Consorzio CBI, presente e futuro dei pagamenti digitali
Liliana Fratini Passi, direttore generale: «L’obiettivo è di supportare la trasformazione digitale del Paese, spingendo verso la digitalizzazione dei servizi. Il digitale è il futuro» Il Consorzio CBI, nato nel maggio del 2008 per volontà dell’ABI, è un soggetto cardine per lo sviluppo dei servizi digitali con finalità finanziarie nel nostro Paese. Da quasi un decennio, serve più di 480 istituti, l’86 per cento dell’industria bancaria italiana e il cento per cento del corporate banking, oltre a Poste Italiane e CartaLis, che appoggiandosi all’infrastruttura condivisa permettono a più di un milione di imprese e alle pubbliche amministrazioni di accedere a servizi transazionali efficienti. Le attività di CBI sono davvero tante e sempre in evoluzione. «Quello che facciamo – spiega a Data Manager Liliana Fratini Passi, direttore generale del Consorzio – è sviluppare progetti di trasformazione strategica nel mondo dei pagamenti e della gestione documentale. Il nostro lavoro non è solo quello di pensare e ideare ma anche di fornire le infrastrutture di accesso. Sono quest’ultime che consentono ai consorziati di comunicare in via telematica con la clientela sia a livello nazionale che internazionale per l’erogazione dei diversi servizi. Storicamente il Consorzio è conosciuto per lo sviluppo della rete di corporate banking che abilita la gestione di incassi, pagamenti e rendicontazioni, da una banca capofila a tutte quelle presso cui un’azienda ha un conto corrente». Innovare il contesto finanziario del Paese L’obiettivo è di supportare la trasformazione digitale del Paese spingendo verso la digitalizzazione dei servizi. Questo porta, e lo farà ancora di più in futuro, una concreta ottimizzazione delle risorse a disposizione. Come spiega Liliana Fratini Passi – «un conto è avere tante strade statali parallele, che portano verso un’unica destinazione, e un altro poter contare su un’autostrada unica, capace di ridurre l’onere di manutenzione con una ripartizione dei costi tra i provider che gestiscono il traffico». Il Consorzio CBI sviluppa servizi basati su standard condivisi, sui quali ogni consorziato può creare servizi in concorrenza. Da anni, il Consorzio CBI collabora anche con l’Agenzia per l’Italia Digitale, per esempio per il lancio di pagoPA, il sistema di pagamenti elettronici realizzato per rendere più semplice per i cittadini il pagamento verso la pubblica amministrazione, attraverso qualsiasi Prestatore di Servizi di Pagamento aderente (PSP). E tra i progetti sviluppati dal Consorzio, CBILL è quello che mette in pratica le linee guida di pagoPA, semplificando i pagamenti online degli avvisi di pagamento e di conseguenza la comunicazione tra enti, aziende e cittadini. «CBILL consente di consultare e pagare online bollettini, multe, ticket sanitari, cartelle esattoriali e tanto altro. In pratica, stiamo parlando del sistema che realizza il cosiddetto Modello 3 dell’AgID. In piena operatività dal 2015, 443 banche offrono il CBILL abilitando il pagamento online di oltre 150 fatturatori privati e 8.900 pubbliche amministrazioni, tra scuole, comuni e ASL e altri enti». #PagamentiDigitali Liliana Fratini Passi @ConsorzioCBI Un’autostrada unica per i serviziClick To Tweet Riduzione del contante in circolazione Una conseguenza indiretta, ma voluta, di CBILL è la riduzione della circolazione del contante e di tutto ciò che ne deriva: costi di produzione, manutenzione, lotta alle frodi, alla produzione di falso. Il digitale è il futuro, lo sanno le banche che hanno colto sin da subito l’invito del Consorzio CBI ad aderire a CBILL per il pagamento online dei bollettini e avvisi di pagamento. Il bello è che CBILL non solo consente di risparmiare tempo evitando lunghe code agli sportelli ma contribuisce a risolvere un problema ancora presente nel panorama nazionale, quello delle frodi tramite la cosiddetta stornabilità. «Capita ancora che una persona paghi un bollettino e poi richieda lo storno dal conto» – spiega Liliana Fratini Passi. «A quel punto il debito, formalmente, viene sanato ma in realtà non c’è nessun riscontro economico per l’azienda o la PA creditrice. Con CBILL invece il creditore ha la certezza immediata dell’avvenuto incasso. Lato utente debitore, stiamo sviluppando varie funzionalità, tra le quali l’utilizzo del codice fiscale per verificare tramite internet banking le proprie pendenze in essere: insomma non consideriamo CBILL solo un mezzo per pagare online ma un informatore della propria situazione finanziaria debitrice a 360 gradi». Serve maggiore omogeneità dell’offerta Il successo è nelle cifre: sono in tutto 15.780 le PA già aderenti a pagoPA (di cui 8.900 su CBILL), 2.141.412 le operazioni portate a termine, oltre 300.000 con il solo CBILL dall’inizio del 2017. Ma per raggiungere la perfezione, occorre armonizzare i livelli di adesione, non solo da parte degli intermediari ma anche delle PA. «Se risiedo a Roma – spiega Liliana Fratini Passi – devo poter pagare ad esempio la TARI della casa di Roma e di quella della casa al mare nella stessa modalità, così come di altri servizi. Ma non solo: serve lavorare sulla divulgazione del digitale anche tra i cittadini e su questo siamo attivi anche attraverso altri partner. Per esempio con Feduf, la Fondazione per l’Educazione Finanziaria e al Risparmio, abbiamo promosso lo scorso anno il progetto “Pay 2.0 il denaro del futuro”. Inoltre, stiamo portando avanti una specifica campagna di comunicazione, che intende sensibilizzare i cittadini sull’utilizzo dei pagamenti digitali. Le diverse iniziative vedono affiancare a eventi sul territorio una comunicazione trasversale tramite sito e canali social, rafforzata dalle iniziative che le singole banche stanno realizzando a supporto della comprensione del servizio CBILL». Semplicità di accesso e focus sulla sicurezza Cosa c’è nel futuro del Consorzio CBI in termini di nuovi strumenti? «Stiamo lavorando con AgID per abilitare le amministrazioni più lungimiranti all’avviso digitale» – risponde Liliana Fratini Passi. «Questo permetterà, in accordo con gli istituti finanziari, di inviare all’account del cliente messaggi specifici circa un debito in scadenza, da poter solvere in pochi passi. La strada è quella dell’ampliamento delle possibilità tenendo ben in mente la semplicità dell’accesso e delle operazioni». Questo – però – pone un’attenzione particolare alla sicurezza digitale, ragione per cui il Consorzio ha rafforzato, e continuerà a farlo, i livelli di protezione di sua competenza. Il CBILL è un servizio sicuro perché offerto dalle banche attraverso i propri canali online e
Oracle “The Cloud Show”, la nuvola protagonista della rivoluzione digital
L’appuntamento annuale diventa un vero e proprio evento in cui la nuvola è interprete principale dell’innovazione strategica dell’IT “Oggi il cloud è una parola che viene associata a tanti contesti, dal meteo all’informatica, passando ai videogame e alle istituzioni. Il motivo? La nuvola è oramai ovunque”. Si apre così, con Enrico Bertolino, Oracle The Cloud Show, l’appuntamento annuale che Oracle organizza in Italia per fare il punto sullo stato dell’arte dell’innovazione digital nel nostro paese, declinata appunto in tanti ambiti di utilizzo. Il cambio di passo, rispetto all’edizione dello scorso anno, è evidente, sopratutto in termini di contenuti: è evidente come oramai il cloud non sia più una commodity, una delle tante possibilità di adozione tecnologica ma un asset fondamentale, in grado di ottimizzare le risorse, ampliare l’offerta e pensare a nuovi servizi, senza limiti di sorta. “Parlare di cloud computing anche in Italia non è più così strano, a tanti livelli – spiega Fabio Spoletini, Country Leader di Oracle Italia – processi e metodologie sono pienamente calati in dinamiche che al centro hanno proprio il paradigma della nuvola. Pensiamo alle attività odierne ma anche a quelle che vedremo in futuro, basate sull’intelligenza artificiale, sul machine learning, su un uso più ampio dell’IoT. Il cloud non è un progetto ma un percorso di cui non vediamo la fine perché costantemente in evoluzione”. La prima testimonianza, su come il cloud abbia cambiato, in meglio, il business di tante aziende, arriva da Bianca F. Granetto, Research Vice President di Gartner: “La conseguenza principale è che il cloud, nei prossimi anni, sposterà sempre più le voci di costo di una compagnia, che si tratti di una big o di una PMI. Immersi nella seconda fase della digital transformation, i CEO non avranno più possibilità di ignorare i modelli operativi digitali, perché non si potrà lavorare fuori alla nuvola, un concetto che qualcuno pensa ancora sia innovativo ma, in realtà, è già consolidato all’estero”. #CloudShowIT @OracleItalia Le principali tecnologie che ci porteranno verso l’AI di nuova generazione sono tutte open source pic.twitter.com/dmxuc00ZyX — Data Manager Online (@datamanager_it) 9 novembre 2017 In che modo Oracle si inserisce all’interno del viaggio di trasformazione dell’IT nostrano? Lo racconta ancora Spoletini: “La nostra missione è partita dal far evolvere i processi. Rendendoli più snelli e versatili, la struttura può intervenire con maggior semplicità nella catena di valore, per capire come migliorare la produttività e, di conseguenza, le revenue. La strategia che Oracle ha abbracciato già da qualche anno, le ha permesso di piazzarsi in tutti i principali quadranti magici di Gartner, anche in settori, come l’ERP sul cloud, dove fino a poco tempo fa eravamo assenti. Gli analisti ci dicono che in un decennio il cloud ibrido sarà il motore trainante delle middle e big company in tutto il mondo ed è il motivo per cui fornitori, partner e clienti, devono pensare seriamente ad approcciare un cambiamento concreto, non solo di visione ma fattuale”. Un tema centrale del Cloud Show è la open innovation. Non a caso, tutte le tecnologie su cui Oracle si basa hanno una licenza open source, ovvero si poggiano in maniera determinante sul feedback e sull’intervento delle community che ogni giorno usano i software e le piattaforme del gruppo. Il cuore aperto della multinazionale è ben evidenziato da Emanuele Ratti, Key Accounts Leader di Oracle Italia: “Il nostro approccio all’innovazione segue tre punti, il prodotto, le persone e il go-to-market. Si tratta di tre contenitori legati da un aspetto comune: la collaborazione. L’interazione che da sempre cerchiamo è quella tra i reparti interni ma anche nel canale comunicativo verso l’esterno. Abbiamo non solo un orecchio sempre attento alle opinioni dei nostri utenti, per comprendere come crescere, ma anche una naturale predisposizione ad accogliere nuove idee e progetti, con la convinzione che la contaminazione porti una serie di vantaggi per tutti i soggetti coinvolti”. In calce alla giornata c’è stato spazio per Cloud Hero Awards, dedicato al riconoscimento verso alcune aziende che hanno contribuito a spostare più in là i limiti del possibile con la digitalizzazione. La stessa Oracle ha premiato Marta Leonori, commissario straordinario di Formez PA; Deloitte ha testimoniato l’impegno di RetItalia/ICE, Business Reply ha elogiato Siram e Red Reply la Tecnocasa. È giusto ricordare che The Cloud Show è stato organizzato con i partner: Business Reply, Technology Reply, Deloitte, SopraSteria, Accenture, Tas Group, Var Group, Engineering, Tai Software, R1 S.p.A, Talent Garden, Axxana; con il distributore Computer Gross e Alfasistemi, Atlantic, GN Enterprise Business Solutions, Horsa, ITD Solutions, RTT e SinfoOne, molti dei quali presenti nelle due aree demo dove si sono potute toccare con mano le applicazioni disruptive Oracle-based. The post Oracle “The Cloud Show”, la nuvola protagonista della rivoluzione digital appeared first on Data Manager Online.
Augeos in campo sul GDPR
Soluzioni software, consulenza e strategia di espansione all’estero. Si evolve l’offerta del gruppo piemontese in tema di rischio informatico e privacy alla luce dell’entrata in vigore del regolamento europeo sulla protezione dei dati (GDPR) che cambia la logica del rischio e degli adempimenti delle imprese I possibili rischi che gravano sui dati, direttamente o indirettamente, sono numerosi. In generale, possono essere ricondotti a diverse tipologie tra le quali danneggiamento o indisponibilità dei sistemi hardware e software, distruzione, alterazione, diffusione e comunicazione non autorizzata dei dati. L’estrema diversificazione, l’ampiezza dello spettro, rende problematica la loro catalogazione. E tuttavia, la fase di analisi dei rischi – la descrizione cioè dei principali eventi potenzialmente dannosi – e la valutazione delle possibili conseguenze in termini di gravità che incombono sui dati, rappresentano un passaggio fondamentale nel processo di costruzione di un sistema efficiente di gestione dei rischi IT e privacy. Perché è sulla base della valutazione del potenziale accadimento e del livello di gravità di un evento imprevisto che l’organizzazione valuterà quali misure di sicurezza adottare a fronte dei possibili scenari di rischio. Augeos, azienda con sede a Rivoli, è specializzata in servizi e soluzioni IT ad alto valore aggiunto nei segmenti risk management e data providing, con un portafoglio clienti che comprende tra gli altri Intesa Sanpaolo, Mediobanca, Societé Génerale, Cedacri e Banco BPM. «Siamo un’azienda che sviluppa prodotti nell’area finance, nello specifico nell’area risk management. Soprattutto per il mercato bancario. Abbiamo sviluppato una serie di soluzioni, inizialmente sul tema dei rischi operativi, di compliance e nell’ultimo anno dei rischi informatici» – ci racconta Claudio Ruffini, fondatore e presidente di Augeos. Un tema quest’ultimo, strettamente connesso a quello della privacy e della cybersecurity, particolarmente attuale per la concomitanza con la promulgazione del GDPR, la nuova normativa europea sulla privacy, in vigore dal maggio 2018. La nuova mappa del rischio «La normativa GDPR introduce una serie di nuovi importanti adempimenti per le aziende. Molte delle procedure, delle prassi e dei processi bancari dovranno essere adattati per poter gestire adeguatamente le informazioni relative al trattamento dei dati soggetti alla nuova norma» – premette Ruffini. Adeguamenti finalizzati a far sì che ogni banca sia in grado di tracciare in ogni momento tutti i dati oggetto della norma, in suo possesso. «Tracciabilità e all’occorrenza cancellazione o obbligo di segnalazione, non solo all’interessato ma anche agli enti di controllo» – rileva Ruffini. «Quindi un completo controllo su questi dati. Natura, ubicazione, tipo di trattamento e valutazione dell’impatto, sono alcune delle novità introdotte per le quali si rende necessario l’introduzione di nuovi sistemi di supporto alla governance aziendale. L’importanza della materia è dimostrata anche dal fatto che in presenza di una violazione dei dati (data breach) la banca sarà tenuta entro 72 ore a notificare l’accaduto all’interessato e alle autorità competenti. La normativa prevede inoltre la presenza di un responsabile preposto a gestire tali dati, il data protection officer: un altro fattore di forte impatto dal punto di vista organizzativo». Banche e assicurazioni, grandi imprese e PMI, pubblica amministrazione: tutti dovranno perciò dotarsi di strumenti e metodologie adeguate per poter gestire questo passaggio alla nuova normativa. «Se tutto questo non viene gestito con adeguati strumenti si rischia di essere inadempienti. Con sanzioni decise dall’Europa estremamente elevate. Che possono arrivare fino al quattro per cento del volume d’affari. Perciò bisogna dotarsi di strumenti all’altezza, senza i quali diventa più difficile rispondere pienamente alla legge» – osserva Ruffini. #Augeos Ruffini Ecco come mettere a fattor comune privacy e gestione del rischio ITClick To Tweet Una visione allargata della sicurezza La gestione del rischio IT richiede una visione allargata della sicurezza, tale da spostare l’attenzione da una serie di problematiche contingenti a una prospettiva olistica nella quale valutare costantemente numerosi fattori. «Un sistema come il nostro supporta la governance di questi processi. Aiuta a identificare natura e ubicazione dei rischi, collegarli agli asset aziendali, magari già analizzati con un sistema di IT risk management implementato in precedenza dalla banca, che oltre a censire i processi, gli asset e i rischi IT può agganciarsi anche al trattamento dei dati. Una soluzione come AITRisk riesce a mettere a fattor comune le analisi di rischio già realizzate e permette di integrare anche il tema della privacy. Permette di mappare questi rischi, valutarli e gestire l’aspetto di remediation, migliorare i controlli, individuare i punti di failure e di debolezza dei sistemi. Inoltre, consente di gestire e di documentare tutti questi processi nel caso dovesse verificarsi un problema di data breach/incident di fronte a tutti gli organismi preposti a richiedere che cosa è stato fatto in termini di prevenzione, controlli (Garante, audit, Banca d’Italia). Un sistema che si rivolge alle funzioni di controllo. Un supporto importante per svolgere al meglio il loro compito». Soluzioni software e consulenza L’offerta di Augeos è anche di tipo consulenziale, come ci illustra Ruffini. «La nostra offerta prevede sia un prodotto software che attività consulenziale. È chiaro che le banche in questa fase hanno bisogno di comprendere appieno l’impatto della normativa sulla loro organizzazione. Pertanto è forte il bisogno di consulenza organizzativo-funzionale, business impact analysis, e così via. Per le realtà che hanno già intrapreso questo percorso, la nostra soluzione consente di migliorare la governance di questi uffici, garantendo gli adempimenti richiesti dalla legge. Difficile gestire tutto con fogli elettronici, semplici email, o analisi fatte su carta. Un sistema, un repository a prova di audit che permetta di ricostruire il tutto è sicuramente un fattore vincente». Strategia di espansione Il mercato d’elezione di Augeos è quello delle banche. Questo non significa tuttavia che non ci siano degli altri mercati sui quali indirizzarsi nei prossimi mesi. «Il GDPR impatta in modo trasversale tutte le imprese e le organizzazioni. Le problematiche sono esattamente le stesse, così come i sistemi e le metodologie per trattare questa tematica. La nostra strategia è quella di consolidare l’offerta nel mondo bancario e allo stesso tempo proporsi a tutto il mondo finance a 360 gradi, approcciando assicurazioni, SGR e SIM. E successivamente alle grandi imprese. In una prospettiva più
Parla Nadella: “Ecco in cosa siamo diversi da Apple e Google”
Il CEO di Microsoft non usa mezzi termini quando parla di tecnologia: “Va bene tutto, ma avrete sempre bisogno di un computer con Windows” La trasformazione interna di Microsoft era la scommessa principale di Satya Nadella. Quel “cloud first, mobile first” sembrava una pazzia qualche anno fa e invece si è rivelato come paradigma vincente e lungimirante nel breve periodo. Oggi Microsoft è soprattutto questo, una multinazionale che detiene ancora la leadership nel campo dei sistemi operativi con un occhio a innumerevoli servizi per l’utente business, focalizzati sulla nuvola. Che si tratti di suite di produttività, CRM o analisi dei dati, il gigante di Redmond ha una soluzione per tutto, riuscendo a integrare perfettamente i singoli software con l’universo di proposte consumer e commercial. Guardando all’ampio panorama IT, sembra però che la compagna abbia perso un po’ di terreno nei confronti di competitor diretti, come Apple e Google. Non è dello stesso parere Nadella, che durante una tappa del suo tour di promozione del libro Hit Refresh, ha tirato le somme su quanto fatto finora dall’azienda, con un occhio al futuro. Altro che iPad Guardando la platea, Nadella ha guardato un iPad esclamando: “Hai bisogno di un vero computer amico mio”. Una battuta, solo una frase estemporanea, che però nasconde una grande verità. Pur tenendo gli occhi ben aperti su quello che è il contesto hi-tech globale, fatto di trend e contraddizioni, il CEO sa benissimo che esistono strumenti, attualmente, ancora necessari e insostituibili per certi utilizzi. Il computer è uno di questi, e anche se la percentuale di chi usa macOS è in crescita sensibile, la piattaforma regina resta sempre Windows. “Non voglio togliere ad Apple e Google il successo ottenuto sinora ma noi siamo un soggetto differente. Non ci poniamo come rivenditori di tecnologia, uno dei tanti sul mercato. Preferiamo creare soluzioni per tutti non oggetti di lusso destinati a pochi. Ci piace pensare al nostro ruolo come a quello di chi immagina il futuro lasciando che gli altri lo realizzino. Rispetto al passato siamo più aperti. Per questo abbiamo preferito lavorare per un’integrazione con Spotify piuttosto che continuare a puntare su Groove. L’ultima volta che c’ho fatto caso, ho visto più persone ascoltare musica su Spotify che su Groove. Ci sarà un motivo no? Non serve insistere su strade che le persone non vogliono percorrere”. The post Parla Nadella: “Ecco in cosa siamo diversi da Apple e Google” appeared first on Data Manager Online.
Facebook vuole vederci nudi per combattere il revenge porn
Facebook ha pensato di migliorare i suoi algoritmi per l’identificazione di contenuti legati al revenge porn chiedendo agli utenti di fornirgli foto di nudo Il revenge porn è una pratica che si è diffusa negli ultimi anni e consiste nel pubblicare online foto intime o di nudo dei propri ex partner per vendetta. Questo tipo di comportamento particolarmente disdicevole è diventato una vera e propria piaga tanto che diverse aziende che operano sul web come Google, Microsoft, Twitter e Facebook hanno realizzato appositi strumenti per combatterlo. Proprio quest’ultimo sta sperimentando un innovativo sistema di controllo mirato a prevenire la diffusione di questi contenuti più che sulla censura a posteriori in modo del tutto inedito. Facebook ritiene che per bloccare alla nascita il revenge porn deve migliorare i suoi sistemi di riconoscimento dei contenuti ritratti nelle foto. Per questo ha chiesto agli utenti di fornire volontariamente scatti in cui non indossano i vestiti. Il sistema è attualmente sotto sperimentazione in Australia con il sostegno delle autorità locali. I partecipanti al test hanno dovuto compilare un questionario redatto dalla società di sicurezza online e-Safety e poi condividere su Messenger la propria foto con l’etichetta “immagine intima non consensuale”. Grazie a queste nuove informazioni ritiene sia possibile rendere più efficiente l’intelligenza artificiale e l’algoritmo di riconoscimento facciale integrato nei sistemi di controllo di Facebook, che in questi giorni ha rilasciato la versione Android di Bonfire. In questo modo sarà possibile identificare le foto di nudo che ci ritraggono e bloccarne per tempo la pubblicazione. Se condividere immagini che possono crearci imbarazzo con il proprio partner è pericoloso, perché non dovrebbe essere lo stesso con Facebook? Inman Grant, numero uno di e-Safety, sottolinea che il social network non salverà gli scatti forniti dagli utenti nei suoi server ma le utilizzerà solamente l’impronta digitale. Nonostante le rassicurazioni del partner di Facebook i dubbi rimangono. La storia ci insegna che molto spesso anche i grandi colossi del web sono poco attenti quando si tratta di proteggere la privacy come ha dimostrato l’hacking di iCloud. The post Facebook vuole vederci nudi per combattere il revenge porn appeared first on Data Manager Online.
Skype diventa Snapchat con stickers ed effetti fotografici
Skype si aggiorna su iOS e Android con un nuovo sistema di editing fotografico che sarà attivo anche per gli Highlights Snapchat è tra le app di messaggistica più in voga del momento e sebbene non possa contare un’utenza pare a colossi come WhatsApp o Messenger è comunque una fonte di ispirazione per i servizi a lei concorrenti. Anche Microsoft ha infatti deciso di imitare il rivale nell’ultimo aggiornamento di Skype. La piattaforma di Redmond, come si può leggere nella nota che illustra la novità, ha introdotto stickers, effetti e filtri per personalizzare le foto. La nuova funzione è stata integrata grazie al supporto offerto dall’app Sprinkles. Il nuovo sistema di modifica è stato inserito nella versione di Skype per iOS e Android. Per accedervi sarà sufficiente cliccare sull’icona a forma di bacchetta magica nella parte superiore dello schermo. Stickers, filtri, didascalie, tag geolocalizzati, indicatori del meteo ed effetti verranno aggiornati a cadenza regolare ed essendo smart si adatteranno al contenuto della foto. Poiché Microsoft, che ha confermato il futuro lancio di un servizio di streaming per videogiochi senza la necessità di una console, vuole dare maggiore peso alla modalità social di Skype, l’editing per le foto non riguarderà solo gli scatti condivisi nelle conversazioni ma anche la sezione Highlights, concettualmente molto simile alle Storie di Instagram. The post Skype diventa Snapchat con stickers ed effetti fotografici appeared first on Data Manager Online.
Leonardo e Microsoft collaborano a una soluzione Industry 4.0
Cloud computing, Internet of Things, business intelligence, machine learning, artificial intelligence e mixed reality alla base della soluzione “Secure Connected Factory”, progettata per ottimizzare efficienza, sicurezza e continuità degli impianti, grazie a strumenti di monitoraggio, pianificazione e manutenzione predittiva Leonardo e Microsoft annunciano una nuova partnership in ambito Industry 4.0: le due aziende collaboreranno per offrire al comparto manifatturiero una soluzione innovativa in grado di controllare in maniera completa e integrata tutti i processi e gli asset di un impianto produttivo. La soluzione “Secure Connected Factory”, sviluppata da Leonardo facendo leva sulle proprie metodologie di security by design e sulla tecnologia Microsoft, in particolare su componenti di business avanzati e sulla mixed reality, consente alle imprese di incrementare l’efficienza dei processi produttivi, riducendo tempi e costi di sviluppo. Secure Connected Factory fornisce in tempo reale informazioni strategiche, basate sui dati raccolti dagli impianti, e abilita un controllo completo su asset e processi industriali a supporto delle decisioni di operatori, supervisori e manager, in una logica di trasformazione digitale completa. Inoltre, permette di connettere al cloud Azure di Microsoft qualsiasi tipo di macchinario, sistema di automazione, CNC (Computer Numerical Control) e PLC (Programmable Logic Controller) o sensori dei principali produttori a livello mondiale, grazie anche alla tecnologia garantita dall’ecosistema dei partner Microsoft. In questo modo i dati raccolti in fabbrica possano essere trasferiti in tempo reale sulla piattaforma cloud Azure rendendo così possibile il monitoraggio da remoto. Utilizzando inoltre la funzionalità di manutenzione predittiva, è possibile ridurre i fermi macchina, ulteriormente minimizzabili con strumenti di pianificazione e tracking real time dell’intervento delle squadre tecniche. Attraverso la componente di business intelligence di Microsoft Power BI si possono, inoltre, visualizzare i dati in modo interattivo monitorando e analizzando gli ordini e le usure delle parti meccaniche. Secure Connected Factory utilizza meccanismi di machine learning e di intelligenza artificiale Microsoft, grazie a ai quali le macchine sono in grado di comunicare con gli operatori in linguaggio naturale. Infine, la soluzione fa leva su HoloLens, la tecnologia di mixed reality di Microsoft: le macchine utensili possono trasmettere informazioni di telemetria agli operatori tramite ologrammi. “Combinando la nostra competenza in ambito Information Technology e sicurezza digitale con l’expertise dei nostri partner industriali e facendo leva sulla tecnologia di Microsoft per il monitoraggio e l’analisi predittiva, Leonardo ha sviluppato una soluzione che consente una gestione più efficiente degli impianti di tutte le grandi imprese manifatturiere. L’innovazione è da sempre parte del nostro DNA e, grazie a questa collaborazione, siamo riusciti a riunire in un unico progetto le opportunità di trasformazione offerte dai nuovi trend tecnologici dell’Industry 4.0, da Internet of Things alla mixed reality”, ha commentato Andrea Campora, responsabile della linea di business Cyber Security & ICT Solutions di Leonardo. “Siamo orgogliosi di collaborare con Leonardo allo sviluppo di una soluzione innovativa, che siamo sicuri contribuirà alla trasformazione digitale del comparto produttivo in un’ottica autenticamente Industry 4.0. Secure Connected Factory coniuga cloud computing, Internet of Things, business intelligence, machine learning, artificial intelligence e mixed reality per abilitare i più evoluti sistemi di monitoraggio da remoto e manutenzione predittiva e per valorizzare dati industriali eterogenei traducendoli in informazioni strategiche. Grazie alle nuove tecnologie è possibile infondere intelligenza nei processi e ottimizzare non solo le performance ma anche la sicurezza di impianti produttivi e fabbriche”, ha dichiarato Vincenzo Esposito, Direttore della Divisione Enterprise Commercial di Microsoft Italia. “Questo progetto testimonia l’impegno di Microsoft per promuovere la trasformazione digitale in una logica Industry 4.0, accompagnando le aziende italiane verso la creazione di nuovi ecosistemi di intelligenza. IDC stima che la fabbrica intelligente sia già una realtà ed entro il 2022 il 40% dei processi operativi sarà in grado di ‘auto-apprendere’ e ‘auto-ripararsi’. Puntando sull’innovazione tecnologica, sulle sinergie con il nostro ecosistema di partner e sulla cooperazione con primarie realtà italiane come Leonardo, stiamo aiutando gli operatori e le aziende nostrane a cogliere le enormi opportunità che derivano dall’Industry 4.0 e a ripensare il proprio business in modo più efficiente, sostenibile e sicuro”. The post Leonardo e Microsoft collaborano a una soluzione Industry 4.0 appeared first on Data Manager Online.
Audi nella ricerca e sviluppo di carburanti sintetici

Audi e-diesel ottenuto da energie rinnovabili, acqua e CO2 Audi prosegue coerentemente la sua strategia nel campo degli e-fuel. Insieme ai partner Ineratec GmbH ed Energiedienst Holding AG, la Casa di Ingolstadt sta progettando la costruzione di un nuovo impianto pilota per la produzione di e-diesel nel comune svizzero di Laufenburg (Canton Argovia). Per la prima volta l’energia rinnovabile necessaria proverrà dall’acqua. L’impianto progettato ha una capacità di 400.000 litri annui. Già da diversi anni Audi effettua ricerche su carburanti ecocompatibili su base CO2 quali l’e-gas, l’e-benzina e l’e-diesel, il gasolio sintetico. La Casa di Ingolstadt compie adesso un ulteriore passo in avanti: «Con il progetto di Laufenburg, grazie ad una nuova tecnologia possiamo configurare la produzione dell’e-diesel in unità compatte, quindi in modo più efficiente ed economico. Inoltre l’impianto pilota offre la possibilità di rendere accumulabile l’energia rinnovabile», ha affermato Reiner Mangold, Direttore dello Sviluppo di Prodotti Sostenibili di AUDI AG. L’Audi e-diesel consente di alimentare i motori a combustione convenzionali in modo pressoché neutrale rispetto alle emissioni di CO2. Per la sua produzione, l’impianto Power-to-Liquid trasforma la corrente in eccesso ottenuta dall’acqua in carburante sintetico. Ciò avviene sulla base di un principio chimico: la corrente ecologica, ottenuta nella centrale idroelettrica, produce dall’acqua idrogeno e ossigeno mediante elettrolisi. Nella fase successiva l’idrogeno reagisce con la CO2 mediante l’adozione di una tecnologia di micro process engineering. La CO2 può essere ottenuta dall’aria o da gas di scarico biogeni e, come per tutti gli e-fuel Audi, è l’unica fonte di carbonio. Si originano collegamenti di idrocarburi a catena lunga. Nell’ultima fase del processo questi vengono separati per ottenere l’Audi e-diesel e cere che vengono impiegate in altri settori industriali. A Laufenburg si prevede di produrre i primi litri di e-diesel già nel corso del prossimo anno. Audi e le società che partecipano al progetto, Ineratec ed Energiedienst AG, richiederanno i permessi per la costruzione dell’impianto già nelle prossime settimane. L’avvio dei lavori è previsto per l’inizio del 2018. Per Audi questa è la seconda cooperazione ad un impianto pilota operante secondo il principio Power-to-Liquid. Già dal 2014, infatti, Audi collabora a Dresda con l’azienda operante nel campo delle tecnologie energetiche sunfire. Nel locale impianto, sunfire sperimenta la produzione di e-diesel secondo il principio già menzionato, ma utilizzando tecnologie diverse. Tra gli altri progetti Audi e-fuel figurano anche un impianto Power-to-Gas di proprietà della Casa, situato a Werlte, nella Germania nordoccidentale, che produce Audi e-gas, ovvero metano sintetico, per i modelli g-tron A3, A4 e A5. Inoltre gli ingegneri di Ingolstadt collaborano in ricerche per la produzione di e-benzina con partner altamente specializzati. The post Audi nella ricerca e sviluppo di carburanti sintetici appeared first on Data Manager Online.
PayPal lancia ‘Money Box’, per le spese condivise
La raccolta online sbarca in 16 Paesi tra cui l’Italia
Smart Working Day 2017: il tour fa tappa a Treviso

Il lavoro agile, una grande opportunità per le aziende e i lavoratori. Per metterlo in atto è indispensabile un cambiamento nel modo di pensare e di vivere le professionalità. Scopri come allo SWD TREVISO 2017 La location scelta per la quarta tappa del tour sposa perfettamente lo spirito dell’evento. Siamo alla H-FARM, una delle realtà più conosciute nell’ecosistema delle startup italiane. Una fattoria diversa da tutte le altre fattorie italiane dove si produce innovazione e si creano nuovi modelli di impresa. La prima iniziativa al mondo che, in un’unica struttura, mette assieme incubazione e accelerazione per le startup e aiuta le imprese tradizionali a trasformarsi in un’ottica digitale. Il contesto ideale per parlare di Smart Working, fornire esempi concreti ed approfondimenti pratici utili all’applicazione di un nuovo modello per fare business. Dopo i successi di Cormano, di Roma (con un inaspettato sold out e ben 300 registrazioni) e l’appuntamento di Napoli dei giorni scorsi, prosegue lo Smart Working Day Tour a cura di Inside Factory, Be Happy Remotely e Seedble, tre realtà diverse che in comune hanno una sfida: portare contenuti di valore in una giornata interamente dedicata alla scoperta del lavoro agile. Smart worker, manager aziendali, professionisti interessati all’adozione di un modello lavorativo di rottura proficuo, flessibile e redditizio ma anche nomadi digitali e studenti: fatevi avanti! Questo è l’evento per voi e per tutti i coloro desiderosi di capire come cambiare la propria cultura lavorativa. Skills, tools, suggerimenti, condivisioni di best practices, case history e scenari futuri. L’appuntamento è per il 14 novembre a Treviso negli spazi di H-FARM dove dalle 9,30 alle 17 esperti del settore e docenti qualificati saliranno in cattedra per guidare i partecipanti alla scoperta dello Smart Working e delle sue molteplici declinazioni. Che cos’è lo Smart Working? Perché ha senso introdurlo in azienda e quali sono gli step da seguire? La giornata offrirà una panoramica completa sul tema, dando pillole formative e affrontando argomenti specifici come il coworking, il worklife balance, la collaboration. L’occasione per farlo, oltre ai workshop, sarà lo spazio speciale del Salotto Live insieme ad ospiti di spessore. Il confronto a più voci raccoglierà infatti i case histories di Arianna Franceschini, People Care & Compensation Supervisor di Benetton, di Federico Lagni, Fondatore e CEO di AreaNetworking.it e di Tesla Club Italy e di Dario De Gregorio, People Development & Organization Director at OVS. A seguire gli speeches dei Vendor e ancora un focus su vantaggi ed opportunità offerte dal lavoro agile. “Lo Smart Working- dichiara Andrea Solimene CEO & Founder Seedble, organizzatore e speaker- sta entrando sempre più prepotentemente nelle strategie delle organizzazioni impattando sugli schemi, comportamenti, processi e abitudini delle stesse. Le tecnologie digitali stanno cambiando il nostro modo di lavorare e collaborare, l’ufficio diventa un luogo di incontro, non più il posto di lavoro. Gli spazi vengono ridisegnati e progettati per incontrare le esigenze di flessibilità e mobilità delle persone. È in atto un cambiamento che rappresenta l”evoluzione delle organizzazioni, e lo Smart Working è la chiave per l’innovazione” “Pensando al momento di profondo cambiamento dei modelli di lavoro attuale – aggiunge Giovanni Battista Pozza coach e founder di Work Happy Remotely – vedo nello Smart Working una risposta concreta ai dubbi degli imprenditori e dei collaboratori. Eppure è necessario un approccio a 360° per applicare un modello di Smart Working vincente. Si, perché c’è anche chi l’ha applicato male! Allo Smart Working Day c’è tutto quello che serve per iniziare bene e proseguire migliorando”. “Andremo alla ricerca di nuove fonti e idee utili – spiega Samuel Lo Gioco, formatore e Managing Director di Inside Factory – portando contenuti concreti: cosa devo fare per entrare nella cerchia degli smart workers? Quali sono i risultati tangibili che, aziende o professionisti, potranno riscontrare applicando lo Smart Working? Nell’era dell’Industria 4.0 e della Digital Transformation è fondamentale applicare un nuovo modello di lavoro dinamico. Per questo è nata l’idea di realizzare un evento totalmente pratico e diretto”. Di seguito l’agenda della giornata: Ore 9,30 Registrazione & Welcome Coffee Ore 10,00 Introduzione Ore 10,15 “Smart Working: lusso o sopravvivenza?” Andrea Solimene Ore 11,05 Noi e lo Smart Working: Speech Session Ore 11.45 Salotto Live: lo Smart Working attraverso i principali case history, confronto a più voci Ore 12,15 “Come essere un team collaborativo e produttivo da remoto” Giovanni Battista Pozza Ore 13,00 Light Lunch Ore 14,00 “Galateo Linkedin, L’educazione digitale alla base dello SW” Giada Susca e Valentina Marini Ore 14,50 “Smart Worker: come vincere la produttività con i giusti alleati contro i principali nemici” Samuel Lo Gioco Ore 15,25 Noi e lo Smart Working: Speech Session Ore 15,45 Coffee Break Ore 16,00 “Nuove regole per lo Smart Working: un punto di svolta?” Avv. Sergio Alberto Codella Ore 16,30 Consegna degli attestati Ore 17,00 Chiusura dei lavori L’evento è gratuito. Per iscriversi: http://www.smartworkingday.it/. Prossima tappa: Catania: 29 novembre The post Smart Working Day 2017: il tour fa tappa a Treviso appeared first on Data Manager Online.