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ServiceNow acquisisce SkyGiraffe e diventa una Mobile Enterprise Cloud Platform

L’acquisizione consente di incorporare app mobile native all’interno del portfolio ServiceNow. Le aziende potranno così offrire ai propri dipendenti un’esperienza mobile consumer per qualsiasi app e in maniera ancora più semplice ServiceNow annuncia di aver raggiunto un accordo per acquisire la mobile platform company SkyGiraffe. ServiceNow prevede così di offrire una mobile enterprise cloud platform nativa. L’acquisizione permetterà ai clienti ServiceNow di erogare una mobile experience consumer in maniera semplice e per qualsiasi applicazione all’interno della Now Platform, rendendo possibile una produttività e una usabilità maggiore per tutti i dipendenti che vogliono lavorare in modalità mobile-first, in qualsiasi momento e in qualsiasi luogo. “Le nostre vite lavorative dovrebbero essere mobile friendly, così come lo sono le nostre vite consumer”. Ha affermato CJ Desai, Chief Product Officer di ServiceNow. “Grazie a un approccio mobile platform nativo, ServiceNow permette che il lavoro venga svolto in qualsiasi momento e in qualsiasi luogo, attraverso una grande esperienza mobile e con la stessa facilità con cui è possibile interagire con le più moderne app mobile consumer”. ServiceNow prevede di integrare la tecnologia SkyGiraffe all’interno della Now Platform nel 2018, offrendo le applicazioni pacchettizzate in un format mobile nativo, incluso il prodotto di punta IT Service Management (ITSM). SkyGiraffe riduce la complessità delle applicazioni enterprise grazie alla sua architettura intelligente basata su “meta-dati”, convertendo i processi di business e i flussi di lavoro manuali in una mobile experience facile da utilizzare. L’esperienza mobile sarà nativa, per questo ServiceNow supporterà anche le applicazioni offline. ServiceNow prevende anche che i suoi clienti e partner saranno in grado di costruire mobile app in pochi giorni – e non in mesi – utilizzando i tool no/low-code e i template per il design. Non ci sarà alcuna necessità di scrivere codici o script complessi. Le esperienze di mobile app native includeranno mappe, GPS live, chiamate, contatti, email, rich media e notifiche. “L’aver portato la nostra tecnologia nativa, all’interno della ServiceNow platform, rende possibile un approccio realmente mobile-first”. Ha affermato Boaz Hecht, co-founder and Chief Executive Officer di SkyGiraffe. “Siamo entusiasti di entrare a far parte di ServiceNow e di condividere la nostra tecnologia con una delle aziende software che più sta crescendo in dimensione e velocità per creare un’esperienza di lavoro mobile per milioni di persone in tutto il mondo”. ServiceNow prevede di completare l’acquisizione in Q4 2017. Le condizioni finanziarie non sono state divulgate. Questa notizia segue l’acquisizione da parte di ServiceNow dello studio di design Telepathy che ha ribadito l’impegno dell’azienda ad offrire un design eccezionale e una user experience consumer per i suoi prodotti all’interno della Now Platform. “Gli investimenti per SkyGiraffe e Telepathy, insieme, aiuteranno i clienti ServiceNow a erogare applicazioni di tipo consumer per tutti i dispositivi e con un time to market senza precedenti”. Ha concluso Desai. Ulteriori dettagli sull’acquisizione sono stati divulgati contestualmente all’annuncio di ServiceNow dei risultati finanziari del terzo trimestre. The post ServiceNow acquisisce SkyGiraffe e diventa una Mobile Enterprise Cloud Platform appeared first on Data Manager Online.

L’iPhone X è lo smartphone più fragile di sempre

L’ultimo arrivato di Apple non è solo un concentrato di tecnologia ma anche un oggetto incline a danni e graffi permanenti come dimostrano i primi utenti Che l’iPhone sia sempre stato uno smartphone dal design ricercato e innovativo è un dato di fatto. Allo stesso modo, la concezione mobile della Mela è, da sempre, un prodotto incline a graffi e danni permanenti, dovuti non solo alla poca attenzione da parte degli utenti. Non a caso, l’iPhone 7, che dava il benvenuto alla colorazione Jet Black, è stato criticato abbastanza per un retro nero che, solo dopo pochi utilizzi, risultava già depositario di segni e rigature evidenti. Il motivo? Una costruzione in vetro traslucido, molto bello da vedere ma molto meno da vivere. La problematica sembrava si fosse risolta con il lancio dell’iPhone 8 e 8 Plus, pure composti da uno chassis posteriore in vetro, ma più resistenti nell’utilizzo quotidiano. Poi è arrivato iPhone X e la questione fragilità si è ripresentata. Cosa succede Sono già diversi gli utenti che, al mondo, hanno postato sui social network foto e video dei loro iDevice nuovi di pacca rovinati, rotti e con uno schermo lesionato. Sia ben chiaro: tutto questo a seguito di cadute accidentali e causate dai possessori ma comunque conseguenza di una costruzione fin troppo delicata e poco incline a rimanere intatta anche dopo qualche giorno di utilizzo. Quante volte capita che lo smartphone urti o cada da pochi centimetri sia a casa che a lavoro? SuareTrade, che affibbia a ogni telefonino un punteggio di fragilità, ha donato all’iPhone X un rank di 90 su 100, definendolo come il device di Apple più soggetto a rotture di sempre. A livello globale, potremmo definire Ten come il cellulare più fragile di tutto il comparto mobile, visto che un diretto concorrente, come il Galaxy S8, porta a casa un risultato di 77 su 100, più o meno come il resto dei top di gamma. La soluzione? Dopo aver comprato un fiammeggiante iPhone X, dedicare qualche euro a una cover, che possa abbassare il rischio danneggiamento. The post L’iPhone X è lo smartphone più fragile di sempre appeared first on Data Manager Online.

Alzheimer, studio shock: forse si può trasmettere con il sangue

Uno studio solleva il dubbio che l’Alzheimer si possa trasmettere attraverso il sangue di una persona malata Condotta dalla University of British Columbia di Vancouver, una ricerca pubblicata sulla rivista Molecular Psychiatry (Nature) si interroga su un dubbio che potrebbe aprire nuovi scenari sull’Alzheimer, una patologia considerata la piaga dell’epoca moderna e di cui è stata recentemente individuata l’origine nel cervello. La proteina che altera il cervello Lo studio dimostra che la beta-amiloide, proteina cardine nella patogenesi dell’Alzheimer, può trasmettersi attraverso il sangue da un animale all’altro, causando in breve tempo delle alterazioni patologiche nel cervello degli animali sani. Analizzando questa proteina, che viene prodotta direttamente nel cervello e in tessuti periferici da dove poi passa nella circolazione generale, ha portato i ricercatori a sospettare che una trasfusione di sangue possa trasmettere la malattia. “È la prima volta – annuncia Weihong Song, alla guida dell’esperimento – che si dimostra che la proteina beta-amiloide penetra nel sangue e nel cervello da un altro topo e causa segni di Alzheimer”. Fra l’altro questa conclusione va a rafforzare l’idea di sviluppare cure per l’Alzheimer che abbiano come target il metabolismo della proteina beta-amiloide. Un’ipotesi già esplorata In precedenza era stato dimostrato come su un campione di oltre due milioni di riceventi trasfusioni in Svezia e Danimarca non fosse stato evidenziato un aumentato rischio di Alzheimer nelle persone che avevano ricevuto sangue da donatori malati. Questo però non esclude che possa accadere in futuro. Secondo lo stesso Gustaf Edgren del Karolinska Institutet di Stoccolma, nonostante il suo studio sia stato di grandi dimensioni, è possibile che l’arco di tempo preso in considerazione sia troppo breve per evidenziare una correlazione tra trasfusione e demenza. “Abbiamo eseguito un follow-up di 25 anni – dice – forse potrebbe volerci un tempo più lungo perché la malattia si sviluppi. Molti ricercatori temono che si tratti di una proteina davvero infettiva”. Gli autori dell’ultimo studio tuttavia sottolineano che al momento è prematuro trarre conclusioni certe, in quanto il collegamento del sistema circolatorio nei topi è una situazione che non si applica alla persone. The post Alzheimer, studio shock: forse si può trasmettere con il sangue appeared first on Data Manager Online.

Premio Innovazione Smau assegnato a 7Pixel e Npo Sistemi

Durante la recente edizione della manifestazione milanese è stata valorizzata e premiata la case history riguardante il progetto di 7Pixel realizzato da Npo Sistemi, partner HPE Nell’ambito dell’edizione 2017 di SMAU Milano, svoltosi dal 24 al 26 ottobre scorso, Npo Sistemi ha ottenuto il Premio Innovazione SMAU per la realizzazione di un’infrastruttura componibile in grado di rendere maggiormente autonomi gli sviluppatori di 7Pixel. “Il nuovo sistema HPE Synergy – ha illustrato Massimo Altamore – Account Manager di Npo Sistemi – entrerà in funzione in 7Pixel durante questo mese per migliorare le performance del network di siti online per e-commerce. Si tratta di una soluzione che offre agli sviluppatori di siti internet e tools maggiore indipendenza. Un sistema dall’infrastruttura componibile, praticamente ibrida, capace di unire insieme hardware, software e cloud”. Queste sono solo alcune delle esigenze che hanno spinto 7Pixel (società italiana leader nel mercato della comparazione prezzi degli operatori di e-commerce che ha, tra i suoi marchi, anche il famoso sito Trovaprezzi.it) ad adottare, tramite la consulenza di Npo Sistemi, il prodotto HPE Synergy per migliorare le proprie prestazioni aziendali. “La Continuous Delivery – è intervenuto Antonio Ettorre, System Engineer del team IT 7Pixel – è per noi un obiettivo da tempo, ma con i mezzi convenzionali non era raggiungibile. Il progetto di rinnovamento risale a quasi un anno fa. Infatti, insieme a Npo Sistemi, la società di consulenza per l’ICT che ci ha accompagnati in questo percorso, 7Pixel era presente a Londra lo scorso dicembre 2016 in occasione della Discover Presentation, l’evento che ha lanciato sul mercato i nuovi prodotti HPE. Già allora trovammo la soluzione di Synergy molto valida; poi il nostro rapporto di lunga data con Npo Sistemi e la possibilità di personalizzare a seconda delle nostre esigenze ci ha convinti del tutto”. “La definizione più adatta per HPE Synergy – ha sintetizzato Altamore – è quella di un’infrastruttura talmente evoluta da riuscire ad adattarsi a qualsiasi tipo di compito: elaborazione e storage dei dati possono essere configurati in maniera istantanea a seconda delle esigenze delle singole applicazioni. L’infrastruttura semplifica il ridimensionamento e lo automatizza a livello di scalabilità rack/row. L’IT può ora assemblare senza sforzo i blocchi costitutivi nelle dimensioni necessarie all’azienda”. Con tutta la semplicità di un’interfaccia di programmazione unificata e di un solo click (una singola linea di codice) per il provisioning dell’infrastruttura componibile, HPE Synergy consente di ottimizzare le opportunità dei partner integrando senza difficoltà decine di strumenti di gestione di uso comune. “Possibilità così variegate nella realtà di 7Pixel – ha aggiunto Altamore – si trasformano in una maggiore autonomia di azione per chi lavora all’interno dell’azienda. Il punto d’approdo designato è DevOps, una metodologia di sviluppo software che punta alla comunicazione, collaborazione e integrazione tra sviluppatori e addetti dell’information technology. Grazie a questa metodologia gli sviluppatori hanno a disposizione un maggiore controllo degli ambienti, dando all’infrastruttura una visione più incentrata sull’applicazione”. Altamore, soddisfatto per questo importante riconoscimento da parte di SMAU ha così concluso: “Il futuro con HPE Synergy prevede un sistema in cui ogni cambiamento sarà integrabile senza fatica offrendo a tutti la massima libertà di azione: un software personalizzabile da ogni sviluppatore e una copia di riferimento sul server in cloud”. The post Premio Innovazione Smau assegnato a 7Pixel e Npo Sistemi appeared first on Data Manager Online.

GDPR: il 55% delle aziende non ha un piano strutturato in vista della scadenza

Secondo la ricerca di SAS, che ha coinvolto 340 dirigenti aziendali a livello globale, meno della metà delle aziende ha già adottato un piano per adeguarsi e il 58% non è del tutto consapevole dell’impatto del regolamento GDPR Manca poco tempo per adeguarsi al regolamento europeo in materia di protezione dei dati personali (GDPR) ma, secondo un nuovo sondaggio condotto da SAS, meno della metà (45%) delle organizzazioni intervistate ha un piano strutturato per adeguarsi in vista della scadenza e più della metà (58%) sostiene che la propria azienda non è del tutto consapevole delle conseguenze derivanti dalla mancata conformità al regolamento. “Molte organizzazioni non sanno da dove iniziare per adeguarsi al regolamento GDPR”, ha affermato Arturo Salazar, Principal Business Solutions Manager, SAS. “Consigliamo di iniziare con una solida strategia di governance dei dati per essere certi che le tecnologie e le policy adottate forniscano una visione chiara e completa su dove si trovano i dati e sugli utenti autorizzati ad accedervi”. Highlight La maggior parte degli intervistati sostiene che il regolamento GDPR avrà un impatto enorme sulla propria organizzazione. Tuttavia, solo il 42% degli intervistati afferma che le propria organizzazione è consapevole di tale impatto. Solo il 45% delle organizzazioni ha messo in atto un processo strutturato per adeguarsi regolamento GDPR, ma di queste solo il 66% ritiene che tale processo sarà in grado di soddisfare appieno i requisiti di conformità. Molti degli intervistati infatti ammettono di non sapere come determinare la conformità in ambito GDPR. Non sorprende che le grandi organizzazioni (con più di 5.000 dipendenti) siano meglio attrezzate per gestire il regolamento GDPR, con il 54% degli intervistati pienamente consapevole dell’impatto, rispetto ad appena il 37% delle aziende di piccole dimensioni. Solo il 24% delle organizzazioni si avvale della consulenza esterna per adeguarsi al regolamento GDPR, ma il 34% di quelle che già dispongono di un processo strutturato in atto si affidano a società di consulenza. Portabilità dei dati e diritto all’oblio Secondo il regolamento GDPR, gli individui hanno il diritto di richiedere la cancellazione o il trasferimento dei propri dati personali a un’altra organizzazione. Da ciò scaturiscono numerose domande sugli strumenti e sui processi di cui le aziende devono disporre. Per il 48% degli intervistati, la ricerca dei dati personali all’interno dei database (ad esempio set di dati copiati, dati CRM) rappresenta una vera e propria sfida. Il 58% delle organizzazioni che hanno partecipato al sondaggio dichiara di avere alcuni problemi con la gestione della portabilità dei dati e il diritto di cancellazione degli stessi. Anche il controllo dell’accesso ai dati personali è una questione estremamente seria. Le aziende di grandi dimensioni e gli istituti finanziari hanno maggiore difficoltà a trovare i dati personali archiviati rispetto ad altre organizzazioni. I vantaggi del GDPR Alla domanda sui potenziali vantaggi del GDPR, il 71% degli intervistati ritiene che il regolamento comporterà un miglioramento nella governance dei dati. Dal sondaggio risulta inoltre che il 37% delle organizzazioni ritiene che le proprie capacità informatiche miglioreranno man mano che ci si impegnerà per adeguarsi, mentre il 30% concorda sul fatto che la conformità al GDPR favorirà la propria immagine aziendale. Le aziende ritengono inoltre che l’impegno investito nel processo di conformità risulterà vantaggioso anche per i clienti. Dal sondaggio risulta che il 29% delle organizzazioni ritiene che la soddisfazione dei clienti aumenterà proporzionalmente al loro impegno per adeguarsi al regolamento GDPR. The post GDPR: il 55% delle aziende non ha un piano strutturato in vista della scadenza appeared first on Data Manager Online.