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ServiceNow: nasce lo User Group Italia

L’obiettivo della community è mettere a disposizione delle aziende che utilizzano la Piattaforma ServiceNow uno spazio dove poter condividere le esperienze, i progetti e le best practice ServiceNow, il System of Action Enterprise, che permette alle aziende di lavorare alla velocità della luce, annuncia la creazione del ServiceNow User Group Italia (SNUG Italy). Il ServiceNow User Group Italia è la community dei clienti ServiceNow e ha l’obiettivo di condividere le esperienze, i progetti, le best practice e tutte le informazioni dell’universo ServiceNow. Far parte del ServiceNow User Group Italia significa appartenere a una community online, dove poter reperire le informazioni più aggiornate, pubblicare domande e ottenere risposte dai propri peer, oltre a partecipare a una serie di eventi esclusivi, dove sarà possibile confrontarsi e condividere esperienze con le aziende che utilizzano la Piattaforma ServiceNow. Il primo responsabile del ServiceNow User Group Italia sarà Matteo Petrelli, Project and Program Office Leader presso Banca Popolare di Sondrio. L’Istituto di Credito avrà l’onore di ospitare anche l’incontro inaugurale dello User Group, che si terrà il 22 novembre a Milano. “I nostri clienti sono i nostri interlocutori più importanti. Vogliamo sempre essere sicuri che raggiungano i loro obiettivi attraverso la nostra tecnologia e che lo facciano nella maniera più semplice e veloce”. Ha dichiarato Rodolfo Falcone, AVP Mediterranean ServiceNow. “Lo User Group rappresenta un’ulteriore occasione di dialogo con i nostri clienti, che possono ora entrare in contatto e confrontarsi liberamente anche tra di loro. Questo non può far altro che bene e offrire un supporto aggiuntivo, per questo sono molto contento per il lancio di questa iniziativa”. The post ServiceNow: nasce lo User Group Italia appeared first on Data Manager Online.

Polaroid trasforma il Moto Z2 Force

In arrivo un mod tutto nuovo, che permette allo smartphone di Lenovo di scattare e stampare foto istantanee, come faceva la mitica fotocamera Lenovo, brand che controlla Motorola, ha annunciato l’arrivo di Polaroid Insta-Share, un nuovo mod compatibile con il Moto Z2 Force. Si tratta di un accessorio che, agganciato al retro del telefono, permette di sfruttare le capacità di quella che fu la mitica Polaroid in maniera molto più semplice e versatile. Di per sé, il modulo integra tutto quello che serve per stampare in tempo reale uno scatto, adoperando il sensore a bordo del telefonino o pescando tra le immagini salvate sul dispositivo e condivise sui social network. Il formato massimo è di 2 pollici x 3 pollici, più o meno lo stesso possibile con le recenti fotocamere Insta-Share indipendenti, che hanno proiettato Polaroid direttamente nel nuovo secolo. Come funziona Una volta collegato allo smartphone, il mod avvia in automatico un’app dedicata, con la quale gestire le foto da stampare, sia scattate con lo Z2 Force (per ora l’unico compatibile ma il supporto dovrebbe aumentare) che già presenti in galleria o prelevate dagli account social. Prima della realizzazione, si possono applicare filtri, cornici e testo, in una sorta di editing di base che può accontentare le voglie di personalizzazione degli utenti. Ogni foglio fornito con la prima dotazione è autoadesivo e, si presuppone, in grado di conservare i colori nel tempo. Resta da capire la compatibilità delle ricariche e la possibilità di acquistarne anche di terze parti. Polaroid Insta-Share arriverà entro la fine dell’anno a 149,99 euro e si affianca ai già esistenti battery pack, speaker JBL, zoom ottico a marchio Hasselblad e al proiettore professionale. The post Polaroid trasforma il Moto Z2 Force appeared first on Data Manager Online.

Diabete di tipo 1, verso la remissione totale grazie alla terapia genica

Uno studio sui topi porta a una svolta rivoluzionaria nella lotta contro il diabete congenito Grazie al lavoro svolto da un team di ricercatori italiani e americani si apre una nuova importante possibilità per arrivare alla remissione completa del diabete di tipo 1, ricorrendo a cellule staminali emopoietiche modificate in laboratorio. Questo straordinario risultato è stato ottenuto dal Centro di Ricerca Pediatrico Romeo ed Enrica Invernizzi dell’Università di Milano, in collaborazione con il Boston Children’s Hospital e la Harvard Medical School, utilizzando l’infusione di cellule staminali ematopoietiche ingegnerizzate per aumentare la sintesi di PD-L1, proteina carente nelle staminali ematopoietiche di soggetti affetti da diabete di tipo 1, patologia che colpisce oltre 300 mila persone solo nel nostro Paese, nonostante almeno 1 milione di persone ne siano inconsapevoli. Rimodellato il sistema immunitario Le cellule somministrate hanno bloccato la reazione autoimmune in modelli murini di diabete e in modelli ex vivo con cellule umane. “Con la somministrazione di queste cellule il sistema immunitario viene rimodellato”, spiega il Professor Paolo Fiorina, direttore del centro di ricerca internazionale sul diabete di tipo 1 presso il Centro di Ricerca Pediatrico Romeo ed Enrica Invernizzi. “Lo studio mostra come le cellule staminali, trattate e successivamente iniettate nel topo, siano in grado di migrare nel pancreas, sito in cui sono contenute le isole pancreatiche che producono insulina. In tutti i topi trattati il diabete è stato completamente curato e un terzo di loro ha mantenuto la normoglicemia per una lunga durata. La proteina PD-L1 è stata ripristinata sia tramite terapia genica che usando un approccio farmacologico con molecole di piccole dimensioni”. Nessuna controindicazione Non è la prima volta che si fa ricorso alla via immunoterapeutica per fermare l’attacco dell’organismo alle cellule insulari per curare i pazienti affetti da diabete di tipo 1. Recentemente è stato scoperto l’anticorpo che ne predice l’insorgenza, ma finora non si era mai arrivati a una terapia efficace nell’arrestare effettivamente l’avanzamento della malattia. “La forza di questo approccio” aggiunge il Professor Fiorina “è la virtuale mancanza di possibili controindicazioni, poichè con questo metodo si andrebbero ad utilizzare cellule provenienti dai pazienti stessi”. Tuttavia saranno necessari ulteriori approfondimenti per stabilire la durata degli effetti di questa nuova terapia genica e determinare con esattezza la frequenza di somministrazione della cura. The post Diabete di tipo 1, verso la remissione totale grazie alla terapia genica appeared first on Data Manager Online.

Innovativo scambio di competenze tra Ford e il Centre for Integrated Oncology di Colonia

Le tecniche di produzione di automobili di Ford e i modelli sviluppati per le terapie oncologiche sono oggetto di uno scambio innovativo di idee, grazie alla condivisione di competenze tra i due settori Dopo la diagnosi, Mike Butler, dipendente Ford divenuto paziente oncologico, ha intravisto l’opportunità di introdurre alcune tecniche utilizzate negli stabilimenti dove avviene la produzione di automobili, all’interno del Centre for Integrated Oncology (CIO) di Colonia, Germania, centro all’avanguardia nelle terapie oncologiche, in modo da agevolarne le attività di cura. Mike Butler, Quality Director di Ford, in collaborazione con alcuni colleghi, anch’essi impegnati presso lo stabilimento produttivo di Ford a Colonia, ha condotto una ricerca e proposto alcune novità metodologiche al Centre for Integrated Oncology, che sono state attualmente implementate all’interno della struttura oncologica. L’iniziativa si è sviluppata in un flusso di idee bidirezionale, grazie al personale ospedaliero del CIO, parte dell’University Hospital cittadino, che ha condiviso il proprio know-how nella raccolta e utilizzo dei big data con l’Ovale Blu, che li utilizzerà per la progettazione dei veicoli del futuro. “Ho trascorso cinque anni tra reparti ospedalieri e ho avuto modo di riflettere su come potessi migliorare la vita dei pazienti”, ha raccontato Mike Butler, che ora si sta rimettendo. “L’idea mi è venuta quando ho realizzato che molti dei sistemi che assicurano il funzionamento rapido delle linee di produzione potevano essere applicati anche al modello ospedaliero. Al momento, stiamo vivendo uno scambio virtuoso di competenze che penso potrà influenzare positivamente anche il prossimo futuro.” Le tecnologie e i processi utilizzati nella produzione della Ford Fiesta, che hanno permesso all’impianto dell’Ovale Blu con sede a Colonia, di diventare uno degli stabilimenti di produzione più efficienti del mondo, sono state presentate a personale medico, per la prima volta, nel 2008.  Un team composto da 15 ingegneri di Ford ha, infatti, iniziato tale scambio di competenze dopo aver incontrato la dirigenza ospedaliera, pazienti, e personale medico e infermieristico. Le linee colorate tracciate sulle pareti e sui pavimenti, sono state progettate per garantire una terapia meno stressante e più rapida, aiutando il personale, i pazienti e i visitatori a muoversi all’interno della struttura in modo più semplice mentre i grandi schermi contribuiscono a facilitare la comunicazione tra i diversi operatori sanitari. Il team di Ford ha anche proposto l’inserimento di stanze mobili, con pareti divisorie smontabili, in alternativa a reparti rigidi e stazioni di cura fisse. Tali accorgimenti all’impianto esistente, hanno già contribuito ad un miglioramento della gestione dei pazienti del 30%. Nel frattempo, equipe composte da personale medico dell’ospedale stanno affiancando Ford nell’apprendimento dei processi da loro utilizzati per elaborare e sviluppare i diversi approcci adoperati per affrontare la ricerca di nuove terapie oncologiche. L’Ovale Blu sta applicando questo modello di pensiero outside the box allo sviluppo di nuove tecnologie e alla progettazione di veicoli futuri. “La medicina è una scienza in continua evoluzione in cui anche i più piccoli cambiamenti hanno un enorme impatto sulla vita dei pazienti”, ha affermato il Professore Dr Michael Hallek, appartenente all’equipe che ha avuto in cura Mike Butler. “Con l’aiuto di Ford, stiamo facendo enormi passi in avanti per migliorare le vite e le terapie di cui potranno beneficiare i futuri pazienti, negli anni a venire. E speriamo che alcune delle nostre metodologie possano aiutare Ford a sviluppare al meglio la mobilità del futuro”.   The post Innovativo scambio di competenze tra Ford e il Centre for Integrated Oncology di Colonia appeared first on Data Manager Online.

Lenovo e VMware, l’iperconvergenza è servita

Si chiamano ThinkAgile VX le nuove appliance iperconvergenti che puntano a semplificare la gestione degli ambienti di data center e di cloud ibrido grazie alla presenza di vSAN 6.6 Alberto Bullani, Country Manager di VMware Italy I nuovi sistemi ThinkAgile VX di Lenovo sono stati al centro di un incontro con la stampa a Milano a metà novembre. Simpaticamente orchestrato attorno al tema “Due sul divano”, l’evento ha visto parlare della nuova offerta iperconvergente Lenovo-VMware Alessandro de Bartolo, Country General Manager del Data Center Group di Lenovo, e Alberto Bullani, Country Manager di VMware Italy, effettivamente seduti su un divano di un locale in zona Porta Romana, che hanno illustrato nel dettaglio le caratteristiche dell’offerta e soprattutto a quale pubblico è indirizzata. Che è potenzialmente quello delle imprese di qualsiasi dimensione, dalla piccola alla media e perché no anche alla grande, viste le capacità di scalare, oltre che ai fornitori di servizi cloud. Perché nel mirino dei ThinkAgile VX ci sono soprattutto le aziende che intendono servirsi sempre più del cloud ibrido, che è l’opzione ormai vincente, ha spiegato Alessandro de Bartolo: “Di cloud se ne vede sempre di più, ma si preferisce soprattutto quello ibrido, perché il tutto pubblico o il tutto privato sono i due estremi, e la gaussiana insiste sull’ibrido”. Una visione condivisa anche da VMware, in una prospettiva “cross cloud”, che “permette di evitare i silos e spostare i carichi di lavoro da un cloud all’altro in maniera live, con l’hybrid cloud in cima, perché nessuna azienda metterà mai il 100 per cento dei propri dati nel cloud pubblico, anche per questioni di governance e non solo, mentre il cloud pubblico serve soprattutto per i momenti di picco o altro”, ha fatto notare Alberto Bullani. Iperconvergenza per la digitalizzazione L’iperconvergenza di ThinkAgile VX serve proprio per rispondere sempre meglio alle richieste di velocità, potenza elaborativa e integrazione con i cloud pubblici che è fondamentale per la digital transformation, “ormai necessaria ovunque, anche in chi fa manifatturiero”, ha sottolineato de Bartolo, facendo l’esempio di “un noto progettista e costruttore di automobili che adesso quando pensa un nuovo progetto lo fa direttamente in digitale: la realizzazione in fisico è quasi un’appendice di un percorso che si svolge per quasi il 90 per cento in digitale, tanto che quello stesso costruttore sostiene di non essere più un’azienda manifatturiera ma quasi in una software house, passando dal vendere automobili al vendere modelli matematici di automobili”. Nuovi paradigmi È appunto per facilitare al massimo il percorso verso questi nuovi paradigmi, che è nato ThinkAgile VX, basato su piattaforma Lenovo ThinkSystem, con processori della famiglia Intel Xeon Scalable e alimentato da VMware vSAN 6.6, per realizzare un’infrastruttura iperconvergente preconfigurata che si aggiunge al portafoglio ThinkAgile di sistemi integrati e appliance di Lenovo, progettati per i data center di tipo software defined. In effetti quella con VMware è una collaborazione di lunga data, visto che “i nostri team operano congiuntamente da oltre quindici anni nel fornire alle aziende soluzioni per implementare infrastrutture IT a elevata affidabilità e software per la virtualizzazione”, ha fatto sapere Alberto Bullani. Supporto unificato Più in dettaglio, la serie VX riduce la complessità del data center aggregando server, storage e virtualizzazione in un unico pool di risorse in comune, ed è progettata per essere scalabile, in modo che si possa iniziare anche con pochi nodi, a partire da tre, per incrementare la capacità di storage e prestazioni senza interrompere le operazioni quotidiane. Grazie alla versione più recente di VMware vSAN, la 6.6, ThinkAgile VX include fino a sette volte più spazio di archiviazione con funzionalità di deduplicazione e compressione, oltre a nuove funzionalità come l’auto crittografia nativa, che elimina la necessità di unità separate auto criptate che aumentano il costo totale di possesso. Ma soprattutto va infine sottolineato che la serie VX è costituita da appliance che vengono integrate in fabbrica da Lenovo e configurate presso il cliente, con soluzioni predefinite per diversi carichi di lavoro: “E’ sufficiente scegliere la taglia adatta al caso e poi Lenovo spedirà al cliente una soluzione che verrà implementata dai nostri Professional Services, in una modalità improntata alla massima semplicità anche per le operazioni successive, visto che il cliente avrà Lenovo come unico punto di contatto per tutte le esigenze post installazione, grazie al supporto unificato ThinkAgile Advantage che è già compreso senza alcun costo aggiuntivo”, ha concluso Alessandro de Bartolo. The post Lenovo e VMware, l’iperconvergenza è servita appeared first on Data Manager Online.

Gli oggetti intelligenti risponderanno ai desideri degli utenti personalizzando l’IoT del futuro

Un progetto del Politecnico di Torino – Dipartimento di Automatica e Informatica, pubblicato su IEEE Computer, propone un’interfaccia di programmazione semplice per tutti i dispositivi connessi Viviamo ormai in un mondo pieno di oggetti “intelligenti”, controllabili con altrettanti dispositivi tecnologici che ci permettono, ad esempio, di regolare la temperatura di un ambiente, l’intensità delle luci, di programmare una lavatrice o un altro elettrodomestico, solo per citare alcuni esempi. Ma in un futuro non troppo lontano, tutte queste azioni potrebbero non richiederci più neppure di esprimere la nostra volontà: basterà entrare in auto e automaticamente il climatizzatore raggiungerà la temperatura desiderata, oppure avvicinarsi a un semaforo per far scattare il verde. Mira proprio a questo obiettivo EUPont, una tecnologia messa a punto dal gruppo di ricerca del Dipartimento di Automatica e Informatica coordinato dal prof. Fulvio Corno, con Luigi De Russis e Alberto Monge Roffarello, oggetto di una pubblicazione su “Computer”, un magazine della IEEE Computer Society. L’obiettivo è consentire agli utenti finali di futuri sistemi di Internet of Things, cioè le applicazioni delle tecnologie intelligenti basate su Internet agli oggetti della vita quotidiana, di poter controllare efficacemente e personalizzare il comportamento delle tecnologie che ci circondano. Ciò è possibile grazie a YouRule, un sistema basato su EUPont, che permette una programmazione molto raffinata, ma anche molto semplice, dei risultati desiderati. I sistemi di Internet of Things attualmente in uso sono infatti generalmente concepiti in applicazioni “verticali”, con poca o nessuna possibilità di personalizzazione e interfacce utente troppo specifiche e complesse per un pubblico non specializzato. Il progetto mira invece a dare a tutti gli utenti, anche i meno esperti, la possibilità di controllare gli oggetti intelligenti in modo facile e intuitivo; una volta programmati i risultati che si desiderano ottenere, non sarà più necessario ripetere di volta in volta le istruzioni per ottenere un risultato. Oggi l’approccio più diffuso di programmazione è quello cosiddetto “if-this-then-that“, che è già molto semplificato, ma carente in diversi ambiti. Ad esempio, è piuttosto difficile generalizzare, ma bisogna dare istruzioni specifiche: per citare un caso, non basta chiedere al sistema: “Se un elettrodomestico ha un guasto, mandami una notifica”, ma è necessario creare molte regole simili per ogni elettrodomestico. Inoltre, gli utenti devono abilitare esplicitamente i servizi prima di poterli utilizzare, e questo preclude la possibilità di interagire con servizi che l’utente non conosce, ad esempio quelli pubblici offerti dalle future Smart City. Il progetto del Politecnico mira invece a costruire le interfacce, il sistema di intelligenza artificiale e le infrastrutture necessarie per consentire scenari più avanzati e user-friendly, dove l’utente è al centro dell’interazione e può esprimere le proprie esigenze e desideri. Un servizio, quindi, nel quale al centro c’è l’utente, non il dispositivo. Ecco un possibile scenario di applicazione di YouRule: “Lucia è una persona piuttosto freddolosa: non ama l’aria condizionata e in inverno tende a preferire temperature più calde rispetto ai suoi amici. Lucia potrà accedere a YouRule tramite il suo smartphone e, selezionando alcune icone e comandi facilmente comprensibili, definire una regola semplice: «Quando sono in uno spazio chiuso, porta la temperatura a 23°C». A casa Lucia dispone di un termostato intelligente, riconosciuto come dispositivo di controllo della temperatura: non appena tornata a casa, la casa rileverà la sua preferenza e regolerà la temperatura del termostato di conseguenza. Al lavoro, appena entrata nel suo ufficio, YouRule si connetterà al servizio di gestione di Building Management System, che alzerà la temperatura della stanza. Appena entrerà nella sua auto, YouRule parlerà con il climatizzatore della sua smart car e imposterà il clima interno in base a quanto richiesto; Lucia apprezza che il suo migliore amico, Alessandro, le abbia anche permesso di controllare la temperatura della sua auto, per cui può sentirsi a suo agio anche quando viaggia con lui”. The post Gli oggetti intelligenti risponderanno ai desideri degli utenti personalizzando l’IoT del futuro appeared first on Data Manager Online.

AppQuality: innova il mobile testing e riceve nuovi investimenti convincendo i clienti

Sky, Enel, Sisal, Autogrill, Fastweb e PayPal stanno lavorando col crowdtesting di AppQuality Che cosa succede in un mondo in cui i prodotti digitali vivono su una moltitudine eterogenea di dispositivi? Nuovi smartphone, nuovi sistemi operativi e browser, nuovi canali di distribuzione di contenuti e servizi nell’Internet delle cose (IoT) arrivano incessantemente sul mercato a distanza di pochi mesi. Tutti i prodotti sul mercato che le persone utilizzano quotidianamente, dalla app dell’home banking, al gioco digitale, alla app per le dirette sportive, ai tool BYoD delle grandi aziende, vivono nella necessità di continui update, per essere più veloci, più usabili ed installabili e funzionanti ovunque, nel nuovo che incalza. Come fanno le aziende che, investono e ricavano sui prodotti digital a verificare che le proprie app e servizi siano sempre “fluide e frictionless”, nella vastità del panorama di clienti e dispositivi possibile oggi? AppQuality dal 2015 ha scommesso su questo, i fondatori, partendo dalle ricerche nate all’interno del MobileLab, laboratorio di ricerca del Politecnico di Milano sulle più avanzate tecnologie mobile, hanno ideato e creato un servizio che, attraverso una community di tester qualificati, reclutati e certificati in tutta Italia e in Europa, consente di verificare in tempi rapidi che qualsiasi digital product arrivi nelle mani dell’utente finale senza difetti. Le caratteristiche innovative e vincenti del servizio sono due. Da un lato la capacità di reclutare in maniera continuativa e di disporre di una community per il crowdtesting qualificata e diversificata (imprenditori, millennials, nativi digitali, impiegati), che permette, prima di eseguire ogni test, di avere una selezione del panel finemente mirata al prodotto da testare. Dall’altro, l’applicazione di un metodo che assegna l’analisi qualitativa dei risultati del crowdtesting ad esperti AppQuality di digital products, per una completa offerta di tipologie di analisi, dal bug finding, all’user experience UI/UX testing, al sanity check, alle survey qualitative che mettono i “fresh eyes” del crowd a disposizione del marketing e dello sviluppo di prodotto. Tutto questo ha convinto sin dal 2015 gli investitori a credere in AppQuality. I risultati di business hanno portato i soci di Italian Angels for Growth (IAG, www.iag.it) e quelli del Club degli Investitori (CDI, www.clubdeglinvestitori.it), guidati rispettivamente da Antonio Leone e da Giancarlo Rocchietti, ad investire 400 mila euro in AppQuality. Gaetano Liggieri e Gianluca D’Agostino rappresentano i soci IAG e CDI in CDA ed ha partecipato a favore di AppQuality anche il fondo Club Italia Investimenti 2 di Cristiano Esclapon.  Investitore di elevato standing della startup è anche il gruppo Digital360, quotato all’AIM Italia di Borsa Italiana e guidato da Andrea Rangone, guru e pioniere della trasformazione digitale in Italia. Ora la sfida è l’accelerazione della crescita e il continuo ampliamento dei servizi. In tal senso AppQuality ha già dimostrato di essere solida e determinata. La piattaforma è leader nel crowdtesting in Italia, è stata già scelta da Enel, PayPal, Sky, Autogrill, Bper, Intesa San Paolo, CheBanca!, Mediaset, Coop, H3G, Sorgenia, Enercom, Banzai/Saldi Privati, Snam, Banco Popolare, etc. ed è riconosciuta sul mercato come una delle realtà emergenti più interessanti ed innovative del panorama italiano di soluzioni B2B in crowdsourcing per Enterprise in Italia e in Europa. www.app-quality.com/it/ The post AppQuality: innova il mobile testing e riceve nuovi investimenti convincendo i clienti appeared first on Data Manager Online.

Manipolazione online: almeno 18 votazioni pilotate nel corso degli anni

La denuncia arriva dal report Freedom on the Net che spiega come i governi stiano sfruttando sempre di più i social media per minare le scelte democratiche La vicenda meglio conosciuta con il nome di Russiagate è solo l’apice di quanto messo in atto dai governi di tutto il mondo nel corso degli ultimi anni. Lo afferma l’organizzazione Freedom House, che ha prodotto il più recente Freedom of the Net, spiegando come ci siano almeno 18 votazioni pilotate dai governanti a livello globale nel recente passato, conseguenza di campagne di informazione indirizzate a influenzare le scelte democratiche dei cittadini. Teatro principale di tali strategie di comunicazione sono i social media, dove è molto più semplice diffondere messaggi a milioni di persone piuttosto che attraverso gli strumenti tradizionali, come radio e tv, decisamente più limitati sia per numero di utenti che localizzazione. Basta invece un banner in inglese, semplice e diretto, per raggiungere milioni di individui, e convincerli di un qualcosa che non è detto corrisponda alla verità ma che ha il potenziale per incanalare pensieri e decisioni verso precise direzioni. Cosa è successo Stando al report dunque, la libertà di espressione e di voto è decisamente in pericolo soprattutto su piattaforme come Facebook e Twitter ma anche su concorrenti nazionali, molto più inclini a non rispettare regole universalmente condivise per lasciare spazio di manovra ai governi. Tra giugno del 2016 e maggio del 2017, Freedom House ha rilevato 18 votazioni manipolate, incluse quelle in India, Ucraina, Brasile e nell’Est del mondo: ovviamente Russia, Arabia Saudita, Iran, Cina e Pakistan. L’Italia, checché se ne pensi, è tra i paesi più liberi, insieme a Francia, Inghilterra, Germania, Ungheria, Argentina e Canada. Ci sono nazioni, tra cui gli Stati Uniti, che nonostante una certa trasparenza comunicativa, hanno subìto un calo nel punteggio di libertà informativa, oggi pare a 21 su 100, con il rischio che le interferenze estere possano causare un’influenza maggiore nei prossimi anni. The post Manipolazione online: almeno 18 votazioni pilotate nel corso degli anni appeared first on Data Manager Online.

OnePlus si è presa il mercato smartphone in India

La ex startup cinese ha raggiunto il 28% del market share in un paese che, per vastità e numeri, sarà sempre più centrale per il business del futuro Apple, Samsung, LG, Huawei. Queste e tante altre compagnie hanno cercato, da anni oramai, di farsi strada all’interno del mercato mobile indiano. Il motivo? Il paese, per numeri e potenziali utenti, è tra i più grandi al mondo, forse inferiore solo alla Cina. Conviene a tutti insomma tentare la scalata, per portarsi a casa revenue che sul lungo periodo saranno sempre più determinanti. Tra i tanti litiganti, a prendersi l’attuale fetta più grande è una sorpresa: OnePlus, ex startup cinese che sta lavorando molto bene nei paesi emergenti. Secondo le ultime stime di IDC, l’azienda ha raddoppiato in pochi mesi la sua presenza in India, catturando il 28% del market share nel segmento smartphone premium, i top di gamma. Battuta dunque la rivalità dei concorrenti, OnePlus si appresta a stabilizzare ancora di più la propria posizione, con il vantaggio di offrire dispositivi a prezzi (al cambio) simili in tutti i principali mercati serviti, con una strategia che si ta rivelando vincente un po’ ovunque. I dati di IDC International Data Corporation ha rilasciato questi numeri riguardo all’India: OnePlus ha raggiunto il 12% del market share nel primo trimestre dell’anno, portandolo al 28% a soli sei mesi di distanza. La voce grossa l’ha fatta sopratutto nel settore delle vendite online, unico canale a disposizione della cinese per vendere i propri prodotti. Qui, OnePlus arriva oltre il 62%, rispetto alle altre offerte top di gamma, stabilendo il modello attuale, OnePlus 5, come il più venduto, con una soglia di adozione pari al 24,75%. In termini più ampi, il marchio amatissimo dai più giovani è cresciuto del 120% anno su anno, debuttando al numero 8 dei brand hu-tech più di valore in India. La corsa potrebbe non finire qua, anzi. Dietro la porta c’è il 5T, primo smartphone della linea OP con design Infinity, alla stregua di Galaxy S8 e Huawei Mate 10 Pro, un’innovazione nelle forme (non nell’hardware, identico a OnePlus 5), che i clienti indiani di certo apprezzeranno, a fronte di un cartellino di vendita che dovrebbe rimanere lo stesso della generazione odierna.  The post OnePlus si è presa il mercato smartphone in India appeared first on Data Manager Online.