Il successo di iPhone X passa da Samsung
Da più parti l’Oled del melafonino è considerato il migliore in circolazione, grazie alla fornitura del competitor nel settore mobile Nonostante abbia una diagonale nettamente inferiore a quella dei competitor diretti, il display dell’iPhone X si sta rivelando come il migliore attualmente sul mercato. Il merito? Tutto di Samsung. La divisione specializzata della compagnia coreana è infatti il fornitore principale dei pannelli di Ten e anche se si dice che nel prossimo futuro le cose dovrebbero cambiare, a favore di soggetti come Sharp, per ora le due rivali stanno beneficiando in misura direttamente proporzionale al successo del melafonino. Ranking specializzati, come quello diffuso da DisplayMate, hanno già etichettato X come il miglio smartphone al mondo in termini di qualità dello schermo, per una serie di motivi. Si tratta di spiegazioni tecniche che partono da un salto in avanti della tecnologia, dato dalla presenza dell’Oled. In cosa è il numero uno Scendendo nel dettaglio, DisplayMate evidenzia sei punti cardine che consentono al panello e touch di iPhone X di prendersi la prima piazza nei confronti dei concorrenti. Il primo elemento è il più alto contrasto di colore e accuratezza, pari a 0,9 JNCD. Poi il più alto livello di luminosità per pannelli Oled, 634 nits; si prosegue con il più alto contrasto sotto la luce ambientale, 141 e il più notevole rapporto di contrasto. Per finire, Ten vanta la riflettanza più bassa (4,5%) e una variazione di luminosità minima con angolo di visione, pari al 22%. queste cifre sono indicative delle prestazioni visive di X, in grado di trasformare qualunque apo in un’esperienza di utilizzo tutta nuova. Certo, c’è bisogno di ulteriore ottimizzazione ma anche nel caso di S8, quando per la prima volta si ebbe un dispositivo 18.5:9, molti sviluppatori dovettero adattare i loro lavori alle dimensioni diverse del display, ora pienamente supportato. The post Il successo di iPhone X passa da Samsung appeared first on Data Manager Online.
Microsoft conferma lo streaming dei videogame entro il 2020
Il numero uno della divisione Xbox, Phil Spencer, ha dichiarato che entro 3 anni arriverà un servizio di streaming di videogiochi Ieri Microsoft ha ufficialmente lanciato sul mercato Xbox X, la console più potente attualmente disponibile per gli amanti dei videogame. Gli annunci dell’azienda di Redmond in ambito videoludico non finiscono però qui. Il direttore del settore gaming, Phil Spencer, ha confermato in una intervista a Bloomberg che entro 3 anni verrà lanciato un servizio di giochi in streaming che non richiederà il possesso di una console. Il colosso fondato da Bill Gates avrebbe proposto volentieri un’alternativa a Playstation Now già nel 2012 ma purtroppo i test interni avevano evidenziato costi di gestione troppo elevati. I progressi fatti oggi da Azure in ambito cloud hanno consentito di migliorare la qualità e di ridurre il costo del servizio, il cui lancio si prevede avverrà non oltre il 2020. L’arrivo dello streaming non significa che Microsoft smetterà di occuparsi di console. “Nonostante software e servizi stiano diventando sempre più importanti, le console non sono ancora vicine alla morte. Sono ancora il meglio per i giocatori più esigenti e per i giochi migliori e lo saranno ancora per molto”, ha sottolineato Spencer. Questo annuncio conferma la decisione dell’azienda di Redmond di adottare una strategia in cui l’hardware non è più così centrale nell’esperienza dei giocatori. Basta pensare a servizi come Xbox Play Anywhere o l’abbonamento mensile Xbox Game Pass, che il CEO Satya Nadella vuole trasformare nel Netflix dei videogiochi. The post Microsoft conferma lo streaming dei videogame entro il 2020 appeared first on Data Manager Online.
C’è anche Apple nei Paradise Papers, ha nascosto miliardi in un’isola della Manica
All’interno dei Paradise Papers ci sarebbero conferme che Apple ha nascosto al Fisco miliardi di dollari su un’isola nella Manica Apple è stata spesso chiamata in causa quando si tratta di evasione fiscale non solo negli Stati Uniti ma anche in Europa. Oggi si è scoperto che tra i 13 milioni di documenti che compongono i cosiddetti Paradise Papers c’è anche il suo nome. Nello specifico, l’azienda di Cupertino avrebbe nascosto miliardi di dollari in un conto off-shore nella minuscola isola di Jersey nel bel mezzo del canale della Manica. Appena 3 anni fa il CEO di Apple, Tim Cook, si era difeso dalle accuse di evasione dichiarando davanti al Senato statunitense: “Non nascondiamo denaro in qualche isola dei Caraibi”. In effetti non ha mentito, il denaro eluso al Fisco sembra sia nel Regno Unito. Nei file sottratti a due agenzie finanziarie e resi pubblici dal Consorzio internazionale del giornalismo investigativo (Icji) si parla di ben 236 miliardi di dollari trasferiti da Apple in paradisi fiscali al di fuori degli Stati Uniti. Bisogna inoltre rimarcare che la Mela negli ultimi anni è finita nel mirino dell’Unione Europea per lo stesso motivo. La Commissione Ue ha infatti deferito Irlanda e Lussemburgo proprio per aver assegnato immotivati aiuti di stato ad aziende come Apple, Amazon e Facebook. Al momento il colosso di Cupertino si è limitato a negare le accuse con un secco comunicato: “Non abbiamo ridotto i pagamenti fiscali in alcun Paese”. All’interno dei Paradise Papers si scopre che anche altri grandi marchi avrebbero scelto la strada dell’azienda di Cupertino. Nike ad esempio pare abbia preferito le Bermuda. Nei documenti vengono citati anche celebrità come Bono Vox, Lewis Hamilton, il segretario di Stato USA Rex Tillerson e persino la Regina Elisabetta II. The post C’è anche Apple nei Paradise Papers, ha nascosto miliardi in un’isola della Manica appeared first on Data Manager Online.
In anteprima la Volkswagen Polo GTI R5
La Volkswagen Motorsport ha sviluppato una versione da rally della nuova Polo GTI. La Polo GTI R5 correrà in numerosi campionati rally di tutto il mondo La GTI da rally: con la Polo GTI R5, la Volkswagen ritorna nei rally in una nuova forma. Nella seconda metà del 2018, la versione rally da 270 CV della nuova Polo sarà a disposizione dei team professionisti e degli aspiranti piloti per permettere loro di competere nei campionati di tutto il mondo, incluso il FIA World Rally Championship (WRC). Un primo bozzetto dell’auto, basata sulla Polo di sesta generazione, offre un assaggio della novità in arrivo. “Con la Polo GTI R5 vogliamo mettere la nostra esperienza derivata da quattro titoli WRC al servizio dei Clienti, offrendo una macchina competitiva nei numerosi campionati rally, dalle serie nazionali al WRC”, ha dichiarato il Direttore della Volkswagen Motorsport Sven Smeets. “Prima del debutto in gara l’anno prossimo, sottoporremo la Polo GTI R5 a test rigorosi per essere sicuri che sia pronta ad affrontare le più disparate condizioni dei tracciati di tutto il mondo”. Lo sviluppo della Polo GTI R5 è andato avanti a pieno regime sin dall’inizio del 2017; i primi test di guida si svolgeranno già quest’anno. Questa nuova auto ha beneficiato direttamente dell’esperienza maturata grazie ai successi nel WRC: il Direttore Tecnico della Volkswagen Motorsport François-Xavier “FX” Demaison, padre della Polo R WRC vincente oltre ogni record, è responsabile dello sviluppo della Polo GTI R5, mentre Gerard-Jan de Jongh porta tutta la sua competenza in qualità di senior project engineer. Negli anni scorsi, l’olandese era ingegnere di gara di Sébastien Ogier, il quale con la Volkswagen ha vinto il Titolo Piloti per quattro anni consecutivi. Come il modello di produzione (il cui lancio è previsto alla fine di quest’anno), la Polo GTI R5 è spinta da un potente quattro cilindri turbo a iniezione diretta. Le caratteristiche principali includono la trazione integrale, una trasmissione sequenziale da gara a cinque rapporti e dotazioni di sicurezza molto complete, elementi fondamentali della categoria R5 posti in essere dalla FIA (Fédération Internationale de l’Automobile) nel 2012. Questa configurazione permette ai privati e ai team di partecipare a campionati nazionali e internazionali con auto da rally potenti e dai costi sostenibili. Per la Volkswagen Motorsport, la Polo GTI R5 rappresenta un altro passaggio chiave nella sua strategia di riallineamento: dopo il successo della Golf GTI TCR, che dal 2016 ha conquistato vittorie e titoli in diversi campionati su circuito, la Volkswagen Motorsport espande così ai rally il suo coinvolgimento nelle competizioni per Clienti. The post In anteprima la Volkswagen Polo GTI R5 appeared first on Data Manager Online.
Forcepoint protegge il business di Rubinetterie Fratelli Frattini
Rubinetterie Fratelli Frattini pone l’attenzione sulla Security e grazie a Forcepoint e al Partner Redco ripara un danno d’immagine e gestisce con fluidità rapporti con clienti e fornitori Grazie a 50 anni di storia, che ne fanno una tra le aziende fondatrici del settore, la Rubinetterie Fratelli Frattini può sintetizzare perfettamente tradizione e innovazione, peculiarità che la rendono da sempre apprezzata in Italia e nel mondo. Maurizio Fossati, IT Manager, Amministratore di rete, Amministratore Sicurezza Sistemi, Progettista implementazione e verticalizzazione software, ritiene la security una priorità per l’azienda e pretende la qualità anche in questo campo. Per questo, alcuni mesi fa, ha deciso di acquistare la soluzione Forcepoint Email Security Cloud. “Il nostro problema riguardava l’ingente numero di mail spam ricevute e la crescente difficoltà che riscontravamo nell’inviare e ricevere posta elettronica a clienti e fornitori – afferma Fossati – Un mancato ricevimento di un ordine da parte di un cliente comporta sia danni di immagine che economici. Un mancato invio di un ordine a un fornitore provoca un blocco alla produzione, con conseguenti ritardi nelle consegne al cliente. La causa era principalmente dovuta alla presenza in black list degli indirizzi IP a noi assegnati dal provider. Abbiamo provato a cambiare fornitore di servizi internet o acquistare SMTP certificati, ma il problema di spam ed email non consegnate o ricevute persisteva.” La preoccupazione per i ransomware era molto sentita in azienda, colpita da Cryptolocker, limitato fortunatamente ad un solo PC. Da qui la convinzione che l’antispam installato non fosse in grado di contrastare efficacemente questo tipo di minacce. E’ cominciata subito la ricerca urgente di una nuova soluzione, considerando che un blocco sui sistemi informatici avrebbe paralizzato l’azienda provocando danni di svariate migliaia di euro, inaccettabile per il business di Frattini. “Con il software Forcepoint Email Security Cloud – prosegue Fossati – avremmo delegato l’invio delle mail a Forcepoint, senza toccare l’attuale infrastruttura, quindi senza ulteriori costi aggiuntivi: praticamente un pacchetto chiavi in mano, che ha semplicemente sostituito il modulo antispam presente sul nostro antivirus”. L’implementazione della nuova soluzione è stata rapida ed è avvenuta con il supporto dei tecnici Redco. In poche ore il traffico era stato migrato sul cloud e sin da subito è stato possibile testare e constatare i benefici della soluzione. Riuscire ad inviare e ricevere mail da clienti e fornitori senza il costante dubbio che vengano recapitate o meno era per Frattini indispensabile. “Abbiamo finalmente potuto risolvere questa preoccupazione e portare immediato rimedio al danno d’immagine che avevamo dovuto subire – aggiunge Fossati – Il livello di sicurezza è notevolmente aumentato grazie ad un sistema che è efficacemente in grado di bloccare l’ingresso dei ransomware in azienda.” Il ROI apportato dalla soluzione Forcepoint è stato pressochè immediato. Tra i principali benefici sono i da considerare anche il risparmio legato all’eliminazione del volume di traffico generato dallo spam, con conseguente riduzione della perdita di tempo da parte degli utenti, così come l’estrema accuratezza dell’analisi dei messaggi, che evita la gestione dei falsi positivi e non per ultimo la semplicità di gestione della quarantena antispam. Non è da sottovalutare, infine, la possibilità di poter analizzare tutto il traffico di posta in entrata e uscita, sempre in ottica di sicurezza informatica. Gli interventi di gestione che vengono effettuati sull’antispam sono trascurabili, il sistema funziona egregiamente e non necessita di gestione periodica. Non dover gestire continuamente regole, falsi positivi, black list, etc. ha consentito al team IT un notevole risparmio di energie. The post Forcepoint protegge il business di Rubinetterie Fratelli Frattini appeared first on Data Manager Online.
Ransomware: nessuno è al sicuro. I SophosLabs svelano i dati del Malware Forecast 2018
Se Windows è stato il sistema operativo più attaccato dal ransomware nel 2017, nemmeno Android, Linux e MacOS sono stati risparmiati Sophos presenta il nuovo “Malware Forecast 2018” realizzato dai SophosLabs, un’analisi della situazione degli attacchi ransomware e degli trend relativi alla cybersicurezza. L’analisi parte dai dati raccolti sui computer di clienti Sophos in tutto il mondo dal 1° aprile al 3 ottobre 2017. Uno degli aspetti più interessanti rilevati da questa analisi riguarda i sistemi colpiti: nonostante Windows resti tuttora la piattaforma più colpita, crescono gli attacchi su Android, Linux e MacOS. “Ormai i ransomware colpiscono indistintamente qualunque piattaforma e se Windows resta l’obiettivo più a rischio, i SophosLabs hanno registrato quest’anno un aumento di crypto-attacchi su altri device e sistemi operativi utilizzati dai nostri clienti in tutto il mondo”, ha commentato Dorka Palotay, SophosLabs security researcher e contributor all’analisi ransomware redatta dai SophosLabs nel Malware Forecast 2018. Il report analizza anche i modelli di crescita di ransomware come WannaCry che, colpì a maggio 2017: è stato l’attacco ransomware più intercettato sui computer dei clienti Sophos superando anche lo “storico” ransomware Cerber, apparso per la prima volta ad inizio 2016. WannaCry è stato responsabile del 45,3% di tutti gli attacchi ransomware tracciati attraverso i dati di SophosLabs mentre Cerber rappresentava il 44,2%. “Per la prima volta abbiamo registrato un ransomware di tipo worm, il che spiega la rapida espansione di WannaCry. Il ransomware ha infatti sfruttato una vulnerabilità di Windows già nota per infettare ed espandersi sui computer ed il controllo della sua diffusione è dunque diventato molto difficile”, ha dichiarato Palotay. “Nonostante i clienti Sophos fossero protetti, Wannacry rappresenta comunque una minaccia a causa della sua natura intrinseca che gli permette di continuare a scansionare ed attaccare i computer. Ci aspettiamo che gli hacker continuino a sfruttare questa caratteristica per i loro attacchi, come nel caso di WannaCry e NotPetya, o più di recente Bad Rabbit, che ha mostrato diversi punti in comune con NotPetya”. All’interno del report di Sophos viene evidenziata lo sviluppo di NotPetya, il ransomware che colpì nel giugno del 2017. NotPetya, inizialmente, si era propagato attraverso un pacchetto software di Accounting ucraino, limitando quindi molto il suo impatto geografico. La sua diffusione è stata causata dall’exploit EternalBlue, proprio come WannaCry, ma, dato il precedente attacco WannaCry, erano rimasti pochi PC ancora vulnerabili a questo tipo di minaccia. La strategia di NotPetya è ancora poco chiara perché ci sono state molte falle nel corso di tale attacco. Ad esempio, l’account di posta elettronica che le vittime dovevano contattare per pagare il riscatto non funzionava e le vittime non potevano dunque in alcun modo tentare di recuperare i propri dati, secondo Palotay. “La diffusione di NotPetya è stata veloce e repentina, causando numerosi danni perché i dati delle vittime sono stati eliminati permanentemente. Fortunatamente NotPetya si è fermato velocemente, proprio come la sua diffusione”, ha commentato Palotay. “Il nostro sospetto è che gli hacker stessero sperimentando qualcosa di più pericoloso di un semplice ransomware, ovvero un data wiper. Sophos consiglia di non pagare il riscatto di un ransomware e fornisce consigli utili ad evitare di diventare vittime di questi attacchi, tra cui fare il backup dei dati e aggiornare le applicazioni”. Cerber, venduto come kit ransomware nel Dark Web, rimane una grave minaccia. I creatori di Cerber continuano infatti ad aggiornare il codice e guadagnano una percentuale sui riscatti pagati dalle vittime agli hacker che utilizzano il loro ransomware. “Il modello di business basato sul Dark Web è un modello, sfortunatamente molto redditizio e funziona come una vera e propria azienda, finanziando continuamente lo sviluppo di Cerber. È molto probabile che i profitti motivino sufficientemente gli autori a continuare a migliorare il codice”, ha dichiarato Palotay. I ransomware che colpiscono i sistemi Android stanno attirando le attenzioni degli hacker. Secondo le analisi dei SophosLabs, il numero di attacchi a clienti Sophos che usano dispositivi Android è aumentato lungo tutto il 2017. “Solo a settembre il 30,4% dei malware Android, analizzati dai SophosLabs, si è rivelato essere un ransomware. Entro ottobre ci aspettiamo che questa percentuali arrivi al 45%” ha commentato Rowland Yu, SophosLabs security researcher e contributor all’analisi ransomware redatta dai SophosLabs nel Malware Forecast 2018. “La ragione primaria per cui i ransomware Android stanno avendo così tanto successo è perché per un cyber criminale è un modo veloce per guadagnare, molto più immediato del furto di contatti e SMS attraverso pubblicità “pop-up” o phishing, tutte modalità che richiedono tecniche più sofisticate. È importante sottolineare che la maggior parte dei ransomware Android vengono veicolati attraverso marketplace che nulla hanno a che vedere con Google Play; questa è l’ennesima dimostrazione che gli utenti dovrebbero scaricare applicazioni solo da piattaforme sicure ed affidabili”. Il report dei SophosLabs evidenzia due particolari tecniche di attacco su dispositivi Android: la prima blocca semplicemente il telefono senza crittografare i dati al suo interno, mentre la seconda implica l’encryption dei dati dell’utente. Viene sottolineato da Sophos come la maggior parte dei ransomware su Android non vada a compromettere i dati bensì blocchi soltanto lo schermo del device, gettando comunque nel panico l’utente. “Sophos consiglia di effettuare il backup del proprio smartphone con regolarità, come già dovrebbe avvenire nel caso dei PC, al fine di proteggere i propri dati da eventuali attacchi ransomware. Ci aspettiamo infatti una continua e sensibile crescita degli attacchi ransomware sia verso i device Android sia verso qualunque altra piattaforma o dispositivo scelto dagli utenti” conclude Yu. The post Ransomware: nessuno è al sicuro. I SophosLabs svelano i dati del Malware Forecast 2018 appeared first on Data Manager Online.
Google e Volkswagen insieme per il quantum computing
Volkswagen e Google sfrutteranno il quantum computing per lo sviluppo di mobilità elettrica, self driving car e tecnologie per la gestione del traffico Nuove tecnologie impongono una capacità computazionale più elevata e questo vale in ogni ambito, compreso quello automobilistico. Volkswagen si è posta l’obiettivo di adottare la mobilità del futuro con un certo anticipo rispetto alla concorrenza e per questo durante il Web Summit 2017 di Lisbona ha annunciato una partnership con Google nel campo del quantum computing. Big G non è comunque l’unica azienda ad avere rivolto le proprie attenzioni ai computer quantistici. Microsoft ad esempio sta lavorando a un sistema a qubit topologici mentre Intel ha realizzato un chip specifico per essere utilizzato con questa tecnologia. Volkswagen e Google, che ha fatto davvero una brutta figura con alcuni modelli di Pixel 2, si sono concentrati su tre specifiche aree di sviluppo come esplicitato in una nota pubblicata sul sito dell’automaker. Innanzitutto il quantum computing verrà applicato alla gestione del traffico per migliorare il flusso dei veicoli, ridurre l’impatto ambientale e il traffico. La stessa tecnologia sarà sfruttata anche per migliorare l’efficienza e l’autonomia delle batterie integrate nelle auto elettriche e per lo sviluppo del machine learning, da cui dipende l’intelligenza artificiale che gestirà i sistemi di guida autonoma delle self driving car della casa tedesca. Il team di Volkswagen si occuperà di questo progetto nei laboratori di Monaco e San Francisco. “La tecnologia di quantum computing spalanca le porte a nuove dimensioni e rappresenta la strada più rapida per evoluzioni che puntano al futuro. In Volkswagen vogliano essere i primi a integrare il quantum computing nei nostri processi aziendali, non appena la tecnologia sarà disponibile a livello commerciale. Grazie alla nostra collaborazione con Google abbiamo compiuto un passo importante verso questo obiettivo”, ha spiegato Martin Hofmann, CIO di Volkswagen. The post Google e Volkswagen insieme per il quantum computing appeared first on Data Manager Online.
The cost of no context: il valore di una vera Cyber Threat Intelligence
I dirigenti di maggior successo sono a conoscenza che l’Intelligence sulle minacce informatiche è essenziale per individuare e prevenire attacchi avanzati da parte degli aggressori con obiettivi e agende specifiche. Tuttavia anche i dirigenti IT esperti devono navigare attraverso rivendicazioni di fornitori concorrenti tra loro per valutare le offerte di cyber threat intelligence. FireEye, azienda statunitense di Intelligence led security aiuta costantemente, con le proprie soluzioni, a distinguere in modo chiaro fra feed di dati e informazioni autentiche sulle minacce informatiche. “Quando arriva il momento di valutare le diverse offerte di cyber threat intelligence e come comprendere quale sia la migliore tra le tante offerte è il momento più complicato per qualsiasi dirigente IT e di conseguenza per la sua azienda”, dichiara Daniele Nicita, Consulting Systems Engineer di FireEye. “FireEye tramite un analisi tra i flussi di dati sulle minacce e la reale Cyber threat intelligence fornisce un aiuto, a nostro avviso chiave, per fare questo in maniera serena”. Le analisi di FireEye, condotte in maniera continuativa da un team di esperti, forniscono visibilità su tutte le nuove tipologie di attacchi avanzati che potrebbero potenzialmente portare a violazioni di dati per milioni di dollari; aiuta le aziende a rispondere più rapidamente alle minacce reali e a ridurre il rischio di gravi violazioni; aiuta i manager IT a comunicare i rischi reali per la sicurezza e i problemi di business ai manager non tecnici e ai Top Manager; permette ai manager di pianificare strategie di gestione del rischio e investimenti nella sicurezza sulla base degli avversari attuali ed emergenti e delle tipologie di minacce. “L’intelligence sulle minacce informatiche tende a costare di più dei semplici feed di dati sulle minacce ma fa anche molto di più”, conclude Nicita. “Questa attività permette alle aziende di diventare proattive e prepararsi a futuri avversari e minacce, piuttosto che reagire ai vecchi attacchi”. L’intelligence non solo fornisce una maggiore visibilità delle minacce ma consente anche una risposta più rapida agli attacchi mirati, una migliore comunicazione esecutiva e una migliore pianificazione strategica e di investimenti da parte dell’organizzazione di sicurezza. The post The cost of no context: il valore di una vera Cyber Threat Intelligence appeared first on Data Manager Online.
Bilancio di Sostenibilità 2016: l’impegno concreto di Esprinet per lo sviluppo sostenibile
Alla sua terza edizione, per la prima volta è relativo alle performance di sostenibilità del Gruppo. Per identificare i temi alla base del Bilancio, fondamentale l’ascolto degli stakeholder Esprinet pubblica il suo terzo Bilancio di Sostenibilità, il documento che raccoglie le principali performance economiche, sociali ed ambientali del 2016, per la prima volta relative all’intero Gruppo. Per individuare i temi che influiscono in modo più significativo alla capacità dell’azienda di creare valore nel tempo, fondamentale è stato l’ascolto degli stakeholder. Esprinet ha coinvolto 1246 clienti, il 20% dei dipendenti e il 75% dei fornitori, oltre a enti, associazioni territoriali e investitori, a cui sono state sottoposte 3 diverse survey. Nel bilancio 2016 sono stati quindi inclusi i temi economici, ambientali, sociali e di governance. “Comprendere come il nostro Gruppo opera nei confronti dei propri interlocutori interni ed esterni è indispensabile per poterne analizzare fino in fondo i risultati e per definire i prossimi passi di una maggiore integrazione nel contesto in cui esso è attivo”, ha commentato Maurizio Rota, Vice Presidente e Amministratore Delegato del Gruppo Esprinet e membro del Comitato Competitività e Sostenibilità. “Il Bilancio di Sostenibilità vuole essere l’occasione per fare un punto della situazione utile a facilitare la presa di coscienza dei nostri stakeholder riguardo alle attività già svolte ed agevolare l’identificazione delle attività successive necessarie per rendere sempre più “sostenibile” e quindi maggiormente competitivo il nostro modello di business”, ha aggiunto Alessandro Cattani, Amministratore Delegato del Gruppo Esprinet e membro del Comitato Competitività e Sostenibilità. Per Esprinet il motore fondamentale per la creazione di valore è costituito dalle risorse umane. Per questo, la società dedica la massima attenzione in termini di opportunità formative, crescita professionale e livello di benessere sul posto di lavoro. Al 31 dicembre 2016, il numero dei dipendenti del Gruppo è aumentato da 1016 a 1327 risorse, di cui il 92% assunte a tempo indeterminato e con il 55% di presenza femminile. Esprinet considera inoltre la formazione del personale come un fattore decisivo per prepararsi alle sfide di un mercato in continuo cambiamento. Per questo, nel 2016 sono state erogate 19.979 ore di formazione, evidenziando quindi una visione di lungo periodo che mira a creare un rapporto duraturo e basato sulla fiducia reciproca con le proprie persone. Ogni anno, Esprinet si impegna inoltre verso la Comunità appoggiando alcune associazioni no-profit, supportandone le cause con donazioni ed iniziative concrete in cui vengono coinvolti anche clienti e dipendenti. Nel 2016, la Società ha confermato il proprio impegno verso la Comunità veicolando oltre 149 mila euro in donazioni e sponsorizzazioni. Un finanziamento biennale (2015-2016) ha permesso la realizzazione di due laboratori di ricerca presso la Fondazione Tettamanti e il Comitato Maria Letizia Verga di Monza dedicati alla ricerca e cura delle leucemie infantili. Ad ulteriore rafforzamento del rapporto con il Comitato Maria Letizia Verga, la Società ha organizzato una raccolta di giocattoli tecnologici distribuiti ai bambini in degenza presso il centro di ematologia pediatrica. Anche per il 2016 Esprinet ha deciso inoltre di sostenere la ricerca promossa dall’Ospedale San Raffaele di Milano sulla cura di alcune malattie del sistema nervoso. Inoltre, da diversi anni la Società sostiene le attività dell’Associazione Italiana Donatori di Sangue (AVIS), con la raccolta di sangue da parte dei dipendenti presso la sede e la sponsorship, tramite il brand Nilox, della corsa benefica Innovation Running. A sostegno del territorio locale, Esprinet ha sponsorizzato il progetto “Mobilità Garantita Gratuitamente” promosso dal Comune di Vimercate con le Associazioni di volontariato cittadine finalizzato al servizio di trasporto per anziani e disabili garantendo un totale di 11.475 trasporti per 255 giorni all’anno. Il Gruppo Esprinet è attivo infine nella salvaguardia dell’ambiente, con una riduzione dei rifiuti totali del 4,3% rispetto al 2015, al contrario dell’andamento del fatturato in continuo aumento. Da anni, adotta un sistema di gestione ambientale attraverso la certificazione delle aziende Esprinet S.p.A. e Esprinet Iberica S.L.U. alla norma ISO 14001, al fine di ottenere un maggior controllo degli impatti ambientali delle proprie attività aziendali e sulla capacità di perseguirne sistematicamente un miglioramento coerente ed efficace. The post Bilancio di Sostenibilità 2016: l’impegno concreto di Esprinet per lo sviluppo sostenibile appeared first on Data Manager Online.
IDC MarketScape 2017: Accenture e Avanade leader nei servizi di implementazione delle tecnologie Microsoft
Accenture e Avanade sono state riconosciute ancora una volta come leader nel recente report pubblicato da IDC “MarketScape: Worldwide Microsoft Implementation Services 2017 Vendor Assessment”. Nel report, Accenture e Avanade sono state valutate come un’unica realtà in quanto le strategie, comprese quelle di go-to-market, e le capacità di implementazione per i servizi Microsoft delle due aziende sono fortemente integrate. Il report 2017 ha preso in esame capacità ed esperienze di dieci provider nel mercato dei servizi di implementazione Microsoft, chiedendo direttamente ai buyer informazioni sulle caratteristiche di un vendor di successo. Questo è il secondo anno consecutivo che IDC MarketScape posiziona Accenture e Avanade come leader in questa categoria. Secondo il report IDC MarketScape, i buyer riconoscono ad Accenture e Avanade una valutazione elevata per il portfolio di servizi Microsoft completo ed esaustivo e per l’abilità nel collaborare sui progetti con partner software e hardware esperti. Analogamente, IDC valuta positivamente Accenture e Avanade per quanto riguarda la roadmap delle offerte/funzionalità e per la produttività delle innovazioni/R&D. “Accenture e Avanade si posizionano come leader globali nell’implementazione dei servizi Microsoft, garantendo ai clienti un’ampia scelta di servizi di consulenza e d’implementazione. L’unicità del loro rapporto permette, con una strategia di go-to-market integrata e perfettamente allineata a quella di Microsoft, di guidare i clienti nel percorso di trasformazione digitale”, afferma Ali Zaidi, direttore della ricerca, IT Consulting e System Integration Business Strategies di IDC. “Accenture e Avanade sono da considerarsi tra i primi candidati quando le aziende ricercano partner che offrano un’ampia gamma di servizi di consulenza e implementazione e una particolare attenzione sia al business, sia alla trasformazione tecnologica”. “Accenture e Avanade sono state nominate Microsoft’s Alliance Partner of the Year negli ultimi dieci anni, in base al livello di eccellenza e alla soddisfazione dei clienti. Con il riconoscimento di leader per il secondo anno consecutivo da parte di IDC MarketScape, viene confermata l’expertise, ampia e collaudata, che la partnership Accenture-Avanade porta ai clienti, aiutandoli a fare leva sull’ecosistema Microsoft nella trasformazione digitale prevista dai loro piani aziendali”, afferma Paul Daugherty, Chief Technology & Innovation Officer di Accenture e Chairman del board di Avanade. “Essendo una joint venture tra Accenture e Microsoft, Avanade è unica per il suo focus dedicato all’ecosistema Microsoft”, afferma Adam Warby, Chief Executive Officer di Avanade. “Questa posizione di leadership nell’IDC MarketScape è particolarmente rilevante oggi, mentre supportiamo i nostri clienti a cogliere le opportunità offerte dal mondo digitale attraverso il cloud, big data, intelligenza artificiale e mixed reality”. The post IDC MarketScape 2017: Accenture e Avanade leader nei servizi di implementazione delle tecnologie Microsoft appeared first on Data Manager Online.