focalizzati sulla discovery, Qlik Sense è al primo posto in termini di performance e leader in nove categorie, tra cui: business value, innovazione, esperienza del cliente, successo del progetto e standard di progettazione visiva. QlikView è al primo posto nella categoria per l’acquisto in entrambi i gruppi di prodotti di cui sopra. “Siamo sempre stati una forza dirompente nel settore della BI e continueremo con questo approccio”, ha dichiarato David Murphy, CEO di Qlik. “Siamo molto entusiasti dei risultati della BI Survey 17, perché non dimostra solo il potere che le nostre soluzioni conferiscono a chi le adotta, ma anche perché questo risultato viene direttamente dall’esperienza concreta dei clienti. Ci impegniamo per rendere le analitiche intuitive, facili da usare e in grado di creare valore. Superando la concorrenza in settori chiave come la performance e la soddisfazione del cliente, mostriamo come la piattaforma Qlik sia diventata una parte vitale delle attività aziendali dei clienti”. La BI Survey 17 è stata condotta da BARC da marzo 2017 a febbraio 2017. Complessivamente, 3.066 rispondenti a livello mondiale hanno risposto a una serie di domande riguardanti i software BI che utilizzano. L’indagine offre un confronto tra 42 soluzioni leader in ambito di business intelligence, analizzandoli secondo 29 diversi indicatori di performance, tra cui valore aziendale, soddisfazione del cliente, esperienza dei clienti e competitività. The post Qlik Sense al primo posto nella BI survey di BARC appeared first on Data Manager Online.

Google ha un problema con gli hamburger

L’emoji del cheesburg scelta da Google ha suscitato un’accesa polemica su Twitter su come dovrebbero essere posizionati i vari ingredienti nel panino Molto spesso noi italiani ci indigniamo per la rappresentazione all’estero della nostra cucina. Ne è un esempio la polemica suscitata dalla carbonara preparata dai francesi con protagonista la pasta Barilla. A quanto pare gli statunitensi provano lo stesso fastidio quando il motivo del contendere sono gli hamburger. Thomas Baekdal, editore e fondatore di Baekdal Media, ha sottolineato in un tweet le differenze tra le emoji di Google ed Apple per rappresentare un cheesburger. Big G posiziona la fetta di formaggio sotto la carne e la cosa ha suscitato una polemica decisamente fuori misura. In poco tempo il tweet ha ricevuto più di 37mila mi piace e oltre 18mila retweet. Sulla questione ha voluto intervenire il CEO di Google in persona, Sundar Pichai. Il numero uno di Mountain View ha voluto ironicamente sottolineare che il problema dell’hamburger meriterebbe molta più attenzione da parte della sua azienda.”Molliamo tutto il resto e lunedì risolviamo la cosa, se la gente può mettersi d’accordo su qual è il modo giusto di farlo!”, ha scritto Pichai. Will drop everything else we are doing and address on Monday:) if folks can agree on the correct way to do this! https://t.co/dXRuZnX1Ag — Sundar Pichai (@sundarpichai) 29 ottobre 2017 In effetti come dimostra la ricerca di Emojipedia le aziende decidono piuttosto liberamente dove posizionare i singoli ingredienti del cheeseburger. Microsoft ad esempio mette la lattuga prima del pomodoro, che è invece assente nel panino di LG. Facebook ha scelto lo stesso schema dell’azienda di Redmond (con l’aggiunta del sesamo) mentre WhatsApp completa la ricetta con ketchup e cipolla. The post Google ha un problema con gli hamburger appeared first on Data Manager Online.

CryptoShuffler: la nuova minaccia ha già colpito risparmi in bitcoin per 140,000 $

L’attività di mining, cioè l’emissione di cryptovaluta, sta prendendo piede in tutto il mondo informatico e alcune persone stanno sfruttando questo trend per generare denaro digitale per loro uso. Non tutti lo sanno ma la cryptovaluta è il nuovo oro digitale. Per diventare proprietari di una mining farm online serve un investimento iniziale. Bisogna poi mettere in conto altro denaro per la manutenzione e la corrente elettrica ma si diventa in grado di generare quotidianamente denaro digitale che può essere speso, convertito in veri contanti o trasferito a un altro portafoglio online. Cosa succede però se una volta che le transazioni vengono confermate il denaro non va dove si desiderava? Dato che il mercato della cryptovaluta è deregolarizzato e decentralizzato non c’è nessuna possibilità di recuperare il proprio denaro. Ciò in realtà succede spesso ad esempio perché i pc utilizzati vengono infettati da malware, i crypto stealer, che come rilevato da Kaspersky Lab sono in crescita. I crypto stealer sono stati individuati per la prima volta diversi anni fa. Ora però, a causa del recente boom della cryptovaluta in tutto il mondo, sono tornati a mettere a repentaglio i risparmi degli utenti. Indagando su questi fatti, i ricercatori di Kaspersky Lab hanno scoperto un nuovo malware – il Trojan CryptoShuffler. Questo malware è stato ideato appositamente per i furti di crypto valuta, e agisce attaccando gli utenti nel momento in cui copiano e incollano i numeri del portafoglio elettronico del destinatario, durante le operazioni di pagamento. Attacchi detti “clipboard hijacking” simili a questi si sono già verificati in precedenza in the wild, prendendo di mira sistemi di pagamento online. Nonostante ciò, gli esperti ritengono che i casi che coinvolgono un indirizzo host di cryptovaluta siano al momento rari. Secondo una ricerca di Kaspersky Lab, da anni sta già operando un creatore di un Trojan CryptoShuffler, che prende di mira le più famose cryptovalute come Bitcoin, Ethereum, Zcash, Dash, Monero e altri. L’apice di questa attività criminale è stato alla fine dell’anno scorso, seguito da un periodo di calma, durato fino a giugno 2017. A oggi un criminale è già riuscito ad attaccare con successo i portafogli Bitcoin, rubando 23 BTC, l’equivalente di circa 140 000 dollari. La somma totale rubata da altri wallet varia da pochi dollari a diverse migliaia. Nella maggior parte delle cryptovalute, se un utente vuole trasferire del cryptodenaro a un altro utente, deve conoscere l’ID del wallet del destinatario – un numero unico a più cifre. Il meccanismo con cui agisce CryptoShuffler è molto semplice ed efficace. Una volta avviato, il Trojan inizia a monitorare i clipboard dei dispositivi infettati. Gli utenti utilizzano questa funzione del software durante l’atto di pagamento: copiano i numeri del wallet e li incollano nello spazio riservato all’indirizzo del destinatario all’interno del software che stanno utilizzando per compiere la loro transazione. Ma il Trojan sostituisce l’indirizzo del portafoglio dell’utente con uno di proprietà del creatore del malware. Quindi, quando l’utente incolla l’ID del wallet nello spazio dedicato all’indirizzo, non sta copiando l’indirizzo al quale originariamente intendeva inviare denaro. Di conseguenza, la vittima trasferisce il proprio denaro direttamente ai criminali – con un inganno che solo gli utenti più esperti sono in grado di individuare. Il Trojan sostituisce la destinazione in pochi millisecondi. Questa operazione è possibile perché è molto semplice individuare l’indirizzo del wallet, in quanto la maggior parte degli indirizzi dei wallet di cryptovaluta hanno le stesse cifre iniziali e un certo numero di caratteri. Di conseguenza, gli intrusi possono creare facilmente codici per sostituirli. Agendo in questo modo, i criminali sfruttano la mancanza di attenzione degli utenti, che solitamente non controllano i loro numeri a più cifre. Inoltre, gli indirizzi dei wallet nella blockchain sono complicati e difficili da memorizzare. Gli utenti quindi non prestano molta attenzione a controllare bene i dettagli della transazione, anche se si trovano di fronte ai loro occhi e anche solo un piccolo cambiamento possa costare molto. “La cryptovaluta non è più una tecnologia del futuro. Sta diventando parte della nostra quotidianità e si sta diffondendo in tutto il mondo, diventando da una parte più accessibile agli utenti, dall’altra un obbiettivo più attraente per i criminali. Di recente, abbiamo osservato un aumento nel numero degli attacchi malware, indirizzati a diversi tipi di cryptovalute e ci aspettiamo che questo trend continui in futuro. Quindi gli utenti che considerano gli investimenti in cryptovaluta dovrebbero pensare di proteggere i loro investimenti molto attentamente”, afferma Sergey Yunakovsky, malware analyst di Kaspersky Lab. Il Trojan CryptoShuffler non è l’unico malware che sta prendendo di mira i risparmi in cryptovaluta degli utenti. Come indicato nel recente report di Kaspersky Lab sulle “mining botnet” gli esperti hanno inoltre riscontrato un altro Trojan che utilizza la cryptovaluta Monero: il DiscordiaMiner. Questo è stato progettato per caricare ed eseguire file da un server remoto. Secondo la ricerca, esistono delle somiglianze nel modo di operare del Trojan NukeBot, che è stato scoperto nella prima parte dell’anno corrente. Esiste un modo per tenere al sicuro i risparmi in cryptovaluta e non riempire le tasche dei criminali? Il metodo più semplice e gratuito è quello di prestare molta attenzione durante le transazioni e controllare sempre che il numero del wallet elencato nello spazio di inserimento dell’indirizzo di destinazione sia quello corretto al quale inviare denaro. È necessario essere consapevoli dell’esistenza di una differenza tra un indirizzo non valido e uno scorretto. Nel primo caso, l’errore viene individuato e la transazione non andrà a buon fine. Nel secondo invece, il denaro sparirà. Un ulteriore modo per essere protetti è installare una soluzione di sicurezza, come la funzione Safe Money di Kaspersky Lab. Questa soluzione scansiona il sistema in cerca di anomalie che possono essere sfruttate dai criminali, controlla costantemente che non siano stati installati malware e monitora le transazioni contro le intrusioni grazie alla tecnologia Protected Browser che protegge in particolare i clipboard dove potrebbero essere immagazzinati temporaneamente dati sensibili durante le operazioni di copia/incolla. I prodotti di Kaspersky Lab individuano e bloccano in maniera efficace