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I pericoli connessi sotto l’albero di Natale

Nuova indagine McAfee rivela che il 20% degli intervistati acquisterebbe intenzionalmente un dispositivo a rischio hacker McAfee ha annunciato i risultati del terzo studio annuale Most Hackable Holiday Gifts che ha l’obiettivo di aiutare gli utenti a identificare i potenziali rischi per la sicurezza associati ai regali più popolari in vista delle festività natalizie. Computer portatili, tablet e smartphone sono in cima alla lista, seguiti da droni, palmari, giochi e dispositivi connessi. Inoltre, McAfee ha condotto un sondaggio per identificare le abitudini e i comportamenti dei consumatori mentre si preparano per la stagione dello shopping natalizio. La maggior parte degli utenti è d’accordo nel ritenere la sicurezza una necessità per laptop, tablet e smartphone (69%). Tuttavia, solo il 22% ritiene che per i giocattoli connessi siano necessarie misure di sicurezza, il 29% ritiene che i droni debbano essere protetti e il 56% considera che lo debbano essere anche i palmari. “Continuiamo a vedere i dispositivi connessi ai primi posti nelle liste dei desideri di Natale, ma è evidente che gli utenti non sempre sono consapevoli dell’importanza di proteggere i dispositivi ogni volta che si connettono e all’interno dei prodotti stessi”, ha dichiarato Gary Davis, chief consumer security evangelist di McAfee. “Il più delle volte, semplicemente non sanno che i loro dispositivi devono essere protetti o non sanno come proteggerli. Tali lacune possono essere sfruttate dai criminali informatici per penetrare nei dispositivi e sottrarre le informazioni personali”. Quasi tutti gli intervistati (91%) affermano di sapere che è importante mantenere la propria identità e i propri dispositivi connessi al sicuro, ma solo il 53% adotta le misure necessarie per la protezione. Il 16% è convinto che il produttore abbia integrato la sicurezza nel prodotto, e un altro 22% sa di dover adottare precauzioni di sicurezza, ma non sa come farlo. Proprio per questo è importante che loro stessi conducano ricerche sulle impostazioni di sicurezza integrate di un dispositivo, piuttosto che affidarsi esclusivamente ai produttori per proteggere adeguatamente i propri dispositivi e dati. I regali a maggior rischio hacker di quest’anno includono: 1. Notebook/Smartphone/Tablet – I notebook, gli smartphone e i tablet sono obiettivi tradizionali dei criminali informatici e, se non adeguatamente protetti, possono essere infettati da applicazioni dannose. 2. Droni – Le vendite di droni dovrebbero raggiungere il miliardo di dollari nel 2017, ma la sicurezza è ancora lontana. Chi desidera acquistarli deve essere consapevole dei rischi associati al dirottamento dei droni e ai falsi segnali Wi-Fi provenienti da droni compromessi. 3. Palmari (PDA) – Questa sorta di ‘assistenti’ basati su dispositivo possono aiutare a ordinare articoli per la casa, riprodurre musica, fornire risposte a domande e molto altro ancora. Tuttavia, con i microfoni che sono sempre attivi per un comando di sveglia, e le videocamere in dotazione su molti dispositivi è essenziale comprendere le implicazioni sulla privacy. 4. Giocattoli connessi – Se i giochi continuano a diventare sempre più intelligenti, anche i criminali informatici purtroppo non sono da meno. Per molti produttori, la sicurezza è un elemento secondario e i giocattoli restano vulnerabili agli attacchi nel caso gli hacker prendano di mira microfoni integrati e servizi basati sulla localizzazione. 5. Apparecchi connessi – Un elettrodomestico intelligente può semplificare la vita quotidiana, ma è bene essere consapevoli che questi dispositivi potrebbero essere utilizzati come pedine in un attacco online o per carpire informazioni personali o sulla propria abitazione. Per non rovinare il clima delle feste Per rimanere protetti e vivere le festività in modo più sicuro, McAfee suggerisce di prendere le seguenti precauzioni: ·         Pensare prima di cliccare: uno dei modi più semplici con cui i criminali informatici compromettono i dispositivi è attraverso un collegamento. Meglio pensarci due volte prima di fare click su un link o altri messaggi inattesi arrivati via email. ·         Aggiornare il software: che si tratti di un PC, smartphone, palmare o persino di un drone, è importante tenere il software aggiornato. I produttori risolvono i bachi di sicurezza negli aggiornamenti dei dispositivi, quindi è importante installare sempre la versione più recente il prima possibile. Laddove possibile, utilizzare un software di sicurezza aggiornato. ·         Attenzione al Wi-Fi pubblico: i criminali informatici spesso distribuiscono hotspot Wi-Fi falsi che sembrano legittimi, ma danno loro visibilità sulle abitudini di navigazione di chi si connette. Se si deve utilizzare il Wi-Fi pubblico astenersi dall’effettuare acquisti online o da qualsiasi operazione bancaria. Se è necessario fare acquisti o online banking su Wi-Fi pubblico optare per una VPN (Virtual Private Network), come McAfee Safe Connect, per crittografare il proprio traffico di rete. ·         Informarsi: non tutti i produttori prendono sul serio la sicurezza, specialmente quando si tratta di giocattoli connessi, quindi è importante informarsi prima dell’acquisto se sono state segnalate delle vulnerabilità di sicurezza. ·         Proteggere la propria rete domestica: la piattaforma McAfee Secure Home Platform protegge tutti i dispositivi connessi e la propria rete internet domestica alla base. Questa soluzione fornisce informazioni su quali dispositivi si trovano sulla rete e protegge tutti i dispositivi connessi. The post I pericoli connessi sotto l’albero di Natale appeared first on Data Manager Online.

Orange e Red Hat unite per innovare la network virtualization

Orange e Red Hat collaborano per alimentare l’innovazione tecnologica all’interno di progetti di community; Orange usa Red Hat OpenStack Plaform per promuovere la network transformation Red Hat ha annunciato una collaborazione con Orange, tra i principali operatori multinazionali di telecomunicazioni, tesa alla creazione di un’infrastruttura moderna per una rete agile e reattiva pensata per portare le innovazioni ai clienti più velocemente e per scalare i servizi in modo più dinamico. Le due aziende collaborano su progetti di community per accelerare l’innovazione tecnologica in tema di network virtualization, mentre Orange fa uso della Red Hat OpenStack Platform per le sue implementazioni NGVi (network functions virtualization infrastructure). Orange collabora con Red Hat nell’ambito di un programma comune di engineering teso a creare funzionalità aggiuntive a supporto di NFV su OpenStack e altre comunità open source. Obiettivo del programma è di rispondere in modo più efficace alle necessità specifiche dei fornitori di servizi di comunicazione e delle loro reti, in fase di sviluppo tecnologico.  La collaborazione comunitaria ha portato recentemente all’integrazione del progetto OpenStack BGP VPN e della sua implementazione di ruferimento (BaGPipe), con Orange come contributor principale. Questo progetto BGP VPN punta a consentire agli operatori telecom di interconnettere tra loro attività e datacenter Infrastructure-as-a-Service (IaaS) o NFV, utilizzando tecnologie standard di routing. Orange sta adottando NFV come parte della sua strategia di network transformation, con l’obiettivo di ottenere maggiore agilità grazie al disaccoppiamento del suo layer hardware dallo stack hardware. Per fare questo, Orange utilizza Red Hat OpenStack Platform per la sua implementazione NFV multinazionale di cloud IaaS agile ed estremamente scalabile, consentendo una migliore integrazione di funzioni virtuali di rete (NFV) provenienti da vendor differenti. “Orange sta assumendo il ruolo di moderno fornitore di open communication, non solo con l’implementazione di una piattaforma tecnologica completamente aperta con Red Hat OpenStack Platform e Red Hat Ceph Storage, ma anche contribuendo con la sua esperienza alle attività di sviluppo della community”, spiega Darrell Jordan-Smith, vice president Global Information and Communication Technology di Red Hat. “Siamo molto soddisfatti del fatto che siano le nostre tecnologie ad alimentare la piattaforma NFVi standard di Orange, e non vediamo l’ora di continuare nella nostra collaborazione su iniziative open source tese a portare nuovo valore di business al mercato.” “Per noi è fondamentale essere all’avanguardia nello sviluppo di piattaforme tecnologiche che possano alimentare le nostre reti del futuro, come OpenStack, e collaboriamo strettamente con Red Hat per promuovere l’innovazione nelle comunità open, in modo da aiutarle ad avvicinarsi delle necessità del mondo reale”, commenta Christian Gacon, vice president Wireline Networks and Infrastructure di Orange. “Come leader nelle soluzioni open source, Red Hat è poi in grado di trasformare questa innovazione per un utilizzo in produzione, come nel caso della sua Red Hat OpenStack Platform. Il nostro lavoro comune sul progetto BGP VPN è un ottimo esempio di una componente importante di tecnologia di rete che stiamo migliorando per una comunicazione moderna, ora che il mercato evolve verso reti più dinamiche, agili e self-adaptive. Operando sull’implementazione industriale della NFVi, siamo convinti che la scelta dell’open source come standard possa portare interoperabilità all’ecosistema per ambienti cloud estesi e scalabili. E riconosciamo RedHat come partner di valore per consentirci di integrare le NFV di vendor differenti.” The post Orange e Red Hat unite per innovare la network virtualization appeared first on Data Manager Online.

Sma, nuovo studio aiuta a comprendere le cause della malattia

Nuova luce sulla malattia che blocca i muscoli dei bambini L’atrofia muscolare spinale è una malattia genetica mortale che colpisce le cellule nervose del midollo spinale, da cui partono i segnali diretti ai muscoli. Ecco perché i bambini che ne sono affetti non sono in grado di compiere movimenti anche semplici come gattonare. Nonostante sia comunemente considerata una malattia rara, in realtà è piuttosto frequente, con un caso ogni 6000 bambini entro i primi 2 anni di vita. In questi giorni è stato pubblicato sulla prestigiosa rivista Cell Reports uno studio che mette in luce le cause che determinano l’insorgere di questa patologia, che sembra connessa ad un difetto nella sintesi delle proteine. Una ricerca che getta le basi per sviluppi terapeutici in grado di integrare l’unica terapia esistente e da poco approvata dalla Fda (Food and Drug Administration, l’ente governativo statunitense che fra l’altro regolamenta l’immissione sul mercato di nuovi farmaci). Il progetto Axonomix Lo studio nasce dalla collaborazione tra due gruppi di Trento, quello di Gabriella Viero dell’istituto di biofisica del Cnr e quello di Alessandro Quattrone di Cibio UniTrento, ed un gruppo dell’Università di Edimburgo. La ricerca rappresenta il primo importante risultato del progetto Axonomix appena terminato, che si proponeva di verificare se in malattie del motoneurone come la SMA si rilevasse un’alterazione del processo di sintesi delle proteine e se questo determinasse la degenerazione cui i motoneuroni sono soggetti. Una scoperta fondamentale per poter impostare una terapia efficace. Il progetto è stato supportato da un finanziamento di 2, 4 milioni di Euro della Provincia di Trento, che ha dimostrato una forte attenzione all’importanza della ricerca, e riguarda varie discipline tra cui genomica, biochimica, biofisica, biologia cellulare, neurologia, microscopia, bioinformatica e statistica. Ora si spera che sia possibile sfruttare la modulazione della sintesi proteica per sconfiggere la Sma. The post Sma, nuovo studio aiuta a comprendere le cause della malattia appeared first on Data Manager Online.

Essere Data Visionary aiuta le aziende a prosperare abbracciando il cambiamento

I Data Thrivers hanno una quantità di nuovi clienti e di produttività dei dipendenti tre volte superiori e una maggiore redditività NetApp ha annunciato i risultati di un programma di ricerca globale incentrato su come supportare le aziende ad abbracciare la trasformazione digitale. Realizzato in partnership con IDC, lo studio suggerisce azioni immediate e d’impatto che ogni azienda può mettere in campo per trasformarsi. I risultati della ricerca mostrano infatti cos’è che separa i Data Thriver, aggressivamente disruptive nell’uso delle tecnologie digitali per influenzare nuovi mercati, da coloro che sono semplicemente Data Survivor o addirittura Data Resister. Con solo l’11% di aziende che rientrano nel profilo di Data Thriver, le aziende nei settori tradizionali rischiano di perdere una percentuale significativa delle loro entrate a favore di imprese più orientate verso i dati già nel 2018. I settori più a rischio sono quello dei servizi pubblici (29%), il commercio al dettaglio (> 25%), il settore delle attrezzature industriali (20%), i servizi finanziari (18%) e la pubblica amministrazione (18%). Le aziende che utilizzano dati per guidare il proprio business e soddisfare i clienti in modi nuovi e innovativi, hanno appena cominciato a rivoluzionare il mercato. “I Data Visionary ispirano le loro organizzazioni ad essere Data Thriver. Riconoscono che i dati non sono più rinchiusi in dispositivi nascosti dietro firewall. Ora sono distribuiti, dinamici e diversificati”, ha dichiarato Jean English, SVP e CMO di NetApp. “La nostra missione è supportare le aziende attraverso il processo di trasformazione digitale, offrendo servizi di cloud ibrido che migliorano radicalmente l’efficienza organizzativa e creano nuove opportunità di business”. “Come principale borsa europea per investitori privati, dobbiamo trovare modi nuovi e innovativi per sfruttare i dati generati da oltre 1,5 milioni di prodotti commerciabili per guidare le imprese e soddisfare i nostri clienti”, ha dichiarato Michael Jaeggi, responsabile IT di Boerse Stuttgart GmbH. “Per prosperare nell’economia data-driven di oggi, abbiamo guardato alla tecnologia NetApp per passare al cloud, in modo da poterci concentrare sul nostro core business, ovvero fornire agli investitori al dettaglio servizi finanziari di nuova generazione”. I Data Thriver adottano misure per aumentare i ricavi, migliorare i risultati aziendali e trasformare i dati in denaro. Molte aziende Fortune 100 stanno costruendo laboratori di innovazione, oltre a creare nuovi ruoli manageriali che hanno come obiettivo l’innovazione e addetti al data management. Delle organizzazioni che hanno partecipato allo studio, quasi la metà ha già un Chief Data Officer. I Data Survivor stanno perdendo opportunità di guadagno, non utilizzando i dati per migliorare la soddisfazione dei propri clienti e rischiando di essere sopraffatti da quelli che producono. Utilizzano gli strumenti più disparati per gestire i dati in diversi formati e diverse postazioni, aggiungendo una complessità ulteriore alla gestione di sicurezza, rischio, privacy e conformità. “Se le aziende non si trasformano per diventare Data Thriver, saranno vittima del darwinismo digitale, che ha un impatto sulle imprese di tutte le dimensioni e in tutti i settori”, ha dichiarato Laura DuBois, vicepresidente del gruppo IDC Enterprise Storage, Server e Software per infrastrutture. “Le aziende si stanno allontanando dai modelli di business tradizionale e stanno abbracciando la trasformazione digitale. Le aziende stanno scoprendo che per competere devono modernizzare i propri sistemi, modelli, processi e architetture”. Le organizzazioni che mostrano comportamenti Data Thriver stanno adottando una serie diversificata di tecnologie, inclusi i servizi dati per cloud ibridi. Questi servizi comprendono diverse funzioni di protezione, sicurezza, integrazione e ottimizzazione dei dati per una gestione agile ed economica e analisi più rapide. Le tre cose principali che i Data Survivor possono imparare dai Data Thriver: Utilizzare i dati come asset organizzativi Permettere ad IT e manager di lavorare insieme Creare mappe per la visibilità e il controllo dei dati Le organizzazioni che cercano di passare da Data Survivor a Data Thriver devono trasformare in maniera olistica persone, processi e tecnologie e creare una roadmap di trasformazione digitale che dovrebbe includere: La creazione di nuovi ruoli L’impostazione di nuovi modelli di personale L’Istituzione di nuovi processi Nuovi investimenti L’utilizzo di servizi dati per cloud ibrido The post Essere Data Visionary aiuta le aziende a prosperare abbracciando il cambiamento appeared first on Data Manager Online.

Una innovativa soluzione Fujitsu per la sanità, aiuta a velocizzare il recupero dei pazienti

Fujitsu ha collaborato con il Gait Expertise Center della clinica olandese Sint Maartenskliniek per tracciare il processo di riabilitazione monitorando i movimenti dei pazienti I sensori human-centric di Fujitsu sono utilizzati per aiutare a velocizzare il processo di riabilitazione dei pazienti di una clinica olandese altamente specializzata. Un programma pilota di sei mesi condotto presso la Sint Maartenskliniek di Nimega sfrutta infatti la tecnologia avanzata dei dispositivi Internet of Things (IoT) indossabili di Fujitsu per seguire il percorso di riabilitazione di 50 pazienti impegnati a recuperare le proprie facoltà motorie. I pazienti indossano sensori intelligenti che acquisiscono i dati relativi a movimento, equilibrio e altri parametri vitali caricandoli sul cloud. I medici del Gait Expertise Center della Sint Maartenskliniek possono così seguire da remoto i progressi compiuti dai pazienti nel corso delle cure. I partecipanti al progetto pilota IoT di Fujitsu vengono monitorati costantemente nell’arco delle ventiquattr’ore, prima in clinica e poi a casa, durante tutto il percorso di riabilitazione. I sensori applicati sul corpo vengono periodicamente inseriti in una base che scarica i dati relativi ai movimenti sincronizzandoli con il cloud. I medici della Sint Maartenskliniek accedono quindi ai dati per seguire a distanza i progressi dei pazienti. I sei mesi del progetto pilota, iniziato a ottobre 2017, puntano a velocizzare i tempi di recupero e migliorare i risultati clinici aumentando nel contempo il comfort dei pazienti nel corso della riabilitazione. Il Gait Expertise Center della Sint Maartenskliniek assiste i pazienti alle prese con una varietà di problemi legati all’equilibrio e alla mobilità. La clinica fa grande affidamento sulla Gait Analysis, o analisi del passo, che indica l’efficacia con cui i muscoli del paziente lavorano insieme durante il movimento. Questa informazione permette al team incaricato della riabilitazione di identificare la causa sottostante di qualsiasi problema e monitorare i progressi dei pazienti durante il trattamento. Una nuova tecnologia Fujitsu fornisce nuova mobilità ai pazienti in riabilitazione I pazienti indossano sensori di movimento portatili applicati alle caviglie o ai polsi. Questi sensori includono un accelerometro che ricava misurazioni tridimensionali molto accurate del movimento. A differenza degli approcci tradizionali, la clinica può così monitorare i suoi pazienti su base 24/7 indipendentemente da dove essi si trovino, e può addirittura seguirli nel corso degli esercizi ottenendo un prezioso patrimonio di dati diagnostici. Sensori connessi al cloud applicati sotto i letti forniscono un quadro dettagliato delle abitudini del sonno e tengono sotto controllo i parametri vitali come il battito cardiaco e la respirazione. Questi dati supplementari aiutano i medici a ottenere un quadro del benessere e dei progressi di un paziente nel corso di un periodo prolungato, non solo in concomitanza con le visite di controllo. Noël Keijsers, Senior Researcher del Gait Expertise Center della Sint Maartenskliniek, ha dichiarato: “Per questo progetto pilota abbiamo selezionato pazienti infartuati e con danni parziali alla spina dorsale; il quadro completo e dettagliato del loro benessere e la possibilità di monitorarne i progressi su base 24/7 faranno una differenza significativa nella qualità delle cure che siamo in grado di prestare, aiutandoli a rimettersi in piedi molto più velocemente. Ci aspettiamo che questa soluzione possa sostituire buona parte delle analisi del passo effettuate dai nostri fisioterapisti. Inoltre, la nuova soluzione sta cambiando la vita dei pazienti in riabilitazione consentendo di effettuare il recupero a casa propria, mentre noi possiamo seguirne i progressi”. James Maynard, Offering Management Director, IoT & Innovation della Innovative IoT Business Unit di Fujitsu, ha commentato: “Lavorando a stretto contatto con il team della Sint Maartenskliniek abbiamo potuto co-creare una soluzione economicamente conveniente, di facile implementazione e per nulla intrusiva. Alla sua base, questo nuovo sistema è progettato per essere human-centric: sfrutta tecnologia indossabile e aiuta a migliorare la vita sia dei gruppi di riabilitazione che dei loro pazienti. Il team medico può accedere a informazioni dettagliate che non solo aumentano la comprensione delle condizioni dei pazienti, ma ne tengono sotto controllo il benessere 24/7. Questo permette ai pazienti di recuperare più rapidamente che mai”. The post Una innovativa soluzione Fujitsu per la sanità, aiuta a velocizzare il recupero dei pazienti appeared first on Data Manager Online.

Android nel mirino anche nel terzo trimestre 2017

 DATA pubblica la nuova statistica sui malware prodotti ai danni di Android registrati nel terzo trimestre  Con 810.965 nuovi malware per Android registrati nei tre mesi estivi (Giugno/Settembre 2017) e un aumento del 17% rispetto a quanto rilevato nel secondo trimestre, i rischi per gli utenti del noto sistema operativo mobile non accennano a diminuire e rappresentano una minaccia particolarmente accentuata in Italia dove circa il 66% degli utenti di smartphone usa Android (fonte: Statcounter), ma solo un utente su tre dispone di un sistema operativo aggiornato. Rilevato un nuovo malware per Android ogni 9 secondi Da Gennaio a Settembre gli analisti G DATA hanno identificato un totale di 2.258.387 nuovi ceppi di malware per Android, di cui 810.965 solo nel trimestre estivo, con una media di 8.815 nuovi rilevamenti al giorno, circa uno ogni nove secondi. Gli attuali incidenti di sicurezza richiedono un ripensamento da parte dei produttori Gli attacchi informatici come KRACK, Blueborne e Gooligan o trojan come Xafecopy continuano a fare notizia. Google solitamente reagisce velocemente e pubblica aggiornamenti di sicurezza, tuttavia questi sono frequentemente implementati solo sui suoi stessi dispositivi. In base alle più recenti statistiche di Google, su scala globale solo il 18% degli utenti Android beneficia della versione 7.0 del sistema operativo, che ha già un anno – ancor meno utenti dispongono già della versione successiva. Le falle di sicurezza sono e restano semplicemente aperte. Per molti dispositivi qualsiasi aggiornamento deve essere adattato al sistema operativo modificato del produttore di device mobili. Non è sempre chiaro se l’aggiornamento per un particolare dispositivo sarà mai disponibile. I dispositivi mobili sono una parte indispensabile della routine digitale, sono compagni sempre presenti e sono utilizzati con crescente frequenza per lo shopping, per le transazioni bancarie oltre che per le attività professionali. Sarebbe opportuno quindi prendere precauzioni, con l’auspicio che i produttori comprendano in via definitiva l’importanza di fornire aggiornamenti o che un’adeguata legislazione imponga ai produttori l’aggiornamento tempestivo del proprio OS come vincolo per la commercializzazione del dispositivo. Facciamo chiarezza Indubbiamente gli utenti di tablet e smartphone Android ad oggi percepiscono poco quanto i propri dati (contatti / foto), la navigazione (phishing, infezioni drive-by, dirottamento delle sessioni) e le proprie transazioni bancarie o gli acquisti compiuti tramite device mobili siano a rischio. E’ tuttavia un dato di fatto che la situazione sia ben più allarmante di quanto a volte ipotizzato da alcuni quotidiani o testate generaliste e, di recente, da Altroconsumo, che in un recente articolo (copertina novembre 2017) sminuisce purtroppo l’oggettiva vulnerabilità di Android infondendo nei lettori un’imprudenza ingiustificata nei confronti di un livello di rischio tanto più serio quanto più obsoleto il sistema operativo utilizzato. Ricordiamo che in Italia solo poco più del 30% degli utenti di smartphone e tablet Android si avvale di Nougat (Fonte: Statcounter). Il 70% degli utenti Android in Italia usa un sistema operativo obsoleto. Fonte: Statcounter L’articolo di Altroconsumo conclude peraltro che l’allarmismo sull’attuale diffusione dei malware sia generato dai vendor per avvantaggiarsene e che, senza purtroppo illustrare minimamente come siano stati condotti i test, le soluzioni dei più noti produttori comunque non sarebbero in grado di proteggere gli utenti. Ciò, nonostante organizzazioni indipendenti di fama mondiale, come AV-Test, verifichino e certifichino ininterrottamente la capacità di numerosissime applicazioni di prevenire e/o bloccare anche le minacce più complesse. Dati alla mano, oltre che per coscienza verso gli utenti Android, non possiamo che distanziarci pubblicamente da contenuti di siffatta natura. The post Android nel mirino anche nel terzo trimestre 2017 appeared first on Data Manager Online.

Apple sta già lavorando con Intel per il 5G di iPhone

Apple non si affiderà più a Qualcomm per la fornitura di componenti e già lavora con Intel per il modem 5G Il sodalizio tra Apple e Qualcomm è ormai arrivato alla sua conclusione. La Mela ha infatti già individuato nuovi partner per la fornitura dei processori da integrare nei suoi iPhone mentre il produttore di chip si prepara a sfidarla non solo nelle aule di tribunale ma anche nel campo del riconoscimento facciale 3D. In questi giorni sono trapelate indiscrezioni in merito a un accordo raggiunto tra l’azienda fondata da Steve Jobs e Intel, che infatti è stata accusata da Qualcomm di aver ottenuto informazioni importanti sui suoi brevetti. Oggi sono arrivate nuove conferme che le due aziende stanno effettivamente lavorando ai modem per il 5G. Apple ha quindi deciso di chiudere la collaborazione decennale con Qualcomm e avrebbe già ridotto al minimo le trattative. Il colosso di Cupertino ha quindi puntato con forza su Intel, che fornisce la maggior parte dei moduli per la connettività installati sugli iPhone venduti in Europa. Qualcomm offre soluzioni superiori a quelli dell’azienda di Santa Clara ma alla luce del fatto che i maggiori operatori non riescono ad oggi a sfruttarne a pieno le capacità, i modem di Intel risultano comunque efficienti nel breve periodo. Nel frattempo, il probabile sostituito di Qualcomm sta lavorando per colmare il gap con la rivale nel campo della connettività 5G e ha effettuato il primo test di chiamata tra due dispositivi. La sua tecnologia dovrebbe poi debuttare sul mercato nel 2019. Non ci sono invece conferme riguardo il coinvolgimento di MediaTek, che secondo gli esperti avrebbe avuto il ruolo di bilanciare il peso di Intel in fase di trattativa. The post Apple sta già lavorando con Intel per il 5G di iPhone appeared first on Data Manager Online.