Microsoft lancia in Italia Xbox One X
La più potente console di gioco è anche una macchina perfetta per l’intrattenimento domestico. Costa 499 euro nella standard edition Definita mesi prima della presentazione come la console di gioco “più potente mai realizzata”, Xbox One X non ha deluso le attese. Microsoft l’ha ufficializzata negli USA, portandola in Italia un paio di giorni fa, così come nel resto del mondo, dove è entrata nella sua fase cruciale, quella di vendita. Il prezzo è fuori portata rispetto alle concorrenti, 499 euro, ma il cartellino li vale tutti. Il motivo? Basta attenersi alle specifiche tecniche: CPU AMD a 8 core con una frequenza di clock di 2,3 GHz, 12 GB di memoria grafica GDDR5 e GPU da 6 Teraflop, qualcosa che altrove non esiste. Tutto per realizzare, anche ma non solo, una diffusione su schermo di giochi e contenuti in 4K a 60 fps costanti, ovvero lungo l’intero svolgersi di un titolo videoludico e non limitato a spezzoni singoli, che spesso riguardano filmati in computer grafica non interattivi. Già da record In molte nazioni, come il Regno Unito, la cosiddetta Project Scorpio, nome in codice svelato già nel 2016, è andata sold-out in occasione dell’apertura delle prevendite, costringendo Microsoft ad accelerare la produzione per accontentare la maggior parte dei consumatori entro Natale. La multinazionale americana punta sicuramente sugli appassionati del gaming ma con un’apertura anche agli altri membri della famiglia. Come da tradizione Xbox infatti, sono tante le occasioni per godersi tramite la console contenuti digitali a 360 gradi, questa volta anche con il beneficio del 4K. Netflix e Amazon Prime Video, ad esempio, ospitano un catalogo limitato di visioni in alta qualità, per le quali serve un televisore Ultra HD, anche se i vantaggi in termini di fluidità ci saranno per tutti, anche su un semplice Full HD. The post Microsoft lancia in Italia Xbox One X appeared first on Data Manager Online.
SUSE Linux Enterprise Server for SAP Applications arriva su IBM Cloud
SUSE ha annunciato che SUSE Linux Enterprise Server for SAP Applications sarà disponibile come sistema operativo per le soluzioni SAP su IBM Cloud. Lo stesso servizio IBM Cloud è diventato inoltre un SUSE Cloud Service Provider, offrendo ai clienti una piattaforma open source supportata che consente di diventare più agili e ridurre i costi operativi facendo pagare solamente quanto effettivamente utilizzato. SUSE Linux Enterprise Server for SAP Applications su IBM Cloud permetterà ai clienti di realizzare, implementare e attivare rapidamente workload business-critical in SAP NetWeaver e SAP HANA all’interno del cloud. I clienti potranno inoltre integrare le proprie applicazioni SAP basate su SUSE Linux Enterprise residenti su piattaforme hardware differenti, come IBM Power, in un deployment cloud ibrido o privato. I clienti potranno sfruttare la rete globale di quasi 60 cloud data center IBM in sei continenti e accedere al ricco catalogo di servizi IBM Cloud che copre AI, dati e analytics, IoT, serverless e molto altro ancora. “Per poter implementare workload mission-critical, i clienti hanno bisogno di accedere a una piattaforma cloud scalabile e sicura che sia dotata della velocità e dell’agilità di IBM Cloud, uno dei più estesi deployment cloud pubblici aperti di tutto il mondo”, ha dichiarato Phillip Cockrell, vice president of Worldwide Alliance Sales di SUSE. “Con il cloud pubblico che viene scelto sempre più di frequente per i workload di produzione, SUSE e IBM mettono a disposizione software open source di livello enterprise totalmente supportato su IBM Cloud. Che si tratti di grandi sistemi o di cloud pubblico, SUSE è impegnata a fornire ai propri clienti gli ambienti di cui hanno bisogno per avere successo”. Jay Jubran, director of Offering Management di IBM Cloud, ha commentato: “IBM Cloud è una soluzione progettata per fornire alle aziende la potenza e le prestazioni di cui hanno bisogno per gestire le loro applicazioni business mission-critical. Per supportare le applicazioni SAP HANA, IBM mette a disposizione un ventaglio di soluzioni completamente gestite e di tipo Infrastructure-as-a-Service come SUSE Linux Enterprise Server e nuovi server bare metal che arrivano fino a 8TB di memoria”. SUSE Linux Enterprise Server for SAP Applications sarà disponibile su IBM Cloud dal quarto trimestre 2017. The post SUSE Linux Enterprise Server for SAP Applications arriva su IBM Cloud appeared first on Data Manager Online.
Take the Date, eventi politici in Italia
Sulla piattaforma appuntamenti divisi per categorie
Fb supporta donne con #SheMeansBusiness
Progetto con Fondazione Mondo Digitale per chi fa impresa
Riverbed presenta la ricerca globale “Il Futuro del Networking”
L’analisi rivela che le aziende stanno riscontrando difficoltà a mantenere l’agilità delle infrastrutture. Il 97% dei decision maker IT coinvolti ritiene complesso mantenere il passo tra reti legacy e richieste cloud. Il 98% sostiene che le reti next-gen saranno fondamentali per rimanere competitivi Riverbed Technology presenta i risultati della Future of Networking Global Survey 2017, l’indagine dedicata al futuro del networking che analizza l’impatto delle infrastrutture legacy e delle reti next-gen sull’adozione del cloud e sulla digital transformation. La ricerca, svolta a livello mondiale, ha coinvolto 1.000 decision maker IT di nove paesi, evidenzia un forte consenso su come le infrastrutture legacy stiano bloccando le strategie cloud e digitali. Quasi tutti i manager intervistati (97%) concordano che le infrastrutture di rete legacy avranno difficoltà a stare al passo delle costanti domande di reti cloud e ibride. Al contrario, il 92% afferma che la strategia cloud in atto all’interno delle rispettive aziende raggiungerà il massimo potenziale solo con una rete next-gen, e il 98% sostiene che una rete next-gen sia fondamentale per rispondere alle necessità di business e utenti. La survey evidenza anche un attuale gap nell’adozione di tecnologie next-gen, come la SD-WAN (software-defined wide area network) che accelererà il cloud e la trasformazione digitale, ma il punto di svolta è vicino. Il 93% pianifica di migrare alla SD-WAN entro i prossimi quattro anni, oggi però solo il 4% è già all’opera. “Questa indagine e i suoi risultati rivelano la forte pressione subita dai decision maker IT per realizzare le proprie strategie cloud, compiere la trasformazione digitale e seguire la velocità dell’innovazione, che rappresenta la norma in un mercato altamente competitivo come quello di oggi,” spiega Jerry M. Kennelly, co-founder e CEO di Riverbed Technology. “È stato quasi unanime il parere relativo al fatto che per impostare una strategia cloud di successo, le aziende debbano adottare immediatamente soluzioni innovative di networking software-defined per supportarla. Riverbed è impegnata ad assicurare che questa trasformazione raggiunga gli obiettivi preposti e che le organizzazioni siano in grado di ottenere l’agilità operativa necessaria per crescere, grazie all’utilizzo di SD-WAN per il networking cloud.” Le reti legacy sono una barriera per il successo del cloud e del digitale Oggi, i problemi di performance vissuti dalle aziende sono evidenti, il 58% afferma di affrontare difficoltà con le reti legate al cloud – causate nello specifico dalla loro infrastruttura legacy – almeno alcune volte al mese, mentre il 93% subisce un impatto almeno mensilmente. Sfortunatamente, l’85% ritiene serviranno molti anni per raggiungere il completo potenziale della trasformazione digitale, in parte a causa delle loro infrastrutture legacy. Questo gap tra pressanti esigenze di realizzazione e stato attuale di implementazione è molto sentito da aziende di settori verticali quali il finanziario, manifatturiero, retail, energy e utilities, comunicazione e media e servizi IT e la loro posizione competitiva nei mercati di riferimento potrebbe essere messa a repentaglio. L’incapacità di queste reti di supportare applicazioni e workload basati su cloud e, altrettanto importante, di fornire visibilità end-to-end delle loro performance e dell’impatto su utenti e clienti è considerata una sfida reale per ottenere successo nel cloud. Il 69% degli intervistati ha affermato che le infrastrutture di networking legacy e la mancanza di visibilità sono un ostacolo nel raggiungere il potenziale della loro strategia cloud. L’indagine rivela che i decision maker trovano frustrante gestire le limitazioni delle loro reti legacy esistenti e sarebbero disposti a sacrificarsi se ciò permettesse ai loro team di non spendere più così tanto tempo per adeguare le performance di rete. Il 54% sarebbe disposto a fare spostamenti più lunghi per recarsi al lavoro, il 53% farebbe pause pranzo più brevi, il 51% scriverebbe a mano la propria corrispondenza email e il 42% smetterebbe di bere caffè. Le aziende stanno lottando con le reti legacy Che non sono più in grado di rispondere alle esigenze di applicazione cloud-based e ai loro carichi di lavoro. In poche parole, le reti legacy non sono funzionali al business. Gli elementi che guidano le aziende verso le reti di prossima generazione La situazione per i decision maker è molto chiara: per rispondere alle sfide digitali e di business è fondamentale spostarsi verso una rete next-gen software-defined. Le aziende stanno avviando una strategia focalizzata in modo completo o solo parziale sul cloud, ma c’è un evidente divario tra ciò che offre la loro attuale infrastruttura (basata su hardware) e ciò di cui hanno realmente bisogno per concretizzare i benefici del cloud. Nell’indagine, il 57% riconosce che ottenere l’agilità operativa sia importante per il successo di un’azienda moderna, così come le reti next-gen e le tecnologie che le supportano per raggiungere questo obiettivo. Gli ulteriori fattori che guidano la migrazione verso la tecnologia di networking next-generation sono: 56% – realizzare con successo le iniziative di digital transformation 55% – spostamento strategico verso il cloud e le reti ibride 51% – crescente domanda di mobilità 51% – aumento delle aspettative dei clienti e degli utenti 45% – supporto per dispositivi IoT Next-Generation Cloud Networking e SD-WAN Nonostante esista un gap nell’adozione di tecnologia next-gen per supportare la trasformazione cloud e digitale, la situazione sta cambiando rapidamente. Il 98% dei decision maker sostiene che entro i prossimi due anni la tecnologia SD-WAN sarà fondamentale nelle reti next-gen per gestire ambienti cloud e ibridi. Solo il 4% oggi sta già beneficiando della SD-WAN, il 52% pianifica una migrazione entro due anni, il 93% entro quattro. Gli intervistati vedono un’ampia gamma di benefici dell’SD-WAN, tutti in posizione molto ravvicinata: Incremento delle performance applicative (44%) Automazione di rete e capacità di stabilire priorità alle applicazioni (44%) Connettività unificata sull’intera rete (43%) Visibilità e monitoraggio di rete (42%) Semplicità/facilità di gestione (42%) Aumento della sicurezza di rete (42%) Integrazione con la WAN optimization (40%) Connessione cloud immediata con AWS e Azure (39%) Riduzione dei costi (38%) Aggiornare le reti legacy e rafforzare il networking next-gen con tecnologie quali la SD-WAN avrà molti effetti positivi per le aziende, in base a quanto affermato dai decision maker: maggiore efficienza grazie a un utilizzo
Lavoro: la richiesta dei professionisti ICT cresce del 21,1% nel primo semestre 2017
Le “professioni digitali” rappresentano il 16,2% del totale degli annunci e si posizionano al secondo posto in classifica dietro a Consulenza manageriale Anche nel primo semestre 2017 le professioni legate al mondo digitale si confermano tra i settori principali in grado di trainare l’economia italiana. Secondo l’Osservatorio InfoJobs sul Mercato del Lavoro in Italia, il settore ICT si piazza in seconda posizione a livello nazionale con una quota del 16,2% degli annunci, alle spalle solo di Consulenza manageriale (27%). L’ottimo stato di salute del comparto viene confermato anche dal numero di offerte che, tra gennaio e giugno di quest’anno, sono cresciute del 21,1% rispetto allo stesso periodo del 2016. “Il primo semestre del 2017 ha confermato i buoni risultati dello scorso anno sul fronte delle offerte di lavoro, testimoniando la dinamicità e lo sviluppo del mercato italiano e i segnali positivi già segnalati negli scorsi anni”, commenta Melany Libraro, CEO di Schibsted Italy (Subito, InfoJobs e Pagomeno). “In particolare, il settore legato alle professioni dell’innovazione digitale continua ad essere fra i più richiesti, a ulteriore conferma della necessità di profili in grado di apportare valore aggiunto e permettere alle aziende di emergere in un panorama competitivo sempre più affollato e sfidante.” Entrando più nel dettaglio, l’Osservatorio InfoJobs ha messo in evidenza come le aziende del settore ICT ricerchino, oltre a professionisti della categoria Informatica, IT e Telecomunicazioni, (70,8% delle offerte totali), Amministrazione e contabilità (8,1%) e Arti grafiche e design con il 3,7%: queste ultime due categorie hanno più che raddoppiato le posizioni aperte rispetto al primo semestre dello scorso anno. La Top 5 si chiude con professionisti del mondo Marketing e comunicazione (3,6%) e Vendite (2,6%). Categoria % sul totale nazionale Informatica, IT e telecomunicazioni 70,8% Amministrazione, contabilità, segreteria 8,1% Arti grafiche, design 3,7% Marketing, comunicazione 3,6% Vendite 2,6% Passando in rassegna le varie regioni italiane, la Lombardia mantiene la vetta a livello nazionale concentrando più della metà della richiesta di professionisti ICT (57,6% delle offerte), seguita dal Lazio (17,3%) e dal Piemonte, che completa il podio con una quota del 6,1% del totale. Scorrendo la classifica, troviamo quindi il Veneto (5,5%) e l’Emilia-Romagna (3,8%). Regione % sul totale nazionale Lombardia 57,6% Lazio 17,3% Piemonte 6,1% Veneto 5,5% Emilia-Romagna 3,8% Analizzando le caratteristiche del candidato “tipo” del settore ICT emerge che il 42,8% di chi cerca lavoro in questo comparto ha tra 36 e 45 anni, mentre il 36,2% appartiene alla fascia tra i 26 e i 35 anni e il 14,2% ha tra 46 e 55 anni di età. Per quanto riguarda la formazione, il 44% dei candidati è in possesso di una laurea, mentre il 43,8% ha il diploma di maturità. Infine, prendendo in considerazione l’esperienza lavorativa precedente, il 27,9% ha tra 5 e 10 anni di impiego, il 21,9% tra i 3 e i 5 anni, mentre il 21,8% può vantare un’esperienza di oltre 10 anni. SINTESI DELLA SITUAZIONE IN ITALIA Secondo l’Osservatorio InfoJobs sul Mercato del Lavoro, nel primo semestre 2017 le offerte in Italia sono cresciute del 16,4% rispetto al 2016. La Consulenza manageriale è il settore più rilevante (27% delle offerte nazionali), mentre la categoria con più offerte risulta essere Manifatturiero, produzione e qualità (20,2% del totale). La Lombardia rimane la regione con più offerte di lavoro attive (33,2%), mentre il candidato tipo ha un profilo giovane con un significativo livello di istruzione e una buona esperienza lavorativa pregressa. The post Lavoro: la richiesta dei professionisti ICT cresce del 21,1% nel primo semestre 2017 appeared first on Data Manager Online.
Vitamina D, ecco cosa si rischia se c’è una carenza
Le 5 conseguenze per la salute associate a livelli bassi di vitamina D nel sangue Che la carenza di vitamina D comporti conseguenze anche gravi per il nostro organismo non è una novità, in quanto numerosi studi hanno messo in luce come rappresenti uno dei nutrienti essenziali per il nostro benessere. Tuttavia non è facile ottenerla dall’alimentazione ed esiste una stretta correlazione tra clima e assimilazione di questo tipo di vitamina, che viene anche autoprodotta dall’organismo umano in caso di esposizione prolungata ai raggi solari. Ecco perché lo stile di vita che conduciamo, quanto tempo passiamo chiusi in casa invece che all’aria aperta, può influire in modo significativo sui livelli di vitamina D. L’importante è non sottovalutare gli effetti negativi legati alla sua carenza. Innanzitutto è importante accorgersi dei sintomi, per non ignorarli prima che si verifichino ripercussioni anche gravi sulla nostra salute. Uno dei primi segnali d’allarme potrebbe riguardare lo stato delle ossa e dello scheletro, che risentono di questa carenza indebolendosi. Anche il funzionamento della tiroide può subire dei cambiamenti a causa di scarsi livelli di vitamina D. Ecco le 5 conseguenze associate a questa carenza. Cancro Bassi livelli di vitamina D sembrano essere associati allo sviluppo di tumori: alcuni studi hanno dimostrato come questo nutriente sia in grado di contrastare il cancro evitando la proliferazione cellulare e inducendo l’apoptosi (morte programmata). Sull’American Journal of Clinical Nutrition si legge che l’assunzione di 1100UI al giorno di vitamina D associata a 1500 mg/die di calcio determina una riduzione drastica del rischio di cancro. Sclerosi multipla Anche la sclerosi multipla sarebbe legata alla carenza di vitamina D: un recente studio condotto dall’Harvard TH Chan School of Public Health di Boston su un campione di 3200 donne è riuscito a dimostrare come la carenza di vitamina D aumenti il rischio fino al 50% di sviluppare la malattia. «Il nostro studio, che coinvolge un gran numero di donne, suggerisce che la correzione della carenza di vitamina D nelle donne giovani e di mezza età può ridurre il rischio futuro di MS», ha dichiarato Kassandra Munger, coordinatrice della ricerca. Indebolimento muscolare Scarsi livelli di vitamina D possono portare ad avere i muscoli flaccidi e deboli, soprattutto nelle persone di mezza età. «Con l’invecchiamento della popolazione, i problemi di fragilità legati presentano una sfida crescente per i sistemi sanitari di tutto il mondo – dichiara Agnieszka Swiecicka, principale autrice dello studio – La vitamina D, oltre a mantenere la salute delle ossa, regola la funzione muscolare e bassi livelli di vitamina D sono legati a minore massa muscolare e forza. IGF-1 colpisce la crescita muscolare e la riparazione e la sua azione e i livelli vengono modificati dalla proteina IGFBP3». Mal di testa e cefalea Un altro studio condotto da alcuni ricercatori Finlandesi e che ha coinvolto più di 2.500 persone, ha evidenziato una stretta relazione tra carenza di vitamina D e cefalea cronica. Le persone carenti presentavano un rischio raddoppiato di soffrire di questo disturbo. Durante lo studio sono state coinvolte più di 2.500 persone. La carenza era stata stimata con livelli al di sotto dei 50 nanomoli per litro. Maggior rischio di infezioni Secondo un nuovo studio condotto dalla Georgetown University, la luce solare può rendere particolarmente attive le cellule T, che sono le prime a rispondere all’esposizione solare impedendo a virus e batteri di colonizzare il nostro corpo umano. «Sappiamo tutti che la luce del sole fornisce vitamina D, che si ritiene avere un impatto sul sistema immunitario, tra le altre cose – spiega il dottor Ahern – Ma quello che abbiamo trovato è un ruolo completamente separato della luce solare sull’immunità. Alcuni dei ruoli attribuiti alla vitamina D sull’immunità possono essere dovuti a questo nuovo meccanismo. Le cellule T, siano esse di supporto o killer – prosegue l’autore principale dello studio – hanno bisogno di muoversi per fare il loro lavoro, che è quello di raggiungere il sito di un’infezione e orchestrare una risposta. Questo studio dimostra che la luce solare attiva direttamente le cellule immunitarie fondamentali, aumentando il loro movimento». Alcuni studi hanno evidenziato addirittura una correlazione tra una maggiore presenza di vitamina D nell’organismo e la diminuzione del rischio di morte prematura, con un aumento di almeno di due anni delle aspettative di vita. Infine questa vitamina ha straordinarie capacità di intervento sul sistema immunitario ed è un toccasana contro influenza e raffreddore. Introdurre integratori di vitamina D ogni giorno o settimanalmente non solo migliora le prestazioni fisiche e fa bene anche al cuore, ma potrebbe ridurre le infezioni respiratorie; assumerne poca al contrario comporta seri rischi a livello cardiaco, aumentando il rischio di infarto. The post Vitamina D, ecco cosa si rischia se c’è una carenza appeared first on Data Manager Online.
Internet delle Cose, Vodafone fa sul serio
Già disponibile il primo set di dispositivi smart connessi alla piattaforma IOT consumer del carrier britannico IOT per tutti? Ci siamo. Vodafone è decisa a occupare il mercato consumer con un poker di prodotti pronti a rivoluzionare le nostre vite. L’offerta, lanciata in contemporanea in quattro country (Italia, Germania, Spagna e UK) si articola su quattro soluzioni che spaziano dalla videocamera di sicurezza in alta definizione con la quale monitorare e registrare da remoto qualsiasi luogo coperto da rete 3G e 4G, al connettore intelligente per l’auto e ai tracker per non perdere mai di vista il proprio animale domestico oppure il proprio bagaglio. Tutti funzionanti in modalità plug & play e tutti rigorosamente smart. Quindi pronti a convergere su V by Vodafone, la piattaforma di connettività IoT del Gruppo, per ricevere e inviare dati sulla rete del carrier, comunicare tra di loro, con l’ambiente e le persone, e soprattutto restituire una serie interessante di servizi utili. V-auto per esempio è un connettore poco più grande di una scart collegabile tramite la porta ODB2 – presente sulla maggior parte delle auto costruite negli ultimi 6/8 anni – al sistema di diagnostica della vettura in grado di fornire al guidatore servizi come la localizzazione del mezzo, l’attivazione del soccorso stradale in caso di incidente, la segnalazione di guasti e allo stesso tempo elaborare tutta una serie di informazioni come l’analisi della sicurezza di guida, lo storico dei viaggi, itinerari, consumi, ecc. V-Pet e V-Bag invece sono dei tracker utili per non perdere mai di vista Fido oppure il proprio bagaglio. Proposti rispettivamente a 49 e 59 euro, con una tariffa di 3 euro da pagare ogni 28 giorni per l’attivazione del servizio, i due dispositivi sono dei localizzatori avanzati che riducono le probabilità di furto o smarrimento grazie alla possibilità di impostare una o più aree entro le quali il nostro amico a quattro zampe o il borsone da viaggio possono muoversi o essere spostati, ricevendo degli alert nel caso in cui queste fossero oltrepassate. Fiore all’occhiello della proposta Vodafone è V-Camera, la soluzione di videosorveglianza ideale per tutte quelle situazioni in cui non è disponibile la connettività wi-fi: seconde case, roulotte, camper, barche o semplicemente il giardino della propria abitazione. Alimentata da una batteria ricaricabile al litio o collegabile alla corrente elettrica, la V-Camera Arlo Go, proposta in collaborazione con Netgear, viene offerta da Vodafone a 379 euro e un canone di 5 euro ogni 4 settimane, comprensivo di 7 giorni di registrazione ininterrotta e il supporto fino a 5 videocamere (piano Basic); sono previsti altresì piani estendibili (Premier ed Elite) in termini di supporto SIM e ore di registrazione fino a coprire le esigenze più avanzate. Tutti i piani tariffari sono disattivabili e riattivabili in qualsiasi momento senza alcun vincolo contrattuale. Ogni oggetto della linea V by Vodafone ha in dotazione V-SIM per connettersi alla piattaforma V by Vodafone. La SIM per ora disponibile solo nei negozi Vodafone sarà acquistabile anche presso altri rivenditori a partire dal prossimo anno. L’attivazione dei prodotti, immediata e intuitiva grazie all’app V by Vodafone per smartphone e dispositivi mobili, avviene con un semplice scatto al QR code presente sulla confezione associando il prodotto alla propria SIM Vodafone Consumer. Tramite un’unica interfaccia infine è possibile gestire tutte le V-SIM dei propri dispositivi IoT, le funzionalità dei device, i piani tariffari, le modalità di pagamento. Il tutto con un addebito su un’unica fattura senza alcun costo aggiuntivo. La connettività dei dispositivi sulla rete Vodafone, attiva ed estesa in tutti e 32 i paesi in cui opera il carrier, è garantita anche nel caso di indisponibilità parziale grazie agli accordi di collaborazione con altri operatori. The post Internet delle Cose, Vodafone fa sul serio appeared first on Data Manager Online.
Juniper Networks lancia la nuova versione Contrail Cloud
La soluzione integra AppFormix, servizi avanzati, una serie di funzioni virtuali prevalidate e la collaborazione con Red Hat per offrire ai service provider una piattaforma chiavi in mano per l’implementazione rapida di nuovi servizi cloud Juniper Networks annuncia nuovi aggiornamenti all’offerta Contrail Cloud pensati per aiutare i service provider a mitigare le difficoltà legate alla costruzione e gestione di cloud distribuiti e scalabili. Gli aggiornamenti, comprendenti l’integrazione di OpenStack Platform and Ceph Storage di Red Hat, funzioni di automazione e visibilità AppFormix integrate, VNF (virtual network function) prevalidate e servizi di supporto completi, offre ai carrier un percorso molto più semplice per ll delivery di servizi mobili, IoT e di business nel cloud. Alcuni dei principali service provider a livello mondiale hanno già dimostrato che sfruttare le architetture cloud per offrire servizi di mobilità e di business può portare benefici immensi quali l’agilità del servizio e la velocità dell’Innovazione oltre ridurre considerevolmente rischi e costi. Tuttavia, la strada verso un cloud sempre disponibile scalabile distribuito e costellata di sfide operative. Processi di procurement tediosi, complessità nella costruzione dei cloud, integrazione e interoperabilità, coordinamento del supporto tra diversi fornitori e la carenza di competenze IT nella gestione di SLA di livello carrier sono tutti fattori che possono complicare il percorso. Da un’analisi svolta tra i clienti di Juniper è emerso che: la “mancanza di visibilità su tutte le componenti delle reti cloud” è il problema principale nella migrazione al cloud (circa 40% delle risposte). Al secondo posto si trova la complessità operativa, al terzo la carenza di competenze fra il personale tecnico e al quarto i costi di sostituzione. Più della metà (55%) degli intervistati afferma di utilizzare due o più fornitori di rete il che contribuisce ad aumentare la complessità operativa. Contrail Cloud rende molto più semplice l’implementazione del cloud da parte delle telco mediante la semplificazione della distribuzione Linux sottostante con Red Hat, alla possibilità di ricavare informazioni sulla rete con AppFormix, eliminando il tradizionale lavoro di validazione delle VNF mediante la prequalifica e introducendo servizi di supporto completi nella fase di implementazione. Le aziende, dalle telco agli operatori mobili e ai fornitori di cavi, possono usare questa soluzione integrata per controllare le complessità dell’adozione e gestione del cloud con migliori prestazioni e SLA per l’assistenza. News highlights: Integrazione AppFormix. Contrail Cloud ora offre le funzionalità di automazione e ottimizzazione di AppFormix, acquisita da Juniper nel 2016, per la garanzia del servizio integrata del traffico NFV (network function virtualization). Collaborazione con Red Hat: Juniper ha esteso i termini della collaborazione con Red Hat per offrire una base solida per implementazioni moderne e scalabili nel settore delle comunicazioni. Virtual network funzion prevalidate: Contrail Cloud è oggi disponibile come soluzione prevalidata con una lista di compatibilità hardware e software già verificata a garanzia di un deployment rapido e semplice sin dalle prime fasi. Soluzioni gestite Contrail Cloud: Juniper ha introdotto un’offerta completa di assistenza per la costruzione e gestione dell’infrastruttura cloud comprendente supporto 24/7 e servizi “high touch” per garantire l’adozione e applicazione corretta di Contrail Cloud. “Mettere in pratica i benefici del cloud è ai primi posti nella lista degli imperativi strategici per quasi tutti i service provider, grandi e piccoli, alla pari del controllo dei costi e dell’innovazione. Grazie alla nostra esperienza acquisita aiutando alcune delle più grandi telco del mondo a gestire le reti cloud, stiamo introducendo un percorso semplice per costruire e gestire un cloud e renderlo disponibile a tutti”. – Pratik Roychowdhury, senior director of product management, Contrail at Juniper Networks. “Siamo orgogliosi di collaborare con Juniper Networks per ridurre la complessità di costruzione di un cloud e rendere disponibile una soluzione aperta di livello carrier. Come leader per OpenStack e Ceph, abbiamo sviluppato una visione chiara di come l’elaborazione e lo storage software defined possano giocare un ruolo fondamentale per le soluzioni NFV nei cloud ad alte performance dei service provider. Contrail Cloud, basato su Red Hat OpenStack Platform e Red Hat Ceph Storage,rappresenta la soluzione ideale per i clienti che vogliono realizzare appieno i benefici del cloud e del NFV”. – Radhesh Balakrishnan, general manager, OpenStack, Red Hat. The post Juniper Networks lancia la nuova versione Contrail Cloud appeared first on Data Manager Online.
Twitter libera per tutti i 280 caratteri
Twitter ha aumentato per tutti (o quasi) la lunghezza dei tweet a 280 caratteri ma è convinto che il servizio non verrà snaturato E’ un momento storico per Twitter. Il social network ha completato la sua sperimentazione riguardante la possibilità di realizzare tweet più lunghi e ha deciso di rendere disponibili per tutti i propri utenti non più solo 140 caratteri ma ben 280. L’obiettivo è quello di offrire un servizio migliore consentendogli di esprimersi in modo più articolato. La novità non sarà però a disposizione degli iscritti che scriveranno in cinese, giapponese e coreano. Curiosamente proprio ieri due utenti sono stati bannati per un breve periodo per aver pubblicato un post di oltre 35mila caratteri grazie ad un hack. Quando si è parlato di un’estensione dei caratteri in molti hanno pensato che in questo modo Twitter avrebbe perso il suo principale tratto distintivo. Questi dubbi hanno riguardato anche l’azienda di San Francisco che durante la sperimentazione ha individuato alcuni schermi di comportamento che l’hanno convinta a procedere. Durante le prime fasi dei test è stato evidenziato che gli utenti utilizzavano tutti i 280 caratteri perché principalmente si trattava di una novità. Nel periodo immediatamente successivo la situazione si è normalizzata. Solo il 5% dei tweet ha superato i 140 caratteri e appena il 2% è stato più lungo di 190. Questo significa che Twitter si distinguerà comunque per sintesi e rapidità come è sempre stato. L’azienda è in leggera ripresa dopo molti anni di crisi e questa mossa potrebbe essere utile per tornare a competere alla pari con i colossi social come Facebook o Snapchat. The post Twitter libera per tutti i 280 caratteri appeared first on Data Manager Online.