Apple punta decisa sul visore per la realtà aumentata
Nuove conferme sullo sviluppo da parte di Apple di un visore per la realtà aumentata che potrebbe arrivare entro 2 anni La realtà virtuale è tra le tecnologie più in ascesa degli ultimi anni ma per come è strutturata, al momento risulta ancora poco adatta a un pubblico veramente di massa. La realtà aumentata invece si presta a un’utenza più ampia e lo dimostrano gli ingenti investimenti fatti da Google e Microsoft, i cui HoloLens sono finalmente arrivati anche in Italia. Anche Apple ha avviato alcuni progetti legati agli oggetti digitali inseriti nel mondo reale e stando a quanto afferma Bloomberg, la Mela ha deciso di fare sul serio in questo settore e ha accelerato lo sviluppo di un proprio visore AR che potrebbe essere pronto nel 2019 per arrivare sul mercato l’anno successivo. “Banalmente, pensiamo che la realtà aumentata cambierà il modo in cui usiamo la tecnologia, per sempre”, ha dichiarato il CEO di Apple, Tim Cook, qualche tempo fa. Al momento sappiamo pochissimo dei progetti della Mela nel campo della realtà aumentata. L’azienda di Cupertino ha contribuito a realizzare alcuni video a 360° ma non si è mai cimentata nella costruzione di un hardware di questo tipo. Al momento sappiamo che lo sviluppo del visore AR dovrebbe essere supervisionato da un ex ingegnere NASA e che potrebbe contare sul contributo dato dalla startup Metaio. Il sistema operativo sarebbe stato battezzato rOS (Reality Operating System) e pare che molte delle funzioni potranno essere attivate tramite il movimento della mani, della testa e con comandi vocali gestiti da Siri. Per Apple sfondare nel campo della realtà aumentata potrebbe essere più complicato del previsto. Google, ad esempio, ha sostanzialmente fallito con i Google Glass. Dopo uno sviluppo durato diversi anni, gli occhiali smart non sono mai arrivati nei negozi e Big G ha quindi dovuto rivedere completamente il progetto puntando su un’utenza professionale. The post Apple punta decisa sul visore per la realtà aumentata appeared first on Data Manager Online.
Campari Group sceglie l’AI di Darktrace per combattere i cyber-attacchi
L’azienda leader nell’industria globale del beverage di marca utilizza Darktrace per rispondere automaticamente alle minacce Darktrace annuncia che Campari Group leader mondiale nel settore premium spirit , ha scelto l’Enterprise Immune System di Darktrace per rilevare e rispondere autonomamente alle minacce informatiche in corso. Con un portafoglio di oltre 50 brand premium e super premium, Campari Group è il sesto maggiore player del settore con una rete di distribuzione su scala globale che raggiunge oltre 190 Paesi nel mondo e impiega circa 4.000 persone. Con il proliferare di minacce informatiche subdole e sofisticate, Campari Group voleva garantire che il proprio team di sicurezza potesse rispondere rapidamente al rischio di una violazione della propria rete. “Darktrace ha completamente cambiato il nostro approccio alla cyber security”, ha dichiarato Luca Scolaro, IT Security & Technology Manager, Campari Group. “La tecnologia di risposta autonoma consente al mio team di dedicare tempo e risorse a ciò che è veramente necessario, prendendo decisioni strategiche e di alto livello, mentre l’AI si occupa dei task ripetitivi per individuare e intraprendere azioni immediate contro le minacce. Posso fare affidamento su Darktrace per sapere quando agire e quale azione esatta intraprendere in risposta alle minacce che si manifestano, bloccandole e guadagnando tempo vitale per indagare”. L’Enterprise Immune System impara i normali “pattern of life” per ogni utente e dispositivo della rete di Campari Group. I potenti algoritmi di AI rilevano qualsiasi deviazione anomala rispetto alla “normalità”, che potrebbe indicare una cyber minaccia emergente. La tecnologia reagisce in modo intelligente agli attacchi in corso all’interno della rete, rallentando o bloccando le attività minacciose in tempo reale. “Come grande azienda del settore FMCG, Campari Group ha un’ampia e complessa supply chain che introduce molteplici vulnerabilità nella rete”, ha dichiarato Corrado Broli, Country Manager di Darktrace Italia. “Inoltre, Campari Group si basa molto sulla propria reputazione, quindi il potenziale danno che un cyber-attacco potrebbe causare è enorme Campari Group è all’avanguardia nello sfruttare i più recenti progressi nel machine learning per aiutare a difendere i propri marchi dalle conseguenze delle minacce informatiche”. The post Campari Group sceglie l’AI di Darktrace per combattere i cyber-attacchi appeared first on Data Manager Online.
CCH Tagetik al servizio dei nuovi CFO
L’evoluzione del ruolo dei chief financial officer offre nuove opportunità alla storica azienda specializzata in soluzioni di CPM, oggi ancora più competitiva grazie all’ingresso nel gruppo internazionale Wolters Kluwer Poco più di sei mesi fa, nello scorso aprile, si è conclusa l’acquisizione di Tagetik da parte di Wolters Kluwer. Logico quindi che Nicola Pierallini, general manager di CCH Tagetik Italy inizi proprio dal nuovo assetto proprietario dell’azienda italiana. «La parola chiave dell’acquisizione è continuità, riassunta da un dato su tutti: il management è rimasto quello di sempre, e questo ci lascia ampia autonomia di azione, pur nell’ambito di un gruppo di respiro globale» – esordisce Nicola Pierallini. Gruppo internazionale Del resto, «l’operazione è nata quasi per caso, nell’estate dello scorso anno, quando Wolters Kluwer era alla ricerca di un modo per entrare in un mercato nel quale non era presente. Contemporaneamente, noi stavamo andando avanti nel nostro piano stabilito insieme ai nostri investitori, che guardava soprattutto all’espansione negli Stati Uniti. È per questo che l’opportunità prospettataci da Wolters Kluwer si è rivelata quella ideale, anche in ragione della loro globale presenza e forza in USA e Canada: appartenere a una realtà dalle spalle così larghe ci permette di guardare agli sviluppi futuri con il necessario respiro per seguire un percorso di crescita organica e duratura. In sintesi, posso proprio dire che questa operazione era esattamente ciò che volevamo» – prosegue Nicola Pierallini. #CPM Nicola Pierallini @Tagetik al servizio dei nuovi #CFOClick To Tweet Crescita continua I primi risultati non si stanno facendo attendere: «Abbiamo ricevuto feedback molto positivi dal mercato e stiamo crescendo in maniera rilevante nelle diverse aree geografiche nelle quali operiamo» – spiega Nicola Pierallini. Spostando il discorso sul nostro Paese, «l’Italia continua a darci notevoli soddisfazioni, visto che è qui che siamo nati trent’anni fa ed è qui che ci siamo sviluppati, con una presenza molto pervasiva sul mercato» – spiega Pierallini, sottolineando che «in questo momento il nostro Paese mostra un crescente interesse un po’ in tutti i settori dal manufacturing, al fashion, al media e telco, fino ai financial services, in cui operiamo in una posizione di leadership». Valori condivisi Ma in realtà il continuato sviluppo anche del mercato italiano è figlio «della trasformazione che sta interessando da tempo la figura del chief financial officer (CFO), che è oggi più che mai strategico per le aziende e, anche per questo, soggetto a forti pressioni sia interne sia esterne» – sottolinea Pierallini, evidenziando inoltre che «le sfide che i CFO si trovano ad affrontare oggi possono essere vinte con una buona organizzazione e soprattutto con le soluzioni IT giuste: dato che la nostra offerta si rivolge in massima parte ai processi che ruotano attorno al CFO, questo ci rende molto ottimisti per il futuro, anche perché ora facciamo parte di un gruppo che la pensa esattamente come noi». Ciò che ha sempre contraddistinto Tagetik, ovvero «l’attenzione quasi maniacale alla soddisfazione del cliente, è condivisa da Wolters Kluwer, che è perfettamente allineata con i nostri valori: saper lavorare fianco a fianco con i nostri clienti, capirli in anticipo e risolvere le loro specifiche esigenze con soluzioni e servizi sempre all’avanguardia. Questo è e rimane il nostro DNA» – racconta Pierallini. Evoluzioni in atto Naturalmente, in trent’anni di vita, visto che è nata nel 1986, CCH Tagetik si è evoluta per essere in grado di soddisfare tutte le diverse esigenze del mercato: «La nostra è sempre stata una storia di partnership con i nostri clienti, e anche nelle forti evoluzioni che abbiamo avuto negli anni più recenti abbiamo sempre cercato di essere il più vicini possibile ai clienti e soprattutto il più possibile reattivi per portare soluzioni efficaci sul mercato» – sottolinea Pierallini, spiegando che «da alcuni anni ci siamo riorganizzati in ottica Agile, con riscontri più che validi». Ma, sempre parlando di organizzazione aziendale, questa «non riguarda solo il prodotto software, ma attiene anche ai servizi professionali, che poi è la parte che più sta a contatto con i clienti: è anche per questo che abbiamo intrapreso un cammino volto a creare team verticali specifici per comprendere a fondo aspetti quali gli impatti delle nuove normative bancarie, la reportistica nelle assicurazioni, come regolata dalle diverse normative, oppure ancora l’ambito Tax, per esempio nella delicata questione dei transfer price» – fa sapere Pierallini. Che aggiunge: «Si tratta di soluzioni verticali create per interpretare al meglio i reali problemi dei nostri clienti, e nascono proprio dall’avere una catena di distribuzione il più possibile corta tra le esigenze dei clienti e le soluzioni che le soddisfano». #TagetikAcademy Nicola Pierallini @Tagetik Cerchiamo nuovi talentiClick To Tweet Cloud e tecnologie in azione Sempre in tema di evoluzione del mercato italiano, Nicola Pierallini nota che «un trend interessante è quello del cloud: pensavamo che qui in Italia arrivasse più tardi rispetto ad altri, come per esempio gli Stati Uniti, dove ormai si può dire che praticamente tutto è nel cloud, ma invece negli ultimi tempi è nato un forte interesse anche in Italia, dove si è ormai acquisito il concetto che non è più necessario acquistare i prodotti, ma è importante ragionare in ottica di servizio. In questo ambito, si rivela ideale la nostra offerta “cloud senza compromessi”, che significa che la stessa soluzione è fruibile sia on premise sia in cloud, senza perdere funzionalità e aggiungendo servizi ad alto valore aggiunto per il cliente». Parlando di soluzioni, il general manager di CCH Tagetik Italy evidenzia che «un altro dei nostri punti di forza è nella tecnologia applicata. Questo significa che non ci limitiamo solo a parlare di tecnologia, ma la portiamo ai clienti per aiutarli a risolvere le loro specifiche esigenze: faccio un solo esempio, quello delle capacità analitiche in-memory, per le quali abbiamo da tempo una solida partnership con SAP HANA, proprio allo scopo di mettere a disposizione dei clienti sempre le soluzioni migliori che la tecnologia può offrire». Talenti in primo piano Infine, uno sguardo alle risorse umane, che costituiscono oggi più che mai l’elemento che può fare la differenza
Italtel, spazio alla open innovation
Sviluppare un ecosistema di relazioni e sinergie tecnologiche. Una delle leve strategiche di Italtel. Acquisizione di tecnologie e prodotti market-ready, ma anche scalabilità e industrializzazione dei processi. Luca Ferraris, head of strategy, innovation & communication: «Vince chi sa fare rete» Italtel è una delle principali realtà italiane nel panorama delle telecomunicazioni. È in fase di completamento l’integrazione con Exprivia, realtà internazionale di ICT con expertise diversificate che vanno dal credit & risk management all’IT governance, alla security, all’IoT e al mondo SAP. Exprivia acquisirà l’81% del capitale sociale di Italtel, con Cisco Systems che deterrà il restante 19%. «Siamo vicini alla conclusione dell’accordo. E siamo orgogliosi della nuova realtà che sta per nascere» – spiega a Data Manager Luca Ferraris, head of strategy, innovation & communication di Italtel. La logica dell’accordo è creare un nuovo soggetto nell’ICT, frutto del consolidamento di competenze «all’insegna del Made in Italy, per portare l’Italia all’estero con una presenza di primissimo piano in grado di conquistare il mercato» – prosegue il manager. Il core business di Italtel sono storicamente le infrastrutture di telecomunicazione (reti, data center, servizi di comunicazione e collaborazione, sicurezza etc.) che oggi sono sempre più importanti per settori che vanno oltre i tradizionali operatori telco: smart cities, health care, defense, finance, energy, industry & manufacturing. Due anime e una nuova identità L’anima di Exprivia per la parte applicativa e quella di Italtel per la parte infrastrutturale compongono la nuova identità del soggetto che in questo modo si viene a creare. «Del resto, il mondo delle app software che usiamo ogni giorno sul cellulare si regge sulle reti, che a loro volta seguono la tendenza di diventare esse stesse virtualizzate, quindi basate su software e non su hardware». Già da tempo Italtel si sta muovendo per fare innovazione e rendersi più ready-to-business. E in un mondo dove ormai domina la logica della rete, bisogna saper “fare rete” tessendo relazioni, conoscenze e competenze con diversi player. Da qui è nata l’idea di un nuovo approccio al mercato, ispirato all’idea dell’open innovation. Luca Ferraris sottolinea che si è trattato di «industrializzare un processo, di costruire una situazione win-win in cui una grande azienda e realtà piccole, startup o anche microimprese, si incontrano per mettere a sistema competenze e trarre reciproco vantaggio». L’approccio è pragmatico e l’impostazione è quella di un acceleratore d’impresa. In sostanza, ci sono una miriade di realtà anche di piccole dimensioni, sparse sul territorio, che hanno sviluppato tecnologie interessanti o anche solo una tecnologia molto verticale. Il prodotto o servizio è pronto – o quasi – per essere messo sul mercato. Ed è a questo punto che si sviluppa il business in modo congiunto. «Da parte nostra – continua Ferraris – offriamo asset e competenze per industrializzare un processo produttivo e renderlo competitivo. Le startup ci mettono le loro competenze e tecnologie, che noi saremmo in grado di sviluppare solo a certi costi interni, mentre loro le hanno già pronte. Condividiamo i benefici del business congiunto, in cui i partner hanno la possibilità di scalare – in senso commerciale – attivando contatti che altrimenti non avrebbero – e in senso tecnico – per ciò che riguarda l’industrializzazione dei prodotti». .@Italtel Luca Ferraris Due anime e una nuova identità per la #openinnovationClick To Tweet Apertura e collaborazione Questo paradigma di business ispirato all’open innovation in Italtel è nato sei mesi fa e dalla fase di selection delle aziende (finora un centinaio) si sta arrivando ai primi casi di successo con alcune di esse. Quest’idea di “openness” si esprime anche in un rapporto arricchito tra grande azienda e startup, in quanto Italtel può mettere a disposizione dei partner in modo gratuito l’accesso ai lab, spazi di co-working, server e rete veloce. «Sta diventando sempre più importante per noi creare dei veri e propri ecosistemi» – spiega Ferraris. «Ci rivolgiamo anche alle università, ai centri di ricerca e a tutto il mondo imprenditoriale dominato dai giovani. Anche l’organizzazione viene impattata da questa logica, perché l’azienda di grandi dimensioni deve imparare a dialogare con i giovani che escono dalle università – o che magari non l’hanno fatta ma hanno avuto delle idee brillanti – e deve rinnovare il modo di stare sul mercato e anche il suo stesso linguaggio». Tra gli ambiti indirizzati dalla open innovation di Italtel ci sono anche quelli che fino a qualche anno fa non entravano nel settore delle telecomunicazioni, come per esempio, il mondo della manifattura (Industry 4.0) e della vita urbana (smart city), con gli scenari che si aprono sull’universo dell’Internet of Things. «E qui il discorso si fa interessante – sottolinea Ferraris – perché secondo le stime nei prossimi anni il mercato è destinato a esplodere, con un numero sempre in crescita di oggetti connessi che supereranno di alcuni ordini di grandezza il numero delle persone connesse in rete». Industry 4.0 e smart city «Noi che veniamo dall’information technology, avevamo bisogno di trovare partner che parlassero la lingua dell’operation technology, e l’abbiamo trovato in un’azienda lombarda con cui stiamo lavorando per l’integrazione di una piattaforma Industry 4.0 ready-to-use, in grado di indirizzare le esigenze reali del variegato mondo dei produttori industriali. In questo caso, il settore di riferimento è l’industria, ma – in linea di principio – le applicazioni che sviluppiamo in logica open innovation possono riguardare ogni sfera produttiva. «Ci proponiamo nel ruolo di system integrator globale che può unire competenze diverse, sia interne sia esterne, in una logica di sistema e facendo rete con i player tecnologicamente più evoluti». L’Internet of Things parla però molte lingue, e quindi gli esempi di collaborazioni di successo riguardano anche la smart city e le “conversazioni” tra sensori che si trovano, per esempio, all’interno di edifici. «Dall’integrazione delle competenze infrastrutturali e di piattaforma di Italtel e di Exprivia nasce la capacità di offrire alle pubbliche amministrazioni strumenti utili a migliorare processi e servizi per il governo del territorio. Con una startup lombarda stiamo lavorando per sviluppare una soluzione per la stabilità strutturale di case e palazzi. I sensori sono collocati nella
Fujitsu assume la guida tecnica di un progetto europeo destinato a rafforzare la sicurezza dell’IoT
Fujitsu ha annunciato la propria partecipazione nel ruolo di technical lead a un nuovo progetto di innovazione finanziato dall’Unione Europea per promuovere la sicurezza in ambito IoT – “Predictive Security for IoT Platforms and Networks of Smart Objects (SecureIoT)” – che ha lo scopo di proteggere ulteriormente il mondo digitale attraverso l’automazione della gestione del rischio dei sistemi Internet of Things (IoT) nel settore automotive, nell’industria, nella sanità e nelle infrastrutture critiche. Il progetto europeo affronta il problema della diagnosi e della minimizzazione dei rischi di sicurezza alla periferia delle reti, dove l’enorme eterogeneità dei dispositivi IoT e l’assenza di struttura nelle loro policy richiedono nuovi approcci basati sull’automazione e sull’intelligenza artificiale. Nel quadro del programma Horizon 2020, dunque, Fujitsu e altri 13 partner di nove Paesi europei daranno congiuntamente vita a soluzioni destinate a proteggere sistemi e robot da comportamenti dolosi con l’obiettivo di incrementare il livello di protezione complessivo dell’industria, dei consumatori e della società nel suo insieme Proteggere la nuova generazione di servizi IoT Il progetto riguarda un’iniziativa congiunta di Fujitsu e altri leader globali nella cybersicurezza e nei servizi IoT e ha lo scopo di proteggere la nuova generazione di sistemi IoT dinamici decentralizzati. I partner del progetto svilupperanno una serie di servizi di sicurezza data-driven end-to-end aperti e scalabili imperniati intorno al concetto di sicurezza IoT predittiva – per prevedere il comportamento di sicurezza degli oggetti IoT attraverso l’intelligenza artificiale e i Big Data – e appronteranno casistiche di utilizzo Industry 4.0 realistiche. Le soluzioni e le raccomandazioni che scaturiranno dal progetto serviranno a guidare provider di piattaforme IoT, integratori di soluzioni IoT e fabbricanti di apparecchiature IoT nella protezione dei rispettivi prodotti e servizi in linea con i requisiti di sicurezza presenti e futuri. La leadership tecnica del progetto finanziato dall’Unione Europea è stata assegnata a Fujitsu per la sua leadership globale nell’IoT. Tra gli altri fattori che hanno contribuito alla scelta di Fujitsu per il ruolo di technical lead vi sono le sue attività Industry 4.0 e il nuovo Industry 4.0 Competency Center di Monaco di Baviera che riunisce il know-how nell’industrial IoT, la tecnologia di piattaforma IoT, la gestione dei dispositivi, i servizi e l’esperienza nella produzione che Fujitsu può vantare. Il Competency Center mette a disposizione risorse significative, compresi circa 300 esperti in Europa e altri in Giappone, per guidare i clienti dalla definizione di un progetto al collaudo della prova concettuale fino al rollout dei deployment completi. The post Fujitsu assume la guida tecnica di un progetto europeo destinato a rafforzare la sicurezza dell’IoT appeared first on Data Manager Online.
Fincons Group, i successi continuano
Offrire ai clienti una digital transformation favorita e arricchita dalla profonda conoscenza dei processi core dei settori verticali più importanti. È il segreto del successo della società di IT business consulting e system integration che quest’anno supera di slancio il traguardo dei 100 milioni di fatturato Quasi 35 anni di esperienza. E numerosi traguardi conquistati. Tra cui quello dei 100 milioni di fatturato, che verrà superato quest’anno. Fincons Group, società fondata nel 1983 e attiva nell’IT business consulting e nella system integration, si caratterizza da tempo per essere sempre più presente a livello internazionale, con numerose sedi all’estero, che si affiancano a quelle italiane e agli storici uffici direttivi di Vimercate, alle porte di Milano. È qui che Data Manager ha incontrato il CEO Michele Moretti e il figlio Francesco, che occupa la carica di deputy CEO. L’incontro si svolge ai primi di ottobre, ovvero all’inizio dell’ultimo quarter dell’anno, quando è possibile già anticipare un bilancio, pur con tutte le cautele del caso. Michele Moretti è ottimista: «Anche quest’anno rispetteremo l’obiettivo di budget, ma soprattutto supereremo il traguardo dei 100 milioni di fatturato a livello di gruppo, avvicinandoci ai 110 milioni di euro complessivi». Crescita a due cifre Si conferma quindi la crescita continua della società, costantemente nell’ordine delle due cifre, che nel 2016 ha fatto registrare ricavi per 90 milioni di euro e che con il traguardo dei 100 milioni si colloca in un segmento di mercato che merita rispetto e stima: «Un aspetto sicuramente rilevante in quanto per precisa scelta ci rivolgiamo solo a clienti di tipo Tier 1» – sottolinea Michele Moretti, dichiarando «orgoglio e soddisfazione per questo traguardo, conquistato per di più in un ambito nel quale i competitor sono tutti internazionali». Poter esprimere un respiro internazionale è infatti la cifra che sta caratterizzando gli anni più recenti di Fincons. Dopo l’espansione europea iniziata con l’apertura nel 1993 della sede di Lugano, seguita nel 2007 dall’headquarter a Berna e dalla sede di Zurigo, è del 2016 l’inaugurazione della consociata a Londra, mentre quest’anno è stato segnato dallo sbarco negli Stati Uniti, con uffici a New York e Los Angeles. Il CEO delle società americane è Francesco Moretti, che spiega le ragioni di questa ulteriore spinta verso l’internazionalizzazione: «Non è che l’Italia ci stia stretta, anche perché qui nel nostro Paese abbiamo sedi in cinque città e importanti attività, ma la scelta di andare verso l’estero corrisponde a una visione di lungo periodo, anche per poter mantenere il nostro trend di crescita a due cifre». .@FinconsGroup traguardo dei 100 milioni di fatturato. Focus su mercato dei #MediaClick To Tweet La leadership nel mondo dei media Se l’apertura di una sede a Londra risponde alla logica di essere presenti su una piazza molto innovativa e caratterizzata dall’essere un hub per raggiungere altri mercati, lo sbarco in terra americana ha tra i suoi focus principali il mondo dei media, cui è dedicata una delle business unit nelle quali si articola il modello operativo di Fincons Group, e che sono appunto media, energy & utilities, financial services, transportation, manufacturing e public administration. «Nel mondo dei media, abbiamo una riconoscibilità molto elevata, grazie a progetti che ci hanno dato molta visibilità e che hanno permesso al mercato di toccare con mano il valore delle nostre soluzioni» – spiega Michele Moretti, sottolineando che «nel mondo media siamo una tra le società di IT consulting più forti, anche perché operiamo con tutti i maggiori player del mercato». Progetti innovativi La lista dei progetti realizzati in ambito media è in effetti molto nutrita sia a livello italiano con Mediaset, RAI e Sky, sia all’estero, con importanti referenze presso Fox, RTE – la televisione di stato irlandese – insieme al partner Comcast Technology Solutions, solo per citarne alcune. Di particolare rilevanza anche il progetto, segnalato dalla ricerca Gartner Market Insights (Five Emerging Digital Business Models for TSPs), che ha visto Fincons Group co-finanziare insieme a Sky Italia la creazione e la gestione di una piattaforma software di commercio elettronico, chiamata Commerce4Media, che ha anche lo scopo di affinare la personalizzazione dei modelli di pricing di Sky Online, diventati recentemente NowTV. Le competenze distintive di Fincons Group nel settore media, la cui business unit è responsabile per il 25 per cento dei ricavi della società, riguardano soprattutto l’ambito OTT TV, cioè la televisione over-the-top, nella distribuzione di contenuti digitali in streaming online e le tecnologie multi-screen, senza dimenticare l’importante tema della gestione dei diritti televisivi. La rivoluzione in atto nel business televisivo è sotto gli occhi di tutti, e vede queste nuove modalità prendere sempre più piede rispetto al broadcasting classico o alla distribuzione di tipo cable-tv: è in questo scenario che Fincons Group propone agli operatori la possibilità di ottimizzare i loro sistemi interni e anche di sviluppare infrastrutture scalabili per la monetizzazione dei contenuti, agevolando gli investimenti in nuovi servizi di intrattenimento multi-piattaforma. Competenze al servizio del core business Si tratta, come si può vedere, dei processi core business per le società del mondo media e broadcast, ma anche di diverse altre industry; svolgere consulenza e realizzare soluzioni per i processi fondamentali di business è una costante che caratterizza Fincons Group in tutti gli ambiti verticali nei quali opera. Il concetto è ben riassunto da Michele Moretti: «Offrendo consulenza e progettando soluzioni, anche grazie alle partnership che abbiamo con i principali vendor internazionali, acquisiamo competenze e ne facciamo tesoro, con l’importante risvolto di padroneggiare il know-how dei processi al di là degli specifici applicativi. E questo fa di noi una società di consulenza e system integration a tutto tondo». Ecco quindi che la business unit financial services, dedicata alle banche e alle assicurazioni, dove Fincons Group è presente praticamente da sempre e che attualmente rappresenta il 35 per cento circa dei ricavi della società, ha al suo attivo importanti realizzazioni. Tra i più recenti progetti, spiccano il processo di digital transformation svolto per il Gruppo Itas Assicurazioni, che ha completamente rivoluzionato tutte le attività di relazioni con i clienti, introducendo tra l’altro anche
Tutti parlano di «exploit», ma di cosa si tratta esattamente?
Immaginate che il recinto del vostro giardino sia danneggiato. Forse vi è noto che la recinzione presenti delle brecce o forse non ancora. Una cosa è certa: qualsiasi malintenzionato può avvalersene per fare irruzione nel vostro giardino e farsi strada verso casa vostra utilizzando i vostri attrezzi da giardino. Analogamente ciò accade con le falle di sicurezza sul vostro computer: i cybercriminali mirano a scovarne il più possibile per condurre i propri attacchi Come funziona un attacco con exploit? Gli exploit sono piccoli programmi che individuano e sfruttano falle nella sicurezza. Il malware, come per esempio un ransomware, viene caricato solo in un secondo momento (“Payload”). Ecco come avviene un attacco. 1. Identificare le vulnerabilità Gli exploit possono essere nascosti in un documento Word o essere scaricati automaticamente semplicemente visitando una pagina web. Cercano quindi punti attaccabili nell’applicazione con cui sono stati scaricati (lettori di documenti, browser web ecc.). 2. Depositare un codice malevolo Quando gli exploit trovano una vulnerabilità adatta, collocano un codice malevolo da qualche parte nella memoria del vostro computer. 3. Manipolazione dei processi delle applicazioni Un’applicazione funziona compiendo tanti piccoli processi che hanno luogo in successione. L’avvio di un processo dipende dalla conclusione corretta del precedente, un flusso stabilito esattamente nel codice di programmazione.Gli exploit sono programmati per modificare la sequenza originale in modo da dirottare il flusso dell’applicazione sul codice manipolato. Ne consegue che non viene eseguito il normale codice dell’applicazione, bensì il codice dannoso infiltrato in precedenza. 4. Attivazione Una volta attivato il malware può accedere alle funzioni del programma in cui è penetrato e a tutte le funzioni generalmente accessibili del sistema operativo. Quindi l’exploit raccoglie informazioni sul sistema e può scaricare ulteriori codici maligni da Internet. 5. Scaricamento del malware A questo punto ransomware, trojan bancari o altri malware vengono scaricati sul computer. Come arrivano gli exploit sul mio computer? Gli exploit si diffondono prevalentemente in due modi. Nel primo caso si scaricano sul computer navigando, celati dagli altri contenuti della pagina web che si sta visitando. Nel secondo caso si celano nei documenti allegati alle e-mail, in chiavette USB, su hard disk esterni e simili. EXPLOIT “DRIVE-BY” Lo scaricamento di exploit “drive-by” avviene “di passaggio” senza che l’utente se ne accorga. A tale scopo i cybercriminali manipolano direttamente i banner pubblicitari sulle pagine web o i server a cui sono collegati in modo piuttosto subdolo: tale trucco viene utilizzato anche su pagine affidabili. Basta un click sulla pubblicità per avviare il download in background. Il programma dannoso scaricato cerca quindi vulnerabilità nel browser o tra i plug-in. L’infezione “drive-by” è quella più utilizzata per diffondere exploit kit. I kit consistono in una raccolta di exploit con obiettivi multipli. Molti kit presentano spesso strumenti per attaccare Flash, Silverlight, PDF Reader e browser web come Firefox e Internet Explorer. EXPLOIT NEI FILE Questa modalità di infezione è la più utilizzata per attaccare aziende. Gli exploit vengono diffusi sistematicamente attraverso PDF manipolati e allegati alle e-mail. Il file si presenta come una fattura o un’inserzione ma contiene exploit che dopo l’apertura sfruttano le vulnerabilità di Adobe Reader. Lo scopo di tali attacchi solitamente è lo spionaggio (APT). Perché le applicazioni sono soggette a vulnerabilità? Chi sviluppa software scrive righe su righe di codice in diversi linguaggi di programmazione. Spesso i programmatori si avvalgono di librerie di codici messe a disposizione da altri sviluppatori. Con la grande quantità di codici di programmazione e la crescente complessità delle applicazioni sfuggono immancabilmente degli errori. Una volta venuti a conoscenza delle vulnerabilità insite nel codice delle proprie applicazioni, i produttori di software diffondono una versione “riparata” del programma (“Patch”), scaricabile dagli utenti che fanno uso del software. Come mi difendo dagli exploit? Per chiudere il maggior numero di falle possibili, al fine di ridurre quanto più possibile la superficie d’attacco, è consigliabile installare gli aggiornamenti del software per i programmi più importanti. È altresì essenziale dotarsi di una soluzione di sicurezza di nuova generazione in grado di riconoscere gli exploit zero-day, come le suite G DATA, una funzione che sopperisce al fatto che il più delle volte passano diverse settimane tra la scoperta della falla e il rilascio/ installazione di una patch sul dispositivo vulnerabile. Va da sé infatti che il periodo tra l’individuazione di una falla non nota al produttore da parte dei cybercriminali e la distribuzione di una patch sia ovviamente il più pericoloso. The post Tutti parlano di «exploit», ma di cosa si tratta esattamente? appeared first on Data Manager Online.
Da Ricoh una nuova piattaforma inkjet a modulo continuo
Le soluzioni della serie Ricoh Pro V20000 offrono produttività elevata per numerose applicazioni tra cui stampa transazionale, produzione di libri, direct mailing e foglietti illustrativi per il mondo farmaceutico Compatte e versatili, le nuove soluzioni della serie modulo continuo offrono una vantaggiosa produzione monocromatica e a colori sia agli stampatori che già utilizzano sistemi a modulo continuo sia a coloro che invece hanno installato sistemi a foglio singolo e desiderano consolidare l’output di differenti dispositivi su un’unica piattaforma. Con una dimensione di soli 4.3 m2, Ricoh Pro V20000 è ideale per qualunque ambiente produttivo. Ricoh Pro V20000 consente ai fornitori di servizi di stampa di produrre in modo profittevole un’ampia gamma di applicazioni: dalla stampa transazionale – come fatture, estratti conto e documenti assicurativi – a libri, direct mailing e foglietti illustrativi per il mondo farmaceutico. Ricoh Pro™ V20000 è disponibile in tre versioni: Ricoh Pro V20000: soluzione monocromatica (velocità: 75 m/min; risoluzione 600 x 600 dpi) Ricoh Pro V20100: soluzione monocromatica (velocità: 150 m/min; risoluzione 600 x 600 dpi) Ricoh Pro VC20000 CMYK: soluzione a colori (velocità: 75 m/min; risoluzione 600 x 600 dpi) Inoltre, la serie è stata ottimizzata per integrarsi con diverse soluzioni di finitura inline in cui la possibilità di modificare la velocità in base alla capacità di ciascun dispositivo riduce al minimo gli sprechi di carta e migliora la produzione. Tim Taylor, Head of Continuous Feed Market, Commercial and Industrial Printing Group di Ricoh Europe, spiega: “Ricoh Pro V20000 rappresenta un importante ampliamento della nostra gamma a modulo continuo. La soluzione va ad aggiungersi a Ricoh Pro VC40000, annunciata all’inizio dell’anno, e a Ricoh Pro VC60000, per cui ora siamo in grado di rispondere a tutte le esigenze produttive”. Prosegue dicendo: “I nuovi sistemi offrono un aggiornamento interessante per gli ambienti in cui si utilizzano tecnologie a toner. Grazie alla migliore efficienza operativa, alla velocità di stampa più elevata e ai costi di gestione sensibilmente inferiori, un’unica soluzione può sostituire diversi dispositivi a toner ormai inadatti”. “I fornitori di servizi di stampa – continua – possono entrare in numerosissimi mercati, specialmente utilizzando Ricoh Pro V20000 in abbinamento ai nostri software. Ad esempio, la soluzione permette di produrre libri in modo efficiente se integrata con TotalFlow BatchBuilder, mentre utilizzando congiuntamente FusionPro e Ricoh Process Director, la soluzione risponde ad esempio alle esigenze del mondo farmaceutico, grazie anche alla possibilità di gestire basse grammature”. Tim Taylor conclude: “Come per gli altri prodotti Ricoh, i nostri clienti possono beneficiare dei nostri servizi professionali di consulenza e della rete di assistenza; questo massimizza il ritorno sull’investimento e aiuta ad ampliare il business”. I tre modelli – che verranno presentati per la prima volta all’evento Ricoh “The Art of The New” che si svolgerà presso il Customer Experience Centre di Ricoh (Telford, UK – 21-23 novembre) – saranno disponibili a partire dal primo trimestre 2018. The post Da Ricoh una nuova piattaforma inkjet a modulo continuo appeared first on Data Manager Online.
EOS Solutions, l’evoluzione dei gestionali passa per il cloud
Interconnessione tra mondo ERP e CRM, internazionalizzazione, cloud e potenziamento del software sono le quattro direttive che definiscono il nuovo corso della compagnia leader nel mondo Dynamics Anche nel 2017, e ininterrottamente dal 2013, EOS Solutions Group è stata premiata come Italian Dynamics Leader. Il gruppo vive un’ascesa continua che oggi lo vede organizzato con oltre 260 dipendenti, più di 600 clienti, un parco di 15mila utenti e una presenza costante in 30 paesi. La grande novità è che da ottobre di quest’anno, EOS Solutions ha stretto ancora di più la sua collaborazione con Kumavision AG, per formare il più grande partner Microsoft Dynamics NAV a livello mondiale. Parlando di numeri, il nuovo soggetto potrà vantare su un fatturato di 90 milioni di euro, oltre 1.600 clienti e 50mila utenti, serviti dalle 25 sedi presenti in Italia, Germania, Austria e Svizzera. Insomma, se nel solo 2017 sono stati portati a termine un centinaio di progetti ERP, è lecito pensare che presto i numeri cresceranno ulteriormente, per consolidare le posizioni sul mercato. Al di là delle cifre, è interessante considerare come le due aziende andranno a integrare soluzioni per settori di intervento spesso sovrapposti ma non di rado differenti. L’interscambio continuo di know-how tra tecnici e consulenti non potrà che rappresentare un vantaggio per tutti, non per ultimi i clienti. Sulla nuova solidità, basa gran parte del proprio ottimismo Attilio Semenzato, presidente di EOS Solutions, che ci ha delineato presente e futuro di un team che si pone come punto di riferimento, non più solo in Italia, delle applicazioni Dynamics a livello globale. Insieme per crescere Seppur fianco a fianco da tempo, viene da chiedere come mai EOS e Kumavision abbiano deciso in questo momento storico di unire le forze. «Un anno fa, avevamo l’esigenza di sostituire due soci storici. Ci siamo chiesti allora quale potesse essere il partner ideale non solo per completarci formalmente, ma anche nel business, tramite competenze simili, obiettivi coordinati e una linea pronta ad affrontare le sfide del domani. La scelta è caduta su Kumavision quasi naturalmente, vista la collaborazione ultra decennale che intratteniamo. Per noi è motivo di orgoglio essere affiancati da uno dei principali leader tedeschi nel mondo Microsoft Dynamics, focalizzato sull’ERP NAV. Gli orizzonti ai quali apre la partnership sono tanti e non potrebbe essere altrimenti data la qualità che, anche singolarmente, viene messa in campo». Sarà un caso – o forse no – ma l’arrivo di Kumavision nelle strategie di EOS Solutions rischia di essere determinante per ampliare le prospettive. Il gruppo, in moltissimi casi, si rivolge a clienti internazionali o divenuti tali per effetto della globalizzazione. Il marchio teutonico dona ulteriore vigore a un offering, già orientato all’utenza oltreconfine, e che ora può contare su un grado di prossimità maggiore. Gli uffici in Germania, Austria e Svizzera rappresentano punti di contatto che, in una logica di integrazione, formano una rete unica e rafforzata dalle rispettive unità. «Il cliente cerca sempre più una piattaforma alla quale affidarsi con sicurezza e in grado di guardare al mercato estero. Con Kumavision costituiamo un’entità presente in maniera vasta sul territorio, unendo la necessità della localizzazione ai ritmi della comunicazione digitale». Attilio Semenzato presidente @eossolgroup L’evoluzione dei gestionali passa per il #cloudClick To Tweet Sinergia senza sovrapposizioni Va da sé, che la rinnovata partnership tra EOS Solutions e Kumavision punta decisamente sull’internazionalizzazione dei progetti, rispondendo così ai bisogni di quelle realtà, anche medio-piccole, che possono beneficiare concretamente dallo sbarco del proprio business in altri paesi, in origine non considerati. Non può di certo essere semplice declinare i processi peculiari in ottica estera ma l’esperienza dei due abilitatori è tale da aumentare le possibilità di successo di chiunque si affidi ai loro sistemi. Una seconda conseguenza dell’unione è il boost che ha già ricevuto lo sviluppo del software. Continua Semenzato: «Per Microsoft, sia noi che Kumavision ci poniamo come VAR, ovvero Value Added Reseller. Se il punto di partenza è già qualitativamente elevato, pensiamo a cosa otterremo quando il ciclo di potenziamento software entrerà a regime. Presto gli utenti si accorgeranno di quanto conti avere dietro le spalle due leader capaci di rendere fattive idee e spunti». Come anticipato, molti target di EOS Solutions e Kumavision sono sovrapponibili mentre altri no. Non cambia in tal senso la tipologia di utenti serviti, non in termini di esclusione, perché alle categorie specifiche se ne affiancano altre, prima uniche. «Quello che vogliamo è incrociare le buone pratiche relative alle industry servite e presenti nei rispettivi portafogli. Se orizzontalmente rimaniamo leader nel PMI, ci apriremo a nuove linee di intervento, con un’offerta integrata e più ampia. Ciò non vuol dire confondere i clienti. Il core business di EOS Solutions resta focalizzato a quattro ambiti: food & beverage, professional services, engineering manufacturing e gold & jewelry. Quello di Kumavision invece punta su professional services, district manufacturing, healthcare, distribution retail. È evidente che qualcosa potrà combaciare mentre altro no, la forza è nel gruppo ma anche nel sapere particolare». Switch tecnologico Un esempio della versatilità che attende EOS Solutions e Kumavision è nel caso LS Retail. Si tratta di una compagnia islandese, leader nelle soluzioni end-to-end per la vendita al dettaglio in ambiente Microsoft, di cui Kumavision è Gold Partner. La collaborazione permette a EOS di sperimentare le proprie soluzioni anche in settori finora non serviti ma accessibili attraverso i contatti della tedesca. Ovviamente, vale anche il contrario: laddove vi sia possibilità di azione, le due reti potranno intersecarsi a vicenda, per creare valore aggiunto. Abbiamo parlato di internazionalizzazione e potenziamento del software ma c’è un ultimo aspetto in cui la partnership sarà essenziale: lo switch tecnologico. Considerando l’inarrestabile fenomeno di digitalizzazione e consumerizzazione dell’informatica, notiamo una destrutturazione di quelli che una volta erano ritenuti due silos divisi: l’ERP e il CRM. Il cloud ha reso più semplice confrontare fonti che si pensava fossero distanti anni luce l’una dall’altra, dando vita a programmi che adesso si parlano e dialogano tra di loro, per restituire un senso maggiore alle inferenze che provengono dall’esterno. «L’interconnessione
Diagnostica, le ecografie si faranno con lo smartphone
Via libera all’utilizzo di Butterfly IQ per eseguire ecografie con l’ausilio del cellulare Novità rivoluzionarie in arrivo nel campo della diagnostica: la Food and Drug Administration, l’ente governativo statunitense che regolamenta solo alimentari e prodotti farmaceutici, ha approvato l’introduzione dal prossimo anno di un micro dispositivo per eseguire le ecografie usando lo smartphone. Simile a un rasoio elettrico Butterfly IQ, come è stato denominato il dispositivo, è stato ideato dalla Butterlfy Network, startup fondata nel 2011 che ha ricevuto finanziamenti per 100 milioni di dollari. Il micro device è simile a un piccolo rasoio elettrico e permette di osservare attentamente anche un organo come il cuore o lo stomaco e persino vedere delle cellule tumorali. Si tratta di un dispositivo di precisione, di efficienza incredibile, grazie ai suoi oltre 9.000 rilevatori sonori utilizzati al posto delle vibrazioni dei cristalli. Un device simile era stato commercializzato dalla Philips con il nome di Lumify, con costi però molto più elevati: si parla di 6000 dollari contro i 1999 dollari di Butterfly IQ. Diagnostica accessibile a tutti L’obiettivo dei ricercatori è quello di semplificare la diagnostica, rendendola accessibile a tutti. L’idea è infatti che chiunque in casa propria abbia la possibilità di utilizzare questo strumento, come accade con il termometro. «Credo che un giorno il dispositivo sarà in tutte le case per risparmiare ansie e visite al pronto soccorso. Se un bambino cade, ad esempio, e si lamenta di un dolore al braccio, i genitori potranno fare una veloce ecografia per verificare lo stato dell’osso, magari poi inviando il referto al pediatra», afferma John Martin, capo della divisione medica della Butterfly Network. L’FDA ha approvato l’introduzione del dispositivo per 13 diverse applicazioni: tra queste le analisi fetali, ostetriche, del cuore, dell’apparato muscolo-scheletrico e per le gravidanze. Lo strumento consente l’osservazione di immagini in alta definizione, l’archiviazione e l’invio al personale medico. I costo iniziale previsto è di 1999 dollari, con l’idea che la sua diffusione faccia scendere il prezzo e lo renda un dispositivo sempre più alla portata di tutti. The post Diagnostica, le ecografie si faranno con lo smartphone appeared first on Data Manager Online.