Il Face ID già bucato dagli hacker
A una settimana dall’arrivo nei negozi, la sicurezza dell’iPhone X sarebbe già un problema, stando alla BKav Corporation Negli ultimi giorni due coppie di gemelli avevano messo a dura prova il riconoscimento tramite del Face ID. Le somiglianze del viso tra i fratelli infatti bastano per ingannare il sistema di sicurezza dell’iPhone X che, a differenza della concorrenza, utilizza un algoritmo avanzato di ricostruzione e identificazione 3D del volto dell’utente principale. Se la tecnologia vale per evitare un accesso estraneo al telefono, un certo grado di conformità tra le linee del viso permetterebbe di sbloccare l’iPhone da parte di fratelli o familiari particolarmente simili alla persona registrata. Certo, un caso limite e non così facilmente replicabile, non come il metodo scovato dall’organizzazione BKav. Il team afferma di aver utilizzato un calco in plastica per ingannare la fotocamera e l’AI dell’iPhone X, lì dove Apple diceva non sarebbe mai caduta. Cosa è successo E invece, BKav ha trovato la giusta chiave per aggirare la piattaforma di riconoscimento che ha debuttato sul full touch della Mela. “Molte persone al mondo hanno usato maschere differenti per autenticarsi sull’iPhone X, fallendo. Noi siamo riusciti ad andare in fondo perché abbiamo capito come funziona l’Intelligenza Artificiale, che strade prende e in che modo farla sviare. Siamo i primi a mostrare che il riconoscimento facciale non è così sicuro come si dice”. La costruzione della maschera non è stata per nulla semplice: la compagnia ha prodotto un naso di silicone e diverse aree realizzate in 3D partendo da una scannerizzazione in alta qualità del volto reale della persona registrata. Un processo lungo e complesso ma che molti potrebbero considerare interessante per violare, anche in via ufficiale, uno smartphone inserito come prova fondamentale in casi di terrorismo e crimine in generale. Pensiamo al recente passato dell’FBI: qualora fosse esistito il Face ID, l’agenzia avrebbe potuto sfruttare il metodo di Bkav per entrare nel telefonino, senza nemmeno chiedere l’aiuto della compagnia americana. Per questo la community di sviluppatori specializzati in sicurezza si chiede quale sarà la vera tecnica biometrica capace di innalzare il livello di protezione personale dei device mobili. Il Face ID sarà un bel prodotto di marketing da vendere ma per ora il buon vecchio Touch ID è ancora una spanna avanti. The post Il Face ID già bucato dagli hacker appeared first on Data Manager Online.
Terapia genica, modificato Dna all’interno del corpo di un uomo
Per la prima volta il Dna è stato corretto direttamente all’interno del corpo del paziente per curare una grave malattia A Oakland è stato portato a termine un intervento unico nell’ambito della terapia genica, con l’obbiettivo di curare il 44enne Brian Madeux da una grave malattia metabolica, la sindrome di Hunter. Grazie all’intervento è stato corretto un gene direttamente all’interno del corpo del paziente e tra un mese già si potrebbero vedere gli effetti, anche se solo tra tre mesi si potrà sapere se la correzione è effettivamente riuscita. Un’operazione irreversibile “Voglio correre questo rischio – ha detto Madeux – spero che possa aiutare altre persone”. Non è il primo intervento di correzione genetica, che altera cellule in laboratorio reimpiantandole nei pazienti. Questa volta la correzione del gene è avvenuta però all’interno del corpo, ”diventa parte del tuo DNA ed è lì per il resto della tua vita”. Si tratta però di un’operazione irreversibile, per cui non è prevista la possibilità di tornare indietro in caso di errori durante la correzione. “Qui giochiamo davvero con madre natura, e i rischi non li conosciamo, ma la ricerca deve andare avanti perché queste sono malattie incurabili” ha detto un esperto indipendente Eric Topol dello Scripps Translational institute di San Diego. Le protezioni per garantire la sicurezza di questa tecnica esistono già, e i test sugli animali sono stati incoraggianti, ha spiegato Howard Kaufman, un ricercatore di Boston che ha approvato gli studi. Lo scorso luglio un team di ricercatori americani ha portato a termine per la prima volta l’editing genetico su embrioni umani e l’evoluzione della tecnica taglia-incolla del Dna è recentemente arrivata a correggere un singolo errore nel codice, riscrivendo singole lettere del Dna. La “chirurgia del Dna” è in grado di rimuovere alcune patologie negli embrioni umani e anche negli Stati Uniti, grazie alla tecnica del taglia-incolla, un’équipe di ricercatori della Oregon Health and Science University ha aperto la strada alla possibilità di correggere i difetti genetici legati allo sviluppo di malattie innate. Le malattie metaboliche “Per ora non c’è nessuna prova che sia pericolosa, e non è questo il momento per essere spaventati”. aggiunge Kaufman. I pazienti affetti dalla sindrome di Hunter non hanno un gene che produce l’enzima in grado di scomporre i carboidrati, che si accumulano nelle cellule e danneggiano tutto l’organismo. I soggetti si ammalano frequentemente di raffreddore e otiti, paresi facciali, perdita dell’udito, problemi cardiaci, problemi respiratori, problemi cutanei e oculari, difetti ossei e articolari, problemi intestinali. Brian Madeux ha subito già 26 interventi chirurgici a causa della sua malattia. “Ho vissuto gran parte della mia vita in sala operatoria – ha detto. L’anno scorso stava quasi per morire a causa di una polmonite: “La malattia ha deformato le mie vie aeree, non potevo tossire, soffocavo”. La terapia genica a cui si è sottoposto si spera che riesca a bloccare la somministrazione di trattamenti enzimatici settimanali. Per testare bene la nuova tecnica serviranno almeno altri 30 adulti volontari, con lo scopo finale di arrivare a curare i bambini, prima che il loro organismo venga troppo compromesso dalla malattia. The post Terapia genica, modificato Dna all’interno del corpo di un uomo appeared first on Data Manager Online.
Hewlett Packard Enterprise annuncia la soluzione Blockchain as-a-Service per le aziende
Hewlett Packard Enterprise ha annunciato la prima soluzione Mission Critical Distributed Ledger Technology (DLT) che permette alle imprese di gestire blockchain workload su piattaforme di livello enterprise. Infatti, le aziende che attualmente stanno valutando l’adozione di soluzioni di blockchain hanno compreso che le infrastrutture generiche e gli ambienti di public cloud non sono in grado di supportare le richieste di cui necessitano in termini di performance, sicurezza, scalabilità e resilienza. La soluzione HPE Mission Critical DLT è in grado di offrire resilienza, scalabilità e integrazione con sistemi legacy a livello enterprise. Mentre altri settori stanno cominciando a cogliere i vantaggi del blockchain, i servizi finanziari continuano ad essere tra le priorità e saranno fondamentali per l’evoluzione della tecnologia. Questo settore sarà un ottimo banco di prova per la blockchain, proprio per la sua complessità in termini di accesso, privacy delle informazioni e anche per le rigorose norme vigenti. Inoltre, la soluzione gira sull’HPE Integrity NonStop Platform, già utilizzato da clienti di servizi finanziari per gestire due su tre transazioni al mondo di carte di credito. La soluzione HPE Mission Critical DLT garantisce continuità delle transazioni, anche in caso di failure di infrastruttura, salvando eventuali transazioni in atto per processarle non appena il sistema tornerà nuovamente in funzione. The post Hewlett Packard Enterprise annuncia la soluzione Blockchain as-a-Service per le aziende appeared first on Data Manager Online.
Usa, social media legati rischi suicidio
Più esposti ragazzi 13-18 anni ‘connessi’ oltre 5 ore al giorno
Fb, in pensione funzione come Snapchat
E’ Messenger Day lanciata 1 anno fa, foto e video spariscono
Bitcon in ripresa, ora vale 8.000 dollari
La moneta del web continua a crescere dopo un biennio di alti e bassi: un boom senza precedenti che ne sta allargando la diffusione Solo un paio di anni fa i bitcoin attraversavano la loro fase più buia, quella di un deciso deprezzamento e un futuro sempre più incerto. Oggi, a una manciata di mesi di distanza, raccontiamo un completo rovesciamento della medaglia, una storia del tutto diversa e in controcorrente rispetto al trend. I bitcoin hanno toccato quota 8.000 dollari la scorsa settimana, solo sette giorni dopo aver bucato il muro dei 7.000 e un periodo di rialzo senza precedenti. Precisamente, l’indice di scambio Bitstamp ha quotato in 7.888 dollari il valore della criptocurrency, addirittura mettendo in stand-by un progetto degli sviluppatori che avrebbe causato un abbassamento del prezzo e un maggior allineamento tra valore e circolazione, magari per incentivarne un’adozione maggiore. E invece no, la cima appena raggiunta rimarrà tale ancora per un po’, anzi, stando al CEO della società Blockchain, entro il 2030 la moneta varrà 500.000 dollari. Mercato in rialzo I piani per un miglioramento dei bitcoin restano però in piedi. L’aggiornamento paventato da sviluppatori e community è conosciuto con il nome tecnico di Segwit2x e avrebbe la conseguenza di aumentare la capacità del network attualmente a disposizione, inizialmente facendo scendere il valore economico del capitale globale. Anche se la maggior parte dei fautori sembrava d’accordo con l’update, poi la decisione è stata di rimandarlo a data da destinarsi, proprio per non svantaggiare il trend di rialzo visto nei mesi precedenti. A conti fatti, una scelta azzeccata, che non ha bloccato l’ascesa della moneta del web. Che sia cominciata per bitcoin una nuova di solidità e maggiore confidenza verso gli utenti? Secondo Guy Zyskind, co-fondatore dell’agenzia di investimento Enigma si: “L’abilità della comunità di auto-correggersi ed evitare sotto e sovra-prezzamenti si sta rivelando vincente e mostra che l’intero ecosistema è oramai entrato in una fase matura della sua giovane ma intensa vita”. The post Bitcon in ripresa, ora vale 8.000 dollari appeared first on Data Manager Online.
Xiaomi presenterà un tablet convertibile
La cinese (che presto arriverà in Europa) avrebbe in cantiere un 2-in-1 prodotto con Qualcomm per affermare ancora più la sua presenza nel settore mobile Può una compagnia come Xiaomi permettersi il lusso di restare ancorata al proprio mercato di riferimento, quello orientale? A quanto pare si, visto che finora non ha portato, almeno ufficialmente, i suoi prodotti al di qua dell’Oceano, contribuendo ad accrescere il fatturato dei siti web di importazione, che spediscono anche in Italia. Eppure il 2018 dovrebbe essere l’anno del grande salto, quello che porterà Xiaomi a solcare il terreno del grande global market europeo, da sempre una prova di maturità necessaria per continuare a pensare in grande. Non è un caso se prima di lei, brand come Huawei e OnePlus hanno adottato una simile strategia, cementando per bene la base di utenti in terra natia prima di tentare la sfida alle multinazionali. Ed è proprio la strada intrapresa da Huawei che Xiaomi vorrebbe ripercorrere, non solo per finalità di prodotti ma anche per vastità di portafoglio. Dagli smartphone ai tablet E così, dopo il recente Mi Pad 3, la compagnia cinese sarebbe in procinto di lanciare il suo primo 2-in-1, in collaborazione con Qualcomm, partner essenziale nella fornitura di processori per il settore mobile. Stando alle ultime indiscrezioni, dietro l’angolo si paleserà presto un device convertibile perfetto per l’utenza business attuale, che necessità di qualcosa in più di una semplice tavoletta ma versatile e leggero. A questo punto, lo Xiaomi Tablet 2-in-1 monterebbe uno Snapdragon 835, 8 GB di RAM, 128 GB di storage interno e la compatibilità alla rete 4G globale. In linea con la precedente produzione, anche il tablet non dovrebbe costare molto, più o meno intorno ai 500 e i 600 euro, a fronte di specifiche tecniche comparabili con quelle dei pari gamma con un’etichetta maggiore. Quando lo vedremo? Probabilmente entro la fine dell’anno in Cina con una disponibilità su altri mercati nel 2018. The post Xiaomi presenterà un tablet convertibile appeared first on Data Manager Online.
Apple: la fotocamera di iPhone X sarà integrata anche sul retro
Apple con i prossimi modelli di smartphone ha intenzione di integrare la fotocamera di iPhone X anche sul retro del dispositivo Apple è già al lavoro sui prossimi modelli di iPhone e alla base di questi dispositivi ci sarà gran parte della tecnologia integrata in iPhone X. Stando ai rumors diffusi da Bloomberg, si parla del possibile utilizzo del modulo TrueDepth non solo nella fotocamera frontale dello smartphone ma anche in quella posteriore. Per raggiungere il suo obiettivo, la Mela ha pensato di sfruttare un nuovo e innovativo sistema laser chiamato “a tempo di volo” o ToF. Questi sensori sono in grado di rilevare distanza e profondità di qualunque oggetto inquadrato misurando il tempo impiegato dal flusso di elettroni a colpirlo e ritornare alla fonte. Per questo progetto Apple ha già contattato alcuni produttori come Infineon, STMicroelectronics, Panasonic e Sony. Nei giorni scorsi si era ipotizzato che l’azienda di Cupertino potesse addirittura acquisire quest’ultima per ottenere un ulteriore vantaggio competitivo nel campo delle fotocamere. I sensori 3D “a tempo di volo” sono superiori sotto molti aspetti in confronto a quelli a “luce strutturata” utilizzati su iPhone X. Questi infatti sono più versatili, efficienti e facili da installare. Alcuni hanno ipotizzato che la fotocamera 3D potrebbe essere integrata su iPhone già a partire dal prossimo anno ma Ming Chi Kuo, analisti di KGI Security ed esperto del mondo Apple, ritiene che la Mela voglia fare le cose con calma avendo già un vantaggio tecnologico di circa un anno sui concorrenti Android. Il sensore non sarà quindi disponibile prima del 2019 ma diverrà il primo tassello per l’arrivo della realtà aumentata. I prossimi modelli di iPhone inoltre presenteranno uno schermo borderless ancora più estremo, scomparirà definitivamente il Touch ID e forse vedremo un apposito modello di Apple Pencil. Le stesse caratteristiche dovrebbero inoltre essere riprese anche da iPad. The post Apple: la fotocamera di iPhone X sarà integrata anche sul retro appeared first on Data Manager Online.
Kaspersky Lab presenta Polys, un sistema di votazione online sicuro basato su blockchain
In occasione dell’evento annuale Cyber Security Weekend di Kaspersky Lab, l’azienda annuncia un’innovazione realizzata dal Kaspersky Lab Business Incubator: una piattaforma di votazione online personalizzabile per organizzazioni non commerciali, aziende e comunità, basata sulla tecnologia blockchain e protetta con algoritmi di crittografia trasparente. Il concetto di votazione online risponde a molte esigenze della società moderna, in cui università, aziende e comunità desiderano conoscere l’opinione dei propri membri, che sono spesso geograficamente separati o non sono intenzionati a presentarsi fisicamente in un luogo per votare. Tuttavia, il rischio di prendere decisioni critiche online è elevato, in quanto i sistemi di votazione online su larga scala offrono vaste opportunità ai cyber criminali per manipolare i risultati. Al Cyber Security Weekend, un panel di esperti di Kaspersky Lab, Agriledger e Richtopia si è riunito per discutere come proteggere il processo e garantire che i voti non vengano cambiati o alterati da membri interni o terze parti. Durante il panel, Kaspersky Lab ha svelato il progetto sperimentale chiamato “Polys”, una nuova soluzione commerciale creata da un team di sviluppatori del Business Incubator per consentire a tutti di condurre votazioni online sicure, anonime e scalabili e di ottenere risultati che non possono essere alterati dai partecipanti o dagli organizzatori. Vartan Minasyan, Head of Investment and Innovation di Kaspersky Lab, ha commentato: “Con il nostro Kaspersky Lab Business Incubator supportiamo sia i team interni sia quelli esterni nello sviluppo di tecnologie e idee brillanti, che possono venire implementate in diverse aree in cui la sicurezza è importante. Uno di questi settori è il voto online e, studiando la possibile implementazione della blockchain, il nostro team ha capito che questa tecnologia, insieme all’expertise di sicurezza dell’azienda, avrebbe potuto risolvere i problemi fondamentali legati alla privacy, alla trasparenza e alla sicurezza delle votazioni online. Siamo entusiasti di essere stati in grado di creare un ambiente adatto per questa innovazione”. Polys si basa sui contratti intelligenti di Ethereum (anche conosciuta come Blockchain 2.0) che consente di gestire in modo decentralizzato la verifica delle votazioni e il conteggio dei voti. I benefici di sicurezza di una votazione blockchain sono significativi: Grazie alla natura decentralizzata della blockchain, l’accuratezza della votazione può essere verificata da tutti i partecipanti del network. Tutti i dati relativi alla votazione non sono archiviati su server, ma in blocchi di informazioni sui computer di tutti i partecipanti del network. Per eliminarli, un hacker avrebbe bisogno di violare tutti i computer e ottenere l’accesso ai singoli set di dati. La blockchain consente ai votanti di controllare se il proprio voto sia stato registrato correttamente e ogni manomissione dei voti diventerebbe automaticamente evidente. La trasparenza della blockchain semplifica il monitoraggio e la verifica dei voti da parte di entità indipendenti. Infine, non sono necessarie risorse aggiuntive o la presenza fisica dello staff. Inoltre, la soluzione Polys elimina le limitazioni presenti in altre soluzioni blockchain: Nel sistema di votazione Polys, la blockchain è criptata e archiviata con algoritmi matematici. Queste caratteristiche consentono di garantire l’anonimato, nascondere i risultati intermedi ed eseguire calcoli con i dati criptati, azioni che non possono essere compiute su altri sistemi blockchain a causa della loro natura distribuita e aperta. Il codice sorgente di Polys è disponibile pubblicamente, consentendo ad appassionati di blockchain, penetration tester o sostenitori dell’e-voting di testare, verificare ed esaminare la tecnologia dietro alla soluzione su GitHub Jutta Steiner, Co-founder di Parity Technologies, sostenitrice e consulente del progetto, ha commentato: “Parity Technologies è orgogliosa di essere stata coinvolta in un progetto innovativo come Polys. La blockchain viene sempre più implementata in numerosi settori e crediamo che la decentralizzazione delle procedure di voto garantirà un processo imparziale e consentirà di creare un elevato livello di fiducia nel sistema”. Per coloro che desiderano provare il servizio, è disponibile una soluzione freemium aperta a tutti e semplice da installare. Polys offre, inoltre, una piattaforma su misura completamente scalabile in grado di trattare migliaia di voti e che può essere personalizzata in base alle particolari esigenze in termini di autorizzazioni, design dell’interfaccia e integrazione con altri servizi. The post Kaspersky Lab presenta Polys, un sistema di votazione online sicuro basato su blockchain appeared first on Data Manager Online.
Amazon Prime Video potrebbe diventare gratis ma con la pubblicità
Amazon sta pensando di proporre un’offerta freemium per Prime Video con interruzioni pubblicitarie Spotify ha trovato nel modello freemium il suo punto di forza anche se fatica a ottenere ricavi. Gli utenti possono ascoltare tutta la musica che vogliono sulla piattaforma svedese ma devono sopportare gli intermezzi pubblicitari. Amazon pare voglia adottare la stessa strategia anche per Prime Video, il suo servizio di streaming televisivo che è arrivato anche in Italia nel dicembre del 2016. Secondo quanto afferma Ad Age, il colosso dell’e-commerce sta pensando di proporre gratuitamente film e serie TV ma si garantirà comunque un introito grazie agli spot. Prime Video è associato all’abbonamento Prime ma in alcuni Paesi è arrivato come servizio stand alone. In Italia e in molte nazioni europee la piattaforma è disponibile gratuitamente per i primi 30 giorni al cui scadere si attiva in automatico un abbonamento annuale da 19,99 euro. Negli USA invece il prezzo è di 10,99 dollari al mese. Una proposta freemium ma con pubblicità permetterà ad Amazon di espandere ulteriormente la sua utenza. E’ comunque probabile che coloro che sceglieranno questa modalità non potranno accedere all’intero catalogo di Prime Video in ogni momento. Si ipotizza che la visione sarà limitata a un numero predefinito di ore o a una selezione di contenuti settimanali. Inoltre i ricavi potrebbero essere suddivisi tra i creatori di contenuti e Amazon, che si sta preparando per il tanto atteso Black Friday. Nel tempo l’azienda di Seattle è riuscita a recuperare terreno su Netflix e per quest’anno si vocifera abbia alzato di molto il budget per le sue produzioni originali. Amazon non può infatti esimersi dall’investire in quanto la concorrenza si fa sempre più agguerrita. A Netflix si andranno ad aggiungere a breve anche Apple e Disney. The post Amazon Prime Video potrebbe diventare gratis ma con la pubblicità appeared first on Data Manager Online.